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10.2.26

esordi olimpici . infortuni e sfiga ., una baby millionaria alle olimpiadi ., caschi opere d'arte

  fonti   varie  (   gazzetta  dellosport,   agenzie  ,msn.it  )


L'esordio di Giada D'Antonio, mamma Sandra risponde alle polemiche: "Benedizioni per chi dà pareri..."
Lei e Anna Trocker, stelline dello sci azzurro, alla prima gara olimpica con le sorelle Delago. E la madre della sedicenne napoletana risponde a Ninna Quario secondo cui sua figlia non aveva le credenziali per esserci: "Giada deve fare il suo percorso, vorrei che diventasse un punto di riferimento"

10 febbraio 2026 (modifica alle 09:56) - MILANO





Da Fié allo Sciliar al Vesuvio, la giovane Italia dei Giochi ha i volti di Anna Trocker e Giada D'Antonio. È già ora di vederle in pista, domani saranno in gara nello slalom della combinata a squadre. La 17enne Anna Trocker ha sfiorato due volte la qualificazione in Coppa del Mondo, la 16enne Giada D'Antonio dopo gli exploit nelle prime gare Fis, vinte con pettorali impossibili, ha sfiorato la qualificazione nello slalom di Spindleruv Mlyn. Prima gara in Coppa del Mondo un mese e mezzo fa a Lienz, poi la convocazione a sorpresa per i Giochi di Milano Cortina, con qualche polemica. "Non aveva le credenziali" ha commentato Ninna Quario, mamma di Federica Brignone.



A 3 anni e mezzo era già sugli sci, sulle piste di Roccaraso, a un'ora e mezza da San Giuseppe Vesuviano, dove è cresciuta. Una passione tramandate da papà Fabio (dentista), condivisa dal fratello Anthony e pure dalla mamma Sandra, nata in Ecuador da mamma colombiana e papà ecuadoriano. È lei a chiudere la polemica: "So che ci sono persone che hanno più esperienza, a chi dà un parere su queste convocazioni mando solo benedizioni. Giada è ancora piccola, deve fare il suo percorso. Vorrei che diventasse un punto di riferimento, che dia una prospettiva a tanti ragazzi: se ce l'ha fatta lei da Napoli a sciare per le Olimpiadi..."
All'inizio lo sci è stato soltanto una dei tanti sport praticati da Giada, tra pallavolo, ginnastica artistica, nuoto. "Ma hanno visto subito che Giada aveva qualcosa di speciale con lo sci. Da sempre è tesserata con lo sci club Vesuvio, ci dicevano che era un talento, che aveva un "piedino". E lei a 7 anni cominciò a dirci: io scierò in coppa del Mondo. E questo sogno si è avverato. In lei tutto è passione, è determinazione". E questa convocazione olimpica, arrivata a sorpresa, non le ha messo ansia: "Vuole solamente dare il meglio di sé, vuole confermare il suo talento. È una ragazzina che non ha bisogno di spinte perché si motiva e si critica da sola. E gareggia sempre con se stessa e nessun altro". Brava a scuola - frequenta il terzo anno della Rosa Bianca a Predazzo e l'anno scorso ha sfiorato la media del 9 - appassionata di ballo. "Balliamo tutti i giorni, quasi sempre sudamericani - spiega mamma Sandra, che per anni è stata in tv ai tempi di Licia Colò al Kilimangiaro -. E Giada canta. Di tutto: da Laura Pausini a Gigi D'Alessio. Quando l'estate scorsa c'è stata la scelta di cosa fare da grande, non ci ha pensato nemmeno un secondo. Alla domanda: avete mai pensato a un team personale, magari con un'altra nazionalità, mamma Sandra risponde così: "Nella vita bisogna rispettare ciò che i figli vogliono. E lei ci ha detto: io sono pronta a correre per l'Italia. Anche se ci sarà tutta la trafila, se ci sarà da sgomitare. E il mio messaggio a chi ha criticato queste due ragazze, Giada e Anna, dico: sorreggetele. Perché inseguono i loro sogni".



È figlia d'arte Anna Trocker, la mamma è l'ex azzurra Manuela Mair. In famiglia sciano anche Nadine, la sorella maggiore, pure lei in squadra C, e la minore, Julia. Anna è cresciuta con gli insegnamenti di Arnold Karbon, il papà di Denise, maestra di gigante e non solo. "Le ho viste crescere - spiega Denny -. Siamo molto amici con i genitori. Anna è molto forte, non si ferma mai. E sta tornando anche Nadine, che si è rotta due volte il crociato e che ho aiutato nella preparazione fisica. Anna da 4 o 5 anni è seguita da mio papà e lavora anche con mio fratello Pirmin". Spiega Karbon che Anna ha un carattere libero, che non si ferma mai nemmeno quando è stanca. "L'ha fatta crescere tanto andare a Ushuaia con la nazionale. Già ai primi allenamenti in Val Senales era davanti, anche nella trasferta nelle gare americane è andata subito forte. L'hanno convocata per il gigante, ma va fortissimo anche in slalom". La convocazione per i Giochi olimpici è stata una sorpresa totale per la 17enne che frequenta lo Ski College in Val Gardena. "Mi ha detto che le sembrava strano - chiude la Karbon -. Era preoccupata per quello che avrebbero detto quelle che erano rimaste fuori. Le ho solo detto che è una grande occasione".

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Lindsey Vonn: "Il sogno olimpico non è finito come volevo. Dovrò sottopormi ad altri interventi"



Sci Alpinismo, Salto Con Gli Sci, Combinata Nordica: tutte
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La sciatrice ha rotto il silenzio con un lungo post sui social: "Sono caduta perché ero 5 pollici troppo stretta. ll mio crociato rotto e gli infortuni passati non hanno avuto nulla a che fare con il mio incidente"

9 febbraio 2026 (modifica il 10 febbraio 2026 | 00:23) - MILANO




"Non è il finale di una favola. Non è una storia da libro illustrato. È la vita", scrive Lindsey Vonn in un lungo post su Instagram, dal letto d’ospedale, il giorno dopo la terribile caduta in discesa libera che ha tenuto tutto il mondo con il fiato sospeso. Una vita che sa essere spietata. Il suo sogno olimpico si è fermato così: non con un lieto fine, ma con una frattura scomposta della tibia e la consapevolezza che, nello sci alpino, bastano "cinque pollici" fuori linea per cambiare tutto.




VIDEO: Lindsey Vonn, la caduta vista al fan village: boato di incredulità, poi applausi

SOGNO SPEZZATO—

“Ieri il mio sogno olimpico non è finito come avevo sognato”, così l'americana per la prima volta dall'incidente rompe il silenzio, affidando le sue parole ai social: “Non era il finale di un libro di fiabe o la coda di una favola, era semplicemente la vita. Ho osato sognare e ho lavorato così duramente per realizzarlo. Nelle gare di sci alpino la differenza tra una linea strategica e un infortunio catastrofico può essere anche di soli cinque pollici (12,7 cm ndr)”. È lì che si spezza tutto. “Ero semplicemente cinque pollici troppo stretta sulla mia linea quando il mio braccio destro si è agganciato all’interno della porta, girandomi e provocando la mia caduta”. Nessuna scusa, a spegnere le voci e le polemiche sulla sua scelta di sciare dopo l'infortunio di Crans Montana: “Il mio crociato rotto e gli infortuni passati non hanno nulla a che fare con il mio incidente”.






LE CONDIZIONI—

L’esito è pesante: “Ho subito una frattura complessa della tibia che attualmente è stabile ma richiederà più interventi chirurgici per essere risolta correttamente”. Eppure, anche ora, dal post-operatorio, Vonn rifiuta la parola rimpianto: “Nonostante l’intenso dolore fisico che ha causato, non ho rimpianti”. Tornare al cancelletto di partenza è stato qualcosa che va oltre il risultato: “Stare lì ieri è stata una sensazione incredibile che non dimenticherò mai”. Sapere di essere di nuovo in gara, con “la possibilità di vincere”, vale quanto una medaglia. Il rischio, del resto, faceva parte del patto. “Sapevo che correre era un rischio. È sempre stato e sempre sarà uno sport incredibilmente pericoloso. Ma ci ho provato, ho sognato, mi sono buttata". Una campionessa che ha osato sognare e che, ancora una volta, vuole essere d'ispirazione: "Spero che, se c'è qualcosa che potete imparare dal mio percorso, sia il coraggio di osare in grande. La vita è troppo breve per non correre dei rischi. Perché l'unico fallimento nella vita è non provarci. Credo in voi, proprio come voi avete creduto in me".


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Una 'baby' milionaria alle Olimpiadi: chi è Eileen Gu, star del freestyle e atleta più pagata di Milano Cortina 2026

(Adnkronos) – Una baby milionaria alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Una star del freestyle che è anche modella e super testimonial di brand di lusso che oggi, lunedì 9 febbraio, ha incantato il Mottolino di Livigno con un argento scintillante nello slopestyle. Si chiama Eileen Gu ed è già uno dei volti da ricordare dei Giochi Olimpici invernali in Italia.







Eileen Gu gareggia per la Cina e la sua è una storia particolare, con intrecci da più parti. È nata il 3 settembre 2003 a San Francisco, da padre statunitense e madre cinese, e ha iniziato a competere per gli States nel 2018, ottenendo la cittadinanza cinese un anno dopo. Qui, la decisione di competere per la Repubblica Popolare Cinese. La curiosità è che, a soli 23 anni, è già l’atleta più pagata delle Olimpiadi. Nel 2025 ha guadagnato circa 23 milioni di dollari (quarta atleta donna più pagata al mondo, dopo le regine del tennis Swiatek, Sabalenka e Gauff) e in questi giorni sta incantando il pubblico di Livigno per numeri in pista, tra un trick e l’altro, ma anche per una bellezza rara. Non a caso, nella quotidianità, quando non gareggia e non si allena si vede spesso in passerella. Superstar del freestyle, ha già attirato sponsor di lusso come Louis Vuitton, solo per citarne uno.
Il mondo aveva imparato a conoscerla già quattro anni fa alle Olimpiadi invernali di Pechino, quando è diventata l’unica atleta nella storia capace di vincere tre medaglie in tre discipline diverse dello sci freestyle in una singola edizione dei Giochi (oro nel big air e nell’halfpipe e argento nello slopestyle). Oggi conta oltre 2 milioni di follower sui social e tanti marchi la inseguono da tutto il mondo per offrirle un (pagatissimo) ruolo da ambassador. Lei, nel frattempo, ha anche studiato a Stanford, tanto per non farsi mancare nulla. Una vera enfant prodige. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)



5 di 11:
Amedeo artistico







Amedeo Bagnis, secondo nei due allenamenti di oggi, con un tricolore artistico.





Italy's Mattia Gaspari starts for a men's skeleton training session at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Monday, Feb. 9, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Mattia Gaspari con una grafica e il tricolore. L'azzurro è stato tra i migliori nei primi due allenamenti cronometra


Austria's Janine Flock starts for a women's skeleton training session at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Monday, Feb. 9, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Uno specchio riflette la pista sul casco dell'austriaca Janine Flock.




South Korea's Hong Sujung starts for a women's skeleton training session at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Monday, Feb. 9, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
La sudcoreana Hong Sujung con un gatto diabolico


Puerto Rico's Kellie Delka starts for a women's skeleton training session at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Monday, Feb. 9, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
La portoricana Kellie Delka con il simbolo azteco dell'aquila e una tuta perfetta per accompagnare l'outfit








10 di 11:
La pantera di Mystique


La 31enne californiana Mystique Ro in gara con la sua pantera nera.



Belguim's Kim Meylemans starts for a women's skeleton training session at the 2026 Winter Olympics, in Cortina d'Ampezzo, Italy, Monday, Feb. 9, 2026. (AP Photo/Alessandra Tarantino)
La belga di origine tedesca Kim Meylemans punta su un leone dalla criniera bianca e gli occhi di fuoco.

una delle storie più commoventi di Milano-Cortina è quella del pattinatore Maxim Naumov



Ai campionati nazionali di pattinaggio di figura che si sono tenuti a St. Louis a metà gennaio, Maxim Naumov si è guadagnato un bronzo e un posto nella carovana del team USA per i Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026 in partenza il 6 febbraio. Ha festeggiato il suo trionfo con le lacrime agli occhi per l'emozione e mostrando ai giornalisti una fotografia.




Alla conferenza stampa dei Campionati di St. Louis
© Jamie Squire - Getty Images

Nella foto compaiono il pattinatore da piccolo - oggi ha 24 anni ed è uno tra i campioni din figure skating che si contenderanno una medaglia alle Olimpiadi invernali - e i suoi genitori, Evgenia Shishkova e Vadim Naumov. È uno scatto vintage, un po' datato, ma carico di ricordi e di significato.






La tragica morte dei genitori di Maxim Naumov

Perché i genitori di Maxim Naumov sono morti nel disastroso incidente aereo tra un velivolo miliare e un volo di linea dell'American Airlines che, esattamente un anno fa, il 29 gennaio, ha distrutto per sempre la vita di 67 persone e delle loro famiglie nel cielo sopra il fiume Potomac. Maxim, che solo per un gioco del destino non è salito sullo stesso aereo dei genitori, da allora è orfano e vive, come ha raccontato in diverse interviste, nel ricordo delle due persone che gli hanno insegnato l'amore per il pattinaggio. "Questo risultato", ha raccontato ai giornalisti dopo essersi qualificato per le Olimpiadi, "significa tantissimo per la nostra famiglia. Non riesco neanche a esprimerlo con le parole, è ciò a cui penso da quando avevo cinque anni anni".




Evgenia Shishkova e Vadim Naumov ai Campionati del Mondo del 1995© Chris Cole - Getty Images


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La storia dei genitori di Maxim Naumov, che saranno con lui in pista a Milano-Cortina 2026

Anche Evgenia Shishkova e Vadim Naumov erano due pattinatori: nati a Leningrado, in Russia e poi emigrati negli Stati Uniti dove hanno iniziato la carriera di allenatori, nel 1994, in coppia, avevano conquistato il gradino più alto sul podio dei Campionati del Mondo di pattinaggio, entrando così nella storia della disciplina. Maxim è il loro unico figlio, il pupillo che hanno accompagnato sul ghiaccio per anni come coach e a cui hanno insegnato tutti i segreti dello sport.
Poi, il tragico incidente che ha messo fine alla loro vita, ha interrotto per sempre questo legame, almeno in accezione terrena. Dopo aver saputo della loro morte, la prima reazione del pattinatore è stata quella di rinchiudersi in un guscio. "Tutto quello che volevo fare era rimanere a letto a vegetare", ha raccontato al New York Times. "Poi ho capito che quell'atteggiamento era completamente opposto a quelli che sono sempre stati i miei piani". Nato e cresciuto in Connecticut, Maxim dopo quel giorno fatale ha vissuto un periodo molto difficile, in cui ha spesso pensato di voler mollare tutto. A due mesi dall'incidente ha indossato nuovamente i pattini per presenziare a un evento benefico, Legacy on Ice, organizzato per aiutare economicamente le famiglie delle vittime.




© Boston Globe - Getty Images

"Mi sento sempre meglio ogni volta che sono sul ghiaccio. Mi sento sempre a mio agio e voglio solo continuare a muovermi in quella direzione e vedere dove mi porta. Ma non ho mai sentito il mio corpo, la mia mente, il mio cuore nella posizione in cui mi trovo. La sensazione è diversa, ma bella", aveva detto ai giornalisti in quell'occasione. Poi, durante l'estate, a Courmayeur, Maxim Naumov ha lavorato alle due coreografie che lo hanno portato a trionfare ai campionati del mondo l'11 gennaio scorso e poi nel team USA alle Olimpiadi, coronando il suo sogno di bambino.



a© Jamie Squire - Getty Images

A un anno esatto dall'incidente, Maxim Naumov si sta preparando per la sua sfida più grande: provare a conquistare una medaglia olimpica. Per lui, ma soprattutto per i suoi genitori, che hanno lavorato tutta la vita per farlo arrivare sul tetto del mondo del pattinaggio.
"Sul ghiaccio sarò vulnerabile, per vincere e crescere"
"Quando sei lì e la musica inizia, succede qualcosa per cui quello scudo si abbassa e ti senti il più vulnerabile possibile", ha raccontato il pattinatore in un'intervista rilasciata a Olympics.com. "Penso che sia esattamente lì che cresci ed è lì che inizi a conoscere meglio te stesso". La sua ultima stagione è stata un trionfo, esperienza che lo ha aiutato a sviluppare il carattere e scoprire chi è veramente. "Non vedo l'ora di essere vulnerabile sul ghiaccio", ha continuato. L'elaborazione del lutto, per questo campione di pattinaggio che si prepara a realizzare il sogno di una vita, passa per la passione, l'impegno, il sacrificio. I suoi volteggi sono un modo per guarire e ricordare. Sono un tributo alle due persone cui deve tutto, anche (e soprattutto) l'amore per questo sport. A People ha detto che gareggia per la sua famiglia, per onorare quel desiderio fiorito in lui quando aveva 5 anni. "Mamma e papà saranno con me in pista", ha concluso. "Sono i miei supereroi".

Milano-Cortina 2026, le Olimpiadi invernali più inclusive di sempre Record di atleti dichiaratamente LGBTQ+ ai Giochi invernali: dalle piste all’hockey su ghiaccio, storie, medaglie e coming out raccontano come lo sport stia cambiando volto

IO DONNA  

per anni lo sport invernale è stato raccontato come un mondo silenzioso, quasi austero: montagne, ghiaccio, concentrazione, poche parole. Un ambiente dove la prestazione contava più di tutto e la vita

privata restava fuori, possibilmente invisibile. Ora, però, Milano-Cortina 2026 promette di incrinare definitivamente quella vecchia immagine. Secondo il monitoraggio di Outsports, testata internazionale che da tempo segue il rapporto tra sport e comunità LGBTQ+, ai prossimi Giochi parteciperanno 44 atleti apertamente dichiarati. È il numero più alto mai registrato in un’Olimpiade invernale.


 

Milano-Cortina 2026, i Giochi invernali più arcobaleno di sempre

Il confronto con il passato racconta meglio di qualunque slogan quanto stiano cambiando le cose: nel 2014 erano sette, quattro anni dopo quindici, nel 2022 trentasei. Oggi, nel 2026, si sfiora quasi il triplo rispetto a dodici anni fa, un incremento che non può essere ignorato, trattandosi non di una moda, ma di un vero e proprio segnale culturale: sempre più sportivi scelgono di vivere e gareggiare, mostrando che talento e identità personale possono coesistere senza compromessi. Una trasformazione che viene rappresentata perfettamente dalla Pride House, aperta a Milano, in zona Porta Venezia, uno spazio di incontro e confronto pensato per celebrare il legame tra sport e diritti civili, dove atleti, appassionati e comunità potranno dialogare, condividere esperienze e rafforzare il messaggio di inclusione.
Il confronto con il passato racconta meglio di qualunque slogan quanto stiano cambiando le cose: nel 2014 erano sette, quattro anni dopo quindici, nel 2022 trentasei. Oggi, nel 2026, si sfiora quasi il triplo rispetto a dodici anni fa, un incremento che non può essere ignorato, trattandosi non di una moda, ma di un vero e proprio segnale culturale: sempre più sportivi scelgono di vivere e gareggiare, mostrando che talento e identità personale possono coesistere senza compromessi. Una trasformazione che viene rappresentata perfettamente dalla Pride House, aperta a Milano, in zona Porta Venezia, uno spazio di incontro e confronto pensato per celebrare il legame tra sport e diritti civili, dove atleti, appassionati e comunità potranno dialogare, condividere esperienze e rafforzare il messaggio di inclusione.



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Lgbtq+ alle Olimpiadi, storie che pesano quanto le medaglie
Questa crescita non si traduce soltanto in numeri. Dietro ci sono biografie, relazioni, scelte personali fatte spesso dopo anni di silenzio. C’è chi ha affidato il coming out a un post sui social, come l’austriaca Lara Wolf, specialista del freestyle tra salti e acrobazie, oggi sposata e fresca di medaglia mondiale. C’è chi gareggerà contro la propria moglie: la belga Kim Meylemans e la brasiliana Nicole Silveira, entrambe nello skeleton, la disciplina in cui si scende a tutta velocità sdraiate su una slitta. Si sono conosciute nel circuito internazionale e si ritroveranno avversarie sullo stesso tracciato olimpico.
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Canada e Usa guidano la svolta della visibilità

Il Canada e gli Stati Uniti, storicamente più avanti sul tema della visibilità, portano delegazioni particolarmente numerose. Tra i canadesi spiccano la biatleta Shilo Rousseau, impegnata nell’attivismo per l’inclusione, e il danzatore su ghiaccio Paul Poirier. Ma è l’hockey femminile a concentrare più nomi: Emily Clark, Jaime Bourbonnais, Erin Ambrose, Emerance Maschmeyer, Brianne Jenner, Laura Stacey e Marie-Philip Poulin, molte con già medaglie olimpiche al collo e famiglie costruite proprio dentro il mondo dello sport. Gli Stati Uniti portano un gruppo eterogeneo: le hockeiste Cayla Barnes, Alex Carpenter e Hilary Knight, la velocista Brittany Bowe, la sciatrice alpina Breezy Johnson, la snowboarder Maddy Schaffrick, il pattinatore Conor McDermott-Mostowy e Amber Glenn, prima pattinatrice apertamente LGBTQIA+ in gara ai Giochi invernali.




Sono 44 gli sportivi apertamente LGBTQ+ in gara. Nella foto Filippo Ambrosini l’unico azzurro che si è dichiarato apertamente (Getty Images)
Tra icone affermate e prime volte storiche

L’Italia arcobaleno è Filippo Ambrosini, pattinatore artistico di Asiago, finora l’unico olimpionico azzurro apertamente gay. Dal Regno Unito arrivano il curler scozzese Bruce Mouat, tra i favoriti, il danzatore Lewis Gibson, il freestyler Gus Kenworthy, da anni una delle icone LGBTQ+ dello sport mondiale, e la sciatrice Makayla Gerken Schofield. La Repubblica Ceca schiera le hockeiste Krystina Kaltounkova e Aneta Ledlov, oltre alla leggendaria pattinatrice di velocità Martina Sablikova, sette medaglie olimpiche in carriera. La Svizzera conta Laura Zimmermann. Infine la Svezia, dove la presenza più simbolica è quella di Elis Lundholm, sciatore freestyle transgender destinato a diventare il primo atleta dichiaratamente trans nella storia delle Olimpiadi invernali. Con lui anche Sandra Naeslund e l’hockeista Anna Kjellbin.





Anche l’Europa amplia la mappa dell’inclusione

Anche la Finlandia presenta un gruppo compatto di hockeiste dichiarate: Sanni Ahola, Laura Zimmermann, Michelle Karvinen, Anni Keisala, Ida Kuoppala, Viivi Vainikka e Ronja Savolainen. Tra loro ci sono coppie che attraversano persino i confini nazionali. Sul fronte francese il volto più noto è quello elegante di Guillaume Cizeron, campione olimpico nella danza su ghiaccio, che da anni rivendica il diritto di essere ricordato prima di tutto per i risultati sportivi. Con lui Kevin Aymoz, attento anche ai temi della salute mentale. Nell’hockey compaiono Chloe Aurard-Bushee e Lore Baudrit. La Germania è rappresentata dalla giovane hockeista Nina Jobst-Smith.







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Lgbtq+ alle Olimpiadi, il ghiaccio si scioglie anche fuori dalle piste

Le Olimpiadi, si sa, non sono mai soltanto sport, ma sono piuttosto una fotografia del tempo in cui si svolgono. È proprio per questo che, se fino a pochi anni fa fare coming out poteva significare perdere sponsor o spazio in squadra, oggi sempre più atleti raccontano la propria vita senza sussurri. Non perché sia diventato facile, ma perché il silenzio pesa di più. E così, i Giochi di Milano-Cortina potrebbero non passare alla storia solo per il medagliere, ma potrebbero essere ricordati come l’edizione in cui il ghiaccio si è sciolto un po’ anche fuori dalle piste: meno armadi chiusi, più storie alla luce del sole. Del resto, alla fine, anche questo è spirito olimpico.

COME L'11ENNE CADORINO Vicenza, dimentica l'abbonamento del bus: 15enne disabile fatto scendere

COME L'11ENNE CADORINO
Vicenza, dimentica l'abbonamento del bus: 15enne disabile fatto scendere
La società di autotrasporti ha fatto sapere di aver avviato le verifiche del caso e che se la vicenda dovesse essere confermata sanzionerà l'autistA



A pochi giorni di distanza dalla vicenda dell'11enne veneto fatto scendere dall'autobus e costretto a camminare per sei chilometri al gelo, da Vicenza arriva un'altra storia simile. Questa volta il protagonista è uno studente 15enne disabile che credeva di aver dimenticato a casa l'abbonamento necessario a viaggiare a bordo del bus. In realtà il ragazzo aveva con sè il titolo di viaggio. Il giovane è andato dall'autista per segnalargli l'accaduto ed è stato invitato a scendere alla fermata. Lì è rimasto da
solo, e sotto la pioggia, ad aspettare il nonno. Appreso quanto successo al figlio, la madre ha deciso di denunciare l'accaduto al Giornale di Vicenza.
La vicenda
Salito sull'autobus alla fermata del Piovene, a San Felice, il 15enne si è reso conto di non avere con sé l'abbonamento ai mezzi pubblici. Invece che attendere l'arrivo del controllore, il giovane si è rivolto all'autista del bus per segnalargli l'accaduto. Quest'ultimo lo ha invitato a scendere alla fermata dove, in un secondo momento, il 15enne si è reso conto di essere, in realtà, in possesso del titolo di viaggio.
La denuncia della madre
"Gli è stato detto di scendere e lui è rimasto lì da solo, alla fermata del bus, sotto la pioggia. Poi ci ha chiamato con il cellulare e il nonno è andato a prenderlo". La donna si è chiesta perché "non sia stata fatta una multa al figlio, come è previsto, e poi avremmo potuto dimostrare che ne era in possesso".
La replica della società di autotrasporto
La società di autotrasporto ha avviato una verifica e ha sottolineato che "se l'episodio dovesse essere confermato, il comportamento descritto sarà sanzionato in quanto palesemente in contrasto con la politica di Svt, nonché con le regole di viaggio descritte anche nella carta dei servizi aziendali". Sul portale della società viene, infatti, ricordato che "per gli abbonati, in caso di mancata esibizione dell'abbonamento su richiesta degli agenti accertatori, la sanzione comminata potrà essere annullata qualora entro i successivi 15 giorni l'utente possa dimostrare di essere in possesso di un titolo nominativo risultante in corso di validità al momento dell'accertamento".

nonostante le polemiche Jutta Leerdam, oro e record olimpico a Milano Cortina. Il fidanzato Jake Paul piange in tribuna

 nonostante  il  suo  snobismo  è pur sempre  una brava  (  salvo  sorprese  perchè  di  solito   ovviamente   senza  fare  si tutta  un ebra  un fascio  lo sport al giorno d'oggi è  business,  corruzione  , doping  )  atleta


  da   webinfo@adnkronos.com (Web Info)







Jutta Leerdam (Adnkronos) –

Jutta Leerdam non sbaglia. E alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 si prende una medaglia d’oro con record olimpico nei 1000 metri, allo Speed Skating Stadium di Milano: il tempo mostruoso di 1’12″31 vale per lei il gradino più alto del podio davanti alla compagna di squadra Femke Kok e alla giapponese Miho Takagi
La campionessa olandese, che negli ultimi giorni ha fatto discutere per alcuni eccessi (a cominciare da uno stile di vita olimpico ‘da milionaria’, a detta di alcune compagne di squadra) era già famosissima prima dei Giochi Olimpici di Milano Cortina. Merito dei milioni di follower sui social conquistati anche grazie all’aiuto del fidanzato, il pugile-youtuber Jake Paul.
MILANO CORTINA

Impresa Leerdam! Medaglia d'oro e record olimpico: le lacrime dopo la vittoria

I 1000 metri femminili di speed skating hanno una nuova regina


Leerdam è scesa in pista nell’ultima coppia della startlist, vincendo il primo titolo olimpico della carriera al termine di una gara da favola. Il momento ha fatto commuovere tutta la sua famiglia presente in tribuna e anche il compagno Jake Paul, in lacrime per una vittoria sensazionale.

webinfo@adnkronos.com (Web Info)







Ilia Malinin sconvolge le Olimpiadi con il salto mortale all’indietro che era vietato da 50 anni


da  msn.it


Ilia Malinin sconvolge le Olimpiadi con il salto mortale all’indietro che era vietato da 50 anni

Gli Stati Uniti hanno vinto la medaglia d'oro nel Team Event di pattinaggio, un traguardo chiuso dalla prova individuale di Ilia Malinin che ha stracciato la concorrenza con la sua prestazione. Non è una novità, dato che il figlio d'arte è uno dei più forti in assoluto in questo sport, ma a Milano ha portato in scena un salto mortale all'indietro su un solo piede davvero spettacolare: è un esercizio complesso da eseguire e che negli ultimi 50 anni era anche stato vietato dal regolamento. Nessuno lo aveva portato sul ghiaccio dal 1998, anno in cui era stato messo in scena per l'ultima volta. Allora la francese Surya Bonaly azzardò questa mossa che era già illegale e dovette scontare una penalità. Da allora più nessuno ha eseguito il salto all'indietro fino alla stella statunitense che ha beneficiato della revoca del divieto risalente al 2024: non solo è l'unico pattinatore ad aver eseguito in gara un quadruplo Axel, ma con il ritorno del backflip ha scritto di nuovo la storia di questo sport.






La pattinatrice artistica francese Bonaly nel 1998 lo aveva portato in scena Giochi Olimpici Invernali di Nagano: un salto mortale all'indietro, difficilissimo da eseguire e anche piuttosto pericoloso, tanto da essere vietato ufficialmente nel 1976. Fu un azzardo il suo, punito con una penalità, e da allora più nessuno ci ha riprovato fino a Malinin che fortunatamente ha potuto mettere in mostra l'acrobazia senza scontrarsi con i divieti. L'International Skating Union ha legalizzato il salto mortale soltanto nel 2024 e lo statunitense è stato il primo a farlo da quando è di nuovo possibile, vincendo anche la medaglia d'oro nel pattinaggio a squadre.
Per quasi 50 anni però quel particolare movimento era stato vietato dalla federazione internazionale perché comporta rischi molto alti per la sicurezza. Il divieto è arrivato nel 1976, quando Terry Kubicka eseguì un salto mortale all'indietro che fece scattare l'allarme: non era conforme allo stile richiesto dalla competizione e per evitare qualsiasi sciagura l'International Skating Union preferì vietarlo, anche se negli anni alcuni pattinatori ci hanno riprovato incorrendo in delle penalità.
Il divieto revocato nel 2024
A differenza dei suoi predecessori Malinin non ha avuto problemi nel fare il backflip, atterrando addirittura su una gamba sola. È un esercizio che esprime tutto il talento dello statunitense ma che in realtà non porta punti tecnici, ma serve solo a rendere più bella e d'impatto la performance generale. Il divietò è caduto ufficialmente nel 2024, quando l'ISU ha consentito di inserire il salto mortale all'indietro nelle coreografie dei pattinatori: diversi atleti lo eseguivano comunque sul ghiaccio in tutte le competizioni contravvenendo alle regole e per questo non aveva senso vietarlo e continuare a infliggere penalità. Malinin è stato il primo a portarlo in scena dopo la rimozione del divieto, atterrando addirittura su una sola lama e sbalordendo tutto il pubblico di Milano con un'altra delle sue esibizioni da 10 e lode.

ho un sogno evitare per il 10 febbraio ( giorno del ricordo ) la solita retorica nazionalista e il solito giustificazionismo insomma lo scontro idelologico

N.b 
per rendere   coerente  con il  titolo  del post programmato il  post  con  l'orario notturno ( 00.30 )  anziché    con quello  automatico cioè  dell'effettiva pubblicazione 


 Oggi   10  febbraio  ,  giorno del ricordo  ,  non so cosa  dire     dire   visto che ho già  detto quello che dovevo  dire nei  post  precedenti    II )    e  in particolare  il primo  dove  si parla  della becera  equiparazione   tra la  tragedia  delle foibe   e dell conseguente  esodo  con  la  shoah   \  olocausto    e     quest'ultimo  :<<  le foibe   e l'esodo   una  lunga storia  di   convivenza   prima pacifica    poi  rotta   dalla  violenza  nazionalistica  e  ideologica   e  dalle  pulizie  etniche  e  snazionalizzazioni >> senza cadere nella  stucchevole retorica nazionalista  ,  e  su giustificazionismo , e  scontro  ideologico  .    posso


solo aggiungere    che   per  evitare   di    scadere nella retorica nazionalista e nel giustificazionismo, è fondamentale affrontare il Giorno del Ricordo con un approccio che rispetti la dignità delle vittime e la memoria delle loro sofferenze. Ecco alcune suggestioni:

Riconoscere la verità: È importante riconoscere la verità della storia e non cercare di distorcere la realtà.  ingigantendo  o sminuendo  

Non dimenticare: La memoria è un atto di difesa attiva e non deve essere visto come un esercizio nostalgico. 

Non giustificare: È fondamentale non giustificare le azioni passate con le azioni future, evitando così il giustificazionismo. 

Ricordare senza retorica: È possibile celebrare il Giorno del Ricordo senza retorica, mantenendo il dovere di non dimenticare. 

9.2.26

Winter Olympics 2026: Eileen Gu celebrates “best slopestyle run that I’ve ever done” with savoured silver medal e altre storie di medaglie particolari

poichè ho problemi tecnici non riporto la traduzione di quest articolo di https://www.olympics.com/en/  a  cui rimando  per  il video   





The People's Republic of China's double Olympic champion was all smiles as she secured the women's freeski slopestyle silver at Milano Cortina 2026.


Picture by Hannah Peters/Getty Images

By Nischal Schwager-Patel9 February 2026 19:04 GMT+15 min read


Eileen Gu was not disappointed to take the silver medal: after all, she has been on an almighty journey to make it here.
The two-time Olympic freestyle skiing champion repeated her result from Beijing 2022 in the women’s freeski slopestyle at Milano Cortina 2026, finishing 0.38 points behind Mathilde Gremaud on Monday (9 February).
From the moment Gu fell on the first rail of her final run – a flashback to her qualifying crash in the same spot – she knew she would be going home with silver. A cheerful shrug to the camera was evidence that the 22-year-old had nothing to regret.
“I really did overcome so much to get here,” Gu told Olympics.com at Livigno Snow Park. “The last four years have been challenging, to say the least. I've dealt with a number of injuries. A year ago, I had the worst concussion I've ever experienced. I had seizures afterwards. There were people concerned [whether] I'm going to wake up.
“So being able to compete and really showcase my best skiing – that was my best slopestyle run that I’ve ever done, and I know that was Mathilde's best slopestyle that she has ever done as well - to participate in pushing the sport at the level that it's at, is the highest honour for me.




Milano Cortina 2026 – Eileen Gu’s story of perseverance towards the podium

In an afternoon defined by the finest of margins, Gu had a plethora of supporters on the snow in Livigno. From her mother, who gave her daughter a warm maternal embrace at the finish line, to the scores of Chinese fans lined up in the fan zone.
After winning two medals at her home Games in Beijing, the skier has truly been tested in her meteoric rise through the current Olympic cycle. Hate mail and death threats are rife, which Gu has always risen above to represent herself on the biggest stage.
“I'm proud of how much stronger I've gotten,” she explained. “My life has never gotten easier. It's only gotten harder, but I've only gotten stronger and I've learned how to deal with things that no 22-year-old should have to deal with… I was attacked on my school campus, physically assaulted. I have gone through so many things beyond the normal injuries, doubt, fear and pressure that come inherent to the sport.”
Gu will go for gold again in the halfpipe and big air events, her slopestyle silver just the start of the San Francisco-born athlete’s journey at Milano Cortina 2026. Two more shots at gold and two more opportunities to rise above the noise.
The two-time Olympic champion continued: “I've emerged so much stronger and so much more sure of myself, and especially as a young woman, that it's such a powerful place to be in the world, to know who you are and to trust yourself.
“I owe so much to sport for that because when you're truly pushing the human limit and you're looking danger in the eye every single day, you learn to love yourself in a new way, which is really special.”


Milano Cortina 2026 – Gu’s gratitude for Gremaud rivalry

Even after an intense battle of the highest quality, there was no bad blood between Gu and eventual gold medallist Gremaud. The pair have brought freestyle skiing to new dizzying heights and play their respective roles in growing the sport worldwide.
Gu put in a stellar opening run score of 86.58, but after Gremaud went into the gold medal position with her second run, Gu’s crunch moment crash sealed the order of the top two.
“It's so wonderful,” said Gu of her dynamic with the Swiss. “I think that every true competitor yearns for a worthy opponent, and I'm so blessed to have her in this field, and I hope she feels the same way about me.
“For example, I beat her two weeks ago at the World Cup in Laax and then she won in Stubai earlier this season, and so going back and forth like that is so special, and I think it keeps both of us hungry.”
There will be more duels to come shortly: Gu and Gremaud will lock horns in the freeski big air qualification on Saturday (14 February) – where Gu is the reigning Olympic champion - before the final two days later.
Gu’s final words are her raison d'être, what she always strives to accomplish every time she steps on the slopes. “If there's just one young girl at home who picked up a pair of skis because of me today,” she concludes, “that would be my gold medal.”



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  da  fanpage


Durante i festeggiamenti delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, Breezy Johnson ha rotto la sua
medaglia d'oro dopo averla staccata dal nastro durante l'euforia. Ha descritto l'incidente come un piccolo incidente mentre saltava per la gioia, ma ha assicurato che la medaglia non è distrutta e sarà sistemata da qualcuno. Il comitato organizzatore ha avviato verifiche per chiarire le cause del problema, che potrebbe essere legato a un laccetto non particolarmente stabile . La gioia di Breezy Johnson per l'oro nella discesa libera femminile alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 è stata spezzata da un piccolo incidente di percorso: il suo prezioso bottino dovrà subire una riparazione perché la medaglia si è staccata dal nastro che aveva messo al suo collo durante la cerimonia di premiazione. L'ha nascosta in tasca per tenerla al sicuro e l'ha mostrata alle telecamere piuttosto contrariata, spiegando anche come ha fatto a romperla accidentalmente mentre stava celebrando un successo che significa davvero molto per la sua carriera.

Johnson rompe la medaglia olimpica
È stata protagonista di una gara straordinaria, macchiata dal terribile infortunio della sua connazionale Lindsey Vonn che è caduta rovinosamente con il crociato già rotto: tutti sono rimasti con il fiato sospeso per molti minuti mentre era a terra e riempiva la pista con le urla di dolore prima di essere portata via in elicottero. La statunitense le ha reso omaggio dopo aver vinto la medaglia d'oro, un traguardo pesante per lei che aveva saltato le Olimpiadi di Pechino nel 2022 per un infortunio al legamento crociato anteriore.
Peccato che il suo oro prezioso sia praticamente caduto a pezzi poco dopo la premiazione e sia finito immediatamente in tasca per evitare di perderlo. Ai microfoni di TNT Sports ha confessato di avere avuto un piccolo incidente con la sua medaglia: "Stavo saltando su e giù per l'eccitazione, poi è caduto". Il metallo prezioso si è praticamente staccato dal nastro che portava al collo e ha mostrato il misfatto con un espressione quasi rassegnata quando il giornalista le ha chiesto come fosse la sua medaglia: "È pesante, è rotto ma è uno spettacolo". Johnson si consolerà dopo una piccola riparazione che sistemerà il premio prezioso, durato solo qualche minuto appeso al collo

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 dalla versione  italiana  di  olimpyycs  


 quando un bronzo  è come  un  oro  

L'Italia ha conquistato il bronzo nel team event del pattinaggio di figura ai Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. Questo successo è stato segnato da una squadra che ha vinto il bronzo nel team event, con Daniel Grassl, Lara Naki Gutmann, Matteo Rizzo, Sara Conti, Niccolò Macii, Charlène Guignard e Marco Fabbri come principali protagonisti. La medaglia di bronzo è stata una vittoria storica per l'Italia, rappresentando un'importante conquista nella storia olimpica della disciplina.


Olympics+5

“Si può amare un Paese senza accettarne le politiche. E criticare l’amministrazione senza rinnegare la propria identità”.il caso di Gus Kenworthy ,sciatore free-styler , attivista per la comunità Lgbtqia+ che ha criticato l'Ice



Gus Kenworthy è uno sciatore free-styler e attivista per la comunità Lgbtqia+ che ha trascorso una vita negli Stati Uniti ma gareggia a Milano-Cortina per la Gran Bretagna, dove è nato.
Negli scorsi giorni ha pubblicato sui propri canali l’immagine di una scritta con l’urina sulla neve (con l’aiuto dell’IA) che recitava un inequivocabile “Fu** Ice”, prendendo una posizione dura e chiara contro l’Ice e Donald Trump.
E per questo in queste ore ha ricevuto - in mezzo a tanti apprezzamenti - una quantità fuori scala di insulti, minacce di morte, gente che gli augurava di spaccarsi un ginocchio, addirittura inviti al suicidio.
E lui, invece di ritrattare, ha rivendicato con forza le sue idee e il diritto di prendere una posizione politica forte.
Dopo Hess, un altro atleta di livello assoluto (già argento a Sochi, in quel caso per gli Usa) che ci mette la faccia per una causa giusta.
Lo fece già dieci anni fa in occasione del suo coming-out, aprendo una strada per tanti atleti.
Lo ha fatto oggi per difendere il popolo di Minneapolis e chiunque sia perseguitato.
Le sue parole sono un manifesto valido sempre e ovunque, soprattutto ai Giochi:
“Si può amare un Paese senza accettarne le politiche. E criticare l’amministrazione senza rinnegare la propria identità”.
Un discorso troppo alto e complesso per il trumpiano e )medio.

l'altra faccia delle olimpiadi

 



Notizie scriteriate Piselli aerodinamici, cani metallici, gattoni fuori forma, prodigi in miniatura, cure psichedeliche, passioni belliche e labirinti sterminati

 

fatto  quotidiano  9\2\2026




Milano-cortina Antidoping in allarme: iniezioni di acido ialuronico nel pene (per l’aerodinamica)

Un’esuberante manifestazione di spirito olimpico. La WADA indaga su un’accusa surreale: alcuni saltatori con gli sci si inietterebbero acido ialuronico nel pene per migliorare l’aerodinamica in volo. L’ipotesi arriva dalla Bild: il presidente dell’agenzia mondiale antidoping, il polacco Witold Banka, ha promesso verifiche. Il punto è tecnico. L’acido ialuronico, usato in medicina estetica, può aumentare per mesi la circonferenza. Nelle scansioni 3D obbligatorie per confezionare le tute, questo potrebbe tradursi in qualche centimetro in più all’inguine. Più spazio, più superficie, più aria trattenuta: la tuta diventa un mini-paracadute. Secondo studi recenti, due centimetri in più possono valere fino a cinque metri di salto. In passato si rinforzavano cuciture e si truccavano le misure, oggi si ricorre a metodi ben più consistenti, il confine tra doping e chirurgia si gioca sul cavallo dei pantaloni.


Manchester Un funambolo del biliardo entra nel Guinness dei primati a tre anni e diventa già virale, tra sponsor e Tiktok

Ama i cartoni, alle sei e un quarto di sera è già a letto, ma con una stecca in mano, questo bambino di tre anni fa cose che molti adulti possono solo guardare su Youtube. Jude Owens, di Manchester, detiene due Guinness World Records per tiri di abilità al biliardo. Il primo lo ha conquistato a due anni e 261 giorni: il più giovane di sempre a imbucare due palle in buche diverse con un solo colpo. Il mese dopo ha fatto il bis: record come più giovane autore di un “bank shot”, un tiro in cui la biglia rimbalza sulle sponde prima di finire in buca. Troppo piccolo per tirare in piedi, Jude sale su uno sgabello e si allunga sul tavolo; in video circola con panciottino e papillon, mentre si mette il gesso sulla stecca con aria professionale. Questo essere umano in miniatura gioca senza sapere le regole: solo tiri e numeri circensi, ma la famiglia gli ha già aperto un profilo Tiktok che è esploso, tra inviti e sponsor. Buona fortuna per la crescita, fuori dal tavolo.


Parma Riapre il Labirinto del Masone, il più grande al mondo: un’opera d’arte con centomila piante di bambù alte 15 metri

Sabato a Parma ha riaperto iil labirinto più grande del mondo. Non un parco giochi, ma un vero patrimonio culturale, con un fitto calendario di eventi che parte dal weekend di San Valentino. Per gli innamorati, passeggiata libera tra i viali di bambù; al centro, invece, 500 opere tra Hayez, Ligabue e una mostra su Erté, icona dell’art Déco. Poi il museo si trasformerà in un salotto anni Venti, con atmosfere da jazz bar. Il Labirinto della Masone nasce da un’idea di Franco Maria Ricci, editore e bibliofilo, ed è un omaggio dichiarato a Borges: il labirinto non è una trappola ma un esercizio mentale. Otto ettari, tre chilometri di percorso, quasi trecentomila piante di bambù, alte fino a quindici metri. Una struttura che sembra naturale ma è costruita come un libro: rimandi, deviazioni, false uscite. Al centro una cappella piramidale, intorno biblioteca, museo, mostre, ristorante e perfino due suite. Nel progetto di Ricci, un giardino dove perdersi senza pericolo.





Washington Alla scuola elementare scatta il lockdown: c’è un puma in cortile. Ma era solo un grosso gatto rosso

Una tranquilla mattina di tardo inverno si trasforma in un thriller alla Goff Elementary School di Moses Lake, stato di Washington. C’è un puma in cortile. Anzi un leone di montagna, come lo chiamano gli americani. Tutti dentro, scatta il lockdown: porte chiuse, luci spente, tende abbassate. Bambini e insegnanti chiusi in aula mentre la polizia circonda l’edificio. La descrizione è dettagliata: mantello fulvo, corpo massiccio, fermo tra i cespugli, lo sguardo fisso. Gli agenti sono pronti all’azione, ma la realtà è meno epica delle premesse: nessun puma, solo un grosso gatto rosso domestico. Decisamente ben nutrito, comodamente piazzato al sole. La prospettiva, un po’ di panico e una dieta generosa avevano trasformato Garfield in un predatore letale. Il distretto conferma: falso allarme, era un gatto. Fine dell’emergenza. Nessun ferito, a parte forse l’orgoglio del grasso felino.


Tolosa Va all’ospedale con una granata della Prima guerra mondiale infilata nel retto. Per operarlo servono gli artificieri



Notte movimentata all’ospedale Rangueil di Tolosa. Nessun attentato, ma l’allarme bomba è scattato lo stesso, con artificieri e vigili del fuoco chiamati d’urgenza al pronto soccorso. Il problema non era nell’edificio: era dentro un paziente. Un ragazzo di 24 anni si è presentato lamentando forti dolori e gli esami banno chiarito il quadro: si era infilato una granata della Prima guerra mondiale nel retto, un reperto del 1918 lungo una quindicina di centimetri. Se i gusti non possono essere disputati, qui bisogna riconoscere almeno una certa sofisticatezza storica. Il caso medico è diventato questione di sicurezza: è stato necessario creare un perimetro e attendere il via libera degli artificieri prima dell’intervento chirurgico. L’estrazione è poi riuscita senza esplosioni e feriti: la bomba è stata neutralizzata, il ragazzo ricoverato e dichiarato fuori pericolo. Resta un’ulteriore curiosità: prima ancora di finire in un corpo umano, da dove diavolo è sbucato un ordigno da guerra ultracentenario?


Chieti Una donna in depressione resistente viene curata con la psilocibina, il principio attivo dei funghi allucinogeni


Non è una moda new age o una deriva fricchettona, ma una notizia medica seria, incoraggiante: alla clinica psichiatrica dell’ospedale di Chieti una donna di 63 anni con una forma di depressione resistente è stata trattata con psilocibina, la sostanza psichedelica contenuta nei funghi allucinogeni. È la prima volta in Italia. La sperimentazione è autorizzata dall’agenzia italiana del farmaco e coordinata dall’istituto superiore di sanità. Non riguarda volontari curiosi, ma pazienti per cui i farmaci tradizionali non funzionano più. Casi complessi, spesso cronici, in cui la psichiatria ha poche armi reali. A seguirla è il team di Giovanni Martinotti, che rivendica il carattere rigorosamente scientifico del progetto, senza retorica psichedelica o promesse miracolistiche. La psilocibina è una soluzione terapeutica in situazioni estreme: apre una nuova strada nelle cure di chi vive in un vicolo cieco.




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Pantani, parla la mamma: "Jacquelin d’oro nel nome di Marco. Così mio figlio fa ancora il giro del mondo” ., L’appello di Ghiotto e Fabris, il paradosso del pattinaggio di velocità: in Italia nessun impianto

BIATHLON, OLIMPIADI MILANO CORTINA 2026 - Mamma Tonina Belletti Pantani, 76 anni, ha rilasciato un'intervista ai colleghi de La Stampa ...