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20.2.26
Deborah Compagnoni: "Il bronzo di Sofia Goggia vale un oro"
Intervistata da ilNordEst.it Deborah Compagnoni ha parlato anche delle Olimpiadi di Sofia Goggia. “Ha conquistato un bronzo pesantissimo, in condizioni mentali delicate – ha tenuto a sottolineare -. Quel bronzo assomiglia tanto ad un oro. Non era facile scendere dopo un infortunio così grave, l’elicottero sulla testa e venti minuti di stop. Lei è stata bravissima. A volte Sofia pecca nell’istinto. È una istintiva, aggredisce la pista senza mezze misure, è sempre stata la sua forza ma qualche volta anche un limite”.
“Il bronzo in discesa è arrivato perché Sofia ha capito che la situazione richiedeva gestione. In super
gigante aveva il miglior tempo quando è incappata nell’errore. L’errore fa parte del percorso, ma resta la più forte di tutte in discesa. La Goggia ha ottime possibilità di conquistare un titolo di specialità, discesa o super G. Vorrà anche vendicare un po’ queste olimpiadi, le motivazioni non le mancheranno di sicuro” ha aggiunto la valtellinese.
“La giornata di domenica è stata di difficile gestione, anche dopo l’infortunio della Lindsey Vonn, a cui mando tutti i miei più sinceri auguri di guarigione – ha evidenziato la bergamasca a RTL 102.5 -. Innanzitutto mi è dispiaciuto tantissimo per quello che le è capitato. Lei partiva con il pettorale 13, io avevo il 15: in partenza si sentivano le urla, sebbene la terza porta, dove poi è caduta, fosse a circa 100 metri in linea d’aria o poco più. Non è stato un momento semplice da gestire, ma chiaramente il dispiacere per lei va oltre la mia difficoltà nel gestire quel momento in partenza”.
“Sul Gigante non mi sono sentita delusa. È chiaro che, quando sei terza nella prima manche alle Olimpiadi e poi arrivi ottava, la delusione venga descritta anche dalle testate giornalistiche per quella che avrebbe potuto essere un’altra medaglia – ha proseguito -. Però, a dire la verità, io in Gigante non salgo più sul podio in Coppa del Mondo dal 2018. Mi ritengo comunque soddisfatta della mia gara, perché ho fatto due manche ad alto livello. Poi, chiaramente, nella seconda manche le vere gigantiste, che forse erano andate un pochino più piano nella prima, si sono date una mossa e hanno sciato un po’ più forte. Comunque ho preso quattro decimi sia nella prima sia nella seconda manche dalla vincitrice, quindi la mia gara è stata molto lineare. È chiaro che poi si sono invertite un po’ le posizioni e questo può essere visto come una delusione”.
“Devo dire che, se dovessi avere un rammarico per qualcosa, nel caso sarebbe per il superG, perché io sono molto più forte nelle discipline veloci, sebbene sappia sciare anche in Gigante. Essere in testa fino a metà pista con 65 centesimi di vantaggio e poi sbagliare, non riuscendo a concludere la gara, mi è dispiaciuto molto. In discesa, invece, sono riuscita a portare a casa questo bronzo” ha sottolineato poi la campionessa.
IL BRACIERE LE STIME SUGLI EFFETTI MIRABOLANTI DELLE SPESE OLIMPICHE SUL PIL Olimpiadi a Milano. Demogorgoni, soldi e miracoli economici di gianni barbacetto
Il Fatto Quotidiano
Il braciere olimpico all’arco della pace di Milano attira visitatori, turisti e curiosi, aiutati anche dall’eterno rito milanese dell’apericena nei locali della zona. Speriamo che Netflix non accusi di plagio Marco Balich, autore del braciere, visto che evoca i bagliori rossastri di Stranger Things, ma speriamo soprattutto che i demogorgoni non assaltino i tavolini dei baretti attorno. Intanto si fanno già le prime valutazioni sui prodigiosi benefici economici che le meravigliose Olimpiadi invernali 2026 porteranno a Milano, a Cortina e alla Nazione tutta. Per lo più è propaganda, marketing urbano dell’oste che dice che il suo vino è buono. Di certo c’è solo la spesa: 7 miliardi di euro, di cui 5 miliardi di soldi che saranno prelevati dalle nostre tasche, malgrado le promesse di costi pubblici zero. Però gli effetti saranno mirabolanti, giura l’oste, perché – oltre alle tante medaglie – Milano, Cortina e la Nazione tutta otterranno benefici miliardari. Le ricerche realizzate finora stimano un valore aggiunto dai 2 (la più prudente) ai 5 miliardi di euro (la più ottimista). Assolombarda prevede, grazie a uno studio di Milano&partner, che “i
Giochi genereranno sul territorio milanese una produzione complessiva stimata in circa 2,5 miliardi di euro, a cui corrisponde un valore aggiunto pari a 1,045 miliardi”, con circa 0,4 punti percentuali di Pil generato dall’avvio dei lavori a oggi.
Sono dati attendibili? Gli studiosi indipendenti sono più cauti. Jérôme Massiani, docente all’università Milano Bicocca, su lavoce.info definisce “illusione ottica” le stime fin qui realizzate, che “si basano su ipotesi molto semplificatrici, si interessano a pochi effetti e, più in generale, non recepiscono il perfezionamento delle tecniche valutative”. Il professor Marco
Ponti, sul Domani, ricorda che qualunque investimento genera Pil, anche se la spesa è insensata. I conti si fanno in molti casi sommando le spese legate all’evento e applicando un moltiplicatore per gli effetti indiretti e indotti: risultato sempre strabiliante, oste sempre contento.
Lo si fece ai tempi di Expo Milano 2015, quando un centro studi della Bocconi stimò che 12,5 miliardi d’investimento avrebbero generato 34,7 miliardi: l’apoteosi del moltiplicatore economico, un campo dei miracoli in cui per ogni zecchino sotterrato se ne ritrovano tre la mattina successiva. Gli studi sull’impatto economico delle grandi opere “nascono proprio per questo: misurano quanto una spesa impatta sull’economia, creando occupazione e attività per le imprese. E questo impatto”, constata Ponti, è “sempre positivo, qualsiasi sia la spesa, anche la meno sensata”.
Alle analisi di impatto sarebbe più opportuno sostituire le analisi costi-benefici. Ma è “meglio non far venire inutili dubbi alla popolazione festante”. Quanti benefici sarebbero stati generati spendendo la stessa cifra impegnata per le Olimpiadi in un grande piano per realizzare piscine pubbliche o palestre (pensate: in Lombardia, che pure è la regione più avanzata d’italia, soltanto il 44 per cento degli edifici scolastici ha una palestra)? Sappiamo che gli studi indipendenti sulle Olimpiadi del passato elencano disastri dal punto di vista economico. Anche senza ricordare il picco negativo dei Giochi di Atene, che hanno contribuito a far sprofondare la Grecia, Massiani cita una ricerca di France-stratégie dopo le Olimpiadi di Parigi “che indica una perdita socioeconomica fino a circa 3 miliardi, pur includendo una serie importante di benefici come, per esempio, la più alta pratica sportiva e i benefici occupazionali”. Ma è difficile uscire dal coro festante. Chi chiede cifre certe, critica la propaganda, allinea dubbi, pone domande, viene catalogato come disfattista, “contro Milano” e “contro la Nazione”: alleato dei demogorgoni che sonnecchiano (per ora) nel varco con il Sottosopra nascosto nel braciere olimpico.
Non è tutto oro ciò che luccica Buco olimpico di 100 milioni ., Agli studenti che hanno creato Tina e Milo in premio soltanto due pupazzi da 35 euro
Riunione d’urgenza del Cda per sfrondare le spese: ultimo bilancio chiuso in perdita nonostante i generosissimi aiuti pubblici
- Il Fatto Quotidiano
- » Lorenzo Vendemiale
Medaglie, trionfi, brindisi. Ministri e dirigenti che si pavoneggiano sotto i riflettori, (auto)celebrando il grande evento che – a sentir loro – inorgoglisce l’italia nel mondo. Ma lontano dalle paillette e dalla propaganda, la realtà delle Olimpiadi invernali 2026 è ben diversa: i conti della Fondazione Milano-cortina continuano a fare acqua da tutte le parti, e ad oggi chiudono in perdita clamorosa. Col rischio concreto di un ulteriore salasso per le casse pubbliche.
PROPRIO qui sul Fatto, in tempi non sospetti, avevamo rivelato il deficit di quasi mezzo miliardo nel bilancio del Comitato, sempre negato dagli organizzatori. Da allora, la Fondazione ha rivisto al rialzo il budget, intorno a quota 1,7 miliardi (in principio doveva essere di circa 1,3). E soprattutto ha ricevuto un aiuto decisivo dal governo: la scorsa estate, nel decreto Sport è stato inventato un commissario “fittizio” alle Paralimpiadi, a cui hanno assegnato ben 387 milioni di euro, così da scorporare una serie di costi (le attività dei Giochi paralimpici facevano originariamente parte del dossier) e salvare il bilancio di Milano-cortina. Il classico trucco all’italiana, un escamotage contabile per ripianare pubblicamente le perdite senza ammetterlo. Il problema è che, a quanto pare, non è bastato.
Al Fatto risulta che, proprio a poche ore dalla cerimonia inaugurale di San Siro, il consiglio d’amministrazione di Milano-cortina si sia riunito d’urgenza per provare a far quadrare i conti dell’evento. Inutilmente: il bilancio è stato chiuso a tutt’oggi con un passivo enorme, nell’ordine di circa 100 milioni di euro, o forse anche di più. È chiaro che siamo ancora di fronte a un previsionale, il consuntivo dipenderà da una serie di variabili: si cerca fino all’ultimo e disperatamente di sfrondare le spese il più possibile (anche se solo l’inguardabile cerimonia inaugurale, degna d’una corazzata Potëmkin, pare sia costata quasi 50 milioni), mentre i ricavi sono al di sotto delle aspettative. Soprattutto, andrebbero definite con esattezza alcune poste in arrivo dal Cio, e i servizi di cui si farà carico il commissario governativo per le Paralimpiadi. Con una serie di incastri favorevoli, gli organizzatori sperano ancora di contenere le perdite ma il fallimento della premiata coppia
LA LETTERA IL COMITATO PARALIMPICO AL GOVERNO: “PAGATECI”
Varnier-malagò (rispettivamente amministratore delegato e presidente della Fondazione) è conclamato.
LA SITUAZIONE è talmente drammatica che a Milano-cortina non pagano nemmeno Coni e Cip, cioè lo Stato. Ai due enti pubblici, infatti, in base all’olympic e al Paralympic Agreement, spettano una serie di ricavi, dal momento che loro per tutto il ciclo olimpico rinunciano al marchio dei cinque cerchi. Una gestione virtuosa avrebbe previsto di saldare puntualmente, anno per anno, il minimo garantito previsto dal contratto, e poi fare i conti alla fine sul resto, così da non stressare i bilanci dei due organismi, che hanno dovuto fare i salti mortali nell’incertezza di queste somme. Invece la Fondazione non ha praticamente mai pagato. Allora il Comitato Paralimpico, disperato dalla mancanza di riscontri, negli ultimi giorni si è rivolto addirittura al governo con una nota ufficiale per reclamare il dovuto: la Fondazione ha accumulato un debito di 4,46 milioni per gli anni 2024 e 2025, a cui bisogna aggiungere 1,8 milioni nel 2026. E questo soltanto per il minimo garantito, senza considerare i ricavi incrementali. Discorso pressoché identico per il Coni, a cui è stato liquidato il 2024, ma non il 2025, per cui risulta contabilizzato un credito di ben 12 milioni. “Ti sarei grato di un Tuo intervento per sanare al più presto tale credito residuo”, si legge nella lettera inviata dal n. 1 dei paralimpici, Marco Giunio De Sanctis, al ministro dello Sport, Andrea Abodi, e per conoscenza pure a Giancarlo Giorgetti.
Proprio al ministero dell’economia osservano con un misto di sconcerto e crescente irritazione le peripezie del Comitato, che continua a combinare disastri nonostante tutti gli aiuti ricevuti. Però che belle le Olimpiadi italiane
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Agli studenti che hanno creato Tina e Milo in premio soltanto due pupazzi da 35 euro
- Il Fatto Quotidiano
- » Giuseppe Pietrobelli in extremis.
Hanno speso 2 miliardi per organizzare le Olimpiadi, ma ai ragazzini della scuola calabrese che hanno inventato le mascotte Tina e Milo, hanno regalato due pupazzetti. Non due a testa, bensì due per tutti e cinque. Sono di taglia “media” e costano 35 euro l’uno. Una miseria. Per grazia ricevuta, Fondazione Milano Cortina 2026 ha accompagnato l’omaggio con un paio di bandierine e 4 teli olimpici. Nel paesino di Taverna, alle pendici della Sila Piccola (Catanzaro), ci sono rimasti male, anche se le loro aspettative erano già state deluse quando era stato scelto il bozzetto disegnato dagli studenti dell’istituto comprensivo, coordinati dalla professoressa Gabriella Rotondaro.
In un’olimpiade dove i soldi fioccano come la neve, il contributo quale opera collettiva dell’ingegno era stato ripagato con un grazie. In linea con il concorso di idee bandito nel 2022 dal ministero dell’istruzione che prevedeva “il diritto esclusivo di utilizzo e riproduzione anche commerciale degli elaborati” da parte del comitato organizzatore, con possibilità di cessione al Comitato Olimpico Internazionale e agli sponsor. Molto decoubertiniano, le belle idee non hanno prezzo, forse perfino educativo, ma poco coerente con lo scialo di denaro delle Olimpiadi.
“Un po’ di delusione c’è, non c’è stato alcun riconoscimento economico. Non diciamo per forza soldi – è il commento che trapela dalla scuola – Sarebbe stato sufficiente un piccolo segnale, un libro, uno strumento per la didattica, un buono da spendere per acquisiti sportivi”. Invece nulla, salvo l’elemosina di due gadget che si sono rivelati un ottimo affare per gli organizzatori, visto che non se ne trovano più (lo ha scritto perfino il New York Times).
Che Fondazione avesse il braccino corto a Taverna lo avevano capito subito. Tina e Milo sono il frutto di una creatività accattivante, un ermellino femmina bianca per le Olimpiadi, un ermellino dal pelo marron, con la coda che copre la mancanza di una gamba, per le Paralimpiadi. Quando Amadeus ha presentato le mascotte al Festival di Sanremo 2024, per contenere le spese era stato invitato solo uno dei ragazzini, con mamma al seguito, trattandosi di minorenne. Gli altri avevano dovuto accontentarsi di guardare la tv. Laggiù, a più di mille chilometri di distanza dalle Alpi, ricordano: “Quando abbiamo vinto venne organizzata una festicciola, i ragazzi indossavano le magliette autoprodotte con Tina e Milo. Arrivò una telefonata da Roma che ci ricordava come l’utilizzo dei simboli olimpici non fosse permessa”. Il brand è una cosa seria.
Questa volta non sono stati soltanto i due pupazzi di Tina e Milo ad indispettire, ma anche una plateale dimenticanza. “Nessuno ha invitato gli studenti alla cerimonia di inaugurazione a Milano. Allora abbiamo un po’ insistito…”. Il sistema politico calabrese si è sentito offeso. Una sollecitazione dell’eurodeputata Giuseppina Princi è arrivata a Fondazione Milano Cortina. Poi è intervenuta la Regione Calabria. Il presidente Giovanni Malagò ha scritto alla dirigente scolastica Maria Rosaria Sganga, invitando i ragazzi alla cerimonia conclusiva in Arena a Verona. Un riconoscimento
Domenico, il bimbo di tutti. Come 45 anni fa a Vermicino
Innanzitutto, i due distinti casi di urgenza di un immediato soccorso. Da una parte un bambino di quattro anni la cui grave cardiopatia dilatativa ha costrett
o i medici a compiere un trapianto d’emergenza di cuore; dall’altra la caduta accidentale di un ragazzino di sei in un pozzo artesiano - la cui imboccatura venne addirittura successivamente coperta da un pezzo di lamiera - che fa scattare l’allarme presso i Vigili del fuoco. Poi, gli errori commessi durante le operazioni di salvataggio (nate comunque sotto una previsione di scarso successo) che ne comprometteranno l’esito finale.
A Vermicino risultarono fatali le decisioni assunte dai soccorritori: in primis, il fatto di calare nel cunicolo una tavoletta di legno legata ai due bordi affinché Alfredino vi si aggrappasse e potesse essere tirato su e, in secondo luogo, scavare un secondo pozzo (parallelo al primo) con una potente trivella. Una scelta che contribuirà a far precipitare il piccolo dai 36 metri di profondità in cui venne prevista la sua posizione originaria a oltre 60 sottoterra. A Napoli si è rivelato scellerato il trasporto del cuore donato da un bambino di 4 anni morto in Val Venosta tramite un contenitore di plastica comune, a cui era stato applicato ghiaccio secco al posto di quello normalmente usato per mantenere refrigerato l’organo durante il trasferimento: questa cattiva conservazione ha causato gravi danni al cuore da trapiantare, poiché a contatto con l’anidride carbonica allo stato solido si è letteralmente bruciato, prima di essere comunque trapiantato.
Giorno dopo giorno, una notizia che inizialmente era stata confinata nelle pagine della cronaca locale ha sempre preso più piede nell’ambito mediatico, diventando di pubblico dominio, e ha fatto breccia nelle coscienze dei lettori e dei telespettatori. Tutti in attesa di aggiornamenti positivi dai luoghi delle dirette. Se la vicenda che si sviluppò nei dintorni di Frascati è poi passata alla storia come la prima vera “maratona” televisiva non-stop d’informazione in Italia, intorno alla terapia intensiva pediatrica napoletana si stringe idealmente l’afflato degli italiani che, con l’ausilio dello stillicidio di notizie che giungono anche attraverso i giornali online e i social network, vengono costantemente aggiornati: tra speranze di miglioramenti, paure e impotenza davanti un aggravamento improvviso della situazione sotto le le luci livide dei riflettori,
Un’altalena di emozioni che ha scosso tutti quanti noi e che ha visto direttamente coinvolte due famiglie semplicemente straordinarie, con in prima linea due coraggiosissime donne: Franca Bizzarri, madre di Alfredino, e Patrizia Mercolino, mamma di Domenico. Figure meravigliose, circondate da altrettanti uomini dall’indole eroica e consapevoli che il “fallimento” della loro impresa potrebbe perseguitarli psicologicamente per tutta la vita: il compianto Angelo Licheri - il giovane magrissimo sardo che toccò il corpo pieno di fango di Alfredino, prima di vederselo scivolare tra le mani - e il Professor Guido Oppido, l’unico cardiochirurgo disposto a operare nuovamente il piccolo, nonostante esista un 10% di possibilità di riuscita.
Sono trascorsi 45 anni: i luoghi sono cambiati, le tecnologie si sono rivoluzionate. Ma la partecipazione collettiva emotiva rimane sempre la stessa. Il dolore individuale si trasforma in racconto nazionale. L’Italia s’informa, discute, riflette; si raduna attorno a un destino sospeso e s’interroga, per qualche istante, sui cambiamenti da apportare per migliorare i problemi di oggi che potranno ripetersi in futuro. La scomparsa di Alfredo Rampi fu il “prezzo” da pagare per dare vita alla Protezione Civile. Se il lungo respiro di Domenico porterà a cambiamenti avveniristici in campo medico e sanitario, la sua fragilità e la sua sofferenza non saranno state vane.
E non dovremmo servirci di inutili parole per riempire un grande, angosciante, spazio vuoto. Insomma: per parafrasare le parole del grande Giancarlo Santalmassi, l’inviato del Tg2 presente a Vermicino il 13 giugno 1981, nel futuro non saremmo costretti a chiederci a lungo, per nostra necessità morale, “a cosa è servito tutto questo: che cosa abbiamo voluto dimenticare, che cosa ci dovremmo ricordare, che cosa dovremo amare, che cosa dobbiamo odiare”. Dopo quasi mezzo secolo, forse, potremmo di nuovo affermare di avere imparato qualcosa di fondamentale per tutti i Domenico di domani.
anche se ieri l'italia non ha vinto medaglie non sono mancate le emozioni
Una giornata senza medaglie per l'Italia a Milano-Cortina, ma con prestazioni comunque rilevanti da parte di alcuni italiani. Lara Gutmann ha fatto un'ottima prova nel pattinaggio artistico, la coppia Costa-Kostner ha sfiorato il podio nella combinata nordica. Spicca la medaglia olimpica di Ana Alonso, a soli 5 mesi dalla rottura del crociato. Ecco top e flop del tredicesimo giorno di gare.
Impresa della spagnola Ana Alonso
Incredibile pensare come una ragazza che fino a cinque mesi fa si trovava a fare i conti con un ginocchio rotto, sia riuscita a conquistare una medaglia olimpica alle Olimpiadi Invernali. la 31enne Ana Alonso è salita sul terzo gradino del podio nello sci alpinismo, protagonista di una dei recuperi più rapidi della storia recente dellos sport. Il 24 settembre aveva avuto un grave incidente che poteva mettere fine alla sua carriera: ottura dei legamenti crociato anteriore e mediale del ginocchio sinistro, edema osseo, frattura del malleolo e lussazione acromioclavicolare; questa la diagnosi. Un esito che avrebbe potuto metterla al tappeto. Cinque mesi dopo la spagnola ha scritto una pagina di storia di questi Giochi, dimostrando quanto la resilenza e la voglia di andare oltre gli ostacoli possa rivelarsi decisiva.
Milano-Cortina: dal bronzo storico di Ana Alonso all'argento del russo Filippov, l'azzurro Kostner sfiora il podio, le pagelle del 19 febbraio
Il podio sfiorato da Costa e Kostner
Podio solamente sfiorato per l'Italia con Samuel Costa ed Aaron Kostner, impegnati nella team sprint di combinata nordica. Una rimonta pazzesca che vale come una medaglia ma che purtroppo non è bastata per salire sul podio. Sotto la fitta nevicata che ha colpito la Val di Fiemme, i due azzurri sono risaliti dall'undicesimo posto e hanno dato tutto per provare a conquistare una medaglia. Una prova comunque da ricordare.
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Usa d'oro con le donne nell'hockey
Gli Stati Uniti battono il Canada 2-1 in finale ai supplementari e conquistano la medaglia d'oro nel torneo di hockey femminile ai Giochi Olimpici invernali. Alla Arena Santa Giulia, dopo l'iniziale vantaggio canadese firmato O'Neill, le statunitensi ribaltano il risultato a 2' dalla fine del terzo periodo con la rete di Knight, prima del golden goal di Keller all'overtime che vale il terzo oro olimpico nell'hockey femminile per gli Usa.
Hilary Knight si inginocchia alle Olimpiadi: la proposta che ha fatto piangere tutti (il web è commosso)
L'articolo Hilary Knight si inginocchia alle Olimpiadi: la proposta che ha fatto piangere tutti (il web è commosso) proviene da ScreenWorld.it.
Hilary Knight si inginocchia alle Olimpiadi: competizioni sportive. Nel villaggio olimpico, la stella dell’hockey su ghiaccio Hilary Knight, 36 anni, si è inginocchiata davanti a Brittany Bowe, 38 anni, per chiederle di sposarla. Il video della proposta, pubblicato sui loro profili social, mostra Knight in tenuta sportiva con la divisa del Team Usa, mentre tira fuori un elegante anello in argento con una pietra blu. Bowe, visibilmente commossa, accetta tra sorrisi e lacrime, chiudendo il momento con un abbraccio e gli applausi dei presenti.
La storia della coppia è iniziata ai Giochi Olimpici invernali di Pechino 2022, disputati ancora sotto restrizioni anti-Covid. Da allora le due atlete sono inseparabili: “Le Olimpiadi ci hanno fatto incontrare. E queste ci hanno legato per sempre”, ha scritto Knight sui social. La connessione tra le due va oltre lo sport: passeggiare insieme nei villaggi olimpici o sostenersi a distanza ha consolidato il loro rapporto, diventato oggi simbolo di amore e complicità.
La cantante ha citato una frase della sua canzone “The Alchemy” incisa sulla scatolina dell’anello: “Honestly, who are we to fight the alchemy?”. Il gesto di Knight alle Olimpiadi non è solo romantico, ma rappresenta un esempio di come l’amore, la dedizione e i legami umani possano emergere anche negli eventi più grandi e pubblici del mondo sportivo.
Milano Cortina 2026, il triste clickbaiting ha invaso anche le Olimpiadi: l’unica difesa che abbiamo è scegliere con cura chi ascoltare
Nei giorni in cui il nostro calcio dà il peggio di sé, con l’affaire Bastoni, un pezzetto piccolo ma rilevante della nostra stampa fa altrettanto, prendendo un contatto minimo, quisquiliante e stropicciato, e trasformandolo nella simulazione dell’anno. "Il contatto c’è", si dice nel calcio. E qui c’è poca differenza.
Immaginate per un istante il giorno del vostro matrimonio, quello della laurea, quello di un colloquio importante, quello in cui ricevete una diagnosi terribile, o gestire un dolore improvviso. Immaginate di avere sotto al naso un taccuino, un cellulare o un microfono. E immaginate infine che chi lo regge abbia il solo scopo di giocare con le vostre tensioni, per farvi inciampare. Non importa se per due o tre ore siete stati perfetti e puntuali, basterà mezza frase, per marchiarvi sulla pubblica piazza. Semplificati, ridotti a titolo. Sasso lanciato.
Le Olimpiadi sono una grande opportunità per tutti. Purtroppo, anche per chi cerca solo traffico digitale. Forse l’unica difesa che abbiamo dalla nostra fame di indignazione, è scegliere con cura chi ascoltare. Cercare le firme che allo sport e agli atleti danno del tu. Quelli che restano quando le luci si spengono.
Quei professionisti magnifici che ci portano dentro le vicende piano piano, anno dopo anno, perché sono parte integrante del tessuto di ciò che raccontano.
Bimbo di 2 anni con cuore bruciato, è in coma e ha un'emorragia cerebrale: svanita l'ultima speranza basta accanimento terapeutico
Bimbo di 2 anni con cuore bruciato, è in coma e ha un'emorragia cerebrale: svanita l'ultima speranza
Il bambino di due anni dal cuore "bruciato" ricoverato a Napoli è in coma, ha avuto una crisi settica e ha un'emorragia cerebrale in corso. Ogni speranza svanisce
Pubblicato: 19-02-2026 09:18Aggiornato: 19-02-2026 12:16
Mauro Di Gregorio
Il caso di Domenico, il bambino di due anni con il cuore “bruciato”, si avvia verso una tragica conclusione. Come ha reso noto il cardiochirurgo pediatrico Carlo Pace Napoleone, membro dell’Heart Team riunito all’Ospedale Monaldi di Napoli, non solo il piccolo non è più candidabile a un nuovo trapianto, dopo avere ricevuto un cuore danneggiato. Ma le sue condizioni sono peggiorate: il bambino è in coma e il quadro cerebrale è compromesso. La madre, Patrizia Mercolino, che ha compreso la situazione, rimane al fianco del piccolo fino alla fine.
Le condizioni del bambino sono peggiorate
“C’è stato un peggioramento generale“, conferma Carlo Pace Napoleone. Il bambino “nella notte” fra mercoledì 18 e giovedì 19 febbraio “ha avuto una crisi settica che ha ulteriormente destabilizzato l’emodinamica”.
“E l’emorragia cerebrale è in corso: un intervento l’avrebbe potuta aggravare in modo irreversibile”. Così ha reso noto il medico, contattato dal quotidiano Il Messaggero.
ANSANella foto: Patrizia Mercolino, la madre del bambino Se fino a pochi giorni prima ci si interrogava sulla possibilità di un nuovo trapianto di cuore, dopo l’arrivo di un cuore bruciato, ora la situazione impone un bagno di realtà.
Per quanto riguarda le condizioni del cervello, il medico parla di una “compromissione importante“: il bambino “è in coma” ed “è stata sospesa la sedazione in nottata per capire se fosse risvegliabile, ma stamattina non era contattabile”.
Esclusa l’ipotesi di un cuore artificiale
In queste condizioni non è possibile neppure pensare a un cuore artificiale: “Con un’emorragia cerebrale in atto e un supporto extracorporeo già in corso, impiantare un Vad sarebbe stato insostenibile. Il rischio di spandimento ematico cerebrale è altissimo”.

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Il dottor Carlo Pace Napoleone fa parte dell’equipe di esperti chiamati per capire quale margine di manovra ci fosse per trattare il bambino. Il Comitato si è espresso per il no al trapianto, ora però la palla passa allo staff medico dell’ospedale Monaldi di Napoli. E alla famiglia, che avrà l’ultima parola.
“Si può mantenere il supporto fino a un evento definitivo come un’aritmia fatale o un’emorragia massiva. Ma questa è una scelta che spetta ai colleghi e alla famiglia”, ha chiarito Pace Napoleone.
Patrizia Mercolino ha accettato la situazione
La signora Patrizia Mercolino è perfettamente conscia della situazione, ma al momento ha scelto di attendere: “Non deciderò nulla. Domenico respira. E finché respira, è vivo”, ha confidato al quotidiano Il Giornale.

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La donna resta accanto al bambino e si fa forza, perché deve proteggere dal dolore gli altri due figli.
“Mio marito sta malissimo, più di me”, ha raccontato la donna al Messaggero. “Non parla davanti alle telecamere, ma è sempre lì. Gli tiene la mano, gli parla piano. Ha un legame speciale con Domenico. Lo guarda e spera che apra gli occhi”.
Bambino verso una fine degna
Repubblica riporta le parole di Paolo Del Sarto, primario della Cardioanestesia e responsabile dell’Ecmo team della Fondazione Monasterio di Massa.
“Anche se non c’è il decesso quando è attaccato al macchinario, non bisogna sforare nell’accanimento terapeutico“, puntualizza il medico. “Quando si ritiene arrivato il momento, si riunisce una commissione con medici, infermieri, bioeticisti, psicologi e anche i genitori, che devono sempre essere informati e accompagnati, anche se il loro consenso non è necessario, se il medico valuta che l’assistenza è futile”.
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Tervel Zamfirov SCORDA LA MEDAGLIA AL COLLO, PERQUISITO IN AEROPORTO
Le immagini qui sopra mostrano il curioso ritorno in patria di Tervel Zamfirov, 20 anni, atleta che ha
regalato la prima medaglia olimpica al suo Paese, la
Bulgaria, nello snowboard. Tervel ha viaggiato con
la medaglia di bronzo al collo e poi se ne è
dimenticato: il metal detector ha suonato e
l’addetto l’ha subito perquisito, trovando... la
medaglia. Il fillmato del controllo è !nito su
Instagram. La medaglia di Zamfirof è stata davvero
incredibile: è stata vinta al fotofinish grazie a un
guanto che ha toccato il traguardo pochissimi
millesimi prima del suo avversario.
Tervel Zamfirov, snowboarder, ha vinto il bronzo. alle Olimpiadi, ma aveva scordato la medaglia...
al collo: così è stato perquisito in aeroporto.
Manuale di autodifesa I consigli dell’esperto anti aggressione Antonio Bianco puntata LXXII NON SI PUÒ USCIRE DI CASA CON UN COLTELLINO IN BORSA
Riteniamo utile precisare che in Italia non è legale portare con sé un coltellino, nemmeno se l’obiettivo è usarlo per proteggersi da un’aggressione. La legge distingue infatti tra armi proprie (come pugnali o coltelli a sca!to) e armi improprie o strumenti che possono ferire, e anche un coltellino può essere considerato pericoloso.La paura di una possibile aggressione non costituisce un “giustificato motivo” per portare con sé lame o coltelli. Il diritto riconosce che tu!i abbiamo il diritto alla sicurezza, ma non permette di anticipare un’offesa possedendo uno strumento potenzialmente pericoloso.Un motivo ritenuto valido può essere, invece, l’utilizzo del coltello come strumento di lavoro per artigiani, agricoltori,pescatori, escursionisti, o per attività specifiche come tagliare funghi durante una gita. In questi casi lo strumento deve essere ben protetto nella sua apposita custodia.Se una persona viene trovata con un coltellino “a portata dimano”, e non è in grado di dimostrare un motivo ragionevole per averlo con sé, può essere sanzionata o perseguita penalmente Il riferimento normativo è la legge sulle armi, che prevede pene anche di natura detentiva e multe per porto ingiustificato di strumenti atti a offendere.
È importante sapere che alcuni luoghi hanno regole ancora più severe: all’interno di scuole, edifici pubblici,eventi a#ollati e trasporti pubblici è vietato qualunque oggetto pericoloso, indipendentemente dai motivi.La difesa personale leggi"ima la reazione a un’aggressione solo nel momento in cui questa sta avvenendo, e deve sempre rispe!are il principio di proporzionalità: l’usodi strumenti è consentito soltanto nella misura necessaria a fermare l’offesa in corso. Quindi, affidarsi a strumenti come spray al peperoncino può essere un’opzione legale, ma l’uso deve avvenire di fronte a una situazione concreta.Per riassumere, in Italia non è consentito portare un coltellino per difesa personale senza rischiare conseguenze: la legge richiede motivi reali, specifici e dimostrabili.Infatti per approfondire quanto detto sopra da Antonio biancoIn caso di agressione, è fondamentale sapere che il porto di un coltello in tasca non è legale in Italia. Tuttavia, è possibile portare un coltello per autodifesa, ma solo se si ha un giustificato motivo, come la necessità di difendersi in un contesto di pericolo immediato. È importante ricordare che la legge italiana non consente l'uso di strumenti offensivi per difesa personale, e portare un coltello per autodifesa è vietato. In caso di aggressione, è consigliabile cercare di difendersi con mezzi legali e sicuri, come la parola , le arti marziali , o fuggire se possibile senza ricorrere a strumenti offensivi.
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