Dopo una toccante inaugurazione , ameno da hli stralci che sono riuscito a vedere visto che i miei hanno voluto vedere la7 ( tg e 8/2 ) ed rai 3 ( il cavallo e la torre di https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Damilano ) .fino alle alle 21.15 .Essa nononostante i boicottaggi della cerimonia d'apertura , speriamo che non riguardi anche le gare altrimenti non c'è gusto ed è come vincere facile e si conferma quanto detto ( vedere articolo sotto ) dal direttore della Gazzetta dello sport , mi ha commesso tantissimo . Anche se
da thereads
ma riprendendo il discoro veniamo all'articolo accenatosopra
Il quadro internazionale e la polemica su bandiere e inni russi e bielorussi hanno avvelenato i giorni della vigilia, ma non la speranza che questa Paralimpiade possa essere la prova di un movimento in continua crescita"
"È proprio vero che la meraviglia è il fuoco di un momento. Questa sera a Verona si apre la “nostra” Paralimpiade invernale e la felice avventura dell’Olimpiade Milano Cortina sembra già lontanissima. Avevamo la speranza che il magico effetto dei Giochi accendesse anche l’attesa per quelli Paralimpici, non è così. Anzi. Lo scenario politico internazionale e le polemiche per la concessione di bandiere e inni a Russia e Bielorussia hanno avvelenato le acque sotto al ponte che avrebbe dovuto collegare la spettacolare edizione della quarta Olimpiade italiana (la terza sulla neve dopo Cortina ’56 e Torino 2006) e questa terza edizione paralimpica, dopo Roma ’60 (culla dei Giochi Paralimpici) e Torino 2006. Della tanto decantata “tregua olimpica” resta un concetto vuoto con retrogusto retorico. La “tregua olimpica” è una labile speranza, un’aspirazione più che un’ispirazione. E così questa sera, nella cerimonia inaugurale sfileranno le “comparse” al posto dei portabandiera. Ufficialmente per problemi logistici, visto che gli atleti avrebbero poi dovuto raggiungere le loro sedi della Paralimpiade diffusa tra Milano, Cortina e la Val di Fiamme. Di fatto, anche a Cortina (nel collegamento tv) saranno pochissimi i portabandiera perché al momento la convivenza di delegazioni come Russia e Ucraina, di Usa, Israele e Iran è particolarmente delicata. Lo sport non è soltanto una metafora di vita, è parte della vita e si porta nello zaino sia la grande bellezza sia le grande complicazione delle convivenze planetarie. Detto questo speriamo che la Paralimpiade decolli come decolli l’interesse per le gare di questi 655 atleti (record per i Giochi invernali), che hanno alle spalle storie pazzesche. Ma sarà importante non fare paragoni e non avere troppe aspettative. Non fare paragoni con le Olimpiadi e nemmeno con le Paralimpiadi estive (a Parigi ’24 c’erano 4.400 atleti paralimpici di 185 Paesi…): la storia dei Giochi invernali è molto più recente. Lo stesso vale per le aspettative azzurre. A Parigi avevamo 141 atleti e per la prima volta il sorpasso femminile era realtà (71 azzurre e 70 azzurri), mentre qui a Milano Cortina ci sono 42 campioni paralimpici tra i quali 37 uomini e 5 donne. E anche la caccia al record di medaglie è una mission impossible perché ci saranno 79 podi in palio contro i 133 di Lillehammer 1994 (13 medaglie italiane, ma senza ori) o i 122 di Nagano 1998 (10 medaglie con 3 ori azzurri). Sarebbe importante raccogliere più delle 7 medaglie di Pechino 2022 o delle 8 di Torino 2006. La nostra sarà una partecipazione record, per numeri e qualità e sarà l’occasione per valutare i passi avanti del movimento Paralimpico. Se i Giochi estivi, nati a Roma nel 1960, hanno svoltato in occasione di Londra 2012, quelli invernali hanno meno storia e più margini di crescita. La prima edizione fu quella di Ornskoldsvik 1976, l’impronunciabile città svedese che vide in gara 198 atleti di 16 Paesi. Dopo mezzo secolo, i campioni paralimpici e le Nazioni coinvolte sono più che triplicati. Per noi, come per il resto del mondo, sarà anche l’ennesima opportunità per raccontare una storia di crescita in termini di cultura sportiva. Se guardate al medagliere degli sport paralimpici estivi e invernali vi accorgerete che i Paesi più evoluti sono anche quelli che hanno più storia e più maturità sportiva e civile. I Paesi che hanno più attenzione ai diritti, che hanno le braccia più aperte per le persone in difficoltà, sono anche quelli che regalano e raccolgono più soddisfazioni dagli atleti paralimpici.