31/05/15

perchè quando i responsabili di un crimine hanno un nome. parliamo ( specie le prime pagine dei media e dei tg ) della loro etnia o provenienza geografica ? abbiamo nostalgia delle leggi razziali del 1938 ?

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N.b
Prima di  iniziare  i post avviso coloro  che   scrivono  o condividono sui social  ed in rete simili idiozie

Krusco_03 29 maggio 2015 alle 11:10  da  http://www.huffingtonpost.it/

Mi sembra un discorso fazioso,buonista;ne ho sentiti molti di discorsi di questo tipo fatti dalla benpensante 'borghesia progressista';da tanti 'pennivendoli'animati da buone intenzioni solo sulla carta!Non significa essere razzisti avercela con i Rom;qualsiasi altra etnia che viene nel nostro paese è ben accetta,ma non loro.Non sto certo a spiegare i gravi difetti che si portano dietro da sempre,che sono endemici nella loro cultura,perchè sarebbe troppo ovvio,e chi li nega(questi difetti)è senza dubbio in malafede.Io sono sempre stato contro figure razziste alla Salvini,ma nel caso dei Rom,ha perfettamente ragione;sono brutte persone a prescindere  e da come parlano,basta il suono della loro voce a rendere l'idea!!Il che fare è un altro discorso,e non è facile da risolvere,ma una cosa è certa,che in un momento come questo,gli conviene stare molto attenti a come si muovono.
 Possono , sempre  che non vogliano allargare i loro orizzonti  , a meno di leggere    il post  d'oggi


A mente  fredda    dopo aver letto  diversi articoli  sulla  tragedia   di primavalle    avvenuta  qualche  giorno fa   ( speriamo  finiscano dentro   e Chi ha ucciso  merita di finire in galera per qualche decennio )  e  ascoltando  questo  sublime pezzo , purtroppo   sono riuscito a trovarlo  solo  in versione  sottofondo  e   non solo musicale    che  riporto sotto



70 anni fa il bombardamento dell'Abbazia di Montecassino (estratto dalla puntata di Tg1Dialogo di sabato 15 febbraio 2014) 
Clip realizzata da Roberto Olla, montaggio di Patrizia Pellegrini, musica "Perché" composta e eseguita da Giuseppina Torre

che   torno a parlare   della marea nera  ed  appiccicosa  ormai diventata sempre  più incontrollabile sui social   e  non   grazie alle  bufale  prese per  buone .Ma  soprattutto   concordo     con questo articolo di  ,che  riporto   integralmente ,  sempre  delll' http://www.huffingtonpost.it 29/05/2015 14:38









GIPSY
E dunque, se ho ben capito: gli zingari sono stupratori e assassini, i marocchini spacciatori e stupratori, i rumeni ladri e assassini, gli albanesi magnaccia, e gli italiani brava gente. Nessuna madre italiana ha partorito stupratori, assassini, ladri e puttanieri. E questo, essendo io italiana e potenziale mamma, mi consola un bel po'. Perché, giustamente, la delinquenza è una roba che ha a che fare con l'etnia, mica con l'etica delle persone. Al massimo si può concedere che abbia a che fare con la fisiognomica, comunque non con la morale e il cervello che la partorisce.
Deve essere davvero rassicurante cullarsi nella convinzione che se si asfaltano i campi nomadi, si chiudono le frontiere e si sbattono fuori gli immigrati, l'Italia tornerà ad essere un paese sicuro in cui poter lasciare le chiavi sulla toppa di casa e dormire con le finestre aperte che nessuno, ma proprio nessuno, entrerà per fregarci i gioielli di famiglia, usarci violenza e poi tagliarci la gola. Deve essere molto rassicurante pensare di poter saltellare sulle strisce pedonali con la certezza che nessun ubriacone disgraziato ci stirerà mandandoci all'altro mondo.
Peccato che, solo negli ultimi 15 giorni due italiani abbiano falciato le gambe e la vita di altrettante incolpevoli persone tra cui una ragazzina di 14 anni. Peccato che meno di un mese fa un bravissimo ragazzo partorito da un'italianissima mamma abbia stuprato una tassista. Peccato che le rassicurazioni che si fondano sulle generalizzazioni siano favole tristi lontane dalla realtà. Che la vita è un'altra cosa e non prevede semplificazioni massimaliste come quelle di chi oggi è saltato in groppa al cavallo della questione razziale per rimpinguare un magro bottino di consensi elettorali. La vita, almeno quella di oggi qui in Italia, è un equilibrismo continuo su una corda consumata.
Ed è molto comodo indicare nell'altro il funambolo che l'ha sfilacciata, ma la verità è che i primi a ridurla in brandelli siamo stati noi, noi che oggi rischiamo di precipitare nel baratro che si apre sotto i nostri piedi. Siamo stati noi ogni volta che abbiamo fatto i furbi, che non abbiamo emesso una fattura, che siamo passati col rosso, che abbiamo fregato il nostro vicino di casa, che abbiamo copiato a un concorso, che ci siamo fatti raccomandare. La rovina attuale del nostro Paese non può essere scaricata sulle spalle di chi è appena arrivato qua e non è capace di integrarsi perché le politiche di integrazione costano denaro e lo Stato questo denaro non ce l'ha e se ce l'ha non ha voglia di spenderlo in iniziative poco popolari.
L'integrazione costa, il populismo e l'intolleranza no. Basta fare i conti della serva per capire quanto la fiaccolata di ieri sera (e tutte quelle che l'hanno preceduta e la seguiranno) sia più conveniente rispetto a politiche di educazione civica e integrazione. Per parlare alla pancia ormai vuota degli italiani riempiendola di ignoranza e di razzismo assicura voti e consensi, applausi e ovazioni. Accendere torce e piazzarle nelle mani degli italiani brava gente costa meno che piazzare in quelle mani buoni libri. Urlare odio costa meno che sussurrare comprensione. Strumentalizzare la barbarie di uno spalmandola su tutta la razza sua è diventato il nuovo sport nazionale. Una volta eravamo tutti allenatori, oggi siamo tutti antropologi del pressapochismo etnico per cui: gli zingari non si vogliono integrare e i mussulmani son quelli del velo sulla testa delle donne.
E gli italiani? Gli italiani son quelli che fanno i soldi sulla miseria di zingari e mussulmani, che li lasciano a mangiare sabbia e scarafaggi perché si sono intascati il denaro per il loro pane. E però gli italiani son brava gente. Come no. Gli italiani non stuprano e non ammazzano, non rubano e non truffano. Gli italiani son brava gente: non si sognerebbero mai di maltrattare le loro terre con discariche abusive che spruzzano nell'aria diossina e veleni. Gli italiani non sono Gomorra e Roberto Saviano è la reincarnazione del delirio mistico di Dante Alighieri. Certo: gli italiani son brava gente e chi sostiene il contrario è solo un razzista ignorante. Ecco.


  
Infatti è da  un paio  d'anni  che   sui  media   su tutti i media (  e  ora   ache in rete  in particolare  social  come     )   , non  più soltanto    di destra  (   ormai  senza   nessuna distinzione tra moderata ed estrema  )   e  recentementre  anche  [ sic ] quelli progressisti   e    democratici cè spazzatura, Una valanga razzista, titoli che incitano all'odio, commenti e articoli che puzzano di pogrom. I rom, di nuovo, vengono additati come il Male, come la feccia da eliminare al più presto. Fisicamente, se necessario.


Un riflesso pavloviano. Succede ogni volta che qualche "zingaro" è protagonista di storie di cronaca nera. Spesso riguardano furti e borseggi. Stavolta è peggio: un'auto pirata con tre sinti a bordo, per scappare a un controllo di polizia, è finita a 150 all'ora sulla folla che attraversava la strada. Una donna filippina è morta sul colpo, altre otto persone sono rimaste ferite, il killer che guidava è riuscito a scappare.
Una tragedia, un assassinio. Ne capitano di continuo episodi così, ogni settimana. Ma se c'è un rom o un rumeno o  qualunque  altro  gruppo etnico di mezzo, l'opinione pubblica, i media e i politici si eccitano, e lil fatto non viene trattato come una drammatica vicenda di cronaca giudiziaria, ma diventa questione razziale, scontro politico, zuffa ideologica. Scatena frustazioni ancestrali per il diverso. La caccia allo "zingaro"  o  all'extracmunitario che si  èmacchiato  del  croimuine  riprende vigore, con più forza che pria.
I giornalisti, deputati di destra e commentatori hanno gioco facile ad alimentare la rabbia. Anche perchè sperano di aumentare lo SHARE, mentre i Salvini e le Meloni si leccano i baffi sicuri di guadagnare qualche voto. Da Boccea, il quartiere di Roma teatro della folle carambola, la gente non piange il morto. Ma urla innanzitutto bestialità fasciste: «Radiamo al suolo i campi rom», «gli zingari sono merda, assassini nati per delinquere», «vanno bruciati vivi quando sono bambini». Frasi atroci che in tv e sui giornali, invece di essere stigmatizzate, vengono comprese, giustificate, accarezzate.. Ma basterebbe guardare ai fatti, dare un'occhiata all'archivio dell'Ansa, e capire subito come l'incidente, anche stavolta, è strumentalizzato da razzisti e sciacalli. Cinque giorni fa, a Vibo Valentia, due giovani italiani hanno ammazzato Vituccia Pasceri, 68 anni, e sono scappati: nessuno ne ha parlato. Dieci giorni fa a Palermo Tania Valguarnera, 30 anni, è stata presa in pieno a folle velocità da Pietro Sclafani, che aveva riavuto la patente ritirata mesi fa per eccesso di velocità. Anche lui se l'è data a gambe senza prestare soccorso: nessuno gli ha dedicato la prima pagina.
Nello stesso giorno, il 17 maggio, un italiano di 32 anni di Celano, vicino Pescara, ha investito due ragazzini sul motorino, uccidendone uno. È scappato, aveva la patente scaduta. I tg non ne hanno fatto parola. A Pistoia un mese fa un ragazzo italiano di 19 anni ha preso a martellate il parabrezza della sua auto, per tentare di cancellare le tracce dell'impatto con il cranio di una studentessa di 17 anni, presa in pieno mentre attraversava sulle strisce. Nessun politico ne ha fatto menzione. La ragazza è morta sul colpo.
Andiamo avanti. Ad aprile una signora di Udine ha patteggiato tre anni per aver ucciso un operaio: la rispettabile friulana pare avesse bevuto peggio di un rom alla sua festa di matrimonio. A Monza un rispettabile Suv Audi Q5 ha investito un'auto uccidendo un 15 enne e mandando in coma la madre, ed è fuggito: non è uno zingaro quello che qualche giorno dopo si è costituito, ma un benestante quarantenne brianzolo. Ovviamente è già a piede libero. Decine di stranieri, infine, hanno perso la vita negli ultimi anni sulle nostre strade (compresi rom e pachistani), uccisi da italiani drogati o ubriachi che non si sono fermati a prestare soccorso.

Questo vizio  presente   nei media   vale    anche   se  a  commettere    un  reato è  anche  un  italiano   specialmente del sud




Si fa 130 km al giorno per perseguitare la ex: pastore sardo a processo

Venerdì 29 Maggio alle 16:57

Per perseguitarla non esitava a farsi ogni giorno 130 chilometri in auto.

L'aspettava davanti al portone, la minacciava, la seguiva sul posto di lavoro.

Ora dovrà rispondere davanti al giudice dell'accusa di stalking.
Ad essere rinviato a giudizio, Sebastiano Boe, pastore sardo di 58 anni, originario di Onanì (Nuoro) ma trasferitosi nel Maceratese.
Lo riferisce la stampa locale marchigiana.
La vittima, invece, è la sua ex compagna, residente a Senigallia (Ancona).
Secondo quanto accertato dalle indagini, l'uomo, non rassegnandosi alla fine della loro relazione e geloso del nuovo compagno della donna, aveva deciso di trasformare la vita di entrambi in un incubo, fatto di pedinamenti, messaggi minatori e, nei confronti della malcapitata, anche di telefonate con "disgustose allusioni sessuali".
Finché la donna, esasperata, si è rivolta alle autorità, sporgendo denuncia.
E ora, dopo le indagini di rito condotte dalla polizia, il magistrato ha deciso di portare alla sbarra il 58 enne
  medidate  gente  meditate  .

Heysel 1985-2015.Gaetano Conte, tifoso rimasto sotto le macerie e gravemente ferito : “Ho chiesto un biglietto per finale di Berlino, Juve mi ha detto no”


  come  passa  il tempo  30 anni fa  la  vicenda  del Heysel

scorrendo la  mia  bacheca  di fb ,  per  cercare  un  video  ho trovato  questa  storia  . Lo so che  l'anniversario  è ormai   scaduto e  digerito (  come accade nel mondo  dìoggi dove  una news  di un' ora    fa   è   già vecchia  )  ma    chi se  frega  . Essa  dimostra  come il mondo dello sport  ed  istituzionale    tende  a  dimenticare  in fretta le  sue  magagne  \  responsabilità  (    ed  a non ricordare  le  vittime , o  i  sopravvissuti simbolo  come  questo .

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IlFattoQuotidiano.it / Calcio  del 29\5\2015


Heysel 1985-2015. Conte, tifoso rimasto sotto le macerie: “Ho chiesto un biglietto per finale di Berlino, Juve mi ha detto no”

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Divenuto il volto della tragedia in cui persero la vita 39 persone, dopo tanti anni di silenzio ha raccontato il dolore di quei momenti alla Gazzetta del Mezzogiorno: "Davanti a me c’era un uomo con la telecamera. Ricordo di aver letto ‘Italia’ sulla macchina da presa e iniziai a urlargli di aiutarmi, ma lui continuava a riprendere. Qualche tempo dopo mi dissero che aveva vinto anche un premio"
di Francesco Casula


“Non metto piede in uno stadio da quel 29 maggio 1985 e avevo deciso di tornarci proprio per vedere di nuovo la Juventus in finale e così ho scritto alla società: ho spiegato chi ero, quello che avevo passato in quella curva Z e ho chiesto due biglietti per Berlino. Mi hanno risposto che i biglietti sono nominativi e numerati, ma se volevo potevo vedere la sfida con il Napoli”. Inizia così il racconto di Gaetano Conte a La Gazzetta del Mezzogiorno. Il tarantino divenuto suo malgrado il volto di quella tragedia in cui persero la vita 39 persone, dopo tanti anni di silenzio e persino una diffida vana per evitare di rivedere il suo viso barbuto in tv, al quotidiano pugliese ha descritto i suoi ricordi, i suoi dolori e il suo sogno svanito.
Voleva riprendere da dove aveva lasciato, dal sogno di vedere la sua Juve sollevare la Coppa dei Campioni come la chiama ancora nostalgicamente. Ha chiesto alla figlia di spedire una mail, ma non è bastato. Lui che da quel giorno non è più tornato allo stadio: la finale contro il Barcellona, dovrà guardarla in tv. “Però lo so che a rispondermi è stato qualcuno dello staff perché se fossi riuscito a scrivere direttamente al presidente Andrea Agnelli, mi avrebbe accontentato”. Forse avrebbe potuto superare quella paura che ancora lo attanaglia. Quando qualcuno lo salvò dalle macerie che gli bloccavano le gambe fu sistemato su una barella di fortuna: “All’improvviso mi voltai a guardare gli altri feriti. Accanto a me c’era il corpo di una bambina. Avrà avuto 14 o 15 anni: aveva la gola tagliata. Ho passato tre giorni e tre notti a piangere”.
Sotto quelle macerie c’era finito per un altro piccolo tifoso: “Portai con me un ragazzo disabile. Aveva 15 anni e per fargli vedere la partita qualche settimana prima andai al comune e lo feci inserire sul mio stato di famiglia. In quella bolgia è stato il mio unico pensiero: quando riuscii a metterlo in salvo caddi per lo sfinimento. Lì cominciò l’inferno. La folla mi travolse e persi i sensi. Quando pochi minuti dopo mi risvegliai avevo le gambe bloccate dalle macerie e davanti a me c’era un uomo con latelecamera. Ricordo di aver letto ‘Italia’ sulla macchina da presa e iniziai a urlargli di aiutarmi, ma lui continuava a riprendere. Gli dicevo di tirarmi fuori dalle macerie, ma quello continuava a girare. Qualche tempo dopo mi dissero che aveva vinto anche un premio. Ci pensi? Io stavo morendo e lui aveva vinto u premio ”.
Ricorda ogni momento di quella giornata fino a quando la folla non lo travolse: la sua gamba è così livida che ogni giorno deve prendere pillole antidolorifiche. “Per curare le conseguenze di quella finale: ho girato l’Italia, ma non c’è niente da fare, mi devo tenere il dolore. Pensavo solo di ricominciare da dove avevo lasciato e invece la dovrò guardare in tv. Peccato. Però vinciamo noi, ho giocato un biglietto con il risultato finale. Vinciamo noi”.

30/05/15

anche con la crisi resiste la solidarietà i valori della solidarietà. la storia di Alfredo Fiorentino aveva aperto l'attività sette mesi fa. Costetto a chiudere per la crisi e debiti con lo stato ha deciso di dare un pasto agli indigenti


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da  http://bari.repubblica.it/cronaca/ del 30\5\2015

Lecce, il panettiere costretto a chiudere per la crisi regala pane e focacce in piazza

Alfredo Fiorentino aveva aperto l'attività sette mesi fa. Costetto a chiudere dopo aver lanciato appelli alle istituzioni, ha deciso di dare un pasto agli indigenti
di CHIARA SPAGNOLO

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Alfredo Fiorentino ha provato ad avviare un'attività tutta sua. Sognava di fare il panettiere, ma la crisi lo ha stritolato e ora del suo sogno restano solo 25mila euro di debiti e l'insegna Baudaffi, che ha esposto in piazza Mazzini per gridare a una Lecce gremita di turisti la sua rabbia. Accanto a lui gli amici a cui ha teso la mano nell'ultimo mese: tante persone in difficoltà per le quali ha sfornato gratuitamente pane, focacce, pucce pur sapendo di essere ormai prossimo alla chiusura.
La storia di Alfredo - 32 anni e un passato di cuoco in ristoranti e stabilimenti balneari - è emblematica di un momento storico difficile, in cui il coraggio di mettersi in proprio non basta. La panetteria in via Liguria, alle spalle del tribunale, l'ha aperta sette mesi fa grazie a un finanziamento da 10mila euro, appena sufficiente per prendere in affitto un locale e iniziare a pagare a rate l'attrezzatura. All'inizio c'era tanta voglia di fare, energia nell'alzare la serranda quando era ancora buio, nell'impastare e sfornare. Poi, con il passare dei mesi, la realtà si è palesata: gli affari non sono andati bene e per continuare a pagare i fornitori il giovane si è indebitato con gli amici e con le banche, finché ogni porta gli è stata chiusa in faccia.


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Giovedì le attrezzature sono state portate via dal locale - "ho sprecato tutti i soldi che avevo già versato" - e lunedì 1° giugno le chiavi saranno restituite al proprietario. La protesta in piazza Mazzini è più che altro simbolica: "Vorrei sollecitare l'attenzione dell'opinione pubblica sulle difficoltà che incontra chi, come me, non ha le spalle coperte e vorrebbe farcela solo con la forza del lavoro". A sostenerlo tanti amici, persone indigenti, alle quali ha dato buste di pane da portare a casa quando non avevano i soldi per comprarlo e sfamare i loro figli. Tutti gli vogliono bene e lo stimano per quello che.. ha fatto. Nessuno di loro, però, può aiutarlo e Alfredo lo sa.
Il suo rimpianto è di non avercela fatta, nonostante gli sforzi. E di non poter coronare il suo sogno d'amore, a causa della mancanza di un minimo stipendio che gli consenta di mantenere una famiglia: "Anche la mia fidanzata non lavora. Sposarsi è impossibile, così come pensare di mettere al mondo un figlio, anche se è la cosa che vorrei di più al mondo".

 ma   fino a  quando  visto  l'aumento   dei  commenti xenofobici  \  razzisti ,   bufale  prese sul serio  e rilancie  come verità assolute  ,  propaganda malpancista  , destra  che  usa   i crimini degli immigrati   come news  principali  .
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La cacciarono da scuola bambina perché ebrea. Ora lo Stato le dà ragione: Edi Bueno, livornese, ha diritto a riscuotere il vitalizio di benemerenza



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  e questa  puntata  de  il   tempo e la storia  sulle leggi razziali





da http://iltirreno.gelocal.it/regione/    del  28 maggio 2015

La cacciarono da scuola bambina perché ebrea. Ora lo Stato le dà ragione: Edi Bueno, livornese, ha diritto a riscuotere il vitalizio di benemerenza. Così ha deciso la Corte dei conti. In questa lunga intervista alla nostra giornalista Ilaria Bonuccelli, Edi racconti alcuni toccanti momenti della sua infanzia, come la deportazione evitata per miracolo e quella bici riconsegnata da un soldato tedesco





                                     Edi Bueno ospite al Tirreno in compagnia del niporte Renzo

Sanguinano i piedi. Edi avverte caldo e dolore, ma non si ferma. Scappa per i campi di Marlia. Via dai fascisti. Non ci crede che la vogliano mandare in Germania a lavorare, come dice sua madre. Sirio, il fratellino più piccolo, la segue. Anche il padre cerca un nascondiglio. La mamma e il fratello grande no. Restano nella casa dove si nascondono. Lontani da Livorno, nelle campagne della Lucchesia.

Edi Bueno ha rimosso il cognome della famiglia che li ha ospitati. La fuga dalla casa ce l’ha sempre impressa in mente, invece. È stata l’ultima volta che ha visto sua madre e suo fratello, morti ad Auschwitz. Quest’anno, a gennaio, ha accarezzato due piccole pietre “anti-inciampo” con i loro nomi incisi, Dina Attal e Dino Bueno: sono cementate davanti allo stabile che sorge al posto della loro vecchia abitazione di Livorno, in via della Coroncina, distrutta dai bombardamenti. L’unico segno tangibile del loro passaggio su questa terra. Fino a un paio di giorni fa. Ora ce n’è un altro. Edi Bueno l’ha inseguito per una decina di anni. Sconfitta dopo sconfitta. Ogni volta che si accarezzava le cicatrici sotto i piedi, trovava un motivo per non lasciarsi abbattere. E alla fine la Corte dei Conti di Firenze le ha dato ragione: Edi Bueno di Livorno è perseguitata per ragioni razziali. E ha diritto a riscuotere il “vitalizio di benemerenza”.


La famiglia di Edi Bueno. Da sinistra la tata, il fratello Sirio, il fratello Dino, Edi e la mamma morta ad Auschwitz




A quasi 80 anni dalla pubblicazioni dalle leggi razziali, lo Stato riconosce di averle usato violenza. Non l’ha picchiata, né messa in prigione o mandata al confino come gli oppositori del Fascismo. Ma - secondo la giurisprudenza attuale - gli atti di violenza verso gli Ebrei «sono anche di natura morale». Vanno oltre la «terribile» deportazione di familiari. Nel caso di Edi la violenza ha assunto le forme della quotidianità negata: «Sono andata a scuola fino a 7 anni. Quando sono passata in terza, non mi hanno più voluta». Secondo la magistratura contabile il «provvedimento di espulsione da una scuola pubblica può essere considerato un atto persecutorio» in quanto «limitativo del diritto fondamentale della persona». Proprio come il diritto a vivere nel proprio domicilio, ad avere una propria attività. «Il mio nonno - racconta Renzo Bueno, nipote di Edi e figlio di Sirio, detto Luciano - era benestante. Prima delle legge razziali aveva una merceria a Livorno, in via della Madonna. Ma con il fascismo e quelle leggi la vita cambiò». Lo sa bene Edi: «Le amiche con cui giocavo fino a poco tempo prima si rifiutavano di stare con me perché ero ebrea. Un giorno andai con il mio fratellino andai al bar Lateri, a Livorno, e la commessa non mi dette il gelato perché ero ebrea. Allora protestai con il direttore. E lui mi rispose: “Bimba sai leggere? Guarda cosa c’è scritto dietro di te: non si dà il gelato agli Ebrei”. Non me lo sono più dimenticato». Anche per questo dallo Stato Edi preteso il risarcimento.In denaro, il suo assegno corrisponde al trattamento minimo di pensione  erogato ai lavoratori dipendenti. Non una grande cifra, tutto sommato. Soprattutto se paragonato alla fuga precipitosa del 1944 da Livorno «per una spiata dei fascisti». Ma Edi Bueno non si è mai battuta per i soldi. Piuttosto per la sofferenza: «Dopo 15-20 giorni che eravamo a Santa Caterina, a Marlia, abbiamo visto arrivare i fascisti. Ci hanno messo tutti in un salone. Mio padre mi ha fatto un cenno. Stava cercando di aprire una porta: io e il mio fratellino ci siamo avvicinati e infilati nella stanzetta. Era un bagno. Lì siamo rimasti nascosti, fino a quando non sono andati tutti via. Mia madre e mio fratello si sono lasciati portare via, convinti che sarebbe arrivato presto l’armistizio e che non avrebbero subito nulla di grave. Mio padre non era convinto e aveva ragione».


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Sono state messe in via della Coroncina, dove abitavano Dina Bona Attal e Dino Bueno che furono uccisi nei campi di sterminio



Per questo nasconde i figli e si nasconde. Quando tutto è silenzo, Edi dice al fratellino: «Togliti le scarpe perché dobbiamo correre». E si buttano scalzi nei campi. Il grano è stato appena mietuto. I piedi si tagliano, ma non si fermano fino a quando non trovano un ponticello. «Ci nascondiamo, ma vediamo spuntare due teste. Iniziamo a dire: “Non siamo ebrei, non siamo ebrei”. Le voci - ricorda Edi - ci rassicurano: “Siamo partigiani”. Ci hanno presi e tenuti con sé due notti. Poi ci hanno riportati a Livorno. Davanti a casa abbiamo ritrovato nostro padre. Ma abbiamo avuto tanta paura».

Anche di questa paura, Edi chiede conto allo Stato. Ma ancora una volta la strada è in salita, conferma l’avvocato Jacopo Bandinelli di Firenze.La prima richiesta, infatti, viene inoltrata nell’aprile 2006 alla Commissione per le provvidenze ai perseguitati politici antifascisti o razziali costituita presso la Presidenza del Consiglio. Dopo quattro anni e un’istruttoria suppletiva, l’istanza è respinta: non viene precisato il nome della famiglia presso la quale la famiglia Attal-Bueno si è rifugiata nel periodo trascorso a Marlia, in località Santa Caterina. Gli atti sono considerati «troppo generici».
Edi Bueno non si dà per vinta. Neppure quando il ricorso viene rigettato. «Un sostegno consistente - conferma l’avvocato Bandinelli - arriva dal Comune di Capannori che ci ha aiutato a ricostruire il periodo nel quale la famiglia è rimasta nascosta a Marlia». Inoltre, da ricerche svolte sul sito www.nomidellashoah.it risulta che Dina Attal, il nonno (materno) David Attal e Dino Bueno vengono catturati a Marlia e deportati ad Auschwitz dove muoiono. Di fronte a queste indicazioni, perfino il ministero delle Finanze si è dovuto arrendere: per ordine della Corte dei Conti dovrà pagare il vitalizio a Edi, oggi 85enne. A partire dal 1° maggio 2006. la dovrà risarcire perché le leggi razziali le hanno impedito di frequentare la scuola. Di mantenere il proprio nome e, di fatto, la propria identità. Rinunce quotidiane che oggi sono archiviate, ma non dimenticate.Ci sono le cicatrici sotto i piedi a ricordarle. Ogni giorno, quando bada ai bisnipoti, va al «circolino a lavare i piatti e dare una mano», partecipa alle attività della comunità ebraica di Livorno. E perfino il sabato sera. L’unico giorno in cui i piedi non le dolgono. Perché lì al circolo Pirelli, a Livorno, Edi torna ragazza, prima della guerra. E balla. La samba, la bachata, perfino il rock. Come se le cicatrici non ci fossero. Come se.....


26/05/15

24 maggio 1915-24 maggio 2015 l'inizio delle ostilità non fu attacco militare ma semplice scaramuccia fra guardie di confine tra le due nazioni ?


Come  sempre  accade  per  tutte  le celebrazioni d'anniversari     ci sono  miti   che resistono   anche  se    sono  da recenti studi   e    acquisizione   di documenti  rimessi  indiscussione. Ed  è il caso  di  quando   , il  nella  notte  fra  il 23-24  maggio del  1915   l'Italia segno'  la  sua  entrata  nella carneficina  che  fu  la  grande  guerra  .Tutti credono  che Dal Forte Verena, sull'altopiano di Asiago, parte un primo colpo di cannone verso le fortezze austriache situate sulla Piana di Vezzena: che fu questo   per  l'Italia inizia ufficialmente le operazioni militari nella prima guerra mondiale.  E   primo soldato Regio esercito a essere  ucciso da una pallottola dell’esercito austro-ungarico fu l’udinese Riccardo Giusto. All’alba del 24 maggio 1915, nella zona del monte Colovrat,il proiettile sparato da un gendarme imperiale rimbalzò sulla vanga fissata allo zaino di Giusto e gli trafisse la nuca. Quasi contemporaneamente dal forte Verena, a  nord ovest di Asiago, partiva il primo colpo di cannone di una batteria italiana. Ma oggi,sebbene si sia soliti abbinare alla mezzanotte del 24 maggio l’inizio delle ostilità,  sappiamo con certezza che il primo colpo fu sparato due ore prima. A farlo – nonostante l’ordine perentorio di non sparare prima della mezzanotte – furono due militari della Guardia di Finanza sul torrente Judrio, non lontano da Gorizia, contro una pattuglia di austriaci che volevano minare un ponte.A  Darne notizia  è  la bellissima  e  ben fatta  puntata  della trasmissione rai  "  il tempo e  la storia  "    del 2\5\2015 



Una puntata realizzata in collaborazione con la Guardia di Finanza che ha reso possibile, per la prima volta, la ricostruzione filmata dell’episodio con soldati equipaggiati con divise e armi originali dell’epoca.
Ospite di Massimo Bernardini, il professor George Meyr che ripercorre l’accavallarsi degli eventi politici e diplomatici che portarono appunto a quel fatidico primo colpo di fucile sparato dai nostri soldati nella grande guerra. Un evento, in sé, quasi insignificante se paragonato all’immane tragedia del primo conflitto mondiale, ma dal valore altamente simbolico per la storia militare del regio esercito italiano.

24/05/15

l'omerta non è solo dei sardi e de su d d'italia fncl agli stereotipi dei media



da un mio amico di facebook


Chicco Fresu
Nessun compagno di classe al funerale di Domenico Maurantonio, studente padovano morto in circostanze misteriose mentre era in gita assieme a quelli che non si sono presentati. Com'è che non si leggono sparate sulla culture dell'omertà a Padova? E' lontanuccia da Orune...


non aggiungo altro perchè due parole sono poche ed una è troppo

23/05/15

reggio emilia e dintorni Distacchi Iren, mette a disposizione la doccia e scrive a Sassi Khadija Lamami, cittadina reggiana di origine marocchina: "Un esempio di come ci si ostini a non prendere atto della realtà"

Musica   in sottofondo oltre   la  guerra  e  la paura   - Mcr 


cercando storie     di  riportare  sia  su i mie social    sia  qui   sul blog ho trovato   questa   qua   che potrebbe  ,  anche se  alcuni   lo sminuiranno  : <<  bah è un caso su mille  .,  una  mosca bianca  ,ecc  >>  ,  a  chi   : 1)    generalizza  : 2)   ha il prosciutto sugli occhi    ., 3)  è ormai succube  dalla  propaganda    e  l' imperante cultura del terrore, che si fonde col   :  qualunquismo \ populismo  ,  il razzismo,  xenofobia  ,  ed  i capri espiatori  ed ci rende egoisti,ed  malpancisti .

  Leggete  anche
Zona stazione, Iren stacca il riscaldamento a 400 famiglie


dahttp://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca  del 18\5\2015


A Reggio Emilia Iren stacca le utenze ai condomini morosi e Khadija Lamami, cittadina reggiana di origine marocchina mette a disposizione la doccia di casa sua ai cittadini colpiti dal provvedimento che hanno sempre pagato e ai «morosi involontari», (ovvero quelli che hanno smesso di poter pagare perchè colpiti dalla crisi economica).




























REGGIO EMILIA. Nuove polemiche a Reggio per il distacco da parte di Iren delle utenze nei condominii morosi della zona della stazione. A rispondere all'assessore al Welfare, Matteo Sassi, che giudica positivo il fatto che molti nuclei familiari che non hanno pagato le bollette stiano abbandonando gli stabili, è con una lettera Khadija Lamami, cittadina reggiana di origine marocchina che ha messo a disposizione la doccia di casa sua ai cittadini colpiti dal provvedimento di Iren che hanno sempre pagato e ai «morosi involontari», (ovvero quelli che hanno smesso di poter pagare perchè colpiti dalla crisi economica). La donna sostiene infatti che la risposta dell'assessore «è un esempio di come non si sappia affrontare nel merito un tema cruciale per la città, di come ci si ostini a non prendere atto della realtà».Debiti per due milioni: stop alla forniture in otto condomini tra via Turri e via Paradisi. Al freddo anche chi ha sempre pagato
l Comune intanto «ha dato il via libera ad Iren per togliere acqua calda e riscaldamento a famiglie di anziani (italianissimi), famiglie con minori ed invalidi senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze». Inoltre «mentre si sospende il conflitto, il disordine regna sovrano in merito alla trasformazione energetica degli edifici», perchè «ancora una volta il Comune ed Iren rinunciano alla rigenerazione energetica degli edifici, non accompagnano i singoli condomini in un percorso di trasformazione degli impianti».Sassi, prosegue, «continua a non offrire risposte. L'azione del Comune e di Iren hanno di fatto messo all'angolo coloro che hanno sempre pagato le utenze chiedendo a loro di farsi carico del debito anche dei furbetti, ciò ha penalizzato coloro che di fatto le regole le rispettano e sono alleati delle istituzioni».
In particolare, aggiunge Lamami, «il disconoscere l'esperienza del condominio al numero civico 47 è un errore grave, in quanto quel condominio ha attuato la trasformazione energetica ed è in grado di staccare le utenze a chi non paga. Ma nonostante questo il Comune ha preferito togliere anche a quel condomino il teleriscaldamento e l'acqua calda». Dunque «l'amministrazione comunale continua nella sua azione che conduce velocemente al degrado di un quartiere già difficile di per sè. una semplificazione eccessiva, una difficoltà enorme ad approfondire il tema dell'effetto banlieu».
Insomma, conclude Lamami «non certo un bell'esempio di amministrazione» poichè «il rischio è che tra dieci anni i ragazzi che vivono nel quartiere, di fronte a tutto ciò, scelgano la via della violenza e non della convivenza».





Matteo Salvini, novello generale Cadorna? secondo salvini Il 24 maggio «non passa lo straniero»? No, eravamo noi ad attaccare



Chiedo scusa ai miei pochi lettori , se ritorno a  breve  distanza  di tempo   ( vedere  il precedente  post  )  ancora sul 24 maggio ma certe cose mi danno fastidio, specialmente  quando  sono dettate  da becera  ignoranza o peggio uso  politico  \  ideologico della storia  ,  specie  quando uno come  Matteo   (  ancora  non ha   come annunciato   di fare  cambiato il suo nome  )   Salvini  si  è  iscritto     <<  (  .. )  al corso di laurea in Scienze Storiche dell'Università degli Studi di Milano, rimanendo iscritto per 16 anni, di cui 12 fuori corso, e fermandosi, secondo quanto riportato sul suo sito a 5 esami dalla laurea; (....) >>  da  http://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Salvini 


Ora  il manifesti   leghista ricorda una data e un luogo in cui, 100 anni fa, non successe nulla di quello che viene suggerito

 Non vale   la  scusante   dell'errore    tipografico del manifesto   visto che  è   qualche settimana purtroppo la Lega Nord   ha    fatto  una grande battaglia comunicativa intorno alla data del 24 maggio. Quel giorno si annuncia la presenza di Matteo Salvini sul Piave, con lo slogan «Non passa lo straniero». Nell’ultimo lancio dell’iniziativa su Facebook, la pagina ufficiale della Lega Nord Padania sottolinea: «Oggi come 100 anni fa».
La Lega suggerisce, insomma, un parallelismo tra la Prima guerra mondiale e i flussi migratori di questi ultimi mesi, facendo leva sul patriottismo e l’orgoglio nazionale.
Ora  Il problema è  <<   che  sceglie   >>    come  fa  notare  l'ottimo articolo di  http://www.linkiesta.it/lega-nord-salvini-piave << una data clamorosamente sbagliata. Il Piave, come recita la famosa canzone, «mormorava calmo e placido al passaggio / dei primi fanti, il 24 maggio»: il fatto è che i fanti italiani, più o meno mezzo milione, stavano andando all’attacco. E sul Piave, a dirla tutta, non è che quel giorno sia successo granché.  >> Infatti  Come insegnano i libri di storia fin dalle scuole elementari, l’Italia faceva parte della Triplice Alleanza allo scoppio del primo conflitto mondiale nel resto d’Europa, nell’estate del 1914; i rapporti con Austria-Ungheria però non erano semplici, e l’Italia cambiò fronte dopo alcuni mesi aderendo alla cosiddetta Triplice Intesa. Il 23 maggio 1915 il Regno d’Italia dichiarò guerra all’Impero Austro-Ungarico il 23 maggio 1915.
Il giorno dopo, il 24 maggio appunto, cominciarono le operazioni d’attacco su un fronte molto ampio nell’Italia nordorientale, che andava dal Trentino all’Isonzo. Il fiume Piave era ben dietro la linea del fronte. Gli italiani erano comandati dal generale Cadorna e gli obbiettivi erano, nel breve periodo, Gorizia, e se le cose fossero andate nel migliore dei modi si voleva arrivare nel cuore dell’Austria.
Per il primo mese l’avanzata italiana andò piuttosto bene, ma la seconda linea difensiva austriaca resse bene l’urto e cominciò la fase di stallo – la guerra di trincea – che conobbero gli eserciti in tutta Europa.
Al di là delle questioni irredentiste, se c’era qualche straniero che passava i confini il 24 maggio, quelli erano gli italiani.
<<  Da dove viene l’errore leghista?   [  se  d'errore  si tratta   ] Da una lettura superficiale del testo della “canzone del Piave”. Composta nel 1918, la canzone racconta la storia della guerra – con toni assai patriottici – attraverso alcuni momenti salienti che sono ambientati intorno al corso d’acqua. Che nella realtà fu cruciale solo molto dopo il 1915: nei primi versi della canzone, il Piave è ricordato con una generosa licenza poetica, visto che non fu per nulla centrale nel maggio 1915 (e con una certa dose di forzatura retorica: «per far contro il nemico una barriera» è un gentile eufemismo, visto che «i primi fanti» erano all’attacco).
Dopo la sconfitta di Caporetto, cominciata il 24 ottobre 1917, cominciò una rovinosa ritirata che si fermò tre settimane più tardi – intorno al 12 novembre – sulle rive, appunto, del Piave. >>Ma questa è tutta un’altra storia.
Ora  concordo con http://www.formiche.net/2015/05/23/matteo-salvini-novello-generale-cadorna/



( ...  )   Matteo Salvini, novello generale Cadorna, domani disloscherà le truppe padane sul Piave al grido di “Non passa lo straniero!”. La Lega, quindi, stabilisce un parallelismo tra l’ingresso del nostro Paese nella Grande Guerra e l’invasione della penisola da parte degli immigrati. Ora, anche gli alunni delle scuole elementari sanno che il 24 maggio 1915 i fanti italiani, circa mezzo milione, si preparavano non a difendere i nostri confini orientali, ma a sferrare un attacco contro l’esercito asburgico lungo un perimetro che andava dal Trentino all’Isonzo. Inoltre, anche gli alunni delle scuole medie (forse) sanno che “La canzone del Piave” fu composta nel giugno 1918 da E. A. Mario (pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta). L’inno doveva contribuire a risollevare il morale dei nostri soldati dopo la disfatta di Caporetto. Questo spiega la forzatura contenuta nella prima strofa, dove la marcia dell’esercito regio viene presentata come una marcia a difesa delle frontiere nazionali. Al diavolo la verità storica, potrebbe obiettare Salvini. Cosa conta, se si prende un voto in più? (...) 

Salvini   pur  di procacciarsi  voti   ha  fatto   la  figura  dell'ignorante  superando perfino il trota  .I nazionalisti   di Casa  Pound  e forza Nuova  sono   più colti di  te  .

  

Vaticano, vita da Urtista: “Io venditore ebreo di rosari e madonnine ringrazio Bergogl


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A Roma li chiamano ‘Urtisti’, per altri vengono definiti volgarmente ‘Ricordari’, per altri ancora ‘Peromanti’ o ‘Madonnari’. Dall’alba al tramonto sono davanti a ogni monumento importante romano e vendono souvenir: cartoline, magneti, braccialetti, rosari, statuine in finto marmo d’imperatori, di papi e madonne. Il luogo più ambito è piazza San Pietro. Quasi tutti sono ebrei, poco più di un centinaio. La loro esistenza è datata prima dell’Ottocento, a regolamentarla una bolla papale che autorizzava le licenze ai commercianti di religione ebraica, a quel tempo ancora confinati all’interno del Ghetto. La loro fortuna è stata negli anni ’60 con l’avvento dei turisti, ora tutto è cambiato e rischiano di scomparire. A SoVatican (iscriviti alla pagina Facebook) la storia di uno di loro




 di Andrea Cocchi e Alessandro Galassi

22/05/15

e chi lo dice che il carcere non cambia le persone oi carcerati hanno troppi privilegi da dei detenut nel carcere di BADU 'E CARROS, SPOT DEI DETENUTI CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE

Nel carcere di Badu 'e Carros alcuni detenuti hanno ideato e realizzato uno spot contro il femminicidio. 



Servizio di Graziano Canu Gli intervistati sono: CARLA CIAVARELLA DIRETTRICE CARCERE ''BADU 'E CARROS'' NUORO, GIANFRANCO OPPO GARANTE DETENUTI COMUNE DI NUORO

La insultano su Facebook: "Sei troppo grassa", e lei perde 90 chili in 2 anni

   canzone  in sottofondo  Mina  - Ma   che bontà


A  volte basta  un niente  per  tirare  fuori  la  propria  forza  di volontà  ed  il proprio orgoglio  ( ebbene si  a volte   esso   può essere  positivo ed  utile  alla tua  opera  d'arte   )  è  la  storia  di Claire-Crowther


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 https://www.facebook.com/pages/Claire-Crowther/  la  sua  pagina facebook


                                                          Claire oggi

Presa  foto  comprese da   www.unionesarda.it del 22\5\2015


Il matrimonio era in programma ma la sposa continuava a rimandare.Il motivo? Si vedeva troppo grassa. Infatti due   anni fa  era  cosi  




Qualcuno poi, su Facebook aveva commentato una sua foto dicendo appunto che era molto in sovrappeso e l'aveva anche insultata.
Quella è stata la molla che ha fatto scattare la forza di volontà di Claire Crowther, 31enne del Galles, che ha iniziato a fare attività fisica, una dieta bilanciata e ha smesso di mangiare cibo spazzatura.
Così è riuscita a perdere 90 chili in 24 mesi, si è sposata e adesso dice: "Ora mi sento davvero a mio agio".



E pensare chevoleva sposarsi perché si vedeva ancora troppo grassa. Così Claire Crowther dopo    che  ha   perso 90 chili e adesso è felicemente sposata. “Tutto iniziò quando qualcuno commentò su Facebook una mia foto – racconta Claire – Mi scrisse che ero grassa e mi insultò”. “Per questo – dice Claire – prima di sposarmi ho deciso di mettermi a  dieta   e di smetterla di mangiare cibo s spazzatura”.
E così con il supporto e l’amore del marito Claire in due anni ha perso 90 chili ed ora è in una forma perfetta

Centenario della Grande Guerra, la Provincia di Bolzano si rifiuta di esporre il tricolore per il centenario del 24 maggio Il governatore Kompatscher ignora l'indicazione di Roma. "Incomprensibile e sbagliata"

in sottofondo una canzone  che ha    caraterizzato  (  non  è mica  colpa mia   se  mio nonno  era   di quel periodo  )  la  mia  prima infanzia  


IL  trentino non ha tutti i torti . E' vero che il centenario del 24 maggio ( entrata in guerra del'italia ) debba essere ricordarto perchè la storia va riocordata tutta nel bene e nel male come dicevo nel post precedentemente . Ma la partecipazione a un conflitto non si dovrebbe, mica è un evento allegro ,
festeggiare non un evento positivo, come potrebbe essere la fine di una guerra. Do ragione al governatore del Trentino Arno Kompatscher quando dichiara al quotidiano (  da  cui  è  tratta   la  foto  sopra  )   http://www.ladige.it/territori/alto-adige-s-dtirol/ del 21\5\2015
 «L’invito della presidenza del consiglio - ha detto - è assolutamente incomprensibile e fuori luogo». Secondo il presidente della Provincia sarebbe stato meglio ricordare tutte le vittime della Grande Guerra con le bandiere a mezz’asta.
Kompatscher ha sottolineato che il 24 maggio «si celebra l’anniversario dell’inizio del primo conflitto mondiale e non un evento positivo, come potrebbe essere la fine di una guerra».
«Questo invito - ha proseguito - è incomprensibile, soprattutto per la popolazione di lingua tedesca e ladina». Il 24 maggio 1915 ebbe, appunto, inizio la Grande guerra che portò al distacco dell’Alto Adige dall’Austria. Il presidente della Provincia di Trento e attuale presidente della Regione Ugo Rossi dal canto suo ha invitato ad osservare un minuto di silenzio in memoria dei caduti di ogni conflitto. «Le bandiere dell’Italia e dell’Europa - ha detto - le esporremo, ma a mezz’asta, perchè l’inizio di quella guerra, come pure di tutte le guerre, è già di per sè una sconfitta per l’umanità».

e   della  Sudtiroler Volkspartei  che
  << ha definito la decisione di Roma  >>  (  sempre  secondo lo stesso giornale  )  << incomprensibile e sbagliata >> . Infatti  secondo il segretario del partito di raccolta dei sudtirolesi, Philipp Achammer, «sarebbe più opportuno ricordare le migliaia e migliaia di vittime di questa guerra con la fascia da lutto». Critiche sono state espresse anche dai partiti di opposizione di lingua tedesca Sudtiroler Freiheit e BurgerUnion («l’Italia si conferma un paese fascista e nazionalista») e dagli Schützen «l’Italia festeggia la morte di mezzo milione di soldati italiani >>.


 Infatti  Centenario grande guerra: dopo lo "sciopero" del tricolore bandiere a mezz'asta in Trentino
Le indicazioni giunte da Roma che invitavano le amministrazioni pubbliche ad esporre il tricolore per il centenario dell'entrata in guerra dell'Italia, 24 maggio 1915, sono state oggetto di controversie, com'era prevedibile, nelle province di Trento e Bolzano, che a quel tempo non erano ancora italiane ed anzi erano in querra già da otto mesi insieme all'Impero Austroungarico.
Comprendo benissimo e non biasimo la  loro decisione perchè a  differenza  delle  idiozie  leghiste   e  di altri  gruppi separatisti anche  della mia regione  ,   tale  gesto  e  la  sua  o grande guerra: dopo lo "sciopero" del tricolore bandiere a mezz'asta in Trentino
giustificazione esula da presunti intenti autonomistici o separatistici, ma è semplicemente nel segno del lutto: "per noi si tratta di un ricordo doloroso - spiega il presidente Ugo Rossi - la Grande Guerra era iniziata per l'Impero austro-ungarico nel 1914, ma, con l'ingresso in guerra dell'Italia il Trentino si trovò sul confine. Cento anni fa, sul finire di maggio del 1915, la nostra provincia ha vissuto giorni di angoscia e di paura, gli abitanti posti sulla linea del fronte con l'Italia vennero allontanati come profughi e il conflitto varcò i nostri confini e toccò le nostre case".

"Oggi ci sentiamo parte di un’unica entità, l'Europa - prosegue la nota - e le nostre tre comunità, Trentino, Alto Adige/Südtirol e Tirolo, si ritrovano insieme nell’Euregio trentino-tirolese. Crediamo nell'ideale della convivenza pacifica e quella guerra come tutte le guerre è per noi una sconfitta, inoltre quel giorno inviteremo tutti ad osservare un minuto di silenzio per i caduti di tutte le guerre".

Ora   Visto che il tragico conflitto portò migliaia di morti, sarebbe stato molto meglio omaggiarli con delle corone d’alloro. Questo atto del governo, di ricordare l’entrata in guerra con l’esposizione della bandiera,ha un simbolismo totalmente incomprensibile Perché la Grande guerra, per i sudtirolesi, rappresenta una ferita particolarmente dolorosa nonostante  siano passati  100  anni . Infatti   tale  eventi  vengono     usati  (   ecco  perchè non c'è   e   forse   non  ci sarà mai   una memoria  condivisa  sui fatti del secolo scorso  ) a scopo propagandistico  e   politico     come dimostra   il botta  e risposta  fra   i  due   politici Trentini    e   La ministronza   Giorgia Meloni  


 da  il fatto quotidiani del  22 maggio 2015

“Se Rossi e Kompatscher si vergognano di vivere in Italia – attacca Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, con un post sulla sua pagina ufficiale su Facebook – possono tranquillamente decidere di andare a vivere in un’altra Nazione Di certo l’Italia non rimpiangerà questi due squallidi personaggi, che si vergognano della bandiera italiana ma non dei miliardi di euro che lo Stato italiano trasferisce loro per governare la Regione e la Provincia”.
Scandalose le parole del presidente della Regione Trentino Alto Adige, Ugo Rossi, e del presidente della Provincia…
“Rossi e Komptascher – conclude Meloni – chiedano scusa al popolo italiano e abbiano la decenza di dimettersi, perché sono indegni di rappresentare le Istituzioni e i cittadini italiani”. Fdi il 24 maggio sarà sul Piave “per ricordare gli italiani che si sacrificarono nelle trincee della Grande Guerra per l’unità e la libertà della nostra nazione”.
A Giorgia Meloni risponde Karl Zeller, senatore del Sudtiroler Volkspartei: “Questa è la solita menata, noi siamo fra i più grandi pagatori di tasse al netto all’Italia, il gettito fiscale non lo teniamo solo per noi. Che lei strumentalizzi il tema non mi meraviglia. Tutti i servizi pubblici sono gestiti con i nostri fondi, Trento e Bolzano non sono più sulle spalle dello stato da tempo”. Poi continua: “Condivido la posizione di Kompatscher, ritengo l’idea di festeggiare l’ingresso in guerra come una cosa sbagliata – spiega Zeller all’AdnKronos – al massimo si festeggia la fine. Costringere una popolazione che ha avuto un periodo non di certo felice durante la guerra a festeggiarla è sinonimo di poca sensibilità“. Inoltre domenica 24 maggio si voterà in molti comuni e secondo Zeller “che la presidenza del Consiglio faccia una richiesta del genere a pochi giorni dal ballottaggio è incredibile“.

Scambiatemi pure   per  disfattista  ed  anti italiano (   sono accuse  che  ormai  mi scivolano  vie   ,  visto  che   mi   vengono  attribuite  da    quando  ho messo su  il blog   nel  lontano  2004 )  ma   non è colpa mia    se  la   storia del  nostro paese  è un  insieme  di storie    ciascuna  diversa  dentro  una grande  storia . E  se    l'unità  avvenuta  istituzionalmente nel   1861   ma    completata  appunto  con la  fine della I guerra mondiale  è  solo un  fatto  politico  ma non culturale  come dimostra   questa  canzone    di cui s'incominciano a sentire  adesso   le prime  note     nel mio  nel mio stereo 



buona  celebrazione o buon festeggiamenti  fate  voi .  Cosi  come   pure  liberi di  mandarmi in fncl  o  farmi i  compliemti  tanto la mia  email del  blog  e  i miei  social  li sapete 

21/05/15

ma che paese stiamo diventando il razzismo sta mettendo radici ( anzi sta ritornando in italia ) . le leggi razziali del 1938 non sono bastate ?

Ma la volete piantare razzisti di merda .( scusate la volgarità , ma certe persone non le sopporto proprio ) . se foste voi al suo posto vi piacerebbe ? 


  da  http://iltirreno.gelocal.it/pisa/cronaca/ del  21 maggio 2015



Razzismo a scuola: un altro biglietto contro la studentessa senegalese
Pisa: "Ti sei rivolta alla stampa ma non mi scoprirai mai", ha scritto una mano anonima. Presto la convocazione dei compagni di classe da parte dei carabinieri





I libri strappati alla studentessa



PISA. Nonostante il clamore suscitato dai precedenti episodi e l'avvio di un'indagine da parte di carabinieri e Procura minorile di Firenze, nella mattina di giovedì 21 maggio la studentessa 14enne di origine senegalese di un istituto pisano che nelle scorse settimane aveva trovato sul diario lettere a sfondo razzista solo perché brava a scuola, ha trovato un altro biglietto dello stesso tenore.
"Ti sei rivolta alla stampa ma tanto non mi scoprirai, né te né i carabinieri". E' più o meno questo il contenuto del biglietto che ha trovato sul banco la studentessa senegalese 14enne già presa di mira nelle scorse settimane da una serie di lettere a sfondo razzista. E' quanto si apprende in ambienti investigativi. Il biglietto, come gli altri, è infarcito di insulti e volgarità anche nei confronti degli inquirenti. La scuola mantiene il massimo riserbo e il preside preferisce non commentare l'accaduto anche se non nasconde l'amarezza per il nuovo gesto razzista. Gli investigatori stanno invece analizzando lo scritto alla ricerca di tracce utili che possano portare ai responsabili. L'uso del plurale conferma il sospetto che ad agire non sia stata una sola persona.
Mercoledì 20 maggio il preside era stato nuovamente convocato dai carabinieri per cercare di trovare una soluzione alla vicenda senza dover ricorrere necessariamente, visto che tutti i protagonisti sono 14enni, alla soluzione giudiziaria. A questo punto per l'ennesimo ritrovamento rischia di accelerare l'inchiesta e forse che già nei prossimi giorni potrebbero scattare i primi interrogatori in caserma per i compagni di classe della vittima.
«Non gliela voglio dare vinta» aveva detto la 14enne, musulmana. Il clamore della vicenda ha portato alla luce quello che a livello scolastico era già stato affrontato, ma senza arrivare all'identificazione degli autori delle missive anonime. Un impasto di invidia per i buoni risultati e la denigrazione a sfondo razzista. I sospetti si sono concentrati su tre ragazzi e una ragazza. Ma nessuno ha fatto ammissioni davanti ai docenti. «Il rientro in classe è stato tranquillo - spiega la studentessa -. Ho ricevuto tanto affetto. So bene che non tutti sono uguali nella mia classe. C'è anche qualche ipocrita, ma non ci voglio pensare».
"Ti sei rivolta alla stampa ma tanto non mi scoprirai, né te né i carabinieri". E' più o meno questo il contenuto del biglietto che ha trovato sul banco la studentessa senegalese 14enne già presa di mira nelle scorse settimane da una serie di lettere a sfondo razzista. E' quanto si apprende in ambienti investigativi.
Il biglietto, come gli altri, è infarcito di insulti e volgarità anche nei confronti degli inquirenti. La scuola mantiene il massimo riserbo e il preside preferisce non commentare l'accaduto anche se non nasconde l'amarezza per il nuovo gesto razzista. Gli investigatori stanno invece analizzando lo scritto alla ricerca di tracce utili che possano portare ai responsabili. L'uso del plurale conferma il sospetto che ad agire non sia stata una sola persona. (ANSA). 
«Non credo alle sanzioni collettive - chiarisce il preside dell'istituto -. Quello che potevamo fare è stato fatto. Escludo che gli autori delle lettere dopo quello che è successo tornino a scrivere. La classe, al di là degli episodi, è una classe normale con i problemi di tutte le prime che devono amalgamarsi. Mi auguro che questa vicenda possa essere risolta prima della fine dell'anno scolastico e confido che i responsabili di questo gesto inqualificabile siano individuati. Nel momento in cui i carabinieri dovessero indicarci nomi e responsabilità partiremmo subito con le sanzioni disciplinari - aggiunge -. Per la gravità dei fatti non può essere esclusa neppure la bocciatura». Intanto la sottosezione di Pisa dell'Associazione nazionale magistrati e l'Ordine provinciale degli avvocati hanno invitato la ragazza, che vuol diventare avvocato, a fare un giro in Tribunale.


alla faccia del buonismo d'accatto ed ipocrita . le danno della razzista per Insulti su Facebook al ministro Kyenge, ora è fidanzata con un giovane congolese


La  storia   di   Barbara  Beggi     consigliera leghista  che    un anno  fa   aveva  insultato  i nostri politicanti
 è la prova dell'ipocrisia dei buonisti d'accatto ed ipocriti che danno del razzista anche a chi non lo è .
Certo sarà stata cafona , non è modo di criticare una ministra ( che peraltro non era neppure tra i peggiori ) , ma da li ad essere razzista ce ne passa . Infatti

da http://www.ilgazzettino.it/NORDEST/TREVISO/  del 29 Maggio 2014, 09:27 - Ultimo aggiornamento: 10:41



CASTELFRANCO - «Le disgrazie non vengono mai sole. In Europa saremo rappresentati da questo cesso» l’insulto che, postato su Facebook, la consigliera leghista di Castelfranco Barbara Beggi ha lanciato contro l’ex ministroCecile Kyenge, neo eletta al Parlamento europeo per il Pd e la presidente della Camera Laura Boldrini, definendola «mongoloide» e minacciandola: «Le caverei gli occhi».La leghista castellana risponde: «Mi scuso per quel post sulla Kyenge, se può in qualche modo aver offeso lei o chi rappresenta. Non era un mio post ma di altri (pare della pagina Afdc di Facebook, ndr) che poi io "goliardicamente" ho pubblicato a mia volta. Non era di tipo razzista, anche perché chi mi conosce bene sa che non lo sono affatto. La mia più grande e storica amica è una bellissima ragazza di colore. E non credo che "cesso" si possa definire un termine che esprime razzismo. In futuro mi guarderò dal pubblicare certi link che possano in qualche modo essere offensivi. Ricordo che Facebook è un social network dove si esprimono opinioni e dove, sappiamo molto bene, gira di tutto. "Cesso" non sarà un complimento, ma non è neanche un'offesa che merita tutta questa attenzione».


Ora  20 maggio  2015   ha  risposto   a  tali accuse   con i fatti  
 da www.unionesarda.it    del  20\5\2015

Barbara Beggi, la consigliera leghista di Castelfranco Veneto che insulto' l'ex ministro Kyenge
 Dopo il  post su Facebook (nella foto sotto) contro l'allora ministro Cecile Kyenge, era stata bollata come "razzista".

Ora Barbara Beggi, ex consigliera della Lega, è fidanzata con un ragazzo originario del Congo.

Dopo quel messaggio, in seguito al quale si era dimessa dal Consiglio comunale di Castelfranco Veneto (Treviso), aveva provato a chiedere scusa, e a spiegare che era tutto fuorché razzista, ma la pioggia di insulti non si era fermata.


 La vita regala sempre qualche sorpresa. Infatti  Barbara Beggi: appena un anno consigliera comunale leghista di Castelfranco Veneto era finita nella polvere per alcuni suoi commenti decisamente "piccanti" su Facebook. Nel suo mirino c'erano oltre   l'ex ministro dell'Integrazione Cècile Kyenge (definita "cessa"), , la presidente della Camera Laura Boldrini("mongoloide") e il premier Matteo Renzi (a cui aveva augurato "un bel cagotto"). Naturalmente, tutti quanti avevano puntato il dito ,  in italia    c'è  troppa  ipocrisia  e  buonismo  d'accatto  tanto da  non riuscire   a  individuiare    ( se non a  fatica    )  quello genuino  , contro l'attacco alla Kyenge. Infatti visto che ogni critica, specialmente la più colorita, per i politicamente corretti diventa sinonimo di razzismo. Chissà cosa diranno ora quegli stessi che stigmatizzavano quel commento se sapessero che la Beggi è felicemente fidanzata di un uomo di colore, originario del Congo.


 eccone  alcuni  presi da http://www.ilgiornale.it/   Alcuni potre bbero  urtare  la  vostra  suscettibilità   quindi    procedete   a  "  vostro  rischio    nella lettura  
TI
Ritratto di toro seduto
toro seduto
Mer, 20/05/2015 - 16:27
al di là del populismo per menti in saldo....il nulla fritto, questa è la lega ladrona
denteavvelenato
Mer, 20/05/2015 - 16:54
Gran livello la "signora"
Ritratto di roberto-sixty-four
roberto-sixty-four
Mer, 20/05/2015 - 17:09
...Infatti e' la dimostrazione che gli insulti all kienge cosi' come alla boldrini non erano per la razza di appartenenza, ma per le loro idee "bislacche" che sono contro gli interessi del popolo italiano. Come dice Salvini, ben vengano gli stranieri (anche neri certo), che sono onesti, che NON sono clandestini che abbiano anche un lavoro regolare anche se umile, ma sempre dignitoso....Insomma che accettino le regole della nostra civile Società.
torquemada63
Mer, 20/05/2015 - 17:11
la kyengè non va insultata perchè è nera o viene dal congo,ci mancherebbe, ma per l'incapacità e le bestialità che dice, tantè che i congolesi che sono assai più furbi degli italioti ce l'hanno spedita qui.
Ritratto di marino.birocco
marino.birocco
Mer, 20/05/2015 - 17:15
Sicuramente il modo migliore per respingere quelle accuse che la etichettavano come razzista. Ivan hai ragione sarà proprio quello il motivo. Chissà che si sia ravveduta , però per dare un segno più tangibile dovrebbe cambiare partito.
Ritratto di Dreamer_66
Dreamer_66
Mer, 20/05/2015 - 17:16
Per la cronaca... le colorite espessioni della Sig.ra Beggi vennero stigmatizzate anche da esponenti del suo stesso partito ("Sono assolutamente basita dal livello dei post su Facebook pubblicati da Barbara Beggi, da cui prendo le distanze“ - Senatrice Bisinella). Poi, come di consueto, la Beggi ridimensionò tutto chiedendo scusa e affermando che non erano parole sue ma riportate da altre fonti. Comunque tanti auguri per la sua love story.
Ritratto di scappato
scappato
Mer, 20/05/2015 - 17:23
Kyenge e la Rice, tutte e due nere, ma l'assomoglianza finisce qui.
giovauriem
Mer, 20/05/2015 - 17:24
si vede che non ha trovato di meglio (in padania) e si arrangia come può .
Ritratto di giangol
giangol
Mer, 20/05/2015 - 17:25
temo che si sia messa per motivi di "portata" ahahahah
Ritratto di rapax
rapax
Mer, 20/05/2015 - 17:27
il "palo" nero tira sempre..
Totonno58
Mer, 20/05/2015 - 17:52
La verità è che la finissima signora aveva fatto professione di razzismo spicciolo nei confronti del Ministro Kyenge e poi, in un'altra occasione, si è presa, come dice RAPAX, un altro genere di soddisfazione!:)
Ritratto di luigipiso
luigipiso
Mer, 20/05/2015 - 18:00
Ci si può redimere alla democrazia e uguaglianza. Gli stolti non lo fanno
coccolino
Mer, 20/05/2015 - 18:01
la kyenge merita l'insulto per quello che pensa e dice, non per il suo colore.
Ritratto di gianniverde
gianniverde
Mer, 20/05/2015 - 18:16
luigipiso sicuramente lei non l'ha mai fatto.
scorpione2
Mer, 20/05/2015 - 18:24
NON SARA' PER CASO CHE SI E' RICREDUTA? SENTIVA SEMPRE LA LEGA,MI GHE LO DUR,MI GHE LO DUR E ALLA FINE SI E' ACCORTA CHE ERA TUTTA UNA BUFALA,DI DURO HANNO IL DITO MEDIO,E ALLORA CAMBIARE E' BELLO.
Ritratto di zanzaratigre
zanzaratigre
Mer, 20/05/2015 - 18:25
Beh, ci credo non volevate mettere la Kyenge o la Boldrini a confronto con questo ragazzo, questo ha qualcosa in più!
Al-Faqh.Yugoudh
Mer, 20/05/2015 - 18:31
Donne di destra italiane piace moltoMANGANELLO, sopratutto manganello duro e nero.
Paolino Pierino
Mer, 20/05/2015 - 18:36
Ha sentito quanto è duro e quanto dura Viva la sega pardon la Lega
Ritratto di 100-%-ITALIANA
100-%-ITALIANA
Mer, 20/05/2015 - 18:42
Parlo da donna: Naomi Campbell e l'ex ministro dell'integrazione sono entrambe "diversamente colorate" se io do della - Sporca diversamente colorata alla Signora Campbell posso essere tacciata di razzismo se paragono l'ex ministro dell'integrazione ad 1 sanitario da bagno esprimo 1 mio giudizio estetico......
Ritratto di Farusman
Farusman
Mer, 20/05/2015 - 18:58
Caso personale: condivisi e condivido i giudizi negativi sulla Boldrini e la Kyenge che mi stanno letteralmente sulle p.lle Anzi di loro penso molto peggio del peggio che si può pensare Ma non solo non rinnego, ma ricordo con piacere una meravigiosa storia giovanile con una ragazza di colore, finita purtroppo come spesso finiscono queste storie tra ragazzi. C'è forse in questo qualche contraddizione ?
obiettore
Mer, 20/05/2015 - 19:02
Dicono che le femmine, al contrario dei maschi, hanno meno istinto per la difesa del territorio. Le politiche poi, con rare eccezioni, sembrano non vedano l'ora di farsi invadere. E' mia opinione che proprio le donne scese in politica siano la rovina della nazione.
Ritratto di xulxul
xulxul
Mer, 20/05/2015 - 19:13
per me è la macchina che c'ha che conta..... (Vasco Rossi).
Ritratto di gloriabiondi
gloriabiondi
Mer, 20/05/2015 - 19:13
E lei Al-Faqh.Yugoudh, come lo sa? Le ha intervistate tutte in merito ai loro gusti sessuali? Sono una donna italiana, apolitica, nè di destra, tantomeno di sinistra, ma razzista la sono: con i cretini rozzi e volgari come lei. La prossima volta sia più specifico, dica: a mia madre, mia sorella, mia figlia, piace moltoMANGANELLO ecc, ecc. Ha capito?
tzilighelta
Mer, 20/05/2015 - 20:10
"...Sicuramente il modo migliore per respingere quelle accuse che la etichettavano come razzista." Ma non diciamo boiate signor Ivan Francese, questo dimostra che i leghisti come tutti i bananas sono una manica di trogloditi, e poi sotto sotto non disdegnano il nero, e sui finocchi la stessa cosa, evidentemente un po ci sono!
pastello
Mer, 20/05/2015 - 22:55
D'accordo con kyenge: bisogna espellerla dalla Lega.
Ritratto di tempus_fugit_888
tempus_fugit_888
Gio, 21/05/2015 - 07:48
Gira e rigira e` sempre una storia di F... e di C...
Ritratto di tempus_fugit_888
tempus_fugit_888
Gio, 21/05/2015 - 07:50
Io da razzista dico che e` molto meglio prendere l' AIDS da Naomi Campbell che la lebbra dalla Kyengie
Ritratto di gianniverde
gianniverde
Gio, 21/05/2015 - 08:10
tzilighelta visto che ci state pure voi non vedo il motivo che gli altri non ci possano stare.Anzi colla terza narice potete assaporare molto di più gli odori.
santecaserio55
Gio, 21/05/2015 - 08:09
gloriabiondi- buffo , cara Signora che tra tutti i commenti irriguardosi nei confronti della leghista. Lei se la prende solo con Al-Faqh e non fa commenti sui commenti di quei poveri impotenti mentali come Rapax e culcul
Maver
Gio, 21/05/2015 - 08:39
Ma siamo sicuri che il consigliere (donna) comunale di Castelfranco Veneto sia un'esponente leghista e non un'infiltrata? L'operazione messa in campo sembra una pugnalata vigliacca ai danni della Lega, un'operazione veramente raffinata perché mette il dito su una debolezza nella difesa delle destre in generale. Quando ci si nasconde dietro la scusa della regolamentazione dei flussi migratori per non palesare la preoccupazione inerente l'invasione del continente europeo che muore letteralmente di denatalità, si gioca sull'equivoco. Poi si verificano gli episodi di cui sopra e allora si comprende che giocando con le regole dell'avversario si finisce per perdere.
Ritratto di franco_DE
franco_DE
Gio, 21/05/2015 - 11:14
mi sa che questi leghisti siano dei quaquaraquà senza onore e dignità.Vedete che effetto fanno i mandinghi? Pensate alle vostre donne e riflettete una leghista si è fatta convincere da un nero, come se uno del Vaticano si facesse convincere da un musulmano della Arabia