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29/06/19

cosa serve per rimanere umani davanti a questo clima d'odio ?

per sentirci umani è necessario che ogni giorno s'abbatta su di noi una ( o più ) storia di disumana che rende tutti colpevoli o presenti ovvero il famoso  verso poetico  : 𝓟𝓮𝓻 𝓺𝓾𝓪𝓷𝓽𝓸 𝓿𝓸𝓲 𝓿𝓲 𝓬𝓻𝓮𝓭𝓲𝓪𝓽𝓮 𝓪𝓼𝓼𝓸𝓵𝓽𝓲 \𝓢𝓲𝓮𝓽𝓮 𝓹𝓮𝓻 𝓼𝓮𝓶𝓹𝓻𝓮 𝓬𝓸𝓲𝓷𝓿𝓸𝓵𝓽𝓲 .
Infatti    


IL post   sembra  chiuso qui  , poi come  per  magia    una delle  cose  imprevedibili   e curiose  della  vita   un mio amico di fb   è  arrivato  anche se per  un altra strada  alle  stesse  conclusioni  . Infatti  ha  postato questa  foto   di un murales  di Orgosolo


Infatti 

Cogito ergo non credo al populismo
7 h
Le avete augurato lo stupro.
Avete messo in giro bufale su suo padre trafficante d'armi.
Avete esultato all'arresto.
Le avete gridato di farsi scopare dai cazzi negri perché tanto le piace, come se fosse un problema che ad una donna possa piacere il sesso con uno o più individui di pelle diversa.
Avete minacciato di farci scappare il morto se qualche immigrato fosse sceso da quella nave.
Volevate affondare una nave in pieno Mediterraneo.
Esultate perché una volontaria umanitaria è stata arrestata, mentre l'Italia cade ecomicamente a picco e il sistema si sta avviando verso un collasso socio-culturale.
Esultate perché il vostro capitano si è fatto valere, quando nel frattempo altre carrette del mare sbarcano indisturbate a Lampedusa, ma non sono ONG da attaccare per qualche voto e un pizzico di distrazione in più.
Per voi chi salva vite umane è diventato il capro espiatorio, il delinquente da perseguitare, il nemico dello stato, mentre chi spara alle spalle ad un ladro per difendere un incasso diventa un eroe: chi uccide è un martire, chi si fa arrestare per salvare vite in nome della legge del mare è un criminale.
La situazione della Sea Watch e la mossa forte di Carola hanno diviso molto a livello politico e giuridico.
Ma la certezza è che abbiano contribuito a stanare ulteriormente i mostri che vivono intorno a noi.
Quelli senza un vero pensiero, i più pericolosi.
Quelli che vivono di puro istinto animale.
Quelli che in gruppo si sentono più forti.
Quelli che una volta si vergognavano.
Quelli che degli altri non gliene frega un cazzo, basta che non disturbi me.
Quelli che adesso si sentono legittimati a fare sentire la propria voce, perché la politica parla e vomita come loro.
Quelli che continueranno a dimostrare senza ombra di dubbio quanto facciano schifo.
                                  Andrea Bertuccelli

08/08/17

crisi esistenziale precoce di mezza età

colonna sonora


Nei  giorni scorsi,  forse  complice l'ondata  eccezzionale  di  caldo tropicale  , ho  fatto  tre  sogni , i più  strani  ( almeno fin ora ) che  abbia  mai  fatto  !  soprattutto  perchè  contenevano  tutto sommato  delle  cose   sensate .  forse  i tre  fantasmi  non avevano  tutti  i  torti  .  Un po'  come  i tre  fanmtasmi  del natale  ( I II  )  di C.Dickens  solo  che inve  di fami vedere  il presente  , il passato   , il futuro , mi  hanno mostrato   tre possibili vite   che  avrei potuto intrapendere ... . Non racconto 

Risultati immagini per crisi di mezza età
altro  perchè ho trovsato  tutto  fin troppo  bizzaro  persino per me    che  amo ( ovviamente  senza  esagerare  e prendere  per  buone   anche  davanti  a prove  e  certezze  che  le  smentiscono le  smontano  ) :  i  complotti, i misteri  ,  le  versioni alternative  , le  contro inchieste , le  verità  non ufficiali  ,  ecc,  insomma  le cose  bizzare  .  Posso solo dire  che  erano   sogni  parrticolari : 1) uno tragico , 2) un tranche  de  vie ,  3) un avventura leggera  . Sogni che   avevano  a  che  fare   con il mio vissuto e  di come  sarebbe stato  se   avessi intrapesao  quel bivio anzichè  quell'altro  .   Un buon mix  insomma  non c'è dubbio   . Al risveglio  
Immagine correlata

ed    ancora  adesso ( ma  poi  lascio  cadere  la  domanda   perchè mi sono  già dato la  risposta   e    poi    come  ho  già detto in in un mio stato   di qualche  giorno fa   su  facebook   : <<  (...)  la vita vola via in fretta , (..) >> 

Immagine correlata
da  google


.Infatti al rivesglio e  per tutta la mattina   , mi sono chiesto, : ma   la morale   qual è ?  che voigliono dire  anzi  dirmi  ?

Quindi   dopo aver passato una mattinata  a chiedermelo \  ad  elucrubarci  sopra cercando  a  tutrti i cositi  una riposta  immediata  , rendendo  i  poco  sul lavoro ( tali elucubrazioni  , devo allenarmi a farlo  , me le  dovrei  riservare il fine settimana😈😇😀) mi  sono reso conto ho  trovato la  risposta .
Crisi Di Mezza Età Dell Uomo Illustrazione di Stock
da
https://it.dreamstime.com
più precisamente qui
La morale  ed  quindi il loro  significato   che la mia  vita \  opera  d'arte  avrebbe potuto essere migliore o peggiore  oppure né l'uno né l'altro ma semplicemente  diversa .... . Resta il fatto che quella  fin qui vissuta ( nel bene e  nel male  \  in positivo e  negativo ) è  stata  ed  tutt'ora la mia  vita  ed  l'unica  .
Devo  allenarmi acettare il fatto che ciò  che  è stasto  è stato  ed ciò  che è  fato  è  fatto , insomma quardare avanti  ( senza  ovviamente  dimenticare   chi sono  da  dove  gìvengo e cosa  ho :  fatto , scritto  , detto  ) , senza  più a  cosa sarebbe potuta essere se  avessi  preso quella  strada  o seguito  qul suggerimento, ecc.   smettere  di  ripensarci  continuamente e  rimurginarci sopra  perchè ormai  sono negli 'anta  e  tras  poco :-) nei   cinquanta  .e   devo  accettarlo

02/06/15

Youth - La giovinezza, di sorrentino più addatto come corto che a un lungometraggio ?




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http://www.mymovies.it/film/2015/inthefuture/rassegnastampa/






nonostante alcune pecche come per esempio la lunghezza eccessiva Infatti secondo Idee buone per un corto,  come dice    questa  mezzo stroncatura    di un utente  su mymovies.it

<< Ma nel giro di due ore, l’abilità tecnica e i virtuosismi di Sorrentino hanno , almeno per chio dovesse vedere per la prima volta uno dei suoi film , da sole la pretesa di riempire il vuoto. l’abilità tecnica e i virtuosismi di Sorrentino hanno da sole la pretesa di riempire il vuoto. I suoi cortocircuiti stranianti, con un registro che è abile nel tenersi per buona parte sulla superficie delle cose, per poi focalizzarsi su durezze improvvise, è ormai maniera. Quello che era peculiare distinzione in “La grande bellezza” e ne “Il divo” diviene replica vacua, riproposizione neanche troppo ispirata di stilemi logori. Sequenze come il finto videoclip della popstar o il sogno acquatico iniziale a Venezia, sono decisamente orrende e in un profluvio di discorsetti tra il bacio Perugina e un Woody Allen inacidito e stanco, spiace che alcuni passaggi, belli e strazianti (il discorso di Lena al padre durante la cura dei fanghi, il gioco al massacro tra Caine e la Fonda, la visita di Fred alla moglie toccata dal “sacro segno dei mostri”) anneghino nel mare magnum della vacuità a buon mercato, terreno fertile della clap silenziosa, già pronta con un carpiato a difendere il proprio eroe >&gt







Ma questi difetti passano in secondo piano davanti ad Un incipit musicale spiazzante, una buona fotografia , una discreta ed a tratti sublime colonna sonora . Un film commovente e spiritoso che parla della vita e della morte e del tempo che passa con tutti i nostri dubbi ed i nostri perchè. La fantasia è seminata piene mani con risultati discreti . Molto onirico . Le immagini sono di una bellezza abbagliante e poi i paesaggi , i personaggi , le battute intelligenti e profonde . Certo gli attori contano e sono fenomenali , naturalmente Michael Caine , ma Harvey Keitel , Paul Dano ( idea : con quella faccia un " po' così " alter ego di Sorrentino in qualche futuro film ? ), Rachel Weisz non sono da meno e Jane Fonda nel suo cameo è perfetta : che coraggio accettare di farsi truccare per sembrare più vecchia . I comprimari tutti , perfino l'esagerato e claudicante falso Maradona, con l'aggiunta di una Miss Mondo intelligentissima sono azzeccatissimi. Ma il merito di tutto ciò è suo ,tutto suo, di Paolo Sorrentino un regista di livello mondiale , alieno ad ogni forma di provincialismo .Uno che rischiando e butta sempre il cuore ed anche la mente oltre l'ostacolo e vince sempre le suo SCOMMESSE . Ogni paragone con il passato è fuorviante . Nel nostro cinema aver avuto un passato fenomenale non ci vieta dal poter avere un presente altrettanto importante . Non nego e non mi vergogno di dire che alla fine del film ero commosso e che mi sono alzato quando , i titoli di coda , accompagnati da una colonna sonora vivace , moderna ma anche importante e colta sono finiti e si sono accese le luci . A parte certe scelte musicali moderne , io mi sarei concentrato di più sula musica classica o quantro meno classico a moderna magari immaginando scritte dall'ex direttore d'orchestra , magari per il film delll'altro protagonista , la colonna sonora era buona . Un film triste e nostalgico . secondo me è il prequel della grande bellezza . 
Molto bello . non certamente dei migliori di sorrentino ma guardabile e godibile almeno per chi nè abituato ai voli pindarici e alle scene oniriche . Le tre  stelle sono più   che meritate . Mi  ha  fatto esorcizzate il terrore  che m,i viene più    s'avvicinano , mancano  -8 mesi , i miie  40 anni  

30/01/14

sensi di colpa , rimorsi , rimpianti , , utili o inutili ? eliminarli o conviverci ? II puntata

 canzoni   in sottofondo  
Zucchero - Alleluja.
 "              -Senza Rimorso

http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2014/01/sensi-di-colpa-rimorso-rimpianto-utili.html

Dopo  aver riordinato le  idee    riecco  che  riprendo  quel discorso intrerrotto  (  trovate  nell'url  sopra    la prima parte  )  sui sensi  di colpa  , rimorsi  , rimpianti
 Prima  d'iniziare  la  discussione  bisogna chiedersi Non è per  fare il sapiente o  il so  tutto io , ma  è  il fatto    che molti  o  fanno  finta  di sapere    cdi cosa  si parla  o non (  ma  sono pochissimi )    il significato dei termini in questione ma  cosa  significano  i termini rimorso   e  rimpianto  .

rimorso [ri-mòr-so] s.m.
• Sentimento di dolore e di tormento che nasce dalla consapevolezza dei mali commessi SIN pentimento: essere assillato dai r.; non ho alcun r. per quello che ho fatto
rimpianto [rim-piàn-to] s.m.
• Ricordo nostalgico e doloroso di qlco. o di qlcu.: me ne vado senza alcun r.
Source:
da     http://dizionari.corriere.it/

 A mio avviso, poi ciascuno di voi  valuterà    quello che meglio crede , in base  alla  mia esperienza  fin qui  svolta  , posso dire  che  sono  entrambi  effetti , nel bene   o nel male   di tutto  quello che facciamo   , di ogni nostra  azione    e  fanno si  che  andiamo avanti  . Posso dire che se dovesse  scegliere ,  ma  esercito il diritto di non scegliere 



 forse e meglio avere rimorsi che rimpianti. Entrambe le cose sono spiacevoli certo, ma chi ha rimorsi li prova per aver fatto qualcosa sbagliando, quindi ha comunque agito. Chi ha rimpianti ha sognato soltanto di fare qualcosa ma non l'ha mai realizzata alla fine. Il rimorso è in parole povere suscitato dai sensi di colpa, il rimpianto dalla frustrazione. Infatti  c'è  molta differenza tra rimorsi e rimpianti..I rimorsi è qnd si hanno i senzi di colpa x qualcosa che è stato fatto male o qualche offesa fatta ecc ecc i rimpianti e quando stai male per non aver fatto una determinata cosa o perche hai la consapevolezza di poterla fare meglio . Se  volete  altre  definizioni eccovene alcune  trovate  su  http://it.answers.yahoo.com/
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  • Fla84 con risposta 5 anni fa
    rimorso è qualcosa che hai fatto e poi ti sei pentito alla grande, rimpianto è qualcosa che NON hai fatto e poi ti sei pentito di non averlo fatto!

    cmq è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti, fidati.
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  • Allora hanno stesso significato cioè ti fanno stare male comunque...ma cmq è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti.
    Il rimpianto è quando una cosa vorresti farla ma non la fai per paura di quello che potrebbe succedere.
    Il rimorso pensa come se dovessi mordere te stesso nel senso hai fatto una cosa che purtroppo è andata male...ma cmq che hai fatto...hai scoperto il fatto tragico almeno!!
    spero di averti aiutata!
    Baci
    Aby!!
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  • CammeloSpareddaGOD con risposta 5 anni fa
    Il RIMORSO e un sentimento di dolore che si prova per le colpe commesse.. Il RIMPIANTO e il ricordare con desiderio e rammarico cose o persone che non si hanno più,, Il RIMORSO e un sostantivo maschile mentre il RIMPIANTO e un verbo (rimpiangere).. RIMORSI e di 7 lettere.. RIMPIANTI di 9 lettere..
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  • pupettina con risposta 5 anni fa
    Pratikamente...evere un rimorso significa pentirsi di NON AVER fatto qualkosa...mentre avere un rimpianto significa pentirsi di AVER fatto qualkosa...fine ;)
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  • stellina con risposta 5 anni fa
    Il rimorso è un'emozione sperimentata da chi ritiene di aver tenuto azioni o comportamenti contrari al proprio codice morale. Il rimorso produce il senso di colpa.

    Il Rimpianto, invece, è il sentimento che nasce da qualcosa che in passato avresti voluto fare – senza però mai farlo. Il non aver colto occasioni, opportunità.

    A parer mio sia il rimorso che il rimpianto sono comunque legati al ricordo. E non c’è peggio che ricordare qualcosa che nn è successo.. rimpiangere di non aver fatto, di non essersi fidati del cuore, di aver affidato tutto alla mente razionale.
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Io  posso solo  dire   che   cerco   di scacciarli  entrambi  perchè dopo  che  ha  capito   come gli  hai  originati   non ti servono più  ed  finiscono per  appesantire  e  ti obbligano a


 ricercarla di  nuovo 

  



21/10/12

Kateri, la prima santa pellerossa E' la patrona dell'ecologia insieme a San Francesco d'Assis

leggendo  sui media  la news  che trovate   sotto  e  in particolare  la sua  biografia  che ho trovato sul sito   farwest.it   sua biografia   mi sono  marzullato   .Infatti  la scelta  dei due pontefici del fare prima beata  ( Giovani paolo II )  e poi   Santa (  Benedetto XVI ) Kateri Tekakwitha   si può spiegare  con il fatto   che si voglia  portare la religione cattolica   dove non ha  ancora  attecchito  bene , chiedere  perdono  e far  dimenticare (  più la seconda  secondo  me )  le malversazioni e le angherie ( ovviamente  senza generalizzare   ) che fecero i religiosi  cattolici   ma non solo  verso  le popolazioni  dei nativi Americani

da http://www.tgcom24.mediaset.it/  del 21\10\2012


dal web 




 Si chiama Kateri Tekakwitha: è la prima santa pellerossa, nata nel 1656 nell'attuale Stato di New York, morta in Canada a soli 24 anni. Canonizzata da Papa Benedetto XVI all'inizio dell'anno della fede, Gah-Dah-Li Degh-Agh-Widtha, era stata beatificata nel 1980 da Giovanni Paolo II. La giovane pellerossa non è l'unica nuova santa: insieme a lei il papa ha proclamato oggi altri sei santi con rito solenne.
In lingua mohawk il suo nome significa "Colei che ha la sua strada nelle sue mani": a causa del vaiolo le si sfigurò il viso e perse la vista, tanto che fu costretta a camminare tenendo le mani protese in avanti per allontanare gli ostacoli. Kateri è anche la patrona dell'ecologia insieme a San Francesco d'Assisi, la sua festa viene celebrata il 14 luglio, la stessa data di quella del santo del Cantico delle creature. Le sue reliquie sono conservate presso la Missione San Francesco Saverio di Kahnawake, vicino a Montreal.
Di lei si racconta che rimase orfana a quattro anni, sopravvivendo a un'epidemia di vaiolo che decimò il suo villaggio, il suo fisico si fece fragile, indebolita nella vista, segnata in volto da cicatrici. Fu adottata dagli zii, che non avevano figli. Era una cacciatrice, partecipava alla grande caccia stagionale, come era consuetudine delle donne mohawk. Lavorava duramente nei campi, era particolarmente abile nella concia delle pelli e nel ricamo con le perline. Una donna come tante mohawk ma che finì per essere presa di mira per la sua fede.

06/05/12

Mezzo secolo per chiedere scusa, storia di un italiano a Parigi

unione del 6\5\2012

di GIORGIO PISANO  pisano@unionesarda.it


GIAMPAOLO MAINAS - FOTO MAX SOLINAS
Si presenta negli uffici del giornale, a Quartu Sant'Elena, una mattina di pioggia. «Vorrei fare un appello per ritrovare una persona». Alla maniera di certi vecchi, usa un tono rispettoso e avanza timidamente verso la scrivania più vicina. Aspetta che gli dicano di accomodarsi e solo allora poggia la cartelletta di pelle nera che tiene stretta fra le mani. La sua idea è quella di chiedere la pubblicazione di due vecchie foto nella rubrica Come eravamo . «Io e   Tina. Guardi, lei aveva diciassette anni, io venti. Tutt'e due bellissimi».
Giampaolo Mainas parla uno strano italiano, inciampa soprattutto sugli accenti. Ha le mani molto curate, occhialini leggeri, sguardo limpido che tradisce innocenza ritrovata, tipica della gente della sua età. «Mi scusi, sono stato a lungo in Francia e non riesco ad esprimermi bene».
Emigrato?
«No, in gita. Una gita a Parigi che doveva durare quattro giorni».
E invece?
«Cinquant'anni. Sono cittadino francese. Ho fatto anche il militare lì. Però sono nato a Quartu».
E adesso è rientrato.
«Giusto un paio di settimane per rivedere i fratelli e qualche parente. Ho settantotto anni, un figlio che ne ha cinquantuno e due nipoti. Vedovo da pochissimo ma la mia vita ormai resta in Francia».
Tina era sua moglie?
«No, la mia ragazza, quella con cui stavo prima della partenza per Parigi. Di cognome fa Mireddu: non lo ricordavo ma mi ha rinfrescato la memoria scoprire una sua lettera dimenticata tra le pagine di un libro».
Perché vuole ritrovarla?
«Per ringraziarla e chiederle scusa».
Di cosa?

È la domanda che Mainas aspettava da tempo, molto tempo. A questo punto sente d'avere il coraggio necessario per vuotare il sacco. Apre la cartelletta e tira fuori un vecchio portafoglio. «Avevo questo quando sono partito, nel '57». Quel portafoglio è un album della vita lasciata in Sardegna: scoppia di foto ormai ingiallite. In una c'è una dedica che farebbe sorridere se non apparisse oltraggioso. Al mio grande amore . All'epoca Tina, che faceva la bambinaia presso una famiglia cagliaritana, aveva capelli corvini tagliati corti. Nella foto con dedica è felicemente in posa: mano sotto il mento nel tentativo di darsi un'aria pensierosa e un sorriso smagliante.
Il vecchio sta ormai navigando in un mondo tutto suo, vedere quelle foto (Tina formato tessera, Tina che sorride accanto a un bimbo, Tina alle spalle di una piazza, Tina in vacanza) fa scattare un interruttore segreto. «E pensare che di questo portafoglio m'ero quasi dimenticato. L'aveva custodito Michelle».
Chi è Michelle?
«Chi era, non chi è. È morta cinque mesi fa. Era mia moglie. L'avevo conosciuta un lunedì di giugno, passavo in Vespa a Saint Denis nella pausa-pranzo della sartoria...».
Perché lei faceva il sarto.
«Proprio. Avevo bottega in via Nazionale a Quartucciu. Guadagnavo bene. Un giorno un mio amico che stava nella Legione straniera mi stuzzica su Parigi. Mi fa immaginare una città piena di bellissime ragazze e io, che avevo vent'anni, abbocco».
Abbocca?
«Sì, casco felicemente nella trappola. Decido di andarci ma giusto per dare un'occhiata. Avevo molto lavoro e non potevo permettermi più di qualche giorno».
Poi che succede?
«Succede che mi portano a Pigalle, a vedere da vicino le ragazze più belle del mondo, mi portano a ballare, mi fanno vedere la vita come non l'avevo mai vista».
Partenza rinviata, quindi?
«Mentre sistemavo i bagagli, il solito amico mi dice: perché non resti qui?, ti trovo lavoro in un attimo. E in un attimo è successo davvero: abbiamo attraversato la strada, ci siamo infilati in un palazzetto di fronte e un minuto dopo eravamo nella sartoria di un ebreo».
Assunto?
«All'istante. Ha capito che non ero un pivellino. Così, inizio l'avventura dimenticandomi della bottega a Quartucciu ma non di Tina: sapevo che mi stava aspettando e poi, ad essere sincero, l'amavo veramente».
Però...
«Però Parigi è Parigi. Contavo di rientrare in Sardegna ma nel frattempo mi divertivo come non era mai accaduto prima. Poi c'è stato quel lunedì che mi ha bloccato».

Giampaolo la racconta in modo preciso, con un residuo di antico entusiasmo. Dunque lui gironzolava in Vespa in attesa di tornare al lavoro quando vede Michelle. Pausa, fruga nella cartelletta e spiega: «Mi piace documentare quel che dico». Ecco la foto di Michelle, viso affilato, naso perfetto. «Era una tentazione». Prova ad agganciarla offrendole un passaggio, la ragazza rifiuta. Ma lui l'accompagna lo stesso, senza scendere dalla Vespa. A passo d'uomo sullo scooter, la bombarda di domande qualunque. Lei abbandona la timidezza iniziale e risponde con qualche monosillabo. Gli comunica che sta per andare in villeggiatura e che quindi possono salutarsi in via definitiva fin da subito: non ci sarà seguito, insomma.

Ma lei non s'arrende.
«Aspetto un mese e la metto alla prova. Carico un'amica sulla mia Vespa, vado sotto casa di Michelle e la chiamo finché non s'affaccia alla finestra. Scendi, le dico. E lei incredibilmente viene giù».
Ed eravate in tre, giusto?
«Sì, a Parigi può succedere. Le presento la mia amica e le chiedo d'uscire insieme il giorno dopo. D'accordo, dice lei. E se ne va quasi senza salutare. A pensarci mi viene da ridere».
Perché?
«Mi sono ricordato d'aver abbandonato la scuola in prima media perché non sopportavo il francese».
L'ha imparato sul campo, il francese.
«Naturalmente. Dopo quell'incontro con Michelle, ho smesso di fare il sarto. E, nonostante fossi astemio, ho preso in gestione un bar».
Che c'entra essere astemi?
«Mi sembrava un controsenso. Quel bar, comunque, l'ho tenuto per tredici anni. Poi ho venduto tutto e mi sono preso un anno di riposo. Nel frattempo però c'è stato l'incidente e qui torna in causa Tina».
Che incidente?
«Una sera Michelle mi dice d'essere incinta. Anche se può far ridere detto da me, non sono di quelli che se la squagliano davanti alle proprie responsabilità. Decido: mi sposo. Ma prima devo avere la forza di dirlo a Tina».
Allora?
«Torno in Sardegna. E mi sento un mascalzone. Durante il viaggio ripenso alle lettere che le ho spedito, ricordo persino di quella volta che mi ero fatto accompagnare a Jerzu, dove abitava la sua famiglia, per parlare coi suoi».
Ci è andato con suo padre?
«Quando mai. Avevo l'amico giusto, uno che sembrava avanti con gli anni e vestiva sempre in abito completo. Sono andato con lui e l'ho presentato come zio».
Ha chiesto la mano di Tina?
«Essendo zio ed essendosi pure inventato che suo fratello (cioè mio padre) non poteva essere presente, ha girato attorno all'argomento lasciando tutti felici e contenti».
Poi?
«Come, poi? Poi ho fatto la gita, poi non sono tornato in Sardegna, poi ho conosciuto Michelle e l'ho messa incinta. È per questo che cercavo Tina».
Com'è andata?
« Dipende dai punti di vista. Ero imbarazzato. Avevo anche saputo che era venuta a cercarmi in sartoria facendosi passare per la figlia di un cliente. Ha detto due parole ed è fuggita».
Perché?
«Era disperata. Ma il pomeriggio che ci siamo incontrati non me l'ha fatto vedere. Mentre passeggiavamo lungo la strada di Giorgino, le ho detto che Michelle aspettava un bambino e che io non potevo tirarmi indietro».
E lei?
«Lei niente. Ha detto solo: va bene così, se è quello che vuoi. Quando l'ho lasciata sotto casa, mi ha stretto la mano e se n'è andata».
Com'è stata la vita con Michelle?
«Bellissima. Sono stato fortunato. Col cuore non l'ho mai tradita».
E col resto?
«A Saint Denis c'erano le belle ragazze di un tempo. Ogni tanto, perché l'uomo ha certe esigenze, sono andato con loro. Per questo dico che col cuore non l'ho mai tradita».
Avete mai parlato di Tina?
«Mai. Debbo dire che mi ero scordato del mio vecchio portafoglio. L'ho visto riapparire ad un tratto un giorno che Michelle chiacchierava con due amiche. All'improvviso ha detto: ora vi faccio vedere una vecchia fiamma di Giampaolo, ditemi voi chi di noi due era più bella».
E lei?
«Io sono letteralmente scappato. Solo più tardi ho scoperto che durante tutti quegli anni, il mio portafoglio era stato custodito dentro una scatola nell'armadio delle cose da non buttare. C'erano tutte le foto di Tina, compresa quella con la dedica al mio grande amore».
Quand'è tornato a casa, ne avete parlato?
«Nemmeno una parola. Michelle era straordinaria proprio per questo. Siamo tornati in Sardegna quasi ogni anno per le vacanze estive e non mi ha mai chiesto di Tina. Chessò, dove abitava, se l'avevo per caso rivista».
Cosa avrebbe risposto?
«La verità: di Tina, dopo quel giorno in cui le ho confessato di Michelle, non ho più avuto notizie».
Le è mai tornata in mente?
«Credo sia stato qualcosa che si è addormentato nella mia anima. Addormentato, non dimenticato. È rimasto lì ad aspettarmi finché Michelle non è morta».

Nella biografia di Giampaolo Mainas manca qualche dettaglio. Dopo un intero anno di riposo per riprendersi dalle fatiche della gestione del bar, ha acquisito una fabbrica di confezioni che stava andando in malora. È arrivato ad avere trentasei dipendenti e, come ricorda malvolentieri, a perdere il tesserino di artigiano per acquisire quello di industriale. «E gli industriali, in Francia, sono martoriati dalle tasse».

Perché vuole ritrovare Tina?
«Vorrei rincontrarla, chiederle che vita ha fatto perché io non ho più saputo niente di lei. Vorrei anche ringraziarla della sua gentilezza».
Ma se non ricordava nemmeno il cognome.
«Che c'entra? Quelli sono scherzi dell'età. Sono sicuro che se Tina vede la mia e la sua foto di allora, ricorderà immediatamente tutto».
Cosa le fa credere che non l'abbia dimenticata?
«È una speranza che vivo come una certezza. Eppoi, c'è anche un'altra ragione che mi spinge a cercarla».
Quale?
«Vorrei fare qualcosa per lei. Io sto bene economicamente e mi farebbe felice poterla aiutare. Sono qui: basta che mi contatti attraverso il giornale. Succeda quel che deve succedere».
Per esempio?
«Mettiamo che sia libera. Per il momento non ho posto per nessuno nel mio cuore: Michelle è morta da pochissimo e non mi sembra il caso. E se, incontrandoci, la fiamma dovesse riaccendersi?»
E se?
«Se è libera, la posso portar via subito. In Francia, per quel che ci resta da vivere. Dove la trovo una donna come lei, una donna che si è sacrificata per la mia felicità?»