Come promesso riprendo l'argomento accento nel finale. Chiarenfo di come sia assurdo paragonare e mettere sullo stesso piano le due principali del secolo scorso
Sebbene entrambe siano eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale che derivano dall' esacerbarsi del nazionalisti di fine ottocento e grande guerra ( I conflitto mondiale ), le Foibe e l'Olocausto (o Shoah) presentano differenze profonde per obiettivi, scala e contesto storico. Ecco un sunto con le differenze principali
Oltre a tali differenze c'è anche il Contesto Storico: L'Olocausto fu un progetto ideologico globale del Terzo Reich per "ripulire l'Europa dalle impurità razziali ". Invece Le foibe
Soprattutto in dalmazia furono invece legate alle tensioni di confine tra Italia e Jugoslavia e alla repressione attuata dal regime comunista jugoslavo alla fine della guerra.
Per la Natura del Crimine: Molti storici sottolineano che equiparare i due eventi è improprio sul piano storico e giuridico: la Shoah rappresenta un evento unico per la sua natura industriale e l'obiettivo di annientamento totale di un'etnia (gli ebrei )e di tutto ciò non "puro ". Inoltre la Shoah è priva a di Esodo . infatti si parla di Esodo Giuliano-Dalmata cioè quando : Ai massacri delle foibe e della dittatura nazionl comunista seguì l'esilio forzato di circa 250.000-350.000 italiani dall'Istria, Fiume e Dalmazia. Ecco quindi che Le foibe e l'Olocausto sono due tragedie storiche distinte per contesto, cause e vittime.Foibe e Shoah, due facce della stessa medaglia cioè furono abberazioni della storia e rappresentano due eventi simili ma distinti della storia . La Shoah, che coinvolge circa 6 milioni di ebrei, è ricordata il 27 gennaio, mentre le Foibe, che coinvolgono migliaia di italiani, vengono commemorate il 10 febbraio. Entrambi i eventi hanno avuto un impatto significativo sulla storia e sulla cultura italiana, ma sono stati trattati in modi diversi dalla società. La Shoah è stata oggetto di una celebrazione più ampia e di una memoria condivisa, mentre le Foibe sono state spesso sottovalutate e oscurate pr motivi ideologico , opportunismo , pace sociale , guerra fredda . Questo dualismo ha portato a polemiche e discussioni sulle due ricorrenze, con alcune frange politiche culturali /mediatiche cercando di ricondurre le Foibe alla Shoah per costruire una memoria condivisaSebbene siano entrambi eventi tragici della Seconda Guerra Mondiale, leFoibee l'Olocausto(o Shoah) presentano differenze profonde per obiettivi, scala e contesto storico come è detto in questo post
Dopo il post sul 27 gennaio ( olocausto \ shoa ) e i due ( III ) : sul 10 febbraio ( foibe ed esodo Istriano ) , cioè le due giornate sulla memoria \ ricordo ecco a mente fredda una mia riflessione su questo secondo evento
Ogni volta che amici che : non s'ineressano di storia e di politica , che sento o leggo delle foibe e dell'esodo o d'altre stragi e genocidi mi chiedo nnostante sappia già in partenza che è una illusione se sarebbe possibile comprendere le uccisioni e le violenze sia quelle precedenti degli italiani sugli slavi e poi d'essi sugli italiani nell’autunno 1943 e della primavera-estate 1945, e così il lungo esodo degli istriano-dalmati verso l’Italia nel secondo dopoguerra, senza considerare il contesto ed le cause in cui avvennero e che sono all'origine ? Si possono astrarre dei fatti dalla storia? A mio avviso Il Giorno ( ormai diventata settimana ) del Ricordo, come di altre giornate memoriali, ci dimostra come tale tipo d’operazione possa dovrebbe essere sì fatta, anche senza il beneplacito delle istituzioni , solo ricordando \ celebrando ed parlarne a 360 gradi o quanto meno contestualizzando i fatti in questione . Quindi Ricordare si e celebrare si , ma la memoria condivisa è impossibile ed utopistica soprattutto quando c'è ed c'è ancora un uso stumentale ed ideologico di tali eventi dolorosi ed drammatici . Non basta quanto ciò è stato fatto per tutta la guerra fredda e nei primi ( ed in parte continua ancora oggi a fine guerra freda ) anno dell'istituzione della giornata del 10 febbraio
Ecco che tale Giornata , diventata settimana , celebrativa ( pulicoscienza ) entrata in vigore nel 2004 con la legge n.92, la giornata istituita “per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” è divenuta estremamente esemplare non solo del funzionamento della memoria nazionale italiana ma anche purtroppo dell’uso politico del passato da parte di partiti e istituzioni .
Purtroppo Agendo su “un lutto non elaborato”, infatti, tale giornata – con gran parte delle sue iniziative, istituzionali e non – lascia spazio ad “un uso prepotentemente politico della storia” dimostrando ancora una volta come la memoria di un gruppo (così come quella dei singoli) funzioni come una sorta di filtro.
A far scattare i meccanismi della violenza (tutt’altro che unica) virulentemente scoppiata fra il settembre e l’ottobre ’43 e nella primavera/estate ’45 fu il regime fascista, attivo in periodo di pace con le sue politiche di snazionalizzazione e ancor più ferocemente impegnato, in periodo di guerra, nel costruirsi il suo “spazio vitale” a scapito delle popolazioni balcaniche. In due fasi precise e differenti, una volta rovesciate le sorti del conflitto, gli italiani vennero così travolti dalle conseguenze fisiologiche di uno scontro mai visto come fu appunto la Seconda guerra mondiale. Uno scontro esacerbato dall’odio e dall’ideologia.
Nel mese di vuoto istituzionale fra l’armistizio dell’8 settembre 1943 e la conquista tedesca dell’Istria (ottobre 1943), in primo luogo, a essere colpiti (in un numero che gli storici concordano possa variare dalle 500 alle 700 unità) dal movimento di liberazione furono i “nemici del popolo” – categoria che l’Istituto regionale per la storia della Resistenza del Friuli-Venezia Giulia, nel suo Vademecum per il Giorno del ricordo, descrive come composta da “segmenti di classe dirigente italiana particolarmente invisi ai partigiani, per il loro ruolo svolto nel regime fascista (gerarchi, squadristi), nelle istituzioni (podestà, segretari comunali) e nella società locale (possidenti terrieri, commercianti ed artigiani accusati di strozzinaggio) o comunque ritenuti pericolosi per il nuovo potere”.
A cavallo della vittoria degli Alleati (e tra questi dell’Esercito popolare di Liberazione della Jugoslavia), nella primavera/estate 1945, a venir travolti sono invece i nemici, presenti e futuri, della Jugoslavia, in una vera e propria “pulizia politica” che investe circa 9000 sloveni filo-nazisti, almeno 60mila ustascia, i fascisti croati, e qualche migliaio di italiani. In questo caso, nonostante le difficoltà nel tirare un bilancio complessivo, le stime operate dagli storici concordano su un massimo di 5000 vittime italiane totali, fra il 1943 e il 1945.
Ciò che avvenne nel contesto della risistemazione confinaria, infine, coinvolse circa 300mila italofoni, protagonisti di un lungo esodo concluso solo alla metà degli anni ’50. Anche in questo caso, osservata con la lente dell’odio etnico, l’immagine del dramma di queste popolazioni finisce per distorcere la comprensione del fenomeno, privilegiando la spiegazione etnica a quella politica. Più che una presunta politica anti-italiana della Jugoslavia di Tito, a portare migliaia di italofoni nella penisola furono la perdita di un ruolo privilegiato e dominante da una parte e la scelta, in grandissima parte scartata, di rimanere in una società socialista dall’altra.
Se il Giorno del Ricordo, come indicato da più parti, andrebbe quindi (per lo meno) ripensato, la direzione presa a livello istituzionale appare ben diversa. La pubblicazione nell’ottobre 2022 da parte dell’allora ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi delle Linee guida per la didattica della frontiera adriatica, ultimo atto del governo Draghi, illumina su come e quanto sia distorta la narrazione ormai dominante sui fatti dell’Alto Adriatico. Le leggi approvate in Friuli-Venezia Giulia e Veneto che limitano la ricerca storica, imponendo una sorta di “Verità di Stato” rendono il quadro ancora più inquietante.
Queste mie riflessioni sulla giornata del 10 febbraio \ giorno del ricordo vogliono oltre a coltivare il ricordo \ celebrazioni di questi eventi a 360 gradi e di contrastarne l'uso strumentale ed ideologico anche interrogarsi sul senso, le potenzialità e i rischi dell'insistenza sull'uso strumentale della memoria nello scenario pubblico. La sua prorompente ascesa, infatti, si è accompagnata alla parallela scomparsa o alla riduzione dello spazio delegato alla Storia, come analisi critica del passato. Memory consiste nel mostrare come le “tessere” della memoria – i ricordi – non coincidano mai perfettamente tra loro ed non esiste come ho già detto ed è impossibile una memoria condivisa soprattutto quando il ricordo e imposto obbligatoriamente a senso unico . Quindi per rispondere alla domanda del titolo : << Come si possono comprendere i fatti che commemorano? È possibile spiegarli astraendoli dal loro contesto e osservandoli con la sola lente delle “vittime ? >> secondo me No non si possono comprendere e spiegare bene i fatti soprattutto quelli cosi complessi e su cui ancoira non si è fatto completamente i conti , a meno che non si vogliono celebrare \ ricordare solo una parte d'essi . Infatti come ha dichiaritoi Pennacchi uno degli attori del film Rosa d'istria : << revisionismo potrebbe rappresentare un pericolo ? : “Il revisionismo può diventare un pericolo ma tutto dipende da come si racconta la storia. Quando fatto bene, con la verifica delle fonti permette di avanzare nella comprensione del passato. Il revisionismo diventa un male quando è fatto al servizio di una bandiera”.
Tali di chiarazioni rilasciate da Penacchi in una intervista promozionale de La rosa dell'istria che andrà in onda il 5 febbraio , mi fanno venire alla mente una mia risposta data qualchje tyempo fa ( e che trovaste sottto ) a mia nipote su tali argomenti
----- le foibe dono state un genocidio o sostituzione etica ?
----- La tua domanda riguarda un tema storico molto delicato e controverso, che ha suscitato molte polemiche e dibattiti. Cercherò di darti una risposta il più possibile obiettiva e basata sui fatti.
Le foibesono dei grandi inghiottitoi carsici, tipici del territorio della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia, dove furono gettati i corpi di alcune vittime (o, in alcuni casi, le stesse ancora in vita) di massacri avvenuti durante e subito dopo la seconda guerra mondiale da parte dei partigiani jugoslavi e dell’ OZNA, l’organizzazione di sicurezza jugoslava Tuttavia, il termine “foibe” è diventato anche sinonimo di tutte le uccisioni e le deportazioni che colpirono migliaia di civili e militari italiani autoctoni di quelle regioni, anche se la maggior parte delle vittime morì nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione verso di essi .
La questione se questi massacri possano essere definiti come un genocidio o una pulizia etnica è molto dibattuta e non esiste un consenso unanime tra gli storici. Alcuni sostengono che si trattò di una violenza di Stato e di una epurazione preventiva di oppositori reali, potenziali o presunti tali al comunismo titino, e che le vittime furono scelte secondo criteri politici, ideologici e sociali, e non in base alla loro appartenenza etnica o linguistica . Altri invece ritengono che ci fosse una volontà di eliminare o espellere la popolazione italiana dalle zone occupate dai jugoslavi, e che le vittime fossero prevalentemente di etnia e lingua italiana.Al massacro delle foibe seguì l’ esodo giuliano dalmata, ovvero l’ emigrazione forzata della maggioranza dei cittadini di etnia e di lingua italiana dalla Venezia Giulia, dal Quarnaro e dalla Dalmazia, territori del Regno d’Italia prima occupati dall’ Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia del maresciallo Josip Broz Tito e successivamente annessi dalla Jugoslavia tramite i trattati di pace di Parigi del 1947. Spero con questi link di averti fornito una risposta esaustiva e imparziale. --- ok grazie
..... ed a parlarne in prima pagina è un giornale della sinistra comunista .
e poi fanno pressioni sul " povero " Amadeus perchè modifica in corsa la scaletta pur di parlare di foibe ed esodo e rimediare alle figure .... barbine e non scontentare le associazioni degli esuli \ profughi Istriani per aver lasciato sui media la prima pagina alla sinistra comunista. e con questo post concludo la mia rassegna del giorno del ricordo o 10 febbraio al prossimo anno
P.s
Vado a vedermi il documentario di rai tre sul giorno del ricordo .Sperando che non deluda come il kossal propagandistico Red lander occasione sprecata per ricordare eventi così drammatici senza fare propaganda e strumentalizzazioni
L'immagine qui a sinistra ha provocato un ,secondo https://www.lastampa.it/torino/ 31 gennaio 2022 << Temporale politico in vista della Giorno del Ricordo, che si terrà il prossimo 10 febbraio, istituito nel 2004 per ricordare la vicenda dell'esodo giuliano-dalmata. Il tutto dopo che la Regione Piemonte, per l'occasione, ha pubblicato un manifestino di dubbio gusto. [... ] anto che il capogruppo di Luv parla di «una locandina che ha l’aspetto di un manifesto di propaganda nazista >> qui l'articolo completo . Tale locandona èin realtà una vignetta estrapolata e decontestualizzata del fumetto Anime in transito di Vanni Spagnoli uscito nel 2021 per Youcanprint; Pagine 52; ISBN 9791220314008 che potete trovare : sotto a destra la copertina il fumetto per chi vìfosse interessato lo può trovare in pdf su http://www.anonimafumetti.org/ più precisamente qui oppure se volesse approfondire e con backstage qui dove si discute del fiumetto con gli autori ( la prima parte ) e con ( la seconda parte ) lo storico MILETTO Enrico ( qui il suo curriculum ) esperto di tale periodo ( fra i suoi libri : Novecento di confine. L’Istria, le foibe, l’esodo, FrancoAngeli, Milano 2020 ., gli italiani di Tito. La Zona B del Territorio Libero di Trieste e l’emigrazione comunista in Jugoslavia (1947-1954), Rubbettino, Soveria Mannelli 2019 )
L'utilizzo della grafica, contenuta nel manifesto, tradisce il significato originario del graphic novel "Anime in transito" realizzata dall'Anonima Fumetti - si legge in una nota diffusa dell'Istoreto.<< [... ] Già a dicembre "quando fu proposta dall'assessore Marrone una riedizione del graphic novel, fu concordemente respinta dagli enti e dagli autori che l'avevano promossa, contrari all'uso strumentale, ravvisabile nelle nuove pagine introduttive. Tale uso strumentale --- secondo repubblica del 1\2\2022 ( qui l'articolo integrale ) ---- è purtroppo riconfermato dal manifesto che circola in questi giorni". Già a dicembre, infatti, il presidente dell'Istituto Paolo Borgna aveva chiesto alla Regione di sospendere il progetto di ripubblicazione del fumetto con la nuova prefazione, a firma Marrone, perché ne cambiava "l'orientamento e la collocazione, sottraendola al ruolo che in origine la caratterizzava", e per l'uso "di concetti errati, come genocidio e pulizia etnica, propri della polemica politica \ ideologica " e "interessati a riproporre la contrapposizione con gli avversari di un tempo e alleggerire le responsabilità del fascismo italiano, promotore di una guerra sbagliata e perduta". [...] >>
Infatti , già di per se foibe e l'esodo senza contare quello che c'è stato prima è un argomento che per svariate ragioni ( voglia di dimenticare il terribile periodo del fascismo e del 2 conflitto mondiale , incapacità di fare i conti \ autocritica sui crimini commessi dal 1919 al 1945 in quelle zone , il volerli nsabbiare \ nascondere , lapolitica della guerra fredda ) molto doloroso e delicato da trattare storicamente in modo obbiettivo che fa si che non si riesca a ricordare nè a 360 gradiin maniera obbiettiva e non ideologica la complessa situazione in cui siu svolsero le foibe e l'esodo nè al di fuori dei classici schemi retorico o strumentali da cui destra e sinistra non sono immuni .
Ecco perchè propongo di abolire l'istituzionalizzazione. Infatti è manifestazioni come questa sembrano darmi ragione ancora non è pronti a celebrarlo senza cadere nel bieco ed nostalgico nazionalismo ormai condannato dalla storia ) della #giornatadelricordo ovvero i #10febbraio ed lasciare il ricordo di quest eventi la cui ferita ( causa #guerrafredda ed poca voglio di fare i conti con essa legata per i crimini italiani ad essa è ancora una ferita aperta, al ricordo privato o pubblico ma senza patrocini istituzionali . Ormai il seme in questi 18 anni di celebrazioni istituzionali e non solo è stato gettato e quindi tutti sappiamo cosa si ricorda e cosa tali eventi significhino sia che li si ricordi da una parte sia da un altra . Ma soprattutto , ovviamente senza generalizzare perchè in mezzo alla 💩 ci posso essere delle perle e delle cose fatte bene o abbastanza bene come il fumetto citato , se pur intrise di retorica patriottarda , La commemorazione del 10 febbraio è da tempo occasione di scontro
politico, è innegabile. Perché tale data viene usata per approfondire un’orribile pagina storica
dimenticata, messa in un angolo per mezzo secolo anche da un pezzo di mondo
intellettuale legato al Pci e dalla Dc ( punto di riferimento per la Nato e gli Usa ) insomma dalla guerra fredda che preferironotacere o sminuire tali fatti per non toccare certi equilibri di geopolitica dei due blocchi contrapposti Inoltre è al 90 % dei casi l’occasione per riscrivere la
storia, equiparando il comunismo al nazismo, colpevole della Shoah e mettere in un unico calderone due diversi genocidi .
Ci sono macchie nere nella storia di ogni civiltà. Nascoste, ignorate o mascherate grazie a narrazioni di comodo, sono il conto con il passato che non abbiamo mai voluto fare. Quel conto è arrivato.
Dopo la settimana della memoria adesso si avvicina la settimana del giorno del ricordo , la differenza tra patriottismo e nazionalismo ( da me riportato qui ) ben spiegata dal politologo Maurizio Viroli nel libro NAZIONALISTI E PATRIOTI che ricostruisce le ragioni della tentazione illiberale che sta attraversano il nostro Paese in un malsano e disgustoso sentimento nazionalista mai o falsamente patriottico ) , mostra il suo solco profondo tra l'affetto verso il proprio territorio e l'amore malato per esso con l'odio per tutto ciò che è straniero
A noi uomini liberi spetta ricordare il passato , in questo caso il 10 febbraio , a 360 gradi ricordare tutti i morti a causa da parte dei carnefici nazionalisti, prima fascisti e poi comunisti , Opporci a :
- lo stravolgimento da parte della destra illiberale e neofascista con la complicità ed il silenzio ( salvo rari casi della sinistra parlamentare revisionista ed frange di quella extra parlamentare) della verità insistendo solo sul genocidio nazionale asseritamente subito dagli italiani in Istria
- la monopolizzazione da parte della destra illiberale e di quella postfascista dell'argomento delle foibe quale 'fobia di massa ' decontestualizzandole da quello che è avvenuto prima .
- la strumentalità di tale argomento da parte dei neofascisti, perchè usato :
A ) per distrarre l'attenzione dal ruolo svolto dai fascisti fin dal 1919\20 il cosiddetto fascismo di confine con incendi alle associazioni e gruppi culturali , linciaggi , discriminazioni , delle minoranze slave , e poi dal 1922\23 fino al 1943 con l'aggiunta di italianizzazione forzata , con deportazioni e massacri e successivamente dopo l'8 settembre del 1943 con le stragi e i massacri vestendo i panni di membri della RSI ovvero dei traditori della Patria nelle formazioni nere che in Istria e nella "Zona di Operazione del Litorale Adriatico" combatterono agli ordini dei comandi nazisti contro i patrioti resistenti italiani, seminando stupri, distruzione e morte
B ) per far dimenticare violenze e stragi perpetrate dai fascisti italiani in Istria e nelle zone occupate della Dalmazia, del Montenegro, della Slovenia (Lubiana) dall'inizio del 1941 fino al settembre1943 .
È in corso una indegna gazzarra da parte di elementi di destra e di estrema destra che prende a spunto le celebrazioni del giorno del ricordo . Queste persone attaccano qualsiasi interpretazione che non accetti una vulgata che si rifiuta di prendere in considerazione la politica di snazionalizzazione portata avanti durante il ventennio nelle zone del confine orientale non per giustificare, ma per spiegare quanto successo dopo la caduta del fascismo e durante la costruzione dello stato comunista jugoslavo. Si vuole imporre una versione ufficiale della tragedia delle foibe e di quella successiva dell’esodo dei giuliano fiumano dalmati sotto forma di genocidio degli italiani e con impropri e assurdi confronti con la Shoah. Chiunque operi la necessaria contestualizzazione di quanto successo sa che gli italiani furono perseguitati o in quanto ex fascisti, o perché identificati con le classi egemoni, o in quanto si opponevano alla costruzione dello Stato comunista, e non in quanto italiani. L’anno scorso l’attacco era stato portato al vademecum elaborato dall’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea del Friuli-Venezia Giulia, di Trieste, un equilibrato documento di sintesi storiografica sulle acquisizioni di decenni di ricerca sul confine orientale, che metteva in discussione la tesi che la persecuzione degli italiani fosse motivata da una pulizia etnica. [....]
Inoltre due anni fa e l'anno scorso , e credo che sarà cosi ( mi auguro e spero di no ) anche quest'anno sono stati attaccati singoli ricercatori accusati di negazionismo solo perché si rifiutano di cedere alla nuova vulgata nazionalista e filo fascista, e poi la Regione Toscana per aver affidato all'istituto della Resistenza e dell’età contemporanea di Grosseto la politica della memoria, e quindi anche i viaggi sul confine orientale, sulla base di una pluriennale esperienza di ricerca e didattica di quell'istituto sul tema. Gli attacchi mirano a mettere sullo stesso piano ( è da stolti negarlo e non vederlo ) storici riduzionisti cioè che attribuiscono le foibe e l'esodo solo al fascismo e sminuiscono i crimini comunisti con chi fa invece ricerca seria inquadrandole in uno contesto storico ed servono a negare la legittimità degli Istituti della Resistenza e dell’età contemporanea a svolgere azione di ricerca storica e diffusione didattica sul confine orientale, sostenendo che essi sarebbero ideologicamente orientati.
Ecco che quindi è necessario oltre che : « [...] È allora essenziale ribadire che la ricerca storiografica non può essere condizionata da verità ufficiali diffuse o imposte dallo Stato e dalle istituzioni; che la libertà di ricerca va fondata sull’onestà intellettuale, sulla contestualizzazione ampia degli eventi, sull’utilizzo critico di fonti verificabili; che da parte degli istituti storici della Resistenza e dell’età contemporanea non è mai stata negato che le foibe rappresentino un crimine, che si inquadra non soltanto in una reazione alle politiche di snazionalizzazione [ quello che a destra ed in certa sinistra s'ostinano a definire pulizia etnica ] e oppressione messe in atto dal fascismo nei confronti delle minoranze slovene e croate, ma anche nei meccanismi violenti di costruzione dello Stato jugoslavo da parte di un regime comunista che perseguitava tutti coloro che si opponevano ai suoi progetti (e quindi non solo italiani, e quindi non solo fascisti).[...] » sempre left eccetto le parentesi quadre che sono miei pensieri .
In realtà dietro a questi attacchi si nasconde non solo la totale ignoranza o conoscenza parziale degli eventi storici, ,ma l’utilizzazione di parole d’ordine scioviniste e nazionaliste, ma anche e soprattutto la rivalutazione del ventennio fascista e della figura di Mussolini .
Infatti L’Istituto nazionale Ferruccio Parri, che è il capofila di 64 Istituti storici della Resistenza dell’età contemporanea diffusi su tutto il territorio nazionale, si oppone con forza a questa deriva filofascista e antidemocratica e, nel manifestare la propria vicinanza alle famiglie di tutti coloro che hanno dovuto soffrire per le tragedie consumatisi sul confine orientale, ribadisce il suo impegno per la libertà di ricerca storica al di fuori di vincoli e polemiche di carattere ideologico. Esprime solidarietà agli istituti e ai ricercatori che in questi giorni hanno ricevuto attacchi scomposti per il loro impegno per la verità e la correttezza storica.
IL cattivo ricordo è peggio del silenzio che le foibe e l'esodo hanno subito in 60 anni . Infatti Si dice che, a forza di ripeterle, anche le menzogne diventano verità. Più volte questo è accaduto riguardo ai fatti del passato. Capire come sia stato possibile e correggere le distorsioni è il compito che ci siamo dati. Quindi cerchiamo di porre fine a chi sfrutta questo giorno cercando di accreditare presso i giovani e non solo, una visione semplicistica e parziale di una vicenda invece molto complessa, presentandola come una specie di “equivalenza” verso i crimini nazisti e fascisti della seconda guerra mondiale, calcando la mano con numeri fuori di ogni documentazione storicamente valida, su un aspetto drammatico, come le foibe, ma parziale e non inserito nella più complessa vicenda del fascismo del confine orientale
A freddo e senza giri di parole ora, finita l'ubriacatura retorico \ celebrativa e di strumentalismo nella 2° data , lo posso dire ufficialmente per me le giornate ora diventate settimane del 27 gennaio e del 10 febbraio e a tutte le altre occasioni di rammemorazione e commemorazione collettiva calata dall'alto, artificiale, imposta, andrebbero abolite . Si tratta di una proposta che potrà scioccare qualcuno ma purtroppo è meglio così visto che in tali celebrazioni si ricorda sempre solo a metà e parzialmente . Ad esempio , come dimostra il video sotto , ricordiamo il fascismo (ed il nazismo ) , ma omettiamo come esso sia contiguo nelle nostre istituzioni repubblicane
cosi come ricordiamo giustamente le foibe , l'esodo
ma in maniera strumentale lo dice persino un rossobruno come Fusaro
mettendo sullo stesso piano o peggio in secondo piano sminuendo se non ignorando , sopratutto nel caso di quella del 10 febbraio , quello che c'era prima . Manca , quindi , in questi riti di memoria celebrativi quelll' onestà intellettuale e amore per la complessità, ossia un approccio storico, per non sminuire il riconoscimento e lo sdegno per la brutalità senza astrarre e destoricizzare l’accaduto o farlo faziosamente o parzialmente Ecco che ci sono tutti profondi motivi di riflessione ed è anche questo il motivo per cui ho atteso la conclusione delle due Giornate \ settimane per esplicitare le mie perplessità, in modo da non offendere nessuno con quella che poteva sembrare una banale provocazione.Ma che invece nasce da una riflessione meditata e concreta visto che sono da tempo che cerco di spiegarvela e che è la seguente: la memoria collettiva non è modificabile per decreto. Occorre un lavoro in profondità, e non bastano solo due settimane all'anno . Il culto della memoria che è alla base delle varie “giornate” dedicate è una mera imposizione del potere costituito, che avviene a distanza di decenni dai fatti “ricordati” (forse non tutti si…ricordano che le due “giornate” della Memoria e del Ricordo sono state istituite solamente nei primi anni Duemila) e che pretenderebbe di attivare a comando e burocraticamente meccanismi etici e identitari collettivi ovvero quello che si chiama volgarmente memoria collettiva . Tant’è che quando “l’innesto di memoria” non funziona a dovere,visto che in entrambi i casi, tuttavia, l’inutilità delle ricorrenza è manifesta, perché una memoria forzata non è vera memoria, e un ricordo che diventa l’occasione per offendere i ricordati è contraddittorio. Lo scontro politico esplicita almeno il problema, l’unanimità della retorica lo affoga nell'insensatezza e nella noia . È ciò che accade ai due anniversari ci sente in dovere di attingere allo stanco repertorio del comunicatificio di massa per concionare e massifficare su male, bene, tragedia, messaggi universali, etica globale, “l’ora più buia”, ciò che è stato “condannato dalla storia”, la “vigilanza” e ciò che “non deve ripetersi mai più”. Questa non è memoria, è chiacchiera, un discorso che gira a vuoto, e che la stragrande maggioranza dei suoi destinatari ascolta e partecipa spontaneamente o obbligato \ costretto ed ascolta lo fa distrattamente, con noia.E allora, come se ne esce? Semplice: liberando la memoria. Lasciando il campo libero a tutte le affermazioni e a tutte le negazioni, a tutte le sensibilità e al loro contrario, riconoscendo la libera contesa delle egemonie, arrendendosi alla conflittualità manifesta dei ricordi contrapposti. Fuori la burocrazia dalla memoria. Lasciamo il ricordo a chi sa tenerlo in vita senza l’aiuto di carte bollate e decreti ed obbligo .
Dopo aver smontato l'anno scorso ( qui il post ) nonostante le accuse ( che mi scivolano via ) di negazionismo \ revisionismo su tale evento \i ovvero il mito \ leggenda urbana del silenzio sulle foibe e sull'esodo delle popolazioni italiane de confine orientale , quest'anno proverò a smontare altri due molto diffusi : 1) quello della pulizia etnica 2) quella della nostra shoah .
Quale prende in esame per primo ? Iniziamo dall'ultimo che poi è anche il più grave . Esso è come gettare benzina sul fuoco ed una delle cause ( vedere i miei precedenti post I II ) del perchè ancora oggi a distanza di quasi 80 anni da tali eventi essi siano ancora una ferita aperta ed non si può parlare di memoria condivisa \ pacificazione ed di come ogni volta che se ne parla e si celebra il giorno \ settimana del ricordo , come giustamente dovrebbe far notare segnala https://capodistria.rtvslo.si/ nei suoi vari servizi sulle foibe s'alimenta di più la ferita . Ecco quindi che l'istituzione della giornata del 10 febbraio dedicata alle foibe e il dramma dell'esodo ci fa ( giustamente se fosse fatto bene ) ricordare che le celòebrazioni di tali avvenimenti sono è un occasione mancata per fare conti con la propria storia ed il proprio passato ed andare avanti senza dimenticare ciò che essi sono stati .
L'anno scorso una due \ settimane dopo il giorno del ricordo si è tenuto un convegno che avrebbe potuto dovuto essere un’occasione di riflessione sul modo in cui il dramma dell’esodo e la tragedia delle Foibe sono stati affrontati dalla maggior parte della stampa e dei media .
Ma l’incontro organizzato dall’Unione degli istriani nella sala principale del palazzo della Regione a Trieste sembra destinato , dopo il solito scontro diplomatico fra l’Italia e i governi di Slovenia e Croazia, ad alimentare nuove polemiche.
L'incontro in questione aperto dal presidente della Regione del Friuli venezia giulia , Massimiliano Fedriga, vedeva fra i relatori il presidente dell’Unione degli istriani, Massimiliano Lacota, l’ex parlamentare, Roberto Menia, e i giornalisti Elisabetta de Dominis, Fausto Biloslavo e Marcello Veneziani. In collegamento video è intervenuto anche il direttore editoriale di Libero, Vittorio Feltri.
In apertura Fedriga ha parlato di un “rigurgito negazionista” sulle Foibe e la Regione, ha aggiunto, “sarà al fianco di coloro che sosterranno la battaglia contro chi vuole negare queste sofferenze".Fin qui scelta condivisibile visto che c'è ancora chi le nega o le esalta , ma allo stesso tempo dubbiosa visto che nel calderone dei negazionisti vengono messi anche storici che cercano di smontare tali leggende con l'uso di documenti e di riportare lo studio della storia el confine orientale e quindi del periodo delle foibe e dell'esodo inquadrandolo nel contesto precedente al 8 settembre 1943 ed eliminando la confusione e uso strumentale quando si parla di tale periodo .
interventi hanno proposto oltre le rispettive esperienze sulla narrazione dell’esodo, in particolare a Vittorio Feltri l’autore delle dichiarazioni più forti: in una dura requisitoria contro il comunismo, ha accusato giornalisti ed editori di aver taciuto sulle Foibe, ha chiesto ai comunisti di pentirsi, (“i partigiani non possono perché per fortuna sono morti tutti”, ha aggiunto) e ha affermato che quella delle Foibe è stata una tragedia “addirittura peggiore rispetto a quanto avvenuto nei campi di concentramento in Germania”.
La comparazione fra la Shoah e le Foibe è stata ripresa anche da Marcello Veneziani, sia pur in maniera più sfumata: “Io non amo questi paragoni - ha detto - perché in effetti ogni tragedia è una storia a sé e quindi la comparazione non è mai giusta, ma quello che però si può notare è il diverso trattamento mediatico: da un punto di vista strettamente di storia nazionale, la tragedia delle Foibe con il relativo esodo ha una dimensione anche numericamente più grande rispetto agli Ebrei italiani che sono morti nei campi di sterminio”.>>
Meno male che a replicare ci ha pensato Alessandro Salonichio, presidente della Comunità Ebraica di Trieste, << “Mettere assieme tragedie terribili, ma con connotazioni profondamente diverse, come la Shoah e le Foibe, non aiuta alla comprensione e non fa onore a chi cerca questi paragoni”, ha detto. “La Shoah è stata caratterizzata da un metodo scientifico, mentre la tragedia delle Foibe, altrettanto tragica, ha avuto connotazioni diverse. Mettere tutto sullo stesso piano è pericoloso e fuorviante e spiace trovarsi di nuovo a commentare fatti di questo tipo.”>>
E' vero ed innegabile che nelle foibe e anche dopo a guerra finita come dice il testo ( mai accettato ufficialmente dai nostri politici ) della «Relazione italo-slovene 1880-1956», "ignorato e passato sotto silenzio da coloro hanno istituito la giornata \ settimana del 10 febbraio , e di cui la relazione approvata all’unanimità il 27 giugno 2000 dalla Commissione storico-culturale italo-slovena, costituitasi nel 1993 sotto l’egida dei ministeri degli esteri dei due paesi e formata da storici italiani e sloveni (consultabile qui). Essa afferma che dopo aver liberato il Litorale adriatico dai nazifascisti, l’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo mise in atto (sottolineatura mia e di https://www.wumingfoundation.com/giap/ più recisamente qui da cui l'ho tratta )
«un’ondata di violenza che trovò espressione nell’arresto di molte migliaia di persone – in larga maggioranza italiane, ma anche slovene contrarie al progetto politico comunista jugoslavo – , parte delle quali vennero a più riprese rilasciate; in centinaia di esecuzioni sommarie immediate – le cui vittime vennero in genere gettate nelle “foibe” –; nella deportazione di un gran numero di militari e civili, parte dei quali perì di stenti o venne liquidata nel corso dei trasferimenti, nelle carceri e nei campi di prigionia (fra i quali va ricordato quello di Borovnica), creati in diverse zone della Jugoslavia.
Tali avvenimenti si verificarono in un clima di resa dei conti per la violenza fascista e di guerra ed appaiono in larga misura il frutto di un progetto politico preordinato, in cui confluivano diverse spinte: l’impegno ad eliminare soggetti e strutture ricollegabili (anche al di là delle responsabilità personali) al fascismo, alla dominazione nazista, al collaborazionismo ed allo stato italiano, assieme ad un disegno di epurazione preventiva di oppositori reali, potenziali o presunti tali, in funzione dell’avvento del regime comunista, e dell’annessione della Venezia Giulia al nuovo Stato jugoslavo.»
ma Il ritornello «tutti i morti sono uguali» si trasforma, quando si tralasciano le dimensioni e il contesto dei fenomeni, in « alcuni morti sono più uguali degli altri ».
L’equivalenza tra foibe e Shoah tanto cara ai neofascisti e ai loro complici «democratici» nasce dall'affermazione che le truppe jugoslave avrebbero ucciso delle persone «in quanto italiane», esattamente come i nazisti avevano ucciso delle persone «in quanto ebree ». Ma si tratta di un ritornello propagandistico, senza alcuna valenza storiografica, ma come capita la menzogna diventa verità e la verità menzogna . Vero L’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo – compresi i non pochi partigiani italiani in esso inquadrati – arrestò e in diversi casi uccise persone «contrarie al progetto politico comunista jugoslavo», qualunque fosse la loro appartenenza nazionale.Naturalmente nessuno intende giustificare queste uccisioni, in molti casi assolutamente sommarie, ma è doveroso ricordare che i bambini infoibati esistono , almeno che non vi si trovino documentati che lo affermino, solo nell'immaginazione malsana dei propagandisti di destra e che la larghissima maggioranza dei casi interessò appartenenti agli eserciti nazifascisti o loro collaboratori. Recentemente anche il Corriere della Sera si è accorto che ben 300 «martiri delle foibe» decorati dalla Repubblica Italiana dopo l’istituzione del «Giorno del Ricordo» nel 2004 erano in realtà combattenti nelle formazioni repubblichine e collaborazioniste, alcuni dei quali si erano anche macchiati di efferati crimini di guerra.Mettere le due cose sullo stesso livello non è la peggiore offesa, la peggiore banalizzazione che si possa fare della tragedia della Shoah ? A questo punto infatti qualunque atto di violenza diventa «come la Shoah!».
Adesso veniamo alle foibe come pulizia etnica degli slavi verso gli italiani . Altro mito e leggenda , ormai diventata quasi verità e guai a metterla in discussione altrimenti ti tacciono di negazionismo e ti dicono che insulti la memoria del ricordo , sulle foibe e sulla storia del confine orientale , diffusa dalla destra ( una delle oche cose in comune tra la destra parlamentare e quella extraparlamentare ) ed [ sic ] anche dalla sinistra parlamentare .
Inizialmente forse influenzato dai libri di storia di mio nonno paterno fascista e dalle prime letture sue foibe consideravo le foibe come pulizia etnica fatta dagli Slavi verso gli italiani . Poi con diverse letture ( in particolare il libro citato sopra e questi due siti I e II ) che la vulgata ufficiale del 10 febbraio considera a torto negazionista , mi sono fatto l'opinione che tale fatti storici cosi complessi e dolorosi vanno studiati e ricordati a 360° opinione che è quella che conoscete e che ho sempre espresso nel nostro blog dal 209 in poi . Confermata anche da uno storico non sospetto d'essere comunista talmente è critico verso Tito e verso i comunisti Raul pupo nel video che trovate sotto .
Recentemente pero , questa mia concezione è sembrata vacillare chiacchierando con amico sulle foibe . Lui sostiene che le foibe furono oltre ad un genocidio , la nostra shoah, furono pulizia etnica degli slavi contro gli italiani ed io no. Quando ad un certo punto mi ha chiesto il perchè di tale mia convenzione , ma non ho replicato forse perchè ero di fretta ( dovevo andare a fare una commissione ed ero in ritardo ) o paura di non riuscire a padroneggiare in sintesi una serie d'eventi cosi complessi come quelli del confine orientale senza cadere in interpretazioni ideologiche non ho saputo cosa rispondergli con esattezza e gli ho promesso che ci daremo rivisti . Ed ecco che lui , essendo vicini all'edicola mi ha regalato il libro di Dino messina italiani due volte dalle foibe all'esodo una ferita aperta della storia italiana. Esso è un libro si abbastanza onesto in quanto analizza la situazione storica comprendendo anche il ricordo degli esuli ed sostiene una buona ricostruzione storica vicina a quella ( ne trovaste un video sotto e qui ) di Raul Pupo . Un buon libro pur non condividendone l'impianto troppo nazionalistico . Ma interessante conoscere ed approfondire la storia del confine orientale e dell'esodo leggendo testimonianze dirette e indirette di profughi
Ora per poter contraccambiare appena lo rivedo vorrei regalargli o fargli leggere qualche libro che lo smentisca tale sua interpretazione o meglio gli spieghi meglio la mia .
Ed ho rivolto la stessa domanda nel gruppo facebook chiuso moderatoStoria moderna e contemporanea, spunti e riflessioniOra da tale proficua discussione mi ha convito ad non abbandonare la strada intrapresa , che un alto scambio di opinioni ed un semplice libro stava a rischiando di farmi abbandonare , sul 10 febbraio e sugli avvenimenti del confine orientale . Infatti da ciò' ho capito il mo modo di ricordare e lottare contro le celebrazioni farlocche e strumentali del 10 febbraio dove << con la sua impostazione chiusa e nazionalistica”, tutta una certa retorica (poi confluita nel Giorno del Ricordo) “corre seriamente ( anzi lo sta facendo sempre più corsivo mio ) il rischio di legalizzare il ricordo di crimini altrui sull'oblio di altri crimini”— cioè dei nostri. >> da eccetto le frasi tra parentesi lo storico Carlo Spartaco Capogreco.
Insomma, sarebbe anche ora che per vicende complesse e dolorose dove in sintesi : << oggi raccontiamo di aver attraversato i tre incubi del novecento : il fascismo , il nazismo , il comunismo >> ( Antonio Toffetti figlio di un infoibato ) con i rispettivi crimini , non ci si fermasse a semplificazioni superficiali. Non basta citare qualche storico qua e là per non inciampare in assunti erronei o quantomeno discutibili. E l'argomento è troppo importante e complesso per facili ricette ed uso strumentale . Inoltre sul discorso "etnico" chiamerei in causa il video citato prima Raoul Pupo, storico di sicuro non tenero nei confronti di Tito.Lui lo esclude, e ne fa una descrizione prevalentemente politica. Ecco quindi Dire che fu pulizia etnica è storicamente scorretto, sia per la natura degli eccidi, sia per il concetto di "italiano"in una zona crocevia di diverse popolazioni ed etnie come quella dei Balcani che è meno definito di quel che si pensa. Quindi concordo con questo commento della discussione avvenuta sul gruppo prima citata
L'evento delle Foibe non è mica una specie di fulmine, un temporale, un qualcosa che "accadde fuori del controllo umano" e che non ebbe motivi scatenanti. Nell'esaminare un singolo - ben delineato - evento storico, rifiutare il rapporto causa-effetto che lo lega ad altri eventi è sciocco. Oppure è strumentalizzazione deliberata.Asserire che le foibe (e i vari altri eccidi di matrice slava avvenuti nei balcani a danno di altri slavi E ANCHE a danno di italiani E italòfoni - che erano slavi che parlavano italiano) furono un crimine, una cosa orrenda, è esatto ma non esime, dalla analisi, il concetto "furono una reazione a qualcosa avvenuto in precedenza". E citare le cause delle foibe non significa "giustificarle", significa solo spiegarle e capirle.In sostanza, la risultante storiograficamente emergente è che l'attributo "pulizia etnica" sia utilizzato solo da chi vuole a tutti i costi imprimere una matrice ideologica e politica alla analisi storica dei fatti.
Nelle foibe ci finirono persone di QUALSIASI etnia, e gli italiani (insieme agli italòfoni) non furono la maggioranza. Questo fatto da solo dovrebbe esser sufficiente quantomeno a far sorgere qualche dubbio.
...Furono utilizzate per sopprimere gli oppositori politici al regime titino emergente A PRESCINDERE dalla etnia di cui facessero parte. Furono infoibati anticomunisti E persone solo sospettate di esserlo. Furono infoibate persone che effettivamente parteciparono agli eccidi fascisti e degli Ustascia, o SOLO sospettate di avervi preso parte. Furono infoibati collaboratori e spie e anche persone indicate come tali per odio e vendetta dei singoli.
La discriminante non fu MAI la lingua parlata, o l'etnia di appartenenza. [--- ]>>
Ma il termine << [...] "pulizia etnica" è --- come afferma il commento alla discussone di cui parlavo prima Fabiano Fava ---- ovviamente molto urticante, come espressione, e chi la usa ha tutto l'interesse di usarla come è stato detto sul gruppo di storia : << "trigger" per "indiNNiare" chi delle foibe ne sa pochissimo se non addirittura nulla e si lascia intontire. >> Quindi non si può parlare come dice sempre Pupo ( vedere l'articolo del ilpiccolo da me riportato qui in questo post ) : « Il termine “etnico” – spiega lo storico – non può venire applicato a comunità nazionali che si definiscono su basi non etniche, come gli italiani di Venezia Giulia e Dalmazia. In tali casi è preferibile fare riferimento ai processi di “semplificazione nazionale” che hanno interessato tutta l’Europa centro-orientale nel Novecento ».