30/06/08

Legge italiana per censurare la pornografia online





Un Senatore del Popolo delle Libertà  ( foto a sinistra  ) Alessio Butti  ha posto il  disegno di legge retrogrado , si torna indietro di  30\40 anni  denominato Norme per la corretta utilizzazione della rete Internet a tutela dei minori" che prevede, fra le tante norme, l'oscuramento dei siti internet che contengono materiale pornografico o offensivo del buon costume. Insomma, sebbene i disegni di legge abbiano bisogno comunque dell'approvazione del Parlamento, è evidente che una proposta di questo genere sia destinata a far discutere.
Già, perché nel testo Butti sembra aver dimenticato di mettere su piani diversi la pornografia e la pedo-pornografia. E non si tratta di fantasiose interpretazioni perché nell'Articolo  nei tre  articoli si legge 



1. È vietato istituire siti nella rete Internet  i cui contenuti siano finalizzati, direttamente o indirettamente:
a) alla istigazione al consumo, alla produzione o allo spaccio di sostanze stupefacenti;
b) alla istigazione alla violenza e alla consumazione di reati;
c) alla divulgazione o alla pubblicizzazione di materiale pornografico o di notizie o di messaggi pubblicitari diretti all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori di anni diciotto.:
2. Chiunque viola i divieti di cui al comma 1 è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da 2.500 euro a 50.000 euro.

3 vi è una deroga: "L'autorità per le garanzie nelle comunicazioni può autorizzare la diffusione di siti della rete Internet i cui contenuti siano parzialmente simili a quelli vietati ai sensi dell'articolo 1…".
Ecco quindi divulgazione e pubblicizzazione trattate in modo analogo, e la  pornografia (generica senza  distizione fra pedo pornografia  condannabile  e  da reprimere   ) alla gogna poiché nell'Articolo  Come a sottolineare che qualcuno deciderà sulla tollerabilità o meno di determinati contenuti e di conseguenza alla loro censura.
Insomma, se Butti si riferisse solo ed esclusivament
e a tutto il materiale pornografico diretto all'adescamento – scelta a tutti gli effetti condivisibile - perché ci sarebbe bisogno di un ulteriore riferimento a contenuti "parzialmente simili". Cosa sono i contenuti parzialmente simili? E perché nell'Articolo 2 si legge che "L’autorità giudiziaria dispone l’oscuramento dei siti della rete Internet i cui contenuti sono palesemente illeciti o offensivi del buon costume o tali da attentare all’ordine pubblico ?"



 


La vera sicurezza



La proposta di identificare tramite dati biometrici tutti i rom presenti sul suolo italiano, compresi i minori, odora fortemente di xenofobia, se non di vero e proprio razzismo. Il ministero degli interni rassicura sul fatto che queste scelte sono in linea con l’Unione Europea: e allora? Anche se una determinata norma fosse applicata in tutta Europa, ciò non significa necessariamente che sia giusta.

Inoltre, anche se fossero censiti tutti i bambini rom, con tanto di impronte digitali, che cosa si sarebbe concluso? Molto probabilmente niente, se si esclude ovviamente l’effimero valore rassicuratorio che un provvedimento di questo genere potrebbe avere per tutti quegli italiani che ancora hanno bisogno di un “papà che li protegga dall’uomo nero”.

Molti invece sono i cittadini, dagli assistenti sociali agli insegnanti, dagli psicologi ai volontari, che ogni giorno devono superare una miriade di ostacoli per operare a favore dell’integrazione dei bambini rom, come di tutti gli altri bambini figli di stranieri residenti in Italia. Forse non tutti i bambini rom sono censiti, ma ciò che più conta è il fatto che solo il 37% di quelli segnalati è preso in carico ed inserito in un progetto di reinserimento sociale.

E allora, invece di spendere soldi per la militarizzazione del territorio e per mandare i vigili a sporcare d’inchiostro i polpastrelli dei piccoli rom, vengano aumentate le risorse umane ed economiche per incrementare la capacità di reinserimento sociale di questi meravigliosi bambini da parte dei servizi già preposti a farlo. Questo, e solo questo tra l’altro, significa lavorare per aumentare la sicurezza di tutti.


Roma, 29 giugno 2008

Carlo Olivieri
Umanista

Il nuovo indipendentismo passa dai prodotti alimentari

 dalla nuova  sardegna del  30\6\2008



La storia di Salvatore Meloni (  Foto in basso a sinistra  ) , di Terralba condannato a metà degli anni Ottanta a 9 anni per cospirazione contro lo Stato  Vita da autotrasportatore con la passione per i pony

TERRALBA.


 Quando parla del suo mestiere di autotrasportatore Salvatore Meloni cambia aspetto. Il suo volto si distende come una foglia dopo la pioggia: «Quello del trasportatore è il mestiere che ha portato la civiltà nel mondo», è l’incipit di una sorta di inno. «Senza trasporti e trasportatori non può esistere nessuna civiltà. Mi dicono: tu devi portare questo pacco in Alaska, in quell’igloo a latitudine X e longitudine y. Io vado e lo porto. Attraverso mari, deserti, fiumi, fino a quando arrivo a destinazione. Facendo questo mestiere sono a contatto con un mondo che la maggior parte della gente non conosce. Sulle mie spalle c’è la responsabilità della merce che mi è stata affidata e la fiducia del committente».

«Spesso nel guardare alla storia dell’umanità dimentichiamo che Maometto era un carovaniere e Marco Polo altrettanto. Oggi gli eroi veri dell’Irak sono gli autotrasportatori che sfidano pericoli di ogni genere per portare a termine il compito loro assegnato. Io stesso mi definisco uno degli ultimi bucanieri, una sorta di esploratore che spesso va verso un mondo sconosciuto. Pochi sanno che uno dei punti di forza dell’antica Roma era il servizio di posta».
Ma questo mestiere sarebbe ancora più bello per lui se i due punti di partenza e di ritorno appartenessero a una terra indipendente. Vediamo come e perché, dalle parole di Salvatore Meloni: «Noi sardi non siamo stati mai italiani, nel senso che l’Italia non ce l’ha mai chiesto. Ci siamo ritrovati piemontesi senza volerlo, nel 1720. I Savoia ci hanno ereditato perché un giorno a Londra i grandi dell’Europa dissero: da domattina la Sardegna sarà piemontese, dopo che gli Spagnoli per oltre quattro secoli ci avevano tenuto sotto il loro dominio. Più di recente è arrivata la Repubblica italiana, che è più giovane di me».

Qui il discorso di Meloni si fa ancora più aspro: «Quale logica mi dovrebbe portare a essere italiano, in questo sfascio generale prodotto da gente che non sa governare? Perché un paese sardo deve essere retto da disposizioni italiane? La nostra è un’altra storia, un’altra gente, tutta un’altra particolarità, tutta un’altra lingua. Da indipendenti tratteremmo direttamente con l’Europa: sarebbe un bel vantaggio».
Nel terzo millennio, secondo Meloni, questa rivendicazione «non è più un discorso eversivo: oggi l’indipendenza si sancisce con i referendum. Scherzando potrei dire che è un problema di carta intestata».
Ma si rende conto che la questione non è facile e lo rimarca con una battuta: «Come faccio a piacere a tutti, preti, suore, frati? L’importante per me è poter dormire ogni notte perché sono tranquillo. Non come un’altra notte di un Natale lontano in cui la magistratura italiana per farmi gli auguri rituali mi trasferì nel carcere di Badu ‘e carros».


Per fortuna adesso c’è una coppia di pony: presi per far divertire i nipotini, qualche volta distraggono anche il nonno.
«Le prime albe della civiltà umana coincidono con i primi trasporti dei carovanieri. Non c’è sardità senza indipendenza, le donne capiscono meglio di tutti questo messaggio. L’identità inizia dai prodotti alimentari». Tre frasi apparentemente autonome, ma concatenate fra loro molto più di quanto non paia a prima vista. Sono di Salvatore Meloni, l’indipendentista di Terralba - autotrasportatore di professione - condannato a nove anni di carcere per cospirazione contro lo Stato a metà degli anni Ottanta. Su queste tre direttrici si articola il colloquio con lui, nella sede della sua azienda alla periferia della cittadina dell’Oristanese. Meloni parla per due ore di fila, passando da un argomento all’altro tra l’emozione profonda e l’ironia, ma sempre fermamente convinto di essere nel giusto. Convinzione fortificata dalle oltre tremila notti trascorse in cella e oggi divenuta incrollabile. «In carcere mi dicevano: non sei nessuno, non esisti, non conti nulla. A me veniva da ridere», inizia a ricordare. «A un certo punto ho chiesto a un magistrato importante: lei sa contare? Certo, mi ha risposto, iniziando la conta: uno, due, tre, fino a otto, quanti eravamo in quella stanza. Ha sbagliato, dico. Aveva contato anche me, dunque esistevo».

L’osso duro dell’accusa era considerato il procuratore generale Giuseppe Villasanta, che lo “visitava” spesso, a Buoncammino.
Racconta Meloni: «Con lui ho discusso ben 75 volte. Un giorno avevo disegnato a penna i quattro mori su un tovagliolo, esponendolo sulla bocca di lupo della cella. Villasanta me lo sequestra: danneggiamento di beni dello Stato, mi dice, ti farò incriminare. Gli rispondo: mi assolveranno, al processo, e lei non farà una bella figura. Incuriosito, mi domanda: come? Rispondo: chiedendo acqua e sapone per lavare la tovaglia in aula e restituirla pulita al presidente».


-L’accusa principale?
«Cospirazione politica e associazione sovversiva. Un articolo del codice Rocco sul distacco dalla madrepatria di lembi di terra soggetti anche temporaneamente alla sovranità dell’Italia prevedeva la pena di morte per chi si fosse macchiato di quel reato».
-La pena capitale è stata abolita, in Italia.
«Ma il reato è rimasto. E l’unico condannato della Repubblica sono io. Gli altri li hanno assolti tutti: Rosa dei Venti, Nar, Brigate Rosse. È lo stesso articolo che Papalia ha tentato di rispolverare a Mantova contro Bossi e tutto è finito in un nulla di fatto. Mi pare sia l’art. 302 del codice Rocco».
-Altri capi di imputazione?
«Un centinaio, forse qualcosa di più. Il povero procuratore Basilone quando vide che le cose non andavano bene tirò fuori la tentata strage per le bombe alla Tirrenia. Si parlava anche del mancato sequestro di tecnici americani a Monte Arci, del danneggiamento di aerei militari a Decimo, di armi e di esplosivi. Io non ho mai avuto un’arma in vita mia e non conosco gli esplosivi».
-Prove?
«Di tutta questa roba non hanno mai trovato nulla di serio, era un processo indiziario. Nella nostra casa di Marceddì, dove la mia famiglia passava l’estate, qualcuno aveva messo dell’esplosivo».
-Chi?
«Io di sicuro no, era la casa dove i miei bambini passavano le vacanze, sarei stato un matto a mettere dell’esplosivo lì. Quel materiale non è mai stato presentato in aula».
-È vero che i pm ti contestavano l’uso della lingua sarda?
«Ho avuto quattro mandati di cattura, ogni volta che stavano per scadere i termini di carcerazione preventiva mi aggiungevano qualche altro reato. Lo scontro più duro era sul fatto che parlavo sempre e soltanto in limba. Mi dicevano: sei un illuso se pensi che il sardo possa essere scritto in documenti dello Stato italiano».
-Chi te lo diceva?
«Ho conosciuto nove pm. L’uso del sardo me lo contestavano tutti, tranne uno».
-Dov’era l’eccezione?
«In Mario Marchetti. L’unico pm che non ha mai fatto cenno alla questione è lui».
-Ti sei mai chiesto il perché?

«Veramente no. Non ci ho mai pensato seriamente».
-Potrebbe essere questo: Mario Marchetti è figlio di Nanni, noto poeta in lingua sarda. Suo padre ha anche un primato: è stato il vincitore della prima edizione del premio di poesia in limba ‘Città di Ozieri’, nel 1956.
«Se è così mi fa piacere per il dottor Marchetti: evidentemente non è un figlio degenere. Hai fatto bene a dirmelo».
-Tornando al clima di quegli anni, come lo analizzi oggi?
«Gli inquirenti si sono trovati davanti una cosa molto più grande di loro. All’inizio del processo contro di me i buoi erano già scappati dalla stalla».
-Perché?
«L’idea sardista aveva preso il volo e non c’era pm che potesse fermarla».
-Quale strada percorreva l’accusa, secondo te?
«Cercava di esorcizzare il problema politico vero facendolo passare come una guerra privata fra me e la Tirrenia. In un’epoca diversa il processo sarebbe stato inquadrato in un altro modo».
-La tua linea, invece?
«Io e gli altri eravamo carcerati che rivendicavano il diritto all’indipendenza della loro terra. Sono diventato indipendentista dopo un lungo lavoro all’interno del partito sardo d’azione, che aveva l’indipendenza come scopo sancito nel suo statuto. Da carcerazione a rivendicazione, in poche parole. E l’accusa passò al contrattacco».
-Di che tipo?
«Una tattica vecchia, la terra bruciata. Mia moglie fu messa in carcere. Il giorno dopo fui chiamato alle cinque del mattino nell’ufficio matricola della prigione. Mi fecero vedere la foto di mia moglie in prima pagina sulla Nuova. Cercavano di sfiancarmi. Volevano fermare l’idea sul nascere».
-E tu?
«Dissi subito: anziché farmi desistere, l’arresto di mia moglie mi rende ancora più deciso nella lotta»
-Poi però hai cambiato tattica. O no?
«Anche loro. Era il periodo della morte in carcere di un indipendista irlandese, Bobby Sander. Io ero passato dal carcere all’ospedale e continuavo lo sciopero della fame: cinque mesi e 14 giorni in tutto. La mia vita era a rischio».
-Dunque?
«Il ministero monitorava le mie condizioni di salute. Venne in Sardegna il deputato altoatesino Schulz, Sudtiroler Volkspartei, della commissione giustizia della Camera: accettai di rispondere in italiano agli inquirenti in cambio degli arresti domiciliari».
-Torni a fare politica da uomo libero nel tuo partito indipendentista. E lavori nel campo dei prodotti di qualità. Come sei organizzato?
«Ho fondato una cooperativa di nove soci, tutti indipendentisti. Si chiama ‘Patria Sarda’. Trattiamo vari settori merceologici, dai prodotti agricoli ai salumi, dai dolci ai liquori fino agli abiti ispirati al costume sardo. Il nostro logo, lo stesso del partito e del sindacato dei trasportatori è un marchio che garantisce tutti questi prodotti».
-Tu dici che le donne sono più sensibili all’idea dell’indipendenza. Perché?
«Hanno un istinto atavico, quello del dono della vita. Hanno un senso e un settimo senso e sono più indipendenti di noi dal punto di vista interiore. Soffrono più di noi il dramma dell’emigrazione, come madri e mogli, da secoli sono abituate a caricarsi sulle spalle i più grandi tormenti delle famiglie sarde. Ho fiducia in loro, sono la mia speranza più grande»
La nostra storia, vuol dire Meloni, è matrilineare. «Non a caso i personaggi sardi più famosi sono due donne: Eleonora d’Arborea e Grazia Deledda», dice oggi.
La stessa frase, anni fa, fu pronunciata in un convegno letterario da Giovanni Maria Cherchi, ex-consigliere regionale del Pci, poeta e saggista.

Senza titolo 649

  10 / 07 / 2008 / S. TEOBALDO !  AUGURONI ONI DA LUCKY !  :-)


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Madonna della Grotta

affresco                                      Immagine 'Madonna della Grotta' di Ceglie Messapica 




Immagine 003




l'indirizzo è:  www.iluoghidelcuore.it



Cari amici, spesso trovate questa immagine parzialmente cancellata da pennellate di calce, se vi ricordate anche nel Presepe virtuale, nella tavola il sogno di Maria, ponevo a stessa immagine, è un anno che tento di portare alla luce questa bellissima chiesa, ormai a uno stato di vergognoso abbandono. Oggi un amico ha fatto un post, mettendo questa cartolina che vi allego. Cari amici vi chiedo se ve la sentite, fatemi un regalo, cercate questa cartolina  e speditela, se non avete nulla da sollecitare, vi chiedo di menzionare e sollecitare  "Madonna della Grotta" di Ceglie Messapica, i post servono anche  a questo. Grazie franca


Madonna della Grotta, e lì che piange, come si può abbandonarla? Giorni fa, volevo postare ancora il Presepe virtuale, e i suoi sogni, ho rinunciato, mi sentivo sconfortata e abbandonata.
Quello che non riesco a comprendere, dei Cegliesi, questo lungo sonno. Ringrazio Pasquale, per avermi regalato le sue gite, per scoprire e per vedere le bellezze intorno a Ceglie, 'Madonna della Grotta' resta sempre nella mia mente, e nel mio cuore, mi chiedo, come si può abbandonare una Mamma? Il giorno che mi sono trovata, di fronte a la sua immagine, fu così grande l'emozione, non passa giorno, che, il ricordo torna, nella mia mente. Spero un giorno, prima di finire la mia vita, di tornare a portare, un fiorel quell'antico altare.


Madre nostra


Sola con tuo figlio
nel buio di una grotta
in silenzio preghi per noi.
Madre del cielo e della terra
perdonaci per la nostra assenza.
Svegliaci dal nostro torpore
illumina la la nostra mente
portaci per mano.
Non ci abbandonare Madre nostra
facci ritrovare
la via della pace e dell'amore.


franca bassi



Senza titolo 648

  QUESTO E' UN VECCHIO AUTOBUS DI LATTA DEGLI ANNI 60 !  L'AVETE MAI VISTO ?  :-)


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Senza titolo 647

Carezzato da una dolce brezza


 


Sulla riva del lago


l’anima in cielo


sperduto nella contemplazione


della tua immane grandezza


notte placida di luna piena


le stelle brillano nell’immenso


sembrano rispondere con dei bagliori


pulsando ai miei occhi e al mio cuore


quiete attorno a me


mi sento divino


un luccichio serpeggia sull’acqua


mi sporgo


sulla superficie del lago


la volta del cielo


la luna


la sagoma scura degli alberi


e il mio viso


carezzato da una dolce brezza


tra le stelle


 


Pietro Atzeni

intervista a

Oggi Intervisto  ( che è  anche nostro cdv con il  nik  sarmigezetusa  ecco il suo  il suo blog   ) l'autore  di "Gli interessi in comune" un libro che sta ottenendo come potete leggere in questi siti




1)http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5001049
2)http://tinyurl.com/6f5a5j
3)http://tinyurl.com/6o7cml
4)http://www.anobii.com/books/013a8fa06850d94469/


e in questo video qua 





- la transizione dal blog al cartaceo è avvenuta spontaneamente come io caso di http://www.margheritaferrari.com/ oppure è come certi autori concordato con l'editore ?
Non c'è alcuna "trasposizione dal blog", Gli interessi in comune è un romanzo del tutto autonomo. Forse ti riferisci a "personaggi precari", il mio primo libro, che era tratto dal blog omonimo.
- adesso ricordo


-l'idea di questa storia è nata da un fatto reale , dall'osservazione di queste nuove generazioni , dalla tua fantasia , o da entrambe queste cose ?
La storia de "Gli interessi in comune" prende le mosse da un "corpus" di leggende di paese, raccontate per anni nei vari bar del valdarno. Una sorta di tradizione orale da bar, che venendo continuamente ricordata e narrata assume una vera connotazione mitica. A questa si aggiunge un altro tratto tipico dei bar di provincia, i "soggetti da bar", una infinita fonte di aneddoti e ispirazione.
Da lì, poi. c'è stato da costruire una storia coerente e questo ha implicato il creare dei protagonisti che potessero funzionare e svilupparsi con la narrazione. Anche la mia formazione sociologica ha avuto un ruolo, ma più di background, ho preferito puntare sulle storie più che sulla loro analisi.


- per sconfiggere o almeno ridurre le droghe ( >intendo per esse tutto ciò che dà dipendenza ) >legali ed illegali bisogna usare il metodo bastone e carota , cioè repressione e comprensione , >proibizionismo o politiche di riduzione del danno ? proibizionista o antiproibizionista ?

Basta dare uno sguardo ai dati ONU per capire che le politiche proibizioniste si sono rivelate un fallimento in tutti gli stati che le applicano: l'uso di droghe legali e illegali è sempre e solo aumentato negli anni, inoltre queste politiche comportano una spesa di soldi pubblici enorme per controlli e processi, sono "criminogene" perché mettono persone "normali" in contatto con ambienti illegali, ma soprattutto perché l'illegalità delle sostanze arricchisce solo mafie e spacciatori. Basti pensare a quello che accadde in America col proibizionismo degli alcolici. Credo che la miglior prevenzione passi attraverso l'informazione: lo prova il fatto che chi sceglie di non assumere una sostanza lo fa perchè è consapevole dei rischi o dei danno, e non perché è illegale.
In ogni caso ne "gli interessi in comune" le sostanze sono lì perchè fanno parte del mondo dei protagonisti, non per innescare un dibattito politico: narratologicamente ogni sostanza è un "filtro colorato" che definisce il tono del relativo capitolo, l'idea è simile a quella avuta da Primo Levi nel "Sistema periodico", con la sua tavola degli elementi.


- hai avuto solo critiche positive o anche stroncature ?

Per ora le critiche sono tutte positive! Certo è uscito da poco. Tra le recensioni ricevute, amo molto  sia quella di Wu Ming 2 , sia  quella di Cristian Frascella

- ora che il romanzo è pubblicato cambieresti ( aggiungeresti o toglieresti ) qualcosa ?

Dopo che un libro è finito è bene non perdersi in questi pensieri altrimenti si va in paranoia... potenzialmente l'editing è sempre infinito!
- Il romanzo pubblicato è tutta l'edizione completa oppure tieni nel cassetto o hai bruciato direttamente nel camino di casa o nella pattumiera alcuni parti che magari non ti soddisfacevano o le conservi magari per un'altra opera in quanto poco adatte a questo romanzo

Il romanzo ha avuto circa 70 stesure diverse, quindi in casa ho pacchi di parti tagliate, versioni alternative, anche versioni con protagonisti che poi ho rimosso. Tuttavia era tutto materiale nato per questo libro, di certo non tornerà fuori altrove. 
- sei contento del risultato ( la pubblicazione ) finale della tua opera oppure c'è qualche rimpianto e\o rimorso
?

Sono enormemente soddisfatto!

29/06/08

la stupidità e il bigottismo sessuale della censura

paura  di perdere un pubblico   omofobo   o cosa  ?  
due  news  tratta  dal cdv  www.censurato.splinder.com a  cui fva  tutto iol mio ringraziamento

La prima 

[segnalato al Blog Censurato da Universofrattale e tratto da Skylife.it]






La Heinz avrebbe sospeso la sua ultima campagna pubblicitaria in seguito a 202 lettere di protesta giunte alla Advertising Standards Authority del Regno Unito. Il motivo dello scandalo sarebbe l'aver mostrato una famiglia omosessuale con tanto di figli e "mammo" che saluta il padre che va al lavoro con un bacio. Gli attivisti gay di tutta la Gran Bretagna hanno annunciato il boicottaggio dei suoi prodotti.





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la seconda  sempre dala stessa fponte  ma che  riporta  anch qui  una news  tratta 
da Sabatoseraonline.it




L'amore censurato

Come alcuni media italiani hanno raccontato il funerale di Yves Saint Laurent. Pierre Bergè, compagno dello stilista, o scompare, o diventa il socio.

 

Le cronache dei telegiornali e giornali francesi sui funerali di Yves Saint Laurent, tenutisi ieri  nella chiesa cattolica di Saint-Roch sono chiare e essenziali. L'ultimo saluto a Yves Saint Laurent è toccato al suo compagno Pierre Bergé.


Scrive France 2:  "Pierre Bergé, compagno di Yves Saint Laurent ha accolto con calore il presidente Nicolas Sarkozy e sua moglie Carla".
Tutti i media francesi hanno sottolineato come sia stato il compagno di vita di Yves Saint Laurent ad accogliere la coppia presidenziale alle esequie e come siano state sue le parole di saluto finali. Molti media italiani, invece, hanno preferito glissare.





Nelle foto pubblicate sui .... ... siti dei quotidiani italiani, si vede un uomo anziano, dai capelli bianchi,  abbracciare la coppia presidenziale francese, ma Repubblica.it, nella sua photogallery, non cita nemmeno il suo nome: "Non poteva mancare per l'ultimo saluto a Yves Saint Laurent. Carla Bruni e il marito Sarkozy sono stati tra i primi ad arrivare nella chiesa di Saint Roch dove si sono svolti i funerali del grande maestro della moda scomparso all'età di 71 anni. Tantissimi gli amici dello stilisti che hanno partecipato alla funzione. Con loro anche Catherine Deneuve sua grande amica".
Si cita l'amica, non il compagno. Su Messaggero.it, Bergè è fotografato di spalle e anche qui la didascalia lo ignora: "Presenti alla cerimonia, tra gli altri, il presidente della repubblica Nicolas Sarkozy con la moglie Carla Bruni, il sindaco della capitale francese Bertrand Delanoè, la moglie dell'ex presidente francese, Bernadette Chirac, Catherine Deneuve, la modella e attrice Laetitia Casta con il marito Stefano Accorsi, gli stilisti Valentino, Christian Lacroix, Ines de la Fressange, Jean Paul Gaultier". Un pieno di mogli ma neanche una riga sul compagno del defunto.  Questa, invece, la didascalia tratta da Paris Match"Nicolas Sarkozy e sua moglie Carla Bruni-Sarkozy sono stati accolti nella chiesa di Saint Roch da Pierre Bergé, il compagno di Yves Saint Laurent".
Ma che il tema dell'omosessualità sia ancora "scomodo" per la stampa italiana, è evidenziato clamorosamente dalla Reuters.
Questo il lancio della Reuters nella versione francese : il presidente Nicolas Sarkozy e sua moglie  Carla, sono stati accolti dall'uomo d'affari Pierre Bergé, compagno del defunto per 50 anni". Mentre per la Reuters Uk, Bergè è il "Saint Laurent's long time partners"
Questo, invece, Il lancio della Reuters italiana: "Anche se sei scivolato dentro le mode qualche volta, sei sempre rimasto fedele al tuo stile, e avevi ragione, perché quello stile ora è dappertutto, forse non nella moda, ma nelle strade del mondo intero", ha detto durante la cerimonia socio (sic!) dello stilista Pierre Bergé ".
La mannaia ha tagliato anche l'articolo determinativo ? Aveva fatto meglio l'Ansa riportando il commovente saluto di Bergè al suo compagno, ma è caduta proprio sul finale:
"Presto le tue ceneri raggiungeranno la sepoltura che ti attende ai giardini di Majorelle della nostra residenza a Marrakech su cui guardavamo assieme il sole tramontare, ha detto il suo compagno di lavoro e di vita, Pierre Bergé. Per lui Yves Saint-Laurent ha "tutto il rispetto e l'ammirazione".
Peccato ce l'avevano quasi fatta: la frase conclusiva che ha commosso i presenti seduti sotto le navate di Saint Roch era questa: "nel lasciarti Yves, vorrei dirti della mia ammirazione, del mio profondo rispetto... e del mio amore".
Come si fa a tagliare l'amore ?
la stessa domanda  che mi chiedo anch'io



questo è vero islam

grazie virginiafat utente delll'altro mio blog

DEDICATO A TUTTI GLI UOMINI NEL MONDO

ASSALAMU ALEIKUM


Ecco finalmente il video-nasheed "IL MUSULMANO E' FRATELLO DEGLI UOMINI" un pò diverso dai miei video precedenti. Ci tengo moltissimo a questo video lo dedico a tutti gli uomini nel mondo di religioni diverse. Siamo tutti fratelli dello stesso Dio, come dice questo nasheed. NOI CE LA FAREMO, SI CE LA FAREMO, TUTTI INSIEME, SOLO INSIEME. Per migliorare questo mondo. ABBATTIAMO LE BARRIERE INUTILI CHE CI DIVIDONO E CI SEPARANO dice il testo. Questo è un mio nasheed completamente nuovo, appena nato in questi giorni, mashallah! Fatelo girare nei vari blog, siti ecc... Mamdouh


http://it.youtube.com/watch?v=HbF_5lFh2bs


01 Mamdouh - il musulmano è fratello degli uomini

28/06/08

l dolo Berlusconi di marco travaglio




Quando il Lodo Schifani-bis, anzi il Lodo Alfano, anzi il Dolo Berlusconi sarà sulla Gazzetta Ufficiale, l'Italia sarà l'unica democrazia al mondo in cui quattro cittadini sono «più uguali degli altri» di fronte alla legge. Un privilegio che George Orwell, nella «Fattoria degli animali», riservava non a caso ai maiali. E che, nell'Italia del 2008, diventa appannaggio dei presidenti della Repubblica, del Senato (lo stesso Schifani), della Camera e soprattutto del Consiglio. I massimi rappresentanti delle istituzioni, che nelle altre democrazie devono dare il buon esempio e dunque mostrarsi più trasparenti degli altri, in Italia diventano immuni da qualunque processo penale durante tutto il mandato, qualunque reato commettano dopo averlo assunto o abbiano commesso prima di assumerlo.
Compresi i reati comuni, "extrafunzionali", cioè svincolati dalla carica e persino dall'attività politica. Anche strangolare la moglie, anche arrotare con l'auto un pedone sulle strisce, anche stuprare la colf o molestare una segretaria. O magari corrompere un testimone perché menta sotto giuramento in tribunale facendo assolvere un colpevole. Che poi è proprio il caso nostro, anzi Suo. Come scrisse il grande Claudio Rinaldi sull'"Espresso" a proposito del primo Lodo, «un'autorizzazione a delinquere».
La suprema porcata cancella, con legge ordinaria - votata in un paio di minuti dal collegio difensivo allargato del premier imputato, che ha nome "Consiglio dei ministri" - l'articolo 3 della Costituzione repubblicana. Che recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali...». La questione è tutta qui. Le chiacchiere, come si dice a Roma, stanno a zero. Se tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, non ne possono esistere quattro che non rispondono in nessun caso alla legge per un certo numero di anni in base alle loro "condizioni personali e sociali", cioè alle cariche che occupano. Se la Costituzione dice una cosa e una legge ordinaria dice il contrario, la legge ordinaria è incostituzionale. A meno, si capisce, di sostenere che è incostituzionale la Costituzione (magari prima o poi si arriverà anche a questo). Ora, quando in una democrazia governo e parlamento varano una legge incostituzionale, a parte farsi un'idea della qualità del governo e del parlamento che hanno eletto, i cittadini non si preoccupano. Sanno, infatti, che le leggi incostituzionali sono come le bugie: hanno le gambe corte. Il capo dello Stato non le firma, il governo e il parlamento le ritirano oppure, se non accade nessuna delle due cose, la Corte costituzionale le spazza via. Ma purtroppo siamo in Italia, dove le leggi incostituzionali, come le bugie, hanno gambe lunghissime. Non è affatto scontato che il presidente della Repubblica o la Consulta se la sentano di bocciare il Lodo-bis. A furia di strappi, minacce, ricatti, vere e proprie estorsioni politiche, il terrore serpeggia nelle alte sfere (che preferiscono chiamarlo "dialogo"). E anche la Costituzione è divenuta flessibile, anzi trattabile. Un mese fa è passata con tutte le firme e le controfirme una legge razziale (per solennizzare il 60° anniversario di quelle mussoliniane) denominata "decreto sicurezza": quella che istituisce un'aggravante speciale per gli immigrati irregolari. Se fai una rapina e sei di razza ariana e di cittadinanza italiana, ti becchi X anni; se fai una rapina e sei extracomunitario, ti becchi X+Y anni. Vuoi mettere, infatti, la soddisfazione di essere rapinato da un italiano anziché da uno straniero. E il principio di uguaglianza? Caduto in prescrizione. Stavolta è ancora peggio, perché non è in ballo il destino di qualche vuccumpra', ma l'incolumità giudiziaria del noto tangentaro (vedi ultima sentenza della Cassazione sul caso Sme-Ariosto) che siede a Palazzo Chigi. Infatti è già tutto un distinguo, a destra come nella cosiddetta opposizione, sulle differenze che farebbero del Lodo-bis una versione "migliore" del Lodo primigenio. Il ministro ad personam Angelino Jolie assicura che, bontà sua, «la sospensione dei processi non impedisce al giudice l'assunzione delle prove non rinviabili, la prescrizione è sospesa, l'imputato vi può rinunciare. La sospensione non è reiterabile e la parte civile può trasferire in sede civile la propria pretesa». Il che, ad avviso suo e di tutti i turiferari arcoriani sparsi nei palazzi, nelle tv e nei giornali, basterebbe a rendere costituzionale la porcata. Noi, che non siamo costituzionalisti, preferiamo affidarci a chi lo è davvero (con tutto il rispetto per Angelino e il suo gemellino Ostellino), e cioè all'ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida. Il quale, interpellato il 18 giugno da Liana Milella su "la Repubblica", ha spiegato come e qualmente chi cita la sentenza della Consulta che nel 2004 bocciò il primo Lodo e sostiene che questo secondo la recepisce, non ha capito nulla: «La prerogativa di rendere temporaneamente improcedibili i giudizi per i reati commessi al di fuori dalle funzioni istituzionali dai titolari delle più alte cariche potrebbe eventualmente essere introdotta solo con una legge costituzionale, proprio come quelle che riguardano parlamentari e ministri... La bocciatura del vecchio lodo nel 2004 da parte della Consulta è motivata dalla violazione del principio di uguaglianza dei cittadini quanto alla sottoposizione alla giurisdizione penale». L'unica soluzione per derogare all'articolo 3 è modificare eventualmente la Costituzione (con doppia lettura alla Camera e doppia lettura al Senato, e referendum confermativo in mancanza di una maggioranza dei due terzi). E non con una legge che sospenda automaticamente i processi alle alte cariche: sarebbe troppo. Ma, al massimo, con una norma che ­ spiega Onida - «introduca una forma di autorizzazione a procedere che consentirebbe di valutare la concretezza dei singoli casi. Ragiono su ipotesi, perché gli ‘scudi' sono da guardare sempre con molta prudenza... La sospensione non dovrebbe essere automatica, ma conseguire al diniego di una autorizzazione a procedere. E comunque la legge costituzionale resta imprescindibile». Insomma, quando Angelino Jolie sbandiera la «piena coincidenza del Lodo con le indicazioni della Consulta», non sa quel che dice. La rinunciabilità del Lodo non significa nulla (comunque Berlusconi, l'unico ad averne bisogno, non vi rinuncerà mai: altrimenti non l'avrebbe fatto). E la possibilità della vittima di ricorrere subito in sede civile contro l'alta carica che le ha causato il danno, se non fosse tragica, sarebbe ridicola: uno dei quattro presidenti si mette a violentare ragazze o a sparare all'impazzata, ma i giudici non lo possono arrestare (nemmeno in flagranza di reato), nè destituire dall'incarico fino al termine della legislatura; in compenso le vittime, se sopravvivono, possono andare dal giudice civile a chiedere qualche euro di risarcimento... Che cos'è: uno scherzo? L'unica differenza sostanziale tra il vecchio e il nuovo Lodo è che stavolta vale per una sola legislatura: non per un premier che viene rieletto, nè per un premier (uno a caso) che passa da Palazzo Chigi al Quirinale. Ma ciò vale fino al termine di questa legislatura. Dopodiché Berlusconi, una volta rieletto o asceso al Colle, potrà agevolmente far emendare il Lodo, sempre per legge ordinaria, e concedersi un'altra proroga di 5 o di 7 anni.
A questo punto si spera che il capo dello Stato non voglia cacciarsi nell'imbarazzante situazione in cui si trovò nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi: il quale firmò (e secondo alcuni addirittura ispirò tramite l'amico Antonio Maccanico) il Lodo, e sei mesi dopo fu platealmente smentito dalla Corte costituzionale. Uno smacco che, se si dovesse ripetere, danneggerebbe la credibilità di una delle pochissime istituzioni ancora riconosciute dai cittadini: quella del Garante della Costituzione. Quando una legge è manifestamente, ictu oculi, illegittima, il capo dello Stato ha non solo la possibilità, ma il dovere di rinviarla al mittente prima che lo faccia la Consulta. In ogni caso, oltre al doppio filtro del Quirinale e della Consulta, c'è anche quello dei cittadini. Che, tanto per cominciare, scenderanno in piazza a Roma l'8 luglio contro questa e le altre leggi-canaglia. Dopodiché potranno raderle al suolo con un referendum, già preannunciato da Grillo e Di Pietro. Si spera che anche il Pd ­ se non gli eletti, almeno gli elettori ­ vi aderirà. Secondo Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, «il Lodo deve valere dalla prossima legislatura». Forse non ha pensato che così il Caimano si porterebbe dietro lo scudo spaziale anche al Quirinale.

Ansia? Stress? tensione quotidiana ? Capelli che diventano bianchi quasi a vista d'occhio? Notti insonni?
Per trovare il rimedio è fondamentale individuare le cause del proprio, o addirittura dei propri, malesseri. La rivista statunitense Forbes ha recentemente stilato una classifica, creata avendo in considerazione la società americana ma ritengono che sia possibile essere applicata anche all'Italia, delle fonti di stress : al primo posto svetta il denaro, sia a livello nazionale legato ai soldi

Senza titolo 646

  29 / 06 / 2008 / S. PIERTRO E S. PAOLO !  MERAVIGLIOSI AUGURI DALL'ESPLORATORE !  :-)


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Ho fatto l'amore con te...


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Ho fatto l'amore con te ..
che sensazione strana scrivertelo.
Ascolterò la tua voce ancora?
Scivolerai le parole sulle mie labbra,
sul mio volto.
Un velo trasparente
coprirà il corpo mio
immagine bruna, pelle color bronzo
mi si avvicina sempre più
premendo il suo piace contro
il ventre mio,
cadendo lentamente
in un avvolgimento di passioni,
fantasiose sempre di più tua.


by donatella camatta








La follia è il più eminente meccanismo di difesa





dalla  cdv  girovita.splinder.com/ che  descrive bennissimo i suoi stati d'animo le sue emozioni attraverso le sue  foto in particolare ,almeno fin ora ,  questa
 andate  a   vedere il  suo blog  e il suo album fotografico online   e  a  a  commentare i suoi post  ne vale  realemnte la pena , ne  rimarrete stregati e non la  lascerete più ,  a me è successo cosi

Non confondere relitti con rose!



1.jpg




Non confondere relitti con rose!





Anime contorte che sofferenza
spunta sentenza,
pieghe amare solcano il viso tuo
non roder veleni in cuore
senza allonatanar la mente in immagine
cosi sessuale ,dolce di donna !
Superare i tempi antichi
trasformarsi in futurista
progressista con basi solide !
Smuovi non solo il piacere egoistico
ma il vivere libero
vola come colomba fra incanti
cantesimi del gioco bimbesco
e gioviale che c'e' sempre
in ogni
umano.
Spezza catene
prigioniero non sentirti
lancia voce fra colori
e dolori.



L'immortale

 




« Sono poco soddisfatto dei miei lavori scritti sino ad oggi.   Da oggi, voglio aprire un nuovo cammino. »   (Lettera di Beethoven all’amico Krumpholz, 1802)



 



Beethoven e la “nona sinfonia”



 





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La nona sinfonia





tutta la storia della musica.



La sinfonia in re minore op 125 è da molti considerata uno dei capolavori più straordinari di



Fu composta da Beethoven negli anni tra il 1822 e il 1824, oltre dieci anni dopo l’ottava sinfonia.



complesso senza l'ausilio dell'udito, in quegli anni infatti Beethoven era già completamente



sordo



Per un non-musicista è quasi incredibile immaginare come sia possibile comporre un brano così



Beethoven.



La “nona” fu eseguita per la prima volta a Vienna nel 1824, sotto la direzione dello stesso



La nona sinfonia è suddivisa in quattro movimenti:

o



Allegro ma non troppo, un poco maestoso

o



Scherzo, Molto vivace

o



Adagio molto e cantabile

o



Finale

La nona sinfonia: Finale



Il finale prevede l’inserimento di quattro voci soliste e di un coro che intonano le parole dell’ode “Inno alla gioia" del poeta Friedrich von Schiller.



Con la nona sinfonia Beethoven volle formulare un aperto invito alla fratellanza universale.



Proprio per rendere tale messaggio il più chiaro possibile egli decise di far cantare nel finale un testo del poeta tedesco a lui contemporaneo,



Friedrich von Schiller " l'Inno alla Gioia".



L'ode "An die Freude" è una lirica nella quale la gioia è intesa non certo come semplice spensieratezza e allegra, ma come risultato a cui l'uomo giunge quando



si libera dal male, dall'odio e dalla cattiveria.



Proprio per questa esortazione alla fraterna amicizia la melodia su cui viene intonato questo Inno alla gioia è stata oggi assunta come inno europeo.



E' stato adottato dal Consiglio d'Europa nel 1972 e viene utilizzato dall'Unione europea dal 1986




 


Immortale


Azione di uomo libero..


evolutivo verso il romanticismo,


caos della natura.


ovunque passò tutti sentirono! (Donatella C.)

RADIO NI HAO











  1. DONA EDITH DO PRATO

  2. GUSSIE CLARKE

  3. ZIGGY MARLEY

  4. V.V.A.A.

  5. RICKY MARTIN

  6. HAPPA-TAI

  7. OMAR SOSA

  8. MIKA NAKASHIMA

  9. OMAR SOULEYMAN

  10. AVENTURA

  11. PIZZICATO FIVE

  12. KODÒ

  13. ZANKO

  14. TESTAMENT

  15. GOVINDA


  16. ALICIA VILLARREAL



  17. TIEMPO LIBRE



  18. MATISYAHU MILLER



  19. EFTEKASAT



  20. WUST EL BALAD



  21. YU ZHOU



  22. 2R



  23. GACKT



  24. FAYE WONG



  25. FATIH ERKOC



  26. ASA



 


LEGGI TUTTO QUI':


http://etnomondi1.splinder.com/post/17454823/RADIO+NI+HAO


E IL VIDEO DEL MESE:


http://it.youtube.com/watch?v=6rHORdbNsLc

Senza titolo 645

  L'AVETE VISTO IL FILM LA CARBONARA ?  :-)


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non faciamo morire radio facoltà frequenza di siena

da  www.margheritaferrari.com/


Non Facciamo Morire FdF

Quest'oggi ho ricevuto un'email dagli autori del programma radiofonico La Belle Epop, che da qualche tempo potete trovare in streaming su Vitaminic. Ne copio e incollo qualche passaggio:
Questo è un appello, molto semplice, che ha come scopo quello di diffondere il più possibile la voce su quanto sta per accadere a Radio Facoltà Di Frequenza. Stando alla realtà, l'ultima riunione del Senato Accademico è stata quella in cui si sarebbe deciso di "chiudere l'ossigeno a FdF". La prima radio universitaria italiana sta per essere spazzata via nel prossimo CdA dell'Università di Siena
(...)
Noi de La Belle Epop, giovane trasmissione di Radio FdF, abbiamo pensato di informare i bloggers a noi più cari e rendere partecipi di questa triste situazione anche le band, le etichette e gli ascoltatori. Tutti coloro i quali hanno contribuito, direttamente o meno, al nostro anno di trasmissioni. E tutti sin da ora sono in anticipo ringraziati se volessero dare la loro mano alla causa Save FdF.
(...)
Ognuno è libero di aderire o meno utilizzando i proprio mezzi (radio, blog, webzine, giornali) anche il minimo gesto può essere utile. Persino la sola mail di supporto diventa preziosa in questo caso. Se eutanasia deve essere, vorremmo che faccia rumore. Basta veramente poco.
dunque, con un provvedimento di taglio della frequenza che rischia di essere approvato senza esser discusso e combattuto come si converrebbe.

Vi invito dunque a visitare il sito www.savefdf.tk e a supportarne la campagna.

Immunità per alte cariche

 


raggio


Ma che bravo il nostro amato presidente del consiglio, ancora una volta grazie all'intelligenza degli Italiani, sta cercando di farla franca e di risolvere i soliti problemi giudiziari. I suoi onorevoli avvocati hanno studiato con molta cura una legge che gli permetterà di non essere processato. Si continua a strombazzare il problema della sicurezza, ma allora esiste soltanto contro gli immigrati e gli zingari, mentre invece le nostre alte cariche istituzionali possono fare tranquillamente tutto quello che vogliono.



Ma la legge non doveva essere uguale per tutti?


Questo è  solo l'inizio di una  catena  di  eventi difettosi umilianti  violenti  e razzisti....

27/06/08

Muhammad: l'artista pakistano e...scozzese

Muhammad Milad Raza Qadri è davvero una scoperta per noi, anche se in realtà canta nasheed ed incide cd da un pò di anni.


E' giovanissimo, ha solo 18 anni, è nato il 25 Marzo del 1990 in Scozia, ma è di origine pakistana...



Leggi quì il resto:


http://etnomondi1.splinder.com/post/17455152/Muhammad%3A+l%E2%80%99artista+pakistan


 


Quì il video:


http://it.youtube.com/watch?v=RC5oPGcDNr8



E io mi porgo a te...

 
composizione
di
Donatella Camatta
e
Giovanni Monopoli




        " E io mi porgo  a  te...come ancella dell'amor tuo!


         Fiore profumato solo a  sentir


        canto della  tua voce


        sfiora lentamente


        mano sul  seno e bocca


       voglia d'amar ...


       cosi dolcemente e


       avidamente prendimi!" 


 


                                         Come potrò mai averti


                                         se solo sei lontana


                                         porgi a me i tuoi baci


                                        ed io mi prostrerò sul tuo petto


                                        a deliziar il mio amor


                                        succhiando il tuo nettare


                                       nel gola del tuo prenderti 

Sfiorami!

sfiorami

























Ascolto
il tuo respiro
forte
sessuale
sfiora il corpo anima mia.
Vita ad attenderti,
emozione grovigliata
come musica di noi.
Sussurrami,
passione,
piaceri rosso fuoco.
Gusto agrodolce nella mente lontana
ma cosi vicina.
Sento le tue mani che scivolano
in un abbraccio.
Lentamente mi raccogli,
stringendo tutto l'attimo profumato!
Mancava da tempo questo palpitare
crescente vibrante d'amore sincero.
Rotolati fra le onde dei sentimenti
come spiaggia t'accoglierò
con delizie romantiche !

Curiosità

Cosa ne pensate della recente immunità parlamentare?

Non fatemi sentire l'unica pazza che cerca di credere oltre che nella giustizia,nei pari diritti,che a loro modo,hanno a che fare con questa storia...!

Quante strade portano al camp


Ma come fa a piacerti Renato Zero? Correvano, o meglio passeggiavano, gli interminabili '70 e davvero non era facile capire come la compagna di liceo più freak e ricca, con le sue vacanze a Londra e le sue dissimulate raffinatezze, trovasse di affascinante e divertente nel carrozzone, nelle svenevolezze, nei travestimenti, nel neomelodico, nel patetico della Zerolandia.
Come spesso accade, la soluzione dell'enigma era contenuta nella sua stessa formulazione: adorava Zero proprio perché era stata a Londra.

E così ci si sarebbe davvero stupiti, a colpi di "ma va là" e di "non scherziamo", se una prefigurazione del professor Fabio Cleto avesse allora assicurato che il circo di Triangolo ed EroZero non era poi molto lontano da quel Flowers di Lindsay Kemp che invece deliziò più di una domenica pomeriggio dei non-sorcini; o dal culto di Ziggy Stardust di David Bowie, già membro della stessa compagnia di Kemp, o infine dalla boccaccesca (anche nel senso delle boccacce) baracconata di The Rocky Horror Picture Show.

Ognuno ha i suoi sentieri per entrare nel camp: Fabio Cleto - professore di letteratura inglese all'Università di Bergamo - del camp è il maggior studioso italiano e compila elenchi di eloquenti coppiette: Oscar Wilde e Madonna, per esempio; o Fassbinder ed Elton John, Versailles e Gore Vidal, la regina madre e Pedro Almodovar... L'accostamento tra Zero e Kemp non è certo più stravagante di questi, e la realtà è che non si può parlare del camp senza con ciò stesso farne almeno un poco.

Così il numero della rivista "Riga", diretta da Marco Belpoliti ed Enzo Grazioli, dedicato al pop camp (il camp nell'era delle mode di massa) e curato da Fabio Cleto, è diventato un discreto caso di camp esso stesso: nella quantità, estendendosi sino a riempire quarantatré volumi (editore Marcos y Marcos; I vol. 352 pagine, 25 euro); nella forma, che mutua quella di un teatrino, tra siparietti, "tirate" e intermezzi; nel metodo degli accostamenti di autori e argomenti, dall'opera lirica sino al camp sovietico e a quello ecclesiastico. La stessa rivista prende l'occasione per un cospiscui restyling grafico curato da Paola Leonarduzzi, che la trasforma in una collana di libri. All'usuale scansione di antologie della letteratura critica, testimonianze e testi inediti, poco noti o scritti per l'occasione, si aggiunge un sontuoso apparato iconografico, vero saggio figurativo diffuso lungo il volume: da Bette Davis nei panni della regina Elisabetta al performer Juan Ybarra travestito da alieno in The Museum of Fetished Identity, passando da Aubrey Beardsley, Liza Minnelli, David LaChapelle e Lou Reed.


Più facile che definire il camp è negargli lo statuto di corrente, forma d'arte, concetto, categoria o - peggio che peggio - scuola. Accostando le copertine dei due volumi di "Riga" si ricostruisce lo sguardo della modella di "Ciglia in fiore", una fotografia del 1965 in cui due corone di petali circondano gli occhi. Il camp sarà dunque una fantasia vegetale, la natura che si trasforma in maquillage, una creatura fitomorfa che ci scruta?
E' una "sensibilità", si dice, riprendendo lo storico saggio di Susan Sontag (qui riproposto) che già nel 1964 ne aveva scorto, dietro alle ammiccanti allusioni, le fondative elusioni. Il camp è un "cifrario privato" che dopo gli anni Sessanta diventa pop, il segreto del travestimento che diventa esibizione smaccata, nel passaggio dalle eccentricità clandestine di fine Ottocento alla scena dello spettacolo globale. Oggi anche i dizionari italiani conoscono la parola "camp", e la definiscono come "affettato, artificioso, manierato". Il raro uso che se ne fa forse enfatizza anche troppo la pur innegabile connotazione di estetica gay e lesbica, Se, come voleva SusanSontag, il camp mette tutto fra virgolette, (non una lampada ma una "lampada", non una donna, ma una "donna") e finisce con ciò col diventare "il trionfo dello stile ermafrodita", allora il suo legame originario con la cultura gay è destinato a divenire meno sostanziale, a sublimarsi e a farsi metodo di lavoro e sguardo. "Il Camp è completamente ingenuo o totalmente consapevole", dice ancora Sontag, e questa propensione all'ambiguità travolge tutti quegli schemi categorici di cui tutti i teorici si sono accorti quando sono caduti: alto e basso, bello e brutto, naturale e artificioso, tragico e comico, kitsch e trash. "Gli uomini sono donne come tutte le altre", disse un giorno Groucho Marx: e il camp segnò un altro punto a suo favore.


Se poi pensiamo che l'enfatica alchimia dei sincretismi stilistici ha come esito la trasformazione del serio in frivolo ci accorgiamo che il potenziale di espansione del camp non trova, nella contemporaneità, limti visibili. Che fare, del resto? Mettere paletti alle paillettes? Chiudere la gabbia quando le piume di struzzo sono già scappate fuori?



Stefano Bartezzaghi (la Repubblica, 26 giugno 2008)







se la chiesa pensasse a gli ultimi e non solo a chi si tocca


da  ilvignettificio.interfree.it/


Chiedo scusa  a chi  crede  e pratica  ma   non riesco  a starmi zitto  davanti ad una chiesa  (  sia  gli alti gradi che i preti  salvo qualcuno  come per  esempio  Don lorenzo Milani  )  che  criticano solo questi peccati  o beatificano   gli areoplani di morte
 o eserciti che partono per le guerre  , o si lamentano   solo quando  i  credenti vengono perseguitati o nele scuole  non   s'insegna religione  o essa viene messa ale ultime ore   . o quandfo  gli toccano il portafoglio 




da repubblica  del 27\6\2008


Le impronte dei bimbi rom
e il silenzio della Chiesa


di FRANCESCO MERLO



Le impronte dei bimbi rom e il silenzio della Chiesa


A Maroni vorremmo suggerire di prendere le impronte delle mani (e dei piedi) ai neonati cinesi di Milano, che sono già, notoriamente, tutti ladri di identità. Inoltre, per coerenza, potrebbe impartire l'ordine di misurare la lunghezza degli arti ai bimbi di Corleone che crescono (si fa per dire) con il 'criminal profiling' di Totò u curtu. Ed è inutile spiegare a un pietoso uomo d'ingegno come il nostro ministro degli Interni che i minori dell'agro nocerino sarnese e della piana del Sele andrebbero - per proteggerli, badate bene! - sottratti alla patria potestà e affidati alla Dia o, in subordine, allo scrittore Roberto Saviano. E contro il bullismo nelle scuole cosa ci sarebbe di meglio che prendere le impronte, al momento dell'iscrizione, anche ai genitori che sono sempre un po' complici?

Ecco, preferiamo mostrarvi il lato grottesco di questa proposta perché sappiamo bene che Roberto Maroni, credendo di essere astuto, lavora per provocare i nostri buoni sentimenti, e dunque non vogliamo cadere nella sua rozza trappola e farci rubare i pensieri. Insomma a noi viene facile assimilare il bambino ai deboli, agli sfruttati, a tutte le altre vittime dell'umanità adulta. Ma contro l'indignazione i leghisti sono bene attrezzati. Dunque rispondono rinfacciandoci la paura della gente, agitano il valore della sicurezza, e ci eccitano perché vorrebbero che in risposta al loro razzismo scomposto noi santificassimo i rom, negassimo qualsiasi rapporto tra campi nomadi e criminalità, tra immigrazione e delitti.

bi di Corleone che crescono (si fa per dire) con il 'criminal profiling' di Totò u curtu. Ed è inutile spiegare a un pietoso uomo d'ingegno come il nostro ministro degli Interni che i minori dell'agro nocerino sarnese e della piana del Sele andrebbero - per proteggerli, badate bene! - sottratti alla patria potestà e affidati alla Dia o, in subordine, allo scrittore Roberto Saviano. E contro il bullismo nelle scuole cosa ci sarebbe di meglio che prendere le impronte, al momento dell'iscrizione, anche ai genitori che sono sempre un po' complici?
Ecco, preferiamo mostrarvi il lato grottesco di questa proposta perché sappiamo bene che Roberto Maroni, credendo di essere astuto, lavora per provocare i nostri buoni sentimenti, e dunque non vogliamo cadere nella sua rozza trappola e farci rubare i pensieri. Insomma a noi viene facile assimilare il bambino ai deboli, agli sfruttati, a tutte le altre vittime dell'umanità adulta. Ma contro l'indignazione i leghisti sono bene attrezzati. Dunque rispondono rinfacciandoci la paura della gente, agitano il valore della sicurezza, e ci eccitano perché vorrebbero che in risposta al loro razzismo scomposto noi santificassimo i rom, negassimo qualsiasi rapporto tra campi nomadi e criminalità, tra immigrazione e delitti.


E invece non è in difesa dell'accattonaggio, né per esaltare la presunta bellezza esotica e imprendibile della zingara Esmeralda che protegge il povero gobbo di Notre Dame, non è insomma in nome della retorica rovesciata dei miserabili che noi diciamo a Maroni che prendere le impronte digitali a bimbi rom è un segno di inciviltà razzista, che neppure ci sorprende perché non è il primo, non è l'ultimo e purtroppo non sarà neppure il peggiore.
Il punto è che, insieme con l'ossessione di Berlusconi per la Giustizia, in questo governo c'è anche l'ossessione leghista per la sicurezza. Ma una cosa è il problema e un'altra cosa l'ossessione. Ebbene, incapace di risolvere il problema che lo ossessiona, Maroni vorrebbe che, per reazione, noi negassimo il problema. Invece noi gli ricordiamo che già il suo predecessore, il mite Giuliano Amato aveva segnalato che in tutte le comunità criminali sta crescendo, anche in Italia, l'uso orribile dei bambini. Ci sono, per esempio, le baby gang. E il libro Gomorra racconta di ragazzini utilizzati nelle vendette trasversali. E in Calabria sono in aumento gli omicidi compiuti da killer ragazzini pagati solo poche centinaia di euro. Ma che facciamo, ministro Maroni, schediamo tutti i bimbi calabresi?
Ecco perché non merita i nostri buoni sentimenti, il ministro Maroni. Perché non è vero che in Italia c'è un dibattito tra rigoristi cazzuti (loro) e lassisti rammolliti (noi). Maroni non c'entra nulla con il dibattito europeo, difficile e importante, tra il rigore e l'accoglienza.
Nei Paesi più civili d'Europa la sicurezza, la serietà e la responsabilità non sono valori di destra. I socialisti francesi e spagnoli, i socialdemocratici tedeschi, i laburisti inglesi e, aggiungiamo, anche i sindaci italiani di centrosinistra hanno maneggiato con durezza l'argomento dell'immigrazione irregolare e della criminalità. Ma senza sparate comiziali, senza colpi di teatro razzisti, senza i paradossi, gli ossimori e le miserie culturali dei leghisti che - come dimenticarlo? - sono quelli che chiamavano gli immigrati di colore bingo bongo, che parlavano di musi di porco e teste scornificate, che invitavano la Marina "a sparare sulle carrette dei clandestini", e denunziavano l'Europa "in mano ai massoni, agli ebrei, ai musulmani e alle mafie degli immigrati". Perché dunque dovremmo stupirci che, arrivati al governo, vogliano prendere le impronte ai bambini rom ? Da anni, ad ogni elezione nelle valli padane, i leghisti affiggono manifesti "giù le mani dai nostri bambini" appropriandosi appunto del vecchio pregiudizio razzista sul misterioso popolo dei ladri di neonati, agitando la leggenda della corte dei miracoli. Si sa che in tutta l'Europa centrale, che registrava il tasso più alto di popolazione zingaresca, per ben tre secoli decreti e leggi furono emanati per "liberare" i bambini degli zingari dai loro genitori naturali, sino alla soluzione finale nazista e dunque all'internamento di adulti e pargoli. Ne furono sterminati più di cinquecentomila. Ebbene, oggi nel rilancio dell'antico pregiudizio con in più la certezza che i bambini rom non siano bambini ma complici, solo criminali in miniatura e dunque più pericolosi e più sfuggenti, c'è la vecchia idea che tutti i bambini del mondo sono allevati per ereditare "la scienza" di papà. E dunque: la criminalità è un destino che il bambino rom ritrova in fondo a se stesso come una roccia.







E va bene che il bambin Gesù non era rom, ma la chiesa che in Italia fonda la sua forza molto più sull'immagine dolce del bambinello che su quella del crocifisso, potrebbe almeno dire che i bambini non si toccano. La Chiesa sì che può (deve) permettersi i buoni sentimenti. Non era Gesù che voleva che lasciassero i bambini venire a lui? La Chiesa, che punisce e scomunica in materia di sesso e di scienza, perché tollera e accetta le volgarità dei leghisti contro i marginali e contro la gente da marciapiedi, contro i disperati dei semafori e dei campi, contro i loro bambini? La Chiesa, che è l'ecclesia dei naufraghi, dei diseredati e dei dannati della Terra, perché non interviene? Forse perché i bimbi rom non fanno beneficenza come il terribile boss della Magliana Renato De Pedis che - lo ha raccontato mercoledì Filippo Ceccarelli - è stato sepolto nel più esclusivo cimitero del Vaticano, "sarcofago di marmo bianco, iscrizioni in oro e zaffiro, l'ovale della foto" e "un attestato di grande benefattore dei poveri..., che ha dato molti contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana". I bambini rom, non avendo avuto la fortuna di essere educati da quel sant'uomo di De Pedis, sono rimasti ladruncoli e tutti infedeli, mentre Maroni, come De Pedis, si dichiara fervente cattolico.

Quando Berlusconi nominò Maroni all'Interno pensammo subito che aveva affidato l'Ordine al Disordine. Il ministero dell'Interno serve a controllare, appunto dall'interno, la tenuta unitaria del Paese contro tutte le cellule disgregative, tanto sociali (delinquenti) quanto politiche (eversori). Ebbene, si sa che la Lega secessionista è una subcultura politica che da più di venti anni attenta, per come può, all'unità del Paese e alla sua legge. Berlusconi, che pensa di essersi liberato del lavoro più sporco affidandolo al suo ministro-mastino, ha in realtà ceduto il controllo dell'eversione all'eversore da controllare. E Maroni, che nella Lega è il più pericoloso perché forse è il meno brutto e il meno ridicolo (ha fatto pure le scuole), sta usando gli aspetti più odiosi del ministero dell'Interno - carcere, manette, impronte digitali - per sollevare nuvole di propaganda, per creare effetti placebo alla paura e alle emergenze sociali, in modo da guadagnare ancor più consenso all'eversione.