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12/12/18

quando non sanno chi accusare trovano un capro espiatorio e non il sistema o le leggi contradditorie e farrangiose o pegio l'avidità l'altro lato della tragedia della discoteca Lanterna Azzurra.


   a  scapito    d' eventuali accuse  di  faziosità lascio questo
 N.B      come potete     vedere  dal  commento  di questo post  sul mio   facebook  , non mi piace  per  niente   sfera    e lo considro una  cagata  pazzesca 
Tragedia in discoteca, "class action" dei ragazzi contro Sfera Ebbasta

Come dicevo  dal titolo   è partita  la  caccia   al cap  espiatorio  .Un  artista  (  o   presunto tale  )   non  può occuparsi  , a meno che    non sia  autoprodottto  o  autonomo   cioè    senza  menager   ,  se quel locale  è sicuro  o meno   .Infatti  esso  può  , ma non  in questo caso   visto  che  Sferaebasta    non  vi  è neppure  arrivato   rifiutarsi    di  fare  l'ospitata  o il concerto   .
 Capisco   il desiderio dei familiari dei ragazzi\e   coinvolti    di sapere   la  verità su quello che   è  successo   e      di trovare  il od  il reponsabili  ,  ma    qui  hanno   sbagliato il tiro   dovrebbero  prendersela     con  i proprietari ed i gestori del locale  per la pessima organizzazione     e per  la  bramosia   di fare  cassa   e guadagnare  € . Infatti   la  tragedia    è stata  causata da : <<  (...)  Una incredibile serie di piccoli errori ha portato a una tragedia di portata incredibile, una delle più grandi nella storia della nostra musica leggera. Ma una incredibile serie di piccoli errori che parte da un sistema di approssimazione che, per chi si occupa di musica, non risulta certo una novità  (... ) secondo questo interessantissimo  articolo di  https://www.linkiesta.it//, una delle poche  cose  ben  scritte      e    obbiettive   rispetto  alla  💩   che   stata  detta   e  scritta  su tale  fatto  .   Infatti  sempre  secondo  l'articolo     quello che    è  successom è     << Un modo, va dettosenza con questo voler denunciare anche in questo caso questa pratica,  >>   non  nuova  iene  sempre  fatta  durante  le serate  nei locali      , ma  un contom è,dire     e  segnalare  nei biglietti e  localndine     che  il cantante  o griuppo    sono ospiti e    fano una  comparsata      non spacciarlo  per  concerto     quando  poi non lo è  ><<   per fare nero ai danni della SIAE, andando a usare gli inviti dati dai PR al posto dei normali biglietti. Una pratica, quella di lasciare ambiguamente credere che si tratti di un concerto quando in realtà si tratta di una comparsata a tarda notte, che sicuramente ha indotto genitori e bambini e ragazzini a passare molto, troppo tempo dentro e fuori dal locale, in attesa di un concerto che non ci sarebbe stato.
E troppe ore passate in un locale, non ci vuole certo Truman Capote per capirlo, inducono gli adolescenti non accompagnati da adulti, a consumare alcolici, altro modo per fare cassa, certo, ma anche per creare un clima nervoso e poco sicuro dentro il locale.  >>.  E poi  finitela   di  fare  analisi  sociologiche   ad  minchiam    come questa    del https://www.ilsussidiario.net/news/educazione/2018/12/12/

Tutto chiaro. E invece no, qualcosa d’altro da chiedersi c’è. Perché non è usando il termine “menata” che si può eludere la domanda fondamentale. Che io qui pongo non in termini apocalittici, ma molto semplici: perché così tanti ragazzini e adolescenti vanno a sentire così tanta musica così tanto brutta? (andate a cercare un pezzo di “Sfera Ebbasta” e poi ditemi). Perché la forma dello stare insieme di questi ragazzi è l’ammasso drogante, fatto di ritmi ossessivi, testi arrabbiati e immagini violente? Che poi non si tratta di cantautori, ma di un’industria che sintetizza il prodotto e lo veicola a masse omogeneizzate di ragazzi. Droga, legale, ma pur sempre droga: illudere di protagonismo e libertà, spacciando roba che rende schiavi e arricchisce chi te la procura.Del resto, amara ironia davanti ai morti e ai feriti che pare abbiano pagato anche biglietti che non potevano essere venduti, nel 2017 uno dei più grandi successi dell’estate recitava: “Come il crimine, senza regole / Come le ragazze con il grilletto facile / Entriamo senza pagare come dei calciatori di serie A / Ci guarda tutto il locale ma alla fine nessuno ci toccherà”. Davanti a questo, davvero si può credere che il problema sia solo tecnico? Davvero pensiamo che, dopo aver fatto a pezzi il gusto e la sensibilità dei ragazzi, con la connivenza di un’intera industria, si possano poi rimettere insieme i cocci con qualche tipo di “adesivo” o di meccanismo posticcio (controlli, manutenzione…), magari in nome del Pil che “l’industria dello spettacolo” genera? Ma li avete visti, qualche tempo fa, i mega-manifesti pubblicitari, con i volti di due noti rapper italiani, che recitavano: “Obiettivi per il 2018: Vivere senza regole ma anche senza finire nei guai”? Non saranno i controlli (ovviamente sacrosanti) a salvare i ragazzi da questo endo-genocidio culturale. Invece di chiederci come si fa a uscire vivi da una discoteca, dovremmo domandarci cosa fare per non entrarci proprio. Magari amare la buona musica e la buona compagnia?Scuola media del Giambellino “profondo”, a Milano. Case occupate, immigrazione fuori controllo, disagio sociale. Un’insegnante di inglese fa sentire ai ragazzi “Yesterday”. “Bella questa canzone!”, dicono gli studenti, e poi la domanda di uno di loro: “Ma chi erano i Beatles”? (sì, come nella canzone degli Stadio). Ma come si fa a chiedere chi fossero i Beatles, se nessuno te li fa prima ascoltare? Altra scena. Festa per i 18 anni di un amico, cibo e canti intorno a un falò. Una delle ragazze “posta” le foto sui social e si sparge la voce tra gli amici “indiretti”; quelli meno stretti e non del “giro”. “Che bello!”. “Continuavo a riguardare le foto!”. “Bello! di solito si va in discoteca…”. Davvero ostinato il cuore umano: per cercare di tenerlo a bada ci vuole un’intera industria, ma per scatenarlo basta un pizzico di bellezza.Da cui magari nasce anche della buona musica. Nel 1986 Paul Simon pubblica un album epocale: Graceland. Musiche e ritmi africani riletti e trasformati da un maestro della musica americana. Scoppia un pandemonio, perché sono gli anni dell’apartheid e dell’“embargo” culturale verso il Sudafrica. Ma il disco è un successo planetario, vince il Grammy nel 1987, lo stesso anno del concerto in Zimbabwe, in cui canta anche Miriam Makeba (a cui per molti anni non fu permesso di rientrare in patria per motivi politici). Il mondo viene invaso da quella musica e riscopre le sue radici, sotto i cieli africani. E quando deve spiegare perché questo disco “ha spaccato”, come direbbero oggi gli adolescenti, Paul Simon è disarmante: “Questo non è un album che dice ‘che terribile male c’è qui’; è un album che dice ‘che incredibile bellezza c’è qui’”.Così il piccolo grande musicista del Queens ci ricorda da dove ripartire. “Tutto il resto — come cantava Jannacci — è brutta musica fatta solamente con la batteria”. Esperti e critici se ne rendono conto ?

concludo  con queste   bellissime parole    della responsabile  di questa  pagina  dedicata  alle  vittime  dim questa  tragedia   facebook   
e o peggio ancora sui genitori oltre a non aiutare la causa, denota una grande mancanza di sensibilità. Vi ricordo che qui, è pieno di genitori di ragazzi presenti quella sera alla Lanterna. Per cui la parola d'ordine deve essere RISPETTO. Rispetto per chi ha vissuto e sta vivendo momenti tragici. Se non potete dare un sostegno, anche solo morale, questo non è il posto per voi.[---]


02/03/18

LA MAESTRA DI TORINO VERRÀ LICENZIATA PRIMA DEI “MACELLAI” DEL G8 GENOVA 2001

Sono  parzialmente   d'accordo con articolo sotto    riportato .
Infatti  hanno si fatto bene a licenziarla , perchè uno\a che ha tale ruolo non si può permettere uscite del genere, non può permettersi questa violenza becera. Dovrebbe avere gli strumenti culturali per capire che non è questa la via giusta... Ed quindi è giusto che si prenda le sue reponsabilità e ne paghi le conseuenze . Ma qui sta pagando per tutti
Infatti l'uso che ne hanno fatto i partiti e i media é indecente .Praticamente l'hanno additata come il Male assoluto di questo paese di , stupratori , torturatori , ladri ,collusi,mafiosi ,corrotti ..... Ma sopratutto hanno accellerato i tempi .



 da  http://thevision.com/attualita/maestra-torino-polizia/

Finalmente la stampa e i politici italiani hanno trovato il nemico comune contro cui scagliarsi, tutti per uno e uno per tutti. Non ha le sembianze di un terrorista che tenta di commettere una strage, né quella di un amministratore accusato di corruzione (così tanti, questi ultimi, da diventare nessuno). Non è chi giura sul Vangelo contro l’ipotetica islamizzazione del suolo italico, né chi promette (o minaccia) di abolire i pochi diritti civili approvati durante l’ultima legislazione. Non è chi si candidapur essendo ineleggibile. Il nemico comune, il mostro da combattere, il male dell’Italia claudicante in mezzo ai tumulti è una maestra precaria di Torino.
Lunedì 26 febbraio, durante la puntata di Matrix su Canale 5, è andato in onda un servizio sugli scontri tra la polizia e i manifestanti antifascisti, circa cinquecento, che hanno tentato di raggiungere l’Nh Hotel tra corso Bolzano e corso Vinzaglio, dove stava parlando il leader di CasaPound Simone Di Stefano.Simone Di Stefano

Nel filmato si nota una donna in prima linea negli scontri di piazza tra antifascisti e CasaPound. Urla contro Forze dell’ordine schierate in strada: “Vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire”. Intervistata, ha poi ribadito “Sì, ho detto quelle parole perché loro stanno proteggendo i fascisti e perché un giorno potrei trovarmi, fucile in mano, a combattere contro questi individui”. Da quel momento la maestra è diventata ufficialmente la personificazione della tensione sociale, mandante ed esecutrice degli scontri che hanno costellato questi lunghi, vacui, inutili e dannosi mesi di campagna elettorale. Il suo nome è stato messo bene in evidenza da tutti i media, e la sua vita analizzata sotto l’intransigente lente dell’opinione pubblica, e della politica.
Matteo Renzi, ospite della trasmissione di Canale5 ha subito commentato così: “Che schifo, un’insegnante che augura la morte ai poliziotti andrebbe licenziata su due piedi”. Ma “La cattiva maestra” è riuscita anche ad avvicinare gli estremi: così Matteo Salvini, in versione investigatore, ha rivelato di aver subito individuato la maestra torinese, raccontando che tempo fa la signora lo avrebbe attaccato su Facebook: “Mi ha scritto: sei incompatibile con la Costituzione, vattene affanculo,” ha raccontato il leader della Lega. Poi – per non lasciare campo aperto all’avversario politico – ha aggiunto che “La maestra che urla ai poliziotti dovete morire non metta più piede a scuola finché campa.”

Valeria Fedeli

La ministra Fedeli si è subito mossa per mettere in moto un bel procedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante, che è stata prima sospesa e ora ovviamente rischia il licenziamento. Anche perché è indagata per istigazione a delinquere, oltraggio a pubblico ufficiale e minacce.
Che le immagini trasmesse da Matrix mostrino un’incompatibilità della maestra con il suo ruolo di educatrice credo che sia innegabile, per il solo fatto che anche quello dell’insegnante di Torino è un ruolo pubblico, e per quanto la libertà d’espressione debba sempre essere garantita, se ti fai riprendere dalle telecamere mentre auguri la morte di un altro impiegato pubblico, devi anche accollartene le conseguenze professionali e giuridiche. Personalmente, però, l’unica cosa che rimprovero alla maestra è l’ingenuità che l’ha portata a offrire un bel primo piano a tutti i reporter che le stavano attorno.



Ciò che è al limite dell’imbarazzante è come e quanto il caso sia stato strumentalizzato. Ancor di più perché la strumentalizzazione è stata univoca e trasversale, unisce partiti e società civile come neanche la vittoria dei mondiali di calcio.
L’insegnante è diventata un’untrice così nociva da poter contagiare chiunque le stia accanto. O lo sia stato in passato, anche solo per un attimo, come nel caso della consigliera comunale torinese Maura Paoli. Sempre all’interno dello studio di Matrix, mercoledì sera il conduttore Nicola Porro ha mostrato al leader M5S Luigi Di Maio una fotografia che ritrae la consigliera insieme alla maestra. “Credo che quella consigliera,” ha detto subito Di Maio, “non sia più nel Movimento”. E l’ha pure ripetuto. In realtà Paoli fa ancora parte del M5S e del suo gruppo consiliare a Torino e non ci sono notizie riguardanti un suo avvenuto o prossimo allontanamento dal Movimento. “Dev’essersi trattato di un lapsus,” pare abbiano detto quelli in risposta.
Ma la maestra è diventata una micidiale arma attraverso cui screditare l’avversario. Il senatore del Pd Stefano Esposito ha infatti attaccato su Twitter: “La maestra elementare che augura la morte ai poliziotti immortalata a una manifestazione #notav con la consigliera #M5s Maura Paoli nota sostenitrice dei centri sociali. Come ho sempre detto m5s e centri sociali a #Torino sono quasi la stessa cosa.” Eh sì, perché il Mostro di Torino è pure una di quelle inquietanti creature che vivono nell’ombra dei centri sociali, crogiolo di idee pericolose e sovversive, vedi i NoTav o NoMuos. Le immagini trasmesse da Matrix sono state immediatamente acquisite dalla Digos – sarebbe folle anche solo pensare che un’aizzatrice del genere possa restare a piede libero. E niente sfugge alla Digos di Torino: il mostro è stato subito identificato. Sì è vero, non è una leader dei movimenti antagonisti, neanche una portavoce. Ma pare, dice la Digos, che al centro sociale torinese “Gabrio” la conoscano più che bene. È una militante dei comitati NoTav che da anni si battono contro l’Alta Velocità in Val Susa – quella che è stata definita un’opera inutile, dopo vent’anni. Ma il suo nome compare anche nei rapporti sulle attività in Sicilia dei NoMuos, i gruppi che tentano di impedire l’istallazione dei sistemi radar della Nato a Niscemi. Insomma, si tratta di un pericoloso criminale che potrebbe destabilizzare un intero Paese, per di più alle soglie di elezioni nazionali.
E c’è di più. Come una spia russa, il mostro era riuscito a insinuarsi all’interno del tessuto sociale italiano, in uno dei ruoli cruciali per il suo prosperare: qualificata come maestra, o meglio una maestra non di ruolo. La donna compare da anni nelle graduatorie, anche come maestra di sostegno. È questo particolare legato alla sua professione che sembra aver turbato più di ogni altra cosa l’intera società italiana. Che un partito nazionale candidato alle elezioni dia pieno sostegno a una persona che tenta di fare strage di migranti, rivendicando politicamente il gesto, non sembra essere recepito come “pericolo”. Ma una maestra alla testa di un corteo antifascista che urla contro i poliziotti è inaccettabile.
Il mostro sembra aver scosso l’intera società civile. Il Corriere della Sera, grazie a un impareggiabile e imprescindibile lavoro di inchiesta, ha scovato “Claudia”, la mamma di un alunno dell’Istituto Comprensivo Leonardo da Vinci di Torino, la stessa scuola della maestra che al corteo antifascista contro CasaPound urlava ai poliziotti “vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire”. “Mio figlio è alle medie,” racconta Claudia, “e sentiva le urla arrivare dal piano delle elementari, di sotto, dove c’era lei. Gridava sempre e i bambini erano terrorizzati, finché un papà si è arrabbiato e allora finalmente l’hanno tolta dalla seconda B e adesso non so bene che cosa faccia…”. Insomma, il mostro aveva da tempo mostrato il suo lato più oscuro. Peccato che non essendo noto il nome della mamma preoccupata, e non registrandosi lamentele da parte di colleghi o dirigenti della scuola, questo scoop sembra essere nient’altro che gossip.
Immancabile la lettera di una “figlia di poliziotto”



 le categorizzazione dei personaggi in casi come questi è sempre fondamentale per identificare i Buoni e i Cattivi. Sempre dalle pagine del primo quotidiano d’Italia, l’irreprensibile Gramellini ha descritto la maestra come una più fascista dei fascisti: “Arrogante, violenta, fanatica. Con gli occhi strabuzzati e la bocca sguaiata che bestemmia il buon senso e il senso dello Stato, farneticando di fucili partigiani come se fossimo ancora nella Repubblica di Salò anziché in quella di Gentiloni. La penso come Renzi (ogni tanto succede): quell’insegnante andrebbe licenziata in tronco. Per i danni che potrebbe fare ai bambini e per quelli che ha già sicuramente inferto alla sua categoria.” Perché nessuno pensa ai bambini?
A chiedere l’immediato intervento contro il mostro sono stati soprattutto i sindacati di polizia: Serve «una ferma e corale condanna morale e anche concreta,” ha affermato Felice Romano, segretario del Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia), che ha pure ringraziato Renzi per aver “tempestivamente censurato questo tipo di condotta esprimendo solidarietà nei confronti dei poliziotti ed auspicando l’immediato sospensione dell’insegnante”.
Il segretario generale del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) Gianni Tonelli si è subito associato al collega: “Abbiamo assistito alla sospensione di un poliziotto per molto meno. Adesso ci chiediamo: cosa ne sarà di questa insegnante? Cosa avrà mai potuto insegnare ai suoi alunni? È possibile che un’istituzione come la scuola, deputata alla formazione e all’inclusione nella società, si avvalga di insegnanti che incitano all’odio e non rispettano le istituzioni? Da cittadino, ancora prima che poliziotto, mi aspetto che questa persona sia immediatamente sospesa dall’insegnamento”.
Questi commenti assumono un tono del tutto diverso – quasi divertente – se si considera che, solo qualche giorno prima della deflagrazione del caso della malefica maestra, la Polizia di Stato era balzata agli onori della cronaca per un tweet sarcastico. Vittime della frecciata contro gli osservatori di Amnesty International Italia, presenti alla manifestazione antifascista organizzata sabato a Roma dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) per monitorare il comportamento delle forze di polizia ed eventuali usi sproporzionati della violenza.
Perché, nonostante il nostro sia un Paese la cui memoria è sempre troppo corta, il tema delle violenze e delle torture perpetrate dalle forze dell’ordine è ancora un problema, e anche grosso, che l’approvazione della legge contro il reato di tortura – dopo un iter lungo appena trent’anni– non ha risolto, anzi.
Mentre l’Italia intera è indignata e spaventata dalle urla – probabilmente inopportune – di una maestra durante una manifestazione antifascista, non ha destato la stessa preoccupazione il fatto che a fine dicembre 2017, Gilberto Caldarozzi, condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi per aver partecipato alla creazione di false prove finalizzate ad accusare ingiustamente chi venne pestato senza pietà alla Diaz da agenti rimasti impuniti, è oggi il numero 2 – Vice direttore tecnico operativo – della Direzione Investigativa Antimafia, ai vertici delle forze investigative italiane. E la nomina è stata decisa dal ministro dell’Interno Marco Minniti. Così come quella di Pietro Troiani, il vicequestore di Genova passato alla storia come “l’uomo delle false molotov”. Un altro dei condannati eccellenti per la “macelleria messicana” del G8, cui è stato affidato uno degli incarichi più prestigiosi della polizia italiana: Troiani il 21 dicembre è stato nominato dirigente del Coa, il Centro operativo autostrade di Roma e del Lazio, il più grande d’Italia. Come per Caldarozzi, tecnicamente non si è trattato di una promozione. Inoltre Calderozzi, insieme ad altri protagonisti dello scempio della Diaz, è stato spesso in cattedra alla Scuola Superiore di Polizia. Franco Gratteri, che all’epoca del G8 era un grado superiore a Caldarozzi, oltre a tenere anche lui cattedra alla Scuola di Polizia, negli anni ha stipulato accordi con le università. Anche Gratteri è stato condannato in via definitiva per la “macelleria” di Genova.


È già passata anche l’indignazione per i cinque minuti di applausi e standing ovation tributati dal Congresso nazionale del Sap ai tre agenti condannati in via definitiva per la morte del 18enne Federico Aldrovandi, durante un controllo il 25 settembre del 2005 a Ferrara – Paolo Forlani, Luca Pollastri e Enzo Pontani. In quel caso il segretario nazionale Gianni Tonelli – che ora chiede preoccupato cosa ne sarà della mostruosa insegnante di Torino – aveva lanciato la campagna #vialamenzogna, una risposta alla manifestazione nazionale  #vialadivisa con la quale pochi giorni prima la famiglia di Federico chiedeva la destituzione dei colpevoli della sua morte.
In quell’occasione proprio Tonelli parlò di “accanimento contro gli operatori delle forze di Polizia”, di “una pelosa macchina del fango che mistifica la realtà dei fatti trasformando, spesso, i violenti in eroi e i poliziotti in delinquenti.” D’altronde il caso della morte di Aldrovandi è evidentemente un nervo scoperto, tanto che a dicembre, il giudice sportivo Pasquale Marino ha multato alcune squadre di calcio perché i loro tifosi avrebbero esposto “uno striscione di contenuto provocatorio nei confronti delle forze dell’ordine.” Gli striscioni erano delle fotografie di Federico Aldrovandi.
E per quanto riguarda Stefano Cucchi, sembra si sia persa memoria del fatto che ancora non è stato condannato nessuno, a quasi nove anni di distanza dalla sua morte.
Insomma, la maestra di Torino non aveva un incarico di ruolo e probabilmente non l’avrà mai. Anche se, personalmente, non dispererei. Dato l’andazzo di questo Paese, fra qualche anno potrebbe ricevere una promozione.

06/08/16

l'utopia della memoria condivisa i fatti di via d'amelio e di piazza alimonda a confronto


anche se  voi  credete  assolti 
  siete per  sempre  coinvolti



Il post d'oggi è dedicato a tutti coloro che

Giuseppe Scano ha condiviso il video di La Cronaca Italiana.

30 luglio alle ore 23:10 ·










Sono passati 15 anni dal G8 e dai "fatti di Genova". Questi fatti, per l'esattezza.




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4Augusto Gal, Francesca Pedroni e altri 2

Commenti





Paola Scano Ancora.....
Mi piace · Rispondi · 30 luglio alle ore 23:17





Giuseppe Scano cara zia [ Paola Scano ] si fin quando l'italia è sotto processo a straburgo per i fatti della scuola Diaz e Bolzaneto , ed nonostante il monito della Ue è l'unica a non avere nel suo ordinamento un reato di tortura . ricordare i fatti oltre la data de il classico anniversario mi sembra doveroso

Mi piace · Rispondi · 1 · 31 luglio alle ore 9:45.


Marianna Bulciolu Sul reato di tortura Giuseppe ha tutte le ragioni. Uno stato che non riconosca la tortura come reato non può definirsi civile.

Mi piace · Rispondi · 31 luglio alle ore 11:50


come mia zia e chi ancora crede nell'utopia nel caso italiano della memoria condivisa che tende : << a cancellare l'"anomalia italiana", cioè la contrapposizione ancora viva nel nostro Paese - a causa della sua storia peculiare caratterizzata dal fascismo e dalla Resistenza - tra fascismo e antifascismo, tra proletariato e borghesia . è quello di sradicare dalla storia del nostro Paese e dalla memoria delle masse le idee stesse della Resistenza e del socialismo, impedire che vengano trasmesse alle giovani generazioni e far sì che queste sentano negli anni futuri soltanto la campana della borghesia e del regime neofascista[ e non solo . Che poi è lo stesso obiettivo che da un altro versante si propone il neo duce Berlusconi, con la sua campagna anticomunista viscerale >> ( da www.pmli.it/nonmemoriacondivisa.htm ) , accusando come i fascisti e i prefascisti ( i governi dell'italia post unitaria ) d'essere socialista e comunista anche chi non lo è o non lo è mai stato << con toni da dopoguerra >> e da guerra fredda . Infatti basta vedere qualche tempo fa la proibizione ( sembra d'essere ritornati a tempi della Dc negli anni 50 \60 con strascichi negli i anni 70\80 ) da parte del sindaco di Olbia Settimo Nizzi ( forza Italia ) ha proibito prima o alla biblioteca comunale poi ad un privato di trasmettere il film la trattiva di Sabrina Guzzanti
Non ci può essere una "memoria condivisa" fin quando : 1) si guardano le cose da una parte sola , 2) si negherà ed non si ha il coraggio di provare a rimettere in discussione la propria davanti all'evidenza davanti dei fatti o quando essa fa acqua da tutte le parti
Infatti ci sono eventi ed associazioni che pur faticosamente si avviano o almeno ci provano ad arrivare ad una vera memoria condivisa da non confondersi con i primi che ancora faticano o non riescono .


Ecco i fatti  i due  tipi di  fatti  


  • Quelli che ci provano ed a tratti ci riescono

Appartiene , fra alti e bassi , quello della strage di via d'Amelio ( ne riparlerò nel mio viaggio , vedere
per le puntate precedenti l'archivio del blog , viaggio suoi luoghi della contro storia d'Italia ) quella in cui morirono Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina unico sopravvissuto fu l'agente Antonino Vullo, scampato perché al momento della deflagrazione stava parcheggiando uno dei veicoli della scorta . Evento come potete vedere sotto ricordato con calma e pacatezza , salvo qualche polemica ( vere il fatto prima citato ) da gente d'entrambe le parti politico \ culturali .






Giuseppe Scano ha condiviso il post di L'ALBERO DI VIA D'AMELIO.
19 luglio alle ore 16:36
·










19 LUGLIO 1992 - Agostino Catalano,Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina ,Vincenzo Fabio Li Muli, Paolo Borsellino, VIVONO!!La mafia e' invisibile, ma NOI, la vediamo benissimo!!Bisogna liberarsi da questa catena feroce dell'omertà che è uno dei fenomeni sui quali si basa la potenza mafiosa. Si è legati a questo fatto dell'omertà, del non riferire nulla delle cose di Cosa Nostra all'esterno, di non sentire lo Stato, di sentire sempre lo Stato come un nemico o comunque come una entità con cui non bisogna collaborare. Speriamo che cambi il vento, che venga il libeccio, che si porti via quest'afa. ( Giudice Paolo Borsellino )


  • quelli che ancora sono una ferita aperta ed ancora dividono e sono terreno di scontro irruento oltre alla normale e civile dialettica


Il secondo sono i fatti del G8 di Genova 2001 in particolare la vicenda di piazza Alimonda \ omicidio di Carlo Giuliani .
Infatti c'è ancora chi si divide e si contrappone anche violentemente fra : chi lo vuole martire ed eroe . Atteggiamento che non condivido in quanto è una vittima insieme a Mario placanica che viene considerato ed lui stesso a dirlo ed altri elementi emersi nel corso degli anni ma mai portati a dibattimento od ad uno vero e proprio ) ., 2) va oltre nel dire era un assassino , con insulti alla persona ed ai genitori o chi come il caso di zero calcare che mise sul suo profilo facebook una locandina a cui lui partecipava subisce non sollo insulti anche pesanti ma segnalazione che portano al limite della bannazione da fb .
Ecco quello che mi è successo , qualche tempo fa , ne parlo ora a mente fredda , fu fb solo per aver messo un post fotografico ( foto da me scattata a Genova )

Giuseppe Scano ha condiviso la sua foto.
19 luglio alle ore 9:53
·

Domani ore 17 sono 15 anni








In cui ricordavo , senza nessun comento polemico e senza voler prendere posizione in merito al fatto in questione . Vi lascio ai commenti degli utenti per farvi un idea

A testimoniare il fatto che la vicenda di Carlo Giuliani sia una vicenda ancora aperta c'è la censura che ho subito su fb



Giuseppe Scano
19 luglio alle ore 14:27 ·




visto che i censori del Coisp Segreteria Nazionale mi rimuovano dalla pagina fb un commento al post su piazza alimonda fatto come potete vedere sotto in maniera provocatoria certo ma inoffensiva . Lo riporto qui

quello che non capisco , posso capire la titolazione di una via o una piazza ancora la vicenda divide ed una ferita da qualunque parte la si veda aperta , che fastidio vi da un cippo neutro senza nessuna dedica o esaltazione retorica (stava facendo il suo dovere , martire , ecc ) ma con solo su scritto il suo nome, ragazzo , di nascita e di morte ? allora vi faccio una proposta provocatoria in particolare alla vostra sede Lombarda e Mianese perché non raccogliete firme per rimuovere si trova in una piazza della questura non rimuovete la targa dedicata all'anarchico Pinelli ? a voi simpatizzanti ma anche no del Coisp







File:Nuova Lapide Pinelli.jpg - Wikimedia Commons

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oltre a quello ho già detto ecco alcuni commenti da tratti dal primo dei due link sulla vicenda di zero calcare ( vedi sopra ) che . Insieme al commento lasciato sul mio post provocatorio riguardante la censura del gruppo del sindacato di polizia Coisp che chiede d'anni con una raccolta firme la rimozione del cippo neutro ( senza nessuna frase retorica e mitizzazante ) di piazza Alimonda e che come tutti gli anni , quest'anno ha chiesto la piazza per affrontare per modo di dire a 360 gradi la vicenda giuliani e poi oltre a voler far rimuovere un cippo fa un convegno intitolato “L’estintore quale strumento di pace” ovviamente a senso unico ripetendo la solita litania , quando ormai lo sanno dovrebbero saperlo anche i muri che la versione ufficiale fa acqua da tutte le parti .




Marini Antonello Credo che sia doveroso ricordare Pinelli, non si può morire in quel modo ed è altrettanto doveroso ricordarci che chiunque anche a causa di reati persino i peggiori, quando cade sotto la responsabilità della legge e delle forze dell'ordine deve essere trattato secondo la legge ed essere al sicuro. Oltre la legge il diritto sta a Dio ammettendo che esiste. Questo deve essere la normalità in un paese civile umano, perché questa è la differenza tra il bene ed il male.




l'abelinato arrogantea day ago


i commenti sull'argomento confermano solo una cosa: genova e tutto il tempo trascorso da li in avanti purtroppo non sono serviti a un caxxo...avete vinto voi! tenetevi il vostro stato fascista e reazionario costruito al solo scopo di tutelare i ricchi e i potenti sulla pelle di chi sta sotto. vi auguro solo che non vi capiti mai di essere dal lato sbagliato del manganello...che so, magari il giorno in cui decideranno di fare una bella tav o un inceneritore nel giardinetto sotto casa vostra invece che in posti di cui non vi frega una cippa e proverete a protestare, mentre vi apriranno il cranio in due prima di trascinarvi in un tribunale cambierete idea su cosa è giusto e cosa è sbagliato...nel mio mondo per voi storto un "tutore dell'ordine" che spara in faccia ad un ragazzo resterà sempre e comunque sbagliato a priori, qualunque cosa stesse facendo quel ragazzo






Mari More


Prima di dire le solite banalità signori revisionisti informatevi meglio...qualcuno di quelli che commenta ad cazzum ha letto delle controinchieste o ha approfondito la questione? No xche pare che commentate sulla base di quel che vi ha raccontato Topo Gigio...



Concludend o posso affermare  che A 15 anni  dai fatti di Genova   e dalla morte di Carlo Giuliani, Genova è una ferita ancora aperta.  Genova  non è  finista    come dice  Zero Calcare  qui
A voi decidere se coltivare il primo tipo o il secondo tipo di memoria condivisa

02/03/15

LO STATO CI VUOLE L'UNO CONTRO L'ALTRO ED LA MAGGIOR PARTE DEI MEDIA SONO IL TRAMITE PER INCENTIVARE TUTTO QUESTO.

  risposta  agli insulti ricevuti per  questo post 
http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2015/03/reflections-on-our-first-week-of-our.html

STRUMENTALIZZAZIONE, INCENTIVAZIONE della GUERRA TRA POVERI, sono questi i mezzi dello Stato per tenerci DISUNITI e CONTROLLABILI. Ne abbiamo avute più dimostrazioni, ma i MEDIA di regime ci rendono ciechi!
iniziamo col piccolo gesto di condividere questo video e continuiamo col trovare punti in comune per unirci!

No      quinbdi a  capi espiatori   cioè     <<  qualcuno a cui è attribuita tutta la responsabilità di malefatte, errori o eventi negativi e deve subirne le conseguenze. La ricerca del capro espiatorio è l'atto di voler identificare irragionevolmente in una persona, un gruppo di persone, o una cosa la causa responsabile di gravi problemi, spesso con il celato obiettivo di nascondere le vere cause o i veri colpevoli. La ricerca del capro espiatorio è un importante strumento della propaganda: ad esempio, gli Ebrei vennero individuati dalla propaganda nazista come fonte del collasso politico e dei problemi economici della Germania.
La ricerca del capro espiatorio è particolarmente devastante perché solitamente la colpa è attribuita a un gruppo di minoranza, che trova difficile difendersi dalle accuse. Una tattica spesso impiegata è quella di caratterizzare un intero gruppo di individui per la condotta non etica o immorale di un piccolo numero di appartenenti a tale gruppo. Tra i soggetti usati come capri espiatori nel corso della storia troviamo ad esempio le persone di colore, gli immigranti, i comunisti, i meridionali, le streghe, le donne, i catari, i cattolici, gli Ebrei, i matti, i lebbrosi, gli omosessuali, i drogati, gli spacciatori, i disabili, gli zingari, gli anarchici.
Nelle società industrializzate, l'uso dei tradizionali gruppi di minoranza come capri espiatori viene sempre più malvisto. Portato all'estremo, questo può produrre delle regole sociali riguardanti il linguaggio, come nel caso del politicamente corretto. La ricerca del capro espiatorio si applica anche alle organizzazioni. Ad esempio, grandi imprese o governi vengono visti da alcuni come responsabili di un numero esagerato di problemi sociali. Il principio dell'agire politicamente corretto potrebbe essere un fattore determinante nello sviluppo di tali credenze riguardanti le grandi imprese, in particolare dove un senso di tolleranza altamente sviluppato nei confronti delle minoranze tradizionali si scontra con il bisogno continuo (e spesso ingiustificato) di dare la colpa a qualcuno.
È però importante ricordare che il capro espiatorio di biblica memoria era una vittima innocente. Nell'uso comune capita che molti colpevoli, una volta raggiunti dalla giustizia, o comunque dopo che sia stata acclarata la loro colpa, applichino a se stessi tale termine, con ciò significando di pagare da soli, al posto di tanti altri rei. Ma l'uso del termine da parte loro è e rimane assolutamente improprio. (...)  >>  da  http://it.wikipedia.org/wiki/Capro_espiatorio

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