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5.10.21

si può essere eroi senza andare a fare la guerra Belluno, la carabiniera che salva dal suicidio una mamma di tre figli

   sfogliando repubblica  


 La donna, che aveva intenzione di farla finita, aveva scavalcato le protezioni laterali del ponte di tipo tibetano di una strada forestale nel comune di Perarolo ed era praticamente nel vuoto. La carabiniera le ha parlato a lungo e alla fine è riuscita a convincerla a tornare sui suoi passi 
                                    di Enrico Ferro


Erano da poco passate le 8 del mattino quando un cittadino, chiamando il 112, ha riferito di una donna con le gambe a penzoloni su un ponte di tipo tibetano di una strada forestale nel comune di Perarolo (Belluno) che unisce i due lati di un canalone profondo più di 80 metri. A giungere sul posto è stata una prima pattuglia della compagnia di Cortina D'Ampezzo, con un graduato esperto e una giovane carabiniera. I due hanno lasciato il veicolo e hanno iniziato ad inerpicarsi lungo la strada forestale sino a raggiungere il ponte tibetano. Immediatamente si sono resi conto che la donna non era una escursionista in pericolo, ma che aveva intenzione di farla finita, avendo scavalcato le protezioni laterali, poggiando i piedi su uno dei tiranti che impedisce il ribaltamento del ponte, praticamente nel vuoto.La donna in uniforme immediatamente si è avvicinata all'altra che era in condizioni disperate e ha iniziato un contatto verbale che in breve si è trasformato in un vero e proprio rapporto empatico, tanto da far sperare in una rapida soluzione della vicenda, ma non è stato così. La donna, madre di tre figli, originaria del trevigiano, per motivi personali ancora non noti, era intenzionata a farla finita per cui non consentiva a nessuno di avvicinarsi né tantomeno di parlare, interloquendo solo con la carabiniera, la quale nel frattempo, al fine di non risentire troppo dell'oscillazione del ponte, si era seduta a terra a pochi metri dalla donna.Le due hanno parlato di tutto fino a che l'argomento non è stato dirottato sui figli, come consigliato dal militare negoziatore, anch'egli giunto sul posto, specializzato nelle trattative di questo tipo, ma che non ha potuto intervenire direttamente per espresso diniego della donna.L'argomento ha aperto alla fine un varco nella confusione della poverina e facendo leva sul bisogno di amore dei figli, dei sensi di colpa che avrebbe ingenerato loro, la donna, ormai allo stremo, raccogliendo tutte le sue forze ha scavalcato il parapetto, tornando sul ponte dove ha abbracciato la giovane donna che l'ha fatta desistere dal togliersi la vita.

 Una  situazione  molto difficile da  quel che  racconta  quest'articolo di gente  




3.6.15

ed io che credevo che gli eroi della grande guerra fossero solo uomini e militari invece .. la storia di Margherita Kaiser Parodi ( 1897-1918 ) unica donna sepolta nel sacrario di re di puglia

Serena Zoli Il libro: Stefania Bartoloni, «Italiane alla guerra. L’ assistenza ai feriti 1915-1918», Marsilio, pagine 233, euro 24 Serena Zoli Il libro: Stefania Bartoloni, «Italiane alla guerra. L' assistenza ai feriti 1915-1918», Marsilio, pagine 233, euro 24 (  http://storicamente.org/suriano

La  storia   che  vi accingete  a leggere , ha  messo la  parola fine  alla  convenzione  più  volte messa in discussione ma mai   cancellata    dei  <<  ( miti eterni  della  patria  e dell'eroe  >> ( cit Gucciniana   ) provenienti  dai racconti  (  indiretti  , in quanto  i mie nonni erano piccoli rispetto ai loro fratelli  o cugini  che  combatterono nella  grande guerra  )  ,  dei nonni  sui  mie prozii,  da  loro  lettere  . Ma  soprattutto    da letture  scolastiche    e non    di  libri  di memorie (  fanterie  sarde  all'ombra  del tricolore di Alfredo Graziani il tenente  Grisoni  di un anno sull'altipiano  di Emilio Lussu   , ecc )
Ecco che   Ringrazio quindi   per la memoria  Michele  Corona .non conoscevo la storia, mi hai fatto venire i brividi...certe persone meritano di essere ricordate ! Ma  soprattutto ha  rimesso in discussione  le mie conoscenze   sula prima guerra mondiale  . Infatti   dai libri  di mio nonno  e    da  suoi racconti   credevo  che    gli atti  d'eroismo  della grande guerra  fossero solo maschili . Apprendo sempre  dallo stesso Michele Corna  che  : <<  Ad oggi, ci sono solo due donne decorate di Medaglia d'Oro al Valore Militare nel Regio Esercito: il caporale infermiera Maria Brighenti ed il Caporale infermiera Agliardi Laura>> 
Non posso nemmeno pensare a ciò che hanno dovuto vedere queste ragazze giovani. Ci vuole una forza tremenda a dovere agire in un contesto simile, soprattutto a livello psichico. Io sono un pacifista, sono solo un essere umano che pensa che nessun essere umano debba vivere esperienze simili. Sono cose disumane, non si può vedere tanta sofferenza senza impazzire.Ed  è per  questo che   E' necessario ricordare...spesso.... Fa bene al cuore e alla testa....  


Lorenza Brugo Questa è una bella storia...sconosciuta ai più ma che merita recuperare alla memoria...Grazie!



Ma ora basta   parlare io , lasciamo che  a  parlare  sia la  sua storia .

Nell'epoca della Belle Époque, le discriminazioni sessuali sono estremamente radicate nella società italiana ed europea.
Nonostante l'Inghilterra e la Francia siano sconquassate dai moti femministi, l'Italia, paese conservatore per antonomasia, è una società estremamente maschilista dove alle donne è concesso poco se non essere suore, madri o mogli.
La grande guerra cambierà le cose.
Caporale infermiere Margherita Orlando (Roma, 16 maggio 1897 – Trieste, 1º dicembre 1918).
Medaglia di Bronzo al Valore Militare.

Nell'epoca della Belle Époque, le discriminazioni sessuali sono estremamente radicate nella società italiana ed europea.
Nonostante l'Inghilterra e la Francia siano sconquassate dai moti femministi, l'Italia, paese conservatore per antonomasia, è una società estremamente maschilista dove alle donne è concesso poco se non essere suore, madri o mogli.
La grande guerra cambierà le cose.
Allo scoppio della guerra in Italia ci sono meno di 40.000 studenti di medicina e poco meno circa 70.000 medici di cui solo pochi sono militari.
La mobilitazione generale porta nel 1915 due milioni di uomini sotto le armi, e questo pone un enorme problema: chi aiuterà i medici ad accudire e curare i feriti.
Il comando inizialmente pensa di usare le suore, cosa che certamente è possibile ma l'ordinariato militare ancora non esiste (il primo ordinario fu investito solo il 29 Luglio 1915 nella figura del Tenente Generale, Monsignor Angelo Bartolomasi), quindi non esiste una autorità militare autorizzata dal Papa che possa imporre alle suore di servire negli ospedali militari.
Essendoci in circolazione meno di 10.000 infermieri, il governo autorizza il comando ad arruolare donne volontarie per servire come infermiere.
Margherita Orlando è membro di una benestante famiglia imprenditoriale romana imparentata coi tedeschi Kaiser Orlando e di forti sentimenti nazionalisti.
Allo scoppio della guerra i quattro fratelli di Margherita si arruolano volontari ma suo padre non le permette di seguirli.
Malgrado ciò, Margherita disobbedisce (e ci vuole una buona dose di coraggio per farlo all’epoca) e si arruola volontaria.
Assegnata come tirocinante all’Ospedale di Napoli dove dopo sei mesi viene assegnata col grado di Soldato Semplice al Corpo di Infermiere volontarie, le Dame Infermiere, che prestino servizio negli ospedali militari ed in quelli da campo.
Il corpo nel 1915, ha in forze circa 1500 infermiere che nel 1918 saranno più di 20.000.
Il Corpo risponde all'Intendenza generale della Sanità Militare, ed è affidato al comando del Tenente Colonnello Anselmi Emilia (Medaglia d'Oro di Benemerenza della Croce Rossa Italiana, e Medaglia d'Argento al Valore Militare).
Orlandi non ci pensa nemmeno ad andare negli ospedali militari, vuole servire negli ospedali da campo.
Un ospedale da campo è la cosa più vicina all’inferno che si possa vedere senza andare in trincea: quattro tende fatiscenti, quando ci sono, od una dolina a cento metri dalla linea del fuoco dove arrivano feriti con le piaghe aperte, mutilati in maniera orrenda, l’aria è appestatata dal fetore della cancrena, del sangue dai gemiti e dalle urla.
Li si opera alla bene meglio spesso senza anestesia, la gente muore sotto gli occhi di medici ed infermieri spesso impotenti davanti alla gravità della ferita.
Il dolore e la frustrazione per chi vi opera è tremendo, molti non ce la fanno: impazziscono o si uccidono.
Per di più a rendere il lavoro pericoloso ci sono gli austriaci.
Gli ospedali da campo sono il boccone prediletto dell’artiglieria nemica, più dei reggimenti in linea: sanno che uccidendo un infermiere dieci uomini muoiono senza assistenza.
La Convezione di Ginevra vieta di tirare sulla Croce Rossa ma tanto gli austriaci quanto gli italiani se ne fregano ed alla fine saranno oltre 6000 le infermiere uccise da fuoco nemico durante la guerra.
Ed è cosi che Margherita Orlando lavora: una donna coraggiosa, inesauribile, tanto da guadagnarsi il rispetto degli ufficiali medici che la raccomandano perché sia promossa al grado di Caporale.
Nel Maggio del 1917 si trova nell'ospedale mobile n. 2 di Pieris, alle foci del Timavo quando un ricognitore avvista l’ospedale da campo.
Tempo tre minuti e l’artiglieria nemica scatena il finimondo.
In quel momento allo scoperto ci sono una ventina di feriti, rimasti esposti al fuoco: Margherita si rifiuta di mettersi al riparo, e trascina al coperto quanti più feriti può ma non può fare molto.
Solo cinque su venti si salvano, ma cinque uomini devono la vita al valore di questa donna che non passerà inosservato: per l’azione viene insignita di Medaglia di Bronzo al Valore Militare.
Orlando resterà al fronte anche dopo Caporetto servendo dapprima a Treviso e poi a Fagarè di Piave.
Arriverà a Trieste col le truppe supplettive del XXIII Corpo d’Armata (Tenente Generale Carlo Petitti di Roreto) nel Novembre del 1918.
La guerra è finita ma non per questo si è smesso di morire: la febbre spagnola sta devastando quel gigantesco cimitero che è l’Europa.
Arrivata negli ultimi mesi del 1918 dilagò come un soffio di vento uccidendo più persone della guerra: nell’Ospedale di Trieste il sovraffollamento è enorme: ci sono più di mille persone quando potrebbe contenerne 300.
Feriti italiani, prigionieri austro ungarici anch’essi feriti.
Margherita Orlando contrarrà la febbre poco dopo essere arrivata a Trieste: continuò ad esercitare finché potè reggersi in piedi.
Quando sentì che non le restava molto, chiese di potersi sdraiare in una branda accanto a quei soldati per i quali aveva dato tutto e corso mille pericoli chiedendo di essere sepolta con loro.
Morì il 1 Dicembre. Le sue spoglie riposano per sua volontà nel Sacrario Militare di Redipuglia.
Margherita Orlando è l’unica donna ad essere sepolta nel celebre sacraio.
Tanta abnegazione impressionò il celebre poeta Gabriele d’Annunzio, che a Margherita Orlando dedicò i versi che alle Crocerossine cadute sono dedicate oggi a Redipuglia:
“A noi, tra bende, fosti di carità l’ancella;
morte tra noi ti colse, resta con noi, sorella!”.
Cent’anni dopo, Margherita Orlandi è ancora li, e con lei le 6000 Crocerossine cadute nella Grande Guerra.

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