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25.9.23

Che razza di musica. Jazz, blues, soul e le trappole del colore Condividi di Stefano Zenni fa piazza pulita sugli stereotipi e mitizzazione della musica blues , jazz , soul cioè le origini del rock

  grazie per gli incontri stimolanti dell edizione 2023 delfestival Bookolica - Il Festival dei
lettori creativi e dei linguaggi ho appena finito di leggere il libretto : << Che razza di musica. Jazz, blues, soul e le trappole del colore >> di Stefano Zenni Un libro interesante che mi pone le domande : Esiste una "musica nera"? E quale sarebbe la sua differenza rispetto a quella "bianca"? Sappiamo riconoscere un cantante africano americano al solo ascolto? . Infatti Siamo abituati a pensare che la musica possa avere un carattere razziale, etnico o un "colore", e se vediamo un musicista nero statunitense immaginiamo che sappia swingare con più naturalezza di un bianco, o che intonerà le blue notes con sottigliezze inaccessibili a un europeo e le caricherà di un feeling, di un soul inimitabile. Ma tutto questo ha un fondamento scientifico, storico o culturale? Stefano Zenni affronta per la prima volta in campo aperto una materia così delicata, smontando con argomenti brillanti e aggiornati i molti pregiudizi che non solo infestano il discorso degli appassionati, ma trovano ancora ampio spazio nella critica musicale. Per farlo fa riferimento a concetti in apparenza lontani dalla musica, dal colorism al passing, e introduce stimolanti riflessioni sui rapporti fra le culture africano americana, ebraica e italiana. Attraverso un inedito approccio multidisciplinare che si muove con agilità fra i più diversi campi delle scienze storiche, biologiche e sociali, Zenni dimostra che la musica sa essere un esempio mirabile di collaborazione fra individui e comunità: uno scambio ininterrotto di idee e di risorse che trascende ogni barriera culturale o tentazione
classificatoria. Inoltre la sua presentazione ed il suo stile semplice ed accessibile ed accademico sia nell'eporre sia nella scrittura mi invoglia a comprare o prendere in biblioteca il saggio di Maurizio Bettini   contro le  radici  da  lui  citato nella presentazione     ed  a  rilleggere  e   quindi  andare  a ricercarlo  nella   mia   libreria    la  storia    del Jazz   di  Walter Mauro   da me    comprata ,  come   dimostrata  la  foto     sottto  ,  nel  lontano  1994   per   approfondire  e   comprendere   la  muisca  jazz     che  mi  facevano ascoltare i miei   e   i concerti  di time  in jazz e  non  solo    a cui  andavo   prima  passivamente  trascinato  dai miei  , parenti ed   d'amici amannti del genere , poi  con  interesse  in quanto come ho detto nel titolo del post e d'essi che deriva il rock e tutta la musica ( o musicaccia dipende dai gusti e dall'educazione ricevuta da ciascuno di noi ) che acoltiamo oggi   


Un  ottimo  libro  d'avere   nella  libreria  di casa  .  Per  capire  che  la musica  non    è solo  edonismo  e divertimento  ma  anche  libertà  come  fa notare   anche  il personaggio   di Lisa  dei Simpson    che  appunto  suona   il blues  ed  il  jazz . Credo  che mi  tocchera  rimettere  in  discussione   le mie definizioni di :  identità   e  di radice   ,   espresse   più   volte nelle  diverse pagine    del  blog  

10.6.22

sebastiani dessanay ha fermato su cd il suo viaggio doppio CD 377:

Il viaggio   di Sebastiano Dessanay, nei 14 mesi di pedalate tra il 2018 e il 2019 su e giù per l’isola Attraverso i monti, In laguna, sugli Altopiani basaltici, Sotto le pale eoliche, tra Spèndulas e Miniere,<< non è stata una competizione con fotofinish e podio a ogni fine tappa, con champagne, baci di miss e antidoping. Bensì una sessione di composizione a tappe, lunga tutto un viaggio e scandita dai tempi lenti della bicicletta. Ma una volta messe le 28 tracce su un buon impianto di trasmissione del suono, come da lui stesso suggeritoci, ecco che veniamo catapultati in quel suo particolare Giru de Sardigna da Nùgoro a Casteddu ritrovandoci deretu in fatu suo: un po’ come vettura ammiraglia con ruote e corde di ukubass di scorta; un po’ come inseguitori sulla sua scia, quasi nel tentativo di strappargli una maglia che gialla non può essere come al Tour, rosa nemmeno come al Giro e rossa neppure come nella Vuelta. Forse arancione, colore che domina l’elegante digipak di 377:, un telaio che una volta aperto vincola a sé due cd, come se fossero le ruote del biciclo, e una mappa. Ecco che ci viene quindi male parlare di ultima fatica del nostro riferendoci solo a quella discografica. Sa podda mera e sìnchera, la fatica sudata poi ricompensata dagli abbracci comunitari delle 377 biddas e tzitades>> Sebastiano la ha assaporata e  faticata   prima di comporre l’album: quando ha sfidato le incognite meteo-fisiche di questo outdoor culturale per raggiungere le rispettive destinazioni. Luoghi nei quali ha composto «frammenti sonori» («uno al giorno») c la  si può    sentire  già dalla prima traccia (Si parte!) con il fiatone su corona e pignone. Passando al resto      del doppio  cd  (l’ascolto è consigliato «in maniera lenta e creativa ), sono diversi i motivi per cui 377: questa settimana ha preso la tête de la course della  rubrica   di https://www.sascena.it/sebastiano-dessanay-377/ <<  Stiamo parlando di un album che dà musica alla letteratura di viaggio; stiamo parlando di un album che, appunto, può essere ascoltato leggendoci gli antichi resoconti di La Marmora, di Lawrence, di Valery; oppure di una colonna sonora del nostro viaggiare in quest’isola che è certamente diversa da quella del trio citato, ma che ancora poco conosciamo. E poi c’è la ricerca sonora: con la musica etnica che sposa il jazz riuscendo a dare luci nuove a una miscela che, a dirla tutta, non è certamente inedita; con gli arrangiamenti in perenne tensione con l’orografia de su connotu, con le insenature de su meledu con le campede de s’assussegu. Di spessore anche le incisioni del vivere quotidiano attraverso le musiche e le coralità della tradizione orale sarda: frammenti di canti come quelli a tenore, polifonici e a chiterra che sarebbero stati dei filler in un altro album ma non in questo diario di Incontros, Ammentos e Tramas coloridas. Sebastiano riprende il contrabbasso una volta in studio e con lui ci sono Peter Waters al piano, Roberto Migoni dietro le pelli e i piatti, Francesco Morittu alla chitarra classica e campidanese, «il lirismo degli ospiti Max De Aloe e Emanuele Contis» rispettivamente all’armonica e al sax. «Questi musicisti – spiega Dessanay – hanno contribuito a creare sonorità e atmosfere che descrivono bene in musica ciò che ho provato durante il viaggio: l’entusiasmo dell’inizio, lo stupore davanti a scenari incredibili, davanti alla natura, all’archeologia, la malinconia trasmessa da alcuni piccoli paesi in via di spopolamento, la calma ammirando alcuni paesaggi incontaminati e a volte desolati, l’energia degli abitanti di alcuni paesi vivaci, e anche la tristezza di alcune storie narrate». Buon viaggio a chi ha il disco tra le mani per la prima volta. Anche se, come da fiatone finale, Il viaggio continua.  >>
bello ed interessante . una musica tradizionale e moderna insieme lontano dai luoghi comuni e folkoristici della nostra identità fatti generalmente ad e consumo del turismo di massa . le canzoni , come il viaggio
non seguono un ordine cronologico ma ciò non toglie niente all'ottimo lavoro . Un guardare avanti senza perdere le origini . Uno di quei casi a cui si può rispondere quando ti chiedono ma che musica fai ?



    al prossimo viaggio   per i comuni  piccoli borghi   che  sono stati saltati   nel  frattempo  acquistate  il   cd 

Il bellissimo poster A3 realizzato da Valentina Vinci Illustrator che si trova all'interno del doppio CD 377: 🤩
Il CD è in vendita sul sito dell'associazione
https://www.377aps.org/negozio/
o sulla mia pagina Bandcamp
https://sebastianodessanay.bandcamp.com/album/377
oltre che nei seguenti punti vendita:
alta fedeltà Cagliari
I ricavati delle vendite andranno a supportare le prossime attività dell'associazione 377,

11.2.17

il jazz ( quello inciso su dischi ) compie cento anni e perchè mi piace il jazz



per  chi  volesse  saperne  di più  sulla storia , o semplicemente   tenersi informati su  dischi e concerti o  altre news    del mondo del   jazz








Non si può capire la musica senza capire la società, non si può capire la società senza capirne la musica   
                                                 Franco Fabbri

Quest'anno il jazz, secondo un "usanza consolidata" che tende ad attribuire a qualunque cosa per forza una data , compie cent'anni . infatti è è il 26 febbraio di cento anni fa e quello che finisce nei negozi è il primo disco jazz della storia registrato dalla original Dixieland Jass Band ( il cui leader era Dominic James “Nick” La Rocca. figlio di un emigrante siciliano ) con due facciate : Livery Stable Blues e Original Dixieland one step . Infatti essi << furono spesso soprannominati i "creatori del jazz" perché furono la prima band a registrare jazz a fini commerciali e ad avere registrazioni di grande successo in questo nuovo genere musicale.> ( dalla voce di wikipedia original Dixieland Jass Band )
 Infatti  dopo  anni  d'ascolto    condivido  , oltre  ala  frase  citata  all'inizio   del post  ,  quanto  dice  Keith Jarrett (Allentown, 8 maggio 1945  foto a sinistra  ) è un pianista, clavicembalista e compositore statunitense. Ad oggi, è considerato uno dei migliori improvvisatori  della storia del jazz, ed uno dei pianisti di maggior successo nella storia del jazz.   qui   ulteriori news --- sul 1508 , ne  trovate  sopra  la copertina  , del il venerdì di repubblica   : <<  è  tempo che  si parli del jazz   come musica  classica del  novecento [ termine di  classico   generico e soggettivo  vedere mio precedente post   sulla  musica  classica ]   >> Ora  i puristi ed  i tradizionalisti  , contesteranno    in quanto non è  musica  scritta ,  vedere i  video  sopra  , l'improvvisazione non  non può avere la  stessa  dignità  della  musica  classica  \  sinfonica  . Ma il pianista  --- sempre    dallo stesso articolo  ----   risponde   che  lo spartito  per  bach era  una necessita  . Se avesse  avuto magnetofono [ o  altro strumento   di registrazione  aggiunta mia   ] avrebbe inciso direttamente la musica  . Ha  ragione Infatti   la  più grande   lezione jazz    come del  blues music a da  cui  deriva il  90    % della musica  attuale   come  testimonia    questa  famosa serie tv  di cartoni  animati


 Quindi  mi chiederete      cosa  è  per   te  il   jazz  ?

Prima di  dire  cosa  è per  me  il jazz  . bisogna dire che  ognuno di noi , in fondo sia che lo si detesti  o si  rimanga   indifferenti  oppure  lo si ascolti  e pratichi  ,   sa  cosa  vuol dire  jazz  per  se stesso  e  che  esistono vari definizioni Esistono  due tipi  di risposte  dettate  la prima dall'emozioni  che esso ti da  sia  nell'ascoltarlo  sia nel  suonarlo  
Una musica   che  ha  anticipato  , raccontato  ( vedere  il video  finale  )   e denunciato   tutti i mali  del novecento . Diventato  da  musica  degli   ultimi , dei perdenti , a  music a di massa  \  modaiola

  
sia    nel conoscere   la  sua storia  e    la sua   evoluzione  tecnica  che  ha unito   negli ultimi due secoli   del millenio   neri e  bianchi  




Oppure  in  sintesi  ( mi scuso    se  lo riporto in continuazione  ) 


Adesso veniamo  alla    risposta    vera  e   propria  .
Quindi  per  me  il  jazz  si chiama  libertà e  fa  rima con improvvisazione  e  continua ricerca  e sperimentazione   \  contaminazione è battagli  sociali  \ culturali  . Infatti  e  qui rispondo anche  a    chi mi  dice  che  <<  sei antiquato , ascolti    musica per  vecchi  o da ospizio  >> come conferma  Enrico Rava    sempre  sul venerdì  : <<[---]  Come è cambiato il jazz in italia ? (...)   Io oggi lavoro multo  con l'elettronica   , che  considero una via  di scampo . (....)   l'elettronica    ci da' l'input che non t'aspetti  , suoni che  non avevo idea  che esistessero . una  sensazione che  da  tempo    noi  jazzisti  non abbiamo più  i primi bopper   nel 1943\44  (... ) . dunque  il jazz  è ancora  in evoluzione  ?   Si   finché  ci sarà  qualche  matto che cerca  di suonarlo  >>


Molti mi   e si  chiederanno    come   è  nata la  tua passione per  la musica   jazz   .  Ecco in sintesi  la  risposta  all'eventuale  domanda  : << ma  come e è nata  la  tua passione  e  il  tuo  avvicinamento al jazz   ?  >>  che  mi  verrà rivolta

  
    Risultati immagini per bollani and topolino
  •   fino a  14\18  ascoltando   con curiosità  e senza pregiudizi   quello che mettevano   i miei    genitori  : sul  piatto dei  giradischi e mangia nastri   , dello stereo  o dell'autoradio  , e  ora   cd  ed  andavo  prima  con loro  quasi  passivamente     poi con interesse   a  festival  e  concerti   jazz  
  • poi o  iniziando a prendere   per  conto mio cd del genere ed  andare   con amici   \ conoscenti  ,  o con i miei  ai concerti del genere  
  • leggendo   la storia   , recensioni  di cd  , ecc  del  jazz  (  vedi sopra gli url    ) 
  •  ascoltando  amici  un trombettista  e   un sassofonista      che  lo  praticano     facendomi anche  consigliare   o prestare  cd  
  •   vedendo  ed   cercando   su  cd  o in rete le musiche   di  : la leggenda  del pianista  sull'oceano di tornatore  di cui  i protagonisti    della sfida  sono realmente esistiti    e  non sono frutto della fantasia letteraria di Bariccco  ., e   di Pupi Avati      e altri film  di  cui  ora non ricordo nè titolo ne  regista     su  jazz  o su vicende  ad esso   o con colonna sonora   jazz 
  • leggendo  le storie  di topolino   in cui   c'è  Bollani  in particolare   topolino n  2808   vedere le ultime due   foto  

non swo che  altro dire   se   non lasciarci   con le note  di   queste  due  interpretazioni   per me   entrambe  belle   e suggestive     da  non sapere  quale  delle due scegliere    strange fruit  







 un "  classico "   del  jazz  che  riassume   la mia concezione del jazz   del perchè  sostengo la proposta   di Keith Jarrett


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