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3.1.24

La bicicletta è comunità e condivisione la storia di Davide Ferrario

Suggerimenti    musico  \ letterari 
https://bicimtbebike.com/2021/08/02/canzoni-bicicletta/
Musica per andare in bici: 10 canzoni consigliate da 10 artisti indie 

Inizialmente ,  forse   perchè ispirato    al  libro   e  film  diari della  motocicletta      e  alle canzoni  :    1) VESPA 50 SPECIAL- LUNAPOP.wmv ., 2 ) motocicletta - lucio battisti  ed  alla  famosa  una  vespa    soprattutto  quella  della   pubblicità fine anni   fine  anni  80   : <<  una vespa ed uncasco  è via  >> credevo che    che  solo  la moto  fosse  un  mezzo di libertà  nonostante     esistessero anche  testimonianze inverse   . Tesi   che  iniziai    a mettere  indisciussione  con  la  canzone   tratta  da una storiua  reale   iul bandito  ed il campione  e  ora  confermata  rima  dalla  storia  di alfonsina strada   rappresentata   da questo monologo teatrale    di Miche  Vargiu     da    mwe recensito  qui in : << chi lo ha detto che il teatro dev'essere solo al chiuso ? l'esecuzione dell'opera : a perdifiato la storia di alfonsina strada la prima donna che corse il giro d'italia di michele vargiu >> 

  conclusasi     da     questa  storia   di Davide  Ferrario  

Per chi   volesse   sapere  chi è Davide Ferrario potete visitare la sua pagina Instagram
@davideferrario.wav e rivedere  qua  sotto  la sua intervista per le Storie di BIKE per cui  è  
Già stato ospite di Bike Channel per Le Storie di BIKE, Davide Ferrario è un musicista e producer con la passione della bicicletta. Con questo articolo inizia la sua collaborazione con BIKE.
È curioso che, quando ci si appassiona a qualcosa, si iniziano a notare un sacco di cose che prima sembrava non ci fossero. Eppure sono sempre state lì, non viste, e all’improvviso non capiamo come non ci avessimo fatto caso prima. Ti compri un paio di scarpe nuove, un telefono, inizi ad ascoltare un genere musicale che non avevi mai considerato e ti accorgi che attorno a te c’è pure un sacco di gente che ha avuto la stessa idea.


Sebbene questo tipo di esperienza provochi una sottile delusione all’ego, che forse credeva di essere molto più originale e unico di così, entrare in contatto con una comunità è probabilmente la vera natura dell’essere umano. E, va detto, sentirsi parte di una societas è molto più stimolante che occuparsi della propria anima da soli.
Qualche anno fa ho iniziato a fare un po’ di sport. Un po’ per tenermi in forma, un po’ per dimostrare a me stesso qualche capacità fisica, un po’ perché se fai il musicista avere del fiato in più sul palco fa sempre piacere

   
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Li vedevo i ciclisti, nella mia antisportiva vita precedente, e pensavo che mai avrei voluto essere
così, fino a quando accadde per puro caso un’epifania: la riscoperta dell’andare in bicicletta. Da quel giorno non l’ho più lasciata, la mia gravel.
Ho cominciato a vivere in simbiosi con l’idea della bici, la gente ha iniziato a riferirsi a me come ad un ciclista amatoriale, gli amici al bar hanno iniziato a dire: “vabbè, ma questo fa centinaia di chilometri” e anche io ho iniziato a pensare alle vacanze in funzione delle ciclabili.
Insomma, la mia vita, come è successo a molti dopo la forzata reclusione pandemica, improvvisamente è cambiata. Per molte città, inoltre, europee e non solo, la bicicletta rappresenta il mezzo principe con cui spostarsi. Consente di muoversi con agilità in contesti dove l’automobile sta diventando sempre più ostica. Grandi città come Milano e Roma, ad esempio, impongono limiti sempre più rigidi e, senza voler entrare nella consueta polemica che ne valuti la correttezza, è necessario e inevitabile un adattamento del cittadino.
Di tutto questo e molto altro ancora, Ferrario, ci racconterà qui, su Bikechannel.it, offrendo ai nostri lettori il suo punto di vista di artista e professionista della musica… e “a pedali”. Una passione, quella per la bici, la gravel in particolare, che, come ci ha detto, lo porta a condividere in questo spazio, le sue esperienze e quelle delle tante persone che per lavoro e piacere ha l’occasione di incontrare

12.9.23

“Io, in carrozzina, offro una stanza in cambio di un piccolo aiuto”: Elena Rasia sommersa dall’odio social

Leggendo la  storia  che  trovate  sotto  , mi chied  ma qiuesti  haters  odiatori , lo hanno capito   il significato  dell'annuncio    ?   lo  sanno cosa  è  il  valore  della  condivisione   ? Posso  capire    i  dubbi   ma  la  cattiveria  no  . 

  repubblica  ed  bologna  del  12 SETTEMBRE 2023 

“Io, in carrozzina, offro una stanza in cambio di un piccolo aiuto”: Elena Rasia sommersa dall’odio social
"Vuoi una badante senza pagarla”, hanno scritto alla 31enne, giornalista e fondatrice della piattaforma Indi Mates per l’abitare collaborativo. “Non mi serve un’assistente personale, solo una coinquilina

                                                                       Alessandra Arini


BOLOGNA – “Questo progetto è una fregatura”, le hanno scritto, oppure, “Non so se è un abbocco”.
 Tanta cattiveria Elena Rasia, 31 anni, giornalista, in carrozzina perché affetta da paralisi cerebrale, non se l’aspettava. Sotto il suo annuncio di una stanza gratis a Bologna, i commenti negativi nelle ultime ore si sono moltiplicati. “Mi ha sorpreso l’odio degli haters verso di me”, racconta. Da quattro anni, tramite la piattaforma Indi Mates, di cui è creatrice, ha dato vita infatti ad un progetto di abitare collaborativo sperimentale, che permette a lei e un’altra persona di venirsi incontro nei propri reciproci bisogni di autonomia e che punta ad essere un modello diffuso. Ora, dopo la fortunata esperienza, appena conclusa, con la studentessa e giovane lavoratrice Margherita, sta cercando una nuova coinquilina. Ma i feedback ricevuti al suo post, non fanno ben sperare: “Lo trovo disonesto nei confronti di persone che cercano casa e che si troverebbero a farti da badante senza retribuzione”, ha commentato qualche utente.

Lei, nata in un piccolo paese dell’appennino, Luminasio, e con il sogno di una vita indipendente sotto le Torri, affitta infatti gratuitamente una singola, appena fuori dal centro, in cambio del contributo minimo per le utenze e di quale compito di cura nei suoi confronti, che le permetta di vivere in città. Per quattro sere a settimana, dal lunedì al giovedì, all’aspirante coinquilina viene richiesto un aiuto nella routine notturna: come la collaborazione per infilare il pigiama ecc.: “Un impegno minimo, non cerco una badante – specifica- Né un assistente personale, che ho e pago con la mia pensione di invalidità. Solo una coinquilina, e magari anche un’amica, che ovviamente potrà avere la vita sociale che vuole. Ma la gente mi sta dando dell’approfittatrice”.Per Elena, invece questa, anche alla luce dell’emergenza abitativa, è un’opportunità per tutti, proprio per l’ampio concetto di autonomia che comprende: “Anche in una città con questi affitti, mettere a disposizione un posto, in cambio di piccoli doveri cura, può essere una scommessa di abilismo”. La paura ora è che queste risposte di odio virtuale possano mettere a repentaglio il suo progetto di vita autonoma –“In questa fase di transizione dorme qui una mia amica, ma non so quanto potrà durare. Penso ci sia alla base molta ignoranza sulla disabilità: molti ci vedono come persone ospedalizzate, che hanno bisogno di continua assistenza. Non è così”.


25.12.22

la vera laicità non è paura di fare un presepe o una recità sulla natività per non offendere gli altri di religione diversa ma farlo con loro o capire come lo festeggiano o cosa è per loro

  in  una   pausa   di preparazione   per  il pranzo  di natale     replico  alle polemiche  create   sia   su Fb sia  sul  blog   sul  mio  modo di vedere  il tema  della  laicità  . sperando  una  volta   per  tutte  di chiarire  il mio pensiero  sintesi  di valori  cattolici  ( conservatori  e  progressisti  )   e  atei  , cosi  come  credo  quello di  tutte le  persone mentalmente   aperte   .  Ripeto, quindi  ,   tale  argomento  già trattato per  specificare meglio   il mio punto  di vista      per quella  che  io  (  il termine verità è  relativo  perchè  ogni uno di noi ha  la  sua  verità  )  considero la   vera  laicità. Essa  è  infatti  per  me   condivisone ed  coesistenza    come  ha  evidenziato  Daniela  Tuscano  in un  commento      fb  ( vedere  url  )  , ma  soprattutto    come dimostra   il video sotto riportato   dove i bambini canto   canzoni natalizie     delle  diverse  culture e   religioni  visto  che  ciascuna  d'0esse  ha  un modo diverso d'intendere e  festeggiare  il  natale    -- lo  so che il  video è  vecchio  di  ben  quasi  5  anni   ma   è ancora  attuale   ed  indica  la  strada  da percorrere  senza   creare   atti  d'ipocrisia  e  buonismo  d'accatto  come  quello    citato  nei  link  riportati  

 per  chi volesse  approfondire l'argomento   vedendo sia le  versioni degli atei    sia   quelle dei credenti  indipentemente  dalla  confessione  pratica  e  non praticata   il dibattito  che  ne  consegue    visto che  non esiste   un  unica definizione o  un  unica  verità  \  verità  assoluta come  già  specificato   

La vera laicità. (iltuttonelframmento.blogspot.com)  (  da  cui  ho tratto la  foto  sopra  ) 

22.11.21

"Dipingo i sassi e li lascio per strada": così Francesco a 82 anni ha riscoperto la felicità

 ricolleggandomi   a quello  che  dicevo nel mio post    elucubratorio : <<    cosa è la felicità  >>
credo che la risposta o almeno una delle risposte sia questa


  da  repubblica  online


La pittura come forma di evasione dalla depressione. Strumento di felicità che poi è diventata - inevitabilmente - condivisa per l'82enne Francesco Occhiogrosso. L'anziano pittore di Bitetto, in provincia di Bari, ha scelto una tela particolare per le sue opere: i sassi. E ogni mattina, quando esce di casa, ne porta uno con sé, per lasciarlo in strada e attendere che venga ritrovato, per regalare un sorriso a un estraneo.



L'anziano pittore di Bitetto, in provincia di Bari, ha scelto una tela particolare per le sue opere: i sassi. E ogni mattina, quando esce di casa, ne porta uno con sé, per lasciarlo in strada e attendere che venga ritrovato, per regalare un sorriso a un estraneo. Un'idea nata grazie al fugace incontro con un gruppo Facebook, ideato da una donna svizzera che attualmente vive nelle Marche. Per Francesco una vera e propria missione, tanto che in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre distribuirà sassi con la raffigurazione di una donna afgana. "Non ci vuole chissà quale bravura - racconta - basta un disegno semplice per regalare un sorriso e cambiare la giornata di qualcuno"
 

 

2.9.19

cosa è il viaggio ? è ascoltare e condividere storie di gente , di mestieri , di passioni

Riporto  quello che  ho scritto  per  la  pagina e  l'account  di  fb  ,  visto che molti nei  commenti    e  in messanger    mi reputano strano  ne  approfitto  per   rinnovare  ed  aggiornare  le  FAQ 

Compagnidistrada
Pubblicato da Giuseppe Scano19 min

 trovate nei post continua qui nel blog oppure clicca sopra per poter continuare a leggere ) e nella sua appendice https://www.facebook.com/compagnidistrada/ ) non raccontiamo e non riportiamo le solite favole, ma storie vere, storie di persone, di paesi, di città ai margini dei media ufficiali o d'esse
strumentalizzate \ usate politicamente per scopi elettorali e di propaganda . Ma anche Storie che stanno sbiadendo nelle nebbie della memoria o che anche resistono al martellare costante degli avvenimenti quotidiani che cancella immediatamente la memoria del giorno precedente. Infatti molto spesso n on sappiamo più da dove veniamo, quale è stato il nostro passato e lentamente la nostra storia si cancella. Queste pagine parleranno di persone comuni che nel loro piccolo hanno contribuito a costruire la nostra società. Perché è vero la storia è fatta dai grandi personaggi, ma è altrettanto vero che la storia siamo noi con le nostre piccole o grandi scelte scelte.
Storie che stanno sbiadendo nelle nebbie della memoria. Non sappiamo più da dove veniamo, quale è stato il nostro passato e lentamente la nostra storia si cancella. La storia siamo noi con le nostre piccole o grandi scelte nel bene e nel male , con rimpianti e sensi di colpa .

29.4.14

La gallina a equo canone: affittarla costa due uova Così un imprenditore di Nuoro ripaga ogni settimana i proprietari degli animali A “Geo & Geo” su Rai3 l’esperimento agricolo-commerciale

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  da  la nuova  sardegna  


 La gallina a equo canone: affittarla costa due uova
Così un imprenditore di Nuoro ripaga ogni settimana i proprietari degli animali A “Geo & Geo” su Rai3 l’esperimento agricolo-commerciale di Mario Patteri
Antonio Bassu




NUORO. Compri tre galline, le “affitti” a un allevatore e vieni ripagato con sei uova alla settimana, due per ogni pennuto.
L’idea dell’imprenditore agricolo Mario Patteri torna oggi alla ribalta in televisione, nella rubrica “Geo & Geo” di Rai 3 condotta da Sveva Sagramula, alle ore 16.30. Patteri verrà intervistato in studio, a Roma, sulla singolare iniziativa della sua azienda, la 3P, con stabilimento a Marreri, vicino a Nuoro. Patteri consegna sei uova alla settimana per ogni tre galline che gli vengono date in affitto e delle quali si accolla le spese di custodia, di alimentazione e di controllo sanitario.Conviene?  A quanto sembra si tratta di un circolo virtuoso che accontenta tutti.
Per comprare tre galline bastano 20 euro, abbondantemente ripagati, nel tempo, dalle uova che escono dall’allevamento di Patteri. D’altra parte l’imprenditore trattiene per sé – e naturalmente vende – la produzione settimanale che eccede l’«equo canone» di sei uova per tre animali.
Il conto è presto fatto: tre galline garantiscono in media 18 uova alla settimana, a Patteri ne restano quindi dodici. Con questo sistema il titolare della 3P è già arrivato a gestire 280 galline in affitto e ad assicurare, in contemporanea, la funzionalità della sua azienda. Mentre i proprietari delle galline, oltre a ricevere con regolarità una dotazione di uova freschissime, non devono preoccuparsi per la custodia che è assolutamente gratuita.
Patteri consegna e commercializza le uova nella bancarella di viale Badu’e Carros. Resta a suo carico provvedere al mantenimento e alla cura della salute delle galline: e lo fa con gli scarti degli ortaggi e della frutta provenienti dall’azienda. La 3P vive così un momento produttivo felice.
C’è, infine, un altro aspetto positivo dell’iniziativa che oggi sarà presentata in televisione: ogni proprietario di galline che si presenta al punto vendita di Mario Patteri per ritirare le sei uova settimanali che gli spettano, difficilmente evita di fare la spesa di frutta e verdura. Di conseguenza viene raggiunto anche l’obiettivo di incrementare gli affari con la vendita dei prodotti ortofrutticoli a chilometro zero.
Inoltre l’azienda 3P organizza, ogni anno, con i bambini delle scuole materne e delle scuole dell’obbligo, progetti d’indirizzo alla coltivazione degli ortaggi e corsi di educazione alimentare.
quanto sembra si tratta di un circolo virtuoso che accontenta tutti.

9.12.13

generalmente si parla male di facebook e dei social ma ciò che è successo in Via Fondazza, la prima ‘social street’ italiana è nel centro di Bologna


Via Fondazza, la prima ‘social street’ italiana è nel centro di Bologna



da ilfattoquotidiano


A due mesi dalla creazione del gruppo Facebook, sono oltre 500 gli iscritti alla prima social street d’Italia, quella di via Fondazza, nel centro di Bologna. Il progetto ha preso piede velocemente e ora molte idee sono già realtà. Dalle lezioni di pianoforteofferte da una ragazza residente al numero 79, all’aiuto tra vicini nei piccoli impegni quotidiane, come la spesa o il bucato. “L’importante è ricreare quel senso di comunità che nelle città si è perduto” spiega Federico Bastiani, giornalista, residente e ideatore del progetto. Sala piena domenica 17 novembre per la presentazione ufficiale, a cui ha partecipato anche l’economista Loretta Napoleoni: “Il modello può avere molto futuro, anche in altre città d’Italia. A patto che ci sia l’iniziativa”

 di Giulia Zaccariello
 
 sempre  dalla stessa  fonte  

Social street Bologna, in via Fondazza l’economia solidale tra vicini di casa

L'esperienza unisce i residenti del centro storico e nasce da un'idea di Federico Bastiani, giornalista e papà. Nata da un gruppo Facebook, ora è una realtà concreta dove cittadini offrono servizi in cambio di aiuto e condivisione

Social street Bologna





di Alex Corlazzoli | Bologna | 11 novembre 2013

Fino a qualche settimana fa era una delle tante affascinanti strade di Bologna con i portici, qualche osteria e le vecchie botteghe, ora è la strada più famosa d’Italia. Altro che via Gluck: via Fondazzaè diventata la prima social street d’Italia. L’idea è nata a un residente, Federico Bastiani, giornalista, esperto di comunicazione e papà: “Mi sono accorto che non conoscevo nessuno dei miei vicini nonostante da qualche anno abitassi in questa strada. Ho deciso di aprire un gruppo su Facebook e di stampare una cinquantina di volantini per coinvolgere anche chi non fa uso della tecnologia”.
Tempo qualche giorno e i residenti hanno reso realtà l’economia condivisa mettendosi a disposizione l’uno con l’altro: ad oggi sono più di 350 gli iscritti al gruppo “Residenti in via Fondazza”. Sabato 10 novembre è andata in scena la prima social dinner: chi abita al civico nove ha ospitato quelli dell’87. C’è chi come Federica sulla pagina Facebook si è messa a disposizione dei vicini più anziani: “Un piccolo ma importante aiuto potrebbe essere portargli la spesa a casa”. Nicola domanda ai vicini dove trovare un buon gommista per cambiare le ruote della macchina e Antonio si offre per fare ripetizioni per i ragazzini della scuola primaria e secondaria di primo grado.
Da un giorno con l’altro si è scoperta la solidarietà grazie alla rete. Gilberto ha postato la foto del campanello di casa con il post-it “Auguri vicino” e commenta: “Queste sono davvero bellissime emozioni”. C’è anche chi ha messo a disposizione la lavatrice per gli studenti che cercavano una lavasecco a gettoni e chi è pronto ad organizzare laboratori musicali per i bambini. “Siamo diventati un vero e proprio caso di studio. Non si è tirato indietro nemmeno il cinema che per i residenti stacca biglietti con lo sconto insieme al bistrot che ha pensato ad una promozione per i “fondazziani”. Al gruppo Facebook si sono iscritti antropologi e sociologi che stanno esaminando quanto sta accadendo in via Fondazza. Da altre città – ci spiega Bastiani entusiasta dell’iniziativa – ci hanno chiamato perché vogliono far nascere altre social street. Abbiamo già un sito,www.socialstreet.it per mettere in rete tutte le esperienze”.
A Ferrara si sono già messi in moto in via Pitteri, a Milano ci sono i residenti di Parco Solari che sono pronti a portare avanti l’iniziativa nata a Bologna e a Roma l’idea sembra aver preso piede in via Tripoli. Sul sito si trova anche un bigino per fondare la social street in quattro mosse: creare un gruppo Facebook, pubblicizzarlo, alimentare la pagina con album fotografici, creare hashtag della propria strada e passare dal virtuale al reale. In via Fondazza ci sono riusciti e sono pronti a mettere in scena una serie d’iniziative che permetteranno d’incontrarsi, di guardarsi in faccia: il 17 novembre sarà tra loro Loretta Napoleoni definita l’economista del “mutuo soccorso” e a dicembre è già in cantiere un flash mob che coinvolgerà tutti i fondazziani.
Un’esperienza, quella lanciata da Bastiani, contagiosa. A Bologna l’idea di tornare alle buone maniere con il vicinato ha iniziato a mettere radice anche in altre strade: nel quartiere Santo Stefano, storica zona borghese della città, nei giorni scorsi hanno cominciato ad incontrarsi per organizzare il primo pranzo social. “Siamo andati dagli anziani del circolo del Baraccano – spiegano gli organizzatori – a chiedere lo spazio e ci hanno accolto a braccia aperte. A gennaio coinvolgeremo tutto il quartiere: ognuno porterà due piatti. Uno da condividere e uno, la specialità di famiglia, da donare agli altri. Sarà la prima di una serie di iniziative che stiamo pensando di promuovere per uscire dall’individualismo, per conoscerci anche in una città dove ormai non si sa più nemmeno chi abita nel proprio palazzo

6.7.13

Il medico-eroe di Nassiriya dona la medaglia al valore


Premiato dal presidente della Repubblica per avere salvato tanti militari «Voglio condividere la decorazione con la Brigata Sassari, nel ricordo dei caduti»

la  nuova sardegna online del  6\7\2013

Sassari Il peso di quella decorazione era diventato insostenibile. Ogni volta che lo sguardo si posava su quel cofanetto di velluto blu, ritornava con il pensiero all’inferno di Nassiriya. Ci ha pensato a lungo prima di prendere una decisione e ha concluso che la cosa più bella fosse conservare quella medaglia nel posto giusto. Perché spesso accade che i riconoscimenti, pur se meritati, diventino troppo ingombranti, rubando spazio al desiderio di un quotidiano più ordinario. Così, ancora una volta, ha pensato a un gesto di generosità: donare al proprio reparto la medaglia d’argento con cui il Capo dello Stato premiò il suo gesto eroico. Quel dono sarà il suo tributo alla Brigata Sassari, alla quale resta profondamente legato. Oggi l’ex tenente medico di complemento Gianuario Carboni ha 38 anni e l’emergenza continua a far parte della sua vita perché, da medico chirurgo, lavora al pronto soccorso del Santissima Annunziata. Dieci anni fa, in Iraq, ha visto cose che non augura neanche al peggior nemico. All’epoca, Gianuario ebbe la ventura di trovarsi nel devastante inferno di fuoco di uno dei più gravi attacchi che la storia dell’esercito ricordi.Il 12 novembre 2003, a Nassiriya, nella terribile esplosione che distrusse la base Maestrale, persero la vita 19 italiani e 9 iracheni, ma sul campo restarono anche decine di feriti. Antica Babilonia, l’avevano chiamata, ma quella che doveva essere una missione di pace si era trasformata in una sanguinosa tragedia. Nei momenti più drammatici, Gianuario Carboni non perse mai il sangue freddo, ma contribuì a salvare vite umane, in particolare quella del maresciallo dei carabinieri Vittorio de Rasis, oggi luogotenente, strappato alla morte dall’intervento tempestivo del medico “sassarino” dopo essere stato colpito a una spalla da una scheggia che gli aveva provocato una gravissima emorragia. La motivazione con cui il presidente della Repubblica assegnò all’ufficiale la prestigiosa decorazione al valore militare, non lascia adito al dubbio. Dal decreto presidenziale del 13 aprile 2006, filtra chiaramente la portata del gesto eroico. Alla fine di quella giornata terribile, il generale Bruno Stano, allora comandante della Brigata Sassari, lo aveva chiamato nel suo ufficio e gli aveva annunciato che avrebbe fatto il suo nome per una medaglia al valore. A caldo, il giovane tenente medico non comprese a pieno il senso di quelle parole, troppo grande e intensa era stata la sollecitazione per l’ufficiale, ancora emotivamente coinvolto in quella vicenda che ha segnato la sua vita e quella dei suoi compagni. «Oggi ho una vita normale _ racconta sereno Gianuario _ una moglie splendida, due bambini meravigliosi. Non è stato inutile avere fatto quell’esperienza, mi rendo conto, però, del peso di quella decorazione, un fardello troppo pesante per me e allora, la cosa più giusta è condividerlo con i miei fratelli della Brigata Sassari. Per questo ho pensato, nel ricordo dei caduti di Nassiriya, che la medaglia torni nel posto più consono, dove possa essere vista dai bambini e dagli adulti a ulteriore riprova di cosa possono fare, l'amore per la patria e il senso del dovere». L’appellativo di eroe non gli piace e neanche la ribalta, lui ritiene di avere fatto solo ciò che un ufficiale medico dovrebbe fare in quelle situazioni e a chi gli chiede se fosse disposto a tornare in missione, risponde con garbo che preferirebbe, se fosse possibile, continuare a essere utile alla Brigata in altro modo.Sul piano burocratico, dare una veste ufficiale al suo gesto non sarà semplice perché è quantomeno insolito che un decorato, in vita, doni la medaglia al reparto di assegnazione. Ma è certo che, vista la delicatezza del gesto, l’amministrazione militare trovi comunque una soluzione. Si parla di una sorta di comodato d’uso, una soluzione che può rendere possibile l’accettazione della medaglia da parte della Brigata. Al riguardo, tra il reduce e il comandante c’è già stato un incontro preliminare, nei giorni scorsi Gianuario Carboni ha avuto un abboccamento con il generale Manlio Scopigno che ha preso molto a cuore la vicenda e sta studiando la formula più consona per accogliere la sua richiesta. Di certo c’è che con questo gesto, l’ex tenente Carboni svuoterà una volta per tutte il pesante fardello riportato da Nassiriya, dove insieme alla medaglia custodisce ancora ricordi e sensazioni che porterà dentro per sempre.

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