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26.1.26

pensieri sparsi sul 27 gennaio di Ilaria Saglia

 
Ilaria Saglia


Si comincia a leggere la frase
" Il 27 gennaio 1945 furono abbattuti i cancelli di Auschwitz "
Manca il soggetto
Fanno una gran fatica a dire chi ha abbattuto i cancelli. I Russi, forza, ditelo, non è difficile, i Russi
E fanno ancora più fatica a dire chi ha lanciato l'atomica. Dicono " è scoppiata ". Da sola....

27 gennaio 2026 di nuovo strumentalizata ad uso politico ed ideologico come in particolare l'anno scorso ?

 leggi oltre  i miei precedenti post   anche  


Per  il momento   quest'anno    non  è come l'anno scorso  in cui tale giornata   misto fra 
ipocrisia e memoria a senso unico e ricordo vero,  è stata dalla maggior parte dei media e lobby pro Israele hanno strumentalizzato la Giornata della Memoria

 da https://www.lindipendente.online/  28 .1.2025 



in occasione della Giornata della Memoria, media e associazioni pro Israele sono scesi in campo per silenziare la funzione storica e sociale del 27 gennaio. “Mai più” non è soltanto uno slogan, non è un esercizio di retorica, piuttosto è un monito impellente affinché tragedie come l’Olocausto non si ripetano; tuttavia, nell’inerzia della comunità internazionale, un altro genocidio, questa volta in Palestina, è già diventato fatto storico. Parlarne, soprattutto in occasione del 27 gennaio, ha acceso l’animo degli amici di Israele, che in un attacco su più fronti hanno provato a sminuire quanto sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania e preso di mira Vaticano, ANPI e varie organizzazioni internazionali tra cui Amnesty e Medici senza Frontiere. Tra i più attivi in questa trasformazione della Giornata della Memoria in una occasione per difendere il genocidio di Gaza o per appiccicare in modo diffamatorio l’etichetta dell’antisemitismo verso chiunque denunci i crimini del governo Netanyahu troviamo al solito alcuni tra i principali quotidiani italiani e diversi “stimati” editorialisti.
Sul Foglio titolano che «la memoria, oggi, è il dovere di affermare un altro mai più». Mai più 7 ottobre, viene specificato poco dopo. Silenzio sul massacro odierno a Gaza, dove Israele in un anno e mezzo ha ucciso più di 47 mila persone (stime al ribasso) — a cui si aggiungono almeno 110 mila feriti — e reso la popolazione infantile locale quella più amputata al mondo. Libero preferisce concentrarsi sulla comparsa di «un nuovo antisemitismo, fomentato dalla propaganda islamica e dai deliri di inattesi “complici” come l’ANPI». L’associazione dei partigiani è finita sotto la lente della critica di varie comunità ebraiche per aver osato parlare di genocidio in riferimento alle violazioni del diritto internazionale commesse da Israele in Palestina. Del boicottaggio verso l’ANPI ne parla anche Il Tempo che, titolando «SCHLEINdler’s List» (un’unione tra il cognome della leader dem e il noto film di Spielberg, NdR), allarga alla «rottura fra ebrei e sinistra nel Giorno della Memoria».
A Roma, nella notte tra il 26 e il 27 gennaio, è stata proiettata sulla piramide Cestia e sulla facciata del palazzo della FAO la scritta: “Se Israele avesse bombardato i treni per Auschwitz, vi sareste schierati con Hitler. Buon Giorno della Memoria”. Il messaggio — come dimostra la proiezione dei loghi storpiati — era rivolto proprio all’ANPI, oltre che a Medici senza Frontiere, Croce Rossa, Emergency e Amnesty. Quest’ultima, a dicembre, aveva pubblicato un rapporto dal titolo eloquente: «Israele sta commettendo genocidio contro la popolazione palestinese a Gaza». Nell’ultimo anno e mezzo Medici senza Frontiere ed Emergency hanno curato centinaia di bambini palestinesi in uno scenario apocalittico, sfidando l’assedio totale israeliano. A fornire assistenza sanitaria alla popolazione gazawi è stata anche la Croce Rossa, pagando con la vita di 30 operatori, uccisi dall’esercito occupante. Un’attività costante di sostegno e informazione, contro un alleato dell’Italia macchiatosi di crimini di guerra e crimini contro l’umanità: queste le “colpe” delle associazioni finite nel mirino dell’iniziativa capitolina. Progetto Dreyfus, un’organizzazione pro Israele, ha sostenuto l’azione senza rivendicarla, descrivendola come «un forte messaggio di denuncia nei confronti dell’ipocrisia delle ONG e dell’ANPI. Le loro campagne social da mesi bombardano gli utenti raccogliendo fondi e sfruttando la pietà con accuse di genocidio e crisi umanitaria, indirizzando odio a senso unico verso Israele».
A dar fastidio, evidentemente, è l’esercizio della memoria, quale strumento di pensiero critico. La risposta a tale affronto appare univoca: tacciare di antisemitismo qualsiasi posizione contraria ai crimini commessi da Israele in Palestina. Una sorta di caccia alle streghe moderna, che non di rado finisce in scivoloni riportati fideisticamente dalla stampa compiacente, come il presunto attacco alla Sinagoga di Bologna rivelatosi poi una bufala totale.
Conoscere la storia per comprendere il presente e prendere posizione. Primo Levi ammoniva sul rischio che le coscienze potessero nuovamente essere sedotte e oscurate. Un rischio oggi quanto mai concreto, complice una congiuntura politica e mediatica che con troppa facilità abbandona la giustizia e la verità per sposare interessi superiori.

[di Salvatore Toscano]








25.1.26

"IL REVISIONISMO SULL'OLOCAUSTO E' ARRIVATO CON PREPOTENZA ANCHE IN ITALIA" LA CASA EDITRICE “MIMESIS” HA PUBBLICATO IL LIBRO "UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO". "L'AUTORE E' ANTONINO SALERNO (MA È LO STESSO ANTONINO SALERNO CHE APPARE SUL SITO DEL MINISTERO DELLA CULTURA COME COLLABORATORE? OPPURE È OMONIMIA?).

 da  dagospia  


IL LIBRO METTE IN DISCUSSIONE LA SHOAH SUPPORTATO DA UNA PREMESSA DI FRANCO CARDINI CHE AFFERMA: 'LE TESI UFFICIALMENTE E FORMALMENTE MAGGIORITARIE A PROPOSITO DELLA SHOAH NON MI CONVINCONO'..." - LA CASA EDITRICE "MIMESIS": "IL LIBRO ERA IN FASE DI REVISIONE E NON È MAI STATO PUBBLICATO"


Lettera a Dagospia

 

auschwitz birkenau

Carissimo direttore, ci siamo: il revisionismo sull’Olocausto è arrivato con prepotenza anche in Italia. E così celebriamo in bellezza il giorno della memoria. La casa editrice Mimesis pubblica di Antonino Salerno “UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO Eresia e ortodossia a confronto” (ma è lo stesso Antonino Salerno che appare sul sito del Ministero della cultura come collaboratore? Oppure è omonimia?). 

Il libro mette in discussione l’Olocausto supportato da una premessa di Franco Cardini che afferma “Le tesi ufficialmente e formalmente maggioritaria a proposito della Shoah non mi convincono in quanto la realtà dello sterminio dovrebbe essere accompagnata da studi continui e approfonditi, liberamente condotti e accompagnati quindi dalla disparità di opinioni e dalla molteplicità di tesi…”

 

ANTONINO SALERNO - UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO

Dunque le pubblicazioni sulla Shoah sono concordi sul fatto che si sia trattato di un Olocausto. E allora il prof Cardini, che del Novecento sa poco visto che si è sempre occupato di Medio Evo, avvalora l’ipotesi del dottor Salerno che molti ebrei siano morti nei campi di concentramento per “motivi di salute”. Quali? Il raffreddore per via del riscaldamento troppo forte oppure il diabete per l’eccesso di zuccheri e affini nella dieta ipercalorica? Grazie mille e se Salerno è lo stesso dottore che offre le sue competenze al ministero beh, c’è da preoccuparsi,Cordiali saluti

 

AGGIORNAMENTO:

Contattata da Dagospia, la casa editrice Mimesis precisa che il libro "Un genocidio chiamato Olocausto" era ancora in fase di revisione e non è stato pubblicato (né lo sarà, dopo l'articolo di Dagospia)

IL LIBRO METTE IN DISCUSSIONE LA SHOAH SUPPORTATO DA UNA PREMESSA DI FRANCO CARDINI CHE AFFERMA: 'LE TESI UFFICIALMENTE E FORMALMENTE MAGGIORITARIE A PROPOSITO DELLA SHOAH NON MI CONVINCONO'. IL PROF CARDINI, CHE DEL NOVECENTO SA POCO VISTO CHE SI È SEMPRE OCCUPATO DI MEDIO EVO, AVVALORA L’IPOTESI DEL DOTTOR SALERNO CHE MOLTI EBREI SIANO MORTI NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO PER 'MOTIVI DI SALUTE'. QUALI? IL RAFFREDDORE O L'ECCESSO DI ZUCCHERI?"

Che thriller si è creato intorno al libro “Un genocidio chiamato Olocausto”, di Antonino Salerno! La genesi del volume, che dà spazio a tesi critiche sull'Olocausto, sembra avvolta da una coltre di mistero.

 

Ricapitoliamo per chi si fosse perso la prima puntata. Ieri Dagospia ha pubblicato una mail di un lettore che segnalava, con una certa indignazione, l'esistenza del libro edito dalla "Mimesis", dandone per già avvenuta la pubblicazione e la relativa diffusione.

 

Contattata da Dagospia, la casa editrice Mimesis ha però precisato che "l’agile pamphlet", un mattone di oltre 1400 pagine, "non è stato pubblicato": "Abbiamo bloccato la pubblicazione".

 

Il libro sarebbe dovuto uscire “nei prossimi mesi” per la collana, diretta da Fabio Minazzi, del “Centro Internazionale Insubrico ‘Carlo Cattaneo’ e ‘Giulio Preti’ per la Filosofia, l’Epistemologia, le Scienze cognitive e la Storia della Scienza e delle Tecniche” dell’Università degli Studi dell’Insubria – Varese.

 

treno olocausto 2

Una collana al di sopra di ogni sospetto, con un comitato scientifico composto da professori universitari. A gestirla è il “Centro Internazionale Insubrico" con cui la casa editrice ha un rapporto consolidato, avendo pubblicato in sinergia decine di libri su ogni argomento: dall’antifascismo alla storia della scienza, dalla sostenibilità economica a studi su lingua e cultura italiana.

 

E qui arriviamo al mistero.

PRESENTAZIONE LIBRO ANTONINO SALERNO ALL UNIVERSITA DELL INSUBRIA

La casa editrice avrebbe, in prima istanza, ricevuto, accettandolo, il progetto editoriale per "Un genocidio chiamato Olocausto". Dalla casa editrice sostengono che tale progetto però fosse "diverso" dalla bozza del libro ("arrivata da poco"), ricevuta successivamente. 

 

Poi è arrivata Dagospia, a sollevare il caso, con la lettera pubblicata ieri e, solo a quel punto, la "Mimesis", dopo una “ulteriore verifica”, avrebbe deciso di bloccare la pubblicazione del libro. 

 

Restano, però, molti dubbi e alcune domande.

 

La prima questione: chi è davvero l’autore del libro, tal Antonino Salerno? Di lui non si trova traccia online, e nella prefazione firmata dallo storico Franco Cardini (di cui parleremo ampiamente a seguire), si legge:

 

universita dell insubria

"Mi perviene da uno sconosciuto interlocutore, del quale non conosco né condizione né professione né orientamento culturale, un cortese invito a stendere una Introduzione a un lavoro dedicato alla Shoah".

 

Chi è il signor Salerno? Google restituisce un solo risultato simile: Antonio Salerno, "collaboratore" del ministero della Cultura, guidato dall'ex neofascista Alessandro Giuli (fondò il gruppuscolo bombarolo di estrema destra “Meridiano Zero”).

 

Dando un'occhiata al curriculum di Antonio Salerno (è lui o non è lui?), sul portale trasparenza del Ministero della Cultura, si scopre che lavora per il Polo museale della Campania, come Direttore di vari Musei Archeologici (Sannio Caudino di Montesarchio, Agro Atellano a Succivo, dell'antica Calatia a Maddaloni) e del Teatro romano di Teano, nonché docente a contratto in alcune università. 

 

PRESENTAZIONE DEL LIBRO UN GENOCIDIO CHIAMATO OLOCAUSTO DI ANTONINO SALERNO

La casa editrice "Mimesis" sostiene di non avere alcun riferimento diretto di "Antonino Salerno". Strano che una casa editrice non abbia modo di contattare un autore a cui avrebbe voluto pubblicare il libro. Che quello di "Antonino Salerno" sia un nom de plume? 

 

Altra questione.

Visto che il libro era ancora, come sostenuto da "Mimesis", in fase di revisione, e quindi non sarebbe stato pubblicato prima di qualche mese, come è possibile che il 30 gennaio (vedi locandina qui accanto) fosse già stata programmata una presentazione, peraltro a pochi giorni dalla "Giornata della Memoria", che ricorda l’uccisione sistematica di milioni di ebrei da parte dei nazifascisti?

 

"Mimesis" sostiene di non aver avuto alcun ruolo nell'organizzazione dell’evento, la cui locandina campeggia però sul sito dell’Università dell’Insubria di Varese.

 

Si legge:

 

CURRICULUM VITAE DI ANTONIO SALERNO

“L’iniziativa, inserita nella XVII edizione del progetto Giovani Pensatori, prevede la presentazione del volume Un genocidio chiamato Olocausto. Eresie e ortodossia a confronto di Antonino Salerno, a cura di Fabio Minazzi e Stefania Barile.

 

Il libro propone un’analisi critica del genocidio degli ebrei d’Europa, affrontando il tema del negazionismo e del rapporto tra ricerca storica, interpretazioni ideologiche e rigore scientifico”.

 

Per non farsi mancare niente, i capoccioni dell’ateneo varesotto avevano invitato anche Angelo D’Orsi, storico dell’università di Torino noto per le sue posizioni vicine a quelle del Cremlino sulla guerra in Ucraina.

 

La domanda delle 100 pistole è: come è possibile presentare un libro che non è stato neanche pubblicato?

 

E come mai, se il libro non è stato dato alle stampe, è apparsa nella locandina dell'evento di presentazione anche la copertina del volume, mai approvata dalla "Mimesis"?

 

franco cardini

Last, but not least, un pensiero va allo storico Franco Cardini. Insigne medievista, da sempre considerato un "eretico" di destra, Cardini ha sempre avuto posizioni eterodosse, di sicuro controcorrente.

 

Stavolta a Cardini, forse, è scappata la frizione. La sua prefazione a "Un genocidio chiamato Olocausto", di cui Dagospia pubblica un estratto, appare più come un delirio senile che il contributo informato e solido di un accademico.

Leggere per credere.

 

IL GIUDICE INTERNO

Prefazione di Franco Cardini al libro “Un genocidio chiamato Olocausto”, di Antonino Salerno

 

shoah 4

Mi perviene da uno sconosciuto interlocutore, del quale non conosco né condizione né professione né orientamento culturale, un cortese invito a stendere una Introduzione a un lavoro dedicato alla Shoah ma che va ben oltre, investendo l’ampio e inquietante orizzonte del genocidio. 

In vita mia ho sempre avuto troppo da fare: e ne ringrazio Iddio, perché questo significa che ho sempre avuto lavoro, interessi nonché abbastanza salute ed energia per l’una e l’altra cosa.

 

Questo invito, però, mi pone davanti a una scomoda, diciamo pure sgradevole questione morale. È evidente che potrei rispondere con un educato rifiuto: mi spiace, ma anzitutto sono un medievista e non un contemporaneista; e poi sono letteralmente oberato di lavoro.

 Tutto bene, tutto ineccepibile. Si tratta di ragioni effettive e concrete, non certo di un alibi. Ma da ragazzo frequentavo la Compagnia di Gesù dove mi hanno insegnato a far l’esame di coscienza: ho passato gli ottant’anni ma sono restato cattolico romano e, anche se fossi – e non lo sono – uno abituato a evitare il giudizio altrui, non posso ohimè evitare quello del mio Giudice Interno: e temo (e credo) che egli parli a nome di ben altro Giudice. 

E il mio Giudice Interno mi dice chiaro e tondo: “Caro mio, fino ad oggi oltre al professore, quindi allo studioso, hai fatto anche il giornalista e qualcosa che somiglia molto all’opinion maker o, come si dice con anglismo di ancor peggiore conio, all’influencer.

 

Non è vero che, in quanto non-contemporaneista, ‘non ne sai abbastanza sul tema’. Non sarai uno specialista, ma sul tema hai letto molto.

treno olocausto 3

 Conosci persone che se ne occupano professionalmente; leggi non malissimo il tedesco e anche un po’ di russo; hai perfino studiato a Mosca e là sono custoditi alcuni fra gli archivi principali da cui ricostruire la storia della Shoah. 

Ma sai per esperienza che il parlare di queste cose, a meno di non allinearsi anche acriticamente su una ‘maggioranza’ rappresentata non da competenti, non da osservatori sereni e informati, bensì da politici molto condizionati o da giornalisti e gestori dei media cinici e in malafede, porta solo guai. 

[…]  Le tesi ufficialmente e formalmente maggioritaria a proposito della Shoah non mi convince in quanto la realtà dello sterminio dovrebbe essere accompagnata da studi continui e approfonditi, liberamente condotti e accompagnati quindi dalla disparità di opinioni e dalla molteplicità di tesi che solitamente accompagna qualunque evento storico.

 

giorno memoria massa

[…] Il fatto è che sulla Shoah esiste una “verità” ufficiale incerta e lacunosa, ma ossessivamente diffusa e ripetuta a livello mediatico e accompagnata da un tale apparato propagandistico e da un tale dispositivo dissuasorio (costituito anche da leggi che vietano o limitano la libertà pratica di ricerca e di espressione) che pochi hanno il coraggio di contestarla: e quei pochi vengono immediatamente, rapidamente intimiditi ed emarginati (l’aggettivo che per convenzione si usa in questi casi è quello, molto ambiguo, di “screditati”: e tali per definizione, dal momento che di solito non ci si prende nemmeno il disturbo di contestarli sul piano dei fatti e degli argomenti: vale il principio dogmatico secondo il quale “con i revisionisti (e i negazionisti) non si discute”.

 E, beninteso, chi sia “negazionista” e/o “revisionista” lo decidono, appunto, i monopolizzatori della “verità” ufficiale.

 

ebrei nel campo di concentramento di auschwitz 4

Quanto ai dati obiettivi, si va dal còmputo pubblicato nel dicembre del 1983 dalla Croce Rossa Internazionale che stimava i decessi dei prigionieri dei Lager, ebrei e non ebrei, a 373.486 casi documentati, fino agli 11 milioni dichiarati complessivamente da Simon Wiesenthal.

 […] Perché ad esempio, a fronte del continuo parlare mediatico che se ne fa e dell’uso larghissimo di presentarla al cinema o in TV, la Shoah non sembra esser presente nei programmi e nei progetti didattici e scientifici ordinari degli istituti universitari che si occupano di storia contemporanea?

 

shoah 2

E perché non è mai stato ripreso e approfondito sistematicamente quel tema gravissimo delle speculazioni economiche e finanziarie imbastite sulle vittime di quella tragedia che fu denunziato nel 2000 in un agghiacciante, documentato pamphlet da uno studioso ebreo americano docente alla City University di New York e figlio di due sopravvissuti allo sterminio, Norman G. Finkelstein, tradotto nel 2002 dalla Rizzoli col titolo di L’industria dell’olocausto. Lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei.

 

[…]

 

 

franco cardini - foto lapresse

Il signor Antonino Salerno, che non ho il piacere di conoscere personalmente, è un cultore di storia. Per quanto ho potuto vedere, a un buon livello di conoscenza euristico-critica “amatoriale”. Appartiene a quel non ampio manipolo di cittadini italiani che un professore di storia italiano deve considerare con stima, con simpatia e perfino con un briciolo di gratitudine.

In tempi nei quali la storia viene riservata nelle aule universitarie ma impazza nelle strade, nelle piazze e nei festivals, come ce la passeremmo noialtri se non ci fossero gli Antonino Salerno?

Il signor Salerno ha redatto un grosso studio sulla Shoah, sulle sue vicende, sulle fonti che ne trattano, sulle polemiche che l’hanno accompagnata e che tuttora l’accompagnano, sugli equivoci e gli abusi ai quali ha dato luogo, sulle sue conseguenze nella storia del mondo presente.

 È uno studio nel quale l’impronta diciamo così “amatoriale” (che, attenzione!, non è aggettivo equivalente a “divulgativa”) si nota agevolmente. 

[…] Insomma, ebbene sì, sarebbe stato prudente e vantaggioso declinare la richiesta. Ma io non sono né un prudente, né un calcolatore. E poi c’è il Giudice Interno, che oltretutto solletica la mia vanità paragonandomi all’optimus princeps Traiano. Io non sono certo lui.[…]

 

universita dell insubria

DAGOREPORT - DALLA PADELLA ALLA BRACE: CHI E' IL NUOVO MINISTRO DELLA CULTURA - E DIRE CHE UNA VOLTA, PRIMI ANNI ‘90, IL NEOFASCISTA ALESSANDRO GIULI, UN’AQUILA FASCISTA TATUATA SUL PETTO, MOLLÒ I CAMERATI DEL FRONTE DELLA GIOVENTÙ, LIQUIDATI COME MAMMOLETTE, PER FONDARE MERIDIANO ZERO, GRUPPUSCOLO BOMBAROLO DI ESTREMA DESTRA – LO RITROVIAMO ANONIMO GIORNALISTA DI "LIBERO" E "IL FOGLIO" CHE NEL 2018 SI RIVOLGEVA A BANNON AD ATREJU, LODAVA PUTIN DEFINENDOLO ‘UN PATRIOTA’ COME TRUMP – SBARCATE A PALAZZO CHIGI, LE SORELLE MELONI LO SPEDISCONO ALLA PRESIDENZA DEL MUSEO MAXXI DI ROMA, PUR NON DISTINGUENDO LA CORNICE DAL QUADRO – ALLA PRESENTAZIONE IN LIBRERIA DEL SUO LIBELLO, “GRAMSCI È VIVO”, CON ARIANNA MELONI AD APPLAUDIRLO, AVVIENE IL PASSAGGIO DA “ARISTOCRAZIA ARIANA” DI FREDA ALLA NOVELLA “ARISTOCRAZIA ARIANNA” - MA CI VOLEVA MARIA ROSARIA BOCCIA PER FAR DIVENTARE IL SUO SOGNO REALTÀ…



Dagospia ha acceso il dibattito con due articoli (21-22 gennaio 2026), pubblicando , vedere  sopra  , la lettera di un lettore e la risposta di Mimesis, definendo il caso un “thriller editoriale“. Nessuna traccia su altri media nazionali al 25 gennaio 2026, ma il timing vicino al Giorno della Memoria amplifica le polemiche. Siti universitari come uninsubria.it menzionano l’evento, confermando l’interesse accademico iniziale.


Il consiglio del sito www.cacciatoredilibri.com per  procurarsi una copia del libro “Un genocidio chiamato Olocausto” di Antonino Salerno (qualora esistente nella forma descritta),  è  quello  di monitorare i canali oscuri del mercato secondario e delle bozze editoriali. Contattare direttamente Mimesis Edizioni a Sesto San Giovanni (MI) non sembra la miglior tattica. Oltretutto l’editore lombardo sarà subissato dalle richieste in queste ore. In ogni caso siate discreti e non disturbanti. Si suggerisce senz’altro di monitorare ad ampio raggio. Per esempio i forum di bibliofili su Vialibri, AbeBooks o Facebook per eventuali prove d’autore circolanti tra collezionisti privati, e di tenere d’occhio aste online per verificare l’eventuale presenza di copie digitali o stampe di prova. Se emergesse una self-pubblicazione di Salerno, controllare piattaforme come Lulu, Academia o Amazon KDP con varianti del titolo. Infine, nei network collegati al Centro Insubrico dell’Università dell’Insubria potrebbero circolare estratti tra accademici eterodossi con notizie o rimandi interessanti al libro in questione. Sempre   lo  stesso     sito     pensa  che  Il cacciatore di libri pensa che Antonino Salerno sia uno pseudonimo di comodo. Chi c’è dietro? Non si può fare qui il nome, senza prove. Ma se siete amanti dei gialli, coraggio! Avete tutti gli elementi per arrivarci da soli.Io   un  idea  ce  l'avrei ma  in tempi  come  questi  , più  che  mai  ,  senza  prove    èmeglio  essere   prudenti  .

 

25.1.25

la bambinaia che salvò un neonato ebreo premiata grazie a un discendente genovese

 tra  le tante storie      sul  27  gennaio    ecco una  che mi    ha  colpito particolarmente 

da  Genova24  tramite   msn.it  

Genova. Tina Baldi oggi avrebbe 101 anni. E’ morta nel 2011. Quando aveva appena 19 anni, nel 1943, mise in salvo un bambino ebreo dalla persecuzione nazista, nascondendolo e fingendo per mesi che fosse figlio suo, e poi portandolo ai genitori, scappati in Svizzera, mettendo in pericolo la propria stessa vita.Lunedì 27 gennaio, in occasione del Giorno della memoria, a Parma si terrà la cerimonia in cui i familiari di
tina baldi 

Tina Baldi riceveranno la targa e la pergamena con cui la coraggiosa bambinaia sarà inserita per sempre nell’elenco dei “Giusti fra le nazioni”, l’onorificenza che lo Stato di Israele conferisce a uomini e donne che aiutarono chi rischiava la deportazione nei campi di sterminio.
Se dopo 81 anni il comitato dei “Giusti tra le nazioni” è arrivato a questa storia è grazie a un genovese, Silvio Sciunnach, nipote di Tullo Vigevani, il neonato messo in salvo. Sciunnach, da Genova, in collaborazione con la cugina Mara, che invece vive in Israele, ha contattato la famiglia di Tina e poi raccolto le testimonianze e i documenti utili a far andare a buon fine la pratica. “Soprattutto racconti e dettagli stratificati negli anni – spiega – perché gran parte delle carte del tempo sono andate perse”. Suo è stato proprio suo zio Tullo, fratello della madre, più volte, a dire che non sarebbe vivo se non fosse stato per la “Tata Tina”.
Tullo Vigevani oggi ha 82 anni, vive in Brasile, ed è un ex docente di Scienze politiche in pensione. Non ha avuto un’esistenza semplice. Dopo quei primi anni di vita in Svizzera, nel 1950 è stato anche prigioniero politico durante la dittatura militare brasiliana. Non ha vissuto la deportazione ma ha comunque subito un arresto e torture.
La storia dei suoi genitori, Rolando e Enrica Vigevani, era stata al centro del lavoro di una scuola di Fidenza, premiato nel 2019. La coppia, residente al tempo nella zona di Parma, era stata aiutata a scappare in Svizzera dall’allora pretore di Fornovo, Pellegrino
Tullo Vigevani, per mano, insieme al papà e al fratello

Riccardi, altro “Giusto fra le nazioni”.
Ma quando si svolse la premiazione degli studenti che avevano realizzato la ricerca, il nipote di Riccardi disse che c’era un’altra “Giusta”, Tina Baldi appunto. Ed è stata in quell’occasione che il genovese Silvio Sciunnach, presente all’evento come familiare dei Vigevani, si mise in testa che sarebbe stato bello farle avere lo stesso riconoscimento.La storia è drammatica ma a tratti anche rocambolesca. “I Vigevani – racconta Sciunnach – riuscirono a salvarsi all’ultimo minuto perché Riccardi li avvisò che a casa loro stavano arrivando i tedeschi, fuggirono in Svizzera con il suo aiuto ma nella concitazione del momento non riuscirono a recuperare il figlio piccolo, Tullo, che restò alla bambinaia”.
Tina Baldi se ne prese cura come se fosse figlio suo. “Lei finse che fosse figlio suo, per nasconderlo, e peraltro assieme a quel bambino si trovò a scappare in diversi posti, il caso vuole che finì ospite addirittura in una casa di cura dove stava anche la figlia di Mussolini, Edda Mussolini, la moglie di Galeazzo Ciano”.
Un altro episodio che Sciunnach racconta, ancora incredulo e ammirato, è quello della consegna del piccolo Tullo alla famiglia Vigevani, al confine svizzero. “Già potete immaginare come il viaggio fino al confine, per una 19ene con un bambino di pochi mesi, non fosse semplice ma poi accadde che per passare il piccolo tra le reti del confine, Tina e una sorella della madre di Tullo, si riconobbero utilizzando, quasi come un codice da servizi segreti, una banconota strappata a metà, se le due metà fossero coincise ci sarebbe stata la certezza che il bambino stava andando nelle mani giuste”. La consegna non fu direttamente alla madre di Tullo perché proprio in quei giorni stava partorendo il secondogenito.

la famiglia Vigevani

Ad ogni modo, lunedì 27 gennaio, si chiude un cerchio. “Non è stato facile arrivare a questo risultato – commenta Sciunnach – l’iter è iniziato nel 2019 ma nel frattempo c’è stato anche il Covid che ha rallentato le procedure di verifica da parte del comitato, però siamo contenti, io ho saputo che la procedura era andata a buon fine nel 2023, proprio nei giorni in cui trovavo in Israele per le vacanze”.Lunedì Sciunnach sarà a Parma, insieme alle figlie di Tina, Lauretta e Carla Baldi, e a Homero e Darsin Vigevani, figlio e nipote di Tullo. Il bambino salvato, purtroppo, non riuscirà a volare dal Brasile per questioni di salute ma con il cuore sarà vicino a Tata Tina, come sempre è stato in questi anni.

il fascismo di sinistra e gl insulti alla Segrè

Gentile compagno di strada  

non capisco questa contraddizione: gente di sinistra accusa la destra di essere fascista e razzista, ma coloro che hanno insultato, diffamato,minacciato Liliana Segre sono persone di sinistra che seminano antisemitismo e odio.Lei come se lo spiega?
                           Lettera  firmata

Caro ******
i progressisti o  almenola  maggior  parte   tacciano i conservatori di essere fascisti, ma i primi sono addirittura nazisti.   Alcune frange      della  sinistra  lo  hanno  mostrato, dal 7 ottobre del 2023, giorno dell'attacco di Hamas contro Israele, un'altra parte del suo deformato volto. L'antisemitismo  esiste    anche  a   sinistra. Lo vediamo ad ogni manifestazione, quando gli ebrei vengono insultati,mentre vengono sventolate bandiere della Palestina e bandiere pacifiste, come se chiedere la pace seminando odio e incitando alla violenza sia normale e credibile.
Ricorderai quanto è accaduto a Milano, quando, in occasione della prima alla Scala, nel dicembre del 2023, montò una polemica poiché per i radical-chic era inaccettabile che una vittima della persecuzione, la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al campo di sterminio, sedesse accanto al presidente del Senato Ignazio La Russa, ritenuto e chiamato   da quella   che   molti defiscono  melma rossa «fascista». Poi si  è  scoperto che gli antisemiti,sempre  secondo   la  destra , quelli veri, non quelli inventati, sono proprio quelli di sinistra, i quali hanno mantenuto un atteggiamento ambiguo nei confronti dei violenti che in questi mesi sono scesi in piazza non contro la guerra, contro Israele e il suo popolo, contro gli ebrei. In questo caso nessuno o quasi  è insorto, nessuno si è indignato.
La stessa Segre   verso la  quale  non condivido  a  la  difesa  ad  oltranza  del  governo  Istraeliano  è stata fatta bersaglio quotidiano di attacchi e violenza verbale, e lo è tuttora, tanto che ella, qualche giorno fa, a causa dell'acredine   e  dell'odio  che ha  ricevuto   per  la  proiezione nelle sale  cinematografiche  del suo biotopic  , ha deciso  (  anche  se  lei  lo ha  smentito ) di non partecipare all'inaugurazione, al Memoriale della Shoah di Milano, della mostra dell'artista Marcello Maloberti, dove la senatrice era attesa. Ed è ignobile che una donna che è sopravvissuta al campo di concentramento debba oggi, all'età di 94 anni, scegliere di stare chiusa in casa per proteggersi dalla medesima ferocia antisemita che la investì e contro la quale lottò decenni e decenni addietro, uscendone miracolosamente viva ma con ferite indelebili impresse nella carne, nelle ossa, nell'anima e nella mente.I 12 rinviati a giudizio perché accusati di avere perseguitato Segre sulla rete non sono  da  quel che ne  so  soggetti che appartengono alla destra, bensì gravitano all'interno della galassia di sinistra. Quindi è lecito domandarci: ma il vero razzismo, il vero fascismo, il vero nazismo, il vero antisemitismo sono di destra o di sinistra? La domanda ormai è divenuta addirittura retorica, in quanto  negli ultim   405  anni    la 
sinistra   (  soprattutto quella  istituzionale   )  sista  spostando  sempre  più  a destra  , come confermato  dal  notevole libro   Categorie  della  politica     dopo  destra e sinistra       di Vincenzo costa [  foto  a  destra  ]    in quanto mi pare evidente che il livore sia appannaggio dei sedicenti democratici, che lo adoperano alla stregua di uno strumento politico.
Persino i rappresentanti politici di sinistra (  ma    anche   della  destra  ) che siedono all'interno delle istituzioni sposano un atteggiamento alquanto equivoco: non condannano e non si schierano apertamente contro i criminali che intonano cori o vergano frasi antisemite sui muri poiché sanno che potrebbero perdere voti, insomma sanno bene che una parte del loro elettorato possiede uno spirito schiettamente nazista, che disprezza e odia a morte gli ebrei.
Trovo che questo sia alquanto grave, tanto più ove consideriamo che poi questi dem puntano il dito contro un uomo come La Russa che non ha mai smesso   anche se   a  scopo     di  trasformismo    il  cosidetto   fascismo in doppietto   ,  di esprimere sostegno, solidarietà e amicizia alla comunità ebraica, sempre più vittima di atti intimidatori e aggressioni in Italia come nel resto dell'Occidente.
Approfitto di questa occasione per manifestare la mia vicinanza alla senatrice, che ingiustamente sta patendo una seconda vergognosa caccia operata da chi si dice «democratico» e «antifascista».