Pensavamo che avessero toccato il fondo della cultura, ma loro si sono superati.Il ministero della Cultura targato Giuli ha ufficialmente negato il riconoscimento di interesse pubblico culturale, e di conseguenza qualunque finanziamento, al documentario su Giulio Regeni “Tutto il male del mondo”, già premiato con il Nastro d’argento della legalità.Questo è uno schiaffo in faccia
- l’ennesimo - alla famiglia Regeni, a tutti quelli che in questi dieci anni hanno combattuto per chiedere verità e giustizia, trovando un muro non solo in Egitto ma anche e soprattutto in Italia.E il ministro Giuli ha voluto fornircene l’ennesima dimostrazione.No, non è un caso, non giriamoci intorno.Questa è una scelta politica, una carognata in piena regola.Hanno deciso arbitrariamente e politicamente che la storia di un giovane ricercatore italiano morto ammazzato e torturato in un Paese straniero senza nessuna verità e giustizia non sia d’interesse pubblico o non rispecchi l’”identità nazionale”, altro parametro di valutazione della commissione.È talmente vergognoso da risultare offensivo.Il ministro Giuli si scusi con Paola e Claudio Regeni, con gli italiani, e ci ripensi. In gioco non c’è la dignità di Giulio, che non è mai stata in discussione, ma quella di un Paese ormai fuori dal tempo e oltre il ridicolo.
In Italia c’è stata una grande rivoluzionaria, di cui però si sa poco. Il suo nome era Adelina Tattilo, e Netflix ha raccontato la sua storia nella serie Mrs Playmen. Abbiamo esplorato tutta la sua vita, la sua carriera e il suo carattere leggendario insieme a @BeyondOrdinaryBorders, che ha indagato sui
retroscena di una vita davvero iconica.
Questa introduzione del documentario di youtbe ( vedere url sotto fra gli url consultati ) : « Adelina Tattilo Mrs Playmen hanno inventato l'eros dell'italia » stato un di quel fattori che mi ha fatto giudicare un buon prodotto fin dalla prima puntata . Infatti ho finito di vedere la serie netflix Mrs playmen la seconda serie TV più vista in Italia. In sette episodi, la miniserie racconta la storia della direttrice della prima rivista erotica italiana, tra scandali, battaglie civili e rivoluzione culturale . La visione ha confermato appieno quanto avevo detto nel mio post : <<quando il porno era trasgressione . Mrs. Playmen, su Netflix la serie con Carolina Crescentini e Filippo Nigro>> )
Una buona colonna sonora , sia nei pezzi di Santi Pulivalenti sia nella scelta originale e non banale come di solito avviene nei film e le altre opere ambientate nel passato per i pezzi del periodo preso in questione
.
Dai siti consultati ( vedere gli url a fine post ) si ricava che la Tattilo è stata una donna coraggiosa e contro tutti e contro tutto in un italia di profonda trasformazione che era quella degli anni 1960\1980 . Vista la commistione di generi , in cui la storia della rivista e di Adelina Tattilo esso è un altro documentario , dopo Porno e libertàun film documentario del 2016 diretto da Carmine Amoroso. sulla storia dell'ìerotismo e del porno nella cultura italiana : dall’emancipazione femminile del post-’68 ai grandi movimenti artistici underground del 1977, dove improvvisamente eterosessualità e omosessualità trovarono una zona grigia in cui interfacciarsi attraverso la pornografia cinematografica, il fumetto, il teatro e la letteratura.Vari sono i riferimenti agli autori italiani di quei tempi, rallegra contraddizioni della critica, della politica e le loro reazioni al fenomeno.Infatti la trama segue il momento di rottura: quando il marito, Saro Balsamo, l’abbandona, lasciandola sola con i creditori e la responsabilità di un marchio che sembra ormai destinato al fallimento, la donna prende le redini di una rivista erotica e, contro ogni previsione, la trasforma in simbolo di emancipazione femminile. Ispirata alla vita reale di Adelina Tattilo, la serie esplora il rapporto fra corpo, desiderio e libertà in un’Italia in fermento: battaglie per il divorzio, diritto all’aborto, scontro con un patriarcato radicato. Il risultato è un ritratto audace di una protagonista che rompe silenzi e convenzioni.
Carolina Crescentini (Foto: IMDb)
Al centro di tutto c’è l’ottima e sagaceinterpretazione di Carolina Crescentini (Tutto chiede salvezza, Mare Fuori), che costruisce un’Adelina Tattilo intensa e contraddittoria: cattolica devota e insieme audace anticonformista, madre e imprenditrice, bersaglio dei benpensanti ma anche guida carismatica di una squadra di creativi, fotografi, intellettuali. Accanto a lei, Filippo Nigro (Chartroux) e Giuseppe Maggio (Luigi Poggi) diventano figure chiave nel suo percorso personale e professionale, mentre Francesca Colucci (Elsa), Francesco Colella (Saro Balsamo) e Domenico Diele (Andrea De Cesari) contribuiscono a ricreare l’atmosfera vibrante, scandalosa e affascinante dell’epoca.Infatti : «[...] La regia sceglie un linguaggio visivo denso e sensoriale: interni saturi, uffici fumosi, redazioni caotiche, corpi fotografati come dichiarazioni politiche più che come semplici oggetti di desiderio. La Roma esterna, tra cronaca nera, cortei, censure e notti al neon, diventa un personaggio a sé. In questo senso, Mrs. Playmen si inserisce con naturalezza nel solco di un dramma storico che non si limita a ricostruire i fatti, ma li interroga, chiedendosi quanto di quelle tensioni sopravviva ancora oggi. [...]» (da Mrs. Playmen: la serie Netflix è una storia vera di https://netflixmania.it/ed un afferesco sociale che contiene inevitabilmente, un racconto sull’Italia. Un Paese attraversato da contraddizioni feroci: cattolico e desideroso, moralista e curioso, pubblicamente scandalizzato e privatamente affascinato. In questo scenario, la produzione italiana Netflix come Mrs. Playmen ha il merito di restituire complessità a una figura spesso ridotta a icona di costume in vari film o serie tv , ricordandoci che dietro il mito della libertaria Tattilo c’era una donna in carne e ossa, con paure, intuizioni, errori e una visione prodigiosamente lucida del suo tempo , un a di quelle persone che sano guardare avanti ed essere ancora attuali .
Una serie che si lascia guardare come un romanzo a puntate, tra redazioni fumose, tribunali, scandali in prima pagina e notti romane che sanno di rivoluzione. «E se » sempre da netflixmania « arrivati ai titoli di coda, sentirete il bisogno di restare ancora in quell’atmosfera di realtà che supera la fantasia, esplorate anche le serie tratte da storie vere su Netflix, dove la cronaca diventa cinema e il passato continua a parlarci al presente » . Concludo con quanto dice ( a rticolo integrale fra gli url sotto ) https://www.amica.it/:
Noi italiani col sesso abbiamo un problema: invece di rilassarci ci incazziamo», dice Adelina nella serie. Quasi sessant’anni dopo siamo ancora intrappolati nelle stesse contraddizioni. Nello stesso finto moralismo che vede nel sesso e nella sessualità – soprattutto femminile – ancora un tabù.Consola sapere che negli Anni 70 c’era già una donna che si batteva contro tutto questo. Allo stesso tempo, non stupisce che sia finita nel dimenticatoio. La serie di Netflix ci ridà una figura interessante. Per una volta lontana dal ritratto agiografico che è la malattia del nostro cinema biografico. Adelina è sì romanzata, ma resta profondamente umana. Crescentini le dà spessore, contraddizioni, respiro. Filippo Nigro è intrigante e ambiguo al punto giusto. Onore al merito al cast, capace di raccontare, con tantissime sfumature, una stagione e una società profondamente contraddittoria. In questo senso, è bellissimo che l’unico personaggio davvero libero da ipocrisia sia il prete. Le altre istituzioni si nascondono dietro la parola «decenza», mentre si accaniscono contro chi osa mettere in discussione il sistema.Mrs Playmen funziona perché non cerca di fare la predica. Le scene che oggi fanno rabbrividire – come quella del poliziotto che chiede alla vittima di stupro quanti centimetri è stata penetrata, perché se sono pochi non conta, è solo “un atto libidinoso” – lasciano spazio alla riflessione: le domande che si fanno ancora oggi alle vittime di violenza sono davvero così diverse?Le scene migliori sono quelle ambientate in redazione, dove si respira – tra nuvole di fumo di sigaretta – il cuore vero della storia. Lì la scrittura è più precisa, i personaggi più vivi, i conflitti più credibili. La regia propone inquadrature pensate, mai casuali. La scrittura è semplice ma efficace, coinvolge lo spettatore nei dilemmi morali senza appesantire.
Raccontare una storia in cui chiedersi «cosa vogliono le donne?» rappresenta un atto rivoluzionario significa aprire la porta a temi che ancora oggi dividono: rappresentazione del corpo femminile, consenso, violenza di genere, disparità. La figura di Tattilo diventa il punto di rottura, l’inizio di una presa di coscienza che mette in discussione l’idea antica secondo cui il corpo delle donne è proprietà degli uomini. Non sembrano gli Anni 70. Sembra oggi.