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11.1.26

Da bullizzato a decoratore: «Quando l’arte diventa salvezza» – la storia del riscatto di Daniele Arminu dopo il buio: «Voglio portare la mia esperienza a scuola»

 Olbia C’è stato un momento in cui Daniele ha rischiato di perdere una mano
. La sinistra, la sua mano forte, perché è mancino. È lì che la sua vita cambia direzione, anche se alle spalle c’erano già anni di sofferenza, di silenzi e di ferite profonde che oggi lui chiama con il loro nome: bullismo, isolamento, depressione. Daniele Arminu ha 45 anni, è originario di Pattada e oggi lavora in tutta la Sardegna, soprattutto in Gallura,

 come decoratore. Trasforma pareti, mobili e ambienti rendendoli pezzi unici, attraverso una tecnica decorativo-pittorica personale, costruita nel tempo. Ma prima di arrivare fin qui ha attraversato un lungo periodo in cui non riusciva a stare nel mondo, né con gli altri né con se
stesso. Da bambino, e poi da ragazzo, Daniele era molto sensibile, sveglio, intuitivo. Aveva anche una forte
 passione per il disegno, che però non riuscirà a coltivare. Proprio quella sensibilità, lo rende un bersaglio. Racconta di scherni continui, di violenza psicologica, ma anche di episodi di violenza fisica subiti sia alle elementari che alle medie, in un’epoca in cui di bullismo si parlava poco e spesso veniva minimizzato. «Ti fanno sentire diverso – racconta –. E quando succede ogni giorno, finisci per crederci».
Daniele non ne parla in famiglia. Si chiude, prova ad affrontare tutto da solo. È anche per questo che, finite le scuole medie, non prosegue gli studi: è troppo giù, troppo spento, nonostante le sue capacità intellettuali. «Non ce l’avrei fatta», racconta oggi con lucidità. Entra presto nel mondo del lavoro. Fa il manovale, il muratore, lavora in cantiere. Ma anche lì le difficoltà non spariscono. Anzi. Il suo modo di essere, la tensione che si porta dentro, la fatica di stare in mezzo agli altri diventano motivo di richiami, scontri, incomprensioni. «Ero nervoso, sempre sul filo – racconta –. Non perché non avessi voglia di lavorare, ma perché mi sentivo costantemente sotto giudizio. Quelle stesse ferite nate a scuola continuavano a riemergere, proiettandosi sul lavoro e sulla mia vita. È in quegli anni che prende forma una depressione silenziosa. Ogni cosa che facevo la vedevo negativa. Non riuscivo più a credere in me». Nel suo percorso ci sono stati anche i farmaci. Daniele ne parla con rispetto: «So che per tante persone sono un aiuto. Non per me. Mi avevano spento e li ho interrotti. La svolta è arrivata da un lavoro profondo sulla testa, sulla consapevolezza. Dovevo capire cosa stavo vivendo e perché».Il punto più buio arriva dopo un litigio in cantiere. Daniele rientra a casa, la testa “va in tilt” e in un attimo succede l’irreparabile: «Ho dato un pugno contro una vetrata e ho rischiato di perdere la mano sinistra, lesionata in maniera gravissima». Seguono ospedali, interventi complessi, una riabilitazione lunga e dolorosa. Viene operato inizialmente a Ozieri, dove subisce più interventi nel tentativo di recuperare la funzionalità della mano. Ma il percorso è difficile e i risultati non sono quelli sperati: la mano non risponde, il dolore aumenta, la sensibilità diminuisce. A un certo punto alcuni suoi parenti lo convincono a tentare un’altra strada e ad andare nel Nord Italia. È a Varese che Daniele incontra due professori che prendono a cuore il suo caso: Giorgio Pilato e Mario Cherubino. Uno degli interventi dura tredici ore e mezzo. E al termine, il professor Cherubino gli dirà: “Sei stato davvero un bell’impegno”. Daniele oggi li ringrazia: «Grazie a loro ha potuto recuperare pienamente l’uso della mano sinistra, tanto da poter lavorare e a creare». È in quel tempo sospeso che avviene un’altra svolta, forse la più silenziosa ma decisiva. Daniele comincia a passare intere giornate in biblioteca. Legge, studia, recupera ciò che aveva lasciato indietro. È uno studio libero, autodidatta, ma profondo. Ed è lì che riemerge quella passione infantile mai coltivata: il disegno, l’arte, la visione. Si avvicina agli artisti che sente più vicini: Raffaello, Michelangelo, Leonardo, e soprattutto Caravaggio, «per quel modo di vedere già l’opera dentro la materia. L’arte diventa prima rifugio, poi linguaggio, infine lavoro».

4.12.25

un confessionale moderno davanti al quadro di Carracci divide . il caso della chiesa di Santa Maria della Carità a bologna il caso dai social passa alla Soprintendenza ., Pavarotti ‘ghiacciato’, il pasticcio di Pesaro fa il giro del mondo: dall’Europa all’America, passando per l’Africa

premetto  ch e  non  sono  contrario   all'arte  moderna    e contemporanea    o quando meno  ad  ispirazione  e  contami.nazione ei classici   ma     qui si tratta   di deturpamento mancanza di rispetto per i monumenti  antichi  


da https://incronaca.unibo.it/archivio/2025/12/02/



                            Il confessionale sotto il quadro di Carracci
                        (foto realizzata per la parrocchia da Alessandro Ruggeri)


Nella chiesa di Santa Maria della Carità, in via San Felice, nell’ultimo mese c’è una novità. Un parallelepipedo nero, lucido, imponente, ai piedi dell’opera di Annibale Carracci “Crocifissione e santi” del 1583. È il nuovo confessionale insonorizzato, riscaldato e ventilato in cui il prete don Davide Baraldi ascolterà i peccati dei suoi parrocchiani. I molteplici significati associati da Baraldi alla nuova installazione, la superfice lucida per riflettere sé stessi, la geometria che vuole ricordare il movimento dell’abbraccio, l’assenza di un tetto per permettere allo sguardo che si alza di chi è seduto all’interno di incrociare quello del Cristo in croce di Carracci, non hanno però convinto i detrattori. In prima fila il Comitato per Bologna storica e artistica, che in una comunicazione sul proprio profilo Facebook ha parlato di “sinistro squallore” e ha auspicato che venga ristabilito il necessario rispetto culturale per il quadro di Carracci, a loro dire oscurato dal confessionale, arrivando anche a richiedere la rimozione coatta del “lugubre catafalco”.
Mentre l’esposto del Comitato viene analizzato dalla Soprintendenza, ufficio periferico del Ministero della cultura per la tutela dei beni culturali, il verdetto dei commentatori sotto il post è abbastanza unanime: “un frigorifero”, “un bagno chimico”, “un rifiuto dimenticato durante un trasloco”, “e il cardinale Zuppi non ha niente da ridire?”. C’è anche chi dalla rabbia dimentica di parlare in italiano e passa al dialetto: “Oddiomè che brot lavurir…int onna cisa…al starev mei int on uffezi postal” (Oddio che brutto lavoro…in una chiesa…starebbe meglio in un ufficio postale). Se si vanno a guardare le opinioni di chi invece ha scritto sotto l’annuncio del nuovo confessionale sulla pagina della parrocchia, si trova un clima del tutto diverso, che loda l’innovazione e il valore artistico della struttura.
I pareri negativi di sicuro non scoraggiano don Davide Baraldi, primo ideatore e sostenitore dell’opera, che rivendica il sì ricevuto dalla commissione di arte sacra della diocesi. «Anche Carracci che oggi viene considerato un classico – aggiunge il prete - fu aspramente criticato dai suoi contemporanei per le innovazioni che aveva apportato. Arte sacra e contemporanea possono coesistere».

da Open
Il comitato per Bologna storica e artistica promette battaglia: «Incompatibile con il contesto storico della cappella, oscura il quadro di Carracci»

Per alcuni è un’opera innovativa, per altri è un «obbrobrio». È scoppiata la polemica tra i fedeli di Santa Maria della Carità, a Bologna, per un nuovo confessionale installato nella chiesa. Inaugurato a inizio autunno, contestualmente alla fine dei lavori di restauro. A prima vista, l’opera è piuttosto impattante e assomiglia a una sorta di monolite nero, posto peraltro proprio sotto la “Crocifissione e santi”, un’opera di Annibale Carracci datata 1583.
Le proteste dei fedeli
A scagliarsi contro l’opera non sono solo alcuni parrocchiani, ma anche il Comitato per Bologna storica e artistica: «È incompatibile con il contesto storico della cappella, oscura il quadro e offende la memoria del Carracci». Anche sui social il nuovo confessionale non ha ricevuto molti commenti negativi. «Sembra un frigorifero», scrive un utente. «Un bagno chimico», suggerisce un altro. Mentre c’è chi arriva addirittura a chiedere un «intervento coatto di rimozione» e prepara un esposto da presentare alla Soprintendenza.







Comitato per Bologna Storica e Artistica
22 ottobre ·


Avevamo inizialmente pensato di tacere - “per carità di patria” - il nome della chiesa. Ma un articolo ha già mostrato il nuovo "confessionale" di Santa Maria della Carità in tutto il suo sinistro squallore collocato sotto la "Crocifissione e Santi", il primo capolavoro di Annibale Carracci nonché dipinto rivoluzionario noto in tutto il mondo. Non servono ironie: l’oggetto si commenta da sé. Ci limitiamo a poche, necessarie osservazioni. La cosiddetta “tutela dei monumenti” appare ormai estinta: un simile intervento, in altri tempi, non sarebbe stato né autorizzato né tollerato. Lasciano allibiti, nell’articolo online, anche i richiami all’arte contemporanea - o meglio, alle convinzioni correnti, del tutto errate, sull’arte contemporanea - ormai invocata per avallare qualsiasi cosa, anche la più orrenda, in modo acritico, trasformandola in un comodo passe-partout. E, per quanto discutibile, neppure l’arte contemporanea merita un simile trattamento. La trasformazione della cappella in un obbrobrio, e la presenza di un oggetto pseudo-artistico che nulla ha a che vedere con il dipinto di Annibale e la chiesa, impongono una riflessione urgente sullo stato della vigilanza istituzionale e sull’effettiva capacità di garantire il rispetto dovuto ai grandi artisti del passato e ai monumenti della città. Chiediamo pertanto che vengano intraprese alcune azioni semplici ma necessarie per ristabilire un minimo di civiltà e rispetto culturale:
1. Rimuovere quanto prima l’elemento estraneo, incompatibile con il contesto storico-artistico della cappella e fonte di evidente offesa alla memoria di Annibale Carracci, nonché alla sensibilità dei Bolognesi di ieri, di oggi e di domani.
2. Ripristinare l’altare originario, dal momento che, fino a prova contraria, si tratta pur sempre della cappella di una chiesa. Anche il "vero" confessionale, collocato nella cappella di fronte, andrebbe rimosso per restituire alla cappella il suo aspetto tradizionale.
3. Disporre un intervento coattivo, qualora non si intendesse procedere spontaneamente alla rimozione - nella speranza che, per eludere ogni responsabilità, non ci venga opposto l’argomento secondo cui, essendo il lugubre catafalco “appoggiato” e non murato, possa legittimamente restare lì in eterno. Se tutto questo non dovesse avvenire – come è probabile – è evidente che non esistono più risposte istituzionali alla mancanza di rispetto per i monumenti.
La spiegazione di don Davide
A difendere l’opera, invece, ci pensa don Davide, il parroco della chiesa di Santa Maria della Carità, che ha spiegato ai fedeli il significato del confessionale “atipico”: «Il rivestimento esterno, oscuro e lucido crea un effetto specchiato, così che chi si avvicina a questo sacramento possa prima di entrare guardarsi meglio». All’interno, il confessionale è riscaldato, ventilato e insonorizzato. Le sedute sono una di fronte all’altra, disposte – spiega ancora don Davide – «in una geometria che riproduce il movimento dell’abbraccio».
Il paragone con il quadro di Carracci
Le spiegazioni del parroco, che veste quasi i panni del critico di arte contemporanea, non hanno convinto i detrattori. Ma don Davide ha un’ultima arma da sfoderare: il parallelismo con l’opera di Carracci che campeggia proprio sopra il confessionale. «Noi oggi guardiamo al Carracci come a un classico, ma in realtà il suo fu un lavoro di rottura, d’avanguardia, anche per il modo in cui questa Crocifissione utilizza la luce, e che a molti non piacque». Proprio come il nuovo confessionale della discordia.


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da  Il Resto del Carlino  tramite  msn.it 


Pesaro, 2 dicembre 2025 – Ma davvero? Nel giro di 48 ore la statua di Luciano Pavarotti, tombata fino alle ginocchia nell’ovale di plexiglass della pista natalizia di ghiaccio a Pesaro, è diventata una figuraccia planetaria. La vicenda è finita sulle testate di mezzo mondo come esempio di come non si celebra un’icona della cultura italiana.
giro nel mondo in meno di 48 ore
Dal Brasile al Portogallo, dall’Argentina alla Bolivia, passando per il Regno Unito, l’Uganda e la Germania: tutti stanno raccontando lo stesso incredulo copione. O Globo, quotidiano brasiliano, titola indignato: "Estátua de Pavarotti fica ‘presa ao gelo’ em pista natalina na Itália e causa indignação em viúva do tenor: ‘Absurdo’ ("Statua di Pavarotti resta ‘intrappolata nel ghiaccio’ in una pista natalizia in Italia e provoca l’indignazione della vedova del tenore: ‘Assurdo’". Il Diário de Notícias, dal Portogallo, rincara: "Autarca pede desculpa à família do tenor" ("Il sindaco chiede scusa alla famiglia del tenore"). In Argentina, Radio Rafaela parla di "escultura ‘congelada’ hasta las rodillas" (scultura ‘congelata’ fino alle ginocchia).


E in Bolivia il sito Instantáneas sintetizza impietoso: "Pesaro encierra la estatua de Pavarotti en una pista de hielo navideña" (Pesaro imprigiona la statua di Pavarotti in una pista di pattinaggio natalizia) e aggiunge, riferito al sindaco Andrea Biancani, "el alcalde de Pesaro se disculpò". Del pasticcio si è accorto anche l’Uganda: il Nile Post spiega che "Italian town freezes Pavarotti statue knee-deep in Christmas ice rink" (una città italiana ha congelato la statua di Pavarotti fino alle ginocchia in una pista di ghiaccio natalizia"). E la Bbc, con la solennità inglese di un requiem, commenta che "Pavarotti statue frozen knee-deep in ice rink strikes wrong note in Italy" (La statua di Pavarotti, congelata fino alle ginocchia nella pista di ghiaccio, stona in Italia). Bbc Radio 5 ha anche contattato la redazione di Pesaro del Resto del Carlino per un’intervista, per capire come sia potuto succedere questo pasticcio.

La statua di Pavarotti 'affogata' nella pista del ghiaccio: il video a Pesaro
In Europa i primi a fare da detonatore dopo gli articoli del Carlino erano stati The Telegraph, The Guardian, The Times, l’Independent, Der Spiegel e Die Welt: tutti a chiedersi, tradotto in pesarese, "Ma davvero?" Nicoletta Mantovani a Londra, ignara del nuovo allestimento, era trasecolata guardando le foto. Una doccia gelata, letteralmente. La vedova del Maestro aveva parlato di "ridicolizzazione" della memoria di Pavarotti.
Sui social l’ironia dell’hashtag coniato dal sindaco di PesaroDa Pesaro il sindaco Andrea Biancani, raggiunto oggi al telefono, si è detto "molto impegnato" per rispondere a domande dirette. Giorni prima, però aveva presentato le sue scuse alla famiglia Pavarotti tramite questo giornale. Un passo obbligato, prima che l’eco del pasticcio attraversasse almeno tre continenti in meno di un giorno. E mentre i portali internazionali continuano a rilanciare la notizia, sui social esplode l’ironia: l’hashtag coniato da Biancani #DaiUnCinqueAPavarotti, nato per "sdrammatizzare", oggi rimbalza nelle lingue più disparate. E il risultato è che Pesaro, Capitale Italiana della Cultura 2024, teoricamente abituata a ben altre luci, si ritrova immortalata come la città che ha messo in freezer il Maestro.

19.11.25

se è passato perchè non passa ?

 


la  risposta   al mio titolo  domanda      viene    da   questa  citazione  trattato   dal canale  telegram     di  Occhi di un mondo altro di Roberto Valgimigli


Topolino e il cerchio del tempo  (Artibani-Faraci/Mastantuono)  
- Disney Deluxe 39, del 2022

  "Il viaggio non finisce mai.Solo i viaggiatori finiscono.E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo,in narrazione.Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:"Non c'è altro da vedere",sapeva che non era vero.La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro.Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto,vedere in primavera quel che si è visto in estate,vedere di giorno quel che si è visto di notte,con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era.Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.Bisogna ricominciare il viaggio.Sempre.Il viaggiatore ritorna subito."

José Saramago.

comunista libertario, sono importanti da ricordare almeno "Storia dell'assedio di Lisbona", "La zattera di pietra", "Cecità", "Il Vangelo secondo Gesù Cristo" e"Tutti i nomi".

Infatti «Il proposito di abolire il passato fu già formulato nel passato e, paradossalmente, è una delle prove che il passato non può essere abolito. Il passato è indistruttibile: prima o poi tornano tutte le cose, e una delle cose che tornano è il progetto di abolire il passato» (Jorge Luis Borges, "Altre inquisizioni"). Prorio mentre finivo questo post mi è tornato in menter un post sulla pagina facebook del papersera ( vedere foto a sinistra )

A conclusione della giornata interamente dedicata a Topolino, non potevamo esimerci dal menzionare l'ultima grande storia pubblicata per il suo compleanno, anche se in realtà risale al 2017: il seguito ideale di "Topolino e il fiume del tempo" (1998), che vede al timone lo stesso team di autori, concentrandosi sul ritrovato rapporto tra Mickey Mouse e il Gatto Nipp, in alternanza alla rievocazione del periodo in cui i due erano particolarmente vivaci La storia è stata finalmente proposta direttamente in cartonato nel 2022 su un volume della collana Disney Deluxe, con in coda un ottimo apparato di contenuti extra.



29.10.25

James Senese e mimo jodice se ne sono andati Tuttavia, le loro opere restano una dichiarazione d’identità del nostro Sud e non solo

 In questi  giorni sono  venuti  meno   due grandi artisti napoletani   e non solo   . Il  primo è  james senese   che  con il suo sax, ha raccontato Napoli e i napoletani, le ferite e la bellezza di un mondo che non ha smesso di cercare riscatto. Figlio di un soldato afroamericano e di una donna napoletana, ha incarnato l’anima meticcia del Mezzogiorno: ribelle, poetica, viscerale.Con i Napoli Centrale, Senese ha dato voce agli esclusi e alle periferie, anticipando un linguaggio musicale e civile che univa il funk al dolore delle nostre strade.Senese è stato un artista necessario, un simbolo del Sud che non si arrende, che continua a raccontarsi con la verità della musica e la dignità della propria voce.




IL secondo è Mimmo Jodice, il fotografo che non scattava mai senza la moglie, ha lasciato Napoli orfana del suo sguardo. In ogni immagine, una pausa. In ogni pausa, una città che resiste.uno dei più

grandi fotografi italiani del secondo Novecento,la fotografia come misura della luce, del tempo, della memoria.   la Ia    di  bing   lo presenta come:

📸 Maestro della fotografia italiana, noto per il suo stile rigoroso, contemplativo, spesso in bianco e nero.
🏙️ Testimone della Napoli dimenticata, che ha ritratto con sguardo etico e poetico, lontano dagli stereotipi.

🎨 Collaboratore di grandi artisti come Andy Warhol, Sol LeWitt, Joseph Beuys, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Alberto Burri.

🏛️ Protagonista di mostre personali in prestigiosi musei e gallerie internazionali.


27.9.25

Non abbiate paura: la psichedelia è cura Festival della Psichedelia, nuova tappa di un percorso avviato con “Metamorfosi. Filosofia e medicina in scena”. Alla guida, la direttrice artistica Daniela Usala, medico chirurgo



unione sarda 27\9\2025



Ancora oggi, a Cagliari, il Teatro Massimo ospita il Festival della Psichedelia, nuova tappa di un percorso avviato con “Metamorfosi. Filosofia e medicina in scena”. Alla guida, la direttrice artistica Daniela Usala, medico chirurgo: «Sono sempre stata interessata a tutto ciò che ruota intorno alla cura, soprattutto alle nuove possibilità della ricerca neuroscientifica. La psichedelia mi ha incuriosita tanto da approfondire il tema anche con un festival».
La psichedelia, in ambito medico, indica l’uso controllato di sostanze psichedeliche che, seguite da un percorso terapeutico, interrompono i circuiti abituali del cervello e favoriscono nuove connessioni utili nel trattamento di depressioni, traumi e dipendenze. In Italia, l’unica sostanza oggi autorizzata a scopo medico è l’esketamina, usata in ambito ospedaliero per il trattamento della depressione resistente ai farmaci tradizionali.
Psichedelia è un termine che porta con sé diffidenza, come spiega il medico: «Il Festival è una sfida. Abbiamo deciso di tenere in primo piano il titolo, senza nasconderlo». Portare la medicina a teatro, poi, non è semplice. Tutto è nato dall’osservazione: «Durante l’università vedevo medici trasformarsi in veri personaggi teatrali. Con Mirella Ferro, la produttrice di Metamorfosi, avevamo deciso di metterli in scena e unire medicina, filosofia e arte».
I temi sono tanti, si parla anche di “potenziale trasformativo”: «La mente è condizionabile più di quanto pensiamo. Una parola può bloccare o liberare. Inoltre, i farmaci psichedelici, se usati con rigore clinico e non a scopo ricreativo, permettono di accedere a opportunità che richiederebbero anni di meditazione. Non è una scorciatoia: ci vuole preparazione nel medico che somministra e onestà nell’accompagnare il percorso».
Il Festival si muove tra rigore e nuove prospettive, con ospiti che esplorano tra l’altro scienza e filosofia, antropologia e psicoterapia, restituendo sintesi e visioni. Con la presentazione dell’attore Fabio Marceddu, «intervengono figure sia dell'Università di Cagliari che della Simepsi, società scientifica che si occupa di Medicina Psichedelica in Italia, ricercatori e divulgatori e una lectio conclusiva del filosofo Silvano Tagliagambe». Dall’Isola parte così un esperimento culturale e scientifico che invita a ripensare i limiti della coscienza e a trasformarli in opportunità di cura.

23.5.25

La scomparsa di Sebastião Salgado, fotografo di fama mondiale, segna una grande perdita per il mondo della fotografia e della cultura

La scomparsa , come  ho  già  scritto nel   titolo  , di Sebastião Salgado, fotografo di fama mondiale,
segna una grande perdita per il mondo della fotografia e della cultura .
Salgado era noto per il suo lavoro documentaristico, in particolare per le sue potenti immagini in bianco e nero che raccontavano storie umane e sociali .
La sua eredità vivrà attraverso le sue opere, che continueranno a ispirare generazioni di fotografi e appassionati d'arte  . un ottimo fotografo  . viidi per la  prima volta   le sue foto  e  conobbi la sua  storia e  la sua  tecnica  fotografica   al corso  organizzato   all'associazione  fotografica    la  sardegna  vista 
da  vicino  -  Seguitata prima dal diìocumentario il sale della  terra  e   poi  dalla mostra sul  suo lavoro  genis  tenutasi al palazzo diucale  di genova nel lontano 2016  .   
Nelle sue  opere   e  nella  sua attività     sono state frutto  di uno sguardo appassionato, teso a sottolineare la necessità di salvaguardare il nostro pianeta, di cambiare il nostro stile di vita, di assumere nuovi comportamenti più rispettosi della natura e di quanto ci circonda, di conquistare una nuova armonia. Un viaggio alle origini del mondo per preservare il suo futuro.La mostra    di Genesi  che  visitai  a  Genova  è nata  da  quello che  ricordo   della lettura  dell panello espositivo   da un viaggio alla scoperta della bellezza nei luoghi più remoti del Pianeta, durato 8 anni e  il  frutto di questa curiosità sono le oltre 200 fotografie esposte in mostra, opere d’arte che ci raccontano con sguardo straordinario ed emozionante luoghi che vanno dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia.




  Ha  descritto Il mondo come era, il mondo come è. La terra come risorsa magnifica da contemplare, conoscere, amare. Questo è lo scopo e il valore del  suo   straordinario progetto  . Confermo  quanto  ho detto      da qualche parte  su  quyesto blog  : <<  E' come    trovarsi  in quei luoghi    e  con  quella  persone ed  animali    che lui  ha  fotografato   .  Egli  è  riuscito  a  bloccare  il mondo  e  la  sua  diversità   prima   della  sua  distruzione  e  della   scomparsa   >> . Un uomo  d'immensa generosità  . Infatti , sono cose  che   capitano  una  volta  su  un milione nella  vita    , egli  ha regalato gratuitamente    100 foto per inaugurare il locale  . « Sono Salgado, so che mi state cercando. Cosa posso fare per voi?». È iniziata così la telefonata con cui uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi ha regalato a tre giovani un sogno impossibile: esporre nel nascituro caffè letterario Binario 49 di Reggio Emilia 100 foto tratte da una sua retrospettiva che racchiude 30 anni di reportage realizzati nell’Africa sub-sahariana. Scatti mai visti prima in Italia, che immortalano gli effetti devastanti di guerre, carestie, malattie e deforestazioni.
Tematiche molto care a Salgado, che ha preso a cuore il progetto di Claudio Melioli, Khadija Lamami e **Alessandro Patroncini **di creare un incubatore di economia solidale in un quartiere - quello della stazione di Reggio - da sempre zona franca; un guazzabuglio di emarginazione e disillusione in cui gravitano balordi, pusher e giovani extracomunitari senza identità e futuro.
«Quando ho visto la chiamata da Parigi non capivo chi fosse» ci ha raccontato Claudio. «Salgado si è presentato e ci ha chiesto di spiegargli il nostro progetto. È nata subito una buona energia. Siamo rimasti in contatto e, quando eravamo a buon punto per l’inaugurazione del Binario 49, ci siamo risentiti. E ora eccoci qui, pronti per la mostra, che si chiamerà Africa, e si   è  tenuta   dal 9 febbraio al 24 marzo  del 2019  ».Dopo 10 anni da ricercatore astrofisico all’Università di San Paolo, Claudio  Melioli è tornato in Italia, nella sua città natale, con tanta voglia di fare. Poco più di un anno fa ha deciso di partecipare a un bando pubblico indetto dal Comune di Reggio per la bonifica e riqualificazione degli spazi abbandonati al 49 di via Turri, coinvolgendo l’associazione «Casa d’altri». È così che ha conosciuto Kadija Lamami, marocchina di origini e italiana d’adozione: «Il nostro obiettivo era quello di rigenerare uno ambiente urbano e creare reti sociali. Arrivati qui abbiamo rimesso in piedi tutto, usando per gli arredi vecchie strumentazioni delle ferrovie regalateci dalla Regione Emilia-Romagna. Volevamo sanare un quartiere dalla pessima reputazione e fare in modo che l’integrazione arrivasse anche in periferia».   ......    continua    su  : Se il più grande fotografo di viaggi ti regala 100 foto per inaugrare il locale    di Vanity Fair Italia


di  cui riporto     qui sotto   il  loro comunicato sutale  evento 
 
Si è spento il cuore di una delle prime persone che ha creduto, dopo di noi, in Binario e nel quartiere stazione.Binario49 non sarebbe questo luogo se non fosse iniziato tutto da questa idea folle di portare la sua bellezza, i suoi occhi e la sua passione, a Reggio Emilia. Non possiamo che ringraziare infinitamente oggi, come allora, Salgado e tutta la sua famiglia.Oggi è una giornata doppiamente brutta per questo mondo.

7.5.25

in attesa di le altre storie di pippo novecento

La prossima  settimana su topolino  Pippo  ( copertina  a  sinistra)  torna a vestire i panni del pianista più talentuoso di tutti i mari in una nuova, grande avventura firmatada Alessandro Baricco,Tito Faraci e Giorgio Cavazzano.
Cresciuto tra musiche e maree,Danny Boodmann P. P. Pippo Novecento, meglio noto anche solo come Novecento, è lo straordinariopianista che tutte le sere intrattiene con le sue performance i viaggiatori del transatlantico Virginian. Era approdato sulle pagine di Topolino esattamente 17 anni fa in La vera storia di Novecento, racconto a fumetti ispirato al monologo teatrale Novecento, di Alessandro Baricco,torna a suonare per noi in una nuova avventura. Per l'occasione, si è riformato il triogià autore della prima storia .Dalle anticipazioni delle scorse settimane n'è risultato Un midquel  in perioo in cui in  ambito artistico ssi tene a realizzare    più  seguiti  o   remarke .
 Ora  non importa  se , il  ritorno di baricco  sulle  pagine  del settimanale  sia  dovuto  ad un lungo travaglio   interiore  come  dichiarato in    alcune anticipazioni da  Tito  faraci : 

 CIAO, TITO. BEN RITROVATO.SONO PASSATI TANTI ANNI DALLA PRIMA STORIA, COM'È NATA L'IDEA DI TORNARE A SCRIVERE DI NOVECENTO?

«Alessandro era così felice del risultato di quella prima storia, che, diversi anni fa,gli ho proposto di andare avanti. Ci ha pensato e poi, di colpo, ha detto che pur non avendo mai voluto e autorizzato seguiti di Novecento, perTopolino (e Pippo) avrebbe fatto un’eccezione! L'idea è rimasta lì un paio di anni:doveva maturare e, allafine, sorprendendo entrambi, siamo salpati di nuovo insieme con una fitta collaborazione e un costante scambio di idee, oltre a tante risate».

 oppure    per  bisogno   di pubblicità  o  per   necessità ecomiche, porterà  sicuramente  una storia   sublime   ed  affascinante     come la    come  la precedente   . 
Infatti «Sì,  è  colmato un'assenza   che  era dispiaciuta   ai lettori  (  che  magari  hano  visto il  film  o letto  l'opera  )    , sotto   scritto compreso ,  della   prima sroria: quella di Gambadilegno. Lui sarà ,  come    riportano  alcune aticipazioni  il cardine di questo “midquel”. Dai disegni   qui  riportati    ,  e locandine    in anteprima  trovate  in rete   ipotizzo    che    gli autori    hanno  saputo  immedesimarsi  nei lettori    più  anziani è venuto naturale portare a bordo anche Trudy, «  in  un ruolo fortemente (e brillantemente) ---  sempre  Tito Farci ---- voluto proprio da Alessandro Baricco  . 



 Essi abbiano anche ripreso e approfondito personaggi  già apparsi nella prima storia e, mentre sceneggia vo, ho attinto a  tante sezioni del  Novecento originale  che non avevano trovato posto nella prima storia a fumetti. [....] ». Ci  saranno conoscendo  il calibro   degli. autori  in questione  e     altre  sorprese  ... che scopriremo  leggendo la storia e  usando  la nostra immaginazione    .


Infatti   riporto  diettamente   dal  pdf     l'intervista  integrale  a  Cavezzano   rilasciata      come quella  di Faraci  su   questo  numero     in edicola  di topolino   che   conferma  che  sarà un numero speciale    , da  collezionare  e conservare   per  i nipoti 






 il  che fa  bene  sperare  .    con questo  è  tutto   alla  prossima