30/11/08

Senza titolo 1061

  VE LO RICORDATE IL FILM VENGA A PRENDERE IL CAFFE' DA NOI ?  :-)


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Non ci si deve perdere

Voglio domani ciò  che  oggi


svanisce nel vento


bel  sognare ad  occhi aperti


l'emozioni di un presente


amico


gioia libera nella forza


dell'anima mia.


 


Vorrei denari


per donare agli occhi piangenti


sospiro.


pace 


Vorrei pace


per donarla al MONDO


 


Vorrei allegria


per  donarla alla sofferenza.


 


Non ci si deve perdere


in ombre false


il cuor deve  vincere sempre!

Senza titolo 1060

SOGGIOGATA DAL MIO SOGNO


 


Erano settimane che facevo sempre lo stesso sogno, immagini che mi capitava di vedere anche di giorno, sensazioni che avevano ben poco di reale ma tremendamente tridimensionali che potevo quasi respirarle.


Quella notte fu più reale che mai.


Sola al centro di via Massarenti, una strada trafficata anche di notte, un sole al centro del mondo che svettava sopra le torri in lontananza, e tutto attorno a me il silenzio e la desolazione. Cercavo di capire dove fossero finiti tutti, ma ovunque mi girassi vedevo solo portoni e negozi vuoti; una solitudine che mi dava angoscia e pace allo stesso tempo. Camminavo cercando di seguire la strada disegnata dal sole che batteva sull’ asfalto arroventato, libera dalle mie angosce e dai miei pensieri, sola abitante di una città abbandonata dalla civiltà; ma non sembravo triste né, tanto meno, preoccupata di quella strana sensazione di vuoto. Di colpo la mia attenzione fu catturata da un foglio di carta gialla a terra, perfettamente intatta e scritta a mano con inchiostro nerissimo. Mi avvicinai e la raccolsi ma, subito, si impossessò di me il terrore di essere spiata da qualcuno, una presenza che non riuscivo a vedere ma che sentivo addosso come un ombra invadente in mezzo a tanto inutile niente. Cominciai a leggere e non volli credere ai miei occhi, era una lettera per me, scritta di proprio pugno da mia figlia, Elena; un foglio intero riempito di parole. Cominciai a leggere:


 


Cara Mamma,


Quando leggerai questa lettera tu sarai, insieme a me, come un fuoco che brucia lento, perse dentro un addio che non vogliamo…..


 


Non riuscii  ad andare oltre. Il foglio cominciò ad annerirsi fino a prendere fuoco. Disperata provai a spegnere la fiamma per continuare a leggere ma la lettera mi si sgretolò in mano. La presenza che avevo sentito si fece più invadente mentre la cenere volava, presa all’improvviso da una folata di vento. Mi voltai di scatto e dietro a me c’era Paolo, lo psicologo, lo stronzo.


“Maria, non avere paura, siamo soli in questo mondo come anime che vagano cercando il proprio destino!”


Non riuscivo a dire nulla; ero come bloccata da qualche forza, volevo abbracciarlo, toccarlo, capire se almeno lui era reale, ma non riuscivo a muovere alcun muscolo. La paura e la voglia di ascoltarlo mi annebbiavano i pensieri.


“Maria, sei una passeggera infiltrata di un sogno inutile. La tua disperazione non è altro che il fuoco che mi alimenta….”


Non riuscivo a capire cosa stesse dicendo.


“Paolo, dove siamo qui?”


Allargò le braccia e mi sorrise.


“Accetta il tuo destino, seguimi perché sei mia….”


Cominciò a prendere fuoco in tutto il corpo, ero disperata e corsi tra le sue braccia…..Mi svegliai di soprassalto nel mio letto. Ero solo stata soggiogata da un sogno troppo reale, ma dannatamente perfetto.


 


Luja

Gramscisants? (Se la destra cita per modo di dire Gramsci. Invito alla battaglia culturale)




 ricevo   volentieri   da Davide Nota  poeta e redattore della  rivista   culturale  “La Gru” (  www.lagru.org/ )  . Infatti   qui non si tratta d'essere  ideologizzati o non ideologizzati  , qui  si tratta dell'uso dela storia  per  scopo politico ( anzo meglio politiko per la diffrenza  fra  le due  vedere  nell'archivio   del blog  )  . E' come  si fcesse  la stessa cosa   con due  grandi scrittori  del novecento   Louis Ferdinabd  Celine o Enza Pound  e  gli si attribiusce   cos che non hanno mai detto .
Posso capire  che un pensatore , soprattutto  quando  hanno influenzato la  nostra  cultura   degli ultimi 2  secoli possa essere  "  revisionato " riadattato all'oggi  ma  qui si stà praticamente riscrivendo   anzi stravolgendo per  un  uso  strumentale  (   ideoogico secondo alcuni )  . Quindi dico no  alla  riscrittura  culturale  




“E ora che abbiamo perso, ci vuole Gramsci”.

No, non sono le parole di Paolo Ferrero dal palco del congresso nazionale di Rifondazione comunista, né si tratta di un intervento di Fausto Bertinotti dalle pagine di “Liberazione” a seguito della disfatta elettorale del 13 e 14 aprile 2008.A scrivere che “ci vuole Gramsci, cioè che è necessario un progetto gramsciano anche nel centrodestra” è Angelo Crespi, attuale consigliere del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi, già docente di “Storia del giornalismo” presso l'Università Cattolica di Milano e collaboratore dei quotidiani “Il Giornale” e “Il Foglio”.E' il 15 aprile del 2006, e l'Unione di Romano Prodi ha da poco (e di poco) vinto le elezioni politiche, alla Camera e al Senato.Dalle pagine del settimanale di cultura “Il Domenicale”, ideato e finanziato da Marcello Dell'Utri, il direttore Crespi diffonde questa analisi: al centro-destra è mancata “una adeguata politica culturale per creare quel consenso indispensabile per ottenere la rivoluzione liberale che si preconizzava nel 1994 e poi nel 2001 [...]. Solo attraverso la cultura può realizzarsi una vera rivoluzione [...]”. Infine, un dichiarato attacco al pluralismo (malattia infantile del centro-destrismo): “Quando si è trattato di scegliere uomini, dare prebende, incardinare esperti nei vari settori della cultura, ci siamo comportati da ingenui liberali”.Traduzione: occorre organizzare un monopolio culturale che tolga ossigeno alla sinistra. Cioè, non più concedere spazi, né patrocini, né incarichi.Parola di Angelo Crespi, e cioè di Marcello Dell'Utri.Facciamo ora un salto indietro, arrivando al meeting del 2000 di “Comunione e Liberazione”, a Rimini. Ospiti dell'anno: Silvio Berlusconi e Giulio Andreotti.All'interno del meeting viene allestita una mostra anti-risorgimentale dal titolo “Un Tempo da riscrivere: il Risorgimento italiano”.Attenzione al verbo-chiave: “riscrivere”, perché sarà proprio questo il punto centrale di tutto l'intero programma culturale del centro-destra italiano dell'ultimo decennio.Intellettuali di diverso pensiero politico, da Scalfari a Montanelli, esprimono preoccupazione. Il cenacolo dongiussaniano risponde con rassicurante pacatezza. E cita Gramsci: “Antonio Gramsci, che non era un chierico, sosteneva che il Risorgimento fu borghese e antipopolare” (Da CL una risposta ai laici, di Giancarlo Cesana).Vero. Che però Gramsci contestasse il Risorgimento borghese da comunista, e non da restauratore della monarchia papalina, sono dettagli che per Cesana non contano. Stacco di camera: torniamo al 2008. Licio Gelli ha (assurdo, vero?) un programma su “Odeon Tv”, dove riformula simpaticamente la storia del Fascismo (“Sono nato fascista e morirò fascista”), loda l'operato della Loggia massonica P2 e consegna pubblicamente il testimone a Silvio Berlusconi: per il completamento del Programma di Rinascita democratica “l'unico che può andare avanti è Silvio Berlusconi”.Primi ospiti della trasmissione “Venerabile Italia”: Giulio Andreotti e Marcello Dell'Utri.Nomi che tornano... Ora: accantoniamo momentaneamente questa storia, ed entriamo in una libreria alla ricerca di un bel libro di poesia.
Tra le novità editoriali degli ultimi anni vi è certamente la collana di Poesia de “Il Saggiatore”, a cura di Davide Rondoni.
Copertine colorate, titoli attraenti.
Si tratta per la precisione di titoli molto interessanti, soprattutto per un lettore “impegnato”, alla ricerca delle pietre miliari della letteratura (chiedo venia per la necessaria banalizzazione) “di sinistra”: alla ricerca cioè di una poesia critica, di contestazione.C'è Arthur Rimbaud, c'è Allen Ginsberg. Inoltre: due antologie dall'evocativo titolo: Subway (Poeti italiani underground) e I disobbedienti (Da Teognide a Pasolini: poeti dell'impegno civile).Li compro tutti quanti.Ma chi è Davide Rondoni ?
Poeta bolognese e giornalista de “L'Avvenire”, milita sin da ragazzo in “Comunione e Liberazione”, fedele allievo di Don Giussani.
Opinionista spesso legato alle campagne più ideologiche della destra italiaca, è uomo ultimamente legato al Ministro Sandro Bondi, a cui ha anche regalato, nel 2007, la pubblicazione del terribile libello poetico Perdonare Dio, con sua piuttosto generosa nota prefazionale.
Dopo la vittoria di Berlusconi, alle politiche del 2008, Rondoni approda finalmente al “Tg1”, dove non di rado si possono ascoltare le sue “opinioni culturali”.
Utilizzando una categoria gramsciana probabilmente cara a Crespi, Rondoni è un intellettuale organico al Popolo delle libertà.
Che senso ha, dunque, una collana di poesia “di sinistra”, a cura di un intellettuale della destra di governo?
Arrivo alla tesi di questo pezzo: in atto è, lo abbiamo visto, un processo di “riscrittura” della Storia d'Italia, dal Risorgimento al Secondo Stato degli anni '70 (P2, Gladio, servizi deviati), passando naturalmente per la storia del Fascismo e della Resistenza.
Un piano fondamentale di riscrittura e diffusione di una Storia del Novecento in chiave piduista e clerico-fascista (Mussolini, occorre ricordarlo, fu uomo della Loggia massonica P1: la storia del Secondo Stato ha una sua coerenza).
Attiguo a questo processo di “riscrittura” vi è, secondo me, un progetto secondario ma non meno insidioso, che consiste nella “neutralizzazione” delle radici culturali, novecentesche, della Sinistra italiana.
Si vuole cioè minare sin dalle fondamenta l'identità stessa della Sinistra italiana, attraverso una continuativa azione di disinformazione storiografica e dequalificazione terminologica.
Tutte le false notizie diffuse negli ultimi mesi su Gramsci (ucciso dai compagni di Partito, suicidato, anzi no: redento) si inseriscono, disordinatamente, in questo quadro generale, così come in esso si inseriscono tutte le citazioni selvagge e decontestualizzate che la destra opera nei confronti dei testi del marxismo o più semplicemente del pensiero critico tout court del defunto secolo.
Ad esempio: se apriamo l'antologia Subway (Poeti italiani underground) ci troviamo di fronte ad un'antologia poetica del tutto neutrale, nata a seguito di un concorso finalizzato alla distribuzione di opuscoli poetici all'interno delle metropolitane di Milano.
Niente di male, davvero, se non fosse che tutto il vocabolario Beat (Underground, Subway) viene qui consapevolmente depurato da ogni valenza sociale e semanticamente svalutato sino alla neutrale indicazione urbanistica, tanto più che le poetiche qui raccolte sono del tutto eterogenee, con una netta predominanza del tema diaristico-confessionale.
Allo stesso modo I disobbedienti (a cura di Umberto Piersanti, poeta che è solito definirsi “anti-sessantottino”) è un elenco inconcludente (assieme a Pasolini e Ginsberg vi sono Petrarca, Jacopone da Todi, Ezra Pound, Quasimodo...) e in cui il disordine ideologico della selezione sottintende questa chiara valutazione: la disobbedienza non è una prerogativa della sinistra, l'impegno civile è sempre esistito, e l'egemonia della sinistra nel genere “civile” è solamente un accidente storico (che noi stiamo combattendo).
Ma bene,.... non fossilizziamoci sul piccolo pesce della poesia italiana contemporanea all'interno del mare sconfinato della “cultura di massa”: l'esempio Rondoni valga dunque come parabola.
Pensiamo piuttosto al Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che da due anni a questa parte si è mutato in post-moderno discepolo di Marx.
Pensiamo ad un libro come La paura e la speranza, in cui tutte le tesi “No global” contro il mondialismo, il neo-liberismo e la finanziarizzazione dell'economia, vengono strumentalizzate per proporre, infine, una ricetta di destra (elemosine ai poveri, e finanziarie a Confindustria).
“Il re è nudo!” – grida il re.
Oppure pensiamo ai neo-fascisti, che si sono improvvisamente trasformati in militanti di “Casa Pound” e del “Blocco studentesco”.
Sono anche loro No-global, il loro simbolo è il lampo nel cerchio dei Centri sociali degli anni '90, occupano scuole, sono contro il “Capitale”, e intonano “Né rossi né neri...”.
Né neri? Ma se fino al 2007...
Va bene, lasciamo perdere i vischiosi tragitti della “trama”. Il ragionamento che faccio è molto semplice: la crisi strutturale sta per esplodere. Il 2009 sarà un anno micidiale. Il vocabolario, la terminologia, la teoria della “lotta al sistema”, devono solidamente stare nelle mani della Destra, e cioè del Palazzo capitalistico, strategicamente alleato (proprio come ai tempi della marcetta su Roma) con gli ambienti più conservatori (e sinistro-fobici) del Vaticano.
Prevenire la rinascita della sinistra, anticipandone tempi e parole d'ordine. Et voila: storia e genesi del nuovo populismo.
Ecco l'operazione in atto: esproprio terminologico, neutralizzazione culturale della sinistra, riscrittura della storia d'Italia.
La notizia, ultima, della conversione di Gramsci (che foss'anche vera non sarebbe minimamente fonte di scandalo) viene strumentalmente presentata da “Corriere della Sera” e “Tg2” come una notizia bomba, addirittura “rivoluzionaria” dal punto di vista della rilettura della cultura politica italiana. Suvvia: si tratta, evidentemente, di una mera operazione mass-mediale di destabilizzazione iconografica.
Insomma: Gramsci, Pasolini, l'anticlericale Rimbaud, e in fondo in fondo anche Carletto Marx: fossero oggi in vita, voterebbero certamente per Berlusconi, o figurerebbero ai convegni di “Comunione e Liberazione”, tra Formigoni e l'agente “Betulla”. Qualcuno di voi ha per caso dei dubbi?
Paradossale, ma probabilmente è proprio questo il messaggio subliminale che vuole essere introdotto nell'inconscio collettivo degli italiani.
Sia chiaro: io non credo che esista un “complotto”. Rondoni, che è oltretutto poeta, ha tutto il diritto di esprimere il proprio pensiero e di svolgere le proprie operazioni culturali, così come non vi è nessun male a ipotizzare un'eventuale conversione religiosa del leader comunista Antonio Gramsci.
Sarebbe anzi opportuno porre definitivamente la questione del superamento del dualismo ideologico del Novecento (ma ora non è questo il luogo per sviluppare l'argomento).
Trovo sinceramente comprensibile, razionale ed anche giusto, che da destra si tentino queste operazioni egemoniche.
Incomprensibile è piuttosto che la sinistra in Italia non debba mai rendersi conto di niente, o che preferisca (e non ci è dato ancora sapere per quale arcana patologia o fallimentare tatticismo) sempre e soltanto tacere.
Io propongo allora questo: delle tavole rotonde della sinistra culturale.
Scrittori, intellettuali, giornalisti, assieme a politici, dirigenti e militanti, “illuminati”: riuniamoci per organizzare una risposta strutturata e di amplio respiro, che coinvolga ed attraversi tutte le diverse forme di comunicazione e di diffusione del pensiero.
Il “Partito degli intellettuali” non può essere ridotto ad una coalizione tecnocratica allo sbando, incapace di rispondere al fascismo di ritorno.
Concludo citando Walter Benjamin, dalle Tesi di filosofia della storia (ora in Angelus Novus): “Il pericolo sovrasta tanto il patrimonio della tradizione quanto coloro che lo ricevono. Esso è lo stesso per entrambi: di ridursi a strumento della classe dominante. In ogni epoca bisogna cercare di strappare la tradizione al conformismo che è in procinto di sopraffarla. Il Messia non viene solo come redentore, ma come vincitore dell’Anticristo. Solo quello storico ha il dono di accendere nel passato la favilla della speranza, che è penetrato dall’idea che anche i morti non saranno al sicuro dal nemico, se egli vince. E questo nemico non ha smesso di vincere.”

Il cerchio si chiude

L'alfa: quella foto pubblicata su un importante quotidiano, dove un terrorista al massimo sedicenne, dai tratti dolci, bellissimi e sensuali, avvolge una turista bionda con braccia esili e languide, simili a serti floreali. Sembra sul punto di baciarla, china verso di lei la testa in un tenero abbandono. Solo che, nelle mani, stringe un mitra.


L'omega: un altro viso bellissimo, ancor più bello perché del tutto inconsapevole: di quello smarrimento innocente e casuale, di creatura piovuta dal cielo a contemplare l'assurdità del mondo: Clarice Lattanzi in braccio al padre. Forse più vacuo, smarrito, balbettante di lei. Lui uomo grande, elementare, affaticato. Già conscio del male che lo circonda.


Intorno: corpi straziati d'un Paese ricco di storia, umanità, fede, pace e sofferenza. "Agli occhi dei terroristi la mia città deve essere apparsa amante dei piaceri, sensuale, peccaminosa. Per questo l'hanno colpita con tanta rabbia", commenta Suketu Mehta, scrittore di Mumbai. Ha ragione. Il dolore dei parenti, e il sonno eterno delle vittime, pur nell'atrocità conserva sempre un che di temperato, evanescente, carnale. Dolcemente umano, troppo umano.


Quella troppa umanità, dolcezza, piacere, quella loro storia che, d'altronde, li può e li deve salvare. Perché radice della vita e della cultura. La vita vera è lieve, gioiosa, piacente e piacevole, scintillante ed eterna. L'esatto contrario della meccanicità letale dei terroristi. Costoro non amano nulla. E sono figli incancreniti proprio di quel materialismo senza speranza che a parole dicono di combattere. Evocano la morte, ma non credono in alcun aldilà. La morte è il loro unico scopo, come già avevo spiegato in una mia precedente analisi sul fondamentalismo.


I media: hanno strombazzato, con irripetibile impudenza, “finito l’incubo”. Di fronte a 195 persone sterminate! Con gli ostaggi italiani liberati (benissimo!), ma con quelli ebrei che ostaggi non sono stati mai: poiché eliminati subito, al Centro Chabad. Fra loro, il ventinovenne rabbino con la moglie. L'antisemitismo e l'odio contro Israele - annota il sito Amici d'Israele - non prevedono ostaggi. Finito l'incubo?...


Precedentemente: un tracotante messaggio di az-Zawahiri - il n° 2 di al Qaida, che, turbante in capo e mitra di fianco, sfoggia altezzoso il bernoccolo del credente (l'esatto contrario di come dovrebbe comportarsi un autentico fedele) -, con insulti razzisti al neopresidente americano Barack Obama. Gli aveva contrapposto Malcolm X, a suo dire un vero musulmano, non un "rinnegato" come Barack Hussein, che addirittura s'inginocchia davanti al Muro del Pianto assieme agli odiati "sionisti"!


Naturalmente Zawahiri sa bene che la conversione di Malcolm all'Islam aveva motivazioni storico-sociali tutt'affatto diverse, e addirittura opposte, a quelle dei fondamentalisti, che se vivesse oggi X sarebbe fieramente avverso, anzi decisamente nemico, delle teste di legno che giocano al terrore mietendo vittime innocenti, che l'obiettivo del pugnace e controverso attivista era la giustizia universale, non il predominio d'un popolo, d'una razza o d'una fede religiosa su tutti gli altri. Nello storico discorso del 21 maggio 1964 egli aveva proclamato: "I diritti umani sono qualcosa che avete dalla nascita. I diritti umani vi sono dati da Dio. I diritti umani sono quelli che tutte le nazioni della Terra riconoscono. In passato, è vero, ho condannato in modo generale tutti i bianchi. Non sarò mai più colpevole di questo errore; perché adesso so che alcuni bianchi sono davvero sinceri, che alcuni sono davvero capaci di essere fraterni con un nero. Il vero Islam mi ha mostrato che una condanna di tutti i bianchi è tanto sbagliata quanto la condanna di tutti i neri da parte dei bianchi.
Da quando alla Mecca ho trovato la verità, ho accolto fra i miei più cari amici uomini di tutti i tipi - cristiani, ebrei, buddhisti, indù, agnostici, e persino atei! Ho amici che si chiamano capitalisti, socialisti, e comunisti! Alcuni sono moderati, conservatori, estremisti - alcuni sono addirittura degli 'Zio Tom'! Oggi i miei amici sono neri, marroni, rossi, gialli e bianchi!"
.


Non occorre un genio per capire quanto quest'idea d'Islam, ma semplicemente di società, strida coi "valori" propugnati da uomini mendaci e malvagi come Zawahiri e la sua banda. E non è forse ozioso ricordare che Malcolm venne assassinato proprio dagli adepti della "Nazione dell'Islam" in probabile combutta con l'Fbi. Due nemici all'apparenza irriducibili, ma accomunati dalla volontà di distruggere ogni tentativo di riconciliazione e di pace.


Perché questa digressione? Perché ritengo esista un legame fra la strage indiana e il minaccioso proclama di al Qaida. Perché è ora di uscire dal sonno dell'inesistente scontro di civiltà, in cui si culla con sapida voluttà l'onorevole Pera. Perché bisogna rendersi conto che la religione non c'entra un fico secco. Perché, d'altra parte, i terzomondisti salottieri comprendano che in ogni parte del pianeta, e non solo alla Casa Bianca, si trovano delinquenti e impostori. Chi alimenta il terrorismo non è un valido interlocutore. Si nutre di disperazione, ignoranza - soprattutto -, ingiustizia e follia, ma non rappresenta né il popolo, né i suoi ideali.


La strategia è proprio destabilizzare, continuare la guerra. Perché solo la guerra motiva la loro esistenza e impingua le loro già doviziose tasche. Hanno colpito l'India, prima con le ignorate violenze anticristiane, ora col simbolico attacco al Taj Mahal. Cercheranno poi di costringere Obama a reagire, per dimostrare poi che tra lui e Bush non esiste alcuna differenza. Nel frattempo i fagocitatori di folle, i teorizzatori dello scontro etnoreligioso, gl'interventisti della "sola igiene del mondo" faranno la loro parte su giornali e tv. E i farabutti d'ogni bandiera imbandiranno i loro ricchi tavoli coi nostri soldi e col nostro sangue.


Non lasciamoci fregare un'altra volta.


Daniela Tuscano






29/11/08

Né pane, né rose

Me ne dolgo, ma non c'è più gioia, non più trasporto né speranza in me per la Giornata della Colletta Alimentare.

Sfileremo, oggi, per la nostra "buona azione annuale". Molti di noi con la morte nel cuore, in verità, perché prevedono che saranno i prossimi beneficiari di quella colletta. Sfileremo davanti a supermercati che, per gli altri 364 giorni dell'anno, mantengono in vita un sistema che non solo ha prodotto, ma considera strutturale la povertà. Come ha acutamente osservato Giorgio Cremaschi, la povertà è indispensabile per il capitale e, paradossalmente, lo arricchisce e l'ingrassa.
La locandina della colletta. Qui si può scaricare l' elenco dei supermercati che partecipano all'iniziativa.




Non c'è gioia, nella nostra carità dalle spalle curve, che s'appresta a diventare essa stessa scarto. Come afferma non casualmente Brunetta il luminare, citando a sproposito ma con cinica ferocia Manzoni: "La crisi è, come la peste, una scopa". Vale a dire, secondo lui, che spazzerà via molti di noi, lazzaroni, fannulloni, sinistrorsi, disfattisti e chi più ne ha, più ne metta. Abbiamo ancora una colpa: quella di non voler morire, di non toglierci di mezzo. Cosa aspettiamo?

Non c'è gioia. Non c'è gioia nel contemplare con occhi sfatati il collasso d'un mondo che ha prodotto ricchezza effimera ed egoista in una sola parte, e piccola, del pianeta. Non c'è gioia, perché non esiste giustizia. E la carità senza giustizia è paternalismo peloso, che genera soltanto tedio, strazio, raccapriccio.

E non avremo nemmeno più il diritto di lamentarci. Stanno mettendo il bavaglio a tutto, e ci riusciranno. Perdonatemi. Non riesco a proseguire. E non so per quanto tempo ancora potrò scrivere su questo blog.


 


 


 

ecco come giustificano la legge sui blog

e hanno la  sfacciatagine di   difenderla  .

ci sono  novità su tale legge     ,  in particolare       questo articolo di punto informatico 

Roma - Dopo la presentazione della Proposta di Legge Cassinelli cd. "salvablog", la Rete, appena ripresasi per il dietrofront dell'on. Levi, ha rinserrato i ranghi. Già all'indomani della presentazione della proposta, Punto Informatico ha pubblicato un articolo dove, pur riconoscendo il radicale cambio di rotta di questo testo rispetto a quelli che l'hanno preceduto, si evidenziavano alcune perplessità dei primi osservatori. Ed anche su Facebook si sta discutendo attivamente della cosa, peraltro con il personale intervento del parlamentare.
Tra il partito dell'abrogazione di ogni legge sulla stampa (movimento non certo dell'ultimo minuto) e quello dell'iper-normazione, l'on. Cassinelli pare aver scelto una via mediana. Accettando di rilasciare un'intervista a Punto Informatico, replica alle principali osservazioni formulate in Rete e spiega il suo pensiero.


Daniele Minotti: Onorevole Cassinelli, è ormai chiaro che il Popolo della Rete non ama certe regole nella misura in cui intende Internet come mezzo capace di garantire la più libera espressione del pensiero, anche con riferimento alla Costituzione. In questi ultimi giorni, dopo la notizia della proposta dell'On. Levi, la Rete si è mobilitata denunciando il pericolo non soltanto di oneri e burocratizzazione dell'informazione telematica, ma anche e soprattutto di forme di controllo preventivo nonché di una vera e propria censura. Riassunto lo scenario attuale, come si pone la Sua proposta?
Roberto Cassinelli: La mia proposta vuole essere sostanzialmente antitetica rispetto a quella dell'Onorevole Levi. Come ho scritto a chiare lettere nella relazione che accompagna il testo, l'obiettivo è quello di liberare i blog, le comunità virtuali ed i siti gestiti in modo amatoriale da ogni obbligo di registrazione. Va detto, infatti, che la normativa vigente, che comincia ad essere applicata (si veda a questo proposito la sentenza 194/08 del tribunale penale di Modica che ha condannato lo storico Carlo Ruta per il reato di stampa clandestina), pone criteri assolutamente inopportuni che rischiano di far considerare tutti i blog come prodotti editoriali per i quali è necessaria la registrazione.
DM: La Rete, in modo politicamente trasversale, sembra apprezzare la Sua azione, anche con riferimento alla Sua fattiva partecipazione ad esempio in un apposito gruppo di Facebook. Rimangono, però, alcune perplessità in ordine a quelli che paiono eccessivi e complessi distinguo tra i quali non è facile orientarsi. Mi riferisco alle modifiche all'art. 3 della l. 62/2001. Come intende replicare a queste osservazioni?RC: Tengo a chiarire che la proposta di legge introduce, insieme ad un articolo che regolamenta determinate e limitate fattispecie, un altro che, al contrario, liberalizza un numero molto più ampio di siti.
Un'altra precisazione che voglio fare e che ritengo molto importante riguarda i blog che traggono profitto da inserzioni pubblicitarie. C'è chi ha scritto che la mia proposta intende imporre, per questa categoria, l'obbligo di registrazione. Non è affatto così: i blog, come è esplicitamente scritto nel disegno di legge, sono esclusi "in ogni caso" dall'obbligo di registrazione. Il fattore "introiti da pubblicità" incide solo per una limitata categoria di siti, gestiti comunque in modo professionale. Capisco, però, che così com'è scritta questa parte si presti ad interpretazioni, e per questo mi impegno a rivederla per evitare che emergano dubbi.Il testo che ho depositato alla Camera, comunque, è ancora in fase di prima lettura, ed è solamente la base da cui partire per creare un progetto organico e completo. Ho da subito espresso (sul mio sito, sul mio blog e su Facebook) la volontà di svolgere questo lavoro insieme al mondo dei blogger. Sono molto soddisfatto che la risposta sia stata positiva: sono arrivati utilissimi suggerimenti ed anche osservazioni legittimamente critiche (e talvolta corrette) sulla prima versione del testo. Per esempio, una utente mi ha suggerito di trattare il tema dei "social news", che non sono citati nella prima bozza. Un altro, invece, propone di utilizzare lo strumento "Wiki" per una redazione "comune" del testo definitivo. Sono tutte osservazioni giuste a cui voglio dare seguito. Anche le osservazioni di alcuni blogger al di fuori di Facebook sono interessanti e condivisibili, così come l'articolo di Punto Informatico, che fa alcune giuste critiche al mio testo. Credo che questo sia lo spirito giusto per affrontare un tema come quello della libertà dei blog: ponendo al centro dell'attenzione coloro che ne sono i protagonisti.DM: Molti ritengono che, come accade in altri Paesi di solida tradizione democratica, l'informazione non debba patire norme troppo stringenti come quelle che impongono la registrazione della testata e la nomina di un direttore responsabile. Da più parti, non soltanto negli ambienti telematici, si invoca l'abrogazione della l. 47/48. Ricordato che le regole della responsabilità civile e penale esistono già e comunque, qual è il Suo pensiero in merito a richieste tanto radicali?
RC: La legge 47 del 1948 è un testo vecchio, che va certamente modificato ed aggiornato. La stessa mia proposta di legge ne limita gli effetti. Credo, però, che un'abrogazione totale sia fuori luogo, ed aprire un dibattito su questo tema allungherebbe enormemente i tempi per una seria liberalizzazione dei blog.
DM: Il Suo progetto di legge si pone in evidente antitesi con quello proposto dall'on. Levi. Come sappiamo, quest'ultimo ha dichiarato, con un comunicato apparso sul sito del PD, di voler cancellare il capitolo Internet. Dunque, non ha anticipato il ritiro del suo elaborato, ma ha soltanto annunciato correzioni. È prevedibile che i due progetti di legge diventino formalmente concorrenti e riuniti in un solo progetto per la discussione parlamentare? E, nel caso affermativo, come intende sostenere la Sua proposta nei confronti di altre di segno opposto ?
RC: Non so se i nostri progetti saranno concorrenti (per saperlo bisognerà capire come l'onorevole Levi modificherà la sua proposta), certamente non saranno riuniti. Vi sarà su entrambi un'ampia discussione, dapprima nelle competenti Commissioni, quindi in Aula. Ogni collega Parlamentare potrà proporre emendamenti. Poi si passerà alla votazione e la Camera si esprimerà.

a cura di Daniele Minotti
Il blog di Daniele Minotti

chiarimenti e linea del blog







  scena  finale  de L'attimo fuggente (Dead Poets Society) film del 1989, diretto da Peter Weir


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Oh Capitano! Mio Capitano!
il nostro duro viaggio è finito,
la nave ha scapolato ogni tempesta,
il premio che cercavamo ottenuto, il porto è vicino,
sento le campane,
la gente esulta, mentre gli occhi seguono la solida chiglia, il vascello severo e audace:
ma, o cuore,
cuore,
cuore!
gocce rosse di sangue dove sul ponte il mio Capitano giace caduto freddo morto.
O Capitano! Mio Capitano!
alzati a sentire le campane; alzati - per te la bandiera è gettata - per te la tromba suona, per te i fiori, i nastri, le ghirlande -
per te le rive di folla per te urlano, in massa, oscillanti, i volti accesi verso di te;
ecco Capitano!
Padre caro!
Questo mio braccio sotto la nuca!
E' un sogno che sulla tolda sei caduto freddo, morto.
Il mio Capitano non risponde,
esangui e immobili le sue labbra,
non sente il mio braccio, non ha battiti, volontà,
la nave è all'ancora sana e salva,
il viaggio finito, dal duro viaggio la nave vincitrice torna, raggiunta la meta;
esultate rive, suonate campane!
Ma io con passo funebre cammino sul ponte dove il Capitano giace
freddo,
morto

>>
(Walt Whitman )

Lo sò che avevo  già risposto   all'interno del precedente  post , alle  domande  perchè sei nostalgico , tu progressista  sei diventato jurassico , detesti al cultura   revival  e  contro le  sue  leggi  culturali  (  nonciclopedia.wikia.com/wiki/Legge_del_revival )  ecc.  . Ma  alcune email  soprattuitto di nuovi  utenti urgono chiarimenti .
Se  essere  nostalgici   significa   :  trovare in essa  un incentivo  ad  andare  avanti  cioè   guardare   ritornare  indietro \  al passato   come stimolo per il futuro  o  per  capire  dove  siamo e  dove  stiamo andando  o dove  andremo   allora  crocifiggetemi pure  perchè lo  sono (  come credo anche alcuni di voi , visto  il tenore  dei post  )  .
 Se  invece  , lè fine  a  se' stessa  è  sempre  sbagliata  e  fuorviante  \ passiva  ,  cosa  che  è nei media e nella maggior  parte della cultura  d'oggi  (  vedere  url precedente  )  allora   non  lo sono  , anche  se  spesso ( adesso molto  meno rispetto  a tempo  fà ,ma  non ne  ho colpa  se    sono delal  generazione degli  anni '80 )   ci cado , ma  purtroppo stò invecchiando  con i miei 32  anni  33  a fine  febbraio  .

Spero d'essere stato chiaro  .   Ma  se  avete  ancora  dubbi  esprimeteli   pure  non solo via email  ,  ma  anche  nei commenti  . 

sempre  vostro  Cdv

Giorgio Cremaschi: "Al capitalismo piace questa crisi"

Dobbiamo smetterla di discutere delle chiacchiere e guardare alla sostanza dei provvedimenti che vengono presi. Per ora non c'è un solo paese occidentale che abbia deciso misure per far aumentare i salari e fermare i licenziamenti. Anche Obama tace sul salario minimo di legge, che negli Usa è fermo al 1998. Al contrario tutte le decisioni che vengono concretamente varate servono a sostenere le banche, la finanza, i programmi d'investimento, di ristrutturazione, di licenziamento delle imprese. Sotto l'onda dell'emergenza globale si affermano criteri sociali che sono quelli di una vera e propria economia di guerra. E anche gli investimenti militari veri e propri aumentano. Mentre i poveri reali crescono a dismisura, si definiscono ristrette categorie di poveri ufficiali. In Italia stiamo sperimentando l'elemosina di Stato che tocca, con la carta sociale del governo, un milione e duecentomila persone. C'è del metodo in questa follia. Si usa la crisi per selezionare un nuovo tipo di lavoratore, e costruire attorno ad esso una società ancora più ingiusta e feroce di quella attuale.

Da noi hanno cominciato con la scuola e l'Università. Le controriforme del governo sono state scritte su dettatura della Confindustria e partono dall'assunto che è impossibile avere una scuola di massa pubblica ed efficiente. Così si abbandona a se stessa gran parte della scuola pubblica e si seleziona, assieme alle imprese, l'élite per il mercato e per il profitto.

In Alitalia si è fatto lo stesso. L'intervento pubblico è servito a socializzare le perdite, che pagheremo tutti noi. I padroni privati invece potranno scegliere dal contenitore della vecchia società il meglio delle rotte, delle strutture, e naturalmente dei lavoratori. E chi non ci sta attenta all'interesse nazionale. "Il Sole 24 ore" ha dedicato un editoriale ai nuovi nemici del popolo, piloti, musicisti, lavoratori specializzati, che pretendono di difendere il proprio status. La macina del capitalismo diventa ancora più dura quando questo va in crisi.

Nel 1994 la Fiat buttò in Cassa integrazione gran parte di quegli impiegati e capi, che sfilando a suo sostegno nell'ottobre del 1980, le fecero vincere la vertenza contro gli operai. Oggi si parla tanto di merito, ma tutte le categorie professionali subiscono gli effetti di un'organizzazione del lavoro sempre più parcellizzata e autoritaria, mentre l'unico merito che davvero viene riconosciuto è quello della fedeltà e dell'obbedienza.

 

G. Grosz, Eclissi di sole, 1926.

 

 

L'amministratore delegato della Fiat vuole che la sua azienda somigli sempre di più alla catena di supermercati Wall-Mart. Si dice che Ford abbia installato le prime catene di montaggio ispirandosi a come si lavorava nei magazzini della carne di Chicago. Il modello giapponese a sua volta nasce copiando la logistica dei moderni supermercati. Ora la Fiat annuncia un futuro copiato dalla più grande catena di supermercati a basso costo. Ma Wall-Mart è anche una società brutalmente antisindacale, che schiavizza i propri dipendenti. Il programma di Marchionne è dunque anche un programma sociale, che prepara ulteriori assalti all'occupazione e ai diritti dei lavoratori Fiat.

Le leggi sul lavoro flessibile che centrosinistra e centrodestra hanno varato in questi anni, ora mostrano la loro vera funzione. Esse permettono di licenziare centinaia di migliaia di persone senza articolo 18 o altro che l'impedisca. E così la tutela contro i licenziamenti diventa un privilegio, quello che permette di essere almeno dichiarati come esuberi. E i soliti commentatori di entrambi gli schieramenti annunciano che con tanto precariato, i privilegi non si possono più difendere. Per i migranti la perdita dei diritti sociali diventa anche distruzione di quelli civili. Chi viene licenziato, grazie alla Bossi-Fini, diventa clandestino e con lui tutti i suoi famigliari. E la crisi avanza. Che essa fosse ben radicata nell'economia reale e non solo in quella finanziaria, lo dimostra la velocità con cui si ferma il lavoro, si licenziano o si mettono in cassa integrazione i dipendenti. Una velocità superiore a quella della caduta della Borsa.

Le ristrutturazioni nelle aziende non sono solo crisi. Esse, come sostengono tanti dottori Stranamore dell'economia, hanno una funzione "creatrice". Esse servono a frantumare le condizioni sociali e di lavoro, a dividere e contrapporre gli interessi, a fare entrare nel Dna di ogni persona che la sconfitta e di uno è la salvezza di un altro. La riforma del modello contrattuale vuole suggellare questa situazione. Distruggendo il contratto nazionale e limitando la contrattazione aziendale al rapporto tra salario e produttività, essa punta a selezionare una nuova specie di lavoratori super flessibili, super obbedienti e super impauriti. E per il sindacato resta la funzione della complicità, come è scritto nel libro Verde del governo.

Se è vero che le crisi sono occasioni, quella italiana sta delineando la possibilità di distruggere ogni base materiale dei principi contenuti nella Costituzione della Repubblica. Bisogna fermarli, bisogna travolgerli come stava scritto in uno striscione degli studenti. Non ci sono mediazioni rispetto al disegno di selezione sociale che sta avanzando sotto la spinta della Confindustria e del governo. O lo sconfiggiamo o ne verremo distrutti. Per questo lo sciopero del 12 dicembre non può concludere, ma deve dare l'avvio a un ciclo di lotte in grado di imporre un'altra agenda politica e sociale. Alla triade privato, mercato, flessibilità, bisogna contrapporre la difesa e l'estensione del pubblico sociale, dei diritti e dei salari. E l'Europa di Maastricht è nostro avversario così come il governo Berlusconi. C'è sempre meno spazio per quella cultura riformista che pensava di coniugare liberismo economico ed equità sociale. Per questo ci paiono sempre più stanchi e inutili i discorsi sull'economia sociale di mercato di tanti benpensanti di centrosinistra e centrodestra.

Solo un cambiamento radicale nell'economia e nella società può sconfiggere il disegno reazionario dei poteri e delle forze che ci hanno portato alla crisi attuale e che pensano di farla pagare interamente a noi. O si cambia davvero, o si precipita in una società mostruosa che avrà come necessario corollario l'autoritarismo nelle istituzioni. Forse è proprio la dimensione e la brutalità delle alternative che ci spaventa e frena, ma se questa è la realtà allora è il momento di avere coraggio.




Giorgio Cremaschi




28/11/08

Senza titolo 1059

L'Odissea è l'opera in cui sono rappresentati i principali prototipi femminili che popolano l'immanginario maschile.
Vediamo infatti Penelope, la brava moglie da lasciare a casa e da ritrovare, anche dopo 20 anni, assennata, graziosa e fedele.

Poi c'è Nausicaa, il sogno segreto dell'adolescenza perduta, l'innocenza e il candore che traspaiono da un corpo appena sbocciato.

E infine Circe, la fatalona seduttrice, l'amante sensuale e appassionata, la Maga che trasforma gli uomini,  metaforicamente ma non troppo, in maiali....

Le incontra Ulisse, personaggio a tutto tondo, capace di essere contemporaneamente affettuoso marito, amante caliente e sogno proibito di una fanciulla in fiore.

Nel frattempo, Ulisse viaggia, conosce popoli e costumi, perché l'uomo non è nato "per vivere come bruto ma per seguire virtute e conoscenza". E combatte, perché si sa, nell'uomo, anche il più pantofolaio, quello che si sparapanza per ore davanti alla Tv, sonnecchia un'indomita anima guerriera...

Non è dato a Penepole di fare un viaggetto, neanche un breve weekend nella Polis più vicina, né a Circe è concesso di preparare la marmellata né Nausicaa può desiderare di farsi una cultura, perché non è compito suo "seguire conoscenza": nel caso fosse indispensabile, ci penserebbe lui, l'uomo taumaturgo e Pigmalione...

Ma, anche dopo secoli o millenni, è realmente cambiato molto nell'immaginario maschile?

Giusi Vanella

devono essere gli stranieri a dirci che in italia non c'è democrazia ?








Fuori programma allUniversità di Udine, nel corso di un incontro di Sabina Guzzanti con gli studenti. Mentre lattrice stava parlando nellAula Magna dellAteneo il professor Raimondo Strassoldo, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, ha chiesto di poter intervenire, dicendosi contrario alla decisione del rettore di ospitare una «agitatrice politica». Ne è nato un parapiglia.


dal settimanale left (www.avvenimentionline.it/)
11 luglio 2008
Matvejevic: l’Italia della «democratura» Stampa E-mail
Democrazia apparente, in realtà dittatura: è questo il nostro Paese secondo Predrag Matvejevic. L’intellettuale croato racconta la sua vita di «esule volontario» nell’Europa che ha paura di aprirsi a chi porta con sé una visione del mondo diversa
di Federico Tulli

«Straniero, espulso, esule, profugo, rifugiato, fuggiasco, sfollato, deportato, esodato, espatriato, fuoriuscito, esiliato, respinto. Ho tenuto una lezione alla Sorbona sul fatto che la lingua italiana è quella con la più ampia gamma di termini per parlare dei migranti. E invece, ora si sente solo insistere su clandestini e irregolari. Ma cosa significa clandestinità in tempo di pace? Sono cose queste che mi hanno profondamente sorpreso dell’Italia». Predrag Matvejevic, scrittore e saggista, docente di Letterature comparate alla Sorbona di Parigi e professore ordinario di Slavistica all’università La Sapienza di Roma, nominato “per chiara fama”, è nato nel 1932 a Mostar nella ex-Jugoslavia e da qui è «dovuto emigrare» nel 1991 dopo che «una sventagliata di mitra dei nazionalisti croati ha colpito la mia porta di casa». Per 14 anni in Italia, Matvejevic da pochi mesi è tornato nella sua terra e vive a Zagabria «dove il nazionalismo abbaia ma non ha più i denti». Il 17 luglio sarà a Rivoli (To) in occasione della mostra Le porte del Mediterraneo. Leggerà un saggio sulla condizione degli «emigrati» in Europa di cui anticipa a left alcuni passaggi.
«Partirò da alcuni fatti personali. Sono figlio di un emigrato russo. Mio padre è partito nel 1920 da Odessa. Era politicamente menscevico. Voglio dire, da uomo di sinistra, che i menscevichi non sono quella caricatura che gli staliniani hanno fatto di loro. Sono persone di sinistra che hanno fatto la rivoluzione di febbraio nel 1917 avendo capito che la Russia feudale dello zar e della Chiesa non poteva realizzare il grande sogno della civiltà europea di creare una società giusta. Dopo un lungo girovagare per l’Europa dell’Est mio padre è arrivato a Mostar, qui ha conosciuto una ragazza bosniaca croata cattolica. Un ortodosso e una cattolica, tutto quello che occorreva perché nascesse un figlio laico, laicissimo. Nel 1941 – prosegue Matvejevic - i nazisti sono venuti a prendere papà perché avevano saputo delle sue origini russe. Questo bastava per essere deportato. Dopo quattro anni è tornato vivo, ma pesava 40 chili di meno. Non l’ho riconosciuto e ho pianto due giorni. Dunque con questa esperienza mai avrei pensato di emigrare, di partire. Poi, quella raffica di mitra...». Giunto in Italia, Matvejevic ha avuto la cittadinanza da Giorgio Napolitano all’epoca ministro dell’Interno. «Non sapete quanto è importante per un emigrato poter viaggiare nella zona di Schenghen», dice. «Il mio non è stato un vero esilio, dopo quegli spari ho scelto di andare via da Mostar. Ho passato tre anni in Francia e nel 1994 sono arrivato in Italia. La vedevo come uno dei Paesi più tolleranti, più accoglienti. Ma poi la Lega, con Berlusconi che segue Bossi, e ora questo ministro dell’Interno che è un uomo rozzo, hanno creato un vergognoso clima contro gli immigrati che l’Italia non merita». Il professore ritiene inaccettabile il piano di Maroni che prevede il fotosegnalamento dei minorenni di etnia rom. «All’inizio del secolo scorso, la mafia organizzava l’emigrazione in Sicilia. Molti vostri connazionali sono stati sbarcati in Marocco credendo di essere arrivati negli Usa. E lì sono rimasti fino alla seconda guerra mondiale. Come può un popolo che ha vissuto queste sofferenze, tanta emigrazione, assumere certi atteggiamenti? In un Paese in cui la Chiesa ha tanto peso perché non influenza i politici a non fare quello che stanno facendo? Perché - prosegue Matvejevic - i cristiani non si rileggono alcuni passaggi delle loro sacre scritture? L’Esodo per esempio, dove è scritto “Non molesterai lo straniero, né lo opprimerai, perché foste anche voi stranieri nella terra d’Egitto”. Vorrei che i vescovi nelle loro prediche invece di essere solidali con chi attua la schedatura analizzassero queste parole così belle».
Il problema, per la religione come per certa politica, secondo lo scrittore, è sempre lo stesso. La persona straniera che arriva in una nuova terra porta con sé la propria cultura, una cultura diversa. E questo fa paura. «Di fronte allo sconosciuto - spiega - c’è chi si chiude nella propria “particolarità”. In un saggio ho scritto che questa non è un valore a priori, ma può diventarlo a condizione che si confermi come tale. Perché anche l’antropofagia, mangiare l’altro, è particolarità. E dunque questi che schedano i rom si chiudono nella propria particolarità come se fosse un valore assoluto. Senza mai metterlo in discussione. Purtroppo sento la mancanza di una cultura adeguata che potrebbe risolvere queste questioni».
Matvejevic in queste settimane sta aggiornando la sua opera cardine, il Breviario mediterraneo, tradotto in 22 lingue e pubblicato in Italia da Garzanti. «Rileggendolo ho pensato che mancava una riflessione sul pane. Cibo prezioso che non è stato inventato sulle sponde del Mediterraneo, ma che in questa regione è stato accolto e valorizzato, allo stesso modo di come sono state accolte le tre religioni monoteistiche».
Il pane come metafora per raccontare la capacità dell’Europa di aprirsi a nuove culture e tradizioni che vengono da fuori. Quella stessa Europa che ultimamente ha lanciato messaggi contraddittori sulla soluzione italiana del tema immigrazione. «Io sono stato due anni nel gruppo dei saggi della Commissione europea creato da Romano Prodi. Siamo riusciti a mettere allo stesso tavolo israeliani, palestinesi e arabi ed è cominciato un dialogo molto importante. Ma il successore di Prodi ha sciolto questo gruppo. C’è una deriva pericolosa che la cultura potrebbe arrestare e invece è proprio la cultura che viene accantonata». Questo genere di pericolo è il tema su cui verte il prossimo saggio che Matvejevic ha intenzione di scrivere. «L’ex Europa dell’Est è entrata in Ue con i suoi problemi di democrazia. Ma anche in alcuni Paesi dell’Occidente si sta scivolando verso quella che ho definito «democratura». Una forma di governo cioè che dietro un’apparente forma esterna di democrazia assume atteggiamenti e movimenti dittatoriali. E questo pericolo lo vedo molto presente in questo momento in Italia. Lo abbiamo visto in Polonia con i fratelli Kaczynski e i loro atteggiamenti clericali. Ma anche nei Balcani, dove serbi, croati, bosniaci hanno subordinato la nazionalità alla religione professata. Questa prassi è un nervo scoperto dei nuovi rapporti che si sono creati all’interno dell’Unione. Su cui anche la cultura dell’Est non ha riflettuto abbastanza. Ha troppo sofferto e ancora non riesce a ripensare le proprie sofferenze. Dall’altro lato c’è la cultura occidentale, orgogliosa in modo antipatico direi, che non ha il coraggio di affrontare questi problemi, queste divisioni. Ma come si può fare l’Unione se le frontiere sono ancora così strette? Ecco, mi piacerebbe vedere la Turchia in Europa, potrebbe fare da baluardo ai nuovi fondamentalismi».
Matvejevic dedica infine un pensiero alla sua Mostar. «La vita è ancora durissima, la città è spaccata. Nella parte orientale i musulmani rimasti sono ancora sotto shock e questa sorpresa li rende immobili. Dall’altra sponda del fiume, dove ci sono i cattolici, direi che la metà della gente, a cui potrei appartenere anche io, ha vergogna di quello che hanno fatto i fascisti croati. C’è però chi farebbe di nuovo la stessa cosa. Quasi tutta Mostar durante la II Guerra mondiale era dalla parte della Resistenza. Aveva un grande battaglione di partigiani. Quando avevo 9 anni, mio zio - che lavorava in ospedale - un giorno mi disse di portare un sacco con i medicamenti ai partigiani feriti. Uno zio croato cattolico che collaborava in clandestinità con la Resistenza. Questa era la Mostar di una volta, quella di cui sono orgoglioso, a cui appartengo e che difendo».

"Lucciole"

Raduna la notte


nei suoi marciapiedi


deserti


le stelle nomadi


senza cielo.


 


Anileda Xeka

Anticrisi

    ( .. ) 

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati ...
I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero ...

  (...)


       Il vecchio  e il bambino di Francesco Guccini 



Nei giorni scorso  cercando fra le  varie  scatole  e   scatoloni  della    sofitta  l'atrezzo per  arrostire le  castagne  ho trovato  una vecchia  foto   con mio nonno paterno che  mi teneva  in braccio  morto troppo presto (  ventuno anni  fa ) 







 ( ringrazio     gli amici\che  del   nel-faro.blogspot.com per  avermi suggerito questo  video) che  qui  non posto  perchè  non riesco a configurare lo scanner  con linux   . Questo ricordo nostalgico   mi  ha  fatto ritornare  in mente     una scena   a cui non vorrei  mai assistere  di come dei  giovani  giocando a  spintonarsi  hanno fatto cadere  una persona anziana  e  poi  anziche   interrompere i loro  stupidi    giochi infantili  continuavano  a ridere   come se  niente  fosse  e   quando  alcuni passanti  gli hanno rimproverati  , continuavano a ridere  e  poi   una  voltache  hanno portato in ospedale  i  sudetti giovani  hanno mandato in fncl   quelli che  gli rimproveravano  .
Infatti   dato che  molti  d'essi che  utilizzano  il   settimanale  www.doveingallura.com/ solo ed esclusivamente    per  gli Sms  in cui si lanciano messaggi d'amore  , d'insultio  , sfotto (  prese in giro   benevole  o malevole  )  e  boiate  varie  gli consiglio di leggersi  attentamente    questo editoriale   (  salvo ovviamente  i corsivi  in neretto  che  sono ovviamente   delle mie aggiunte  )  e  di rifletterci  sempre  che non   i reality e   altre  biate  simili non  gli abbiano mandato il cervello pappa o in  cassa  integrazione .





                                        L’ANTICRISI



Lo sguardo fiero di un uomo avvezzo a far fronte agli ostacoli della vita, diritto, limpido, pulito, la berritta ordinata e la lunga barba bianca e curata, simbolo di quella grande saggezza acquisita nel tempo. Ecco un anziano di Gallura, quando ancora gli anziani rappresentavano il punto di riferimento di  tutte le società.
Cercate oggi questo sguardo negli occhi dei nostri anziani, umiliati da noi figli dell’usa e getta, contagiati dal mondo che esalta l’efficienza e dimentica e butta ciò che non conta più, ciò che è vecchio,superato. Dimentichiamo che non siamo di fronte a un rudere, ma a qualcuno che ama, piange, prega,ricorda, spera; che grazie a questi capelli bianchi e a quel viso devastato dagli anni possiamo fare rifornimento di pensieri e verità, rinnovarci, imparare, crescere. Anche se smemorato, anche se non produce più, anche se resta muto nel suo angolo, anche se non ha più potere perché abbandonato da  tutti, anche se è sordo.
Un tempo era giovane, aveva il passo elastico, sfidava la bufera  in montagna  o nelle campagne  ; oggi è curvo, teme una bava di vento che si insinua in una fessura. Un giorno, col suo lavoro manteneva una famiglia, oggi deve ricevere,
sopporta l’umiliazione di dover dipendere, dimenticato, come una moneta fuori corso. Come una ferita,ogni limitazione dovrebbe richiamare un bacio, e il rispetto per la sorgente nascosta in quel corpo stanco. Non abbiamo riguardo quando non consideriamo, quando abbiamo fretta, quando strattoniamo,quando rispondiamo in malo modo, rifiutando di ascoltare le solite storie; quando cambiamo posto agli oggetti che gli sono cari, quando offriamo motivo di rimpianti, quando non pensiamo alle sue feste, se non teniamo le confidenze; quando irridiamo, lo scoraggiamo, lo condanniamo; Non ha rispetto chi non gli riconosce il diritto delle sue scelte d’ogni giorno, chi non gli rivolge un saluto col titolo che era suo.
Crediamo di aver esaurito il nostro compito rassettando il letto, curando la sua igiene e pensando più ai mobili, alle cose sue che non a lui, quando basta avere un momento per ascoltarlo, fermarsi, una promessa di ritorno, una osservazione di speranza per dargli il premio che i ladri e le tarme e la rugginenon potranno mai rapire né la crisi impoverire.                         


Antonella Bonacossa


                                                

 A  chi mi dice  che sono troppo  nostalgico rispondo   che  : in  tempi  in cui   SPOLLER  <<   (..)   è più conveniente   buttare  via    piuttosto che riparare  ..  e non parlo solo dei   giradischi  , ma anche delle ide  politiche  ,delle  amicizie e dele  relazioni di coppia  ....>> (  Dylan dog  n  267  , foto  sopra  , pag  9  ) 
SPOLLER  è   meglio essere  nostalgici  che no  avere  niente  ed  essere  vuoti  dentro 

non c'è rispetto per gli anziani

( .. )

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati ...
I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero ...

(...)

Il vecchio e il bambino di Francesco Guccini


Nei giorni scorsi cercando fra le varie scatole e scatoloni della sofitta l'atrezzo per arrostire le castagne ho trovato una vecchia foto con mio nonno paterno morto troppo presto ( ventuno anni fa )






( .. )

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l' anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati ...
I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero ...

(...)

Il vecchio e il bambino di Francesco Guccini


Nei giorni scorso cercando fra le varie scatole e scatoloni della sofitta l'atrezzo per arrostire le castagne ho trovato una vecchia foto con mio nonno paterno morto troppo presto ( ventuno anni fa )




( ringrazio gli amici\che del per avermi suggerito questo video) che qui non posto perchè non riesco a configurare lo scanner con linux . Questo ricordo nostalgico mi ha fatto ritornare in mente una scena a cui non vorrei mai assistere di come dei giovani giocando a spintonarsi hanno fatto cadere una persona anziana e poi anzi che interrompere i loro stupidi giochi infantili continuavano a ridere come se niente fosse e quando alcuni passanti gli hanno rimproverati , continuavano a ridere e poi una voltache hanno portato in ospedale i sudetti giovani hanno mandato in fncl quelli che gli rimproveravano .
Infatti molti d'essi che utilizzano il settimanale solo ed esclusivamente per gli Sms in cui si lanciano messaggi d'amore , d'insultio , sfotto ( prese in giro benevole o malevole ) e boiate varie di legersi attentamente questo editoriale di ( salvo ovviamente i corsivi in neretto che sono ovviamente delle mie aggiunte ) e di rifletterci sempre che non i reality e altre boiate simili non gli abbiano mandato il cervello in cassa integrazione .







L’ANTICRISI


Lo sguardo fiero di un uomo avvezzo a far fronte agli ostacoli della vita, diritto, limpido, pulito, la berritta ordinata e la lunga barba bianca e curata, simbolo di quella grande saggezza acquisita nel tempo. Ecco un anziano di Gallura, quando ancora gli anziani rappresentavano il punto di riferimento di tutte le società.
Cercate oggi questo sguardo negli occhi dei nostri anziani, umiliati da noi figli dell’usa e getta, contagiati dal mondo che esalta l’efficienza e dimentica e butta ciò che non conta più, ciò che è vecchio,superato. Dimentichiamo che non siamo di fronte a un rudere, ma a qualcuno che ama, piange, prega,ricorda, spera; che grazie a questi capelli bianchi e a quel viso devastato dagli anni possiamo fare rifornimento di pensieri e verità, rinnovarci, imparare, crescere. Anche se smemorato, anche se non produce più, anche se resta muto nel suo angolo, anche se non ha più potere perché abbandonato da tutti, anche se è sordo.
Un tempo era giovane, aveva il passo elastico, sfidava la bufera in montagna o nelle campagne ; oggi è curvo, teme una bava di vento che si insinua in una fessura. Un giorno, col suo lavoro manteneva una famiglia, oggi deve ricevere,
sopporta l’umiliazione di dover dipendere, dimenticato, come una moneta fuori corso. Come una ferita,ogni limitazione dovrebbe richiamare un bacio, e il rispetto per la sorgente nascosta in quel corpo stanco. Non abbiamo riguardo quando non consideriamo, quando abbiamo fretta, quando strattoniamo,quando rispondiamo in malo modo, rifiutando di ascoltare le solite storie; quando cambiamo posto agli oggetti che gli sono cari, quando offriamo motivo di rimpianti, quando non pensiamo alle sue feste, se non teniamo le confidenze; quando irridiamo, lo scoraggiamo, lo condanniamo; Non ha rispetto chi non gli riconosce il diritto delle sue scelte d’ogni giorno, chi non gli rivolge un saluto col titolo che era suo.
Crediamo di aver esaurito il nostro compito rassettando il letto, curando la sua igiene e pensando più ai mobili, alle cose sue che non a lui, quando basta avere un momento per ascoltarlo, fermarsi, una promessa di ritorno, una osservazione di speranza per dargli il premio che i ladri e le tarme e la rugginenon potranno mai rapire né la crisi impoverire.


Antonella Bonacossa



A chi mi dice che sono troppo nostalgico rispondo che : in tempi in cui SPOLLER << (..) è più conveniente buttare via piuttosto che riparare .. e non parlo solo dei giradischi , ma anche delle ide politiche ,delle amicizie e dele relazioni di coppia ....>> ( Dylan dog n 267 , foto sopra , pag 9 ) SPOLLER è meglio essere nostalgici che no avere niente ed essere vuoti dentro

Me ne PRIVO!!!

280 milioni di euro in sette anni e altri 45 milioni già messi in bilancio per il 2009. Beneficiari esclusivi di questa pioggia di denaro pubblico sono le scuole private, ma anche le famiglie lombarde benestanti: in 3.000 dichiarano al fisco un reddito tra 100 e 200mila euro e ricevono lo stesso un sussidio regionale. E mentre molte scuole pubbliche cadono a pezzi, la Regione storna 4,5 milioni di euro dai fondi per l'edilizia scolastica per finanziare la costruzione di una nuova scuola privata.



Queste sono solo alcune delle inquietanti realtà che emergono dal dossier "Quelli che la crisi non la pagano", contenente l'inchiesta del Gruppo consiliare regionale di Rifondazione Comunista sul finanziamento pubblico della scuola privata in Lombardia e da oggi gratuitamente a disposizione dei cittadini. Regista dell'operazione di drenaggio di risorse pubbliche verso interessi privati è il Presidente Formigoni, che da tre lustri governa la Lombardia, ma il conto lo pagano i contribuenti, i cui figli frequentano in 9 casi su 10 la scuola pubblica. Il quadro che esce dalla nostra inchiesta è disarmante, preoccupante e scandaloso, poiché colpisce non soltanto per l'esorbitante entità del finanziamento, ma anche per il sistema di regole differenziato e discriminatorio.


Per l'anno scolastico 2007/08 sono stati erogati dalla Regione oltre 45 milioni di euro per il *buono scuola*, cioè il sussidio regionale che rimborsa parte delle rette scolastiche. Dei 64mila studenti lombardi beneficiari del sussidio, il 99% frequenta un istituto privato e questi assorbono il 99,63% del finanziamento totale. Così facendo, ormai il 70% degli studenti lombardi che frequentano le scuole private usufruisce del sussidio pubblico (nel 2001/02 era il 58%). E per avere quel sussidio non bisogna essere né meritevoli, né economicamente svantaggiati. Infatti, non ci sono criteri di merito e il coefficiente Isee -il *riccometro*- utilizzato in questo caso dalla Regione è talmente elastico, da distribuire allegramente sussidi pubblici a famiglie benestanti.


Incredibile ma vero: soltanto il 28% di questi 45 milioni di euro è stato assegnato a famiglie che dichiarano al fisco un reddito annuo inferiore a 30mila euro. Tutto il resto è andato a famiglie con redditi superiori, tra cui ben 3.000 con un reddito dichiarato tra 100 e 200mila euro! Ma appunto, le regole non sono uguali per tutti. E così, i 970mila studenti della scuola pubblica e le loro famiglie devono accontentarsi delle briciole (8,5 milioni di euro per il diritto allo studio) e per averne qualcuna devono pure dimostrare di essere meritevoli ed economicamente svantaggiati. Morale: l'investimento pro capite della Regione è di 700 euro per ogni studente delle private e nemmeno di 8 euro per quelli delle pubbliche.


Le cose non vanno diversamente nemmeno nell'edilizia scolastica. Infatti,dal 2007 il governo regionale può destinare fino al 25% del finanziamento complessivo alla scuola privata. E così capita che, mentre le scuole pubbliche cadono a pezzi, una fondazione legata a Cl ottiene un contributo regionale di 4,5 milioni di euro per costruire una scuola nuova di zecca.


Insomma, siamo di fronte a una gigantesca operazione di drenaggio di denaro pubblico ad alcuni interessi privati. E pur di privilegiare la scuola privata ogni mezzo sembra essere lecito, compreso erogare un sussidio pubblico a famiglie benestanti, mentre tutte le altre devono arrangiarsi, e finanziare la costruzione di nuove scuole private, mentre quelle pubbliche non riescono nemmeno ad ottenere le messe in sicurezza. Loro lo chiamano riforma, noi scandalo. Giudicate voi.





Luigi Ambrosi




RICORDIAMO PURE...




AI SIMPATIZZANTI




Nelle manifestazioni di domani (29 nov.), nei vostri luoghi di lavoro, in ogni altro luogo che vogliate, STAMPATE E DIFFONDETE !




NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO! E TU? LA CRISI LA PAGHINO BANCHIERI E MULTINAZIONALI! NON I BAMBINI, GLI STUDENTI E I LAVORATORI




Il diritto a un'istruzione di qualità per l'insieme dei bambini e dei giovani che vivono nel nostro paese viene negato da questo governo.




Si vuole il ritorno a una scuola pubblica vecchia, sorpassata, discriminante al limite del razzismo delle 'classi ponte', per far posto a una scuola privata a favore di chi se lo potrà permettere.




Si tagliano fondi all'università e alla ricerca, rinforzandone l'asservimento al mercato e sacrificando libertà e qualità della ricerca e dei saperi; si istituzionalizza il precariato dei ricercatori e si precarizza il futuro di milioni di studenti.




Si vogliono trasformare scuole e università in fondazioni.




Si riducono i fondi per la messa in sicurezza delle strutture scolastiche edilizie e, mentre si indicono giornate sulla sicurezza, alle migliaia di morti bianche sul lavoro si aggiunge quella del giovane liceale torinese.




Contro tutto questo il movimento nella scuola si è mobilitato gridando a gran voce: "NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO" la scuola parla agli altri lavoratori, la scuola si apre a tutti i "NOI" che non vogliono pagare la crisi.




ASSEMBLEA PUBBLICA A MILANO




giovedì 4 dicembre alle ore 18 c/o IPT Bertarelli, C.so di Porta Romana, 110 (M3 Crocetta)




partecipiamo alla MANIFESTAZIONE CITTADINA del 29 nov. e allo SCIOPERO GENERALE DEL 12 DICEMBRE




Promuovono:


Comitati di lotta: Scuole di San Giuliano Milanese - Levi di Baggio - IC Sant'Ambrogio - Ipsar Carlo Porta - IC Pareto - SMS Pioltello - LS Tito Livio - IC Galvani - Comitato per la difesa della scuola pubblica SMS Manzoni-Benzi" Bresso




Lavoratori/trici di: SMS Arcadia/Pertini - LA Brera - ITIS Giorgi - SE Tito Speri - IPT Bertarelli - LS Einstein - CFP Rozzano - IC Munari - IC Pizzigoni - SMS Carlo Porta - ITT Pasolini







27/11/08

E ARRIVATO L'INVERNO..

10gen

pensieri

Non è facile parlare di oscurità e non è facile se quell'oscurità si è toccata con mano riuscendo ad uscirne un attimo prima che ci avvolgesse per sempre.
Mi scontro ogni giorno con il muro di silenzio che incombe quando si parla di violenza.
Silenzio che pesa tra sorrisi incartapecoriti e parole mozzate.

E quando finalmente i pensieri prendono corpo si figurano scenari dove le donne sono sempre straniere e, le angherie perpetrate da uomini fanatici.

Non è facile parlare dell'oscurità se nessuno è disposto ad ascoltare.
Non è facile continuare a camminare su strade piene di buche e di fango se nessuno ci è accanto per sorreggerci.
Non è facile se parlarne risveglia fantasmi mai veramente domati.
Ma continuiamo a farlo perchè  non è privato ma sociale.

Che, qualcosa, non funzioni più è palese ma, pare sia solo una parte di questa società a rendersene conto.
Dagli utlimi dati pubblicati l'uomo violento è colto, con un lavoro di prestigio, un reddito medio alto.

Ma continuano a lasciare le donne nel silenzio; molto meglio non sapere che affrontare la possibilità che quella donna con le ossa rotte sia la vicina di casa, l'insegnante di un figlio, la dottoressa che prescrive esami e medicine, la cassiera del supermercato vicino a casa..
Si molto meglio non toccarlo troppo da vicino quel dolore perchè è distruttivo e devastante.
Perchè chi ci è passato attraverso ha segni che neanche il tempo cancellerà.

E noi che sappiamo cosa significa essere invisibile. Che sappiamo cosa sia la paura del giudizio che si somma alle paure lasciate dalla violenza.
Che gli odori sanno di fango e l'acqua sa di sangue.

Noi?

Noi
continuiamo a raccontare, a parlare, ad urlare, se nessario, perchè nessuno ci faccia più arrotolorare negli angoli bui di una strada o di quella casa che chiamavamo nostra...


Ombre in Veneto

Su campiture d'asfalto
sfilano in lenta armonia

avvolti dal serico tramonto

come lunghe carovane



Silenzio, intorno:

un rapido volo di rondini

solca i colori alpestri

e poderi, e proprietà

e orti e siepi

si perdono

in balaustre di sogni



Il loro sogno è fiamma

un incenso di preghiera

la luce nuziale

delle povere case,



il sorriso ricreato

di pittoreschi mercati

e grida, e suoni,

e fantasie verdeggianti,

e mantra di bellezza,

fanciulle stordite e serene

come corse nel fieno...



Ritornano, ligi,

dalle loro fatiche.

Ritornano, miti,

all'ovile straniero,

alla fugace quiete

d'una casa di vento



Beduini del Nordest,

ciottoli obliati,

nessuno pensa a voi

nel deserto di luna



Nessuno conosce

il vostro muto paradiso,

e affogate tardi

nelle plaghe irrorate

dalle vostre lacrime

di malinconica speranza


Daniela Tuscano

Passo di Terra

Passo di terra


L'associazione PASSODITERRA vi invita Domenica 30 Novembre a partire
dalle ore 10.00 alla giornata delle "fogghje scierse". Impareremo a riconoscere le erbe culinarie selvatiche che al termine della passegiata potremo degustare.
L'incontro è presso Casa Cilona in contrada Pere Rosse, Via Ceglie-Ostuni. Per chi viene da Ceglie svoltare a sinistra prima della Casina Vitale e seguire le indicazioni.I partecipanti potranno portare con sè un piatto autentico da
condividere, naturalmente a base di erbe.Saluti, da Passoditerra