Visualizzazione post con etichetta shoa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta shoa. Mostra tutti i post

12/01/19

Dimenticata dai grandi statisti, dai libri di storia, perchè le persone di cuore fanno veramente paura a chi il cuore non lo sa o non lo vuole ASCOLTARE! il caso di Irena Sendler nel 2005 Irena Sendler, da nubile Irena Krzyżanowska che non ricevette il nobel per la oace ma salvo 3 mila bambini dai lager nazisti polacchi

di cosa stiamo parlando :

Come  ho  già detto  nei post  precedenti  (   trovate  gli url  all'inizio del post  ) specialmente  il primo  non riesco   forse perché  sono troppo  emotivo o poco originale  a trovare    parole  diverse  ed  originali    dalla  solita  retorica  celebrativa  \  istituzionale   e  di circostanza  come  la  giornata   del  27  gennaio   , in soma  a tirare  fuori le mie   emozioni   sui determinati fatti  Ecco    che  ,  ed qui rispondo alle Faq  per  chi trova il blog  sull'omonima pagina    o  sul mio account   oppure  sparso in vari  gruppi  , pagine     ,  di  facebook  ed  altri social  ( googleplus   \  G+  ,  twitter  ,  ecc  )  , cosa   intendo   con il tag  \  etichetta  ciclo dei vinti  ,  a  salvarmi   c'è    questa  catena  (  una  delle poche  utili  , vedere   il film  lettere  da Berlino  )    che  riporto in parte  sotto oppure  qui integralmente   presa  dal sito https://www.slideshare.net/




[---]





L'anno scorso Irena  fu proposta per ricevere il Premio Nóbel per la  pace...Ma non fu selezionataAlcuni di coloro che hanno ricevuto questo  premio sono, per esempio: I quaccheri americani e britannici, Henry a.Kissinger , Lech Walesa, Jimmy Carter, Al Gore,Barack Obama, Il dissidente cinese, Liu Xiaobo,tra gli altri… Senza commenti Grande messaggio,

specialmente nella vignetta che segue.


Sono passati più  di 60 anni daquando è finita la   2ª Guerra  Mondiale in     Europa.


Questo e-mail si sta diffondendo come una catena    commemorativa, in memoria dei 6 milioni di ebrei, 20 milioni di russi,...

Ora, più che mai, con alcuni che proclamano che              lolocausto è un mito,           è imperativo assicurarsi che ...



Non permettiamo che si dimentichi mai!Per favore, leggete attentamente la vignetta,è impressionante.Poi leggete i commenti finali.Sto portando il mio piccolo contributo inoltrando questo messaggio.pero che vogliate fare lo stesso.Unisciti a noi e sii un anello di questa catena commemorativa aiutandoci a distribuirlo in tutto il mondo.Per favore, invia questo e‐mail alle persone che conosci e chiedi loro che continuino la catena


Irena Sendler

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigationJump to search

Irena Sendler nel 2005
Irena Sendler, da nubile Irena Krzyżanowska (Varsavia15 febbraio 1910 – Varsavia12 maggio 2008), è stata un'infermiera e assistente sociale polacca, che collaborò con la Resistenza nella Polonia occupata durante la Seconda guerra mondiale. Divenne famosa per avere salvato, insieme con una ventina di altri membri della Resistenza polacca, circa 2.500 bambini ebrei, facendoli uscire di nascosto dal ghetto di Varsavia, fornendo falsi documenti e trovando rifugi in case al di fuori del ghetto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]


Irena Sendler all'età di 32 anni
Irena Sendler nacque nella periferia operaia di Varsavia, in una famiglia cattolica[1] polacca di orientamento politico socialista. Il padre, Stanisław Krzyżanowsky, era medico;[2] egli morì di tifo nel febbraio 1917, avendo contratto la malattia mentre assisteva ammalati che altri suoi colleghi si erano rifiutati di curare. Molti di questi ammalati erano ebrei: dopo la sua morte, i responsabili della comunità ebraica di Varsavia si offrirono di pagare gli studi di Irena come segno di riconoscenza. Di confessione cattolica, la ragazza sperimentò fin dall'adolescenza una profonda vicinanza ed empatia con il mondo ebraico. All'università, per esempio, si oppose alla ghettizzazione degli studenti ebrei, e come conseguenza venne sospesa dall'Università di Varsavia per tre anni.
Terminati gli studi, cominciò a lavorare come assistente sociale nelle città di Otwock e Tarczyn.

Durante la Seconda Guerra Mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Trasferitasi a Varsavia, già da quando i nazisti occuparono la Polonia (1939) cominciò a lavorare per salvare gli Ebrei dalla persecuzione: con altri collaboratori, riuscì a procurare circa 3.000 falsi passaporti per aiutare famiglie ebraiche.

Manifesto nazista in tedesco e polacco, che minacciava di morte i polacchi che avessero aiutato gli ebrei
Nel 1942 entrò nella resistenza polacca, che al suo interno presentava forti contrasti fra la componente nazionalista e cattolica e la componente minoritaria comunista,[3] contrasti che a volte si ripercuotevano anche nelle fasi decisionali. Il movimento clandestino, in prevalenza cattolico, di cui faceva parte la Sendler, la Żegota,[4] incaricò la donna delle operazioni di salvataggio dei bambini ebrei del ghetto.
Come dipendente dei servizi sociali della municipalità, la Sendler ottenne un permesso speciale per entrare nel ghetto alla ricerca di eventuali sintomi di tifo (i tedeschi temevano che una epidemia di tifo avrebbe potuto spargersi anche al di fuori del ghetto stesso). Durante queste visite, la donna portava sui vestiti una Stella di Davide come segno di solidarietà con il popolo ebraico, come pure per non richiamare l'attenzione su di sé.
Irena, il cui nome di battaglia era "Jolanta", insieme ad altri membri della Resistenza, organizzò così la fuga dei bambini dal ghetto. I bambini più piccoli vennero portati fuori dal Ghetto dentro ambulanze o altri veicoli.
In altre circostanze, la donna si spacciò per un tecnico di condutture idrauliche e fognature: entrata nel ghetto con un furgone, riuscì a portare fuori alcuni neonati nascondendoli nel fondo di una cassa per attrezzi, o alcuni bambini più grandi chiusi in un sacco di juta. Nel retro del furgone, alcune volte aveva tenuto anche un cane addestrato ad abbaiare quando i soldati nazisti si avvicinavano, coprendo così il pianto dei bambini.
Fuori dal ghetto, la Sendler forniva ai bambini dei falsi documenti con nomi cristiani, e li portava nella campagna, dove li affidava a famiglie cristiane, oppure in alcuni conventi cattolici come quello delle Piccole Ancelle dell'Immacolata a Turkowice e Chotomów. Altri bambini vennero affidati direttamente a preti cattolici che li nascondevano nelle case canoniche. Come lei stessa ricordava
«Ho mandato la maggior parte dei bambini in strutture religiose. Sapevo di poter contare sulle religiose.»
(Irena Sendler nell'articolo: "È morta Irena Sendler: salvò la vita a 2.500 bambini ebrei" su Zenit del 13 maggio 2008[5])

Bambini ebrei nel ghetto di Varsavia
Irena Sendler annotò i veri nomi dei bambini accanto a quelli falsi e seppellì gli elenchi dentro bottiglie e vasetti di marmellata sotto un albero del suo giardino, nella speranza di poter un giorno riconsegnare i bambini ai loro genitori.
«Avrei potuto fare di più. Questo rimpianto non mi lascia mai.»
(Irena Sendler, in una conversazione con Marek Halter a proposito del suo impegno nella Resistenza polacca[6])
Nell'ottobre 1943 la Sendler venne arrestata dalla Gestapo: fu sottoposta a pesanti torture (le vennero fratturate le gambe, tanto che rimase inferma a vita), ma non rivelò il proprio segreto. Condannata a morte, venne salvata dalla rete della resistenza polacca attraverso l'organizzazione clandestina Żegota, che riuscì a corrompere con denaro i soldati tedeschi che avrebbero dovuto condurla all'esecuzione. Il suo nome venne così registrato insieme con quello dei giustiziati, e per i mesi rimanenti della guerra visse nell'anonimato, continuando però a organizzare i tentativi di salvataggio di bambini ebrei.
Terminata la guerra e l'occupazione tedesca, i nomi dei bambini vennero consegnati ad un comitato ebraico, che riuscì a rintracciare circa 2.000 bambini, anche se gran parte delle loro famiglie erano state sterminate a Treblinka e negli altri lager.

Gli anni successivi al conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la guerra, subì alcune minacce anche dal regime comunista per i suoi contatti con il Governo in esilio della Polonia e l'Armia Krajowa. Dal 1948 al 1968 la Sendler è stata iscritta al Partito Comunista polacco che abbandonò in seguito alle campagne antiebraiche condotte dallo stesso nel marzo del 1968.

La memoria storica dell'opera di Irena Sendler[modifica | modifica wikitesto]


La Sendler con alcune persone da lei salvate quando erano bambini (Varsavia, 2005)
Nel 1965, Irena Sendler venne riconosciuta dallo Yad Vashem di Gerusalemme come una dei Giusti tra le nazioni. Soltanto in quell'occasione il governo comunista le diede il permesso di viaggiare all'estero, per ricevere il riconoscimento in Israele.
La storia della vita della Sendler è stata riscoperta nel 1999 da alcuni studenti di una scuola superiore del Kansas (cfr. il progetto Life in a jar), che hanno lanciato un progetto per fare conoscere la sua vita e il suo operato a livello internazionale.
Nel 2003papa Giovanni Paolo II le inviò una lettera personale lodandola per i suoi sforzi durante la guerra. Il 10 ottobre 2003 essa ricevette la più alta decorazione civile della Polonia, l'Ordine dell'Aquila Bianca, e il premio Jan Karski "Per il coraggio e il cuore", assegnatole dal Centro Americano di Cultura Polacca a Washington D.C.[7]

Scultura in una scuola di Amburgointitolata ad Irena Sendler (2006)
Nel 2007 l'allora Presidente della Repubblica di Polonia Lech Kaczyński, avanzò la proposta al Senato del suo Paese perché fosse proclamata eroe nazionale. Il Senato votò a favore, all'unanimità. Invitata all'atto di omaggio del Senato il 14 maggio dello stesso anno, all'età ormai di 97 anni non fu in grado di lasciare la casa di riposo in cui risiedeva, ma mandò una sua dichiarazione per mezzo di Elżbieta Ficowska, che aveva salvata da bambina.
«Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria»
(Lettera al Parlamento polacco)
Il nome di Irena Sendler venne anche raccomandato dal governo polacco per il premio Nobel per la pace, con l'appoggio ufficiale dello Stato di Israele espresso dal suo primo ministro Ehud Olmert (anche se queste nomine dovrebbero essere mantenute segrete). Alla fine tuttavia, il premio venne assegnato a Al Gore.


01/10/18

AGGIORNAMENTO POST dopo le polemiche si terrà la mostra a triste sugli 80 annni ( 2018-1938 ) dele leggi razziali italiane

 riassunto della  vicenda  tratto da  questo articolo    del portale  \  sito  https://www.termometropolitico.it/per chi  non  ha  voglio  di  andare  a  rileggersi o leggersi il mio  precedente  post 


Trieste, si farà la mostra sulle leggi razziali. Il Comune offre una sala
La locandina della mostra "censurata" dal Comune di Trieste 

La mostra organizzata del liceo Petrarca di Trieste è stata “bloccata” per una locandina “troppo forte”(  foto sotto  ) ; una foto d’epoca in bianco e nero di tre ragazze apparentemente spensierate, con libri e quaderni sotto braccio; coperte a metà dalla prima pagina del quotidiano Il Piccolo del 3 settembre 1938, dal titolo “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”.
Il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, non ha gradito la locandina. “Dico io, dobbiamo ancora sollevare quelle cose?” 





Poi dopo le polemiche ( vedere articolo di termometropolitico prima citato ) e l'offerta di Milano e di Bari si è


da 


 risolta la situazione di stallo che si era creata a Trieste relativamente alla mostra sulle leggi razziali “Razzismo in cattedra” del liceo Petrarca.
La mostra, come ricorda l’Ansa, era stata sospesa in quanto il comune aveva invitato alla “prudenza” sulla scelta della locandina, che riportava l’immagine di tre ragazze sorridenti e una prima pagina del ‘Piccolo’ del 1938, ove si annunciava la cacciata di insegnanti e studenti ebrei da scuola.
“Il Comune – spiega la dirigente scolastica Cesira Militello – ha concesso le sale del museo Sartorio per l’allestimento e il manifesto originale è stato accettato“.

La mostra si terrà dal 4 ottobre, giorno dell’inaugurazione, sino al 14 dello stesso mese.
e I visitatori potranno prendere visione di:
documenti scolastici, fotografie e giornali dell’epoca;
pagelle e quaderni degli ex alunni del Petrarca.
Alternanza scuola-lavoro

Il dirigente scolastico del Petrarca ha poi annunciato che la scuola sta valutando la possibilità di dar vita ad un progetto di alternanza scuola-lavoro, nell’ambito del quale produrre una versione digitale della mostra.




 l'evento, frutto della collaborazione tra gli studenti del classico, dell'università e della comunità ebraica, si erano fatti avanti i Comuni di Milano e di BariUn'offerta analoga era arrivata anche dalla Sardegna, mentre in città privati e associazioni si erano attivati per sostenere l'iniziativa. L'idea di una trasferta a Milano inizia già a prendere forma, "ma prima verrà esposta a Trieste", assicura la preside Cesira Militello.

Alla fine la mostra si terrà infatti lì dove era nata. Dagli uffici dell'assessorato alla Cultura è stata inviata una lettera alla dirigenza del liceo Petrarca. L'assessorato ha comunicato la disponibilità a reperire una sala per ospitare l’esposizione e a concedere la co-organizzazione della mostra. Ci sarà quindi piena condivisione sia del materiale scelto per promuovere l'iniziativa sia della responsabilità per quanto esposto. "Ho messo a disposizione le nostre sale istituzionali - ha detto al Piccolo l'assessore Rossi - evidenziando anche la possibilità di esporre la mostra alla Risiera di San Sabba, un contesto che a mio avviso si presta ad ospitare quell'iniziativa".
Sulla vicenda è intervenuto oggi anche il rabbino capo di Trieste Alexandre Meloni, poco prima di entrare in consiglio comunale per la cerimonia ufficiale di commemorazione dell'80esimo anniversario delle leggi razziali. "Quello che mi ha disturbato - ha detto - è che la polemica che è nata sia poi slittata sul piano politico. Invece, doveva incitare la cittadinanza e le persone a interrogarsi sul perché è stato possibile che un politico, un assessore, abbia avuto da domandarsi se una locandina potesse creare problemi e discussioni".
 

25/01/14

l'altro olocausto e l'altra shoa Quella dei pacifisti ed obbiettori di coscienza , religiosi ( cattolici , protestanti , testimoni di geova )

In questo  giorno  di dolore  e  di ricordo voglio parlare   di un'altra  categoria  di vittime   degli  orrori  nazisti   ignorata   dai media   e  poco   studiata   dagli studiosi  . Quella  dei pacifisti  ed  obbiettori di coscienza , religiosi  (  cattolici , protestanti  , testimoni di geova    ) Infatti  ha  ragione  il  sito http://www.olokaustos.org ( da  cui è tratta anche    la storia  riportata  sotto  )  quando dice

Se volessimo classificare le vittime del nazismo in grandi macrocategorie potremmo dire che vi furono vittime "per ciò che erano", vittime "per quel che facevano" e infine vittime "per ciò che rifiutavano di fare". Nella prima categoria possiamo far rientrare gli Ebrei, i Rom e i Sinti e - in misura variabile - gli Slavi e i "non ariani". La categoria di coloro che venivano vittimizzati "per quel che facevano" era composta da tutti coloro che mostravano attitudini e comportamenti divergenti dall'ideologia o dalla morale nazista. Gli omosessuali quindi, gli oppositori politici, i massoni, i cosiddetti "asociali", coloro che trasgredivano agli ordini. La terza categoria - quella di coloro che erano vittime "per ciò che rifiutavano di fare" appare la meno studiata. Vi rientravano ad esempio coloro che rifiutavano di prestare servizio militare (come ad esempio i Testimoni di Geova), i militari che rifiutavano di obbedire ad ordini considerati immorali. Un gruppo di appartenenti a questa categoria è stata quasi del tutto ignorata dagli storici: i pacifisti. Cosa significava essere pacifisti o anche obiettori di coscienza nel Terzo Reich? 


                                                     Franz Jaegerstaetter: il pacifista solitario
 
 
 
Un umile contadino, con tre figlie, nativo di un piccolo paesino austriaco il 9 agosto 1943 venne decapitato dopo la condanna a morte comminatagli per aver rifiutato risolutamente di essere coinvolto nella guerra di Hitler.(1)
La notte prima della barbara esecuzione che avrebbe posto fine alla sua vita Franz la trascorse da solo in cella in compagnia di un foglio di carta e di una penna. Il foglio di carta era un documento con il quale si impegnava a servire nell'esercito tedesco. Sarebbe bastata una firma per salvarsi la vita.
Quando il cappellano del carcere lo visitò lo implorò di firmare Franz rispose: «Sono in una completa e totale unione con il Signore». 

Perché non firmò? Studs Terkel ha cercato di porsi questa domanda dandosi questa risposta: «Franz Jägerstätter (  foto a destra  )  
fu un folle o un santo? Forse né l'una cosa né l'altra. Non vi è alcun dubbio tuttavia fu un 'impulso' che lo condusse ad essere un testimone solitario e che questo forse derivava da un essere umano pieno del potenziale morale dell'uomo».(2)
Studs risponde parzialmente alla domanda perché non sappiamo come questo 'impulso' crebbe sino alle sue estreme conseguenze. Per cercare di capirlo occorre ripercorrere le tracce del percorso umano.
Jägerstätter quando venne decapitato aveva compiuto da poco trentasette anni. Era nato il 20 maggio 1907 nel villaggio di Sankt Radegund in Stiria che ancora oggi non supera i 2.500 abitanti. Sarebbe stato un anonimo contadino austriaco se non avesse iniziato dopo il matrimonio a nutrire un interesse religioso sempre più vivo.
Religiosità che non rimase circoscritta al privato ma che da subito si estese alle sue scelte di vita.
Nel 1938 - quando l'Austria fu annessa alla Germania - fu l'unico del suo paesino a votare no alla fine della indipendenza austriaca. Scrivendo dal carcere quando oramai si profilava la condanna a morte scrisse alla moglie: «Preferisco senza tentennamenti rinunciare ai miei diritti sotto il Terzo Reich conservando la sicurezza di mantenere intatti i diritti garantiti dal regno di Dio». Quando nel 1943 il suo parroco cercò di convincerlo a desistere dal suo proposito Franz discusse con lui citando le Sacre Scritture in modo tale che il prete dovette rinunciare al suo tentativo. L'interpretazione dei passi che 'costringevano' Franz a rifiutare la guerra erano così chiari che nessuna obiezione era possibile.

                         Sotto: le figlie di Jägerstätter chiedono il ritorno del padre dal carcere
 
Occorre dire che la decisione di Franz non fu una specie di 'illuminazione mistica' come può sembrare.
Nel giugno 1940 era stato chiamato al servizio militare ed aveva prestato giuramento di fedeltà a Hitler come tutti i soldati. Era stato pochi giorni in divisa e venne rimandato casa per 'insostituibilità'. A quei tempi - come d'altronde in tutti gli eserciti - un uomo era considerato insostituibile quando rappresentava l'unico sostentamento per la sua famiglia. Ancora nel 1940 e nel 1941 fu richiamato ma riuscì sempre dopo brevi periodi e senza mai essere impiegato in operazioni militari a rientrare a casa a causa della sua insostituibilità.
Nel 1943, quando all'esercito occorrevano tutti gli uomini abili, venne richiamato nuovamente. Inizialmente non si presentò in caserma poi. sotto la pressione, del parroco partì ma dichiarò al momento di essere inquadrato che non avrebbe portato armi. Combattere per il nazismo era contrario alla sua coscienza. Ovviamente questo atteggiamento lo condusse di fronte ai tribunali militari. L'unica concessione che Franz fece fu quella di rendersi disponibile ad essere impiegato come soldato addetto ai servizi sanitari.
Il viceammiraglio Theodor Arps, uno degli uomini
 che mandarono a morte Jägerstätter.
Che avesse maturato le sue convinzioni pacifiste e di opposizione al Terzo Reich lo dimostra il fatto che durante uno dei processi intermedi cui venne sottoposto dichiarò che aveva maturato la sua decisione nel corso dell'ultimo anno e che era giunto alla conclusione che per lui «era impossibile essere contemporaneamente nazista e cattolico». 
  La radicalità della decisione morale di Jägerstätter fa riflettere sulla pericolosità che il suo atteggiamento rappresentò per il nazismo. La sua interpretazione del cattolicesimo come antitetico al nazismo avrebbe rappresentato un pericoloso precedente, un'inaccettabile prova di debolezza. Altro elemento importante è il fatto che Franz fu un uomo solo e - soprattutto - lasciato solo. Che l'abitudine di benedire cannoni fosse cosa illecita e immorale allora non sfiorava minimamente nessuno né laico né religioso. 
Il suo atteggiamento fu pericoloso anche per la 'parte' che rappresentava. Ancora nell'agosto del 1945 il vescovo Fliesser indicava Jägerstätter come un modello da non seguire per le sue attitudini verso il servizio militare.(3) 
Il contadino Franz venne giudicato da un'alta corte di giustizia composta dal consigliere Leuben, dal consigliere Ranft, dal generale della Luftwaffe Walther Musshoff, dal viceammiraglio Theodor Arps, dal maggior generale Schreiber. L'accusa fu sostenuta dal consigliere Kleint. 
Di questi uomini che mandarono a morte Jägerstätter sappiamo poco. Il generale Walter Musshoff è morto nel suo letto nel 1971 mentre il viceammiraglio Arps - che ricoprì l'incarico di giudice militare dal gennaio 1940 sino all'8 maggio 1945 morì in prigionia nell'aprile del 1947 a Garmisch-Partenkirchen  
   
  NOTE

1) Oltre al già citato libro di Zahn va segnalato in italiano Erna Putz, Franz Jägerstätter. Un contadino contro Hitler, Editrice Berti, 2000. Esiste poi un cortometraggio realizzato dalla Associazione “Franz Jägerstätter” con la regia di Fulvio De Martin Pinter che si può richiedere alla Associazione "Franz Jägerstätter", c/o Caritas diocesana, via Endrici, 27, 38100, Trento.
   
2) Studs Terkel in Chicago Sun Times, 24 gennaio 1965.

3) «nicht als objektiv gültiges Vorbild für seine Haltung zur Militärpflicht hingestellt werden» cfr. Bischöfliches Ordinariat Linz, Seelsorgeamt, an Pfarramt St. Radegund, 11. August 1945, fatto citato anche nella versione originale tedesca del volume di Erna Putz, p. 149.

19/01/13

io non celebro ma ricordo il 27 gennaio .


 Io ho vissuto
per non dimenticare
quella parte di me
rimasta nei lager,
con i miei vent’anni
( Elisa Springer 1918-2004  sopravvissuta ai campi di sterminio)


Lo so   che  la frase    scritta  sopra   potrebbe risultare  un contro senso ,  una  contraddizione   con quanto dirò nel post   d'oggi  . Ma  non mi  vanno  le  celebrazioni  manifestazioni   retoriche  e  di s tato    del potere  che  celebra   come   lavaggio della  propria  coscienza  eventi del genere  che  lui stesso   ha  contribuito e contribuisce  a far nascere  e sviluppare  , per  poi pentirsene   come un coccodrillo  e    "obbligando " gli altri\e    a partecipavi  . Ed  è per questo  che  , chi  mi conosce   fiìe  mi segue    dal mio esordio  sui blog   lo  sa  ,  che  parlo di tale data  prima   o dopo  tale  giornata  .
 Ma  ora  basta     con le  precisazioni  e veniamo  al post  vero e proprio 

Adesso inizia  la settimana  dele celebrazioni   ipocrite  e ritualistiche   della  giornata  del 27  gennaio http://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_della_Memoria che  palle noia .
Ora   molti di voi rimarranno sbigottiti  e  si (  e mi chiederanno )  <<  ma  come  tu   hai sempre   ricordato  \  celebrato   il 27  gennaio  e  adesso dici  tali  cose  , non vuoi  più  ricordarlo ? >> .
Preciso  che  si  è  vero   Lo sterminio degli ebrei è un fatto unico nella storia (che pure ha conosciuto  e conosce  altri stermini) per la sua specificità: la scientificità, l’organizzazione quasi maniacale con cui fu ideato e programmato, la violenza con cui fu perpetrato.  << Lo sterminio degli ebrei >> come dice  il  sito  http://www.instoria.it/home/giorno_della_memoria.htm  <<  tende ad eliminare un’intera “razza”, ma anche anche demolire e distruggere la dignità dell’uomo e della cultura ebraica nel mondo che Hitler aveva in mente di “germanizzare”.
E’ proprio l’unicità di questo evento il motivo per cui viene sempre più spesso dato ampio spazio a questa pagina della storia. Non a caso il 27 Gennaio non è stata definita “Giornata del Ricordo”, ma della Memoria intesa come modo consapevole e partecipe. >>.
il mio  sfogo   non vuole  dire   che  io  non ricordi  in quanto    come ho  già detto   in precedenza  su queste pagine  (  1 2  )   : <<  ricordare non basta. Memoria è un ricordo "attivo" che vuole comprendere i meccanismi, le cause e dunque le ragioni che determinarono una storia, e sa rileggerle nel presente per capirne le "mutazioni" e le mimetizzazioni nelle forme nuove in cui quella stessa violenza torna e tornerà ad esercitarsi. Forme diverse sempre più evolute e sofisticate. E' dunque solo la Memoria a dare senso al proprio impegno per costruire un futuro in cui si possa sperare che quella violenza non torni a mostrarsi, con volti diversi ma la con medesime atrocità, per il nostro passivo ed ignaro consenso.Perdere "la Memoria storica" ci rende estranei a noi stessi, incapaci di riconoscere le nostre radici, di capire il nostro presente, di costruire un qualsiasi futuro  >> .Insomma   evitare  una  Non la celebrazione fine a se stessa che a lungo andare si rivela sterile, ma la riflessione critica che accompagna il ricordo: una riflessione necessaria sull’unicità dell’Olocausto, sulla razionale sistematicità con cui si è voluta portare a termine la “Soluzione finale” contro un’intera popolazione, un’intera cultura.
Infatti   sempre  da instoria    <<  In tempi come i nostri, così difficili e confusi, contraddittori, intrisi della paura del diverso, occorre conservare la memoria non solo della Shoah, ma anche del silenzio, dell’indifferenza con cui l’Europa “civile” assistette all’Olocausto che fu l’ultimo atto di una tragedia annunciata, generata anche dalla paura, sapientemente costruita che alimentò quel razzismo con cui l’Olocausto trovò giustificazioni: razzismo dapprima strisciante che divenne poi ideologia , cultura, politica, vita azione violenta o silenzio accondiscendente.>> IL Giorno della Memoria deve servire a riflettere sul fatto che la “Soluzione finale” non fu solo il frutto della follia hitleriana, peraltro largamente condivisa, ma il lento inesorabile declino della ragione umana resa debole, annientata dalla paura, resa acritica da un “sistema” che propagandava idee in modo tale da generare il consenso. Fu proprio questo consenso che legittimò il massacro degli ebrei.
Ma  questo i media  italiani (  salvo rare eccezioni )    ,in quanto  non si  è ancora   fatto il conto  con il proprio passato ( leggi razziali  fasciste   , politica  anti ebraica , campi di concentramento   e di transito  in italia    )     lo si  fa passare in secondo piano o lo  s'ignora . Quindi  io continuerò  a ricordare \ celbrare  diffferenziandomi  da quelle rituali  e ufficiali  che  mettono in risalto  solo ed  esclusivamente  l'olocausto della  shoah   tale  giornata perchè  ( sempre  secondo instoria    ) << Vale la pena oggi, più che mai, ricordare che non solo gli ebrei furono perseguitati e deportati, ma anche zingari, omosessuali, oppositori del regime,testimoni di geova : ad ognuno dei quali veniva annullata la propria identità e affidato solo un numero ed un triangolo.
Forse nel tempo essi sono stati ricordati non abbastanza, ma sono stati anche loro delle vittime dei massacri. L’unica loro colpa era la diversità rispetto a quella “razza superiore” che tanto veniva acclamata, ma che di superiore non aveva nulla se per affermarsi ha dovuto ricorrere al terrore ed alla violenza. >>




 Lo   che  Sarebbe forse “anti-storico”
 trovare analogie tra i nostri tempi e quelli in cui si generò il razzismo, ma sicuramente gli anni in cui viviamo non sono dei più rassicuranti visto anche la forte intolleranza che ancora oggi aumenta in modo smisurato nei confronti dell’estraneo, del diverso. Ecco perché è giusto conservare la memoria di ciò che è accaduto
. Oggi dei molti diritti sono ancora calpestati, ricordiamo con Primo Levi che la comunicazione chiara tra gli uomini, il dialogo, il confronto è la sola garanzia di una matura convivenza e di una partecipazione responsabili che possono evitare la mortificazione della dignità umana e la manipolazione dell’individuo.Qualsiasi forma di esclusione è contraria alla Ragione e alla Libertà dell’uomo… come è stato  fatto anche  negli altri genocidi .
Ma  soprattutto il mio sfogo espresso in questo  post    è dettato oltre  che  dai motivi suddetti sopra   anche dal fatto che  nell'opinione pubblica   si   faccia  ancora  il  confronto  fra le due  abberrazioni ideologiche  del  secolo scorso I Gulag  (  comunisti  )  e  i  Lager  (  nazisti  )  quando   ci sono notevoli differenze   che  non sto qui  ad elencare   per  non tediarvi troppo con la mia loggorea   , ma  che trovate  negli url sotto  insieme  a quelli  sull'olocausto  , Ma  dico solo questo    riportato  su  answers din yahoo  :  << L' errore è fare un distinguo sul come veniva praticato lo sterminio di essere umani. Tutti i comportamenti che determinano la morte di un' essere umano sono da condannare senza se e senza ma . >> ma  soprattutto   evitarte  di metterli  sullo stesso piano    voglio concludere   con questa  frase  di Elie Wiesel un ebreo sopravvisssutoad Auschwitz



per  approfondire  

  • come spiegare  l'olocausto  ai bambini  ?  

  con la lettura  di  "Sotto il cielo d'Europa" di Frediano Sessi "Einaudi Ragazzi". Si consiglia la lettura a bambini dagli 11 anni in poi  con la presenza di un adulto. e  con alcuni racconti  tratti  d'esso e presenti  su http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/olocausto.htm  
e altri  simili che    trovate  in questi url 


con i  fumetti  dai 14\15 fino ai 20

Maus è un graphic novel di Art Spiegelman, ambientato durante la seconda guerra mondiale ed incentrato sulla tragedia dell'Olocausto, sulla base dei racconti del padre dell'autore, un sopravvissuto ad Auschwitz da Wikipedia per  chi vuole  saperne  di più   qui   un  ottima recensione  ed  ulteriori dettagli  






Dottor terror n°83 di Dylan Dog  ( qui sulla  sezione arretrati della     casa  editrice  maggiore  dettagli  )  Un modo  originale  , non retorico , diretto  , senza ipocrisie  ,  di raccontare  l'olocausto   . Ed  e attualizzandolo ( era il  periodo   del rigurgito   sia  in Germania  post  crollo muro    sia  in italia  pre  legge  Mancino , delle  violenze  xenofobe  e neo naziste  )   all'oggi   vedere la  copertina  Dylan picchiato  dai neo nazisti  . 







  • Lager  = Gulag ?  differenze   e tratti in comune 

  con questo  è  tutto alla prossima