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31/10/18

la morte non fa sconti



leggendo questo articolo di questo nuovo network  wwww.estremeconseguenze.it

 ho  scoperto  che  :  
  1. in Italia è boom di #cremazioni. Nella sola #Milano l'80% delle salme viene incenerito. La tendenza segue il fenomeno in grande espansione delle Case Funerarie. Un business, quello del "caro estinto", che nel nostro paese coinvolge 6.500 imprese del settore e oltre 20 mila addetti #ognissanti
  2. vista  la blanda  opposizione    della  chiesa  cattolica  (  le altre religioni non saprei  )

   non  ne  lncoia  più folippiche   nè  il ponteficde  nè   i cattolici più tradizionalisti e   se lo fanno vedere    foto  sopra   sono sempre   meno 
 
 dev'essere  un  argomento  tabù che stai  venendo meno    visto  che  La morte è sempre più un fatto privato e lo Stato non fa sconti: aumentano vertiginosamente le cremazioni, la deducibilità fiscale delle esequie resta risibile  e  quasi inesistente 
  come  riporta  l'articolo    di   estremeconseguenze ,it 


LA MORTE NON FA SCONTI
La morte è sempre più un fatto privato e lo Stato non fa sconti: aumentano vertiginosamente le cremazioni, la deducibilità fiscale delle esequie resta risibile. Record a Milano: ormai l’80% dei defunti viene incenerito.





Daniele De Luca Giornalista
SCRIVI ALL'AUTORE | PUBBLICATO IL 31 OTTOBRE 2018


“Anche quest’anno ricorrono i morti. Speriamo vinca mio nonno”: recitava una consumata freddura di basso cabaret. Se è vero che il culto dei morti è lo specchio fedele di una civiltà, la ricorrenza della commemorazione dei defunti 2018 restituisce una fotografia precisa dell’Italia di oggi. Anche se nei prossimi giorni tanta gente andrà a salutare la tomba di un proprio caro, i cimiteri italiani stanno morendo. La morte non è più un fatto sociale, com’è stato per secoli, o perlomeno lo è ancora solo in alcune zone del Belpaese e in particolare al Sud.
La morte oggi è un fatto sempre più privato. E non solo perché ormai Facebook è il più grande cimitero al mondo (entro il 2098 gli utenti deceduti saranno più di quelli vivi. In Italia si contano circa 240 mila account che muoiono ogni anno, per decesso dell’utente o per abbandono delle attività, in media si parla di circa 600-700 profili al giorno, con la possibilità di nominare un proprio erede virtuale) ma perché sono in aumento esponenziale le persone che rinunciano alla tomba, alla lapide, per essere cremate e conservate quindi, in casa. A Milano ormai l’80% dei defunti viene cremato. È una tendenza in atto in tutta Italia, soprattutto al Nord ma in netta espansione ovunque. Il dato nazionale delle cremazioni è intorno al 30% ma gli indicatori stimano una crescita esponenziale nei prossimi anni. Non è solo una questione economica, la cremazione comporta ovviamente un risparmio rispetto a un loculo o a una tomba, ma anche culturale.

“Il ricordo è sempre più privato e sempre meno sociale” dice a EC Giovanni Caciolli, segretario nazionale di Federcofit ”I cimiteri sono cambiati. Se la morte resta una livella che non guarda in faccia al ricco o al povero ma mette tutti sullo stesso piano non è così per il ricordo: i ricchi possono permettersi un ricordo più duraturo, visibile, a volte anche monumentale. I poveri no, non possono permetterselo più. I cimiteri stanno cambiando. Si ampliano le aree dedicate ai non cattolici, come per esempio quelli per la comunità musulmana. Che però ha esigenze diverse. Innanzitutto devono essere inumati, e devono esserlo non in una cassa, ma in un lenzuolo e rivolti verso la Mecca. La convivenza tra confessioni religiose nei cimiteri italiani non è un fatto nuovo ed è assolutamente fattibile. Il problema si porrà tra qualche anno quando probabilmente la seconda e terza generazione di musulmani italiani si farà inumare mentre molti altri preferiranno sempre di più la cremazione. Lo spazio nei cimiteri è quello che è…”. Ma è la stessa percezione della morte ad essere cambiata. Sempre meno un fatto naturale, un passaggio della vita, sempre più una sconfitta. Perché si vive sempre più a lungo, perché i progressi della medicina hanno reso la terza età come la fase più lunga della vita, una seconda giovinezza. Almeno questa è l’immagine che passa attraverso il mainstream.

Esplode il fenomeno delle Case Funerarie, luoghi dove il defunto viene trasferito e vegliato in un ambiente elegante, intimo, quasi domestico. “Perché gli obitori e le camere mortuarie spesso sono fatiscenti, con regole stringenti e rigide, orari poco flessibili, condizioni di affollamento” dice a EC Alessandro Bosi di Feniof, “Mentre la casa funeraria permette un congedo dal defunto più umano, più rispettoso e più privato. Ormai in Italia sono più di 300 e in costante aumento e, le imprese di onoranze funebri che hanno sviluppato questi progetti, vedono oggi un ritorno economico soddisfacente”.
Onoranze funebri. Qual è oggi la situazione di questo settore?
600mila (circa) decessi all’anno in Italia, 6.500 imprese, 20mila lavoratori assunti più altri 10mila a chiamata, un fatturato di circa 1,5 miliardi di euro che però arriva quasi a 5 con l’indotto. Le leggi regionali degli ultimi anni hanno dato contorni precisi a questa attività, a parte il caso di Lazio e Sicilia che ancora non hanno legiferato in materia. In teoria oggi un ospedale di Roma o di Palermo può affidare tramite bando a una società privata di onoranze funebri la gestione di una camera mortuaria. Un affare da centinaia di migliaia di euro. Ma una sentenza del Consiglio di Stato ha bloccato i primi tentativi, sostenendo che non si piò affidare ad un monopolio privato la gestione di una camera mortuaria pubblica. In queste due regioni siamo ancora, è il caso di dirlo, in un limbo legislativo con una gestione quotidiana e arbitraria.
L’attività funebre in Italia è attività libera imprenditoriale. È bene ricordarlo: non possono esistere per legge cimiteri privati, se non quelli già esistenti di enti religiosi o congregazionali. I cimiteri in Italia sono 13mila. Il settore delle attività funebri è articolato in Italia in tre comparti:
Imprese funebri private
Attualmente risultano attive circa 6500 imprese, ma va tenuto presente che in tale numero vi sono anche le eventuali sedi secondarie facenti capo ad un’impresa principale. Circa la metà è operante autonomamente ed imprenditorialmente, vale a dire con proprie strutture, mezzi, magazzini, laboratori, personale regolarmente inquadrato. L’altra metà opera sostanzialmente con funzioni d’agenzia, o comunque, utilizzando dei terzisti (centri servizi), quindi operando con soli uffici senza strutture imprenditoriali. Solo il 5% delle imprese svolge servizi superiore alle 500 unità (tra queste vi sono alcune S.p.A.); circa il 75% delle sono tendenzialmente attorno ai 200 annui; le altre sono sotto i 100 servizi e, tendenzialmente, attorno ai 50.
Aziende a carattere pubblico o a Capitale prevalentemente Pubblico
Trattasi di attività parziali o totali direttamente o indirettamente gestite dai Comuni. Si tratta mediamente di aziende operanti nelle grandi città e con numeri elevati in termini di servizi funebri svolti. Spesso, i comuni o le aziende comunali, esercitano sia l’attività funebre che l’attività cimiteriale e, in altri casi, operano nell’ambito dei servizi necroscopici (camere mortuarie ed ospedali). A riguardo l’Antitrust si è espressa denunciando simili commistioni ritenendole atte a creare forti turbative di mercato a danno degli operatori locali, nonché invitando i comuni a circoscrivere il loro intervento nella mera sfera dei servizi pubblici seguendo i principi di sussidiarietà e non offrendo servizi commerciali di onoranze funebri soprattutto quando le imprese comunali godono di benefici e privilegi in grado di avvantaggiarle sul mercato privato.
Associazioni no-profit
Si tratta di circa 200 fra enti morali, laici o religiosi, per la quasi totalità operanti con propri servizi funebri completi ed una cinquantina di essi con propri cimiteri. La loro operatività è rilevante in Toscana (Misericordie e Pubbliche Assistenze) e in zona napoletana (Congreghe). Sono inoltre attive una settantina di società di cremazione che curano unicamente tale rito e, quasi tutte, gestrici di forni crematori di proprietà comunale.
Quanto costa un funerale?
Si può indicare in circa € 2.600 medi per ogni servizio funebre, svolto in ambito comunale e fornito da un’impresa privata specializzata. Sulla base di 600.000 servizi utili, al costo di € 2.600 medi cadauno, si ha un giro d’affari di circa € 1.560.000.000 (un miliardo, 560 milioni). Resta escluso un indotto (su cui l’impresa funebre non ha alcuna incidenza) di oltre € 2.800.000.000 (due miliardi, 800 milioni) e riferito agli interventi cimiteriali, di cui, all’incirca:

• € 1.300.000.000 per marmi e monumenti funebri

• € 1.100.000.00 per vari diritti comunali e/o sanitari;

• € 400.000.000 per intervento di fioristi, giardinieri, manutentori, ecc.

È da valutare, inoltre, che dopo anni di gratuità, la cremazione è stata di recente posta a carico dell’utenza, per importi che si aggirano attorno ai € 600, con un conseguente onere sulla famiglia in lutto di circa € 700 se si aggiungono le eventuali spese connesse ( IVA, documentazioni, bolli, etc.)

Indotto:

• 80 fabbriche di cofani, delle quali una ventina a livello di industria medio alta;

• 15 officine meccaniche specializzate per la trasformazione delle auto in autofunebri;

• 30 laboratori per la fabbricazione di apparati tessili (imbottiture, veli coprisalme, arredi);

• 10 produttori di articoli igienico-sanitari (valvole depuratrici, liquidi di conservazione, bare frigorifere, ecc.);

• 15 fonderie per la produzione degli accessori metallici alle casse;

• 40 per ulteriori produzioni (cofani in zinco, fotoceramiche, stamperie per manifesti, computeristica, ecc).

Particolare rilievo hanno i costruttori di cofani, i quali, oltre a produrre l’intero fabbisogno nazionale, sviluppano anche un’interessante esportazione. Questo settore si sta gradualmente spostando sulle urne cinerarie. Si punta a modelli di ‘moda’: per esempio modelli di urna realizzati imitando le opere di Modigliani. La tendenza è di creare un soprammobile elegante e duraturo che possa stare elegantemente in salotto o in camera da letto.

Il ‘campo’ dei funerali

Circa 600 mila morti all’anno (poco meno dell’1% della popolazione), di cui:

• 20.000 sono a carico delle Pubbliche Amministrazioni riferendosi a decessi di persone non abbienti o sconosciute;

• 65.000 coperti dai servizi comunali o dalle Istituzioni morali;

• 515.000 di competenza dell’imprenditoria funebre privata;

Dei 600 mila decessi:

• Il 75% avviene in ambiti ospedalieri

• Il 22% avviene in abitazioni private

• Il 3% in luogo pubblico diverso

Inoltre, sempre dei 600 mila decessi:

• il 33% è destinato all’inumazione (sepoltura in terra)

• il 41% è destinato alla tumulazione (tomba);

• il 26 % è destinato alla cremazione (con forte tendenza all’incremento).

La totalità delle salme trova sede obbligatoriamente e indipendentemente che siano inumate, sepolte o cremate, nei cimiteri pubblici (circa 13.000 in Italia) o nei pochissimi privati (una centinaio o poco più) gestiti principalmente da Congreghe religiose ed Enti morali.

Tassazioni

Su ogni funerale, come detto, gravano anche forme di tassazione generalmente fisse e riferite a diritti di competenza comunale, sanitaria e di polizia mortuaria. Si può calcolare un’imposizione di circa 500€. E qui vengono le dolenti note. In Italia la deducibilità di un funerale è poca cosa: il 19% su 1.500 euro, quindi circa 400 euro per famiglia. Una deducibilità così bassa non aiuta le famiglie che spesso puntano al risparmio affidandosi così a chi propone sconti oppure pagamenti ‘in nero’ (involontaria battuta…). Il fatto di non poter scalare dalle tasse i costi del funerale se non in piccola parte e di doversi sobbarcare l’intera spesa per i loculi, che spesso hanno prezzi d’appartamento, di doversi sobbarcare le concessioni cimiteriali favorisce sia la cremazione sia il mercato del sommerso. L’ultima finanziaria non ha cambiato il quadro: in altri paesi il rimborso statale è molto più elevato. Si può invece, mentre si è in vita, indicare il proprio servizio funebre e pagarlo anche a rate in prima persona, in modo da non lasciare la questione ai parenti una volta che non ci saremo più. All’estero è possibile scegliere la propria tomba (fisicamente prenotando uno spazio in un cimitero) e iniziare a pagarlo mentre si è in vita, in Italia non si può.
‘Funerali in Nero’
Una delle principali storture del settore è da sempre l’illecita intermediazione ed il procacciamento di affari. Indagini della Magistratura hanno evidenziato come il procacciamento d’affare e l’intermediazione spesso nasca dalle segnalazioni di avvenuti decessi da personale sanitario/medico ad imprese funebri conniventi, affinchè queste ultime possano proporsi, per prime, ai parenti del defunto offrendosi di occuparsi del funerale. Proponendo anche sconti con pagamento cash. Le normative regionali hanno introdotto incompatibilità tra le imprese funebri e le gestioni di obitori o attività sanitarie ma ci sono ancora aree del Paese ove tali incompatibilità non sussistono, come detto in particolare in Lazio e Sicilia. Manca ancora una legge nazionale in materia.
Come difendersi? Sentiamo ancora Alessandro Bosi: “È importante seguire alcune buone regole. La prima è avere bene a mente che scegliere l’impresa funebre a cui rivolgersi è un diritto del cittadino. Bisogna sempre diffidare di impresari funebri, infermieri o personale sanitario che si propongono -spesso con veemenza- suggerendo di rivolgersi a questa o a quest’altra impresa funebre. Tali comportamenti sono vietati dalla legge e configurano attività illecite che vanno senza esitazione segnalate alla direzione sanitaria ed alle autorità. Il cittadino deve inoltre tenere presente che nessun ospedale, casa di cura, istituto assistenziale, etc ha esclusive con specifiche imprese funebri per lo svolgimento dei funerali dei soggetti deceduti all’interno della struttura sanitaria: i parenti del defunto sono sempre liberi di rivolgersi all’impresa funebre che vogliono senza pressioni o obblighi di sorta. Tenete sempre presente che chi si permette di avanzare tali suggerimenti ha sempre un proprio interesse particolare che, in definitiva, fa lievitare il costo del funerale. Fidatevi quindi di quelle imprese che non vengono a cercarvi. Al verificarsi dell’evento-morte incaricate dell’organizzazione il parente meno coinvolto emotivamente. Evitate i ‘comparatori’ di funerali, stile tripadvisor”.
RIP-advisor
Già. Perché negli ultimi anni sul web e sui social si sta assistendo alla nascita incontrollata di siti di “comparatori di funerali” (come accade ad esempio per gli hotel o per i voli aerei). La maggior parte di questi siti pubblica i listini delle imprese funebri, comparando così i prezzi dei servizi offerti dalle varie imprese funebri. Il problema è che delle circa 6500 imprese funebri italiane quasi nessuna ha aderito a tali siti fornendo i propri listini né autorizzando tali siti ad inserire la propria azienda nel sistema; vengono così pubblicati importi inventati che non hanno alcuna relazione con la realtà. Si aggiunga il fatto che, a differenza degli hotel e dei voli aerei, il funerale è composto da una pluralità di servizi e forniture molto diversi l’uno dall’altro; un funerale può avere al proprio interno delle forniture e servizi (bara, imbottitura, carro funebre, servizi di necroforato, etc) diversi e diventa impossibile fare una seria correlazione senza conoscere i dettagli dello stesso.
Per questo sono state multate e diffidate una pluralità di imprese funebri che proponevano pubblicità con diciture quali “Funerale completo a partire da €…” senza fornire un adeguato dettaglio in ordine a cosa componeva il servizio funebre. Ugualmente, anche in presenza di una dettagliata esposizione di cosa c’è e non c’è compreso nel prezzo, è necessario conoscere anche la qualità delle forniture perché la forbice di prezzo (ad esempio sulla bara) è in grado di spostare sensibilmente in più ed in meno, il totale del costo del servizio.
Non fidatevi.

Esistono invece recensioni accurate e interessanti di alcuni cimiteri italiani e non solo. La rubrica si chiama proprio ripadvisor e la trovate qui: http://www.ctrlmagazine.it/category/ripadvisor/

Un sito specializzato nel necroturismo: http://www.necroturismo.it e molti altri ancora.

Pubblicizzare la morte: scelti per voi

È un aspetto particolare e curioso, da non sottovalutare. Come si può fare pubblicità a una ditta di onoranze funebri? Oggettivamente, pubblicizzare la morte non è esattamente la comunicazione più facile del mondo… vi sarà capitato di imbattervi in qualche manifesto, annuncio sui giornali o altro. EstremeConseguenze vi propone una serie di campagne pubblicitarie e spot televisivi da far morire… nel bene e nel male. Ironiche, professionali, trash, in dialetto. Buona visione

https://youtu.be/xyYAa4xfxVU – Taffo Funeral Service

https://youtu.be/RZ7keS_loys – Nunzio Trinca

https://youtu.be/q3k_qhUrlPE – Casa Funeraria San Siro

https://youtu.be/_MeOof-D-qk – macabro Lugano

https://youtu.be/8IA23G8hrwQ – ‘nessuno è mai tornato indietro a lamentarsi’

https://youtu.be/4bSw3zsBaWw – aulica

https://youtu.be/4bSw3zsBaWw – pragmatica

https://youtu.be/lqCf28cMt_U – alla sarda

https://youtu.be/mGm0YJ7C6zY – professional

https://youtu.be/c3jJv8n-9ec – cartone animato

E infine la scelta di EC https://youtu.be/eBP9QDSr0HI






13/08/16

La malattia, è il business più grande della nostra macro-economia matteo tassinari

Di notte,
il dolore       è più gonfio

         di Matteo Tassinari
Alle due di notte fisso ancora il soffitto e ascolto i lamenti dei malati riempiono le stanze. Il mio amico di camera dorme di un sonno stanco e gravoso da sopportare. Sono i principi attivi (5) che gli circolano, contemporaneamente, nel sangue attraverso diverse sacche di flebo, da mattino a sera, che non l’aiutano e giustamente, lui, si lamenta dal dolore. E allora, con la forza di mille agonie, cerchi, ti sforzi di pensare che il dolore è un dono di Dio che ti fa capire questioni che altrimenti avrei certamente ignorato. E così è stato. Voi non potete capire il supplizio di questo volto che recita un malato di aids in un ottimo film, l'avverti fino in fondo e lo senti fino in fondo, fino a poter capire che l'accrescere il proprio sapere, equivale ed aumenta il dolore. Ve l'assicuro come è vero che dopo, vorrei parlarvi di ravanelli da "tociare" in pinzimonio!
 La malattia, è il business più grande 
della nostra macro-economia

Mlnotte abbonda  
la sua consistenza desolante con le sue freddezze e scheletriche immaginazioni. Tutto quel che ci circonda si dilata proprio quando un gemito si fa spazio fra i corridoi illuminati a neon spenti, gremendo spazi vuoti dove corrono le emergenze, perché è di notte che il tormento alza il volume dell'odissea e di notte il calvario fa più paura, non so perché.... Non so quanto tempo passa, che avverto l’amicizia del water. La prostata fa il suo lavoro, mentre impiego qualche minuto per arrivare ad espellere l’ultima goccia possibile d’urina dalla vescica, un lavoro assai impietoso per quello che m'invento di fare per raggiungere lo stimolo e espellere un poco di liquidi.

Questi sono gli orgasmi rimasti in un periodo affannoso per quanto difficoltoso. Ma la notte in ospedale non scema affatto le sue mestizie, semmai le aggrava, le allarga fino ai ponti dell'acutizzazione di ogni singola particella corporea malata rafforzando la pressione che il dolore complessivo provoca. La rafforza, l'ingrossa, l'addiziona, l'incrementa senza alcuna spiegazione se non vacua. A volte penso: chissà come moriva la gente prima dell’invenzione di tante malattie? Mi accontento del pensiero di Louis Pasteur: "Noi beviamo, mangiamo o respiriamo il 90 per cento delle nostre malattie". Ha ragione, non si scappa.
Sono le tre...
Quando parte imperturbabile il prurito su tutto il tessuto corporeo dovuto ad una forma di Vasculite a causa della riattivazione del sangue, prendo la spazzola comprata in ferramenta con setole coriacee, per assicurarmi un deciso quarto d’ora di pace pur sapendo che un quarto d’ora dopo il prurito alienante tornerà. Il sangue, come saprete, va dovunque.
Gli piace così, girare a zonzo, da una vena a un'arteria, da un tessuto ai suoi vasi. Solo che grattarsi al centro della schiena, bisogna essere artisti autentici e io ci riesco perché ho le braccia lunghe e la schiena pure, per una lunghezza di 185 cm. La stamina viaggia dappertutto alla stessa velocità di una qualsiasi connessione Internet senza intoppi. È la vita. A volte credi che due occhi ti guardino e invece non ti vedono neanche. A volte credi d'aver trovato qualcuno che cercavi e invece non hai trovato nessuno. Succede. E se non succede, è un miracolo. Ma i miracoli non durano. L’uomo può essere il capitano del suo destino, ma anche vittima della sua glicemia.
Nivea a volontà
Gratto. Gratto. Gratto, ma mi accorgo però che la cute che gratto non è più prurito, ma è diventato bruciore. Basta. Appoggio la spazzola sul comodino, altrimenti va a finire che compare il sangue emi tocca chiamare una infermiera. Con una spugna passo sul corpo acqua fisiologica e un pizzico di bicarbonato, i rimedi della nonna... cercando di lenire le parti più lese per poi darmi un poco di Nivea.
Del resto, il rapporto che ho con le creme, da il senso d'accesso alla solitudine, mentre una malattia immaginaria trovo che sia peggiore di una vera malattia. Continuando nel mio casino mentale, arrivo a pensare che ci sia tanta salute nella malattia, com'è vero che non è il medico ma un altro malato che riesce a capire la sofferenza di un altro malato.
Gli antistaminici 
sono acqua 
fresca. Solo il Cortisone metterebbe a tacer tutto, ma a causa di effetti collaterali talmente insopportabili che preferisco tenermi il prurito rinunciando al Cortisone e i suoi fuochi d’artificio. 
Passa il tempo. Non so quanto, intanto la scienza si consulta mentre il paziente può solo sopportare. 
Fu per questo, forse, che Sigmund Freud una volta disse: "Non si muore perché ci si ammala, ma ci si ammala perché fondamentalmente bisogna morire". Nulla di originale...
Un po’ dormo,
un po’ no.
Nel mezzo notturno, mangio un’arancia. Sono le quattro di notte o forse solo le tre e penso a Bowie e capisco ancora più profondamente che una generazione, con lui, se n’è andata per davvero. Penso a Gesù, l’unica risposta a tanta tribolazione. Pensieri anarchici, bakuniani, contestatori, ribelli e sovversivi, che sfiorano le meningi a 38 di febbre. Dormo un’oretta forse più.
La    sapienza
dei    malati
Sono le cinque e mi aspetto da un momento all’altro le luci del mattino e penso che tra un’ora, decisa, entrerà un’infermiera a prelevare un po’ di sangue da me e dal mio amico di camera, per vedere a che punto stanno i cd4 e la Viremia, e penso che gran parte di quello che i medici sanno è insegnato loro dai malati, consapevole del fatto che il miglior medico è colui che con più abilità sa infondere la speranza.
Diceva Jannacci, medico pure lui:"da medico ragiono esattamente così, la vita è sempre importante, non soltanto quando è attraente ed emozionante, ma anche se si presenta inerme e indifesa".
Giovane in ospedale a letto
mentre naviga in Internet
per ricercare informazioni
sulla sua malattia 
Come ho sempre pensato, ogni medico dovrebbe essere ricco di conoscenze e non soltanto di quelle che sono contenute nei libri, ma i suoi pazienti dovrebbero essere i suoi libri. In buona sostanza, la malattia è un conflitto tra la personalità di entrambi e le loro anime. Non solo. Si arriva, col passar degli anni, e decenni poi,  senza fare stupide e odiose apologie al suicidio, a pensare che la morte può essere una fonte di liberazione da una situazione che sai non potrà mai avere miglioramento, solo peggioramento.
Dallas Buyers Club: Matthew McConaughey dimagrito
e pallido nei panni Ron Woodroof, un malato di Aids
 Flebiti e farfalle
Mi metterà la “Farfalla”, un ago che s’infila nel braccio per non forare troppe volte la pelle e avere una via d’accesso costantemente pronta per gli aghi da dove passa tutta la chimica. E’ un condotto che mi porto attaccato alla perfezione al braccio per quattro o cinque giorni, per poi cambiarlo affinché non infetti la vena in questione. Che invenzione fantastica la “Farfalla”. Se non ci fosse saremmo pieni di flebiti, noi uomini spaventati. E quasi l’alba e l’infermiera di turno sta per iniziare il suo pellegrinaggio lungo la corsia. Eccola. Prima di vederla, vedo la luce al neon dell’anticamera, affinché troppa illuminazione non ci crei fastidio per noi esseri dormienti e stanchi di mille tempeste dove si sono persi senza domande. 
Buona notte a tutti
BUONGIORNO! E’ il caloroso saluto della nostra amica infermiera, la risposta è un po’ più sonnolenta e ciancicata. Si sente appena, impasticciata quanto mescolata a chissà quali sogni e speranze. E’ partita la giornata di un reparto per persone con malattie infettive e anche di più. La giornata passa, ritorna la notte, la storia e circa simile a quella precedente. Buona notte, ricomincia il calvario dopo una notte di merda e un giorno uguale. 

06/12/15

Peppe Zucchetto, in Ghana il coraggio di un siciliano

da http://www.malgradotuttoweb.it/ un articolo apparso tra fine novembre primi di dicembre Sul magazine del Corriere della Sera in cui narra la storia dell’imprenditore di Racalmuto emigrato al contrario. Una storia ” magica”  ! Un consiglio ottimo ..che non tiene conto, però, della speculazione (business) della classe politica e/o dell’incapacità della classe politica. un imprenditore capace, in età pensionabile, vada via dalla Sicilia per continuare a produrre è senza dubbio una tragedia. A maggior ragione quando la terra che lo ospita non è la Danimarca ma una martoriata e arcaica terra d Africa che partorisce solo occasioni da business. Per chi lavora in trincea, in Sicilia, è debordante una storia come questa. Complimenti al coraggio ed all'intraprendenza del Sig.re Zucchetto, che stanco dei compromessi, e della gente Siciliana   (  ovviamente  senza  generalizzare  ) se ne andato.



Giuseppe Zucchetto in Ghana con i suoi dipendenti

Uno dei cantieri aperti in Ghana
Quando è stato costretto a chiudere una cava di pietre per esaurimento della vena, Giuseppe Zucchetto, 67 anni, commercialista e imprenditore, una vita passata a Racalmuto dietro escavatori, pale e ruspe, si è ritrovato travolto dalla crisi. Come tanti. Costretto a licenziare. Senza capire come uscirne. Ma senza immaginare che fra le “parrocchie di Regalpetra”, nel paese di Leonardo Sciascia, sarebbe stato “salvato” da due migranti ghanesi. Max e Said. Due ragazzoni arrivati con i barconi a Lampedusa, trasferiti nella palestra comunale di Racalmuto, transito provvisorio e incrocio di destini.Come è accaduto quando i due migranti si sono ritrovati davanti allo stesso bar di Zucchetto, pronto ad offrire loro una birra, per due chiacchiere: “Volevo capire da dove fuggivano, perché rischiavano la vita nel Sahara e nel Mediterraneo. Scoprendo subito una grande contraddizione. Dicevano che cercavano lavoro in Europa, ma che nel loro Paese c’era tutto. E quando hanno capito che io avevo un’azienda ferma in Sicilia, pronto com’ero a svendere mezzi e attrezzature, è scattata la scintilla, convinti che portando pale e ruspe in Ghana io avrei risolto ogni problema. A me e a loro”.Qualche giorno dopo Zucchetto, Peppe per amici e parenti, in attesa della nipotina Beatrice, all’uscita dalla scuola di danza, incrociò di nuovo Max e Said: “Allora, le portiamo in Africa queste macchine?”.Moglie e tre figli, la figlia Valentina consigliere comunale a Racalmuto, per Zucchetto cominciarono dubbi e insonnia perché rimuginava la proposta, nonostante si trattasse di due sconosciuti: “Ma era scattata una simpatia. ‘Appena mette piede in Ghana, tutto quello che vuole fare, lo può fare’, ripeteva Max col suo discreto italiano o in inglese. Senza spiegare però che cosa mancava a loro, in fuga . Poi l’idea che mi piacque: ‘Cominciamo con una settimana di vacanza?’. E va bene. Proviamo. Agenzia, passaporto, visto, vaccino per la febbre gialla e una settimana dopo atterravo con loro ad Accra…”.Il resto del racconto è la scoperta di “un mondo dove c’è davvero tutto”, anche aree eleganti, alberghi confortevoli, piano bar e “jazz da pelle d’oca”. Come ripete entusiasta Zucchetto: “C’è tutto, ma non il potenziale di lavoro che un piccolo imprenditore come me può creare soprattutto nelle zone più depresse, nei villaggi, facendo leva sulla nostra inventiva, sulla nostra esperienza…”.In poche settimane il racalmutese approdato in Ghana visita la capitale con i suoi grattacieli, scopre distese di terreni incolti e mette su una prima mini impresa, noleggiando mezzi meccanici. Quanto basta perché Said blocchi tre suoi fratelli pronti alla traversata di deserto e mare con destinazione Lampedusa: “C’è un siciliano che ci fa lavorare”.Due mesi dopo una piccola carovana di camion e buldozer sbarca da Racalmuto ad Accra. E i mezzi della vecchia cava, sdoganati al porto, avanzano verso i cantieri dei grattacieli, le strade in costruzione, i campi dei cercatori d’oro. Con Zucchetto che fa le sue esperienze nell’edilizia guardando contemporaneamente all’agricoltura: “Estensioni che nemmeno immaginiamo. Terra fertile. Mai vista. Pianti una lattuga e cresce alta un metro. Pomidori che sembrano bocce. Mio padre era contadino, io figlio d’arte. Quella terra è una miniera. Ma, a parte il cacao con qualche multinazionale che prende tutto e lascia niente, c’è davvero poco. Solo peperoncino. Perfino patate, cipolle e aglio arrivano dalla Cina. Come la manodopera degli imprenditori cinesi con cantieri off limits per i ghanesi. Costretti a scappare cercando ricchezze sulle quali camminano senza saperlo…”.

Il miracolo è che adesso Max e Said sono alla guida di trenta operai assunti da Zucchetto, tornato per una breve vacanza a Racalmuto mentre infuriavano le polemiche su naufragi, muri e marce: “Stiamo sbagliando. Non possiamo solo aprire le nostre frontiere. Dobbiamo andare noi da loro per costruire la loro ricchezza e in qualche caso salvare noi stessi. Questo vorrei dire al premier Renzi, raccontandogli la mia storia. Si, tanti scappano dalle guerre. Ma, a parte conflitti locali, non ci sono guerre in Ghana, Nigeria, Costa d’Avorio, Togo. E lì, con un piano dell’Europa, si può fare davvero tanto. Costerebbe molto meno aiutarli dove vivono”.E azzarda consigli ai governanti europei perché si spiani una strada spesso accidentata: “Io ho avuto la fortuna di incontrare Max e Said, ma bisogna conoscere il territorio, difendersi da tanti rischi, dai furbastri, anche dai cinesi che cercano di prendere tutto e non lasciare niente di niente in quelle terre. Se guadagnano l’appalto per una strada o per un complesso edilizio arrivano con la loro manodopera, i loro mezzi, faticano 24 ore al giorno all’interno di aree dove non entra nessuno e, quando se ne sono andati, non un ghanese ha lavorato per loro o ha guadagnato un centesimo. Ecco perché io italiano sono accolto a braccia aperte”. E mostra i video delle cene con i suoi dipendenti, i brindisi “a Peppe”, come lo chiamano anche in cantiere.Gli stessi dipendenti convinti ad abbandonare la via dell’emigrazione da questo imprenditore ancora stordito dal contrasto fra i grattacieli di Accra e la miseria di tanti villaggi: “Non intraprendono iniziative perché non hanno un centesimo, ma soprattutto perché non hanno idee. Portiamole noi. Insegniamo loro come fare. Ovviamente senza schiavizzarli, senza fare i predoni”.Pronto a fare i conti quando apprende che nell’inferno dei centri accoglienza ogni profugo costa 35 euro al giorno: “Sono più di mille euro al mese. Ogni cento migranti, 100 mila euro al mese. Siamo pazzi? Se io trovassi 500 mila euro andrei dal ministro dell’agricoltura in Ghana e darei lavoro a 300 disperati, ma nel loro Paese, a vita, insegnandogli come si fa”. E lo dice temendo che le stesse cose finiscano per farle i cinesi: “Senza insegnare a nessuno come si fa”. Di qui il suggerimento sintetizzato in una battuta: “Ai barconi possiamo far fare la retromarcia”.

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