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12/09/18

esorcizzare i tuoi incubi o sogni con un app per fotoe video del cellulare altro che usare acidi o altre droghe


chi lo ha detto che per descrivere i propri sogni o esorcizzare i propri incubi ed ilproprionconscio sia necessario ricorrere agli acidi o ai paradisi artificiali .A volte basta anche un app del telefonino per creare un immagine che più lo rap.prresenta o gli sia avvicina . Ecco dele sperimentazioni fatte con il celulare Ecco le mie sperimentazioni fatte usando l'app effetto Ar " settore " favola sul mio il cellulare. Un app di realtà aumentata per la fotocamera del tuo smartphone. Con cui si possono creare magiche ambientazioni per foto, video e selfie da condividere con gli amici.


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L'immagine può contenere: testo e spazio al chiuso



07/02/18

Spopolamento, la sfida di Sarah Pischedda e del collegaTommaso Vagnarelli due neo architetti: azienda modello nel borgo fantasma in una tesi di laurea d'architetturaal politecnico di torino


Speriamo  che   tale progetto   prospettato in  una tesi di laurea non sia  il  solito  parlare  e scrivere  a vuoto   e  che  dale  parole   e dalle  propposte  si  passi ai fatti  . Parlarne  \  discuterne  e  proporre ,  va  bene ma  poi diventa    bla... bla  .. ovvero solo chiacchere  

 dalla  nuova  sardegna  del  5\2\2018   
Spopolamento, la sfida di due neo architetti: azienda modello nel borgo fantasma
La tesi di laurea sul borgo Badu Andria nel comune di Padru della giovane olbiese Sarah Pischedda e del collegaTommaso Vagnarelli è stata riconosciuta al Politecnico di Torino come il miglior lavoro nel settore dell'architettura sostenibile
                         di Gianna Zazzara

SASSARI. «Costruirci un futuro in Sardegna? Magari. È un posto unico in Europa con una identità ancora molto forte. E le opportunità non mancano. La Sardegna è piena di piccoli borghi dimenticati. Farli rivivere, ripopolarli porterebbe di nuovo fiducia nel futuro». Sarah Pischedda e Tommaso Vagnarelli, architetti, 25 anni lei, olbiese, e 26 lui, torinese, ne sono talmente convinti da averne fatto un caso di studio. “La rinascita dei borghi abbandonati dell’entroterra sardo: il caso studio di Badu Andria” è il titolo della loro tesi di laurea magistrale in Architettura per il restauro e valorizzazione del patrimonio al Politecnico di Torino. Una ricerca premiata con il massimo della votazione per entrambi, 110 e lode, e un riconoscimento da parte del Politecnico come miglior tesi di laurea nell’ambito dell’architettura sostenibile.
«Siamo veramente felici che il nostro lavoro sia stato riconosciuto – dicono soddisfatti i due architetti – È un messaggio a tutti i ragazzi. Abbiamo voluto dire ad alta voce che anche in Sardegna c’è la possibilità di costruirsi un futuro. Non bisogna fuggire». 


Il progetto. Badu Andria è un borgo abbandonato del comune di Padru, in Gallura, dove Tommaso e Sara hanno trovato uno stazzo abbandonato, della seconda metà dell’Ottocento. L’idea alla base della loro tesi è stata quella di trasformare lo stazzo in un’azienda agricola all’avanguardia, specializzata nella produzione di piante officinali. «In Sardegna ci sono tantissime strutture abbandonate che potrebbero essere recuperate e trasformate in attività produttive – raccontano i ragazzi – Noi abbiamo pensato a un’azienda di piante officinali perché la Gallura è il territorio ideale per le piante spontanee e perché questo è un mercato in forte crescita». Per il loro progetto basterebbero 100mila euro. «Finanziamenti che si possono facilmente ottenere anche grazie ai Fondi di sviluppo rurale: per la Sardegna fino al 2020 c’è quasi un miliardo di euro a disposizione». E poi come si fa a vendere le piante? «Ormai con la tecnologia le distanze sono annullate. Basta creare un sito e il gioco è fatto». Come spiegano gli architetti, il caso di Badu Andria può essere replicato in tutti gli altri borghi abbandonati sparsi in Sardegna. 

La lotta allo spopolamento. A ispirare i due giovani architetti è stato il desiderio di trovare una soluzione per salvare i paesi, condannati allo spopolamento. «I paesi, soprattutto quelli dell’entroterra, rischiano di morire anche perché sono sempre di più i ragazzi che decidono di andare via dalla Sardegna. Eppure le opportunità non mancano, basta cercarle». Secondo Sarah e Tommaso recuperare i vecchi borghi è un’occasione unica non solo per mettere in sicurezza il territorio, ma anche per creare nuove comunità. «I borghi e i piccoli paesi hanno cominciato a spopolarsi quando masse sempre più grandi di persone si sono mosse verso le aree urbane, con il miraggio di una vita più soddisfacente e meno dura. Oggi sta accadendo l’esatto contrario. L’insoddisfazione della vita nelle metropoli porta molti a ritornare nell’entroterra magari per aprire un b&b o un’attività di agriturismo. Il fenomeno ha anche un nome, amenity migration, a indicare la fuga dalle città e il ritorno alla campagna. Anche perché oggi, grazie al progresso tecnologico, è possibile tornare ad abitare questi luoghi, anche nel centro della Sardegna, senza per forza dover abbracciare uno stile di vita lontano dalla modernità». Ovviamente, nel progetto di Sarah e Tommaso i nuovi borghi sarebbero 2.0, con soluzioni architettoniche attente alla sostenibilità ambientale e alla autosufficienza in campo energetico: mini pale eoliche, pannelli solari, raccolta di acqua piovana per riscaldare le abitazioni. La fuga dei giovani. Sarah e Tommaso sanno bene che la causa dello spopolamento e della fuga dei ragazzi è la mancanza di opportunità lavorative nell’isola e l’assenza di politiche economiche adeguate. «Ma la Sardegna ha molti punti di forza – ricordano i ragazzi – Innanzitutto il settore agro-alimentare e il turismo costiero. I finanziamenti per avviare nuove attività non mancano: grazie ai fondi strutturali europei i giovani imprenditori possono ricevere incentivi per aprire nuove aziende nel settore agroalimentare, anche nelle zone rurali». 

Ritornare a vivere nei paesi e nei borghi abbandonati dell’isola, grazie all’avvio di nuove attività imprenditoriali, permetterebbe ai ragazzi di continuare a vivere in Sardegna. «Quando un giovane è costretto ad emigrare perché non trova lavoro, è una sconfitta. Lo dovrebbero capire i nostri politici. Andar via dovrebbe essere una libera scelta per i ragazzi. Non una soluzione obbligata». Il ripopolamento dei borghi, secondo i due architetti, porterebbe la Sardegna ad una nuova rinascita economica, culturale e demografica. «L’alternativa è una desertificazione sociale che condannerebbe definitivamente questa regione». 

Dopo aver conseguito la laurea magistrale Sarah e Tommaso hanno deciso di continuare i loro studi al Politecnico di Torino: «Ci stiamo specializzando in beni architettonici e del paesaggio». Ma voi sareste disposti a trasferirvi in Sardegna e realizzare il progetto della vostra tesi di laurea? «Perché no? Io sono torinese e ho scoperto la Sardegna grazie a Sarah con la quale sono fidanzato da 5 anni – dice Tommaso – È una terra meravigliosa. Sì, mi piacerebbe molto viverci». E Sarah? «A Olbia ci sono i miei genitori e sarei felice di tornare a vivere lì. Badu Andria, poi, è vicinissimo a Olbia». Sarah ha un esempio diretto di cosa voglia dire lasciare una grande città per andare a vivere in Sardegna. «Mia mamma è austriaca – racconta –. Quando ha conosciuto mio padre non ci ha pensato un attimo a lasciare Vienna per trasferirsi a Olbia. Ogni volta che le ho chiesto se si fosse mai pentita mi ha sempre risposto: Sei matta? Lo rifarei mille volte». In ogni caso Tommaso e Sarah sono decisi a restare in Italia. «Dopo la laurea molti nostri colleghi sono andati a lavorare all’estero. Comprendiamo le loro ragioni, in Italia è difficile trovare lavoro, e quando
c’è è precario. Però ci piacerebbe che i giovani di questo paese, invece di scegliere la via più facile, creino nuove opportunità e credano in questa Italia perché le cose possono essere cambiate. Noi con la nostra tesi abbiamo dimostrato che anche in Sardegna c’è un futuro possibile».

08/08/17

crisi esistenziale precoce di mezza età

colonna sonora


Nei  giorni scorsi,  forse  complice l'ondata  eccezzionale  di  caldo tropicale  , ho  fatto  tre  sogni , i più  strani  ( almeno fin ora ) che  abbia  mai  fatto  !  soprattutto  perchè  contenevano  tutto sommato  delle  cose   sensate .  forse  i tre  fantasmi  non avevano  tutti  i  torti  .  Un po'  come  i tre  fanmtasmi  del natale  ( I II  )  di C.Dickens  solo  che inve  di fami vedere  il presente  , il passato   , il futuro , mi  hanno mostrato   tre possibili vite   che  avrei potuto intrapendere ... . Non racconto 

Risultati immagini per crisi di mezza età
altro  perchè ho trovsato  tutto  fin troppo  bizzaro  persino per me    che  amo ( ovviamente  senza  esagerare  e prendere  per  buone   anche  davanti  a prove  e  certezze  che  le  smentiscono le  smontano  ) :  i  complotti, i misteri  ,  le  versioni alternative  , le  contro inchieste , le  verità  non ufficiali  ,  ecc,  insomma  le cose  bizzare  .  Posso solo dire  che  erano   sogni  parrticolari : 1) uno tragico , 2) un tranche  de  vie ,  3) un avventura leggera  . Sogni che   avevano  a  che  fare   con il mio vissuto e  di come  sarebbe stato  se   avessi intrapesao  quel bivio anzichè  quell'altro  .   Un buon mix  insomma  non c'è dubbio   . Al risveglio  
Immagine correlata

ed    ancora  adesso ( ma  poi  lascio  cadere  la  domanda   perchè mi sono  già dato la  risposta   e    poi    come  ho  già detto in in un mio stato   di qualche  giorno fa   su  facebook   : <<  (...)  la vita vola via in fretta , (..) >> 

Immagine correlata
da  google


.Infatti al rivesglio e  per tutta la mattina   , mi sono chiesto, : ma   la morale   qual è ?  che voigliono dire  anzi  dirmi  ?

Quindi   dopo aver passato una mattinata  a chiedermelo \  ad  elucrubarci  sopra cercando  a  tutrti i cositi  una riposta  immediata  , rendendo  i  poco  sul lavoro ( tali elucubrazioni  , devo allenarmi a farlo  , me le  dovrei  riservare il fine settimana😈😇😀) mi  sono reso conto ho  trovato la  risposta .
Crisi Di Mezza Età Dell Uomo Illustrazione di Stock
da
https://it.dreamstime.com
più precisamente qui
La morale  ed  quindi il loro  significato   che la mia  vita \  opera  d'arte  avrebbe potuto essere migliore o peggiore  oppure né l'uno né l'altro ma semplicemente  diversa .... . Resta il fatto che quella  fin qui vissuta ( nel bene e  nel male  \  in positivo e  negativo ) è  stata  ed  tutt'ora la mia  vita  ed  l'unica  .
Devo  allenarmi acettare il fatto che ciò  che  è stasto  è stato  ed ciò  che è  fato  è  fatto , insomma quardare avanti  ( senza  ovviamente  dimenticare   chi sono  da  dove  gìvengo e cosa  ho :  fatto , scritto  , detto  ) , senza  più a  cosa sarebbe potuta essere se  avessi  preso quella  strada  o seguito  qul suggerimento, ecc.   smettere  di  ripensarci  continuamente e  rimurginarci sopra  perchè ormai  sono negli 'anta  e  tras  poco :-) nei   cinquanta  .e   devo  accettarlo

22/06/17


Buja: Non può comprare la Lamborghini: la costruisce con il compensato . dopo cinque anni di lavoro William Covasso ha realizzato a casa la propria auto di lusso. Dalla passione per la falegnameria alla realizzazione di un prototipo con pannelli di legno . Realizzando

da  http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/06/22/
Il sogno di William si avvera: chiamato dalla Lamborghini .
Il 43enne invitato nella sede della casa automobilistica. Aveva realizzato una riproduzione dell’auto in compensato
                                            di Piero Cargnelutti




BUJA. Dalla Lamborghini realizzata in compensato con le proprie mani, alla possibilità di visitare la sede centrale della nota casa produttrice dell’auto di lusso. Un sogno si avvera per William Covasso, 43 anni di Buja, che negli ultimi cinque anni ha realizzato nel casolare della sua casa in località di Tomba una Lamborghini in formato originale.

"Vi racconto come ho costruito la Lamborghini con il legno"C’è chi può permettersi la Lamborghini, e chi invece se la costruisce da solo. La storia è quella di William Covasso, 43 anni, residente a Buja, che, seguendo la sua passione, tanto per le automobili di lusso che per la lavorazione del legno, è riuscito a realizzare con le sue mani (in cinque anni di lavoro) una Lamborghini, utilizzando pannelli di compensato. (Foto Petrussi - Videoproduzioni, intervista di Piero Cargnelutti)
La sua storia, raccontata sulle pagine del Messaggero Veneto del 08 giugno 2017, è giunta alle orecchie della casa madre a Sant’Agata Bolognese che ha preso contatti con William, e lo ha invitato a visitare lo stabilimento a settembre, oltre che a condividere un pranzo con i lavoratori dell’azienda. E, ovviamente, per fare un giro su una Lamborghini vera: «È un’emozione grande per me – dice William Covasso – e ancora ora non me ne capacito facilmente anche perché io ho fatto tutto quello per semplice passione. Poi, finire sulle pagine dei giornali ed entrare in contatto con la ditta che realizza la mia auto preferita, è qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Sono state notti di entusiasmo per me nelle ultime settimane». La Lamborghini ha contattato l’assessore comunale Silvia Pezzetta a cui William avevo voluto far vedere la sua opera: «Ho sentito personalmente – spiega l’assessore Pezzetta – Mario Vecchi, rappresentante dei rapporti istituzionali della Lamborghini, che ha fatto l’invito a William. Credo sia una bella soddisfazione per lui, che è anche un buon esempio dell’ingegno e delle capacità che ci sono sul nostro territorio». Nei contatti che ci sono stati nelle ultime settimane, pare che la Lamborghini abbia richiesto anche le foto laterali del modello realizzato da William e sia intenzionata a far visita a Tomba per vederla con i propri occhi. Non è dunque detto che anche l’opera di William Covasso entri in futuro a far parte del celebre museo che la Lamborghini ha avviato sempre a Sant’Agata Bolognese: «A quello non ci ho pensato ancora – dice William – anche perché ci sono voluti cinque anni a realizzarla. Ma ci penserò: se verranno dalla Lamborghini sono pronto a fargli vedere quello che ho fatto». Certamente, per la nota casa madre bolognese quell’opera testimonia la passione che il bujese William Covasso ha per la celebre Lamborghini, ma i suoi referenti saranno ancora più sorpresi quando verranno a Buja e scopriranno che quel modello è stato realizzato con pochi mezzi tecnici da un autodidatta del legno.

05/04/17

Luigi, 24 anni e pastore per vocazione: "Per il mio gregge ho rinunciato all'università"



Siamo a Carpino, in Puglia, sul Gargano. Luigi ha 24 anni e quando ne aveva 18 ha fatto una scelta radicale: fare il pastore come suo padre e suo nonno. "Dopo il diploma i miei genitori avrebbero voluto che mi iscrivessi alla facoltà di Veterinaria, ma sentivo che se avessi lasciato le nostre greggi sarebbe tutto scomparso nell'arco di pochi anni". Una scelta guidata anche da una visione innovativa della pastorizia, volta al biologico. Luigi aspetta che l'erba dei pascoli cresca in maniera spontanea, evitando l'uso di fertilizzanti, e per i suoi capi sceglie soltanto medicinali che non lascino residui nel latte o nelle carni. "Fare questo tipo di scelte - conclude - comporta più sacrifici e spese maggiori, ma io ho deciso di fare questo lavoro perché ho rispetto per la natura, per gli animali e soprattutto per gli uomini che mangiano i formaggi che produco"(di Lorenzo Scaraggi)

13/08/16

La malattia, è il business più grande della nostra macro-economia matteo tassinari

Di notte,
il dolore       è più gonfio

         di Matteo Tassinari
Alle due di notte fisso ancora il soffitto e ascolto i lamenti dei malati riempiono le stanze. Il mio amico di camera dorme di un sonno stanco e gravoso da sopportare. Sono i principi attivi (5) che gli circolano, contemporaneamente, nel sangue attraverso diverse sacche di flebo, da mattino a sera, che non l’aiutano e giustamente, lui, si lamenta dal dolore. E allora, con la forza di mille agonie, cerchi, ti sforzi di pensare che il dolore è un dono di Dio che ti fa capire questioni che altrimenti avrei certamente ignorato. E così è stato. Voi non potete capire il supplizio di questo volto che recita un malato di aids in un ottimo film, l'avverti fino in fondo e lo senti fino in fondo, fino a poter capire che l'accrescere il proprio sapere, equivale ed aumenta il dolore. Ve l'assicuro come è vero che dopo, vorrei parlarvi di ravanelli da "tociare" in pinzimonio!
 La malattia, è il business più grande 
della nostra macro-economia

Mlnotte abbonda  
la sua consistenza desolante con le sue freddezze e scheletriche immaginazioni. Tutto quel che ci circonda si dilata proprio quando un gemito si fa spazio fra i corridoi illuminati a neon spenti, gremendo spazi vuoti dove corrono le emergenze, perché è di notte che il tormento alza il volume dell'odissea e di notte il calvario fa più paura, non so perché.... Non so quanto tempo passa, che avverto l’amicizia del water. La prostata fa il suo lavoro, mentre impiego qualche minuto per arrivare ad espellere l’ultima goccia possibile d’urina dalla vescica, un lavoro assai impietoso per quello che m'invento di fare per raggiungere lo stimolo e espellere un poco di liquidi.

Questi sono gli orgasmi rimasti in un periodo affannoso per quanto difficoltoso. Ma la notte in ospedale non scema affatto le sue mestizie, semmai le aggrava, le allarga fino ai ponti dell'acutizzazione di ogni singola particella corporea malata rafforzando la pressione che il dolore complessivo provoca. La rafforza, l'ingrossa, l'addiziona, l'incrementa senza alcuna spiegazione se non vacua. A volte penso: chissà come moriva la gente prima dell’invenzione di tante malattie? Mi accontento del pensiero di Louis Pasteur: "Noi beviamo, mangiamo o respiriamo il 90 per cento delle nostre malattie". Ha ragione, non si scappa.
Sono le tre...
Quando parte imperturbabile il prurito su tutto il tessuto corporeo dovuto ad una forma di Vasculite a causa della riattivazione del sangue, prendo la spazzola comprata in ferramenta con setole coriacee, per assicurarmi un deciso quarto d’ora di pace pur sapendo che un quarto d’ora dopo il prurito alienante tornerà. Il sangue, come saprete, va dovunque.
Gli piace così, girare a zonzo, da una vena a un'arteria, da un tessuto ai suoi vasi. Solo che grattarsi al centro della schiena, bisogna essere artisti autentici e io ci riesco perché ho le braccia lunghe e la schiena pure, per una lunghezza di 185 cm. La stamina viaggia dappertutto alla stessa velocità di una qualsiasi connessione Internet senza intoppi. È la vita. A volte credi che due occhi ti guardino e invece non ti vedono neanche. A volte credi d'aver trovato qualcuno che cercavi e invece non hai trovato nessuno. Succede. E se non succede, è un miracolo. Ma i miracoli non durano. L’uomo può essere il capitano del suo destino, ma anche vittima della sua glicemia.
Nivea a volontà
Gratto. Gratto. Gratto, ma mi accorgo però che la cute che gratto non è più prurito, ma è diventato bruciore. Basta. Appoggio la spazzola sul comodino, altrimenti va a finire che compare il sangue emi tocca chiamare una infermiera. Con una spugna passo sul corpo acqua fisiologica e un pizzico di bicarbonato, i rimedi della nonna... cercando di lenire le parti più lese per poi darmi un poco di Nivea.
Del resto, il rapporto che ho con le creme, da il senso d'accesso alla solitudine, mentre una malattia immaginaria trovo che sia peggiore di una vera malattia. Continuando nel mio casino mentale, arrivo a pensare che ci sia tanta salute nella malattia, com'è vero che non è il medico ma un altro malato che riesce a capire la sofferenza di un altro malato.
Gli antistaminici 
sono acqua 
fresca. Solo il Cortisone metterebbe a tacer tutto, ma a causa di effetti collaterali talmente insopportabili che preferisco tenermi il prurito rinunciando al Cortisone e i suoi fuochi d’artificio. 
Passa il tempo. Non so quanto, intanto la scienza si consulta mentre il paziente può solo sopportare. 
Fu per questo, forse, che Sigmund Freud una volta disse: "Non si muore perché ci si ammala, ma ci si ammala perché fondamentalmente bisogna morire". Nulla di originale...
Un po’ dormo,
un po’ no.
Nel mezzo notturno, mangio un’arancia. Sono le quattro di notte o forse solo le tre e penso a Bowie e capisco ancora più profondamente che una generazione, con lui, se n’è andata per davvero. Penso a Gesù, l’unica risposta a tanta tribolazione. Pensieri anarchici, bakuniani, contestatori, ribelli e sovversivi, che sfiorano le meningi a 38 di febbre. Dormo un’oretta forse più.
La    sapienza
dei    malati
Sono le cinque e mi aspetto da un momento all’altro le luci del mattino e penso che tra un’ora, decisa, entrerà un’infermiera a prelevare un po’ di sangue da me e dal mio amico di camera, per vedere a che punto stanno i cd4 e la Viremia, e penso che gran parte di quello che i medici sanno è insegnato loro dai malati, consapevole del fatto che il miglior medico è colui che con più abilità sa infondere la speranza.
Diceva Jannacci, medico pure lui:"da medico ragiono esattamente così, la vita è sempre importante, non soltanto quando è attraente ed emozionante, ma anche se si presenta inerme e indifesa".
Giovane in ospedale a letto
mentre naviga in Internet
per ricercare informazioni
sulla sua malattia 
Come ho sempre pensato, ogni medico dovrebbe essere ricco di conoscenze e non soltanto di quelle che sono contenute nei libri, ma i suoi pazienti dovrebbero essere i suoi libri. In buona sostanza, la malattia è un conflitto tra la personalità di entrambi e le loro anime. Non solo. Si arriva, col passar degli anni, e decenni poi,  senza fare stupide e odiose apologie al suicidio, a pensare che la morte può essere una fonte di liberazione da una situazione che sai non potrà mai avere miglioramento, solo peggioramento.
Dallas Buyers Club: Matthew McConaughey dimagrito
e pallido nei panni Ron Woodroof, un malato di Aids
 Flebiti e farfalle
Mi metterà la “Farfalla”, un ago che s’infila nel braccio per non forare troppe volte la pelle e avere una via d’accesso costantemente pronta per gli aghi da dove passa tutta la chimica. E’ un condotto che mi porto attaccato alla perfezione al braccio per quattro o cinque giorni, per poi cambiarlo affinché non infetti la vena in questione. Che invenzione fantastica la “Farfalla”. Se non ci fosse saremmo pieni di flebiti, noi uomini spaventati. E quasi l’alba e l’infermiera di turno sta per iniziare il suo pellegrinaggio lungo la corsia. Eccola. Prima di vederla, vedo la luce al neon dell’anticamera, affinché troppa illuminazione non ci crei fastidio per noi esseri dormienti e stanchi di mille tempeste dove si sono persi senza domande. 
Buona notte a tutti
BUONGIORNO! E’ il caloroso saluto della nostra amica infermiera, la risposta è un po’ più sonnolenta e ciancicata. Si sente appena, impasticciata quanto mescolata a chissà quali sogni e speranze. E’ partita la giornata di un reparto per persone con malattie infettive e anche di più. La giornata passa, ritorna la notte, la storia e circa simile a quella precedente. Buona notte, ricomincia il calvario dopo una notte di merda e un giorno uguale. 

14/03/15

dal mondo del lavoro emigrare o non emigrare ? , la schifezza del jobs act , un figlio di 7a nni che trova lavoro al padre

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Iniziamo   dalla prima storia  che non è   altro che la continuazione ,  vedere   secondo url sopra  , della precedente .  La  storia  è tratta  da  http://www.napolitan.it/

Io, precario infelice in Italia e uomo realizzato in Danimarca

di / 0 Commenti / 44 Visite / 30 gennaio, 2015


10347720_10204394092504677_4667842167136343650_nI percorsi della vita portano su tante strade; si fanno scelte e ogni volta che si sceglie si rinuncia a qualcosa, perché la vita è così.
Ma ai sogni non si è capaci di rinunciare: li vedi calpestati e umiliati, si inizia a essere arrabbiati con il mondo intero, la sfiducia che scava dentro e sentirsi impotenti, per passare i giorni a dirsi di “non mollare che tanto prima o poi qualcosa accadrà“, ma il tempo è spietato e passa, non accade nulla, tranne che vedere quello che ti spetta rubato e solo per agganci giusti, persone giuste.
E tutto il tuo tempo per imparare e che a nessuno interessa.
Emanuele ha 30 anni e un diploma in grafica pubblicitaria. Nel suo paese del profondo sud, lavora in un bar, caffè su caffè, brioches e conti da far quadrare, l’amore che “deve” aspettare, perché non si può.
Sente per caso da un cliente che in Danimarca danno un sussidio di 2mila euro ai disoccupati e pensa di aver versato troppo cognac al cliente, ma è tutto vero, invece. In appena 3 giorni lascia il lavoro, compra il biglietto aereo e dice alla sua ragazza: “Aspettami.” Ma non sarà lei ad aspettare lui; lo farà Emanuele, quando andrà a prenderla in aeroporto, perché ha deciso anche lei di provarci, con pochi soldi, ma insieme, tanto è questo che conta. Hanno lasciato il sole della loro terra e si muovono in bici sotto la pioggia, si aiutano come possono e con il loro inglese scolastico, iniziano a cercare lavoro, vanno a una scuola serale per imparare il danese e fanno piccoli lavoretti a termine.
Pochi mesi dopo, la Danimarca diventa il loro paese e tra le nuvole il sole: lui contratto a tempo indeterminato presso un’agenzia di pubblicità e lei serve cappuccini in un pub che ha il sapore del Natale perché forse Babbo Natale esiste e ha la faccia di una sirenetta che guarda il mare.
Emanuele e il suo amore hanno realizzato un sogno che ha avuto un prezzo alto, ma ci hanno fatto capire che non si può rinunciare ai sogni e che si possono realizzare: non è coraggio…è crederci.

La  seconda   da www.unionesarda.it

Niente mutuo per gli assunti col Jobs act
Il sogno svanito di una coppia di Cagliari

Niente mutuo per gli assunti col Jobs act Il sogno svanito di una coppia di Cagliari                            Acquisto di una casa col mutuo - foto simbolo

Una cronista ha chiesto 100mila euro di mutuo offrendo come garanzia il suo contratto (con le nuove norme) e quello del compagno con l'articolo 18.
«Siete sicuri di voler comprare?». L'impiegato della Bnl abbozza un sorriso: «Entrerete nel mondo delle mucche da mungere». La battuta ha sfumature minacciose. Il primo tentativo è al Banco di Sardegna. Trentatré anni lei, cinque in più lui. «Il mutuo regionale fa al caso vostro». Ma il sogno svanisce in pochi minuti. È necessario avere redditi pregressi, anzianità, e un garante. La lista infinita di documenti da produrre finisce in fondo alla borsetta. Assieme al biglietto da visita.
Quattro giorni per bussare alla porta di dieci istituti di credito - italiani, tedeschi e olandesi - danno lo stesso risultato: una giovane coppia appena assunta col Jobs act non ha speranze. A meno che non trovi qualcuno disposto a garantire i suoi sogni. In questo caso abbastanza modesti: un bivano di ottanta metri quadri alla periferia di Quartu. Valore d'acquisto 140 mila euro, cento sono da finanziare.

da   http://www.nextquotidiano.it/

 ALMAVIVA: COSA HA FATTO IL JOBS ACT AI LAVORATORI DEI CALL CENTER

La storia l’ha raccontata qualche giorno fa il Manifesto: Almaviva chiede ai sindacati di “conseguire l’indispensabile sostenibilità economica delle attività”. Tutto parte dalla commessa appena ottenuta da Almaviva, con riserva, da Wind. La compagnia telefonica concederài l via libera solo se otterrà una tariffa al minuto inferiore del 14% a quella attuale. Per raggiungerla chiede ai 1500 lavoratori interessati di fare la propria parte, altrimenti sarà il loro posto di lavoro a essere messo a rischio.
La comu­ni­ca­zione è arri­vata diret­ta­mente dall’amministratore dele­gato di Alma­viva, Andrea Anto­nelli, nell’intranet azien­dale: siamo riu­sciti a otte­nere la com­messa Wind, quindi ci tro­viamo nelle con­di­zioni di sal­vare i 1500 posti a rischio, ma c’è un “ma”. La deci­sione del colosso tele­fo­nico, che pro­prio in que­sti giorni sta defi­nendo una fusione con la con­cor­rente 3, è legata a una «riserva»: viene richie­sta una tariffa al minuto infe­riore del 14% rispetto a quella attuale, e così il gruppo di Alberto Tripi butta la palla nel campo dei sin­da­cati. Si dovrà rag­giun­gere un accordo per «con­se­guire — parole dell’ad — l’indispensabile soste­ni­bi­lità eco­no­mica delle atti­vità», altri­menti non se ne farà nulla. La dead line per chiu­dere le trat­ta­tive è fis­sata per il 31 marzo.

L’azienda vuole legare i forti sconti ai salari, insomma:
In alter­na­tiva, Alma­viva potrebbe pro­porre di dimez­zare le ore di lavoro, così come in que­sti giorni sta chie­dendo un’altra azienda, la Info­con­tact, per con­ser­vare il posto ai suoi 1590 addetti cala­bresi. O, ancora, potrebbe acce­le­rare sul pedale degli esu­beri, met­tendo comun­que alcune cuf­fiette in cassa o addi­rit­tura in mobi­lità, visto che in ogni caso già da due anni i 9 mila dipen­denti del gruppo romano stanno in soli­da­rietà al 20% (pari a circa 1800 esu­beri strutturali).
L’allarme è scat­tato in tutti quei set­tori dove si opera per appalti: le aziende al cam­bio com­messa met­te­ranno in esu­bero i vec­chi dipen­denti, e potranno assur­merne di nuovi, molto meno costosi, gra­zie agli incen­tivi messi a dispo­si­zione dal governo con la legge di sta­bi­lità. I call cen­ter sono più che espo­sti: secondo la Cgil sono 7 mila i lavo­ra­tori ad altis­simo rischio di sosti­tu­zione nei pros­simi mesi, e per il momento pur­troppo non si vede nes­suna via d’uscita. Il conto è pre­sto fatto: nella sola Alma­viva rischia di sal­tare quasi la metà delle attuali 9 mila posta­zioni. Spiega Il Manifesto:
«Con il Jobs Act magari si mol­ti­pli­che­ranno le assun­zioni, gra­zie agli incen­tivi, e il pre­mier Renzi e il mini­stro Poletti potranno van­tar­sene — riprende Azzola, della Slc Cgil — ma noi chie­diamo al governo che fine faranno gli attuali dipen­denti, rite­nuti ormai non più “com­pe­ti­tivi”. E non par­liamo di stu­denti ven­ti­cin­quenni al primo impiego: sono ope­ra­tori qua­ran­tenni con fami­glia, figli e mutui a carico».

Nel mag­gior gruppo ita­liano, che si è impe­gnato a non spo­stare lavoro all’estero, i costi dei dipen­denti infatti si sono rive­lati troppo alti rispetto ai ribassi pos­si­bili gra­zie a Jobs Act/legge di sta­bi­lità e alle delo­ca­liz­za­zioni. E, spiega oggi il Fatto, con il Jobs Act la situazione potrebbe sensibilmente…peggiorare:
Qui, entra in campo, negativamente, il Jobs Act. “Siamo di fronte a un salto di qualità” spiega al Fatto Michele Azzola, segretario dello Slc-Cgil, perché lo sgravio contributivo fino a 8000 euro l’anno, previsto dalla legge di Stabilità, costituisce un forte incentivo a costituire nuove società e a sostenere gare al ribasso con sconti fino al 30-40% in una categoria in cui l’80% dei costi è dato dal lavoro”. Nuova commessa, nuova società, sgravio contributivo e andata a casa dei vecchi impiegati. Che non sono più i giovani precari dell’immagi – nario cinematografico ma uomini e donne tra i 30-40 anni, sposati e con figli, ormai dediti a un lavoro che vorrebbero stabile. E che, invece, sembra frantumarsi.


e per  finire un altra  storia   allegra   triste  ma  allegra  contemporaneamente   che dimostra  che   nonostante il crescente razzismo o simpatie  tali   del tipo non son razzista ma ....   esistono ancora degli anticorpi  che   riescono  a tenerlo a bada

il caso

Il figlio, 7 anni, trova un lavoro al padre rimasto disoccupato

Storia di straordinaria integrazione a Conegliano, protagonisti due scolari del collegio Immacolata. Il bambino si confida con l’amico del cuore, il quale chiede aiuto alla mamma, figlia di un imprenditore


CONEGLIANO. Due bambini di sette anni, compagni di scuola in seconda elementare al Collegio Immacolata di Conegliano, Gregorio e Gideon, danno un

16/02/15

La storia di Uno Stagista e di Una Checercadilavorare Manoncelafa


da http://it.paperblog.com/
Creato il 14 ottobre 2014 da Giovanecarinaedisoccupata

Primo fra tutti può fingere davvero di non avere certe capacità e di volersele coltivare, di voler imparare cose nuove e bla bla. Non si sentirà sminuito nelle proprie competenze e non vedrà come buttati nel cesso le manciate di anni passate inutilmente ad accumulare esperienze con cui in ogni caso non potrà rivendersi sul mercato del lavoro.
uno-stagista

Questa riflessione (semiseria solo nell’affibbiare nomi fittizi a quelli che potrebbero essere – anzi SONO – i prototipi di ciascuno di noi) nasce da recenti esperienze, mie e di alcuni cari amici disoccupati, conosciuti durante la mia gavetta nel magico mondo della disoccupazione. Gavetta che, per come stanno le cose, temo non finirà mai.
Per quanto le situazioni possano sembrare esasperate, lo sono forse nella forma, ma di certo non nella sostanza, e questo lo potete testimoniare anche voi, che sicuramente almeno 1 volta nella vita vi siete sentiti recitare le tipiche frasi che si dicono a chi è in cerca di un lavoro (oltre a “le faremo sapere”):
“Mi dispiace ma…” (iniziano tutti con un bel mi dispiace lavacoscienza)
    Fencesitter
  1. Per questo lavoro non ho budget, (e se c’è l’ho sono quei quattro soldi che ti faccio il favore di darti)
  2. Per questo lavoro non ho posizioni aperte in azienda = non ti posso assumere, nemmeno con un contratto a progetto
  3. Si, tu hai fatto un ottimo lavoro Una (di nome ) Checercadilavorare (di cognome), ma non possiamo rinnovarti l’ennesima collaborazione occasionale dopo più di (tot) mesi (persino noi ci arriviamo a capire che la definizione “occasionale” non ti si può più affibbiare)
  4. Assumerti mi costerebbe troppo in contributi da versarti, questa azienda non si può assumere anche questo costo, ci arrangeremo con i dipendenti che abbiamo (e faremo fare loro lavori che non li competono, oppure forniremo un servizio da schifo ma tanto i clienti capiranno: sono nella stessa situazione, dobbiamo tirare tutti la cinghia, e in fondo in fondo, nemmeno a noi ce ne frega più di tanto.)
  5. Ci arrangeremo con i dipendenti che abbiamo, tanto in settimana ci arriva Uno Stagista che ci aiuta (il salvatore della patria, anzi dell’azienda in difficoltà).
Di solito, chi ti fa questo discorso è pagato per farlo. Ovvero è un dipendente assunto a tempo indeterminato illo tempore, eoni ed eoni fa, da quella azienda, che:
  1. Non capisce la tua situazione perché non ci si è mai trovato
  2. Pensa che le difficoltà in cui versa l’azienda e di cui si fa scudo per dirti che non ti assumerà non lo toccheranno minimamente, lui e il suo posto fisso.
Il più delle volte, ha ragione.
Le difficoltà valgono solo per noi disoccupati, come scudo o giustificazione dietro cui andare a pararsi.
Finora, però, ho sentito dire solo “poveri stagisti”. E la cosa mi fa incazzare.
Badate bene, non è che Uno Stagista non sia un poveraccio tanto quanto me, Una Disoccupata alias Una Checercadilavorare, anzi: nuotiamo nella stessa m..marea, abbiamo a che fare con gli stessi interlocutori, ci affibbiano gli stessi lavori (non ditemi di no perché state dicendo una cazzata) e ci pagano pure la stessa miseria, ma… Uno Stagista ha un paio di marce in più. Quali?
E in secondo luogo, cosa più importante: l’azienda guarda al portafoglio, e Uno Stagista “costa” effettivamente di meno.
Ebbene si: Uno Stagista se la passa anche bene a conti fatti, grazie alla legislazione italiana che regola il mercato del lavoro! Il compenso che gli viene versato, netto, arriva nelle tasche sue ed è finita lì. Basso si, e non commisurato a quello che poi si ritrova a fare – ovvero il lavoro che dovrebbe svolgere una risorsa umana completamente formata ma che però non si può o non si vuole assumere – ma pur sempre esentasse, esente dichiarazioni varie, esente da iscrizione alla Gestione Separata INPS e ai relativi importi contributivi, esente dalla (diolastramaledica) apertura di partita IVA e relativo regime contributivo strozza cristiani. Anzi all’azienda danno pure degli incentivi per farlo lavorare, cioè… vegnono pagati per dargli un lavoro!
Non ci sono limiti a quanti “stage” può accettare uno stagista, non ci sono limiti di tempo, e se ci sono possono essere facilmente mascherati, così come le descrizioni delle mansioni e del percorso formativo possono essere abilmente reinterpretate in infiniti modi, tutti volti a dichiarare “ehi, gli sto insegnando un lavoro e lo sto arricchendo” invece che “ehi, lo sto facendo sgobbare come un mulo su mansioni da risorsa umana fatta e finita e MI sto arricchendo”.
Eddai come fai a non preferire il caro vecchio Uno Stagista?
Quanto alla nostra amica Una Checercadilavorare, il suo passato è nero come l’onta che subisce ogni giorno, e nemmeno il suo futuro è tanto roseo: è passata da un lavoro sicuro e retribuito con tutti i contro crismi ad una situazione di “flessibilità” che non le dà alcuna garanzia, nemmeno il pane in tavola oggi. Figuriamoci domani.

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È una precaria, che di mese in mese si è fatta, casse integrazioni, mobilità, indennità di disoccupazione (che poi è finita e su cui ha dovuto o dovrà pagare tasse), è in cerca di lavoro ma ne trova solo di saltuari e “occasionali”, e dopo un po’ li deve mollare perché non trova aziende disposte ad accollarsi i suoi “costi”, a corrisponderle quanto per legge dovrebbe esserle corrisposto (contributi e varie, oltre ad  uno stipendio commisurato a capacità e mansioni svolte). Lei deve continuare ad accollarsi “costi” come tasse e contribuzioni varie (dall’Irpef a parte dei della Gestione Separata INPS – se supera una certa soglia annuale di compensi – o i costi della Partita Iva) oltre al costo della vita giornaliero che nessuno la aiuta a pagare e su cui nessuno le fa credito.

Deve lavorare attrezzandosi di tasca sua,  ed ha poco o nullo margine di contrattazione in sede di discussioni contrattuali: il più delle volte si sente rispondere “se ti va bene è così, dopotutto anche questi pochi spiccioli sono meglio di niente no?” come se stesse facendo quella dalle pretese milionarie.
Qualche volta si sente dire che bisogna ridurre anche quegli spiccioli perché si rende necessario versarle contributi “che poi vanno a vantaggio suo” (e che quindi vanno detratti dal suo compenso netto già risicatissimo). Come se i contributi avesse insistito lei per versarli, cascasse il mondo, cacchio.
Come se a ciascun dipendente fisso l’azienda fosse andata a dire: caro mio, tu mi costi troppo di contributi, adesso ti riduco un po’ lo stipendio di base perché in fondo li sto versando a vantaggio tuo. Magari lo facessero! Qualcuno comincerebbe a capire cosa si prova a stare da questa parte della barricata!
E infine, ultimo ma non ultimo, la nostra precaria amica Una Checercadilavorare Manoncelafa (il secondo cognome è preso da questo matrimonio che non s’aveva da fare con la disoccupazione), si deve arrendere all’evidenza che tutto sommato e prima o poi a lei l’azienda tornerà a preferire Uno Stagista, che gli costa di meno.
Meglio ancora se Uno Uomo Stagista (che queste donne sono lagnose e pretendono la luna ohi!)
E io che posso dirvi se non che a 35 anni suonati sto seriamente considerando l’idea di presentarmi sul mercato del lavoro senza passato e senza  capacità (colta da amnesia retrograda postraumatica? Rapita dagli alieni e appena riconsegnata?), ma soprattutto senza dignità e con l’unica velleità di accettare solamente contratti da stagista?
Ebbene si, oramai sogno di essere Una Stagista.

08/06/14

A 8 ANNI PROMETTE: "PAPÀ, TI REGALERÒ L'AUTO DEI TUOI SOGNI". E MANTIENE LA PROMESSA -

alcuni di voi i mi chiedono  , ma  come non ci aprli più  di te  , ma racconti solo storie , alcune discutibili altre belle   ed interessanti  .

Ora  , non li biasimo  , ma  non riesco  a  trovare il coraggio  d'aprirmi direttamente   e preferisco  farlo  in maniera  indiretta raccontando appunto    storie  ed  aneddoti  .
Eventi e  fatti   che  trovo  in rete  o  sui  giornali spazzatura ( per  usare un  eufemismo )   come li chiamano i miei  o  frivoli   come li chiamo io ,  o  usate a  differenza  di me     dai media  embed  per  distrarre   da news  importanti  o  quando non hanno altre  news o per  alcuni sono insignificanti  ( ecco perchè  i tag  , incredibile ma vero , bellezza  ai margini , storie , le storie , ecc  )

Dopo   questa   risposta  . ecco una   , stavolta   contenente  in maniera diretta   , cosi  i "  fautori  "  di  tale richiesta  saranno soddisfatti  ,  un mio dubbio interiore  . Proprio  come la  storia  , la  più bella

 per  il  numero speciale dedicato agli 80 anni di Paperino


"come possiamo distinguere i ricordi dai sogni se esistono entrambi soltanto nella nostra mente?

 un sunto per chi non volesse leggersi tuitta la storia  



la storia
  da  www.leggo.it  

Sabato 7 Giugno 2014
WHASHINGTON - Aveva solo otto anni quando promise al suo papà che avrebbe realizzato per lui uno dei sogni della sua vita: gli avrebbe regalato per il suo 57eseimo compleanno una
Chevrolet del 1957. Quel bambino è stato di parola, e la sua promessa è diventata realtà: Michael King è riuscito davvero a parcheggiare una Bel Air azzurra nel garage di casa. "Mio padre - ha raccontato nella spiegazione che accompagna su Youtube il video del momento della consegna del regalo - ha sempre sognato di avere una Bel Air del 1957, ma è cresciuto in una famiglia povera con sette bambini". Il video è stato postato il primo giugno, ma ha commosso tantissime persone."Mio padre non pensava che avrebbe mai realizzato il suo sogno, ma ne parlava in continuazione", ha scritto il figlio modello. "non ho mai dimenticato la promessa che ho fatto a otto anni".

25/01/14

dalla vita non sai mai cosa t'aspetti ecco perchè lotto per mantenermi vivo ed ho rinuciato ai propositi suicidi

In sottofondo due  canzoni
  la  prima  A. Delogu - Ebbè Peppì com'è? - Arr. Giacomo Spano (2014)
la seconda  Il Figlio del re-Piero Marras@Juannusai


Come dal titolo la vita è imprevedibile. Infatti  ho avuto occasione  di verificare sulla mia pelle  che  i proverbi e  detti di saggezza  popolare  molto spesso contengono un fondo di verità  . Ecco  cosa mi è  successo  di recente  .

Quattro anni  anni avevo  litigato con *****  mia  amica  e  compagna  di strada  di   facebook    sia  a causa    di fake  che  m'avevo rubato l'identità   e  s'era spacciato  per  me  ed  insultava  ( lei compresa )   gli altri \e   miei  contatti e  i  loro amici\che  sia  a causa mia .
Provai a ricercarla prima al cellulare  ma non avevo più il numero  ,  più  volte  su fb  , ma   non rispondeva .Cosi  per  3  anni . Poi nei giorni scorsi  ho fatto un ultimo tentativo , trovando il suo nuovo account  ,   ho lasciato un commento   ed inaspettatamente  (  mi sarei aspetto  una risposta  d'insulti  )  ho ricevuto  la richiesta da parte sua  di contatto
 Non  chiedetemi ulteriori particolari   perchè  non mi va  di  riaprire   vecchie ferite ( chi  mi segue  su fb fin dal 2009     ricorderà e saprà  )   mi basta  averla  ritrovata  ed   riaverla fra i miei contatti e  aver   eliminato dei fantasmi  (  rimorsi e sensi di colpa ) .
Felice   come   non mai  , ho detto  fra me e  me  , ho fatto 30   facciamo  31  e  ho scritto  a ***** un altra amica  con cui  avevo litigato  . E  gli avevo anche dedicato   anche  questa  canzone



 perchè , maledetto orgoglio maschile  , mi aveva   , ma non la biasimo non aveva  tutti i torti  in fondo  , trattato  di schifo  )   gli ho scritto avendo il primo account  di fb  bloccato  dal secondo  account  di fb


16:57
Nei giorni scorsi ho fatto un sogno ( anche   se  in realtà  era  più un incubo  )  , come la trama del film http://it.wikipedia.org/wiki/My_Life_-_Questa_mia_vita ne ho parlo con il mio analista è mi ha consigliato di aprirmi e liberarmi dei sensi colpa \ rimorsi . Ecco che ho deciso di farlo . Quindi ti chiedo scusa per come mi sono comportato nei tuo e ( e di tua sorella ) confronti qualche tempo fa . vorrei se che accettassi queste mie scuse e se è possibile che mi diate una seconda possibilità . Appena mi sbloccano l'account principale www.facebook.com/redbeppeulisse1 vi rimando il contatto li , se vi va , altrimenti pazienza . Ma almeno mi sentirò meglio senza pesi sulla coscienza . Con amicizia Giuseppe

ecco la sia riposta
****** Stai tranquillo giuseppe!! Ho accettato l'amicizia!! ci vediamo ci venerdi al corso di fotografia !!! Buona serata !!!


ecco che e proprio vero che a volte è proprio vero che il tempo cancella e porta l'oblio di tutte le ferite il tempo cancella e porta l'oblio di tutte le ferite E che questa a differenza rimarrà una cicatrice e poi pian piano magari scomparirà , in quanto era si profonda  ma  a    differenza  di quando le ferite  sono profonde non guariscono mai, al massimo si formano cicatrici che quando il tempo cambia, fanno male da morire , il tempo o la fortuna chissà  l'hanno rimossa  senza   bruciare troppo e  senza   che  finisse   come stava   per  succedere in ossessione  .

Grazie  Dio  per    questo dono inaspettato ed  improvviso  . Buonannotte  a  tutti\e  a presto  sulla strada