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18.1.26

La pancia e la fascistitudine Giampaolo Cassitta sulla tragedia di Abanoub Youssef

 fra  gli articoli    più  interessanti  che  ho letto   su    tale  vicenda     (  vedere post  precedente  )   il interessante  è  questo di   giampaolo  cassitta  .

Raccontare di pancia è l’alibi più comodo che il potere abbia mai escogitato. Usare la pancia, blandirla, solleticarla, come si fa con le bestie prima di portarle al macello. È così che si evita di pensare, di guardare davvero, di attraversare la complessità. È così che la politica abdica alla sua funzione e si trasforma in propaganda urlata, in riflesso condizionato, in reazione primitiva.
Un ragazzo viene ucciso in una scuola. In una scuola. E immediatamente la domanda non è che cosa stia accadendo a questo Paese, che cosa stia producendo, che cosa stia lasciando marcire, ma da dove veniva quel coltello, come ha fatto a entrare, chi è il colpevole da additare. Meglio ancora se straniero, meglio se “maranza”, meglio se figlio di nessuno o di una seconda generazione mai riconosciuta. La soluzione è sempre la stessa: punire, reprimere, incarcerare, vietare. Una litania oscena, ripetuta per saziare le pance nazionali, non le coscienze.
Così ritorna il decreto sicurezza, così si ripropone il carcere come panacea universale, persino per i minori. Ai miei tempi, dicono. Ai miei tempi nessuno andava in giro con un coltello. È una menzogna comoda, vigliacca, storicamente falsa. Ai miei tempi — quando ero giovane — si girava con spranghe, chiavi inglesi, pistole. Si moriva per ideologia. Destra contro sinistra. Si moriva per lo Stato, contro lo Stato, dentro lo Stato. C’erano il terrorismo, le stragi fasciste, i servizi deviati, la P2. E noi giovani vivevamo immersi nella paura, non nella favola nostalgica che oggi viene raccontata per giustificare l’assenza di pensiero.
Oggi i coltelli diventano il simbolo. I giovani diventano il nemico. La paura cambia volto ma resta identica. L’analisi, però, non comincia mai. Non è neppure contemplata. Eppure, proprio allora, proprio negli anni più bui, il terrorismo fu sconfitto non solo con la repressione, ma con l’intelligenza politica, con il coraggio del dialogo, persino dentro le carceri. C’era la volontà di capire, non solo di colpire.
Questa destra no. Questa destra è sorda alle storie, impermeabile alla realtà, ipocrita fino alla nausea. Si nasconde dietro mani tese che assolvono il saluto romano, che negano la violenza, che chiamano goliardia ciò che è apologia, che fingono di non vedere un fascismo che ieri girava con l’olio di ricino e oggi con l’ambiguità. Giovani in camicia nera allora, giovani impuniti oggi, sempre protetti da un silenzio colpevole.
La pancia chiede giustizia per un ragazzo ucciso a scuola. Ed è giusto. Ma la giustizia non nasce dalla vendetta né dall’isteria legislativa. Nasce dall’analisi, dalla responsabilità, da uno sguardo adulto sul mondo giovanile. Giustificare Acca Larentia, derubricare tutto a folklore, significa preparare un futuro misero e violento.
Smettetela con l’ipocrisia. Smettetela di nascondere quella fascistitudine che vi attraversa e vi guida, che vi spinge solo a soluzioni di pancia, inutili e pericolose. Potete incarcerare tutti i minori, se volete: ce ne saranno sempre altri, pronti a mostrarvi il fallimento del vostro pensiero corto, del vostro cinismo.
Le ricette facili non curano nulla. La repressione non salva nessuno. Quel ragazzo di diciotto anni merita risposte diverse, degne di un Paese adulto, capace di affrontare una fenomenologia complessa, disposto a scommettere davvero sull’inclusione, su tutte le persone, senza scherno, senza odio, senza la scorciatoia del carcere come unica lingua.
La democrazia, quando ragiona di pancia, si svuota. E un Paese che rinuncia a pensare, prima o poi, paga sempre il conto.

17.1.26

L’unica cosa che il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini è riuscito a dire della tragedia di Abanoub Youssef, lo studente 18enne ammazzato a coltellate a scuola da un compagno è questa sciocchezza xenofoba: “L’uso del coltelli è solo di certe etnie”.

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Questo ha partorito il sindaco, che poteva essere di tutti i colori e invece è di destra-destra.E a nessuno è venuto in mente che la tragedia di ieri non c’entra nulla con la nazionalità, il colore della pelle, men che meno con una ridicola predisposizione di un’etnia all’uso dei coltelli - come se gli italiani lo facessero coi cucchiaini - ma c’entra moltissimo con l’assenza assoluta di educazione sessuo-affettiva tra i ragazzi, nelle scuole
Perché dietro questo atroce omicidio c’è la foto di una fidanzata sui social, l’assoluta incapacità di gestire le proprie emozioni, che in alcuni soggetti sfocia in atti violenti ed estremi.La stessa destra salviniana-meloniana che Peracchini degnamente rappresenta.Invece di occuparsi della salute mentale dei ragazzi, si lanciano in deliranti decreti sicurezza anti-maranza o se la cavano con uscite xenofobe come queste. Un pensiero commosso per questo ragazzo e la sua famiglia. Ma penso anche che ci meritiamo una classe politica che non sciacalla su casi di cronaca per un pugno di voti, che non li cavalca per la propria propaganda razzista, che non crea nemici immaginari, ma affronta problemi reali. O, se proprio non ha niente di sensato da dire, rispettosamente tace.