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17/08/19

woodstock rivoluzione o fine d'un epoca ? secondo me entrambe . secondo voi invece ?







da https://www.huffingtonpost.it/

15/08/2019 14:17 CEST

Joan Baez: "Woodstock? Non ne ho nostalgia. Fu un evento importante, ma non una rivoluzione"
La cantautrice ricorda il festival 50 anni dopo: "Mi sentivo un outsider. C'era chi cantava della guerra, ma in pochi pensavano alle questioni serie. Io non l'accettavo"


                                           By Federica Olivo








Aveva 28 anni ed era incinta di 6 mesi Joan Baez quando salì sul palco di Woodstock. Cantò per un’ora, di notte, ma poi restò lì fino alla fine del festival, portando qualche volta la sua voce e la sua chitarra sul palco più piccolo. E sentendosi una voce fuori dal coro, diversa dagli altri artisti e, forse, anche da una parte del suo pubblico. A un certo punto, mentre cantava il primo brano dal palco più importante, si fermò. Chiese al pubblico - con toni, ammette lei stessa oggi, quasi bruschi - di sedersi. Era un modo per dire ‘ascoltatemi, non pensate ad altro, sentite quello che canto, quello che ho da dire’. A lei, artista e attivista, non bastava suonare. In quell’estate del 1969 voleva parlare di politica e di attualità. Voleva mandare un messaggio e temeva che gli altri - sopra e sotto il palco - presi dal divertimento e dallo svago non lo stessero recependo: “Non avrei sopportato neanche che qualcuno girasse una pagina di un libro! E lo dico sul serio”, racconta a distanza di cinquant’anni da quel concerto che ha fatto la storia.
La celebre interprete del folk oggi ha 78 anni e una voce ancora bellissima. Si appresta a lasciare le scene, dopo aver finito il tour internazionale che l’ha portata anche in Italia a luglio, per dedicarsi a una mostra di ritratti, alla scrittura, e a un documentario sulla sua vita. Forse alcuni se ne stupiranno, ma di Woodstock non ha nostalgia. Non tornerebbe indietro, né a quel concerto né agli anni ’60, di cui è stata tra i protagonisti indiscussi.
In una recente intervista al New York Times, parlando del concerto dal quale nacque, tra l’altro, il nomignolo “l’usignolo di Woodstock” che l’ha accompagnata in questi decenni, dice: ”È stato un evento importante, ma non una rivoluzione”. La cantautrice parla del festival con sentimenti contrastanti: l’allegria quando ricorda episodi divertenti e il distacco quando ne fa un’analisi complessiva. Quella tre giorni di musica e condivisione è qualcosa da cui si sente, ormai, lontana. “C’era chi cantava della guerra - spiega a chi gli chiede perché dice che non fu una rivoluzione - ma in realtà fu un festival allegro. Nessuno, in verità, pensava alle questioni serie e io ero sfrontata a sufficienza da non accettare ciò. Una rivoluzione implica assumersi rischi, come andare in carcere subire ciò che succedeva a chi lottava nei movimenti per i diritti civili o disertava il servizio militare”.
Certamente qualcosa di inusuale in quel festival epocale accadde e Joan Baez non fa finta di dimenticarlo: “Fu rivoluzionario il momento in cui i poliziotti misero da parte le pistole e fumarono erba”, ricorda. Tiene, però, a ribadire che un cambiamento sociale non avviene senza l’assunzione di un rischio “e a Woodstock l’unico pericolo che correvi era non essere invitato”, sostiene parlando con il quotidiano statunitense.
Tornando con la mente a quei giorni, prima di ogni altra cosa ricorda quanto si sentisse diversa dagli altri. A pochi mesi dalla nascita di suo figlio era lì a esibirsi mentre il compagno di allora, David Harris, era in carcere perché si era rifiutato di imbracciare le armi. Cantare non le bastava. Voleva affrontare i temi politici, dibattere delle cose che, dice oggi, “succedevano fuori”. Ma non era solo questo che la faceva sentire in qualche modo un outsider rispetto agli altri protagonisti di Woodstock: “Innanzitutto ero donna e, seconda cosa - racconta ancora al New York Times - non bevevo alcool né assumevo droga. Ricordo di aver incontrato Janis Joplin un paio di volte e di averle detto ‘oh Janis, dobbiamo vederci per un the’. Mi rispose alzando una bottiglia (di alcool) da un sacchetto. Io ero un’attivista politica, e molti di quelli che erano lì con me non lo erano”. E se qualcuno le fa notare che ricordando in questi termini Woodstock dipinge se stessa come una moralista risponde: ”È una bella parola. Ero maledettamente timida. Sono sicura che, in realtà, avevo il terrore del palco”. Esattamente di quel palco che oggi in tanti, in tutto il mondo, ricordano e che lei non rinnega, ma non rimpiange.

secondo me entrambe . fu un eventi unico ed irripetibile  lo dice  anche  la stessa (  mi sta simpatica   come un riccio nelle  mutande  ) Rita pavone   nello speciale rai ( ila solita trasmissione   mista   nostalgia  \  revail  )     ad esso dedicato  andato in onda  a  giugno   . Infatti neppure il concerto celebrativo per il 30 anni e quello successivo per i 40 sono stati in grado ( ma questo è normale niente è uguale al precedente ) sono stati in grado di ricreare quell'atmosfera . Infatti , ed è meglio cosi , non si è riusciti ad organizzare il concerto celebrativo per i 50 anni . Ecco che secondo me secondo me , appartenente ma influenzato per via del revival ( sono delle generazioni intermedia fra gli anni 70 ed 80 entrambe . Rivoluzione rispetto al periodo precedente agli anni 60 fine di un epoca perchè fu il funerale ( era già in declino almeno in america in europa ed in italia si chiude negli anni 80 ) del movimento hippy e " ideologia " libertaria e di ribellione che aveva caratterizzato quel periodo . fu uno spartiacque
fra ribellione e riflusso . Voi che ne pensate ?

23/04/19

ma è possibile che bisogna specificarlo ogni volta di che religione sono i morti che c'è un attentato ad una chiesa


L'immagine può contenere: testo
Dopo  i  vigliacchi  attentati  nella  settimana   santa  nello  sri lankka  \  isola  di ceylon  e  i  vari    servizi  dei media  in cui  si  specificava  nonostante  fosse  ovvio  e  scontato   il tipo  di religione  delle  vittime   ho cercato di capire interrogandomi  ponendomi tale  domanda  :  È proprio necessario , non dovrebbe essere ovvio e scontato , che ogni volta che avviene, in una chiesa o un altro luogo di culto nelle festività ( ma anche non ) religiose un attentato o una strage da parte di fanatici fondamentalisti di un altra religione o confessione, specificare  l'appartenenza    religiosa  \  confessionale  o meglio  la   fede delle vittime ?!.
Ho   e ho trovato la risposta in quest'articolo  del prof   e  storico del cristianesimo Alberto Melloni intitolato appunto la religione delle vittime edito da repubblica del 23\4\2019 ed in particolare in questa frase : << Che condivido questa affermazione : << le persone uccise dal terrorismo non possono essere divise in base alla fede per incentivare altro odio >>

 in  quanto come dice  anche  il mo contatto  facebookiano  


Maurizio Perrone in realtà in Italia ne parlano alla grande quando le vittime sono cristiane e/o occidentali. Questo perché ritengono che la notizia sia più interessante e perché così possono fare propaganda politica.
Ma poi un accesa discussione con Daniela  Tuscano  sulla  nostra  appendice  facebokiana

  • Compagnidistrada Cara Daniela Tuscano << le persone uccise dal terrorismo non possono essere divise in base alla fede per incentivare altro odio >> Alberto Melloni Repubblica d'oggi ( 23.4.2019 )
    • Compagnidistrada Ma che cosa c'entra??? Niente a che vedere con la notizia. Proprio niente.
    • Compagnidistrada E poi frase cretina quella di Melloni, li hanno uccisi perché cristiani, non perché passassero di lì a caso, vogliamo riconiscerlo riconoscerlo o ci vergogniamo? Questo non significa incentivare odio, è la semplice verità, e per tua informazione chi ha segnalato il tweet sconsiderato di Obama è stato un imam. I musulmani sono piu più solidali coi cristiani di tanti politicorretti occidentali. Smettila di difendere l'indifendibile.
    • Compagnidistrada Compagnidistrada non sto difendendo niente ho solo detto un mio punto di vista . Non condivisibile e criticabile , certamente
    • Compagnidistrada leggiti l'articolo di melloni su repubblica d'oggi
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  • Cristiana Girardi "Adoratori di Pasqua" è una maldestra traduzione dall'inglese all'italiano...la gravità è che la maggior parte di noi lettori italiani non ce ne siamo accorti, presi come siamo dalla voglia di polemizzare.
    • Compagnidistrada Non è voglia di polemizzare. Avessero scritto "cristiani" non ci sarebbe stara stata alcuna maldestra interpretazione. Fatto tanto  più grave considerato che, dopo l'indignazione GENERALE (non solo italiana come suggerisce lei) non si sono sentiti in dovere di precisare nulla. Hanno avuto timore a scrivere "cristiani", come del resto si sono sempre disinteressati della loro sorte da almeno dieci anni a questa parte. Per quanto ci si rigiri sopra, le cose stanno così.

mi  è  ritornato  il dubbio      tanto  da  dovermi rileggere  l'articolo  di   Melloni    sopra  riportato  .  Ed  è cosi  che  ho      dato  ragione       a  Daniela   infatti 


Daniela Tuscano Il titolo non rende l'idea dell'articolo... e si continua a non capire. Il primo intervento poi, che identifica occidentali e cristiani, oltre a non avere percezione della realtà (i cristiani massacrati erano CINGALESI, altro che occidentali!), conferma pienamente questa cecità. Evidentemente ignorate anche le origini del cristianesimo. PS. Certo che bisogna specificarlo, si deve, dato che sono stati ammazzati in quanto cristiani, non perché passavano da quelle parti per caso. E bisogna specificarlo due volte poiché nella neolingua obamiana la parola "cristiano" è diventata tabù. A breve una mia riflessuone. (D. Tuscano)
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  • Maurizio Perrone nel mio intervento ho scritto cristiani e/o occidentali, quindi una delle due cose o entrambe, nel discorso dell'interesse dei media e delle persone. È noto che una vittima più vicina a noi, per come percepiamo il mondo, suscita emozioni diverse rispetto a una più lontana. È un comportamento umano noto. In questo caso l'attacco ai cristiani si è potuto cavalcarlo per far propaganda politica e ascolti.
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  • Giuseppe Scano Hai perfettamente ragione , carissima Daniela Tuscano , il titolo del post era ambiguo e di facile fraintendimento . infatti volevo , ma evidentemente che non ci sono riuscito in pieno , criticare chi ( media maistream , politicanti , extra parlamentari ) usano la religione per strumentalizzare i problemi e giustificare il loro razzismo e la loro propaganda . Infatti se leggi il post fino alla fine ti ho dato ragione a quel che dici sulle dichiarazioni di Obama . Io non nego le origini della religione cattolico \ cristiana in quanto , anche se negli anni sono passato da una fede confessionale \ praticante ad una fede laica e non confessionale e non praticante ( salvo i giorni delle feste principali cioè pasqua e natale , o matrimoni e funerali ) , sono le mie radici la mia identità e negarlo sarebbe come negare una parte di me . Ed è per questo che ho condiviso credendolo un buon intervento l'articolo di Alberto Melloni e il post di Maurizio ( ti ha risposto anche lui ) . Comunque attendo con curiosità la tua riflessione da te accennata .

Infatti   mi  sono  sbagliato   come  mi  è stato segnalato   sempre  Daniela   e    da u altro  utente 
  • Daniela Tuscano Si legge male, ma a parte ciò... Informo il prof. Melloni che anche la cristianofobia, anzi soprattutto quest'ultima (benché non ami il neologismo), è una variante, o meglio lo sviluppo estremo dell'antisemitismo. Evidentemente egli dimentica che il cristianesimo non ha radici in Occidente quindi NON si identifica (del tutto) con esso. Ma il suo vero pensiero si svela quando asserisce che sottolineare l'appartenenza religiosa delle vittime equivarrebbe ad "alimentare l'odio". No, professore, significa prendere atto della realtà. Questa fa il paio con gli "adoratori di Pasqua" e impegna solo il suo autore. Chiedo perdono a quei morti a nome di certi sconsiderati "intellettuali" d'Occidente e torno a dialogare coi musulmani. Vado decisamente più d'accordo con loro.
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  • Alessandro Morazzini Questa cosa di considerare il cristianesimo come un tutt' uno con l' Occidente è il tipico pregiudizio dei politicamente corretti, che rivela anche e purtroppo una sostanziale ignoranza. E mi dispiace che un intellettuale che per altri aspetti condivido ceda, o meglio cada, che è il termine più appropriato, in simili pregiudizi.