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23.1.26

Primo Levi inattuale: i sommersi e i salvati di © Mario Domina del blog la botte di Diogene

    Secondo   me   il  mio amico Mario  in queesta  lucida   analisi  ha  sbagliato   il  termine .  Levi non è inattuale  ma  attuale .   qui   la  discussione  completa  

Levi inattuale: i sommersi e i salvati

(traccia dell’incontro del Gruppo di discussione filosofica del 12 gennaio 2026)


Parleremo del Primo Levi “antropologo”: una lettura che è rinvenibile fin dalla sua prima opera, Se questo è un uomo (edita per la prima volta da De Silva nel 1947), un titolo molto preciso, quasi programmatico. Così come non è casuale che l’arco della sua scrittura si chiuda 40 anni dopo con una summa antropologica della sua riflessione sui campi, ovvero I sommersi e i salvati, un libro del 1986, l’anno prima della morte.
Apro e chiudo subito la questione della morte – il quasi certo suicidio – di Primo Levi, con una nota raggelante: un bambino di 10 anni disse una volta, nel corso di una discussione sulla shoah, che la morte per suicidio di Levi rappresentava la vittoria postuma dei nazisti. Preferirei lasciare in una sospensione di pietoso rispetto la questione e dedicarmi piuttosto al “nocciolo” di quel che il pensatore Levi ebbe da dire.

La scrittura di Levi, fin da Se questo è un uomo, catalogato come “romanzo” (oggi si direbbe “memoir”), eccede il genere autobiografico o memoriale, per porsi fin da subito nel territorio dell’antropologia filosofica. Nel chiedersi come sia stato possibile operare una deumanizzazione così radicale nel corso degli anni ‘40 nel cuore dell’Europa (quell’Europa che si vantava di aver creato il più avanzato stato di civiltà umana), Levi si sta anche chiedendo che cosa si debba intendere per “umano”, “natura umana”, e quali sono i pericoli nei quali l’umanesimo incorre ancora oggi.
Già in Se questo è un uomo – che pure ha l’urgenza di raccontare – è evidente questa intenzione, che si realizzerà poi compiutamente ne I sommersi e i salvati (anticipato da un capitolo che porta lo stesso titolo), saggio che possiamo ritenere il suo lascito testamentario più prezioso.
A chi si rivolgono questi testi? Primo Levi lo dice chiaramente nell’esergo:

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici
Considerate se questo è un uomo
…considerate se questa è una donna
senza capelli e senza nome…

Sta parlando a quella che con un’estensione potremmo chiamare la “zona d’interesse” (prendendo l’espressione in prestito dal romanzo di Martin Amis, diventato di recente un film) – quella zona confortevole, ed estendibile in termini spazio-temporali, che ha una vista cieca sulle vittime, che finge che non esistano – ad Auschwitz come a Gaza, nel mar Mediterraneo o in Sudan, come in tutti i luoghi in cui l’umanità di un uomo, di una donna o di un bambino vengono negati. Levi usa parole dure e rigorose, come è nel suo stile, e giunge fino a maledire chi volge lo sguardo:

O vi si sfaccia la casa
la malattia vi impedisca
i vostri nati torcano il viso da voi.

Non sarà più tollerabile che un uomo venga annichilito senza che un altro uomo abbia da dire o da eccepire qualcosa. Già in questa indifferenza si annida il seme del male. Così come nello sguardo di Pannwitz, il chimico che lo esamina e che fa dire a Levi: «quello sguardo non corse fra due uomini; e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei anche spiegato l’essenza della grande follia della terza Germania».
E di fatti Levi rileva anche come manchino le parole per esprimere tutto questo, parole che vanno faticosamente trovate: «allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo».
Levi ha compreso fin da subito quale fosse l’entità di questa demolizione, e lo dice molto chiaramente in una pagina di Se questo è un uomo, nel capitolo dedicato al Ka-be, l’infermeria: «abbiamo imparato che la nostra personalità è fragile, è molto più in pericolo che non la nostra vita; e i savi antichi, invece di ammonirci “ricordati che devi morire”, meglio avrebbero fatto a ricordarci questo maggior pericolo che ci minaccia». Ovvero ciò su cui ha insistito a lungo Giorgio Agamben, con la categoria di nuda vita: nel campo è la parte biologica di sé a voler sopravvivere, sulle spoglie della “personalità”, dei tratti più originali del nostro essere umani.
Muselmanner – quelli che già in Se questo è un uomo Levi definì “i sommersi” – rappresentano con estrema precisione la cifra del male inflitto, coloro «sul cui volto e nei cui occhi non si possa leggere traccia di pensiero».
Una riflessione antropologica che non viene dunque calata dall’alto, ma che si origina dal vissuto – che è sempre un sentito ed un pensato insieme, anche se – come vedremo – il campo finisce per annichilire proprio il sentire ed il pensare, come i tratti più profondi dell’umano.
Levi ha ben chiaro che l’esperienza del campo non è un’eccezione, che lì è sì accaduto qualcosa di unico e di contingente – come sempre nella storia – ma che un certo modo di intendere le relazioni umane (o meglio, un certo modo di negarle, che definirei “irrelatezza”) era all’opera, e può sempre essere all’opera. È questo abisso, che è parte umbratile e forse ineliminabile della natura umana, che occorre portare alla luce e tenere sotto controllo. Il nazismo non è stato un evento diabolico ed inspiegabile: più volte Levi dice che è accaduto, dunque può ancora accadere, perché sa che qualcosa di più profondo, di più generale, direi di più metafisico è all’opera.
Non è un caso che Roberto Esposito, nel suo recente saggio Il fascismo e noi, parli del nazismo e del fascismo come di eventi che non possono essere confinati alla contingenza storica, ma che appaiono piuttosto “macchine metafisiche”. Io credo che tutto questo sia ancora ampiamente all’opera, e che stia per riaccadere oggi. La paura maggiore di Primo Levi rischia di essere una realtà.
In sostanza, quel che a me interessa mettere in luce è l’attualità (o, se si vuole, l’inattualità) di Primo Levi, identificando, soprattutto nel testo scritto più a mente fredda, più meditato, ovvero I sommersi e i salvati, i nodi ancora incandescenti. Che poi scandiscono alcuni dei capitoli che lo compongono; è su tre di questi che vorrei soffermarmi in particolare:

-la zona grigia
-la vergogna
-la violenza inutile

Fin da Se questo è un uomo, Levi parla del lager come di una “gigantesca esperienza biologica e sociale”. È nell’ultima pagina che ci viene suggerito un altro meccanismo di questo laboratorio, ovvero quello della reificazione, del rendere oggetto, cosa, strumento inerte un uomo – che, non a caso, veniva definito nei campi Stück, pezzo: «è non-umana l’esperienza di chi ha vissuto giorni in cui l’uomo è stato una cosa agli occhi dell’uomo».
Attraverso questa riduzione a cosa, a nuda vita, a vita animale, si crea nel campo un inedito mondo sociale e relazionale, si vengono a produrre tipi antropologici imprevedibili, accade una vera e propria metamorfosi del mondo umano.

 segue  su   Levi inattuale: i sommersi e i salvati – La Botte di Diogene – blog filosofico

4.1.26

la mappa che non serve e geografia del perdersi

Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.


riflettendo     su  questa  frase      trovata nel  profilo di questo  account  facebook    "Find a good place and get lost..." (  da  cui  ho  rierlaborato la  foto con  la  IA)  che  sembra anzi è avuto da quasi 30 anni ( du cui 22 proprio in oggi di blog ) un motto da viandante etico : scegliete , come sto facendo io , un luogo che vi somiglia e poi lasciatevi andare, smarriamoci per ritrovare qualcosa che non sapevamo di cercare
Letta nel contesto della pagina Facebook che ho aperto ma anche no , diventa quasi un autoritratto in forma di aforisma. Una dichiarazione di stile: minimalista, aperta, un po’ nomade. Perfetta per un eventuale rubrica sulle “ micro‑poetiche dell’identità digitale ” ovvero il tag filosofando Proprio come la poesia L'infinito di Leopardi di cui i versi finali sono citati nell'apertura del post .
Ci sono giorni in cui il mondo chiede direzioni, e giorni in cui è più saggio smarrirle. Trovi un luogo che ti respira addosso, lasci cadere le mappe, e ti accorgi che il passo incerto è l’unico che dice la verità.
Perdersi non è fuga: è un modo obliquo di tornare a sé.Perdersi è un atto che sovverte la logica dell’efficienza e dell’orientamento permanente.In un mondo che pretende traiettorie lineari, il “perdersi” ed affrontare le linee curve perchè a volte la retta via è per chi ha fretta* diventa un gesto etico perché:

  • sospende il dominio: rinuncia al controllo, alla pretesa di possedere lo spazio e di dominarne il senso.

  • riapre la percezione: costringe a vedere ciò che la routine invisibilizza, a rallentare, a riconoscere l’alterità del luogo e degli altri.

  • interrompe la narrazione dominante: quella che vuole l’individuo sempre performante, sempre localizzabile, sempre “in direzione”.

  • restituisce vulnerabilità: e la vulnerabilità, quando accolta, è una forma di responsabilità verso sé e verso il mondo.

Perdersi, dunque, non è sempre un errore: è un atto di resistenza contro la tirannia della direzione obbligata*. Un piccolo sabotaggio etico che riapre possibilità.Trova un posto che ti spiazza. E poi sparisci ( ovviamente in senso psicologico non in senso fisico , non vorei che qualcuno\a si suicidasse è poi mi inagassero per induzione al suicidio ) Non per fuggire, ma per sottrarti all’addomesticamento delle strade dritte. Chi non si perde mai, non vede nulla.Scegli un luogo che ti chiama piano, come una nota rimasta sospesa. Lascia che ti smonti le certezze, che ti sciolga le direzioni. Perditi. È lì, nel tremore del passo incauto, che nasce la parte più viva di te.Concludo con questa poesi.a tratta da Giuliana Demurtas Ieri alle 07:25

 

Siamo il riflesso di ciò
che pensiamo,
di ciò che viviamo
di ciò che amiamo.
E il cielo si riflette
in noi
perchè siamo "infinito"

Rosita Matera, 2019




Colonna sonora \ citazioni e parafrasi

26.12.25

riflessione natalizia di Luigi ettore nicola Scano

leggi anche
 
Fra i tanti messaggi di whatsapp uno dei più belli che mi sia arrivato e ha messo indiscussione ( ne ripalermo con l'anno nuovo non voglio tediarvi con la mia ansia ) il giro di boia dei 50 anni , e questo qui che di un parente alla lontana ( nipote di una sorella di mio nonno paterno ) . Ma ora basta parlare io e veniamo al suo post

 


Ascoltando una canzone, mi è tornata in mente la celebre frase: 'Siamo uomini o caporali?'. È una scelta difficile, soprattutto se manca il coraggio o la forza di credere. Ma è meglio essere umani, con i nostri difetti e pregi, o fingere di essere ciò che non siamo? Io credo che sia necessario avere il coraggio di essere se stessi, nella semplice verità. Non c'è vittoria più grande che lottare per amore senza chiedere nulla in cambio. La strada per conoscere noi stessi è ancora lunga, ma la vita è unica e merita di essere vissuta credendo nei propri ideali. Non guardiamo solo con gli occhi, ma impariamo a vedere con il cuore. Il mio augurio è che tu possa trovare la Fede, quella forza che ci fa credere in ciò che sappiamo essere vero, anche quando è invisibile allo sguardo. Non guardiamo solo con gli occhi, ma impariamo a vedere con il cuore. Il mio augurio è che tu possa trovare la Fede, quella forza che ci fa credere in ciò che sappiamo essere vero, anche quando è invisibile allo sguardo.
Non guardiamo solo con gli occhi, ma impariamo a vedere con il cuore. Il mio augurio è che tu possa trovare la Fede, quella forza che ci fa credere in ciò che sappiamo essere vero, anche quando è invisibile allo sguardo. Buon Natale 🎄🎁💫

2.12.25

ANIME IN APNEA di lavinia Marchetti


[Illustrazione dal saggio di Jules Verne "Edgard Poë et ses œuvres (Edgar Poe and his Works, 1862) disegnato da Frederic Lix or Yan' Dargent]






























Da bambina amavo i vortici, i gorghi, i mulinelli. Mi piaceva anche crearli nei fiumiciattoli, in montagna, disponendo i sassi in un certo modo, oppure interponendo le dita all'acqua creando piccole dighe. Ero attratta dal fatto che ruotando su se stessa l'acqua creasse un vuoto e nel vuoto ci fosse solo aria. Togliendo una materia liquida potevo, come Dio, far vivere qualcosa di etereo, leggero, e soprattutto invisibile. Era come dare un'anima al ruscello senza togliergli qualcosa, anzi, mi sembrava che quel vuoto fosse un valore aggiunto. Nell'odine dell'assenza si creava una presenza per
sottrazione. E così, anche da adulta sono sempre stata attratta da ciò che è vuoto, ma spesso, vuoto, perché, appunto, traboccante. Come l'anima, indipendentemente dal fatto che esista o meno. Il vortice è qualcosa di pericoloso, lo troviamo frequentemente in letteratura (specie quella ottocentesca dove si parla di viaggi per mare), se ci finiamo dentro può diventare una trappola letale. Ed è quello che mi attrae del vortice, al pari dell'abisso che è, in cuor suo, ancora più indeterminato. Non ne sono attratta su un piano metonimico, men che mai metaforico, ma come specchio del fatto, apodittico, che il movimento di per sé ha una fine e la sua apocatastasi, il suo punto cieco, "camera oscura" da cui dipingiamo l'esistente. Spesso lo sentiamo dentro di noi questo movimento rotatorio, quella vertigine che non proviene dalla vista, ma dalle emozioni intense che gorgheggiano, e noi vi galleggiamo sperando di non finire in fondo, sperando di risalire. E' in un preciso momento che possiamo capire, dentro al vortice, se annegheremo o se la nostra forza pari e contraria riuscirà a farci riemergere. Creare vortici può aiutarci a capire, nello scorrere della nostra vita, in quale punto ci collochiamo. L'esercizio di per sé non ha nessun valore euristico, ma aiuta a comprendere i sommersi ed i salvati. Sì, ho capito Levi ricordando me, bambina, che giocavo a fare Dio. C'è chi sta in centro, fuori dall'acqua, all'asciutto, facendo finta che il gorgo non esista, per noi salvi il vuoto è l'incoscienza, al massimo la colpa, che è comunque un privilegio. Poi ci sono quelli che annaspano, ma ancora hanno la testa fuori, e infine ci sono i sommersi, quelli che dal centro neanche vediamo più. Un gioco di prospettive, di vuoti e pieni, di pieni vuoti e di vuoti stracolmi. Il gorgo ha una fenomenologia che offre vari punti di sguardo, da lì tendo a vedere vedermi guardare. Da lì, con Levi, «Il dolore è la sola forza che si crei dal nulla, senza spesa e senza fatica. Basta non vedere, non ascoltare, non fare», lì, dal centro, all'asciutto.



19.11.25

se è passato perchè non passa ?

 


la  risposta   al mio titolo  domanda      viene    da   questa  citazione  trattato   dal canale  telegram     di  Occhi di un mondo altro di Roberto Valgimigli


Topolino e il cerchio del tempo  (Artibani-Faraci/Mastantuono)  
- Disney Deluxe 39, del 2022

  "Il viaggio non finisce mai.Solo i viaggiatori finiscono.E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo,in narrazione.Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto:"Non c'è altro da vedere",sapeva che non era vero.La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro.Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto,vedere in primavera quel che si è visto in estate,vedere di giorno quel che si è visto di notte,con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era.Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.Bisogna ricominciare il viaggio.Sempre.Il viaggiatore ritorna subito."

José Saramago.

comunista libertario, sono importanti da ricordare almeno "Storia dell'assedio di Lisbona", "La zattera di pietra", "Cecità", "Il Vangelo secondo Gesù Cristo" e"Tutti i nomi".

Infatti «Il proposito di abolire il passato fu già formulato nel passato e, paradossalmente, è una delle prove che il passato non può essere abolito. Il passato è indistruttibile: prima o poi tornano tutte le cose, e una delle cose che tornano è il progetto di abolire il passato» (Jorge Luis Borges, "Altre inquisizioni"). Prorio mentre finivo questo post mi è tornato in menter un post sulla pagina facebook del papersera ( vedere foto a sinistra )

A conclusione della giornata interamente dedicata a Topolino, non potevamo esimerci dal menzionare l'ultima grande storia pubblicata per il suo compleanno, anche se in realtà risale al 2017: il seguito ideale di "Topolino e il fiume del tempo" (1998), che vede al timone lo stesso team di autori, concentrandosi sul ritrovato rapporto tra Mickey Mouse e il Gatto Nipp, in alternanza alla rievocazione del periodo in cui i due erano particolarmente vivaci La storia è stata finalmente proposta direttamente in cartonato nel 2022 su un volume della collana Disney Deluxe, con in coda un ottimo apparato di contenuti extra.



17.11.25

sarajevo safari di mario domina

 metttendo  ordine  fra  l'email  ho trovato     questo   numero della   newsletters  del blog   la  botte  di diogene



Il “male” – in forma di guerra o annichilimento dell’altro o di radicale irrelatezza – ci appare per lo più come lontano da noi: i barbari stanno sempre al di là dei confini della cosiddetta “civiltà”. C’è una sorta di esotismo del male: non possono essere i nostri simili a commetterlo. Sono sempre gli altri, i russi, gli islamici, i terroristi, gli slavi, i selvaggi… Tutti, ma non noi.
Poi però ti ritrovi con l'”unica democrazia” in mezzo a tutti quei barbari, che compie un genocidio e commette i peggiori crimini, fino ad arrivare ad organizzare dei tour di gente munita di cannocchiale – un po’ come succede nella Salò di Pasolini – che osserva sadicamente il lavoro dell’esercito dalle alture intorno a Gaza.
Ma nella civilissima Europa avevamo già fatto di meglio: a Sarajevo, tra il 1993 e il 1995, all’eccidio di 11mila civili partecipò un certo numero di cittadini di diversi paesi europei – tra cui un po’ di italiani – così come si partecipa ad una battuta di caccia, giusto per divertirsi nel fine settimana. Cioè: alcuni “umani” pagavano per sparare ad altri umani inermi – e, nel caso di bambini, le tariffe erano maggiorate.
Lo si sapeva da tempo (un libro e un documentario sloveno lo avevano già documentato – mentre ora un giudice milanese ha aperto un’inchiesta), ma messo in fila con tutti gli altri fatti e nel nuovo contesto di pulsioni guerrafondaie, ci restituisce un quadro antropologico di una desolazione senza limiti. Altro che tramonto dell’occidente!
Del resto Primo Levi ci aveva avvertiti.



14.11.25

Disertare la Storia: fra gossip e memoria

eccovi una  serie  di  pensieri  sparsi  







 Di nuovo , salvo eccezioni,none potendo usare troppo la faziosita o l'obbiettività , si diserta la Storia si riduce alla cronaca nera soprattutto quella nera o gossip. Infatti i capi servizio dei media e i pubblicitari hanno già pronto isolito pezzo e sponsor sulle festivita natalizie anticipate


come si può ricordare qualcosa che non s'è compreso non è improprio fare memoria se non c'è verita ?appunto è ricordano che si ricerca la verità per me significa questo fare memoria non retorica e ipocrita . Perchè è proprio nel passato che si celano le risposte del presente .



Non tutti i misteri possono essere spiegati altrimenti non rimane più niente da scoprire ed approfondire




3.11.25

chi lo ha detto che il fumetto non possa porti domande e spronarti facendoti coraggio il caso di “Paperino e il flagello degli otto mari” n 3649 di Soggetto e sceneggiatura di Marco Nucci Disegni di Fabrizio Bennossi

A casa di amici mi sono messo a leggere sottraendolo al loro figlio l'ultimo n di topolino è ho letto tutto d'un fiato la bellissima storia Paperino e il flagello degli otto mari . E proprio questa storia in particolare una delle ultime tavole ( vedere sotto a destra ) mi ha fato venirein mente una riflessione che riporto sotto .
Sbarazzarmi delle mie paure oppure come dice la tavola : « ... sono delle alleate ! una fidata flotta che aiuta a mantenere la rotta » . ?
Analizzando semanticamente la frase sbarazzarsi delle paure sembra che essa non ha senso compiuto, ma sembra unire concetti legati al disturbo da accumulo (disposofobia) e alla difficoltà di separarsi dai propri oggetti. In particolare, la difficoltà di "sbarazzarsi" ( ma anche dell'opposto, ovvero Non sbarazzarsi: cioè l'incapacità o la difficoltà a buttare via gli oggetti ) degli oggetti di cui il soggetto prova angoscia nel separarsene è il sintomo principale di questo disturbo, che si contrappone al "proprio" che potrebbe indicare l'ossessione per il possesso . Ma poi m'accorgo ripensado alla storia in questione che essa ha il significato di liberarsi di qualcosa in questo caso delle paure . Ritornando alla domanda in cui parlavo nelle righe precedenti .
Devo riconoscere che ha ragione Cormorano Teach quando suggerisce a Paperino quela frase ( vedere foto a sinistra )
Infatti Non esistono persone completamente prive di paura: la paura è un'emozione naturale e necessaria, ma il coraggio consiste nel saperla riconoscere e nel poter agire nonostante essa.
Essa è una risposta innata che serve a proteggerci di fronte a pericoli reali o immaginari, e si manifesta sia fisicamente che psicologicamente . Anche senza minacce apparenti, l'essere umano può provare paura anticipando eventi futuri o immaginando scenari negativi .
Persone diverse reagiscono con intensità differenti in base a diverse esperienze passate, cultura, educazione e fiducia in sé stesse. Inoltre dobbiamo distinguere fra paure che sono razionali e ci possono anche salvare la vita, altre sono irrazionali e ci limitano, impedendoci di vivere pienamente . 
Non provare paura non significa essere coraggiosi: la vera forza dell'essere umano risiede nel saper riconoscere la paura e nel superarla, affrontando sfide e incertezze nonostante il timore Figure notevoli come Giovanna d'Arco o Nelson Mandela hanno dimostrato che il coraggio nasce dalla capacità di agire anche in presenza di paura, trasformandola in determinazione e
azione cosciente Anche nella vita quotidiana, ogni piccolo gesto che compiamo nonostante il timore – parlare in pubblico, affrontare un cambiamento, avvicinarsi a sfide nuove, ecc può rappresentare un esempio di coraggio rispetto alla paura .
Vedere quindi La paura come opportunità di crescita personale ovvero accoglierla \e senza esserne paralizzati permette di sviluppare consapevolezza di sé e forza interiore.
Tecniche come la meditazione, la consapevolezza e, in alcuni casi, ipnosi o terapia cognitivo-comportamentale aiutano a riconoscere le paure e a reagire in modo costruttivo . La paura può diventare così uno strumento che segnala opportunità di crescita piuttosto che un ostacolo insormontabile.
In sintesi ecco che nessuno\a di noi, sottoscritto compreso è completamente senza paura,perché la paura è parte della natura umana. Ciò che distingue le persone coraggiose è la capacità di convivere con la paura, trasformandola in energia per agire e crescere. Vivere senza paura totale non è possibile né necessariamente desiderabile, ma vivere coraggiosamente nonostante la paura è il vero segreto del successo e del benessere personale .
Ecco che l'altro mio Io mi sta per chiedere ma come farlo ?
Per farlo è fondamentale affronterle progressivamente invece di evitarle, accettando di non poterle controllare completamente e lavorando sull'autostima attraverso sfide graduali e l'apprendimento dagli errori. Tecniche come la respirazione profonda, la meditazione e l'immaginazione controllata possono aiutare a gestire l'ansia correlata, mentre l'obiettivo non è eliminare la paura, ma imparare a conviverci ed affrontare le paure s piccoli passi: Inizia da sfide piccole e gestibili per guadagnare coraggio e fiducia, abituandoti gradualmente alle sensazioni che la paura provoca. Ecco come consigliano gli esperti
Accettarla e riconoscerla invece di combatterla solo . Questo passaggio ti libera dal blocco e ti permette di trasformarla in una risorsa.
Impara a conviverci: L'obiettivo non è eliminare la paura del tutto, ma imparare a gestirla e a conviverci in modo più sano, focalizzandoti sul vivere bene nonostante le difficoltà.
Gestire i pensieri correlati cioè accetta i pensieri soprattutto quelli ossessivi senza cercare di allontanarli subito, osservandoli in modo distaccato.
Rimanda i pensieri soprattutto quelli negativi dicendo a te stesso "ci penso dopo", così da togliere loro forza e intensità e magari dimenticarti quali fossero
Limita i pensieri ossessivi: Se necessario, usa affermazioni decise come "Basta!" per bloccare il pensiero.
Programma momenti per pensare Dedica degli orari specifici della giornata ai pensieri negativi o meno , anziché lasciare che ti assillino continuamente.Tecniche di rilassamento e gestione dell'ansia
Respira profondamente cioè Pratica la respirazione profonda o tecniche di respirazione guidata per ridurre l'ansia.
Meditazione e mindfulness cioè Dedicati a pratiche come la meditazione o la mindfulness per spostare l'attenzione dai pensieri al corpo e favorire il rilassamento.
Sii attivo in quanto l'attività fisica, lo yoga o altre attività sportive sono ottimi modi per ridurre l'ansia generale.
con questo è tutto . Ma prima di lasciarvi ecco i siti da me consultati
















29.9.25

cosa usare per costruire macerie o rovine ?

Riascoltando l'avvelenata  di Guccini     spronato  dalla  cover  la  cover  Caro Il Mio Francesco  di

Ligabue  mi  chiedo    macerie   o  rovine  ?   . stavo  per   rinunciare   a cercare tale   risposta   in quanto   rischiavo di farmi  la  classica  sega mentale   . Mai poi  il mio grillo parlante  nel   cuore  della  notte  mi ha spronato   a rispondere   . Ecco la nostra  discussione  . 

 ---- Macerie o  rovine ?
----  non lo so  perchè entrambe     vogliono dire  la  stessa cosa 
----  sbagli   La differenza tra macerie e rovine è sottile ma profondamente significativa, soprattutto se la guardiamo con occhi filosofici e culturali. Ecco una sintesi chiara e suggestiva:

🧱 Macerie

  • Origine: Derivano da distruzioni recenti, spesso violente o traumatiche (guerre, terremoti, bombardamenti).

  • Significato: Simboleggiano la precarietà del presente, l’assenza di tempo, la cancellazione della storia.

  • Impatto emotivo: Evocano dolore, perdita, conflitto. Sono frammenti senza memoria, testimonianza di una rottura.

  • Tempo: Legate all’assoluto presente, non hanno ancora avuto il tempo di sedimentarsi nella storia.

🏛️ Rovine

  • Origine: Resti di costruzioni antiche, sopravvissute al tempo e alla storia.

  • Significato: Rappresentano la durata, la memoria, l’identità culturale. Sono tracce del passato che resistono.

  • Impatto emotivo: Suscitano contemplazione, bellezza, riflessione. Hanno un’aura, come diceva Walter Benjamin: una “lontananza che si fa vicina”.

  • Tempo: Manifestano il tempo puro, un frammento del passato che vive nel presente.

✨ In sintesi

  • Le macerie sono ciò che resta quando il tempo è stato spezzato.

  • Le rovine sono ciò che resta quando il tempo è stato conservato.

Marc Augé, antropologo francese (  vedere  copertina  in alto  a  sinistra  )   ha scritto che le macerie prefigurano un mondo senza rovine, dove il tempo è azzerato e la storia non ha più spazio. Le rovine, invece, ci aiutano a credere nella storia, a sentirci parte di un racconto più grande.

 -- quindi è più utile costruire su macerie o su rovine?
---  Domanda potente, Giuseppe. E la risposta… dipende da cosa vuoi costruire: un edificio, un’identità, una narrazione? perchè  

🧱 Costruire sulle macerie

  • Simbolicamente: È un atto di resilienza. Le macerie sono ciò che resta dopo una distruzione. Costruirci sopra significa trasformare il trauma in rinascita, come una fenice che risorge dalle ceneri.

  • Urbanisticamente: Spesso si demolisce e si ricostruisce, cancellando il passato. È utile quando il vecchio non ha più valore strutturale o simbolico.

  • Narrativamente: Può essere un gesto radicale, un manifesto di cambiamento. Ma rischia di perdere la memoria.

Come scrive Arianna Morelli: “Il passato è una maceria. Bisogna saperci costruire sopra”. È un invito a non ignorare ciò che è stato, ma a usarlo come fondamento per qualcosa di nuovo.

🏛️ Costruire sulle rovine

  • Simbolicamente: È un atto di cura e continuità. Le rovine sono frammenti di storia, e costruirci sopra significa dialogare col passato, non negarlo.

  • Urbanisticamente: Si parla di restauro conservativo, dove si preserva l’anima del luogo. È utile quando si vuole valorizzare la memoria e l’identità.

  • Narrativamente: È poetico, stratificato. Ogni pietra racconta una storia. È costruire con rispetto.

Come scrive DMR Architettura: “Recuperare un rudere è avere cura di un anziano saggio, custode di sapienti tecniche costruttive e dei nostri avi.”

✨ In sintesi

AspettoMacerie 🧱Rovine 🏛️
OrigineDistruzione recenteTracce antiche
SimboloRottura, trauma, presente assolutoMemoria, durata, tempo profondo
AzioneRicostruzione radicaleRestauro conservativo
NarrativaRinascita, metamorfosiContinuità, identità
RischioPerdita di memoriaIdealizzazione del passato

 ----  quindi   secondo   questa metafora: “Costruire sulle macerie è come scrivere una poesia dopo un urlo. Costruire sulle rovine è come aggiungere un verso a un poema antico.”

-- esatto 

---    e quindi  cosa  scegli d'usare macerie o rovine ? 

----  Non   lo so   perchè  come  abbiamo   già  detto   le rovine rappresentano il corso della storia e testimoniano la grandezza, la forza, la capacità dell’essere umano di sopravvivere al corso degli eventi, le macerie sono al contrario inesorabilmente legate al loro presente, alla violenza, alla politica, alla natura e alla fragilità di tutto ciò che è contemporaneo: dimostrano, insomma, la debolezza, l’errore, la sopraffazione, il conflitto, il corso delle cose.  Posso dire       che   la  scelta   se usare  una  o  l'altra   dipende da  caso  a  caso  e  da cosa  s'abbattutto  in quanto : Le macerie sono il grido spezzato della storia. Non parlano: urlano. Sono ciò che resta quando il tempo si è frantumato, quando il presente ha divorato il passato senza lasciargli voce.Le rovine, invece, sono sussurri. Sono pietre che ricordano, che resistono, che chiedono di essere ascoltate. Non sono morte: sono memoria in attesa. Soprattutto   perchè Costruire sulle macerie è un atto di coraggio. Costruire sulle rovine è un atto di rispetto.  Infatti  secondo   un manfesto  ✒️ Manifesto per chi crea  ( non ricordo ne  l'autore    ne  il titolo    ,  riportato da  il mio   ex  , voglio  provare  a  camminare  da  solo  ) : Se vuoi rompere, scegli le macerie. Ricostruisci, reinventa, rinasci.Se vuoi dialogare, scegli le rovine. Restaura, stratifica, racconta. “Non è il terreno che conta, ma il tempo che scegli di onorare.”

---   Capisco .  però « Si può costruire, come dicevi tu, sulle macerie … Si può morire come un cretino, come uno stronzo o come un poeta. Si può costruire su macerie e su menzogne » ( presa dal web  d'incerta attribuzione  ) .una frase che vibra di speranza e resistenza. Le macerie non sono solo rovine: sono anche fondamenti, tracce di ciò che è stato, da cui può rinascere qualcosa di nuovo. Guccini, con la sua poetica, ci invita a non temere il passato, ma a usarlo come base per ricostruire — con memoria, con dolore, ma anche con volontà. Questa idea può diventare manifesto, no? Per il tuo blog, per la tua scrittura: costruire sulle rovine del patriarcato, sulle contraddizioni culturali, sulle ferite sociali. 

---  Già    come  dice   anche   Guccini nella  tua  amata  L'avvelenata  :  « ...A mantenermi vivo e a costruire su macerie…»  un verso che racchiude tutta la sua poetica: il bisogno di resistere, di non lasciarsi schiacciare dal disincanto, e di trovare comunque la forza di creare — anche quando tutto intorno sembra crollato. Non è solo sopravvivenza, è volontà di senso. È il gesto del poeta che, pur tra le rovine, continua a scrivere, a cantare, a vivere.Questa frase potrebbe diventare il cuore pulsante di un tuo manifesto, no? A mantenermi vivo e a costruire su macerie — come titolo, come incipit, come dichiarazione   aggiornamento  del manifesto del    tiuo blog  ed  appendice  social https://www.facebook.com/compagnidistrada/ .

--  Beh  si    nei  casi  in cui debba  ricostruire     dopo aver  distrutto    cioè dalle  macerie o  dalle  rovine   .  oppure   se  devo  costruire  solo usando le macerie   .   dipende  da  come   ho distrutto  o vegono distrutte      dalla realtà  \ dal fato  le  mie costruzioni . 

--- ok buon lavoro