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28.4.26

«Italiano con Sardegna e Africa nel cuore»



La frase «Italiano con Sardegna e Africa nel cuore» sembra far riferimento a diverse esperienze umane e artistiche che collegano la Sardegna al continente africano. Ecco una storia.

dall'unione. sarda. del. 28 aprile 2026 alle 00:24

Il sindaco Stefano Altea: un bellissimo esempio di integrazione nel nostro paese




San Gavino
Dal Senegal a San Gavino per raggiungere il padre e poi concretizzare il sogno di avere un lavoro e di crescere una famiglia. Abdou Faye, 32 anni, da qualche giorno è cittadino italiano dopo tanti anni vissuti nella cittadina del Medio Campidano. Il giovane senegalese è felicissimo: «Sono arrivato in Italia grazie al ricongiungimento familiare con mio padre, deceduto alcuni anni fa. Ho trovato lavoro a San Gavino nella forneria di Antonio Foddi. L’attività di preparazione del pane iniziava intorno alle 4 del pomeriggio e proseguiva nel laboratorio fino a dopo la mezzanotte. Lavoro in questo settore da 12 anni e mi sono sempre trovato bene. Mi sono sposato nel 2019 e ho un figlio di tre anni. Questa cittadina è molto tranquilla e accogliente, ho comprato anche una casa in via Santa Croce, anche se al momento per lavoro mi sono spostato momentaneamente con la mia famiglia in Valle d’Aosta, dove lavoro sempre nel settore della panificazione, ma spero di tornare presto in Sardegna».
Il lavoro
Così ogni sera con grande passione Abdou ha impastato il pane che poi il giorno dopo finiva nelle tavole dei sangavinesi: «In particolare – aggiunge – mi piace preparare il civraxiu, ma adoro mangiare le focacce e i panini. Amo la cucina senegalese, ma mi piace tantissimo la pasta come i malloreddus e tanti altri tipi. Mio figlio è nato a San Gavino Monreale e ha già la cittadinanza italiana. Mi piace il calcio e simpatizzo per il Napoli perché ci giocava il senegalese Koulibaly. Ho tifato anche la nazionale di calcio italiana, che non si è qualificata ai mondiali. Sosterrò il Senegal che parteciperà alla prossima coppa del mondo».
L’agricoltura
«Ho lavorato anche come agricoltore e pastore – dice Abdou Faye –. Non mi piace rimanere senza far niente, vivo bene tra lavoro, casa e famiglia. San Gavino è un paese dove ci sono tanti servizi. La gente è di buon cuore».
L’integrazione
San Gavino Monreale diventa sempre più un paese multiculturale e accogliente in un periodo in cui la popolazione è scesa sotto gli 8mila abitanti e in cui i parti sono arrivati al minimo storico. Con la crisi dell’industria molte speranze sono riposte anche nella costruzione del nuovo ospedale. Ha subito accolto il nuovo cittadino italiano il sindaco Stefano Altea: «Quello di Abdou Faye è un bellissimo esempio di integrazione che deve inorgoglire la nostra comunità. Da oltre 12 anni ha scelto il nostro Comune per lavorare, comprare casa, sposarsi e crescere il proprio figlio». Il giovane panettiere fa parte della comunità senegalese cittadina: «Ci vivono moltissimi miei parenti e amici, anche se nei prossimi anni spero di poter tornare in Senegal per incontrare mia mamma. Mio padre Mustafà ha lavorato una vita ad Iglesias, dove era conosciuto da tantissime persone. Lo ricordano ancora con grande piacere».

28.5.17

L’estate di Mirandola, rossa come le mura di Marrakech Figlia di due mondi, la scrittura in dono e migliaia di seguaci sul web “Papà parlava in modenese, ma solo il terremoto ci ha uniti davvero”

La  storia che     riporto  oggi  (  se  non volete  leggere  l'intero post   trovate  qui  l'articolo )  tratta  da   http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2017/05/27/  è la  dura   lotta  di  chi  è italiano a tutti   gli effetti  (  nato\a  , cresciuto  ,  studia  \ lavora qui  e paga le tasse  )  ma   non ha ancora la  cittadinanza  diretta  e  subisce   quotidianamente    cose  del genere :


Sono in sala d'attesa e l'ispirazione mi suggerisce di raccontarvi un mio peccato di debolezza che non sfugge alla regola "causa-effetto". È una storia lunga, cominciata quasi dieci anni fa e che dedico a tutti quelli come me, in cerca di un riscatto per se stessi, per le proprie origini e per l'Italia.
da https://www.gridodutopia.com/marocchina
Il mio primo anno di scuola superiore l'ho trascorso in un liceo di provincia, cullata dal desiderio di imparare molto e di creare altrettanto. Ero l'unica figlia di immigrati nell'intero edificio, ma fino a quel momento la diversità non era mai stata un grosso problema che si ripercuotesse spesso anche sui fatti. Con i miei compagni più stretti non c'erano difficoltà di nessun tipo, se non qualche innocente curiosità da parte di ragazze all'alba dell'adolescenza, intente a combattere brufoli e cotte precoci. Il dramma che vivevo, però, esisteva e proveniva dal resto delle classi, i cui giovani animi ribelli trovavano in me una serie di errori estetici, dettati da un'appartenenza etnica e religiosa lontana dalla loro. 
"Ma i marocchini non vengono in gita con noi / Tu alzati da lì che noi abbiamo la priorità / tu, il caffè, lo prendi dopo / non sei invitata al mio compleanno" e cose così, che a quattordici anni uno fa fatica a digerire. Avevo smesso di andare alle macchinette da sola, perché non volevo fare scorta di occhiatacce e derisioni. Evitavo di unirmi ad uscite di gruppo, in cui fossero presenti alcuni dei ragazzini che sprecavano per me pezzi d'odio. Ho finito l'anno con la pagella brillante e l'umore spento. A settembre, la goccia che aveva fatto traboccare il vaso ed io che in lacrime scongiuravo mia madre di non mandarmi più in quella scuola, che avrei preferito rinunciare all'istruzione piuttosto che a tornare tra quelle mura. Il mese seguente l'ho passato a casa, alla ricerca d'una soluzione che mi portasse via da un entourage che mi soffocava la serenità. Ho cambiato città e scelto altre facce con cui condividere la mia crescita scolastica. Ho cambiato gli insegnanti, che non si erano mai accorti di nulla, i compagni che hanno fatto finta di niente o che mancavano di sensibilità perché troppo distanti dalla mia realtà. Ho cambiato atteggiamento e ho maturato una diffidenza che mi ha condotto a sedare molte parti della mia identità. Ho riempito la cartella di promesse e di un dolore che solo il tempo, oggi, è riuscito a curare. Ho peccato d'una debolezza che profuma di fallimento, di mancato riscatto personale e mi pesa sul cuore come un macigno destinato all'eternità.
Ora,

KNEECAP RIME DI STRADA E VITE DA RIBELLI DUE RAGAZZI A CACCIA DI RISCATTO

In un noioso  sabato sera  piovoso  ho visto con un amico  il  film kneecap .   Uno dei casi cinematografici dell'anno scorso, grande su...