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28/07/18

CASTELBELFORTE. il paese adotta un senegalese aggiornamdento Annullato in extremis il rimpatrio per Marcel, il senegalese per il quale l’intera comunità di Castelbelforte si è mobilitata



la vicenda 

 è giunta  ora la notizia   che 



Rimpatrio annullato, Marcel può restare. Già raccolte 500 firme

Lunedì 30 luglio al via la procedura per il permesso di soggiorno. E il parroco don Alberto si è già offerto di ospitarlo



CASTELBELFORTE. Annullato in extremis il rimpatrio per Marcel, il senegalese per il quale l’intera comunità di Castelbelforte si è mobilitata. La tenacia del parroco, l’appoggio del sindaco, la disponibilità di un avvocato e le quasi cinquecento firme raccolte in paese hanno centrato il primo e più importante obiettivo: quello di non farlo ripartire. Ora, grazie all’intervento delle più alte cariche amministrative, avrà il tempo di presentare tutta la documentazione necessaria per ottenere il permesso di soggiorno. Venerdì 27 luglio Marcel, accompagnato dal suo legale, è arrivato in questura dove è stato ufficialmente identificato, attraverso le impronte e la foto. Lunedì presenterà tutta la documentazione per ottenere il permesso di soggiorno: dal parere positivo del sindaco di Castelbelforte Massimiliano Gazzani alla disponibilità del parroco don Alberto Ancelotti che gli ha già garantito un alloggio, alla raccolta di firme di tanti cittadini che vogliono che rimanga in paese. Da oltre quattro anni Marcel lavora nell’ambito del volontariato, al servizio di giovani ed anziani, persone deboli e bisognose. Quasi una sorta di adozione cittadina la sua.




Fassar Marcel Ndiaye è divenuto in breve tempo un personaggio importante, anzi fondamentale, all’interno della comunità. Infatti, grazie alle sue innumerevoli competenze lavorative ed alla bontà d’animo che lo contraddistingue, la popolazione lo ha accolto e coinvolto in numerose attività.
Dal paese è considerato un uomo affidabile, serio e gentile, sempre disponibile ad aiutare gli altri e particolarmente dedito al volontariato.
Marcel ricopre altresì un ruolo fondamentale all’interno della parrocchia, dove collabora quotidianamente con il parroco e nel servizio di volontariato con la Caritas, con l’Anspi, con i tanti servizi richiesti dalle famiglie di pensionati e anziani del paese. Canta anche nel coro parrocchiale.
Molti cittadini di Castelbelforte hanno persino dato la loro disponibilità ad assumerlo.
E anche il sindaco leghista è dalla sua parte.

20/01/18

riflessioni varie ( ripredere un libro interrotto , siamo o non siamo italiani , imigrazione e le generalizzazioni malpaciste )

   colonna  sonora




La  prima  riflessione  d'oggi è  una  riflessione   " letteraria  "  .  Dopo   aver letto i  due (  e credo  per come si è concluso   ne esca un altro ) ultimi libri di Saviano : La paranza dei bambini e bacio feroce  ed   ho  lasciato  interrotto   ( managgia  a me   che vedo prima i  film  \  serie  tv     e  poi  leggo i libri dovrei  fare  il processo inverso  ) , ma  credo che mi farò coraggio   e  faro  la  stessa  cosa di cui parlo  oggi , Suburra  di Carlo Bonini,Giancarlo De Cataldo . Mi sono detto    : basta   mafia\e  e  sisema  corrotto  (  band a  della magliana  , Mafia  capitale , ecc  )    e d  guardando    fra  la pila di libri  da  leggere  ho   trovato  un libro  lasciato a metà :   Il libro di Johnny ( edizione   filologica  \  criica   de  il partigiamno  jonny ) di Beppe Fenoglio




In un primo momento, Beppe Fenoglio aveva ideato un unico grande ciclo di Johnny, che partiva dagli anni del liceo di Alba, proseguiva con il corso ufficiali a Roma, l'8 settembre, il complicato e pericoloso ritorno in Piemonte e l'adesione alla guerra partigiana, fino al passaggio dai garibaldini ai badogliani, a cui seguirono i vari scontri e la morte di Johnny. Successivamente, però, Fenoglio riscrisse la prima parte di questo suo ambizioso "progetto" narrativo, facendo di Primavera di bellezza un romanzo autonomo. Tagliò tutta la parte iniziale e aggiunse un finale che non c'era. E mise mano alla seconda redazione del Partigiano Johnny, che poi abbandonò. In questa edizione, curata da Gabriele Pedullà, viene per la prima volta ricostruito il continuum narrativo del grande romanzo, così come Fenoglio l'aveva inizialmente pensato e concepito. E la saga di Johnny, frammento dopo frammento, riemerge in tutta la sua forza storica e romanzesca.  da   https://www.lafeltrinelli.it/libri

Oltre  i motivi  spiegati  nell'articolo riportato sopra  , a  farmelom interrompere ,  ci  sono  : 1) l'abbondandare    e   la presenza  d'intere  frasi     dovute  al fatto che  lui  pensasse  e scrivesse  in inglese     e  poi traducesse  in italiano    2) la  lingua   3) la  tormentata  vicenda  editoriale  ( qui maggiori  dettagli  )  che  lo  porto a  riscriverlo  e  farne  diverse stesure   . Infatti usci   postumo  perr morte  prematura  dell'autore  .
Ma    a  farmelo riprendere   sono  1) il senso di colpa  che   mi  viene    , nel  non portare  alla fine  libnri  anche  pessimi   e  noiosi  ., 2)  che  fu  un autore  fiero ed  indigesto a  certi partigiani perchè descrisse la resistenza senza filtri e senza retorica oltre la vulgata eroica ., 3) perchè a parlarne ( come feci io con i miei primi post del blog quando ancora era splinder ) o a farne un disco o concerto come hanno fatto gi ex Csi con il live La terra, la guerra, una questione privata Pubblicato nel 1998, è la registrazione di un concerto dedicato alla memoria e all'opera di Beppe Fenoglio tenutosi il 5 ottobre 1996 ad Alba, nella chiesa di San Domenico.( ....  continua wikipedia  : La terra,la_guerra,una_questione_privata ) prova quieste emozioni : << Picchia duro. Riascoltata un anno dopo la registrazione della serata ci ha turbato. Abbiamo deciso di fermarla, trasformarla in un disco. Un disco eccessivo che non si può tenere nascosto né si può consumare a cuore leggero. Difficile da gestire. Non è un disco live, nemmeno un concerto, è una serata in onore e a memoria di Beppe Fenoglio. Un luogo, un pubblico, un contesto irripetibile. (Giovanni Lindo Ferretti) >>

la  seconda  è nata  da  un cazzeggio  su https://www.facebook.com/gelocalcronacaitaliana/ da cui  (  chi mi segue  anche   sui  social   lo sa ) prendo   e riporto   tali news    \  storie  . 





Roberto Padrin promette di andare fino in fondo per capire cosa non ha funzionato nel programma di Rai 1 “Meraviglie” di Alberto Angela - Pagina Fan Ufficiale, che mercoledì sera ha fatto tappa sulle Dolomiti. La puntata ha ottenuto il record di spettatori ma per i bellunesi si è rivelata una delusione profonda, perché tutto il servizio è stato girato in provincia di Trento con qualche citazione per Bolzano e nessuna per gli altri territori interessati (via Corriere delle Alpi più precisamente qui ). Infatti secondo il corrieredellealpi : << [....] è necessario andare oltre il piagnisteo di chi vede Trento e Bolzano approfittare di privilegi sempre più odiosi, perché il problema principale della puntata di “Meraviglie” è stata la disinformazione: «Quando si fa un servizio pubblico servirebbe una maggiore accuratezza», rileva Irma Visalli, che da assessore provinciale si occupò dell’iter per il riconoscimento delle Dolomiti a Patrimonio dell’umanità. «Io a un certo punto ho smesso di sentire la voce di Angela perché ero rapita dalle immagini che erano davvero fantastiche. Il servizio aveva degli aspetti positivi, ma anche alcuni errori clamorosi e pochi contenuti e su questo il rammarico è inevitabile, perché c’è molto da dire sulle Dolomiti». Nel complesso, però, la Visalli cerca di essere positiva: «Credo che oggi ci siano più persone che conoscono le Dolomiti e va bene così» >>


La puntata è stata molto interessante, accontentare tutti è impossibile  infatti

Cinzia Finco Pufffffff ... sempre bastian contrari ... anche quando ha fatto la seratona a Venezia c'è stato il malcontento tra i veneziani. Ma per chi non abita nei contesti proposti è comunque uno spettacolo. Per poter parlare di tutto dovrebbe fare puntate su puntate. Godiamoci quello che ci offre. Penso che anche a lui piacerebbe spaziare di più

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Cinzia Finco Pufffffff ... sempre bastian contrari ... anche quando ha fatto la seratona a Venezia c'è stato il malcontento tra i veneziani. Ma per chi non abita nei contesti proposti è comunque uno spettacolo. Per poter parlare di tutto dovrebbe fare puntate su puntate. Godiamoci quello che ci offre. Penso che anche a lui piacerebbe spaziare di più
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Daniela Cucchiara C'è sempre da polemizzare su tutto!! Una volta che viene proposto un programma intelligente..
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Marta Fassi Forse si poteva dare spazio ad altri luoghi ma almeno è stato bello ed interessante
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Virginio Zampieri Alberto vai tranquillo, la puntata è stata molto interessante, accontentare tutti è impossibile. Continua che sarai sempre seguito.
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Rita Rielli In un programma di poche ore qualcosa viene sacrificato. Sempre

 si vede   proprio di come l'essere   italiani     sia  solo   un fatto  storico-politico  , ma   non  antropologico  \  cuturale  . Nessuno   è  profeta in patria  e  chi  lo dice    viene deriso ed  accussato  di disfattismo     come   le  due cnzoni  citrate  all'inizio (   mi scuso  per  chi  mi segue  da  vecchia data  se   le  ripropongo ma  purtroppo  è cosi    non c'è niente  da  fare   abbiamo fatto l'italia    ma  non abbiamo  fatto gli italiani    e  non  cisomno riusciti    la monarchia, il fascismo  , la repubblica  )  .
Confermo   i  suoi  limiti   , per   quel poco  che   sono riuscito a vedre  ,   causa  abbuiocco    e cattiva  prgrammazione rai  :   le  puttanate    fesserie  iniziano presto le cose interessanti       ,  quando va bene  dalle  21.30  . E la  continua   pubblicità  nonostante  si paghi  ( anche se  non possiedi  tv  )    un lauto  canone  ,  neppure   fosse  un tv commerciale  \  privata  .  . Ma  allo stresso   tempo   dico  che  era  un ottima  trasmissione   e  gli divo  di fregarsene   e   ed  andare  avanti   . La perfezione assoluta   non esiste  .La  prossima sarà migliore   e riuscirà meglio 


La  terza    deriva  ,   sempre  tramite  la  pagina   faceboook  di geolocal , da  la  Gazzetta di Modena  del   20\01\2018

Modena, «Qui ormai è un ghetto e la mia attività affonda»

di Stefano Totaro

Gloria del ristorante Glamour in via Mazzoni chiuso per 15 giorni dal questore di Modena: «Penalizzata da connazionali che stanno in strutture e non cercano integrazione» Infatti   come dichiara  lei stessa  : «Sono ormai 25 anni che vivo a Modena e qui, con mio marito e la mia famiglia, abbiamo investito nella nostra attività che consiste in un negozio ed un pubblico esercizio. Qui abbiamo la nostra vita, sono mamma di quattro figli, la più grande frequenta il liceo le altre varie scuole cittadine. Ho quindi gli stessi problemi che hanno tutti gli altri cittadini, problemi legati al lavoro, all’economia, quelli legati al bilancio famigliare. Ma da qualche anno non è più così, si è aggiunto un grosso ed enorme problema e a crearlo sono i miei connazionali, quelli che sono qui a spese dello stato italiano» 

MODENA. «Sono ormai 25 anni che vivo a Modena e qui, con mio marito e la mia famiglia, abbiamo investito nella nostra attività che consiste in un negozio ed un pubblico esercizio. Qui abbiamo la nostra vita, sono mamma di quattro figli, la più grande frequenta il liceo le altre varie scuole cittadine. Ho quindi gli stessi problemi che hanno tutti gli altri cittadini, problemi legati al lavoro, all’economia, quelli legati al bilancio famigliare. Ma da qualche anno non è più così, si è aggiunto un grosso ed enorme problema e a crearlo sono i miei connazionali, quelli che sono qui a spese dello stato italiano».
Gloria ha 47 anni, è nigeriana e divide le sua giornate tra il lavoro di mamma, quello all’interno del bar ristorante Glamour in via Mazzoni e al negozio di parrucchiera in viale Crispi. Proprio l’altro giorno ha ricevuto, relativamente al bar ristorante Glamour, la notifica del provvedimento di chiusura temporanea per 15 giorni. Una misura scattata perché, negli ultimi controlli effettuati dalle forze dell’ordine nella zona del Tempio e della stazione dei treni, era stato trovato qualche pregiudicato all’interno del suo locale. E cosi per motivi di ordine pubblico si è deciso di abbassare le serrande al locale.
«È questo il vero problema e anche se sono miei connazionali io non ci sto. Sono nelle vostre stesse condizioni». E con quel “vostre” Gloria intende dire modenesi. «Quando mia figlia arriva in autobus alla stazione dei treni mi chiama al telefono - dice - perché ha paura a fare il portico per raggiungere il locale o il salone da parrucchiera. Devo andarla a prendere: ha paura a fare lo slalom tra chi fuma marijuana e chi beve, è stata importunata. Questo per dire che capisco benissimo il disagio di abita da queste parti o di chi frequenta questa zona».
«Per quel che mi riguarda la situazione è insostenibile - spiega Gloria- ho giovani che mi entrano nel locale, prendono una bottiglia di birra, la lasciano sul bancone, escono, vanno sotto ai portici a fare i loro affari di droga, poi tornano, stanno qui, vanno in bagno e poi riescono, come fosse casa loro. Sono tutti richiedenti asilo, mi hanno già fatto perdere clienti, operai della zona, altri miei connazionali. Quando dico loro che sto per chiamare la polizia mi sfidano, mi urlano contro “fallo, dai , chiama la polizia, tanto non ce ne frega niente, non ci fanno nulla”. E in effetti questi non hanno nulla da perdere, sono alloggiati nelle strutture ma passano il giorno qui in stazione». «Quello che non capisco è come si possa ancora sopportare una situazione del genere - conclude Gloria - non si
crea integrazione, sono loro stessi che ormai hanno il businness della droga e non gli importa nulla di imparare l’italiano, di integrarsi, di fare qualcos’altro. E così mi danneggiano e danneggiano tutta la zona. Qui è ormai un ghetto. Io vorrei lavorare e ho i miei diritti».

Considero questa presa di posizione  una risposta   che sono  " buonista  " verso  gli mmigrati  e  mi lascio  fare   ed  accetto  tutto . Non dimentichiamo che  essi  vengono   da noi  , non solo  per delinguere   e  sfuggire  ala giustizia  dei loro paesi  , ma per ( la maggior  parte  cercare   un futuro migliore  , una speranza  , cosa che  gli abbiamo tolto   con le nostre  sciagurate politiche  estere  ed economiche  . 


19/09/17

il parlamento ha paura di leggigerare su una realtà giàesiste come lo Ius soli . Il caso Analisa Paris insegna nella scuola Parco di Veio dove il 70% degli alunni di altre nazionalità è nato in Italia e il caso Scuola, classe prima da record: tutti stranieri All’elementare Rosmini di Padova

Storie  che  riporto oggi     dimostrano  come  , nonostante  i rigurgiti  identitari   populistici (  nella  forma  ,  perchè tutti noi  siamo identitari  , chiusa  ed  isolazionistica   ovverro   quella  più retrograda   di lontana  menoria  e più vicino   alle  vecchie  ideologie   dei XIX e XX secolo  )  della  destra  extraparlamentare  e parlamnentare     ma non  solo  ,   di come  il paese   reale  sia  più avanti   della nostra  classe polica  e dei nostri populisti  \  malpancisti  .

La  prima     viene  da    repubblica     del 19\9\2017

Annalisa Paris: "Io, maestra dei bimbi stranieri dico che lo Ius soli è già realtà"

La docente insegna nella scuola Parco di Veio dove il 70% degli alunni di altre nazionalità è nato in Italia: "I cinesi sono così integrati che non hanno neanche più il problema della erre. Qui non si fanno differenze, il problema è forse quando i piccoli tornano a casa"






ROMA - "I miei alunni cinesi? Sono così italiani che non hanno più nemmeno il problema della erre. Nella mia scuola ci sono 700 alunni di cui 200 stranieri. E su 200 stranieri 135 sono nati in Italia. Se non è Ius soli questo... ". Annalisa Paris, maestra con l'aria da ragazza e la determinazione di chi crede nel futuro dei bambini, dal 1995 le ondate migratorie le ha viste tutte. I primi, racconta Annalisa, "erano rumeni, poi arrivarono (in tanti) i filippini, i latinoamericani, i nord africani, gli africani, i piccoli di Bangladesh e Sri Lanka, oggi nelle prime classi i nuovi iscritti sono cinesi di terza generazione, per noi l'integrazione non è soltanto una scelta ma una necessità". Immaginate ettari di verde in un parco alla periferia di Roma Nord, sulla via Cassia, un edificio di mattoni rossi progettato negli anni Settanta quando la scuola rivoluzionò se stessa, scivoli e aule ampie pensate per i più fragili e centinaia di bambini di almeno tre religioni e dieci etnie diverse che giocano insieme sui prati, l'orto e i campetti. Ossia la normalità, come dice Annalisa Paris, 51 anni, due figlie, maestra primaria, un diploma di insegnamento dell'italiano agli stranieri, ma soprattutto referente per l'intercultura dell'Istituto comprensivo "Parco di Veio", simbolo della Roma che accoglie.

Annalisa, ma i bambini cosa sanno della cittadinanza?
"Nella mia classe tutto. Ogni giorno ripeto loro che sono uguali davanti alla legge, davanti allo Stato e naturalmente davanti alla maestra".

Una cittadinanza di fatto...
"La mia quinta è formata da ventidue bambini, di cui undici stranieri e di questi undici, sette sono nati in Italia. Come si può pensare di fare differenze? Il problema è quando tornano a casa".

Tornano a sentirsi immigrati?
"Sì. Lo sentono dai loro genitori che combattono con i permessi di soggiorno, lo vedono quando entrano in un ufficio ad occhi bassi. Questa è una scuola mista, gli stranieri che la frequentano sono figli delle colf, delle badanti, dei guardiani che lavorano nell'area ricca del quartiere, delle famiglie cinesi che qui hanno i negozi. Per loro la scuola è tutto. Sa qual è il mio allievo migliore?".

È straniero?
"Filippino e si chiama Gerico. Una mente straordinaria. Si capisce che a casa è seguito. Mi ha portato un modellino che aveva costruito con il padre che fa il custode. E soltanto quel giorno mi ha raccontato che il papà nelle Filippine era ingegnere. Poi c'è Serena".

Da dove viene?
"Nigeriana. Bravissima. E come loro naturalmente ci sono tanti bambini italiani. Ma racconto questi casi per spiegare che questi piccoli che lo Stato si ostina a chiamare "stranieri" saranno le nostre risorse del domani. Perché non cittadini allora? ".

Lei però ha citato due eccellenze. E gli altri?
"Il grande problema per i non nativi è l'italiano. Servono più docenti specializzati nell'insegnarlo agli stranieri. E poi c'è l'integrazione sociale".

I figli degli immigrati non partecipano alla vita dei compagni italiani?
"All'inizio è così. È difficile magari che pur invitati partecipino ai compleanni. Perché i genitori lavorano tutto il giorno e non possono accompagnarli. O perché la mamma cinese non si sente a suo agio con le altre mamme...".

Come si spezza l'isolamento?
"Con noi, con le insegnanti. Capite quanto è preziosa la scuola? Nella mia classe mi ero resa conto che al di là dei latinoamericani, che non rinuncerebbero ad una fiesta per nulla al mondo, gli altri restavano chiusi nelle loro comunità. Ho cominciato a suggerire alle mamme italiane di telefonare, di creare un contatto con le mamme straniere...Ha funzionato ".

Secondo le statistiche i bambini immigrati hanno più disturbi dell'apprendimento.
"È vero. Alcuni parlano italiano soltanto a scuola. Ci vogliono mediatori culturali che riescano anche a fare da ponte con genitori. A volte delle loro vite non sappiamo nulla ".

E il razzismo?
"Tra i bambini non c'è. E i genitori più diffidenti quando capiscono che qui la scuola è uguale per tutti si adeguano".

Dopo tanti anni di "frontiera" non preferirebbe una scuola meno multietnica?
Annalisa Paris sorride. "La stanchezza c'è,
ma questo è un lavoro vivo. Noi siamo il laboratorio del futuro, cosa faccio abbandono i miei bambini? No. Un giorno cambierò, sì, ma per andare a insegnare l'italiano nei centri di accoglienza. Siamo pochi, ma io nell'integrazione credo davvero..."






Scuola, classe prima da record: tutti stranieri

All’elementare Rosmini non c’è un italiano, la preside: «Nessun problema, parlano tutti la nostra lingua»



Nell’unica prima classe della scuola elementare Antonio Rosmini, che fa parte del Quarto Istituto Comprensivo, guidato, dal primo settembre, dalla nuova reggente Maria Mapelli, dirigente titolare del Sesto IC di Mortise-Torre, tutti i 24 alunni sono figli d’immigrati. Tra di loro cinesi, bengalesi, pachistani, nigeriani, ma anche moldavi e rumeni. È la prima volta, in città, Arcella compresa, che una classe di una scuola primaria sia formata da alunni tutti figli d’immigrati. In passato situazioni simili erano capitate, sempre all’Arcella, ma solo nelle scuole materne. Ad esempio, tre anni fa, alla materna statale Quadrifoglio, che si trova in via Bach, a fianco della scuola elementare Salvo D’Acquisto, mentre quest’anno anche alla materna Joan Mirò, in via Bramante, a San Bellino, su 34 nuovi iscritti solo 2 sono italiani.
Scontate le polemiche già scoppiate dopo l’inizio dell’anno scolastico. Sono arrabbiati sia i docenti che i genitori, stranieri compresi. «Ho due figli in età scolare» osserva un papà immigrato dall’Egitto, che lavora in una pizzeria per asporto. «La più grande frequenta la quarta classe alla primaria Muratori, nel rione Santissima Trinità, dove ci sono metà bambini figli d’italiani e metà figli di stranieri. Chissà perché, alla Rosmini, sia stata formata una classe intera con tutti alunni figli d’immigrati. Così non va bene. Che tipo d’integrazione, sia linguistica che culturale, ci può essere quando non c’è nessun bambino figlio d’italiani?».
Una mamma padovana sostiene che il “caso Rosmini” è il risultato del fatto che negli ultimi due anni, molti genitori italiani avrebbero rifiutato d’iscrivere i propri figli alla Rosmini, perché ritenuta, una scuola frequentata da troppi stranieri, quindi, avrebbero iscritto i propri bambini in altre scuole del territorio. Anche la nuova preside reggente del Quarto Ic parla della situazione che ha trovato alla Rosmini. «Sono arrivata solo due settimane fa», sottolinea Maria Mapelli, laureata in fiosofia e nata e cresciuta all’Arcella. «Quindi la formazione delle classi era stata già fatta. Non dico questo per scaricare eventuali responsabilità sul mio predecessore, che, a quanto mi hanno riferito le docenti e rappresentanti di classe dei genitori, ha lavorato bene ed ha sempre tenuto un buon dialogo con tutti. Tuttavia quasi tutti i bambini della classe prima in questione sono nati in Italia e parlano bene l’italiano, visto che hanno frequentato, per tre anni, le scuole materne del territorio. Vorrà dire a quest’anno anche alla Rosmini faremo di più per l’integrazione. Non a caso come scuola abbiamo già aderito al progetto del Miur, denominato Fami, che tra le altre cose, prevede l’insegnamento della “Lingua Italiana 2” da parte di docenti assunti esclusivamente per tale funzione, intesi come mediatori per l’intercultura e la coesione sociale in Europa». 
Un progetto analogo ce l’ha anche la nuova Giunta Giordani, dove la neo-assessora alle scuole Cristina Piva ha già iniziato a contattare i dirigenti delle scuole dell’obbligo della città con la finalità di creare un coordinamento tra i presidi appunto per evitare la formazione di classi-ghetto e la distribuzione degli alunni “stranieri” in più scuole del territorio

 concluido  con una provocazione  sarcastica  😀🤔😁 lanciata  sul mio  facebok    ai 😁    :


 salvinisti e e company ( Amici a cui piace Matteo Salvini , Matteo Salvini , CasaPound Italia , ) perchè non proponente , visto che v'ispirate al fasscismo, , la sua stessa politica d'incremento demografico . cosi s'evitereanno fenomen come questo


09/09/17

A Pieve di Soligo lezioni di arabo e Corano: per gli italiani sono gratis prove d'integerazione e confronto fra culture diverse che va oltre o stereotipo devono essere loro ad integrarsi a noi non loro a noi .



Leggendo l'articolo che segue



A Pieve di Soligo lezioni di arabo e Corano: per gli italiani sono gratis
Pieve di Soligo, i corsi di arabo e corano sono promossi dall’associazione marocchina “Noi ci siamo” Il sindaco: «Strumento di integrazione». Già cento adesioni per il mese di ottobredi Silvia Ceschin

 da   http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca   del  08 settembre 2017


PIEVE DI SOLIGO. Pievigini a lezione gratuita di arabo nei locali comunali della Casa delle Associazioni di via Battistella. Il Comune di Pieve di Soligo ha concesso l’utilizzo degli spazi pubblici destinati ai gruppi di volontariato locali, all’Associazione marocchina “Noi ci siamo” che promuove corsi non a pagamento per l’insegnamento e la diffusione della lingua e della cultura araba tra gli italiani.
«Si tratta di un gruppo che collabora con il Comune anche nell’organizzazione dell’annuale festa multietnica in piazza – spiega l’assessore Roberto Menegon – e ha avanzato la richiesta di utilizzare gli spazi di via Battistella per tenere un corso di insegnamento della lingua araba aperto a tutti.




L’amministrazione ha dato il benestare all’iniziativa come ulteriore via di integrazione». Uno «strumento di prevenzione» per il sindaco Soldan. Un primo corso, già concluso, si è svolto tutte le domeniche mattina prima del periodo estivo e un secondo sarà avviato a breve. Uniche forme pubblicitarie sono il passaparola e una piccola locandina fai-da-te esposta all’ingresso della Casa delle Associazioni di via Battistella: “Associazione Noi ci siamo organizza un corso di lingua araba gratuito presso il Centro Associazioni di Pieve di Soligo”. In chiusura il numero di telefono al quale gli interessati possono rivolgersi per avere informazioni. Risponde Mostafa Nawri, marocchino d’origine e fondatore dell’associazione nata ad aprile 2017. Ad aiutarlo nella traduzione è la figlia Fatine. «Stiamo ancora raccogliendo le iscrizioni – riporta la giovane – per i corsi di lingua araba che partiranno il primo ottobre».
Tre le classi per ora previste: una per i bambini dai 6 ai 9 anni, un’altra per quelli dai 10 ai 15 anni e un’ultima che raccoglierà la fascia più adulta.Un’ottantina le iscrizioni già raccolte per l'edizione in partenza a ottobre tra cui spuntano già diversi cognomi italiani. «Alle classi di bambini oltre alla lingua araba gli insegnanti madrelingua spiegano il Corano – continua Fatine – cosa che per gli adulti dovrà essere decisa insieme”. Tre ore di scuola la domenica mattina nelle tre aule della Casa delle Associazioni date in concessione dal Comune a “Noi ci siamo” a inizio 2017.
Trecento euro l’anno è la somma che Nawri ha dichiarato di versare per l’uso dei locali senza l’ausilio di nessun contributo pubblico. Gli stranieri che partecipano al corso pagano, gli italiani non devono versare nessuna somma per frequentare le lezioni di arabo e, se
interessati, di Corano. A fine settembre si chiuderanno le iscrizioni che hanno già raggiunto il centinaio. Numeri importanti per una realtà la cui esistenza è rimasta fin'ora semisconosciuta persino alle altre associazioni che si riuniscono nella struttura.




ho risposto cosi ad un commento  e    agli altri  tre   " mi piace  " all'articolo preso   dalla  la pagina facebook di geolocal ( https://www.facebook.com/gelocalcronacaitaliana ) 

Giovanna Bacchini Scusate, ma perché dovremmo imparare noi l'arabo? Devono integrarsi loro, non noi.

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Giuseppe Scano perchè non entrambi noi la nostra cultura e le nostre usanze e leggi , e noila loro , questa e è vera integrazione o meglio coesistenza @Davide Civero ,@Melissa Droghetti , @Angela Piscopo , @Rosy Toretti

RispondiAdesso


 eccludendo quelli razzistici   xenofobici  e   volgari    con cui  non vale la pena  perdere  tempo  ,  perchè è  come darte le perle  ai porci   o lavare  la testa all'asino    con il sapone  . Ma  che  riporto per  dimostrare  il  clima  di chiusura    nazionalistica  \  campanilistica   e mentale    verso  la  cultura  non propria  che  c'è  , oltre   alla moda   \  accettazione  passiva     della  cultura  non nostra  

Ottavio Turi Prendetelo in c....

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Maurizia Cragnaz Xchè noi italiano dovremmo imparare l'arabo 😡

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Davide Civero Ditemi che non è vero!!!😨😨😨
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Salvatore Gugliuzza Portaci tua madre stronzzzzz

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con questo è tutto . attendo le vostre opnioni in merito