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15/07/17

quante donne dovranno essere ammazzate prima che si faccia e si faccia appplicare soprattutto una legge sul femminicidio e sulla tutela degli orfani da tali abberrazioni

questa canzone scritta nel lontano 1962\3



si potrebbe rileggere cosi cara Cinzia Abramo : << Ma quante donne devono ancora morire per mano di uomini pezzi di merde prima che le istituzioni investano seriamente in cultura di genere, in educazione alla sessualità, nell"abbattimento di stereotipi sessisti, per la.formazione e la corretta informazione, continua qui >>

12/06/17

Giuseppe Scano intervista Cristian A. Porcino Ferrara autore del libro "Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne".



Il 12 giugno 2016 un killer uccise ad Orlando 49 persone che si trovavano nel locale gay Pulse. Alle vittime di Orlando e a Eddie Justice è dedicato il libro di Cristian A. Porcino Ferrara Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne. Inoltre Porcino dedica il proprio volume anche a Sara Di Pietrantonio barbaramente assassinata dal fidanzato. Nell'intervista con l'autore si è discusso di omofobia, femminicidio, i moti di Stonewall e molto altro.

1) Qual è il tuo bilancio a un anno dall'uscita del libro "Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne"?

«Molto buono. Quest'anno ho ricevuto recensioni positive, tanti pareri autorevoli come quello della senatrice Monica Cirinnà, ringraziamenti da parte di associazioni Lgbt e molte altre soddisfazioni personali. Penso alle tante opinioni dei lettori che mi hanno contattato in privato per congratularsi del lavoro fatto. Alcuni di loro mi hanno raccontato le loro vite, i problemi che li hanno segnati e la rinascita dopo la consapevolezza di sé»

2) Una bella soddisfazione

«Certo, perché l'unico a credere nel progetto sono stato io. Ho contattato tanti editori ma quasi tutti, pur se interessati, non hanno voluto investire economicamente su un progetto da loro ritenuto di nicchia. In Italia domina l'editoria a pagamento e se non accetti di sborsare quattrini devi impegnarti a fare tutto da solo e diventare quindi indipendente»


3) Se osserviamo i risultati raggiunti non hai avuto torto. Ma mi dicevi di Christopher Park (che appare proprio nella copertina del libro) e la comunità Lgbt. Raccontaci qualcosa.

«Dici bene. Ricordo la soddisfazione di aver portato la mia opera a Christopher Park, New York, dove nacque il movimento Lgbt. Proprio in questi giorni ricorre l'anniversario dei moti di Stonewall. Accanto a Christopher Park si trova lo storico locale Stonewall Inn (foto 2) dove il 27 giugno 1969 si lottò per affermare il proprio diritto di esistere in quanto esseri umani. L'orgoglio di essere se stessi e di reclamare e combattere per ciò in cui si crede davvero. In quelle manifestazioni si sancì la fine della violenza psicologica e fisica affrontando le autorità che volevano schiacciare i diritti civili delle persone gay confinandole in un ghetto. Infatti, per le strade di New York nel mese di giugno ogni anno il gay pride riempie la Grande Mela non solo di colore, ma dimostra concretamente che il proprio orientamento sentimentale e sessuale non deve essere più tenuto nascosto ma vissuto alla luce del sole. La libertà di amare non è una concessione ma, per l'appunto, un diritto»


4) In fondo New York è un po' la tua seconda casa, e quindi è stato un piacere ricevere attenzioni dai newyorkesi, o mi sbaglio?

«Esatto. Non dimentico la gente seduta a Christopher Park (foto 1) che mi continuava a chiedere se il libro era scritto in inglese e se potevano acquistarlo nelle loro librerie. Non posso scordare il loro entusiasmo e la loro positività. Da italiano confesso che tanta dimostrazione di stima e affetto mi ha fatto un certo effetto. In Italia non siamo abituati a manifestare il nostro interesse per qualcuno che non conosciamo. Forse se lo vediamo in TV sì ma per uno scrittore indie è del tutto impensabile. Siamo molto invidiosi dei successi degli altri e raramente ci facciamo coinvolgere dai progetti culturali degli sconosciuti»

 5) All'interno del libro tu includi un interessante progetto educativo sulle varie forme di affettività da realizzare nelle scuole. Hai trovato il modo di presentarlo negli istituti?

 «Da ben tre anni e senza grandi risultati. Ho inviato tempestivamente il progetto all'assessorato alla pubblica istruzione di Catania. L'assessorato ci ha fatto sapere che il progetto era valido però mancavano i soldi per poterlo realizzare. All'epoca ho fatto un tour de force insieme ad una mia amica psicologa nelle scuole statali, ma oltre a congratularsi per il progetto la litania che ascoltavamo era sempre la stessa: non ci sono soldi. Altre volte, invece, i dirigenti scolastici non ci ricevevano  e ci dirottavano presso segreterie didattiche o vicepresidi. Di conseguenza il progetto è stato depositato e protocollato ovunque, ma non mi è mai stato permesso di attuarlo. Il progetto si rivolge proprio ai ragazzi e ragazze delle scuole medie  inferiori e superiori, e l'intento era proprio quello di sensibilizzare i più giovani su tematiche che li riguardano da vicino. Ho notato un ostruzionismo sistemico inaccettabile, e un'indifferenza preoccupante che è la maggiore causa dei problemi che affliggono questo paese. Ed è questo che mi dispiace tanto»

6) Dicevamo prima che il tuo libro ha ricevuto anche l'apprezzamento della senatrice Monica Cirinnà ed è stato ben accolto da pubblico e critica. Mi chiedevo se da parte cattolica hai ricevuto apprezzamenti o rifiuti?

«Colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta la senatrice Cirinnà per le parole di apprezzamento alla mia opera. Devo dire che è una persona davvero sensibile, e soprattutto dotata di grande empatia. Per quanto riguarda l'ambito cattolico io vedo spesso dei muri nonostante i vari appelli al dialogo pronunciati da Papa Francesco. Ci tengo a precisare che non appartengono a nessuna chiesa, e di conseguenza non frequentando alcuna comunità sono escluso in automatico dai vari dibattiti su omofobia e femminicidio. Già in passato per via di alcuni miei libri sono stato estromesso da lavori che erano offerti da strutture religiose, ed ho patito varie forme discriminatorie a causa della mia non appartenenza a nessuna fede preposta al culto. Ho tentato anni fa di parlare con l'arcivescovo della mia città ma non mi ha accordato alcun appuntamento. Chiaramente sono disponibile ad un confronto con le strutture cattoliche ma dubito che ciò  accadrà»

7) Quali sono secondo te i metodi per combattere i numerosi casi di femminicidio e di aggressione omofoba nel nostro paese? E a cosa è dovuta tanta intolleranza e furia omicida?

«È evidente che il nostro paese porta avanti un sistema discriminatorio frutto di una cultura prettamente machista. Una subcultura abbastanza diffusa che deve essere estirpata alla radice. Goleman parla di alfabetizzazione emotiva da iniziare fin da ragazzi ed è proprio quello che nella nostra società manca. Non possiamo restare con le mani in mano e non colmare questo vuoto culturale. Da questo dipende il futuro delle nuove generazioni. Nessuno può possedere nessuno, tantomeno la vita della persona che dichiariamo d'amare. L'amore vero libera dalle catene e non distrugge la vita della persona amata. Stesso discorso per l'omofobia. Si combatte con la violenza ciò che non si comprende con la ragione e la cultura. L'ignoranza genera paranoie e nemici inesistenti. Purtroppo in Italia non esiste ancora una legge per combattere il femminicidio e l'omofobia. Senza una cultura dell'accoglienza e del rispetto reciproco la discriminazione e l'ineguaglianza troverà piena cittadinanza. A tal proposito ho apprezzato il toccante messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella diffuso in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia. Per ringraziarlo gli ho inviato in dono una copia del mio libro»

8) Nel libro analizzi alcune canzoni straniere e italiane, mi chiedevo se poi qualche artista italiano si è fatto vivo con te, magari per ringraziarti o per altro?

«Purtroppo no. Ho contattato molti artisti italiani da me citati ma non ho ricevuto alcun segnale. Ho scritto diverse mail ed ho tentato anche tramite i social ma nulla. In fondo ci sono abituato. Ho notato molti messaggi visualizzati a cui però non è mai seguito alcun riscontro. In Italia i 'famosi' ti scrivono solo se vai in Tv e diventi anche tu un fenomeno televisivo. Ma va bene così. Non ho scritto il libro per essere ringraziato da loro, ma per incentivare una lotta attiva al femminicidio e l'omofobia. Ed è questa la mia priorità»

Giuseppe Scano



Il libro Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne è in vendita su Amazon al seguente link: https://www.amazon.it/Canzoni-contro-lomofobia-violenza-sulle/dp/1326718746



04/06/17

Tre storie che fanno ancora più male quando il dibattito pubblico è così concentrato su cosa si intende per famiglia e gendert ed antigender

vedi anche
perché i preti vanno spesso in TV a parlare di sesso ? [ L'elzeviro del filosofo impertinente ]

un vecchio post della grandissima e nostra utente fin dale origini Tina Galante ha condiviso il video di La Cronaca Italiana.2 febbraio 2016



 <<Tre storie di donne vittime della violenza. Tre storie che fanno ancora più male quando il dibattito pubblico è così concentrato su cosa si intende per famiglia >> ma  soprattutto    su gender   e  antigender  ( vedere il pre  , durante  , e  post   legge  unioni  civili  ) . Un pase  diviso  dove  .

solo il termine    ed  l'ìinroduzione   del reato  femminicidio   crea  ancora resistenza    . Un paese  e   video  di questi  giorni  


Reggio Emilia: musica e preghiere, rosario e diritti. Il Gay Pride e la "processione riparatrice"



La festa dell'orgoglio gay e la processione riparatrice. In mezzo Reggio Emilia a osservare, con curiosità, chi è sceso in piazza per difendere un diritto e chi ha scelto di sfilare dietro turibolo e croce, recitando il rosario. Due mondi che si sono solo sfiorati. Gli ultracattolici, circa 300, hanno organizzato la processione riparatrice la mattina. I partecipanti al Gay Pride, decisamente più numerosi, hanno invaso le vie della città, il pomeriggio

di Francesco Gilioli

Nella marcia riparatrice potevano aggiungerci i loro silenzi per la pedofilia di tanti preti coperti anche da loro, ed ancora protetti, ben più grave della omosessualità.Nella marcia riparatrice potevano aggiungerci i loro silenzi per la pedofilia di tanti preti coperti anche da loro, ed ancora protetti, ben più grave della omosessualità.

Nella marcia riparatrice potevano aggiungerci i loro silenzi per la pedofilia di tanti preti coperti anche da loro, ed ancora protetti, ben più grave della omosessualità.

17/05/17

Donna accusa l'ex marito: Costretta a fare sesso davanti ai nostri figli Donna accusa l'ex marito: Costretta a fare sesso davanti ai nostri figli Pisa: denuncia choc in aula durante un processo per stalking. L’uomo deve rispondere anche di lesioni e maltrattamenti in famiglia


PISA. Un matrimonio avvelenato dai rancori. Che deflagra in querele incrociate e porta in aula un 50enne accusato di una sfilza di reati che vanno dai maltrattamenti in famiglia alla violenza sessuale, dalle lesioni personali alla violazione degli obblighi di assistenza. È una storia che risale al 2013 e che racconta di un rapporto al capolinea quella che ieri mattina in Tribunale ha visto come testimone il fratello della parte civile, una giovane marocchina che con l’imputato (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la parte offesa e i due figli minori, ndr) un commerciante 50enne della provincia, ha messo al mondo due figli.
L’uomo è difeso dall’avvocato Andrea Pieri e la donna dal legale Ilenia Flamma. Tra i due è in corso una separazione giudiziale che descrive in parallelo il disagio di un ménage svuotato di sentimenti e riempito di livore. Anche con eccessi degenerati in reati, secondo la Procura rappresentata in aula dal pm Paola Rizzo davanti al primo collegio (presidente Murano, a latere Poggi e Mirani). Uno in particolare, viene contestato al commerciante: aver obbligato la moglie a fare sesso davanti ai due figli piccoli. Un choc per la donna, un trauma per bambini.
La testimonianza di un marito violento: "Certi comportamenti visti da bambino hanno pesato"
Due anni di percorso all’associazione Lui di Livorno gli sono serviti per uscire dalla devastante spirale di botte e soprusi nei confronti della moglie. Una violenza "acquisita" da bambino: ecco il perché (intervista di Ilaria Bonuccelli) - L'ARTICOLO
«Dopo quell’episodio i bimbi sono stati male» ha ricordato in aula il fratello della donna, ormai ex cognato del 50enne sotto processo. La mamma dei due bimbi per un periodo era tornata in Marocco e in una delle querele presentate contro il marito lo accusava di non mandarle soldi, neanche per le figlie. La difesa ha, invece, ricordato che il commerciante aveva aiutato l’allora moglie ad aprire nel suo Paese un negozio che, però, aveva chiuso l’attività dopo neanche un mese.
Ma è quello che succedeva in casa il tema del processo. Secondo l’accusa prima ancora di avviare la causa di separazione, tra i coniugi c’erano stati scontri fisici. Liti degenerate in lesioni che la donna si fece medicare al pronto soccorso. E poi lo stalking e i maltrattamenti con botte e urla. E quell’approccio sessuale pesante, davanti ai figli. Dopo le denunce della moglie, l’imputato finì prima in carcere e poi ai domiciliari. Ora è libero, lontano dalla madre dei suoi figli. Che, in difficoltà economica, è anche sotto sfratto. Prossima udienza il 26 maggio per sentire diversi testi della parte civile.
Basta violenza sulle donne, "Firmo le petizione del Tirreno perché...": i messaggi dei lettori
Il Tirreno ha lanciato una petizione su Change.org per dire basta alla violenza sulle donne. Il messaggio è chiaro: firmiamo per sbloccare l'uso dei braccialetti elettronici anti-stalker. In migliaia hanno già firmato spiegando anche il perché: ecco una selezione dei messaggi - LO SPECIALE

25/04/17

Mantova Arriva la panchina rossa in nome delle donne uccise. una pagliacciata antifemminicidio

Leggo che a
Mantova. Anche Canneto sull’Oglio potrebbe avere presto una panchina rossa. Dello stesso colore dell’amore, quel sentimento che vive di passione, rispetto, speranza. Ma anche dello stesso colore del sangue,








quello di cui si macchiano per sempre gli uomini che arrivano ad uccidere le loro donne. Per rabbia, vendetta, paura di essere lasciati e perfino di lasciare. Una panchina rossa come quelle che ormai si trovano in diversi Comuni per sensibilizzare sulla violenza sulle donne.
 [ ---]
( continua qui http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca del 23\4\2017)






Secondo me è una , mi perdono le femminste dure e pure come alcune utenti del mio facebook ( account e pagina ) e utenti del blog , delle solite pagliacciate non si comb
atte cosi il femminicido . ma facendo leva sull'educazione fin dale scuole primarie ad una cultura che comprenda il rispetto reciproco , non violento , e della diversità


una cultura che 

17/04/17

non sono buonista . Islamico o non chi è violento con la moglie e con i figli va punito .....

..... idem anche  se    si commette  qualunque   tipo  di reato .
Risultati immagini per buonismo
 A  chi mi dice  che  sono buonista   solo perchè invito al rispetto ,  perchè smonto le bufale  , l'odio   verso  gli immigrati   che vengono  in europa , ecc   . 
Risultati immagini per buonismo


Sappia   ,  spero  una volta per tutte   , che   concordo  con  quanto dice  in questo  articolo    di ferdinando.camon preso  da    La  Nuova  Sardegna  e  presente  sui  Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica", più "Nuova Sardegna" e "Alto Adige" 11 aprile 2017


Ennesimo caso: ieri un marito islamico ha picchiato la moglie perché usciva di casa senza il burqa. A Napoli. In Italia stiamo tutti ragionando su questo tema: gli islamici che puniscono la moglie o le figlie perché non si comportano islamicamente, commettono un reato? O dobbiamo tollerarli, in nome del multiculturalismo? Ho sostenuto più volte che è un reato, e va punito. Tanti lettori mi domandano: “E chi lo dice?”. Rispondo: la nostra Costituzione. E se chi viene qui non la conosce? Coloro che vengono a vivere qui devono conoscerla. Domanda maligna ma un po’ sciocca: “E quanti italiani conoscono la nostra Costituzione?”. Risposta, che può sconcertare ma poi la spiego: “Tutti”. Non nel senso scolastico, sapere gli articoli a memoria, ma nel senso pratico, conoscere i diritti e i doveri. Ogni italiano sa che l’uomo non vale più della donna, che il cattolico non vale più del non cattolico, che la teocrazia non vale più della democrazia. Perché gli italiani “sono prodotti” dalla nostra Costituzione, mentre gli islamici sono prodotti da un’altra Costituzione, e su quei punti la pensano in maniera opposta. Osservazione: ma loro credono che la loro sia la maniera giusta. In nome del multiculturalismo dobbiamo permettere che si comportino come la loro civiltà li ha educati?
Vedo che un giurista interviene su questo punto delicatissimo e risponde che “c’è reato solo quando c’è dolo”, cioè quando chi commette un’azione è cosciente che è illecita. Vecchia questione. Ebbene, è un’inaccettabile. Tu hai una figlia di 14-15 anni e la obblighi a sposare un uomo di 40 anni che lei non ha mai visto: nel tuo paese è un’usanza, tu sei cresciuto con questa usanza, la segui e ti senti a posto, se non la segui ti senti in colpa. Si può punire questo comportamento? Sì. Perché ogni padre e ogni madre sanno che obbligare una figlia a rapporti sessuali da bambina è innaturale, obbligarla con uno sconosciuto è violenza sessuale, aggravata dalla tua parentela e dalla sua piccola età. Una figlia d’islamici a 14 anni è piccola come una figlia nostra, non è che matura prima, e se tu la obblighi a fare sesso, sai di andare contro natura. Non è che lo sai solo se sei cristiano, lo sai in quanto uomo e padre. Una figlia d’islamici deve uscire di casa vestita secondo i dettami islamici, perché nei paesi islamici tutte vestono così. Ma se vive qui, vorrà uscire vestita come le compagne. Il caso estremo ha portato un padre a sgozzare una figlia, mentre il fratello la teneva ferma e la madre guardava. Può darsi che in qualche sperduto villaggio dell’Islam questo avvenga e la Giustizia non si muova. Ma qui si muove, qui è un crimine. Si può ammettere o perdonare, perché i genitori son cresciuti con questa idea? No. È un crimine orrendo. Va punito? Massimamente. Perché “non possono non sapere che tagliare la gola a una figlia è un omicidio aggravatissimo”. Il problema di giudicare secondo il nostro Diritto gente cresciuta in un altro Diritto è stato affrontato col processo di Norimberga. Gli imputati dicevano: “Obbedivamo agli ordini”, ma l’accusa ribatteva: “Non potevate non sapere che erano ordini criminali”. E molti furono condannati all’impiccagione. Non per le loro idee, ma per le loro azioni. Il problema di processare secondo un Diritto un imputato cresciuto in un altro Diritto è noto come “processare il nemico”. C’è un libro, pubblicato in Italia da Einaudi, con questo titolo. Anche Cristo fu processato da nemico: lo processava l’Impero Romano, in quanto lui predicava insegnamenti contrari a quelli dell’Impero. L’Impero lo condannò, ma senza trovare colpa alcuna, lavandosene le mani. Ma in coloro che picchiano la moglie mandandola all’ospedale, sgozzano le figlie con i coltelli da cucina, sposano con la forza le figlie piccole a sconosciuti, le colpe ci sono. E loro non possono non saperle.
PS. Le email di consenso o dissenso (indirizzate a fercamon@alice.it) vengono pubblicate nella sezione "Dialoghi con i lettori". Chi non vuole la pubblicazione è pregato di dichiararlo.

14/04/17

“Ero un uomo violento e pensavo: non è colpa mia”

lo  so che  andrò contro le  femministe     con  il post  d'oggi  , ma   fra  gli stalker  ed  i violenti     c'è  anche  se    una piccola percentuale   casi come   quello   che riporto    qui  sotto  . Prima  d'iniziare il post     faccio delle  precisazioni  :
1)  non sto  giustificando  , ma cercando di capire  cosa  spinge  noi uomini a comportaci cosi
2)   condanno sempre  la  violenza     contro le  donne  e non solo
3 ) il dialogo fra  generi  e  l'educazione all  diversità fin dall'asilo  \  scuola materna   supera  ogni confine  ed  aiuta  tantissimo

  da   http://www.associazionelui.it/ del 14 aprile 2017



“Ero un uomo violento e pensavo: non è colpa mia”
associazione-lui
Giovedì 13 aprile 2017 su Il Tirreno Toscana è uscito un articolo che “ci riguarda”, di Ilaria Bonuccelli che ringraziamo di cuore.
“Sono stato un uomo violento” L’ammissione secca. Uno sciocco. Il cazzotto che rompe la radio. La pedata secca alla moglie. Il piatto fracassato contro il muro. “Ma stiamo attenti: la violenza che fa male non è solo quella fisica”. Ugo – il nome che si è scelto l’uomo – soppesa. le parole. Due anni di percorso all’Associazione LUI di Livorno per capire decenni di soprusi. Per venirne fuori. Colloqui personali, di gruppo. Una terapia per “uomini maltrattanti”. “E non si è mai al sicuro. Al massimo, oggi sono più sicuro di non avere tentazioni di questo tipo”. Un modo complicato per dire: ho imparato a gestire i momenti di crisi. A capire che la causa della mia violenza sono io e non gli altri. Non mia moglie.
Provare a parlare è una prova. Non è facile. Accetta l’incontro con Il Tirreno perché da oltre un mese conduce una campagna contro la violenza sulle donne. In particolare per rafforzare le misure di prevenzione della violenza, a cominciare dall’attivazione dei braccialetti elettronici salva-vita per evitare il cosiddetto “ultimo appuntamento”, spesso letale per la vittima.
Lei riconosce di essere stato un uomo violento?
“Certo che riconosco di essere stato un uomo violento, in tanti aspetti. Soprattutto lo sono stato perché ho pensato che la violenza fosse una risposta logica a quello che succedeva. La mia giustificazione era: “Sono violento perché l’altro o l’altra  hi ha detto o fatto questo”. Intraprendendo il percorso nell’associazione, invece, mi sono reso conto che era un modo sbagliato di ragionare”.
Ma che cosa intende per violenza? E con quali tipi di violenza sente di aver “agito”?
“La violenza, anche la mia violenza, non è stata solo fisica. La violenza è anche imporsi dal punto di vista economico, culturale. Certo, c’è il cazzotto, lo schiaffo. Ma c’è soprattutto l’atteggiamento di chi si sente superiore all’altro, tende a sopraffare l’altro: io sono il maschio, tu sei la femmina; i soldi in casa li porto io, quindi si fa quello che dico io. Oppure: bada a quello che hai speso; quello non si fa perché l’ho detto io”.
Lei aveva atteggiamenti violenti o prepotenti già da bambino? Si dice che spesso gli adulti violenti siano stati bambini vittime di violenza almeno assistita.
“No, non sono stato un bambino violento. Ma mi sono ritrovato addosso certi comportamenti che da bambino consideravo “normali” e che pensavo succedessero in tutte le famiglie, come la litigata feroce fra babbo e mamma. E’ chiaro che ciascuno di noi si porta dentro, a livello inconscio, questi esempi e che poi li replica da adulto, considerandole situazioni “normali”, anche se poi non lo sono”.
A lei è accaduto questo?
“Si. Diciamo che nella mia famiglia di origine ci sono state tensioni piuttosto forti fra i miei genitori, anche se poi ciascuno ha la propria storia e trova le proprie giustificazioni alla violenza nei confronti di chi gli sta intorno”.
Lei quando ha iniziato ad avere comportamenti violenti? Non solo fisicamente.
“Con il matrimonio. QUnado si è fidanzati e si hanno divergenze ciascuno va a casa propria e hai tempo per rivedere la tua posizione. Quando sei sposato, invece, non c’è lo stacco temporale che ti permette di rivedere la posizione e stemperare il clima. Così non ti rendi conto che il tuo atteggiamento non è corretto, che in una discussione non è sempre colpa dell’altro, anche se tu tendi sempre a incolpare l’altro. Allora si creano situazioni che possono sfociare nella violenza o nella separazione che non esclude, la prosecuzione della violenza”.
Quali erano, scusi, le sue reazioni in “mancanza di tempo di ragionare”?
“Quando non hai tempo di ragionare tiri fuori quelle reazioni che, secondo te, sono le normali conseguenze di una litigata: sferri un pugno e rompi un tavolo o una sedia. Poi tutto si placa. Li per lì non ti rendi conto della gravità del gesto e pensi di aggiustare tutto con un “scusa qui, scusa là”.
Quindi lei non era consapevole della sua violenza?
“Ti ripeti:”Non sono violento perché non faccio altro che rispondere a una violenza”. Anche la lite fra genitori la leggi in questo modo: la mamma che tira il piatto al babbo o il babbo che tira lo schiaffo alla mamma sono la conseguenza ordinaria di un’azione: “perché l’altro ha fatto qualche cosa di violenza” e non ci si sofferma a capire perché.
Non si rendeva conto neppure della rabbia che la muoveva?
“Rispondere sì o no sarebbe sbagliato, in entrambi i casi. Da una parte ero consapevole della rabbia che non dovevo avere: dall’altra mi giustificavo: “Non ce l’ho fatta più a sopportare”. In quegli atti tendi sempre a darti una giustificazione. E la più frequente è che l’altro ti ha portato a essere così. Non esci da questo meccanismo fino a quando non riesci a capire che l’atteggiamento della violenza è solo responsabilità tua”.
Lei quanto ha impiegato a capire di essere un uomo violento”
“Diversi anni. Il concetto è sempre lo stesso: ti dici che sei violento perché è colpa dell’altro oppure perché l’altro se lo merita: “Non ha fatto quello che si era deciso”.
Quale è stato il fatto e che le ha fatto intuire che stava sbagliando?
“Quando ho visto il comportamento dei miei figli. Ciascuno a modo proprio stava metabolizzando il mio comportamento violento. Stavano replicando lo stesso ruolo. Quando vedi che un figlio diventa violento, capisci che devi fare qualche cosa. Per te e per lui. Mettendo in gioco te stesso e tutta la famiglia”.
Ora è sempre un uomo violento?
“Spero di no. Dopo due anni di percorso, ho imparato a capire quando la situazione per me diventa critica e devo staccare. Non ho smesso di discutere con mia moglie, ma so quando fermarmi”.
Si sente al riparo dalla violenza?
“Non ci siamo mai. Ma sono più al sicuro dalle tentazioni della violenza”.
E che cosa direbbe a uomini che, invece, continuano a essere violenti?
“Che la violenza è un atto anche contro se stessi. E per quante giustificazioni uno possa darsi, non sono mai la realtà”.

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