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17/05/17

Donna accusa l'ex marito: Costretta a fare sesso davanti ai nostri figli Donna accusa l'ex marito: Costretta a fare sesso davanti ai nostri figli Pisa: denuncia choc in aula durante un processo per stalking. L’uomo deve rispondere anche di lesioni e maltrattamenti in famiglia


PISA. Un matrimonio avvelenato dai rancori. Che deflagra in querele incrociate e porta in aula un 50enne accusato di una sfilza di reati che vanno dai maltrattamenti in famiglia alla violenza sessuale, dalle lesioni personali alla violazione degli obblighi di assistenza. È una storia che risale al 2013 e che racconta di un rapporto al capolinea quella che ieri mattina in Tribunale ha visto come testimone il fratello della parte civile, una giovane marocchina che con l’imputato (omettiamo il nome per non rendere riconoscibile la parte offesa e i due figli minori, ndr) un commerciante 50enne della provincia, ha messo al mondo due figli.
L’uomo è difeso dall’avvocato Andrea Pieri e la donna dal legale Ilenia Flamma. Tra i due è in corso una separazione giudiziale che descrive in parallelo il disagio di un ménage svuotato di sentimenti e riempito di livore. Anche con eccessi degenerati in reati, secondo la Procura rappresentata in aula dal pm Paola Rizzo davanti al primo collegio (presidente Murano, a latere Poggi e Mirani). Uno in particolare, viene contestato al commerciante: aver obbligato la moglie a fare sesso davanti ai due figli piccoli. Un choc per la donna, un trauma per bambini.
La testimonianza di un marito violento: "Certi comportamenti visti da bambino hanno pesato"
Due anni di percorso all’associazione Lui di Livorno gli sono serviti per uscire dalla devastante spirale di botte e soprusi nei confronti della moglie. Una violenza "acquisita" da bambino: ecco il perché (intervista di Ilaria Bonuccelli) - L'ARTICOLO
«Dopo quell’episodio i bimbi sono stati male» ha ricordato in aula il fratello della donna, ormai ex cognato del 50enne sotto processo. La mamma dei due bimbi per un periodo era tornata in Marocco e in una delle querele presentate contro il marito lo accusava di non mandarle soldi, neanche per le figlie. La difesa ha, invece, ricordato che il commerciante aveva aiutato l’allora moglie ad aprire nel suo Paese un negozio che, però, aveva chiuso l’attività dopo neanche un mese.
Ma è quello che succedeva in casa il tema del processo. Secondo l’accusa prima ancora di avviare la causa di separazione, tra i coniugi c’erano stati scontri fisici. Liti degenerate in lesioni che la donna si fece medicare al pronto soccorso. E poi lo stalking e i maltrattamenti con botte e urla. E quell’approccio sessuale pesante, davanti ai figli. Dopo le denunce della moglie, l’imputato finì prima in carcere e poi ai domiciliari. Ora è libero, lontano dalla madre dei suoi figli. Che, in difficoltà economica, è anche sotto sfratto. Prossima udienza il 26 maggio per sentire diversi testi della parte civile.
Basta violenza sulle donne, "Firmo le petizione del Tirreno perché...": i messaggi dei lettori
Il Tirreno ha lanciato una petizione su Change.org per dire basta alla violenza sulle donne. Il messaggio è chiaro: firmiamo per sbloccare l'uso dei braccialetti elettronici anti-stalker. In migliaia hanno già firmato spiegando anche il perché: ecco una selezione dei messaggi - LO SPECIALE

25/04/17

Mantova Arriva la panchina rossa in nome delle donne uccise. una pagliacciata antifemminicidio

Leggo che a
Mantova. Anche Canneto sull’Oglio potrebbe avere presto una panchina rossa. Dello stesso colore dell’amore, quel sentimento che vive di passione, rispetto, speranza. Ma anche dello stesso colore del sangue,








quello di cui si macchiano per sempre gli uomini che arrivano ad uccidere le loro donne. Per rabbia, vendetta, paura di essere lasciati e perfino di lasciare. Una panchina rossa come quelle che ormai si trovano in diversi Comuni per sensibilizzare sulla violenza sulle donne.
 [ ---]
( continua qui http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca del 23\4\2017)






Secondo me è una , mi perdono le femminste dure e pure come alcune utenti del mio facebook ( account e pagina ) e utenti del blog , delle solite pagliacciate non si comb
atte cosi il femminicido . ma facendo leva sull'educazione fin dale scuole primarie ad una cultura che comprenda il rispetto reciproco , non violento , e della diversità


una cultura che 

17/04/17

non sono buonista . Islamico o non chi è violento con la moglie e con i figli va punito .....

..... idem anche  se    si commette  qualunque   tipo  di reato .
Risultati immagini per buonismo
 A  chi mi dice  che  sono buonista   solo perchè invito al rispetto ,  perchè smonto le bufale  , l'odio   verso  gli immigrati   che vengono  in europa , ecc   . 
Risultati immagini per buonismo


Sappia   ,  spero  una volta per tutte   , che   concordo  con  quanto dice  in questo  articolo    di ferdinando.camon preso  da    La  Nuova  Sardegna  e  presente  sui  Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica", più "Nuova Sardegna" e "Alto Adige" 11 aprile 2017


Ennesimo caso: ieri un marito islamico ha picchiato la moglie perché usciva di casa senza il burqa. A Napoli. In Italia stiamo tutti ragionando su questo tema: gli islamici che puniscono la moglie o le figlie perché non si comportano islamicamente, commettono un reato? O dobbiamo tollerarli, in nome del multiculturalismo? Ho sostenuto più volte che è un reato, e va punito. Tanti lettori mi domandano: “E chi lo dice?”. Rispondo: la nostra Costituzione. E se chi viene qui non la conosce? Coloro che vengono a vivere qui devono conoscerla. Domanda maligna ma un po’ sciocca: “E quanti italiani conoscono la nostra Costituzione?”. Risposta, che può sconcertare ma poi la spiego: “Tutti”. Non nel senso scolastico, sapere gli articoli a memoria, ma nel senso pratico, conoscere i diritti e i doveri. Ogni italiano sa che l’uomo non vale più della donna, che il cattolico non vale più del non cattolico, che la teocrazia non vale più della democrazia. Perché gli italiani “sono prodotti” dalla nostra Costituzione, mentre gli islamici sono prodotti da un’altra Costituzione, e su quei punti la pensano in maniera opposta. Osservazione: ma loro credono che la loro sia la maniera giusta. In nome del multiculturalismo dobbiamo permettere che si comportino come la loro civiltà li ha educati?
Vedo che un giurista interviene su questo punto delicatissimo e risponde che “c’è reato solo quando c’è dolo”, cioè quando chi commette un’azione è cosciente che è illecita. Vecchia questione. Ebbene, è un’inaccettabile. Tu hai una figlia di 14-15 anni e la obblighi a sposare un uomo di 40 anni che lei non ha mai visto: nel tuo paese è un’usanza, tu sei cresciuto con questa usanza, la segui e ti senti a posto, se non la segui ti senti in colpa. Si può punire questo comportamento? Sì. Perché ogni padre e ogni madre sanno che obbligare una figlia a rapporti sessuali da bambina è innaturale, obbligarla con uno sconosciuto è violenza sessuale, aggravata dalla tua parentela e dalla sua piccola età. Una figlia d’islamici a 14 anni è piccola come una figlia nostra, non è che matura prima, e se tu la obblighi a fare sesso, sai di andare contro natura. Non è che lo sai solo se sei cristiano, lo sai in quanto uomo e padre. Una figlia d’islamici deve uscire di casa vestita secondo i dettami islamici, perché nei paesi islamici tutte vestono così. Ma se vive qui, vorrà uscire vestita come le compagne. Il caso estremo ha portato un padre a sgozzare una figlia, mentre il fratello la teneva ferma e la madre guardava. Può darsi che in qualche sperduto villaggio dell’Islam questo avvenga e la Giustizia non si muova. Ma qui si muove, qui è un crimine. Si può ammettere o perdonare, perché i genitori son cresciuti con questa idea? No. È un crimine orrendo. Va punito? Massimamente. Perché “non possono non sapere che tagliare la gola a una figlia è un omicidio aggravatissimo”. Il problema di giudicare secondo il nostro Diritto gente cresciuta in un altro Diritto è stato affrontato col processo di Norimberga. Gli imputati dicevano: “Obbedivamo agli ordini”, ma l’accusa ribatteva: “Non potevate non sapere che erano ordini criminali”. E molti furono condannati all’impiccagione. Non per le loro idee, ma per le loro azioni. Il problema di processare secondo un Diritto un imputato cresciuto in un altro Diritto è noto come “processare il nemico”. C’è un libro, pubblicato in Italia da Einaudi, con questo titolo. Anche Cristo fu processato da nemico: lo processava l’Impero Romano, in quanto lui predicava insegnamenti contrari a quelli dell’Impero. L’Impero lo condannò, ma senza trovare colpa alcuna, lavandosene le mani. Ma in coloro che picchiano la moglie mandandola all’ospedale, sgozzano le figlie con i coltelli da cucina, sposano con la forza le figlie piccole a sconosciuti, le colpe ci sono. E loro non possono non saperle.
PS. Le email di consenso o dissenso (indirizzate a fercamon@alice.it) vengono pubblicate nella sezione "Dialoghi con i lettori". Chi non vuole la pubblicazione è pregato di dichiararlo.

14/04/17

“Ero un uomo violento e pensavo: non è colpa mia”

lo  so che  andrò contro le  femministe     con  il post  d'oggi  , ma   fra  gli stalker  ed  i violenti     c'è  anche  se    una piccola percentuale   casi come   quello   che riporto    qui  sotto  . Prima  d'iniziare il post     faccio delle  precisazioni  :
1)  non sto  giustificando  , ma cercando di capire  cosa  spinge  noi uomini a comportaci cosi
2)   condanno sempre  la  violenza     contro le  donne  e non solo
3 ) il dialogo fra  generi  e  l'educazione all  diversità fin dall'asilo  \  scuola materna   supera  ogni confine  ed  aiuta  tantissimo

  da   http://www.associazionelui.it/ del 14 aprile 2017



“Ero un uomo violento e pensavo: non è colpa mia”
associazione-lui
Giovedì 13 aprile 2017 su Il Tirreno Toscana è uscito un articolo che “ci riguarda”, di Ilaria Bonuccelli che ringraziamo di cuore.
“Sono stato un uomo violento” L’ammissione secca. Uno sciocco. Il cazzotto che rompe la radio. La pedata secca alla moglie. Il piatto fracassato contro il muro. “Ma stiamo attenti: la violenza che fa male non è solo quella fisica”. Ugo – il nome che si è scelto l’uomo – soppesa. le parole. Due anni di percorso all’Associazione LUI di Livorno per capire decenni di soprusi. Per venirne fuori. Colloqui personali, di gruppo. Una terapia per “uomini maltrattanti”. “E non si è mai al sicuro. Al massimo, oggi sono più sicuro di non avere tentazioni di questo tipo”. Un modo complicato per dire: ho imparato a gestire i momenti di crisi. A capire che la causa della mia violenza sono io e non gli altri. Non mia moglie.
Provare a parlare è una prova. Non è facile. Accetta l’incontro con Il Tirreno perché da oltre un mese conduce una campagna contro la violenza sulle donne. In particolare per rafforzare le misure di prevenzione della violenza, a cominciare dall’attivazione dei braccialetti elettronici salva-vita per evitare il cosiddetto “ultimo appuntamento”, spesso letale per la vittima.
Lei riconosce di essere stato un uomo violento?
“Certo che riconosco di essere stato un uomo violento, in tanti aspetti. Soprattutto lo sono stato perché ho pensato che la violenza fosse una risposta logica a quello che succedeva. La mia giustificazione era: “Sono violento perché l’altro o l’altra  hi ha detto o fatto questo”. Intraprendendo il percorso nell’associazione, invece, mi sono reso conto che era un modo sbagliato di ragionare”.
Ma che cosa intende per violenza? E con quali tipi di violenza sente di aver “agito”?
“La violenza, anche la mia violenza, non è stata solo fisica. La violenza è anche imporsi dal punto di vista economico, culturale. Certo, c’è il cazzotto, lo schiaffo. Ma c’è soprattutto l’atteggiamento di chi si sente superiore all’altro, tende a sopraffare l’altro: io sono il maschio, tu sei la femmina; i soldi in casa li porto io, quindi si fa quello che dico io. Oppure: bada a quello che hai speso; quello non si fa perché l’ho detto io”.
Lei aveva atteggiamenti violenti o prepotenti già da bambino? Si dice che spesso gli adulti violenti siano stati bambini vittime di violenza almeno assistita.
“No, non sono stato un bambino violento. Ma mi sono ritrovato addosso certi comportamenti che da bambino consideravo “normali” e che pensavo succedessero in tutte le famiglie, come la litigata feroce fra babbo e mamma. E’ chiaro che ciascuno di noi si porta dentro, a livello inconscio, questi esempi e che poi li replica da adulto, considerandole situazioni “normali”, anche se poi non lo sono”.
A lei è accaduto questo?
“Si. Diciamo che nella mia famiglia di origine ci sono state tensioni piuttosto forti fra i miei genitori, anche se poi ciascuno ha la propria storia e trova le proprie giustificazioni alla violenza nei confronti di chi gli sta intorno”.
Lei quando ha iniziato ad avere comportamenti violenti? Non solo fisicamente.
“Con il matrimonio. QUnado si è fidanzati e si hanno divergenze ciascuno va a casa propria e hai tempo per rivedere la tua posizione. Quando sei sposato, invece, non c’è lo stacco temporale che ti permette di rivedere la posizione e stemperare il clima. Così non ti rendi conto che il tuo atteggiamento non è corretto, che in una discussione non è sempre colpa dell’altro, anche se tu tendi sempre a incolpare l’altro. Allora si creano situazioni che possono sfociare nella violenza o nella separazione che non esclude, la prosecuzione della violenza”.
Quali erano, scusi, le sue reazioni in “mancanza di tempo di ragionare”?
“Quando non hai tempo di ragionare tiri fuori quelle reazioni che, secondo te, sono le normali conseguenze di una litigata: sferri un pugno e rompi un tavolo o una sedia. Poi tutto si placa. Li per lì non ti rendi conto della gravità del gesto e pensi di aggiustare tutto con un “scusa qui, scusa là”.
Quindi lei non era consapevole della sua violenza?
“Ti ripeti:”Non sono violento perché non faccio altro che rispondere a una violenza”. Anche la lite fra genitori la leggi in questo modo: la mamma che tira il piatto al babbo o il babbo che tira lo schiaffo alla mamma sono la conseguenza ordinaria di un’azione: “perché l’altro ha fatto qualche cosa di violenza” e non ci si sofferma a capire perché.
Non si rendeva conto neppure della rabbia che la muoveva?
“Rispondere sì o no sarebbe sbagliato, in entrambi i casi. Da una parte ero consapevole della rabbia che non dovevo avere: dall’altra mi giustificavo: “Non ce l’ho fatta più a sopportare”. In quegli atti tendi sempre a darti una giustificazione. E la più frequente è che l’altro ti ha portato a essere così. Non esci da questo meccanismo fino a quando non riesci a capire che l’atteggiamento della violenza è solo responsabilità tua”.
Lei quanto ha impiegato a capire di essere un uomo violento”
“Diversi anni. Il concetto è sempre lo stesso: ti dici che sei violento perché è colpa dell’altro oppure perché l’altro se lo merita: “Non ha fatto quello che si era deciso”.
Quale è stato il fatto e che le ha fatto intuire che stava sbagliando?
“Quando ho visto il comportamento dei miei figli. Ciascuno a modo proprio stava metabolizzando il mio comportamento violento. Stavano replicando lo stesso ruolo. Quando vedi che un figlio diventa violento, capisci che devi fare qualche cosa. Per te e per lui. Mettendo in gioco te stesso e tutta la famiglia”.
Ora è sempre un uomo violento?
“Spero di no. Dopo due anni di percorso, ho imparato a capire quando la situazione per me diventa critica e devo staccare. Non ho smesso di discutere con mia moglie, ma so quando fermarmi”.
Si sente al riparo dalla violenza?
“Non ci siamo mai. Ma sono più al sicuro dalle tentazioni della violenza”.
E che cosa direbbe a uomini che, invece, continuano a essere violenti?
“Che la violenza è un atto anche contro se stessi. E per quante giustificazioni uno possa darsi, non sono mai la realtà”.

29/03/17

una rispsota creativa ed ironica rene pèiù facile la denuncia del femminicidio e reti contro le donne la campagna della pagina fb psicologia applicata

visto che la violenza  sulle donne o femminicidio che dir  si voglia    è  come dice questo articolo ,  riportato sotto  ,  di  http://chaos-lasfinge.blogspot.it/    Un emergenza  sociale 


Si è  concluso qualche ora fa il Convegno scientifico dell'Istat, tenuto oggi dalle 10,00 alle 17,30 a Roma presso l'aula magna di via Cesare Balbo, sulla violenza contro le donne in Italia: i dati presentati in effetti sono stati pubblicati da tempo, ma l'occasione riveste notevole valore culturale e di sensibilizzazione su di una materia urgente quanto trascurata nel nostro paese. La tavola rotonda conclusiva del Convegno infatti, ha riguardato appunto le risposte istituzionali ad una situazione drammatica. I dati sono quelli resi noti dall'Istituto di Statistica nel giugno 2015 (riferiti al 2014) sulla violenza di genere e nel novembre 2016 (ancora riferiti al 2014) sullo stalking e sono cifre agghiaccianti che è utile richiamare alla memoria:
  • il 31,5% delle donne tra i 15 ed i 70 anni ha subito qualche abuso fisico (inteso come maltrattamento) o sessuale (stupro o molestie). Parliamo di una donna su tre e quindi di un fenomeno diffuso capillarmente. Una su cinque è vittima di maltrattamento (20,2%) ed un altro 21% qualche forma di violenza sessuale, di queste 652.000 sono state stuprate e 746.000 sono state vittima di un tentativo di stupro.Nei casi più gravi di abuso  sessuale i responsabili sono per lo più gli stessi partner attuali o ex (62,7%) mentre in caso di molestie è più frequente che gli autori della violenza siano sconosciuti (76,8%). Una donna su dieci ha subito la violenza prima dei 16 anni...
  • Tra le separate e le divorziate il rischio aumenta: una donna su due (51,4%) in questo caso ha subito abusi fisici e/o sessuali.
  • Una donna su cinque tra i 16 ed i 70 anni (21,5%) ha subito atti persecutori da parte di qualche ex partner ed una su dieci (9,9%) un vero e proprio stalking nelle sue forme più gravi.
  • La violenza psicologica riguarda 8,3 milioni di donne: svalutazione, sottomissione, umiliazione ed insulto come pane quotidiano...
  • Il fenomeno è trasversale e riguarda tutti gli strati sociali ed i livelli culturali.
Nulla di tutto questo può cambiare senza una trasformazione culturale ed educativa: gli uomini hanno interiorizzato come valore dal quale dipende la propria autostima la necessità di essere non solo più forti, ma proprio superiori alla donna e le donne hanno introiettato a propria volta la remissività e la dolcezza come imperativi della immagine femminile e come caratteristiche indispensabili per ottenere il consenso sociale, anche o forse soprattutto nell'ambito dei rapporti familiari più vincolanti e significativi.


credo che la campagna , vedere video , di Psicologia Applicata faccia pensare due volte la prossima volta che giustificate uno stupro.o una violenza sulle donne , ma non solo


video

06/03/17

aspettando l'8 marzo 2017 Vanessa Mele: “Io, vittima collaterale di femminicidio

Prima d'iniziare il post d'oggi ecco  cosa  ne penso del  8 marzo

L'immagine può contenere: 1 persona, sMS
da  https://www.facebook.com/rosa.dicarlo.79



Riporto  qui un intervista  a Vanessa mele  che  anche grazie alla  sua  vicenda  personale   è riuscita  : a   far  cambiare  la legge   sull'assegnazione di pensione reversibilità ai mariti  colpevoli di uxoricidio e  che  ora , in quanto vittima collaterale  , sta lottando  e sperando per  avere   una legge  di tutela  per le vittime  del  femminicidio

N.B
chi ha  già  letto   la  sua vicenda    sul  nostro blog  (  qui e  qui   i mie post   e  qui  un sunto   della  sua vicenda
 o conosce la  sua  agghiacciante  storia    di Vanessa    Cardia  Mele  può anche  saltare  le prime righe del post  

Educare al rispetto attraverso le canzoni

Femminicidio, stalking, abuso sessuale, violenza fisica e psicologica, omofobia, bullismo, sono termini che purtroppo, negli ultimi anni, sono entrati prepotentemente e tristemente nella nostra realtà quotidiana. Il ruolo dei media è stato determinante per far emergere questi fenomeni che, ci rendiamo conto, sono sempre esistiti ma solo attualmente sono diventati un’emergenza pressante e improrogabile, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Sebbene negli ultimi anni sono state realizzate delle iniziative pubbliche finalizzate a sensibilizzare e informare su tali fenomeni, istituite delle giornate per condannare ogni forma di abuso e di violenza, purtroppo, giornalmente ci ritroviamo a dover fare in conti con notizie a dir poco inquietanti. Nel mondo vi sono ancora tante donne vittime di violenza fisica o sessuale, una violenza che spesso, nei casi più drammatici, sfocia nel femminicidio: la manifestazione più crudele della sopraffazione da parte dell’uomo sulla donna. E ancora, se da un lato prosegue a livello giuridico una propensione all’inclusione degli omosessuali (vedi legge Cirinnà), purtroppo ancora nel 2017 l’omofobia è una piaga sociale e culturale ancora ben radicata. Non vi sono dubbi, è di fondamentale importanza promuovere costantemente e attuare interventi specifici per prevenire e ridimensionare il manifestarsi di tali fenomeni. Inoltre, sarebbe opportuno attuare nelle scuole interventi destinati ai giovani e finalizzati a educarli a conoscere, capire e gestire le proprie emozioni, aumentare l’empatia, gestire i conflitti, accrescere il rispetto per se stessi e per gli altri così da costruire e mantenere relazioni di qualità, tutte caratteristiche fondamentali dell’Intelligenza Emotiva di Goleman (1995). Lo scrittore Porcino nel suo libro ci fornisce un quadro ben strutturato dei fenomeni sopraccitati, inoltre, riserva la parte finale del testo ad un progetto educativo destinato a studenti di scuola media inferiore e superiore. Nel libro l’autore affronta argomenti forti come violenza sulle donne e omofobia, e lo fa proponendo un’analisi dei testi di alcune note canzoni. Porcino vuole arrivare al cuore delle persone e, in particolare, alla loro coscienza, e si affida alla musica per farlo, una preziosa arte in grado di scatenare emozioni pure. D'altronde come diceva Picasso: “La musica è una meravigliosa bugia che dice la verità”.

Giovanna Prestianni 
(Criminologa e Dottoressa in Psicologia Clinica)


Il libro “Canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” può essere acquistato su Amazon al seguente link: https://www.amazon.it/Canzoni-contro-lomofobia-violenza-sulle/dp/1326718746



® Riproduzione riservata

29/01/17

Un libro per combattere l’omofobia e la violenza sulle donne

"Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne" di Cristian A. Porcino Ferrara


 è un saggio ben strutturato e, come sempre, scritto bene. Inoltre c'è l'elemento della novità: nessuno ha trattato due temi così delicati e importanti attraverso l'analisi dei testi di celebri canzoni.
Porcino Ferrara, filosofo e scrittore indipendente, ha creduto fortemente nell'uscita del libro nonostante i diversi apprezzamenti ricevuti da editori non disposti, però, ad investire economicamente su di un libro che si occupa dei cosiddetti “perduti della storia” (definizione racchiusa nella prefazione di D. Tuscano). Una scelta vittoriosa, quella del nostro autore, se pensiamo che il libro ha ottenuto anche il plauso della senatrice Monica Cirinnà. L'autore ricostruisce le vicende storiche che si celano dietro la tardiva emancipazione dell'universo femminile a causa di una società maschilista e aggressiva, spalleggiata, quasi sempre, dai rappresentanti religiosi (anch'essi, ahimè, maschi!). Inoltre si affronta con competenza la radice dell'intolleranza omofobica e le relative aggressioni a chi ha un orientamento sentimentale diverso dal proprio. A conclusione del libro si trova un progetto educativo per sensibilizzare gli studenti delle scuole sulle diverse forme di affettività. Cristian insiste nel sostenere che la violenza e l’intolleranza sono manifestazioni proprie dell'ignoranza, e di conseguenza vanno combattute con la conoscenza. Un testo che, a parer mio, deve essere letto proprio per contrastare comportamenti e situazioni ancora così frequenti nella nostra società. È notizia di questi giorni di una nuova aggressione omofoba a Milano, e della legge votata in Russia che depenalizza la violenza domestica su donne e bambini. In tal senso il viaggio dentro la storia operato da Porcino Ferrara si fa ancor più illuminante per noi lettori. Dunque auspicando una rapida diffusione del volume vi esorto alla lettura di un libro così tanto sentito e ispirato.



(Federica Giuliani)



Il libro può essere ordinato presso le librerie Mondadori e Giunti oppure acquistato su Amazon al seguente link:

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