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31/01/20

Brexit, l'incredibile storia di Giovanni Palmiero: ha 101 anni, ma per il Regno Unito è un neonato senza permesso

Giovanni Palmiero, originario di Decorata in provincia di Benevento, ha 101 anni ed è uno dei quasi 3,5 milioni di europei residenti nel Regno Unito che devono fare richiesta di "settled status". Il certificato si ottiene attraverso una app e assicura la permanenza sul territorio una volta attuata la Brexit.



Purtroppo, l'ex cuoco Giovanni (a Londra dal 1966, ancor prima che il Regno Unito entrasse a far parte dell'Unione europea), non riesce ad ottenerlo per colpa di un bug scoperto proprio grazie alla sua domanda. Il software per le richieste ideato dall'Home Office - l'ufficio britannico per l'immigrazione - è stato programmato per elaborare solo le ultime due cifre della data di nascita. Quindi il 1919, anno di nascita di Giovanni, si è trasformato in "19" e per il sistema l'anziano risulta un neonato che necessita della presenza dei genitori per completare la domanda. Sposato con Lucia, 92 anni, ha 4 figli, 8 nipoti e 11 pronipoti. "Fino a 94 anni ha lavorato in un fish and chips", racconta uno dei figli.


incuriosito   e  cercando   ulteriori informazioni  insomma facendo  fact-checking    ho  trovato  da     questo sito  la news     http://www.londraitalia.com/cronaca

Ha 101 anni ma per l’Home Office è un neonato. Giovanni bloccato nel limbo del settled status

“Per proseguire l’applicazione del settlement scheme abbiamo bisogno dei dati dei suoi genitori”. A 101 anni!? E in chiesa accompagnato e al cinema mai da solo!? Verrebbe da replicare! Giovanni Palmiero classe 1919, più di 75 anni di matrimonio con l’amata Lucia, decenni di residenza a Londra. Eppure, a poche ore dalla formale uscita del Regno Unito dall’Unione europea, la sua posizione è ancora incerta. Lui, cittadino italiano residente nel Regno Unito dal ’66, inciampa nella burocrazia pre-brexit per un bug dell’applicazione per richiedere il settled status.“Non c’è ansia per l’esito della procedura”, racconta Assuntino Palmiero, figlio di Giovanni, che ci apre le porte di casa per raccontarci questi momenti di fibrillazione che anticipano il B-day.Trascorrere un paio di ore in casa Palmiero è come sentirsi … in Italia. Varcando l’uscio dell’abitazione nel cuore di Islington pare di stare a Decorata, frazione di Colle Sannita. Il calore, i ritratti, l’emozioni, i racconti ti riportano a casa e ti restituiscono quei ricordi famigliari che solo un whatever o anyway spezzano, facendoti ripiombare al civico 48 di un qualsiasi flat in quel di Londra.“Siamo andati all’Inca-Cgil qua vicino – racconta Assuntino – dove papà e mamma, accompagnati da mia sorella e da mia moglie hanno fatto l’application per formalizzare la richiesta di rimanere in UK. Ma la richiesta – precisa Assuntino seduto al fianco dei genitori – è pendente a causa dell’età di papà”.









In alto Giovanni Palmiero con il figlio Assuntino. Sopra l’sms ricevuto dall’Home Office

A raccontarci nel dettaglio come sono andate le cose ci pensa Dimitri Scarlato, che per l`Inca – Cgil è consulente per le questioni Brexit. All’Italian Advice Centre, di cui Andrea Malpassi e Maurizio Rodorigo sono rispettivamente presidente e coordinatore, Lucia e Giovanni ci sono andati e lí hanno avviato le pratiche.
“Quando ho fatto lo scan del passaporto – racconta Scarlato – l’app ha importato tutti i dati biometrici, ma, e qui subito l’intoppo, l’applicazione ha importato la data di nascita sbagliata … ma di cento anni. Il signor Giovanni, infatti, è nato nel 1919, quindi acquisendo le due cifre 19, il sistema ha dedotto che Mr Palmiero fosse nato nel 2019.
Mi sono accorto subito che qualcosa non quadrasse perchè, parimenti alle applicazioni degli under 12, saltava il passaggio della scansione del volto, portando direttamente alla pagina in cui devi scattare la foto. A questo punto – racconta Scarlato – ho preferito interrompere la procedura a favore di un consulto con l’Home Office. Il funzionario che ha raccolto la nostra segnalazione mi ha suggerito di proseguire per poi risolvere successivamente il problema”.
Un consiglio non proprio azzeccato.
“Proseguendo nell`applicazione, a quel punto – ricorda Scarlato, che è, tra gli altri, attivista di primo piano di the3milion – mi chiedeva se intendessimo procedere come applicazione bambino, dovendo inserire alternativamente l`indicazione per l`inserimento di una potenziale residenza dei genitori del signor Giovanni o se avessimo voluto procedere indipendentemente. Era chiaro, quindi, che per l`app sviluppata dall`Home Office Giovanni Palmiero aveva un anno, non 101, come da carta di identità”.Un bug legato all’età a tre cifre, si ferma a 99, come se non avessimo in Italia pezzi di territorio, triangoli di benessere, dove i nostri nonni arrivano ad età a tre cifre, Ma questo, evidentemente gli sviluppatori dell`App, lo ignorano.“Ora – conclude Scarlato – della risoluzione dell`impasse se ne è fatto carico il Ministero che ha raccolto manualmente i dati di Giovanni Palmiero per una risoluzione offline del problema, assicurando un aggiornamento ogni 5 giorni sull`applicazione pendente”.“Questo lo abbiamo ricevuto oggi, si scusano per il disagio ma ancora non ci hanno dato l’ok al settled status per papà” mi mostra il cellulare la figlia Anita, riferendosi al messaggino dell`Home Office, che dice di star riscontrando difficoltà nel concludere l’applicazione, ancora vien da pensare.

28/02/19

Brexit, il Parlamento di Londra salva i cittadini Ue. Ma a pagare per tutti è il deputato conservatore d'origine italiana Alberto costa

 lode a lui . ci fossero politici italiani in questo governo capaci di andare contro la corrente salvinista che ormai sta inquinando i m5 . Non capisco perchè l'm5 non si fondi direttamente con la lega tanto ormai sono la stessa cosa .  Sotto   la  suia storia     

 da  repubblica  del 28\2\2019

Brexit, il Parlamento di Londra salva i cittadini Ue. Ma a pagare per tutti è un deputato “italiano”






La House of Commons britannica approva all’unanimità l’emendamento di Alberto Costa, parlamentare conservatore figlio di genitori italiani, che impone di preservare i diritti degli europei in Regno Unito (e viceversa) anche in caso di “No Deal”. Ma il politico è stato costretto a dimettersi dal governo, ecco perché



LONDRA. C’è un piccolo martire politico a Westminster nella difesa dei diritti dei cittadini Ue in Regno Unito. Si chiama Alberto Costa, è  scozzese, ha 47 anni, è un parlamentare conservatore e, come si può immaginare, è di origini italiane, così come i suoi genitori. Costa ieri si è dimesso, o meglio è stato “dimissionato” dal suo incarico governativo al ministero per la Scozia, per aver presentato un emendamento per la conservazione dei diritti dei cittadini Ue in Regno Unito e di quelli britannici residenti in Unione europea. Emendamento poi approvato ieri sera dalla Camera dei Comuni con una maggioranza e un boato dai banchi così schiaccianti che lo speaker (presidente) dell’aula John Bercow lo ha avallato senza neanche far votare i parlamentari.
L’emendamento è importante perché chiede al governo britannico di impegnarsi a firmare insieme all’Ue un patto di protezione per i cittadini coinvolti nella Brexit, anche in caso di No Deal, cioè anche se Londra uscisse brutalmente dall’Unione Europea senza accordi con Bruxelles e i 27 Paesi membri. Insomma, la faccenda, dopo il voto di stasera, dovrà costitutire un negoziato a parte e tutti i cittadini europei in Regno Unito e quelli britannici nel “continente” dovranno avere i loro diritti protetti, qualsiasi cosa accada.
Ma perché Costa è stato mandato via dal governo May? Il motivo, fanno sapere fonti di Downing Street, è che essendo un membro - seppur minore - del governo, per prassi e convenzione non doveva presentare un emendamento a una mozione di base presentata dallo stesso esecutivo. Ma Costa ha infranto la regola per un motivo molto semplice: aveva troppo a cuore il futuro dei cittadini europei oltremanica e viceversa e quindi ha presentato comunque l’emendamento, a costo di essere poi costretto a lasciare il suo posto: “Sono felice che sia stato approvato”, ha scritto subito dopo su Twitter, “e ringrazio immensamente tutti i colleghi che mi hanno sostenuto”.




Fuori da Westminster ha poi aggiunto ai reporter: “È una vittoria straordinaria oggi, perché questo è qualcosa che ha chiesto e voluto l’intero Parlamento britannico, dai brexiters agli europeisti. È un chiaro messaggio che l’aula tutta ha voluto dare: i diritti dei cittadini devono essere garantiti in ogni caso. Questo”, ha aggiunto, “è anche un messaggio all’Ue e a Donald Tusk: l’intero Parlamento britannico oggi ha votato per preservare i diritti di tutti i cittadini, britannici ed europei. Ora tocca a lui dare mandato alla Commissione Europea di fare lo stesso. Applaudiamo tutti”, ha aggiunto poi Costa, gioioso.
Le sue dimissioni sono tuttavia paradossali perché davvero tutto il Parlamento ha appoggiato la sua misura, dal leader Labour Jeremy Corbyn all’acerrimo euroscettico Jacob Rees-Mogg, i quali sono stati addirittura i primi firmatari dell’emendamento. Costa, però, paga l’aver messo in difficoltà il governo con la sua azione, meritevole ma “anarchica” e fuori dagli schemi: martedì Theresa May aveva definito l’emendamento “non accettabile” (sia per ragioni formali sia perché riteneva l’argomento parte integrante delle sue negoziazioni complessive con l’Ue) ma temendo di scatenare un caso pericoloso per la sua reputazione ieri l’esecutivo ha fatto un clamoroso dietrofront e il ministro dell’interno Sajid Javid ha smentito persino la premier, dicendo ai giornalisti: “Ma certo che lo appoggeremo l’emendamento, chi ha mai detto di no?”.