da 𝐏𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐞 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞 𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑖𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑎lla vera vicenda di Christopher Havens ed è 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑐𝑐ℎ𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑑𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑒𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑜. Infatti la stessa wikipedia ( Christopher Havens - Wikipedia, l'enciclopedia libera ) afferma che : «Questo articolo o la sezione successiva non sono sufficientemente dotati di prove (ad esempio riferimenti). Le informazioni senza prove sufficienti potrebbero presto essere rimosse»ma si puo contattare lo stesso Cristopher scrivendo a : Centro Correzionale di Washington Casella postale 900 Shelton, WA 98584 oppure [firstname]@pmathp.org
Era rinchiuso in una cella di massima sicurezza, condannato a 25 anni di carcere quando trovò per caso un vecchio libro di matematica.Quello che accadde dopo lasciò il mondo accademico senza parole.Christopher Havens aveva passato gran parte della sua vita a sbagliare, droga, violenza, crimine. Nel 2011, a 31 anni, finì in carcere nello Stato di Washington. Per molti, quella sarebbe stata la fine.Per lui, fu l’inizio.Dentro una cella, con nulla da fare se non pensare, trovò un tempo che non aveva mai avuto prima: il tempo per fermarsi.Un giorno, un compagno di cella lasciò un libro di matematica. Christopher lo prese in mano, più per noia che per interesse. A scuola non era mai andato bene in matematica. Appena diplomato, poi era finito fuori.Ma in quel silenzio forzato, tra carta e matita, qualcosa scattò.La matematica cominciò a parlargli. La logica. Le regole. Il bianco e nero delle risposte giuste o sbagliate. In un’esistenza fatta di caos, trovò finalmente ordine.Chiese altri libri. Poi testi più avanzati. Studiava da solo, in cella: prima algebra, poi analisi, poi concetti che sfiorano i livelli accademici. Ma a un certo punto si bloccò. Alcuni argomenti erano troppo complessi. Gli serviva una guida.Fece qualcosa di incredibile: scrisse lettere a matematici universitari, chiedendo aiuto.Quasi tutti ignorarono quel messaggio arrivato dal carcere. Tranne uno.Umberto Cerruti, professore dell’Università di Torino, rispose.Gli inviò materiali sulla teoria dei numeri, una delle branche più pure e astratte della matematica. E gli propose problemi che nemmeno molti ricercatori riescono a risolvere.Christopher li divorò.Senza computer, senza accesso a internet, senza software matematici. Solo con carta, matita e mente. Studiò frazioni continue, numeri irrazionali quadratici, concetti antichi quanto Euclide.E poi successe l’impossibile.Christopher fece una scoperta originale.Risolse un problema aperto. Portò nuove intuizioni in un campo su cui studiosi lavoravano da anni.Il suo lavoro venne verificato, validato e pubblicato nel 2020 sulla rivista “Research in Number Theory”, una delle più rispettate del settore.Un detenuto, autodidatta, aveva appena firmato una ricerca matematica di livello universitario.Non aveva lauree. Né corsi accademici. Solo la forza di volontà e un’intelligenza che nessuno, nemmeno lui, sapeva di avere.Oggi Christopher continua a fare ricerca. Ha fondato il Prison Mathematics Project, con cui insegna matematica ad altri detenuti, mostrando loro che il passato non è una condanna eterna.Uscirà nel 2036.Ma è già libero.Libero nella mente, nello scopo, nella dignità ritrovata.Ha dimostrato che il potenziale umano non può essere rinchiuso.Che la libertà vera non è l’assenza di muri, ma il ritrovare un senso dentro di sé.Redimersi è possibile.Anche nei luoghi più bui.Anche quando tutto sembra perduto.Basta trovare il coraggio di risolvere l’equazione più difficile: quella della propria vita.