strano a me avevano detto che sono troppo grande per i fumetti e i fumetti sono solo fantasia e ti estraniano dalla realtà invece :
da http://www.topolino.it/blog/post/
Non faccio che leggere e sentire parlare della famigerata prova costume, di cosa fare o non fare per affrontare il temibile verdetto dello specchio indossando il costume da bagno. Non faccio che ricevere le lagnanze di amiche alle prese con i rotolini (o rotoloni) accumulati durante l'inverno, terrorizzate di doverli mostrare in spiaggia. Non vi sembra che si stia un po' esagerando? Cerchiamo di stare calme, care amiche: sinceramente non mi sembra un dramma.
Smettiamola di disperarci e cerchiamo di fare in modo che lo specchio non diventi la nostra quotidiana ossessione. Rimettersi in forma è prima di tutto una questione di salute, lasciamo perdere gli scontati modelli di riferimento di cui, lo abbiamo detto tante volte, non ci importa un fico secco. Lasciamo perdere le diete che servono solo a deprimerci. Scegliamo invece uno stile di vita più fresco, che ci accompagni fino all'arrivo dell'estate: il risultato è garantito. Via libera a frutta e verdura, riso e pesce. Limitiamo il pane, la pastasciutta e la carne rossa. Bandite le merendine, gli snack e le patatine. E poi tanto buon yogurt, da bere o da mangiare, da tenere sempre a portata di mano quando viene voglia di uno spuntino. Camminate molto, pedalate ancora di più, fate sempre le scale a piedi. Dopotutto è molto semplice, non vi pare? A questo punto, eccovi in forma smagliante! Ricordatevi che siete uno schianto proprio perché quella è la vostra forma. E se la saprete valorizzare con un bel costume perfetto per voi, la potrete esibire in tuta tranquillità, perché speciale e unica.
Infatti
quindi smettela di vedervi grasse oltre il normale ed accettatevi e vogliatevi bene e mandatene affanculo a quel paese le mode e i modelli di linea perfetta fino all'estremo
La storia che voglio raccontare oggi potrebbe sembrare una catena di sant'antonio o leggenda metropolitana , ma come testimonia il video sotto non lo è
in fin dei conti è proprio la bellezza che salva il mondo.... non quella chirurgica, ovviamente !!! :-). Una mia amica di fb con cui l'ho condiviso sulla sua bacheca mi ha replicato : << (...) mi pare un po' guidato come studio, l'avessero fatto
fuori peak hour ci sarebbero stati decisamente altri risultati, è ovvio
che ci siano delle priorità anche davanti alla bellezza sorprendente
purtroppo, magari speravano di trovarlo lì al loro ritorno da lavoro e
poterlo ascoltare con calma. anche davanti alla dama con l'ermellino ad
un certo punto ti chiude il museo e devi uscire. >>. A me sembra spontaneo ed è un ottima provocazione e una trovata originale per analizzare \ sondare l'educazione della gente alla bellezza Per l'ultimo aspetto del discorso non la si può biasimare
tale storia e il video annesso mi fa venire in mente due canzoni che poi casualmente sono quelle che ho in canna nel cd che sto ascoltando in questo : 1) Ambaradan del gruppo Yo Yo Mundi ( video e testo) spercie gli ultimi versi
(....) in un momento qualunque bussando forte alla porta e poco importa se sarà il vento o qualcuno con cattive intenzioni forse è soltanto la vita che ci viene a cercare.
2) lavorare con lentezza di Enzo del Re ( testo e video ) .Ma anche se dovesse essere una delle due cose di cui parlavo prima che importanza ha ? . L'importante è che non sia bufala e che faccia riflettere da qualunque parte essa viene è utile se scuote anche per un attimo le coscienze dal torpore ed come dice questo video qui sotto educa alla bellezza
prima che sia troppo tardi .
La storia è questa
Un uomo era seduto in una stazione della metropolitana di Washington DC e iniziò a suonare il violino, era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo lasso di tempo, poiché era l'ora di punta, è stato calcolato che 1.100 persone sarebbero passate per la stazione, la maggior parte di loro sull ' intento di andare a lavorare. Passarono tre minuti e un uomo di mezza età notò che c'era un musicista che suonava. Rallentò il passo, si fermò per alcuni secondi, e poi si affrettò per riprendere il tempo perso. Un minuto dopo il
Il 15 e 16 maggio, a Milano, si terranno le elezioni amministrative. Tra i redattori del "manifesto dei cittadini" fatto redigere dal candidato Sindaco Giuliano Pisapia ad associazioni, gruppi, partiti e singole donne e uomini figura anche la giovane ricercatrice precaria Laura Di Dio, umanista, candidata al Consiglio comunale assieme ad altri amici, in corsa per il Consiglio di zona. La lotta potrebbe sembrare impari, data la feroce e dispendiosa campagna elettorale di Berlusconi, ma giungere al ballottaggio costituirebbe già un ottimo risultato. Tra i sostenitori dell'avv. Pisapia tutti i rappresentanto della Milano migliore, da Roberto Vecchioni (che terrà un concerto di chiusura venerdì 13 in piazza Duomo) a Benedetta Tobagi, figlia di Walter, agli eredi Ambrosoli, Rossa, Bachelet, vittime del terrorismo negli anni '70, a don Andrea Gallo e moltissimi altri. In bocca al lupo, futuro, in bocca al lupo, Laura.
Milano vive in questi giorni uno straordinario momento di rinascita e speranza: dopo vent’anni di governo della destra, finalmente, con Giuliano Pisapia c’è la concreta possibilità di voltare pagina e di lasciarsi alle spalle razzismo, affarismo, tagli ai servizi sociali e l’arrogante convinzione che il denaro può comprare tutto, anche le persone. Come umanisti ci riconosciamo nei punti cardine del programma di Pisapia – diritti, lotta al precariato, difesa dei beni comuni, partecipazione dei cittadini – e pensiamo di poter contribuire al rinnovamento di Milano portando il nostro patrimonio di ventennale lavoro nei quartieri a favore della nonviolenza, della non discriminazione, del dialogo tra le culture e della democrazia partecipativa.
PERCHE' VOTARE LAURA
E’ donna, giovane (26 anni) e preparata: laureata in Comunicazione politica e sociale, da dieci anni porta avanti attività di volontariato per la tutela dei diritti umani e il dialogo tra le diverse realtà culturali presenti in città.
Precaria, rappresenta la “generazione clandestina”, esclusa dai diritti e privata del futuro e può portare in Consiglio Comunale le esigenze e le aspirazioni dei giovani.
GLI IMPEGNI DI LAURA PER MILANO
DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA
- Modifica dello Statuto comunale per introdurre consultazioni e referendum vincolanti su temi comunali e di zona. - Conferimento di maggiori poteri ai Consigli di Zona. - Verifica periodica dell’operato degli eletti da parte degli elettori.
EDUCAZIONE
- Aumento del numero delle Scuole Materne e degli Asili Nido comunali, fino a soddisfare la domanda, a costi proporzionati al reddito e con tendenza graduale verso la gratuità. - Assunzione di tutto il personale comunale precario. - Gestione diretta delle Scuole Materne e degli Asili Nido, senza appalti a cooperative ed enti privati. - Riapertura delle scuole civiche comunali. - Manutenzione tempestiva degli edifici scolastici.
AMBIENTE E MOBILITÀ
- Impegno a contrastare la privatizzazione del servizio idrico. - Potenziamento dei mezzi pubblici, anche in orari notturni, per decongestionare il traffico e ridurre l’inquinamento dell'aria. - Creazione di piste ciclabili protette che partano a raggiera dal centro a arrivino in tutti i quartieri.
GIOVANI
- Creazione di un organo comunale di controllo dell’utilizzo indiscriminato degli stage da parte delle aziende. - Creazione di un fondo agevolato e di spazi idonei per il sostegno alla microimprenditoria giovanile. - Sostegno agli spazi che permettono aggregazione e offrono cultura. - Assegnazione di alloggi comunali, anche in condivisione, a prezzi accessibili.
IMMIGRAZIONE
- Utilizzo dei fondi UE per le reali necessità delle comunità Rom e moratoria degli sgomberi dei campi. - Sostegno all’inserimento lavorativo e sociale di rifugiati e richiedenti asilo. - Istituzione di una Consulta Comunale dei migranti. - Diritto di voto alle elezioni e ai referendum comunali. - Rifiuto da parte del Comune di ospitare un Centro di Identificazione ed Espulsione come l’attuale Corelli e creazione di strutture di reale accoglienza.
NON DISCRIMINAZIONE E NONVIOLENZA
- Istituzione di un Registro Comunale delle Coppie di Fatto eterosessuali e omosessuali ed equiparazione dei loro diritti a quelli delle coppie coniugate per quanto concerne i servizi comunali. - Patrocinio al Gay Pride e alle iniziative per la Giornata mondiale contro l'Omofobia (17 maggio). - Costituzione a livello comunale e di zona di un Osservatorio per la nonviolenza, che svolga compiti di prevenzione e denuncia, fornisca sostegno alle vittime di ogni forma di violenza e discriminazione e lavori in rete con le scuole e le associazioni operanti sul territorio per promuovere la cultura della nonviolenza.
Il restauro di Miracolo a Milano non è solo una bella notizia. E' la restituzione di un'infanzia, un viaggio a ritroso in una sarabanda di specchi, insegne, cieli sabiani in cui s'accendono parole, smaglianti bianco e nero densi di luce e gioia. E' un ritorno a scabri arenili e a corpi accesi nel rovente sole dei tardi anni Quaranta. E' uno sguardo nelle nostre origini, uno scrutare nel segreto, nell'inviolabile. Perché in quel film, così antico e fulgente e straccione, ho visto mio padre.
Anch'egli, come tanti, si trovava perso in quel marasma di ragazzetti dalle ginocchia sparute, che salutavano i poveri saliti al cielo a cavallo d'una scopa. Sopra il cielo finalmente vasto, e brilluccicante, in vortici e turbini di giocosa beatitudine.
Chissà cosa pensava, allora. Niente; si lasciava trascinare sotto il suo baschetto floscio. Le baracche milanesi erano del tutto simili a quelle romane. Lui non abitava lì. Viveva, o meglio passava, in via Angelo Mosso, tra Gorla e Turro, già allora ferrigna di ringhiere, ma comunque abitazione, conquistata chissà come. Mio padre, bambino, vi volteggiava. Ogni tanto. Non so se amasse le penombre lise della cucina e dell'acquaio. Ma era così aereo. Come quei poveri sulle scope, mio padre era, in realtà, nato sulla strada e in strada trovava la sua famiglia di compagni, o di monelletti, con nomi che avrebbero fatto la felicità di Gadda, o d'un Pasolini in trasferta: il Marietto, il Demi Demi, e, più di tutti, il Boia Faust di Chicago. Coi quali, un giorno, condivise il ritrovamento d'una banconota da mille lire, nei pressi d'una pasticceria. I cui profumi dolci s'erano limitati ad assaporare. Leccandosi le labbra secche e sporche. Quel giorno non cacciarono le lucertole né fecero rissa coi compagni, né sostarono al cinema ABC per giocare brutti tiri a qualche rancido "culatun". S'ingozzarono, invece, di paste, incuranti e avidi e materici e sgangherati, bambini per sempre, pervasi d'un'irrefrenabile allegria di naufragi, ebbri per un domani che si credeva prossimo, e tattile.
Le scelte dei dirigenti Rai che rendono la vita difficile allo storico “Zecchino d’oro”, a cui tutti o quasi (compresi i nostri figli) devono ore di ingenua felicità, non li capirò mai. O meglio, li capisco fin troppo bene. Sono gli stessi che continuano a diramare comunicati entusiastici sugli ascolti dei mostriciattoli che si esibiscono, inciampando tra le ampie gonne e le battutacce di Antonella Clerici, a “Ti lascio una canzone”, il mercoledì, in prima serata, su Raiuno. Il format - tanto per rasserenare gli animi dei lettori di TiscaliNotizie - è caratterizzato dalla medesima assenza di scrupoli che hanno indotto gli autori del “Grande fratello 11” ad assoldare certi figuri.
È scontato, tra persone civili (e io mi annovero tra queste), che un figlio di camorrista – se davvero lontano dal malaffare, e sottolineo “se”, le cronache e il tempo ce lo diranno – e ancor più un transessuale abbiano diritto di presenza in tv. Meno accettabile che siano catapultati per cinque mesi in tv, scelti nell’ambito delle “mostruosità”, in senso latino: in quanto giovane uomo in odore di mafia e in quanto giovane donna avvenente, e con una protuberanza in più. Pescati, entrambi, nel mazzo dei potenziali fenomeni da fiera.
Altrimenti, se la reale motivazione fosse stata sensibilità e desiderio di giustizia sociale, non avrebbero divulgato né il contenuto degli slip di una, né la paternità del Giordano junior. Al contrario, il casting di tipo zoologico ha necessità di far fruttare le sue trovate… E dico di più, che una platea di 6 milioni di telespettatori conviva quotidianamente, per esigenze di spettacolo, con la parola camorra fidelizza l’idea che il “cancro” non sia poi così letale.
Ma torniamo ai bimbi canterini della Clerici. L’altra sera c’era in giuria Roberto Vecchioni, una lunga gloriosa parabola artistica e d’insegnamento. Lui è l’autore di Luci a San Siro ed altri capolavori, tipo le canzoncine, deliziose, dei “Barbapapà”… ma adesso chi le canta più? Ormai i bambini cantano le canzoni da adulti, ha fatto notare il professor Vecchioni. Ed ecco che il genio dell’artista mette il dito nella piaga purulenta. Il massimo stridore, come il gesso sulla lavagna di scuola quando ancora il gesso c’era e non lo dovevano portare da casa i genitori, suscitato da “Ti lascio una canzone” è il protagonismo esasperato a cui vengono spinti bambini e adolescenti dalle ugole d’oro.
Spesso si dice, per giustificare l’operazione, che si tratta di un gioco. Volentieri si chiama in causa lo “Zecchino d’Oro”, benché tra un po’ non lo si potrà più fare perché, per i dissidi con la Rai, i fieri fraticelli dell’Antoniano potrebbero spedirlo su Sky. Ravviso una sottile differenza: “Ti lascio una canzone”, con la connivenza di genitori dalle frustrate velleità di protagonismo, alimenta la brama divistica di piccoli cittadini che dovrebbero avere altri trastulli; mentre lo “Zecchino d’oro” tiene tutto nell’alveo della festicciola, contenuta anche nello spazio di pochissime puntate ravvicinate. Senza l’incontenibile dirompenza della prima serata che dà ebbrezza e quando si dissolve, in un seienne o dodicenne, può lasciare cicatrici indelebili. Obbligandoli a recitare un testo in musica pensato per gli adulti, “Ti lascio una canzone” stravolge la natura profonda dell’infanzia.
Prendiamo l’esempio di una bambina chiamata a replicare un cavallo di battaglia di Iva Zanicchi, Testarda io. Brano struggente, di una donna dimenticata, tradita, maltrattata. Interpretata da una bimba, la performance raggiunge vette di grottesco che non possono non umiliare la piccola cantante: “Non so mai perché ti dico sempre sì” – recitano le parole, con allusione sessuale. – “Testarda io che ti sento più di così e intanto porto i segni dentro me / per le tue strane follie per la mia gelosia/ la mia solitudine sei tu…”. Una bambina! Caspita, una bambina! Tra un po’ vorrà andare a “X Factor” e poi a Sanremo, poi magari tornerà come ospite a “La prova del cuoco”, dove si ricongiungerà con la sua madrina televisiva. Se tutto ciò non dovesse accadere, come probabile, avremo una frustrata in più in circolo.
Aggiungo che la riflessione è uguale per il clone di Canale 5, “Io canto” con Gerry Scotti, ma in quanto copia conforme non merita una recensione dedicata.