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02/04/19

forse perchè il nuoto è uno sport di nicchia e non di massa come il calci Eduard, 16 anni, nato a Cuneo ma senza cittadinanza: “Vinco ma non basta per rappresentare l’Italia agli europei” Di Lara Tomasetta 02 Apr. 2019 81 Immagine di copertina Credit: LC ZONE Fotografia & Comunicazione Eduard Cristian Timbretti Gugiu, di Cuneo, ha imparato prima a nuotare che a parlare. A 5 anni ha messo piede in piscina, da allora non ha più abbandonato la sua grande passione: il nuoto e i tuffi. Oggi ha 16 anni e un grande sogno: quello di poter partecipare alle competizioni internazionali. Il suo talento lo ha dimostrato molte volte, ma per poter accedere a quelle gare c’è bisogno di un pezzo di carta che dica che Eduart è italiano. Già, perché Eduard, nato e cresciuto in Italia, italiano non è. Figlio di due romeni, da ben due anni attende la cittadinanza. “La richiesta è stata fatta a dicembre 2016, tutto doveva chiudersi entro il termine massimo di dicembre 2018, ma con il decreto sicurezza i tempi si sono allungati. Speriamo arrivi per i campionati europei”, spiega a TPI il padre di Eduard, Sandro Timbretti Gugiu. Leggi anche: Come si ottiene la cittadinanza italiana “Siamo in Italia dal 1993, mio figlio è nato a Cuneo, è cresciuto qui, è totalmente italiano”, racconta il padre. “Abbiamo sperato nello ius soli, non è arrivato. A quel punto, dato che si tende a minimizzare i meriti sportivi nelle discipline considerate di nicchia come i tuffi, abbiamo deciso di procedere da soli”. La richiesta per la cittadinanza è una procedura che ha un costo, che in alcuni casi e per famiglie con un reddito modesto, può incidere notevolmente. Oltre il contributo unificato di 200 euro, ci sono poi i costi della documentazione da presentare in ambasciata. “Abbiamo fatto quello che era possibile fare per minimizzare i costi. Speravo nello ius soli, non per me, perché tanto la politica non mi interessa, mi interessa solo la famiglia. Anzi, la politica ha influito un po’ troppo nella nostra vita. Ma mio figlio queste cose qua le ha sofferte un pochino. Ho cercato ovunque un sussidio, un aiuto: in Comune, in Regione, e non dipende dal colore politico, tutti mi hanno chiuso le porte in faccia”. Come spiega Timbretti a TPI le cose non hanno preso la piega sperata, alle promesse non sono seguiti i fatti. “A nessuno interessa lo sport, almeno lo sport di nicchia come i tuffi. Se non fosse stato per la società (la Federazione Italiana Nuoto – C.R.Piemonte e Valle d’Aosta), che ci ha dato una mano anche economica, non ce l’avremmo fatta”. È un peccato perché in comune sono state fatte tante promesse, ma poi non hanno più risposto. Non è facile”, commenta amareggiato papà Timbretti. La stessa amarezza è condivisa da Eduard, che a TPI confessa: “Sono deluso, ci vuole molto più tempo di quanto pensassi e sono passati più di due anni. Vorrei che la cittadinanza arrivasse il prima possibile. Ci avevano dato come tempo massimo dicembre, nemmeno quello. Speravo di poter fare qualcosa quest’anno come le gare internazionali, per le quali ho fatto anche un buon punteggio, solo che non è arrivaa. Ho perso l’opportunità di gareggiare”. Eduard vorrebbe rappresentare l’Italia ai campionati europei ma questa cittadinanza sembra non arrivare più. A 10 anni Eduard è già campione di categoria dai due trampolini: uno e tre metri. Colleziona medaglie su medaglie e prosegue gli intensi allenamenti senza mai abbandonare la scuola e gli studi. Al mattino la scuola, il panino al volo e poi di corsa a prendere il treno per gli allenamenti. Infine di corsa a casa per studiare fino a tarda notte. La media dei voti infatti non tradisce il suo impegno. Un ragazzo come tanti con una grande passione e sogni per ora siglillati in un cassetto: la voglia di gareggiare è tanta, nonostante Eduard abbia sempre preso con sportività tutti gli episodi in cui abbia dovuto condividere il podio con chi è arrivato secondo, ma guadagnava posti perché lui da non italiano, era come “un fantasmino”. “Quando ero più piccolo non la vedevo come una cosa brutta, ho iniziato ad accorgermente 3 anni fa quando c’erano le gare importanti e non potevo gareggiare. Prima quando arrivavo sul podio e vedevo che con me saliva un altro ragazzo, il secondo classificato, mi sembrava una cosa quasi buffa. Poi però ho capito che per me non era una cosa molto conveniente: facendo salire tutti gli altri di un posto, facevo anche guadagnare punti alle altre società”, spiega Eduard. “Mi sento italiano a tutti gli effetti, se non fosse per lo sport nemmeno ci penserei, i miei amici, le mie compagnie, mi sento italiano al 100 per cento”.

non volete lo ius soli o  non  avete  il coraggio  di portarlo  a  discussione   in aula  per non perdere  i  voti dei malpancisti  e   degli xenofobici  e  nazionalisti   . ecco le conseguenze non lamentatevi se poi dovesse essere un atleta valente , da medaglia , ma non lo si è potuto far partecipare e gareggiare . fScomettiamo   che  se    anzichè  il nuoto  avese scelto cme   sport il calcio      si sarebbe  mossi ani  e monti er  darglierla  ?  .


 da  https://www.tpi.it/


Eduard, 16 anni, nato a Cuneo ma senza cittadinanza: “Vinco ma non basta per rappresentare l’Italia agli europei”
                      Di Lara Tomasetta  02 Apr. 2019


Eduard Cristian Timbretti Gugiu, di Cuneo, ha imparato prima a nuotare che a parlare. A 5 anni ha messo piede in piscina, da allora non ha più abbandonato la sua grande passione: il nuoto e i tuffi.

Immagine di copertina
Credit: LC ZONE Fotografia & Comunicazione

Oggi ha 16 anni e un grande sogno: quello di poter partecipare alle competizioni internazionali.

Il suo talento lo ha dimostrato molte volte, ma per poter accedere a quelle gare c’è bisogno di un pezzo di carta che dica che Eduart è italiano.

Già, perché Eduard, nato e cresciuto in Italia, italiano non è. Figlio di due romeni, da ben due anni attende la cittadinanza.

“La richiesta è stata fatta a dicembre 2016, tutto doveva chiudersi entro il termine massimo di dicembre 2018, ma con il decreto sicurezza i tempi si sono allungati. Speriamo arrivi per i campionati europei”, spiega a TPI il padre di Eduard, Sandro Timbretti Gugiu.

Leggi anche: Come si ottiene la cittadinanza italiana

“Siamo in Italia dal 1993, mio figlio è nato a Cuneo, è cresciuto qui, è totalmente italiano”, racconta il padre. “Abbiamo sperato nello ius soli, non è arrivato. A quel punto, dato che si tende a minimizzare i meriti sportivi nelle discipline considerate di nicchia come i tuffi, abbiamo deciso di procedere da soli”.

La richiesta per la cittadinanza è una procedura che ha un costo, che in alcuni casi e per famiglie con un reddito modesto, può incidere notevolmente. Oltre il contributo unificato di 200 euro, ci sono poi i costi della documentazione da presentare in ambasciata.

“Abbiamo fatto quello che era possibile fare per minimizzare i costi. Speravo nello ius soli, non per me, perché tanto la politica non mi interessa, mi interessa solo la famiglia. Anzi, la politica ha influito un po’ troppo nella nostra vita. Ma mio figlio queste cose qua le ha sofferte un pochino. Ho cercato ovunque un sussidio, un aiuto: in Comune, in Regione, e non dipende dal colore politico, tutti mi hanno chiuso le porte in faccia”.

Come spiega Timbretti a TPI le cose non hanno preso la piega sperata, alle promesse non sono seguiti i fatti.

“A nessuno interessa lo sport, almeno lo sport di nicchia come i tuffi. Se non fosse stato per la società (la Federazione Italiana Nuoto – C.R.Piemonte e Valle d’Aosta), che ci ha dato una mano anche economica, non ce l’avremmo fatta”.


È un peccato perché in comune sono state fatte tante promesse, ma poi non hanno più risposto. Non è facile”, commenta amareggiato papà Timbretti.

La stessa amarezza è condivisa da Eduard, che a TPI confessa: “Sono deluso, ci vuole molto più tempo di quanto pensassi e sono passati più di due anni. Vorrei che la cittadinanza arrivasse il prima possibile. Ci avevano dato come tempo massimo dicembre, nemmeno quello. Speravo di poter fare qualcosa quest’anno come le gare internazionali, per le quali ho fatto anche un buon punteggio, solo che non è arrivaa. Ho perso l’opportunità di gareggiare”.

Eduard vorrebbe rappresentare l’Italia ai campionati europei ma questa cittadinanza sembra non arrivare più.

A 10 anni Eduard è già campione di categoria dai due trampolini: uno e tre metri. Colleziona medaglie su medaglie e prosegue gli intensi allenamenti senza mai abbandonare la scuola e gli studi.

Al mattino la scuola, il panino al volo e poi di corsa a prendere il treno per gli allenamenti. Infine di corsa a casa per studiare fino a tarda notte. La media dei voti infatti non tradisce il suo impegno.

Un ragazzo come tanti con una grande passione e sogni per ora siglillati in un cassetto: la voglia di gareggiare è tanta, nonostante Eduard abbia sempre preso con sportività tutti gli episodi in cui abbia dovuto condividere il podio con chi è arrivato secondo, ma guadagnava posti perché lui da non italiano, era come “un fantasmino”.

“Quando ero più piccolo non la vedevo come una cosa brutta, ho iniziato ad accorgermente 3 anni fa quando c’erano le gare importanti e non potevo gareggiare. Prima quando arrivavo sul podio e vedevo che con me saliva un altro ragazzo, il secondo classificato, mi sembrava una cosa quasi buffa. Poi però ho capito che per me non era una cosa molto conveniente: facendo salire tutti gli altri di un posto, facevo anche guadagnare punti alle altre società”, spiega Eduard.

“Mi sento italiano a tutti gli effetti, se non fosse per lo sport nemmeno ci penserei, i miei amici, le mie compagnie, mi sento italiano al 100 per cento”.

04/02/19

in italia c'è un bel clima Non s'affitta ai leghisti e ai tossici ultimo stadio : annuncio choc in rete . gli anti razzisti taciono

in sottofondo   in italia si sta   male   di - rino gaetano   ripresa  e  completata    da   Paolo   rossi 


Se questa  notizia  



SECOLODITALIA.IT
«Non si affitta a leghisti, filofascisti e tossici all'ultimo stadio»: consigliere del Carroccio incappa nell'annuncio choc in rete. I buonisti che dicono?

 dovesse risultare vera , dimostra che : a causa delle scriteriate politiche malpanciste e d'odio degli ultimi 25 anni il clima s'è fatto più pesante e che per parafrasare la canzone prima citata In Italia si sta male (si sta bene anzichenò ). 
Infatti se un tempo questo tipo d'annunci era rivolto solo ai Terroni meridionali e poi ai migranti. Adesso Si vede che la rotta gira e si rivolge in maniera grottesca ( i classici corsi e ricorsi della storia) contro coloro che hanno seminato odio . Certo a casa propria , uno è libero di scegliere con chi condividere ( affittare ) casa sua.Ma il buon senso oltre che la legge italiana vieta discriminazioni nell'elargizione di beni e servizi, anche da parte di privati. Mi fa orrore il divieto destrorso e non sol purtroppo di affitto ai gay ed agli immigrati , osannato in realtà da tutti gli omofobi della rete,ma mi fa orrore anche un annuncio come questo perchè l'ostilità politica \ culturale è una cosa cosa. Le discriminazioni lasciatele alla destra. Chi è al loro livello è come loro.
Perché

E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di teChi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro…Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andar d’accordo con molti
      Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900)

06/01/19

riflessioni a freddo Massimo Asquini Assessore leghista a Monfalcone e del vicesindaco leghista di Trieste, Paolo Polidori sono razzisti oppure no ?


per  approfondire
il mio precedente post


ed atri due  articoli  (  Lo  so  che sono  vecchi  cronologicamente  ma   più attuali  che mai )  da  un  giornale   particolare



nel primo caso

   si lo è  perché   quando gli stereotipi   su una determinata  " categoria   , regione , religione   , gruppi etnici  ,  popolazioni  , ecc  vengono ripetuti     finiscono per  diventare  razzismo o  ( ma  no  questo   per  fortuna il  caso in questione  )  antisemitismo . E poi   quando lui  riponde   che non ha detto niente  di  male  lo pensano  tutti  , purtroppo  è  vero ,  ma la   pensano   perchè   dpo anni   di martellante propaganda    gli  viene  inculcato



L'immagine può contenere: 1 persona, occhiali e testo



Nel  secondo  fato


Si lo   è   ma  allo stesso tempo  può anche non esserlo  perché  accertarsi   visto  il  suo ruolo   come si stava procedendo  con quella persona   o persone   evitando  o arrampica ture  sullo specchio



o  mia  culpa  di circostanza

Entrambe le  vicende   soprattutto la prima  non tengono conto  che  esiste , ed  è  come un   fenomeno  carsico    anche un  Italia   che  non a pensa   cosi     ed  dove  ogni giorno  in  alternativa   al  loro modello    si  tessono e  si   portano avanti    vecchie  e nuove   reti di   solidarietà  ed  a  farlo non sono quelli che   loro (  e non solo  )    chiamano    radical chic    come dimostra questo aggiornamento

da https://www.repubblica.it/cronaca/2019/01/06/


La solidarietà dei cittadini di Trieste dopo il gesto del vicesindaco, portano al clochard coperte e maglioni

La solidarietà dei cittadini di Trieste dopo il gesto del vicesindaco, portano al clochard coperte e maglioni
"Ti chiediamo scusa a nome della città di Trieste", scrivono su un cartello


Dopo il gesto del vicesindaco di Trieste, il leghista Paolo Polidori, che si è vantato di aver buttato la coperta di un clochard che dormiva per strada, arriva la solidarietà dei triestini. Nella serata di sabato, quando il termometro era sceso vicino allo zero, alcuni cittadini hanno portato in via Carducci, la via centrale dove il clochard si era rifugiato, una serie di coperte e maglioni e un cartello scritto su un cartone per esprimere solidarietà all'uomo.
Sul cartello c'è scritto: "Caro amico, speriamo che questa notte tu soffra meno il freddo. Ti chiediamo scusa a nome della città di Trieste. Ps. In caso di mancato ritiro non gettare nulla, provvederemo al recupero entro domani, grazie".


Il vicesindaco leghista si è difeso dicendo di non essere razzista. Mentre l'opposizione ne ha chiesto le dimissioni, il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza (Forza Italia), non sembra intenzionato a prendere provvedimenti nei confronti di Polidori, secondo quanto scrive oggi il quotidiano della città, Il Piccolo.
Non è chiaro se dopo l'episodio l'uomo sia ancora a Trieste o se abbia lasciato la città.

22/07/14

Parità scolastica, il paradosso italiano La nostra Repubblica continua a riconoscere e finanziare istituti di istruzione che fanno della discriminazione sessuale un valore fondante. Il caso di Trento.

La cosiddetta "parità scolastica", con lo stato che foraggia scuole confessionali che hanno un indirizzo ideologico discriminatorio e non garantiscono piene tutele ai lavoratori potendo esercitare una larga discrezionalità, mostra tutte le sue contraddizioni con l'ultimo caso di Trento. I clericali --  sempre  secondo l'account  facebook  di  UAAR Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti --rivendicano la "libertà" del proprio indirizzo formativo, pretendendo che gli insegnanti si adeguino ai principi professati. 
Infatti  Lo scandalo non è di certo questo, quanto il fatto che lo stato continui a spendere centinaia di milioni di euro l'anno (http://www.icostidellachiesa.it/),  violando  l'articolo 33  della  costituzione 


L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
E` prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.
in particolare la frase  : 

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato. legittimando di fatto discriminazioni e parzialità e sottraendo risorse alla scuola pubblica ( pseudo laica corsivo mio ) laica

Infatti 






Cecilia M. Calamani
lunedì 21 luglio 2014 16:29

Parità scolastica, il paradosso italiano

La nostra Repubblica continua a riconoscere e finanziare istituti di istruzione che fanno della discriminazione sessuale un valore fondante. Il caso di Trento.


















La vicenda dell'insegnante trentina alla quale una scuola cattolica non ha rinnovato l'incarico perché lesbica apre scenari che vanno al di là del semplice principio di non discriminazione sancito dalla nostra Costituzione.
Il fatto: a contratto in scadenza, la docente viene convocata dalla madre superiora e direttrice dell'istituto parificato, il Sacro Cuore di Trento. Nel colloquio, le viene chiesto di smentire la sua vociferata omosessualità pena il mancato rinnovo. «Chiaramente - commenta l'insegnante al Fatto quotidiano - mi sono rifiutata di rispondere: mi sono sentita offesa, per quella domanda che entra a gamba tesa dentro la vita privata di una persona. Lei però non ha desistito: sembrava che le bastasse una mia smentita in quella sede, ma alla fine ha detto che se non rispondevo era perché evidentemente le voci erano vere e se non dimostravo il desiderio di risolvere quel problema non c'erano possibilità d'intesa». E quindi contratto addio.
Nel putiferio di reazioni che l'episodio ha scatenato, il fronte cattolico difende la legittimità dell'operato della direttrice sostenendo che gli insegnanti di un istituto privato devono rispettare i valori professati dall'istituto stesso. Una persona omosessuale, in sintesi, non può insegnare in una scuola cattolica perché i suoi comportamenti privati ledono i principi del cattolicesimo sulla famiglia. Questa, almeno, la versione ufficiale, a cui però sarebbe bene aggiungere, almeno per onestà intellettuale, che il cattolicesimo continua a considerare l'omoaffettività un «disordine morale» e a condannarla in tutti i documenti dottrinali, Catechismo compreso.
Ora, non basta appellarsi alla nostra carta costituzionale, che sancisce la piena uguaglianza sociale di tutti i cittadini «davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Questo è solo l'aspetto più evidente della faccenda e potrà essere impugnato, se la docente lo riterrà opportuno, in sede giudiziaria. La riflessione che il mero fatto di cronaca dovrebbe aprire ha un respiro un po' più ampio. Le scuole cattoliche, se paritarie come quella di Trento, sono equiparate a tutti gli effetti a quelle pubbliche pur rispondendo a principi completamente diversi. E infatti educano gli studenti a una visione religiosa del mondo con tutto ciò che questa comporta, dall'insegnamento del creazionismo - per i più evoluti "disegno intelligente" - al "peccato" derivante dall'esercizio, in ambito sessuale, riproduttivo e affettivo della libertà personale. In più lo Stato italiano finanzia questi istituti per un totale annuo di circa 325 milioni, ai quali si aggiungono gli almeno 500 milioni di contributi che a vario titolo Comuni, Province e Regioni erogano in modo autonomo (inchiesta Uaar "I costi della Chiesa"). Tutti fondi sottratti all'istruzione pubblica, quella aperta a tutti e che non ammette discriminazioni ideologiche sia verso gli studenti sia verso i docenti perché, per principio costituzionale, laica.
In quest'ottica, la vicenda di Trento mette il dito in una piaga dolente comunque vada a finire. La discriminazione operata dalle scuole cattoliche non avviene solo ex post, come in questo caso, ma ancheex ante senza che ciò costituisca una violazione ai principi di uguaglianza fondanti del nostro ordinamento giuridico e scolastico. E, ciò che è ancor più grave, con il beneplacito e il sostegno economico dello Stato.
Il quadro è a dir poco schizofrenico: un Paese che si proclama laico e condanna per bocca dei suoi rappresentanti la violenza di stampo omofobico, non lesina nel riconoscere e per giunta finanziare chi semina discriminazione - ossia il germe di quella stessa violenza - nei cittadini di domani. Su queste basi, ogni istanza di progresso civile sui temi legati all'autodeterminazione della persona ha il sapore amaro dell'ipocrisia.

                                                  Cecilia M. Calamani 

24/11/09

Ode al capello bianco

Distinguersi tra la folla


 il suo marchio.


Essere diverso


la sua identità.


Discriminato per il colore


Il suo destino.


 


Allontanarlo dalle sue radici


Il loro compito.


Renderlo come


Il nauseante odore delle loro parole


È un classico.


 


Il cervello non cambia


Cambia solo il suo colore.


Allora -perché?-


Si domanda


Perché tante parole


Circa la sua pelle?


 


Bisogna stanarlo, per loro,


Magari sgozzarlo


O solo sfruttarlo.


-È minoranza al momento,


dobbiamo agire sul serio,


Prima che diventi lui


Il nostro cervello-


 


Voi dite


 -Stai parlando di un nero,


cresciuto da noi ma nato nel Congo-


No,io vi rispondo,


 parlo di un bianco


Del mio, primo, capello bianco


Spuntato da poco


ma con un grande passato.

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