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25/11/16

secondo voi gli insulti sessisti alla Boldrini sono libertà d'espressione ? una manifestazione contro la violenza sulle donne da sola non basta

premetto che giudico  la  Boldrini   demagoga ma  tali  insulti ,  da lei riportati (  la  punta  dell'iceberg )  sulla  sua  pagina  fb







e tale << [---] fenomeno sempre più frequente e inaccettabile: l’utilizzo nei social network e non solo di volgarità gratuita , di espressioni violente e di minacce, nella quasi totalità a sfondo sessuale. [---] ( dalla pagina fb , qui il testo originale , eccetto le parole non in corsive che sono mie ) sono vergognosi e disgustosi .Infatti questi sono reati, non sono libertà di espressione .E l'unica cosa da fare è una denuncia per ingiuria, non minacciare di abolire la libertà di espressione. .. perché nell'intervista all'unità e nel suo comunicato ( vedere collegamento righe precedenti ) si legge velatamente questo.
Ora poiché Tutti i cretini che usano ( ma anche no ) mezzi potenti di divulgazione per insultare e minacciare secondo me non vanno né tutelati né lasciati impuniti. Le conseguenze di questi beceri e malpancisti comportamenti possono essere enormemente gravi (un esempio a caso... Tiziana Cantone).
Allora  come ne  uscirne ? 
  1. Iniziando a smettere  di  vedere   il bullismo  e l'educazione di genere   come  un tabù ( basti  vedere  come: la parte  della trasmissione presa diretta -- ne  ho parlato   qui  sul blog  -- in cui  si  parlava  di  tale tema   era stata spostata  d'orario  .,  il  programma #maipiùbullisdmo cosi tanto  pubblicizzato     viene mandato  in onda  alle  23.15  )
  2. fare  come   fanno  negli altri paesi  europei a  forte trazione  cattolica  e protestante  ( vedere  la puntata  citata   di  presa  diretta  )   dove ormai  s0insegna  d'anni   nelle  scuole ad  iniziare  dall'asilo    cioè rendere  obbligatorio  indipendentemente    dall'autonomia   dei singoli istituti  scolastici   (lo so che  😢  sarà  da  stato etico   \  demo cradura   😈 ma    a mali estremi estremi  rimedi  )
e  fanculo  ai  teocon italiani Il cui : termine è <<   stato usato anche in Italia a partire dal 2004, fuori dall'ambito culturale statunitense di riferimento primario del termine, per indicare alcuni movimenti cattolici o persone di orientamento cattolico e conservatore. Tra questi, Comunione e Liberazione, l'Opus Dei e i Legionari di Cristo.È stato usato anche in riferimento ad alcune personalità del mondo politico e culturale, come il filosofo ed ex-Presidente del Senato Marcello Pera, il giornalista e direttore della testata Il Foglio Giuliano Ferrara, la scrittrice e giornalista fiorentina Oriana Fallaci (nonostante il termine primigenio usato al loro riguardo fosse "ateocon"[senza fonte]), il politologo Ernesto Galli della Loggia, il parlamentare UdC Ferdinando Adornato e il cantautore Giovanni Lindo Ferretti   >> ( da https://it.wikipedia.org/wiki/Teocon )  d'aggiungere  a questa  lista    anche   . Mario Adinolfi   che   dicono  che cosi   si  inserisce nella  sulle scuole la  teoria  gender . In quanto  Sono 116 le donne uccise nei primi dieci mesi del 2016. Il 53,4% dei femminicidi del 2016 si è registrato al nord, il 75,9% in ambito familiare. L'età media delle vittime è di 50,8 anni. In un caso su tre l'arma più usata è quella da taglio. Chi uccide nel 92,5% è maschio. Sono 3,5 milioni le donne hanno subito stalking almeno una volta, più di 2 milioni sono state vittime di un ex partner. Meno della metà ha denunciato

.

07/11/16

LA MILANO CHE NON ACCOGLIE E LA MILANO CHE ACCPOGLIE IL CASO DELL'EX CASERMA MODELLO


IL paese sempre più diviso sull'immigrazione . È vero che non possiamo accogliere tutti e che dobbiamo evitare guerre tra poveri , ma perchè cazzo ce la prendiano con loro , invece di fare pressione su chinn ci governa perchè si faccia valere in europa e sia cambiata la legge sul diritto d'asilO

E' apparso come un gesto straordinario in un momento di forti tensioni; un evento unico, tale da attirare l'attenzione dei media internazionali. La festa di fronte alla caserma Montello di Milano per accogliere l'arrivo dei migranti è finita sulle pagine del Washington Post, che riporta una cronaca della giornata organizzata dal comitato Zona 8 solidale firmata dall'Associated Press. Una festa fatta di solidarietà, cibo, musica e teatro, che ha coinvolto il quartiere, dove solo la sera prima si alzavano i fumogeni di CasaPound e gli slogan dei cittadini contrari all'accoglienza: "Prima gli italiani". "Più di 1000 italiani martedì scorso hanno organizzato una festa di quartiere per dare il benvenuto a circa 80 migranti - si legge nel pezzo del Whashington Post pubblicato online - in contrasto con le crescenti tensioni anti profughi che attraversano il Paese, inclusa una protesta davanti alla caserma la sera precedente".

Milano, i profughi della Montello incontrano il quartiere: gli abbracci di benvenuto

Una festa sui generis, la prima del genere in Italia, sottolinea la cronaca, che racconta delle grida di benvenuto per la delegazione di ragazzi che è uscita dalla caserma per incontrare i residenti, della situazione che sta affrontando la città, e le parole dell'assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino: "In questi mesi abbiamo visto tante piccole manifestazioni contro i migranti del Nord Italia anche a Milano - ha detto Majorino all'Associated Press - questa è la prima volta che assistiamo a una mobilitazione per accoglierli. E trovo che tutto questo sia molto bello".

Migranti, Sala: "La vera Milano è quella che accoglie, non quella che sfila con Casa Pound"


02/10/16

I fatti di Cagliari chi è più idiota le suore che cedono ai genitori che ragionano con il ... cioè come salvini e company o i genitori ? e altre storie

La  risposta   alla  domanda  è  unica : sopno entrambi  ....    nè  più ne' meno  .  Ottima la  tecnica  del  silenzio   cioè  nel  non rilasciare  dichiarazioni   alla  stampa  da  parte   delle  responsabili  dell'edificio scolastico   e  di fare pressioni tramite  wzp   sui genitori    per  non rilasciarle  . Peccato che  la  tecnica    del silenzio  per  non  alimentare  la  cosa   abbia  ottenuto l'effetto contrario    cioè  se  ne parla   ancora di più  .  Alcuni genitori  (  sia  i  salvinisti  che i non salvinisti  )  diranno   si  è trattato di  un equivoco    e  che  la  stampa  ha  ingigantito le    cose  .  Ma  allora  se  cosi fosse  perchè   le  suore  chiedono  ai genitori   di  non rilasciare interviste   ai media    davanti alla  scuola ?   non  era più  semplice rilasciare  , anche  se  poco sincero  un comunicato stampa   dove  si  diceva  la  loro versione  ?
ecco  i fatti

da la  nuova  sardegna  1\10\2016


Cagliari, razzismo a scuola: bagni separati per gli allievi migranti. Ma il caso è rientrato
Inquietante episodio di discriminazione nell'Istituto parificato religioso Nostra Signora della Mercede. I piccoli erano sbarcati in Sardegna senza genitori




CAGLIARI.
I bambini non volevano andare al bagno, non in quello destinato anche ai compagni arrivati dall’Egitto e dall’Etiopia. Probabilmente messi in guardia dai genitori non volevano rischiare chissà quale contagio. Per questo la direzione dell’istituto parificato religioso Nostra Signora della Mercede aveva preso una decisione che rimanda all’apartheid sudafricano: servizi separati, qui i bianchi e là i neri.
Ma non è finita: alcuni genitori, già impauriti davanti al pericolo che i loro pargoli s’ammalassero, avevano manifestato il timore che i due bimbi senza famiglia, sbarcati a Cagliari tra giugno e luglio, avessero tendenze violente. La ragione? Il loro vissuto, le sofferenze patite nei paesi d’origine, la perdita della madre e del padre, una matrice sociale certo lontanissima dal mondo dei ragazzi cagliaritani, tutto iphone, pokemon e playstation. Insomma: tante minacce contenute in due bambini di dieci anni, ospitati in una casa famiglia e iscritti alla quinta elementare con tanto di insegnante di sostegno perché la loro vita avesse una prospettiva. Minacce patite al punto da indurre due coppie di genitori a ritirare i loro figli da scuola malgrado frequentassero classi diverse da quella dei due piccoli migranti.
Ora è tutto rientrato, i servizi igienici sono di nuovo aperti a tutti, neri compresi. Ma perché alla scuola di via Barone Rossi cadessero i pregiudizi e tornasse il conformismo tipico della cagliaritaneria c’è voluta un’assemblea generale, dove le due tutrici degli scolari migranti - le avvocate Marina Bardanzellu e Maria Antonella Taccori - hanno spiegato con grande impegno e pazienza quanto era scontato: nessun rischio per la salute, i due ragazzi erano entrati in aula coi certificati dell’Asl, dopo visite accurate e controlli clinici rigorosi. La violenza poi, bastava guardarli: «In pochi mesi hanno imparato a parlare e a scrivere in italiano - spiega l’avvocata Bardanzellu - sono ragazzi dotati di un’intelligenza viva, attenti e scrupolosi, educati e gentili».
E le suore mercedarie? Alla richiesta del cronista di un colloquio telefonico la risposta è stata: «Non rilasciamo interviste, arrivederci». Su altre testate filtrano spiegazioni prive di autori dichiarati: «Non è stato razzismo, solo disinformazione». A spezzare una lancia in favore dell’istituto scolastico è l’avvocata Bardanzellu: «I ragazzi musulmani sono stati accolti e inseriti - spiega la tutrice - e questo va riconosciuto. Poi si è verificata una catena di situazioni complicate, per le quali ero sul punto di rivolgermi al giudice minorile». La ragionevolezza - e il rispetto della legge - si è fatta strada dopo una decina di giorni, in cui le suore si sono trovate a lottare tra il rischio di perdere studenti e quello di passare per una scuola del Missouri: «Alla fine è arrivato il chiarimento - taglia corto Bardanzellu - questo è l’importante».
Un commento, nell’indignazione palpitante registrata dai social network, arriva da Angela Quaquero, presidente dell’Ordine sardo degli psicologi e referente della Regione per l’emergenza migranti: «Un episodio gravissimo, che si configura come un pesante trauma per tutti e che richiede un’azione immediata». Prosegue la Quaquero: «Il trauma riguarda sia chi subisce questa inaccettabile discriminazione, sia chi ne è inconsapevole esecutore. Per questo è indispensabile la disponibilità delle stesse famiglie che hanno di fatto costretto la scuola a riservare bagni  separati per i bambini di colore. L'episodio, di per sè gravissimo, lo è ancora di più se si considera che va ad incidere su un'età, quella evolutiva, nella quale restano tracce indelebili, con pericolosi esiti nel corso della vita, soprattutto sul versante della maturazione affettiva». (m.l)


ed  ecco  i genitori  che tentano  di smarcarsi   e  \o  di  sminuire  i  fatti 




io  dico  che
  •   coloro che  rilasciano tali dichiarazioni  anzi che starsi zitti    che   sono  allo stesso livello di  quei  genitori idioti  che  hanno  esercitato pressione sulle  suore  e   delle suore (  ?  )    che  per  paura  di perdere  qualche  €  hanno  accettato  tali  aut  aut  .
  • applicare loro , sia   a quei  genitori  che  sminuiscono e minimizzano  , sia  a quelli  che   hanno fatto pressioni o  noi o loro  e  alle  suore  la legge del contrappasso dantesco  facendoli subire  quello   hanno subito  i nostri connazionali  che  fra  il  XIX e  il  XX  secolo emigrarono nelle  Americhe  e in Europa  e forse    capiranno   il male   fatto  perchè chi cede   (  le  suore  )  e chi  ( altri genitori  )  sminuisce   e  minimizza i fatti   è  ....  complice  se  non allo stresso  livello
  • E che  in Italia  , chi  sa  fin quando  ancora  [sic ]  ci sono anticorpi ,  anche  se  a  volte  in maniera  ipocrita  e lava  coscienza  \  buonista  come definiscono alcuni\e  alle  imbecillità dettate  dalla paura  e dai pregiudizi  come di mostra la  storia  che riporto sotto

BOLZANO. Giuseppe De Vivo oggi guarda la terra dal cielo con un sorriso pieno d’orgoglio. “Sepp”, come lo chiamavano tutti, è morto il 3 gennaio scorso, ucciso da un cancro a soli 65 anni. La moglie Wally Rungger per ricordarlo ha “donato” un contratto di lavoro a Mounirou Yakoubou, un giovane profugo del Togo di 28 anni. Con gli amici - attraverso una sottoscrizione - è stata raccolta la somma di 10.400 euro. Con questi soldi, Mounirou è stato assunto part-time per un anno dalla cooperativa sociale Akrat di piazza Matteotti, che produce mobili, arredi e articoli di sartoria. Un anno di lavoro in regola, con i contributi e lo stipendio pagati. «Sepp ne sarebbe contento - dice Wally Rungger trattenendo le lacrime -: perché lui aveva un rispetto sacro per il lavoro. E sapeva quanto fosse importante per la nostra dignità».

Wally Rungger con il presidente della...
Wally Rungger con il presidente della cooperativa Akrat Peter Prossliner
Quando muore una persona molto cara, spesso si cerca una maniera per continuare a farla vivere, a tenerla ancora un po’ con noi. Un gesto di vita che illumina il buio della perdita. C’è chi fa una donazione alla ricerca contro le malattie (il cancro, la Sla, l’Alzheimer...), chi aiuta associazioni che si occupano di bambini o donne in difficoltà, chi si affida ad Emergency o a Medici senza frontiere. «Ogni causa è nobile - continua Wally Rungger - e rispecchia anche la persona che vogliamo ricordare».
Sepp De Vivo era un uomo con un forte senso civico. Con un’etica inossidabile. Allergico ai soprusi e al razzismo. Insofferente ai giudizi facili e al conformismo. Tanti amici si sono fatti avanti per trovare il “modo giusto” per rendergli omaggio nel tempo. «Per me - continua la moglie - era importante fare qualcosa di concreto. Dare un aiuto “vero”. Che fosse anche l’occasione per ricominciare per una persona con cui la vita non era stata generosa».
Mounirou Yakoubou ha impiegato due anni per raggiungere l’Italia. Dal giorno alla notte, è dovuto scappare dal Togo dove la sua famiglia veniva perseguitata per motivi etnico-religiosi. «Degli amici - racconta mentre cuce delle stoffe - mi hanno avvisato che se restavo, sarei stato ucciso. Non ho avuto scelta». La fuga prima in Benin, poi in Nigeria, quindi in Libia. «Sono rimasto 11 mesi a Tripoli. Quando è scoppiata la guerra, mi sono dovuto nascondere. Noi africani veniamo trattati peggio delle bestie. Depredati e picchiati. Mi hanno rubato tutto, anche i soldi per la traversata sui barconi. Ero disperato. Non so come, un compatriota è riuscito a farmi salire lo stesso sulla nave senza pagare. E mi sono trovato in Italia». Dalla Sicilia è stato spedito in aereo a Bolzano con i contingenti previsti dal ministero. Dopo un anno mastica già l’italiano, e, grazie all’Akrat, ha ricominciato a fare il suo lavoro: il sarto, appunto. Wally Rungger, che è stata a lungo anche consigliera comunale dei Verdi a Bolzano, è una delle fondatrici della cooperativa. L’Akrat impiega profughi segnalati dalla Caritas (che hanno già una formazione professionale alle spalle), o persone in difficoltà mandate dai servizi sociali. Lo scopo è ridare una chance, una ripartenza a chi non riesce a entrare (o rientrare) sul mercato del lavoro.
«I giovani profughi - spiega il presidente-designer-artigiano Peter Prossliner - hanno una gran voglia di imparare subito, per essere indipendenti e non pesare sulla società che li ospita. Hanno l’età e l’energia per dare il massimo. Questo dovrebbe capire chi li vede come un nemico». Un’immagine ben diversa dallo stereotipo “dei fannulloni mantenuti dallo Stato”. «Il lavoro in un Paese sicuro è il loro unico obiettivo. Non l’assistenza sociale fino alla tomba. Vogliono guadagnare per mandare i soldi a casa alle famiglie. Come facevano i nostri emigranti nel Novecento». Quando arrivano in Italia, anche se hanno già i fondamentali del mestiere, devono essere formati all’uso delle attrezzature europee (molto diverse da quelle più arretrate dei Paesi d’origine) e alle normative di sicurezza. Hanno anche delle storie personali molto dure: uno dei ragazzi che lavorano qui, ogni giorno deve farsi ancora curare le pieghe sul corpo delle torture e le ferite di guerra. Quella di Mounirou è una delle prime assunzioni vere e proprie che l’Akras si è potuta permettere, ma solo grazie alla sottoscrizione per Sepp De Vivo. Un tipo di donazione - il contratto di lavoro - che potrebbe fare da apripista ad altre. «Un anno di lavoro retribuito, può aprire molte porte e garantire un futuro a questi ragazzi», spiega Prossliner.

Il contratto di lavoro è stato donato...
Il contratto di lavoro è stato donato in memoria di Sepp De Vivo

I piani di sviluppo della cooperativa prevedono una forte crescita per il 2017. Ovviamente è dura per una realtà che, pur stando sul mercato, ha fini sociali e non commerciali.
La coop, fondata nel 2012, conta solo sulle proprie forze: le vendite, le quote dei soci, il lavoro dei volontari e le piccole donazioni. «Per resistere, dobbiamo vendere i nostri prodotti. Le spese sono tante, ma è prezioso anche il sostegno di alcuni “sponsor”, come la Salewa». Per quanto riguarda l’inserimento lavorativo delle persone con disagio psichico, l’ente pubblico paga solo gli oneri previdenziali. Mentre tutti i costi per i profughi tirocinanti sono a carico di Akras. Nello store di piazza Matteotti, “nascosto” dietro il bar Debby, la coop vende, produce, aggiusta e reinventa mobili e articoli d’arredamento. I laboratori e la falegnameria sono nel semi-interrato. Il rapporto con il cliente è diretto. Se hai una vecchia poltrona, te la rifanno con una linea totalmente nuova, oppure usano il materiale per costruire qualcos’altro: un tavolo, un comò, una lampada... La coop ora può contare anche sull’aiuto (gratuito) del designer Nitzan Cohen, docente della Lub.
Come dice Prossliner, questo è anche un esempio di vera innovazione. «Perché ricicliamo materiale, diminuendo i rifiuti, e creiamo nuove professioni. L’innovazione non è solo quella tecnologica, ma anche quella sociale. Che aiuta le persone».
Giusto Peter.
Sepp De Vivo, da lassù, annuisce e strizza l’occhio.



18/12/15

che palle sti seminatori d'odio e xenofobi che non sanno neppure cosa sia il natale . prima dicono aiutali tu oo portateli a casa tua . poi un ragazzino Rinuncia al regalo per aiutare Amref e i bimbi africani, insultato su Facebook

Ma  questi  coglioni  xenofobi   lo  sanno cosa  significa  il natale   ?  conoscono il vangelo ?  lo sanno che  quest'anno  c'è il giubileo della  misericordia   ? da  questo fatto di cronaca  sembrerebbe di  no  .   Ma soprattutto sono   degli  incoerenti e  degli imbecilli  , visto che    quando  qualcuno  applica  quello  che  loro dicono aiutali tu  o portali a casa  tua  , ecc   . Mi fermo qui   perchè è  inutile  parlare  con delle teste  vuote  o pieno  di  ... segatura  e  odio  , dimenticandosi    che   ciò   che loro (  immigrati  )  sono  noi (   non solo    chi emigrò   in Europa  , Americhe , Oceania  , ma  dal sud  a nord  d'italia permettendo il bonm economico  degli anni  60\70  )  eravamo e degli insulti  che  abbiamo  patito  .

Il 13enne ha deciso di devolvere la paghetta ad Amref e sta promuovendo una raccolta di fondi in classe
:




Rinuncia al regalo per aiutare Amref e i bimbi africani, insultato su Facebook

Era un bel gesto, nello spirito del Natale. E invece è un coro di "Prima i bambini italiani" e insinuazioni su chi aiuta il prossimo

26/10/15

LA GIUSTIZIA FAI-DA-TE È IL SINTOMO DI UN CANCRO di http://anthonymuroni.blog.unionesarda.it/




mi fa piacere che a destra qualcuno cominci a ragionare.  Infatti  tra  i soliti articoli  ed  interventi malpancisti    finalmente  uno che fa un discorso  equilibrato


http://anthonymuroni.blog.unionesarda.it/

  Nessuna simpatia per i ladri, ma anche una certa resistenza a legalizzare la giustizia fai-da-te. Perché la morte violenta di un 22enne è sempre una sconfitta per lo Stato. E se il suo uccisore non può essere considerato un eroe, forse è altrettanto ingiusto affibbiargli l’etichetta di assassino. Più probabilmente è a sua volta una vittima, il sintomo di un cancro che pian piano sta divorando la società italiana, ogni giorno più insicura, disincantata, cinica e dunque ingiusta.Ammalarsi è stato inevitabile, se si pensa a qual è la situazione di impunità, scarsa meritocrazia e sostanziale anarchia alla quale intere porzioni di territorio e di cittadinanza sono condannate.Persino le reazioni successive al grave fatto di cronaca di cinque giorni fa – quando un pensionato 65 enne, che per sua stessa ammissione viveva da sette anni con la pistola a portata di mano, ha freddato un ladruncono sorpreso di notte dentro la sua casa – sono emblematiche: onorevoli che vanno in tv col revolver, cortei di solidarietà per lo sparatore (indagato, per atto dovuto), persino scene di giubilo per la morte del reo.Attenzione, però, alle escalation e ai simboli: i nostri anziani ci ripetevano “A bocchire tocat a Deus”, per sottolineare la sacralità della vita. Quando si imbraccia il fucile, ergendosi a sceriffo, giudice e becchino, si intraprende una strada senza ritorno.Perché a chi giustifica gli spari per difendere la proprietà dovremmo chiedere se è questa la società che vogliamo creare per i nostri figli. E se non ci sembra già sufficientemente sbagliato un posto in cui non si può riposare in pace se non avendo le sbarre alle finestre e i portoni blindati stile Banca d’Italia.La risposta la dovrebbero dare le istituzioni, con l’esempio e con il varo e la successiva applicazione di leggi inflssibili. Ma questa – l’abbiamo già detto – è una società malata. E il pesce – sia esso quello che ruba in casa dei pensionati o quello che si fa giustizia da solo, ammazzando i ladri – puzza sempre a partire dalla testa.


concluso con un altro intervento che per casualità delle vita ti toglie le parole di bocca dell'amica Tina Galante

3 ore fa · Modificato · Lo so che vi sto fracassando i marroni c


on questa storia, ma è necessario fare chiarezza, vista la confusione. ‪#‎iosonounidiota‬Un conto è trovarsi in casa un ladro DISARMATO e innocuo che magari a vedervi gli viene pure l'infarto a lui, altro è trovarsi in una situazione in cui il ladro è armato e si comporta all'Arancia meccanica. Sono due situazioni diverse che necessitano di risposte diverse. Nel caso occorso in questi giorni la risposta omicida è chiaramente esagerata, non si può sparare ed uccidere una PERSONA disarmata e all'esterno della propria abitazione, dall'alto in basso.

Questo fa comprendere l'esistenza di una certa volontà sadica di colpire per uccidere, e di approfittare della situazione per poter essere legittimato nel proprio sadismo.Ora il pensionato in questione, dopo aver ucciso un ragazzo, avrebbe dovuto tenere un profilo basso e mostrarsi quantomeno dispiaciuto per l'accaduto, come già hanno fatto altri prima di lui. Ma il soggetto in questione fa lo spavaldo, si affaccia al balcone come un DUCETTO qualsiasi, sproloquia e minaccia nelle trasmissioni televisive. ONESTAMENTE, si può sopportare tutto questo? E ce lo ritroveremo presto candidato nelle fila leghiste, perché si sa, gli assassini e gli omicidi fanno sempre un certo effetto sugli italiani.Perché se questo soggetto non pagherà per quello che ha fatto (non puoi uccidere qualcuno solo perché sta nella tua proprietà) si sdoganerà l'idea pericolosissima che si può condannare a morte un uomo per il reato di furto, attenzione, non OMICIDIO e presunzione di omicidio, ma banalmente FURTO! E' esattamente come mettere sulla sedia elettrica i ladri, delegando ai cittadini il compito di fare da giudici e da esecutori materiali. MA RIUSCITE A RENDERVI CONTO DELLA FOLLIA??


?

30/08/15

la bufala del selfie appena sbarcata

Non mi stancherò mai  di  fare le pulci  ,  anche se  so che certe persone   ( chiamasi capre  )  è una  battaglia persa ,   su tali boiate  . Posso capire  all'inizio  appena  cogli la pseudo  l'informazione .  ma  poi  cazzarola   quando  trovi elementi  che la smentiscono o  un semplice  ragionamentio  a  freddo perchè  ...  continui  imperterrito   a  diffonderla  come un automa  ?

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05/07/15

l'identità ? un invenzione che si costruisce per strada . Jhumpa Lahiri Bengalese parla all'isola delle storie di Gavoi del suo primo libro scritto in italiano

‪#‎malpancisti‬ ‪#‎fallaciani‬ , ‪#‎marioadinolfiecompany‬ , ‪#‎identitàaperta #identitàchiusa

peer saperne di più
https://it.wikipedia.org/wiki/Jhumpa_Lahiri
http://www.isoladellestorie.it/  (  il festival di Gavoi citato  nell'articolo )
http://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=1943





Uma  interessantissima 'intervista  ( scusate   se  il  file  è piccolo , ma  il poco tempo  15 secondi  di una  lettura  free  della  versione    telematica   del quotidiano   non t'permette  di ingrandirlo per  copiare  e catturarelo  . L''acquisterei  volentieri  se  l'unione facesse  come libero o il giornale permettesse  d'acquistarla   scalcolandoti il prezzo dal cell  o come faceva repubblica  con le sue  edizioni locali   chiamando  un numero    ed una interessante definizione d'identità . Essa dimostra quanto vado dicendo   da quasi 10  anni  cioè  da  quando  ho messo su questo  blog ed  ora  su social   ( creando risate dai teocon e neotecon leggi mario adinolfi , salvini , ferrara e i loro seguaci ) che l'identità va rimessa in discussione e trasformata da qualcosa di chiuso in qualcosa d'aperto .Solo   cosi  non rinchiudendosi   in se stessi  ma aprendosi e  contaminandosi  che  si evitano (  o quanto meno    si riducono )  le guerre  e  i cosiddetti   "scontri  di civiltà  "





unione sarda del 5\7\2015 



20/04/15

Strage di migranti, giornata di lutto in Sardegna Bandiere a mezz'asta in tutti i Comuni dell'isola. I sindaci: «Non possiamo restare indifferenti» e il cinismo dela gente per bene

  potrebbe  interessare  il post precedente
http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2015/04/ipocrisia-cinismo-nuovo-razzismo.html


questa  è il mio  sardismo e  il mio essere sardo . Sia    che  certi politicanti lo facciano  per acchiappare  voti   piuttosto che perchè lo sentano  spontaneamente  è  buon segno
  da la nuova  sardegna

Strage di migranti, giornata di lutto in Sardegna

Bandiere a mezz'asta in tutti i Comuni dell'isola. I sindaci: «Non possiamo restare indifferenti»

CAGLIARI.I Comuni della Sardegna hanno proclamato per oggi 20 aprile una giornata di lutto cittadino, dopo la strage di migranti nel Canale di Sicilia. «Le bandiere di tutte le sedi amministrative saranno a mezz’asta», ha detto il presidente dell’Anci Sardegna, Pier Sandro Scano, che ieri ha chiesto a tutti i sindaci dell’isola di proclamare la giornata di lutto e adottare iniziative di solidarietà.«Di fronte a questa vera e propria ecatombe non si può rimanere indifferenti e ognuno, a cominciare dall’Ue e dalla Comunità internazionale, si deve assumere le proprie responsabilità». «Non possiamo più restare indifferenti», dichiarano i sindaci di Cagliari, Massimo Zedda, e di Oristano, Guido Tendas. «Serve un impegno preciso e concreto della comunità internazionale e non le parole vergognose di chi specula sulla morte di centinaia di persone».Il sindaco di Sassari Nicola Sanna ha invitato le istituzioni cittadini, scolastiche, universitarie e della sanità a due giornate di riflessione e raccoglimento, a cominciare da oggi. «È necessario avviare un’azione di stabilizzazione politica dell’area del Nord Africa, un intervento di cooperazione internazionale che possa portare quella stabilità statuale», sostiene Sanna. «E può farlo l’Europa se agisce in maniera unitaria. Si può fermare questo flusso migratorio soltanto se si pratica un modello di convivenza civile tra etnie e culture diverse. Soltanto se in quei luoghi, attraverso la libera scelta dei popoli si riportano condizioni adeguate al governo. Altrimenti continueranno a fuggire a milioni per poi trovare la morte in mare o nel deserto». «Non possiamo restare indifferenti contro tutti gli egoismi», osserva il sindaco di Alghero, Mario Bruno. «La tragedia del Canale di Sicilia ha bisogno di una reazione fortissima di tutti i Comuni italiani e di tutte le popolazioni».Si mobilitano anche gli eurodeputati sardi, eletti nel collegio delle Isole, Renato Soru (Pd) e Salvatore Cicu (Fi). «L’Ue ha il dovere di risolvere il dramma dell’immigrazione che si consuma ai suoi piedi, ognuno di noi, singolarmente, deve prendere posizione», afferma il segretario regionale del Pd. «È ora che dopo i proclami arrivino i fatti. Si riunisca il Consiglio d’Europa e venga avviata immediatamente una Mare Nostrum europea che garantisca, come ha fatto la precedente missione italiana, il salvataggio dei migranti. A ciò si aggiungano presidi umanitari europei sulla costa africana». «Serve un Tavolo internazionale che metta a punto strategie immediate di intervento», sostiene Cicu. «Renzi chieda un’azione forte all’Ue. Le nostre isole vanno sostenute ed è evidente che il governo, nonostante l’impegno emergenziale delle forze dell’ordine e delle unità militari, sta sottovalutando il problema. Come eurodeputati italiani, al di là del nostro colore politico, dobbiamo fare squadra e rappresentare le richieste del governo italiano in Europa. Non c’è tempo da perdere».


  da   https://www.facebook.com/UnioneSarda/posts/10152697293807657


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