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5.2.26

le foibe e l'esodo una lunga storia di convivenza prima pacifica poi rotta dalla violenza nazionalistica e ideologica e dalle pulizie etniche e snazionalizzazioni enich

no se fa la storiadel ciclo vitale de un albero,scomisisndo da maggio .A magio ven fora foie , fiori e fruti, ma dipende dal consime che ti ga dà prima e da com
e ti gà curà la piants neiedi precedenti

              Un Italiano Istriano 



Dopo la settimana della #memoria ( #27gennaio ) eccoci come ogni anno a quella del ricordo ( #10febbraio ) e a cercare un qualcosa che non sia la solita becera retorica nazionale ed a controbattere culturalmente coloro che mettono sullo stesso piano le due tragedie storiche . Ho trovato la soluzione . vi parlerò del perché parlo di #foibe ed #esodo ovviamente cercando di essere a il più obbiettivo possibile vista la delicatezza del tema . Del come a differenza di mio padre comunista /marxista sono arrivato a non considerarle solo come una vendetta da parte delle popolazioni slovene e croate (soprattutto) per le brutture e nefandezze subite da fascisti e di nazisti ma come un qualcosa di più complesso fatto di sofferenze e di " pulizie etniche " . fin da piccolo , avevo sentito parlare da mio nonno e mio prozi paterno ( fascisti )delle foibe e dei campi di prigionia Jugoslavi come brutalità comuniste , odio verso gli italiani ,ecć . L'opposto da mio padre (comunista marxista ) . Poi dopo la morte di nonno e prozio non ne ho più parlato . Anche se leggevo riviste di storia ovviamente di destra che riportavano la versione nazionalistico fascista e seguivo il dibattito ( giornali , TV )che ha portato all'istituzione del giorno del ricordo e le varie trasmissioni di storia sulla rai ogni 20 febbraio . Ma prima i libri :  Adriatico  Amaro  (  copertina  a  sinistra )   di  Raul Pupo    e



con  Prefazione di Enzo Collotti Postfazione di Tommaso Di Francesco . Sia   il primo  :<< [...] 

Ecco che cosa significa parlare delle foibe: chiamare in causa il complesso di situazioni cumulatesi nell’arco di un ventennio con l’esasperazione di violenza e di lacerazioni politiche, militari, sociali concentratesi in particolare nei cinque anni della fase più acuta della Seconda guerra mondiale. È qui che nascono le radici dell’odio, delle foibe, dell’esodo dall’Istria. ( Enzo Collotti ) sia il secondo   :<< [...] Un libro che, nell’assoluta oggettività documentaria, rispetta tutte le vittime ma non “condivide”, non “omologa”. Ossia non dimentica la sostanziale differenza tra massacratori nazifascisti e chi, giustamente, prese la parola e le armi per combatterli.>> (  Tommaso Di Francesco  )    insieme  al  ìl libro  citato precedentemente    mi hanno  fatto capire  che   esse     sono una  vicenda  cosi  complesse  e  dolorose   . infatti alcuni storici mal visti dalla destra nazionalista e considerati giustificazionisti dicono anche il regime fascista uso le foibe per gettare le colazioni slave fucilate. Situazione  con cui   ancora  non abbiamo  fatto  completamente   i  conti  .  Una situazione questa  delle foibe  che inizia  dall'unità d'Italia e  peggiora già con la Prima guerra mondiale, quando la Venezia Giulia è annessa all'Italia e lo Stato italiano, prima monarchico e poi fascista, opera una vera persecuzione nei confronti degli slavi che vi abitano, seminando odio e desiderio di vendetta.Con la Seconda guerra mondiale la tensione cresce, fino ad arrivare all'ondata di violenza dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre ’43: in Istria e in Dalmazia i partigiani jugoslavi di Tito si vendicano contro i fascisti che, nell'intervallo tra le due guerre, hanno amministrato quei territori con durezza, imponendo un'italianizzazione forzata e reprimendo e osteggiando le popolazioni slave locali.Senza sminuire i massacri delle donne e degli uomini finiti nelle foibe, certo negli ultimi anni c’è stata una strumentalizzazione (e un uso non corretto dei numeri) per restituire legittimità al fascismo. Come dimostra l'accostamento della Giornata del Ricordo, per onorare le vittime delle foibe, con il Giorno della Memoria per quelle della Shoah. L'autore  citato , Giacomo Scotti, basandosi su documenti di prima mano, a cominciare da quelli fascisti dell’epoca, fornisce nuovi strumenti per interpretare gli eventi istriani del settembre-ottobre 1943, fra la capitolazione dell’Italia e l’occupazione tedesca dell’Istria. Attraverso un esame rigoroso, disegnandone l'esatta dimensione storica, Scotti colloca la tragedia delle foibe nel drammatico contesto della Seconda guerra mondiale e della Venezia Giulia.Scrive Scotti: <<per  me è grave anche la morte di un solo uomo. Invece la verità storica è un’altra cosa. E quella va ristabilita>>

Ma  soprattutto  "ESODO",  album (  foto  al centro   )   e  libro    (     sotto  a  sinistra   )  


 ispirato alla storia  familiare  (    i nonni  )   dell'esodo giuliano dalmata, con tematiche di non ritorno, abbandono e ricerca delle radici. Album   prodotto   da Luca Moretti e rappresenta l'evoluzione musicale del suo libro omonimo, che narra le vicende della sua famiglia durante  il passaggio dall'Italia alla  j ugoslavia. L'album include nove brani e si distingue per la sua profonda introspezione e la cura delle ferite personali.
Lettura culminata    nell'intervista intervista con  ( la trovate qui in questo post ) l'autrice di in particolare   questa  parte  [...]

4.) Che ne pensi del 10 febbraio giorno del ricordo è riuscito in questi 20 anni della sua istituzione a : << [..] questa storia va compresa con il cuore prima ancora che con la ragione, per evitare di esser risucchiati da quel groviglio di idee e convinzioni, in cui, anche a voler essere obiettivi, si faticherebbe a venirne fuori indenni.” (Tratto da Chiara Atzeni, L’Eco di un Esodo) >> oppure come tutte le cose italiane , soprattutto quando, a causa dell'oblio forzato creato dalla guerra fredda e da non essere riusciti a fare i conti con il passato e le proprie responsabilità, le ferite sono ancora aperte, ogni volta che si parla di foibe ed esodo finisce in caciara e tipo contrapposizioni da stadio quando c'è un derby?

Purtroppo il 10 febbraio rimane per la maggior parte una data divisiva. Credo che l’essere umano abbia bisogno di appartenere a qualcosa e automaticamente schierarsi contro qualcosa di opposto, catalogare il bene e il male e lì fossilizzarsi, come una sicurezza. Lo stesso succede per quella data che potrebbe essere emblema del ricordo, del rispetto del dolore, dell’andare oltre odio, rancore ed etichette per evolvere come esseri umani; e invece diventa oggetto di strumentalizzazione, da entrambe le parti, come scudo e arma per avvalorare le proprie ideologie, qualsiasi esse siano. Ancora una volta, purtroppo, ideologie e preconcetti prevalgono su empatia e umanità. Però, posso dire anche che in questi anni in cui ho portato in giro Esodo, ho incontrato molte persone curiose e ben disposte all’ascolto.

[...]

 E questo video che qui ripropongo 



Hanno rafforzato e confermato la mia intenzione di parlare a 360 gradi dell'argomento per non lasciare come dicevo un uso strumentale de negazionista / riduzionista . Sia da una parte che da l'altra . Perché certe brutture non si possono negare, decontestualizzare , sminuire come avviene ogni 10 febbraio e non solo . Ma soprattutto mettere , riprenderemo in un prossimo post il discorso, sullo stesso piano con l'altra grande tragedia che è l'olocausto / Shoah .
Ecco  dunque  perchè il    ricordo  delle  foibe   e l'esodo è una  ferita  ancora  aperta  . Solo   quando la  si smetterà : di scontrarsi  inutilmente   di  rinfacciarsi   che il  tuo  crimine   è peggiore  del tuo  ,  del parlare  \  celebrare    decontestualizzando  , ingigantendo i  crimini  di una  prte  e  sminuendo  (  o  peggio tacendo   )    quelli  dell'altra   ,  ecc    si arriverà   ( forse  )  alla  chiusura  di questa  ferita .  E solo  allora       si  potrà parlare  \  celebrare   tali   dolorosi    avvenimenti  con  quello   che  viene  definita   illusionisticamente  e   utopisticamente    memoria  condivisa  .  




7.6.25

DIARIO DI BORDO N 126 ANNO III . chi l' ha detto che per parlare della questione israelo - palestinese , per le foibe e l'sodo giuliano dalmata, femminicidi , si debba essere esperti ed altre storie

 Gli intellettuali e la  gente    che non ha  il prosciutto  sugli occhi   e   che ancora  ragiona   con la propria    testa  non mancano certo di opinioni, ma quando un tema scotta davvero, quando la
locandina del  video  che  trovate      sotto   leggendo    il  post  



controversia diventa un campo minato morale e politico, c'è un rifugio a cui ricorrono spesso: definirlo «complesso».Ma La questione plaestinese  e  la guerra a Gaza   ,   ed  la questione del confine   fra  italia e  Balcani  e la  jugoslavia  prima   e poi la  croazia e  la  slovenia   ridotta  solo  alle  foibe  ,
all'esodo   ed alla  ritorno di triste all'italia   nel 1954    sono   uno di quei casi.
 E sì, la storia  intricata, le ferite religiose ed  gli    effetti degli odi nazionalistici  mai rimarginate, i conflitti culturali e geopolitici rendono davvero complessi  tali   temi .
- Ogni parte accusa l'altra di ignoranza, sventola le proprie verità e rivendica il possesso esclusivo dei fatti. Ma qui voglio fare una premessa necessaria: Non    sono  laureato   alla  facoltà  di storia  o   a scienza e politiche   , ma  di lettere   moderne    ad indirizzo storico ., non sono un esperto   d'oriente    in particolare    di  Medio Oriente.   Infatti    per  la  questione    del conflitto  arabo  istraeliano ed  israeliano    palestinese    , non parlo né ebraico né arabo. Non ho mai visitato né Israele né Gaza,in quanto  quando  alcuni membri dell'associazione    nord  sud  \ bottega   del mondo  - commercio equo e  solidale   sono andati  in viaggio in quelle zone    con un viaggio  organizzato  dallì'associazione \  rivista  confronti  ,  ero canvalesciente     da  un intervento . Ma   essendomi documentato   leggendo la storia    della palestina fra il crollo  dell'impero ottomano  eil mandato britannico   e  poi  del conflitto   arabo- israeliano e  israele  palestinese   ,  sentendo entrambe  le  parti  E so riconoscere le ombre che questa guerra ha proiettato dentro casa nostra.




Io vedo chi radicalizza le università, chi brinda al massacro    chi   appoggia   quello      che israele   sta  facendo   e lo giustifica    con l'affermazione  "  si sta  difendendo     , vuole  distruggee hamas   , ecc  . Non ho bisogno di essere un esperto per sapere da che parte stare. 
   Per  quanto riguarda  invece la questione del confine orientale   cioè  le  celebrazioni  del 10  febbraio   di cui si celebrano   per  l'80 %   l'aspetto culminante    le  foibe ,  dittature  comunista   e l'esodo   giliano  dalmata  , congiura  del silenzio e si tralascia o  quasi il 20% cioè tutto quello  che è  avvenuto prima  leggi antislave , deportazioni   e  violenze  fasciste  .  Ho scelto  non  per  ignavia   o cerchiobottismo  ma perchè oltre  ad essere  una situazione  complessa     dove  memorie   e storie  personali  s'intrecciano   con le vicede  storiche  , ma  soprattutto   non si è ancora  fatto  completamente   i  conti    da parte  dell'italia     i  conti  con le proprie brutture  e    con le cose  ingnobili commesse  , di non schierarmi  e  parlare  a  360  gradi  .
Per  i femminicidi    è  vero     non sono  esperto  di  politiche  sociali , ma esperienza  di vita  vissuta  che   mi  ha  fatto  (ed  ancora  lo fa  adesso)  fare i  conti  e  lottare contro  la mia  cultura  sessista  e  maschilista   mi  sembra    che   per  iundignarsi   , esprimere  la  propria   indignazione  e  sgomento  non sia  per  forza  necessario  essere  ,  anche   se  preferisco integrarla con pareri d'esperti  ,  psicologici  e\o laureati in scienze  sociali   . 


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 il fatto quotidiano    del 5  giugno 2025



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 da  facebook
“Non avevo nulla… ma sono riuscito ad addolcire il mondo intero con un bastoncino e una caramella.” Tutto cominciò alla fine del XIX secolo.
Io ero Enric Bernat, un sognatore spagnolo, nipote di un pasticciere che faceva dolci in casa.Mi ossessionava vedere i bambini con le mani sporche infilarsi le dita nei dolci…e pensai:
“E se inventassi un dolce che non si tocca con le dita?”In un’epoca in cui nessuno credeva a idee simili, mi diedero del pazzo.Ma io sapevo che un’idea semplice può cambiare tutto. Provai a lanciare il prodotto da solo,ma non fu affatto facile.Mi rifiutarono, mi presero in giro,arrivai perfino a ipotecare casa per poter produrre i primi bonbon con lo stecco.Molti giorni non mangiavo, pur di pagare gli
stampi.
Una volta mi addormentai in fabbrica con le scarpe rotte,perché non riuscivo a fermarmi.Ma la costanza è testarda.E un giorno, nacque la mitica Chupa Chups.Indovina un po’?Fu un successo clamoroso.
La cosa più incredibile?
Quando ormai avevo già vinto la mia scommessa,chiesi a Salvador Dalí di disegnare il logo…e lui lo fece davvero!Una caramella nata nella miseria,è finita nelle mani di milioni di bambini in tutto il mondo:dal Giappone alla Colombia,dalla Spagna alla Russia.Non ho inventato solo un dolce…
ho inventato un sorriso in forma rotonda. “A volte, quella che sembra un’idea infantile…è in realtà una rivoluzione travestita da tenerezza.” — Enric Bernat (Chupa Chups ) 

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«Mi hanno tolto la lingua per salvarmi la vita… ma con le mani, ho imparato a parlare al mondo.»  Avevo 33 anni quando mi hanno diagnosticato un cancro alla lingua. Non fumavo, non bevevo… ma la malattia non bussa, entra e basta. All’inizio dissero che bastava una piccola operazione. Poi la verità: bisognava rimuoverla tutta.
Mi sono svegliata dall’intervento con la gola in fiamme e un silenzio così forte… da spezzarmi. Non poter parlare era come guardare il mondo da una finestra chiusa. 
Per mesi ho pianto in silenzio. Cercavo di comunicare, ma nessuno capiva. Vedevo mio figlio chiedermi qualcosa… e io non riuscivo a rispondergli. Una notte ho urlato dentro così forte, che ho deciso di reagire. Mi sono iscritta a un corso intensivo di lingua dei segni. Ho imparato con rabbia, con le lacrime, con una fame immensa di farmi capire. Ogni parola con le mani era una ferita che guariva. 
Oggi tengo incontri motivazionali con interpreti e segni. Sono viva, sono madre, e sono voce di chi crede di non averne più. Ho fondato una rete di sostegno per persone laringectomizzate. Giro per le scuole insegnando che il corpo ha tanti linguaggi, e che il messaggio più potente… è quello che nasce dall’anima. 
«A volte la vita ti zittisce… per farti scoprire quanto hai ancora da dire.» 
                            – Alejandra Paz


conferma    questo  






  cioè   Dove le Parole non ArrivanoSentire a volte non basta, ascolta.

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     concludo  con  questa  ,  lo  so che  sembrerà banale   e  che  da  trapiantato     sarà  di parte  , ma   in  u periodo a  cui a  causa  di fake news     stano  diminuendo  le  donazioni  di  organi ,  storie  come  questa  non  finiranno d'essere  banali  






(✏️ Barbara Todesco) Simone Mazzocchin aveva solo 27 anni quando, lo scorso 12 maggio, si è spento nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Bortolo di Vicenza. Per due giorni aveva cercato di rimanere aggrappato con tutte le sue forze alla vita, ma le lesioni riportate nell’incidente che l’aveva visto coinvolto, mentre in sella alla sua moto viaggiava lungo la provinciale 69, non gli avevano dato scampo. Nonostante la sua giovane età, Simone, che viveva con la famiglia a Cartigliano, aveva manifestato già la sua volontà di diventare donatore di organi e così la sua scelta si è trasformata in un trapianto da record, effettuato le scorse settimane nelle sale operatorie dell’Usl 8.Il cuore, i reni, il fegato come i polmoni, gli occhi, il pancreas e i suoi tessuti hanno regalato una nuova vita a 12 pazienti che da Simone hanno ricevuto il dono più grande: quello della vita

Infatti Simone, tempo prima, aveva fatto una scelta precisa e convinta. Aveva deciso di diventare donatore di organi.C’è voluto un trapianto multiplo da record che ha coinvolto cuore, reni, polmoni, fegato, occhi e pancreas e ha visto l’intervento di medici specialisti da Roma, Milano, Padova e Pisa.E, alla fine, quell’atto di generosità ha permesso di salvare addirittura 12 persone, tra cui anche diversi bambini.È una storia che parla di agape e tanatos. Amore, quello disinteressato, universale, e morte, in una catena che invece di spezzarsi unisce e genera vita, la ricrea, la nutre e la moltiplica dove e quando sembrava ormai impossibile.
Un pensiero va a Simone, alla sua famiglia, al suo gesto enorme, a chi grazie a quel gesto ha una nuova vita davanti, ai medici e agli operatori sanitari senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile. Ed è così ogni giorno.
Quello che ha fatto Simone è qualcosa che ci riguarda e ci richiama tutti.
Perché questa storia non commuova e basta. Insegni.



10.2.25

se proprio vogliamo una menoria condivisa sul 10 febbraio \ giorno del ricordo ricordiamo quello che è stato a 360 gradi non solo quello che ci fa comodo

 Oggi   10 febbraio   giorno del ricordo     si celebra giustamente  le foibe  e  l'esodo   \  sradicamento     delle  polazioni italiane   o  miste   vista  la  situazione  tipica  di confini come  quelli    dove   convivevano  tra  alti e bassi    e si mescolavano \  contaminavano  etnie   diverse    fino all'esplodere   \  all'esacerbarsi    ne  nazionalismi ed  arrivare    alle brutture    delle  pulizia   etnica  . Ma   che altro dire   su  tali eventi    che  non sia  già stato detto  o  scritto   ,  che  non sia  solo retorica   nazionalista  \  patriottarda ?  Io nel mio  piccolo  posso   solo   ripetere  quanto  già  detto , da  quando  ho messo   su  il  blog  (  prima  con  splinder  poi  con  blogger )   ed in  particolare    in quest'ultimo post   scritto  di  qualche  fa   ,  quello  che da  fastidio    a  coloro  che vogliono    celebrando tali eventi   a senso  unico   e  solo  in  parte  ,  sminuendo  e  accusando   chi  fa  il  contrario   di negazionismo  \    giustificazionismo    oscurando il resto     delle  vicende 
Quindi  posso  lottare  finchè    sia  ricordato     tutto  la  pulizia  etnica   e  l'italianizzazione     forzata   e  la  cancellazione    etnica    e  le  brutalità  con i  nazisti   


 non  solo     i  crimini    del  foibe  e    del regime  di  Tito .Per  e  per  parafrasare  la  mia  patria  di Sabina  Guzzanti ( qui il testo  integrale  )   le vele al vento del mio pensiero al finche' quel vento resisterà'  e   soffierà  ancora  (   canzone   di  Pierangelo  Bertoli )   lottare  affinché   non si  speculi  con  la  scusa  di  trovare  una  memoria  condivisa  su  tali  vicende   cosi   dolorose e  "  divisive  " e   ancora   per  la politica  della  guerra  fredda   \  congiura  del silenzio  e    degli italiani  brava  gente   (  url  )   . Ma  sopraqttutto  non   siano   ogetto   propagandistico   e usato   cone  speculazione  politica  contro  gli  avversari ( destra )  e  negazionista     e  giustificazionista    con distruzione   e deturpamento  di  monumenti  e sacrari   con vergognose  scritte  





  Quindi   ho  già  detto   tutto  quello  che dovevo  dire  .   Che  altro  aggiungere    quindi ?    se  non  



oppure    visto  che  zitto non  riesco  a stare     segnalando  ( è  dell'anno  scorso ma  l'ho  scoperto  solo  oggi  )    un ottimo lavoro letterario e musicale  scevro     quasi  del tutto  dalla  retorica  patriottarda  e  nazionalista  ma  carico  di  nostalgia     esodo   



di Chiara  atzeni   qui la  sua  pagina   facebook  o  con  una  bellissima  testimonianza   da  sinistra   perché    l'esodo e lo sradicamento     da quelle    terre    riguarda  tutti e  non guarda  in faccia  nessuno

  da  

  • Il Fatto Quotidiano
  • » Adriano Sansa


  • Foibe, la memoria sia almeno giusta: tutto va ricordato e nulla giustificato

    Sono nato a Pola; il nonno era medico a Dignano: morì d’infarto in quei giorni tremendi. Fummo costretti dalle minacce e dal terrore di Tito a lasciare la nostra terra. Passammo tempi di angustie. Poi i miei genitori ricominciarono, senza troppi lamenti. Si riunivano con altri esuli ogni anno a cantare il “Va pensiero”. Ma ancora dopo decenni altri profughi meno fortunati vivevano in squallide caserme fra corde tese a separare con qualche coperta le famiglie.

    Al principio l’italia non fu sempre generosa. Il Partito comunista subiva l’egemonia sovietica, simpatizzava per Tito; gli esuli furono stoltamente chiamati fascisti, talvolta insultati e molestati. Paradossalmente il fascistume seguace del corresponsabile del loro dramma fece mostra di difenderli. Per molti anni non si parlò onestamente della tragedia istriana e dalmata.

    Tuttora, nonostante il Giorno del ricordo, e anzi proprio in questa occasione, certe analisi sono inquinate dall’ideologia. I crimini del fascismo, la persecuzione della popolazione slava richiedono giustamente una memoria e possono spiegare in parte la ferocia dei titini, le foibe, la sostituzione etnica che ne seguì. Ma non le giustificano. Gli eventi pur connessi della storia esigono uno ad uno un giudizio. Gli istriani patirono tremende crudeltà, violenze, sevizie di ogni sorta.

    Le ultime parole di mia madre furono “perché devo morir cussi’ lontan?”. Nata a Lussino, cresciuta tra Trieste e Pola, aveva insegnato nella minuscola isola di Unie. Per tanti esuli il Giorno del ricordo arriva tardi: che sia almeno giusto.


    buona celebrazione a  tutti\e 


    14.2.23

    «Alla Memoria della Shoah si deve accompagnare la coscienza della Storia» di Massimo Castoldi


    a  freddo  dopo    la  sbornia  retorico   celebrativa  sia  del  27 gennaio   sia  di  quella    del  10  febbraio   pubblico questo   interessante  articolo  di     Massimo Castoldi

    Il giorno della liberazione di Auschwitz è la data simbolo per non dimenticare lo sterminio degli ebrei per mano di nazismo e fascismo. Ma occorre evitare la vuota ritualità e restituire complessità ai fatti. Ridestando interesse e sgomento








    Il giorno della Memoria — 27 gennaio, in ricordo del 27 gennaio 1945, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz — non è una festa nazionale come sono il 25 aprile, festa della Liberazione, e il 2 giugno, festa della Repubblica, ma un giorno di lavoro, di studio, che dovrebbe essere pretesto per cercare di comprendere le ragioni storiche di quanto è avvenuto nel nostro Paese e in Europa tra anni Venti e anni Quaranta del secolo scorso. La legge del 2000 che lo ha istituito invita a riflettere «su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti [...] affinché simili eventi non possano mai più accadere». Ho sempre trovato molto velleitaria questa proposizione finale, la quale presuppone che possa crearsi una consapevolezza così diffusa di quanto avvenuto, che le aberrazioni del passato non possano ripetersi. La storia conferma che non è così e la cronaca lo rende tragicamente tangibile. Ciò non toglie opportunità e necessità all’operazione della ricostruzione storica delle dinamiche che hanno consentito l’affermazione di quelle dittature, fascista e nazista, delle quali lo sterminio di massa organizzato è stato la più macroscopica conseguenza. Mi chiedo, tuttavia, se e fino a qual punto questa riflessione sia stata fatta fuori dall’ambiente degli specialisti, o se invece ci siamo il più delle volte limitati a una narrazione rituale, nell’inesorabile affermarsi di “Un tempo senza storia”, come Adriano Prosperi ha intitolato un suo libro recente (Einaudi, 2021).I dati che l’Eurispes ci fornisce sono eloquenti. Se nel 2004 il 2,7 per cento della popolazione italiana credeva che la Shoah non fosse mai esistita, nel 2020 questa percentuale è salita al 15,6. Se dovessimo estendere l’inchiesta dalla Shoah alla deportazione politica, che peraltro in Italia è fenomeno più rappresentativo (circa 24.000 deportati politici, circa 8.000 ebrei), queste percentuali di ignoranza salirebbero in modo esponenziale. L’istituzione del giorno della Memoria non ha evidentemente ottenuto gli effetti sperati. Anzi si potrebbe dedurre che alla ritualità delle commemorazioni corrisponda un incremento di atteggiamenti razzisti e neofascisti. Occorre restituire complessità storica al fenomeno, per ridonargli interesse. Invito a vedere il film documentario del 2016 “Austerlitz” di Sergei Loznitsa, che il regista girò con una telecamera fissa posta in alcuni luoghi del campo di Sachsenhausen. In una serie di lunghe sequenze passano turisti intenti compulsivamente a fotografarsi nei luoghi di tortura e di morte nella generale incoscienza della storia, che le guide meccanicamente raccontano.È il percorso inverso rispetto a quello fatto da Austerlitz, il protagonista dell’omonimo romanzo di Winfried Georg Sebald (Adelphi, 2002), che attraverso una faticosa ricerca storica e memoriale prende coscienza da adulto di essere uno di quei bambini ebrei giunti a Londra in treno durante la guerra, mentre i suoi genitori venivano deportati in un campo di sterminio. Osservando il film, ho notato nella sconcertante babele turistica, in due momenti diversi, nello sguardo di due ragazze un lampo di sgomento e un istante di confusione. Due bagliori improvvisi che indicano, con Prosperi e Sebald, una strada.

    Aspettando le paraolimpiadi elogio a differenza dei media ufficiali anche i quarti e i quinti posti alle olimpiadi

     Aspettando  le  paraolimpiadi  di cui     quest 'anno  celebreranno i 50 anni dalla prima edizione del 1976 con oltre 600 atleti in 79 ...