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31/08/19

prime feste d'autunno tra sacro e profano Sant' Isidoro tempio pausania edizione 2019

ricollegandomi al post precedente sull'autunno ( https://bit.ly/2Lf7QF3 ) eccovi alcune foto foto della Festa di Sant'Isidoro -#TempioPausania 30-31-Agosto 01 Settembre 2019 . 




































Purtroppo non avevo voglia e avevo problemi di salute di farmi tutto il percorso della processione e quindi l'ho presa solo di striscio nel corso principale del paese. Una festa una festa molto sentita.... Ma nn è soltanto religiosa è anche civile..... Si festeggia sempre la prima domenica di settembre.... Quest'anno è stata anticipata di un giorno perché x domani ha dato pioggia . Alcuni commentano cosi : << Poche preghiere.......TUTTO folclore!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! >>

17/08/19

GIMMI. QUASI UN FENOMENO di ©Daniela Tuscano

di cosa  stiamo parlando 

Ciclismo, è morto Felice Gimondi: malore mentre faceva il bagno a Giardini Naxos. Mercks: "Stavolta ho perso io"

                                                    Gimondi  con  Merckx

 Ciclismo, è morto Felice Gimondi: malore mentre faceva il bagno a Giardini Naxos. Mercks: "Stavolta ho perso io"


fra gli articoli più interessanti che ho letto e sentito , sia spontanei che forzati usati per coprire le notizie più scomode è questo bellissimo articolo  dell'amica  e  dell'utente   Daniela Tuscano  . Un articolo intrinseco di nostalgia di un tempo che fu e di come  lo dico in musica ed  in poesia  in quanto  essa  è la trasposizione canora  di una poesia della meta del  XIX secolo   il tempo  passato non ritorna  più 






L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridonoEra Gimmi, come si scrive. Non Gimmy né tantomeno Jimmy. Che faticheremmo a pronunciarlo. Gimmi all'italiana, perché era tutto nostro. Gimmi che aveva quasi 77 anni e lo stesso volto di quando ne aveva 20, ruvido, tutto asprezze, forre, tornanti. E fessure. Al posto degli occhi.
Se esisteva un ciclista da francobollo, quello era Gimmi, cioè Felice Gimondi. Antico
pure il nome, ma l'espressione rimaneva quella: mesta, arrancante, sobria. Lo vidi al Poggio di Sanremo nella prima metà dei '70, ormai prossimo alla vittoria, ansante e macilento, e anche allora pareva al ralenti: quasi volesse farci assaporare il suo valore, la pedalata da alpigiano, così rotonda fra tutti quegli spigoli, così completa, perfetta. Ma intendiamoci, lo scatto del ghepardo non gli mancava, e, malgrado l'aria avvilita, non perdonava. Ti tallonava, ti ghermiva, poi era finita: al comando restava solo lui. O quasi.
Già, perché Gimmi il grande avrebbe potuto essere un grandissimo, se la sua bicicletta non avesse incrociato un belga dal nome impronunciabile, quell'Eddy Merckx che mia nonna italianizzava sbrigativamente in "Merse". E, riconosciamolo: anche un ghepardo, un (quasi) fenomeno come Gimmi nulla poteva davanti a "Merse" detto "il cannibale". Ma "Merse", bello in modo insopportabile (poiché anche simpatico, accidenti a lui) di umano aveva poco. Gimmi non so se fosse bello. Ma non si staccava mai dalla sua dimensione terrestre, italiana, anzi lombarda, anzi bergamasca. Certo, da giovani ci piacciono i super-eroi, siamo esterofili, troviamo irresistibile il birignao esotico, e quindi tifavamo Merckx; Gimmi, campione-maratoneta, magari lo tradivi. Ma non lo abbandonavi. E mentre, con gli anni, il corpo di "Merse" si sformava, diventando torpido e incontenibile come un Elvis delle due ruote, Gimmi restava eguale a se stesso, la serietà, la tenacia, le valli, il buon vino.
E viene a scomparire all'improvviso, in un mare quasi africano, non fra le valli ma nelle acque salate, e il tradimento, stavolta, lo avverti tu. Senti il vuoto, capisci solo adesso il piacere dell'onestà. Ma dove stava scritto che Gimmi era prevedibile?
Con la morte, Felice Gimondi ha superato il cannibale. "Stavolta ho perso io" ha commentato a caldo quest'ultimo. A ragione, perché un'uscita di scena così drammatica e plateale ha ridato smalto alle precedenti vittorie di Gimmi, quelle contro Eddy, quelle che Eddy gli soffiava, quelle, tantissime, che rimanevano ed erano tutte sue. Ora le rivediamo, chiare, terse, ora le rimpiangiamo. Gimmi andava bene così. Non ne nasceranno altri. Il quasi-fenomeno, era un genio della porta accanto.
                                       © Daniela Tuscano
  concludo    con  in sottofondo  Gimondi e Il cannibale  di   Enrico Ruggeri '' - VIDEO
https://youtu.be/bTTwYqjxjF0 che insieme a :


il bandito e il campione - Francesco de Gregori
Bartali - Paolo conte
Coppi di Gino Bartali
e la play list sul ciclismo di Massimo Poggini del 4 Maggio 2017 https://www.spettakolo.it/ 

16/01/19

salvare o non salvare le cabine telefoniche ?

L'immagine può contenere: 1 persona
leggendo questo articolo di repubblica d'oggi ( vedi sopra ) sono tornato indietro nel tempo quando ad iniziare dal 1959 nacquero i gettoni usati fino al 31 dicembre 2001 )quando potevano ancora essere cambiati nei negozi 187 al valore di 9 gettoni = 1 scheda telefonica, anche se non venivano più coniati già dal 1980 Il valore del gettone era nel 1959 di 30 lire, nel 1964, di 45 lire, corrispondenti allora all'importo di 3 scatti telefonici, poi dal 1972 di 50 lire, dal 1980 di 100 lire e dal 1984 di 200 lire, venendo adeguato alla variazione del costo e della durata dello scatto telefonico. Il gettone era inoltre sovente utilizzato come moneta, pur non avendo alcun valore ufficiale di conio statale.

Infatti Con l'avvento dei telefoni funzionanti a monete e la diffusione degli apparecchi utilizzabili con schede telefoniche quali mezzo di pagamento per le conversazioni in punti pubblici, il gettone telefonico è andato fuori produzione.


Quindi sono  una  cosa  storica  e  poi ci  sono  anche    se  purtroppo    sono  sempre  meno  lo stesso  Agcom ... << pur riconoscendo che le postazioni telefoniche pubbliche svolgono un ruolo di importanza marginale e non possono essere ricomprese nel servizio universale, propone nuovi e più moderni utilizzi per le storiche cabine telefoniche da anni in corso di dismissione. ....  continua  qui   >>



                                                     

quanti    ricordi nelle  cabine  
Nessuna descrizione della foto disponibile.
foto mia    una  vecchia  cabina  ormai  tolta  nel mio  paese                                                                       
  


 Visto  che  , come credo molti\e  di voi ,  sono legati nel bne  e nel  male   a  tali cabine  compresi quelli che  le  vogliono  eliminare ( leggere  qui su https://www.tomshw.it/  i commenti  )     si dovrebbero trovare  soluzioni    per   salvarne  qualcuna  . Ad  esempio  
  • Alcune postazioni di telefonia pubblica potrebbero essere utilizzate dal fornitore del servizio universale per offrire alla popolazione residente nelle aree ad esse adiacenti un servizio di accesso a Internet alternativo o complementare a quello disponibile su rete fissa. "Il tutto con effetti positivi in termini di contribuzione all’assolvimento degli obblighi di servizio universale che deriveranno a seguito dell’adozione del codice europeo delle comunicazioni elettroniche e che vede il servizio universale circoscritto “ai servizi disponibili di accesso funzionale a Internet e di comunicazione vocale”"
    Un altro possibile impiego potrebbe essere quello di trasformare i PTP in punti di accesso Wi-Fi o fisici per i servizi a banda larga e ultra-larga. Soprattutto nelle zone in digital divide o comunque maggiormente arretrate sotto il profilo infrastrutturale potrebbe essere una temporanea risposta alle esigenze dei cittadini. Soprattutto se si considera la programmatica svolta digitale che ci aspetta nel campo dei servizi della pubblica amministrazione. Ad esempio l’obbligo di fatturazione elettronica sta mettendo in difficoltà alcuni imprenditori residenti in zone difficili, dove anche la telefonia mobile stenta nella connettività.
  •  farne  una cosa  del genere https://www.inlinkuk.com/ senza tenere allo stesso tempo la cabina di metallo? BT le ripaga con la pubblicità` che vende sui display.
  •  come hanno fatto in  svizzera  Farne delle librerie .  Metti due mensole con dei libri che la gente può leggere.Solo che in Italia vandalizzerebbero tutto tempo meno di un mese...24 ore forse...
  • degli h24 con wifi  per poter  mandare  sms  , wtzap  ,  conettersi  a  internet  , ecc   con prepagate  o   pochi euro qual'ora il cell   si scaricasse  
  •   cessi  pubblici    \  vespasiani  

08/01/19

a volte capita che i personaggi dei fumetti o di vignette sia personaggi veri e reali il caso di Molotov di sergio staino

L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso

l'ispirazione     per  il personaggio  Molotov   di Sergio   Staino  ha  un origine curiosa   oltre  quella     citata   nell'intervista   dell'unione  sarda del   7\1\2019   di  cui riporto  la  foto    sopra 

[....] . Nato in un giorno di crisi, come caricatura di se stesso Bobo ha «un naso grosso che attira simpatia, mi sono immaginato ingrassato, con meno capelli, gli ho messo gli occhiali. I fumetti erano più incerti ma sinceri e Oreste Del Buono ha capito che incarnava la crisi di una generazione, la fine del'68». Nel microcosmo familiare di Staino, Bibi è la moglie, Ilaria la figlia portatrice di saggezza popolare «quella che dice che il re è nudo», Molotov «un ragazzo di Carbonia, Antonello Obino venuto a Firenze per fondare la rivista 'Ottobre" che durò un mese appena», l'amica di Bibi «una sintesi del peggio del femminismo che mi ossessionava e di cui ora, quando vedo la Gelmini e la Carfagna, sento nostalgia». Ma come parlare alle generazioni future? Staino: «Bisogna costruire un linguaggio e un sogno per questa generazione. [...]  da http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2010/08/02/

02/02/18

grazie ad un fumetto si " riscopre " l'antico gioco della ruzzola

leggete  anche  











A volte le storie raccontate in tivù, al cinema, nei libri, sui fumetti, prendono una piega imprevedibile e ci conducono con sorpresa dove mai ci saremmo aspettati.
E l’effetto è ancor più emozionante quando, oltre a divertirci, a sorprenderci e ad appassionarci, la narrazione rivela qualcosa di speciale e fa riaffiorare qualcosa che ci appartiene o a cui teniamo, che ci è familiare.
Sembra impossibile ,  sopratutto per le nuove  generazioni  tutte  ( o quasi  )  pro playstation e    simili che una cosa simile possa accadere con una storia di Dinamite Bla, presente  su n 3245 di topolino a  cura  di Sceneggiatura: Vitaliano Fausto Disegni: Mazzarello Marco

eppure è quello che mi è appena capitato leggendo la storia      in questione   che quella   d’apertura di questo numero.
Non voglio anticiparvi nulla e nemmeno fare uno “spoilerone” (come direbbe Tito Faraci) . Questa  storia   : <<  (...)  ci tenevo a dedicare questo numero al Signor Giacomo, il mitico papà della Susi, negli anni ’90 campione italiano di Lancio della Ruzzola (uno sport tradizionale regolamentato e tutelato dalla Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, per saperne di più: www.figest.it).
Credo che ci sia un po’ di lui dentro questa storia, che mi ha divertito ma anche fatto sorridere con il cuore,risvegliando dei bei ricordi ...>>(  dall'edtoriale  del n  omonimo di topolino   )  .  Sembra  essere ritornati    indietro nel  tempo ad  un italia   ormai  scomparsa  al 99 %  ,  qovvero quella prrima del boom economico ( anni 60\70 )  e dell'immigrazione  dal me nord  al sud  del paese   o  nel nord  europa  . Eccone  una storia  

05/06/16

misteri e sprechi .tour suoi luoghi dell'altra storia della repubblica italiana 1 puntata

in sottofondo     Aida  di  Rino Gaetano  
“Aida” è l’Italia. In questa canzone, difficile e splendida, Rino Gaetano ha saputo tracciare con il suo stile inimitabile e affidato alla simbologia, un affresco di tutta l’Italia contemporanea, dal fascismo alla guerra, dal dopoguerra agli scandali e alle difficoltà enormi degli anni ’70. peggiorate   fino a diventare  putride  ( vedere le  canzoni a cuyi  accenno nel post   ) con una ventata  d'aria fresca nel  1992\1994 per  poi   ricadere  nel  baratro   che  continua  anche  oggi


Ma  adesso  dopo questa nota introduttiva    veniamo al post  vero e  proprio


A mente fredda ecco una mia considerazione sulla festa del 2 giugno   di cui quest'anno ricorrono  i  70  anni 

da  facebook


















Non ho ancora capito il nesso tra Il 2 Giugno Festa della Repubblica e la Parata Militare, visto che la festa delle forze armate mi risulta sia il 4 novembre. Boh...qualcuno /qualcuna grs miei contatti fra coloro che seguono i miei aggiornamenti ed è amante /simpatizzante delle forze armate o membro stesso me lo saprebbe spiegare

 Una  festa   questa  ormai celebrata passivamente con nostalgia dale vecchie generazioni ( ridateci el puzzone , si stava meglio quando si stava peggio , erano corrotti ed intrallazzoni ma almeno avevano cultura e dignità , ecc ) dalle vecchie e da chi è cresciuto ( è il caso della mia ) con quei valori trasmessili , passivamente ed acriticamente ciioè in automatico ( tanto è fresta si fa vacanza , ecc ) dalle nuove gerazioni in particolare le ultime 3 .
Ed  proprio per  celebrare    i  70  anni in,  già ormai  passati  sotto silenzio  e  passati in secondo piano  da  altre  news    , ho deciso di  fare  un tour ( solo virtuale  non avendo  possibilità  di tempo e  di € )    sui  luoghi e  sui fatti  alternativi  rispetto  alla  retorica  celebrativa  ed  a senso unico  (  cioè quando   capita  che  si celebrino  un detterminato  numero  d'anni   esempio l'anno prossimo  saranno  70   anni   , costituirà  la  2  puntata  ,  della  strage  portella  delle  ginestre  )    ufficiale   su  fatti ed  ombre  \  i cosidetti scheletri  nell'armadio (  vedere   Quarant'Anni ~ Modena City Ramblers 60 anni -Talco )  . Una srie  di  Luoghi e  di fatti   alternativi che   con le  loro  ombre   sono  ormai entrati   anche  se  dalla porta  di servizio , costituendone la base nel bene e nel male    ,  della nostra   storia  nazionale  e  repubblicana


da   me  scattata a  Genova  nei vicoli   (  zona  san  donato   )   sotto  palazzo  ducale 
 Inizio  questa prima puntata   con due  fatti   Morte di Benito Mussolini  e  scempio   dei corpi   da parte dela  folla  in piazzale loreto  (  comprensibile certo  per   ciò che la dittatura  fascista  ha  arreccato  all'italia   ma nonn giustificabile )  . 
Lo che  : 1)  non ho testimonianze dirette  essendo del '76  ma  solo contrapposizione culturali \ e politiche  in famiglia ( mio nonno   e mio prozio fascista   e  mio padre  e mio zio  sinistra  extraparlamentare   marxista  )  ., e  dalla  conseguente lettura  e  sfogliatura di  libri fascisti e  comusti ,  libertari    di  ambo le  pareti    2)  che  sono   contestualemnte diversi  anche se  conseguenziali    dalal nascista dela repubblica  ma  eticamente  collegabili in quanto  c'è  :   come  tute  le rivoluzioni o guerre  civili   "  riciclo"  dei fascisti   nelle istiruzioni repubblicane  .,   continuità  fra  il fascismo specie   quello   della  Rsi   ( repubblica sociale  )  con la repubblica  . 
Oltre  all'ottimo  e  molto esauriente  da questo ottima pagina di wikipedia sulla moerte di Mussolini e   i fatti di piazzale loreto a Milano ( foto  sotto ieri  ed  oggi  ) 

da  www.ildiscrimine.com

da  cinema 900
www.giusepperausa.it

La zona in questione (l'imbocco di viale Monza e di via Padova) risulta oggi (2014) sostanzialmente immutata dopo i radicali cambiamenti

con un ottima  bibliografia    anche documentale   li  due  fatti   cointroversi  specie il primo  possomo essere    sintetizzati dal poeta Ezra Pound, sostenitore del fascismo, in una sua lirica:

« L'enorme tragedia del sogno sulle spalle curve del/ contadino/ Manes! Manes fu conciato e impagliato / Così Ben e la Clara a Milano / per i calcagni a Milano / Che i vermi mangiassero il torello morto »
                     (Cantos, LXXIV, sez. Canti pisani)
 non so che ltro dirvi   se  non rimandarvi  alla  seconda  puntata  . cioè la  strage  di Portella delle  qui trova  quello  che cerca
da  wikipedia 
Ginestre   ho saltato deliberatamente   il processo che porto'  ad indirre  il referendum  e  alla  lotta successiva    (  brogli   si  brogli no  ,  valido  non valido ) fra monarchici e anti monarchici  perchè  se  n'è parlato abbastanza  negli speciali   , andate  a cercarveli  ,  sui  giornali ed  in tv  .  Comunque per  chi volesse  approffondie  e  colmnare  un buco

15/08/15

Due poeti libertari CANTICO DEI FOLLETTI DI VETROFabrizio De André e l'amico e poeta Riccardo Mannerini

le  recenti vicende  dei morti per  droga  e per  lo sballo  (  senza  droghe  )   mi hanno fatto ricpordare  questo  post  dell'amico  matteo tassinari  

http://alice331.blogspot.it/2015/08/due-poeti-libertari.html
Fabrizio De André e l'amico e poeta Riccardo Mannerini


Tutti      moriremo


soli    e a stento

Era il  1968, un anno come tanti, quando uscì Tutti morimmo a stento mente, un Lp che spinse De André a mettere benzina nelle sue virtù artistiche. In un'intervista, Fabrizio disse a proposito di TUTTI MORIMMO A STENTO: "In effetti, a ripensare le canzoni sono tutte belle. Forse è solo il predicozzo finale, il recitativo, che oggi mi dà fastidio". E' inutile. De André non riusciva a combinare qualcosa di perfetto anche quando lo era.
E' però entusiasta

dell'album invece, il discografico di De André, Antonio Casetta, che probabilmente ebbe l'idea di realizzarne una versione in inglese. Non si sa chi effettuò le traduzioni, ma tant'è. De André "riincise" tutto l'album in inglese (si presume riutilizzando le basi musicali). Il disco però non uscì mai sul mercato, e se ne perse traccia. Un piccolo estratto, circa 30 secondi, venne trasmesso in una trasmissione di Rai2 che parlava di rarità.
Nel settembre del 2007
un collezionista mostrò un album, trovato negli USA, con la copertina completamente diversa da quella italiana a dimostrazione che Casetta era arrivato a produrre almeno un vinile. I titoli delle canzoni erano stati tradotti. Per quanto si può valutare ad un ascolto parziale, l'inglese sfoggiato da De André non è gran ché fluido e la resa è lontana, per esempio, dal saggio di bravura della versione spagnola di Smisurata preghiera. Ma il disco si fa ascoltare e la voce calda di Fabrizio mantiene intatta la sua bellezza.
L'apice amicale
Perché l'avventura americana non sia andata a buon fine, questo ancora oggi non s’è capito bene. Un mistero. Più chiaro, invece, è l'episodio dell'uscita o pubblicazione di "Senza orario senza bandiera" fu un successo straordinario, un successo per tutti, anche per Riccardo Mannerini che poté così vivere il periodo più felice della sua tormentata vita artistica e privata. La celeberrima “Cantico dei drogati”, da considerarsi l’apice del sodalizio amicale e artistico di Frabrizio e Riccardo e che sarebbe stata inserita in Tutti morimmo a stento, concept album registrato nell’agosto del 1968 e pubblicato l’anno successivo. Lp che provocò a De André un risentimento forte e pentimenti per alcune parole che non avrebbe scritto..
Il Frigorista

Mentre faceva il frigorista su una nave da carico, un incidente lo rese praticamente cieco. Ciò nonostante continuò a scrivere poesie, come aveva sempre fatto. Ebbe una moglie, Rita Serrando, che gli restò accanto per tutta la vita e un figlio, Ugo. Morì nella primavera del 1980. Mannerini era anche un grande giocatore di scacchi, e s'iscriveva ai concorsi per parteciparvi, diceva Mannerini: "Gli scacchi sono come le donne, non sai mai che mossa faranno". Fra i due nacque una sincera un'amicizia che durò più di 20 anni, sapendo come sia stato lasciato solo alla fine della sua vita. 
Mannerini e De André erano uniti da profonda amicizia, tanto da condividere un monolocale soppalcato in salita Sant'Agostino dove passare i pomeriggi e le notti dell'angiporto genovese, a fianco di via Prè. Si erano conosciuti in casa di amici comuni e il loro sodalizio portò alla musica capolavori indimenticabili come il Cantico dei drogati, appunto, e Senza orario senza bandiera, primo album dei New Trolls. Fu lui - attivista della Federazione anarchica genovese, come tale noto anche alla polizia ad approfondire in De André il sentimento anarchico. Fu seguito dai Servizi per 20 anni senza tirar fuori nulla. Avranno la soddisfazione di aver visto molti concerti del Faber.
L'osceno gioco
Cantico dei drogati, derivata da versi di Mannerini in virtù di una rivisitazione poetica quale solo il miglior Faber più puro e idealista sapeva produrre. Un autentico capolavoro che dopo oltre quarant'anni conserva ancora intatta tutta la sua valenza, originalità e potenza espressiva. Ecco alcuni passaggi della poesia Eroina dai quali Fabrizio ha chiaramente tratto spunto dalle poesie di Mannerini. "Grazie all'alcool la fantasia viaggiava sbrigliatissima", dice De Andre' e, assieme al suo amico anarchico, poeta, marinaio, viene nelle nostre menti a parlarci dei Folletti di Vetro, di un "Osceno Gioco" e, già, di una madre al quale non si sa come confessare la propria paura.
Riccardo
Mannerini
quante volte devono essersi detti che quest'uomo portava il mio stesso nome. Marinai per destino o per forza. Riccardo che ormai non vedeva più che folletti, dato che la luce nei suoi occhi s'andava spegnendo sempre di più. Gli occhi regalati ai padroni, i suoi occhi per loro. Nessuno glieli ridiede, neanche come i fiori restituiti in novembre. Mannerini, era decisamente una delle figure più importanti e formative, della sua vita. In questo senso si nota la ricerca di una figura paterna a cui era molto, forse troppo, attaccato a suo padre, prima Bindi, poi Brassens, poi ancora Mannerini.
Il "Perfettore"

Si, De André era il “perfettore” ossia colui che rende speciale e magnifica una cosa già bella di sua. Il manifesto pubblicitario del libro di poesie di Riccardo Mannerini pubblicato nel 2009 recitava: "Come potrò dire / a mia madre / che ho paura? ... Ho licenziato / Iddio / e buttato via una donna/ Sono sospeso a un filo / che non esiste / e vivo la mia morte / come un anticipo tremendo. Solo quando / scadrà l'affitto / di questo corpo idiota / avrò un premio. / Sarò citato / di monito a coloro / che credono sia divertente / giocare a palla / col proprio cervello". Mannerini, era uno che ci teneva alle sue idee, e non voleva sporcarle con la realtà,
La droga
di cui vivevano
Riccardo e Fabrizio era l'alcol. Nelle parole di De André: "La mia droga è stata l'alcol, io ero proprio marcio fino al 1985. Bevevo due bottiglie di whisky al giorno, e questo praticamente da quando avevo diciotto anni, da quando ero andato via di casa. Ne sono uscito perché mio padre, con il quale avevo ricostruito un ottimo rapporto, sul letto di morte mi chiamò e mi disse: “Promettimi una cosa e io: Quello che vuoi papà.Smetti di bere. E Faber esplose in un: ma porca di una vacca maiala, ma proprio questo mi devi chiedere?” Io, praticamente, avevo un bicchiere in mano. Ma ho promesso. E ho smesso. 

Scrivere il Cantico dei drogati,
che aveva una tale dipendenza dall'alcol, ebbe un valore liberatorio, catartico. Però il testo non lo spaventava, anzi ne era compiaciuto. E' una reazione frequente, tra i drogati quella di compiacersi del fatto di drogarsi. E’ normale fra drogati o alcolizzati compiacersi di bere o eroina. I personaggi della canzone che inizialmente doveva intitolarsi Cantico dei folletti di vetro (il vetro delle bottiglie dei superalcolici), sono i drogati rappresentati dall'interno.

Un viaggio nella
mente di chi ha "il vuoto nell'anima e nel cuore", non riesce che a blaterare suoni incomprensibili e vive in un mondo popolato di fantasmi ("non vedo più che folletti di vetro").
La speranza in un futuro migliore se n'è andata ("chi mi riparlerà di domani luminosi / dove i muti canteranno e taceranno i noiosi"), "i mediocri continueranno ad avere ragione, i semplici staranno zitti". Si recrimina sul mondo (le "grandi pattumiere") e su chi ci ha messo al mondo, un misto di scabrosi esseri, privi di poesia.