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26/07/19

Giovanna ha 23 anni e restaura vecchie Fiat 500 per passione: "Ho imparato su Youtube"


L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridononon si è però fermata davanti alle difficoltà anagrafiche. Così - informandosi nelle diverse comunità di appassionati - è iniziata la sua avventura nel mondo del restauro. "Guardando su internet - spiega Giovanna - ho capito che forse sarei stata in grado di farlo anche io: posterò i miei progressi del restauro su Youtube sperando possa essere d'aiuto a qualcuno". Negli spazi di Officine Zero, a Roma, Giovanna ha trovato un posto per portare avanti il suo hobby e continuare così l'avventura nel mondo del restauro delle auto d'epoca.  Ora  Tutti gli appassionati di Fiat 500 in rete la conoscono già e hanno già visto i video di Giovanna Parascandolo, della sua officina Nanna’s Garage, e delle fasi del restauro  della sua Cinquecento  e  già molti hanno espresso commenti favorevoli o contrari. Infatti viene da  chiedersi   Si tratta di una giovane e intraprendente appassionata restauratrice o di una mera trovata pubblicitaria di quello che potrebbe essere una trasmissione sul restauro delle auto d’epoca in stile “Affari a quattro ruote“?
Io , da   profano  (  ho  rapporto  particolare  d'odio e di amore   con le  auto  e  i mezzi a  motore   ma questa  è un'altra  storia     che   prima  o poi   racconterò    )  posso dire  che quando  c'è la passione  c'è  tutto  .  e che  anche  questa  è arte  . 
E non avendo  ne passione   , infatti quando  qualcuno  ( amici   , conoscenti  ,  familiari ecc ) parla di cavalli  \   cilindrate   me ne  esco  con  una battuta  : <<   ma  dove li metti tutti sti cavalli  ,   spendi un  capitale  in biada     per  dargli  da mangiare .  Vi lascio    a  questi   tre  video




 

di cui  l'ultimo  è preso  dall suo account  fb  ufficiale   e mi trova  d'accordo  con    dice :  << “Sono cresciuta con l’idea di non essere adatta a capire determinate cose. Poi mi sono resa conto che è talmente divertente che è impossibile che non piaccia a nessuna ragazza” >>Giovanna Parascandolo ha scoperto la passione per la meccanica quando pur di avere una 500 d'epoca, ha deciso di ripararne una completamente da sola. Sul suo canale YouTube documenta tutti i passaggi del restauro per avvicinare le donne al mondo delle auto, che non è solo “roba da maschi”








con questo è tutto alla prossima

18/01/18

"Giovane studentessa poco social e poco internet bollata come 'antiga'"

 chi  lo dice  che  tutti  gli adolerscienti  siano bimbiminkia  e ormai internizzatiignora  che   ci sono anche chi  a  13  anni  tenta  di resistere  all'internet  precoce . Infatti  sulla   rubrica lettere del cuore unionedelcuore@unionesarda.it dell'unione sarda del 17\1\2018  ho lettoquesta  email  


"Cara Unionedelcuore
vengo spesso sbeffeggiata dai miei amici e compagni di scuola perché non ho mai voluto affezionarmi ai social o alle varie chat di gruppo da cui ormai dipendono tutti. Per quanto abbia un profilo sia su FB che su Twitter, non sono particolarmente attiva, li utilizzo quando ho tempo e quando mi va, e se c'è qualcosa di urgente che mi chiamino !!
A volte rispondo ai messaggi privati anche dopo tre giorni o una settimana e non partecipo alle discussioni nelle bacheche altrui. Questo fa molto ridere chi invece è onnipresente e risponde in tempo reale a chiunque, da qualunque pc o telefono in qualunque posto si trovi.
Mi chiedo se per essere considerati al passo coi tempi si debba essere schiavi di queste dinamiche, secondo me deleterie. Io ho imparato a gestire le prese in giro di chi mi chiama 'antiga' o 'bidduncula', ma mi chiedo - e capisco - cosa possa provare una tredicenne che si comporta come me e magari viene anche emarginata dal gruppo, sempre che le prese in giro non diventino veri e propri atti di bullismo verso chi appare fragile e stupido solo perchè non ha 1000 like o 200mila follower.
Ma come si fa a far capire che andare controcorrente o più semplicemente fare ciò che veramente si desidera può anche non coincidere con ciò che fa la maggioranza di noi? E come si può spiegare che non seguire il gregge può essere sinonimo di intelligenza e personalità?
A scuola i docenti ci parlano di questo, e io sono perfettamente d'accordo con loro. Ma anche qui vengo addittata perché di norma 'non si può essere d'accordo con chi è già vecchio e non capisce di queste cose'.
E in tema di cuore sembra che non essere 'social' sia un vero punto a sfavore, come se per conoscersi e avere opportunità sentimentali si debba per forza passare da lì. Io invece credo che conti più il tempo passato insieme nella realtà non virtuale. Sbaglio?"
                                                 Francesca C.(Sassari)

04/06/17

Se la mafia non è il nemico ma lo è la cultura mafiosa (di M.Galli)

da http://www.alessioporcu.it/commenti/galli-mafia-cultura-mafiosa/  del  

di Marco GALLI

Sindaco di Ceprano


Il problema più complesso non è combattere la mafia (  anzi le mafie  aggiunte  mia  ) , ma la cultura mafiosa che la sostiene, si prostra, la difende.Un’impresa ancora più difficile in una nazione che ha fatto del clientelismo e del servilismo verso i potenti una peculiarità quasi unica, tra i Paesi avanzati del continente. Una nazione dove l’onestà non è di moda, così come la legalità. E che per questo sconta un livello di corruzione altissimo, con un costo in termini economici e di qualità della vita che non ha uguali.





Il ritardo dell’Italia sul piano economico e sociale non è dovuto al mancato investimento di risorse. Ma dalla corruzione che ha deviato gli investimenti nelle tasche dei mafiosi e dei politici corrotti.Purtroppo ancora oggi si fa troppo poco e i centri di potere restano sostanzialmente gli stessi, anche se cambiano nome, simboli e slogan, dimostrando una capacità di adattamento straordinaria. Li facilita una non cultura che si è incardinata su un populismo strisciante privo di reali contenuti.A questo si aggiunga l’assenza del cambiamento, frutto anche della non alternanza al Governo di questo Paese per oltre 50 anni.Non sarà facile modificare questo stato di cose, perché non è modificando un logo o un simbolo che si può trasformare in meglio il presente. Basta sfogliare i giornali per rendersi conto di questa generalizzata e trasversale illegalità.Serve una rivoluzione culturale che mobiliti le forze sane del Paese che ora sono indifferenti, perché ritengono inutile impegnarsi. Ma per cambiare, mandando a casa chi da trent’anni occupa posti di “comando” e condiziona la vita politica dei territori, non ci sono alternative.E qui ritorna il discorso della legalità, quale elemento indissolubile per creare un Paese “normale”.La legalità come pari opportunità, come giustizia sociale, come prospettiva di sviluppo, perché soltanto rispettando le leggi tutti potranno sentirsi a pieno titolo portatori di diritti e doveri in questo Paese.Ricco e povero, bianco e nero, di destra e di sinistra, maschio e femmina il rispetto delle norme consente tutti di essere semplicemente cittadini con i medesimi diritti e doveri, in un Paese straordinariamente “normale”.





19/12/16

Si fa foto "hot" a 13 anni e l'amichetta le divulga Sexting, allarme in rete: in Veneto due casi al mese di abusi a sfondo sessuale con minori e non solo proragonisti

Leggendo- la news sotto mi viene  da pensare   che se , lo so  che sarà un po'  masachilista  e  al limite del sessismo  ma  è la prima  volta  che sento  di  fatto di sexting   commesso  da  una ragazza  ,  i  genitori del ragazzo in questione  Non hanno fatto denuncia perchè la vittima è un ragazzo, se invece era una ragazza la vittima vedevate che putiferio veniva fuori.Purtroppo    Due  considerazioni  non biasimo  anche  se io avrei usato    al termine  volgare  e sessistya  " troiette  " poco di  buono   

Marco Desi · 

Lavora presso Ingegnere civile

a 13 anni sono gia dei piccoli delinquentelli o troiette e non sono cosi innocenti come gli vogliono far passare
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Inoltre  bisogna  precisare  come fa 
Sarah Fantato
"Tiziana Cantone, la ragazza napoletana suicidatasi dopo che i suoi video intimi col fidanzato sono diventati virali in rete.".
Intanto quello non era il fidanzato, e i video li aveva messi in rete lei stessa.
Attenzione che adesso tutti questi deficienti esibizionisti diventano santi martiri.
Mi piaceRispondi6 h


concordo   con  
Efren Volpi · 


La famiglia che sappia e abbia voglia di educare ormai è un reperto da libro cuore. Con tutte le schifezze sociali che i media ci propongono ogni battere di ciglia ( corruzione, furti, estorsioni ricettazione , violenze, favoreggaiamenti vari) come possono dei genitori di media cultura presi dall'idoleologia da grande fratello e dalla frenesia di accumulare l'accumulabile...come e dove possono trovare il tempo da dedicare ai pargoli.....Ma se li portemo tuti i fin de la semana a magnar na pissa in ristorante o quando che xe bel tempo via a Sottomarina o Asiago?...una delle tante scuse per costringere i figli ad andare dove piace ai grandi.
Soluzioni non ne vedo, anche perchè affidarli ai nonni oggigiorno c'è il rischio che il nonno si trasformi in pedofilo...e allora?
Forse rimetterli in un collegio di gesuiti e finiti gli studi (da convittori) fargli fare due anni di naia. In passato questo sistema ha funzionato ed il paese non è caduto nel letamaio in cui tutti ci troviamo ora. Ultima ratio: censurare stampa e televisione e pretendere la patente alla maggior età per l'uso di cyberattrezzi.


http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/ 18 dicembre 2016


Si fa foto "hot" a 13 anni e l'amichetta le divulga
Sexting, allarme in rete: in Veneto due casi al mese di abusi a sfondo sessuale con minori proragonistidi Sabrina Tomè






VENEZIA. Due casi al mese con minori come vittime, una cinquantina all’anno con gli adulti. Sono i dati veneti sugli abusi a sfondo sessuale commessi in rete. Dati preoccupanti per entità, sui quali pesano anche i reati legati a un fenomeno relativamente nuovo e in forte espansione nel territorio regionale: il sexting, l’invio di messaggi o di foto sessualmente esplicite tramite il cellulare o altri mezzi informatici.






LA POLIZIA POSTALE «Un fenomeno la cui diffusione è spaventosamente alta», spiegano alla direzione centrale della Polizia Postale del Veneto, a Mestre, competente per le indagini in materia di reati informatici. Spesso la produzione e lo scambio di tale materiale si trasformano in una violazione penale, dalla “semplice” diffamazione per arrivare al più grave reato di pedopornografia.
E anche quando non c’è reato - o esso non è immediatamente individuabile - si verificano situazioni di disagio talmente pesanti da sfociare nel dramma, come il caso di Tiziana Cantone, la ragazza napoletana suicidatasi dopo che i suoi video intimi col fidanzato sono diventati virali in rete.





VITTIMA DELLA FIDANZATINA Non c’è reato, ma solo perché le parti hanno preferito evitare la denuncia per proteggere i giovanissimi protagonisti, nel caso di un ragazzino tredicenne veneto finito nella “trappola” del sexting.
La sua vicenda è stata seguita in questi mesi dalla Polizia Postale che è intervenuta dopo la segnalazione della scuola media frequentata dal ragazzino. Il quale, dopo essersi preso una cotta per una coetanea dello stesso istituto, ha risposto a una precisa richiesta della giovanissima compagna: che si scattasse una foto “intima” e gliela inviasse.
Il tredicenne si è fatto il sexy selfie e l’ha spedito via cellulare alla ragazzina. Che, forse per ingenuità o forse per scherzo, ha a sua volta mandato l’immagine alle amichette. Le conseguenze? Immaginabili.
La foto ha fatto il giro della scuola e il tredicenne è diventato bersaglio di battute e di derisione da parte degli studenti di tutto l’istituto. Un incubo per il giovanissimo; fortunatamente quella foto è finita anche nelle mani di un insegnante e sono scattati i provvedimenti. Della cosa sono stati informati i genitori. La ragazzina ha rischiato la denuncia al tribunale dei Minori, ma le parti hanno preferito evitare - vista l’età dei protagonisti - la soluzione penale e le pesanti conseguenze relative puntando a recuperare la situazione attraverso il dialogo.
Così è stato chiesto l’intervento della Polizia Postale per un’attività di prevenzione e pacificazione: gli investigatori si sono presentati a scuola e hanno fatto lezione sui pericoli e le violazioni via web. Colloqui mirati sono stati fatti inoltre con la vittima e con la ragazzina che ha messo in moto il perverso meccanismo.
SEXY RICATTO DI MASSA Ma non sono soltanto i minori, le vittime degli abusi in rete. Anche gli adulti, senza arrivare al caso del suicidio di Napoli, rischiano di restare intrappolati nei meccanismi di qualche macchinazione a sfondo sessuale. Proprio il Veneto è diventato epicentro di una sexy estorsione di massa.
Il caso è esploso a fine estate: da allora, agli uffici della Polizia Postale, arriva una denuncia alla settimana, mentre le telefonate con richiesta di informazioni sono quotidiane. Tutto è iniziato con una serie di messaggi da parte di bellissime ed ammiccanti ragazze che, sui social, hanno cominciato ad adescare maschi di diverse età.
Dopo un primo scambio di messaggi, la chat è diventata privata con invio di video nei quali la bellissima si spogliava. La fase successiva è stata la richiesta al maschio di fare altrettanto. Molti hanno accondisceso e sono finiti nella trappola.
Una volta trasmesso il video è partito infatti il ricatto: «O mi invii 500 euro oppure le tue immagini hard verranno divulgate dicendo che tali gesti sono stati compiuti davanti a minori». Un incubo per moltissimi: lo scandalo rischiava di travolgere la loro vita, la loro professione, la loro famiglia. Qualcuno si è rivolto subito alla Postale, qualcuno lo ha fatto - stremato - dopo aver pagato ripetutamente. C’è chi ha sborsato “solo” 500 euro, chi è arrivato a versare 30 mila euro e in un caso anche 40 mila. Tra le modalità di pagamento richieste, anche il nuovissimo sistema dei “bitcoin”.
SOLDI IN COSTA D'AVORIO Le indagini condotte dai poliziotti informatici, indagini tuttora in corso, hanno portato a scoprire che i soldi partiti dal Veneto sono finiti in Costa d’Avorio e che dietro il profilo delle bellissime ragazze si nascondevano in realtà uomini specializzati in reati sul web. «Abbiamo consigliato alle vittime di segnalare immediatamente la presenza 



concludo   segnalando  :  
questo articolo  di    http://www.paroleostili.com/



Quando gli amici di Parole Ostili mi hanno chiesto di scrivere qualcosa sulle mie, di parole ostili, mi è sembrato quasi troppo facile. Perché ognuno ha le sue idiosincrasie; nel mio caso, tante. Ci sono le parole inglesi montate su desinenze italiane (brieffare, skillato). Ci sono i gerghi burocratici, del marketing, delle aziende, che farebbero salire brividi sulla spina dorsale di Calvino (se oggi diciamo obliterare il biglietto, povero Italo, quanto hai parlato e scritto invano sull’antilingua). Ma siccome una delle mie qualifiche è quella di giornalista, per me ci sono soprattutto le aberrazioni dei titoli, degli articoli. Ci sono i velivoli, le vetture, i “gialli”, le splendide cornici di mille servizi delle sedi Rai regionali. Fastidiosi, ma in fondo innocui. Ci sono le espressioni molto meno innocue: lo stupro del branco, l’odio del web, la montagna killer, la strada assassina. Molto meno innocue perché deresponsabilizzano. Se è il branco a stuprare, non siamo noi. Non sono io. Se è il web che odia, io che c’entro? Se è la strada a essere killer o la montagna assassina, non sono io che eccedo i limiti di velocità, guido ubriaco o affronto una scalata senza l’adeguata preparazione. Sono le forze della natura. È colpa di qualcun altro. Tornare a dare alle parole il loro significato. Prendersi le giuste responsabilità. Evitare le frasi fatte, i cliché , la pigrizia, la sciatteria. Tornare a pensare e a scrivere di conseguenza. Sarebbe già un grande risultato - (....    continua  qui  )   


e   questo   libro   Pornocultura  viaggio  in fondo  ala carne  di 
Claudia AttimonelliVincenzo Susca



Pornocultura
Claudia Attimonelli, Vincenzo Susca

DESCRIZIONE BREVE

Selfie maliziosi, Youporn, Grindr, sexting, online dating, scenari politici traboccanti di umori e allusioni sexy, performance oscene e dedali a luci rosse, estetiche morbose a ornamento delle comunicazioni più disparate, live cam, gay-for-pay, gif porno, dickpic, stanze private, dark room, pornhorror, feticismo gotico e barocco, love doll, fucking machine, realcore, lingerie erotica, jockstrap: dissoluto e fastoso, crudo e sovresposto, il porno brulica trionfante dalle maglie del web 2.0 agli scenari urbani, dagli schermi mediatici agli interstizi del quotidiano, invadendo le trame della vita pubblica, surriscaldando le connessioni elettroniche e impregnando di sesso la socialità contemporanea. Benvenuti nella pornocultura. 
di cui prossimamente su queste pagine e sui miei social ci sarà un intervista agli autori del libro sopra  citato

13/08/16

Google, Vint Cerf lancia l'allarme: "Dietro di noi un deserto digitale, un altro Medioevo. Se tenete a una foto, stampatela"




da L'Huffington Post | Di Giulia Belardelli pubblicato: 13/02/2015 14:52 CET Aggiornato: 13/02/2015 15:05 CET






La tecnologia digitale rischia di trasformare il ventunesimo secolo in un nuovo Medioevo, un’epoca quasi inaccessibile alla storia. Un allarme paradossale, ancora di più considerandone l’origine: il Dottor Vinton “Vint” Cerf, uno dei "padri di internet", oggi vicepresidente di Google, dove lavora da dieci anni con la carica di “Chief Internet Evangelist” (letteralmente, Evangelista-Capo di Internet). Bene, ora Cerf ci mette in guardia sul “buco nero” verso cui, inconsapevolmente, ogni giorno spingiamo i nostri documenti più cari e importanti: testi, fotografie, video che parlano delle nostre vite, ma anche documenti legali, testimonianze, informazioni preziose per chi – nel secolo prossimo o in quelli a venire – cercherà di capire qualcosa di noi e della nostra storia. Ritrovandosi con un pugno di mosche in mano, a meno che il concetto di “preservazione digitale” non entri alla svelta nei nostri cervelli.
La questione, ha spiegato Cerf nel corso del meeting annuale della American Association for the Advancement of Science, è presto detta: via via che i sistemi operativi e i software vengono aggiornati, i documenti e le immagini salvate con le vecchie tecnologie diventano sempre più inaccessibili. Nei secoli che verranno, gli storici che si troveranno a guardare indietro alla nostra era potrebbero trovarsi davanti a un “deserto digitale” paragonabile al Medioevo, un’epoca di cui sappiamo relativamente poco a causa della scarsità di documenti scritti.“Pensando a 1000, 3000 anni nel futuro, dobbiamo domandarci: come preserviamo tutti i bit di cui avremo bisogno per interpretare correttamente gli oggetti che abbiamo creato? Senza neanche rendercene conto, stiamo gettando tutti i nostri dati in quello che rischia di diventare un buco nero dell’informazione”, ragiona il numero due di Google. “Nei secoli a venire chi si farà delle domande su di noi incontrerà delle enormi difficoltà, dal momento in cui la maggior parte di ciò che ci lasceremo dietro potrebbe essere solo bit non interpretabili”.Il problema – fa notare britannico The Guardian – è già qui. Negli anni Ottanta, era routine salvare i documenti sui floppy disk, caricare il videogioco “Jet Set Willy” da una cassetta al Sinclair ZX Spectrum, uccidere alieni con un joystick Quickfire II, e avere delle cartucce Atari Games in soffitta. Oggi, anche se i dischetti e le cassette sono in buone condizioni, in molti casi l’equipaggiamento necessario per utilizzarli si trova principalmente solo nei musei.Detto in altri termini, il digitale ci ha sedotto con l’idea che il bit sia immortale, motivo per cui quando abbiamo qualcosa a cui davvero teniamo, corriamo subito a digitalizzarlo: foto, vecchi filmini di famiglia, lettere d’amore, documenti notarili, eccetera. Peccato, però, che anche i bit possano “marcire” e “putrefarsi” (Cerf parla espressamente di “putrefazione dei bit”) se leggerli diventa tecnicamente impossibile.L’ Evangelista-Capo di Internet arriva a dare un consiglio a tutti noi, ignare potenziali vittime del “marciume digitale”: se c’è una foto che per noi rappresenta un tesoro, stampiamola; non affidiamoci soltanto alla memorizzazione digitale. “Nel nostro zelo, presi dall’entusiasmo per la digitalizzazione, convertiamo in digitale le nostre fotografie pensando che così le faremo durare più a lungo, ma in realtà potrebbe venir fuori che ci sbagliavamo”, ha detto Cerf. “Il mio consiglio è: se ci sono foto a cui davvero tenete, createne delle copie fisiche. Stampatele”. Per rendere ancora più chiaro il suo discorso, Cerf porta l’esempio di un libro scritto dalla storica premio Pulitzer Doris Kearns Goodwin sul presidente americano Abraham Lincoln (“Team Of Rivals: The Political Genius Of Abraham Lincoln”). Per scriverlo, Kearns ha consultato intere librerie contenenti copie della corrispondenza scritta tra Lincoln e le persone che lo circondavano. “Immaginiamo che ci sia una Doris Kearns Goodwin del ventiduesimo secolo, che voglia scrivere un libro sull’inizio del ventunesimo secolo cercando di avvalersi delle conversazioni di quel tempo. Scoprirebbe che enormi quantità di contenuti digitali sono o evaporati, perché nessuno li ha salvati, o a disposizione ma non interpretabili, perché creati con software vecchi di cento anni”.Secondo il guru di Google, l’unica via d’uscita è iniziare a pensare sul serio al problema della preservazione del digitale. Una soluzione possibile è ciò che ha definito “pergamena o manoscritto digitale”, un concetto su cui stanno lavorando gli ingegneri della Carnegie Mellon University di Pittsburgh. In sostanza si tratta di fare delle “istantanee digitali” (“snapshot”) – nel momento in cui un oggetto viene salvato – di tutti i processi che in futuro saranno necessari per riprodurlo, incluso il software e il sistema operativo. L’istantanea potrebbe poi essere utilizzata per visualizzare la foto, il testo o il gioco in un computer “moderno”, anche a distanza di secoli.Certo, si potrebbe ribattere che, a livello di collettività, i documenti più importanti saranno comunque copiati e adattati per i nuovi media, e che quindi non dovremmo farci carico della preoccupazione storica. Ma Cerf ha una risposta anche per questo, prendendo in prestito una delle convinzioni più profonde degli storici: a distanza di secoli, anche documenti apparentemente irrilevanti possono rivelarsi importantissimi per la comprensione di un’epoca, con la sua sensibilità e il suo punto di vista. E di noi – oggi tanto preoccupati del diritto all’oblio - cosa resterà? 

13/06/15

Eco ignora o fa finta d'ignorare che anche grazie ai social a loro la Rete è un luogo più democratico anche se arrischio di populismo

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Puntualmente    arriva  (  trovate  l'articolo  sotto  )   la  bellissima  ,  io non avrei saputo   scrivere  di meglio  ,   ad  Umberto  Eco    da  http://www.ilfattoquotidiano.it/  del  13\6\2015    il che dimostra  come   internet  ed  i social siano  

Giulia Cecconi democratico ma stupido. perchè mentre molti intelligenti ci spendono il giusto,molti cretini passano giornate a scrivere cretinate. internet non ha filtro, è una fucina di cazzate e chiunque ci faccia un giro se ne rende conto.


Un arma a doppio taglio  





In principio era Indymedia. Nella sua declinazione digitale, per molto tempo l’attivismo mediatico è stato connesso principalmente a quell'esperienza; alla cui epoca, va detto, Internet era ancora primordiale nel suo funzionamento e soprattutto periferico nel circuito dei media.
Le proteste alla riunione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio a Seattle nel 1999 offrirono però una decisiva opportunità di riconoscimento reciproco per attivisti e professionisti provenienti da realtà nazionali spesso lontane, connotate da agende politiche e sociali apparentemente molto diverse. E negli anni successivi si formò poi una vera e propria rete internazionale di giornalisti indipendenti, di freelance, di programmatori e di hacker. Un network mondiale dunque, ma legato al movimento “no global” e dunque per questo anche elitario, con tutti i limiti che ciò comportava: poiché composto, in fin dei conti, da realtà che partivano dalla condivisione di una base ben confinata di valori e obiettivi e quindi non potevano che esprimere un mondo polarizzato, schierato, non pienamente inclusivo.
Nel primo quinquennio del 2000 è da qui, da questo modello di attivismo mediatico così connotato ideologicamente che è arrivato l’unico tentativo di una narrazione alternativa a quella dei mass-media tradizionali. E per anni, è dai media attivisti della rete Indymedia che governi e brand hanno dovuto guardarsi. Poi è arrivato il web 2.0, con i suoi assai “controversi”social network, e tutto è cambiato di nuovo. Radicalmente.
Oggi per essere un media attivista non servono specifiche competenze giornalistiche, informatiche, né di altro tipo. E’ sufficiente un indirizzo mail, da cui aprire un account Twitter o Facebook. Ne sa qualcosa, ad esempio, Nestlè, accusata recentemente in California di sfruttare illegalmente le risorse naturali, e messa sotto pressione non da un articolo ma da una valanga di post con gli hashtag #deforestation e#saveourwater.
Stessa esperienza la sperimenta da tempo la catena mondiale di fast food Burger King: dei primi 10 hashtag delle conversazioni social in cui è citata, tre sono negativi, poiché connessi allo spinoso tema dell’uso dell’olio di palma (#deforestation, #climate, #palmoil). Si tratta di due casi di studio citati nel “Food and Beverage Report 2015”, diffuso dall’azienda di social intelligence Brandwatch. Indirizzato principalmente ai brand in quanto potenziali clienti, fin dalle sue premesse il rapporto riconosce nei contenuti dei social media altrettanti messaggi e giudizi di rilievo, che le multinazionali hanno il dovere di monitorare, ascoltare, capire, e a cui talvolta può essere necessario anche rispondere, pena un calo di reputazione.
Secondo Brandwatch, per il settore della ristorazione i social media possono sì rappresentare un terreno di criticità – il volume di contenuto è altissimo, nel Regno Unito ad esempio una conversazione social su tre riguarda cibo e bevande – ma allo stesso tempo anche grandi opportunità in termini di fidelizzazione, grazie alla possibilità di incentivare la creatività degli utenti e le interazioni. E sui social, sostiene l’azienda di social listening, anche l’esito di una crisi è fortemente influenzato dalla reazione del brand alla stessa.
D’altra parte sappiamo bene che le multinazionali hanno spesso dalla loro parte gli influencer della rete, appositamente ingaggiati per sostenere il marchio con specifiche campagne di promozione. Come anche sappiamo che, altrettanto spesso, gli ‘attacchi’ di utenti sui social non sono affatto spontanei ma vengono organizzati preventivamente con la condivisione preliminare degli hashtag, dei link da far circolare, degli account da menzionare e coinvolgere, dei tweet da pubblicare. Dunque le stesse sfide dialettiche via web sono da tempo caratterizzate da metodi e da tecniche già predeterminate di vero e proprio guerrilla marketing, che di genuino possono talvolta avere ben poco.
Tuttavia, checché se ne dica, una cosa è certa. Dalla loro comparsa, i social media hanno senz’altro reso la rete un luogo molto più democratico, dialogico e paritario di com’era prima. Uno spazio in cui non esistono più rendite di posizione e dove – una volta vagliate la validità delle idee espresse, la capacità di argomentare e di comunicare e l’oggettività dei dati esposti – il giudizio finale è affidato all’intelligenza di ciascuno. Con buona pace di chi pensa di possedere la verità rivelata, chiunque egli sia.

28/01/15

e' lercio (n giornale satirico ) o non è lercio ? Il bambino sardo di dieci anni che vuole combattere con l'Isis

   canzone consigliata   oltre  la  guerra e la  paura   - Modena City Ramblers
 Vi  potrebbe interessare  una interessantissima discussione  su tale  news  avvenuta  sula mia bacheca  di facebook    http://goo.gl/vmdV6o


ma  fatevi quattro risate  . Spiegateli  come stanno le cose  ed  magari navigate  con loro    invece di parcheggiarli come si  faceva  con la tv    anzichè invocare filtri e censure    della rete per poi lamentarvi \  scandalizzarvi   se  da  internet o parelando  \  scherzando con gli amichetti     trae queste cose 

  da  unionesareda.it   d'oggi

La drammatica storia raccontata a Famiglia Cristiana dal padre Giovanni.
"Come si diventa islamici? Mi piacerebbe arruolarmi nell'esercito jihadista". A pronunciare queste frasi, davanti a un padre esterrefatto, è un bimbo sardo di 10 anni, che ha anche espresso il desiderio di imparare a sparare col fucile in modo da diventare, da grande, un ottimo cecchino.
Il genitore, Giovanni, ha raccontato la sua storia al settimanale Famiglia Cristiana. "Alle prime, io e
Un video di propaganda dell'Isis in cui compare un bambino
mia moglie non abbiamo dato troppo peso a quelle frasi, ma la mattina in cui, accompagnandolo a scuola, mi ha recitato, senza interruzioni, l'intera formula di giuramento di non so che rito iniziatico jihadista, mi sono preoccupato davvero,considerando anche il fatto che il ragazzo non aveva mai manifestato particolare entusiasmo di fronte a una poesia da imparare a memoria". Inoltre il bimbo dimostra di conoscere molto bene il nuovo modello di fucile mitragliatore in uso ai gruppi terroristici di al Qaeda e dell'Isis. "Sono andato subito a verificare su internet - continua Giovanni - e ho dovuto constatare, con spavento, che le informazioni in suo possesso erano corrette". Ma, si chiedono lui e sua moglie, chi o cosa può aver alimentato un interesse simile in un bambino della sua età? I genitori cominciano a indagare nell'ambito scolastico: "Grazie soprattutto all’interessamento del preside dell'istituto frequentato da mio figlio - dice il padre - scopro che un suo compagno, che contrariamente a lui ha libero accesso alla rete, aveva scaricato una grande quantità di video sull'Isis e le sue attività, e su altri gruppi estremisti islamici e li aveva condivisi con mio figlio e altri ragazzini". Il preside quindi è intervenuto, ma le fantasie e i discorsi del bambino non sono cambiati molto, arrivando, pochi giorni fa, a commentare i fatti di Parigi e la strage alla redazione di Charlie Hebdo: "La colpa di quanto accaduto è di noi occidentali che abbiamo preso in giro il loro Dio".
Giovanni ha deciso di raccontare la sua storia "allo scopo di allertare tante madri e padri, perché questo fenomeno è più diffuso di quanto si creda, e il primo filtro sta in famiglia". "Non ci pare affatto - conclude - di essere quel tipo di genitori assenti che non vigilano sui propri ragazzi. Pensi che una cosa del genere non possa capitare a tuo figlio, e invece...".

17/03/14

c.. di massa Perù: tutti nudi a Machu Picchu Dilaga moda, ma scattano arresti

unione sarda  Domenica 16 marzo 2014 21:47


                                                                Nudi a Machu Picchu

Fino a un po' di tempo fa erano episodi isolati. Poi hanno attirato l'attenzione dei media, e ora rischiano di diventare una tendenza tra gli stranieri che visitano il principale sito turistico del Perù. Non si sa bene quando è iniziato il gioco, ma come sempre è su Internet che si è diffusa la nuova tendenza. Prima c'è stato l'arresto di due ragazzi, uno australiano e uno neozelandese, che si fotografavano senza nulla addosso fra le rovine. Poi le immagini pubblicate da un giovane israeliano sul suo blog per arrivare inevitabilmente al video su YouTube, in cui si vede una coppia correre senza vestiti nella cittadella inca. Ieri altri quattro arresti. Ricardo Ruiz Caro Villagarcia, responsabile della Cultura di Cusco, la regione dove si trovano le rovine, ha promesso che garantirà che "cessino questi episodi, che pongono a rischio il nostro patrimonio". Anzi, le autorita locali hanno già fatto sapere che se ci saranno nuovi stranieri con il "vizietto", avvertiranno immediatamente le rispettive ambasciate. Chi ha provato a fare un'analisi rigoroso di quello che potrebbe diventare un nuovo fenomeno del turismo è El Comercio, principale quotidiano di Lima. "Perchè tutti nudi su Machu Picchu?", si domanda il quotidiano, dandosi due risposte: "La prima ragione è quella di voler lasciare un'impronta nella propria vita. Si può cioè scrivere un libro, piantare un albero... oppure farsi scattare una foto nudo tra le nostre rovine". "Il secondo motivo é strettamente legato a Internet - prosegue il giornale -: la rete "massifica" ed è quindi necessario fare cose eccentriche per poter distinguersi e fare in modo che la società ti guardi".




13/12/13

in italia internet è morto ?non potremo vedere \ sentireo citare più niente neppure dall'estero siamo come la cina o altre dittature

Regolamento Agcom: a rischio siti, piattaforme open source e blog
di Fulvio Sarzana | il fatto quotidiano del  13 dicembre 2013

Il Regolamento dell’Autorità sul diritto d’autore, emanato a dieci anni dall’entrata in vigore di una norma (il decreto legislativo 70 del 2003), che nulla prevedeva di tutto ciò, viene salutato come una vittoria da parte delle Associazioni dei diritti d’autore, ed entrerà in vigore a fine marzo 2014.
Il regolamento è completamente sbilanciato a favore delle grandi lobby dell’intrattenimento, dell’editoria, ma anche del software.
La norma, come si diceva, istituisce un meccanismo di segnalazione all’Autorità e di ordini di rimozione eo di disabilitazione all’accesso, istituito dall’Agcom, che diviene signora incontrollata di qualsiasi attività avvenga sul web italiano.
Contrariamente a quanto affermato dai Commissari dell’Agcom, che rilasciano interviste surreali sull’assenza di poteri su soggetti che non siano i provider, al solo scopo di far rientrare il regolamento nelle norme sul commercio elettronico, la norma si estende in realtà a tutti i soggetti del web, italiani ed esteri.
 Basti pensare che la stessa autorità può rivolgere la richiesta di rimozione a chiunque possa avere un qualche contatto con un file sospettato di violare il diritto d’autore, al prestatore di servizio, al gestore della pagina o del sito, all’uploader, anche se tale soggetto sia all’estero, ovvero tale soggetto non si trovi, ovvero sia anche soggetto ad una legge estera.
E se non li rintraccia? Non c’è problema, soccorre in quel caso la disabilitazione all’accesso da parte dei provider italiani.
Immaginiamo per un attimo questa attività in concreto. Pensiamo all’Agcom che provvede a mandare comunicazioni di rimozione in tutti i paesi collegati ad Internet, e la faccia di provider esteri, blogger stranieri, forum esteri, quando l’Autorità, nella persona del suo funzionario addetto, li inviterà a cancellare un link, a rimuovere un blog o a mandare osservazioni a via Isonzo, Rome Italy, Europe.
Nessuno si “filerà” ovviamente  l’Agcom, “l’italienne” e il funzionario addetto non potrà fare altro che ordinare a chiunque sia immediatamente reperibile, ovvero il provider italiano, la rimozione attraverso la disabilitazione all’accesso. E, si badi bene, diversamente dalla bozza originaria  di regolamento l’Agcom potrà ordinare la disabilitazione all’accesso anche per un sito italiano, con la scusa che l’Unione europea non sarebbe convinta della distinzione tra siti esteri e siti italiani.
In pratica, ai provider italiani verrà chiesto di disabilitare l’accesso anche ai siti italiani (non ad un singolo file): quanto di più censorio possa esistere in un contesto digitale. E, quindi, la disabilitazione non potrebbe tenere conto, ai fini di una scelta tra rimozione selettiva di un file, della localizzazione del servizio.
L’Agcom in pratica utilizza le norme sul mercato interno della Ue, che garantiscono la necessaria parità tra i prestatori di servizi dell’informazione, per sfavorire i provider italiani, e per imporre anche la cancellazione totale, questa volta reale, dei siti italiani. Ed i provider dovranno ubbidire di fronte alla prospettiva di vedersi multati sino a centinaia di migliaia di euro e segnalati all’Autorità giudiziaria. Una prospettiva economica di sviluppo del mercato digitale veramente interessante, ed un premio per chi non innova da decenni, e non contribuisce all’ecosistema digitale italiano.
Ma, vediamo cos’altro può succedere in concreto.
Qualcuno ricorderà il caso del cantante italiano Albano che riteneva una sua canzone vittima di plagio ad opera di Michael Jackson, e pensiamo al fatto che oggi se accadesse lo stesso cantante si potrebbe rivolgere all’Agcom per chiedere di inibire in una manciata di ore, gli stessi siti ufficiali del cantante ritenuto responsabile del plagio, ovunque essi siano. Senza che i cittadini italiani nel frattempo possano sentire le parole del cantante scomparso. Pensate che bella figura con il mondo.
Ma si tratterà solo di film e canzoni? No, nella nuova versione del Regolamento qualsiasi file presente sul web potrà essere assoggettato alla scure dell’Agcom. Una fotografia (che nella versione originaria non era inclusa), il software (che prima non c’era), più articoli e così via. Anche frammenti  di opere, peraltro.
Pensiamo a tutti i siti che consentono lo scambio di software open source, anche loro saranno soggetti alla disabilitazione a seguito di una o più segnalazioni delle grandi software houses, o delle loro Associazioni di tutela. Sicuramente l’Autorità avrà tenuto bene presente gli oneri economici dell’operazione, bilanciando i diritti delle parti in causa, viene da pensare. Ed invece no.
Non c’è alcun onere economico a carico di chi segnala che quindi può dire ciò che vuole, e mandare da una a milioni di segnalazioni, né vi è, come avviene per la procedura del notice and take down vero – quello americano – (non il notice all’amatriciana a beneficio delle lobby), alcuna conseguenza per chi segnala falsamente, così come non vi è il principio del safeharbour, che collegato al meccanismo di notice garantisce e protegge i provider.
L’Agcom ha deciso di non inserire nessuna di queste norme , che avrebbe garantito al soggetto intermediario di poter escludere una propria responsabilità, mentre si parte direttamente con una procedura che obbliga chiunque a cancellare, nella  migliore logica del “ndocojocojo” , costringendo alla fine comunque il provider a cancellare, senza che quest’ultimo possa nemmeno difendersi. Solo chi può essere considerato autore delle violazioni può sapere, infatti, perché sia richiesta una rimozione, soprattutto nei termini temporali ipotizzati dall’Autorità, mentre il social network, il provider, il gestore  del forum, non saprebbe nemmeno cosa dire a sua discolpa.
L’unica cosa che può fare l’intermediario è cancellare, e così avverrà, con la rimozione di tutto ciò che capita, dal lecito all’illecito. Ed è quello che vogliono le lobby. Il web italiano diverrà un terreno di sospetto, o, nella migliore delle ipotesi, un luogo dove in tre giorni ci si può ritrovare cancellati dal provider, senza nemmeno essere stati rintracciati.
Facciamo altre ipotesi. Se  io ho un social network da 160 milioni di utenti, e i titolari dei diritti segnalano una, dieci, cinquanta violazioni, su miliardi di file, l’Agcom disporrà la procedura abbreviata che cancellerà direttamente l’intero sito attraverso la disabilitazione all’accesso. Grazie al fatto che il meccanismo di segnalazione può essere ripetuto all’infinito, inoltre, chi segnalerà di più, otterrà anche la rimozione totale del sito.
Nella nuova formulazione della norma basta aver avuto già una segnalazione precedente per attivare la procedura abbreviata.
Ricordiamo inoltre, che il semplice provenire da una associazione di tutela del diritto d’autore consentirà all’Agcom di attivare la procedura abbreviata.
Il Regolamento verrà ovviamente impugnato dalle Associazioni che si sono dette contrarie, ma il Presidente dell’Agcom Cardani non se ne preoccupa, a giugno, prima del varo della consultazione pubblica, e prima ancora della presentazione della bozza di delibera, aveva detto in Parlamento che chi non era d’accordo con l’Autorità, avrebbe potuto andare al Tar o alla Corte Costituzionale.

Un’ottima (e “autorevole”) riedizione del “ci vediamo in Tribunale” o, meglio in Agcom, via Isonzo, Rome, Italy, Europe, World. Oh yes.

01/11/13

Una risata via Twitter ci salverà La creatività ai tempi del digitaleSms, cinguettii, istant messenger, blog: l'altra scrittura

stavo facendo la raccolta differenziata  dela carta  e  ho  trovato questo articolo interessante  che ho deciso  di  condividere  con voi

unione sarda del 25\11\2013

Si è chiusa la tre giorni di “Pazza Idea”, visioni di normale follia tra arte e letteratura

Una risata via Twitter ci salverà La creatività ai tempi del digitale

Sms, cinguettii, istant messenger, blog: l'altra scrittura

Quel pensiero creativo, protagonista a Cagliari della tre giorni di “Pazza idea”, nel caso della scrittura straripa godurioso nei registri dell'ironia. Così succede a Daniele Zito, esordiente con “La solitudine di un riporto” (Hacca, 2013), nel divertente incontro della serata conclusiva di ieri. E il rapporto tra sorriso e creatività fluisce rigogliosa nella conversazione tra l'autore radiotelevisivo Matteo Bianchi e lo scrittore Paolo Nori, accattivante con le pagine del suo “Momama” (Chiarelettere, 2013). Ovvio, l'ironia della carta corre anche sulla Rete. Le scritture invadono Twitter e disegnano un mondo affascinante da scoprire.
Di narrazioni digitali hanno parlato con Vito Biolchini il direttore della Fondazione Cesare Pavese Pierluigi Vaccaneo (tra i fondatori della twitteratura), la blogger esperta in community Mafe de Baggis e il consulente di innovazione editoriale e ideatore di Galizio Filippo Pretolani. Che porge quesiti per gli editori, perché «la scrittura è diventata normalissima con sms e l'istant messenger: non si può ignorare che ormai chiunque scrive tanto». Per non dire che in questa interconnessione di tutti «possono nascere improvvise connessioni tra cose di qualità». Rendere continua la narrazione è possibile futuro della lettura. «Il libro di carta, che ha un inizio e una fine, mi è sembrato limitato. Il limite del libro è il punto di partenza della narrativa digitale, che però per ora l'editoria rifiuta», evidenzia la blogger che in borsa tiene la “Morfologia della fiaba” di Vladimir Propp in cartaceo e sul Kindle tutte le favole esaminate.
Tra gli ospiti anche il social media strategist Alessandro Paolucci. @Iddio è il nom de plume con cui su Twitter viene seguito da oltre 170 mila persone. A Francesca Madrigali spiega come ha trovato sulla piattaforma di microblogging una dimensione ideale per la propria creatività. E le sue battute folgoranti sono raccolte in “Dio non gioca ai dadi, tiene il banco” (Kowalski, 2013). «Quando accumuli follower sei diventato influencer, che tu lo voglia o no. E se tantissimi utenti condividono qualcosa parte un fenomeno di massa che non si può fermare». Rivaluta gli umanisti in quanto possono fare buona comunicazione online anche per le imprese. «Possono essere più bravi degli ingegneri: fanno un lavoro migliore, perché sanno usare i testi e distinguere le situazioni».
Leggerezza e simpatia sono l'approccio vincente. Sottolinea di fare attenzione a ciò che si scrive perché Internet conserva i dati e, in futuro, potrebbe rovinarci la reputazione. E figurarsi cosa succede se si fa girare un preoccupante allerta meteo - però del giorno prima - nei momenti drammatici dell'alluvione in Sardegna. Controllo delle fonti a parte, un'avvertenza da ripetere per avere i conseguenti giovamenti è che sui 140 caratteri di Twitter si può essere fraintesi con facilità maggiore rispetto, per esempio, a Facebook. Le offese, infine, non hanno a che fare solo con la reputazione ma possono diventare minacce. Cita il caso degli attacchi alla presidente della Camera Laura Boldrini via Twitter.
Purtroppo se ne parla in chiusura di incontro. Una precisazione su quanto sentito, allora, va fatta: le minacce sulla Rete sono un reato esattamente come nel reale. È un problema di effettività della tutela rispetto al mondo non virtuale: il pensiero (creativo) del legislatore è stato previdente.
Manuela Vacca

31/03/13

BOLOTANA. Il software Sicurpas conquista la fiducia degli utenti I cacciatori di hacker Mariano e Pierluigi Ortu maghi del web

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da  l'unione sarda  Edizione di domenica 31 marzo 2013 - Nuoro e Marghine 

Un'avventura iniziata due anni fa in un garage. Il software inventato nel Marghine è un autentico scudo contro la pirateria informatica.



Un successo planetario per i maghi del web di Bolotana che, nel giro di due anni, con i loro programmi hanno conquistato centinaia di migliaia di utenti in tutto il mondo. Con la cassaforte inattaccabile Sicurpas hanno raggiunto il mercato di 78 nazioni, con ben 20 premi Award conferiti al programma progettato e realizzato a Bolotana dai migliori siti che si occupano della sicurezza su internet. Il software Sicurpas, messo a punto da Mariano e Pierluigi Ortu, rispettivamente 53 e 29 anni,(  foto sotto  presa  dal loro  sito . vedi l'url sopra  ) 

va oltre le più rosee previsioni. Dopo soli cinque mesi dall'esordio in rete della versione professional, Sicurpas ha totalizzato 7 mila download nel sito ufficiale, oltre 15 mila nei vari siti accreditati e complessivamente 200 mila sparsi in tutto il mondo. Tutti i numeri di un programma in difesa dei dati personali, contro i furti di identità e le truffe su Internet.
PASSIONE E ORGOGLIO Un successo certificato, appunto, da ben 20 premi Award. «Un successo che ci riempie di orgoglio - dice Mariano Ortu - che porta il nostro paese sul tetto del mondo». Un'avventura iniziata due anni fa, in un garage alla periferia del paese, con Mariano Ortu e il nipote Pierluigi che hanno studiato un sistema per rendere inattaccabili le password, creando così uno dei software tra i più sicuri al mondo.
LE RECENSIONI Il software sviluppato a Bolotana è stato recensito sui siti cinesi, giapponesi, canadesi, bulgari, spagnoli, tedeschi e australiani, tutti concordi nel certificare che Sicurpas Freeware è uno dei software tra i più sicuri al mondo. È unanime il plauso della critica specializzata che ha conferito a Sicurpas Freeware lo status di cassaforte inattaccabile e programma sicuro contro ogni intrusione e attacco degli hacker. «Il nostro prodotto è recensito nei migliori siti italiani e stranieri che si occupano di sicurezza dei dati - aggiunge Mariano Ortu -. Il programma realizzato a Bolotana è diventato una splendida realtà dell'universo freeware, dimostrando di poter offuscare gli attacchi di tutti i programmi spia attualmente conosciuti e ridurre all'impotenza i più pericolosi keylogger».
IL SINDACO Per spiegare meglio, un keylogger è in grado di captare tutto ciò che un utente digita sulla tastiera del computer. È quindi in grado di rubare informazioni personali come password e numero di carta di credito. «Si conferma ancora una volta che - dice il sindaco Francesco Manconi - ci sono professionalità che vanno valorizzate e che spesso non trovano sbocchi per via della grave crisi che colpisce l'industria».

Francesco Oggianu

18/12/12

"Troppi porno, non ricordo più nulla": i film hard danneggiano la memoria


In sottofondo   Riders on the storm  ( The Doors ) 


Gli  articoli  che trovate  sotto  è un motivo in più  per  smettere e  continuare  (   cado  e mi rialzo  )   la mia  quasi 30   visione   di fumetti , racconti  , fotoromanzi  ,  vhs  , dvd  ,   internet   (  vedere  archivio  blog  per   ulteriori dettagli  )  . Tanto ormai salvo rare  eccezioni  i fotoromanzi e  i film  sono tutti uguali  con il  soliti  stereotipi \  luoghi comuni    :   la donna  vogliosa  di  ....   sesso   o l'uomo  arrapato  \  infoiato   che  vuole   ......   avere  un rapporto   a  tutti i  costi  , ecc spiegati   bene    spiegati bene nella  parodia  kubrick una storia porno  ( vedere  post  precedenti  ) .
Quindi  Meglio un po'  si sano erotismo ( se  capita ) o nel caso  si debba  ricorrere  all'auto erotismo  


una  sega  fatta  con la  fantasia  e  più  lunga  che   una  breve  ed  effimera \  frustante  fatta senza  l'ausilio  e  l'aiuto  di  pornografia  esplicita per  poi  e questo il passo successivo da  fare  un po'  difficile  e pressoché impossibile   visto che siamo  bombardati  da immagini sensuali  ovunque  in  : tv , stampa ,  internet  , ecc ( vedere il documentario il corpo  delle donne ) non ricorrere  neppure  a  quelle   . 

  da  repubblica online del 18 dicembre 2012)

Uno studio rivela che che guardare immagini pornografiche su internet può indebolire la nostra capacità di ricordare le cose. Secondo gli scienziati esiste un legame tra la dipendenza da sesso virtuale e la tendenza a dimenticare di dormire, perdere appuntamenti importanti e trascurare le relazioni personali

di SARA FICOCELLI
LA PORNOGRAFIA di una volta è fatta di ricordi. Che portano a un'Italia che non c'è più. I video proibiti si consumavano a casa con le cassette VHS o aspettando la programmazione notturna di qualche emittente locale. Un passato in cui le pornodive erano soprattutto dive e qualcuna diventava anche parlamentare. Oggi le cose sono molto cambiate e si seguono ispirazioni decisamente più fredde, virtuali. La pornografia si diffonde per lo più tramite internet e il consumo è accessibile a tutti, in qualunque momento, da qualunque postazione, gratuitamente, con un click.? Tanta facilità e tanta abbondanza hanno moltiplicato in modo esponenziale il numero degli utenti nel mondo, tanto che, secondo l'ultima indagine di ExtremeTech, il mercato del porno su internet è l'unico che non conosce crisi. Ma anche questo settore, a quanto pare, ha il suo tallone d'Achille.
Secondo una ricerca tedesca pubblicata sul "Journal of sex research", il punto debole del consumo spasmodico di materiale pornografico tramite web è la memoria. Quella di chi consuma. Per capirlo gli scienziati hanno analizzato come l'area cerebrale deputata a immagazzinare informazioni reagisca alla visione di immagini sessuali, concludendo che guardare immagini porno su internet può danneggiare e indebolire la capacità di ricordare le cose.? Nell'esperimento gli studiosi hanno preso un campione di maschi eterosessuali di 26 anni d'età, mostrando ad ognuno una serie di immagini, alcune pornografiche, altre non sessuali, e chiedendo loro di rispondere se l'immagine che stavano vedendo era la stessa che avevano visto prima. Il risultato è stato che ricordavano nell'80 % dei casi le immagini non sessuali, contro il 67% di quelle porno, su cui facevano più fatica.?
Secondo gli scienziati questi dati servirebbero a provare il legame tra la dipendenza da pornografia virtuale e la tendenza a dimenticare di dormire, perdere appuntamenti importanti e trascurare le relazioni personali. "L'eccitazione sessuale - spiega Christian Laier dell'università di Duisburg-Essen, autore dello studio - e il suo impatto sui processi cognitivi potrebbe spiegare parte di questi effetti negativi".? Laier e colleghi precisano che la ricerca si trova solo al primo step e che le conclusioni dovranno essere verificate e confrontate con ulteriori analisi, condotte su campioni diversi sia dal punto di vista del genere che dell'orientamento sessuale.
La notizia segue di pochi mesi un'altra altrettanto curiosa, questa volta partita dalla principale emittente televisiva statale cinese, la CCTV, che lo scorso maggio ha mandato in onda l'intervista ad uno studente che garantiva di aver visto un proprio collega perdere progressivamente la memoria a forza di guardare i porno online. 
Ma i problemi per i pornonauti non sembrano finire qui. Secondo una ricerca dell'Università di Padova, tra i giovani che fanno un uso massiccio di pornografia in rete, uno su quattro rischia anche il calo del desiderio sessuale e l'eiaculazione precoce. "I ragazzi di oggi - spiega l'andrologo Carlo Foresta, autore dello studio e presidente della Società di andrologia e medicina della sessualità - rappresentano la prima generazione che ha avuto un'esperienza di sessualità diversa dalle generazioni precedenti: internet, web cam, chat e immagini hanno creato una nuova forma di comunicazione sessuale che interessa in un mese oltre 800 mila minorenni. Questa esperienza dà un imprinting privo di riscontri reali e costruisce una sessualità mediatica ed istintiva che non tiene conto della sensorialità oltre che dell'affettività".
Dai dati emerge inoltre che più del 12% del campione di giovani non cerca rapporti reali. Il 25% ha infatti dichiarato di soffrire di riduzione dell'interesse reale ed eiaculazione precoce e questo, spiega Foresta, accade perché l'eiaculazione si manifesta nei tempi dei filmati, che generalmente in internet si riassumono in pochi minuti.
Secondo la Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive (S. I. I. Pa. C.), gli elementi che possono favorire lo sviluppo della cyber-porn addiction, quali psicopatologie pre-esistenti (depressione, disturbi ossessivo - compulsivi, ecc.), condotte rischiose (eccessivo consumo, riduzione delle esperienze di vita e di relazioni "reali") ed eventi di vita sfavorevoli (portando a problemi lavorativi, familiari, amicali, ecc.), sono accentuati dalle caratteristiche della rete, ovvero anonimato ed estrema facilità nell'accedere ai servizi. Gli esperti spiegano che la ricerca compulsiva del piacere attraverso l'autoerotismo può portare alla diminuzione del desiderio verso il proprio partner e all'incapacità di condurre a termine un rapporto sessuale nella realtà, favorendo la tendenza a considerare le persone dell'altro sesso esclusivamente come "corpi pornografici". Il dipendente ha insomma grosse difficoltà a vivere nella dimensione reale, a concentrarsi sul lavoro, a instaurare rapporti di amore e amicizia, e quindi anche a ricordare le cose, finendo col perdere non solo la memoria ma anche la fiducia in se stesso.


LO STUDIO
"Ecco perché la dipendenza sessuale
va riconosciuta come disturbo mentale"
Un gruppo di ricerca dell'Ucla di Los Angeles ha individuato condizioni, sintomi ed effetti ricorrenti in tutti i casi di ipersessualità. "Sul piano scientifico ci sono prove sufficienti per inserirla nell'elenco delle malattie psichiche"
                                                              di IRMA D'ARIA


 La dipendenza sessuale come un vero e proprio disturbo psichico. Fino ad ora gli psichiatri sono stati riluttanti a considerare la sex addiction come un disturbo del comportamento a causa delle scarse evidenze scientifiche. Ma ora un nuovo studio condotto da un team della University of California di Los Angeles (Ucla) ha testato una serie di criteri per definire e quindi diagnosticare questo disturbo. Rory Reid, ricercatore e docente di psichiatria presso il Semel Institute of Neuroscience and Human Behavior della Ucla, ha guidato un team di psichiatri, psicologi, terapisti di coppia ed assistenti sociali che hanno validato i criteri individuati, considerandoli utili per poter arrivare a una diagnosi di questo tipo di problema che in Italia riguarda il 6% degli uomini e il 3% delle donne.Dipendenza "senza sostanza" - In effetti, l'ipersessualità rientra nelle nuove dipendenze cosiddette "senza sostanza" come quella dal giocod'azzardo o dallo shopping compulsivo. "E' una sorta di bulimia sessuale senza controllo, ma il meccanismo è identico a quello che si verifica con la dipendenza da droghe o alcol perché vengono attivate le stesse aree del cervello", spiega Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Psichiatria dell'Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Il fenomeno è cresciuto negli ultimi anni anche a seguito della diffusione nella rete di contenuti a sfondo sessuale con il cyber sex che vede sempre più adolescenti coinvolti. "Due i comportamenti estremi - spiega lo psichiatra - : quello di chi abbraccia l'anoressia sessuale astenendosi del tutto da ogni attività legata al sesso e, all'opposto, coloro che non riescono a controllare l'impulso sessuale che è, però, del tutto scevro da emozioni e sentimenti".La nuova edizione del DSM - I risultati dello studio, pubblicati in questi giorni sul Journal of Sexual Medicine, peseranno anche sulla decisione di inserire l'ipersessualità nella quinta edizione del Diagnostic and Statistical 

Manual of Mental Disorders (DSM-5) considerato la "bibbia" della psichiatria. "Con questo studio - ha detto Reid - si fornisce un'evidenza scientifica al fatto che l'ipersessualità sia un disturbo mentale e come tale vada diagnosticato e trattato. I criteri che abbiamo validato consentiranno ai clinici di studiare, trattare e sviluppare strategie di prevenzione per gli individui che rischiano di soffrire di questo disturbo".Attualmente nel DSM sono già incluse dipendenze come quella da nicotina, droghe e alcol. "Come tutte le nuove patologie, la sex addiction sta a cavallo tra le dipendenze e i disturbi ossessivo-compulsivi. Ora questo studio rappresenta una prova importante che si tratta di un disturbo mentale vero e proprio e che prima o poi rientrerà, come le altre nuove dipendenze, nel DSM", aggiunge Mencacci.I sintomi - I criteri diagnostici - sviluppati da un gruppo di ricercatori al lavoro sulla nuova edizione del DSM -  includono una serie di sintomi collegati alla sex addiction tra cui la ricorrenza ossessiva di fantasie sessuali, manifestazioni di dipendenza sessuale che durano sei mesi o più e che non sono riconducibili ad altre cause come abuso di sostanze, disturbo bipolare. Inoltre, perché sia fatta una diagnosi di ipersessualità devono verificarsi attività o comportamenti legati alla sessualità anche in presenza di stati emotivi poco piacevoli come la depressione o il ricorso al sesso come strategia per combattere lo stress. In più, deve trattarsi di persone che hanno provato a ridurre o fermare la compulsione sessuale senza riuscirci e la cui vita di relazione e professionale è stata negativamente condizionata.Sex addiction e disturbi emozionali - Per testare i criteri dell'ipersessualità, i ricercatori hanno esaminato 207 pazienti di varie cliniche di salute mentale che stavano cercando aiuto per combattere questo disturbo o altre forme di dipendenza. Al termine è emerso che l'88% dei pazienti era affetto da questa patologia e che il comportamento di dipendenza sessuale era collegato a disturbi emozionali, impulsività e incapacità a gestire lo stress.Le conseguenze - Un altro importante aspetto emerso dallo studio è che i pazienti affetti da sex addiction hanno subito maggiori conseguenze rispetto a chi soffriva di altri tipi di dipendenza o disturbi psichici. Dei 207 pazienti esaminati, il 17% ha perso il lavoro almeno una volta, il 39% ha dovuto chiudere una relazione, il 28% ha contratto una malattia sessualmente trasmissibile e il 78% ha avuto dei problemi di interferenza nella vita sessuale.A che età si manifesta - Secondo la ricerca, il 54% dei pazienti ipersessuali si è reso conto di soffrire di questo disturbo prima dei 18 anni, mentre per il 30% l'età della scoperta è più ampia e va dai 19 ai 25 anni. "Questo dato è molto interessante perché se da un lato ci dice che il problema insorge precocemente, dall'altro ci dà la possibilità di mettere in campo azioni preventive" sostiene Reid.I comportamenti tipici - Le manifestazioni di ipersessualità più comuni emerse dallo studio includono la masturbazione e l'uso smodato di pornografia, seguito dall'avere rapporti sessuali con un adulto consenziente e dal sesso virtuale. "Per questi pazienti il sesso diventa una vera e propria ossessione che controlla ogni aspetto della loro vita e che li fa sentire impotenti e incapaci di cambiare", spiega Mencacci.Pazienti illustri - David Duchovny, Tiger Woods, Michael Douglas, Mickey Rourke, Sharon Stone e Billy Bob Tornton sono alcuni dei personaggi famosi che hanno ammesso la propria dipendenza dal sesso. Alcuni di loro si sono curati in cliniche specializzate in cui hanno trascorso lunghi periodi per disintossicarsi dal sesso. Negli Usa esistono anche associazioni come Sex Addicts Anonymous che replica il modello di assistenza e sostegno degli alcolisti anonimi. In Italia, non ci sono cliniche di questo tipo e per il momento la figura di riferimento resta lo psichiatra. "A seconda della gravità del problema e delle possibili cause - spiega Claudio Mencacci - si ricorre alla terapia cognitivo-comportamentale e talvolta alla terapia farmacologica con stabilizzatori dell'umore o anti-depressivi".


Anche   se   l'indagine  è  all'inizio è  allarmante  da  non sottovalutare ne da creare  allarmismi .IO sintomi  comunque  ci sono  , e  li  riscontro  personalmente  visto  che  , sic   , sono  un consumatore e  sto  lottando cadendo  e rialzandomi  con  questo mio problema  . Concludo  con  due  chicche      che  mi sono  venute  in mente , in maniera pindarica, leggendo  le prime righe  dell'articolo  sopracitato ,   per  i  cultori degli ani ' 70\80 la  prima 

La  seconda  anni 90 una satira  contro  i telefoni erotici  (  001, 005 ...   e 899 ultimamente  )   di cui    sono stato schiavo  proprio come fantozzi   tanto da  fare   e far  fare  figuracce  ai  miei   con la  mia dipendenza   per  quasi  tre  anni da  i telefoni erotici  e  gli scherzi  terribili  fattomi   , facendomi credere  che  fosse  sesso  virtuale   su  facebook e    ..... ma  queste  sono altre   storie  di cui mi pare   ho già  parlato  su queste pagine  quando ancora , SIC, il blog  si  chiamava  ancora  cdv.splinder  ( se  non lo  avessi fatto  , fatemelo notare  , e  riaprirò lo scrigno dei  ricordi ) 






con questo  è tutto alla prossima