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25.3.25

cara Anpi e sìmili

È vero che questo centro destra sono fascisti sia nel senso classico che in senso moderno e soprattutto sono in doppietto o  istituzionalizzato e a volte macchiettista /Nostalgico. Ma Quello che ancora non avete ( non siete soli purtroppo ) capito è  che cosi facendo, cioe chiedendo continuamente e a vuoto di dichiararsi antifascista fate il gioco del lupo al lupo portando l'opinione pubblica (la massa ) a stufarsi ed accettare tutto  quello che gli fanno e a non vedere /riconoscere il vero fascismo . Essa vede e continuerà a vedere nei vostri attacchi una criminalizzazione dell'avversario e del dissenso  arrivando : a un forte astensionismo elettorale o ad un aumento di consensi / voti dei loro partiti , ad approvazione silenziosa passiva ed acritica delle porcherie che fanno . Quindi finitela di vedere il fascismo dove non c'è e di chiedere a vuoto di dichiararsi antifascisti .Ma concentrate la vistra attenzione su cose su problemi più urgenti del paese,  evitando che siano usati demagocicamente  dalla destra parlamentare che extraparlamentare. Ma  soprattutto  evitiamo  in cadere  nelle provovocazioni  di questa  destra  che usa   la  tecnica  di  fare  gaffè e sparare  ....  o  sottigliezze  per  distrarre  l'opinione  pubbblica  dai reali problemi  del paese  .  come  suggerisce 

questa  vignetta 

18.3.25

non sapevo che ricordare un ragazzo di destra ucciso negli anni di piombo significhi essere fascisti. IL caso Ramelli

lo so che  dovrei  come  ho ripetuto più    volte  ( ma  ci sto  lavorando    fra alti e bassi )    smetterla  di : leggere  e  ascoltare    chiunque  ogni lamento (cit  musicale  cantantoriale  degli  anni 70  )  e dovrei lasciarli perdere   ed essere    meno polemico   Ma  a  volte  ci sono dei  casi ,è questo  uno  dei casi, in cui  è impossibile  non esserlo,soprattutto quando  i miei post  vengono  fraintesi ed  equivocati    e   la gente     insinua ad  altri dubbi   inutili  .
 
Infatti     ho ricevuto  per  il mio post  su  Sergio Ramelli intitolato  : <<    Se non riusciamo a riconoscere e a onorare una vittima  della violenza politiva  e  dopo mezzo secolo non abbiamo pietà e rispetto di un ragazzo, allora il fascismo che lo abbiamo buttato giù a fare ? >>da  parte   d'amici\che  ( e non solo  ) fra gli eredi della sinistra extraparlamentare ho ricevuto delle email  alcune personali  e  di gente  che  non legge  le  Faq  o   fraintende  quello che scrivo  . eccone alcune  piene di  dubbi  e  contraddizioni   con sotto la mia replica .

Ma tu non eri anifascita e  ricordi  \  celebri  un  fascista 

lo sono ancora sia  contro  le scorie del vecchio fascismo [ quello di Mussolini ] , del neofascismo [ destra extra parlamentare anni 60/80] e quello più recente   alla  Umberto  Eco  e  alla  Michela  Murgia [ sovranismo /nazionalismo estremo e complottista vedi  gruppi  su telegram    che  parlano   alla pancia  della gente   e  usano   fondendoli  con il nazionalismo      elementi       che  dovrebbero essere di  sinistra  ] . Inoltre  il nazionalismo   soprattiutto    quello estremo    criticato  da   diversi cantanti   in particolare  Giorgio  Gaber   in  << Io Non Mi Sento Italiano >>  è  sempre    difficile  da    riconoscere   a prima  vista    visto     che si maschera  e  si unisce  al  patriottismo  nostante  le  differenze  notevoli   come spiega questo libro   di cui trova  a  sinistra    la  locanona  

Ricordare le vittime senza retorica e apologia di un periodo di violenza ideologica  cioè gli an  60\80  val di la delle categorie ideologiche  culturali .

Basta  con sta pippa  sugli anni piombo  ormai è solo roba  da  nostalgici 

Non sono molti di più quelli rimasti aperti, le storie degli anni di piombo senza morale, senza risposta e senza giustizia: i delitti della destra eversiva e della sinistra rivoluzionaria, le vite perdute degli irriducibili rossi e neri. Storie catartiche o inquietanti, storie di estremisti e terroristi ma anche di madri, sorelle e fratelli delle vittime, che per decenni hanno attraversato un dramma personale e pubblico, tentando di far luce sulla verità. Luca Telese raccoglie in Cuori neri e  Cuori contro   testimonianze e i documenti, entra negli eventi e nei processi, analizza le azioni, le reazioni e le interpretazioni dei fatti di sangue della nostra più recente   come  la  definiscono  alcuni  guerra civile.  << [ ...] E non fa sconti ai silenzi e ai revisionismi, perché oggi che i protagonisti di quegli anni scompaiono, oggi che il passato prossimo diventa storia, oggi che la cronaca continua a restituirci usi strumentali di tragedie mai chiarite del tutto né elaborate, «indagare nella zona grigia dove tutto rischia di confondersi è forse più utile di ieri».Così, come il suo predecessore Cuori neri, questo è un libro che non finisce: impossibile da chiudere. «La memoria degli anni di piombo è un organismo vivo, continuamente in evoluzione [...] », scrive l’autore in Cuori Contro N.B  non ricordo  la  fonte   . E scriverla, riscriverla ricomporla ,  farne  i  conti  è il dovere civile di una nazione.


Sergio Ramelli era un picchiatore e sosteneva gli squadristi .

Mah da letture che ho fatto ; cuori neri , wikipedia , ecc non ho trovato conferma, in quanto tutti affermano che era una diceria messa in giro per giustificarsi dai suoi assasini .  Infatti  da Omicidio di Sergio Ramelli - Wikipedia pagina  a  cui  rimando  per  approfondimenti )  << [...] Ramelli svolgeva il ruolo di referente (detto “fiduciario”) del movimento presso l’istituto che frequentava: pur non nascondendo le sue posizioni politiche, non si era segnalato per fanatismo[8]. Noto all’ufficio politico della Questura di Milano per affissione abusiva[9], non aveva però precedenti penali[10], non aveva partecipato ad aggressioni, risse o minacce e non aveva attaccato manifesti né distribuito volantini a scuola, come stabilito dalle inchieste della magistratura e dagli atti del processo[11].L’inchiesta giudiziaria accertò[12] che Ramelli in un tema scolastico aveva espresso posizioni di condanna delle Brigate Rosse, aggiungendovi una nota di biasimo verso il mondo politico per il mancato cordoglio istituzionale di fronte alla morte di due militanti del MSI, Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, uccisi durante l'assalto alla sede del MSI di Padova avvenuto l'anno precedente (17 giugno 1974). Il tema, dopo essere stato sottratto al professore, fu affisso in una bacheca scolastica, tacciato di fascismo e usato come elemento accusatorio[13][14]. Alcuni amici ricorderanno successivamente che fu quell’episodio ad indurre Ramelli ad iscriversi al Fronte della Gioventù in cerca di protezione[15], mentre la madre e altre fonti hanno riferito di una precedente frequentazione, seppur recente, del movimento[10][16]. [...] >>

La  pietà  è per i deboli  c'era  una  guerra  civile  a  bassa  intensità   tra  noi  e loro  e  quindi in guerra  nessuna pietà .

Vero in guerra  la pietà muore  .  Ma  è tropo  riduttivo ridurre  quel  periodo  solo  allo  scontro   politico  fra  due  schierament ideologici    quando  anche lo  stato stesso pratico   il  terrorismo   ed  alimentò  tali scontri  . "La pietà è per deboli" è un'espressione che spesso si collega a una visione di forza come sinonimo di impassibilità o mancanza di emozioni . Tuttavia, potremmo anche considerare che la pietà, l'empatia e la compassione richiedano un'enorme forza interiore. Riconoscere il doloree la  sofferenza   di qualcun altro  (  vedi   url  di wikipedia    citato  prima   in cui  si descrive   gli attti di prepotenza e  bullismo che dovette  subire prima  d'essere  ucciso  vigliaccamente  ) , mettersi nei suoi panni e scegliere di agire con gentilezza o comprensione sono atti che non tutti sono in grado di fare facilmente.Se ti va, possiamo esplorare il tema più in profondità. Hai in mente un contesto particolare per questa frase o un significato specifico che vuoi discutere ?

Se il solito democristiano  buonista  

 se raccontare  a  360  gradi  le  cose    si  lo sono .
poi  fate voi  se  volete  insermi  e classificarmi \ etichettarmi fate  pur e , tanto per  quell che  me  ne  frega  .


31.5.24

Matteotti personaggio eretico per la destra e [ sic ] per la sinistra : 100 anni dopo nessuno dice che Mussolini fu il mandante

 

Visto      che  nessuno   per   le  celeberazioni  per  il  100   di Matteotti  ha trattato questi temi tabù con profondità è  evidente  che   fu   : <<  Un eretico, inviso a destra e a sinistra >> (  articolo  de  il sito    www.quotidiano.net/ del l  31\5\2024 )  .
 Infatti  mi
 chiedo    se avrebbero ,   fatto più bella  figura    a coltivare   come  fanno  sempre  l'oblio   o  a  gettargli  fango , che   fare  celebrazioni   ipocrite    di Giacomo Matteotti    . 
Forse sarebbe     stato meglio  
 affidare un ritratto privato di Matteotti a Bruno Vespa . Ma a cosa serve informare 100 anni dopo la nazione che “l’insospettabile carica erotica delle lettere di De Gasperi alla moglie è assente in quelle di Matteotti”? Indegno anche Luciano Violante. L’ex magistrato, già responsabile giustizia del PCI, avrebbe potuto accennare al ruolo fondamentale dei giudici nel caso. Se sappiamo oggi molte cose sull’omicidio lo dobbiamo ai giudici Del Giudice e Tancredi. Mussolini li fece promuovere e sostituire con il cognato di Farinacci. Invece di ricordare l’importanza dell’autonomia della magistratura (tema attuale) Violante ha preferito fare esattamente quel che ci si aspetta ormai da Violante: un bel discorso sull'accettazione della diversità in Parlamento con la citazione di due nemici della democrazia. Prima il cattivo Hitler subito bilanciato dal cattivo Lenin. 

Alla Camera Ignazio La Russa, Giorgia Meloni FOTO ANSA

E poi il richiamo all’insegnamento dell’ex MSI Pinuccio Tatarella. Magari c’entrava poco con Matteotti ma certo era musica per le orecchie di Meloni e La Russa.Lo storico Emilio Gentile è partito bene, a parte forse il plurale: “si conoscono esecutori, mandanti e moventi dell'omicidio di Matteotti”. Peccato che poi abbia messo tra parentesi la questione principale (“c’è chi dubita ancora che sia stato Mussolini a volerne la morte”). Gentile ha perso un’occasione. Non gli capiterà più di avere seduta davanti Giorgia Meloni, attenta come una scolaretta, alla quale spiegare perché era una bestemmia quel che disse nel lontano 1996 a 19 anni: “Mussolini è stato un buon politico”. Non gli capiterà più di poter svelare a La Russa che il mandante dell’omicidio del padre della democrazia è proprio quel signore pelato del quale conserva il busto in salone.Tutta la celebrazione di ieri è stata centrata sul discorso del 30 maggio 1924. Qualcuno ha fatto intendere che sia il movente. Nessuno ha detto che le ricerche dello storico Mauro Canali (non a caso mai citato) dimostrano il contrario: i killer arrivarono a Roma una settimana prima. Il movente non può essere quello anche se piace a tutti i politici. Alla fine il clima ipocrita della celebrazione ci rende simpatici i due studenti che si sono addormentati in tribuna. Uno si è svegliato solo quando il compagno - per evitare foto o reprimende - lo ha preso a gomitate. Forse il suo sonno critico era più degno di Matteotti di tanti discorsi.Degnissimo di Matteotti ieri è stato Alessandro Preziosi. La sua interpretazione magistrale del discorso del 30 maggio ha fatto rivivere il leader socialista sul suo scranno. E vedere Meloni e La Russa ascoltare quel Matteotti risuscitato denunciare una a una le violenze del fascismo è stata una scena indimenticabile. Immaginare Matteotti gridare quelle denunce nel 1924 davanti a quel Parlamento è stata una formidabile cartina di tornasole dello scarso coraggio di chi ieri aveva parlato prima di lui.

31.1.24

IL NOSTRO GOVERNO SE NE FREGA DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO IL CASO ILARIA SALIS

Il caso Salis riguarda Ilaria Salis, una militante antifascista e maestra elementare italiana, che è stata arrestata in Ungheria con l’accusa di aver aggredito dei neonazisti durante una manifestazione nel febbraio 2023. Da allora, è stata detenuta in condizioni disumane, senza processo e senza assistenza legale. Il suo caso ha suscitato indignazione e solidarietà in Italia e in Europa, e il governo italiano ha chiesto,dopo  che  il  caso  è  apparso  in tv   il suo rilascio o almeno il rispetto dei suoi diritti umani.
Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e leader della Lega, ha commentato il caso Salis in modo controverso, dicendo che se fosse ritenuta colpevole, sarebbe incompatibile con l’insegnamento in una scuola elementare italianaHa anche sottolineato che Salis è a processo anche in Italia per altre aggressioni contro militanti della Lega Ha aggiunto che le catene in un’aula di tribunale non si possono vedere, ma che bisogna rispettare la magistratura di altri paesi europei .
Le parole di Salvini hanno scatenato polemiche e critiche da parte di altri esponenti politici, che lo hanno accusato di insensibilità, ipocrisia e opportunismo . Vero   se     questi paesi  avessero    rispetto   dei  diritti umani  . Alcuni hanno anche ricordato che lo stesso Salvini è indagato per sequestro di persona e abuso d’ufficio per aver bloccato una nave di migranti nel 2018.
  Altri hanno sostenuto che il caso Salis non riguarda solo la sua presunta colpevolezza o innocenza, ma anche la violazione dei principi fondamentali dello stato di diritto e dei diritti umani.Ed  è   proprio    su    quest'ultima posizxione    che    mi trovo  anch'io  . Infatti  Capisco l'odio verso ILaria Salis da parte della lega e dei suoi accoliti ( VEDERE POST  SOTTO ) per i fatti del 2017 quando Il 18 febbraio , a Monza, un gazebo della Lega veniva assaltato da decine di violenti dei centri sociali, e le due ragazze presenti attaccate con insulti e sputi da un nutrito gruppo di facinorosi. Per quei fatti Ilaria Salis è finita a processo (poi assolta) riconosciuta dalle militanti della Lega.




ma

il vicesegretario leghista, Andrea Crippa. “Al di là delle brutte immagini, Ilaria Salis non sembra una educanda. Oltre al processo in Ungheria spunta un’altra grana giudiziaria per un assalto a delle militanti della Lega. Prima che la sinistra e i suoi giornali la trasformino in Madre Teresa, possiamo sapere se questa insegnante ha anche altri precedenti?”. Sul tema si è espresso anche Matteo Salvini, che da Bruxelles ha commentato: “È assurdo che questa Salis in Italia faccia la maestra. Non può fare quel lavoro. Se fosse mia figlia non sarei contento”.
Vero che ad ogni azione comporta delle conseguenze e non sempre sono quelle che ci aspettiamo, e se quella ragazza ha deciso di fare ciò che ha fatto e ne paghi a appunto le conseguenze .Ma ancora non ci sia un'atto di accusa preciso e chiaro.Nel video non si vede il suo volto . Certo Faceva parte del gruppo ,
benissimo , l'arresti, l'indaghi e la condanni a secondo delle prove raccolte. sin qua ci siamo , ma ancora si brancola nel buio. Che non sia una passeggiata al fresco della sera non ho dubbi , ma il trattamento disumano no quello non lo tollero. Ci sono le leggi, sia dello stato che quelle europee da rispettare nonché quelli internazionali delle quali il signor orban pare se ne freghi. Non sono per il disordine ne per le devianze utopiche. Per questo contesto il mio pensiero politico non conta , dentro il caso si evince un profilo diverso.  Infatti lo stesso Enrico Mentana    distante    dal mio pensiero    afferma 

Il rispetto dei diritti umani quando si toglie la libertà a un individuo, in custodia cautelare o per scontare una condanna, è un principio di civiltà che dobbiamo sempre rivendicare con orgoglio, per noi e per i paesi che con noi fanno parte di un'Unione liberamente scelta, per i nostri cittadini comuni, che siano essi uomini o donne, indagati, inquisiti o che scontano una pena. L'immagine dell'arresto di
Matteo Messina Denaro, capo mafioso con diverse condanne definitive, è infinitamente più umana di quella della traduzione in aula di Ilaria Salis a Budapest. Lei, come ogni persona sotto processo, potrà in caso essere riconosciuta colpevole, ma resta innocente fino a condanna passata in giudicato. È una militante antifascista, ma sarebbe lo stesso se fosse fascista. Ed è perfino disarmante dover ripetere tutto questo, nel solito stadio social di facinorosi

26.9.23

"Utile idiota, coi fascisti non si parla". Insulti a Luxuria per il programma con Storace

  Ieri sfogliando  https://www.msn.com/it-it/ ho  trovato questa  news  di  cui   non    sono poi  vista  la raidità con cui  vengono tenute le   news      a rintracciarne  esatta    la  fonte  .


© Fornito da Il Giornale

La "strana coppia" Vladimir Luxuria-Francesco Staorace debutta oggi su Radio1 alla conduzione della trasmissione "Il Rosso e il Nero": un confronto sui temi di stretta attualità politica (e non solo) dove l'inedito duo esprimerà differenti punti di vista su vari argomenti, come hanno fatto già in Parlamento quando militavano rispettivamente in Rifondazione Comunista e Alleanza Nazionale. Tuttavia questo accostamento (sicuramente molto particolare) ha scatenato la rabbia del popolo di sinistra: due posizioni così agli antipodi non vanno bene. E così ecco che si fanno sentire i cultori del pensiero unico: quelli che ritengono che la Rai sia il salotto della propria casa, non accessibile a chi la pensa diversamente.  I  social vanno duramente all'attacco della Luxuria: "Sei una lacchè della Meloni", insultano su X (ex Twitter). "Quando capirà che sta facendo l'utile idiota della programmazione fascista della Rai, sarà sempre troppo tardi", sostiene il profilo "Mind the Gap". I commenti di qualche utente che trova interessante l'unione di unire due visioni opposto, vengono silenziati dai censori del pluralismo del servizio pubblico se ne fregano totalmente. "No, Vladimir, con questi non c'è confronto che tenga", afferma un altro profilo: "Non si deve dar loro (ulteriore) spazio". E poi ancora: "Luxury è andata fuori di melone", sostiene "Marghe". Senza dimenticare il tweet più vendicativo: "Spero che nessuno ti inviti più a iniziative LGBTQ", mentre i più "democratici" invitano a boicottare "Il Rosso e il Nero".
Non mancano, ovviamente, le disgustose offese a Storace: da una parte risuona la tradizionale immancabile accusa di fascismo per un esponente del campo avverso, dall'altra emerge lo "schizofrenico" concetto di democrazia e di liberà di pensarla diversamente da parte di certo mondo progressista. "Confronto con lui? Un ignorante fascista, lacchè del governo Meloni". "Che brutta cosa, perché dobbiamo sdoganare l'idiozia pura?". Un altro utente, "Ligera", la butta direttamente sul catastrofismo storico: "Un piccolo passo per Storace, un grande passo verso il fascismo". "Cara Luxuria, coi fascisti non si parla, perché il risultato è che poi parleranno solo loro". Insomma: la carrellata da X è un vero e proprio museo degli orrori.

Premetto   che non  nutro simpatia  per  nessuno  dei due  in particolare  per  il secondo  vista  la  sua  biografia  . Ma gli insulti proprio  no o i  giudizi a priori  no   . Infatti , semore  secondo  l'articolo  i n questione   la stessa Vladimir Luxuria aveva recentemente rilasciato un'interessante intervista alla Corriere della Sera, plaudendo al doppio punto di vista sulle cose del mondo, senza alcun imbarazzo: "Mio papà è un uomo di destra, grande ammiratore di Almirante", dichiara l'ex parlamentare di Rifondazione comunista. Aggiungendo: "Perché mai dovrei sentirmi minata da chi la pensa diversamente?". Con Storace, ammette, "ce ne siamo dette di ogni, ma ora ci confronteremo". 
Chissà se anche i sinceri liberali follower  delle due  parti   impareranno questa sua lezione.Quindi benvenga  il  dialogo ed  il confronto  se non si nega o sminuisce la storia  e  si negano i valori fondanti della  costituzione 

15.7.23

l'ipocrisia dell'antifascismo il caso di Beatrice Venezi direttrice d'orchestra

Va bene essere  antifascisti ,  ma  con  un po   di onesta intellettuale   e   spirito  ctritico . A mente    fredda  ecco  il mio pensiero    sulle  polemiche  che  vedono  coinvolte  la direttice    d'orchestra Beatrice Verzi .
Essa   è  certamente  filo  meloniana  ed vicino   a  qiuesto  governo    e ne  fa  l'addorsement  e  sminuisce  le  accuse   che  gli  vengono  rivolte  come  risulta    da  questa  intervista  rilasciata  al quotidiano La  Stampa    del  13\7\2023 

È un’ostilità dovuta alla sua vicinanza all’attuale governo? «In realtà esiste da tempo,perché io non mi sono mai allineata,ci tengo a precisare che non ho mai preso una tessera di partito, ma al di là della questione politica non ho mai ceduto al pensiero unico. Insomma,ho sempre nuotato controcorrente, anche se è piuttosto faticoso. Però lo faccio per le cose in cui credo e su cui vorrei avere un confronto aperto, invece nel nostro Paese la dialettica assume sempre toni poco democratici».
Si riconosce in quest’etichetta di “neofascista” che è le è stata appiccicata addosso? 
«Le chiedo:ho mai fatto una dichiarazione che possa andare in quel senso? Ho mai fatto dichiarazioni omofobe o a favore di una qualche forma di totalitarismo? Anzi, ho sempre pronunciato parole di massima libertà, a sostegno della libertà della cultura. Per questo sono allibita dall’acredine con cui vengo attaccata e dall’uso scellerato di una terminologia che non ha ragione di esistere».
Si riferisce anche alle polemiche d’Oltralpe? 
«Certo, definire neofascista questo governo democraticamente eletto, e a furor di popolo, mi sembra assurdo. Penso che questo tipo di comunicazione stia sfuggendo di mano, c’è un uso di termini assolutamente improprio e una veemenza, una bassezza che mi colpisceveramente» .
Il nostro Paese ha un problema a confrontarsi con quella parte della sua storia?
  «Sì, perché se ancora si continua a parlare di fascismo e neofascismo per qualsiasi cosa è evidente che c’è un problema. Questo potrebbe essere un buon momento per riconciliarci con la nostra memoria storica, così come è avvento in quasi tutti i Paesi, quanto meno quelli europei. Non è più quel tempo, quello dell’ideologia, bisogna uscire da questi cliché che rischiano di limitare il pensiero a dei preconcetti». 
Pensa che ci sia disparità di trattamento, a seconda che le idee vengano manifestate da persone vicine a una parte politica, piuttosto che all’altra? «La reazione di questi giorni è già una risposta». Quindi sì? «Sì. Fortunatamente questa operazione contro di me si è poi rivelata un boomerang per chi l’ha lanciata e ha solo messo in evidenza l’assurdità di certe posizioni che già erano latenti ma adesso sono sotto gli occhi di tutti:cioè il pensiero di un circolo ristretto di persone ch ecredono che l’arte debba sottostare a un’ideologia o a una considerazione di parte». 

 ma     allo stesso   tempo    è   qui   ecco il  titolo   del  post   , non  h  a tutti  i torti   quando   semore  sulla  stessa    intervista dice  

La sua decisione di eseguire l’Inno di Roma è stata oggetto di critiche a sfondo politico: come risponde? 

«Questo è un brano scritto nel  1919 per celebrare la fine della Grande guerra, non ha nessun tipo di riferimento ideologico, io credo che se si vuol fare un buon servizio alla musica di Puccini, si deve proporre questo brano, così come altri  che sono stati etichettati dalla storia successiva e che andrebbero ricontestualizzati. La Germania in questo ci può dare  una lezione, la musica di Wagner, che per molti anni è stata ostracizzata perché utilizzata nel periodo nazista, oggi è nella programmazione di tutti i  teatri tedeschi: c’è stata una riconciliazione con la memoria  storica».

La sua scelta è stata una “provocazione”? Sapeva che  avrebbe suscitato determinate reazioni?  «No, nessuna provocazione,solo la volontà di proporre un brano veramente bello, che non fa altro che cantare l’amore di patria, valore in cui non vedo niente di male. Ed è un brano che ha subìto un destinodi oblio a causa di un pregiudizio. Devo dire che in questa mia scelta ho avuto pieno sostegno da parte del sindaco di Lucca Mario Pardini. Certo,non sapevo che per qualcunaltro, invece, il brano potesse rappresentare un problema».

Le è stato chiesto di non eseguirlo?

«Sì».

Da quei membri del Comitato promotore delle celebrazioni  pucciniane che non si sono presentati alla serata? 

SI

Come giudica tutto questo? 

«Beh mifa un po’ ridere se penso che qualche anno fa questo brano è stato eseguito da Andrea Bocelli, se non ricordo male alla presenza di Gentiloni   Franceschini, e nessuno ha detto niente.



6.2.22

Morta Carmen De Min, storica mamma del Leoncavallo che non abbassò mai la testa e il pugno

Aveva 87 anni, era nato nel Bellunese, poi da sindacalista il trasferimento a Milano, al Casoretto. Dopo l'omicidio di Fausto e Iaio formò con altre donne il comitato per avere giustizia

  repubblica  online  

                                                   di Massimo Pisa


Una storia come quella di Carmen De Min, e delle altre "Mamme Antifasciste del Leoncavallo", poteva nascere solo a Milano. E svilupparsi, e avere un ruolo pubblico
che saldava valori familiari, lutto e militanza politica, lì dove le lotte degli anni Settanta mietevano vittime innocenti, generavano misteri irrisolti ancora oggi, ma incrociavano testimonianze civili di insuperata purezza. Come quella di Carmen, bellunese di Chies d'Alpago e morta oggi a 87 anni, la metà dei quali spesi accanto alle lotte di un'altra generazione, quella delle figlie e dei ragazzi extraparlamentari di sinistra che si aggregavano in centri sociali, chiedevano e si prendevano spazi industriali abbandonati e vivevano sulle trincee dove eroina e pistole facevano morti ogni settimana.

L'impronta antifascista, Carmen De Min l'aveva ricevuta da bambina alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando le violenze della Wehrmacht e delle camicie nere avevano insanguinato anche il suo altopiano. Frontaliera in Svizzera negli anni Cinquanta, sindacalista (quando la parola era un'etichetta buona per il casellario) in fabbrica e abitante del Casoretto, De Min aveva continuato a respirare politica. La data che segnò lei, e un'intera generazione, fu il 18 marzo 1978. Due giorni dopo il sequestro di Aldo Moro e lo sterminio della sua scorta, a Roma. A sera, poco prima di arrivare a piedi nell'ex deposito di via Leoncavallo, due attivisti del centro sociale vennero falciati a revolverate in via Mancinelli. Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due ventenni che stavano raccogliendo schede per un dossier di controinformazione sulla diffusione dell'eroina nel quartiere, divennero per sempre Fausto e Iaio.

L'esperienza delle Abuelas de Plaza de Mayo, le nonne dei desaparecidos in Argentina, era appena nata. La vicinanza di donne come Lydia Franceschi, mamma di Roberto abbattuto nel 1973 da un proiettile dei carabinieri sparato durante una manifestazione studentesca, fu immediata e decisiva. E attorno a Danila Angeli - la mamma di Fausto che preparava il risotto nella sua casa di via Monte Nevoso per suo figlio e l'amico che non arrivarono mai - nacque un movimento spontaneo di donne mature che scese subito in piazza con figlie e figli, per chiedere verità e giustizia per quei due ragazzi. E poi per battersi, sempre accanto a quei ragazzi, per la legittimità dei loro spazi, delle iniziative, delle occupazioni.

"Me ciami Carmen, ma me disen Pirelli in lotta", raccontava Carmen De Min, forse la più carismatica di quelle donne, che per decenni divenne presenza fissa in strada, dietro lo striscione "Mamme Antifasciste del Leoncavallo" o sul palco delle varie sedi del centro sociale, in strada durante gli sgomberi del 1989 e del 1994. Ex partigiane o casalinghe, operaie di lungo corso o massaie, testimoni genuine di un vissuto antifascista che sapeva opporre anche la propria condizione tradizionale di "mamme" a certe politiche e certe giunte destrorse, quelle che per un ventennio hanno dominato Milano. La verità sugli assassini di Fausto e Iaio, nonostante le inchieste, non è mai arrivata. Ma Carmen De Min non hanno mai abbassato la testa, o il pugno.



9.1.22

Aiutare gli altri. A ogni costo e a ogni prezzo. Questo ha fatto fino all’ultimo giorno della sua vita Michele Ammendola, napoletano trapiantato a Bologna, prima di andarsene ieri per un infarto, a 46 anni.

<<[...] C'è un'AltrItalia che vive e si diffonde\ Non la trovi sui giornali, la TV ce la nasconde \E' un'AltrItalia che ti tende la mano \Migliaia di volti di un paese in cammino [... ] >>
qui    il resto del    testo   )  ed è proprio questa la storia che l'amato - odiato  Lorenzo Tosa che ci racconta e che qui riporto . LKo  so  che  non sono storie  mie  o da me trovate  sul  campo   , ma   sono storie come questa e quelle citate nella canzone sopra riportata che ci fanno andare avanti ed resistere .
Una storia piena di umanità, che scuote gli animi di chi non vede il dolore e la solitudine intorno a se e cieco continua a ignorare. Riposa in pace grande uomo

 Esso    era  un   Ristoratore sociale, sostenitore di “Libera”, nella sua pizzeria al quartiere Pilastro assumeva solo dipendenti delle categorie fragili, usava quasi esclusivamente prodotti che arrivavano dalle terre confiscate alle mafie. Per anni è
stato il volto dell’antifascismo e dell’antimafia a Bologna, sempre vicino agli ultimi, ai fragili, agli emarginati. Come quando, in pieno lockdown, decise di aprire un giardino per chi in casa non ci poteva stare. “Dovevamo aggiustare l’altalena, tagliare l’erba e dirlo al mondo che non si doveva avere paura della solidarietà anche nei momenti più bui” ha raccontato commosso l’attuale sindaco Lepore, suo grande amico.
Se n’è andato un uomo con la schiena dritta, uno di quelli che resiste, non si piega, che crede testardamente nella giustizia sociale anche dove apparentemente non ce n’è più traccia. E, dove non esiste, la porta, la crea, la inventa. L’Italia si regge su persone come Michele Ammendola. E oggi ha perso - abbiamo tutti perso - uno dei suoi figli migliori. Buon viaggio.



25.4.21

Sicilia. La radio le proibisce di parlare di 25 aprile. Speaker oriana civile lascia il programma

 da   https://www.tp24.it/ del  25\4\2021 Sta spopolando in queste ore il video di Oriana Civile, speaker e conduttrice radiofonica siciliana, che ha abbandonato il suo programma perchè non le hanno concesso di parlare del 25 Aprile. "Se non posso parlarne allora sono nel posto sbagliato". La sua trasmissione, che va

in onda due ore al giorno dal lunedì al venerdì su una radio locale di Capo d’Orlando, Radio Italia Anni ’60.                                                       
 In un video pubblicato su Facebook annuncia che quella di ieri era la sua ultima puntata  “Spazio Civile”, questo il nome del programma, in cui ha denunciato la censura sulla festa della Liberazione. “Era un argomento che avrebbe troppo politicizzato la trasmissione. Mi hanno detto che potevo farne un accenno ma non più di 15 minuti perché troppo politicizzato”. Una limitazione inaccettabile, e ingiusta, che ha portato la giovane speaker a chiudere il microfono. 


 dal il IFQ  stessa data 

 Se non posso parlare di 25 aprile allora sono nel posto sbagliato e sono soprattutto la persona sbagliata per questo posto”. Oriana Civile, speaker e conduttrice radiofonica,è sicura, la sua trasmissione, che va in onda due ore al giorno dal lunedì al venerdì su una radio locale di Capo d’Orlando, Radio Italia Anni ’60, non andrà avanti perché non ha potuto parlare del 25 aprile.



 “Due ore in cui parlo un po’ di tutto. Ogni giorno scelgo un argomento e lo sviluppo. Parlo soprattutto di musica tradizionale siciliana, di cui sono esperta. Ma ho parlato di legge Zan, oppure di Francesco Lo Sardo, mio concittadino primo comunista alla Camera”, spiega lei al Fattoquotidiano.it, dopo avere pubblicato su Facebook un video della sua ultima puntata di “Spazio Civile”, questo il nome del programma, in cui annuncia la fine della trasmissione e denuncia la censura sulla festa della Liberazione. “Era un argomento che avrebbe troppo politicizzato la trasmissione. Mi hanno detto che potevo farne un accenno ma non più di 15 minuti perché troppo politicizzato”, racconta. Ma Civile non ha accettato: “È inaccettabile che non possa parlare della Liberazione. E la mia non è una battaglia contro la Radio ma contro il sistema di informazione tutto, che con leggerezza liquida il 25 aprile come argomento di sinistra”. Per questo ha detto basta: “Sì, lascio la radio. Non posso accettare di non parlare di 25 aprile. Proprio impossibile”.

22.4.17

Giorgio Fernandez: "Attraversai a piedi l'Italia del '44, tra le barbarie naziste" ed altre storie di chi ha lottato per creare la nostra costituzione



vedi anche




In un periodo  di  rigurgiti di offese  e   del solito refrain  negazionista   di marca  fascista  e neofascista   come quela  di  casa  pound   



CasaPound, pronta la parata nazifascista del 25 aprile: dossier dell'Anpi Milano in questura. "Ora basta"

Da anni il raduno nel Campo 10 del cimitero Maggiore per omaggiare i caduti di Salò nel giorno della Liberazione. Un anno fa erano scattate del denunce per apologia del fascismo, appello al sindaco Sala

di PAOLO BERIZZI  repoubblica  del 07 aprile 2017



Il 25 aprile 2017 potrebbe segnare uno spartiacque nella memoria futura di Milano, città medaglia d'oro della Resistenza. Dopo quattro anni, la scia di cortei e parate nazisfasciste organizzate provocatoriamente proprio nella giornata della Liberazione dai gruppi di estrema destra Lealtà e Azione e CasaPound al Campo 10 del cimitero Maggiore, potrebbero subire uno stop. Lo chiedono, al prefetto e al questore, l'Anpi milanese e una serie di associazioni antifasciste: "Basta con questi vergognosi oltraggi alla storia. È ora di vietare il corteo e mettere fine alle provocazioni". Un esposto, con tanto di dossier fotografico, è stato presentato in questura e prefettura dal presidente dell'Anpi provinciale, Roberto Cenati. "Ogni mattina del 25 Aprile, dal 2013, assistiamo alla provocazione di Lealtà e Azione che organizza una parata nazifascista al campo 10 del Musocco".


Per sottolineare lo "sfregio" è stato ricordato quello che successe l'anno scorso: "In 300 marciarono in formazione militare, con tanto di saluti romani, e furono denunciati dalla Digos per apologia di fascismo". Un appuntamento diventato ormai rituale, per l'estrema destra milanese e lombarda, quello al Campo 10. I cortei dei naziskin coi saluti romani, il tricolore, le aquile della Rsi. Le parate per ricordare i caduti repubblichini e i drappi di Salò issati illegalmente sulle tombe. A nulla sono servite le denunce di questi anni: per questo, in occasione della prossima giornata della Liberazione, il fronte antifascista oltre a chiedere formalmente a questore e prefetto di vietare il corteo dei "neri", ha organizzato una mobilitazione proprio al cimitero Maggiore. "Invitiamo i milanesi a portare un fiore ai partigiani sepolti al campo della Gloria", dice Antonella Barranca, Anpi, Municipio 8. All'iniziativa hanno già aderito, oltre all'Anpi, Cgil, Aned (l'Associazione ex deportati campi nazisti), Arci, Memoria antifascista, Rete della conoscenza Milano, Csoa Lambretta, Zam e Cs Cantiere.

25 aprile a Milano, i garofani dei partigiani contro i saluti fascisti


Un appello è stato rivolto anche al sindaco Giuseppe Sala: Roberto Cenati gli chiede di intervenire "spendendo parole di indignazione contro queste manifestazioni chiaramente provocatorie e di stampo nazifascista". Non soltanto quella del 25 Aprile. "Il 23 marzo - racconta Cenati - c'è stata una manifestazione di reduci di Salò al Monumentale per celebrare l'anniversario della nascita dei fasci, accompagnata da un silenzio assoluto".
Se è vero che da parte delle istituzioni in questi anni non c'è stata proprio una risposta convinta, è anche vero che era stato il sindaco Sala, il primo novembre scorso, a prender ricordare i caduti repubblichini: "L'amministrazione ritiene opportuna una riflessione che porti, a partire dall'anno prossimo, ad un aggiornamento dell'elenco di questi luoghi" scelti per le onorificenze alla memoria. Se e come il pensiero del sindaco orienterà questura e prefettura anche sul 25 aprile dei neofascisti, lo vedremo nei prossimi giorni. Lealtà e Azione, intanto, ha confermato il corteo.

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in cui  si    mette   ( magari sono quegli stessi ipocriti  che  chiedono rispetto per  i loro  orti o  chiedono  una memoria condivisa   ) nel ricordo  i  morti per la dittatura    con quelli    morti   per  la  libertà .
Ben   vengano   iniziaticve come 'La Battaglia', (  copertina   a sinistra  ) ed è un fumetto inedito che racconta le gesta di Giordano Sangalli, partigiano di Tor Pignattara, ucciso a 17 anni dai nazisti sul Monte Tancia. Il fumetto è stato realizzato - in occasione delle celebrazioni dei 90 anni di Tor Pignattara - da Nikolay Pavlyuchkov, un ragazzo di origine russa del quartiere, che ha partecipato al workshop Nuvole Resistenti curato dal fumettista Alessio Spataro per la Scuola Popolare di Tor Pignattara. Il workshop ha consentito a 5 ragazzi di poter apprendere i segreti e le tecniche del racconto a fumetto e conoscere la storia dei partigiani del proprio territorio. Nikolay è stato selezionato fra i partecipanti e con l’aiuto di Alessio Spataro per la parte artistico narrativa e con la consulenza scientifica della storica Stefania Ficacci ha realizzato un breve racconto sugli eventi a cavallo della cosiddetta Pasqua di sangue del 1944.
'Vite partigiane': domani su Robinson uno speciale sul 25 aprile
Cosi  come      quella  di repubblica  (   trovate  sopra     l'url dello speciale  con tutte le testimonianze  in continuo aggiornamentio )    che  n vista del 25 aprile  ( quest'anno  è  particolare  perchè sono  70  anni    che   è stata scritta la nostra  costituzione    ) Repubblica ha pensato di raccogliere i racconti di chi è stato protagonista della guerra di Liberazione. In città o in montagna, come combattente o come staffetta. Perché la memoria passa anche dalle storie di questi eroi normali

Io nel post  d'oggi    riporto  proprio dallo speciale di repubblica    tre  testimonianze    che sencondo me   è la sintesi  (  anche  se  ciascuno ha  una storia  diversa     di  come  ha vissuto quell'eperienza  e di come  ci   è arrivato  ,  le sofferenze    fisiche  e psicologiche   quando     , vedere  tutti a casa  film del 1960 diretto 
da Luigi Comencini, sceneggiato dal regista stesso insieme a Marcello Fondato e alla coppia Age & Scarpelli  o  - ne  ho riportato   la storia  tempo di fa  -   di  La storia di Uber Pulga, un 'Partigiano in camicia nera'
  dopo       gli eventi del  24\25 luglio e  del  8 settembre  ha dovuto  rimettersi  indiscussione  e  si  è trovato  " sbandato   "  ed  ha    saputo    e  dovuto  usare  


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La facoltà di non sentire
La possibilità di non guardare
Il buon senso la logica i fatti le opinioni
Le raccomandazioni
Occorre essere attenti per essere padroni
Di se stessi occorre essere attenti
La mia piccola patria dietro la Linea Gotica
Sa scegliersi la parte
Occorre essere attenti per essere padroni
Di se stessi occorre essere attenti
Occorre essere attenti occorre essere attenti
e scegliersi la parte dietro la Linea Gotica
Comandante Diavolo Monaco Obbediente
Giovane Staffetta Ribelle Combattente
La mia piccola patria dietro la Linea Gotica
Sa scegliersi la parte... 
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Linea  Gotica -   Csi   tratta  dall'omonimo  album del 1996 

  Ed  adesso  i racconti del  post    d'oggi   ho scelto  fra le tante  di repubblica  tre , che  secondo  me  , sono   fras le più significative  e che descrivono    e  sintetizzano meglio  quel periodo   storico  che  ancora  divide  .

la prima

E'  il racconto \  testimonianza   un antifascista palermitano che - finito nell'entroterra ligure per le vicessitudini della guerra - decide di tornare a piedi nell'isola. E oggi racconta quel viaggio nei territori occupati dai nazisti e attraverso la linea gotica.
"Il fascismo fu una follia, da ragazzo fui picchiato e malmenato, subii per anni la dittatura". Era Roma il 25 luglio, ma non poté tornare subito in Sicilia occupata dai nazisti   Così si rifugiò in Liguria da una nonna, ma nel 1944 finì nel mirino dei fascisti perché aveva raccontato in una lettera di un eccidio di partigiani. Riuscì a scappare prima di essere interrogato e si incamminò: "Non avevo da mangiare né vestiti, le ferrovie erano bloccate, dovetti camminare". L'incontro con le pattuglie naziste, l'arrivo delle truppe di liberazione e la vista "delle coste siciliane

La  seconda 

Nina Bardelle, 90 anni, ricorda la resistenza a Genova. "Mi trovai nelle sap grazie a un incontro sul tram. Alcuni medici ci insegnarono come curare i partigiani". Conclude: "La storia italiana non dovrebbe mai dimenticare la resistenza"  Infatti




Nina Bardelle, la partigiana Fioretto: "La mia Resistenza curando i feriti e sabotando i tedeschi"
Il racconto di una sappista genovese. Operaia in Ansaldo, figlia di un antifascista, del 25 aprile ricorda le bandiere. "Di tutti i colori"

"Il 25 aprile le bandiere erano di tutti i colori, perché la libertà l'abbiamo voluta tutti" ricorda Nina Bardelle, novant'anni fieri, nella sua casa di Rivarolo, sulle alture della Valpolcevera a Genova.


La sappista Fioretto: "Mio papà rovinato dai fascisti, fui partigiana dentro la fabbrica"

Lei, a 17 anni, con il nome di Fioretto ha iniziato la sua attività nelle Sap, le Squadre di Azione Partigiana: prima imparando a curare i feriti, poi, nella grande fabbrica dove lavorava, l'Ansaldo, ad aiutare gli operai che nascondevano le armi sottratte ai tedeschi, magari. Fino ad osare veri e propri sabotaggi, come far cadere l'acqua sporca della mensa sui proiettili costruiti per l'esercito tedesco, e rischiando anche la vita.
Ma anche accompagnando qualche giovane componente delle bande ribelli ad allontanarsi dal luogo di un'azione, garantendogli la fuga e magari un letto dove dormire, a casa dove il padre, da sempre antifascista e perseguitato, non faceva domande. "Io volevo in qualche maniera ricompensarlo per quello che aveva sofferto lui", racconta Nina. Che ora porta la sua storia tra i bambini, nelle scuole.




 Ultima

La resistenza a Bologna raccontata da chi ha combattuto e difeso i compagni. Il ricordo commosso di Irma Bandiera da parte del 'Biondino', che la riconobbe dopo le torture e l'uccisione da parte dei tedeschi. E le operazioni contro i tedeschi in quei 20 mesi fino all'arrivo degli alleati
Gastone Malaguti, partigiano a Porta Lame: "Una guerra, ma noi non abbiamo torturato nessuno"Classe 1926, oggi Gastone Malaguti ha 91 anni. Ma ne aveva 28 nel 1943, quando iniziò a combattere con la settima brigata Gap Garibaldi. Un ricordo lucido di quei mesi, tanti nomi che si affastellano e una consapevolezza a cui aggrapparsi: "Ucciso sì, ma noi non abbiamo mai torturato nessuno"Malaguti c'era. Classe 1926, oggi ha 91 anni. Ma ne aveva 18 quell'anno. Settima brigata Gap Garibaldi. Nomi di battaglia ne ha cambiati molti: prima Gaston ("ma non funzionava molto, troppo simile al mio vero nome", dice divertito), poi Gas, per arrivare a Biondino quando un partigiano che usava quel nome morì, fino a Efistione, riferimento al braccio destro di Alessandro Magno per il suo ruolo da gappista. Efistione, un nome che gli è rimasto dentro e ancora oggi lo usa per il suo indirizzo e-mai




Gastone Malaguti, partigiano a Porta Lame: "Una guerra, ma noi non abbiamo torturato nessuno"
Gastone Malaguti in una foto dei giorni della Liberazione 























Ride spesso e racconta. Volti e nomi che non ci sono più, a volte da più di 70 anni. Una vita ricca dopo la resistenza, nel sindacato, in giro per l'Italia e non solo.
Si rabbuia solo due volte, nel corso della nostra conversazione. La prima quando pensa alle vittime, anche sull'altro fronte. "Certo che di persone ne abbiamo uccise, ma eravamo in guerra". Ma quello che più si vede che l'ha segnato è la sorte delle donne, le staffette partigiane, che finivano nelle mani dei nazifascisti. "Le torturavano, poverine. Non posso
raccontare come le riducevano, quello che facevano. Non posso. Noi abbiamo ucciso, certo ma non abbiamo mai torturato nessuno, mai". Ecco, questa è la cosa a cui tiene di più. "Non abbiamo mai torturato nessuno". E quello sguardo che fino a poco prima guardava ai ricordi di 70 anni prima si rivolge all'Italia di oggi. Ai casi di cronaca, alla legge ferma in parlamento. "È assurdo che ancora oggi non abbiamo in Italia una legge sulla tortura"

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