Campolongo 22 luglio 1915: A S. Maria la Longa oggi hanno benedetto le Bandiere e io non sono potuto essere presente alla cerimonia. Sono stato mandato a cavallo qui avanti, col sottotenente Attilio Solinas da Sassari del 152° e con dodici ciclisti, per preparare gli alloggiamenti alla Brigata che arriverà più lardi. Alle 17.20 abbiamo pausato sulla strada di Visco il vecchio confine. Intenti a riconoscerne da un momento all'altro il segno indicatore, se mai vi fosse ancora, seguivamo l'itinerario sulla carta, ad andatura di passo. V'era, difatti, la tabella gialla e nera, abbattuta sul fossato
della strada, inutile, vinta: irreparabilmente. Solinas è stato il primo a scorgerla e a indicarla a tutti; e come il cuore ci batteva più forte per subita gioia, siamo entrati nel territorio sino a ieri nemico gridando: Viva l'Italia! e incitati contemporaneamente i cavalli, abbiamo proseguito di corsa, con i ciclisti appresso, anelanti di percorrere presto il più possibile del suolo dai nostri fratelli già riscattato.
Filanda di Sdraussina, 24 luglio 1915: All'alba siamo partiti da Campolongo e ci siamo trasferiti a Romana. Abbiamo incontrato durante la marcia i resti dì un reggimento della brigata Regina che ha lasciato la linea, dove si è battuto meravigliosamente. Pochi soldati e qualche ufficiale attorno a una bandiera: riposavano sui margini della strada. Laceri, incolti, coi segni della stanchezza sul viso
o negli occhi smarriti ancora le tragiche visioni degli orrori vissuti. Soli, abbandonati : meriterebbero di essere portati
in trionfo. Sull'imbrunire il maggiore Fapanni, il mio comandante di battaglione,ha dato l'ordine a noi ufficiali di dare le sciabole in custodia al carreggio e di levarcii distintivi di grado dalle controspalline: una necessità un po' triste. Abbiamo mangiato in silenzio, in piedi. Poi verso le otto abbiamo ripreso la marcia. L'oscurità era fitta, la pioggia continua. Sull'Isonzo ci hanno raggiunto le prime cannonate,poiché gli Austriaci tiravano sui ponti. E ci siamo fermati a Sdraussina, in questa filanda, all'addiaccio. E' freddo. Oggi è l'onomastico di mia madre.
(Ricerche di M. Pirrrigheddu in collaborazione con l’Associazione Brigata Sassari)
Serena Zoli Il libro: Stefania Bartoloni, «Italiane alla guerra. L’ assistenza ai feriti 1915-1918», Marsilio, pagine 233, euro 24 Serena Zoli Il libro: Stefania Bartoloni, «Italiane alla guerra. L' assistenza ai feriti 1915-1918», Marsilio, pagine 233, euro 24 ( http://storicamente.org/suriano )
La storia che vi accingete a leggere , ha messo la parola fine alla convenzione più volte messa in discussione ma mai cancellata dei << ( miti eterni della patria e dell'eroe >> ( cit Gucciniana ) provenienti dai racconti ( indiretti , in quanto i mie nonni erano piccoli rispetto ai loro fratelli o cugini che combatterono nella grande guerra ) , dei nonni sui mie prozii, da loro lettere . Ma soprattutto da letture scolastiche e non di libri di memorie ( fanterie sarde all'ombra del tricolore di Alfredo Graziani il tenente Grisoni di un anno sull'altipiano di Emilio Lussu , ecc )
Ecco che Ringrazio quindi per la memoria Michele Corona.non conoscevo la storia, mi hai fatto venire i brividi...certe persone meritano di essere ricordate ! Ma soprattutto ha rimesso in discussione le mie conoscenze sula prima guerra mondiale . Infatti dai libri di mio nonno e da suoi racconti credevo che gli atti d'eroismo della grande guerra fossero solo maschili . Apprendo sempre dallo stesso Michele Corna che : << Ad oggi, ci sono solo due donne decorate di Medaglia d'Oro al Valore Militare nel Regio Esercito: il caporale infermiera Maria Brighenti ed il Caporale infermiera Agliardi Laura>>
Non posso nemmeno pensare a ciò che hanno dovuto vedere queste ragazze giovani. Ci vuole una forza tremenda a dovere agire in un contesto simile, soprattutto a livello psichico. Io sono un pacifista, sono solo un essere umano che pensa che nessun essere umano debba vivere esperienze simili. Sono cose disumane, non si può vedere tanta sofferenza senza impazzire.Ed è per questo che E' necessario ricordare...spesso.... Fa bene al cuore e alla testa....
Lorenza Brugo Questa è una bella storia...sconosciuta ai più ma che merita recuperare alla memoria...Grazie!
Ma ora basta parlare io , lasciamo che a parlare sia la sua storia .
Nell'epoca della Belle Époque, le discriminazioni sessuali sono estremamente radicate nella società italiana ed europea.
Nonostante l'Inghilterra e la Francia siano sconquassate dai moti femministi, l'Italia, paese conservatore per antonomasia, è una società estremamente maschilista dove alle donne è concesso poco se non essere suore, madri o mogli.
La grande guerra cambierà le cose.
Caporale infermiere Margherita Orlando (Roma, 16 maggio 1897 – Trieste, 1º dicembre 1918). Medaglia di Bronzo al Valore Militare.
Nell'epoca della Belle Époque, le discriminazioni sessuali sono estremamente radicate nella società italiana ed europea.
Nonostante l'Inghilterra e la Francia siano sconquassate dai moti femministi, l'Italia, paese conservatore per antonomasia, è una società estremamente maschilista dove alle donne è concesso poco se non essere suore, madri o mogli.
La grande guerra cambierà le cose.
Allo scoppio della guerra in Italia ci sono meno di 40.000 studenti di medicina e poco meno circa 70.000 medici di cui solo pochi sono militari.
La mobilitazione generale porta nel 1915 due milioni di uomini sotto le armi, e questo pone un enorme problema: chi aiuterà i medici ad accudire e curare i feriti.
Il comando inizialmente pensa di usare le suore, cosa che certamente è possibile ma l'ordinariato militare ancora non esiste (il primo ordinario fu investito solo il 29 Luglio 1915 nella figura del Tenente Generale, Monsignor Angelo Bartolomasi), quindi non esiste una autorità militare autorizzata dal Papa che possa imporre alle suore di servire negli ospedali militari.
Essendoci in circolazione meno di 10.000 infermieri, il governo autorizza il comando ad arruolare donne volontarie per servire come infermiere.
Margherita Orlando è membro di una benestante famiglia imprenditoriale romana imparentata coi tedeschi Kaiser Orlando e di forti sentimenti nazionalisti.
Allo scoppio della guerra i quattro fratelli di Margherita si arruolano volontari ma suo padre non le permette di seguirli.
Malgrado ciò, Margherita disobbedisce (e ci vuole una buona dose di coraggio per farlo all’epoca) e si arruola volontaria.
Assegnata come tirocinante all’Ospedale di Napoli dove dopo sei mesi viene assegnata col grado di Soldato Semplice al Corpo di Infermiere volontarie, le Dame Infermiere, che prestino servizio negli ospedali militari ed in quelli da campo.
Il corpo nel 1915, ha in forze circa 1500 infermiere che nel 1918 saranno più di 20.000.
Il Corpo risponde all'Intendenza generale della Sanità Militare, ed è affidato al comando del Tenente Colonnello Anselmi Emilia (Medaglia d'Oro di Benemerenza della Croce Rossa Italiana, e Medaglia d'Argento al Valore Militare).
Orlandi non ci pensa nemmeno ad andare negli ospedali militari, vuole servire negli ospedali da campo.
Un ospedale da campo è la cosa più vicina all’inferno che si possa vedere senza andare in trincea: quattro tende fatiscenti, quando ci sono, od una dolina a cento metri dalla linea del fuoco dove arrivano feriti con le piaghe aperte, mutilati in maniera orrenda, l’aria è appestatata dal fetore della cancrena, del sangue dai gemiti e dalle urla.
Li si opera alla bene meglio spesso senza anestesia, la gente muore sotto gli occhi di medici ed infermieri spesso impotenti davanti alla gravità della ferita.
Il dolore e la frustrazione per chi vi opera è tremendo, molti non ce la fanno: impazziscono o si uccidono.
Per di più a rendere il lavoro pericoloso ci sono gli austriaci.
Gli ospedali da campo sono il boccone prediletto dell’artiglieria nemica, più dei reggimenti in linea: sanno che uccidendo un infermiere dieci uomini muoiono senza assistenza.
La Convezione di Ginevra vieta di tirare sulla Croce Rossa ma tanto gli austriaci quanto gli italiani se ne fregano ed alla fine saranno oltre 6000 le infermiere uccise da fuoco nemico durante la guerra.
Ed è cosi che Margherita Orlando lavora: una donna coraggiosa, inesauribile, tanto da guadagnarsi il rispetto degli ufficiali medici che la raccomandano perché sia promossa al grado di Caporale.
Nel Maggio del 1917 si trova nell'ospedale mobile n. 2 di Pieris, alle foci del Timavo quando un ricognitore avvista l’ospedale da campo.
Tempo tre minuti e l’artiglieria nemica scatena il finimondo.
In quel momento allo scoperto ci sono una ventina di feriti, rimasti esposti al fuoco: Margherita si rifiuta di mettersi al riparo, e trascina al coperto quanti più feriti può ma non può fare molto.
Solo cinque su venti si salvano, ma cinque uomini devono la vita al valore di questa donna che non passerà inosservato: per l’azione viene insignita di Medaglia di Bronzo al Valore Militare.
Orlando resterà al fronte anche dopo Caporetto servendo dapprima a Treviso e poi a Fagarè di Piave.
Arriverà a Trieste col le truppe supplettive del XXIII Corpo d’Armata (Tenente Generale Carlo Petitti di Roreto) nel Novembre del 1918.
La guerra è finita ma non per questo si è smesso di morire: la febbre spagnola sta devastando quel gigantesco cimitero che è l’Europa.
Arrivata negli ultimi mesi del 1918 dilagò come un soffio di vento uccidendo più persone della guerra: nell’Ospedale di Trieste il sovraffollamento è enorme: ci sono più di mille persone quando potrebbe contenerne 300.
Feriti italiani, prigionieri austro ungarici anch’essi feriti.
Margherita Orlando contrarrà la febbre poco dopo essere arrivata a Trieste: continuò ad esercitare finché potè reggersi in piedi.
Quando sentì che non le restava molto, chiese di potersi sdraiare in una branda accanto a quei soldati per i quali aveva dato tutto e corso mille pericoli chiedendo di essere sepolta con loro.
Morì il 1 Dicembre. Le sue spoglie riposano per sua volontà nel Sacrario Militare di Redipuglia.
Margherita Orlando è l’unica donna ad essere sepolta nel celebre sacraio.
Tanta abnegazione impressionò il celebre poeta Gabriele d’Annunzio, che a Margherita Orlando dedicò i versi che alle Crocerossine cadute sono dedicate oggi a Redipuglia:
“A noi, tra bende, fosti di carità l’ancella;
morte tra noi ti colse, resta con noi, sorella!”.
Cent’anni dopo, Margherita Orlandi è ancora li, e con lei le 6000 Crocerossine cadute nella Grande Guerra.
Ho rivisto in rete Fango e Gloria - La Grande Guerra è un documentario italiano, andata in onda in prima serata su Rai 1 il 24 maggio 2015, per commemorare i cento anni dell'entrata in guerra dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale il 24 maggio 1915.Il film è composto da video originali della Grande Guerra, per la prima volta dotati di colorazione, mentre l'altra parte è un film.una fiction . Essa è incentrata sulla storia delMilite IgnotoItaliano, che nel film è identificato con Mario, un personaggio di fantasia, interpretato da Eugenio Franceschini da wikipedia
Mario, un italiano ventenne, dal 1914, dopo l'Attentato di Sarajevo, inizia a preoccuparsi con il suo migliore amico e la fidanzata al destino dell' Italia nel conflitto. Circa un anno dopo, il Re Vittorio Emanuele III, decide che l' Italia entrerà in guerra e mentre il padre e Mario passeggiano, il genitore legge il giornale e lo getta a terra indignato, perchè c' era scritto che l'Impero austro-ungarico era rimasto deluso dall'Italia. Dal giornale cade la cartolina che il ragazzo non avrebbe mai voluto ricevere: il richiamo alle armi. Parte e
combatte sul fronte italiano fino al 1918, quando durante una battaglia, ordina ai suoi uomini di uscire dalla trincea per avanzare e viene preso da un cecchino austriaco poco fuori dalla trincea. Rimane lì per un pò di tempo (qualche ora), fino a quando due soldati italiani, che cercavano di ristabilire con i fili, la linea telefonica, si accorgono che tra tutti quei morti ce n'è ancora uno che si muove: è Mario, ma muove solo le dita e per lui non c'è più niente da fare. Il soldato che va a vedere se è vivo gli ruba l'orologio, l' unico ricordo della fidanzata e l' unica possibilità di essere identificato, perchè aveva perso la medaglietta identificativa. Verrà ritrovato qualche giorno dopo e messo con i corpi "non identificati". E proprio come la vicenda storica nel1920 , è questa è storia , aMaria Bergamasè affidato l'incarico di scegliere fra undici salme di soldati italiani quella da tumulare nell'Altare della PatriaaRomacomeMilite Ignoto: la donna sceglie quella di Mario. Inizia così il suo ultimo lungo viaggio di tre giorni daAquileiaaRoma, dove la sua fidanzata Agnese e il suo migliore amico Emilio, sperando che dentro quella bara ci sia il loro Mario, gli danno un ultimo saluto.
Sono concorde con questa La recensione di FilmTv Rivista pubblicata su FilmTV
Cent’anni fa la Grande guerra, e solo un decennio dopo la fondazione dell’Archivio storico dell’Istituto Luce. Doppio anniversario celebrato dal regista Leonardo Tiberi, per il Luce e la Baires Produzioni, con questo Fango e gloria. Storia di tre ragazzi della riviera romagnola, Emilio, Agnese e soprattutto Mario, l’io narrante, diversamente coinvolti negli eventi bellici. I due giovani destinati alla trincea, la fanciulla a casa a resistere, aspettare, sperare e lavorare.
L’originalità del progetto non è però nella narrazione, quanto nella modalità di realizzazione. Alle scene che vedono al centro Mario e gli altri protagonisti si mescolano le immagini “vere”, quelle recuperate con archeologico sforzo da Tiberi tra le migliaia dell’Archivio storico. Colorizzate e sonorizzate così da rendere fluido l’amalgama. Il problema sta proprio qui. Al di là di una voce fuori campo un po’ invadente, le parti girate ex novo paiono quelle di una fiction tv, con i volti giovani che mal combaciano con quelli arcaici dei documentari. Su tutto pesa poi un certo didascalismo. Non v’è dubbio che l’operazione sia alta e nobile, tanto da meritarsi il patronato della Presidenza della Repubblica e il patrocinio del Ministero della difesa. Può darsi che possa funzionare in un contesto scolastico, per rendere più accattivanti e attuali le immagini di un tempo (che sono però la vera forza del film). Ma da un punto di vista cinematografico i dubbi sono più che leciti.
Originale l'esperimento di attualizzazione’, per dirla con le parole del regista,( vedi url intervista all'inizio del post ) che restituisce volti, paesaggi, azioni, atmosfere dell’evento bellico come realmente mai sono state viste. Una ricerca quindi non puramente tecnica, ma che si fa drammaturgia, per calare lo spettatore in un racconto quanto più possibile vivo e partecipato.
Buona la tecnica di solito la si usa per determinati film e fumetti ( come esempio dylan dog ) dell'incipit narrativo in prima persona , anche sopo la morte e la sepoltura all'altare della patria .
Un film Bellissimo . retorico certo ma allo stesso tempo indigesto a chi ( vedi post precedenti che trovi nele tag 24 maggio , prima guerra mondiale , ecc ) usa il centenario a scopi politici propagandistici vedi le recenti polemiche sulle celebrazioni in trentino e il manifesto della campagna elettorale appena conclusa di Salvini . La retorica qui non in se negativa in quanto non è solo sercizio ma dovere.per non dimenticare uno dei fatti che unificarono o almeno ci hanno provato l'italia dal punto di vista sociale cioè fatta l'italia facciamo gli italiani
Chiedo scusa ai miei pochi lettori , se ritorno a breve distanza di tempo ( vedere il precedente post ) ancora sul 24 maggio ma certe cose mi danno fastidio, specialmente quando sono dettate da becera ignoranza o peggio uso politico \ ideologico della storia , specie quando uno come Matteo ( ancora non ha come annunciato di fare cambiato il suo nome ) Salvini si è iscritto << ( .. ) al corso di laurea in Scienze Storiche dell'Università degli Studi di Milano, rimanendo iscritto per 16 anni, di cui 12 fuori corso, e fermandosi, secondo quanto riportato sul suo sito a 5 esami dalla laurea; (....) >> da http://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Salvini )
Ora il manifesti leghista ricorda una data e un luogo in cui, 100 anni fa, non successe nulla di quello che viene suggerito
Non vale la scusante dell'errore tipografico del manifesto visto che è qualche settimana purtroppo la Lega Nord ha fatto una grande battaglia comunicativa intorno alla data del 24 maggio. Quel giorno si annuncia la presenza di Matteo Salvini sul Piave, con lo slogan «Non passa lo straniero». Nell’ultimo lancio dell’iniziativa su Facebook, la pagina ufficiale della Lega Nord Padania sottolinea: «Oggi come 100 anni fa».
La Lega suggerisce, insomma, un parallelismo tra la Prima guerra mondiale e i flussi migratori di questi ultimi mesi, facendo leva sul patriottismo e l’orgoglio nazionale.
Ora Il problema è << che sceglie >> come fa notare l'ottimo articolo di http://www.linkiesta.it/lega-nord-salvini-piave << una data clamorosamente sbagliata. Il Piave, come recita la famosa canzone, «mormorava calmo e placido al passaggio / dei primi fanti, il 24 maggio»: il fatto è che i fanti italiani, più o meno mezzo milione, stavano andando all’attacco. E sul Piave, a dirla tutta, non è che quel giorno sia successo granché. >> Infatti Come insegnano i libri di storia fin dalle scuole elementari, l’Italia faceva parte della Triplice Alleanza allo scoppio del primo conflitto mondiale nel resto d’Europa, nell’estate del 1914; i rapporti con Austria-Ungheria però non erano semplici, e l’Italia cambiò fronte dopo alcuni mesi aderendo alla cosiddetta Triplice Intesa. Il 23 maggio 1915 il Regno d’Italia dichiarò guerra all’Impero Austro-Ungarico il 23 maggio 1915.
Il giorno dopo, il 24 maggio appunto, cominciarono le operazioni d’attacco su un fronte molto ampio nell’Italia nordorientale, che andava dal Trentino all’Isonzo. Il fiume Piave era ben dietro la linea del fronte. Gli italiani erano comandati dal generale Cadorna e gli obbiettivi erano, nel breve periodo, Gorizia, e se le cose fossero andate nel migliore dei modi si voleva arrivare nel cuore dell’Austria.
Per il primo mese l’avanzata italiana andò piuttosto bene, ma la seconda linea difensiva austriaca resse bene l’urto e cominciò la fase di stallo – la guerra di trincea – che conobbero gli eserciti in tutta Europa.
Al di là delle questioni irredentiste, se c’era qualche straniero che passava i confini il 24 maggio, quelli erano gli italiani.
<< Da dove viene l’errore leghista? [ se d'errore si tratta ] Da una lettura superficiale del testo della “canzone del Piave”. Composta nel 1918, la canzone racconta la storia della guerra – con toni assai patriottici – attraverso alcuni momenti salienti che sono ambientati intorno al corso d’acqua. Che nella realtà fu cruciale solo molto dopo il 1915: nei primi versi della canzone, il Piave è ricordato con una generosa licenza poetica, visto che non fu per nulla centrale nel maggio 1915 (e con una certa dose di forzatura retorica: «per far contro il nemico una barriera» è un gentile eufemismo, visto che «i primi fanti» erano all’attacco).
Dopo la sconfitta di Caporetto, cominciata il 24 ottobre 1917, cominciò una rovinosa ritirata che si fermò tre settimane più tardi – intorno al 12 novembre – sulle rive, appunto, del Piave. >>Ma questa è tutta un’altra storia.
Ora concordo con http://www.formiche.net/2015/05/23/matteo-salvini-novello-generale-cadorna/
( ... ) Matteo Salvini, novello generale Cadorna, domani disloscherà le truppe padane sul Piave al grido di “Non passa lo straniero!”. La Lega, quindi, stabilisce un parallelismo tra l’ingresso del nostro Paese nella Grande Guerra e l’invasione della penisola da parte degli immigrati. Ora, anche gli alunni delle scuole elementari sanno che il 24 maggio 1915 i fanti italiani, circa mezzo milione, si preparavano non a difendere i nostri confini orientali, ma a sferrare un attacco contro l’esercito asburgico lungo un perimetro che andava dal Trentino all’Isonzo. Inoltre, anche gli alunni delle scuole medie (forse) sanno che “La canzone del Piave” fu composta nel giugno 1918 da E. A. Mario (pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta). L’inno doveva contribuire a risollevare il morale dei nostri soldati dopo la disfatta di Caporetto. Questo spiega la forzatura contenuta nella prima strofa, dove la marcia dell’esercito regio viene presentata come una marcia a difesa delle frontiere nazionali. Al diavolo la verità storica, potrebbe obiettare Salvini. Cosa conta, se si prende un voto in più? (...)
Salvini pur di procacciarsi voti ha fatto la figura dell'ignorante superando perfino il trota .I nazionalisti di Casa Pound e forza Nuova sono più colti di te .
in sottofondo una canzone che ha caraterizzato ( non è mica colpa mia se mio nonno era di quel periodo ) la mia prima infanzia
IL trentino non ha tutti i torti . E' vero che il centenario del 24 maggio ( entrata in guerra del'italia ) debba essere ricordarto perchè la storia va riocordata tutta nel bene e nel male come dicevo nel post precedentemente . Ma la partecipazione a un conflitto non si dovrebbe, mica è un evento allegro ,
festeggiare non un evento positivo, come potrebbe essere la fine di una guerra. Do ragione al governatore del Trentino Arno Kompatscher quando dichiara al quotidiano ( da cui è tratta la foto sopra ) http://www.ladige.it/territori/alto-adige-s-dtirol/ del 21\5\2015
«L’invito della presidenza del consiglio - ha detto - è assolutamente incomprensibile e fuori luogo». Secondo il presidente della Provincia sarebbe stato meglio ricordare tutte le vittime della Grande Guerra con le bandiere a mezz’asta.
Kompatscher ha sottolineato che il 24 maggio «si celebra l’anniversario dell’inizio del primo conflitto mondiale e non un evento positivo, come potrebbe essere la fine di una guerra».
«Questo invito - ha proseguito - è incomprensibile, soprattutto per la popolazione di lingua tedesca e ladina». Il 24 maggio 1915 ebbe, appunto, inizio la Grande guerra che portò al distacco dell’Alto Adige dall’Austria. Il presidente della Provincia di Trento e attuale presidente della Regione Ugo Rossi dal canto suo ha invitato ad osservare un minuto di silenzio in memoria dei caduti di ogni conflitto. «Le bandiere dell’Italia e dell’Europa - ha detto - le esporremo, ma a mezz’asta, perchè l’inizio di quella guerra, come pure di tutte le guerre, è già di per sè una sconfitta per l’umanità».
e della Sudtiroler Volkspartei che
<< ha definito la decisione di Roma >> ( sempre secondo lo stesso giornale ) << incomprensibile e sbagliata >> . Infatti secondo il segretario del partito di raccolta dei sudtirolesi, Philipp Achammer, «sarebbe più opportuno ricordare le migliaia e migliaia di vittime di questa guerra con la fascia da lutto». Critiche sono state espresse anche dai partiti di opposizione di lingua tedesca Sudtiroler Freiheit e BurgerUnion («l’Italia si conferma un paese fascista e nazionalista») e dagli Schützen «l’Italia festeggia la morte di mezzo milione di soldati italiani >>.
Infatti Centenario grande guerra: dopo lo "sciopero" del tricolore bandiere a mezz'asta in Trentino
„Le indicazioni giunte da Roma che invitavano le
amministrazioni pubbliche ad esporre il tricolore per il centenario
dell'entrata in guerra dell'Italia, 24 maggio 1915, sono state oggetto
di controversie, com'era prevedibile, nelle province di Trento e
Bolzano, che a quel tempo non erano ancora italiane ed anzi erano in
querra già da otto mesi insieme all'Impero Austroungarico.
Comprendo benissimo e non biasimo la loro decisione perchè a differenza delle idiozie leghiste e di altri gruppi separatisti anche della mia regione , tale gesto e la sua o grande guerra: dopo lo "sciopero" del tricolore bandiere a mezz'asta in Trentino giustificazione esula da presunti intenti
autonomistici o separatistici, ma è semplicemente nel segno del lutto:
"per noi si tratta di un ricordo doloroso - spiega il presidente Ugo
Rossi - la Grande Guerra era iniziata per l'Impero austro-ungarico nel
1914, ma, con l'ingresso in guerra dell'Italia il Trentino si trovò sul
confine. Cento anni fa, sul finire di maggio del 1915, la nostra
provincia ha vissuto giorni di angoscia e di paura, gli abitanti posti
sulla linea del fronte con l'Italia vennero allontanati come profughi e
il conflitto varcò i nostri confini e toccò le nostre case".
"Oggi ci sentiamo parte di un’unica entità, l'Europa
- prosegue la nota - e le nostre tre comunità, Trentino, Alto
Adige/Südtirol e Tirolo, si ritrovano insieme nell’Euregio
trentino-tirolese. Crediamo nell'ideale della convivenza pacifica
e quella guerra come tutte le guerre è per noi una sconfitta, inoltre
quel giorno inviteremo tutti ad osservare un minuto di silenzio per i
caduti di tutte le guerre". Ora Visto che il tragico conflitto portò migliaia di morti, sarebbe stato molto meglio omaggiarli con delle corone d’alloro. Questo atto del governo, di ricordare l’entrata in guerra con l’esposizione della bandiera,ha un simbolismo totalmente incomprensibile Perché la Grande guerra, per i sudtirolesi, rappresenta una ferita particolarmente dolorosa nonostante siano passati 100 anni . Infatti tale eventi vengono usati ( ecco perchè non c'è e forse non ci sarà mai una memoria condivisa sui fatti del secolo scorso ) a scopo propagandistico e politico come dimostra il botta e risposta fra i due politici Trentini e La ministronza Giorgia Meloni
da il fatto quotidiani del 22 maggio 2015
“Se Rossi e Kompatscher si vergognano di vivere in Italia – attacca Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, con un post sulla sua pagina ufficiale su Facebook – possono tranquillamente decidere di andare a vivere in un’altra Nazione Di certo l’Italia non rimpiangerà questi due squallidi personaggi, che si vergognano della bandiera italiana ma non dei miliardi di euro che lo Stato italiano trasferisce loro per governare la Regione e la Provincia”.
Scandalose le parole del presidente della Regione Trentino Alto Adige, Ugo Rossi, e del presidente della Provincia…
“Rossi e Komptascher – conclude Meloni – chiedano scusa al popolo italiano e abbiano la decenza di dimettersi, perché sono indegni di rappresentare le Istituzioni e i cittadini italiani”. Fdi il 24 maggio sarà sul Piave “per ricordare gli italiani che si sacrificarono nelle trincee della Grande Guerra per l’unità e la libertà della nostra nazione”.
A Giorgia Meloni risponde Karl Zeller, senatore del Sudtiroler Volkspartei: “Questa è la solita menata, noi siamo fra i più grandi pagatori di tasse al netto all’Italia, il gettito fiscale non lo teniamo solo per noi. Che lei strumentalizzi il tema non mi meraviglia. Tutti i servizi pubblici sono gestiti con i nostri fondi, Trento e Bolzano non sono più sulle spalle dello stato da tempo”. Poi continua: “Condivido la posizione di Kompatscher, ritengo l’idea di festeggiare l’ingresso in guerra come una cosa sbagliata – spiega Zeller all’AdnKronos – al massimo si festeggia la fine. Costringere una popolazione che ha avuto un periodo non di certo felice durante la guerra a festeggiarla è sinonimo di poca sensibilità“. Inoltre domenica 24 maggio si voterà in molti comuni e secondo Zeller “che la presidenza del Consiglio faccia una richiesta del genere a pochi giorni dal ballottaggio è incredibile“.
Scambiatemi pure per disfattista ed anti italiano ( sono accuse che ormai mi scivolano vie , visto che mi vengono attribuite da quando ho messo su il blog nel lontano 2004 ) ma non è colpa mia se la storia del nostro paese è un insieme di storie ciascuna diversa dentro una grande storia . E se l'unità avvenuta istituzionalmente nel 1861 ma completata appunto con la fine della I guerra mondiale è solo un fatto politico ma non culturale come dimostra questa canzone di cui s'incominciano a sentire adesso le prime note nel mio nel mio stereo
buona celebrazione o buon festeggiamenti fate voi . Cosi come pure liberi di mandarmi in fncl o farmi i compliemti tanto la mia email del blog e i miei social li sapete
Sapevo di asini e cavalli , ma non di cani e buoi . Non si finisce mai d'imparare e d'apprendere nella vita .
La guerra coinvolge tutto\i ecco perchè , ricollegandomi ai precedenti post ed in particolare all'ultimo ( 24\5\1915-24\5\2015 la leggenda del piave cent'anni dopo ) , da non violento ( anche se non sempre ci riesco perchè è prevalere con il pensiero ed a volte anche piccoli gesti psicologici la vendetta e reagire alla stesso modo se non in misura maggiore ai piccoli torti quotidiani ) ricordo o racconto storie ai margini come quella che trovate sotto su tale periodo storico di cui dall'estate scorsa fino all'autunno del 2018 si celebrerà il centenario .
Prima Guerra Mondiale. Vittime ed eroi sconosciuti: gli animali
Milioni di morti, migliaia di operazioni portate a termine:
un docufilm di Folco Quilici rende giustizia alle creature che operarono
nelle trincee insieme con i nostri militari
Roma, 16 maggio 2015 - E' uscito ieri nelle sale “Animali nella Grande Guerra”,
il docufilm diretto da Folco Quilici, che descrive in modo approfondito
il ruolo dei milioni di animali impiegati tragicamente nel conflitto
bellico della Prima Guerra Mondiale. I libri di storia dimenticano quasi
totalmente gli animali e il loro ruolo nelle vicende umane, ma essi
sono fondamentali e, nella maggior parte dei casi, inconsapevoli vittime
sacrificali delle scelte umane. Nella Grande Guerra furono undici milioni i cavalli, 100 mila i cani, muli, asini, buoi, maiali, 200 mila i piccioni e colombi viaggiatori,
che vissero di stenti tra fango e bombe, condividendo il fronte insieme
ai 60 milioni di soldati di tutta Europa. I muli, fondamentali sulle
montagne, insieme a buoi e cani vennero utilizzati per il trasporto di
parti di cannone, munizioni, provviste ed acqua. I piccioni viaggiatori
vennero utilizzati per l’invio di messaggi alle truppe e insieme ai cani
vennero purtroppo sacrificati nel rilevamento della presenza di gas
tossici.
I cani furono inoltre utilizzati per il ritrovamento dei
feriti e, vicino ai soldati, divennero spesso il loro unico legame di
affezione durante il conflitto bellico, dentro e fuori la
trincea. Ma gli animali vennero utilizzati anche come cibo, in macelli
provvisori allestiti vicino agli accampamenti. Se su quei campi di
battaglia oggi crescono fiori, dobbiamo ricordarci che vi riposano,
insieme ai soldati, anche gli animali che hanno inconsapevolmente e con
coraggio dato la vita, senza alcuna colpa e senza poter scegliere.
La Gran Bretagna ha ricordato a Londra tutti gli animali caduti in battaglia con un memoriale (Animals in War Memorial Fund),
dedicato simbolicamente al Soldato n. 2709, un piccione viaggiatore
morto in servizio. "Animali nella Grande Guerra" è un documentario che
finalmente riconosce il ruolo determinante degli animali “italiani” nel conflitto bellico.
Un documentario per ricordare ed essere grati agli animali, che dopo il
passaggio nelle sale cinematografiche sarà trasmesso su RAI 1 il 24
maggio, in occasione dell’anniversario dell'entrata in guerra
dell'Italia, nel 1915.
Per contatti con la nostra redazione: animali@quotidiano.net
qui sotto il trailer con spiegazione dell'autore
sono curioso di vedere questa << (...) coabitazione forzata unita da un possibile destino di morte e di
sofferenze. Un racconto anticonvenzionale, quello proposto e diretto da
Quilici, che ricostruisce ricordi, storie, episodi di vita vissuta del
rapporto, dentro e fuori la trincea, tra uomini e animali, sullo sfondo
di uno dei uno tra i più tragici momenti della Storia, attraverso
lettere, diari e fotografie scattate dagli stessi combattenti, e
raccolte in un libro che Lucio Fabi ha ricavato dalle sue ricerche, “Il
bravo soldato mulo” (ed. MURSIA). Alcune scene del Docufilm sono state
girate nelle trincee che sovrastano Rovereto (all'imbocco della
Vallarsa) e in Valsugana (a Grigno).>> ( da http://www.youreporter.it/ ) .
Un documnentario in cui è presente ed evidente , secondo l'ottima recensione di http://www.mymovies.it/film/2015/animalinellagrandeguerra/<< ( .. . ) Oltre all'abnegazione di questi animali “reclutati”, più di metà dei quali non ha mai fatto ritorno dal fronte, il documentario di Quilici pone l’accento sul “rapporto profondo, intimo” fra loro e i soldati, un legame improntato alla mutua sopravvivenza in cui uomo e animale diventavano indispensabili l’uno all'altro. Perché queste creature docili e disponibili erano anche una “valvola di sfogo ai sentimenti”, oltre che preziosi alleati. Il racconto delle loro imprese passa attraverso le immagini dell’Istituto Luce – Cinecittà ma anche da numerose ricostruzioni filmiche e dalla lettura in voce fuori campo di lettere e diari dei combattenti, che contribuiscono a creare il ritratto di una guerra a metà fra il futuro tecnologico e l’eredità ottocentesca di un mondo rurale di cui gli animali erano parte integrante nella quotidianità. I conflitti più recenti li avrebbero sostituiti con mezzi moderni, lasciando così ancora più soli i militari asserragliati lungo la linea del fronte. >>
ti potrebbero tinteressare questi siti Certo pieni di retorica nazionalistica e patriottarda ma efficaci e veri in questo clima di confusione morale e politica
Approfitto del centenario ormnai prossimo del 24 maggio per rispondere ai nuovi e fugagi lettori \ lettrici che mi chiedono perchè non da violento festeggio e celbro la prima guerra mondiale . Ecco la risposta con questo video che soprattutto nel punto fra 10.00 \10.20 riassume anche se partendo da percorsi e retro terra culturali diversi il mio modo di pensare al passsato
Infatti io come molti di noi credo che << nessuno ama la guerra , ma questo tipo di storia ha unito il paese >> ( Umberto broccoli ) .
Infatti io come molti di noi credo che << nessuno ama la guerra , ma questo tipo di storia ha unito il paese >> ( Umberto broccoli http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Broccoli ) . Uno dei processi , che insieme ( ovviamente ciascunocon la sua diversità ) al fascismo , alla resistenza, , alla televione , boom economico , contribuirono all'unificazione culturale dell'italia , ciioè anche se in modo ancor oggi incompleto ( http://archivio.panorama.it/archivio/Questo-Paese-e-sempre-in-ritardo) .Infatti secondo molti storici l'unità nazionale fu completata con la prima guerra mondiale e nasce proprio sui fronti della grande Guerra . Dove cittadini di un paese da poco unificato cercano ( come dimostra anche il film appena uscit nelle sale soldato semplice ) provenienti dalle vari regioni imparano a parlarsi , cercano a capirsi , di riconoscersi come appartenenti ad uno stato unitario . Ma sopratutto perchè : 1 ) nel bene e nel male , questa è la nostra storia fatto di grandi avvenimenti e di persone . E se la grande storia è ormnai cristalizzata nei libri , non ci resta che recuperare per non dimenticare che eiste anche una storia / una menoria quotidiana , fatta di testimonianze dei nostri avi ( nonni , bisnonni , e prozii ) che l'hanno vissuta . 2) che la storia non siua solo nscritta dai vincintori ma anche dai vinti ., 3) che la storia è fatta dalla gente non soo da battagflie e medaglie .
Infatti io come molti di noi credo che << nessuno ama la guerra , ma questo tipo di storia ha unito il paese >> ( Umberto broccoli http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Broccoli ) . Uno dei processi , che insieme ( ovviamente ciascunocon la sua diversità ) al fascismo , alla resistenza, , alla televione , boom economico , contribuirono all'unificazione culturale dell'italia , ciioè anche se in modo ancor oggi incompleto ( vedere http://archivio.panorama.it/archivio/Questo-Paese-e-sempre-in-ritardo ) da punto di vista sociale .
Ora secondo molti storici l'unità nazionale fu completata con la prima guerra mondiale e nasce proprio sui fronti della grande Guerra . Dove cittadini di un paese da poco unificato cercano ( come dimostra anche il film appena uscit nelle sale soldato semplice ) provenienti dalle vari regioni imparano a parlarsi , cercano a capirsi , di riconoscersi come appartenenti ad uno stato unitario . Ma sopratutto perchè : 1 ) nel bene e nel male , questa è la nostra storia fatto di grandi avvenimenti e di persone . E se la grande storia è ormnai cristalizzata nei libri , non ci resta che recuperare per non dimenticare che eiste anche una storia / una menoria quotidiana , fatta di testimonianze dei nostri avi ( nonni , bisnonni , e prozii ) che l'hanno vissuta . 2) che la storia non siua solo nscritta dai vincintori ma anche dai vinti ., 3) che la storia è fatta dalla gente non soo da battagflie e medaglie .
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Oggi quel campo di morte che fu l’Europa “per un arciduca in meno”, come ironizzò l’Herald di New York, è silenzioso. Più o meno. La Grande guerra divorò una generazione di giovani uomini, dimezzò le capacità industriali di tante nazioni e, cento anni dopo, ben più di cento milioni di morti sono direttamente o indirettamente attribuibili a quella guerra: da lì sfociarono i totalitarismi e il mondo imboccò l’imbuto che lo condusse alla Seconda guerra mondiale. Quell’infernale carneficina avviò il suicidio dell’Europa, allora continente prospero e colto, e aprì le porte al secolo americano. Autodistruzione allo stato puro, su cui è il caso di ritornare con la memoria e di riflettere, cento anni dopo.(....)
Come si racconta alla generazione 2.0 una guerra di cento anni fa?
“Il rapporto con i giovani ha rappresentato la nostra maggiore preoccupazione. La Prima guerra mondiale è un fatto tragico sul piano degli effetti avuti in una Europa che stava attraversando un periodo di pace e di sviluppo. Il problema che si sono posti il Comitato che presiedo e la struttura di missione per la commemorazione del Centenario della Prima guerra mondiale, che opera presso la presidenza del Consiglio, è quello della conoscenza. I ragazzi delle scuole saranno sollecitati da una serie di iniziative preparate con gli insegnanti. Rai Storia trasmetterà un ciclo di film, facebook è diventata una piattaforma su cui reperire materiale indirizzato alla comprensione di questo dramma che sconvolse l’intera Europa, cioè il mondo, perché allora l’Europa era il pallino che teneva in mano lo sviluppo. Solo dopo i rapporti di forza sono cambiati”.
(...)
“La guerra ha accompagnato il cammino dell’umanità ma proprio a partire dalla Grande guerra, i passi avanti della tecnologia hanno portato alla più grande accelerazione del progresso tecnologico militare, con le conseguenze che conosciamo. Allora è determinante capire quanto è accaduto perché si rafforzi l’idea di fare tutto il possibile per evitare i conflitti e arrivare a soluzioni differenti. Per amare la pace, per inculcarla”.
(...)
Pareti di rocce che precipitano sulla pianura veneta: “le montagne raccontano” potrebbe essere l’incipit di una narrazione su questa guerra combattuta ad alta quota. Ma si è preferito non limitare il ricordo alle regioni coinvolte fisicamente, quelle del nord-est.
“Dall’Adriatico all’Adamello: la Grande guerra si combatté nelle regioni orientali, fino a parte della Lombardia, quella dell’Adamello, appunto. Abbiamo voluto evitare che il ricordo si limitasse alle zone coinvolte: certo, in quei luoghi la sensibilità è maggiore ma nelle trincee, in condizioni spaventose, si realizzò il primo momento della nostra unità nazionale. Allora l’unità aveva 53 anni, un battito di ciglia rispetto ai processi di sviluppo delle grandi nazioni europee”.
Quindi fu proprio questa guerra a completare il processo unitario, portando a compimento il sogno garibaldino?
“Tra quei monti si ritrovarono insieme il fante siciliano eabruzzese con l’alpino veneto, friulano, in una condizione di sofferenza inumana. Io credo che la Grande guerra per l’Italia sia stata l’ultima guerra del risorgimento per l’indipendenza. Nel nostro paese sono stati fondamentali i cambiamenti sociali, penso al ruolo delle donne nelle campagne e nelle fabbriche, un avanzamento che non si è mai più fermato. Con questa quarta guerra del risorgimento sono rientrate in Italia Trieste e il Trentino, grande passo verso la costruzione di una unità popolare. L’Italia rispetto ad altre nazioni come la Germania ha potuto contare su una forte tenuta interna”.
Una memoria della Grande guerra non può che essere, cosi almeno dovrebbe una memoria europea condivisa. Ma soprattutto, sembrerà banale ed ovvia ( ma certe volte l'ovvietà è meglio di niente e dell'oblio ) perchè una carneficina " anche se semplice " rispetto ala II guerra mondiale non debba mai più ripetersi . La memoria, qui concordo con questo articolo di http://www.ilsussidiario.net lontano anni luce dal mio pensiero di quegli eventi (obliterata a posteriori dall’imponenza della seconda guerra mondiale e dalla necessità di coprire la ferita imbarazzante di tale passato) sembra non provocare più molte domande: il passaggio quieto di questo anniversario, sia dunque non solo l’ambito circoscritto di un ricordo museale mitico o di un dialogo tra esperti, ma soprattutto l’inizio di un lavoro di lettura di quel passato -così simile al periodo di crisi di civiltà che stiamo attraversando- in dialogo con la nostra realtà in continuo cambiamento.
Finalmente sono riuscito a vedere , come già accennato qui nel blog , ho dovuto farlo in streaming , il bel film Torneranno i prati . Ora ne aprofitto cosi per chiariee perchè guardo ( non sempre ) i film in streaming o in rete .Ma soprattutto rispondere a chi vedere diuscussione presa da uno stato della mia bacheca di fb
sta guardando in streaming visto che al CinemaTeatro Giordo non lo hanno portato il film di Olmi torneranno i prati
non si è parlato abbastanza , forse perchè i media aspettano a maggio quando si celebra formalmente il centenario dell'entrata in guerra del nostro paese , del bel film di Ermanno Olmi “Torneranno i prati”. Eppure un maestro del cinema come lui ha dedicato alla tragedia della Grande guerra un film notevolissimo. Impegno, fatica, cultura, passione civile, mi pare poco riconosciuti. Con il film Olmi ha consegnato un messaggio angoscioso: è la stessa, ciclica bellezza della natura a nascondere gli orrori della storia umana ? o siamo noi a volerlo nascondere \ dimenticare ? Vediamo un umile soldato incrostato di fango, sepolto in una trincea, nell’attesa di una morte anonima. Ci sussurra nell’impasto terroso della sua voce di sepolto vivo questo frammento di verità. Voce di popolo. Forse l’ultimo del popolo contadino di Olmi. Non di plebe, anche post-moderna. Oggi il Carso è uno splendido altopiano di boschi, prati, doline, verde di roveri e ginepri, rosso di sfolgoranti sommacchi. Basta un velo di terra a confondere i segni di quelle che 'erano reticoli spasmodici di trincee, a mitigare l’infosso delle granate. Nell’immediato dopoguerra fu landa di grigiacalcina. La vita continua: ma << non però per dimenticare e >> come dice la bellissima email a repubblica del 29\12\014 di Luca Zorzenon ( lucazorzenon@alice.it) a cui mi sono ipirato per per il post d'oggi << di ripetere così gli orrori della sua Storia. >> . Chi lo ha detto un film sulla prima guerra mondiale debba per forza essere in quandrato o nella denuncia ( uominicongtro di di Rosi ) o nella retorica patriotica ( fango e gloria e la fiction di mediaset l'amore e la guerra ) Il film d'Olmi , forte e delicato insieme,straziato dal dolore sommesso e paziente
dei tanti che andarono, combatterono,qualche volta tornarono, altre no. o che morirono dopo la guerra per le malattie e le ferite riportate .
Infati nel film d'Olmi ho ritrovato molto delle lettere che uno zio da parte di padre fra quelli che tornarono ( la sua tragedia con la rassegnazione con la
quale si subisce un destino. Ho ritrovato gli stessi prati del Carso , vedendo le foto del viaggio ( che mio fratello fece anni fa ) in Normandia specie sulle coste e nei luoghi dello sbarco anglo americano avvenuto nel giugno del 1944.
vedendo le immagini del film èp come essere in quesi posti . In << un paesaggio di colline dolci e di leggeri declivi coperti d’erba, punteggiati di alberi, rallegrati dai trilli. Quegli avvallamenti settant’anni fa furono scavati dal micidiale bombardamento aero-navale che precedette le truppe. Sulle nostre Alpi alcune trincee sono state restaurate e si possono percorrere ( grazie anche agli appassionati come , ne ho parlato qui nel blog da qualche parte , del gruppo https://www.facebook.com/tapum14.18 ) in un andirivienisulle creste, paesaggi spettacolari. Una passeggiata piacevole in una bella giornata estiva col sole che punge la pelle. Il tempo ha cambiato il significato di quei profondi incassi dove centinaia di uomini sono vissuti nel gelo e nel fango, nel puzzo dei loro escrementi, spesso nel sangue. Come pidocchi nella cucitura d’una fodera, >> scrive Robert Musil. << Sul massiccio delle Tofane che domina Cortina si arriva oggi ciarlieri in funivia pregustando la gioia della discesa; nel suo diario un tenente degli alpini le chiama “le spaventose Tofane”. Il titolo del film ‘Torneranno i prati’,dà bene l’idea leopardiana d’una natura poderosa e indifferente alla sorte degli uomini, della memoria che svanisce,degli stessi errori destinati a ripetersi.
In attesa del film , uscito il 2 aprile , soldato semplice ( ne trovate qui il primo ) vi auguro buona visione