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08/05/17

I muretti a secco trentini ( ma non solo ) dovrebbero essere "patrimonio dell'umanità"




APPROFONDIMENTI

Paesaggio: nasce un Comitato provinciale di tutela27 giugno 2016
Coldiretti: un agricoltore di montagna su due lascia. Il ministro Olivero annuncia la legge delega7 luglio 2016
Villa Lagarina: dieci chilometri di muri a secco11 ottobre 2016
Muri a secco, nuova figura professionale specifica: 15 diplomati "costruttori esperti"21 febbraio 2017
https://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/del-paesaggio/muri-secco-tecniche-508/
https://it.wikipedia.org/wiki/Muro_a_secco
 in sardegna
http://www.sardegnautentica.it/murettiasecco
http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=602&v=9&s=17&c=4461&na=1&n=24&c1=muretto+a+secco&p=1&f=24
http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=19999&v=2&c=2478&t=7



I muretti a secco italiani sono candidati ad entrare tra i Beni essenziali dell'umanità Unesco nel 2019, in Trentino cresce l'attenzione all'argomento, un articolo di Giampaolo Visetti pubblicato  su repubblica   dì odierna   su ci porta alla scoperta di questa tecnica antica, e rispettosa dell'ambiente  

da  https://www.trentotoday.it/cronaca/  del  8  maggio  2017

Una tecnica antica, una conoscenza tramandata di padre in figlio, che non sta inn nessun libro. I muretti a secco italiani sono candidati ad essere riconosciuti tra i Beni essenziali dell'umanità dall'Unesco. La decisione sarà presa nel 2019, ma nel frattempo ci assiste ad un rinnovato interesse per queste particolarissime opere dell'ingegno umano, che modellano il paesaggio rurale creando un equilibrio perfetto con l'ambiente naturale, anche in Trentino.
Ad occuparsi del tema è il giornalista trentino Giampaolo Visetti inviato di Repubblica, con un interessante articolo pubblicato oggi sulle pagine onlline del quotidiano, nel quale si approfondisce il "caso di studio" della Valle di Cembra, in una terra, come il Trentino, in cui per la prima volta quella del costruttore di muretti a secco è diventata una professione riconosciuta, con il titolo di "maestro" rilasciato dall'Enaip, l'istituto professionale provinciale, che ha già consegnato il diploma a 18 artigiani specializzati.
Come  dice   la  chiusa  dell'articolo  di trentotoday  "I sassi sono come gli uomini, tutti possono essere buoni, basta saperli vedere: te lo dicono loso in quale posto devono stare" spiega Carmelo Brugnara, 71 anni, viticoltore cembrano, intervistato da Visetti. Il 24 e 25 giugno nella valle di Terragnolo si terrà un intero festival dedicato all'argomento, promosso dall'Accademia della Montagna del Trentino, in attesa della visita degli ispettori Unesco ai muretti a secco italiani, compresi quelli trentini.
Infatti   si  può leggere  nell' articolo su Repubblica.it,  che    per  sicurezza  riporto  intero  sotto











I ragazzi del muretto a secco: "Quei sassi sono opere d'arte"

La costruzione di un muretto a secco in Trentino


La candidatura lanciata da vari Paesi per tutelare una tecnica antica. E in Italia è boom di richieste per iscriversi ai corsi dove si insegna come salvarli: si creano posti di lavoro per muratori di alto livello

dal nostro inviato
GIAMPAOLO VISETTI



VAL DI CEMBRA - "I sassi sono come gli uomini. Tutti possono essere buoni. Basta saperli vedere: allora te lo dicono loro in quale posto devono stare". Carmelo Brugnara ha 71 anni e fa vino a "Maso Spedenàl", in val di Cembra. Da quasi sei decenni costruisce muri a secco per evitare che le vigne, aggrappate alla montagna trentina, vengano giù. Ha cominciato a tenere su il mondo da bambino perché è nato in un luogo "dove c'è sempre stato niente di tutto". "Per mangiare - dice - devi prima fare pulizia. Togli i sassi dalla terra e li metti in ordine per non perderla. La posizione delle cose: è questa, da sempre, che decide chi ce la fa e chi no". Non ha mai aperto un libro ma ha ascoltato molto suo padre, che prima guardava il suo. Così è andato a occhio e solo oggi si rende conto di aver costruito decine di chilometri di muri a secco, disegnando uno dei paesaggi rurali più straordinari del pianeta. È un'anonima ma irripetibile opera d'arte, cruciale sia per il paesaggio che per l'economia delle Alpi.
Non è un reperto da museo. I muretti costruiti con i sassi, dal Giappone alla Gran Bretagna, dall'Himalaya alle Ande, dopo i decenni dell'abbandono rivivono un'insperata stagione di consapevolezza collettiva. "All'improvviso - dice il regista Michele Trentini, che sabato prossimo presenterà il documentario "Uomini e pietre" - anche i ragazzi capiscono che la bellezza conta. Anzi: che è decisiva per il destino di ogni comunità". Cipro, Grecia, Italia, Francia, Svizzera e Spagna a fine aprile hanno candidato la "tecnica dei muretti a secco in agricoltura" a patrimonio immateriale dell'umanità tutelato dall'Unesco. Il sì italiano è teso a salvare i terrazzamenti e le millenarie barriere di divisione che segnano il profilo naturale del Paese: in Liguria e nel Salento, lungo la costiera di Amalfi e sull'Etna, a Pantelleria e in Toscana, su tutto l'arco alpino e nel cuore dell'Appennino. Questo tesoro sembrava consegnato alla rovina e alla nostalgia. Contadini, architetti, imprenditori, scienziati e promotori del turismo, lo rilanciano in tutto il mondo quale modello avanzato di uno sviluppo nuovo, capace di generare lavoro e ricchezza senza consumare la natura. La commissione Unesco visiterà i muretti a secco italiani fino all'anno prossimo, la decisione di accoglierli tra i beni essenziali della civiltà è fissata per il 2019.
"È un passaggio decisivo - dice il geografo Mauro Varotto, docente all'Università di Padova e anima italiana dell'Alleanza internazionale per i paesaggi terrazzati - che può garantire le risorse pubbliche per conservare l'eroica spina dorsale che unisce i popoli con una storia di miseria e di fatica". In Italia risultano censiti 170mila chilometri di muri a secco, quelli stimati sono oltre 300mila. Gli ettari di campi terrazzati sono altrettanti. La Grande Muraglia cinese, quasi totalmente ricostruita, è lunga 8mila chilometri. Il valore delle pietre accumulate e incastrate nei secoli per permettere agli uomini di coltivare la terra e di allevare gli animali, ossia di vivere, non sfugge più a nessuno. Esperti e appassionati di tutti i continenti ne hanno discusso in Cina, in Perù e in Italia, tra Padova e Venezia: il prossimo convegno internazionale dei paesaggi terrazzati si terrà nelle isole Canarie. Il problema è comune: evitare che una sapienza antica, trasmessa oralmente, muoia assieme ai suoi ultimi custodi. "Costruire un muro a secco - dice il progettista rurale Massimo Stoffella - è come generare una persona. Nasce qualcosa di vivo, per esistere gli occorre un'etica: può essere bello, ma se non ha sostanza prima o poi crolla. Durare impone equilibrio e per questo conta quello che c'è dietro: servono tutte le virtù, ma è il difetto a connotarlo nel tempo". A Terragnolo, ai piedi dell'altopiano di Asiago, il 24 giugno si terrà il primo Festival internazionale "Sassi e non solo". Sette squadre di sfideranno nella costruzione del muro a secco perfetto, donato poi ai contadini della Vallarsa. La competizione rivela il boom che sconvolge una missione edilizia che l'urbanizzazione, assieme alla civiltà industriale e al progresso tecnologico, sembravano aver emarginato. Migliaia di giovani, donne comprese, si innamorano dei muretti naturali in pietra, alzati senza malte e senza cemento, e chiedono di imparare a restaurarli. Nel resto d'Europa il titolo di "maestro di muri e pavimenti in pietra" è già riconosciuto. In Italia la prima scuola è stata aperta presso l'Enaip di Villazzano, in Trentino, e dopo due anni di corsi ha appena diplomato i primi 18 artigiani specializzati. L'iniziativa è dell'Accademia della Montagna e intercetta una crescente domanda di professionalità. "La crisi - dice la direttrice Iva Berasi - rivela opportunità salutari. Impone il recupero di un'agricoltura più sostenibile e di una vita più semplice. I muretti a secco ne diventano il simbolo. Rimarginano le ferite dell'abbandono e confermano il valore economico della bellezza.
Un Paese come l'Italia, fragile e fondato sulla qualità dell'arte e del cibo, si salva cominciando a rimettere in piedi i sassi che da sempre tengono tutto insieme". Centinaia, da tutte le regioni, le domande di giovani che vogliono frequentare la scuola trentina della pietra a secco, sette i corsi di secondo livello pronti a partire. Per le imprese edili offrire una competenza certificata significa allargare il mercato. Si creano posti di lavoro per muratori di alto livello e nemmeno alla nuova generazione dei contadini sfuggono le opportunità commerciali: uno ha chiamato "707" il suo vino di punta, per ricordare ai consumatori i chilometri di muri a secco che sostengono le sue colline, garanzia di rispetto e di passione. "La leva di un boom mondiale - dice il naturalista padovano Antonio Sarzo - è proprio l'emozione. Tra le pietre vivono animali e piante, filtra l'acqua. Le persone sentono di non pesare sulla terra, anzi di poterla aiutare con le loro mani. Lavorare o riposare in armonia con la natura è la sola strada verso un futuro buono". Per questo Carmelo Brugnara sogna di trasmettere al figlio barista il segreto per "tirare coi sassi un muretto che dura".Tra le
vigne di Ceola non pensa ai muri spinati che i leader globali vogliono alzare come monumenti alla paura che giustifica il loro potere. Quelli poi crollano. "Io sono un piccolo - dice - penso solo a pulire e a tenere su il posto in cui sto per accogliere tutti. Altrimenti resta da fare".


Quindi  viene  smentito   un luogo  comune   che  tale  tecnica   si   trovi solo  nel  sud  d'italia  .
Ho accennato    dai link   che  anche noi sardi  ne  abbiamo un esempio

  da   http://www.sardegnautentica.it/murettiasecco


muretti a secco caratterizzano il paesaggio rurale della Sardegna. Il fine del muro è la divisione in poderi; il paesaggio, così organizzato, è segnato dalla rete dei percorsi  camminus e andalas e dall'alternanza delle colture. Questa divisione nasce dall'applicazione di un sistema di regole le cui radici affondano nella Carta de Logu di epoca giudicale, le quali, pur essendosi evolute nel corso dei secoli, sono state osservate fino agli anni cinquanta del Novecento. Il metodo costruttivo in pietra a secco, assolve la doppia valenza di liberare le terre dalla presenza di pietre, rendendolo più adatto alle coltivazioni, e al sostegno della terra in prossimità di alberi e/o dei confini; si caratterizza storicamente per il metodo dell’autocostruzione, l’impiego di materiali lapidei di piccole dimensioni estratti in situ, la lavorazione minima dei materiali e la loro posa in opera senza leganti e connessioni. Il muro, essendo in pietra a secco, assume grande importanza in quanto, permettendo il drenaggio dell’acqua, mitiga lo spostamento della terra e ne determina l’assestamento.
La chiudenda realizzata con questo metodo costruttivo, si integra nell’habitat di specie animali e vegetali consolidatisi. Diventa al contempo una recinzione di pregio che qualifica ogni tratto della proprietà che cinge. Un lavoro di attenzione e di precisione che segue alla raccolta delle pietre dal fondo. Le pietre selezionate, vengono lavorate con la martellina e allineate secondo quanto disposto con una piccola fondazione. Il muro può variare nelle dimensioni per adattarsi alle esigenze particolari del fondo in cui insiste.

ancora presente in tutta  l'isola   come dice  uno dei pochi  artigiani  che ancora    li realizza  con le  vecchie tecniche  . Antica arte    che   nella  maggior  parte  dei casi   tale tecnica  è  snaturata  perchè le riparazioni  (  è una struttura  che  ha  bisogno di manutenzione  ) , nelle  fazioni  \ sobborghi  di paesi  soni   state modernizzate  .e le  nuove  costruzioni 

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06/05/16

Ciao, sono un autistico ad alto funzionamento. Faccio belle foto. E questa è la mia mente

carlos_in evidenza



Carlos ci ha scritto, giorni fa, che avrebbe voluto raccontarci la sua vita. Una vita “aspie”, perché Carlos è – e si definisce – “un autistico ad alto funzionamento. Ha 23 anni e abita in provincia di Biella. In poche righe di presentazione, ci ha fatto capire che valeva la pena dargli la parola.
La mia giornata è come un cielo azzurro che poi improvvisamente si riempie di nuvole scure. Mi viene l’ansia e tutto diventa difficile e mi agito. Mi preoccupo se cambiano orario del film che voglio registrare se non mi ascoltano fino in fondo se mi parlano velocemente se non mi lasciano scegliere da libero e da adulto.
E che fosse giusto, ma soprattutto interessante, esaudire il suo desiderio:
Voglio parlare della mia vita di ragazzo autistico ad alto funzionamento. Mi piacerebbe fare conoscere la mia esperienza per aiutare i ragazzi come me. La mia amica Nicole Orlando è andata in tanti programmi per parlare di lei anch’io voglio farmi conoscere sono preoccupato non riesco a farlo.
carlos fotografo
Carlos fotografo


Così lo abbiamo contattato, gli abbiamo promesso lo spazio che chiedeva per le sue parole e per le sue immagini. Immagini, sì, perché Carlos è un bravo fotografo.
Ho trovato un grande aiuto nella fotografia. Facevo foto alle medie ora sto studiando con un fotografo professionale da tre anni  ho fatto già due mostre personali. Con la fotografia posso esprimere le mie sensazioni con le parole è difficile.
E ora eccoci a mantenere la promessa. E’ un articolo lungo, ma quasi certamente arriverete fino in fondo e leggerete tutto d’un fiato questo racconto, che pubblichiamo così come lo abbiamo ricevuto, perché possa essere un’immersione tridimensionale nella mente “ad alto funzionamento” di Carlos e di quelli come lui.

carlos e mamma
Carlos con la mamma


Inizio a  raccontare  la mia storia  da quando mi ricordo. Quando andavo alla materna avevo già l’ insegnante di sostegno che mi insegnava a lavorare. C’era un giardino mi piaceva tanto giocare li’ con la bici ma non pedalavo. A casa avevo una jeep verdone a pedali ma usavo i piedi. Era difficile pedalare. Ho imparato a pedalare alle elementari.  Ho fatto 4 anni di materna. Il mio nonno mi portava a Lessona a fare logopedia. Quando c’è stata la prima visita dal dentista la mia logopedista ha usato una papera di peluches e abbiamo giocato al dentista così non ho avuto paura.

I miei piedi mi servono per conoscere luoghi lontani e per conoscere le persone per diventare adulto per superare le difficotà dell'autismo come parlare e gestire anzia
“I miei piedi mi servono per conoscere luoghi lontani e per conoscere le persone per diventare
adulto per superare le difficotà dell’autismo come parlare e gestire ansia”


Alle elementari  ho avute insegnati molto gentili e simpatiche. I miei compagni mi aiutavano soprattutto Martina che metteva tutte le mie cose nello zaino quando suonava il campanello. Io stavo li’ a guardare perché ci avrei messo troppo tempo. Non mi piace fare le cose di fretta. Durante l’estate andavo al centro estivo il mese di luglio. Facevo le gite ogni venerdì’ anche lontano come a Gardaland. Non mi piacevano i giochi da fare con gli altri. Preferivo stare tranquillo a guardare e ascoltare la musica. Chiedevo sempre musica da copiare agli educatori.
Alle medie ho avuto due insegnati di sostegno molto carine e brave. Mi aiutavano quando avevo difficoltà a stare con gli altri e quando facevo i dispetti. Potevo sentire la musica nell’intervallo e come premio quando finivo un compito e stavo attento. Qualche volta facevo il furbetto e non rispettavo le regole. Le insegnanti mi sequestravano il lettore cd. Io mi arrabbiavo e facevo dispetti anche gravi, come buttare tanti rotoli di carta igienica nel water e scrivere sui muri. C’erano le riunioni per parlare di questo e aiutarmi. Ho iniziato ad andare a cavallo.

non riesco a parlar ee socializzare facilmente
“Non riesco a parlare e socializzare facilmente”


Anche alle superiori facevo il furbetto e portavo cd di nascosto. Al primo anno ho avuto un’ insegnate di sostegno simpatica che mi faceva lavorare bene. Al secondo anno è arrivato un professore con la testa tra le nuvole che non mi faceva fare niente. Era sovente via e io stavo in classe con grande difficoltà. A volte la mamma preferiva che uscissi prima cosi’ poi ero piu’ tranquillo. La mamma si è arrabbiata tantissimo ha litigato con il Preside e cosi’ il professore alla fine non è piu’ venuto. Io non volevo piu’ andare a scuola ero sempre ansioso. Mi spiegava le cose in modo difficile a casa la mamma me le spiegava facili. Una volta non sono sceso alla fermata giusta perché il professore si è dimenticato di avvisare l’autista nuovo. La mamma si è preoccupata molto. Io sono  sceso alla fermata dopo le ho mandato un messaggio e cosi’ mi è venuta a prendere. La mamma si è arrabbiata molto con il preside.
Al terzo anno ho avuto una insegnate molto brava che mi spiegava le cose in modo semplice. Abbiamo studiato tanti argomenti interessanti. Al quarto e quinto anno ho avuto lo stesso insegnate molto simpatico e bravissimo. Con lui ho imparato tante cose. Facevano anche laboratorio e educazione fisica. Per Natale per il compleanno e per la fine della scuola andavamo a comprare il mio regalo. Mi aiutava a organizzare la festa di compleanno in classe.
Nelle superiori la mamma e tutte le figure che mi seguivano hanno sempre parlato con me per decidere le materie da studiare  quelle che mi piacevano e che mi erano utili : geografia, storia, arte, italiano, inglese, matematica per sapere comprare nei negozi e scienze. Dal terzo anno la mamma è riuscita a farmi avere un’educatrice tutta per me. Con lei ho fatto fotografia, nuoto,autonomia personale. Ho imparato a fare la spesa in modo autonomo. Andavamo in biblioteca. Mi veniva a prendere a casa. Stavamo tanto fuori e poco in classe. Parlavamo tantissimo. Era dolce e tanto bella. Ogni tanto veniva a cena da noi con l’insegnante del terzo anno.
C’era anche l’educatrice di territorio che mi ha insegnato a prendere il pulman al ritorno da scuola e a fare la spesa nei supermercati a cucinare. Al pomeriggio c’era a casa la mamma. Mi portava a autonomia dove trovavo i mie amici. Andavamo in maneggio, a nuoto, in giro insieme a fare tante cose interessanti e a parlare.
Nel 2010 ho iniziato un percorso sulla sessualità con una sessuologa molto brava e gentile. Con lei parlavo di alcune cose segrete e facevamo il quaderno con immagini. Sono andato da lei per 3 anni.
A ottobre 2012 la mamma mi ha iscritto ad un percorso alla Casa Autismo che faccio ancora adesso. Qui ho trovato amici con cui sono andato in giro. Da due anni faccio un percorso da solo con una educatrice psicologa della Casa Autismo. Mi aiuta a gestire l’ansia e a socializzare. La mamma  lavora solo al mattino cosi’ abbiamo tanto tempo per stare insieme e parlare. Al giovedi’ lei è a casa e studiamo come a scuola le materie che mi piacciono.

                              La mia settimana

Al lunedi’ tolgo la polvere nella mia camera. Al martedi’ in salotto e nelle camere. Alcune volta vado nei negozi a comprare oppure in Comune. Mi manda la mamma perché impari a comprare e a parlare. Al pomeriggio vado dal mio fotografo. Mercoledì prendo il pulman e vado a Biella. Mi aspetta la mia istruttrice di nuoto e equitazione. Andiamo in piscina poi a pranzo a casa sua e poi in maneggio. Qui monto e poi aiuto con gli altri ragazzi che hanno difficoltà.Faccio equitazione tanto anche in un maneggio a Varese. Al giovedi’ sono con la mamma e facciamo tante cose. Al venerdi’ vado a Casa autismo e poi sto con il mio fotografo.  Al pomeriggio vado anche a trovare la mia nonnina. Lei e il nonno sono state figure importanti perché stavano con me tanto e mi coccolavano tantissimo. Al venerdi’ vado dal papy e torno sabato alle 18. Ogni tanto con lui mi annoio perché non facciamo niente e rimaniamo a casa cosi’ io ascolto sempre musica.
Dopo torno a casa ansioso e certe volte allora ho dei gesti di violenza con la mamma. Le do’ i pizzicotti o la spingo. Dopo bisogna parlare di questo e trovare una soluzione alla mia ansia. Il cuoco e la mamma mi parlano.

                                   La mia famiglia

Io, il cuoco Giancarlo (lavora in banca), la mamma Alexandra, i mie gattini Chia (10 anni)ly e Oscar (1 anno) chiamato scavatore curiosone. Facciamo cene e aperitivi con i nostri amici che mi coccolano e scherzano tanto con me. Con il cuoco vado in bici e a correre per diventare magro. 
Le cose che chiedo sempre in giro: musica e le foto con le ragazze.
L
a mia famiglia mi spiega che le foto sono cose personali  non si possono chiedere a chiunque. Bisogna conoscere un po’la persona. Quando vado in vacanza aspetto qualche giorno per chiedere le foto. La mamma dice sempre che ho il diritto di chiedere ma gli altri hanno il diritto di dire di no, aspetta, non adesso ecc.
Le cose che mi piacciono: viaggiare, fotografare, equitazione, ascoltare la musica, masterizzare film e mangiare cibi particolari. Con la mia mamma e poi anche con il cuoco ho fatto tantissimi viaggi bellissimi. Quando parto per un viaggio mi sento tranquillo e felice.

Le cose che mi danno ansia

Il telegiornale, gli incidenti, la violenza,  quando non posso chiedere  la musica,  quando non posso fare le foto, quando non posso registrare il film, quando mi mettono fretta, quando non mi lasciano decidere da adulto, quando urlano forte, quando c’è tanto rumore, certi gesti,  quando mi danno le multe, le regole, quando mi trattano da bambino, la tv cubica, certi oggetti nei locali o nelle case delle persone. Quando vado a mangiare da qualcuno alcune volte devo trovarmi uno spazio dove mangiare da solo. Quando siamo in giro per il mondo questo non mi succede. Non ho mai paura nei locali. La confusione mi da’ meno fastidio.

 

 





                                    L’omino senza sedia

C’e’ quando mi viene l’ansia. Nella mia testolina arrivano tante idee e preoccupazioni. Per me e’ difficile gestirle.  C’è quell’omino senza sedia che non sa dove sedersi e quindi rimane agitato. Quando penso a questo mi sembra piu’ facile gestire la mia ansia perche’ mi fa ridere l’omino. L’ho trovato con la mamma.
Quando sono agitato chiedo tante cose tutte insieme. Non riesco  aspettare la risposta  chiedo subito altre cose. Con la mamma abbiamo inventato la frase: un cassetto per volta, cosi’ so che devo aspettare. Queste frasi buffe mi aiutano.
Sono molto allegro e mi piace scherzare. Quando sono tanto felice dico sono contentA, quando invece devo accettare le cose dico sono contentO.
Nel 2013 ho provato a fare un lavoro con il corso di autonomia era difficile e c’era troppa gente. Dovevo costruire degli oggetti. Mi sentivo nervoso e cosi’ facevo i dispetti. La mamma e ‘ l’ educatrice hanno detto che era troppo presto per me.
Mi piacerebbe fare il fotografo come lavoro perché è un lavoro calmo posso pensare con tranquillità senza fretta. Mi piacerebbe un giorno incontrare un altro fotografo famoso che mi insegna. Mi piacerebbe studiare fotografia all’estero. Mi piacerebbe vivere all’estero perché si conoscono tante persone.
Avrei bisogno di conoscere altri ragazzi della mia eta’ con i miei interessi che sanno parlare piu’ di me cosi’ mi aiuterebbero a socializzare per fare vacanze insieme e mi piacerebbe che ci fossero anche delle ragazze. Nel mio gruppo i ragazzi non hanno i miei interessi parlano poco e ci sono poche ragazze. Sono contento si essere su Facebook cosi’ mi possono conoscere tante persone e vedere le mie foto. Mi piacerebbe diventare famoso andare in televisione per parlare delle cose che so fare e spiegare come si sentono le persone autistiche
Il mio comune Valdengo è speciale.  Ha fatto tanto per me. Ha ospitato le due mostre e ha fatto il calendario da dare a tutte le famiglie con le mie fotografie. Il sindaco Pella mi ha premiato per le medaglie che ho vinto per nuoto per equitazione e per le foto. Quando vado in giro per il mio comune mi sento tranquillo e protetto. Questo è bello e voglio dirlo in televisione, le persone devono saperlo. Per i ragazzi come me è importante uscire e essere sicuri.

                     Anch’io ho i miei sogni

il treeno attraversa un fiume di fiorio 

 Ho fatto un bellissimo dvd per la mia seconda mostra dove spiego cos’è l’autismo. Ho usato parole semplici e bella musica. Ho già messo un video su Facebook,  me lo hanno tolto perché c’era la musica e  mi sono arrabbiato tanto. Su youtube ci sono tanti video con musica. Vorrei mettere anche il mio.
Carlos ci ha dato il permesso di pubblicare le sue fotografie e lo facciamo volentieri: ne abbiamo scelte alcune e le abbiamo disseminate lungo la pagina. altre le abbiamo raccolte nella gallery che vi proponiamo qui sotto. Tante ne troverete sul profilo dedicato di “Carlos Gianesini fotografo“. Grazie di cuore a Carlos per averci fatto esplorare la sua mente.

05/01/16

chi lo dice che i vip siano tutti\e spocchiosi ed antipatici si sbaglia la storia di Keneau Reeves

chi lo dice  che  i  vip    siano tutti\e  spocchiosi   ed antipatici  si sbaglia . E' vero che  una rodine  non fa  primavera  , ma  è vero che allo  stesso tempo quando  qualcuno\a  non lo è  non fa notizia .  Come  la  storia di Keanu Reeves   



Notizia   e  foto  prese  da http://www.blog-news.it/ più  precisamente  dal  profilo di  notiziesecche.it 


S
icuramente lo ricorderete per il suo ruolo da protagonista in vari film, tra cui  : l'avvocato del diavolo, .Matrix., Constantin, ma quello che non sapete su di lui, è che oltre ad essere un bravissimo attore di fama mondiale .Keanu Reeves., ha una storia con un passato molto triste, ma nonostante ciò rimane uno degli attori più .umili.e .umani.che ci siano al mondo.. All'età di tre anni, venne abbandonato dal padre.Ha frequentato quattro diverse scuole superiori e ha lottato con la dislessia, facendo diventare la sua formazione molto impegnativa. Alla fine ha lasciato il liceo senza diplomarsi. All'età di 23 anni, il suo più caro amico River Phoenix è morto di overdose.Nel 1998 Keanu Reeves ha incontrato Jennifer Syme . I due si innamorarono subito e nel 1999,
incidente stradale.Ai tempi in cui girò il film Matrix, la sorella di Keanu Reeves era malata di leucemia e lui decise di donare in beneficenza circa il 70% del suo guadagno a vari ospedali, per la ricerca della prevenzione contro la leucemia.

Si stima che la triologia dei vari film Matrix, abbia fruttato all';attore circa 185 milioni di dollari.
Durante le riprese del film The lake houseKeanu Reeves, sentì una conversazione di una costumista in lacrime parlare con un amica, piangeva perché avrebbe perso la casa se non pagava 20.000 dollari per il mutuo.Lo stesso giorno  Keanu Reeves, fece un versamento sul conto della donna, saldando il debito.
Keanu Reeves è una delle poche star a vivere in un modesto appartamento, non ha guardie del corpo, viaggia ancora in metropolitana.
Nel 2010 alcune sue foto hanno fatto il giro del mondo. Per il suo compleanno, Keanu Reeves entrò in una pasticceria e si è comprò una brioche con una sola candela sopra mangiandola insieme ai presenti e offrendo anche un caffè alle persone che si fermavano a parlare con lui.Un gesto che raramente vedrete fare ad altre star di Hoolywood. La maggior parte di loro quando amano stare sotto i riflettori e vantarsi dei loro atti di beneficenza, Keanu Reeves non ha mai dichiarato di fare beneficenza semplicemente perché va contro i suoi principi morali.
Keanu Reeves, ne ha passati di momenti difficili e ha sofferto per un certo periodo della sua vita di depressione.Ecco cosa ha dichiarato ad una intervista qualche anno fa.
”Non posso far parte di un mondo in cui i mariti fanno vestire le mogli come delle donne facili, facendo mettere in mostra cose che dovrebbe apprezzare solo lui.

U mondo in cui non esiste il concetto  di onore e dignità e puoi fidarti delle persone solamente quando dicono ”Prometto!”.Un mondo in cui le donne non vogliono avere bambini e gli uomini non vogliono avere una famiglia. Un mondo in cui degli idioti si considerano uomini di successo perché guidano un auto costosa che appartiene al padre.Un mondo in cui gli uomini credono in Dio solamente quando fa comodo a loro.Un mondo in cui le persone sperperano i soldi per riparare la macchina al primo difetto sulla carrozzeria, senza risparmiare, sono così patetici che solo la loro macchina che vale tanto può nascondere la loro realtà.Un mondo in cui i giovani spendono i soldi dei genitori in discoteche, facendo i fighi con una bottiglia di alcool costosa, il brutto è che le ragazzo si innamorano di questi stupidi.Un mondo in cui se fai una scelta diversa da quella che la società considera ”giusta” sei automaticamente uno sfigato.”
E' sempre bello sapere che nel mondo esistano ancora persone con dei valori, nonostante abbiano un passato non facile, persone a cui di certo i soldi non mancano, ma nonostante questo abbiano ancora dei valori che si stanno perdendo, valori come   umiltà ed  umanità  



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02/09/15

MOHAMED, CHE NON CAMMINAVA SULLE ACQUE © Daniela Tuscano


Mohamed non camminava sulle acque
per via della sua tumida testa.
Mohamed non camminava sulle acque
e non separava i flutti
perché non era Isa né Mousa,
non era profeta né inviato,
non era Dio e miracoli
non ne faceva.
Mohamed non si chiamava nemmeno Mohamed,
aveva forse quattr'anni, quel momento
breve ed esausto,
ricolmo di gioia
in cui non hai religione, ma solo
te stesso:
la tua carne fragrante e compatta,
docile allo sguardo
dove nessuno a nome tuo
parla all'Eterno
e per questo sei dorato
ma, se ti prende
quel Dio dal troppo cuore
sa esser così, violento,
circolare e crudele.
Mohamed non camminava sulle acque
e, se vuoi illuderti, ora ascende al cielo;
ma qui era piovuto,
qui doveva fiorire.

29/08/15

dylan-dog- n 348-la mano-sbagliata la fase di rinnovamento entra nel vivo ? e si passa dalla demolizione alla ricostruzione su macerie ?


ti potrebero interessare ( ovviamente   da saltae  per  chi odia  lo SPOILER )






erano anni che non leggevo un Dylan Dog cosi vecchia maniera . Per giunta ho seguito il consiglio dell'introduzione di Recchioni l'ho riletto con questa musica in sottofondo



mi sa che stanotte dovrò prendere un pitale di camomilla per dormire . Sarebbe bello far scrivere una storia a due mani fra Barbara Baraldi / Paola Barbato o meglio con Mauro Uzzeo , lo stesso Gigi Simeoni , Werther Dell'Edera, Luca Genovese
Dipinti e realtà: a dividerli, solo il sottile velo della Morte!. Bellissimo, da tempo una storia di DD non mi coinvolgeva così. Le tavole sono stupende, come elegantissime le citazioni architettoniche al cinema di Dario Argento (la facciata in stile liberty del palazzo dove vive Anita, il lucernario all'interno del medesimo edificio); la sceneggiatura è solida ed evocativa, si sente la mano di una scrittrice di razza (il contributo della Baraldi alla serie è paragonabile a quello della giallista scozzese Denise Mina per la testata Hellblazer) e non vedo l'ora di leggere la sua prossima sceneggiatura dylaniata!" Concordo con quanto dice : http://www.badcomics.it/<< Il racconto è avvincente, intrigante e trasmette l’eleganza tipica di una penna femminile, ma grazie al supporto grafico di un superbo Nicola Mari, riversa tutta la sensualità, il raccapriccio e la morbosità della vicenda narrata."(....  continua  qui  ) . 
Questo commento  di     Antonella Annesi
sull pagina fb della Baraldi Mi  ha  tolto le  parole  di  bocca  : << Ho trovato “La mano sbagliata” un meraviglioso racconto introspettivo, sensibile e sensuale, accompagnato dall’ immancabile senso dell’ horror e dalle ambientazioni tipicamente baraldiane.Mi è piaciuto tantissimo.Ti faccio i miei più sinceri complimenti.Non sono una lettrice di Dylan Dog, ma tu sei meravigliosa e credo che la serie regolare abbia acquistato una grande sceneggiatrice.La tua penna è inconfondibile, la riconoscerei ad occhi chiusi ormai.Spero di non attendere troppo per leggere di nuovo un “tuo” numero di Dylan. Tua affezionata lettrice >>
Ha  avuto  miracolo ottime recensioni  ( di solito   sono  tiepide  o i fans  più pignoli ed puristi che alla  fine stancano     tanto sono pedanti e noiosi  ,  ovviamente senza generalizzare  ,   incontentabili  ed   poco inclini al cambiamento   lo fanno a pezzi  ) sulla pagina  fb  ufficiale 


Daniele Ramella Stupendo! Devo rileggerlo altre due-tre volte, ma così sui due piedi Barbara Baraldi arriva di botto in testa alla mia classifica del nuovo corso (e molto in alto nella classifica generale di Dyd dal 1986 ad oggi), battendo "E cenere tornerai" di Paola Barbato, che per il momento era in testa.

Miguel Luisez Un numero molto avvincente ed inquietante! Forse il finale lo avrei costruito un po' meglio, seminando qualche indizio che poteva aiutare ad ipotizzare l'identità dell'assassino. Detto questo, storia di alta qualità, complimenti


Antonio Luelli Finalmente! Dopo gli ultimi noiosi numeri mi sono gustato un albo di Dylan come Dio ( o il Diavolo...) comanda. I riferimenti al periodo d'oro di Dario Argento non potevano che rendere la storia avvincente ed appassionante. Bellissimi anche i disegni. Così mi piacete! 

Ottimi   i disegni  Nicola Mari non ha certo bisogno di presentazioni, quindi   riporto a  sinistra   una sua tavola tratta dalla storia  
Unico neo , ma secondo  stavolta  irrilevante  ai fini della  storia e poco toglie  a al   svolgersi   ( anche se ne sento anch'io ho un po' di nostalgia delle cose non spiegate dei finali aperti ed irrazionali non spiegati . Ma rendere avvincente , quando accade m il come ci s'arriva mi emoziona uguale e lo fa passare come in questa storia in secondo piano ) in questione è  quello segnalato sempre  sulla pagina  fb uffiuciale    da  Simone Efosi  << Allora, a me la storia è piaciuta e i disegni di Mari in questo numero sono davvero perfetti... l'unica critica che mi sento in dovere di fare è che è un po' troppo "palese" l'identità dell'assassino... cioè, l'ho capito a pagina 40... per il resto ottimo lavoro, comunque..>>
Non so che altro dire  di  questa  opera  prima  su  Dylan Dog   della  Baraldi    se  non   che  è riuscita  con  maestria  a  fare  una storia che parla di passione, di amore, di morte, i grandi temi dylaniani, ma anche di diversità: l'amore diverso, l'amore PER il diverso. La disabilità come oggetto di sessualità, di amore carnale, al di là della trita e ritrita compassione sociale e del conformismo. La disabilità come passione che brucia, come desiderio e rabbia, ma anche come creatività... .  E   , scusate    se mi auto  elogio 


Giuseppe Scano
29 agosto alle ore 16:49

ottima la tua storia sull'ultimo n di dylan dog se riuscita a fondere romanticismo e noir senza cadere nel feuilleton . continua cosi
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Piace a Barbara Baraldi.


Barbara Baraldi
Grazie! Ho cercato proprio di scrivere una storia che riprendesse le atmosfere dei vecchi noir: dark lady, storie torbide e il protagonista che rimane invischiato suo malgrado nella vicenda...
Mi piace · Rispondi · 29 agosto alle ore 16:56

Quindi  buona lettura  o rilettura ( specialmente per  i nuovi  lettori\trici ) vista la complessità  psicologica   della vicenda  .  Concludo con un suggerimento perr  tutti i  lettori\  trici , tiepidi e sconsolati come  Elia Munaò : <<  Secondo me non era neanche male gli abbandonati. Un numero non spettacolare ne esaltante ma neanche così scadente come è stato detto. Lo definirei come uno dei tanti classici riempitivi di basso profilo che ci sono sempre stati, da trent'anni a questa parte. >> e  quelli  stroncatori a   cui non va  mai bene  niente  e  trovano il clkassico pelo nell'uovo  vedi queto scambio d'opnioni 

Mirco Bob Non mi è piaciuta perche era scontato il finale, scontato l assassino, di "incubo" c'era ben poco e sinceramente mi pare una storia già letta. Ogni tanto una storia "zombesca" non sarebbe male. Di novità rispetto a prima? A parte Block in pensione, non è che ho visto un granché. Semplice opinione personale s'intende.
Giuseppe Scano devi essere Mirco Bob uno di quelli tutto subito e di querlli che hanno la una concezione classica dell'incubo . . rillegila . anche a me alla prima lettura ha dato una simile impressione . E' verò il finale era ovvio , ma carico d'inquietudine e d'angoscia
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· Rispondi · 8 min


oppure  questa lamentela  una  delle meno pedanti e  noiose  degliscontenti 
 
Valerio Dieni   [----] Qui non pare neanche più questione di mancanza di idee, quanto proprio non saperle mettere in pratica. Numero salvato dal solito grande Mari, che non capisco davvero come si possa non apprezzare. Continuo a comprare per speranza. Mi ripeto sempre: "Il prossimo numero potrebbe essere quello giusto". Ed è parecchio frustrante.
che   bisogna  tenere  conto  : 1) tutti  quelle opere (  comprese  i fumetti)    che tentano  di rinnovare  e svecchiare   (. un opera   trentennale ormai  diverntata   ripetitiva   e  tardano nel bene e nel male  a  trovare  il loro centro di gravità permanente vedere  lo stesso dylan dog  dopo i primi 100 \  200 numeri) .
2) bisogna  tenere  conto che   per  un ottima  scrittice   come la Baraldi   era la sua prima prova  di sceneggiatura ( cosa bene diversa  e più complessa   che  scrivere  romanzi  )  quindi portare pazienza e  siate  comprensivi 
3)  provate , magari amndando suggerimenti  e consigli   e non solo le  solite lamentele  ( ormai diventate cantilene  cioè il solito disco rotto  )  o  alla casa  editrice  tramite  lettera    o post   sui  vostri blog e\o   social  , oppure  nella  loro pagina  fb  ufficiale  . 
 4  ) e  qui  concludo  provare  anche   nn sempre  è possibile come dice   una  veecchia canzone    <<  (... )  non mi aspettavo un vostro errore \uomini e donne di tribunale \ se fossi stato al vostro posto... \ma al vostro posto non ci so stare (.... ) >> a mettervi al posto degli autori  e dei responsabili  della testata  che   hanno un ruolo non semplice  nell'opera  di rinnovamento di Dylan  Dog   .  Ma  soprattutto   tenere presente   che ormai <<.... Il fatto è che    non s'inventa  più nulla  da almeno due milleni  ......  si rimescolano  solo le  carte  : Ogni volta  viene  una mano diversa  , ma il fondo il mazzo  è sempre  lo stesso . ( ...)  l'importante  è non perdere la  voglia  di gioccare  . >>  Infatti  Recchioni  e gli autori  vecchi e  nuovi  di Dylan Dog  non hanno perso la  voglia  di farlo  vedi  la serie Orfani  . Ma  soprattutto  <<  .... Sedersi  >>  sempre  secondo  Martin Mystere  la terza stirpe  n 318  <<  al tavolo   con il  fuoriclasse-... apprezzare  il loro stile  e  soprattutot non barare  >>











08/05/14

Da disoccupata a imprenditrice di successo realizzando un suo hobby arredare con oggetti riciclati e altre storie

le prime tre  storie  sono tratte da http://notizie.it.msn.com/
Lo so che molti mi diranno che mi sto effeminando , visto che questa settimana è la seconda volta che riport storie di donne , ma ( almeno in base ala mi esperienza che di solito come tute le esperienze può essere sempre pronta ad essere abbattuta , il  figlio del re -    pietro marras ,   docet )  esse sono  le  più resistenti  ai  mutamenti sono quelle che quando cadano si riprendono vedere meglio  o dono capaci di  fare  grandi cose  .


immagine simbolo
 A fare una buona azione si guadagna sempre. Lo sa bene Sarah Hoidahl, una cameriera statunitense di 21 anni che, per avere offerto un pranzo, si è vista ricompensare con un assegno da 10mila dollari. Sembra una favola, eppure è realtà.Andiamo per ordine. Era una giornata come tante quella di Sarah, tra ordini da prendere, clienti scontrosi, poche mance e piedi doloranti per il continuo avanti e indietro dai tavoli alla cucina 
Però anche quel giorno, come sempre, Sarah non aveva perso il buon umore e la sua bontà d'animo. Quella mattina, nel ristornate di Concord nel New Hampshire dove lavora, sono entrate due donne soldato che si sono sedute a un tavolo. Le due donne hanno chiesto di poter avere quello che di più economico offriva il ristorante perché, a causa della crisi, i loro stipendi erano stati bloccati.Sarah non ci ha pensato due volte e ha deciso di offrire alle due donne soldato il pasto, per un totale di 27 dollari. E già questa sarebbe una buona notizia.C'è un dettaglio che, però, ha commosso le due donne soldato: la cameriera, al posto del conto, ha portato al tavolo un biglietto con scritto: 'A causa della crisi governativa persone come voi che proteggono il nostro paese, non ricevono lo stipendio. Io, invece, lo prendo ancora e vi offro il pranzo. Signore, grazie per il servizio che svolgete. Vi auguro una buona giornata!


                                    la  protagonista  e il  suo messaggio

'Le due donne soldato sono rimaste così toccate dal gesto di Sarah che hanno deciso di raccontare la vicenda ai giornali.La notizia è rimbalzata sulla stampa statunitense, tanto che Sarah è stata invitata a partecipare alla famosa trasmissione di Ellen DeGenres
                     per essere intervistata.C'è un dettaglio che, però, ha commosso le due donne soldato: la cameriera, al posto del conto, ha portato al tavolo un biglietto con scritto: 'A causa della crisi governativa persone come voi che proteggono il nostro paese, non ricevono lo stipendio. Io, invece, lo prendo ancora e vi offro il pranzo. Signore, grazie per il servizio che svolgete. Vi auguro una buona giornata!'La buona azione ha portato a Sarah un regalo inaspettato: la cameriera si è vista consegnare da Ellen DeGenres un assegno da 10 mila dollari (che le ha donato anche un televisore da 50 pollici),


 a titolo di ringraziamento da parte della comunità.'Ellen DeGeneres è una delle persone più brave e generose d’America' ha commentato Sarah, dopo aver ricevuto l'assegno. Quindi è dimostrato, una buona azione ne porta un'altra, e viene sempre ripagata come merita.

da  repubblica.it 

Francia: sorpresa a Clermont, il nuovo tecnico è una donna
La portoghese Helena Costa guiderà la compagine di Ligue 2 nella prossima stagione e la notizia incuriosisce i calciatori: ''Circolavano diversi nomi, lei è spuntata dal nulla. All’inizio sarà uno shock ma non siamo
maschilisti, andrà tutto bene''

CLERMONT-FERRAND – Una notizia a dir poco inattesa sta sconvolgendo il calcio francese, facendo balzare in prima pagina il Clermont, compagine di Ligue 2. Il club dell’Alvernia, infatti, ha annunciato il nome del nuovo tecnico, una donna: a guidare la squadra, infatti, sarà Helena Costa 36enne portoghese che in carriera ha allenato la nazionale femminile iraniana e quella del Qatar, oltre ad aver collaborato con il Celtic.
”NON CI SARANNO PROBLEMI” – Non si sono fatte attendere le reazioni dei calciatori del Clermont. ”Lo abbiamo saputo stamattina. Non sappiamo molto di lei, non sappiamo quale sia stato il suo percorso – dice l’attaccante Remy Dugimont, come si legge sul quotidiano L’Equipe – è stata una grossa sorpresa, circolavano diversi nomi. Questo è uscito fuori dal nulla. Io non sono un maschilista, so che la Costa ha già lavorato nel mondo professionistico con gli uomini e quindi sa come funzionano le cose. Se le

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