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23/01/20

Pacificazione non vuol dire niente finche si equipararono il razzismo fascista e le sue vittime come si vuole fare a verona dando la cittadinanza ala segre e poi istituendo una via a giorgio Almirante

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Pacificazione non vuol dire niente    finché  si   equipararono  il razzismo fascista e le sue vittime come si   vuole fare  a verona  dando la  cittadinanza  alla Segre  e poi  istituendo una  via  a  giorgio Almirante .
Infatti    fin quando non si faranno i  conti con il proprio passato  che  ha influenzato la storia  successiva  fino  al 1992    del nostro paese  con episodi  sanguinosi e non solo  (  vedere post  precedente e  di come  viene le  celebrazioni    del  giorno del ricorso  ovvero il 10  febbraio   )   ed  ancora   oggi   anche  se   solo  con l''odio  ma     dai  fatti alle  parole    poco   ci manca   , non si  potrà ma  esserci     pacificazione   nè  per  usare  un termine  illusorio \  utopistico memoria  collettiva  . Ecco perchè  concordo con l'articolo   di repubblica   del 21 Gennaio 2020      riportato sotto
     

                                            di UMBERTO GENTILONI

Una breve frase, una considerazione di merito della senatrice Liliana Segre chiarisce ambiguità e pericolose confusioni. Come si fa a tenere insieme la cittadinanza onoraria a una testimone della Shoah con la proposta d'intitolare una strada a Giorgio Almirante? Possibile che non salti agli occhi una contraddizione insanabile, carica di conseguenze. Non si tratta di una svista né di un superficiale atto amministrativo di un comune distratto. Le reazioni di tanti in queste o...
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Una breve frase, una considerazione di merito della senatrice Liliana Segre chiarisce ambiguità e pericolose confusioni. Come si fa a tenere insieme la cittadinanza onoraria a una testimone della Shoah con la proposta d'intitolare una strada a Giorgio Almirante? Possibile che non salti agli occhi una contraddizione insanabile, carica di conseguenze. Non si tratta di una svista né di un superficiale atto amministrativo di un comune distratto. Le reazioni di tanti in queste ore chiamano in causa i riferimenti condivisi, i lasciti e le eredità della storia della Repubblica. Non tutto è sovrapponibile nella dimensione di un passato indistinto che annebbia e cancella differenze e ragioni, torti e meriti. Non può avere lo stesso significato rivolgersi a chi ha combattuto per la libertà e la democrazia o a chi invece ha militato dalla parte del nuovo ordine hitleriano. Chi ha tentato di sopravvivere per costruire un futuro comune, senza violenze e discriminazioni e chi, al contrario, ha cercato di far prevalere le motivazioni del più forte, le dinamiche di una guerra di conquista e distruzione. Sono campi che si scontrano negli anni del conflitto proiettando riferimenti, linguaggi e culture verso i decenni successivi. I rischi di oggi sono di natura duplice: da una parte l'oblio che tutto cancella, dall'altra una presunta pacificazione capace di confondere le scelte di allora in un presente senza tempo.
Talvolta può sembrare persino banale: dare un senso alle parole, alle argomentazioni come premessa per definire scelte e comportamenti conseguenti. L'intitolazione di una strada o di una piazza è un momento importante, indica alle future generazioni un esempio, un modello di vita e di cittadinanza. La scelta dei nomi da dare ai luoghi pubblici diventa occasione per una riflessione sulla storia e sull'identità di una nazione, sul passato e sul futuro. Almirante ha partecipato da protagonista alla rivista del nascente razzismo fascista (La difesa della razza, di cui è stato segretario di redazione), ha contribuito in prima persona a quella persecuzione antiebraica che ha segnato parte della storia del Novecento italiano. Si è distinto con ruoli significativi nella Repubblica di Salò come capo di gabinetto del Ministro Mezzasoma firmando tra le altre cose il bando di fucilazione dei giovani italiani che sceglievano di non arruolarsi nell'esercito della Rsi. Un'indicazione precisa: colpire a morte chi si rifiutava di combattere al fianco dei nazisti nel tornante decisivo della lotta di liberazione, nello scontro sanguinoso della guerra civile.
Non sono piani o situazioni compatibili, occorre scegliere da che parte stare. Dobbiamo essere grati alla chiarezza delle argomentazioni della senatrice Segre e alla profondità di una coerenza che non ammette deroghe. La comprensione degli eventi del passato non è un gioco casuale, né un'insignificante mescolanza di biografie, principi o valori. Meglio distinguere e approfondire con la giusta attenzione per il cammino di una comunità nazionale che si specchia nella carta del 1948.