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13/04/17

Da Pavia a Nairobi al fianco dei bambini di strada


IL VIAGGIO
Da Pavia a Nairobi al fianco dei bambini di strada
Guido Bosticco, Guido Mariani e Vince Cammarata in Kenya con il èprogetto Ciak! Kibera e Amani per realizzare un documentario con gli ex ragazzi di strada ospitati
nei centri della ong Amani for Africa: "Negli slum tanti talenti da valorizzare"

di Anna Ghezzi





Guido Bosticco e Vince Cammarata di Epoché Pavia raccontano una giornata sui campi da calcio della baraccopoli di Kibera, a Nairobi, in Kenya. Professore di scrittura all'università di Pavia il primo, fotografo e videomaker il secondo, sono a Nairobi con il progetto Ciak! Kibera, organizzato dall'associazione Cherimus in collaborazione con Amani for Africa. In queste settimane stanno facendo workshop e seminari con un gruppo di ex ragazzi di strada che, alla fine del percorso, realizzeranno un cortometraggio

 professore, un giornalista e un fotografo e videomaker tra gli slum di Nairobi per girare un documentario insieme a un gruppo di ex ragazzi di strada. Sono Guido BosticcoGuido Mariani e Vince Cammarata di Epoché, agenzia giornalistica culturale di Pavia e partecipano in queste settimane a “ Ciak! Kibera ”, un progetto di cooperazione internazionale realizzato dall’associazione di arte contemporanea Cherimus , in collaborazione con Amani for Africa . L'obiettivo? Realizzare con gli ex ragazzi di strada che partecipano ai laboratori un cortometraggio, perché nelle baraccopoli non c'è solo povertà, ma anche talento e potenzialità.
Slum in inglese significa baraccopoli, il suono sbatte in faccia come la visione di queste "città nella città". Selve di lamiera e terra rossa in cui un'umanità varia si accalca, vive, dorme, ama. Da cui gli adulti ogni mattina si incamminano per raggiungere il centro di Nairobi e andare a lavorare. In cui migliaia di bambini vivono in strada, in piccole comunità, vivendo di espedienti, smettendo di studiare e giocare. Cercando di sopravvivere.
Un pezzo di slum visto dall'alto...
Un pezzo di slum visto dall'alto (foto di Vince Cammarata)
Nairobi, capitale del Kenya, è una città di più di tre milioni di abitanti: più di un milione di questi vivono in slum, baraccopoli e bidonville. Kibera, un’area situata a sud della metropoli, è il più grande slum dell’Africa, popolato da circa 700mila persone. Il progetto “Ciak! Kibera” si concretizza in una serie di workshop dedicati all’arte, alla musica, alla comunicazione e alle tecnologie multimediali e si rivolge a un gruppo di giovani residenti nelle periferie della capitale.
Alcuni degli alunni che partecipano al lavoro sono ex bambini di strada che hanno intrapreso un percorso di recupero e di reinserimento. Il lavoro si svolge in gran parte presso il centro di Kivuli, fondato nel 1997 dalle associazioni "gemelle" Koinonia basata in Kenya e l'italiana Amani. Kivuli, che in kiswahili significa "ombra", rifugio, accoglie bambini con un passato di vita sulla strada, cerca di reinserirli nelle famiglie da cui provengono con progettti che aiutano la famiglia a rialzarsi. E' una casa per gli ex bambini di strada, un centro di riferimento sanitario per lo slum di Kabiria, un pozzo di acqua potabile al servizio della comunità e ospita laboratori artigiani in cui lavorano anche alcuni rifugiati rwandesi scampati al genocidio.
Uno scorcio della Kabiria road a...
Uno scorcio della Kabiria road a Nairobi (foto di Vince Cammarata)
"Con questo progetto - spiega Emiliana Sabiu, fondatrice di Cherimus, laureata a Pavia ed ex studentessa del Collegio Universitario Santa Caterina - vogliamo allontanarci il più possibile dai cliché legati alla povertà e all’Africa, attraverso l’arte vogliamo esaltare i talenti ed evidenziare le potenzialità che questa città e i giovani con cui stiamo lavorando sanno esprimere.”
L'arte è il terreno di scambio, di comunicazione. “Stiamo lavorando - racconta Guido Bosticco di Epoché, docente di scrittura all’ Università di Pavia - con un gruppo di giovani di età molto diverse, dai 14 ai 27 anni, molti di essi vengono da esperienze di vita difficili. Alcuni sono studenti, altri hanno già una professione, anche nel mondo dell’arte e della comunicazione. Abbiamo impostato un lavoro differenziato che ha messo in luce il loro impegno e i loro interessi".
I ragazzi al lavoro (foto di Vince...
I ragazzi al lavoro (foto di Vince Cammarata)
"Sono tutti giovani che, nonostante le sfide affrontate, hanno un’eccellente formazione scolastica - prosegue Bosticco - e non hanno bisogno di altri stimoli, ma cercano un modo per incanalare la loro creatività e con il nostro lavoro cerchiamo di dare loro strumenti per farlo. Il nostro gruppo di lavoro è composto da artisti visuali, un regista, un fotografo e un musicista e il cortometraggio che stiamo producendo è un’occasione per trasferire competenze, dalla scrittura, alla realizzazione di un video, fino alla creazione di una colonna sonora. Una cosa è certa sin da ora, la formazione è reciproca poiché il lavoro che stiamo svolgendo è partecipativo ed è fonte per noi di grande ispirazione e di conoscenza sulla realtà di questa città dinamica e vivacissima”.Ieri era la Giornata internazionale dei bambini di strada e Amani e Koinonia hanno organizzato un momento di giochi e gare dedicate ai bambini e alle bambine delle comunità, Kivuli, Ndugu Mdogo e Casa di Anita che ormai la strada l'hanno abbandonata, e quelli che ancora vivono nelle varie "basi" nelle baraccopoli.Tornei di calcio, atletica, sfide e giochi perché ogni bimbo ha diritto a essere bambino, almeno una volta all'anno. Per l'intera giornata il team pavese ha gestito la pagina Facebook di Amani raccontando in diretta la giornata.

22/01/14

differenza tra noi e il sud del mondo su come prendere la vita la storia dell'amore per il mozambico di un ex missionario Galluirese don Ottavio Cossu

L'Africa di don Ottavio dove pulsa la vita vera

«Voi bianchi non potete capire» ridacchia don Ottavio, bianco per caso, nero per passione. Il suo pensiero va oltre le parole, la sua esperienza traduce le intenzioni dei fratelli africani. Perché nel Continente nero due ore sono sempre quattro, le cose fatte generalmente sono da rifare e soprattutto nulla è certo nella stagione delle piogge. E allora bisogna seguire il tempo, senza fretta, lasciare a casa l'operatività occidentale, lasciar fluire la vita, così come viene. Per questo mentre gli uomini bianchi, intrappolati nei tempi morti dell'uomo nero, continuano a preoccuparsi, Ottavio se la ride: un metro e mezzo di simpatia e cinismo, cammina con piede malfermo tra la nebbia di Aglientu. Era stanco e ha deciso di tornare a dir messa in Sardegna per quattro vecchiette litigiose. Ma è durata poco. Ha mandato una lettera al vescovo: mi ritiro. L'Africa per lui è stata una grande maestra di realismo. Ha visto donne e bambini morire di fame, tonnellate di aiuti passare di mano e perdersi tra le pieghe della burocrazia. Ha preso la malaria 18 volte, è sopravvissuto alla siccità, alla fame, all'indifferenza. Il mese scorso è ripartito per il Mozambico, da privato cittadino. Con la sua associazione raccoglie fondi in Gallura e li porta in Africa. Dove sa, dove serve. A piccoli passi, senza fretta.

03/08/13

Mamadou in spiaggia per vendere i suoi libri Le tradizioni del Senegal invece che la solita mercanzia. Il suo sogno: «Un pulmino per la scuola dei bambini»














Email 




da  http://lanuovasardegna.gelocal.it/  consultato il 3\8\2013 

VALLEDORIA. E’ diventato quasi un celebrità tra i bagnanti delle spiagge sarde l’ambulante senegalese Mamadou Bamba Toure autore di due libri che raccontano della sua Africa. Infatti, dopo avere venduto per tanti anni l’ oggettistica della sua terra natia, come tanti altri suo connazionali, nel 2002 ha deciso di scrivere sia un libro di favole “Gainde Manosour Boye” (favole africane per bambini) e “Yoonwi” (ritorno alle radici, ristampato la scorsa settimana) per raccontare con la sua
penna le tradizioni del suo Senegal e sopperire così alle tante curiosità degli italiani che incontrava nel suo girovagare. Il suo sogno nel cassetto rimane quello di ritornare nella sua terra natia e riabbracciare sua moglie e i suoi quattro figli. Ma questo potrà avvenire solo dopo che Mamadou avrà accumulato un bel gruzzoletto per acquistare un pulmino da mettere a disposizione della sua comunità e aiutare i bambini del suo paese ad andare a scuola. «Una gran parte dei soldi che ricaviamo dalla vendita dei nostri prodotti – spiega lo scrittore Mamadou Bamba Toure – vengono spediti in Africa per aiutare le nostre famiglie e la nostra comunità. Per noi non esiste sprecare denaro – continua Mamadou – perché con un euro nei nostri villaggi possiamo mangiare per tre giorni di seguito. Io come tanti miei connazionali – continua Mamadou – desideriamo stare vicino alle nostre famiglie, per questo stare in Italia rappresenta un sacrificio. Nella vita occorre sempre fare fronte alle proprie scelte – conclude Mamadou sempre con il sorriso stampato sul viso che mette buonumore a chi lo ascolta– tutto richiede un prezzo, e nel nostro caso i grossi sacrifici coinvolgono anche chi ci è caro, mia moglie e miei quattro figli che vengono privati dell’educazione paterna». Ma secondo il moto africano che Mamadou recita a chi incontra nella sua strada: «quando raccogliere e facile, inchinarsi diventa difficile», è dal sacrificio che si ottengono i frutti migliori.

13/07/13

La storia di Romolo e Remo all'Africana Un cane adotta 2 bambini di 6 e 7 anni dopo che la madre li ha abbandonati.

fonte  animalinews  tramite  http://oknotizie.virgilio.it/ del  13\7\2013 qui l'articolo completo

Succede  In Kenya, dove la madre alcolizzata ha lasciato i figli alle cure della nonna, la quale però è anziana e ha in tutto ben 10 bambini da guardare.
Questo cane, che non è certo di razza come potete vedere, [   che importanza  ha  se  èdi razza o meno  , l'importante    è che   ti piaccia  e  che  ci sia  affetto  sia  da  parte  tua    verso di lui  sia   l'inverso  


ha iniziato a prendersi cura dei 2 piccoletti, in vari modi li accompagna a scuola, li riporta e sta sempre con loro quando i bambini non vanno a scuola.
Una vera storia d'amore tra un cane e dei bambini, una storia che ci ricorda molto quella di Romolo e Remo, adottati dalla lupa.

N.B il  corsivo è  mio 

07/02/13

Racconti di un viaggio (in bicicletta) dalla Spagna al Mali.




Visto che 




E' nata questa iniziativa Biciclette per l’Africa (The power of Bicycles)di The Bicycle Factory
E un iniziativa importante perchè come testimonia il video , L'Africa è come l'italia del II dopo guerra 
  (   i più anziani e i cinofili ricorderanno il film ladri di biciclette ) . Infatti : << Mentre in gran parte del mondo occidentale neonati movimenti popolari lottano per i diritti e la sicurezza dei ciclisti, nei paesi più poveri>> , secondo http://bicycletv.it/ da cui ho preso il video <<e la foto qui a  destra     la bicicletta è ancora molto di più di un semplice mezzo di trasporto. In Africa, per esempio, la maggior parte della popolazione vive nei villaggi e per rifornirsi di cibo,acqua, per arrivare in ospedale, per raggiungere la scuola utilizzare la bicicletta è l’unico modo possibile. >> Ed è grazie al progetto The Bicycle Factory lo scorso anno (2012) sono state prodotte ed inviate in Ghana, con l’aiuto economico di tanti piccoli sostenitori, 5.000 biciclette speciali chiamate Nframa, che nella lingua locale significa ‘vento‘, per via della libertà di movimento che queste biciclette permettono agli studenti che le ricevono. Le Nframa sono delle biciclette mono marcia costruite appositamente per adattarsi al terreno accidentato del paese. Il progetto The Bicycle Factory è attivo dal 2009 e sono già più di 9.000 le bici che complessivamente sono state messe a disposizione degli studenti del Ghana.Take iniziativa trova conferma indiretta in due viaggi fatti in bicicletta dall'Europa all'artica .

Ecco il manifesto dell'iniziativa  preso da   Google 

 




Questa   iniziativa  è rafforzata   da  due  viaggi  in bicicletta  dall'europa  all'Africa. IL primo  messo anche su carta più precisamente ne Il libro ‘Lentamente l’Africa’, racconti di un viaggio dalla Spagna al Mali, di Marianita Palumbo ( ne trovate la copertina  a destra e  la  foto  in basso  a  sinistra  e sotto un intervista presa  sempre    da http://bicycletv.it/  ) di è edito da Ediesse nella collana Carta bianca ed acquistabile direttamente su Amazon
IL secondo  (  tratto da  http://www.moodwheels.com/  )   dal  viaggio solitario di  Matteo pedala da solo, ma con lui lavorano persone speciali. Insieme a sua moglie, ha fondato Sport2build, un ‘organizzazione che offre “a tutti i bambini e ragazzi che si trovino in situazioni di emergenza, povertà e degrado sociale, in un contesto nazionale ed internazionale, un efficace strumento di sviluppo psico-fisico e sociale come lo sport.”
Quest’anno Matteo, per promuovere la sua Associazione e raccogliere fondi, ha percorso in bicicletta diversi paesi dell’Africa, quali Zambia, Malawi, Tanzania, Kenya, Etiopia, Sudan e Egitto. Per un’impresa del genere la sua bici era speciale: il materiale utilizzato lascia tutti a bocca aperta: carbonio, titanio, ergal e Japanium Z…..no.  Bambu! La bicicletta che ha accompagnato Matteo per oltre ottomila chilometri è costruita in bambu e pezzi di una vecchia mountain bike. Non si butta via niente.
IL primo Racconti di un viaggio (in bicicletta) dalla Spagna al Mali.Intervista all’autrice del libro ‘Lentamente l’Africa’ Marianita Palumbo di Francesco D. Ciani 



Abbiamo recentemente letto e molto apprezzato il libro ‘Lentamente l’Africa’, racconti di un viaggio (in bicicletta) dalla Spagna al Mali. Scritto e pedalato da Marianita Palumbo e Tobias Mohn. Studente di ingegneria ambientale e viaggiatore in bicicletta fin dall’età di 15 anni quest’ultimo, italiana ma parigina d’adozione, antropologa e documentarista Marianita. Questo è stato per lei il primo viaggio in bicicletta.Abbiamo fatto una chiaccherata con Marianita per soddisfare alcune nostre curiosità Come ha fatto Tobias a convincerti ad avere il tuo battesimo da ciclo viaggiatrice proprio in Africa e con un percorso così lungo e complesso?
video cattura  dal  promo del libro su  http://bicycletv.it/videos/



Mi hanno prima di tutto convinto i suoi racconti del viaggio in Asia, un anno, da solo. Non facevo che ascoltare e già incominciavo a viaggiare! Ero invidiosa della sua esperienza e allo stesso tempo appena abbiamo deciso che saremmo partiti ho smesso quasi di pensarci. La decisione era stata presa, aspettavo solo il momento di partire! Siete partiti dal fare pochi km al giorno per arrivare poi a farne anche più di 400 in soli due giorni di viaggio. Come é stato possibile?I primi giorni in Spagna sono serviti anche per allenarci. Io non volevo che le sensazioni di un continente nuovo si confondessero troppo con quelle di un mezzo di trasporto nuovo. E stato utilissimo, anche se davvero faticoso, trovarsi subito davanti le prime montagne! Partire dal piu’ difficile, mentalmente, per essere preparati alla discesa piatta vero sud! Pochi km quindi, e senza fretta, per cominciare, per imparare a usare i pedali, perché il corpo si adattasse al ritmo, e la mente alla fatica! Tobi ne aveva già fatti molti di viaggi in bici, ma anche lui era fermo da un po, quindi il divario tra noi non era cosi’ grande, anche se lui ha comunque dovuto avere pazienza e sorbirsi le mie crisi! E poi, come per magia, tutto inizia a funzionare e si smette di pensare alla bici come ad un mezzo più faticoso degli altri. Altre montage, quelle del marocco e poi il vento contrario ci hanno fatto rallentare ma poi, in Mauritania, il vento era buono ed era come volare! Ed effettivamente abbiamo raggiunto un Massimo giornaliero di piu’ di 200 km e per due gironi di seguito. Tante ore sulla bici, vento giusto che soffiava verso sud-ovest, una grande costanza nel ritrmo, e la nécessita di arrivare alla méta per ritrovare un nostro compagno di viaggio, ecco come é stato possibile! Il corpo é una machina talmente sofisticata: dopo poco si adatta e non credo di essere mai stata meglio fisicamente che durante quei km in bicicletta!
  Come’é andata a livello di visti, di permessi, di frontiere? É stato semplice o avete avuto complicazioni? Abbiamo fatto tutti i visti necessari in anticipo a Parigi, anche se quasi tutti, all’epoca, si potevano fare direttamente alla frontiera. La cosa da tenere in conto é che le regole cambiano velocemente: per esempio, per la Mauritania non avevamo fatto nessun visto perché ci avevano detto, appunto, che lo si poteva fare direttamente entrando. Ma bisogna, anche durante il viaggio stesso, informarsi non appena si é nelle grandi città, per approfittare ed eventualmente cambiare rotta. Noi, per esempio, arrivati a Marrakesh, siamo dovuti ritornare a Rabat (non é raccontato nel libro) perché solo li ci avrebbero fatto il visto per la Mauritania! Quindi é bene informarsi in anticipo e restare informati lungo il percorso! C’é stato un momento in cui scrivi che, se vi foste fermati per riposare e qualcuno vi avesse girato le bici dall’altra parte, non vi sareste accorti della differenza di paesaggio e sareste ritornati indietro. Com’é pedalare per ore nel deserto con nulla intorno oltre la sabbia? E’ allo stesso tempo estraniante e incredibilmente intenso. I gesti si ripetono all’infinito, i pensieri ti portano lontanissimo. Il cervello si metta a funzionare in maniera incredibile (forse per l’ossigeno? Forse per il paesaggio infinito?). E poi il ripetersi dei giorni, degli incontri, fa si che ci si crea le proprie abiturini, si addomestica il paesaggio e ci si fa addomesticare. Come avete fatto per i rifornimenti di acqua e di cibo? Avevamo comprato delle piantine IGN francesi abbastanza dettagliate per calcolare le tappe per il rifornimento di cibo e acqua. Ma la cosa più importante é approfittare di qualsiasi occasione per fare rifornimento, chiedere allé personé che si incontrano, e calcolare bene le distanze sul conta km. Noi non avevamo GPS, o meglio ne avevamo uno ma che é tornato indietro intatto perché non era abbastanza sofisticato per servire veramente quindi non lo abbiamo mai usato.
  Ci sono stati momenti, tanti km, in cui non avevate nemmeno asfalto ma dovevate spingere le bici sulla sabbia a mano. É stata dura? Durissima! Fisicamente e mentalmente, ma poi alla fine sono dei pezzi di strada di cui ti ricordi tutto, assolutamente tutto! E una ginnastica fisica e mentale che ti fa entrare dentro il paesaggio. Come avete fatto con i contanti? Li avete portati tutti con voi o avete prelevato man mano? Ci siamo portati dietro un po di soldi ma non molti e poi, come per acqua e cibo, appena si poteva, soprattutto nelle città piu grandi, ritiravamo. Anche per questo bisogna informarsi prima e avere carte di credito che funzionano. Se no ci sono i sistemi di trasferimento di soldi che funzionano ovunque ma costano un po! Che medicinali avete preso o vi siete portati per un viaggio del genere? Avevamo un kit di sopravvivenza, devo dire abbastanza fornito, antibiotici di base (pillole e pomata per le ferrite), disinfettanti e repellenti per le zanzare. Ci eravamo fatti consigliare da amici medici cosa portare. e poi un médicinale anti malaria che abbiamo iniziato a prendere avvicinandoci alle zone a rischio, evendola già provao a parigi per controllare gli effetti collaterali. Dopo quanti mesi riesci ad immergerti e perderti totalmente nel paese che ti ospita,in un viaggio del genere? Credo che la bici sia un acceleratore del costante processo di immersione che si subisce in un viaggio. Ma per esempio io la uso per le mie esplorazioni urbane a Parigi e ci vuole un attimo, anche solo venti minuti di pedalate, per immergersi in modo nuovo in un luogo che si conosce già! Per questo viaggio in Africa io ho percepito ad un certo punto che mi sentivo a casa, e questo a piu’ della meta del viaggio. E stato come scomparire, in un certo senso, come se mi sentissi fusa all'esperienza che stavamo facendo, che non c’era più  distanza, in un certo senso. Com’é tornare alla realtà dopo 5 mesi di immersione in terra africana? E stato tutto velocissimo. Sorvolare al contrario gli spazi che avevamo attraversato in bici é stato un po come una catarsi. E poi una volta atterrata sono stata ringhiottita dal quotidiano. Il moi sguardo su certe cose era cambiato, ovviamente, e forse la cosa piu’ bella é stata capire che quest’esperienza eccezionale mi aveva soprattutto insegnato a viaggiare anche stando fermi, a meravigliarsi di tante piccole cose anche del quotidiano, e non, come si potrebbe credere, a sminuire il quotidiano. La differenza tra viaggiare in bici, lentamente e viaggiare con altri mezzi? E ovviamente lo sforzo fisico ma non solo. Anche la maniera di mettersi in gioco in un paese che non si conosce. Ci si espone, si dipende molto dal contesto che si attraversa e allo stesso tempo si é liberi di spostarsi autonomamente. Con gli altri mezzi quello che é fantastico é condividere il mezzo di trasporto con le persone del posto. Ed è una cosa fondamentale anche quella: capire come la gente si muove localmente!Chiuderei con il tuo punto di vista sulla differenza tra il viaggiare e l’essere a casa. Essere in viaggio vuol dire negoziare costantemente la propria presenza in un contesto che non si conosce, imparare a “stare”, imparare a interagire. Credo che per i viaggiatori, al contrario, essere a casa vuol dire dover preparare chi ci sta intorno alle nostre assenze, condividendo le proprie esperienze, che è sicuramente una delle regioni dell’esistenza di questo libro.

La  seconda   tratta  da  http://www.moodwheels.com/ è quella  di Matteo Sansonetti   (  foto  sotto a destra  tratta  da  una video intervista  fattagli  l'amnno scorso  da Jean Claude Mbede Fouda  per  Afrikitalia LiveTV )  che  dopo aver ceduto il suo studio di commercialista  a Legnano   7  anni  fa  parte per lo Zambia e fonda  la  onlus   http://www.sport2build.org/ che  si occupa  di fare dello sport  uno strumento  di pace ed integrazione per  i bambini africani  creando occasioni  d'amicizia  e crescita  tenendoli lontano  d'abbandono e criminalità .
Infatti offre “a tutti i bambini e ragazzi che si trovino in situazioni di emergenza, povertà e degrado sociale, in un contesto nazionale ed internazionale, un efficace strumento di sviluppo psico-fisico e sociale come lo sport.”
Quest’anno Matteo, per promuovere la sua Associazione e raccogliere fondi, ha percorso in bicicletta diversi paesi dell’Africa, quali Zambia, Malawi, Tanzania, Kenya, Etiopia, Sudan e Egitto. Per un’impresa del genere la sua bici era speciale: il materiale utilizzato lascia tutti a bocca aperta: carbonio, titanio, ergal e Japanium Z…..no.Bambu! La bicicletta che ha accompagnato Matteo per oltre ottomila chilometri è costruita in bambu e pezzi di una vecchia mountain bike.

N.b  le  foto sono dell'articolo intervista    che  trovate  qui sotto  di  www.moodwheels.com

Cosa è stato necessario fare per prepararti a questo “giretto in bici” di ottomila Km?                          La preparazione è stata soprattutto mentale, si mi sono allenato ma non tantissimo, non ho fatto diete,anzi mangiavo tutto e di più perchè sapevo che prima o poi l’Africa mi avrebbe mangiato ! Alla fine sono arrivato tiratissimo !

15/12/12

Verona, famiglia fa infibulare le figlie: genitori assolti in appello

Leggendo    su  http://www.nocensura.com   di  venerdì 14 dicembre 2012 15:54
questo  articolo  




Verona, famiglia fa infibulare le figlie: genitori assolti in appello . bimbe incise: «In patria sarebbero state discriminate». Furono i primi ad essere condannati grazie alla nuova legge, sentenza ribaltata in Appello 


Di Laura Tedesco

VERONA — A marzo del 2006, quando deflagrò il caso, a Verona venne per la prima volta in Italia applicata l'allora neonata legge anti-infibulazione, quel dettato normativo che aveva riscosso il plauso di tutte le forze parlamentari e che prevede la severa punizione per le mutilazioni genitali, in primis agli organi femminili. A distanza di sei anni dalla doppia denuncia dei genitori di due bambine e due anni dopo la loro condanna in primo grado su decisione del giudice Raffaele Ferraro, entrambi sono stati assolti dalla seconda sezione della Corte d’appello di Venezia. Un verdetto clamoroso, che ribalta le sentenze pronunciate dalla magistratura scaligera nell’aprile del 2010 e che, di fatto, «azzera» gli otto e i quattro mesi che all’epoca erano stati rispettivamente inflitti al papà di una delle due bimbe e alla mamma della seconda.
Difesi sin dall’inizio di questa vicenda dagli avvocati Valentina Lombardo ed Elisa Lorenzetto, i genitori delle piccole sono stati assolti da ogni accusa con formula piena, «perché il fatto - hanno decretato i magistrati lagunari - non costituisce reato ». E così, alla fine, a uscire «mutilata» dal processo di secondo grado, è stata proprio la mega inchiesta che aveva visto la prima applicazione in Italia delle norme anti-infibulazione. Per conoscere nei dettagli le motivazioni dei giudici di Venezia bisognerà attendere il loro deposito previsto tra novanta giorni; nel frattempo, comunque, è la stessa difesa a sottolineare come «l’assoluzione dei genitori delle bambine » sia stata «pronunciata sotto il profilo soggettivo» e come sia stato lo stesso procuratore generale, a coronamento della propria requisitoria, a sollecitare una sentenza di «non colpevolezza» sia per il padre che per la madre delle due piccole. «Da parte nostra - precisano gli avvocati Lombardo e Lorenzetto - abbiamo sempre sostenuto che non si è trattato di infibulazione e che, invece, era stata praticata solo una piccola incisione che, come accertato dai nostri consulenti, non pregiudicherà lo sviluppo sessuale con la crescita».
Secondo i legali, dunque, «non ci fu una mutilazione, una menomazione o un atto violento», bensì - al contrario «un’incisione minimale», di pochi millimetri, praticata agli organi genitali femminili. Una tradizione di lunga data, capillarmente diffusa in alcune zone della Nigeria e, in particolare, tra la tribù dei Bini. Ed è proprio da quest’ultima che provenivano i genitori al centro dell’intera vicenda: «È una pratica antica e già in primo grado, nel corso delle udienze, avevamo dimostrato che, nella tribù dei Bini, se una bimba non ha subito questo intervento viene discriminata». Ed è proprio per questo motivo che, per esempio, la madre di una delle piccole avrebbe ceduto alle pressioni dei parenti. «I testimoni hanno raccontato come dall’Africa insistessero affinché lei trovasse il modo di far operare la figlioletta e lei, alla fine, ha dovuto cedere alle insistenze dei familiari rimasti in patria». Una circostanza confermata anche dal cognato della donna, che la ospitò nel 2006, per circa sei mesi: «Era incinta, e spesso parlava con suo marito al telefono. Lui le diceva che avrebbe dovuto far operare la bimba, quando sarebbe nata. Ma lei non voleva, era contraria. Lui però insisteva ». Obbedirgli, le costò prima la denuncia e poi la condanna. Con il verdetto , però, la Corte d’appello ha riscritto questa storia da capo.


fonte  http://corrieredelveneto.corriere.it/verona del  24\11\2012 



oltre a rimanere basito , attendo di leggere le motivazione , per l'assoluzione ( al limite li si poteva dare le attenuanti visto il contesto culturale e psicologico in cui essa è stata fatta ) affermo anzi riaffermo in quanto ne avevo già parlato in questo post nel lontano 2007 sempre sul ex ( ora divenuto questo dopo la chiusura di splinder ) blog della barbarie di tale usanza .


 Io  rispetto  tutti i culti  \  religioni  diverse  dalle mie  però  certe  cose  sia  che siano praticante  da il nord  o il sud  del mondo   , come nel caso  dell'infibulazione (  trovate  nei link    ulteriori dettagli ed  approfondimenti  e la  foto al centro  mi  perdonino i deboli di stomaco e  i puritani , che  posso pure     saltare   tale  foto    e guardare  solo quella  a  sinistra  che  più  soft  ma non meno   crudele  , ma  spesso   certi shock sono utili \  finalizzati a   far  capire   tali aberrazioni  molto  più di mille parole    )





Essa è un dramma per le bambine ( anche se recentemente il fenomeno sta diminuendo come dice questo articolo de il velino ) se  lo porteranno dietro  per   il resto della loro vita  . Infatti una  donna infibulata può' impiegare anche venti minuti per far pipì, che esce goccia dopo goccia
E' facile morire di setticemie dovuta alle conseguenze dell'infibulazione, specie nelle regioni tribali dove le condizioni igieniche sono spesso inesistenti.

Purtroppo avviene ancora nelle società più arretrate ma  non solo  . Alcuni ritengono che sia una pratica islamica, altri che viene dalle culture più "arretrate" antecedenti all'islam  e poi fatta propria   \  tollerata dallo  stesso islam                                                                                                   Ora  qualunque    sia  la  sua origine  essa  è frutto di ignoranza, pregiudizi, maschilismo, sottomissione passiva   o  attiva  ho visto  via  web   alcune immagini  di  donne  che  lo facevano fare  alle  proprie  figlie  sorridere come mostra  anche questo  video 
 È una cultura , accusatemi pure   di razzismo e  d'intolleranza  , ma   certa cultura   da qualunque parte  provenga che poggia su basi false, disoneste e, soprattutto, disumane che va sradicata , combattuta   e   non tollerata  perchè << (....)  la  disciplina " va imposta  con discernimento . Ogni decisione  di comando va misurata  con le conseguenze  che comporta   (..... ) >>  ( da il  terzo numero , è  in edicola  , di  Le  storie  " La Rivolta dei Sepoy  "di  Giuseppe De Nardo - Bruno   Brindisi pagina  49 ) 
Per  chi volesse  approfondire  tale  argomento  ecco  altri url 









29/02/12

Liberate Rossella Urru!



Rossella Urru, 29 anni, volontaria italiana e rappresentate del Comitato Internazionale Sviluppo dei popoli (CISP), operava in Algeria, nei campi profughi Saharawi, per portare aiuto alla popolazione, in particolare ai bambini. Nella notte tra il 22 e 23 ottobre 2011, mentre cenava con alcuni colleghi spagnoli (Ainhoa Fernandez de Rincon dell'Associazione amici del popolo Saharawi e Enric Gonyalons, dell'organizzazione Mundobat) è stata prelevata da terroristi islamisti e di lei si son perse le tracce. Oggi, 29 febbraio, i blogger si dànno appuntamento sul web per ricordare Rossella e altri nostri connazionali rapiti: Maria Sandra Mariani, Giovanni Lo Porto, Franco Molinara, Valerio Longo, Letterio La Maestra, Agostino Musumeci, Valentino Longo, Daniele Grasso e Carmelo Sortino [lista delle adesioni nel blog di Sabrina Ancarola, http://sabrinaancarola.blogspot.com/]. Chiediamo di supportare l'iniziativa condividendo e commentando i post in rete oggi e pubblicando una foto di Rossella sui rispettivi blog, sul profilo di Facebook ecc.

"Ci sono donne straordinarie che non fanno niente per essere notate e con grande cuore donano la propria vita agli altri. Manteniamo viva l'attenzione su Rossella Urru. I media non lo fanno, sensibilizziamo il governo, spetta a noi!"

(Sabrina Ancarola)

27/02/12

il coltan nuovo oro bianco e gli effetti collaterali

 Lo  che questo post  verrà considerato dalle male  lingue   un copia ed  incolla  , ma  io me  ne frego e  avanti  . Perchè non  voglio   che 

Non credo ci  sia bisogno di commentare  ed  aggiungere  altro   parla da solo questo   articolo  in flash  tratto da http://www.slideshare.net/FilippoSardi/   che promuove  il http://www.umoya.org/















10/09/09

Perizoma.

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Alcuni giorni dopo, capitiamo per caso in un nuovo villaggio ancora in corso di "costruzione".
Quando la terra è stata esaurita dalle coltivazioni, gli abitanti che sono seminomadi, non esitano ad abbandonarla e a spostarsi altrove.
In principio, alcuni degli uomini sembravano infastiditi dalla nostra presenza, ma, a forza di gentilezze, riusciamo a farci accogliere, tanto più che due giorni prima abbiamo guarito un ragazzino colpito da febbre violenta.
Per fortuna oggi esistono medicine di uso semplice e sicuro. Andrea si è di nuovo informato sul nostro itinerario, e così adesso dobbiamo abbandonare la pista e viaggiare nella "savana"; per fortuna la vegetazione è abbastanza rada in questa zona, però dobbiamo fare molta attenzione ai "ceppi" sporgenti a fil di terra! Sbuchiamo finalmente su una specie di altopiano investito dalla luce dei nostri fari.
Il nostro arrivo provoca una specie di panico, e alcune persone che stavano tranquillamente chiacchierando, si mettono a correre.
Andrea, si ferma, e subito dopo siamo circondati da gente affatto sbalordita di vederci. Andrea offre sigarette, poi domanda di vedere il capo, e i ragazzini fanno a gara per indicarci la strada.
Per fortuna il capo è molto cortese: ci indica il luogo in cui possiamo accamparci.
La notte è limpida e di rado ho visto un eguale cielo stellato. Decido di passare la notte sulla piattaforma superiore dell'autocarro e sto a meraviglia, l'imbottitura del sacco a pelo tirata fino al naso, con lo spettacolo della volta celeste e la suggestione sonora dei mille rumori della "savana" misti a quelli del villaggio.-


Mi sveglio al canto del gallo.
(Grillo parlante) al canto del gallo? Si al canto del gallo, ce l'ho messo io. Non vedevo l'ora di andarmene da lì.
Non mi piace la musica  da discoteca preferisco la mazurca.
Grillo parlante - solo tu sai il significato di codeste tue parole...
- esatto solo io, quindi chiudi il becco e fai cantare il gallo, che prima ce ne andiamo ...meglio è!
- Grillo parlante - insomma se ho capito bene te la stai facendo sotto???
- Si, mannaggia a te mi scappa la pipì!


Guarda, è appena l'aurora, il sole rischiara la scena con i suoi raggi d'oro.
Il capo è molto simpatico, solamente se lo si ricopre di regali, eccomi in debito con lui.
Frugo in tutti i miei zaini e, alla fine trovo un perizoma, molto grazioso che tenevo da riserva; accompagnata da Andrea mi precipito dal capo: Il mio regalo lo incanta veramente e, senza indugiare oltre, chiedo se ci autorizza a filmare.
Senza smettere di passare le mani rugose sul grazioso perizoma, il capo rimane pensieroso. Come mi sembrano lunghi questi istanti! Andrea rompe il silenzio e si lancia in un discorso con accento persuasivo, e finalmente si volge e annuisce.
Torniamo alla Jeep, dove comunico la buona notizia.
Invece di mangiare prepariamo febbrilmente il materiale.
Lo spettacolo è delizioso e io corro di qua e di là con la cinepresa.
Aiutata da Tom, scatto numerose fotografie.
Finito di filmare, Andrea mi solleva come un pacco postale e mi ci getta dentro la gip assieme ai bagagli.
- Come l'hai convinto?
- Una tua foto con addosso il perizoma!
I ragazzini inseguono la Jeep, e noi rimaniamo a lungo senza parlare: un pò di turbamento e il desiderio di allontanarci il più presto possibile!


 


Tratto da: " Il mio Diario immaginario"safari_001

02/06/09

Schivitù moderna



schiavi moderni
E’ alquanto difficile ammetterlo, ma la verità è che non vi sono grosse differenze tra lo sfruttamento della schiavitù che praticavano gli antichi Greci, o gli antichi Romani, rispetto a quella praticata dall’occidente moderno nei confronti dei paesi del terzo mondo, se non per il fatto che quest’ultima è stata opportunamente mascherata dalla ipocrisia dei nostri governanti.

20/05/09

Senza titolo 1499

Africa chiama Europa


Questo blog affaticato cerca di scrivere qualcosa di non troppo scontato sul tema deiafrica migrant migranti, cosa difficile perché sulla questione si sono già espressi in tanti, comprese persone di grande competenza e autorevolezza. Tuttavia è troppo il disgusto per il consueto tatticismo con cui si muove il nostro governo nell’affrontare i problemi (*), accompagnato come sempre da una grande capacità mediatica che anche in questo caso va a sposarsi benissimo con le ventate emotive di ampi settori dell’opinione pubblica.
E’ per me innegabile l’estrema complessità del problema, che esclude risposte facili sia nel senso dell’accoglimento che in quello del respingimento: trovo peraltro scontato che sia necessario porre un freno all’attuale flusso migratorio proveniente dal Mediterraneo, se penso a quanto poco può offrire l’Italia in termini di bacino occupazionale rispetto al potenziale numero di migranti provenienti dal continente africano, e senz’altro vanno affrontate le bande criminali che gestiscono le tratte.




02/04/09

Appello per una Rete Nord Est per il Congo

Nell’ambito del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti Immaginedell’Uomo i coordinatori dei Gruppi d’Iniziativa Territoriale (GIT) della Banca Etica di Verona, di Vicenza, Bassano, Venezia, in collaborazione con l’associazione Malaki ma Kongo, lanciano un appello per una RETE NORD-EST PER IL CONGO indirizzato ai GIT, ai soci dell’area nord-est e a tutte le persone sensibili e di buona volontà.

 

Di seguito il testo dell'appello:

 


Carissimi amici e soci di Banca Etica dell'Area Nord-Est, abbiamo un sogno, ma possiamo e vogliamo realizzarlo solo con l'aiuto di ognuno di voi.
Come forse già sapete, la nostra banca ha recentemente aderito all'appello per la pace in Congo promosso da Chiama l'Africa.
Bene,  il nostro sogno è quello di costruire insieme a voi una rete di solidarietà per dare concretezza a questo appello attraverso il sostegno ad un progetto di MALAKI MA KONGO, un'associazione di solidarietà internazionale di cui è coordinatore Masengo ma Mbongolo, congolese, nostro socio e componente del coordinamento di Vicenza. Sul sito www.malakimakongo.net  potete trovare tutti i dettagli sulle attività dell'associazione.

 

Chiediamo a tutti i soci di Banca Etica dell'Area Nord-Est di unirsi per tendere la mano verso le nostre sorelle e fratelli congolesi per costruire un ponte di solidarietà verso il Congo. Chiediamo ad ognuno di voi di versare un contributo minimo di 10 euro (o più) sul seguente conto corrente intestato all'Associazione MALAKI MA KONGO:

IBAN:  IT 07 X 05018 11800 000000511470  presso la Banca Popolare Etica - filiale di VICENZA.

 

Il denaro raccolto fra tutti i soci e i donatori andrà a costituire un fondo di garanzia per un progetto di microfinanza rivolto al sostegno dell'imprenditoria femminile congolese (Progetto d'urgenza in favore delle donne in Congo).

27/03/09

Africa: sull'efficacia dei preservativi nella lotta all'AIDS

In questa polemica mi porrei d’istinto sul fronte dei promotori del preservativo, tuttavia Immaginesono convinto che per una migliore comprensione delle cose occorra sempre cercare di superare i propri steccati inconsci e provare ad entrare un poco nello sguardo dell’altro. Specialmente in questo caso, considerato che la Chiesa fa Missione in Africa da lunghissimo tempo e ne è una profonda conoscitrice: mi sembra che ridurre la propria posizione a degli slogan scagliati contro il Papa connoti un elevato grado di ideologia ma soprattutto di pressapochismo (non posso fare a meno di notare anche il fenomeno reciproco).

Poiché il dramma dell’AIDS è troppo importante e impone di trovare le soluzioni più efficienti, penso che l’approccio migliore per capire sia un confronto il più possibile neutro e scientifico tra le strategie studiate dagli esperti di entrambi i versanti.

 
Recentemente un lettore del mio blog, con cui discutevo a proposito di global gag rule, mi ha segnalato alcuni lavori scientifici nell’ambito cattolico, dei quali i più interessanti sono quelli prodotti dal medico Filippo Ciantia, che vive in Uganda da quasi trent’anni e ha alle spalle numerosi articoli tra cui alcuni pubblicati su Lancet. (...)

(Continua su Le coordinate galat(t)iche)

17/02/09

Senza titolo 1277

Queste storie non sono vere, giornali e tv non ne parlano
e  anche su internet non si trova quasi niente.
Il grande fratello- quello vero -decide che è solo una favola
bella o brutta non importa  che illude e c'illude
che questi bambini sono solo comparse di un film senza distribuzione



Ero il re del mondo 
e tu la mia regina 
non ero entrato in niente
e niente era entrato in me
sognavo io e te nel mondo bianco splendente


Photobucket


poi sei arrivata tu 
vita
madre natura



 
hai fatto del tuo meglio per farmi nel sole  andare
nel mondo bianco e rosso -hai detto -
non ci potevo stare
un sole cosi' forte senza protezione
che neri, neri ci ha fatto diventare


 




Cos' è  questo mondo selvaggio
non è cosi' che l'avevo sognato


 

sì, in qualche modo me ne andrò in giro
quaranta kilometri al giorno per prendere l'acqua
e  a questo che serve la mia vita?

solo bambini come carne da macello?
organi da trapiantare?
un Kalaskinov in mano a quattro anni
è per questo che mi hanno messo al mondo?
un Africano sono io
uno nato nero per tua fortuna non sarai mai

ma mentre vivevo e respiravo

mi hai sussurato non c'è più niente da mangiare
mi sono perso e questa terra non ha più un nome
 con dittatori che ci fanno morire di fame

sei morta mamma che  mi tenevi vivo
chi sono io che sono arrivato fino a qui?

in questo accampamento trattato come un animale

mentre io sognavo di vivere e girare il mondo
 
in silenzio tu con tanti nomi mi hai ucciso
 
ma non ti perdono anche se non serve a niente
 
cuori freddi vedono e ascoltano il nostro calvario
-qualcuno dei potenti ci deve pensare-
sei bimbi come me ogni quattro secondi muoiono di fame
e non ha senso ripetere  ancora una volta questa storia
non è colpa vostra se noi crepiamo,


**********************************
Nel silenzio mediatico per interessi commerciali e industriali,
nel continente Africano è in corso la prima guerra mondiale Africana,
guerra paragonabile alla seconda guerra mondiale con stermini di intere popolazioni, colpevoli solo di appartenere all'etnia più sfortunata.
Bambini di 10 anni vengono rapiti e con un Kalaskinov in mano vengono messi a guardia degli accampamenti , dalla paura si abituano a non dormire piu'


Bambine di 12 anni rapite e stuprate per non restare in cinta vengono date in pasto alle truppe e mandate a rifornire le truppe attraversando campi minati.




 LETTURE










 

VIAGGIO ALLE RADICI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE AFRICANA 17/11/04



Jean Léonard Touadi (giornalista congolese )

CONGO
Ruanda Burundi
Le parole per conoscere

Editori Riuniti pp. 135, euro 9,00




Mercoledi' 17 Novembre 2004
“Da otto anni(ora 12 anni) (1996-2004), nella Repubblica democratica del Congo (RdC) si sta consumando la prima guerra mondiale africana nel silenzio dei grandi mezzi di comunicazione e nella cinica indifferenza della comunità internazionale”. Queste parole, che vanno dritte al cuore del problema, aprono un libro snello ma accurato e intelligente che, come indica il sottotitolo, punta a spiegare la complessa crisi della regione africana dei Grandi Laghi e i legami di causa-effetto che uniscono i destini di Congo, Ruanda e Burundi. . Touadi  permetteì anche al lettore più estraneo di avvicinarsi e approfondire le ragioni di una guerra che non ha mai “bucato lo schermo”. E così, oltre a fare conoscenza con i protagonisti della crisi, dal presidente post-genocidio del Ruanda, Paul Kagame, al successore di Mobutu alla guida dell’ex Zaire, Laurent-Désiré Kabila, e di suo figlio Joseph, l’attuale presidente della RdC, è possibile riportare alla luce le cause della crisi. Che da un lato rimandano indietro al momento dell’indipendenza e alla pessima gestione degli affari congolesi nei successivi trent’anni da parte di Mobutu, mentre dall’altro si legano a nodo doppio al genocidio del Ruanda del 1994. A fare da background e da terreno di cultura delle pretese dei contendenti, la corsa allo sfruttamento delle ricchezze del Congo e i contrapposti interessi di protettori d’eccezione, Francia e Stati Uniti, come spiegano bene le voci “materie prime” e “competizione franco-americana”.
Il quadro che emerge non sembra rassicurante. I paesi della regione si trovano in una fase molto critica e le sfide per il futuro sono tantissime. Il Burundi sta affrontando una difficile transizione. In Ruanda, il tutsi Kagame ha creato un regime autoritario sfruttando a proprio favore la difficile eredità del genocidio. Le regioni orientali del Congo, il Kivu e l’Ituri, sono ancora altamente instabili. C’è da affrontare il problema dei profughi, come anche quello della circolazione di un ingente numero di armi. “Purtroppo – sostiene Touadi – molto dipenderà da come si comporterà la comunità internazionale. Innanzitutto l’Onu, su cui pesano le responsabilità degli errori degli anni Sessanta e che ha preso impegni concreti sia in Burundi che in Congo. Bisognerà vedere se saprà mantenerli in modo coerente. L’altra grande incognita è costituita dal braccio di ferro tra gli interessi anglo-americani e quelli francesi. Non solo nella regione dei Grandi Laghi, ma anche in Angola e altrove. C’è poi la prospettiva interna: Kagame continua a pensare che il Kivu sia lo sbocco naturale del Ruanda, dove la questione demografica è un problema reale. Per risolvere tutti le questioni sul tappeto, a partire dalla sovrappopolazione di Ruanda e Burundi e passando per la gestione dei flussi di profughi, si potrebbe riattivare la comunità economica dei Grandi Laghi. Serve una soluzione globale ai problemi della regione, non è pensabile che ognuno faccia per sé, pestando i piedi al vicino. Questo può scatenare solo altre tensioni.”Il Congo presenta un punto di forza. È la sua società civile, una delle più vitali del continente, che ha un ruolo importante nella pacificazione del paese. “Durante gli ultimi anni di Mobutu lo stato era praticamente inesistente – ricorda Touadi. Questo ha scatenato la spontanea reazione della popolazione, che doveva trovare degli strumenti per la sopravvivenza, soprattutto economica. . Una società che si potrebbe definire “dell’indisciplina”, che si sta sviluppando anche in altri paesi martoriati, come Liberia e Sierra Leone: nel caos politico ed economico si assume l’indisciplina come struttura alla vita civile, ottimizzando l’anarchia. Può sembrare un paradosso, ma è un paradigma che può funzionare. “E aiuta a riscoprire i saperi basici dell’Africa – aggiunge Touadi. 

Recensione di Irene Panozzo


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