31/05/14

IL NOME DI MARIA di Daniela Tuscano - [ Meriam, la donna cristiana condannata a morte ]



Meriam, Mariam, Myriam. Ormai questo nome è diventato familiare alle cronache, ma chissà quanti occidentali ne conoscono ancora l'origine. Meriam, cioè Maria. Maria è la donna del maggio al tramonto. È la donna della Visitazione che ha affrontato un lungo cammino, disprezzando i pericoli, incinta (anch'essa!), per recarsi da un'altra donna e proclamare un mondo nuovo, di eguaglianza, pace, liberazione dagli oppressori. Una donna di giustizia prima che di carità. O meglio, d'una carità nella giustizia. Quel nome oggi vive in Sudan, in carcere e in catene. Come la sua omonima, incinta. Anzi, quel figlio della pace e della liberazione l'ha già dato alla luce: ed è naturalmente femmina, ed è nata prigioniera, perché per lei non v'è posto nell'albergo, ma solo dietro le umide sbarre d'un carcere. Prigioniera e fuggitiva, il sole visto dietro un riquadro di pietra - così la immaginiamo -, è stata accolta dal padre come un doppio dono: chissà se sarebbe stato lo stesso, fosse nata in condizioni normali. Maya, figlia di Meriam la cristiana, è nata in galera perché la madre non ha abiurato la propria fede. Meriam è figlia d'una cristiana e d'un musulmano, e per legge considerata islamica, anche se quel genitore non l'ha mai visto, pur se quel padre ha abbandonato la famiglia quando lei aveva pochi mesi. Come se una fede si potesse imporre. Sposatasi con un cristiano, Meriam è stata così dichiarata "adultera", il matrimonio considerato nullo, il primogenito - sbattuto in cella con lei, a
venti mesi - un "bastardo". E lei, condannata all'impiccagione. E poi, quella saccenteria cavillosa: ha un nome musulmano. Falsità. Menzogne. Meriam Yahia Ibrahim sono nomi anche cristiani. Sono nomi. Hanno radici bibliche, indicano unità, prosecuzione, crescita. Sono espansioni, mentre la grettezza integralista separa, sgretola, fustiga e uccide, specialmente se si tratta d'una donna. Meriam ha resistito, resiste. Grazie all'intervento dei media cattolici il suo caso è rimbalzato in tutto il mondo (ma un'altra donna, Faiza Abdalla, rischia la medesima condanna). Fonti governative hanno appena annunciato la sua prossima liberazione. Ma libera, Meriam lo è già. Lo è "dentro", anche "da dentro". Una vicenda, questa, talmente ricca di simboli, anzi, di allegorie, che risulta difficile, se non impossibile, non vedere in essa un appello alle coscienze morte, al lassismo del nostro cristianesimo fumigante. Una vicenda capace di stordire, ammettiamolo. Anche, direi soprattutto, certi/e difensori d'ufficio dei diritti umani, in particolare femminili, che per Meriam e le donne come lei (la pachistana Asia Bibi ha trascorso il suo quarto Natale in cella e da quell'antro sperduto ha indirizzato al Papa una lettera colma d'amore e gratitudine verso Dio), non hanno trovato parole adeguate né si sono mossi con la consueta tempestività. Cosa li ha bloccati? L'autocensura del politicamente corretto? L'ostinazione nel non voler riconoscere che i cristiani, in Africa e in Asia - quest'ultima, loro naturale culla - stanno subendo una violenta persecuzione? Senza dubbio. Ma non basta. Meriam e le sue compagne incarnano la sorpresa e lo scandalo. Non solo per gli integralisti. Ma per il relativismo idiota e torpido delle nostre menti. Meriam e le altre hanno infatti mandato in frantumi le tesi care ai legulei dell'umanitarismo salottiero, secondo cui l'emancipazione delle donne si manifesta nelle finte urla nude delle Femen. Meriam e le altre sono perseguitate non per aver cercato d'occidentalizzarsi, né per aver rinunciato alla propria cultura o credo; anzi, proprio in quest'ultimo esse trovano la forza e il significato del loro esser donne. Stanno dimostrando, a costo della vita, che esiste un altro modo di testimoniare la propria dignità di persone: sì, nella fede "patriarcale, misogina, oppressiva" che il conformismo progressista vorrebbe estirpare. In tal senso, poco importa Meriam sia cristiana. Potrebbe appartenere benissimo a quell'Islam in nome del quale essa è stata condannata, o all'induismo... a tutto. Le religioni sono costruzioni di uomini; di uomini maschi. La religione (religare) è maschile, la fede femminile. La religione fissa limiti, detta regole, impone riti. E pretende sacerdoti, e quei sacerdoti, d'una religione simile, non possono essere che maschi, poiché sono la parzialità fattasi totalità, la deificazione d'una creatura misera e presuntuosa. La religione dei maschi è, al massimo, il rudimento della fede, la sua lallazione, ma la maturità è un cielo mistico e appartiene alla donna. "Iddio ha creato l'uomo maschio e femmina, l'uno e l'altro a propria immagine - scrive Edith Stein. - Solo quando le rispettive caratteristiche maschili



E femminili sono pienamente sviluppate, si raggiunge la massima somiglianza possibile col divino, e solo allora la comune vita terrena viene tutta potentemente compenetrata dalla vita divina". Fino ai giorni nostri, questo sviluppo non s'è attuato, perché sotto diverse forme ha dominato soltanto un individuo sull'altro. Origine d'ogni violenza, falsità, perversione. Dittatura, anche. Così, i maschi-piccoli iddii che legiferano sul credo femminile, che stuprano e impiccano ragazzine minorenni in India e crocifiggono misere sventurate in Italia (con la giustificazione, rispettivamente dell'avvocato e dello stesso assassino, "sono ragazzi, possono sbagliare" e "ho fatto una bischerata"), attestano la persistenza della struttura di peccato e della natura decaduta. Come ho scritto altrove è questo l'unico, vero, peccato originale. P. S.: Il nostro pensiero si rivolge, naturalmente, anche alle studentesse nigeriane (per la maggior parte, ma non solo, cristiane) rapite dai sanguinari terroristi di Boko Haram. Colpevoli di andare a scuola, di non sottomettersi a una parodia di religione a immagine maschile, semplicemente del fatto di esistere come donne. Ma la cieca violenza non prevarrà.

27/05/14

lezione di dignità e umiltà Milionaria fa la spazzina per insegnare ai figli il valore dei soldi

anche   per  me  ,  che   essendo una generazione di mezzo  , non ho conosciuto  direttamente  ma  solo indirettamente  (  racconti  e scritti storici e politici  )    del lavoro della terra ( contadini e  pastori  ) e delle fabbriche  , questa  è  una lezione di vita


Scelta d'amore






Un bambino di una scuola elementare americana ha preso il coraggio a due mani e ha aperto il proprio cuore ad una compagna di classe.
Sul social network Imgur, sito di condivisione di immagini e foto, è stata postata questa “lettera d’amore” che ha riscosso notevole successo, Il motivo? Sicuramente il contenuto della lettera, che potremmo definire, con un eufemismo, onesto ed istintivo. Ecco cosa scrive il bambino: “Cara Ashely, vorresti diventare la mia fidanzata? Mi piaci molto.” E per consentire all’amata di rispondere adeguatamente, il bambino aggiunge poi tre possibili risposte, tra cui scegliere proprio come in un gioco: “sì”, “no” ed anche “forse”, per riservarsi qualche speranza in caso di risposta negativa.  (   continua  http://on-msn.com/1gRfPO8  )

anche i duri hanno un cuore

 Anche  duri  hanno un cuore



è  quello che   ho pensato  leggendo  tali news  . entrambe prese  dall'unione  sarda online del  27\5\2014



la prima 

Un video tanto tenero quanto divertente. E' quello ripreso dalla telecamera installata su una pattuglia della polizia del Wisconsin (Usa). 

Che ritrae un poliziotto che ferma il traffico per un motivo molto, molto speciale: permettere a un'anatra, seguita dai suoi piccoli, di attraversare una strada affollatissima di auto. Il filmato, postato in Rete, fa il pieno di clic.

la  seconda  




Un anziano del Napoletano ha tentato di rubare tre confezioni di mortadella al supermercato.
Quando il direttore del supermercato di Torre del Greco (Napoli) l'ha sorpreso dopo aver tentato di rubare tre confezioni di mortadella, l'anziano, un 78enne di Torre Annunziata, è scoppiato a piangere: "Ho rubato perché ho fame e non ho i soldi". Chiamati i carabinieri, i militari si sono commossi e hanno pagato il conto; il direttore del market, in via Nazionale, ha deciso di non sporgere denuncia e gli altri clienti hanno improvvisato una colletta per acquistare all'anziano una serie di prodotti alimentari e di prima necessità.









Le fotocamere dei cellulari rovinano i nostri ricordi ? - Mangiare lavorando o inviare mail al bar Così la crisi sta cambiando il lavoro

 da repubblica  online  


A volte scattare in modo frenetico immagini, può impedire di fissare nella memoria i momenti importanti della nostra vita. Lo rivela uno studio della Victoria University di Wellington
di VALERIA PINI


DIMENTICARE momenti importanti della propria vita, perché presi dall'ansia di fotografare o filmare . L'ossessione di immortalare episodi con video e foto, per poi condividerli, potrebbe avere un effetto negativo sulla memoria. Lo rivela uno studio coordinato da Maryanne Garry, docente di Psicologia alla Victoria University di Wellington, in Nuova Zelanda.     Secondo la ricerca, la fotocamera e la videocamera che si trovano ormai nella maggior parte dei cellulari, stanno rovinando i nostri ricordi, impedendoci di vivere con serenità il presente. L'idea di cogliere in uno scatto istanti magici e unici di matrimoni, feste o viaggi impedisce di partecipare a pieno a situazioni piacevoli. Stress e tensione fanno sì che nulla viene impresso nella nostra mente. Un problema che tende ad aumentare nel caso dei selfie, dove alla preoccupazione per la scelta dell'inquadratura giusta, si aggiunge quella di apparire fotogenici. 


Insomma più si fotografa, meno si 'vive' il momento. Fra chi osserva e il mondo si crea una parete invisibile, che impedisce di vivere completamente esperienze. Garry ha approfondito da tempo il rapporto fra tecnologie digitali e cervello e ora sta studiando gli effetti della fotografia sui ricordi d'infanzia. "Le persone fanno mille foto e poi le scaricano da qualche parte e in realtà non hanno il tempo di guardarle molto perché è troppo difficile etichettarle e organizzarle. Questa mi sembra una perdita", spiega Garry. 
Dai compleanni alle vacanze, tutti vogliamo ricordare quei momenti preziosi grazie a una fotografia. Ma scattarle in modo frenetico, può secondo la psicologa farci dimenticare tutto in un lampo. Inoltre mentre in passato gli album esposti nelle librerie di casa, potevano essere sfogliati di tanto in tanto, oggi centinaia di immagini digitali archiviate nei computer, su chiavette o cd sembrano 'scomparire'. E nell'era della 'dematerializzazione' anche l'album dei nostri ricordi si cancella.

Un precedente studio della Fairfield University in Connecticut, pubblicato su Psycological Science, aveva rivelato che le troppe foto possono impedirci di avere ricordi più dettagliati.  I ricercatori hanno chiesto a un gruppo di studenti di visitare un museo e fotografare alcune opere. Il giorno dopo i ragazzi sono stati interrogati ed è stato così possibile verificare che avevano difficoltà a riconoscere quadri e sculture che avevano fotografato rispetto a quelli che avevano solo guardato.


Per gli studenti è risultato difficile ricordare i dettagli delle opere fotografate. "La gente spesso tira fuori le macchine fotografiche senza pensarci. Quando però si affidano alla tecnologia per ricordare, questo può avere un impatto negativo sul modo in cui si memorizzano le esperienze", spiega Linda Henkel, autrice dello studio. Precedenti studi hanno dimostrato che rivedere vecchie foto può aiutarci a ricordare, ma solo se dedichiamo abbastanza tempo a quest'operazione. "Per ricordare - ha detto Henkel - dobbiamo accedere e interagire con le foto, e non solo accumularle". 
Infine uno studio della Harvard University, della University of Wisconsin-Madison e della Columbia University ha invece messo in evidenza che molte persone sostituiscono i propri ricordi con il web. Utilizzano la rete come 'una memoria esterna' da consultare di volta in volta, in caso di necessità. Secondo i ricercatori statunitensi, oggi siamo talmente dipendenti da smartphone e tablet, da abbandonare le ricerche su un determinato argomento se non troviamo una risposta on line in tempi rapidi.

da  l'unione sarda   online del  27 maggio 2014 16:02

Vita privata addio. Il confine tra lavoro, casa, vacanze si fa sempre più labile. Ecco perché.

In Italia solo un quarto degli impiegati afferma di non lavorare nel weekend o fuori dall'orario d'ufficio, mentre gli altri dichiarano di lavorare in orari non convenzionali, o per necessità (il
42% ) o per proprio desiderio. A fronte di tanta invasività, il 52% sarebbe disponibile a lavorare anche più ore pur di beneficiare di maggiore flessibilità. Lo rivela una ricerca di Microsoft-Harris Interactive diffusa oggi a Torino, in occasione di una dimostrazione con Alpitour World di "ufficio a cielo aperto" grazie alle tecnologie più innovative.
Oltre la metà di coloro che lavora in ufficio (57%) desidererebbe essere messo nelle condizioni di lavorare, se non interamente, almeno in gran parte da casa. Il 45% degli interpellati lavora durante il viaggio verso l'ufficio o di rientro, il 27% mentre mangia a casa e il 25% mentre guarda la televisione. Inoltre il 12% dei genitori che lavorano in ufficio ammette di aver sbrigato compiti di lavoro durante eventi o attività dei propri figli.
In generale 6 su 10 di coloro che lavorano in ufficio (67%) contano di essere in grado di lavorare fuori sede in posti come aeroporti, treni, bar, parchi. Quando sono fuori dalle quattro mura dell'ufficio, gli impiegati per lo più leggono e rispondono alle e-mail (62%), scrivono (50%) collaborano (33%) su documenti, e analizzano dati e informazioni (49%).



26/05/14

Usa: Il coraggio di Barbie, atleta di bodybuilding senza le braccia


questo post  ( dedicato  a  Carla veglia )  nasce    da questa  discussione  su facebook



Una storia commuove l'America. E' quella di Barbie Thomas, 37enne di Phoenix, Arizona, atleta che ha stupito il pubblico statunitense salendo sul palco del campionati nazionali di bodybuilding svoltisi in questi giorni in South Carolina. 

 Da anni, a causa di un terribile incidente, convive con una menomazione che avrebbe distrutto la vita di chiunque: ha perso entrambe le braccia. Ma Barbie non ha ceduto .
 E, nonostante tutto, è riuscita a trovare la forza di andare avanti, imparando ad essere autosufficiente e continuando a coltivare la sua passione per il fitness. Tanto da arrivare, appunto, ai campionati Usa, dove ha ottenuto la standing ovation del pubblico. Senza braccia, la 37enne fa tutto con gambe e piedi: solleva i pesi, manda messaggi con il cellulare( foto a destra )
fa le faccende di casa, cura la sua igiene personale e, persino, guida l'automobile. "I medici mi avevano avvertito: la tua vita non sarà più la stessa dopo Dio, nvece, aveva per me un altro l'amputazione. progetto. E io non avevo nessuna intenzione di essere ridotta a un vegetale". Oggi Barbie può dire di aver vinto la sua battaglia.


le  altre  foto eccetto la  prima  e  la sesta  riportate qui le  trovate  in questa  fotogallery