giovedì 9 giugno 2011
Un vigile urbano imbavaglia il murale contro il nucleare L’agente di Porto Torres ha pensato di applicare la norma sulla pubblicità elettorale
L’agente di Porto Torres ha pensato di applicare la norma sulla pubblicit à elettorale
la nuova sardegna
di Emanuele Fancellu
Un vigile urbano imbavaglia il murale contro il nucleare
PORTO TORRES. Un paesaggio bucolico, con alcune candide pecore che brucano erba verdissima in un prato dominato da un nuraghe e dal cielo azzurro, con le montagne sullo sfondo e un «Sì» barrato da un lato; dall'altro un paesaggio tetro, con due fantasmi dal volto scheletrico che fuoriescono dai fumaioli di una centrale nucleare ed un grande «No» alle spalle.
Peccato che il murale completato solo avantieri sia finito nel mirino di un vigile urbano che, applicando la normativa sulla pubblicità elettorale, ha pensato bene di far coprire sia il "no" sia il "sì". Quasi una sconfessione della volontà dell'amministrazione comunale che ha dichiarato Porto Torres "comune denuclearizzato".
Restano comunque ben chiare le ragioni per votare «Sì» contro la realizzazione di centrali nucleari in Italia (ed in Sardegna in particolare), dall'altro la materializzazione degli effetti nefasti per cui ribadire il «No» al nucleare. Il significato del murale da qualche giorno fa bella mostra di sé sul muro che costeggia la pista ciclabile e la cosiddetta «bretella» che congiunge viale delle Vigne alla Litoranea per Platamona, un'opera commissionata dal comitato «Tuteliamo il golfo dell'Asinara» realizzata gratuitamente dai writers portotorresi Edoardo Gino e Simone Masia.
«Il Comitato ha coperto le spese utilizzando i propri fondi e grazie alle offerte dei singoli associati - spiega il presidente Giuseppe Alesso - Il murale è il nostro contributo alla lotta contro il nucleare, sperando che il 12 e 13 giugno il popolo Italiano ribadisca quanto già espresso nel 1987».
domenica 2 novembre 2008
Per il movimento il referendum è solo una trappola
Subito dopo l'approvazione al Senato del decreto legge n.137/08, mediaticamente noto come decreto Gelmini, il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni ha dichiarato che promuoverà un referendum per abrogare tale decreto. Inoltre ha "lanciato lappello a tutte le forze della scuola e dell'università , alle famiglie interessate, alle forze politiche perché partecipino alla raccolta delle firme per il referendum promuovendo comitati in tutte le città italiane".Giusto per completare il quadro è meglio rendersi conto che anche se tutte le classi prime del prossimo anno fossero a 24 ore, saranno circa 28.000 (21.000 a tempo normale e 7.000 a tempo pieno), produrrebbero un taglio di 8.000 docenti. Il piano programmatico prevede per il prossimo anno nella scuola elementare un taglio di 16.300 docenti (12.300 su posto comune e 4.000 specialisti).
ettorale del firmatario che viene rilasciato dal comune di residenza e dal comune in cui vive. Sembra banale, ma raccogliere firme per esempio in una città come Milano comporta la richiesta di certificati elettorali non solo nella provincia di Milano, ma del Paese intero. Ad ogni modulo di raccolta firme devono essere allegati i certificati elettorali di tutti quelli che hanno firmato quel modulo. martedì 27 giugno 2006
Senza titolo 1358

WWW.L'ITALIA di Francesco De Gregori
Viva l'Italia,
l'Italia liberata.
L'Italia del valzer.
l'Italia del caffè,
l'Italia derubata e colpita al cuore.
Viva l'Italia,
l'Italia che non muore.
Viva l'Italia,
presa a tradimento.
L'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura.
Viva l'Italia,
l'Italia che non ha paura.
Viva l'Italia,
l'Italia che è in mezzo al mare.
L'Italia dimenticata,
e l'Italia da dimenticare.
L'Italia metà giardino e metà galera.
Viva l'Italia,
l'Italia tutta intera.
Viva l'Italia,
l'Italia che lavora.
L'Italia che si dispera,
e l'Italia che si innamora.
L'Italia metà dovere e metà fortuna.
Viva l'Italia,
l'Italia sulla luna.
Viva l'Italia del 12 dicembre.
L'Italia con le bandiere,
l'Italia nuda come sempre.
L'Italia con gli occhi aperti nella notte triste.
Viva l'Italia,
l'Italia che resiste.
Oggi che l’Italia ha vinto due volte difendendo la sua Costituzione e battendo l’Australia( anche se con una battota di culo ) , possiamo dire di essere non solo coglioni e indegni ma anche schifosi.
Quando Speroni ha detto che l’Italia fa schifo non potevamo non essere d’accordo con lui vedendo il gioco della nostra nazionale. Ma invece al novantesimo l’Italia ha detto un altro no!
E ora che abbiamo ottenuto i risultali l’Italia, nazione e nazionale, devono cogliere l’entusiasmo per dare un gioco migliore a tutti gli italiani, indegni e non. Perché l’Italia si merita di più di queste destra e sic di questa sinistra
Due passi avanti sono stati fatti, e allora ancora Forza Italia ! . Dato che con le sconfitte infllitte a questa destra arrogante si è dimostrato che essa non si può appropiare di una cosa che è di tutti gli italiani indipendentemente dal ragruppamento politico cultutrale a cui appartengono e non solo di una parte sola .
Per il momento mi sento Italiano e festeggio la vittoria (INDEGNA?) della Nazionale. Spero che bossi e C. mantengano la promessa ed immigrino in svizzera anche se poi come sempre certe pèersone stra parlano perchè adesso leggo su Repubblica che al contrario ci vuole riprovare??? certe persone
straparlano sempre e non mantengono mai . Per fortuna l'incubo di un' ITalia divisa e un presidente con troppi poteri e finita sul nascere . Forse adesso quando vado all'estero rideranno un po' meno di noi. L'entusiamo per il no è ovunque nei blog esempio da sonounindegno.splinder.com un utente anonimo scrive
: << Caro Silvio e compagni destrorsi: come avete potuto vedere l'unica costituzione che siete liberi di sfasciare è la vostra costituzione fisica, il mondo intero non sentirà mai la vostra mancanza, fatevene una ragione. Per i padani che votano Lega proporrei un aumento del 600% sul prezzo di alberghi eristorazione quando osano andare al sud a trastullarsi in quel mare che il destino saggio ha negato loro. W L'ITALIA CHE ANCORA UNA VOLTA A DETTO NO A UN BRANCO DI FARABUTTI >> e io aggiungo di caffoni ed irrispettosi comeil loro capo che ogni volte che ha paura offende , senza rendersi conto che cosi si da la zappa dei piedi . Infatti caffebabel dice :
<<
Due spiegazioni sembrano a prima vista ovvie. Da un lato il Paese non ne può più di politica dopo le elezioni politiche e regionali, dall’altro è vero che le riforme interessano ben 60 articoli e il dibattito in questione è molto complesso.
Però queste spiegazioni non sono sufficienti. I temi legati alla Costituzione sono così importanti che la campagna elettorale, quasi completamente insensibile ad un dibattito sui valori, avrebbe dovuto affrontarli in modo più articolato. Mentre il centrosinistra si è trincerato dietro ad un “no” assoluto alla costituzione, ha rifiutato o non è stato capace di delineare un’alternativa alla proposte avanzate dalla destra, tanto da non essere in grado di spiegare il suo impegno a mantenere la costituzione così com’è. Questo atteggiamento ha fatto sì che la campagna della sinistra sia apparsa indecisa. Non solo. Ha permesso alla Lega Nord di attirare su di sé l’attenzione dei media dei media. La Lega afferma che se questa riforma – che prevede anche
una redistribuzione dei poteri tra Regioni, Parlamento e Senato – non passasse dovrà ricorrere a mezzi non democratici per realizzare l’autonomia del Nord dal Sud.
Si è parlato anche di creare un Partito democratico per unire almeno qualcuno dei nove partiti – che vanno dai cattolici di centro a Rifondazione comunista – dell’Unione. In questo caso sarebbe necessario un cambiamento ideologico se il nuovo Governo volesse affrontare problemi gravi come la crisi economica. Ma per un nuovo partito che vuole lasciarsi alle spalle il berlusconismo ed essere democratico, è ancora più importante creare un programma che sappia rivolgersi anche al 50% degli italiani che ha votato per il centrodestra. Dovrà poi sviluppare un nuovo modello di impegno politico con cui mandare in pensione la violenza del linguaggio berlusconiano. Infatti Berlusconi ha di recente bollato come “indegni” di chiamarsi italiani coloro che votano contro la riforma istituzionale e durante le politiche aveva già chiamato “coglioni” gli elettori dell’Unione.
La sua forte identità locale, basata su città e regioni, fa dell’Italia il Paese che assomiglia di più all’Unione Europea. Il suo centrosinistra è la coalizione più europeista, i suoi tentativi di rivitalizzare il proprio tessuto politico sono quanto mai importanti.
>>
per chi avesse qualche dubbio ecco i dati
AFFLUENZA: 52.9% pari a 25.092.600 elettori circa
SI: 38.7% pari a 9.610.000 preferenze circa
NO: 61.3% pari a 15.482.000 preferenze circa
IN SARDEGNA
AFFLUENZA: 46.6%
SI: 27.7%
NO: 72.3%
per i dati completi: http://snipurl.com/sd17
sabato 24 giugno 2006
Senza titolo 1353
Al referendum rispondiamo No! di fausto
Al referendum rispondiamo No!
A chi ha sconvolto la Costituzione
senza eccezione
rispondiamo No!
Al referendum noi diremo No!
Al referendum noi diremo No!
L’hanno sconvolta l’hanno scardinata,
è un’altra porcata
a cui va detto No!
Al referendum rispondiamo No!
Al referendum rispondiamo No!
Delle riforme fatte dai fascisti
un repulisti
lo si fa col No!
Su quella scheda scriveremo No!
Su quella scheda scriveremo No!
Ai quattro bischeri di Lorenzago
non diamo spago
e rispondiamo No!
Al referendum noi diremo No!
Al referendum noi diremo No!
A chi legifera dentro una baita,
anche se sbraita
noi diremo No!
A Calderoli noi diremo No!
A Calderoli noi diremo No!
Torni a curar le carie e si consoli
ché a Calderoli
noi diremo No!
A Calderoli noi diremo No!
A Calderoli noi diremo No!
Torni a cavare denti a suoi brianzoli
Ché a Calderoli
noi diremo No!
A Calderoli ripetiamo No!
A Calderoli ripetiamo No!
Magari è bravo a fare otturazioni
ma Costituzioni
certamente no!
Anche a Nanìa noi diremo No!
Anche a Nanìa noi diremo No!
La sua riforma è una gran porcheria
e anche a Nanìa
noi diremo No!
Anche a Pastore noi diremo No!
Anche a Pastore noi diremo No!
Torni in Abruzzo a pascolar le greggi
ché alle sue leggi
noi diciamo No!
Votiamo tutti e rispondiamo No!
Votiamo tutti e rispondiamo No!
Per dare un’altra sberla a questa destra
la via maestra
è risponder No!
Domani e lunedi giorni decisivi per le sorti del nostro amato - odiato Paese . Dopo una durissima campagna referendaria Essa è stata condotta con insulti da parte del principale esponente del Si giudicandoci indegni ( infatti sonounindegno.splinder.com ) mancando come è solito fare di rispetto .Ma è stata anche catratterizzata dall'intervento ambiguo e tardivo dell'autory infatti zeus news : << Non si riesce a capire bene come funzioni l'Authority per le Comunicazioni: lo spot Mediaset sul referendum costituzionale viene giudicato menzognero e falso solo 3 giorni prima delle votazioni e così le altre trasmissioni Rai e Mediaset a senso unico; ma Mediaset decide, ugualmente, di continuare a trasmettere gli spot faziosi e l'Authority si guarda bene dal sospendere le trasmissioni.L'intervento per bloccare il lancio di "Unico" di Telecom Italia, cioè il telefono fisso/mobile, utilizzabile in casa come telefono fisso con le tariffe corrispondenti e all'esterno come telefonino, è stato molto tempestivo, poiché l'uscita del prodotto era prevista per l'inizio di luglio mentre la decisione dell'Authority arriva in questi giorni. [ ..... ] ( continua qui ) >> il che ha permesso e permette tutt'ora a mmediaset e in parte alla Rai [ sic ] d'ingannare gli utenti e di non come dice questa vignetta di Staino

e distinguere le panzane ( metaforicamente parlando ) dalla verità e dalla demagogia : ma viste le reazioni dei dissidenti del centro destra
( quei pochi che ogni tanto usano il cervello e non l'hanno mandato all'ammasso e mantengono vivo il loro spirito critico o libero arbitrio senza appiattirsi completamente suq uello che dice il loro leader ) dicono ( fonte la versione online del quotidiano www.repubblica.it del 22\06\2006 ) :
<< Referendum, Tabacci e Follini "Siamo un gruppo di indegni" I centristi: un'assemblea costituente per la rinascita dell'Italia
Facendo il verso allo slogan usato ieri da Silvio Berlusconi ("Indegno dell'Italia chi non va a votare sì"), Follini e gli altri che voteranno No al referendum sulla Costituzione hanno chiesto di bocciare la riforma e di convocare subito dopo un'assemblea costituente per decidere in modo bipartisan i cambiamenti della Costituzione.
"Il nostro No - spiega Tabacci - si distingue da quello di Oscar Luigi Scalfaro, che considera intoccabile la Costituzione". Poi precisa che "crediamo sia utile un aggiornamento, che può essere realizzato in modo rispettoso dello spirito costituente". Tabacci mette in chiaro che la consultazione del 25 e 26 giugno "non è una rivincita".
Follini, silenzioso durante la conferenza stampa, non si è però tirato indietro di fronte ai microfoni, dicendo che "una larga parte del centrodestra voterà No", e che questa parte, una volta contati i voti, "sarà numericamente importante".
Ha usato parole dure per la "riforma sbagliata e truffaldina", approvata dal suo schieramento, anche il Dc Publio Fiori, secondo cui, "con questa riforma il premier diventa forte con l'opposizione ma debolissimo con i partiti della sua maggioranza". Fiori ha concluso il suo intervento augurandosi la vittoria del No in modo da poter tornare al punto di partenza e in maniera "più facile far ripartire il confronto sulle riforme necessarie". Anche i liberali, ha spiegato Stefano De Luca, sono "nettamente schierati per il No", precisando che se la riforma del centrosinistra del titolo V della Costituzione è stata "sgradevole", ma quella del centrodestra è "devastante", "un pasticcio realizzato mettendo insieme cose scombinate, come il premierato, il federalismo, l'indebolimento della Corte Costituzionale".
>>
con questo è tutto a martedi \ mercoledi con il reportage di questo referendum
lunedì 19 giugno 2006
Votiamo NO per salvare la Costituzione Italiana
Il Comitato Milanese “Salviamo La Costituzione” scrive in maniera molto chiara:
Difendiamo la Costituzione al referendum del 25 e 26 giugno: VOTIAMO NO!
La Costituzione è la fonte dei diritti di ciascuno di noi e stabilisce le regole fondamentali della nostra convivenza. Non farla stravolgere
La Costituzione è nata dalla resistenza Italiana al nazifascismo e dalla lotta di Liberazione nazionale. Con essa vengono garantiti a tutti eguali diritti civili, politici e sociali. I suoi principali valori sono: la pace, il lavoro, la salute e l’istruzione che devono essere garantiti a tutti i cittadini perché vi possa essere vera emancipazione ed eguaglianza sociale.Il centrodestra, nella scorsa legislatura, ha stravolto gran parte della Costituzione: quasi metà degli articoli di cui è composta.
ECCO I PRINCIPALI MOTIVI PER CUI DOBBIMO VOTARE NO!
1. La controriforma prevede una eccessiva concentrazione del potere nelle mani di un uomo solo: il Primo Ministro. Lui potrà pretendere che il Parlamento approvi tutte le leggi che vuole. Se il Parlamento si volesse rifiutare, anche per una sola volta, potrà determinarne lo scioglimento mandando a casa tutti i rappresentanti dei cittadini. Il Parlamento, che ha il compito di rappresentare la volontà di tutti i cittadini, diverrà così, ostaggio di un solo uomo.
2. Il Governo, che rappresenta il potere esecutivo in quanto è suo compito dare esecuzione alla volontà del Parlamento, non dovrà più ottenere la sua fiducia. Il presidente del Consiglio nominerà e destituirà i Ministri come e quando vorrà senza renderne conto a nessuno.
3. Il Presidente della Repubblica non sarà più il garante della Costituzione ma diverrà il “notaio” del Presidente del Consiglio.
4. La Corte Costituzionale, che ha il compito di giudicare se le leggi rispettano i principi e i valori della Costituzione, vedrà al suo interno aumentare il numero dei componenti nominati da chi fa le leggi.
E’ evidente che così se ne vanifica l’autonomia.
5. Anche la Magistratura ordinaria vedrà ridotta la propria autonomia a favore della concentrazione, di fatto, del potere in mano ad una sola persona. L’Italia ha avuto, nel secolo scorso, una triste esperienza della concentrazione del potere in mano al Capo del Governo.
6. L’unità d’Italia, così faticosamente raggiunta solo 150 anni fa, viene ora messa in discussione da un federalismo alla rovescia. Nella storia il federalismo è servito per associare più nazioni fra loro non per dividere il popolo di una stessa nazione. L’unità è l’unità dei diritti che vengono assicurati a tutti i cittadini.
7. Mentre, si lavora per costruire un’Europa di pace in cui ognuno sia cittadino di serie A, la Controriforma della Destra divide gli italiani nella loro vita quotidiana, creando, nel nostro Paese, 20 diversi sistemi scolastici, sanitari,di polizia locale ecc. uno per ogni Regione.
8. Questa Controriforma, confusa e pasticciata, moltiplicherà di vari miliardi di Euro la spesa per gli apparati burocratici. Noi dovremo pagarne i costi! Perché?
Anche io sostengo:
VOTIAMO NO! NON CONSENTIAMO CHE SFASCINO LA NOSTRA COSTITUZIONE!
Giovanna Nigris
Visitate anche il sito http://www.referendumcostituzionale.org
domenica 18 giugno 2006
Senza titolo 1341
È in gioco l'Italia
Furio Colombo
C´è un rapporto stretto tra la cosiddetta riforma della Giustizia dell´ex ministro Castelli e il grave danno che si vuole recare alla Costituzione con la Riforma Bossi-Berlusconi ("devolution" e nuovi poteri del Primo ministro) su cui siamo chiamati a decidere (decidere per il NO) con il referendum del 25 giugno.
Il rapporto non è solo di affinità, nel senso che i due atti vandalici sono parte delle «36 riforme» di cui si è vantato per quarantadue trasmissioni televisive illegali Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale.
Il rapporto è più stretto ed esemplare. Si tratta di uno scambio di servizi tra i due soli agenti attivi della Casa delle Libertà, la Lega Nord e Berlusconi. Gli altri, An e Udc, Fini e Casini, contro ogni rispetto politico per se stessi, si sono prestati ad accomodare Bossi secondo la volontà del padrone di casa. E il padrone di casa, Berlusconi, che cosa voleva? Voleva una vendetta esemplare contro i giudici, che accompagnasse le leggi ad personam che lo hanno esentato o salvato da decine di processi. Con le leggi ad personam Berlusconi ha protetto se stesso nell´immediato, incurante del sarcasmo verso l´Italia nel resto nel mondo. Con la nomina di Castelli a ministro della Giustizia si è assicurato una lunga stagione di distruzione e di messa a tacere di tutto ciò che è vivo, nuovo, coraggioso e integro nella Giustizia italiana. Ha tentato di ottenere silenzio, disciplina e subordinazione. Soprattutto ha voluto (se la cosiddetta riforma della Giustizia non si blocca immediatamente) l´umiliazione di coloro che avevano osato indagare, incriminare, rinviare a giudizio un uomo della ricchezza e della potenza di Silvio Berlusconi.
Che abbia o no intrattenuto rapporti con la mafia, i giudici devono imparare (e Castelli ha fatto di tutto perché ciò avvenisse) che il quattordicesimo uomo più ricco del mondo non si tocca, e che è stupido e meritevole di pubblica umiliazione chi non sta al gioco, nell´infinita stagione di compravendita.
Ora che stiamo per votare al Referendum sugli oltre cinquanta articoli di devastazione e offesa alla Costituzione che ha funzionato mirabilmente per sessant´anni (un anniversario che tanti italiani celebreranno votando NO) ricordiamoci dello scambio di favori avvenuto fra Bossi e Berlusconi.
Bossi ha ottenuto via libera per una disastrosa serie di articoli che spaccano, dividono e rendono inagibile il Paese. Era la sua alternativa alla secessione violenta. Devastare da fuori o devastare da dentro. Berlusconi ha scelto di dargli mano libera, per devastare da dentro, con un disegno di «riforma federale» che nessun costituzionalista accetta o approva, tanto è disastrosamente pericoloso. Come controprova di tale pericolo Bossi, il 15 giugno, ha detto: «se gli italiani votano no, noi useremo altri mezzi, fuori dalla democrazia».
Ricordiamolo, al momento del voto. E ricordiamo che il disegno è unico, frutto di una macchina di distruzione e preparazione di un nuovo potere in cui una mente ha diretto (Berlusconi e i suoi avvocati) e alcune braccia senza scrupoli hanno eseguito (ma eseguito anche con partecipazione sincera, se si considera la naturale inclinazione a umiliare e devastare di personaggi come Borghezio e Gentilini, come Calderoli e le Guardie padane, personaggi e gruppi rivelatori della spinta vandalica della Lega Nord). E tutti gli altri, nella Casa delle Libertà, hanno ciecamente eseguito persino a scapito della propria reputazione.
Quando alla fine non hanno esitazioni a definire «una porcata» ciò che hanno fatto, ci dicono con quale atteggiamento hanno messo mano al «cambiamento del Paese» e con quale faccia parlano di «riforme» contrapposte al «conservatorismo» di chi (e per fortuna siamo in tanti) intende salvare la Costituzione. **
Ho detto: «c´è un disegno unico» e non intendo proporre una dietrologia che non mi appartiene e di cui non so nulla. Parlo delle cose che so e che vedo.
È in corso una guerra asimmetrica, in cui chi governa, e chi lo rappresenta alla Camera e al Senato, pur avendo vinto le elezioni, sono ancora in difesa.
Devono difendere il proprio patriottismo e, per farlo dovrebbero far finta di credere che non la politica di Berlusconi e Martino e dei loro accordi non detti in Parlamento sono in discussione ma l´onore dei militari.
Devono difendere la propria religiosità e conformità con alcune particolari posizioni che la gerarchia ecclesiastica pretende di imporre per via politica esclusivamente in Italia, come se l´Italia fosse una Repubblica a statuto speciale. Ma il problema non è la impennata di vivaci iniziative, delle autorità vaticane all´interno di un altro Stato (cosa che non penserebbero mai di fare al di fuori dell´Italia e non hanno mai fatto in Italia prima della prostrazione interessata di Berlusconi e dei suoi «atei credenti»).
Il problema è la pretesa della gente di Berlusconi di essere rappresentanti (regolarmente divorziati) della fede cattolica, i portavoce esclusivi del Papa. E guai se cattolici del Centrosinistra osano far loro ombra e pretendere di essere credenti anche loro.
Devono difendersi da un lontano passato politico, parlo di Sergio D´Elia, che ha scontato in prigione una lontana militanza violenta, per poi diventare il grande avversario della pena di morte nel mondo il sostenitore appassionato della non violenza dei Radicali, il fondatore di "Nessuno tocchi Caino". Ma viene giudicato con rabbia e veemenza dal partito degli imputati e dei condannati per corruzione e per mafia. Non trent´anni fa. Non dopo aver scontato la prigione. Ma adesso, ai nostri giorni, in Parlamento.
Qualcuno, che è diventato vice ministro della Giustizia dopo essersi occupato - senza reati di sorta - di Centri Sociali, deve rendere conto di quel legame evidentemente più vergognoso dei legami di mafia. E a chi ne deve rendere conto?
A uno schieramento che ha reclutato fascisti che definiscono se stessi fascisti (oggi, ai nostri giorni), negatori della Shoah («non ho elementi per dire se i campi di sterminio siano esistiti») e personaggi tuttora legati al maestro di razzismo Julius Evola e a antiche, vergognose pubblicazioni come la "Difesa della Razza".
Alla stessa gente, allo schieramento che comprende gli xenofobi della Lega (e del quotidiano "La Padania", che ha diversi, vistosi trascorsi di antisemitismo, prima che l´anti-islamismo diventasse il faro e la guida) e a veri, orgogliosi e dichiarati fascisti di cui abbiamo appena parlato, la sinistra deve rendere conto dei rapporti e dei sentimenti verso Israele, e del conflitto nel Medio Oriente.
Di questa guerra asimmetrica è utile esaminare alcuni dettagli. Uno è la immensa offesa ostentata dal ministro Martino che, pur essendosi davvero (e in modo inequivocabilmente provato) dimenticato di avvertire il Parlamento che mille soldati italiani sarebbero stati lasciati indefinitamente in Iraq, definisce ripetutamente «mentitore abituale» Massimo D´Alema che ha notato l´incredibile buco di informazione, ma non lo ha mai trasformato in una accusa personale a Martino.
Un altro è il comportamento della opposizione di destra in Senato. La maggioranza tiene e mostra di avere i voti di cui ha bisogno. Ma c´è chi, anche nella grande stampa, si presta a definire il Senato «Il ventre molle dell´Unione» (il Corriere della Sera, 15 giugno).
È un giudizio legittimo, naturalmente. Manca però la cronaca della continua sollevazione di ondate gratuite, deliberatamente inventate, di teppismo d´aula, scenate scatenate nel vuoto, nonostante il tono sereno e proceduralmente esatto di Franco Marini. Immaginate quale rivolta di popolo senatoriale produrrebbe un´aula diretta da un omologo di sinistra di Marcello Pera, uno che per fortuna non c´è, determinato ogni volta a piegare le regole a favore della sua parte, come è accaduto per cinque anni.
Li guardi, mentre urlano tutti insieme di fronte a te, cercando di inventare violazioni di voto che non ci sono, come a una male organizzata cagnara goliardica, e vorresti filmarli per mostrarli agli elettori del referendum. Ecco, questi sono i colleghi senatori disponibili, in caso di vittoria del Sì, e dunque in caso di vittoria della Costituzione Bossi-Berlusconi, a «discutere insieme delle buone modifiche che si possono ancora fare».
Diciamo che nel loro incredibile comportamento c´è un vantaggio, per il Centrosinistra, in questo delicatissimo momento. Serve a ricordare per forza anche al più mite «dialoghista» chi sono e come sono gli autori della «porcata» di cui si vanta l´ex ministro Calderoli.
A tutto ciò va aggiunta la voce della Rai. Ha ragione Giovanni Sartori. La "scheda" sul referendum presentata dal Tg1, ore 13,30 del 15 giugno, avrebbe potuto accreditare e spiegare benissimo anche la «Riforma Mussolini» del 1926. Infatti la vasta modifica costituzionale Bossi-Berlusconi viene spiegata leggendo ciò che viene dato, non ciò che viene tolto dalla nuova legge, in modo che si perda del tutto le percezione dello squilibrio di poteri che si crea, tagliando, abolendo, spostando, punti essenziali di contrappeso e garanzia.
L´introduzione della parola "Nazione" in lugo di Stato viene oscurata, si parla di comitati per il Sì «organizzati dagli italiani nel mondo». Il tutto in un clamoroso vuoto di vere notizie che, sul Corriere della Sera del 13 giugno, il prof. Sartori ha giustamente chiamato «disinformazione».
Mi domando come possano i vertici dell´Unione non usare tutta la forza della loro (della nostra) protesta, e della protesta di tanti italiani, di fronte a un uso così improprio e alterato della comunicazione pubblica.
C´è dunque un disegno unico. Prevede che la "spallata" possa essere data, attraverso la polverizzazione dell´attività legislativa in una delle Camere, una volta ottenuto il Sì alla loro riforma della Costituzione. A quel punto essi avrebbero in mano una tremenda legge elettorale («la porcata» di Calderoli), una Costituzione deformata che ha abbandonato alcuni dei più importanti principi della cultura antifascista e resistenziale, basata sul riconoscimento di uguali diritti umani e civili a tutti i cittadini e alla loro protezione dalle prevaricazioni dei veri poteri forti, con sono i poteri dell´informazione. E hanno in mano la «riforma del premierato» che attribuisce al primo ministro poteri che - con scandalo e severo giudizio negativo di ciascun costituzionalista rispettabile che si conosca - sommano e allargano i poteri di Blair, quelli di Bush, senza gli adeguati contrappesi parlamentari previsti in quei due Paesi. In altre parole, un lungo passo verso la dittatura. Aggravato dal silenzio imposto ai giudici, e dall´uso di una televisione di Stato che continua a essere integralmente berlusconiana. Certo lo è nella informazione sul referendum.
Ecco, questo è il disegno contro cui gli italiani dovranno dire NO, in tanti, il 25 e il 26 giugno.
furiocolombo@unita.it
dal dossier di repubblica
- Se vince il "Sì" lo Stato allo sfascio di EUGENIO SCALFARI
- L'illusione di aver già vinto di MARIO PIRANI
- DOCUMENTI
Le modifiche La nuova Carta in dieci parole
Dal Parlamento al referendum
- LA CAMPAGNA
Parole e immagini
I manifesti 1 / 2
Video: schede riepilogative
Il quiz: quanto ne sai?
articoli vari
- http://snipurl.com/ry3f
- http://snipurl.com/ry3i di Bruno Gravagnuolo
- E a noi donne dicevano: ci farete perdere Lia Levi
- Alle origini di una vittoria antifascista Nicola Tranfaglia
- La retorica dei brogli e dell'Italia divisa Giovanni Visone
- Dal referendum alla Costituzione:il ruolo del Pci e di Togliatti Adriano Guerra
- Dal 2 al 25 giugno: così nasce una Repubblica, così si può salvare
giovedì 15 giugno 2006
Senza titolo 1336
L'ISOLA CHE NON C'E
(E. Bennato)
(E. Bennato)
Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
poi la strada la trovi da te,
porta all'isola che non c'è.
Forse questo ti sembrerà un strano,
ma la ragione ti ha un po' preso la mano.
Ed ora sei quasi convinto che
non può esistere un'isola che non c'è.
E a pensarci, che pazzia,
è una favola, è solo fantasia
e chi è saggio, chi è maturo lo sa:
non può esistere nella realtà!
Son d'accordo con voi
non esiste una terra
dove non ci son santi né eroi
e se non ci son ladri,
e se non c'è mai la guerra,
forse è proprio l'isola che non c'è
... che non c'è.
E non è un'invenzione
e neanche un gioco di parole
se ci credi ti basta perché
poi la strada la trovi da te.
Son d'accordo con vo
iente ladri e gendarmi,
ma che razza di isola è ?
Niente odio e violenza,
né soldati, né armi
forse è proprio l'isola che non c'è
... che non c'è.
Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
non ti puoi sbagliare perché
quella è l'isola che non c'è!
E ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te!
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
poi la strada la trovi da te,
porta all'isola che non c'è.
Forse questo ti sembrerà un strano,
ma la ragione ti ha un po' preso la mano.
Ed ora sei quasi convinto che
non può esistere un'isola che non c'è.
E a pensarci, che pazzia,
è una favola, è solo fantasia
e chi è saggio, chi è maturo lo sa:
non può esistere nella realtà!
Son d'accordo con voi
non esiste una terra
dove non ci son santi né eroi
e se non ci son ladri,
e se non c'è mai la guerra,
forse è proprio l'isola che non c'è
... che non c'è.
E non è un'invenzione
e neanche un gioco di parole
se ci credi ti basta perché
poi la strada la trovi da te.
Son d'accordo con vo
iente ladri e gendarmi,
ma che razza di isola è ?
Niente odio e violenza,
né soldati, né armi
forse è proprio l'isola che non c'è
... che non c'è.
Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
non ti puoi sbagliare perché
quella è l'isola che non c'è!
E ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te!
Poichè non è la prima email del genere ( oltre a quello che mi dicono i miei vecchi e alcuni amici \ conoscenti ) non riuscendo a trovare qualcosa di originale e non ripetitivo rispondo con questa storia di una coppia della mia regione . A voi decidere se etichettarmi come un matto o come un donchisciotte
dalla nuova sardegna del 15\6\2006
«Avremo un figlio da embrioni selezionati»La scelta di una coppia dopo aver scoperto che la primogenita è talassemica Il padre è un giovane sardo portatore della malattia che nell’isola è endemica
Proprio martedì il comitato ministeriale per la bioetica, presieduto da Giuliano Amato, ha ribadito la necessità che la legge 40 - quella sulla procreazione assistita, che nemmeno il referendum del giugno 2005 riuscì ad abrogare almeno in parte - venga applicata nella sua interezza. Ma il tempo, per Chiara, è prezioso e i suoi genitori hanno deciso di non perderne altro aspettando, invano, che la legge cambi. Così andranno all’estero, in una clinica privata di Londra, per concepire un figlio sano che, se tutto andrà come sperano, possa essere compatibile con la bambina e aiutarla a guarire.
Raica Zanellato, 29 anni, originaria di Rovigo, delle zone del Delta del Po, e il marito Fabrizio Pilurzi, 27 anni, arrivato nella Bassa reggiana con la famiglia, originaria di Siniscola (Nuoro), sono entrambi portatori sani della malattia e la probabilità di far nascere un bimbo talassemico, per loro, è del 25%. Per questo, ora, hanno deciso di affidarsi alla procreazione assistita.
I rischi li conoscevano bene anche quando hanno concepito Chiara, ma lo specialista che seguiva la gravidanza della donna aveva detto ai coniugi che non ci sarebbero stati problemi e non sono stati sottoposti ai test necessari.
E invece, purtroppo, i problemi sono emersi, in tutta la loro gravità, quando Chiara aveva tre mesi di vita: la piccola non mangiava più, non dormiva più, era molto pallida, aveva l’emoglobina molto bassa e il cuore che batteva fortissimo. Stava per morire e venne ricoverata d’urgenza all’ospedale Maggiore di Parma dove, tuttora, è seguita costantemente dagli specialisti del reparto di oncoematologia pediatrica, dove - insieme a lei - vengono curati tanti bambini che soffrono di leucemia e talassemia.
Spietata la diagnosi. Da allora è iniziato un lungo calvario che, finora, non ha comunque impedito a Chiara di avere una vita normale, di frequentare la scuola materna del paese e di avere tanti amichetti. Ma, una volta ogni 20-25 giorni, la bambina deve sottoporsi a una trasfusione di sangue in ospedale e, tutte le notti, attraverso una pompa di infusione, i genitori la sottopongono a una terapia che dura 12 ore.
La speranza di guarire, per chi soffre di talassemia, è legata a un trapianto di midollo osseo. Ma nessuna tra le persone consanguinee è compatibile con Chiara, a partire dai genitori per arrivare alla sorellina Lisa, nata tre anni dopo di lei.
Ma, assicurano i genitori, quando hanno concepito la seconda figlia non avevano ancora pensato all’idea del trapianto. Raica e Fabrizio non nascondono però che, quando è nata Lisa, la loro speranza era che potesse essere compatibile con Chiara ma così, purtroppo, non è stato. Il cordone ombelicale della piccola, però, è stato conservato: anche quello, comunque, potrà essere utile a Chiara.
Grande speranza i coniugi Pilurzi l’hanno poi riposta nel referendum di un anno fa ma il mancato raggiungimento del quorum l’ha subito spenta. Speravano di poter concepire il terzo figlio in Italia, evitando così onerose spese per le casse della famiglia (entrambi lavorano come operai in due ditte di Castelnovo Sotto), ma la legge lo vieta.
Escluso a priori il trapianto di midollo osseo con una persona non consanguinea (Chiara non è nemmeno stata inserita nelle liste d’attesa), giudicato dai familiari troppo rischioso per la piccola - che rischierebbe la vita in caso di rigetto - e non volendo rinunciare a regalare alla figlia un futuro lontano dagli ospedali, a Raica e Fabrizio Pilurzi è rimasta la carta del terzo figlio, da concepire per forza all’estero. Il 2 giugno la coppia è andata alla clinica E-gea di Londra per una consulenza e per i prelievi del sangue. La prossima volta porteranno anche Chiara, che verrà sottoposta all’esame Hla. La madre verrà poi sottoposta a una stimolazione ormonale, in modo che produca un buon numero di ovociti, che verrà inseminato in vitro con gli spermatozoi del marito. Una volta ottenuti gli embrioni in provetta, gli stessi verranno selezionati: tre, fra quelli sani, verranno impiantati. Il rischio è che tutta questa operazione non porti alla nascita di nessun figlio o che questi non siano compatibili con Chiara. In caso contrario, il cordone ombelicale del neonato potrà essere utilizzato per tentare di guarire la bambina con il trapianto.
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«Andremo a Londra perché in Italia queste pratiche sono vietate Dopo l’inseminazione torneremo a casa»
La mamma: «Il cordone ombelicale seconda chance per la piccola Chiara»
Raica, la motivazione che l’ha spinta a concepire un terzo figlio in provetta è per aiutare Chiara?
«Non è una medicina ma un figlio che voglio, so che è un essere umano. Non lo faccio solo per Chiara».
Eppure avete già una seconda figlia, Lisa.
«L’ho cercata. E’ nata sana ma non è compatibile con Chiara».
Poteva scegliere la strada della donazione.
«E’ pericoloso. Il trapianto lo fai una volta ma se non va bene non c’è più speranza».
Cosa la spinge a questo passo, la fede in Dio?
«Se Dio c’è, non può permettere di far soffrire queste creature. Tante volte ho pianto in ospedale per il bambino vicino di letto di mia figlia. Penso a Chiara da adulta come una persona indipendente, non legata a una macchina per le trasfusioni».
In lei c’è coraggio o incoscienza?
«Tanta paura. So a cosa posso andare incontro. Spero che vada tutto bene ma potrei ritrovarmi da capo. Con un terzo figlio sano ma non compatibile con Chiara. Ma ciò non mi impedisce di compiere questo passo. Ogni madre lo farebbe per salvare la propria figlia. Oggi non esiste un sessantenne talassemico, hanno solo 30, 35 anni».
Perché non getta la spugna e accetta la realtà?
«Quando Chiara mi guarda negli occhi voglio poterle dire: almeno ci ho provato. Non mi va che lei pensi che non ho voluto aiutarla. E’ un peso insopportabile sentirmi dire: quando iniziano a farle il buco a mia sorella? Sì, perché per lei le trasfusioni ogni venti giorni e l’applicazione della pompa di infusione appartengono alla normalità. Quando capirà, temo che avrà il rigetto per questa sua vita».
E adesso come vive questa sua “normalità”?
«Da quando aveva tre mesi la sua vita è scandita dagli appuntamenti in ospedale. E’ una bambina e quando arriva il momento brontola ma è una consuetudine che vorrei cancellare, toglierle questa dipendenza. Per noi lei non è diversa rispetto alle altre bambine della sua età».
Quando ha capito che Chiara era malata?
«A tre mesi le hanno diagnosticato la talassemia. Ce ne siamo accorti perché stava per morire. Non c’erano problemi evidenti ma a un certo punto non mangiava, non dormiva, era sempre più pallida. Aveva un soffio al cuore dovuto all’emoglobina molto bassa. La sera stessa l’abbiamo ricoverata a Parma. Era iniziato il suo calvario».
Voi sapevate di essere, entrambi, portatori dell’anemia mediterranea ma allora perché avete concepito un figlio?
«Ci avevano assicurato che era possibile. Ogni volta che raccontiamo la nostra storia mi sento accusata di essere stata incosciente, perché abbiamo voluto Chiara».
Cosa dirà al terzo figlio?
«Che lo amo come Chiara e Lisa».
Perché Londra?
«Perché questa clinica privata è specializzata in inseminazioni artificiali e selezione pre-impianto. Dopo la bocciatura del referendum, in Italia, non si può».
Come ha vissuto quel referendum?
«Sentivo la gente che diceva “non vado a votare perché amo la vita” e io gli rispondevo “ma che vita è quella di Chiara?”. Non mi sono collegata a movimenti ma a tutti quelli che conoscevo ho scongiurato di andare a votare».
Le vostre famiglie sono al vostro fianco?
«Coinvolge la vita delle nostre famiglie».
Perché ha deciso di raccontare la sua storia?
«Abbiamo sempre tenuto conto solo delle nostre forze. Pensavamo anche questa volta di farcela ma l’incidenza di questo percorso è elevato».
Vi serviranno almeno ventimila euro?
«Solo per l’inseminazione servono 11mila euro, poi c’è il soggiorno a Londra. Confidavo di fare questa inseminazione in Italia ma la legge 40 ce lo impedisce».
Non vi siete rivolti al Comune o a centri sociali?
«In noi c’è sempre stato un certo pudore e anche reticenza ad accettare soldi da estranei. Provavo un po’ di vergogna a dire “sì, ne abbiamo bisogno”. Non abbiamo mai chiesto niente a nessuno anche se alla Tecnogas di Gualtieri, dove lavora la madre di mio marito Fabrizio e alla Smeg, dove è impiegato suo fratello, c’è stata una mobilitazione spontanea. Vorrei ringraziarli di cuore, perché è stato un gesto che ci ha fatto sentire la loro vicinanza».
Non si è mai sentita sola?
«Tutti quelli che conoscono la mia storia mi sono stati vicini e mi hanno appoggiata».
Ha già iniziato l’iter per l’inseminazione?
«Il 2 giugno siamo andati a Londra per una prima consulenza e per i prelievi del sangue, per vedere se siamo sani. A giorni avremo un prossimo appuntamento e dovremo andare con Chiara, per un esame specifico che non è possibile svolgere in Italia, perché non ci sono gli strumenti idonei. Per fortuna a Londra abbiamo un medico italiano, Lisa Vampa, che ci fa da referente. Lei lavora per la ricerca in un’altra clinica».
Cosa succederà dopo?
«Il giorno dopo l’inseminazione, torno a casa. Poi andrò dalla mia ginecologa Orietta Bolondi, a Poviglio, per vedere se ha attecchito. Se tutto va bene a settembre dovrei essere incinta».
E quando nascerà il terzo figlio cosa accadrà?
«Il cordone ombelicale sarà messo in una sacca e congelato in attesa del trapianto. Sarà il sangue del cordone ombelicale a ridare la vita a Chiara».
Avverrà subito?
«Voglio prima crescere il mio terzo bimbo, non voglio che resti solo, perché quando Chiara farà il trapianto dovrà stare sei mesi in clinica e io sarò accanto a lei. Sarà come vederla rinascere».
meditate gente meditate .
domenica 4 giugno 2006
Senza titolo 1317
di Domenico Gallo
1. Non è un referendum come gli altri.
Il 25 e 26 giugno il popolo italiano sarà chiamato alle urne per lo svolgimento del Referendum costituzionale, avente ad oggetto l'approvazione o la bocciatura della legge di riforma della II Parte della Costituzione, approvata dalla maggioranza di centro destra nella scorsa legislatura, e non ancora entrata in vigore.
Non si tratta di un referendum come tutti gli altri.
Qui la scelta non è se abrogare o meno una legge in vigore, ma se consentire o meno che vada in vigore una legge di riscrittura della Costituzione italiana che una contingente maggioranza politica ha voluto arrogantemente imporre a tutto il popolo italiano.
Nel referendum costituzionale non è previsto un quorum di votanti per la sua validità.
L'astensione non gioca alcun ruolo: vince lo schieramento che riuscirà ad ottenere anche un solo voto in più dello schieramento avversario.
Ma la differenza non si esaurisce qui: mentre nel referendum ordinario la posta in gioco è la sopravvivenza o meno di una legge o di una singola disposizione di legge che una parte del popolo italiano ritiene sbagliata, nel referendum costituzionale del 25/26 giugno la posta in gioco è molto più elevata.
Infatti la legge costituzionale che saremo chiamati a giudicare con il referendum, alla quale è stato impropriamente attribuito l'appellativo di "devolution", non si limita a correggere o modificare qualche aspetto della Costituzione vigente, ma riscrive completamente la II Parte della Costituzione, sostituendo l'ordinamento democratico della Repubblica con un nuovo ordinamento, che si pone profondamente in contraddizione con i principi democratici e di libertà, affermati nella Costituzione italiana.
In realtà la c.d. "devolution" sostituisce la Costituzione italiana, scritta dall'Assemblea Costituente, eletta il 2 giugno 1946, con una nuova costituzione scritta dall'ex Ministro Calderoli per conto di Bossi, Fini e Berlusconi.
2. La Costituzione è un patrimonio di tutto il popolo italiano.
La Costituzione italiana non è stata scritta sulla sabbia.
Essa è stata scritta, con il concorso di tutte le forze democratiche del nostro paese, mettendo a frutto le dure lezioni della Storia. Nasce da una trama di sofferenze e dalla passione per la libertà di tutti coloro che - attraverso la Resistenza - si sono battuti per la pace, la libertà e la democrazia al nostro paese.
Con la Costituzione è stato costituito un patrimonio di beni pubblici repubblicani, destinato anche alle generazioni future, di cui tutti gli italiani sono titolari.
In virtù della Costituzione, anche il più povero degli italiani nasce ricco.
Perché, fin dalla nascita, è titolare di un patrimonio di beni pubblici, che non sono assicurati sempre a tutti, ed in ogni ordinamento.
La Costituzione ci fa nascere liberi, con il diritto al godimento delle libertà civili ed alla tutela dei diritti fondamentali della persona. Ci protegge da ogni forma di dispotismo e da ogni attentato alla nostra libertà, grazie all'esistenza di raffinati strumenti di garanzia (giudici indipendenti e Corte Costituzionale, pluralismo istituzionale e divisione dei poteri).
La Costituzione ci assicura l'eguaglianza. Ci protegge da ogni discriminazione, ed impegna i pubblici poteri a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona.
La Costituzione ci garantisce il diritto alla vita, proteggendoci dal flagello della guerra ed assicurandoci una intensa tutela della salute, attraverso un Servizio Sanitario Nazionale, di cui siamo tutti titolari.
La Costituzione garantisce a tutti il diritto all'istruzione, e assicura ai capaci e meritevoli il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Costituzione ci rende cittadini e non sudditi, chiamando tutti i cittadini ad associarsi per concorrere a determinare la politica nazionale, consentendoci di partecipare alle scelte fondamentali che riguardano i nostri bisogni ed i nostri interessi attraverso gli istituti della democrazia rappresentativa.
La Costituzione ci protegge dal ritorno al passato, istituendo un ordinamento democratico, fondato sulla divisione e distribuzione dei poteri, che rende impossibile ogni forma di dittatura.
3. La "devolution" aggredisce i beni pubblici repubblicani che la Costituzione italiana ha assicurato al popolo italiano.
3.1. un "federalismo" contro i diritti dei cittadini.
Le nuove norme, volute dalla Lega, che introducono il c.d. "federalismo" e riscrivono i poteri delle Regioni, pregiudicano i diritti sociali più importanti per ciascuno di noi (il diritto alla salute ed il diritto all'istruzione) e mettono a repentaglio l'unità sociale e politica del Paese.
Infatti attribuire alle Regioni la competenze legislativa esclusiva in materia di assistenza ed organizzazione sanitaria significa demolire il Servizio Sanitario Nazionale ed introdurre 20 diversi Servizi Sanitari, con diverse regola di accesso ai servizi ed alle prestazioni erogate. In questi differenti sistemi sanitari la capacità di assicurare le prestazioni a tutela della salute di ciascun cittadino, dipenderà concretamente dalla capacità finanziaria di ciascuna Regione.
Ciò comporterà una violazione del principio di eguaglianza dei cittadini, di cui faranno le spese soprattutto i cittadini delle regioni meridionali. Concretamente in molte regioni d'Italia questo significherà Ospedali più scadenti, liste di attesa sempre più lunghe, oneri e costi delle cure crescenti per il cittadino.
Un altro diritto sociale fondamentale per tutti i cittadini italiani, il diritto all'istruzione, rimarrebbe fortemente pregiudicato dalla "devolution", che attribuisce alle Regioni potestà legislativa esclusiva in organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione e nella la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione.
Concretamente ciò significa che ogni Regione potrebbe emanare proprie leggi in materia di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, di modelli organizzativi, di organizzazione e gestione del personale, nonché in materia di reclutamento e trasferimento degli insegnanti.
L'istruzione perderebbe il suo carattere universale per diventare essenzialmente un servizio organizzato e gestito sulla base di valutazione ed esigenze localistiche, con differenti standard qualitativi, differenti regole di accesso e di fruizione delle prestazioni erogate. Anche in questo caso la qualità del servizio dipenderebbe dalla capacità finanziaria delle singole Regioni. I cittadini delle regioni meridionali sarebbero maggiormente penalizzati e gli insegnanti meridionali troverebbero maggiori difficoltà o potrebbero andare incontro a discriminazioni nell'accesso al lavoro.
Come se non bastasse la "devolution" attribuisce alla Regioni la competenza esclusiva in materia di polizia amministrativa regionale e locale. Questo significa non solo competenza a regolare le funzioni amministrative di polizia, ma soprattutto la competenza ad istituire dei nuovi "corpi armati", con funzioni di polizia, ed a disciplinarne l'armamento e le funzioni.
L'istituzione di corpi armati regionali comporterà degli ulteriori costi che graveranno su ogni cittadino italiano ed, in situazioni di crisi dell'unità nazionale, potrebbe aprire la strada a scenari di tipo jugoslavo.
3.2 Una nuova forma di governo contro la democrazia.
La forma di Governo è il cuore di ogni ordinamento democratico.
La riforma costituzionale imposta dal Centro-destra opera un vero e proprio trapianto di cuore, sostituendo la forma di governo della Costituzione del 1948, basata - come generalmente avviene nelle democrazie occidentali - sulla centralità del Parlamento e sull'equilibrio dei poteri, con una inusitata forma di governo, basata sulla prevalenza del Capo del Governo sullo stesso Governo e sulle Assemblee Parlamentari. Una forma di governo che non esiste in nessun altro ordinamento di democrazia occidentale, ma non è una novità per il nostro paese, che ha già conosciuto, nell'epoca fascista, un sistema fondato sulla prevalenza del Primo Ministro.
In questo nuovo ordinamento vengono concentrati nella mani del Capo del Governo (Primo Ministro) tutti i poteri sottratti al Parlamento, al Presidente della Repubblica ed allo stesso Governo.
Il Primo Ministro:
- prevale sul Governo, perché determina lui, da solo, la politica del Governo ed, inoltre, nomina revoca i Ministri a suo piacimento;
- prevale sul Parlamento perché può sciogliere la Camera dei Deputati a suo piacimento e, con la minaccia dello scioglimento, può costringere i deputati ad approvare le sue leggi nel termine che egli stesso stabilisce;
- prevale sul Senato Federale della Repubblica, perché se il Senato dovesse bocciare le leggi che gli stanno particolarmente a cuore, il Primo Ministro può togliergli la competenza legislativa e trasferirla alla Camera dei Deputati;
- prevale sulla sua stessa maggioranza parlamentare che non può esercitare nessun controllo sul Primo Ministro e può sostituirlo solo con una decisione assunta quasi all'unanimità;
- prevale sul Presidente della Repubblica, che perde il potere di scegliere il Primo Ministro, perde il potere di decidere in ordine allo scioglimento della Camera dei Deputati, perde il potere di risoluzione delle crisi politiche e perde il potere di impedire al Governo ed al Primo Ministro di presentare disegni di legge o decreti leggi incostituzionali.
Il Parlamento (Camera dei Deputati) viene trasformato in un organo esecutivo degli ordini che il Primo Ministro vuole che siano assunti in forma di legge ed addirittura i Parlamentari vengono divisi in due corpi separati, tanto che ai deputati dell'opposizione viene impedito di esercitare il diritto di voto rispetto alla scelte fondamentali di indirizzo politico.
Per effetto di queste modifiche, il volto della democrazia italiana viene profondamente sfigurato.
Il ricorso alle elezioni non servirà più al popolo italiano per eleggere i propri rappresentanti, ma servirà ad investire un Capo politico, al quale verranno conferiti poteri pressoché assoluti.
Con le elezioni politiche il popolo non istituisce più un'assemblea di propri rappresentanti che deve concorrere, con un Governo che goda della fiducia dei rappresentanti, a determinare l'indirizzo politico, ma conferisce ogni potere nelle mani di un Capo politico, elegge un sovrano e la sua Corte. Il Parlamento (la Camera dei deputati) viene trasformato in un consesso di "consiglieri del Principe" poiché i parlamentari possono svolgere le loro funzioni soltanto se in sintonia con i desideri del Principe, altrimenti vengono mandati via. Per questo i deputati dell'opposizione, che consiglieri del Principe non lo sono (e non lo possono diventare) non contano.
E' vero che viene ridotto il numero dei deputati (che nel 2016 passerà da 630 a 518), ma - una volta che i parlamentari non possono più esercitare liberamente la loro funzione di rappresentanti del popolo italiano (cioè di rappresentare i bisogni, gli interessi e le aspirazioni degli elettori), il loro numero è fin troppo elevato.
Con questa nuova forma di Governo vengono demolite tutte le garanzie apprestate dalla Costituzione italiana per evitare ogni forma di dittatura della maggioranza. Persino la Corte Costituzionale, che rappresenta l'ultima garanzia contro il pericolo di abusi della maggioranza a danno dei diritti dei cittadini italiani, viene manipolata. Modificando la sua composizione (con l'aumento della componente di derivazione politico-parlamentare), la Corte viene politicizzata ed attratta, nel lungo periodo, nell'orbita dell'influenza del Primo Ministro.
Con questa riforma il nostro paese esce fuori dal sentiero della democrazia, come conosciuta nei paesi di tradizione occidentale, e viene nuovamente spinto nell'avventura - che abbiamo già percorso nel nostro passato - di un ordinamento fondato sulla "dittatura elettiva" del Primo Ministro.
3.3. Un nuovo ordinamento che travolge i diritti fondamentali dei cittadini.
I promotori della riforma della Costituzione ci hanno assicurato che le nuove regole costituzionali non avrebbero modificato la I Parte della Costituzione, cioè che non avrebbero pregiudicato i diritti e le libertà che la Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini.
Questo non è assolutamente vero!
I diritti e le libertà non esistono in natura: possono essere attuati, riconosciuti, garantiti e sviluppati soltanto attraverso il funzionamento delle istituzioni e dei pubblici poteri. Per esistere, pertanto, hanno bisogno di un ordinamento democratico, di un assetto dei pubblici poteri che, attraverso meccanismi istituzionali adeguati, dia concretezza, protezione e tutela ai diritti ed alle libertà.
Abbiamo già visto come, attraverso il c.d. "federalismo" rimangano pregiudicati due diritti sociali fondamentali, come il diritto alla salute ed il diritto all'istruzione, mettendo a repentaglio la stessa unità sociale e politica del paese.
Attraverso la modifica della forma di Governo risultano pregiudicati ed indeboliti sia i diritti a contenuto sociale, sia i diritti a contenuto eminentemente politico (i diritti di libertà).
Infatti i diritti sociali (come la dignità del lavoro) ed i diritti di libertà, si sviluppano e si attuano attraverso la legislazione ordinaria, nel contesto di un ordinamento democratico. Anche beni pubblici fondamentali per il popolo italiano, come il ripudio della guerra (affermato dall'art. 11 della Costituzione), trovano la loro garanzia nei meccanismi della democrazia. Nel momento in cui cambia il ruolo e le funzioni della Camere e la Camera dei Deputati viene posta sotto la tutela di un Capo politico onnipotente, le garanzie che presidiano il ripudio della guerra (come ogni altro diritto dei cittadini italiani) risultano notevolmente affievolite. La loro sorte, infatti, dipenderà dagli umori e dall'orientamento politico di un solo uomo, il Primo Ministro, e non sarà più affidata alla garanzia di un Parlamento effettivamente rappresentativo del pluralismo delle domande e dei bisogni sociali,, di un Presidente della Repubblica autorevole e di una Corte Costituzionale intransigente.
I diritti e le libertà solennemente sanciti dalla prima parte della Costituzione, infatti, hanno ricevuto solidità e saldezza con gli istituti attraverso i quali è stata organizzata la rappresentanza e sono stati distribuiti, bilanciati e divisi i poteri. Spogliati di tali istituti, attraverso la demolizione dell'architettura della parte II della Costituzione, i diritti e le libertà appassiscono, cessano di essere garantiti a tutti e perdono il vincolo dell'inviolabilità.
Per questo la controriforma della Costituzione, approvata dalla maggioranza di centro-destra nel novembre del 2005, riscrivendo l'intera II parte, travolge anche la I parte, pregiudicando l'impianto della Costituzione italiana nel suo complesso.
Di conseguenza la riforma costituzionale voluta dalla destra ci spoglia del patrimonio di diritti e di libertà che la Costituzione italiana, nata dalla resistenza, ha attribuito ad ogni cittadino italiano.
Essa ci deruba del patrimonio di beni pubblici repubblicani che i costituenti ci hanno lasciato in eredità a garanzia della libertà, della dignità, della felicità e della vita stessa di ciascuno di noi.
4. La vera posta in gioco è la Costituzione.
In definitiva, quello che rende veramente diverso e straordinario il referendum del 25/26 giugno da tutti gli altri è il valore straordinario della posta in gioco: la Costituzione.
In ogni società, la scelta sulla Costituzione è una scelta politica suprema nella quale si mette in gioco il destino e l'identità stessa di un popolo organizzato in comunità politica. Per questo il referendum che si svolgerà nel giugno del 2006 è un referendum istituzionale, paragonabile soltanto a quello del 2 giugno 1946 nel quale il popolo fu chiamato a scegliere fra Monarchia e Repubblica.
Anche questa volta il popolo sovrano sarà chiamato a scegliere fra due ordinamenti istituzionali profondamente differenti. Tuttavia gli elettori si troveranno di fronte ad una scelta capovolta: non saranno chiamati ad abbandonare una Monarchia per insediare un Ordinamento repubblicano, ma saranno chiamati ad abbandonare un Ordinamento repubblicano (e democratico che abbiamo sperimentato per cinquant'anni) per insediare una nuova forma di Monarchia, cioè un regime fondato sul potere di un nuovo Sovrano, sia pure elettivo.
5. Salvare la Costituzione per salvare la democrazia nel nostro paese.
La Costituzione è frutto della nostra storia ed in essa c'è dentro la nostra identità.
"In questa Costituzione c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure. le nostre glorie. Sono tutti sfociati qui, in questi articoli. E a sapere intendere dietro questi articoli si sentono delle voci lontane. (..) Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono altri umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.(..) questo è un testamento. Un testamento di centomila morti." (Piero Calamandrei, 1955).
La Costituzione è la casa comune che ha consentito al popolo italiano negli ultimi cinquant'anni di affrontare le tempeste della Storia, salvaguardando, nell'essenziale, la pace, la libertà, i diritti fondamentali degli individui e quelli delle comunità. Essa ha contribuito a formare l'identità nazionale, per cui oggi non è possibile pensare al popolo italiano separato dai suoi istituti di libertà, dal grande pluralismo dei corpi sociali, dalla distribuzione dei poteri, dalla partecipazione popolare, dalla passione per il bene pubblico.
La riforma della Costituzione colpisce l'identità stessa del popolo italiano come comunità politica, distruggendo quell'ordinamento attraverso il quale si sostanzia la democrazia e si garantisce il rispetto della dignità umana alle generazioni future.
In questo modo, demolendo le istituzioni della democrazia, si disfa l'Italia, trasformando il popolo italiano in un aggregato di individui in perenne competizione tra loro.
Il Referendum è l'ultima occasione per salvare i beni pubblici che i costituenti hanno donato al popolo italiano, facendo tesoro delle dure lezioni della storia.
Non ci sarà una prova d'appello per la democrazia italiana!
Se la riforma dovesse passare, la Costituzione italiana sarebbe cancellata ed il suo patrimonio di libertà e di diritti disperso per sempre.
La scelta che siamo chiamati a compiere con il Referendum è cruciale per il destino del nostro Paese, com'è stata - a suo tempo - la Resistenza.
Oggi, come allora, è necessario ritrovare lo stesso spirito, la stessa coscienza di un dovere civile da adempiere: sconfiggere il progetto di demolizione della Costituzione, votando NO al referendum per ricostruire il primato della convivenza civile orientata al perseguimento del bene comune.
Fonte: http://www.salviamolacostituzione.net/
