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29.8.21

non occorre essere costituzionalisti o esperti di legge per dire che il decreto sul Green pass \ lasciapassare è fatta male

  In  sottofondo
Green Pass · Vincent Deboers Relax

 Generalmente  uso     facebook  per   ripondere  al  commenti    dei post    che  scrivo  o condivido       , ma quando  la  risposta  è troppo lunga  , meglio un altro canale  comunicativo ,  il  blog  a cui  l'account   e  la pagina  sono appendici  ,   in questo  caso  .  Nel  post   d'oggi  rispondo    a     questo   commento
Se accampi diritti hai anche doveri..
haagione perché la legge sul green pass è fatta a .... Ultimamente siete diventati anche costituzionalisti, grande posto FB, specialisti a gogò..
fattomi  su  questo   post  https://bit.ly/3BrUyw9   Non  c'è bidsogno d'essere  costituzionalisti    per  dire    che    questo provvedimento  è  fatto a  ....    ed   il dereto  è  applicato   come dimostrano questi due     video   caustici  di  del comico  Dado




 Io sono per  il green pass  ,  ma  l'applicazione  dev'essere     fatta bene     e    per tutti  allo stesso modo Infatti    a mio  avviso    tale strumento   andrebbe  usato   per  luoghi   molto  frequentati    come  entri commerciali , estetisti  , ecc  .  Infatti   nel mio paese  (  circa  10\2 mila  abitanti  )   i  focolai     si sono diffusi perchè   gente    contagiata     che  dovrebbe  rimanere  in quarantena domiciliare    è  andata    dall'estetita  o  fare la  spesa .  Quindi  in tutti i luoghi    e non  in alcuni si ed  altri no     come  dice   la  lettera  , anonima   come  al  solito  ,  publicata  dal sito cittadino Gallura news   e  da me   commentata     nel  post  prima  citata  
Allora, io sono ligio anche se critico alle regole soprattutto quando riguardano la salute pubblica , o almeno cerco di esserlo, sono bi-vaccinato, ho il Green pass e non faccio che scrivere "editoriali " ed condividere post per dire che i no vax e i noGreen pass [ termine generici perchè non tutti\e che fanno questa scelta la fanno perchè sono creduloni di bufale ascientifiche , ma lo fanno per paura e per motivi di salute ] sbagliano a  non tentare o  a combattere . E ricevo fior di lettere ed commenti civili la magffior parte  dei medesimi no vax e no Green pass, i quali tentano di spiegarmi che hanno ragione loro, che gli effetti a lungo termine, che la sperimentazione, che le case farmaceutiche, che tanto è come un raffreddore... Eh no, ribadisco io, soprattutot  neoi  confronti     degli ultimi due  casi  ascoltate i medici delle terapie intensive, guardate le cifre, leggete le tremende confessioni di chi dal letto d’ospedale si dice pentito di aver rifiutato la punturina. Mi sembra tutto così limpido, così lineare: se sei vaccinato va tutto bene, se non lo sei corri rischi, e oltretutto non puoi andare a cena fuori, al cinema, allo stadio, al museo eccetera eccetera. Sarebbe proprio il caso di dire: più chiaro di così si muore.
Ecco perché non mi va giù la faccenda dei ristoranti che obbligano i “Greenpassisti” amangiare al chiuso. Sì, perché in giro per l’Italia sta succedendo esattamente questo (vedi anche   una delel tantger  lettere    ricevute      riportata  sotto )  . In questo ultimo anno, anno e mezzo moltissimi locali si sono dotati di tavoli all’aperto, e tanti di loro adesso “riservano” quei posti a chi non è vaccinato. Tu Greenpassista magari hai prenotato proprio in quel ristorantino che conosci, dove sai che mangerai vista mare (o montagne), ti presenti con la famiglia, esibisci orgoglioso la tua patentina verde e - sorpresa - il gestore ti prega di accomodarti all’interno, già bello pieno, ed è rimasto solo posto all’uscita della cucina, o davanti alla porta del cesso, o a un metro dal forno delle pizze. Protesti, certo. Ma lui, il gestore, poveretto, ti spiega che già aveva rischiato di chiudere baracca, e quindi non può permettersi di perdere gli incassi dei no vax. Li fa mangiare all’aperto, che altro deve fare ? E tu, caro cliente ligio alle regole, siediti brontolando dove loro, i resistenti, i refrattari, i complottisti, i paurosi non possono entrare. È la beffa del momento. La grande rivincita dei no vax  . Sì, proprio quelli che ti guardano sogghignandomentre sbafano gli spaghetti alle vongole godendosi il bicchiere di bianco ghiacciato, l’aria pulita, il cielo terso, la dolce risacca della spiaggetta lì sotto, e intanto a te tocca l’antro buio e impregnato degli odori di fritto. A me non è (ancora) capitato, ma se ne parla, eccome. E non si può neppure dare la colpa ai ristoratori che, salvo rare eccezioni, ce la devono mettere tutta per non fallire. Prendersela col governo, allora? Che senso avrebbe? L’introduzione del Green pass è una misura doverosa, pensata per ridurre le occasioni di contagio e in definitiva garantire la salute di tutti. Faccio appello ai miei sbiaditi ricordi universitari di Filosofia: questa vicendami pare l’esemplificazione perfetta di quel fenomeno che si chiama (attenzione: espressione difficile 😒) eterogenesi dei fini. Cioè, tu compi un’azione che ha un determinato scopo (in questo caso, agevolare chi è vaccinato) e per una serie di circostanze esterne ottieni l’effetto opposto (in questo caso, agevolare chi non è vaccinato).Vabbè, passerà anche questa. Come si usa dire, c’è di peggio, nella vita, che cenare al chiuso, e c’èdimolto peggio in questa pandemia. Anche perché questo famigeratoGreen pass, finora, non sembra aver attecchito più di tanto. A parte chemolti vaccinati non riescono ad averlo (vedi la lettera di Silvia nella pagina seguente), non sempre viene chiesto, e non sempre viene verificato con l’apposita app. Quando succede, però, è una grande soddisfazione anche se momentanea visto che i controlli fatti a ... casaccio nel sapere che , anche se non mi piace tanto essere monitorato ed reputo il green pass il green pass per come 'è applicato è una gran cazzata, enorme proprio, un ricatto , ma non essendoci altri sistemi per monitorare l'epidemia e fare il tracciamento lo acetto  , sto andando da qualche parte in sicurezza anzi che stare in casa quasi h24 .




Caro Ulisse
le scrivo nella speranza di dare visibilità ad un problema di cui non si sta parlando molto: la schiera di coloro che, pur avendo diritto al Green pass, si ritrovano ghettizzati perché a causa di intoppi burocratici non sono ancora in possesso del documento. Sono stata vaccinata ormai più di tre mesi fa, dopo la prima dose mi sono accorta che il codice fiscale riportato sul certificato vaccinale era errato. Poco male, mi sono detta, il giorno del richiamo lo farò correggere. Cosa che avviene. Ma passano i giorni e il codice non arriva. Inizio ad attivarmi, illudendomi di risolvere in breve tempo. Purtroppo non è stato così e a oggi, 23 agosto, mi ritrovo senza documento e con una gastrite derivante dalla frustrazione di non riuscire in nessun modo a risolvere il guaio. Il numero 1500 e la mail predisposti dal ministero si limitano ad attivare segnalazioni che regolarmente cadono nel vuoto. Ho contattato Asl, Ats, centri vaccinali e tutti sostengono di non poter fare nulla. Il ministero rimanda all’Asl, l’Asl rimanda al centro vaccinale, il centro vaccinale rimanda al ministero. Morale, io a oggi non posso andare a mangiare una pizza, entrare in unmuseo, prendere un treno e la lista potrebbe continuare. Mi chiedo se il governo non può, in questa fase, allentare la rigidità del controllo rendendo valido, almeno temporaneamente, il certificato vaccinale. Complimenti per la rivista, nella mia casa da almeno 40 anni ogni settimana.
Silvia


Cara Silvia, non saprei dirle quanti vaccinati siano nella sua stessa situazione visto che ogno giorno sui media e sui social comaiono proteste ed lamentele . Personalmente, conosco almeno un’altra persona che, regolarmente vaccinata, non riesce ad avere il Green pass. E la sua proposta mi sembra ragionevole e da prendere in considerazione .

 




4.8.21

il peggior nuotatore della storia , la no vax pentita che invita a vaccinarsi ,


  da   https://storiecorrenti.com/


Il peggior nuotatore della storia


By Andrea Sylos Labini
-30 Luglio 2021



Il peggior nuotatore della storia non sono io. O meglio, probabilmente lo sono, ma non ho guadagnato questo titolo a livello internazionale.Questa pregiata onoreficenza spetta ad un ragazzone della Guinea Equatoriale che risponde al nome di Eric Muossambani, ma sento davvero che anch’io ho qualcosa in comune con lui.Io che ho avuto in dono dal buon Dio un fisico poco portato per lo sport in generale, e decisamente “poco acquatico” nel particolare.Io che quando ero piccolo i miei decisero che dovevo fare un po’ di nuoto (all’epoca non è che lo sport te lo sceglievi) perchè faceva bene al fisico, dicevano;Io che avevo una sorella cinque anni più piccola, e mia madre per ottimizzare gli accompagnamenti in piscina cercò due corsi che si svolgessero contemporaneamente;Io che ebbi la sfiga che a quell’ora c’era un solo corso adatto al mio livello, che disgraziatamente coincideva con quello di mia sorella; e cosi io quattordicenne e lei novenne finimmo nello stesso corso popolato da bambini di dieci anni;Io che ero una frana a nuotare, tanto che nelle vasche a rana (quanto l’ho odiata la rana) i bambinetti per superarmi nella corsia mi superavano passando sott’acqua;Io che nelle dannatissime garette di fine corso ebbi un moto di orgoglio e decisi che almeno a stile libero, dovevo salvare la faccia e arrivare davanti ai mocciosi, costi quel che costi.Così in acqua quel pomeriggio diedi tutto quello che avevo, e forse rischiai anche un po’ la pelle, e ancora ricordo quelle due vasche a stile come uno degli sforzi maggiori della mia vita;Io che avevo rimosso questo ricordo, finchè non ho sentito la storia che adesso vi vado a raccontare. E quando ho visto il video -che trovate nel primo commento- ho potuto sentire sulla mia pelle lo sforzo eroico di ogni bracciata di Eric Moussambani, detto “l’anguilla”.Moussambani era un pallavolista amatoriale, nato e cresciuto nella Guinea equatoriale, e fino all’età di 21 anni non aveva mai imparato a nuotare.Poi nel 2000 la Guinea rientra in un programma per l’incentivazione dello sport nei paesi in via di sviluppo, e ottiene una Wild Card per il nuoto per le Olimpiadi di Sidney, quelle del nuovo millennio.Eric impara a nuotare alla meno peggio, un po’ in mare, un po’ nei fiumi, un po’ nell’unica piscina che ha a disposizione, quella dell’Hotel Ureca a Malabo.Con questo pregevole curriculum, forse unico nuotatore del suo paese, Eric parte per Sidney, partecipa alla cerimonia di apertura come portabandiera per la Guinea, e si presenta in piscina il giorno della gara: 100 mt stile libero.E’ una gara di qualificazione, per accedere alle fasi finali bisogna rientrare in un certo tempo, gli organizzatori lasciano da soli un’ultimissima batteria i tre “desperados” possessori di Wild card: Karim Bare dalla Nigeria, tale Farkod Oripov dal Tagikistan, ed il nostro valoroso Eric.E’ una gara apparentemente senza senso, nessuno dei tre ha speranze di rientrare nei tempi per accedere alle finali, ma si svolge comunque nello stadio del nuoto, davanti a 17.000 spettatori.In una piscina olimpionica di 50 mt.Eric una piscina di 50 mt non l’ha mai vista, quella dell’Hotel Ureca sarà grande si e no una quindicina, e la cosa deve aver influito nella scelta della gestione delle energie.Bene, in questi giorni di Olimpiadi abbiamo tutti negli occhi una gara di nuoto olimpica: atleti in tutine iperaderenti che salgono in pedana, sciogono i muscoli, sistemano cuffia e occhialini, poi si tutffano e partono con un ritmo indiavolato che va crescendo nel corso della gara, negli ultimi metri sembrano motoscafi.Eric sale in pedana con l’aria del condannato al patibolo: non ha tutine aderenti, non ha cuffia. Ha solo un costume mutanda slacciato e degli occhialini con l’elastico che svolazza.I suoi due compagni di batteria prendono un clamoroso abbaglio: si buttano in acqua pima dello start. Squalificati.Eric rimane al suo posto, aspetta il segnale di partenza e si tuffa in acqua in modo un po’ sgraziato.Solo.Con 17.000 spettatori che lo fischiano e ridono.Eric percorre la prima vasca a tutta birra, o per lo meno con quella che è la sua versione di “a tutta birra”: ben diversa da come siamo abituati a vedere alle olimpiadi, ma con un certa innegabile cazzimma.Arriva alla sponda dei 50 mt, vira in modo abbastanza dignitoso, ed inizia il ritorno.Il lunghissimo ritorno.Eric sembra aver bruciato tutte le sue energie nei primi 50 mt, e affronta la seconda vasca decisamente affaticato.Più aumenta la fatica, più la sua azione perde efficacia. Dapprima si scoordinano le gambe, poi le braccia e infine la testa. Gli ultimi 25 metri le gambe quasi non le usa più, devono essergli diventate dei pezzi di legno, e le braccia e la testa sembrano mosse dalla forza della disperazione.Ma Eric non molla.E’ solo, qualunque sia l’esito comunque non si qualificherà, il suo dovere ormai l’ha fatto, gambe e braccia devono bruciargli da morire e immagino quanto gli manchi il respiro.I cordoli delle corsie sono lì a portata di mano, e sarebbe tanto facile aggrapparsi e porre fine all’agonia.Ma Eric non molla, e continua a buttare lì bracciate scoordinate, che sono ognuna un inno alla sofferenza.E qui il miracolo dello sport: il pubblico se ne accorge, smette di ridere ed inizia ad applaudirlo.Eric lo sente, e sospinto dal calore della gente, trova la forza di concludere gli ultimi penosissimi 15 mt.Intanto la regia in mondovisione mostra il tempo di Eric (siamo oltre 1 minuto e 50) mentre come in tutti gli arrivi olimpici si vede in sovrimpressione il tempo del World record (all’epoca 48 secondi), amplificando l’effetto tragicomico, quasi a ricordarci che quel ragazzone nero che stenta a mantenersi a galla sta concorrendo per le OlimpiadiEric tocca l’agognata sponda come se fosse un naufrago che raggiunge la riva, e lo stadio del nuoto di Sidney esplode in un boato.La regia ci mostra il primo piano del volto di Eric deformato dalla fatica, con lui che a stento riesce ad alzare un braccio per salutare il pubblico che ormai lo adora.Ed io nel mio piccolo quando ho visto il video in un primo momento ho riso (perché inevitabilmente la scena si presta a facili ironie).Poi mi sono ricordato la mia sofferenza nella gara coi bambinetti, quando decisi che dovevo dare tutto. E ho sentito di nuovo su di me il bruciore nei muscoli pieni di acido lattico che non ce la facevano più, e i polmoni che sembravano scoppiare, e il senso di fatica prossimo al collasso quando mi aggrappai al bordo alla fine del supplizio.E ho pensato che è facile fare i fenomeni, se nasci Michael Phelps. Ed è bello immedesimarsi in Phelps quando nuota come un motoscafo e colleziona medaglie su medaglie, mangiandosi gli avversari.Ma ognuno deve giocare la partita con le carte che gli sono state servite, e ogni giorno deve confrontarsi con le prove che la vita gli mette davanti, anche senza essere particolarmente dotato o preparato per superarle.Anzi a molti di noi comuni mortali a volte tocca affrontare i problemi della vita con lo stesso sguardo con cui Moussombani ha visto per la prima volta la piscina olimpinica: qualcosa di enorme e apparentemente insuperabile.E allora nuota Eric. Nuota per tutti noi, gente normale.L’hanno capito i 17.000 dello stadio di Sidney, e oggi l’ho capito anch’io: in ogni tua bracciata affannata c’è lo sforzo di chi lotta con ostinazione per arrivare a fine giornata.In palio non ci sono medaglie, né onori.In premio per chi non molla c’è solo la soddisfazione di avercela fatta, e il rispetto di chi ti vuole bene.Il che, a ben pensarci, può essere una motivazione sufficiente a smuovere il mondo.

Agrigento, l'appello dal letto di ospedale di una no-vax pentita: "Ho sbagliato, vaccinatevi tutti"






Agrigento, l'appello dal letto di ospedale di una no-vax pentita: "Ho sbagliato, vaccinatevi tutti"
"Ho sbagliato a non volermi vaccinare, adesso sono ricoverata e sono stata malissimo a causa del Covid. Grazie alle cure sto un po' meglio. Io ho rischiato la vita, ma voi vaccinatevi". È l'appello lanciato da una donna di 57 anni, Maria Paola Grisafi, ricoverata per Covid all'ospedale di Ribera, Agrigento. Le immagini sono state diffuse dall'Asp di Agrigento

22.12.20

come sopravvivere alle festività con il covid natale 2020 \2021 puntata VI° Covid, istruzioni per un altro Natale

puntate precedenti 

in sottofondo

Ozzy Osbourne - Crazy Train (Piano cover di https://www.patreon.com/gamazda )



Ho tardato   a scrivere  questo post  perchè  aspettavo  che  fossero chiare  le  nuove  disposizioni  del  governo  . Lo so   che  il coprifuoco  , in questo caso parziale    ,  soprattutto quando non è  chiaro    \ 

contradditorio  ( infatti  prevedendo     la  facilità  con  cui  verrà  violato e le maglie larghe  dele  singole regioni finirà  come  quest'estate  )   ,   non piacciono   a nessuno   neppure  al  sottoscritto   ma non  essendoci altre  soluzioni  scientificamente   provate   dobbiamo  metterci  l'anima  in pace  ed fare    come  suggerisce  papa   Francesco  

  [--- ] da  questo articolo  del 21\12\2020   del  https://www.huffingtonpost.it 


passato, e cioè che finiscono sui giornali, afferma che la Curia non deve difendersi dalla crisi, ma accettarla come fece Abramo, come fece Mose e il profeta Elia, e come fece Gesù Cristo che accettò la crisi fino al sacrificio di se stesso. Perché Dio prova “l’oro con il fuoco”. Nell’Aula delle Benedizioni, Francesco spiega ai suoi diretti collaboratori, tale è la Curia Romana, spiega gli scandali con la necessità di conversione. “Perciò se un certo realismo ci mostra la nostra recente solo come la somma di tentativi non sempre riusciti, di scandali, di cadute, di peccati, di contraddizioni, di cortocircuiti nella testimonianza, non dobbiamo spaventarci e neppure dobbiamo negare l’evidenza - ha detto il Papa alla Curia - di tutto quello che in noi e nelle nostre comunità è intaccato dalla morte e ha bisogno di conversione” [... ]



 Essere circondati dai morti e dalla malattia dovrebbe imporci uno sguardo diverso, una attitudine alla solidarietà coi più fragili perchè   questo 

Sarà un altro Natale, diverso dal solito. Non può essere altrimenti. Ma forse sarà anche un Natale più vicino al senso originario di questa festa. La sua desacralizzazione si è infatti compiuta  inarrestabilmente in questi ultimi decenni. Abbiamo ormai da tempo spogliato il Natale di ogni significato simbolico riducendolo ad un rituale consumistico senza anima. La nascita di Gesù è stata ridotta ad una favola tra le altre buona per rallegrare lo spirito dei nostri figli nell'età ancora senza pensiero critico della loro infanzia. La stessa celebrazione religiosa è stata trasfigurata perdo più in un'occasione mondana di  ritrovo collettivo. II trauma del Covid riporta però bruscamente alla luce quello che vorremmo invece  dimenticare, ovvero il confine tragico che unisce  profondamente la vita alla morte. Essere circondati dai  morti e dalla malattia dovrebbe imporci uno sguardo  diverso, una attitudine alla solidarietà coi più fragili, con quelli colpiti nel corpo e nella loro economia vitale con maggiore forza dal virus. Dovrebbe sospingerci a distinguere l'essenziale dall'inessenziale. Nondimeno  anche di fronte alle piaghe dell'epidemia molti insistono  nel voler festeggiare, nel ribadire la bellezza imperdibile  della convivialità, dello scambio dei doni e dello stare in  famiglia. E il negazionismo irriflesso che accompagna le nostre vite e il nostro pensiero magico-infantile di  proiettarci già fuori dal pantano orribile in cui ci troviamo. 
Infatti  << Questa spinta a festeggiare  [a  tutti i costi    corsivo mio  ]  trascura di pensare la condizione di emergenza drammatica nella quale tutti  senza  nessuna distinzione siamo ancora immersi e che rende (  almeno dovrebbe  )   di fatto ogni festeggiamento stonato e fuori luogo. Il bambino nella mangiatoia >>, sempre  secondo   quanto dice  Massi mo Recalcati su  repubblica  d'oggi  <<, rivela la condizione di "abbandono" in cui tutti siamo sin dalla nostra origine. Il destino del piccolo Gesù è già scritto ed è quello di morire sulla croce. Tuttavia questo destino mortale non cancella la necessità della cura della vita che viene al mondo, ma al contrario la potenzia. E per rendere "immensamente sacra" la vita di ciascuno, come si esprime Papa Francesco nella sua ultima enciclica Fratelli tutti, che il Dio cristiano si decide scandalosamente per la sua kenosis, per la sua a tale incarnazione facendosi bambino. La sua fragilità manifesta che ciò che rende umana la vita è la grazia dell'attenzione che la circonda, il calore del contatto, la presenza dell'altro, il dono. Non è questa la lezione più importante della festa del Natale che nel tempo atroce e  inaudito del Covid dovremmo imparare a tenere con noi prima di ogni altra cosa? Ma  questo ,  Insopportabile diventa allora la lamentazione per la festa mancata, per la  convivialità soppressa, per il distanziamento sociale imposto dai decreti governativi, per lo sconvolgimento dei nostri  rituali.  [...] >>

         Massimo recalcati repubblica  22\12\2020  

E' vero   che    la Chiesa non deve, sempre  secondo  papa  Francesco  essere letta con le categorie del conflitto “destra e sinistra, progressisti e tradizionalisti”, con “vincitori e vinti” . Ma Questa lettura “frammenta, polarizza, perverte tradisce la sua vera natura”. Come non vedere in queste parole un chiaro riferimento a quanto successo negli ultimi anni   lo dice  anche  papa  Francesco   , ma  la  chiesa  il popolo  di  Dio  è fatto da  diverse  anime     alcune  anche    opportuniste  e  strumentali (  vedere  slide  al a  sinistra  )   ,   i  cattolici  più  reazionari  o  cattolici  d'accatto   non lo capiscono    o  fanno  finta   assuefatti  come   sono  alla società  dei consumi Ecco   quindi      che  <<  Sarà questo  >>  sempre  secondo  Recalcati   << giocoforza, un altro Natale che dovrebbe  spingerci a risacralizzare il suo significato: la vita dell'inerme è quella di un Dio strano che richiede cura per sopravvivere. Ecco il paradosso formidabile del Natale  cristiano! Il suo senso sacro insiste a ricordarci il gesto fondamentale dell'accoglienza senza il quale la vita non diventa umana ma precipita nell'abbandono assoluto. A  coloro che chiudono la porta delle proprie case rifiutando ospitalità alla famiglia che viene da lontano, rispondono quelli che hanno creduto nell'evento, che sono accorsi nella notte a trovare e a omaggiare il Dio bambino  ospitato in una stalla. La notte di Natale nel racconto  cristiano, sappiamo, annuncia la venuta al mondo del "Salvatore" Esiste un modo laico per leggere la potenza di  questo racconto? Ai miei occhi si tratta dell'evento che rende la vita umana immensamente sacra. Nel tempo  traumatico del Covid la festività del Natale ci ricorda che  ogni morte non è mai una morte anonima ma è la morte dell'immensamente sacro. Agostino riflette sul gesto di  Maria, narrato dall'evangelista Luca, di collocare il suo "primogenito" in una umile mangiatoia sottolineando  l'equivalenza del corpo di Gesù con quella del  nutrimento. Questo Natale non sarà il tempo della festa, ma quello che cí obbliga a pensare all'esistenza di un altro  nutrimento rispetto a quello a cui ci siamo abituati nella nostra mondanizzazione del Natale. La sofferenza e i  morti di questo terribile anno ci invitano  ,  almeno dovrebbero ,  corsivo  mio   a farlo.>>

Quindi ecco che

E' perlomeno bizzarro che le feste, nel leggere i commenti degli anni passati, percepite come una gran rottura di coglioni, siano diventate ora sacre, intoccabili e indivisibili. D'altronde cosa vuoi pretendere da un paese ai primissimi posti in Europa e nel mondo nel consumo di cocaina. Nelle classifiche del malaffare e della corruzione primeggiamo sempre tanto poi c'e' fb per darci una ripulitina e sembrare verginelli come le vestali del tempio. Un sonoro vaffa a tutti quelli che ora stanno protestando perché è aperto troppo o troppo poco ed un augurio che possano provare veramente la dittatura magari espatriando e non qui in Italia. Siamo quelli in gran parte rappresentati da uno che nel giorno di Natale vorrebbe portare le coperte ai clochard e negli altri 364 giorni vorrebbe buttarli a mare o farli sparire dalle città. Siamo quelli del guai a chi ci tocca la Santa Messa e che poi accostano Dio agli animali di mezzo cortile, cane, porco, maiale, bestia. Siamo quelli che cercano e pretendono aiuto e solidarietà quando le cose ci vanno male per poi girare sempre lo sguardo quando le cose vanno male agli altri. Siamo quelli che godono nel parlare male degli altri perche' guardarci allo specchio ci farebbe vomitare. Buon Natale (Paolo Brufani)

    ci  riusciremo ?   togliete  dal  natale   tutto il superfluo ! cosi capirete    e capiremo   se  il vostro natale   e  buono davvero   ne  riparleremo dopo capodanno  . concludo  sempre  con musica  in sottofondo   più precisamente  Queen - Thank God It's Christmas versione della stessa autrice della musica iniziale  

27.2.20

effetti collaterali del coronavirus

  prometto , speriamo di riuscirci che questo sarà l'ultimo  post  sul coronavirus   perchè mi sta  scartavetrando  i ...... oltre  a  gettarmi  nel dubbio   s e ridere  o piangere  in quanto    : << Na cosa buona di sto Coronavirus è avere conferma di essere circondati da coglioni.>>  (  francesco corallo  facebook   ) . 
ha  ragione l'amico  marco barone in questo  articolo  sul suo blog   https://xcolpevolex.blogspot.com quando dice   :   << Ovunque si parla di coronavirus. Da giorni e giorni i media non parlano che di questo. E' stata creata una situazione di panico, volendo o non volendo, ed infatti, quando si sono resi conto che la situazione stava scappando di mano, che si fa? Si dice che il coronavirus è una semplice influenza con percentuali di mortalità inferiori rispetto alla vecchia SARS e non solo. Insomma, non c'è di che preoccuparsi. Intanto, decreti d'emergenza, ovunque, schizofrenia da ricovero negli ospedali chiusi da Basaglia, verrebbe da dire.  Mentre nel mondo l'Italia viene vista come un Paese 'untore'. Un mondo che dichiara di prepararsi alla pandemia cosa che in Italia nella nuova narrazione soft dopo quella da grande panico viene sminuita. [...] >>  Infatti  e' successo di tutto e di tutto ancora accadrà. Casi di razzismo contro i cinesi ma anche contro i lombardi ed i veneti. Poi nel tempo si aggiungeranno quelli delle altre regioni "infette". Parlare  con l'accento  veneto o lombardo  , in giro per l'Italia, comporta l'attirarsi l'attenzione  ed   gli insulti denigratori 





 << [.... ] Se prima quell'accento non diceva nulla ai più,>>  sempre    secondo  Marco B  <<  ora, nella mente del cittadino scatta l'allarme. Poi, se ti scappa uno starnuto, magari scatta pure una "delazione". Veneto (  o Lombardo  aggiunta  mia  ) , più starnuto, uguale, infetto. Che poi magari sei allergico a qualcosa e sei sano come un pesce, questo può nel momento non contare un cazzo. Insomma, si è iniziato a capire che parlare la propria lingua può essere un problema. Cose che in Italia non si vedevano da tempo, erano la normalità sotto il fascismo contro gli sloveni    , ad esempio, e diffuse, negli anni del boom economico contro i meridionali nel nord Italia. Tutti a comprare amuchina e mascherine. Ma inspiegabilmente in molte città dove queste mascherine sono andate esaurite, in giro vedi poche persone con le mascherine e se la indossi magari ti prendono per il culo. >> e  quindi   battibecchi  tipo  questo  raccontato   qui  
Francesco Capelli
24 febbraio alle ore 20:46
"Stamattina ero a Nuoro, sono entrato alla Lidl e c'era questa signora con la mascherina, la guardavano tutti, uno si gira e le dice: "eh Zia me' esagerada, bi chi in Nugoro su coronavirus non b'est arribbau"!
Quella si toglie la mascherina e risponde: "deo so maladia pro sos cazzos meos...cravatichelu a culu su coronavirus"... è calato il gelo"

 Ma   << E soprattutto capisci cosa significa portare quella mascherina quando hai dei problemi di salute. Ti guardano tutti. Un virus che è in Italia probabilmente prima della sua esplosione e che ha fatto implodere il Paese. Chi invocava con atti di sciacallaggio la chiusura dei confini, ed i soliti nauseanti bla, bla, bla, ora deve assistere alla situazione paradossale che è l'Italia ad essere isolata dagli altri Paesi. >>  e che   << i veri confini sono sorti all'interno del Bel Paese, dove è andata letteralmente a quel paese l'unità d'Italia. L'autonomismo non ha fatto   [ corsivo mio ed  non fa  ] una bella figura. In certe mani è meglio non averlo. Su alcune materie non dovrebbe esistere, su alcune questioni d'emergenza nazionale, servirebbe l'emergenza nazionale e non regionale. E qui invece ognuno ha fatto  ed   fa  quello che minchia ha voluto  . Chi chiudeva le scuole, chi sospendeva solo le lezioni, chi questo, chi quello. Follia totale. Intanto, niente scioperi, niente assembramenti, niente riunioni, niente cultura, qualcosa resiste, non si è osato chiudere i centri commerciali, i ristoranti, si è osato chiudere le biblioteche ed i teatri. Ai lavoratori esposti, dai mezzi pubblici ecc, non sono state date le mascherine, ma intanto spuntano le tende davanti agli ospedali di alcune realtà e gli assalti ai supermercati. Controlli negli aeroporti, prima sui voli esteri, poi capiscono che non bastavano ed eccoli spuntare su tutti in teoria, anche se non è così nella realtà, controlli sui treni, ma sfuggono gli autobus, gli accessi dall'autostrada, dalle strade comuni. Non si può controllare tutto. Non si può mettere in quarantena un Paese intero. Il coronavirus ha dimostrato la vulnerabilità dell'Italia, un paese dove è saltato letteralmente il lume della ragione. Finita questa pagina vergognosa, saranno tante le cose da dover chiarire, sono diverse le cose che non tornano. E comunque una cosa va detta, gli sciacalli sovranisti della politica italiana hanno fatto   >>  ,  speriamo   <<  capire agli italiani, almeno a quelli dotati di cervello, cosa significherebbe lasciare il paese nelle loro mani.  Sarebbe un disastro totale.>>





Vestita così, te le cerchi. stereotipo meso indiscussione da Martina evatore durante la finale Miss Venice Beach in cui ha sfilato con gli abiti di quando fu molestata

  per  chi ha  fretta  \  di  cosa stianmo  parlando  Violenza, Martina Evatore: "Non c'entrano i vestiti" | Radio Capital  st...