Visualizzazione post con etichetta 27 gennaio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 27 gennaio. Mostra tutti i post

17/02/20

Aboliamo le settimane celebrative del 27 gennaio e 10 febbraio. La memoria non si impone per decreto

Risultato immagini per rituali della memoria  A   freddo  e senza giri di parole ora,   finita  l'ubriacatura retorico \  celebrativa   e  di strumentalismo  nella    2°   data  , lo posso dire ufficialmente per  me  le  giornate  ora diventate  settimane   del   27  gennaio  e   del  10  febbraio  e a tutte le altre occasioni di rammemorazione e commemorazione collettiva calata dall'alto, artificiale, imposta, andrebbero  abolite  . Si tratta di una proposta che potrà scioccare qualcuno ma  purtroppo  è meglio così  visto che  in tali celebrazioni si    ricorda  sempre  solo  a metà  e parzialmente  . Ad  esempio  , come  dimostra  il video  sotto , ricordiamo il  fascismo  (ed  il nazismo )   , ma  omettiamo   come  esso   sia  contiguo nelle    nostre istituzioni   repubblicane   


 cosi  come    ricordiamo    giustamente   le  foibe , l'esodo 


Risultato immagini per rituali della memoria  del 10 febbraio 

ma  in maniera    strumentale lo dice  persino un rossobruno   come Fusaro 






 

mettendo sullo stesso piano o peggio in secondo piano sminuendo se non ignorando , sopratutto nel caso di quella del 10 febbraio , quello che c'era prima . Manca , quindi  , in questi riti di memoria  celebrativi quelll' onestà intellettuale e amore per la complessità, ossia un approccio storico, per non sminuire il riconoscimento e lo sdegno per la brutalità  senza astrarre e destoricizzare l’accaduto  o  farlo faziosamente  o parzialmente
Ecco che ci sono tutti profondi motivi di riflessione ed è anche questo il motivo per cui ho atteso la conclusione delle due Giornate \ settimane per esplicitare le mie perplessità, in modo da non offendere nessuno con quella che poteva sembrare una banale provocazione.Ma che invece nasce da una riflessione meditata e concreta visto che sono da tempo che cerco di spiegarvela e che è la seguente: la memoria collettiva non è modificabile per decreto. Occorre un lavoro in profondità, e non bastano solo due settimane all'anno . Il culto della memoria che è alla base delle varie “giornate” dedicate è una mera imposizione del potere costituito, che avviene a distanza di decenni dai fatti “ricordati” (forse non tutti si…ricordano che le due “giornate” della Memoria e del Ricordo sono state istituite solamente nei primi anni Duemila) e che pretenderebbe di attivare a comando e burocraticamente meccanismi etici e identitari collettivi ovvero quello che si chiama volgarmente memoria collettiva .
Tant’è che quando “l’innesto di memoria” non funziona a dovere,visto che in entrambi i casi, tuttavia, l’inutilità delle ricorrenza è manifesta, perché una memoria forzata non è vera memoria, e un ricordo che diventa l’occasione per offendere i ricordati è contraddittorio. Lo scontro politico esplicita almeno il problema, l’unanimità della retorica lo affoga nell'insensatezza e nella noia . È ciò che accade ai due anniversari ci sente in dovere di attingere allo stanco repertorio del comunicatificio di massa per concionare e massifficare su male, bene, tragedia, messaggi universali, etica globale, “l’ora più buia”, ciò che è stato “condannato dalla storia”, la “vigilanza” e ciò che “non deve ripetersi mai più”. Questa non è memoria, è chiacchiera, un discorso che gira a vuoto, e che la stragrande maggioranza dei suoi destinatari ascolta e partecipa spontaneamente o obbligato \ costretto ed ascolta lo fa distrattamente, con noia.E allora, come se ne esce? Semplice: liberando la memoria. Lasciando il campo libero a tutte le affermazioni e a tutte le negazioni, a tutte le sensibilità e al loro contrario, riconoscendo la libera contesa delle egemonie, arrendendosi alla conflittualità manifesta dei ricordi contrapposti. Fuori la burocrazia dalla memoria. Lasciamo il ricordo a chi sa tenerlo in vita senza l’aiuto di carte bollate e decreti ed obbligo  .


29/01/18

le ideologie e lo scontro ideologico del XX secolo continua a dividerci e a far litigare . guai a mettere indiscussione le giornate ipocrite del 27 gernnaio e del 10 febbraio

tra poco iniziera un altra giornata rompi maroni . quella a senso unico delle foibe
"E' impossibile cancellare il ricordo di quei giorni, anche se di anni ne sono passati settantacinque". © ANSA
ANSA.IT

Mi piace Commenta Condividi 



Immacolata Serra Giuseppe sei esagerato con questi commenti
Sigh · Rispondi · 57 min


Giuseppe Scano
Cara  Immacolata Serra perchè a te piace la retorica e l'ipocrisia o la memortia a senso unico come nel casdo dele foibe e l'uso strumentale , senza per questo assolvere la dittatura di tito che le pratico ? oche si parli e si condanni ( più che giusto ) i crimini comunisti ma si assolvono o sminuiscono quelli italiani che sono poi all'ìorigine della vile reazione di Tito . . a me no . a ter piace che si riocordi solo lì'olocausto del popolo ebreo quando nei lager morirono anche rom , omosessuali , handicappati e malati di mente , politici ? e si tenta salvo eccezioni di nascondere o sminuire la politica razziale del fascimo e poi della repubblica sociale ? a Me no forse è vero sarò stato volgare ma tale cose mi fanno incavolare . perchè o si ricorda a 360° o non si ricorda
Mi piace · Rispondi · 50 min


Paola Scano Giusè, un commento a mio avviso indecente! Non mi rispondere per carità!
Ahah · Rispondi · 46 min


Giuseppe Scano 
cara  zia  Paola Scano . leggi la risposta che ho dato ad immacolata e poi ne riparliamo
Mi piace · Rispondi · 45 min
Paola Scano e Immacolata Serra io non ho detto che non voglio ricordare e celebrare . ma è il modo ufficiale con cui tali eventi complessi come le vicende del confne orientale ( foibe ed esodo ) in questo  caso vengono celebrati
Mi piace · Rispondi · 42 min


Paola Scano Della serie "arrampicarsi sugli specchi"...


Mi piace · Rispondi · 41 min

Giuseppe Scano Paola Scano😂🤣
Mi piace · Rispondi · 24 min · Modificato





Pier Paolo Cabras Scusa Giuse.. Ma oggi era una giornata rompi??
Mi piace · Rispondi · 39 min


Giuseppe Scano no quella era ieri  caro   Pier Paolo Cabras
Mi piace · Rispondi · 39 min

Pier Paolo Cabras So scusa ho perso il conto di tutte queste giornate... Volevo dire quella di ieri era una giornata rompi??
Mi piace · Rispondi · 37 min


Giuseppe Scano Pier Paolo Cabras dal punto di vista ufficiale si
Mi piace · Rispondi · 37 min

Pier Paolo Cabras Concordo con te, sono delle giornate rompi, perché servono a dividere gli animi e non a riappacificarli... Purtroppo... Poi le giornate imposte, con tutti i link di destra e sinistra non mi vanno.... Io le giornate le celebro quando voglio io.... Ho celebrato quelle della memoria andando ad Auschwitz, a matausen a dacau... E quella della memoria presso le foibe... Per me i morti sono tutti uguali... Ugualmente Caduti innocenti di totalitarismi senza senso... Onore a tutti ed è vero che ogni ortolano vanta le proprie cipolle
Love · Rispondi · 30 min


Giuseppe Scano
Pier Paolo Cabras una volta tanmto concordiamo

08/01/16

“Sì” a via Nencioni, la doppia intitolazione batte la burocrazia La strada di Fucecchio porterà il nome di Nedo, sopravvissuto a Mauthausen e del padre Giuseppe che morì nel lager: il 27 l’inaugurazione. Il Comune strappa l’ok due anni dopo la prima istanza bocciata dalla Prefettura perché erano trascorsi meno di 10 anni dalla morte



quando la storia e la memoria batte la burocrazia MEMORIA

“Sì” a via Nencioni, la doppia intitolazione batte la burocrazia

Fucecchio: la memoria di Nedo Nencioni è nascosta da quella brutta plastica nera dei sacchi della spazzatura. A 70 anni dalla fine della guerra quest'uomo speciale non avrà una strada a suo nome.

 finalmente  dopo  una tenace  battaglia    vedi articolo     sopra si è  arrivati   all'epilogo della vicenda 
  da   http://iltirreno.gelocal.it/empoli/cronaca/  del  8\1\2016 

La strada di Fucecchio porterà il nome di Nedo, sopravvissuto a Mauthausen e del padre Giuseppe che morì nel lager: il 27 l’inaugurazione. Il Comune strappa l’ok due anni dopo la prima istanza bocciata dalla Prefettura perché erano trascorsi meno di 10 anni dalla morte
di Marco Sabia
.

FUCECCHIO. Nedo Nencioni, l'ex deportato a Mauthausen e morto nel 2012, avrà finalmente la “sua” strada nel Comune di Fucecchio. L'amministrazione fucecchiese, infatti, ha ottenuto il nulla osta da parte della prefettura di Firenze, che ha accettato la proposta di intitolare la via (in zona Samo) a Nedo e Giuseppe Nencioni, il padre del superstite che morì di stenti nel campo di Ebensee-Mauthausen, pochi giorni prima che la guerra - almeno in Europa - finisse.

Il                                 cartello con il fazzoletto dell’Aned, a destra Nedo Nencioni

Quella dell'intitolazione della strada è una storia che ha avuto un percorso a dir poco travagliato, visto che fu l'ex sindaco Claudio Toni - a inizio 2014 - a proporre di intitolare una strada al "guardiano della memoria " Nencioni: cartello che fu fisicamente installato in piazza Boncristiani a Fucecchio, coperto con un sacco nero nell'attesa che la prefettura desse l'ok per l'intitolazione della strada. Un ok che, tuttavia, non arrivò, perché non erano passati i dieci anni necessari dalla scomparsa, fattore a cui si deroga soltanto se si tratta di un personaggio di caratura nazionale, come successo - ad esempio - con Aldo Moro e Enzo Biagi.
L’allora prefetto Varratta quindi respinse il progetto fucecchiese ma l'amministrazione non si arrese: grazie anche alla collaborazione dell'Aned (con una corposa documentazione) nell'autunno 2015 fu inoltrata una seconda proposta alla prefettura fiorentina, con l'opzione dell'intitolazione congiunta padre-figlio per bypassare il vincolo dei dieci anni dalla morte. Toni, nel frattempo, in merito al diniego della prefettura aveva parlato di «burocrazia che uccide i sentimenti». Nell’attesa di un parere positivo della prefettura l'amministrazione - insieme all'Aned - affisse il fazzoletto dell'associazione deportati sul cartello. Nedo Nencioni, che era nato a Livorno, aveva, per tutta la sua "seconda vita", raccontato nelle scuole dell'Empolese Valdelsa gli orrori vissuti nei lager nazisti. Lui e suo padre finirono a lavorare in una galleria dove venivano costruiti i tremendi razzi V2 di Werner Von Braun, che il Terzo Reich lanciava su Londra per sfiancare gli indomiti inglesi. Ai tipici pigiami a righe bianconere i nazisti appesero il triangolo rosso, quello che contraddistingueva i prigionieri politici.
Nedo fu anche costretto a vedere il padre spegnersi lentamente: nonostante fosse relativamente giovane (40 anni) i devastanti carichi di lavoro e le angherie infami delle guardie finirono per uccidere l'ex operaio delle vetrerie Taddei, la cui unica "colpa" era quella di aver scioperato. Oggi - che tutti e due sono venuti a mancare - per loro è arrivato un riconoscimento di pace e conforto, verrebbe da dire, perché da quando la strada verrà inaugurata (presumibilmente il 27 gennaio, nel “Giorno della memoria”) padre e figlio avranno un simbolo che riconosce loro quanto hanno dovuto passare in quegli anni così sempre. All'amministrazione fucecchiese va riconosciuto di non aver mollato dopo il no iniziale della prefettura.
Una vittoria, dopo due anni di travaglio: «Questa intitolazione - sottolinea l'assessore Alessio Sabatini - è una dovuta riconoscenza verso la famiglia Nencioni, per ciò che Nedo è riuscito a trasmettere, con passione e chiarezza, in decenni di costante impegno soprattutto con i giovani e le scuole».
«Lo scorso anno - continua il sindaco Alessio Spinelli - nel “Giorno della memoria”, rendemmo omaggio a Nedo ponendo il fazzoletto dell’Aned, a lui tanto caro, sul cartello installato ormai due anni fa al Samo, in attesa dell’autorizzazione prefettizia. L’autorizzazione è finalmente arrivata e di questo sono veramente felice perché personalmente mi sono incontrato più volte col nuovo prefetto di Firenze Alessio Giuffrida per sostenere la nostra causa. Ora spero che l'inaugurazione si possa fare proprio per la prossima giornata della Memoria».

LA COMMOZIONE DEI FIGLI

Se l'amministrazione fucecchiese non ha gettato la spugna dopo il primo rifiuto da parte della prefettura, c'è da dire anche che i figli di Nencioni - Vasco e Luciano - hanno fatto di tutto per far capire che il loro padre avesse i meriti sufficienti per l'intitolazione della strada.
I due - nel gennaio dello scorso anno - si recarono nella nostra redazione, per raccontare la vita "straordinaria" del loro genitore, che dopo essere sopravvissuto era tornato a fare il vetraio, utilizzando il tempo libero per andare nelle scuole a spiegare la triste epopea nazista, vissuta in prima persona.

                                   Luciano e Vasco Nencioni (Foto Agenzia Carlo Sestini)



In quei giorni - dopo il no della prefettura - c'era comprensibile delusione: «Nostro padre - raccontarono - è andato per 60 anni nelle scuole a raccontare la sua prigionia, ma a noi non diceva niente. Andò in prigionia che era vetraio e tornò dalla guerra a fare il vetraio. Altri usarono quello che era successo per fare carriera. Lui no. Passava il tempo libero a incontrare gli studenti, gli operai. Senza mai mancare ad un pellegrinaggio nei lager». Oggi, invece, c'è commozione nelle parole dei figli, che hanno ricevuto la bella notizia mercoledì sera, a Epifania quasi conclusa: «Non ho pianto - racconta Luciano - per pudore ma ho provato una grandissima emozione quanto il sindaco Spinelli mi ha detto che la prefettura aveva accettato. Mio padre ha passato anni a raccontare la sua esperienza mentre nostro nonno non l'abbiamo nemmeno potuto conoscere, perché nei lager ha trovato la morte. Quanto siamo contenti? Da uno a dieci almeno venti. Fucecchio ci ha fatto trovare un fantastico regalo nella calza della befana: vogliamo ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato e li aspettiamo il 27 gennaio per l'inaugurazione».

30/05/15

La cacciarono da scuola bambina perché ebrea. Ora lo Stato le dà ragione: Edi Bueno, livornese, ha diritto a riscuotere il vitalizio di benemerenza



ti potrebbe interessare 
La storia di Edi Bueno: "Sei ebrea, niente scuola"
LA STORIA DI EDI BUENO: IL VIDEO INTEGRALE

  e questa  puntata  de  il   tempo e la storia  sulle leggi razziali





da http://iltirreno.gelocal.it/regione/    del  28 maggio 2015

La cacciarono da scuola bambina perché ebrea. Ora lo Stato le dà ragione: Edi Bueno, livornese, ha diritto a riscuotere il vitalizio di benemerenza. Così ha deciso la Corte dei conti. In questa lunga intervista alla nostra giornalista Ilaria Bonuccelli, Edi racconti alcuni toccanti momenti della sua infanzia, come la deportazione evitata per miracolo e quella bici riconsegnata da un soldato tedesco





                                     Edi Bueno ospite al Tirreno in compagnia del niporte Renzo

Sanguinano i piedi. Edi avverte caldo e dolore, ma non si ferma. Scappa per i campi di Marlia. Via dai fascisti. Non ci crede che la vogliano mandare in Germania a lavorare, come dice sua madre. Sirio, il fratellino più piccolo, la segue. Anche il padre cerca un nascondiglio. La mamma e il fratello grande no. Restano nella casa dove si nascondono. Lontani da Livorno, nelle campagne della Lucchesia.

Edi Bueno ha rimosso il cognome della famiglia che li ha ospitati. La fuga dalla casa ce l’ha sempre impressa in mente, invece. È stata l’ultima volta che ha visto sua madre e suo fratello, morti ad Auschwitz. Quest’anno, a gennaio, ha accarezzato due piccole pietre “anti-inciampo” con i loro nomi incisi, Dina Attal e Dino Bueno: sono cementate davanti allo stabile che sorge al posto della loro vecchia abitazione di Livorno, in via della Coroncina, distrutta dai bombardamenti. L’unico segno tangibile del loro passaggio su questa terra. Fino a un paio di giorni fa. Ora ce n’è un altro. Edi Bueno l’ha inseguito per una decina di anni. Sconfitta dopo sconfitta. Ogni volta che si accarezzava le cicatrici sotto i piedi, trovava un motivo per non lasciarsi abbattere. E alla fine la Corte dei Conti di Firenze le ha dato ragione: Edi Bueno di Livorno è perseguitata per ragioni razziali. E ha diritto a riscuotere il “vitalizio di benemerenza”.


La famiglia di Edi Bueno. Da sinistra la tata, il fratello Sirio, il fratello Dino, Edi e la mamma morta ad Auschwitz




A quasi 80 anni dalla pubblicazioni dalle leggi razziali, lo Stato riconosce di averle usato violenza. Non l’ha picchiata, né messa in prigione o mandata al confino come gli oppositori del Fascismo. Ma - secondo la giurisprudenza attuale - gli atti di violenza verso gli Ebrei «sono anche di natura morale». Vanno oltre la «terribile» deportazione di familiari. Nel caso di Edi la violenza ha assunto le forme della quotidianità negata: «Sono andata a scuola fino a 7 anni. Quando sono passata in terza, non mi hanno più voluta». Secondo la magistratura contabile il «provvedimento di espulsione da una scuola pubblica può essere considerato un atto persecutorio» in quanto «limitativo del diritto fondamentale della persona». Proprio come il diritto a vivere nel proprio domicilio, ad avere una propria attività. «Il mio nonno - racconta Renzo Bueno, nipote di Edi e figlio di Sirio, detto Luciano - era benestante. Prima delle legge razziali aveva una merceria a Livorno, in via della Madonna. Ma con il fascismo e quelle leggi la vita cambiò». Lo sa bene Edi: «Le amiche con cui giocavo fino a poco tempo prima si rifiutavano di stare con me perché ero ebrea. Un giorno andai con il mio fratellino andai al bar Lateri, a Livorno, e la commessa non mi dette il gelato perché ero ebrea. Allora protestai con il direttore. E lui mi rispose: “Bimba sai leggere? Guarda cosa c’è scritto dietro di te: non si dà il gelato agli Ebrei”. Non me lo sono più dimenticato». Anche per questo dallo Stato Edi preteso il risarcimento.In denaro, il suo assegno corrisponde al trattamento minimo di pensione  erogato ai lavoratori dipendenti. Non una grande cifra, tutto sommato. Soprattutto se paragonato alla fuga precipitosa del 1944 da Livorno «per una spiata dei fascisti». Ma Edi Bueno non si è mai battuta per i soldi. Piuttosto per la sofferenza: «Dopo 15-20 giorni che eravamo a Santa Caterina, a Marlia, abbiamo visto arrivare i fascisti. Ci hanno messo tutti in un salone. Mio padre mi ha fatto un cenno. Stava cercando di aprire una porta: io e il mio fratellino ci siamo avvicinati e infilati nella stanzetta. Era un bagno. Lì siamo rimasti nascosti, fino a quando non sono andati tutti via. Mia madre e mio fratello si sono lasciati portare via, convinti che sarebbe arrivato presto l’armistizio e che non avrebbero subito nulla di grave. Mio padre non era convinto e aveva ragione».


LEGGI ANCHE:
Installate le pietre d'inciampo che ricordano due vittime dei lager nazisti
Sono state messe in via della Coroncina, dove abitavano Dina Bona Attal e Dino Bueno che furono uccisi nei campi di sterminio



Per questo nasconde i figli e si nasconde. Quando tutto è silenzo, Edi dice al fratellino: «Togliti le scarpe perché dobbiamo correre». E si buttano scalzi nei campi. Il grano è stato appena mietuto. I piedi si tagliano, ma non si fermano fino a quando non trovano un ponticello. «Ci nascondiamo, ma vediamo spuntare due teste. Iniziamo a dire: “Non siamo ebrei, non siamo ebrei”. Le voci - ricorda Edi - ci rassicurano: “Siamo partigiani”. Ci hanno presi e tenuti con sé due notti. Poi ci hanno riportati a Livorno. Davanti a casa abbiamo ritrovato nostro padre. Ma abbiamo avuto tanta paura».

Anche di questa paura, Edi chiede conto allo Stato. Ma ancora una volta la strada è in salita, conferma l’avvocato Jacopo Bandinelli di Firenze.La prima richiesta, infatti, viene inoltrata nell’aprile 2006 alla Commissione per le provvidenze ai perseguitati politici antifascisti o razziali costituita presso la Presidenza del Consiglio. Dopo quattro anni e un’istruttoria suppletiva, l’istanza è respinta: non viene precisato il nome della famiglia presso la quale la famiglia Attal-Bueno si è rifugiata nel periodo trascorso a Marlia, in località Santa Caterina. Gli atti sono considerati «troppo generici».
Edi Bueno non si dà per vinta. Neppure quando il ricorso viene rigettato. «Un sostegno consistente - conferma l’avvocato Bandinelli - arriva dal Comune di Capannori che ci ha aiutato a ricostruire il periodo nel quale la famiglia è rimasta nascosta a Marlia». Inoltre, da ricerche svolte sul sito www.nomidellashoah.it risulta che Dina Attal, il nonno (materno) David Attal e Dino Bueno vengono catturati a Marlia e deportati ad Auschwitz dove muoiono. Di fronte a queste indicazioni, perfino il ministero delle Finanze si è dovuto arrendere: per ordine della Corte dei Conti dovrà pagare il vitalizio a Edi, oggi 85enne. A partire dal 1° maggio 2006. la dovrà risarcire perché le leggi razziali le hanno impedito di frequentare la scuola. Di mantenere il proprio nome e, di fatto, la propria identità. Rinunce quotidiane che oggi sono archiviate, ma non dimenticate.Ci sono le cicatrici sotto i piedi a ricordarle. Ogni giorno, quando bada ai bisnipoti, va al «circolino a lavare i piatti e dare una mano», partecipa alle attività della comunità ebraica di Livorno. E perfino il sabato sera. L’unico giorno in cui i piedi non le dolgono. Perché lì al circolo Pirelli, a Livorno, Edi torna ragazza, prima della guerra. E balla. La samba, la bachata, perfino il rock. Come se le cicatrici non ci fossero. Come se.....


25/04/15

l'italia non celebra il genocidio armeno eppure ospito in esilio Armin_Theophil_Wegner che lo denuncio e scrisse a hitler per evitare quello su gli ebrei

http://marciana.venezia.sbn.it/mostre/armin-t-wegner-un-giusto-gli-armeni-e-gli-ebrei
http://www.presentepassato.it/Dossier/Dire_no/kuciukian_armin_wegner.htm
http://www.columbia.edu/itc/history/winter/w3206/edit/armeniangenocide.html
http://armgenocide.blogspot.it/2008/03/armin-t-wegner.html

Oggi oltre  al 25  aprile   si   celebra  il  centenario  Genocidio  Armen  e  a cui  ,   che  ci  si vuol  fare    quando   si  ha una politica estera  da  far  schifo  


Genocidio armeno, commemorazione del centenario a Erevan. Tanti capi di Stato, assente governo italiano (FOTO)

Pubblicato: Aggiornato:
GENOCIDIO ARMENO COMMEMORAZIONE
Si sono tenute al memoriale di Tsitsernakaberd, poco fuori Erevan, la capitale dell'Armenia, le commemorazioni per il centenario del massacro degli armeni iniziato il 24 aprile 1915, in cui morirono circa 1,5 milioni di persone. Alle cerimonie hanno assistito numerosi presidenti e diplomatici internazionali, fra cui il presidente russo Vladimir Putin e quello francese François Hollande, e hanno partecipato anche discendenti delle vittime e il cantante francese di origine armena Charles Aznavour. Presenti anche deputati e ministri di Paesi come Stati Uniti, Israele e Germania, il cui presidente ha ieri riconosciuto il massacro come genocidio.
Le commemorazioni sono iniziate con un intenso minuto di silenzio, in onore dei morti causati da quello che è considerato come il crimine più grave della Prima guerra mondiale. I leader mondiali invitati alle cerimonie hanno deposto dei fiori di fronte alla fiamma eterna posizionate nel memoriale, circondata da 12 lastre di basalto che rappresentano le province armene perdute e che ora fanno parte della Turchia.
Per l'Italia sono presenti i presidenti delle commissioni Esteri di Senato, Pier Ferdinando casini, e Camera, Fabrizio Cicchitto, ma non c'è nessun rappresentante del Governo. Il presidente della Toscana Enrico Rossi considera "vergognosa l'assenza italiana alle celebrazioni di Erevan. Oggi 60 paesi saranno a Erevan per ricordare quella barbarie, tra questi non ci sarà l'Italia. Non riesco a capire - sottolinea Rossi - le ragioni dell'assenza e ne provo vergogna, come provo ribrezzo per le ipocrisie di Salvini che strumentalizza questa tragedia per le sue campagne xenofobe, ciniche e balorde, e non capisce o non vuol capire che gli 'armeni' di oggi sono le migliaia e migliaia di profughi che fuggono dalla guerra e dalle persecuzioni. I popoli marginali che lui vorrebbe radere al suolo con la ruspa".
Le commemorazioni sono iniziate con un intenso minuto di silenzio, in onore dei morti causati da quello che è considerato come il crimine più grave della Prima guerra mondiale. I leader mondiali invitati alle cerimonie hanno deposto dei fiori di fronte alla fiamma eterna posizionate nel memoriale, circondata da 12 lastre di basalto che rappresentano le province armene perdute e che ora fanno parte della Turchia.    continua   su huffingtonpost.it  del  24\4\2015 
Ma   queste  sopno celebrazioni di circostanza  e   puli coscienza ., In quanto  lo  sterminio o genocidio che di si voglia del popolo Armeno   era      già stato   denunciato  da  <<  ( ...  )  Armin Theophil Wegner (Elberfeld, 16 ottobre 1886 – Roma, 17 maggio 1978) è stato un militare, attivista e scrittore tedesco.
Armin Theophil Wegner è stato un militare paramedico tedesco nella Prima Guerra Mondiale, un autore prolifico e attivista per i diritti umani. Stanziato nell’Impero Ottomano durante la Prima
Guerra Mondiale, Wegner è stato un testimone del Genocidio del popolo Armeno e le fotografie da lui prese documentano la drammatica situazione degli Armeni e, oggi, rappresentano “il nucleo della testimonianza delle immagini del genocidio."
Negli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, Wegner ha anche manifestato la propria opposizione, a rischio della propria vita, alle politiche anti-semitiche dei nazisti. Nel 1933, ha scritto un appassionato appello ad Adolf Hitler  [  vedere  url  inizio  post    ]  a nome degli ebrei residenti in Germania. Egli rammentò che la persecuzione degli ebrei non era solo una questione del "destino dei nostri fratelli ebrei, [ma anche] il destino della Germania. "
Facendo presente che egli stava scrivendo la lettera come un fiero tedesco le cui radici familiari Prussiane risalgono fin dal tempo delle Crociate, ha chiesto a Hitler cosa sarebbe diventata la Germania se avesse continuato la sua persecuzione degli ebrei. Rispondendo alla sua stessa domanda, dichiarò: "Non c'è patria senza giustizia!". È stato perseguitato dai nazisti e, per il suo impegno, riconosciuto nel memoriale Yad Vashem quale uno dei Giusti tra le Nazioni.
(....)  >> continua sulla  voce  di  wikipedia  dedicata  a  Armin_Theophil_Wegner  

27/01/15

solo con la memoria ed il ricordo di quel che è stato a 360° si evitano simili cose e che tali idiozie già condannate dalla storia ancora resistano emettano radic sempre più profonde



A pescidere dalla data d'oggi 27 gennaio  voglio non tanto ricordare gli avvenimenti dellla shoah e dei vari olocausti lo ho già fatto nei post precedenti ,  e  di  cui   non so   che  dire   se  non


 ma vorrei  invitare specie    le  nuove  generazioni   ad una riflessione .perchè il male ,  l'odio e  l'ignoranza  si  tali ev enti si nascondono dietro i più  èiccoli gesti  . Infatti  come si diceva nel titolo è a causa di anche a causa di un uso scriteriato ed imbecille , ecc della cultura che tali orrori si ripetono e ancora si mantengono in vita .
Riprendo la discussione ( in quanto ormai con i nuovi sistemi di massa blog e siti stanno diventando tutt''uno con i social network ) avvenuta   quyalche  giorno fa   fa sulla mia bacheca di facebook più precisamente https://www.facebook.com/redbeppeulisse1/posts/10206222977643324 e   nata  dal ricordo riemerso  improvviso   dai miei ricordi  ,     rivedendo   mentre   cercavo  materiale  in rete  sula  giornarta  della memoria    ditasle  scena del  film  Jona che visse nella balena  << un film del 1992 di Roberto Faenza, tratto dal romanzo autobiografico dello scrittore Jona Oberski intitolato Anni d'infanzia. Un bambino nei lager.  >> (  da  Wikipedia )
Ora     credo che sia più  colpevole  chi  come  disse    Tullia Zevi (1919-2011)   in quiesto  articolo  del  corriere della sera del 19\10\1994 presidente dell' Unione delle comunita' ebraiche italiane .   << trovo che sia di pessimo gusto manipolare testi musicali, travisando spirito e significato >>  .  Infatti   io  trovo  ,   addirittura  mi lascia indifferente   chi    fa  tali  "deturpamenti "  ( ovviamente  è un mio parere  personale  verso  tale  genere  musicale  )    per  giunta     poco originale   perchè  se  gli ascoltate  in seguenza    lo  si nota    ripresa  e rieleaborata   dalla versione di Morricone  
Infatti un conto   è  una  rielaborazione  musicale pessima o bella che sia  il gusto  è soggettivo  
( a  voi  ogni  giudizio i merito     alle  due   versioni  . La  prima   tratta  dal film    Jona che visse  nella bocca dela balena    ., la seconda   dalla versione dance      sotto riportate    ) 




 
   un altro  è  l'utilizzo  (  non so   se  viene ancora  nelle  curve   in quanto  ho  smesso  d'interessarmi a qual mondo    dall'età   22\23  anni  )  come supporto  ad ideologia malte   e  condannate  dalla  storia  . 

23/01/15

polemichè inutili sul vagone ferroviario in piazza casterllo a torino smorzate da ministro dei beni culturali Franceschini







Leggo oggi sulla pagina culturale ( la famosa pagina 160 ) dell 'ex televideo rai ora http://www.servizitelevideo.rai.it/ questa news

Il ministro dei Beni Culturali France- schini interviene sulla polemica nata per un vagone ferroviario collocato in Piazza Castello, a Torino, in occasione della mostra dedicata a Primo Levi. "Il significato simbolico e morale di un vagone piombato a memoria della de- portazione nei lager nazisti e del viaggio di Primo Levi è superiore mille volte a qualsiasi valutazione burocra- tica", dice Franceschini. Il soprintendente dei Beni architetto- nici del Piemonte,Rinaldi, lo aveva de- finito "un baraccone", concedendo di e- sporlo solo 15 Giorni."Serve a ricorda- re lo sterminio di 6 milioni di perso- ne",aveva replicato il sindaco Fassino.



Ora sono andato a cercami la notizia in questione   con google  è  trovato   l'origine dele polemiche .
  Da torino repubblica  del 21\1\2015



Omaggio a Primo Levi, ma il soprintendente "boccia" il vagone dei deportati

Collocato in piazza Castello su un angolo di Palazzo Madama, per il funzionario Rinaldi è "ingombrante", "estraneo alla piazza" e interferisce con la prospettiva


Fa discutere, prima ancora della sua inaugurazione prevista per questa sera, l'allestimento della mostra "I mondi di Primo Levi" ospitata da Palazzo Madama, in piazza Castello. Il vagone merci proveniente dal Museo Ferroviario che, sull'angolo del palazzo, farà da "sentinella" alla mostra simboleggiando i vagoni piombati della deportazione verso i lager nazisti, non piace al sovrintendente Luca Rinaldi. Che ha preso carta e penna e ha scritto al Comune di Torino lamentando una "collocazione ingombrante che risulta del tutto estranea alla piazza e interferisce con l'asse prospettico della città storica".



  dalla discalia  delle foto 
E' stato scoperto con una cerimonia suggestiva, nel buio di piazza Castello, il vagone simbolo dei viaggi della deportazione che apre davanti a Palazzo Madama la mostra dedicata a Primo Levi. Un simbolo contestato dal sovrintendente Luca Rinaldi che, sostenendo la sua estraneità al contesto della piazza e la sua caratteristica "ingombrante", ha scritto al Comune per manifestare la sua contrarietà a questa collocazione. Il vagone, che avrebbe dovuto restare fino alla fine della mostra (allestita sino ad aprile), sarà perciò rimosso tra un paio di settimane.
(Foto Francesco Del Bo)

le   altre le  trovate  qui nella  galeria  fotografica


Un'iniziativa che non ha mancato di destare qualche perplessità, visto che la piazza aulica ha di recente ospitato palchi per manifestazioni di ogni genere, il monumentale (ma assai deteriorato) Calendario dell'avvento di Luzzati, un gigantesco albero di Natale, chioschi e pagode per
kermesse ed eventi sportivi. Perplessità ma, almeno per il momento, nessuna polemica: gli organizzatori della mostra hanno accettato di esporre il vagone soltanto per un paio di settimane.In serata è arrivato un lapidario e sarcastico tweet

del consigliere comunale radicale Silvio Viale, eletto nelle liste del Pd, che ha scritto: "Vagone #PrimoLevi #Torino. Anche Auschwitz interferisce con asse prospettico del novecento".

Ora mi chiedo ma   che  ...  è  mai  possinbile   che     anche davant a tali eventi  commemorativi  (  coerenti o ipocriti  , sentii o forzati che siano  ne  ho parlato in un  precedente :   27  gennaio  Giorno della memoria  o giorno dell'ipocrisia  ?  io  ricordo  lo stesso  perchè ...      e  nn mi sembra il caso di ritornarci )  come quelli  del 27  genmnaio  sidobbiamo  fare la solita classsica polemica  all'italiana  cioè   fai del bene  e ti tirano le pietre    proprio come una famosa  canzone degli anni 60\70



Ma se  invece di  fare, lo dice  uno molto polemico,  polemiche inutili ed  sterili   su  una esposizione  ( bella o brutta  che sia   il  giudizio  è facoltativo  )  momentanea  perchè    vi concentrate  , non solo il 27  gennaio  o il 10 febbraio   , fate  anzi meglio intervenite   di più dal punto di vista   culturale  con iniziative  ed attiu  volti a far capire  alle  nuove generazioni o   ai  coloro che lo hanno dimenticato o  vogliono dimenticare  le motivazioni \  le  origini di tali abberranti eventi  che ancora oggi continuano a fare proseliti perchè portate avanti da alcuni vostri  colleghi. Perchè

e  qui  concludo  non sapendo  più cosa dire   , ma sopratutto  perchè  gli occhi stanno iniziando a lacrimare