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5.3.25

vedere la generosità come un obbligo anziché come un dono

  trovato su facebook 

Un uomo aveva a lungo donato generosamente 100 euro al mese a un mendicante. Un giorno, gli consegnò solo 70 euro. Il mendicante, sorpreso, pensò: "Beh, è comunque meglio di niente", e se ne andò.Il mese successivo, l'uomo gli diede solo 50 euro. Stavolta, il mendicante non riuscì a trattenersi:"Prima mi dava 100 euro, poi 70, e ora solo 50! Cosa sta succedendo?"L'uomo sospirò e spiegò:"Quando ho iniziato a darti denaro, la mia situazione economica era stabile e i miei figli erano ancora piccoli. Ma poi mia figlia è entrata all’università e le tasse erano alte, così ho dovuto ridurre a 70 euro. Ora anche mio figlio ha iniziato l’università, e le spese sono aumentate di nuovo, quindi posso permettermi solo 50 euro."Il mendicante aggrottò la fronte e chiese:"Quanti figli ha?""Quattro", rispose l’uomo.Al che il mendicante sbottò:"E lei pretende di pagare l’università a tutti loro con i miei soldi?!"
👉 È curioso come alcune persone inizino a vedere la generosità come un obbligo anziché come un dono

1.8.19

effetti collaterali della propaganda e delle bufale - fake news Quelli che, su Twitter, insultano una finta ong protagonista di un romanzo: «Salvate gli italiani»

Quelli che, su Twitter, insultano una finta ong protagonista di un romanzo: «Salvate gli italiani»

di GIANMICHELE LAINO | 31/07/2019

solidarancia
  • Solidarancia è un romanzo su una fantomatica missione di una finta ong
  • L'autrice ha creato un account Twitter per presentarlo
  • Incredibilmente, sono arrivati diversi insulti sui social network
La realtà supera l’immaginazione. Non è soltanto un modo di dire. È esattamente quello che è successo a Solidarancia, il romanzo che Sarita Fratini ha pubblicato il 15 luglio scorso per People, la casa editrice di Pippo Civati. La storia è quella di una fantomatica ong e della sua nave improbabile – Solidarancia, appunto -, il cui equipaggio è formato da ottantenni anarco-insurrezionalisti. Il loro obiettivo è quello di svuotare un lager libico e riempirlo di arance di Sicilia.


L’incredibile caso di Solidarancia su Twitter

Per lanciare l’opera, Sarita Fratini ha pensato bene di costruire un account parodia su Twitter, dove faceva parlare i personaggi del suo romanzo. Un modo intelligente (e originale) per promuovere l’opera. Così, dal 1° luglio – giorno della fondazione dell’account – Sarita Fratini ha pubblicato dei piccoli estratti del suo libro sul social network, immedesimandosi a tal punto nella storia da iniziare a commentare anche fatti di politica italiana e attualità.Non avrebbe mai potuto immaginare che, dopo qualche giorno dall’apertura dell’account, una serie di utenti di Twitter, con un’azione coordinata e puntuale, si potesse spingere a insultare e a commentare come se Solidarancia fosse una vera ong, protagonista di una vera operazione di salvataggio nel Mediterraneo. «Chi vi paga per mettere su un carrozzone del genere?», «Perché prima di andare in Africa non pensate agli italiani?», «Ma non avete proprio niente da fare?». Non male per un account, il cui tweet più celebre è rappresentato da una finta mappa marina, con il logo di Solidarancia (proprio un’arancia di Sicilia) e una freccia direzionale disegnata a mano.

Le parole dell’autrice di Solidarancia

«Avevo dichiarato sin dall’inizio lo scopo dell’account – ha affermato l’autrice Sarita Fratini, contattata da Giornalettismo -. Eppure, da qualche ora Solidarancia è bersaglio di un vero e proprio shitstorm». L’ennesimo caso, insomma, in cui sulla rete non viene percepita la distanza tra realtà e finzione. «Non capisco come sia stato possibile questo fraintendimento – ha continuato la Fratini -, anche perché è evidente che su Twitter c’è una sorta di spin-off del mio romanzo e che i personaggi che parlano sono totalmente costruiti attraverso l’immaginazione. Qualcuno, dopo aver riletto i tweet di Solidarancia, si è reso conto dell’equivoco e ha cancellato le offese. Ma io ho salvato gli screenshot».
Solidarancia è un romanzo, uno dei primi pubblicati dalla casa editrice People. Si tratta di una storia che non ha peli sulla lingua: parte da una critica al governo Gentiloni e alle politiche sull’immigrazione dell’ex ministro dell’Interno Marco Minniti e arriva ai giorni nostri, ai tempi di un governo Lega-M5S. Tutti, ma proprio tutti sono parte del racconto: «Non pensavo di trovare una casa editrice disposta a pubblicare l’opera – ha chiuso Sarita Fratini -. Invece, People lo ha fatto. E sono particolarmente contenta di aver condiviso con loro questa avventura». Un libro che l’autrice definisce profetico: «Avete presente la scena in cui la capitana Carola entra in porto? È descritta pari pari nel romanzo (al suo posto la capitana 82enne Teresa). Ma io l’ho scritta un anno fa! Forse, semplicemente, il libro porta bene. Spero si avverino anche tutte le altre cose».
Il viaggio della Solidarancia è destinato a continuare con il vento in poppa. E non saranno certo gli account con le bandierine tricolore a fermarlo.

28.10.18

non credevo chi cercasse di stabilire la legalità sia razzista

Nicolai Lilin
Nicolai Lilin ha raccontato in un post sulla sua pagina Facebook una disavventura in cui si è trovato nella metropolitana di Milano:
“Stamattina ho preso la metro, cosa che faccio spesso perché a Milano è un mezzo utile ed efficace.Alla Stazione Centrale sono saliti un uomo e una donna che seguivano una giovane ragazza straniera che trascinava tre valigie e aveva una borsa a tracolla.Quando il treno è partito l’uomo ha spinto la ragazza, fingendo di non averlo fatto apposta, mentre la donna ha sfruttato il momento e abilmente ha tirato fuori dalla borsa della ragazza il portafoglio.Tutto è accaduto di fronte a tanta gente che non ha capito cosa era successo, oppure non ha voluto capire.Ho bloccato la donna, chiedendo di restituire il portafoglio rubato, in tutta risposta ho ricevuto una valanga di insulti in pessimo italiano inaspriti con una serie di frasi estirpate da una lingua a me ignota.Ho strappato il portafoglio della ragazza dalla mano della donna (che cercava di nasconderlo in una tasca interna della sua lunga gonna). In quel momento è intervenuto l’uomo, bloccandomi il braccio con il portafoglio.Ho allontanato l’elemento con tre sonori e generosi schiaffi dritti in faccia, così che dopo il terzo ha perso l’equilibrio e ha sbattuto contro la porta.Alla fermata Gioia ho buttato fuori a calci quei due dal treno, accompagnando la cosa con qualche parolaccia in russo, per non offendere la sensibilità di altri passeggeri.Nessuno dei presenti è intervenuto per difendere la ragazza e affrontare quegli schifosi ladri. Eppure penso che a nessuno piace essere derubato.Solo una signora ucraina seduta poco lontano mi ha detto con certo sollievo e approvazione: “Finalmente le hanno prese!”. Probabilmente viaggiando spesso su quella linea di metro conosceva bene quei due.

“Fascista!”

Mentre la ragazza straniera mi ringraziava in un inglese appesantito dalle rigide cadenze nordiche, con mani tremanti sistemando la borsa e controllando le valigie, ancora scioccata dal “benvenuto” che ha ricevuto dalla nostra splendida Milano, dietro alla schiena ho sentito il commento della giornata: “Fascista!”.Non ero sicuro che fosse diretto a me. Mi sono girato e ho notato un uomo sulla quarantina che si atteggiava da ragazzo giovane, con gli occhi annebbiati probabilmente per via di qualche vizio, vestito come alcune star musicali moderne, quelli che spendono un mare di soldi per apparire disagiati. “Mi scusi?” – ho chiesto io incredulo. “Potevi anche fare a meno di picchiare quel poveraccio, fascio!” – mi ha risposto lui convinto, con un tono irritato.“Se tu sai come si affrontano i ladri nei mezzi pubblici in maniera corretta, perché allora non sei intervenuto tu?”“Sono anarchico, per me ognuno sopravvive come vuole.” Ho sorriso, perché per la prima volta in tanto tempo mi è venuta una sana voglia di spaccare la faccia a qualcuno.Quel sentimento stupido, animalesco, rozzo che spesso accompagna i figli delle periferie che per la mancanza di occupazione si dedicano alle lotte per il territorio che hanno qualcosa di ancestrale, tribale, primitivo.Ho sentito sprigionare nel sangue cosi tanta adrenalina da poter saltare con il sorriso beato addosso all’uomo più grosso, più cattivo e anche bene armato.Credevo che quel sentimento fosse rimasto sepolto nel mio passato per sempre, che diventando uomo, marito, padre i miei sensi del dovere lo avessero cancellato per sempre.Invece niente da fare, eccolo qui, serpeggia nelle vene, vuole liberarsi. Si sente come i pugni si stringono tanto da far male alla pelle tirata sulle ossa.

Nicolai Lilin zittisce l’anarchico

Ho fatto un profondo respiro. Ho guardato il mio interlocutore con compassione, come mi insegnava a fare mio nonno quando dovevo affrontare persone che mi giudicano.“Se ti definisci “anarchico”, allora dovresti conoscere un tale Nestor Mahno, quello che aveva fondato la prima repubblica anarchica in una regione dell’Ucraina, quello che ha dato la terra ai contadini prima di quando i bolscevichi crearono il loro famoso motto “terra ai contadini”, quello che ha costretto i grandi imprenditori ad abbassare l’orario di lavoro ai lavoratori, contemporaneamente alzando di cinque volte il loro stipendio da poveracci, quello che ha fondato gli asili e le scuole gratuite con le mense gratuite per i bambini dei contadini e dei lavoratori. Quello che ha cercato di cambiare in meglio la società nella quale era nato e cresciuto. Hai mai sentito parlare di lui?”Un segno negativo, la testa leggermente scossa e l’espressione che urlava “non mi importa di quello che dici, tanto la ragione ce l’ho io, la tengo qui, in tasca, incastrata tra tutta questa erba.”“Quando qualcuno dei suoi soldati rubava qualcosa ad una singola persona, lo fucilavano immediatamente. Lo facevano perché il senso dell’anarchia è costruire un sistema sociale privo di governo centrale, ma non privo di regole.”Il mio interlocutore non ha fornito alcuna risposta, perché alla fine del mio discorso siamo arrivati alla Stazione Garibaldi e lui è saltato fuori dal treno, svanendo nel fiume di persone.Io ho accompagnato con lo sguardo la sua testa ricca di capelli disordinati e sporchi, pensando che noi viviamo in un tempo di enormi, giganteschi distrazioni che, probabilmente, generano la superficialità mai vista prima.

Nicolai Lilin ‘fascista’ e l’anarchico

Così uno che si espone per difendere una fanciulla dai ladri diventa un fascista, mentre colui che lo giudica è uno anarchico.Probabilmente quando Alice tornava dal Paese di meraviglie ha scordato di chiudere la porta.”Nicolai Lilin è un famoso scrittore russo, autore del romanzo Educazione siberiana, trasportato anche sui grandi schermi con la regia di Gabriele Salvadores.

8.4.18

Strage di Cisterna, le parole di Antonietta: "L'odio e il rancore non hanno vinto. La mia vita è un miracolo"., Milano, aggredita in metro perché portava il velo: la storia di Houda, tra razzismo e solidarietà., ed altre storie


Strage di Cisterna, le parole di Antonietta: "L'odio e il rancore non hanno vinto. La mia vita è un miracolo"




Il messaggio alla comunità carismatica "Gesù è risorto". La donna era stata ferita dal marito, che dopo aver ucciso le loro due figlie, si era tolto la vita

                            di FLAMINIA SAVELLI



Ha rotto il muro del silenzio Antonietta Gargiulo, ferita da tre colpi di pistola lo scorso 28 febbraio dal marito, Luigi Capasso. Il carabiniere che dopo averle sparato al viso, alla spalla e all'addome poi si è barricato nel loro appartamento di Cisterna di Latina e dopo aver sparato alle due figlie di 7 e 13 anni si è ucciso.
La donna dopo un lungo ricovero all'ospedale San Camillo di Roma è stata trasferita in un centro di recupero vicino Napoli. Sono stati i familiari, una volta risvegliata dal coma, a darle la terribile notizia sulla morte delle figlie.Strage di Cisterna di Latina, il messaggio di Antonietta: "La mia vita è un miracolo"


Parla dunque per la prima volta dopo quel terribile giorno. Affidando la sua voce alla pagina ufficiale della comunità dei carismatici "Comunità Gesù risorto". Un audio in cui spende parole di perdono e ringraziamento: "Ciao a tutti cari fratelli, sono Antonietta e oggi voglio ringraziare ognuno di voi per le preghiere e per l'amore. La mia vita oggi qui è un miracolo e ringrazio Dio ogni istante.Il vero miracolo, ancora, è l'amore che ha circondato me soprattutto le mie bambine. Il vero miracolo, è che l'odio, il male e il rancore non hanno vinto nei nostri cuori. Ma regna un senso di pace, pietà e misericordia. Regna l'amore che sta estendendo a cerchi concentrici come da una goccia e sta arrivando lontano".
Il messaggio si conclude con un ringraziamento a tutti coloro che hanno pregato per la sua famiglia e l'invito a partecipare al convegno di pregare in calendario alla fine del mese



Milano, aggredita in metro perché portava il velo: la storia di Houda, tra razzismo e solidarietà


In un lungo post sul suo profilo Facebook una studentessa universitaria di 20 anni, nata in Marocco e da 17 anni in Italia, ha raccontato gli attimi di terrore vissuti alla fermata della metropolitana di Porta Garibaldi e ha ringraziato i tanti che l'hanno aiutata




Una mattinata di un venerdì come tanti altri, alla stazione della metropolitana di Porta Garibaldi a Milano. Houda ha 22 anni, è marocchina, vive da 17 anni in un paesino in provincia di Varese. E' una di quel milione di giovani italiani di seconda generazione che lo scorso 4 marzo non hanno potuto votare, perché senza cittadinanza.
Come ogni giorno ha preso il treno che da Travedona Monate arriva a Porta Garibaldi ed è scesa ad attendere la Metro 2 per andare in università, alla Statale, dove studia giurisprudenza. Ha lezione alle 8 e 30. Rischia di arrivare in ritardo, sono le 8 e 17. E' questione di un attimo: il treno sta arrivando, Houda si sente spingere. Sbatte contro la porta del convoglio, ancora in movimento. Si riprende, si guarda in giro, vede l'uomo che l'ha aggredita. E che additandola continua a minacciarla...
Il racconto di Houda, postato sulla sua pagina Facebook, comincia qui: ed è il racconto della paura che inizialmente la immobilizza, dell'odio cieco che muove il suo assalitore nei confronti del colore della sua pelle e di quel suo velo rosa confetto, ma anche e sopratutto della solidarietà della gente che la circonda e la protegge su quel treno.


Houda Latrech
6 aprile alle ore 21:346 Aprile 2018, ore 8.17 metro linea 2, fermata di Milano Porta Garibaldi, interconnessione con metropolitana numero 5, e con treni S3, S4, S5, treno diretto ad Abbiate Grasso, ferma in tutte le stazioni.
Ore 8.17, sono agitata, stanca e nervosa, svegliarsi alle 6 del mattino per andare in università, passare più di un’ora in un treno affollato, in ritardo. Ho lezione alle 8.30, accelero i passi, cerco di salire sul primo convoglio che passa per arrivare in tempo. Odio arrivare in ritardo. Ore 8.17, qualcuno mi spinge, mi si gela il sangue nelle vene, mentre temo di finire contro il treno in movimento, riprendendo l’equilibrio mi giro a guardare chi abbia potuto fare questo, un uomo mi osserva con uno sguardo di folle lucidità, mi addita, e comincia a inveire contro di me. Tremo di terrore, non so cosa fare, il panico sale inaspettato e io che sono sempre forte, sempre sicura di me stessa, io che so resistere alla tempesta mi trovo in un attimo travolta da essa. Fai qualcosa, fai qualcosa mi ripetevo incessantemente, senza riuscire a muovere un muscolo. Fai qualcosa, mentre sentivo le ossa gelare e paralizzarsi, un dolore salire dal profondo e infiammare tutti i miei capillari. Ore 8.17, cerco di non piangere, cerco di coprirmi le orecchie, di confondermi con la massa, mentre mi investe la bufera. Ore 8.17, fisso il vuoto cercando di allontanarmi dall’uomo, che non si ferma un attimo, continua a urlare, alzare le mani, mentre frasi sconnesse continuano a fuoriuscire dalla sua bocca, mi intima di tornare a casa, mi accusa di essere un’assassina, mi accusa di violenza, mi minaccia, cerca di raggiungermi mentre mi faccio più piccola pur essendo appariscente nel mio metro e settanta. Ore 8.17 sento un nodo alla gola formarsi e stringere sempre di più, io che parlo sempre senza freno, non ho più la capacità di esprimere nessun verso, investita da quella violenza inaudita, da quella rabbia cieca. Ore 8.17 cerco di essere razionale, non mi succederà niente, sono circondata da persone, se mi allontano piano dalla porta della metro dove mi continua a spingere, se mi posiziono tra le altre persone, se mi faccio proteggere, se scompaio. Non riesco più a trattenermi, ma non gli darò la soddisfazione di vedermi piangere, lo so, in fondo al mio cuore, so che non cederò. E così sorrido, gli sorrido, lo guardo negli occhi e sorrido. Il mio sorriso sembra scatenare la solidarietà delle persone che ho accanto, l’uomo davanti a me mi dice di ignorarlo, si sente in dovere di scusarsi, mi dice che anche noi italiani eravamo discriminati, che in America ci chiamano mafiosi, che la ruota gira per tutti. Ma non voglio essere un raggio di questa ruota, lo ringrazio di cuore, gli stringo la mano, mentre le lacrime cominciano a scendere, calde sulle mie guance, deve scendere, si scusa ancora un’altra volta, e io perdo la mia barriera, l’uomo è davanti a me direttamente, senza nessuna protezione, avanza minacciosamente, il panico si impossessa del mio corpo, raggela tutte le mie vene, mi farà del male, le sue parole sono sempre più minacciose, dovete morire tutti, dice e sembra pronto ad attuare il suo piano. Piango, ormai e retrocedo, ferita nel profondo, una ferita che ormai sarà indelebile,inguaribile.
[... continua  qui  https://bit.ly/2Eufkgs  sullla  sua bacheca    ]
Abbiamo sentito Houda. Ha scritto questo post perché, spiega, "non riuscivo a tenermelo dentro". Non per alimentare le paure, né per sottolineare le discriminazioni che pur ha già
 vissuto nella sua giovane vita ("Mai così, però"). Solo per scrivere, "perché a me piace scrivere", di solidarietà."Non ho paura perché ho capito che ci sarà sempre chi mi aiuterà", si legge nelle ultime righe del suo post, "perché finché ci saranno più persone da ringraziare che da incolpare so che andrà tutto bene, e che sono ancora a casa". 

l'ultima  storia   è  questa  

Riccione, in classe c'è un bimbo con l'epilessia: ogni compagno ha un ruolo per le emergenze
Il piccolo ha 9 anni: la maestra ha spiegato ai suoi amici come rendersi utili in caso di crisi


Riccione, in classe c'è un bimbo con l'epilessia: ogni compagno ha un ruolo per le emergenze


RICCIONE - C'è un bambino di 9 anni che ha l'epilessia. E compagni di classe pronti a soccorrerlo quando lui ne ha più bisogno, perché la maestra ha spiegato loro cosa sia questo problema di salute, che conseguenze e che manifestazioni abbia, e come occorra intervenire, con lucidità e rapidità. E' stata la mamma del bambino a raccontare in una lunga lettera su un gruppo Facebook come l'insegnante abbia deciso di rendere ciascun compagno di classe consapevole di poter essere d'aiuto: ha affidato a ciascuno di loro un ruolo, nel caso il loro amico abbia una crisi in classe. I genitori del piccolo hanno scoperto quel foglio di istruzioni quasi per caso, andando ai colloqui.


Se il ruolo di regista dei soccorsi spetta ovviamente all'insegnante, c'è


5.8.12

Allarme per gli antidolorifici, uccidono più della droga


da  ilgeniodavinciaquaeram - 4 ore fa

La denuncia arriva dal Cdc statunitense che, in un rapporto, rileva come l’overdose di antidolorifici oppiacei abbia ucciso nel solo 2008 quasi 15 mila americani contro i 4 mila del 1999. E 475.000 sono state, nel 2009, le richieste di soccorso di emergenza per abuso di questi farmaci.* È triplicata la vendita di oppioidi e narcotici negli Stati Uniti dal 1999 ad oggi e più che triplicati sono i decessi legati all’overdose da questi farmaci, tanto da arrivare a 40 morti al giorno. Nel solo 2008, infatti, sono decedute 14.800 persone per abuso di antidolorifici, contro i 4.000 del 1... continua sul blog >>

27.7.12

imparare a memoria si o no ?



chi lo ha detto che i giornali gratuiti , specie quelli delle catene di supermercati (acqua & sapone , siano spazzatura o giornalacci da quattro soldi come li definisce il mio vecchio .... ehm ... mio padre ? ecco un articolo interessante , dal  n di luglio 2012  di io acqua e sapone  ( che spero crei commenti e discussioni non solo sulla mia bacheca di facebook ) mensile ha anche un sito online www.ioacquaesapone.it







“Spesso il male di vivere ho incontrato: era il rivo strozzato che gorgoglia, era l'incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato”. Il maestro Eugenio Montale da lassù mi scuserà se non rispetto la punteggiatura e gli a capo, se tronco una parte del suo “Male di vivere”. Ma con le poesie imparate a memoria è così: la memoria è solo tua, quel che ci metti dentro lo rubi e, come in certe antiche tradizioni legali, l’uso di anni lo fa diventar tuo. Confesso, questo del poeta delle Cinque Terre è una dei pochi stralci di poesia che mi sia rimasto incollato alla mente, uno dei pochi ricordi scolastici non sovrascritto da altri ricordi. Ripescarlo in uno scaffale dei ricordi, che riesce a restare miracolosamente al riparo dalle ingiurie del tempo, è un piacere vago ma deciso, come quando assaggi una pietanza che da anni non ti ricapitava sul palato e immediatamente ti senti riportare indietro a un passato indefinito, perché spesso è difficile associare un sapore a un momento preciso della vita. Certi gusti hanno un generico sapore di infanzia e tanto basta a spiegare perché siano così piacevoli.

è per questo che ho sempre pensato che i miei figli dovrebbero imparare poesie, filastrocche e canzoni a scuola. è una pratica che ha avuto una fortuna ondivaga nella nostra didattica. Per i nostri genitori era assolutamente normale mandare a memoria intere pagine. Già per la mia generazione era meno comune. Poi ci sono stati varie fasi di revival e altre di rifiuto. Nelle scorse settimane un politico inglese, il segretario all’istruzione Michael Gove, ha risollevato il tema, annunciando che la pratica di imparare poesie sarebbe stata rilanciata nella scuola pubblica elementare. Lo ha riportato il sito di un quotidiano inglese, il Guardian, e l’articolo ha registrato centinaia di commenti, con qualche entusiasta e centinaia di contrari, alcuni dei quali hanno “postato” commenti vicini all’ingiuria. Il sondaggio lanciato dal sito ha riportato una netta maggioranza di contrari: 58% a 42 contro l’imparare a memoria.
Perché tante reazioni violente? Sono figlie della visione iperprotettiva che nutriamo verso i nostri figli. “Costringerli” a imparare a memoria ci appare come una violenza inaccettabile, come se le teste dei nostri figli potessero essere “violate”, ficcandoci dentro a forza delle parole. “E se non ci riescono?”, ci chiediamo noi mamme terrorizzate dal fatto che i nostri pargoli possano sperimentare un qualunque fallimento o addirittura una difficoltà che possa turbarli.
C’è da dire che negli ultimi anni lo spazio della didattica è stato molto influenzato dalle neuroscienze, per cui una parte dei metodi di insegnamento sono figli di studi scientifici tesi a ottimizzare l’apprendimento, come se fosse una ginnastica per tonificare al meglio i muscoli in vista della prova costume: bisogna pompare e lucidare i neuroni, prepararli alla competizione e, siccome è una cosa faticosa, bisogna farlo con metodi efficaci e veloci. Un tipo di studio che mi ricorda il fiorire di diete che promettono di dimagrire senza sforzo.
Francamente penso che una filastrocca, una canzone o una poesia non possano essere paragonati ai chili di troppo. Mi ha colpito molto uno dei (pochi) commenti positivi lasciati dai lettori sul sito del Guardian: chi l’ha scritto ha “recitato” sulla tastiera del computer una poesia di William Blake imparata nella notte dei tempi della scuola e poi ha commentato: “L’ho imparata tra i banchi. Ed è rimasta con me tutta la vita”. Davvero bisogna chiedere a uno scienziato se è giusto imparare a memoria il testo di “Yellow submarine” o “Il cielo in una stanza”? Forse, se gli insegnanti riescono a fare in modo che i nostri figli imparino un testo per il piacere di farlo, tutto il dibattito svanirà tra una rima e l’altra. “Bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato”. Grazie, maestro Montale.



L’atto dell’imparare a memoria riprende l’antica attività degli aedi o di tutti  quei popoli che  preferivano  l'oralità  alla scrittura  che vivevano recitando a memoria di posto in posto dei versi. La memoria va allenata, costantemente. E’ certo però che quando alle scuole elementari mi dicevano di imparare a memoria una poesia, non lo facevo con molta voglia, soprattutto perchè si trattava di imparare a memoria per poi ripetere come una macchinetta… e  se  l'ho fatto non ricordo più  quello che  fu costretto  ad  imparare  mentre   ricordo ancora  anche se  non  completamente    cose  che  ho scelto io   d'imparare  a memoria  proprio  come   questo commento   alla domanda  posta   da questa discussione  di http://letteraturalatina.wordpress.com/2008/04/07/e-giusto-o-no-imparare-a-memoria/

Maria Grazia scrive:
La risposta non è sicuramente semplice ma, credo, che ci siano cose che ti avvantaggiano se le sai “a memoria” ed altre che risultano una tortura inutile.
Esempi:
1) quando facevo il ginnasio, la mia prof ci fece imparare a memoria un innumerevole numero di pagine di paradigmi di verbi irregolari. La fatica non fu indifferente però questo mi permetteva di comprendere il significato generale di un brano di latino senza vocabolario nonché di intuire il significato di parole italiane che non conoscevo dalla loro radice;
2) sempre nel periodo dell’adolescenza, imparavo (senza che nessuno mi costringesse a farlo :-) ) a memoria delle poesie degli autori che mi piacevano di più perché così potevo “rileggerle” ovunque volessi;
3) all’università (ed è così ancora adesso) ho sempre avuto enormi difficoltà a imparare “a macchinetta” le cose che alcuni prof volevano sentire soprattutto se erano (per me ;-) ) senza significato o, peggio, insulse. Le rare volte in cui ho dovuto subire questa tortura la mia mente si è subito vendicata cancellando tutto nel giro di una settimana!
Il tutto :-) per concludere che, per me, c’è differenza tra imparare a memoria e imparare a macchinetta ;-) . 


voi che ne pensate  , avete esperienza positive o negative  ?.

18.7.12

compromesso si o compromesso no ?






da   http://www.inpuntadicapezzolo.it/

Coloro che sono inclini al compromesso non potranno mai fare una rivoluzione
Mustafa Kemal Atatürk


Un rivoluzionario è uno che non capisce le ovvietà che capiscono tutti.Un rivoluzionario è uno che alle cose semplici… non ci arriva.
Un rivoluzionario è uno che non capisce che per un punto esterno a una retta passa un’unica parallela alla retta data, che 2+2 fa 4, che il calcio di Maradona è abilità fisica e non Pensiero, che non si può viaggiare nel tempo, che la teoria è diversa dalla pratica, che non tutto è possibile, che le piccole bugie sono talvolta necessarie, che un piatto che si mangia non può essere sublime nell’esprimere tristezza, angoscia, disperazione, come invece può esserlo una poesia.




Addirittura, talvolta un rivoluzionario può essere accusato di essere rétro!!

20.5.12

TERROMOTO E TERRORISMO DI DORIANA GORACCI



D
 Terremoto e Terrorismo
Terremoto e Terrorismo…Sono Macerie naturali quelle che mi danno il buongiorno stamattina: “E’ di quattro  morti il bilancio, ancora provvisorio, della forte scossa di terremoto avvertita all’alba in tutto il Nord Italia.Lavoravano al reparto monocottura della Sant’Agostino Ceramiche i due operai italiani morti a causa del terremoto che ha fatto crollare il tetto della fabbrica.  Le vittime, Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni, avrebbero terminato il loro turno di lavoro alle 6. E’ un operaio marocchino di 29 anni la vittima causata dal terremoto a Ponte Rodoni, località di Bondeno, poco più di 15 mila abitanti in provincia di Ferrara. Lavorava alla Ursa, azienda di polistirolo espanso, e il suo turno sarebbe terminato alle 5. L’uomo, secondo le prime informazioni, è stato colpito in testa da una trave.Una donna di 37 anni è  morta a Sant’Alberto di San Pietro in Casale, nel Bolognese, probabilmente a causa di un malore provocato dallo spavento riportato durante il sisma. Lo ha riferito il Comando provinciale dei carabinieri di Bologna. I militari precisano che i sanitari intervenuti non hanno potuto però  ancora stabilire definitivamente la causa del decesso.La scossa è  stata registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia alle 4.04, seguita da due repliche di intensità  minore: una di 3.3 alle 5.35 e un’altra di 2.9 alle 5.44. L’epicentro nella pianura padana emiliana, a una decina di chilometri di profondità  dal suolo, sempre nella stessa zona, in provincia di Modena, dove secondo le forze dell’ordine si registrano una cinquantina di feriti non gravi.”
Morti sul lavoro dunque, quello che avevano…Trema la Terra.
La PAURA è il leit motiv sulla bocca delle persone, paura per fatti che non possiamo prevedere, sisma delle nostre esistenze. Ieri sera scrivevo che mi fa paura scrivere di una giovanissima donna che è stata ammazzata e dicono che non sappiamo chi è stato.Non siete stato voi, vero?
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Fa paura solo scriverne della morte di chi ha avuto la colpa di vivere in un paese sciagurato come il nostro. Non si sa quale casa e lavoro , sarà ritrovato, dopo le macerie…Cerco forse una consolazione perchè non posso andare a consolare quella madre quel padre …chi rimane solo… dopo il momento dell’ abbraccio grande e autentico,  dato da tanti del   paese Italia.
Pare non avere fondo la cattiveria.
Mi torna alla mente una sequenza del film di Pasolini con Anna Magnani che interpreta la Madre. Trovai alcuni anni fa un video splendido nel montaggio, sequenze di  Mamma Roma in cui Anna Magnani è preda di angoscia grande quanto il suo amore, grida con  voce roca al figlio E ancora non la sai tutta la cattiveria del mondo Il regista era Pier Paolo Pasolini, lo stesso che scriveSupplica a mia madre e si ascolta nel video.
 
Vi chiedo di stare uniti nelle giornate che seguiranno, quelle senza titoli strillati e funerali di chi è Stato…ammazzato, per cause naturali e mostruosamente umane. Denunciamo insieme, perchè la solitudine se non è una scelta consapevole, è una malattia. E siccome ancora non la sai tutta la cattiveria del mondo…trova il coraggio di ribellarti e vivere da persona libera che difende la sua terra, come ogni animale quando ha da badare ai suoi piccoli…Nessuno può dirsi  estraneo ai fatti.
Doriana Goracci
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7.4.12

Risparmiare sulla benzina , le POMPE BIANCHE


ilgeniodavinciaquaeram - 59 minuti fa
In fondo al post, il link per poter vedere tutte le pompe bianche sul territorio italiano. Il costo del carburante, alle pompe bianche è più basso per l’assenza degli oneri di gestione: stoccaggio, pubblicità e marketing. Le “pompe bianche” sono distributori indipendenti di carburante, senza logo. Possono acquistare direttamente da raffinerie e depositi a prezzi più bassi (libero mercato). Su tutto il territorio nazionale su 23 mila distributori di carburante, circa 2 mila sono “pompe bianche” che concorrono al prezzo più basso - circa dieci centesimi in meno per litro - di quelli... continua qui >>

8.2.12

il turismo sessuale sta diventando femminile



leggendo questa news

Crisi di coppia, del maschio italiano, dei valori... Quale che sia la ragione, anche le donne del Belpaese sono state contagiate dal malcostume del sesso a pagamento lontano dai confini nazionali. Perché quel che accade all'estero, resta all'estero. Soltanto negli ultimi anni le italiane rappresentano dal 3 al 5% dei turisti in cerca di sesso. Lo denuncia il Rapporto 2010 Eurispes-Telefono Azzurro su Infanzia e Adolescenza.
L'identikit della donna a caccia di giovani amanti a pagamento è presto tracciato: sono per lo più single e neodivorziate, scelgono mete come Gambia, Senegal, Marocco, Kenya, oltre a Cuba e Giamaica. Vanno, insomma, in cerca di quello che volgarmente si chiama il "big bamboo"... Anche l'età media, Anche l'età media, che fino a qualche anno fa si aggirava attorno ai 40 anni, oggi si sta abbassando molto grazie soprattutto ai voli low cost che consentono alle più giovani di raggiungere facilmente meteesotiche dove l'offerta è altissima.
 Il turismo sessuale è un fenomeno che sta assumendo caratteristiche e proporzioni che vanno ben oltre le relazioni, seppur a pagamento, tra gli avventurieri occidentali e le bellezze del posto. E sebbene la donna che va all'estero a caccia di gigolò faccia ancora notizia e rappresenti più che altro un fenomeno di costume che ancora incuriosisce molto, quello con cui ci si deve confrontare è un vero e proprio sistema di sfruttamento della prostituzione. continua qui su  http://quaeram.blogspot.com/   


mi accorgo che vecchioni in questa famosa canzone di qualche anno fa , di cui riporto la versione live da me girata c'ha ragione e l'aveva previsto



Torino, 80enne denuncia il marito prima di morire in ospedale: «Mi ha picchiato per 50 anni. Non voglio tornare a casa

  Torino, 80enne denuncia il marito prima di morire in ospedale: «Mi ha picchiato per 50 anni. Non voglio tornare a casa» Un’anziana di 80 a...