Visualizzazione post con etichetta spiriti liberi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spiriti liberi. Mostra tutti i post

12/05/19

intervista alla Naturalista Etologa - Istruttore cinofilo - Cantafiabe cinzia Barillaro


musica   in sottofondo
Eugenio In Via Di Gioia - Altrove



di cosa  stiamo parlando


Da Vicenza, una bella storia a lieto fine: una mucca, Selene, era fuggita un allevamento, dove era destinata a diventare bistecche. La stalla le stava stretta e così ha deciso di scappare libera per la campagna. La fuga è durata VENTI GIORNI, tra campi, fiumi e strade. Imprendibile. Più volte avvistata, la mucca ha però fatto perdere ogni volta le tracce di sé un attimo prima dell'arrivo dei veterinari dell'Ulss.
Quando è stata trovata, in tre settimane di folli corse, apparizioni e sparizioni, aveva perso 50 chili.Questo era successo a Ottobre, dopo di che Cinzia Barillaro, un'etologa della zona[ che mi prometto d'intervistare prossimamente ] ha fatto di tutto e di più per salvarla dal macello e, pochi giorni fa, Selene è stata trasferita in un rifugio verde in Umbria. ....    incipit  del mio precedente post



volendo   approfondire  la  vicenda   da me  riportata  in sintesi   nel  mio post  precedente   e  con maggiori  dettagli   negli articoli    a pagamento   di repubblica  e  di  la   nuova  venezia , ho deciso    dopo  una  breve    chiacchierata  tramite  la   video  chiamata   di  messanger  e  la  lettura      del  suo  account fb da  cui sono tratte    le  immagini  di questo post  intervista    ho deciso  "  d'intervistare  "  la dottoressa  Cinzia  Barillaro 

Nessuna descrizione della foto disponibile.



1) come sei passata dai  cani  alle  mucche  ?
non sono mai passata dai cani alle mucche. Ogni animale è da sempre nel mio cuore, sia i cani, che le mucche, i gatti e i conigli, i maiali e le cavallette, i ragni persino.

2) vegana ? 

sì, sono vegana. Sono diventata vegetariana quando avevo quindici anni grazie a un librone di medicina naturale che trovai in erboristeria. Diceva che la carne faceva male alla salute, che, con la frollatura prima e con la cottura poi, sviluppava sostanze molto tossiche per la salute. Sicché presi la palla al balzo e con grande entusiasmo festeggiai la libertà di non mangiare animali. Scoprii allora che si poteva vivere bene, anzi meglio, osservandoli, amandoli, conoscendoli senza fare loro alcun male. Molto presto scoprii, in tempi in cui non c’era internet, visitando gli allevamenti in cerca di una fattoria didattica, che anche la produzione di latticini e uova ha ombre scure. Un mio caro amico mi disse: “Non posso mangiare una mozzarella, io ho sempre i loro occhi nei miei” e io ho gli occhi di una vitellina legata per le corna accanto alla mamma che mi fissava da una feritoia della stanza buia. Allora l’abbandonai lì, ero inerme; ma quello che faccio, è dedicato a lei.



per  approfondire i temi trattati

https://it.wikipedia.org/wiki/Rudolf_Steiner
https://www.rudolfsteiner.it/
https://it.wikipedia.org/wiki/Etologia



3)  potresti  spiegare    con  parole semplici    cosa  è l'etologia  
“etologia” è una parola composta da due termini presi dal greco antico: Ethos = usi e costumi e Logos = discorso o pensiero (dal verbo “Lego” = scegliere, raccontare). L’etologia è lo studio degli usi e costumi degli animali (esiste anche la branca dell’etologia umana). L’etologia di nuova generazione è chiamata Etologia cognitiva o Cognizione animale.

Risultati immagini per cinzia barillaro
4)   l'etologia ha  attienza  con i  movimenti  antispeciesti o  sono  cose  diverse  ?
Sono cose diverse. L’etologia è una scienza e procede valutando le esperienze, è un processo di conoscenza operato attraverso metodologia scientifica. I movimenti antispecisti sono correnti di pensiero, diversificate al loro interno, che pensano e approfondiscono il rapporto fra l’agire umano e le ricadute di questo agire sulle altre specie animali. Il punto di contatto è questo: l’antispecismo nasce in verità in epoche antiche, in correnti filosofiche o sapienziali (per esempio i Pitagorici, Induisti, Buddhisti) che riconoscevano agli altri animali dignità e valore come esseri senzienti e pensanti. Ma oggi l’antispecismo si avvale anche e soprattutto delle recenti scoperte etologiche, che riconoscono universalmente l’esistenza dei processi cognitivi, di ragionamento e di pensiero, anche agli altri animali (quelli chiamati di solito: animali tout court) e dei sistemi emozionali base. In quali animali? Tutti! Dai delfini alle seppie, dai maiali alle galline, dalle formiche ai ragni, elefanti, cavalli, cani, gatti…e anche bovini appunto. 

5  ) cercando online  l'articolo   di repubblica  online sono capitato nel     tuo curriculum  vitae   ed  ho letto  che  sei una steineriana   come fai   a  conciliare  il metodo scientifico   visto  che sei laureata  in   scienze  naturali  con tale metodo  che  alcuni\e  considerano delle  pseudoscienze  ?
Questa è davvero una bella domanda! Io non credo di essere steineriana tout court, io ho un bagaglio di studio relativo all’antroposofia (la disciplina di ricerca e pensiero fondata da Roudolf Steiner) e alla pedagogia antroposofica che mi hanno sempre molto interessata e ispirata. Nondimeno mi ritengo un essere pensante e libero, come l’indomita amata Principessa Enola, la bovina ospite a La nostra Arca. Il processo scientifico non conduce mai a degli assoluti, non è dogmatico, ma è esperienziale. Il processo filosofico o sapienziale si basa sulle intuizioni e su quanto nasce nel cuore. Credo possano essere importanti entrambi ed entrambi vanno percorsi con equilibrio e accortezza, perché hanno luoghi critici e scuri.

6) è la  prima volta  che fai  una cosa  del genere  o l'hai  fatto altre  volte  ?  
Da quando ero bambina. Giocavo “agli animali” correndo brada e nitrendo come cavallina selvatica con gli altri bambini. In seconda elementare ho fondato il gruppetto salva natura. Arrivavo a scuola con coperte, cucce e viveri per i cani randagi o abbandonati. Presto molti miei compagni facevano uguale. Mia mamma mi comprava persino i collarini colorati con la medaglietta per proteggere i cani dagli accalappiacani.


7)   faresti se  ne  hai la  possibilità la stesa  cosa  che  hai  fatto con le mucche    con altri animali  ?
Ma certo! È quello che, nel mio piccolo, ho sempre tentato di fare. Con la Principessa Enola, io e i miei amici, abbiamo portato via anche una cavalla sciancata a fine carriera. Abbiamo adottato cinque maiali. Ho adottato, personalmente oppure accasato, oche, galline, anatre, conigli. Mi sono presa cura di uccellini caduti dai nidi, ramarri, scoiattolini orfani e topi feriti o impiastricciati nella colla. Invece di una casa, ho acquistato un piccolo campo sfruttato a mais intensivo, per rinaturalizzarlo con essenze vegetali tipiche del luogo e creato due stagni come ricovero per gli anfibi e gli insetti e piante acquatiche in via di estinzione. Ma non sono mai stata da sola, in questo ho sempre trovato moltissime persone sullo stesso sentiero con le quali collaborare.



17/04/17

eroi , alternative agli smartphone e alla tecnologia , la morte fa parte della vita dichiarazioni di un ragazzo prima di morire di leucemia ed altre storie

come il proverbio \ dettpo : << ti devo dare due notizie , inizio da prima da quella bella o da quella cattiva ' >> ho scelto d'iniziare , a prescindere dal titolo da quella buona

N.B
Ora  sia  della prima   che della seconda   storia      Le  avrei   riportate  tutte  ma  bisogna  sapere  scegliere    ed  io ho fatto  . comunque  ecco  gli url     delle   gallerie fotografiche in questione

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/04/14/foto/ischia_la_romantica_sfida_della_libraia_bimbi_giocate_con_gli_aerei_di_carta_-162996317/


Ischia, la romantica sfida della libraia: “Bimbi, giocate con gli aerei di carta”

Poesia e voli, rigorosamente di carta. Nel grazioso angolo di via Marina, a Forio, sull’isola d’Ischia, va in scena una gara di aerei di carta. La poesia di un gioco senza tempo, che qui si rinnova grazie all’iniziativa di una libraia, Barbara Pierini, che con la sua “Libereria” chiama a raccolta i bimbi dell’isola. La locandina fa il giro dei social, i genitori ci credono: contro la tirannia degli smartphone, abbracciando la primavera di Ischia. La libraia, che è anche arbitro, precisa sorridendo: “Chi non soffia sulla punta ha poche speranze di vittoria”. Iscrizione rigorosamente gratuita, per partecipare bisogna essere bambini. Qualche adulto ci prova, la libraia annuisce. I fogli si piegano, la fantasia corre. Poi è una questione di tecnica. E di fantasia. Tre i parametri valutati: la distanza percorsa, la permanenza in volo dell’areo di carta e la qualità delle piroette. Qualche aereo finisce sulle aiuole fiorite, la parabola di qualchedun' altro termina sui balconi colorati che affacciano sul vicolo. Sorrisi, applausi, la carta che si scopre rediviva nell’era degli smartphone e della tecnologia. “Qui non c’è spazio per i videogame”, sorride la libraia. Alle premiazioni, foto di rito e appuntamento alla prossima. Vincono tutti, naturalmente. (testo pasquale raicaldo - foto licia punzo)


http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/16/foto/autobomba_ad_aleppo_la_disperazione_del_fotografo_eroe_in_ginocchio_dopo_l_attacco_suicida-163150676/1/?ref=fbpr#1

  Autobomba ad Aleppo, la disperazione del fotografo eroe: in ginocchio dopo l'attacco suicida

E' a terra, in lacrime, con la macchina fotografica in mano. Una fotocamera che doveva documentare l'arrivo ad Aleppo di civili in fuga da Foua e Kefraya, due villaggi siriani controllati da ribelli islamisti e gruppi terroristi. Abd Alkader Habak, nel giorno dell'attacco suicida che ha causato la morte di almeno 126 persone, si è ritrovato invece a salvare vite. Poco dopo l'esplosione, con altri colleghi presenti sul posto, ha messo da parte la fotocamera e ha provato a trascinare via dalle fiamme bambini e adulti. Il suo coraggio e il suo dolore, testimoniati dagli scatti di altre persone presenti sul posto, sono diventati immediatamente un simbolo della strage di Rashideen del 14 aprile, condivisi migliaia di volte su Twitter e Facebook. Nello scatto originale, accanto ad Abd Alkader Habak, c'è il corpo di un bambino ucciso dalla bomba (che abbiamo deciso di non mostrare, ndr). Sul suo profilo Twitter il fotografo, dopo l'attentato, ha scritto: "Quello che io e i miei colleghi abbiamo fatto dovrebbe ispirare l'umanità e tutti coloro che hanno contribuito a uccidere i bambini di Khan Sheikhan".

concludo  due    storie  la prima  triste   ma   piena di vita  e  di speranza  \   accettazione della  morte    la  seconda  allegra e spensierata     una  vita  on the road

  
Prima di morire pubblica il suo ultimo saluto su Instagram. Le parole di questo ragazzo vi commuoveranno


Chi ha conosciuto Pablo Ráez di Marbella, sa che era una persona speciale, piena di vita e di sogni. Il ragazzo, spagnolo, il 26 marzo del 2015, ad appena 18 anni, ha scoperto di avere una malattia terribile: la leucemia. Era un giovane atleta e questa scoperta gli ha sconvolto letteralmente la vita. Per evitare il peggio, ha dovuto sottoporsi a cicli di chemioterapia e a un paio di trapianti di midollo osseo.Ormai passava più tempo in ospedale che a casa o a scuola. Per lui la speranza si riaccese quando l’ultimo trapianto di midollo osseo si rivelò di successo: il cancro era in remissione. Forse avrebbe potuto riprendere in mano la sua vita e progettare un futuro con la sua ragazza, Andrea. Ma anche questa speranza, nei mesi si è rivelata vana.
Solo dieci mesi dopo, la leucemia è tornata. Il midollo osseo del suo papà non aveva funzionato. Trovare un donatore era molto difficile. Pablo non voleva arrendersi, così con la poca forza che gli rimaneva, lanciò una campagna sui social media – #retounmillón – con lo scopo di raccogliere in tutta la Spagna un milione di donatori. Il suo obiettivo era quello di informare la gente sull’importanza di donare. Ecco quali sono state le sue parole: “Sarebbe triste morire solo perché non ho trovato il midollo compatibile. Chiunque potrebbe aumentare le mie possibilità di sopravvivere”.
Ha condiviso ogni giorno la sua quotidianità con la rete, per sensibilizzare il maggior numero di persone a quest’atto di solidarietà. Grazie a questa campagna, il numero dei donatori di midollo osseo in Spagna è cresciuto del 1.000%. Ormai era stato soprannominato, il “gladiatore”. I suoi follower su Instagram, più di mezzo milione, lo sostenevano tutti i giorni. Nell’ottobre del 2016, erano arrivate delle buone notizie: c’era un donatore compatibile.
 Solo dieci mesi dopo, la leucemia è tornata. Il midollo osseo del suo papà non aveva funzionato. Trovare un donatore era molto difficile. Pablo non voleva arrendersi, così con la poca forza che gli rimaneva, lanciò una campagna sui social media – #retounmillón – con lo scopo di raccogliere in tutta la Spagna un milione di donatori. Il suo obiettivo era quello di informare la gente sull’importanza di donare. Ecco quali sono state le sue parole: “Sarebbe triste morire solo perché non ho trovato il midollo compatibile. Chiunque potrebbe aumentare le mie possibilità di sopravvivere”.xHa condiviso ogni giorno la sua quotidianità con la rete, per sensibilizzare il maggior numero di persone a quest’atto di solidarietà. Grazie a questa campagna, il numero dei donatori di midollo osseo in Spagna è cresciuto del 1.000%. Ormai era stato soprannominato, il “gladiatore”. I suoi follower su Instagram, più di mezzo milione, lo sostenevano tutti i giorni. Nell’ottobre del 2016, erano arrivate delle buone notizie: c’era un donatore compati
Ecco cosa scrive sui social in questo momento assai positivo della sua vita: “Mi hanno chiesto dove trovassi la forza, la voglia di vivere e come riuscissi comunque a sorridere nonostante la situazione tragica. Ma io non ho paura della morte, mi sento libero. Quando smetti di aver paura sei libero, ed è allora che trovi la forza”.

Purtroppo, non è andato come sperava. Il destino aveva in serbo altro per lui. Dopo il secondo trapianto inutile, le speranze erano ridotte al minimo. Ma ha, fino all’ultimo giorno, trovato il coraggio per affrontare le sfide e non buttarsi giù. Lo scorso 25 febbraio 2017, a soli 20 anni, Pablo si è spento. Ecco cosa ha scritto su Instagram qualche giorno prima di morire:
“Ho pensato a qualcosa che vorrei condividere con voi. Viviamo in una società dove si lavora, si guadagna denaro e tutto è regolato dal tempo. Quindi viviamo per il tempo. Viviamo schiavi di un sistema basato sulla burocrazia. Il pianeta si sta deteriorando poco a poco e siamo noi che lo stiamo distruggendo: i poli si stanno sciogliendo, continuiamo a costruire con noncuranza, causiamo le guerre, uccidiamo altra gente e facciamo di tutto per portare questo mondo verso la fine. Lo facciamo per i soldi.
Non siamo felici di quello che abbiamo, vorremmo sempre di più. Dovremmo vivere più semplicemente, e in un sistema che si prenda cura delle persone e del nostro pianeta meraviglioso. Dovremmo essere più felici e accorgerci di quello che stiamo facendo per questo mondo. Dovremmo capire cosa è veramente importante. C’è bisogno di più amore, più sorrisi, abbracci e pace. Proviamo ad essere la migliore versione di noi stessi. Proviamo ad essere riconoscenti alla vita perché ci dona ogni giorno il lusso di svegliarci. Siamole riconoscenti”.
Il 28 febbraio, Pablo avrebbe dovuto ricevere una medaglia al valore dalla città di Marbella. Purtroppo, non è riuscito in tempo a riceverla. Ecco come concludeva il commovente post: “La morte fa parte della vita, ecco perché non dovrebbe essere temuta ma abbracciata”.

Andrea, la fidanzata, della quale Pablo aveva chiesto la mano qualche mese fa, ha ripubblicato questo scatto che i due avevano fatto qualche mese prima. Lei è rimasta sempre al suo fianco, durante questo travagliato cammino. Pablo aveva dedicato alla sua amata ragazza delle parole molto belle:
“Ti amo Andrea e non amo solo te, ma anche la vita e vivere al massimo. Non importa quello che mi succederà, sarà comunque un dono della vita. Grazie alla vita e a te, Andrea”.
Anche se è stata molto breve la sua vita, nessuno si dimenticherà di lui e di quello che ha lasciato al mondo intero.



Milano, mollo tutto e vado a vivere in camper: Pier e Amelia da 5 anni nomadi felici


Pierluigi Galliano e Amelia Barbotti sono marito e moglie. Cinque anni fa hanno deciso di licenziarsi, di vendere casa, mobili, auto per girare il mondo in camper. Hanno lasciato Milano e l'Italia per andare all'avventura. Lui lavorava come cameraman a Mediaset, lei come impiegata in un'azienda di rubinetteria. "Non mettiamo mai piede in un ristorante, gestiamo con oculatezza i risparmi di 50 anni di lavoro in due, non frequentiamo le aree di sosta a pagamento". Pentiti? "Nemmeno per sogno: siamo nomadi felici"

Video di Francesco Gilioli




03/02/15

Freelance: giovani non più giovani professionisti dell'oggi La storia di Eleonora Casula

Anche i frelance sono giornalisti . Soltanto che sono , per esperienza personale i più liberi . Essi sono " una categoria " Dimenticati dal Jobs Act ci sono giovani che non si sono arresi prima e non si arrendono ora. Stay hungry, stay foolish , citando Steve Jobs è il leit motiv della nuova generazione di creativi della rete. Inventarsi un lavoro non è facile occorrono coraggio e perseveranza, una buona dose di formazione e di coaching. Nessun timore per tasse, casse, INPS, ritenute e tutto ciò che comporta avere una Partita Iva. Mettersi in gioco, lanciarsi su un mercato, provare a lavorare in modo indipendente e con i propri strumenti è possibile, ma lo è solo ed esclusivamente se si ha la giusta formazione, il giusto carattere e sopratutto una ottima conoscenza della rete e dei suoi infiniti piccoli e grandi segreti. Tra i giovani c'è chi è in grado di ritagliarsi uno spazio professionale. Un caso, quello di Eleonora, libero professionista e Partita Iva del settore comunicazione. Internet, la rete, la comunicazione, la fantasia, la capacità di scrivere, la conoscenza di più lingue straniere, queste le sue risorse. Ecco la storia di una di loro Eleonora Casula  (  foto  sotto  ) 

Eleonora, , ha iniziato il suo viaggio nel mondo dei freelance, un po' per gioco, un po' per noia ma
sopratutto per amore.
Stanca di inviare curriculum, rispondere a proposte di candidatura e non ricevere mai una richiesta
di colloquio, diversi anni fa Eleonora ha deciso di provare da sola a costruire la propria
professione. Un solido percorso di formazione e piccole collaborazioni, spesso gratuite o
frequentemente non pagate sono stati un ottimo background per tentare.
Provare, provare sempre, mettersi in gioco quotidianamente, la sua ricetta, quella di brava
freelance.
Scrivere per il web non è un gioco da ragazzi ma significa: riuscire ad intercettare al meglio
algoritmi complessi; creare una buona campagna di web marketing. Grazie alla buona conoscenza
del Seo è possibile lavorare bene e sopratutto soddisfare le esigenze del cliente. Oggi con internet
anche la figura dell'addetto stampa cambia, un testo per avere visibilità deve essere realizzato in
chiave Seo e deve soprattutto essere accattivante così tanto da poter stimolare una ipotetica viralità
anche nelle testate o negli spazi che lo rilanceranno.
Eleonora comunica, in tutti i modi possibili e probabili grazie alla rete. Scrive, pubblicizza, crea
contenuti, posiziona al meglio siti aziendali e personali, prodotti e sopratutto soddisfa le necessità
di chi vuole avere la giusta visibilità online.
Dalle campagne stampa tradizionali a quelle più innovative attraverso tutti i media raggiungibili,
dalla carta stampata alla radio, alla televisione e ai blog. Crea e gestisce pagine social, rivestendo il
ruolo di social media manager; genera campagne pubblicitarie di web marketing per privati e
agenzie; cura la comunicazione politica attraverso internet per singoli o partiti.
Eleonora si definisce una creativa della rete, una web writer, content editor, web marketer, digital
PR ,social manager e addetto stampa nel mondo 2.0. Flessibile, una flessibilità intelligente e non
casuale. Eleonora come ogni freelance continua la ricerca di collaborazioni per accrescere le
conoscenze e per scoprire nuove realtà al www.webjournalist.eu

la  trovate   oltre  che  sul suo sito   anche su  facebook   
come  Redazione presso

07/12/14

Basquiat, the child prodigy di Matteo Tassinari


da http://wwwhete.blogspot.it/2014/12/basquiat-child-prodigy.html






















Oltre la strada


di Matteo Tassinari

Padre di Portorico e madre di Haiti, Jean Michel Basquiat è cresciuto a Brooklyn. Appena prese le matite in mano, si capiva che era dotato per le setole dei pennelli intinti nei colori ad olio. A sei anni dava i suoi primi segni di genialità e per questo lo iscrissero al museo del suo quartiere per cominciare ad educarlo allo stato dell’arte. Quello stesso museo, il Brooklyn Museum, restaurato e ampliato fino a diventare un punto centrale di tutti gli artisti del mondo, organizzando numerose retrospettive complete di questo artista vissuto come una meteora passata velocissima per spegnersi il 12 agosto 1988 a Noho e nato a New York il 22 dicembre 1960. E’ pazzesca una cosa, anche lui morì al suo 27° anno d’età e più so di questa leggenda metropolitana, comunque vera e più mi chiedo perché una coincidenza così particolare: come mai anche lui è morto al suo 27esimo anno completato? Forse è roba per noi vecchi rocchettari che rievocano cose che non interessano a nessuno se non a pochi.









27, il numero maledetto

Mi accorgo quanti artisti, cantanti e star siano morti proprio a quella età e controllate pure, vi accorgerete che il 27 non è un numero che passava inosservato da questi grandi visionari capaci laddove gli altri non potevano che rimanere allibiti o senza parole per l’incredibile potenza della rappresentazione. “27, è un numero maledetto” ha detto Eric Clapton durante un suo concerto al Basket Ball Stadium di Miami, per farvi capire come è sentita questa storia dagli show man rock and blues e di artistica varia.




Il numero

delle morti

come Hendrix, Morison, Brian Jones, Janis Joplin. In occasione del quindicesimo anniversario dalla morte di Kurt Cobain, Robert Smith della National Public Radio disse: "La morte di queste rock star avvenute all'età di 27 anni ha davvero rivoluzionato il modo di guardare al rock", cosa volesse dire però non chiedetemelo, perché fu un’affermazione avara d’info e coordinate, in breve è un'affermazione del cazzo. Amy Whinehouse, Pituce Bioll Stornes e la voce più acuta di tutte, Janis Joplin, quella di Hete ledger, l’attore in totale ascesa con il Joker nel sequel Batman, in circostanze non chiare, morto il 2008, nato nel 1979. Robert Johnson dei Flag of the United States per avvelenamento di droghe. Celebre chitarrista blues e jazz, due ossimori, pur avendo la stessa matrice, checché ne dicano i pischelli, sempre al 27° anno ha staccato il biglietto del non ritorno, vite come meteore o una candela che brucia da entrambe le parti come i Replicanti.







Keith Haring assieme a Basquiat









Keit Haring mimetizzato nell'ambiente per essere un tutt'uno con esso stesso, grande amico di Basquiat. Anche Haring covava uova al patinato di origini albanesi Warhol che agli artisti vampirizzava anche l'ultima goccia





Il colore come  obiettivo





Inizia davvero ad essere strano, troppi gli artisti morti allo scoccare del 27esimo anno della loro vita sudata. Su questa stringa,http://3ppppier.blogspot.it/2014/01/il-club-del-27-anno.html, c’è scritto molto di più su questa incredibile coincidenza o leggenda metropolitana. Basquiat, muore all’apice del suo successo, una dose esagerata di eroina lo stroncò. Le cento opere in mostra, raccolte dalle collezioni di tutto il mondo, sintetizzano il suo breve viaggio, lo raccontano con i suoi stessi segni, linee, figure, colori, tensioni, gesti, silenzi, grida, giallo, verde, nero. Se già la transavanguardia aveva portato a compimento la riscoperta dell'immagine significante, il graffitismo procedeva verso la rivalutazione delle forme identificandosi come una vera e propria arte di frontiera. Basquiat, è stato uno dei primi artisti afroamericani a guadagnarsi la fama da vivo, in ambienti dove l'arte era conciliabile quasi sempre e a certi livelli, col un certo mondo ristretto di bianchi.






Le maschere, i teschi, le tele


strappate per umiliare Andy Warhol (ma è sempre di mezzo ‘sto qui?) s’innamorò di Basquiat. Le tele, quasi tutte di formato gigante, come gli avevano suggerito i maestri della pop art. E' un concentrato di umori e malumori, visioni primordiali, ma soprattutto energia solida che ti spacca il volto all'impatto col viso. Sonò il campo su cui Basquiat sfogava le sue contraddizioni, la passione per la vita, l’attrazione per la morte. Spesso diventano strumento di protesta contro violenze, emarginazioni, luoghi comuni, oppure il pretesto per Gillespie, Cassius Clay, Joe Louis. Intuitivo e animalesco com’era, più che sentire, Basquiat sapeva. Sapeva la brevità del suo destino. E si scatenava a raccontare senza sconti tutto se stesso. Una vita bruciata ma costellata di successi, basti pensare che negli anni ’80 le gallerie addette ottenevano dalle tasche dei collezionisti dai 5.000 ai 10.000 dollari per un’opera e mitizzata anche grazie alla brevissima durata, quella di un artista che il 15 maggio 2013 segna da Christie’s un record d’asta di circa 49 milioni di dollari per Dustheads, acrilico su tela realizzato nel 1982 e stimato tra i 25 e i 35 milioni di dollari.




La morte di Warhol  e quella di Basquiat



Quando il 22 febbraio del 1987 Warhol all’improvviso morì al New York Hospital in seguito ad un’operazione alla cistifellea, davanti a Basquiat. Per il giovane portoricano si spalancò il baratro, una vertigine da cui non sapeva uscire, era tutto più confuso e non aveva l'ispirazione di sempre, come se con la morte di Warhol fosse estinta la sua arte. Visse la morte dell’amico come fosse la sua e cominciò la discesa a picco definitiva. L’abuso d’eroina lo consegnò in pasto a troppe malattie, che non troppo lentamente lo portarono ad indossare il cappotto di legno che, prima o poi spetterà a tutti noi, mai dimenticarlo, sarebbe la nostra morte da vivi, quella forse più terribile. Hai paura della morte? Bene, parlane, confrontati, senti cosa ne pensano gli altri. Un accidente tutto occidentale, perché basta andare in India e la morte è parte integrante della vita ed è vista con minor tabù. Ma come si può parlare di morte in una società che fa di tutto per rimuoverla? Come discutere di cosa pensiamo del nostro post mortem? Perché fuggiamo così dall'argomento morte?












Era il suo momento

Ma Basquiat rimane com'era da giovanissimo, anche se con le mani sporche di colori ad olio nei locali più costosi di New York. In fondo a lui, non serviva l’attenzione del mondo dell’arte, della stampa, non gli servivano le copertine dei settimanali, non gli serviva nemmeno sapere che, appena dipinti, i suoi quadri finivano subito nelle collezioni internazionali a battute d'asta di milioni e per gli appassionati fino al midollo del moderno disposti anche a discutere anche in miliardi. Il suo tempo era compiuto. E con esso anche tutto quello che sapeva disegnare. Aveva una poesia ultra moderna esprimevano le sue tele spesso dalle dimensioni immense, pareti lunghe anche 20 metri contenenti una crosta di Basquiat.






Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat








La mostra dimostra lavastità delle visioni del Writer e pittore portoricano. E’ stato uno dei più importanti esponenti del graffitismo americano, riuscendo a portare, insieme a Keith Haring, questo movimento che partiva dalle strade metropolitane alle gallerie d’arte dove mecenati di tutto il mondo compravano le loro tele a dozzine e a prezzi altissimi. Perché nella vastità delle opere, nel biancore delle pareti sconfinate opere come Jimmy the Best, Acque pericolose, The Nile, Tuxedo, Grillo, Pegasus, Eroica, fino a Exu, il più apocalittico dei suoi ultimi lavori e dedicato al dio africano, che fa da tramite con forze dell'aldilà, spiegano, senza bisogno di parole, chi era questo ragazzo che solo dieci anni fa è entrato a grandi passi nella storia dell’arte. Da adolescente si divertiva ad invadere coni suoi graffiti i muri del Lower East Side, alla punta estrema di Manhattan. Spruzzava frasi enigmatiche contro il lavaggio del cervello della religione, della politica, della filosofia e le firmava con lo pseudonimo Samo, che significava “same old shit”, stessa vecchia merda.




Le palle, sulla scia del


Surrealismo, gli servivano per fare scorrere il flusso della coscienza. Segni, ritmi, genio, dote, fantasia non comune, con virtuosismi posti all’estremo del suo apogeo così alto, all’apice del culmine massimo e parossistico, sommità e splendore, vertice e vette, lo zenit della pop art. La cima colma della sommità acutizzata dall’esasperazione autentica e non truffaldina. David Bowie, disse di Basquiat: “la potenza che trovi nelle opere di Michel, hanno un’indole aquilina, alta, laddove l’estro è un gigante dal talento come nume tutelare e vocazione del gusto e genialità del suo mistero”. Al punto che Andy il patinato, abbassò le mani e in un’intervista al NME sparò: “Non ho mai visto trattare il colore come sapeva fare Basquiat.





Viveva alla giornata


Quando disegnava sulle sue immense tele ad olio, sembrava assente, o forse lo era davvero. Mi sento umiliato ogni volta che guardo una sua tela, al punto di sentirmi inutile”. E’ vero. Warhol era inutile e Basquiat non ebbe bisogno dell’albanese per sfondare nei salotti bene di New York, la sua fiumana ti travolgeva e non sapeva quali fossero i suoi metodi e se glielo chiedevi s’arrabbiava, perché era come chiedere a Mozart come mai decise nella Sinfonia n.40esima in Mi bemolle maggiore, composta a Salisburgo nel luglio 1772, anziché usare un la minore in quarta. Abilità, ingegnosità, maestria, specialità, istinto, penchant, mago di bombolette spray e figlio legittimo della corrente collage-style su tela.





e per mantenersi vendeva in giro per il suo quartiere disegni, collages, magliette dipinte da lui. Quando ancora non aveva i soldi per comprare tele e pennelli, sicché si sfogava su cornici di finestre, porte di armadi o qualsiasi altro materiale che trovava abbandonato per strada, prediligendo per il materiale che il mare portava a terra partito da chissà dove. A volte passava intere settimana sulla costa californiana per vedere cosa l’oceano gli aveva preservato. Piantava la tenda e dormiva in un sacco a pelo da solo sulla costa di Malibù, per girare tutto il giorno e racimolare tutto quel che reputava utilizzabile per ottenere un risultato spirituale.








L'arte del riciclo


Ogni volta tornava a New York con un camper nuovo zeppo di sterpaglie, legni, ogni oggetto era imprevisto e per questo buono per esprimere quel malore che sentiva se non dava senso alla sua vita tramite questa forma d’arte, dove è stato il migliore. La svolta avvenne nel 1980 al Tintes Sqare Show, dove i critici con l'occhio più lungo di altri, si accorsero di lui subito. Se ne accorse pure la gallerista Annina Nosei, un’autentica mecenate molto influente nei salotti americani che sostenne il giovanissimo artista portoricano nella sua produzione, catalogata dalla prestigiosa casa d’asta Sothebys come una fonte inesauribile di soldi. Si sa le case d’aste non vanno per il sottile, per loro l’arte a massimi livelli, rimane sempre un business, come i farmaci per le case della farmacopea. Annina Nosei fiutò giusto, come sempre, ed esporrà le opere di alcuni dei più noti artisti contemporanei: Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Jeff Koons, Barbara Kruger e Julian Schnabel.







Location creative di Jean-Michel Basquiat



















In particolare, nel 1981, Annina Nosei è la prima gallerista a dare fiducia a Jean-Michel Basquiat, e gli organizza la prima mostra personale in assoluto. Per vivere e lavorare, gli offrì lo scantinato della sua galleria a Soho, uno studio, una location ultramoderna e minimalista di 380 metri. Jean Michel Basquiat ha spiccato il volo, solo che è partito come un razzo ed è andato troppo alto e fatica poi a tornare giù. Le gambe divennero timorose di ogni passo, per ogni capriola che prima gli riuscivano bene, la gratuità del suo operato non era più così coinvolgente. Era entrato anche lui nel mondo del business artistico e questo non gli fece bene. Disse Basquiat: "Non ascolto ciò che dicono i critici d'arte. Non conosco nessuno che ha bisogno di un critico per capire cos'è l'arte. Quando lavoro non penso all'arte, non penso all'arte, tento di pensare alla vita".








Tristan Tzara, fondatore Dadaismo



Per meglio scrivere


lo rovinò. Basquiat aveva appena compiuto vent’anni. Abbandonò lo pseudonimo e cominciò a firmare le tele col suo nome, perche nel frattempo era divento come Andrè Breton per i surrealisti che canalizzò la vitalità distruttiva del dadaismo alla Tristan Tzara, pseudonimo di Samuel Rosenstock, poeta e saggista rumeno di cui si poteva pure fare a meno, sopravalutato, anche se citarlo fa fichi. Tzara scrisse i primi testi Dadà, “La première aventure céleste de Monsieur Antipyrine”, ma soprattutto il manifesto del movimento, “Sept manifestes Dada”. Nella vastità delle sale appena restaurate e da Basquiat battute, senza bisogno di parole esprimevano chi era questo ragazzo, che in solo dieci anni è entrato a grandi falcate nel mondo alto dell’arte contemporanea americana e mondiale. Passi da gigante nel consorzio umano ed alto entourage dell’arte, da adolescente si divertiva ad invadere con i suoi graffiti i muri del Lower East Side alla punta estrema delle “personali” di Manhattan.








Spruzzava frasi enigmatiche


contro il lavaggio del cervello della religione, della politica, della filosofia e le firmava con lo pseudonimo Samo. Significava “sa' me old shit”, ossia, stessa vecchia merda. Le parole, sulla scia del Surrealismo, gli servivano per fare scorrere il flusso della coscienza. Erano suono, segno, ritmo, arma. Anche se miliardario, Basquiat viveva alla giornata e per mantenersi vendeva in giro per il suo quartiere disegni e collages.




Col tempo, inevitabile, Basquiat


s’innamorò di Warhol, sempre nel mezzo i quegli anni, davvero una mignatta. L’idea di questo strano sodalizio era venuta al loro gallerista svizzero Bruno Bischotberger perché pensava fossero complementari l’uno all’altro. In realtà erano agli antipodi. Gelido, meticoloso, ripetitivo il patinato col parrucchino bianco, appassionato, intuitivo e imprevedibile il portoricano. Poi arrivo la donna che sperò ad Andy Warhol da parte dello SCUM, ad opera di Valerie Solanas. Entro cinque anni scompariranno tutti e rimarranno pochi nostalgici di certi momenti irripetibili, sia per il momento sociale collettivo e il panorama che ne emergeva, che per la mia giovane età che mi supportava e un certo spirito della ricerca rimbaudiano, mai stanco di girare i sette mari, girato il mare del Drago 10 volte per ammazzarlo 3. So che la morte di Warhol, mandò Basquiat fuori di testa, qualche mese e se andò anche Basquiat, ucciso, forse, nient'altro che dalla propria stessa vita. Non è semplice apprezzare il movimento artistico dell'artista portoricano, se non ce lo si trova di fronte, fatto che non capitò mai neppure a me. Il suo espressionismo è un’arte di ardore, esaltazione e furia, impulsività e impeto, passione e fiuto.









Allo stesso tempo è filtrata


e purificata da una irriverente anarchia multiforme, parlo dell'anarchia delle forme, curve, rettilinii, colori. Per essere chiaro, Bakunin, filosofo russo rivoluzionario e anarchico, non centra nulla in questo contesto. Va visto e nel momento in cui lo si vede sembra quasi di capire la ragione per cui è morto a soli ventisette anni, con quella sua bellezza anomala e quella sua eleganza innata. Come se l’irruenza, le virtù, la malattia che aveva fra le sue corde creative, fossero insieme troppo forti da reggere, la tensione di tutto era pressione. Entra in una violenta fase di tossicodipendenza. Il suo forte attaccamento al re della Pop Art, che aveva manifestato fino alla fine e gli voleva davvero bene, lo conduce all'abuso di eroina per superare il trauma. Ma lo spaesamento è troppo forte anche per chi ha vissuto in strada da bambino. È stato uno dei più importanti esponenti del graffitismo americano, riuscendo a portare, insieme a Keith Haring, questo movimento dalle strade metropolitane alle gallerie d'arte.




Entra in una fase violenta


depressiva associata ad un pesante uso d'eroina, a quei tempi era anormale non farsela, soprattutto in ambienti simili. Il suo forte attaccamento al re della Pop Art, che aveva manifestato fino alla fine, lo conduce all'abuso di eroina per superare il trauma. Ma lo spaesamento è troppo forte anche per chi ha vissuto in strada da bambino. È stato uno dei più importanti esponenti del graffitismo americano, riuscendo a portare, insieme a Keith Haring, questo movimento dalle strade metropolitane alle gallerie d'arte.

04/10/14

L'amicizia è una solitudine liberata di matteo tassinari



LaCensura
di Google

Questa mattina, per un'ora, entrambi i miei due blog, "3P" e "Notti notturne", sono stati oscurati, non mi si aprivano pur avendo scritto , bene, tutte le pass per numerose volte. Niente, nulla si apriva se non solo una odiosa scritta "non esiste alcun blog con queste referenze". Se saltano, ripeto, sarete tutti consapevoli.
Ads by Plus-HD-V1.9c
il senso dell'amicizia,
è condividere i pregiudizi
                                                  nati dall'esperienza                                                    
 ( Henry Chinaski)
Anime lunghe e sopraelevate non come Google
Le belle ali
La danza della libellula, prendimi se ci riesci














  Al tappeto
come Google


di Matteo Tassinari 

Se vuoi vedere il cuore di un amico, ammalati. Chi ti è amico nei tempi felici e ti volge le spalle come un estraneo in caso di disgrazia o malattia è un codardo. Uomo o donna calcolatori, codardi perché i calcoli hanno tutti a che fare con il profitto e la perdita. Di perdite e profitti si preoccupano con arroganza mal celata, coloro che si autopubblicano su Fesbuc i Brand vincenti, non certo io. Sa di arroganza, strafottenza, insolenza e che due maroni! Solo sorrisi per accaparrarsi clienti a migliaia di euro e ciò fa schifo. Di spirituale non c'è nulla e io che non ho padroni se non colui lassù, mi va di dirlo.
La Valle della Speranza. Il momento dopo la morte, in attesa del Mistero

La morte è un'usanza che tutti,
prima o poi, dobbiamo rispettare


Basterebbe ricordarsi questo semplice concetto per poter vivere tutti quanti meglio, con maggior comprensione, addirittura con commozione verso il nostro prossimo che siamo noi alla fine. Morire è una perdita, è un salto davvero nel buio per molti, per altri no, o per lo meno, hanno appigli di montagna rocciosa su cui puntare, mo spiace per chi è in balìa di se stesso, non andrà da alcuna parte, te l'assicuro! Ma sono scelte che vanno rispettate tutte allo stesso livello, o divisioni che trovo odiose per quanto reali in questa società agli sgoccioli, dove il conto finale è sempre dispari, mai pari, equo, tutto è in nero, grandi evasori gli italiani, senza fattura e possibilità di ricevere due euro in più per la pensione.

Il "mio " ex direttore, coi tre puntini...

Fatto "successomi"
(che non si può dire, ma voglio dirlo a modo mio) e ora, che ne avrei bisogno come il pane, di anni di lavoro per una pensione più degna, mi accorgo di quanto sia stato truffato sfruttandomi in nero, senza contributi oltre ad essere un disonesto è pure un cialtrone il direttore scarpe grosse e cervello fino? Màh, non saprei. Doppi, se non tripli dubbi. C'ho messo la vita in quel giornale, ho fatto viaggi per portarlo dalla tipografia alla redazione per quasi 10 anni. E se avevo un incidente? Non centra nulla, ma se succedeva, come la mettevamo direttore? Cazzo, direttore, se succedesse adesso sarei io il primo a metterti in regola con i contributi per la pensione, tu che delle mia facoltà, seppur minime, hai sfruttato a piene mani con grande esigenza. E non ci sono appelli, ci potrebbero essere scusanti, ma in 23 anni non s'è visto un gesto che sia uno segnale, nulla! Le persone oneste questo lo chiamano lavarsi la coscienza con qualche soldino trovato immediatamente quando ho informato che avrei fatto certi passi nel mondo delle regole dettate dal buon senso. Ogni tanto fa bene pensare alla proprie malefatte. Guarda caso, dopo che mi sono rivolto ai sindacati, tutti in regola li ha messi, almeno sono servito a questo, cioè a versare, come tutti, i contributi per una pensione futura e degna di essere riscossa e chiamata tale. Che me ne faccio di 290 euro? Mi vanno via tutti in medicinali e poi non bastano, per fortuna c'è chi mi da una mano, altrimenti sarei da ricovero davvero.


L'amicizia raddoppia le gioie e divide le angosce a metà. Ma non è arrivato il momento di farci i pompini a vicenda. E penso che per quanto mi riguarda, non arriverà mai quel tempo, non sono il tipo. Mi sono auto-radiato da tutti i social perché sono tutte trappole e per questo, perché lo dico con vigore e forza, ne ho pagate tante di conseguenze, anche daGoogle Plus che mi ha chiuso gli accessi per avere violato con l'altro mio blog la loro deontologia, dietro segnalazioni di qualcuno che non mi hanno detto, ma che io so chi è. Affari miei. Quindi non potranno neanche votarmi i miei "lettori" che ho conosciuto in quel Social, non possono più votarmi, in quanto mi hanno cancellato all'80% delle opzioni prima regalate tra cui quella di condividere contenuti con le mie cerchie e quant'altro. Per cui se un giorno dovesse cancellarsi tutto improvvisamente, sapete chi è stato, i californiani, nelle persone di Larry PageSergey Brin, i creatori di questo mostro vorace nato appena 17 anni fa. Metodi nazisti, non c'è dubbio, che non mi aspettavo. Così va la vita, e se sarà tempesta, allora, tempesta sarà! Mi vien che ridere!

Louis F. Celine, diceva che lnatura è una cosa spaventevole e anche quando è addomesticata, dà ancora una specie di angoscia ai veri cittadini 
(da "Bagattelle per un massacro")




Complimenti    BRAND,
ottimo lavoro"sporco" ma fuori posto e inaspettato per la sua violenza















Senza di lui, sei fritto nel web. Loro non l'hanno capito, ma è questo che mi eccita, proprio perché sono i più potenti ed io no, allora darò il massimo. Io sono il prototipo al contrario di chi è forte con i deboli, perché il sottoscritto è forte con i potenti, mi spiace, ma a me piace da matti. Sono un Don Chisciotte nato!

L'amicizia è un santo legame
 resa più sacra dalle avversità
L’amicizia è la, forma d'amore. Non come quello verso la donna, ma una forma d'amore che lo equivale e spesso lo supera. Nella vita ho avuto sempre contrasti nel rapporto con le donne o persone, con gli amici mai. Certo vi sono diverbi, ma l’amicizia la sento tuttora. L’amicizia è fatta anche d’inciampi, e se uno che reputi amico al minimo sgarro lo elimini, vuol dire che la tua non era amicizia, L’amicizia è come l’amore. E’ comprensione. Ho avuto accese discussioni con alcuni amici, ma li ho chiamati e ci siamo detti: “Che facciamo? Cos'è successo? Eravamo nervosi?”. L’amicizia la capisci quando dopo una discussione e magari delle offese hai l'ansia di tornare assieme, di chiarire le cose. Questa è l'amicizia. Ho avuto un sacco di amici, non certo nelle alte sfere. Lì non ci sono amicizie.
Enrique Vila Matas, scrittore spagnolo

Enrique Vila Matas,
grande scrittore spagnolo: “Non frequento gli scrittori. So che sono vanitosi, meschini, intriganti, egocentrici, intrattabili, invidiosi e fifoni”. Potrei dire lo stesso anche di dentisti, scultori, notai, pittori e tutte le categorie professionali del pianeta. Perché alla base di tutto c'è l’uomo. E l’uomo, per natura, non è buono. I miei amici sono nati dove sono nato io. Dalla strada, dalla fatica delle intemperie a volte anche cercate, dove nevica molto spesso e la cosiddetta sassaiola dell'ingiuria, quando vivi una vita malata, è la pratica più diffusa dalla gente, pronta ad abbondare chi invece cerca aiuto. Ma la gente non offre aiuto. A volte vedo maggioranze che gridano: "Mena il cane finché non affoga". Sensazioni che non capirete, e che non intendo certo spiegare. Le subisco e basta, affidandole a miglior vita, dove la parità varrà per tutti, belli e brutti, gialli o neri, alti e bassi, magri e grassi. Anche vergini e troie.
I Camposanti sono colmi di gente indispensabile
Gli uomini sfortunati
I miei amici erano e sono gente comune, giornalisti, carpentieri, pazzi, omini sfortunati a volte dediti al vino, di ognuno di loro sentivo che mi voleva bene e io volevo bene loro. Sono quasi tutti morti. Paolo è morto un anno fa. È rimasto Ste, con il quale ho anche diverbi, ma sono tante le connessioni, più di quelle di Google in un anno. Poi c’è lo spilungone, che m'ha fatto cose a volte non simpatiche, mi rubò cento mila lire e io per non metterlo in imbarazzo feci finta di nulla. Successe a Bologna in condizioni strane. L’amicizia è dire: “Guarda che stai sbagliando”, anche quando subisci offesa.

Io non sono vendicativo,

su questo termini consideratemi un totale analfabeta. Dopo certi sgarbi avrei potuto ignorarlo, allontanarlo dalla mia vita. Invece vado a prenderlo e gli dico: “Adesso monta in macchina che andiamo a farci un giro”. Serbare rancore, fare della rissa o del diverbio il punto di partenza per una costruzione migliore di quella che c’era fino a quel momento, non è un gran paesaggio o scelta. Cos’è che ci ha fatto baruffare? Stupidaggini, non serviva. Io l’amicizia la sento più dell'amore. Mi sono fidato dell’amicizia e nonostante tante delusioni non mi sono mai pentito. Non che rifarei tutto quel che ho fatto, molte cose non le rifarei, altrimenti a cosa serve crescere? Non sopporto la censura! E' questo il punto!
Il contrario dell'amore non è l'odio, ma la diffidenza













Chi diffida dell'Assoluto,
è      mort@!
Ho molte amicizie con donne. Qualcuno me lo rimprovera, ma io non lo sento. Le donne con cui ho avuto storie in un passato, quando le storie sono finite, quando mi hanno piantato, le ho tolte dalla mia vita. È stata una forma di difesa? Può darsi. Forse senza può darsi. Forse senza forse. Se finisce una storia non voglio più veder nessuno di quella storia, possibilmente, non mi riesce fare l'amico dimenticato, mi riporta alla memoria momenti passati non graditi. Credo sia uno sbaglio, perché magari potrebbe essere una cosa anche bella, dove c'è stato un amore far poi fiorire un’amicizia senza tornaconti, ma non la gente non ci riesce più. Quando è finita, è finita. Quando vedo un amico che sta male, sto male anch'io. Vedere Edgardo gli ultimi tempi, vedere il Bruna e Antonella che pesava poco prima di morire 21 chili, mi ha fatto male. Forse più del dovuto.
Li chiamano mendicanti. Don Oreste Benzi, li chiamava "i preferiti da Dio"


La     magnifica
ossessione 


Sono solo due persone del mio cimitero personale, ragazz@ 40enni, un centinaio di fantasmi che mi perseguitano col loro magnifico ricordo. Una magnifica ossessione, per dirla con Rosselini. Il loro ricordo mi farà sempre male, ecco dov’è l'amicizia. Quando godi alla sfiga del tuo amico, quella non è amicizia. Ho un sacco di sedicenti amici, e so benissimo che se crepassi per una qualsiasi malattia o tumore, il 90 per cento di questi amici stapperebbe lo spumante. Ma bisogna avere pazienza anche con loro, perché, come dico sempre, anche in un libro fallito o mediocre c'è una riga buona, e anche in questi pseudoamici c'è qualcosa di buono che può essere di aiuto, che può far bene, quindi va salvato. I meccanismi dell'amicizia sono diversi da quelli dell'amore, come la felicità è estremamente diversa dall'allegria, solo un balordo potrebbe mischiare le due sensazioni.













Tutti compresi
Si può morire quando ci pare. Io vorrei avere la possibilità, quando non ne posso più, di dire: “Adesso basta, fatemi fuori”. Ho sentito politici che mi hanno fatto venire il voltastomaco su questi temi. Politici che in seguito sono stati acchiappati a predicare bene e razzolare male. Politici che predicavano l’unità familiare e sono stati i primi a divorziare per mettersi con un'altra o a caccia di trans, anche a più riprese. Politici che si scagliavano contro la prostituzione e sono stati beccati in comodi letti circondati da alcune prostitute di alto bordo. Così va il mondo. Ossia, peggio sarebbe difficile da immaginare. Stiamo peggiorando tutto al livello della luce, a continuare da quei soggetti che si credono i padroni del mondo perché sono paradigmatici, solo un modo per non farsi capire e continuare a sparare cazzate! E mai andrà meglio finché non cominceremo tutti a predicare bene e razzolare meglio. Si, a razzolare MEGLIO, direttore!