Visualizzazione post con etichetta interviste. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta interviste. Mostra tutti i post

12/06/17

Giuseppe Scano intervista Cristian A. Porcino Ferrara autore del libro "Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne".



Il 12 giugno 2016 un killer uccise ad Orlando 49 persone che si trovavano nel locale gay Pulse. Alle vittime di Orlando e a Eddie Justice è dedicato il libro di Cristian A. Porcino Ferrara Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne. Inoltre Porcino dedica il proprio volume anche a Sara Di Pietrantonio barbaramente assassinata dal fidanzato. Nell'intervista con l'autore si è discusso di omofobia, femminicidio, i moti di Stonewall e molto altro.

1) Qual è il tuo bilancio a un anno dall'uscita del libro "Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne"?

«Molto buono. Quest'anno ho ricevuto recensioni positive, tanti pareri autorevoli come quello della senatrice Monica Cirinnà, ringraziamenti da parte di associazioni Lgbt e molte altre soddisfazioni personali. Penso alle tante opinioni dei lettori che mi hanno contattato in privato per congratularsi del lavoro fatto. Alcuni di loro mi hanno raccontato le loro vite, i problemi che li hanno segnati e la rinascita dopo la consapevolezza di sé»

2) Una bella soddisfazione

«Certo, perché l'unico a credere nel progetto sono stato io. Ho contattato tanti editori ma quasi tutti, pur se interessati, non hanno voluto investire economicamente su un progetto da loro ritenuto di nicchia. In Italia domina l'editoria a pagamento e se non accetti di sborsare quattrini devi impegnarti a fare tutto da solo e diventare quindi indipendente»


3) Se osserviamo i risultati raggiunti non hai avuto torto. Ma mi dicevi di Christopher Park (che appare proprio nella copertina del libro) e la comunità Lgbt. Raccontaci qualcosa.

«Dici bene. Ricordo la soddisfazione di aver portato la mia opera a Christopher Park, New York, dove nacque il movimento Lgbt. Proprio in questi giorni ricorre l'anniversario dei moti di Stonewall. Accanto a Christopher Park si trova lo storico locale Stonewall Inn (foto 2) dove il 27 giugno 1969 si lottò per affermare il proprio diritto di esistere in quanto esseri umani. L'orgoglio di essere se stessi e di reclamare e combattere per ciò in cui si crede davvero. In quelle manifestazioni si sancì la fine della violenza psicologica e fisica affrontando le autorità che volevano schiacciare i diritti civili delle persone gay confinandole in un ghetto. Infatti, per le strade di New York nel mese di giugno ogni anno il gay pride riempie la Grande Mela non solo di colore, ma dimostra concretamente che il proprio orientamento sentimentale e sessuale non deve essere più tenuto nascosto ma vissuto alla luce del sole. La libertà di amare non è una concessione ma, per l'appunto, un diritto»


4) In fondo New York è un po' la tua seconda casa, e quindi è stato un piacere ricevere attenzioni dai newyorkesi, o mi sbaglio?

«Esatto. Non dimentico la gente seduta a Christopher Park (foto 1) che mi continuava a chiedere se il libro era scritto in inglese e se potevano acquistarlo nelle loro librerie. Non posso scordare il loro entusiasmo e la loro positività. Da italiano confesso che tanta dimostrazione di stima e affetto mi ha fatto un certo effetto. In Italia non siamo abituati a manifestare il nostro interesse per qualcuno che non conosciamo. Forse se lo vediamo in TV sì ma per uno scrittore indie è del tutto impensabile. Siamo molto invidiosi dei successi degli altri e raramente ci facciamo coinvolgere dai progetti culturali degli sconosciuti»

 5) All'interno del libro tu includi un interessante progetto educativo sulle varie forme di affettività da realizzare nelle scuole. Hai trovato il modo di presentarlo negli istituti?

 «Da ben tre anni e senza grandi risultati. Ho inviato tempestivamente il progetto all'assessorato alla pubblica istruzione di Catania. L'assessorato ci ha fatto sapere che il progetto era valido però mancavano i soldi per poterlo realizzare. All'epoca ho fatto un tour de force insieme ad una mia amica psicologa nelle scuole statali, ma oltre a congratularsi per il progetto la litania che ascoltavamo era sempre la stessa: non ci sono soldi. Altre volte, invece, i dirigenti scolastici non ci ricevevano  e ci dirottavano presso segreterie didattiche o vicepresidi. Di conseguenza il progetto è stato depositato e protocollato ovunque, ma non mi è mai stato permesso di attuarlo. Il progetto si rivolge proprio ai ragazzi e ragazze delle scuole medie  inferiori e superiori, e l'intento era proprio quello di sensibilizzare i più giovani su tematiche che li riguardano da vicino. Ho notato un ostruzionismo sistemico inaccettabile, e un'indifferenza preoccupante che è la maggiore causa dei problemi che affliggono questo paese. Ed è questo che mi dispiace tanto»

6) Dicevamo prima che il tuo libro ha ricevuto anche l'apprezzamento della senatrice Monica Cirinnà ed è stato ben accolto da pubblico e critica. Mi chiedevo se da parte cattolica hai ricevuto apprezzamenti o rifiuti?

«Colgo l'occasione per ringraziare ancora una volta la senatrice Cirinnà per le parole di apprezzamento alla mia opera. Devo dire che è una persona davvero sensibile, e soprattutto dotata di grande empatia. Per quanto riguarda l'ambito cattolico io vedo spesso dei muri nonostante i vari appelli al dialogo pronunciati da Papa Francesco. Ci tengo a precisare che non appartengono a nessuna chiesa, e di conseguenza non frequentando alcuna comunità sono escluso in automatico dai vari dibattiti su omofobia e femminicidio. Già in passato per via di alcuni miei libri sono stato estromesso da lavori che erano offerti da strutture religiose, ed ho patito varie forme discriminatorie a causa della mia non appartenenza a nessuna fede preposta al culto. Ho tentato anni fa di parlare con l'arcivescovo della mia città ma non mi ha accordato alcun appuntamento. Chiaramente sono disponibile ad un confronto con le strutture cattoliche ma dubito che ciò  accadrà»

7) Quali sono secondo te i metodi per combattere i numerosi casi di femminicidio e di aggressione omofoba nel nostro paese? E a cosa è dovuta tanta intolleranza e furia omicida?

«È evidente che il nostro paese porta avanti un sistema discriminatorio frutto di una cultura prettamente machista. Una subcultura abbastanza diffusa che deve essere estirpata alla radice. Goleman parla di alfabetizzazione emotiva da iniziare fin da ragazzi ed è proprio quello che nella nostra società manca. Non possiamo restare con le mani in mano e non colmare questo vuoto culturale. Da questo dipende il futuro delle nuove generazioni. Nessuno può possedere nessuno, tantomeno la vita della persona che dichiariamo d'amare. L'amore vero libera dalle catene e non distrugge la vita della persona amata. Stesso discorso per l'omofobia. Si combatte con la violenza ciò che non si comprende con la ragione e la cultura. L'ignoranza genera paranoie e nemici inesistenti. Purtroppo in Italia non esiste ancora una legge per combattere il femminicidio e l'omofobia. Senza una cultura dell'accoglienza e del rispetto reciproco la discriminazione e l'ineguaglianza troverà piena cittadinanza. A tal proposito ho apprezzato il toccante messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella diffuso in occasione della giornata mondiale contro l'omofobia. Per ringraziarlo gli ho inviato in dono una copia del mio libro»

8) Nel libro analizzi alcune canzoni straniere e italiane, mi chiedevo se poi qualche artista italiano si è fatto vivo con te, magari per ringraziarti o per altro?

«Purtroppo no. Ho contattato molti artisti italiani da me citati ma non ho ricevuto alcun segnale. Ho scritto diverse mail ed ho tentato anche tramite i social ma nulla. In fondo ci sono abituato. Ho notato molti messaggi visualizzati a cui però non è mai seguito alcun riscontro. In Italia i 'famosi' ti scrivono solo se vai in Tv e diventi anche tu un fenomeno televisivo. Ma va bene così. Non ho scritto il libro per essere ringraziato da loro, ma per incentivare una lotta attiva al femminicidio e l'omofobia. Ed è questa la mia priorità»

Giuseppe Scano



Il libro Canzoni contro l'omofobia e la violenza sulle donne è in vendita su Amazon al seguente link: https://www.amazon.it/Canzoni-contro-lomofobia-violenza-sulle/dp/1326718746



25/01/17

intervista a vincenzo susca e claudia attimonelli autori di Pornocultura - viaggio in fondo alla carne












Ho finto di leggere il libro Pornocultura - viaggio in fondo alla carne di Claudia Attimonelli e  Vincenzo Susca [  foto  sotto a  sinistra   ] devo dire che da quasi ex pornodipendente è uno dei libri , almeno fin ora , più interessanti che ho letto su tali argomenti . Esso mette in evidenza come : il porno ha cambiato la concezione del sesso, Ma  soprattutto   di come  Internet ha cambiato il modo di concepire il porno, ora è il turno dei social network.  Infatti  gli scienziati cominciano a studiare le dinamiche con cui si propaga il materiale su queste piattaforme . Esso  è un tentativo  di studio   riuscito   rispetto  a questo   .  Tale  fenomeno ormai sempre  più sdoganato   andrebbe  ,  come sostiene  l'utente  di youtube   contra  tufo   in  questi suoi sei video , insegnato  nelle  scuole  .

Io non sono  tanto d'accordo   perchè  prima d'insegnarlo bisognerebbe  : 1)insegnare  un educazione sentimentale ,2) poi una  sessuale  ., 3)  il rispetto verso le diversità sessuali   .  Ma  soprattutto    l'etica  quindi   usare  il libro  di Vicenzo e  Claudia  . .Oltre   a  confermare  quello  che  ho detto nei post precedenti (  vedere  sopra  )   , incuriosito   ecco  come promesso l'intervista ai due autori

  1) avete già scritto altri libri insieme ?
Pornocultura è il nostro primo libro insieme. Tuttavia, collaboriamo da tanti anni e abbiamo realizzato, insieme, varie pubblicazioni, eventi, conferenze, seminari, mostre. A proposito di questo tema nel 2014 abbiamo curato insieme un panel dal titolo omonimo, Pornoculture elettroniche, al Festival di Internet (Pisa). Insomma, alle spalle di questa pubblicazione c’è un libro intriso di una materia ben più solida – e allo stesso tempo più eterea – della carta. Le nostre attività in comune sono il frutto di affinità, sensibilità e desideri condivisi. Non le abbiamo direttamente cercate, ci sono state in qualche modo imposte dal destino. Amor fati. Amour fou.
2) come mai la scelta del termine pornocultura ?
Pornocultura è un neologismo da noi proposto per prendere atto da un lato del cambiamento di statuto del porno nei nostri tempi, laddove quest’ultimo si emancipa dallo statuto di fenomeno sottoculturale e marginale in cui versava fino a qualche anno fa, diventando invece un paradigma estetico, una sensibilità condivisa e una matrice del nostro immaginario. In secondo luogo, la parola intende sfumare l’attenzione precedentemente rivolta alla questione della “grafia”, della “pornografia”, con l’obiettivo di testimoniare il venire meno della scrittura nell’ambito di questa condizione. Detto altrimenti, oggi il porno è sempre meno “scrittura” e sempre più corpi, sensi, immagini…Il paesaggio culturale derivato dall’abbandono sempre più evidente dei tradizionali sistemi di fruizione e accesso a contenuti porno, a favore di un’accessibilità transgenere e transgenerazionale nonché di una produzione di contenuti porno da parte di chiunque (User generated Content) ci permette di poter parlare di pornocultura piuttosto che della tradizionale pornografia. Le pieghe viscose del web vedono quindi invertirsi in modo perentorio e gravido di conseguenze l’equilibrio tra verbo e carne su cui la cultura occidentale si è fondata almeno, appunto, dall’Antico Testamento:
“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. (...) Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. (...) E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv, 1,14).
Il braciere sacrilego del porno, specie nella versione pagana e selvaggia del web 2.0, nel bruciare corpi, sostanzia una sensibilità in cui invece è la “carne a farsi verbo. La carne di-viene il significato primigenio dell’immaginario contemporaneo. La liturgia orgiastica che la vede coinvolta è pertanto una sorta di rito sacrificale con tanto di lacerazioni, totem e feticci, in cui si celebrano e riattualizzano culti del corpo e mistiche dal richiamo dionisiaco, dove la sacralità più profonda e l’erotismo sono cinti in un abbraccio intimo.
 3) condivite o è da integrare la definizione che da di pornocultura l'enciclopedia treccani http://www.treccani.it/enciclopedia/pornocultura_(Lessico-del-XXI-Secolo)  ?
Non possiamo non condividerla, è stata scritta da Claudia Attimonelli! In precedenza, il neologismo è stato invece proposto, per la prima volta, da Vincenzo Susca nel libro Gioia Tragica (Lupetti, Milano, 2010). In qualche modo, il nostro libro è contemporaneamente un’integrazione, un approfondimento e un superamento di queste basi.
 4) con lo sdoganamento della pornografia s'è arrivati a quanto affermava <> (Papa Paolo VI) oppure ancora a quanto dice : << La pornografia oggi viene usata spesso per colmare un vuoto, una mancanza di rapporti sessuali, ma in realtà sarebbe molto meglio se la si guardasse come mezzo per fare nuove esperienze. Io voglio lo sdoganamento della pornografia. Voglio che venga liberata dai pregiudizi. Voglio una società in cui ci sia parità dei sessi e quindi pari opportunità sessuali. >> (Valentina Nappi) ?
L’aurora del porno, in effetti, è esattamente lo scalpitare della carne nel limbo tra la morte e la vita. Il porno è il carnevale dell’esistenza. A tal proposito è importante ricordare l’etimologia del termine “carnevale: sollevamento della carne”. Il porno, perciò, non è più tanto e solo una delle strutture soggiacenti alla produzione, al consumo e allo spettacolo, ma affiora in quanto paradigma esistenziale negli interstizi delle nostre giornate. Effrazione del corpo tra edonismo e crudeltà, mostra delle atrocità e rito orgiastico, arte palpitante e macelleria, esso è abitato da eccessi che tendono, tramite un rilancio vertiginoso del desiderio, a scorticare e ad ardere la carne, a soddisfare il soggetto nel mentre esso viene meno, a condensare emozioni al di là e al di qua del socialmente e del politicamente corretto e istituito. Non a caso, la messa in scena permanente e integrale del pornoerotismo – genitivo soggettivo e oggettivo – sfocia nel disgusto e procede al ritmo di continue e irritanti provocazioni. Disgusto dopo disgusto, shock dopo shock, essa chiude il sipario svelando il suo contenuto più profondo, quello più scandaloso per noi altri, figli della modernità e dell’umanesimo: l’osceno è il vero e il vero è osceno.
5) che ne pensate di questa affermazione : << Io sono una fan della pornografia, non di certo dell'erotismo. Lo trovo subdolo, falso, pudico. La pornografia è invece l'arte vera e sincera per eccellenza, che mostra tutto senza vergogna, senza sovrastrutture. [...] La pornografia non contempla l'etica, solo l'estetica. E mi piace per questo: il sesso è un fatto di corpo, non di mente. La mente viene prima, con la conoscenza della persona, con lo scambio degli sguardi. Ma a letto si è pelle e sudore, non sinapsi e neuroni >>; di Melissa Panarello.?
 Volendo proporre un parere ben meno critico nei confronti dell’erotismo del quale accogliamo la lezione di George Bataille nell’omomino libro, teniamo a sottolineare la fine della separazione “inventata” dagli occidentali almeno a partire da Cartesio tra il corpo e lo spirito, considerando che a letto siamo pelle, carne e sudore, ma anche sinapsi e neuroni.
Più in generale, la potenza del pensiero imperniato sulla logica astratta, scintilla nonché paradigma dell’homo faber artefice della propria fortuna, tende, come è evidente nei comportamenti diffusi dai palazzi alle piazze, ad essere relativizzata da un orientamento per cui non è più la ragione a dirigere i sensi ma la sensibilità ad estendere il proprio dominio sulla mente. È qui in azione un sentire pensante che funge da principio organizzatore dell’emozione pubblica, Stimmung emergente dagli schermi elettronici ai più commossi scenari urbani, la quale, grondante di lacrime, di umori e di altre secrezioni societali, soppianta l’opinione pubblica su cui si erano elaborati, con l’ausilio del discorso razionale e scientifico, la cultura borghese, l’ordine della produzione e, più in generale, la marcia del progresso. A ben vedere, le emoticons, il marketing emozionale, Snapchat, gli emoji, i flash mob, i selfie, i like, i love, i follow, le good vibe e tutte le altre variopinte forme elementari della cultura elettronica, di cui le emozioni, pur con tutte le differenze di volta in volta in campo, sono la base e l’altezza, mostrano in modo rutilante, se non ossessivo, la rinnovata centralità del corpo nelle dinamiche della vita collettiva, di un corpo innamorato, eccitato, famelico, ebbro, agitato... di un corpo eccessivo che allude alla carne, che si fa carne.
 6) esiste ancora una diofferenza tra erotismo e pornografia  ?
Sì, certo, ma la troviamo poco interessante. In tal senso, il termine “pornoerotismo” da noi impiegato nel libro risponde a una scelta interpretativa e agisce da leva semantica con cui intendiamo sfumare la differenza tra il porno e l’erotico in nome di ciò che tali dimensioni condividono, considerandole due poli di una stessa tensione. In questo spazio si agita, infatti, lo slancio batailliano tra Eros e Thanatos: esso erotizza l’universo porno, inducendo una familiarizzazione con le sue più radicali rappresentazioni, e contemporaneamente irrora di libido e di visioni sexy le dinamiche amorose ordinarie.
È esattamente nella fessura proficua dell’apparente ossimoro “pornoerotismo” che si cela il senso della pornocultura. In relazione a una siffatta opzione, poco conta il grado di visibilità mediatica degli organi sessuali nell’ambito di un amplesso, così come è relativamente irrilevante quanto una scena libidinosa oltraggi o meno il senso del pudore: quello che ci interessa è piuttosto, al di là della trasparenza o dell’opacità dell’immagine, la sua propensione a innescare una macchina del desiderio, la capacità che ha di avviare un dispositivo voluttuoso, la misura in cui assecondi un istinto carnale grazie ad una inedita accessibilità agli strumenti del piacere, alla tecnologia e all’interattività. Il fatto, cioè, che su questo palcoscenico scalpiti o che in esso si origini una tensione pornoerotica, appunto.
 7) sentendo questa vostra intervista  la pornocultura è solo negativa ? oppure ha anche un lato positivo ?
 Per quanto ci riguarda, la pornocultura non è né negativa, né positiva. È il nostro ambiente comunicativo ormai assodato da decenni, a partire da luoghi e linguaggi che lo hanno preparato (pubbliciatà, videoclip, moda…), è la nostra scena estetica, è la nostra atmosfera. Si tratta di una condizione in cui, al di là del bene e nel male, un soggetto si sta consumando appannaggio di qualcos’altro, di una nuova carne di cui l’essere umano non è più il centro …




03/01/17

n 364 di Dylan Dog Gli Anni Selvaggi ( Barbara Baraldi - Nicola Mari ) + intervista a Barbara Baraldi


oltre  a  confermare    quanto    si dice    su questa bellissima ed rockeggiante storia  metto    qui ---- finalmente ci sono riuscito - era   fin dal suo esordio su Dylan Dog che volevo  fargliela ma  per    diversi motivi fra cui quello  della paura  d'assillarla  \ stressarla soprattutto quando aveva  lo stress   dei media (  mica  capita  tutti i  giorni che  una scrittrice  di noir   scriva  fumetti  specie per  Dylan  Dog ---    una mia intervista all'autrice Barba Baraldi ( sito ufficiale ) 


come  hai deciso  di  scrivere anche  per i fumetti  ?

Sono sempre stata un’appassionata lettrice. Ai tempi del liceo leggevo un libro alla settimana, principalmente narrativa, soprattutto classici. Ma è stato il fumetto il mio primo amore di carta. La mia passione per le “nuvole parlanti” proviene da lontano, quando ero una bambina e la mia curiosità mi aveva spinto a esplorare la soffitta di casa, dove trovai le collezioni dei tascabili di mio padre tra cui Alan Ford, Diabolik e Kriminal. Divorai tutte le storie in pochi giorni! Quando ho cominciato a scrivere romanzi, ho sempre immaginato le scene in maniera visiva, come fotogrammi di un film o come sequenze di vignette. Il fumetto, insomma, era il mio chiodo fisso, la mia ossessione. Sognavo un giorno di poterlo scrivere.
L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta

come è avvenuta la  tua decisione  d'entrare in Bonelli  ? scommetto che  hai deciso di mettere  in pratica  quello che  hai  fatto dire  a  Dylan : <<   (....)  credo che  aprirò  un'agenzia  investigativa   tutta mia  . Qualcosa  per i casi  disperati , quelli che non ascolta nessuno  .(...) >> ? 
Dylan Dog è stato il primo fumetto che ho comprato. Ho cominciato la collezione da adolescente, insieme a mio fratello. Io che ero timidissima e trascorrevo più tempo in compagnia dei libri che delle persone, trovavo in Dylan un amico che sapeva comprendermi, e… “mostri” che mi assomigliavano. Non ho mai smesso di leggerlo, e avere la possibilità di scriverlo è un privilegio e una grandissima emozione.

cuore  o mente  (   a me  sembra    almeno  da  le  due storie  di dylan dog  che   ho letto  , quest'ultima .   vista la  tua poliedricità   leggerò appena  troverò  il tempo  anche le altre cose  che  ha  scritto  )   ? 
Sono una persona piuttosto istintiva. La razionalità è fondamentale per scrivere una sceneggiatura, per evitare “buchi” e per assicurarsi di dedicare a ogni scena il numero giusto di tavole, ma ogni storia, per quanto mi riguarda, nasce sempre da un’emozione.

4) come ci si sente   a lavorare  in una casa  editrice  ed  un mondo quello del  fumetto  in cui le  autrici  donne  sono  rare ? 
Posso dirti che anche se apparentemente può sembrare l’opposto, sono un autentico maschiaccio, nella vita come nei rapporti di lavoro. Però auspico che in Italia sempre più autrici si dedichino al fumetto, con storie che credo siano in grado di spiccare per sensibilità e quel pizzico di cattiveria al femminile che non guasterebbe.

 qualcosa  d'aggiungere  , approfondire  , retifficare  ? 
Aggiungo un saluto a chi ci ha letto fino a qui. A presto!









04/01/16

Le ZeroSculture di Maurizio Petrucci



 Maurizio Petrucci Classe 1957, livornese,  è scultore e ceramista. All’attivo ha svariati premi prestigiosi ed è impegnato anche nel sociale, soprattutto in occasione della Giornata della Memoria. Eclettico, è anche un fan di Renato Zero di vecchia data, e molte sue sculture sono ispirate alle canzoni dell’artista romano. L’abbiamo intervistato. 
1) Qual è la tua formazione? 2) Ho frequentato l'Istituto Statale d'Arte di Pisa , dove mi sono diplomato Maestro d'arte nel 1976. La passione per modellare l'ho avuta sin da piccolo, quando usavo la mollica di pane impastata con l'acqua. Ho scoperto la ceramica al Villaggio scolastico di Corea, il mio quartiere di Livorno, dove ho poi insegnato la manipolazione dell'argilla ai bambini diversamente abili. Dal 1986 ho aperto il mio laboratorio LabroArte dove lavoro e insegno ceramica ai miei allievi. 3) Hai uno stile artistico preferito ? 4) Il mio stile è il figurativo. Cerco di rappresentare l'essenza di quel che osservo e sento , la vera identità dell'uomo che fa fatica a uscire fuori allo scoperto. Con l'argilla cerco di fermare un'emozione dandole forma nell'espressione di un volto. 5) Ti ispiri a qualcuno? Quali sono i tuoi soggetti preferiti ? 6) Cerco di interpretare il rapporto dell'uomo con la vita , il rapporto dell'Io con gli Altri, in un percorso che conduce al vero fine, la libertà. In questo le canzoni di Renato Zero sono per me una fonte inesauribile di emozioni e mi offrono spunti di riflessione e nuovi stimoli.



 7) Quando è nata la tua passione per Renato Zero ? 8) Incontrai Renato per la prima volta nel 1978 prima del concerto di Mina, mi piacevano i suoi testi per niente banali e molto veri. È un autentico osservatore. Mi ha spronato spesso a insistere nel mio lavoro, mi stima – ama in particolare “Ti lascio libera” - e questo mi riempie d’orgoglio. 9) Quali sono le tue canzoni preferite? 10) Ho cercato di mettere le sue canzoni in scultura, reinterpretando la sua poesia dalle prime canzoni : “L'equilibrista”, “No mamma no”, “Qualcuno mi renda l'anima”, “Manichini”, “Ho Dato”, “I migliori anni della nostra vita”. Ancora oggi , con i nuovi testi , mi sorprende sempre come la prima volta. Le mie Zerosculture e i miei dipinti di "Zero in ... Ceramica" sono un modo di ringraziare Renato per tutta la sua poesia e amore che ci ha regalato da sempre e che ancora ci dona. 11) A quale tua opera a lui ispirata sei più affezionato e perché? 12) All'ultima che ho fatto , “Il Principe dell'Eccentricità”. Di solito non rappresento direttamente Renato nelle mie sculture, ma le sue canzoni. In questa opera ho racchiuso la sua essenza.
 Giuseppe Scano












 

01/10/15

tornare indietro per andare avanti . intervista a Michele santoro di www.saperepopolare.com

Per la serie interviste oggi intervisto Michele Santoro, l'ideatore e fondatore di "Saperepopolare". 
   
Da una veloce visione del sito, ma soprattutto della pagina Facebook omonima, si comprende che si tratta di un «e-commerce che unisce lo spirito imprenditoriale del suo gruppo di lavoro ad una passione trasformatasi nel tempo anche in un obiettivo culturale strategico: descrivere i riti, le feste, le antiche tradizioni delle comunità italiane e delle minoranze linguistiche che vivono in Italia ma anche le idee innovative e "le buone pratiche" di vita». Lo scopo è quello di preservare «la "memoria" raccontando, nel contempo, l'Italia che cambia e di essere una finestra permanente sulla storia locale italiana e sui tanti "patrimoni" - materiali ed immateriali - presenti nelle comunità italiane e nelle culture "altre" che vivono in Italia». Per quanto riguarda invece gli aspetti di natura commerciale, Saperepopolare rivendica una sua originalità, quella di essere una sfida editoriale, «una scommessa affascinante, perché utilizza la rete e punta alle tecnologie del futuro per riportare in scena un passato che appartiene al mondo dell'antica sapienza popolare, prestando grande attenzione al momento in cui essa incontra la vita contemporanea e il pensiero dell'uomo d'oggi. Per questo motivo, accanto al classico libro nuovo e usato, (   www.sito   e la  pagina  fb  )   propone anche un catalogo selezionato di e-book, un grande assortimento di titoli in formato digitale continuamente aggiornato, dedicato a tutti gli argomenti della cultura ma che privilegia i prodotti di case editrici indipendenti». E c'è anche il finale col motto: "il "Sapere" non è mai stato così "Popolare"!  
Si potrebbe continuare a lungo nel descrivere Saperepopolare, ma è meglio dare la parola a Michele Santoro, il quale, tiene da subito a precisare che proviene dal mondo della ricerca, essendo "Cultore della materia" in "Teatro Sociale e di Comunità" all'Università di Torino.

1) Come  mai  questo  termine - Saperepopolare - di lontana memoria, ideologica tipica del XIX e XX secolo, secondo alcuni/e?
MS: In quel motto - "il "Sapere" non è mai stato così "Popolare"! - c'è un gioco di parole che svela un po' i nostri obiettivi: "Popolare" non solo in termini di "sguardo dal basso", ma anche di "diffusione" massima del "Sapere". Il riferimento, da questo punto di vista, è per nulla ideologico e tutto rivolto a capire come, in passato, si affrontavano (e spesso si risolvevano) i problemi, quelli di natura quotidiana, come il cibo, l'abbigliamento, le malattie, il lavoro, ecc. rapportandoli al presente. E non sempre il progresso ci offre soluzioni migliori di quelle che si individuavano nel passato. Insomma, utilizziamo il concetto di "sapere popolare" come una sorta di filtro storico per capire come siamo (mi riferisco alla popolazione italiana) cambiati nel corso del tempo. Con un occhio particolare alle tradizioni ed alle feste popolari, tra sacro e profano, ed anche alle popolazioni di lingua minoritaria che via via sono venute ad integrarsi con le persone nate nel nostro Paese.

2) Saperepopolare è nato da subito con l'intento di salvaguardare ed integrare le tradizioni popolari, come dichiarato al Gruppo AXA "Nati per proteggere" - ( https://natiperproteggere.it/it/storia/254/sapere-popolare.html - ) oppure   lo è diventato via via?
MS: Saperepopolare che, giuridicamente parlando, è un'impresa individuale, origina in effetti da un impegno si salvaguardia «delle identità  territoriali, in un'ottica di integrità nazionale». Ciò è stato mantenuto nel tempo, anzi si è riforzato, perché mettere in rete e tutelare le identità territoriali italiane meno conosciute e far conoscere, rendere visibile con la narrazione «prodotti tipici, ambiente, territorio, usi e costumi locali» ci è sembrata un'impresa entusiasmante. In seguito ci siamo sempre più convinti che la cultura popolare doveva essere intesa non solo come tradizione, ma anche come contenitore di buone pratiche di territorio, di buoni esempi che partono dal basso, dalla gente comune, e che
da  google.it 
possono diventare appunto modelli da imitare. Ma questa seconda strada non rinnega la prima, anzi la ricomprende in un obiettivo più ampio. Inoltre, ci siamo accorti che la ricerca sulla cultura popolare poteva essere un mezzo ottimale per accrescere il dialogo intergenerazionale. La realtà di «ieri» e dell'«altro ieri» poteva cioè essere riletta e consegnata (“tradendo”, nel senso filologico di trasmissione, la tradizione) ai futuri giovani testimoni e «costruttori» di nuove memorie. Di qui l’idea di sviluppare il nostro lavoro, principalmente su due piani pratici: 1- creare e far crescere una sorta di giornale telematico innovativo, aperto alla collaborazione di tutti; 2- editare una collana di libri in formato digitale di immediata e facile fruizione. Ci stiamo impegnando per mettere in pratica questi nostri due percorsi. Ma non ci fermiamo qui. Andremo avanti anche su altre strade, come spiegheremo dopo, rispondendo a un'altra domanda.   3) Come distinguere la vostra missione di recupero e integrazione fra tradizioni e modernità senza scordarsi chi siamo stati e cosa eravamo come folklore? 
MS: Occorre precisare da subito che, né nei nostri scritti del Blog, né come categoria di classificazione nel catalogo libri, usiamo il termine folklore, parola piuttosto ambigua. A parte la connotazione svalutativa che esso ha assunto, finendo per indicare aspetti più che altro "turistici" (si pensi all'opposizione tra gli aggettivi "folklorico" e "folkloristico"), in Italia - a partire dall'opera di Alberto Mario Cirese - l'oggetto di studio di questa disciplina è stato sostituito da "Demologia" e, negli insegnamenti accademici, da "Studio delle tradizioni popolari". Più propriamente si parla, con Cirese, di "Demologia, come lo studio dei "dislivelli interni di cultura", cioè dei comportamenti e delle concezioni degli strati subalterni e periferici di una società rispetto a quelli egemonici. Ora, noi ci siamo posti il problema di come aggiornare gli studi demologici alla contemporaneità.



fiera  del tappeto di Mogoro edizione  2015  foto mia  
Ci ha molto suggestionato l'idea dell'antropologo Pietro Clemente, che nei suo scritti parla della necessità di fondare una "Antropologia dell'Italia". Abbiamo ritenuto la sua una necessità e ci sentiamo in cammino in questo solco di studi. Si tratta di un contesto culturale ampio e ricco, che ci permette di lavorare sull'Italia a tutto campo: da come si sono trasformati i comportamenti e le visioni del mondo delle persone, a come sono cambiati i territori e i loro abitanti dal punto di vista socio-economico, a quella particolarità che l'Italia presenta in ambito museale, rappresentata dai "Musei etnografici", molti dei quali nati per iniziativa privata di singoli cittadini, ma talvolta anche grazie all’impegno degli enti locali e delle pro-loco. La crescita numerica di questi musei, particolarmente negli ultimi due decenni del Novecento, è stata talmente rapida e diffusa che il nostro Paese può, a buon ragione, essere definito come la nazione con più musei etnografici al mondo. 

4) Non c'è il rischio che recuperando le proprie tradizioni si passi - come la lega ed altri - a posizioni d'identità chiuse e di xenofobia ed  pensiero unico dominante? O  peggio come  




MS: Su questo argomento siamo chiari e rigidissimi. Noi studiamo le tradizioni italiane più antiche con obiettivi storico-antropoligici. Non ci sono indicazioni di valore. Siamo convinti che le aree geografiche, chiamamole "territori" per maggior semplicità, abbiano specificità e tipicità (pensiamo al cibo) proprie, ma tenendo sempre conto di questa considerazione: la diversità serve unicamente per confrontarsi, al di là di ogni eccessivo e "talebano" campanilismo. E quanto più si è diversi, per abitudini di vita e di pensiero, più c'è da imparare da chi ci sta di fronte. In un'ottica di curiosità, oltre che di civile convivenza, principio che non va mai messo in discussione.  

5) Quali sono i vostri progetti per il futuro, visto che nell'immagine di copertina della pagina Facebook si legge: "Progetti per lo sviluppo di comunità"?

MS: Già Saperepopolare si manifesta, mediante il Blog, come un osservatorio culturale partecipato per promuovere lo sviluppo di comunità, affinché la specificità dei diversi territori possa diventare sempre più un patrimonio comune da far conoscere, valorizzare e tutelare. Di più, nel corso degli ultimi mesi, abbiamo maturato la decisione di calarci sul territorio, promuovendo progetti concreti da proporre ad Amministrazioni locali ed a Associazioni rappresentative, come ad esempio le Pro Loco. Detto in poche parole - poiché il progetto è molto lungo e articolato - si tratta di coinvolgere (e far partecipare) i cittadini di un determinato centro abitato o borgo nella scrittura di una "nuova storia" dei loro territori, quella che rappresenta la contemporaneità, ovvero l'epoca in cui vede come protagonisti quegli stessi cittadini. Inviteremo i testimoni privilegiati (in genere le persone più anziane, ma non sempre è così) del borgo a raccontare storie legate ai luoghi simbolo dei loro territori e poi utilizzeremo queste narrazioni come materiali fruibili attraverso strumenti della moderna tecnologia come i codici QR. Ma il progetto è ancora "work in progress...". Come si suol dire, "prossimamente su questi schermi..."

10/07/15

Intervista ad Alina Rizzi autrice di Pelle di Donna


per la serie  interviste  ai  compagni di viaggio  \  di strada  oggi  è la  volta  dell'affabulatrice  e poliedrica  Alina Rizzi   come dimostra  la  sua bibliografia  ed  i suoi lavori  ( qui sul suo blog maggiori dettagli ) 

Alina Rizzi è nata a Erba (CO). Giornalista dal 1991, ha scritto articoli e servizi per i seguenti periodici: Cosmopolitan, Tuttodonna, GrandHotel, Cavallo Magazine, Lo Sperone, Argos, Maxim, 20Anni, Essere e Benessere, Comogolf, Natural Medicine, Trentadì, Il Corriere di Como, Marea.
Giornalista pubblicista dal 1991, si dedica da sempre a realizzare iniziative rivolte alla valorizzazione del mondo femminile. Attualmente collabora col settimanale F e il mensile Natural (Cairo Editore). Per  contatti oltre il  suo blog  citato sopra nelle righe  precedenti    e il suo account facebook  la potete  trovare  a questo indirizzo email  :  alinarizzi67@vodafone.it.
Ora poiché  non sta bene  iniziare  dall'ultima opera  Pelle  di donna  ( per  la  casa   editrice Bonfirraro  editore Viale Signore Ritrovato  5 94012 Barrafranca (EN) che  potete   trovare 

Telefono: (+39) 0934 464 646 oppure  via   email   info@bonfirraroeditore.it o  al  sito   web Sito:    )
ovviamente  si parlerà anche dell'ultimo  libro )  un intervista   a  tutto tondo . 

Scelta  un po'  dura  come titolo  del  tuo  ultimo libro,  puoi spiegarci  da  dove  deriva   la scelta  ?
PELLE DI DONNA perché le storie vere che racconto in questo libro hanno lasciato profonde cicatrici nell’anima di queste donne e quando si rischia molto ci si gioca la pelle. E’ un modo di dire che rende subito l’idea del pericolo attraversato.

Cosa  proponi  oltre  a raccontare  come   in pelle di donna   storie  di donne che   hanno attraversato il dolore della coercizione, dell'esclusione, della violenza fisica e psicologica, quasi sempre perpetrata da uomini. Perchè   queste (ma   anche  quelle  che    quotidianamente    subisce  simili situazioni  )   donne non devono essere dimenticate, perché come loro ce ne sono centinaia di altre, che solo uscendo dal buio e dall'anonimato, possono forse ritrovare un po' di giustizia. E di serenità  per  eliminare  o  secondo alcuni ridurre   (perchè secondo me  non si    sconfiggerà mai )  la piaga del femminicidio  ? Credo che le leggi adatte per proteggere le donne esistano ma non siano fatte rispettare, molto spesso. Su questo c’è da lavorare. Inoltre l’applicazione di pene più severe funzionerebbe sicuramente da deterrente contro questi crimini.

In quanto  già a  14\15  si sono già  formati  i pregiudizi , ed  i primi atti  di bullismo    e  le  prime  forme  di  omofobia ,   di sessismo  (  quello che un tempo si chiamava maschilismo  ) ed  i pregiudizi  che portano al : razzismo  , .al l femminicidio e  allo stalking    molti propongono d'intervenire  nel spiegare  \insegnare la convivenza    e la  tolleranza  (  ovviamente  critica  da  non confondere  con quella  passiva   )  fino  dalle scuole  materne  per   spiegare  le tematiche  ( ed  eventuali antidoti  \  anticorpi  per  evitare e   ridurre al minimi termini  visto che l'odio e la paura  non si posso  mai cancellare  \  rimuovere )  che  hai    trattato nei  tuoi libri ed  in particolare    nel  tuo ultimo libro . Tu cosa ne pensi  ?

Sì, credo che l’educazione al rispetto delle donne debba iniziare dalla più tenera età, dalla scuola materna. E debba rivolgersi ai maschi come alla femmine. Non dobbiamo scordare che, ancora oggi, sono soprattutto le donne che allevano i figli, quindi sono le prime che devono chiedere agli uomini di domani di non avere pregiudizi e atteggiamenti violenti. L’esempio, comunque, resta la più efficace forma di insegnamento.

visto che spesso le donne che hanno subito ingiustizie e violenze si aprono principalmente con una giornalista donna immagino che non hai avuto difficoltà a farti raccontare tali fatti

Non credo che la disponibilità a raccontarsi dipende dal sesso del giornalista, quanto piuttosto dalla sua sensibilità e capacità di empatia. Non è facile raccogliere testimonianze così dolorose, mi rendo conto che le mie domande rischiano di riaprire ferite non sempre cicatrizzate del passato, ma h



Cambiamo argomento ma  parlando  sempre   di  te visto che  ti sei   e  ti occupi di erotismo  ( anche  giustamente   hai fatto notare http://www.oltreilgiardinoonlus.it/da-scrittrice-erotica-ad-arteterapeuta-intervista-ad-alina-rizzi/     e   si  nota  dal  tuo   blog    che  ti va  stratta   ed  limitativa  la definizione  di  scrittrice  erotica  )   come  vedi  l'aumento  della fruizione della pornografia da  parte  delle  donne  legalizzare la prostituzione quindi abolire la  legge  Merlin  è un bene o  un  male ?

L’uso di pornografia da parte delle donne non mi stupisce: penso sia un interesse legittimo e privato, da rispettare senza tanti sbandieramenti.
Per quanto riguarda la legalizzazione della prostituzione non vedo soluzione facili all'orizzonte: non mi pare che nei paesi dove la prostituzione è legale sia scomparsa la tratta, lo sfruttamento e la violenza sulle donne che fanno questo mestiere.


  usi di  più   sia  nello scrivere  \  intervistare     e  nelle  tue  opere  il cuore  o  la mente  ? oppure per  non essere d'assente le  usi  entrambi  ?

Scrivo per passione, che nasce da mente e cuore, secondo me.


Esiste o non esiste la  teoria  del gender ? 

Non è una teoria è un dato di fatto. Uomini e donne appartengono a due generi diversi e hanno quindi caratteristiche diverse. Vogliamo ancora negarlo? E’ ridicolo.


Come  mai  nelle tue  interviste  intervisti solo donne  e  anche  di  uomini  ? 

Intervisto le donne perché mi interessa l’universo femminile in tutte le sue sfumature. Sono felice di dedicare il mio tempo e le mie competenze a chi, da sempre, ha avuto meno possibilità di espressione personale.


Non hai  mai , almeno   da  quel poco che ho letto  visto che ti  conosco  da poco   raccontato  o intervista   pornostar  o porno dipendenti  (  ce  ne  sono kma  ri mangano  sommersi   in quanto provano più vergogna  degli uomini  )   femminili ?
Non mi è capitato di incontrare donne interessate a condividere la loro storia intima e personale. E il superficiale o l’apparenza non mi interessa.



 non so  più  che   cosa chiederti    se  vuoi aggiungere   o rettificare  qualcosa  o magari  lasciarci    un estratto   dal  tuo  ultimo libro o libro precedente   finiamo qui  Bene, grazie, ti mando a parte un racconto tratto dal mio libro PELLE DI DONNA.

LAPIDATA  

Giulia era mia figlia. Aveva trent’anni, era bella, solare, intelligente. Si era laureata in psicologia,aveva un buon lavoro alla Unicredit di Sassuolo.Dopo sette anni di fidanzamento, nel 2005 aveva sposato Marco, impiegato in un ufficio tecnico di progettazione di impianti elettrici. Giulia non pretendeva troppo dalla vita, era una ragazza senza grilli per la testa. Voleva una famiglia, dei figli, fare qualche viaggio. Io desideravo per lei solo la sua felicità.Era la mia bambina. Ma un freddo sabato sera del2009, senza alcuna ragione al mondo, suo marito l’ha uccisa. L’ha attirata nel garage dei suoceri come in una trappola e forse non le ha dato neppure il tempo di aprire bocca per parlare, per chiedergli  spiegazioni. L’uomo che lei amava da dieci anni ha  lapidato la mia bambina. Per sette volte ha infierito su di lei con un grosso sasso, le ha spaccato la testa, poi l’ha caricata in auto, è arrivato sulle sponde alte del fiume Secchia e l’ha gettata di sotto, come una bambola di stracci, come volesse ucciderla per la seconda volta, lasciandola tutta rotta sulle rocce appuntite bagnate dal fiume. Ma Giulia non era un pupazzo, Giulia era una donna, Giulia era mia figlia,e lui l’ha massacrata.Erano circa le ventitre dell’11 febbraio 2009, io e  mio marito eravamo già a letto, era inverno e faceva freddo. All’improvviso squillò il telefono. Mi alzai  con un balzo e corsi a rispondere. Era mio genero Marco, che mi chiedeva se Giulia era con noi. Mi parve una domanda assurda. Perché doveva essere a casa nostra? Lui disse che era uscita, che non rispondeva al cellulare, che avevano litigato al telefono.Questa non era una novità. Ultimamente non andavano d’accordo e mia figlia era molto triste e delusa,però ancora sperava di ricucire il rapporto. Tant’è vero che solo un paio di settimane prima, un sabato nel primo pomeriggio, venne a casa nostra con una piccola borsa, affranta per come l’aveva trattata il  marito e ci raccontò tutto. La sua infelicità, il fatto  che lui non voleva più avere figli, che probabilmente non la reputava in grado di essere una buona madre.Era stanco di lei e glielo aveva gridato in faccia.“Mi stai chiedendo la separazione?” aveva domandato Giulia incredula.“No, per adesso no”, le aveva risposto il marito. “Se esco da quella porta non mi rivedi più”, gli aveva risposto mia figlia, sperando dimostrasse unpo’ di rimorso o di preoccupazione. Invece lui non battè ciglio e, in seguito, disse ai giudici che dormì  bene quella notte, senza la moglie in casa. Infatti  non la fermò quando lei uscì per venire da noi a sfogarsi  piangendo.“Marco non mi vuole più”, singhiozzava.Rimase a casa nostra per quella notte, ma il giorno dopo volle tornare da lui. Disse che voleva cercare una riconciliazione, che dovevano spiegarsi, che non poteva finire così. E per qualche giorno riuscì a rappezzareil matrimonio. Almeno così noi credemmo.Ma la notte del 23 febbraio Marco, al telefono, era ansioso, parlava trafelato e l’ansia mia e di mio marito cominciò a crescere di minuto in minuto. Marco  ci chiese di andare da lui, di aiutarlo a cercare Giulia perché aveva un brutto presentimento: lei aveva lasciatoun biglietto prima di andarsene. Il cuore cominciò a martellarmi nel petto, idee confuse mi attraversavano la mente. Cosa stava tentando di dirci mio genero? Che genere di biglietto aveva trovato?Riattaccai e iniziai a chiamare Giulia sul cellulare e  a lasciare messaggi imploranti.– Giulia, rispondi, cosa sta succedendo?– Dove sei tesoro?– Fatti sentire, per carità!Stranamente, lei sempre così sollecita nelle risposte,non rispondeva. Ci vestimmo in fretta per correrea San Michele Dei Mucchietti, dove Marco ci attendeva. Le ciabatte di mia figlia erano lì nell’ingresso e Marco prese a recitare la sua “pantomina”. Fu lui  stesso a definire in questo modo la sua recita, durante  il processo. Ci mostrò il biglietto, in cui Giuliadiceva di non aver più motivo di esistere, e per  quanto mi sembrasse folle quell’ipotesi, cedetti all’angoscia  e insieme a mio marito ci precipitammo a  cercarla fino a Sassuolo, avanti e indietro sulla strada. Per fortuna ci fermarono i carabinieri di Petrignano, per un normale controllo, e noi raccontammo  i fatti. Era presto per dichiarare una persona scomparsa ma decisero di aiutarci e presto ci mandarono  a casa, dicendo che avrebbero fatto delle ricerche. Rincuorati per il loro sostegno seguimmo il consiglio, con la speranza di ricevere presto buone notizie. Invece, tutto precipitò. Verso le tre di notteudimmo un’auto entrare nel cortile e corremmo alla porta, quasi certi che fosse nostra figlia. Ma erano i carabinieri e portavano la più tremenda delle notizie: Giulia si era davvero suicidata, e il suo corpo era stato trovato sulle rocce che circondano il fiume Secchia,  in un punto in cui le sponde sono alte quindici metri. La terra mi franò sotto i piedi, sentii che il mondo crollava, che non c’erano più speranze. Mia  figlia era morta.Seguimmo i carabinieri in caserma, dove rilasciammo le nostre dichiarazioni: eravamo costernati.Uscendo incrociammo mio genero che non ci degnò  di uno sguardo: era un pezzo di ghiaccio. La mattina  alle otto decisi che dovevo chiamare Elena, la sorella  di Giulia, e informarla dei fatti, ma lei non volle credermi.Disse che la sera prima era stata un’ora al telefono con Giulia, che era felice perché alle venti doveva  incontrarsi con Marco: lui dopo tanto tempo  l’aveva cercata per stare un po’ insieme. Anzi, l’aspettava nel garage dei suoi genitori, perché doveva mostrarle una cosa. E Giulia, sorpresa per la richiesta  del marito, aveva ipotizzato che lui volesse consegnarle  il regalo che non le aveva fatto a Natale. Era  impaziente, eccitata, non poteva essersi uccisa! Infatti, c’è persino un sms a provarlo, scritto da Giulia  al marito alle diciannove e venti di quella sera: «Ciao  amo’! Come sei messo? Io sono appena rientrata.Stasera preferisci mangiare in casa o vuoi che ti passi a  prendere e andiamo a mangiare  qualcosa  insieme? X me è  uguale».Elena raccontò tutto ai carabinieri, i quali già nutrivano  dei sospetti, avendo trovato tracce di sanguee un orecchino di mia figlia vicino al ciglio del fiume.Grazie alla deposizione di Elena si precipitarono nel garage dei genitori di Marco e anche lì trovarono altre tracce di sangue. Nel giro di ventiquattro ore l’uomo fu arrestato, e poiché le prove erano schiaccianticonfessò l’omicidio dichiarando: “ Una volta  arrivata all’interno del garage dell’abitazione dei miei genitori, la discussione è degenerata in un vero e proprio litigio. Preso da un improvviso raptus d’ira, vedendo vicino a me un grosso sasso grigio, che nonso neanche perché si trovasse lì, lo afferrai con la  mano destra e colpii violentemente il capo di mia  moglie. Lei cadeva a terra e io mi sono buttato su di  lei colpendola più volte, tanto che nell’impeto ho colpito la mia mano sinistra ferendomi. L’ho colpita  fino a quando non ha smesso di respirare…” È stato tremendo ascoltare queste parole, ma nel contempo ero sollevata: la giustizia avrebbe seguito  il suo corso. Invece mi sbagliavo. Le cose non sono andate come speravo per quell’uomo che, pur essendo  reo confesso, fu così abile, gelido e astuto da far credere ai giudici di aver uccido per gelosia, convintodi essere tradito dalla moglie. Ma mia figlia  non poteva essere lì a difendersi e Marco sì invece,pronto a recitare la parte del marito ingiustamente  maltrattato, della vittima, nonostante lui sì aveva un’amante, che chiamava “Volpe”, a cui scrisse un sms subito dopo aver confessato il crimine per informarla che non poteva più tornare da lei. E sebbene non esista più il reato di adulterio, il delitto d’onore,la realtà dei fatti ha poi dimostrato che un uomo che convince i giudici di aver lapidato la moglie per gelosia,riesce in qualche modo a farla franca, cioè ad  ottenere uno sconto di pena, fingendo di aver agito accecato dal dolore e dall’umiliazione procuratigli dalla compagna e non con determinata e lucida premeditazione.Per me questa non è giustizia. Perché mia figlia è morta massacrata dall’uomo da cui desiderava un bambino. Vorrei che qualcuno mi spiegasse  che senso ha tutto questo.I giudici non hanno saputo farlo. 

Concludo    confermando   da  questa  breve  chiacchierata  e  post   che  ha  scritto pere  il nostro blog    e   quanto dice   sulla  bacheca  la sua utente  e lettrice
Grazie Alina Rizzi , per avermi permesso di esprimere le emozioni che hanno evocato i tuoi racconti nella analisi introduttiva.
".....la "pelle delle donne", che separa e unisce le differenti sensorialita', spesso intermediaria di un dolore che procura comunque un sentimento di riappropriazione di sé stesse, incatenate come sono a corpi che sembrano inadatti al piacere , disaffezionati, disabitati, interni svuotati completamente dell'aggressivita' necessaria per qualsiasi affermazione di sé. ..." 😻


buona lettura e alla prossima

29/03/15

Alcune domande all’autore di “Pensiero Riflesso” Cristian A. Porcino Ferrara

Leggendo   sia  l'intervista    citata  sotto (  che trovate  qui in un mio precedente post  )  e  alcune recensioni su questo libro   mi sono  venute delle  curiosità  che ho rivolto all'autore   . Ecco le sue  risposte

1) Il tuo ultimo libro  "Pensiero riflesso. La filosofia come la vedo io" ( in vendita su Amazon) è da intendersi  un libro  egocentrico,  dedicato a se stesso come  i Dialoghi con Leuco'  di Cesare Pavese  o Lettere a Lucillo di Seneca?  O  è un libro corale,  socratico  come sembra  di capire  da  quanto dici  in una recente  intervista:  << Il libro di un filosofo sulla filosofia. Al giorno d'oggi, un'impresa rischiosa, persino azzardata... «Beh, a 34 anni   posso pure permettermi di scrivere un libro senza dover pensare necessariamente al tipo di pubblico che lo leggerà. Sono stanco d’inseguire qualcuno. Volevo raccontare la filosofia così come l’ho percepita io. Credo che dietro questa splendida disciplina ognuno di noi può facilmente trovare un terreno fertile per raccogliere validi spunti riflessivi. Quando ho deciso di scrivere questo libro non mi sono posto il problema di chi lo avrebbe successivamente pubblicato. È da un pezzo che non mi pongo più simili domande. Non l’ho nemmeno proposto alle case editrici tradizionali >>

«I libri non si devono spiegare ma leggere, motivo per cui non posso definire in alcun modo il mio ultimo lavoro. In quel passaggio da te citato, non mi riferivo al tema trattato nel libro, bensì all’attuale condizione in cui versa l’editoria italiana. Io sostengo che non c’è molto spazio per gli scrittori indipendenti che non tentano di ammorbare il lettore, e di conseguenza il mercato, con le solite paccottiglie di pornografia splatter spacciata per erotismo raffinato. Nel senso che: o questo spazio te lo prendi senza alcuna concessione, oppure diventi servo del sistema vigente! Il mio libro racconta la filosofia con un linguaggio narrativo, poco accademico. Il testo si rivolge a chiunque desidera accostarsi ai temi della nostra esistenza senza pregiudizio o antichi retaggi culturali. Non ho un pubblico di riferimento, semplicemente perché non mi occupo di foraggiare i gusti della massa. Per intenderci non scrivo un tanto al chilo o  su commissione. Io sono un filosofo e guardo al mondo e all’essere umano nella sua completezza. Inoltre ogni autore ha il sacrosanto diritto di scrivere ciò che vuole senza dover pensare alla tipologia di lettore che si accosterà all'opera. Proprio per questo non propongo più alle case editrici tradizionali i miei lavori. Tale  discorso vale soltanto in Italia, in quanto ho la fortuna di aver incontrato un editore americano che ha tradotto la mia opera in inglese e l’ha distribuita in Usa, Canada e Inghilterra senza chiedermi un centesimo. Dunque perché sprecare del tempo con case editrici che non desiderano accostarsi a qualcosa di non omologato? Grazie ai diversi attestati di stima che ricevo quotidianamente dai lettori e dai giornalisti, mi sento lusingato per aver effettuato la scelta più giusta. Tengo molto  a questo mio lavoro e i risultati mi fanno ben sperare» . 


2) Tu  giustamente  parli di contaminazioni   tra  la filosofia   e le arti  ed il mondo circostante ( 
http://solferino28.corriere.it/2012/09/26/perche-ha-senso-iscriversi-a-filosofia-anche-per-trovare-lavoro )  Infatti è  evidente che  nei secoli,  ed  in particolare  a partire dal primo decennio del  XX secolo,  la  filosofia si contamina  con altri mezzi di comunicazione. E quindi anche  in cartoni animati,  vedi gli studi  sui  Simpsonshttp://goo.gl/kLFIYf ) su South Parkwww.amazon.it/South-Park-filosofia-R-Arp/dp/8876383581 )  e  i  fumetti,  come  la  prima  e  la seconda  serie   di Orfani della Bonelli o  "  la filosofia di Paperino  " di  Guido Giorello - Tito Faraci (  soggetto e sceneggiatura)  - Silvia Ziche  ( disegni  )  in   topolino  n 3054  Speciale  Paperino  . Ma   come   hai detto  tu   anche  con  i  cantanti  e  nello sport. Ma   non c'è  il rischio   che  : <<  (....)   Un artigiano di scoop forzati scrisse che Weimer già si scorgeva \e fra biscotti sponsorizzati videro un anchorman che piangeva.(...)   >>  Guccini “Nostra  signora dell'ipocrisia”  (www.testitradotti.it/canzoni/francesco-guccini/nostra-signora-dellipocrisia).


«Il sapere è diventato ormai prerogativa di determinate caste. Per ogni argomento o dibattito televisivo si convocano in studio solamente docenti universitari, giornalisti che scrivono per i settimanali e quotidiani più importanti del paese, e così via. Poi ci sono i nomi famosi che mettono soltanto la firma tanto a scriverlo, nella maggior parte dei casi, ci pensa  un ghostwriter, oppure uno scribacchino che si presta al gioco incassando una bella somma.
Ma ritornando a noi i discorsi filosofici non sono qualcosa di morto. La Filosofia è vita. Se si guarda bene la filosofia si cela dietro ad ogni cosa. Occorre soltanto osservare con molta attenzione, senza i soliti paraocchi che questa società tenta di metterci per deviare l’attenzione su altro. A mio avviso l’ipocrisia sta nel mascherare determinate verità per poi camuffarle da scoop e propinarle al volgo. Se esiste un messaggio sincero e vero poco importa che  a svelarlo sia uno scrittore o un cantautore o un fumettista.  Conta il risultato finale. Comunque in “Pensiero Riflesso” mi occupo anche  di sport e di certi fenomeni di violenza che si verificano negli stadi. Nel testo, ad esempio, racconto di essere un sopravvissuto della strage di Heysel e molto altro».

3)  Ritornando al discorso di prima, in  che modo  e  come  vedi la  filosofia  nello sport  che  vada oltre il classico  motto   di  Pierre de Coubertin  l'importante  non è vincere   è partecipare  o il film http://it.wikipedia.org/wiki/Running_-_Il_vincitore?


«Come dicevo esiste una filosofia dello sport che non si discosta molto dall’etica del rispetto del proprio avversario. In “Pensiero Riflesso” porto come esempio pratico Alessandro Del Piero. La mia riflessione si concentra soprattutto sullo sport che seguo personalmente, il calcio. Anche in questo caso rimando inevitabilmente alla lettura del testo perché un tema così delicato non può essere liquidato in due parole. Altrimenti si corre il rischio di apparire superficiali e populisti. Quindi vi consiglio la lettura dell’apposito capitolo».

Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget