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12/08/19

a volte dalle provocazioni nascono dibattiti interessanti il caso della mia discussione con una vegana steineriana



 di cosa    striamo parlando  

Costruttori di futuro: tre realtà giovani del settore agro-alimentare raccontano come sia possibile coniugare valori e business. Un progetto di Istituto Oikos, un'organizzazione no profit che da oltre 20 anni si impegna a proteggere foreste, acqua, suoli, ambienti marini e fauna in Italia e nel mondo.



Valentina ha 25 anni e subito dopo il diploma ha preso le redini dell'azienda di famiglia. Si occupa di maialini neri, animali allevati da quattro generazioni secondo le direttive del bisnonno: tenerli solo allo stato brado, lasciarli pascolare in libertà dentro al parco dei Monti Sibillini, in Umbria.

   che  si differenzia  da questo qui sotto 

Avviso  ⚠️ per  i sensibili    di stomaco ed  emotivi 








  ho  proposto    come provocazione  alla mia amica  Cinzia Barillaro  (  alcuni  di voi la   conosco per  un intervista    che li feci tempo   fa       per il blog  )  , la  storia  che  trovate  sopra   chiedendone  il  suo parere   da li è nata questa interessantissima discussione   che ha  arricchito entrambi  in particolare  me  .  e confermandomi ulteriormente   che non tutti   i  vegani e  vegetariani sono  modaioli  e   irrispettosi  verso "  i  carnivori "  (   anche  se     per la verità lo sono poco per motivi di salute  ) e   a vedere   anche  un altro lato della  teoria   steirneriana  che   consideravo    solo ed  esclusivamente come   astrusa . Ebbene  da  tale  provocazione  n'è  nata   una interessante  discussione   che  sotto , con il permesso  \  autorizzazione di Cinzia  riporto  

a molto pensare. Questo modo di allevare mette in risalto il dramma e ripropone il quesito: si può allevare a fini alimentari animali "felici"? Queste creature conosceranno il coltello. I sopravvissuti affrontano i lutti dei loro cari scomparsi. E non ha nulla a che vedere con la naturale perdita che le popolazioni di suini selvatici subiscono a causa delle attività predatorie di animali cacciatori. In quel caso (proprio come dice la giovane simpatica allevatrice) i maiali attivano strategie protettive per i piccoli e i loro cari; possono decidere se affrontare il pericolo o fuggirlo, scegliere quale soluzione adottare e dunque ad ogni attacco predatorio c'è sempre speranza di sopravvivenza, i giochi non sono chiusi. L'allevamento alla fine chiude i giochi in una maniera ineluttabile, tutto finisce in un luogo innaturale , in seguito a deportazione, incanalamento in delle strutture innaturali, attese forzate, vie di fuga zero, possibilità di ingegnarsi e gradi di libertà annullati; questo sì provoca una sofferenza e un terrore davanti ai quali gli animali (noi umani compresi) non sono sorretti da alcun conforto naturale. Oggi l'etologia cognitiva non ci dà scampo, gli studiosi hanno evidenziato come i suini (ma anche tutte le altre specie animali) meritino di essere conosciute non per le loro interiora, ma per la loro interiorità. L'etologia riconosce anche il valore dell'individuo al di là delle caratteristiche di specie per cui ogni individuo possiede una personalità specie specifica.
E tu cosa ne pensi?

Cara Cinzia Barillaro lo so che non è bello , ma l'alimentazione umana è fatta ( o almeno dovrebbe essere quella sana e naturale  non industriale   ) di un equilibrio di tutte le sue  componenti :  carne , pesce e loro derivati uova formaggi , ecc.  che oggi  a causa  dall'industrializzazione selvaggia e  dall un alimentazione " modaiola " e mediatica vedi il film https://it.wikipedia.org/wiki/Fast_Food_Nation_(film) ,   i  social , ecc   è messo sempre più in discussione  e  ne porta  all'abuso  e non rispettato ed che prova a rispettarlo viene bollato come sovversivo e strampalato.
Risultati immagini per the fast food nation film Infatti il voideo da te  postato  (  vedere    sopra  )   e  uno  dei motivi  per  cui   mangio  pocchissima  carne pochissima carne , specialmente quella ( salvo che non vada in ristorante o i falsi agriturismo o amici \ conoscenti carnivori o sagre \ feste locali ) che non sia d'allevamenti intensivi \ industriali , e in cui l'animale soffre e vive stressato , dove L'industria della carne investe miliardi in pubblicità ingannevoli e l'unico modo che abbiamo per diffondere la voce di questi animali è il passaparola. È un mezzo potentissimo, ma dovremo essere in tanti: consiglia ora questa petizione ad almeno 5 amici ed invitali a fare lo stesso per dare voce agli animali!"ed imbottito di medicine ed altre sostanze per accelerarne la crescita. Ma , almeno per me che sono nato e cresciuto in una regione del sud ( anche se da tutti\e non è accettata tale localizzazione e la sardegna inserita fra il centro italia o le isole ) dove la vita dell'uomo era legata ai riti della terra e della campagna , gli stazzi ( https://it.wikipedia.org/wiki/Stazzo  e  dei  i primi post  di questo  blog  ) ovvero un economia ed alimentazione auto prodotta cioè di sussistenza ed dove ancora è molto forte la pastorizia ed l'allevamento non intensivo di pecore e capre ed l'industria casearia . E dove i maiali venivano fino a 30 anni fa ( poi il diffondersi della peste suina o portato un cambiamento nel modo di allevarlo passando da un modo autartico \ artigianale a un modo industriale ) venivano allevati come l'articolo che ti ho mandato . Che purtroppo gli animali soffrono sia in uno che nel second caso , ma nel caso intensivo di più nel secondo di meno .

Cinzia Barillaro
Giuseppe Scano, capisco benissimo, certo. In verità non è affatto necessario mangiare carne e latticini, cibi che l'Organizzazione Mondiale per la Salute ritiene pericolosi, dati tratti da studi su intere popolazioni umane. Io non ne mangio da decenni e sto bene, almeno per ora 😄 In ogni caso penso sia già un grande passo pensare, pensare cambia radicalmente il vecchio sistema

Credo  che   dovrò anche  se    non so    come    a  non mangiare  carne ed pesce   ed  i suoi derivati  (  cosa  che    sto  facendo  anche     se temporaneamente   per  problemi di salute  con i formaggi ed  il latte )





Per chi volesse approfondire l'argomento tratto 
 Altri esempi simili   a   quello citato  presi da  repubblica   e diucui trovate maggioriu dettagli  sul sito  http://www.costruttoridifuturo.org/

10/08/19

si può tifare anche con il cuore .Il tifoso sassarese, 67 anni, ha perso del tutto la vista quando ne aveva otto. «Da 15 anni non salto un match in casa. Mia moglie è la mia audioguida vivente»

Generalmente     quando si parla    di sport   per  disabili    viene  dato  spazio  agli atleti   e  alle  competizioni  e  viene  ignorato  o relegato  solo  a mero  fatto di cronaca     che  esistono  anche  i tifosi   con   handicap  . Ecco questa   storia  (  magari chissà  quante   ce   saranno, che  finiscono  ai margini  )  tratta  dalla  nuova  sardegna  del 9\8\2019


Gianfranco e la Dinamo: la partita la vedo col cuore


Il tifoso sassarese, 67 anni, ha perso del tutto la vista quando ne aveva otto. «Da 15 anni non salto un match in casa. Mia moglie è la mia audioguida vivente»

SASSARI.
«Una premessa». Prego. «La cecità non mi ha impedito di condurre una vita piena e felice. Ho lavorato per 32 anni in un istituto bancario, mi sono sposato, ho un figlio che adoro». E poi? «Poi sono uno dei tifosi più accaniti della Dinamo. Da 15 anni non mi perdo una partita in casa. Anche quest’anno ho rinnovato l’abbonamento per me e per mia moglie, sono sicuro che il Poz ci riserverà delle belle sorprese».Gianfranco Cau, sassarese, ha perso completamente la vista da quando aveva otto anni, a causa di un glaucoma. Oggi, a 67, a dispetto della sua cecità, è sempre sulle gradinate del palazzetto a gioire – o disperarsi – per la sua squadra del cuore. Al Pala Serradimigni il suo posto è sempre lo stesso, da 15 anni: numero 366, quinta fila, in tribuna centrale. Accanto a lui, al 367, siede la moglie Maria Rita, anche lei tifosissima («forse più di me») che gli racconta la partita («È la mia audioguida vivente»). «Il nostro è un matrimonio che funziona sotto tutti i punti di vista – scherza Gianfranco – Rita è la mia coach, forse è anche meglio di Pozzecco».
L'immagine può contenere: 2 persone, persone che sorridono, persone in piedi, scarpe, albero e spazio all'aperto

Ma come fa Gianfranco a seguire la partita? «Me lo chiedono in tanti, ma anche se non ci vedo continuo a cantare, gridare, festeggiare le vittorie della Dinamo. È una sensazione indescrivibile quella che ti regala il palazzetto, solo al pensiero mi vengono i brividi. Seguire la partita da casa? Ma quando mai...con chi mi abbraccio quando Spissu fa canestro?


 Per questo vado al palazzetto, per immergermi nell’atmosfera e ascoltare i commenti di mia moglie o di chiunque altro anche cinque fila più in là. Anzi, quando il giocatore fallisce un canestro dico anche le parolacce. Non si dovrebbe, lo so, ma non resisto». Al suo fianco c’è Maria Rita, la sua speaker personale, che gli descrive le azioni sul campo cercando di sovrastare il baccano circostante. «Ma è sempre più difficile. Il più delle volte non riesco a sentire quello che Maria Rita mi racconta all’orecchio, vista la bolgia che c’è nel palazzetto. Per fortuna negli ultimi anni alcune radio locali trasmettono la radiocronaca in diretta e io posso seguire la partita in tempo reale con le cuffiette e festeggiare nei tempi giusti. Purtroppo dall’anno scorso le radio trasmettono in streaming con un ritardo nella trasmissione e io capisco solo dal boato del palazzetto quel che è accaduto, ma non come, né per mano di chi. È frustrante. Maria Rita cerca di raccontarmi l’azione, di dirmi chi ha segnato, mi strattona per il braccio, ma io non capisco, c’è troppo baccano. E così non mi godo la partita. Mi auguro che quest’anno il club metta a disposizione un servizio di radiocronaca all’interno del palazzetto anche perché non sono l’unico tifoso che ne ha bisogno, ci sono moltissimi ipovedenti con i miei stessi problemi». Nonostante le difficoltà Gianfranco non ha nessuna intenzione di restare a casa. «Non mi perderei il prossimo campionato per nulla al mondo. Per la verità l’anno scorso, prima che arrivasse Pozzecco, ci ho pensato: mi stavo annoiando. Poi è arrivato lui ed è cambiato tutto: al palazzetto si respira un’energia incredibile». Il momento più bello vissuto al PalaSerradimigni? «Quando ho incontrato Pozzecco. Ci siamo incrociati, lui mi ha riconosciuto e ci siamo abbracciati forte. È lui il segreto della riscossa della Dinamo, l’ho capito da quell’abbraccio. Lui la Dinamo la “vede” col cuore proprio come me».

09/08/19

Atomik, la prima vodka prodotta con il grano contaminato di Chernobyl ? meglio aspettare visto Il “sarcofago” di Chernobyl, che ha contribuito a contenere la diffusione delle radiazioni, è sul punto di collassare e va abbattuto

Per ora esiste una sola bottiglia. Il futuro commercio servirà ad aiutare l'economia delle zone intorno all'ex centrale nucleare


              repubblica  online di GIACOMO TALIGNANI




Atomik, la prima vodka prodotta con il grano contaminato di ChernobylCHISSA' se James Bond, ordinando un vodka martini, lo chiederebbe ugualmente "agitato, non mescolato" se sapesse che è fatto con l'"Atomik".  E' così che si chiama la prima vodka al mondo realizzata con il grano di segale proveniente dalla zona di alienazione di Chernobyl. L'ha creata un gruppo di scienziati guidato dal professor Jim Smith dell'Università di Portsmouth: lo scopo è dimostrare che l'area della famosa centrale nucleare, in stato d'abbandono dall'incidente del 1986, può ancora dare i "suoi frutti" e offrire prodotti da poter commerciare. In più, la Chernobyl Spirit Company - così si chiama la società che produce la vodka - intende aiutare con i proventi delle vendite le comunità ucraine dell'area ancora in declino dai tempi del disastro nucleare.

L'Atomik è una vodka artigianale realizzata con grano di segale contaminato e acqua sempre proveniente dall'area della centrale: se vi state chiedendo se sia o meno radioattiva la risposta è "naturalmente, no", dice il professor Smith. "E' radioattiva come qualsiasi altra vodka - scherza il ricercatore che ha avviato il progetto -. Abbiamo preso il grano dai campi e l'acqua dalle falde acquifere di Chernobyl e tutto è stato distillato. Quando si distilla qualcosa le impurità rimangono nel prodotto di scarto".   

"I fantasmi di Chernobyl": vivere tra le radiazioni nella zona proibita, circondati dai turisti in coda per un selfie - Il documentario


La vodka è stata successivamente analizzata dai chimici dell'Università di Southampton, ateneo dotato di un laboratorio per analisi sulla radioattività: non c'era alcuna traccia di pericolo. "Tutto sotto controllo" sostiene Smith.
Uno scienziato ucraino che ha partecipato al progetto della Chernobyl Spirit Company, Gennady Laptev, ha raccontato alla Bbc che lo scopo di creare questo "spirit" era proprio quello di dimostrare come la terra abbandonata potesse essere ancora utile. "Non bisogna semplicemente abbandonare la terra. Possiamo usarla ancora in diversi modi e produrre cose che saranno prive di radioattività". Inoltre, con spirito altruista, la Atomik servirà ad aiutare le comunità vicine all'area di Chernobyl come ad esempio Narodichi, cittadina che ancora oggi paga le conseguenze economiche del famoso incidente. Lo stesso professor Smith, che lavora su Chernobyl dagli anni Novanta, si è detto colpito dal fatto che mentre il paesaggio e la natura si sono lentamente riprese, le condizioni economiche della zona siano invece ancora molto arretrate. "Mancano servizi sanitari, posti di lavoro, investimenti. Speriamo che questo progetto possa aiutare" chiosa lo scienziato.
Descritta come una vodka dalle note fruttate e dal sapore di segale, oltre che consigliata "sia per il martini sia mescolata con lo champagne", la Atomik è rappresentata al momento da una sola bottiglia. In un anno però i ricercatori contano di produrre almeno 500 bottiglie. I clienti potenziali? Tutti, spiegano i produttori, ma soprattutto sarà proposta ai tanti turisti che tra serie tv, curiosità e marketing oggi stanno visitando sempre di più le aree abbandonate intorno alla centrale.

  repubblica  online 


ma   come  dice  https://it.businessinsider.com/ è meglio aspettare 

La New Safe Confinement, nuova struttura di messa in sicurezza sopra il vecchio sarcofago copre il reattore danneggiato n. 4 della centrale nucleare di Chernobyl. Gleb Garanich / Reuters
  • Il 26 aprile 1986, il nucleo di un reattore esplose nella centrale nucleare di Chernobyl, rilasciando enormi quantità di materiale radioattivo come il corio, l’uranio e il plutonio.
  • Nei mesi successivi al disastro, i lavoratori si affrettarono a costruire una copertura, o “sarcofago”, per prevenire la diffusione di contaminanti.
  • Il sarcofago ora è pericolante sul punto di collassare.
  • Il mese scorso, la società ucraina che gestisce lo stabilimento di Chernobyl ha siglato un accordo da 78 milioni di dollari per abbattere la struttura, che ora è circondata da un guscio da 32.000 tonnellate.
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L’incidente della centrale nucleare di Chernobyl è ampiamente considerato uno dei peggiori disastri nucleari.

Il 26 aprile 1986, il nucleo di un reattore nucleare nell’impianto si aprì durante un normale test di sicurezza, inviando pennacchi di materiale radioattivo nell’aria. L’esplosione e i successivi incendi hanno liberato una diffusa contaminazione in tutta Europa, ma il sito più contaminato è stato di gran lunga il reattore abbattuto n. 4, dove si è verificato l’incidente.
Meno di due mesi dopo il disastro, circa 600.000 addetti alla pulizia sovietici si misero in azione per costruire un “sarcofago”, o copertura massiccia, attorno al reattoreper bloccare materiali radioattivi come il corio, l’uranio e il plutonio. Il processo ha esposto molti lavoratori a livelli pericolosi di radiazioni e almeno 31 persone sono morte per malattia acuta da radiazioni.
La copertura è stata progettata per essere robusta – era costituita da 400.000 metri cubi di cemento e circa 7.260 tonnellate di acciaio – ma la costruzione fu fatta in fretta. Mentre i lavoratori si affrettavano a contenere il danno senza farsi male, non riuscirono a sigillare le articolazioni dell’edificio. Hanno anche lasciato delle falle nei soffitti, che hanno permesso all’acqua di entrare e di corrodere la struttura.
Adesso, l’intero sarcofago deve essere smantellato prima che precipiti.
Il sarcofago di Chernobyl nel 1998. Efrem Lukatsky / Reuters
La società ucraina che gestisce l’impianto di Chernobyl, SSE Chernobyl NPP, ha detto in una dichiarazione online che le valutazioni di esperti hanno rivelato che il sarcofago aveva una “altissima” probabilità di collasso. Solo la gravità ha tenuto la struttura legata ai suoi blocchi di supporto, ha affermato la compagnia.
Quindi, il 29 luglio, ha firmato un contratto da 78 milioni di dollari con una società di costruzioni per smantellare il sarcofago entro il 2023.
Gli operai edili dovranno rinforzare il sarcofago man mano che le sue parti vengono smontate (con l’aiuto di gru robotizzate). I pezzi verranno quindi puliti e spediti per il riciclaggio o lo smaltimento.
Gli operai edili assemblano un enorme arco in acciaio presso lo stabilimento di Chernobyl il 27 novembre 2012. Efrem Lukatsky / AP Foto
“La rimozione di ogni elemento aumenterà il rischio di crollo delle pensiline che a sua volta causerà il rilascio di grandi quantità di materiali radioattivi” ha detto la società in una dichiarazione.
Ma qualsiasi radiazione che viene rilasciata probabilmente non arriverà fin nell’atmosfera. Negli ultimi nove anni, i lavoratori hanno costruito un guscio di 32.000 tonnellate attorno al sarcofago. Le sue partisono state assemblate in Italia, quindi consegnate al cantiere tramite 18 navi e 2.500 camion.
Il guscio completo, noto come New Safe Confinement, è stato sistemato nella sua posizione finale nel 2016, a quel punto è diventato il più grande oggetto terrestre mai mosso dagli umani. La struttura è stata presentata al pubblico a luglio. Si prevede che l’area rimarrà confinata per un altro secolo, dando ai lavoratori abbastanza tempo per riparare il sito.
Una volta che il sarcofago è stato smantellato, i lavoratori inizieranno il gigantesco compito di ripulire le scorie radioattive che ancora persistono nel reattore n. 4. Il processo prevede l’aspirazione di particelle radioattive e la pulizia della miscela “lava” che si è formata quando i lavoratori sovietici hanno scaricato sabbia, piombo e boro nel reattore in fiamme.
Si prevede che questi lavori dureranno fino al 2065. A quel punto, gli scienziati stimano che le radiazioni dell’incidente avranno portato a oltre 40.000 casi di cancro.

04/08/19

differenza tra i banditi del 800 e del rimo novecento e i bastardi ed sciacalli di Corinaldo ed non solo

anticipo tutti quelli che mi diranno cose del genere per il mio precedente post ( https://bit.ly/2KhuM4s ) i cui racconto al storia del bandito andrè spada ed ad essi dedico la canzone , sotto   il  post  qui nella versione dei Guns &  Rose 

*****
ma come critichi la criminalità vedi i fatti Corinaldo e poi elogi le imprese di un bandito di un assassino boh .

IO
E' vero sono entrambe atteggiamenti criminali . Ma c'è criminalità e criminalità . In conto è quella da te citata che è senza codici etici . un altro è ( forse perchè sono cresciuto nel sud o in una regione ai margini della nostra storia nazionale ) quella del banditismo e delle disamistade originate in una economia e una società agro pastorale sopravvissuta  ed    lotta  per  non morirew    allo  sfruttamento economico delle varie dominazioni che sono susseguite fino all'unità d'italia ed ancora continuano come quella sarda ( e credo non ho conoscenze specifiche in merito ) e che oggi in un mutato clima sociale ( anche se lo sfruttamento continua ) continuano ad esistere diventando solo criminalità e basta avendo perso quel particolare che la aveva caratterizzate . Infatti le il post a cui tiu riferisci era un post nostalgico come testimoniato dal tag  #criiminalitàdiunavolta


03/08/19

Andrè Spada l'ultimo bandito d'onore e di vendetta

 


" La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla "
Gabriel Garcia Márquez



N.B 
 l'articolo è in francese perché a parte ( purtroppo a € e non free in italiano c'è solo l'articolo di " le storie dimenticate " di Pietro Mannironi sulla nuova sardegna d'oggi )

Inizio  a   scrivere   questo post  con in  sottofondo  le  note  di   Bandito Senza Tempo- The Gang

da quando  (  e  soprattutto  ora  che mi sto avvicinando  ai 50   quello che dante chiama    nel mezzo del cammin de  nostra vita   )  ho messo su  il  blog  e   poi  la  pagina  di Facebook ad  esso  collegata


Ho maturato la convinzione che il problema più grosso del camminare verso la fine della vita non sia il morire (o la perdita della lucidità e della consapevolezza), quanto la cancellazione della memoria, del vissuto, delle emozioni, dei sentimenti che sono stati te stesso ben più del corpo, dell'immagine, del fatto e del non fatto.
Per questo motivo  seguo , almeno coi  provo  . l'esempio  di http://www.promemoria.sm/  <<    ho creato artigianalmente questo piccolo sito. Vi depositerò una parte del mio pensiero, del mio vissuto, per fare memoria e dare testimonianza di una generazione che ha vissuto trasformazioni epocali.. Sarà a disposizione di chi lo vorrà, senza particolare ansia se saranno molti o pochi. Sapere che è a disposizione dà la sensazione di morire di meno.>> quindi se  qualcuno volesse interloquire  mi  farebbe comunque cosa gradita attraverso i miei social  facebook   twitter   l' e-mail o anche attraverso il blog . Infatti ci sono storie condannate a perdersi tra le pagine infinite del tempo . Storie di donne e uomini che svaniscono nella memoria collettiva, portandosi dietro il loro pesante fardello di dolore e speranza , di volti e di di parole , di sofferenza e di rinascita. Vicende che nel bene e nel male non meritano d'essere dimenticate . Alcune sono rimaste ( e credo rimarranno ) orfane di una risposta di giustizia e quindi quindi senza poter offrire una consolazione possibile . Anche perchè , ora che la polvere delle emozioni si è posata , meritano d'essere riviste ( come il caso sotto riportato ) con più serenità , fuori dalla prigione dei fondamentalismi e mitizzazioni , non deformate agli occhiali ideologici . Ed altre semplicemente perchè è importante ricordarsi di ricordare . Perchè : << le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno , ricordare una cosa significa vederla ora soltanto per la prima volta >> ( Cesare Pavese ) . 


Ma  ora  bado alle  ciance  ed  ecco  la storia     tratta   da https://www.corsicamea.fr/  



André SPADA est né dans une ruelle du vieil Ajaccio le 13 février 1897 d'un père Sarde (Gavino) et d'une mère Corse (Anna-Maria BERTI) qui mit au monde neuf enfants. En 1909, la famille décide d'aller s'installer dans le CRUZZINI au village de LOPIGNA d'où Marie BERTI est originaire.
Jusqu'à l'age de 17 ans, André, que l'on décrit comme un garçon émotif et anxieux mais honnête et travailleur, va exercer avec son père le dur métier de bûcheron et de charbonnier qu'il abandonnera en 1917 pour s'engager dans l'artillerie et acquérir ainsi la nationalité Française.
 Il est condamné en 1918 pour désertion en temps de guerre. Amnistié, il rengage à nouveau pour aller se battre en Syrie. A la fin de la guerre, il est libéré et rentre en Corse en mai 1921.
Sans travail, ne voulant pas reprendre le dur métier exercé par son père, André Spada postule pour un emploi de douanier mais les circonstances vont en décider autrement en faisant de ce jeune homme que rien ne prédestinait au banditisme, un des plus terribles hors-la loi que la Corse ait connu.
Sa vie bascule le soir du 8 octobre de 1922 à Sari d'Orcino. Au cours de la fête patronale du village, un homme, passablement éméché, tire sans l'atteindre sur une femme qui l'aurait éconduit. Une confusion s'ensuit, les gendarmes mènent rapidement l'enquête et arrêtent quelques instant plus tard les dénommés Stephanini Toussaint et Rutili Dominique attablés en compagnie de Spada dans une buvette du village.
Pour défendre son ami, Spada tire sur les gendarmes, blesse mortellement l'un d'entre eux avant de prendre le maquis en compagnie de Rutili.
Rutili, dont la folie meurtrière inquiète Spada (il l'a vu tuer son propre frère), sera arrêté le 4 janvier 1924 lors de l'embuscade du Finosello, après avoir abattu ses hôtes qu'il soupçonne de trahison. Condamné à mort en février 1925, il verra sa peine commuée en travaux forcés à perpétuité. Après 27 années passées au bagne de Cayenne, il reviendra dans son village en 1952 et décèdera tranquillement en juillet 1973.

Dans le maquis, Spada, dont la tête est mise à prix, condamné à mort par contumace le 11 juillet 1925, vient d'apprendre avec consternation la condamnation à la peine capitale de son ami d'enfance. Désormais seul, il sombre dans une profonde période dépressive que viendra encore aggraver en févier  l'annonce de la mort d'un autre ami, le bandit Romanetti. Son esprit semble basculer alors dans la tourmente: "C'est à ce moment là, dans ma profonde solitude que j'ai commencé à apprendre à connaître  Dieu" confiera-t-il dans ses mémoires. 
L'amitié, mais aussi l'amour, ont orienté la destinée de ce bandit à la sensibilité à fleur de peau. C'est la soeur de François, son ami d'enfance. Elle se nomme Marie Caviglioli, elle est jolie et Spada en tombe éperdument amoureux ; Mais très vite, lassée par la tyrannie, les accès de colère et la jalousie maladive de son amant, Marie décide de le quitter et s'enfuit à Ajaccio où elle va faire la connaissance de  Jacques Giocondi. En apprenant cette liaison, Spada, emporté par l'orgueil et la colère, commettra l'irréparable en abattant froidement à Poggio-Mezzana, le 9 novembre 1925 la soeur de Giocondi, agée de 22 ans, et son vieil oncle qu'il avait pris dans l'obscurité, pour Marie Caviglioli et son amant. Abattu, rongé par le remord, Spada écrira au procureur de la république pour dénoncer son crime. Cela  ne l'empêchera pas cependant, de poursuivre sa carrière de bandit en se mettant en ménage à la Punta, avec l'intrigante Antoinette Leca*, la compagne de Romanetti qui vient d'être assassiné, et dont il prendra la succession.
*Antoinette Leca sera par la suite jugée et condamnée à deux ans de prison et 10 ans d'interdiction de séjour par le tribunal correctionnel d'Ajaccio.

Le 23 décembre 1926, pour s'adjuger à travers un prête-nom, la concession du service postal, Spada n'hésite pas à attaquer à Saint-André d'Orcino, le fourgon qui assure la liaison Ajaccio-Lopigna, blessant le chauffeur Fanchi Delmo et deux des douze voyageurs. L'avertissement contraignit Franchi à se retirer sur Ajaccio.

Le 06 août 1927, il utilise la presse locale pour informer les gendarmes qu'il ne fera usage de son arme que s'il est "serré de près"; il ajoute : "... malgré ma répulsion, je tiens à signaler que je serais sans pitié pour quiconque, autre que les gendarmes, que je surprendrais me recherchant ou m'espionnant... ". A plusieurs reprises, Spada aura recours à la presse pour faire passer ses message et se justifier. 
Le 18 mai 1930, en attaquant de nouveau ce même service postal dont la concession, arrivée à son terme, vient de faire l'objet d'une nouvelle adjudication qui échappe au contrôle du bandit. Cette fois, le chauffeur et deux gendarmes, passagers du véhicule, sont tués, un troisième gendarme est grièvement blessé. Les autres passagers prennent la fuite tandis que le fourgon postal est incendié.

L'attaque de l'auto du service postal Ajaccio-Lopigna.
Voir l'article paru dans le Petit Journal du 19 mai 1930.

A la suite de cette tragédie, le service Ajaccio-Lopigna ne sera plus assuré pendant 6 mois. En novembre 1930, Spada et sa compagne Antoinette Leca, sous le couvert d'un prête-nom, s'en adjugent à nouveau la concession.

Au mois de Février 1931, après la mort de Romanetti, Spada s'autoproclame "Roi du Palais vert" et sa notoriété attire Pathé-Journal. Moyennant une belle somme d'argent, il se laisse filmer par le cinéaste Harry Grey et raconte aux journalistes l'histoire de sa vie qui paraîtra après sa mort en 1935, dans un livre intitulé "Mes mémoires".

Spada "interviewé au maquis".
Extrait du journal l'humanité du 12 novembre 1931

Il déclare :  "Moi Spada, je suis universel avant même d'être Corse [...] je ne connais que ceux qui me connaissent, les autres tant pis pour eux [...] un bandit doit faire sa réputation".
Spada entretenait en effet sa réputation . A l'audience du 07 mars 1935 le président du tribunal ne manque pas de le lui rappeler: " Dans votre palais vert, vous aviez une cassette, et entassiez des caisses de liqueurs, et des paniers de champagne, dont vous régaliez cette étrangère, un peu toquée, qui était venue vous admirer dans votre repaire, et qui vous eut volontiers épousé".
Cette "étrangère un peu toquée" lui offrit d'ailleurs le seul bijou (une bague ornée d'une croix d'or) qu'il posséda jusqu'à sa mort. Elle fut ensuite vendue aux enchères domaniales et adjugée au docteur François del Pellegrino, conseiller général d'Ajaccio.

Mais au mois de novembre1931, l'expédition militaire organisée par le général Fournier, contraint Spada à fuir son domaine de la Punta et de nombreuses personnes de son entourage proche ainsi qu'Antoinette Leca et son frère Jules sont arrêtés.
Dès lors, privé de tous soutiens, tenaillée par la faim, dans un état mental proche de la folie (comme en témoigne ces lignes extraites d'un long courrier adressé à la presse le 05 juillet 1932 : "...Avis à tous et à la grâce de Dieu, Spada André, bandit d'honneur et de vengeance, mais non gendarme, plutôt cent mille fois la mort qu'une seule fois le déshonneur. Me voilà prêt à la paix et à la guerre, donc je suis prêt à tout. Dieu devant et ensuite je souhaite à tous ce que leur coeur désire..."), Spada va mener une vie de bête traquée avec son jeune frère Bastien qui l'a rejoint au maquis le 20 avril 1930, après avoir assassiné Jean-Ange Paoli, un ancien guide de Spada.
Un matin de février 1932, après des jours de souffrance passés dans la neige et le froid, après s'être réfugié pendant plusieurs jours à Coggia dans la maison familiale, Bastien finira par se rendre et se sont ses parents qui le conduiront au cabinet du procureur de la République à Ajaccio tandis que Spada continuera à se terrer. Une importante somme d'argent sera proposée, sans succès pour sa capture.

Le 29 mai 1933, à Coggia, dans la maison de ses parents, à bout de force, sans armes, un grand crucifix de bois pendu à son cou, Spada se laisse arrêter par les gendarmes qui le conduisent à la prison d'Ajaccio. Mais son état mental préoccupant nécessite un examen psychiatrique à Marseille.
A son retour, le 29 janvier 1935, il est enfermé à la prison Sainte-Claire de Bastia dans l'attente de son procès qui aura lieu le 04 mars 1935.

L'arrestation de Spada.
Voir l'article paru dans le Petit Journal du 30 mai 1933.

A l'issue de trois jours de débats qu'il suivra avec une profonde indifférence en le ponctuant parfois de répliques théâtrales, il acceptera l'annonce de sa condamnation à mort sans manifester la moindre émotion, se contentant de conclure: "Dieu en a décidé ainsi".
A l'énumération de ses crimes, Spada déclara : "Oublions le passé, Monsieur le Président"; puis il croit bon de préciser : "Vous parlez de sang ? C'est moi le responsable, un point c'est tout!".

Spada filmé au tribunal d'Ajaccio durant les débats par  British movietone.

Nonobstant la personnalité du prévenu et la nature de ses crimes, on peut affirmer aujourd'hui que Spada n'a pas bénéficié d'une justice sereine et équitable. En effet, les experts psychiatriques qui procèderont à son examen, vont écrire dans un rapport insensé, rempli d'erreurs et d'incohérences, que Spada simule la folie et le déclareront pleinement responsable de ses actes. Un jugement arbitraire et expéditif qui le conduira directement à l'échafaud.
Spada, surnommé "le bandit de Dieu", le "tigre de la Cinarca" et le "sanglier" sera condamné à mort et la sentence exécutée à l'aube du 21 juin 1935.

C'est le bourreau Anatole Deibler (fils de Louis Deibler) venu spécialement de Paris avec ses deux aides, qui exécutera la sentence. Deibler aura exécuté au total 395 condamnés à mort de 1885 à 1939, dont 299 en tant qu'exécuteur en chef, de 1899 à 1939. Il meurt d'un infarctus le 02 février 1939 en allant prendre le train qui le conduit à Rennes où il doit procéder à sa 396ème décapitation.


A 4h12 du matin, le couperet de la guillotine, dressée pour la circonstance devant la prison de Bastia, tombera pour la dernière fois sur la tête d'un condamné qui aura marché vers la mort avec un courage tranquille qui ne l'a jamais abandonné un seul instant.

Personne ne réclamera le corps de Spada. Il sera enterré dans le carré des suppliciés du vieux cimetière de Bastia.

Les derniers instants de Spada
(le petit journal - Edition du 22 juin 1935).







ed in musica che concludo il post d'oggi   con Les bandits d'honneur  -  Antoine Ciosi