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17/01/20

Davide Marasco ed l'ennesimo caso del paradosso e del grottesco sistema giudiziario italiano patria del diritto romano


   di cosa stiamo parlando  



davide con la madreCondannato a 7 anni l'uomo che travolse Davide Marasco. La mamma: “Lotterò per fermare queste morti”



Davide Marasco è morto a 31 anni lo scorso 27 maggio a Roma. Il ragazzo è stato travolto da un'automobile mentre era in sella al suo scooter e stava percorrendo via Casilina, quartiere di Torre Maura. La vettura, che procedeva contromano, lo prese in pieno. Oggi Naim Xhumari, che quel giorno guidava ubriaco, è stato condannato a 7 anni e 2 mesi per omicidio stradale al termine del rito abbreviato (e quindi ha beneficiato dello sconto di un terzo sulla pena). La procura aveva chiesto una condanna a cinque anni.




Da quanto   afferma  il legale della  famiglia   il  giudice   ha   applicato la legge 
e sembra che ci sia una forma di giustizia . Ma come si evince anche dall'intervista la madre fa capire che definire questa Sentenza giusta è un parolone
Infatti  :  <<  Per la morte di un figlio non c'è pena che tenga .....ma essere umiliati da un Pm .... che ricordo a tutti dovrebbe tutelare la vittima e aveva chiesto 5 anni è una vergogna .... istituzioni coinvolte. ... odio gli indifferenti! >>
Come ho già detto del titolo tale sentenza è una specie di paradosso del nostro sistema giudiziario . Infatti  come dice   qui    a BelvedereNews    : <<  Attenzione alle richieste di patteggiamento da parte degli imputati>> Marina Fontana, donna simbolo nella lotta per la sicurezza stradale, che ha sottolineato, in un post pubblicato direttamente sul suo profilo ufficiale come si rischi <>. 
Riflessioni, quelle della palermitana, meditate ed accorate: <>.
Sempre secondo   l'articolo prima citato  un esempio pratico: “Mimmo Crisafulli fu ucciso a Catania da una macchina che non aveva rispettato lo stop. Il Pm diede parere favorevole alla richiesta di patteggiamento proposta dalla colpevole a 5 mesi e 10 giorni di reclusione, ritenendo che Mimmo Crisafulli andasse troppo veloce e che, quindi, avesse delle colpe importanti nell'incidente dove ha perso la vita. Il problema sussiste proprio nell'individuazione di quelle colpe. Nel caso di Mimmo, fu solo la procura a convincersi di questa tesi, senza alcun contraddittorio. Ne consegue che Mimmo fu ritenuto colpevole della sua morte senza potersi difendere in quanto deceduto. Ciò viola il principio di giusto processo e di difesa sancito dalla nostra costituzione.
Il patteggiamento con il concorso di colpa di chi non può difendersi è profondamente incostituzionale, ne sono convinto. La nostra associazione ha presentato un ricorso alla suprema corte proprio nel caso di Crisafulli, cercando di evidenziare questo aspetto molto importante. Il ricorso al patteggiamento svilisce, di fatto, il processo penale. In passato questo istituto giuridico è stato abusato al punto tale che è nata la necessità della legge sull'omicidio stradale. Io posso capire che la giustizia sia ingolfata da una montagna di procedimenti e che sia di interesse comune smaltirne una parte velocemente, tuttavia, quando si tratta di dare colpe a chi non può difendersi senza un regolare processo, varchiamo la soglia dell’inaccettabilità”.
Un  abuso    ed  un uso eccessivo  . E'  vero che   alcuni incidenti  , ma una piccolissima parte  sono dovuto al  concorso di    colpa  di pedoni  ma la  maggior  parte  è colpa  delle incoscienze  e  di pessimi comportamenti alla  guida come    il  guidare ubriachi   o sotto effetto droghe  .
Ma  quello più scandaloso e  che indigna  di più è il rito abbreviato   arma  a doppio taglio    che   a  andrebbe    : limitato  l'uso    e  usato  ( se non addirittura  proibito )  in casi eccezionali  , visto che    certi    azzeccagarbugli  legali  non hanno scrupolo  nell'usarlo spregiudicatamente  come  casi come  questo   e   nei femminicidi  .Il rito abbreviato come il patteggiamento dovrebbero essere esclusi per il reato di omicidio stradale , come accade per altri reati . Le pene aumentate in maniera tale che quando ci si mette in guida si usa un po di piu il cervello.
Speriamo   che , come sembra   di capire  dalle  parole della madre  (  vedere  video sopra  )  ,   la  famiglia  di  Davide   dovesse  fare  ricorso   , trovi un giudice  illuminato   \  di buon senso  che  non accetti la proposta  della  difesa  di usare   tale  tecnica giuridica   che   porta  ad una riduzione  della pena   da scontare   per il reo   ed  ad ulteriore   dolore  per  i familiari della  vittima     

  concludo segnalando questa  iniziativa 

“Rispettiamocinstrada”, manifestazione al Colosseo domenica 23 febbraio 2020

News • di  15 Gennaio 2020
La manifestazione per la sicurezza stradale di domenica 23 febbraio 2020 a Roma si avvicina e il comitato promotore è al lavoro per definire i diversi aspetti dell’evento. Nella riunione di martedì 14 gennaio è stato scelto il nome della giornata – “Rispettiamocinstrada” – che sarà veicolato sui social con l’hashtag #Rispettiamocinstrada: un’espressione che sintetizza la richiesta di rispetto tra le diverse categorie di utenti della strada, perché proprio la mancanza di rispetto – delle regole, delle persone e della vita – produce situazioni di pericolo trasformando le vie e le piazze delle città in teatri della strage quotidiana dovuta principalmente a chi guida il mezzo più forte, l’automobile, che ha ormai saturato tutti gli spazi.
L’urgenza di scendere in piazza, anche alla luce delle cronache, è molto sentita in tante realtà associative che si occupano di sicurezza stradale e mobilità sostenibile e stanno continuando a dare la propria adesione all’iniziativa: la lettera-appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata inviata nei giorni scorsi, preannunciando la manifestazione. Gli organizzatori si sono rivolti proprio al Capo dello Stato per cercare un’interlocuzione istituzionale al livello più alto, perché la sicurezza stradale è alla base della convivenza civile e l’Educazione Civica dovrebbe ripartire proprio da qui, dalla cultura del rispetto per tutti i cittadini utenti della strada, nessuno escluso, a cominciare dai più fragili: pedoni, ciclisti, bambini, anziani e disabili. Dalla moderazione del traffico, dal controllo capillare del rispetto della velocità sulle strade.
Corso promozione mobilità ciclistica
Come luogo è stato scelto il Colosseo, sia per il valore simbolico sia anche per la vicinanza della fermata della metropolitana visto che molte persone arriveranno da fuori Roma e potranno così raggiungere comodamente i Fori Imperiali. alle ore 11. Per domenica 23 febbraio 2020 a Roma è prevista anche l’iniziativa “Via Libera” con un anello ciclopedonale di circa 10 chilometri che passerà anche da lì e dunque anche l’afflusso delle bici e delle persone a piedi dovrebbe essere favorito.
Bikeitalia.it continuerà a seguire le fasi organizzative e a comunicare tutte le novità inerenti all’iniziativa che promuove e sostiene: Rispettiamocinstrada, ci vediamo domenica 23 febbraio 2020 alle ore 11 al Colosseo – Fori Imperiali.

03/01/20

Prima gli italiani; i soldati neri morti per liberarci nella Seconda guerra mondiale

JohnRFox.jpg Il battaglione Buffalo, tutto composto da afroamericani, era impiegato per le azioni disperate. Una scrittrice ricostruisce le loro storie dimenticate. Come quella di John Fox  (  1919-1944   foto a  sinistra  ) che fermò da solo i tedeschi in Garfagnana strano che    a destra    cosi  vanagloriosa ad esaltare  gli alleati come liberatori  non si  parli i loro. Ma    ma   solo delle  marocchinate  .
 P.s
per  chi non lo sa  o  non ricorda  Con il termine marocchinate vengono generalmente definiti tutti gli episodi di violenza sessuale e violenza fisica di massa, ai danni di svariate migliaia di individui di ambo i sessi e di tutte le età (ma soprattutto di donne) effettuati dai goumier francesi inquadrati nel Corpo di spedizione francese in Italia (Corps expéditionnaire français en Italie - CEF) durante la campagna d'Italia della seconda guerra mondiale. Questi episodi di violenza sfociavano a volte anche in esecuzioni coatte degli abitanti delle zone sottoposte a razzia e violenza, e raggiunsero l'apice durante i giorni immediatamente successivi l'operazione Diadem e lo sfondamento della linea Gustav da parte degli Alleati .   ulteriori news  https://it.wikipedia.org/wiki/Marocchinate

Ora   Dopo questo spiegone     veniamo alla  news  in se   trovata    su   repubblica    robinson  1\ I \  2020

Prima gli italiani; i soldati neri morti per noi nella Seconda guerra mondiale

Il battaglione Buffalo, tutto composto da afroamericani, era impiegato per le azioni disperate. Una scrittrice ricostruisce le loro storie dimenticate. Come quella di John Fox che fermò da solo i tedeschi in Garfagnana
                            DI ENRICO DEAGLIO

SOMMOCOLONIA (LUCCA)
Con appena 34 residenti, il paese a 710 metri su un promontorio che domina la valle del Serchio, Sommacolonia può ben definirsi "paese fantasma". 52 case in pietra intorno a una torre medievale diroccata, punto di osservazione che spazia per 180 gradi, tra boschi di castagni. In basso, la storica cittadina di Barga. Qui, negli ultimi giorni di dicembre del 1944 passò la Storia, con l'ultimo disperato attacco di due divisioni tedesche sulla linea Gotica - Operazione Wintergewitter - respinto con un certo affanno dalle truppe alleate; se nei libri di storia militare della Seconda guerra mondiale, la battaglia di Sommocolonia è confinata alle note a fondo pagina, nonostante il fuoco, le bombe, i morti e le conseguenze dello scontro siano stati pesantissimi, è per un certo imbarazzo che da sempre ha circondato tutta la vicenda, ricca di "cose di cui è meglio non parlare".


Per questo fa piacere dare notizia del 26 dicembre del 2019 a Sommocolonia, 75 anni dopo la battaglia: una giornata particolare, con la banda a suonare Bella Ciao, il prete a benedire, gli alpini e l'Anpi ultimi testimoni, tutti intorno a una signora americana dai capelli bianchi, che ha portato nel paese un libro di storia davvero struggente. Solace Wales ha ottant'anni, una vita passata ad insegnare l'arte ai bambini nella Bay Area della California, ha vissuto per quasi quarant'anni con il marito Bill, pittore di paesaggi e nature morte, per parte dell'anno proprio a Sommocolonia e ha sentito raccontare le storie della guerra da chi allora era ancora in vita.
Ora è seduta in una saletta dove la sindaca di Barga, Caterina Campana, ha organizzato un incontro e un rinfresco (prosecco, aranciata e crostini toscani), con il mano il libro appena uscito negli Stati Uniti Braided In Fire: Black GIs and Tuscan Villagers on the Gothic Line 1944, che cominciò proprio in queste case, nel 1987, quando Solace ebbe l'idea di registrare i racconti di Annetta Marchetti, allora novantenne: la linea gotica che passava proprio di lì, il chilometro appena che divideva americani e tedeschi, per cui le donne lavavano la biancheria al lavatoio sia per gli uni che per gli altri, i bambini nascosti nei "fondi" che sapevano distinguere il suono delle suole degli stivali (di gomma, americani; chiodati, tedeschi), la povertà assoluta per cui si mangiava solo castagnaccio, i rifugi dove si dormiva sulle foglie su cui però erano stati messi i lenzuoli di canapa ricamati delle doti, i Nardini e i Biondi che avevano i figli partigiani e, naturalmente, i soldati "negri" della 92esima divisione di fanteria "Buffalo", passati per la Toscana tra la leggenda, il mito e l'oblio.
Istituita nel 1942, sciolta nell'aprile del 1945, impiegata nelle missioni più rischiose della guerra italiana, la Buffalo - incredibile da credersi per un paese democratico che ci ha liberato dal nazifascismo - era completamente segregata, ovvero composta da soldati afroamericani specie degli Stati del sud, in pratica i pronipoti degli schiavi, costantemente umiliati e screditati, inviati nelle missioni più difficili e comandati da ufficiali bianchi che non facevano mistero di disprezzarli.
Sentite il generale Edward Almond, eroe di guerra, che li comandava in Toscana: "Nessun bianco vuole essere accusato di fuggire dal fronte, i Negri invece se ne fregano... Li conosciamo, veniamo tutti dal Sud. E non vogliamo metterci a mensa con loro". A Sommocolonia furono mandati in 75, membri del 366esimo fanteria, un battaglione raffazzonato durante le progressive avanzate dalla Sicilia verso nord, una specie di "battaglione di scarto". Nelle quattro ore di battaglia morirono in 45, altroché vigliacchi. Ma l'esercito americano non spese mai una parola per loro. E dunque toccò a questa mite signora americana, vissuta decenni in mezzo alla purezza di quei luoghi, abituata alla scabra rettitudine morale dei suoi abitanti, andare a rintracciare cosa era stato di quei morti e di quei sopravvissuti. Li ha trovati, ha dato loro un nome, una storia e dettagli. Radio Londra trasmetteva di lasciare i frutti nei campi, e i contadini lo facevano. I Buffalo soldiers avevano buone razioni di cibo, ma li dividevano con i contadini, anche se era vietato e nessuno di loro venne mai accusato di stupri o violenze.
In mezzo a tutti, giganteggia la storia del tenente John Fox, 29 anni, bravo ragazzo dell'Ohio, tenente del 336esimo, "osservatore al tiro", sistemato quasi in cima alla torre medievale di Sommocolonia, da cui vede arrivare, ad ondate, i soldati tedeschi. È l'alba, da giorni c'erano segni di movimenti di truppe tedesche (ed austriache, riconoscibili da un cappello con una stella alpina), ma la segnalazione arrivata a quel gentiluomo del generale Almond, era parsa una fregnaccia di negri e partigiani. Fox è l'unico tramite con l'artiglieria stazionata a Barga, comunica via radio le coordinate dei lanci dei mortai. Le truppe tedesche ormai stanno accerchiando la torre, sono sotto di lui. "Correggi l'alto", comunica. "Sei pazzo! Se scendo, arriva giusto addosso a te". "Fire it!", novello Pietro Micca, Sansone, Protesilao. Quando, quattro giorni dopo i Gurkha dell'Ottavo Fanteria Indiano, riconquisteranno Sommocolonia, troveranno pezzi del corpo di John Fox e dei suoi uomini in mezzo a una quantità di cadaveri tedeschi. Che ci facevano i Gurka, a Sommocolonia, me lo racconta Frank Viviano, l'inviato di guerra del quotidiano San Francisco Chronicle che proprio a Barga venne ad abitare vent'anni fa. Oggi sta scrivendo un saggio su quanto fu davvero "mondiale" l'avanzata del 1944. "I Gurka nepalesi, i brasiliani, i famosi marocchini in Ciociaria, gli americani giapponesi che liberarono la Versilia, e che diedero il più alto tributo di morti. Tutto il mondo era qui, 75 anni fa, in favore della piccola Italia...".
La scrittrice Solace Wales può essere orgogliosa del suo lavoro. La sua ricerca ha fatto conoscere la fierezza e l'umanità dei quei soldati segregati, che tutto fecero tranne che scappare. Nel 1997, soprattutto grazie a lei, John Fox fu il primo soldato afroamericano a ricevere (alla memoria) la Presidential Medal of Honor, che venne consegnata alla vedova dal presidente Bill Clinton, alla Casa Bianca, che nell'occasione ricordò il brutti tempi del razzismo nell'esercito americano "Con la signora Fox eravamo diventate amiche - mi dice Solace Wales - e quindi mi invitò alla Casa Bianca. Fu una serata indimenticabile, Bill Clinton fu ammirevole, e molto caldo". "Sai", mi dice scendendo, cauta, dai gradini delle stradine in pietra dell'antica città fantasma, "mi sono portata le scarpe che avevo quella sera a Washington, le ho qui in borsa; ma poi mi sono resa conto che metterle è un po' esagerato. E anche scomodo".


  se repubblica      dovesse   secondo alcuni poco attendibile  come  sembra    evidenziarsi da questi commenti  al post


             [........]


Gianluca Romeo Bello perché repubblica piuttosto che non parlare di un azione che coinvolse decine di migliaia di italiani parla di un mitragliere americano. Fate ridere!
Manfredi Girolamo Sparti Gianluca Romeo , nessuno tace l'eroismo della lotta partigiana, in questo servizio si tratta del sacrificio di un soldato statunitense, sacrificio che ha un significato particolare se si pensa che è stata l' Italia a dichiarare guerra agli Stati Uniti d'America, e che, per di più, ha avuto come protagonista un nero, una cosiddetta " minoranza" disprezzata e messa ai margini della società nella propria Patria.
Gianluca Romeo
Manfredi Girolamo Sparti guardi che non parlavo dei partigiani ma dei 6 mila regolari della Monterosa e della San Marco che attaccarono la 92ma buffalo. L'attacco non era frutto di due divisioni tedesche che attaccarono disperate, ma di due divisioni ITALIANE e di un kampf gruppe tedesco, che volevano alleggerire la pressione prendendo posizioni favorevoli sulla valle del Serchio in attesa dell'atteso attacco di primavera.
Cristian Salvaterra Tanto di qualsiasi cosa avesse parlato l'articolo ci sarebbe stato qualcuno a lamentarsi che non si sta parlando di altro...

                           [....  qui  il resto della  discussione   ]


  ecco  un articolo   dell'avvenire    giornale   della Cei   del  9 \  IX \ 2014
  Da  https://www.avvenire.it/agora/pagine/

I recenti fatti del Missouri ci hanno riportato a una triste realtà: l’illusione che, negli Stati Uniti, le tensioni tra afro-americani e bianchi fossero finite con le lotte degli anni Sessanta. Così non è. Settant’anni fa, però, i loro avi fecero non poca fatica per riuscire a dare il loro contributo alla guerra contro il nazismo.All’epoca, infatti, i «neri» erano ritenuti troppo «ottusi e lenti» per combattere al fianco dei bianchi. Qualcuno si era dimenticato forse (o faceva finta di non ricordare) che proprio un reggimento di soldati di colore aveva avuto una notevole importanza sul fronte francese, durante la Grande Guerra, tanto da ricevere la prestigiosa Croix de Guerre. Ma tra la fine degli anni Trenta e l’inizio dei Quaranta la partecipazione dei discendenti degli schiavi africani nelle file dell’esercito non era lontanamente presa in considerazione.Lentamente, però, iniziarono a farsi largo alcune importanti voci contro l’imperante razzismo. Il Pittsburg Courier, in una lettera aperta al presidente Franklin Delano Roosevelt, chiese di creare una nuova divisione militare composta interamente da uomini di colore, al grido di «date ai nostri uomini la possibilità di combattere». E così, a causa anche dell’andamento della guerra, si decise di organizzare una divisione di «neri»: la 92ª denominata «Buffalo» (simbolo anche dell’unità militare), un vecchio appellativo dato dai pellerossa agli uomini di colore che combatterono nel 10° Reggimento di Cavalleria: sia per la loro capigliatura riccia che ricordava il manto del bisonte, sia per la loro forza e tenacia simile a quella dell’animale che per i nativi era il più sacro, nobile e degno di rispetto.Addestrati tra Texas e Alabama, i Buffalo furono comandati da ufficiali degli Stati del sud, razzisti di prim’ordine, ritenuti più adatti al comando di quella singolare unità per le loro esperienza di schiavisti. «I soldati non ricevettero un addestramento adeguato – spiega Vittorio Lino Biondi, ufficiale dell’Esercito Italiano, esperto di storia militare locale –. Inizialmente i Buffalo Soldiers furono destinati alla guardia agli aeroporti alleati nel Mediterraneo. Infatti, gli Usa avevano puntato molto sulla superiorità della forza aerea seguendo le indicazione di un generale italiano, Giulio Douhet, che aveva pronosticato: "Vincerà chi avrà il dominio dell’aria". In seguito i soldati di colore furono inviati su un fronte terziario a sorvegliare obbiettivi sensibili che si trovavano nel sud Italia; non era previsto un loro impiego al fronte».Ma dopo la conferenza di Teheran venne deciso di spostare forze della V Armata dal teatro italiano per attaccare il sud della Francia, rimpiazzandole con gli uomini della 92ª che – appena sbarcati a Napoli – si trovarono così di colpo in prima linea. Entrati in combattimento giusto settant’anni fa a Pisa, gli afroamericani sostituirono la Força Expedicionária Brasileira nel settore apuano, della Versilia e della Valle del Serchio. I soldati costituirono con le popolazioni locali un ottimo rapporto combattendo invece una «doppia guerra». Ha spiegato infatti Ivan J. Houston, reduce della Buffalo: «Non combattevano solo contro il nemico nazista, ma anche contro un nemico interno: il razzismo degli alti ufficiali bianchi».Il generale comandante della divisione, Edward Almond, li accolse così: «Noi non vi abbiamo chiamato. I vostri giornali e politici neri assieme ai vostri amici bianchi hanno insistito per vedervi combattere e io mi impegnerò perché voi combattiate e offriate la vostra parte di vittime». I caduti furono più di mille; 3500 invece i feriti e i dispersi. Almond spesso accusò i neri di scarso coraggio, ma non fu così. Ad esempio a Sommocolonia, un piccolo borgo montano del comune di Barga, durante uno degli ultimi colpi di coda dei tedeschi, l’«Operazione Wintergewitter» attuata di sorpresa il giorno di Santo Stefano 1944, il tenente John Fox compì un atto di straordinario eroismo: chiamò il tiro dell’artiglieria americana sulla sua posizione, sacrificandosi per la riuscita della battaglia.
Ben prima che gli Stati Uniti negli anni Novanta, con l’amministrazione Clinton, concedessero ai Buffalo la prestigiosa Medal of Honor, il professore di storia contemporanea all’università di Udine Umberto Sereni promosse l’intitolazione di un cippo alla divisione nera, individuando nel periodo bellico italiano l’inizio del riscatto del popolo afroamericano. Un particolare messo in evidenza anche dal documentario Inside Buffalo, premiato al Festival del Cinema di Berlino e realizzato dal regista italo-ghanese Fred Kuwornu, che ha conosciuto la storia dei black warriors sul set del film di Spike Lee Miracolo a Sant’Anna; quest’ultimo racconta proprio della partecipazione di un gruppo di militari della 92ª alla Campagna d’Italia.«I buffalo soldiers – spiega Kuwornu – parteciparono agli scontri sulla Linea Gotica e al Cinquale, liberando con le altre forze alleate e i partigiani le città di Lucca, Viareggio, La Spezia, Genova. Ma al loro rientro non ricevettero alcun riconoscimento se non solo dopo vari decenni, come nel caso di Vernon Backer che ebbe un ruolo fondamentale nell’assalto al Castello Aghinolfi di Montignoso».Il filmato, proiettato tra l’altro alla Library of Congress di Washington e alla New York University, ha ricevuto i complimenti da parte del presidente Barack Obama, che in una lettera al regista ha scritto: «Nonostante i tanti ostacoli i Buffalo Soldiers servirono la Patria con coraggio, preparando la strada alle future generazioni. Nella Seconda Guerra Mondiale esemplificarono il loro eroismo collaborando alla liberazione di un continente dalla tirannia, cambiando il corso di un intero secolo».



29/12/19

Il mito pop di Maria Antonietta L’ultima regina di Francia era un simbolo di frivolezza. Ma ora una mostra a Parigi la celebra come una Lady D ante litteram

Maria Antonietta (Lady Oscar).jpg
Leggendo l'articolo     sotto     riportato  e     ritornando   alla mente   la  puntata   del  6\10\2019   della trasmissione Ulisse  di Piero Angela mi  chiedo   e poi mi do  una rispsota . Ella   fu    :  1)    una Lady D d'altri tempi come dicono recenti studi(  compresa  la trasmissione    tv  citata   )    ed la mostra a parigi di cui parla quest'articolo di repubblica del 26\12\2019   riportato sotto     2)   un ingorda di potere  3)  un pesce fuor d'acqua come la descrive la serie anime ed il manga le rose di versailles alias lady oscar ?
io sono di più per la prima e la terza insieme in quanto : 1) Oltre che regina di Francia, Maria Antonietta è stata una regina della moda. Vestiti e gioielli erano per lei una dolce ossessione. Il suo stile, la sua eccentricità, hanno attraversato i secoli e ispirato stilisti e star di Hollywood. Quando alle porte della Storia bussò impetuosa la Rivoluzione Francese, per lei oramai non ci sarà più scampo. I rivoluzionari, Robespierre in testa, la useranno infatti come capro espiatorio di tutti i mali di Francia. Proprio nel momento più difficile, rimasta vedova, privata dell'affetto dei figli e colpita anche da un'infamante accusa, quella d'incesto col proprio figlio, Maria Antonietta saprà ritrovare la dignità della grande regina che non è riuscita a essere quando era sul trono. 2) non si rendeva conto di ciò che faceva. Non si rendeva conto della situazione dei Francesi che purtroppo morivano di fame. Tra l'altro la corte Francese era particolarmente ostile con lei e molti nobili, comprese le figlie di Luigi XV le rinfacciavano di essere un arciduchessa austriaca. Il fatto che non abbia potuto o voluto fare nulla per il suo popolo è gravissimo. Anche perché lei quando era arrivata in Francia dall' Austria aveva solo 14 anni ed era molto spaesata. Tra l'altro si tende a dare la colpa a lei, ma ci si dimentica che è stato Luigi XV a sperperare il denaro del popolo Francese, e che la situazione era già molto grave quando lei e Luigi XVI sono saliti molto giovani al trono









    DA  REPUBBLICA    DEL  26 DICEMBRE 2019

Il mito pop di Maria Antonietta
L’ultima regina di Francia era un simbolo di frivolezza. Ma ora una mostra a Parigi la celebra come una Lady D ante litteram


27/12/19

Ragazze investite a Roma, i funerali nella chiesa gremita. Il parroco: IL senso della vita non è bere e fumarsela

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"Siamo abituati a vivere tra tecnologie e innovazione eppure brancoliamo nel buio ed è quello su cui dobbiamo riflettere: su questa ora buia". Così ha esordito il parroco don Gianni Matteo Botto nel corso dell'omelia ai funerali di Gaia e Camilla, sottolineando "da giorni ci chiediamo il perché. Ci
interroghiamo sull'insensatezza di quanto accaduto. Brancoliamo nel buio. Ecco quello di oggi é il grande abbraccio che diamo ai genitori di Gaia e Camilla, in questa ora così buia". Infatti   è   questo  che  i genitori  (  sempre    che   non siano  di quelli problematici  ) , la  scuola e  la  comunità dovrebbero  , ovviamente  senza  essere  troppo   repressivi  , asfissianti  ,  e senza  voler  a tutti   costi imporre  la  loro esperienza 

Ecco   quindi che  ancora parole forti nell'omelia di don Matteo  riportate da  repubblica online posso  essere  utili  e una base  da  cui  partire o ripartire    : "Il senso della vita, lo aveva chiesto giorni fa Camilla alla sua famiglia. Ecco, magari quando sei sbronzo o sei fatto ti metti a guidare? Questa è la vita? In fondo ci sentiamo onnipotenti e poi non riusciamo a seguire le regole base della convivenza. Ci riscopriamo tutti un po' palloni gonfiati. Il senso della vita non è bere e fumarsela".

26/12/19

Siracusa, per un errore dei giudici vince una medaglia che non merita e la consegna alla seconda classificata


Babbo natale  ( Gesù bambino   come  volevano     che  lo chiamassi  le   mie  nonne   ) avrà preso nota dell’ennesima bella storia andata in scena in questi giorni: in questo caso il teatro è stato la Sicilia.
Il Protagonista un ragazzino di 10 anni che si è aggiudicato l'oro in una competizione regionale di karate. Accortosi dell'errore della giuria ha messo la medaglia al collo di Carlotta Bartolo, 11 anni, che era arrivata seconda. Egli    per un errore nel calcolo dei punti, Giorgio Torrisi, 10 anni, era stato giudicato e premiato come vincitore di un torneo di karate, ma poi quando insieme ai suoi genitori ha scoperto di essere arrivato secondo, ha scelto di consegnare la medaglia d’oro a chi davvero l’aveva meritata: Carlotta Bartolo, appunto   di 11 anni. Una  bella  riasposta  a chi ice  che  certi valori sono morti  , certo    stanno scomparendo  , ma  ancora   ed   questo è uno    dei casi  in questione  resistono   e  sono  ancora   vivi 



Infatti   , oltre  il  video  ,  ecco   la cronaca  di  https://palermo.repubblica.it/cronaca/2019/12/25/  da  cui   è tratta la prima foto


“Mamma questa medaglia non la merito, perché non l’ho vinta. Devo consegnarla al vero vincitore”. Quando la lealtà sportiva e i valori morali rappresentano la vera vittoria, allora accadono storie come quella che ha visto protagonista Giorgio Torrisi, 10 anni, cintura nera di karatè e, dopo ciò che è accaduto, anche di lealtà.Per un errore nel calcolo dei punti è stato giudicato e premiato come vincitore di un torneo, ma quando ha scoperto di non aver realmente conquistato l’ambita medaglia d’oro ha scelto di consegnarla a Carlotta Bartolo, 11 anni, arrivata seconda.
Giorgio Torrisi e Carlotta Bartolo   da https://www.pachinonews.it/



La competizione, la settima edizione dell’International Edukarate, si è svolta al PalaCannizzaro di Acicastello e ha visto sfidarsi 350 bambini provenienti da tutta la Sicilia. Giorgio Torrisi, di Catania, è stato giudicato il primo nella sua categoria. Immediatamente dopo la premiazione, i genitori stessi, Antonio Torrisi e Chiara De Melio, hanno intuito che c’era qualcosa che non quadrava nei punteggi. “Mio figlio è abituato a vincere - ha raccontato Chiara, la mamma - ma anche a perdere con umiltà, perché è questo che insegno ai miei figli. Ho spiegato a Giorgio che c'è stato un errore e ha voluto consegnare la medaglia a chi l'ha meritata al suo posto. L'onestà è la prima cosa nella vita”.
Scene rare e ben lontane da quelle a cui spesso si assiste nelle tribune delle gare di calcio giovanili, in cui genitori eccessivamente esigenti pretendono solo vittorie sul campo. A discapito del decoro, della forma e dell’educazione dei figli. Così Giorgio ha scelto che la sua più grande vittoria sarebbe stata quella di consegnare la medaglia a Carlotta. E la missione è stata compiuta e la medaglia ha trovato il suo legittimo proprietario: tutta la famiglia Torrisi è sbarcata nella palestra dell’ “Accademia Bartolo” a Pachino, in provincia di Siracusa, per incontrare Carlotta e i suoi genitori.
“La nostra prima vittoria è questa - ha dichiarato Giuseppe Bartolo, padre di Carlotta e maestro di karatè -, trasmettere ai nostri atleti e figli i valori della lealtà”. Carlotta ha ottenuto la sua meritata medaglia, ma il vero vincitore morale della competizione, manco a dirlo, è stato Giorgio. Il gesto è stato anche notato - e lodato - dall’organizzatore dell’evento, Salvo Filippello, pedagogista componente della commissione nazionale Csain e coordinatore regionale. “Un esempio virtuoso - ha commentato Filippello - come ente promuoviamo i valori sociali ed educativi, al di la di quelli agonistici. Vuol dire che abbiamo seminato bene. Il nostro obiettivo è creare grandi uomini, più che grandi campioni”. Filippello ha messo in piedi anche una “karate-therapy”, che serve ad incanalare energie ed istinti dei più piccoli nell’ambiente sano dello sport. “Lavoriamo anche in ambienti difficili - ha spiegato il responsabile siciliano di Csain - e con questa attività facciamo in modo che i ragazzini più iperattivi possano lavorare sull’autocontrollo”.

23/12/19

chi la detto che per essere miss si debba solo cantare e ballare Miss America 2020 è una biochimica: vince con un esperimento chimico dal vivo

Risultati immagini per Camille SchrierIndossando un camice da laboratorio ha sfruttato il palco del più importante concorso di bellezza americano per dimostrare non solo che le donne possono avere successo negli studi scientifici, ma che "anche una scienziata può diventare Miss America come Miss America può diventare una scienziata". Infatti quella di Camille Schrier, neo incoronata Miss America 2020. Ha 24 anni, una laurea in biochimica, una in biologia e sta facendo un dottorato in farmacia è una vittoria che sta facendo il giro del mondo . A stupire però non è tanto il suo curriculum accademico, quanto il fatto che abbia usato la sua passione per la scienza come abilità da esibire alla prova di talento del concorso. Mentre le altre partecipanti si sono esibite nei più tradizionali campi del ballo, del canto o della recitazione, lei ha eseguito un esperimento dal vivo. Ha prodotto una reazione chimica molto semplice, ma suggestiva, che con l'esplosione di schiuma colorata ha stupito platea e giuria.



anche  l'ipocrita   e  fallocratico    libero  ne  ha  riconosciuto   l'importanza  .  Infatti  ecco  cosa  dice  quest'articolo     di  Lucia Esposito :  <<  (  ....   ) Per tanti motivi. Primo: è consapevole della sua straordinaria bellezza e non se ne vergogna, anzi dà uno schiaffo sia ai maschilisti sia alle femministe esibendola come un capolavoro. Secondo: non è snob.Ambisce a fare la scienziata ma non disdegna una gara che - nonostante sia stata infiocchettata ben bene e dichiari di non dar troppo peso a seno e sedere - se non sei strafiga non ti fa neppure iscrivere. Terzo: ha dimostrato, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che l' intelligenza non è un accessorio come un foulard di seta o un orecchino di perle. E poi perché alla fine, quando la giuria l' ha eletta Miss America è esplosa in un pianto liberatorio di gioia, proprio come tutte le miss. >>

22/12/19

i libri della libreria acqua alta di Venezia , danneggiati dall'alluvione diventano opere d'arte

 La  storia    d'oggi   è presa (  in altri  è  hakerata  in  maniera  etica  citando la  fonte     senza  modificarla  )   , come spesso mi   accade    visto  che    gli articoli delle  fonti  sono 😥😢🙄  totalmente  a  € ,   dai  Social  .  In particolare  dalla   pagina  facebook  dello  IED Milano e sulla pagina Instagram   della  protagonista  @libricontrocorrente  da cui   ho preso   anche  le  foto  

Questa è una storia fatta di acqua, di carta, di dolore e di forza. È la storia della libreria Acqua Alta di Venezia, allagata, migliaia di libri da buttare ed  mandare  al macero  . Ma  è  anche la storia delle studentesse di IED Milano Maria Vittoria Miccoli Minarelli, Ambre Carladous e Anna Carera, che vanno a Venezia e in cambio di un’offerta portano a casa 500 volumi troppo danneggiati per essere venduti.Esse Chiedono ai loro compagni di corso di Graphic Design, ai compagni degli altri corsi e a tutti gli artisti disponibili, di adottare un libro e trasformarlo in un’opera d’arte, per poi metterlo all’asta. Grazie a una galleria d’arte di Bologna, 130 volumi vengono consegnati ad artisti del capoluogo emiliano. i designer e gli artisti   si sono messi al lavoro: e opere   sono state  messe   all’asta a partire dal 22 dicembre e i proventi devoluti alla Fondazione Querini Stampalia.


IED Milano
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La storia che ti vogliamo raccontare oggi inizia sotto la pioggia battente che ha flagellato l’Italia qualche settimana fa, e con una notizia che – in un bollettino dei danni che si fa sempre più tragico man mano che passano le ore – diventa virale sui social: la libreria Acqua Alta di Venezia è allagata, migliaia di libri sono da buttare.La libreria, fra le più famose al mondo grazie alle barche trasformate in scaffali e alla gondola che protegge i libri durante l’acqua alta da cui prende il nome, ha subìto un colpo durissimo. È una di quelle notizie che, per un amante della lettura, aggiunge gravità a una situazione già drammatica e porta a chiedersi se si può fare qualcosa per dare una mano.E una risposta, le nostre studentesse Maria Vittoria Miccoli Minarelli, Ambre Carladous e Anna Carera, l’hanno trovata: salvare i libri dal macero per trasformarli in qualcosa d’altro, di nuovo, che possa aiutare. E così inizia un viaggio che da Milano le porta a Venezia, con le titolari della libreria che in cambio di un’offerta cedono 500 volumi troppo danneggiati per essere rimessi in vendita. Maria Vittoria, Ambre e Anna riempiono scatoloni e li portano qui a #IEDMilano, dove nel frattempo hanno ottenuto il permesso di depositarli e provare a mettere in atto la loro idea: chiedere ai loro compagni di corso di Graphic Design, ai compagni degli altri corsi e a tutti gli artisti disponibili, di scegliere un libro e trasformarlo in un’opera d’arte, per poi metterle all’asta e raccogliere fondi per aiutare un ente o un’istituzione veneziana ad affrontare i danni causati dall’acqua. Dopo una ulteriore cernita che le costringe a buttare ancora un centinaio di libri, perché troppo danneggiati, allestiscono un punto di scambio nella nostra biblioteca di via Sciesa 3 e la risposta, per fortuna, non si fa attendere: studenti e docenti dei nostri corsi si presentano a scegliere e ritirare i libri che li incuriosiscono di più, mentre grazie a una galleria d’arte di Bologna, 130 volumi vengono consegnati ad artisti 



da https://www.instagram.com/p/B6XwFwICQkv/
del capoluogo emiliano. Uno alla volta i libri vengono “adottati”, e in pochi giorni ne rimane in deposito solo qualche decina.
Ecco  un esempio  di un opera    fatta   



01/12/19

franca pischedda la prima vigilessa di Alghero va in pensione in maniera sensuale

LO STRIPTEASE DELLA VIGILESSA PER LA PENSIONE: "L'HO VISTO IN SOGNO E L'HO FATTO" Franca Pischedda è stata la prima agente della Municipale di Alghero: ora spiega la sua uscita di scena "hot


Oneri ed onori di una carriera al servizio degli algheresi. Sul Quotidiano di Alghero le emozioni di una vita col fischietto, per la gente e tra la gente. Franca Pischedda, la prima donna Vigile urbano della città di Alghero va in pensione. Con lei, se ne va un pezzo di storia del Comando di Via Mazzini. In redazione, racconta aneddoti di vita con la divisa e in famiglia. «Il momento più bello è sicuramente l´abbraccio della gente. Se è vero che si raccoglie ciò che si semina, significa che nella mia vita e nella carriera ho seminato bene», dice Franca, non senza un filo di emozione. L'intervista è di Antonio Burruni, la foto di copertina è di Francesco Deriu

 se   non  si vede  il  video    di  alguer.it   trovate  sotto  quello  di youtg.net 


30/11/19

Nuoro, l'idea di Agnese Siotto : viaggio di sole donne in Marocco per abbattere i pregiudizi sulle donne che viaggiano da sole

di cosa stiamo parlando
CTS Centro Turistico Sardo Nuoro25 novembre alle ore 19:27
E' successo il 18Dicembre2018, due turiste sono state violentate ed uccise durante il loro viaggio in Marocco, sulle montagne dell'Alto Atlante. Ed è stata subito polemica sessita. "Non si viaggia da sole" dicevano gli uni, "se la sono cercata" aggiungevano gli altri, "in certi posti due ragazze da sole cose pretendono?!" apostrofavano tanti.
Noi oggi, quasi un anno dopo rispondiamo , durante la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, con una proposta di viaggio tutta al femminile, proprio su quella montagna, il 4.000 mt più conosciuto del Marocco.
Sarà un viaggio per sole donne accompagnato da Agnese Siotto Viaggi. Un trekking di 3 giorni seguito da una gita alla scoperta del meraviglioso Marocco. Non contro qualcosa ma a favore Delle donne e della loro libertà!
VIAGGIO DI GRUPPO CON SOLO 15 POSTI   

Noi oggi, quasi un anno dopo rispondiamo , durante la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, con una proposta di viaggio tutta al femminile, proprio su quella montagna, il 4.000 mt più conosciuto del Marocco.
Sarà un viaggio per sole donne accompagnato da Agnese Siotto Viaggi. Un trekking di 3 giorni seguito da una gita alla scoperta del meraviglioso Marocco. Non contro qualcosa ma a favore Delle donne e della loro libertà!
VIAGGIO DI GRUPPO CON SOLO 15 POSTI   
                               
 dall'account  fb   per    chi  fosse interessato\a     oltre  il suo   fb  c'è  anche    il  suo bel  canale   istangram  (  https://www.instagram.com/ines_yes8/?hl=it ) della  protagonista  della  storia  d'oggi 


la battaglia soprattutto culturale  contro  i femminicidi (  violenza   sulle donne  ) e   contro  gli stereotipi sessisti e  maschilisti   va      anzi dovrebbe  essere   oltre l'ipocrita   e  pulicoscienza   giornata del  25  novembre .  E  non solo     con ,  secondo me   ridicoli ed  incomprensibili  alla  maggior  parte  dell'opinione  pubblica , panchine e  scarpe   rosse  . Ecco   che  l'iniziativa  , certo una  goccia   nel mare mediatico  e   monoculturale  o  culturame  ,   di cui  si parla   nel post  d'oggi   ha  grande  significato     e  può essere    un esempio ed  una  base  da  cui  partire o continuare se  già la  si fa  .

  da la  nuova  sardegna    del 30\11\2019

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    «Rifaremo il tragitto di Louisa e Maren, violentate e uccise»

                                    Luca Urgu