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05/01/17

ecco le conseguenze della caccia alle streghe ed al diverso .Torino La signora marocchina scambiava messaggini con la figlia sorda: la sala si è svuotata e sono intervenuti i carabinieri. "Ci guardavano tutti, che imbarazzo"

al lupo al lupo . mi sa che ce lo fanno sul serio e neanche ce ne accorgiamo se continuiamo a credere a 'ste bufale o allarmismi e\o a vedere  i terroristi  dove   " nel diverso " o vedere  in maniera incompleta i  fatti  come l'italia   finirà che ci sarà  che in mezzo  a  questa  caccia ale streghe  iun attentato ce lo faranno davvero 





 da  repubblica  Torino 
Torino, parla la donna scambiata per terrorista al cinema: "Una vergogna così non l'avevo mai provata"

La signora marocchina scambiava messaggini con la figlia sorda: la sala si è svuotata e sono intervenuti i carabinieri. "Ci guardavano tutti, che imbarazzo"

di   CARLOTTA ROCCI


Un caso di psicosi terrorismo che, in questi tempi di eventi tragici, rischia ormai di scatenarsi con poco. Tutto è nato dalla presenza in sala di una famiglia marocchina con una ragazza sorda che, durante la proiezione del film "Passengers" di Morten Tyldum, si è scambiata qualche messaggio su whatsapp con i genitori seduti a qualche poltrona di distanza per via di una scena un po' osé che la stava imbarazzando. Messaggi e qualche gesto con le braccia tra i componenti della famiglia - la signora Souad, il marito Moustapha, la figlia con il fidanzato italiano - seduti poco lontano sono bastati a far nascere il sospetto negli altri spettatori che hanno iniziato a uscire in massa dalla sala 5 del cinema, lasciando la famiglia sbigottita e spaventata.Solo Souad portava il velo, ma chi ha chiamato il "112" convinto di essere in pericolo ha parlato di "burqa". 


                                 (Intervista e video di Carlotta Rocci)

E' sconcertata e arrabbiata Souad Ghennam, 45 anni,(  foto  sotto a destra  )  la signora marocchina che la sera di Capodanno, in un cinema torinese, è stata indicata dagli altri 
Torino, parla la donna scambiata per terrorista al cinema: "Una vergogna così non l'avevo mai provata"spettatori come sospetta, assieme alla famiglia, perché scambiava alcuni sms con la figlia sorda. L'episodio ha provocato l'intervento dei carabinieri e l'interruzione della proiezione. "Stavamo guardando il film - racconta la signora - quando in una scena è apparsa una coppia nuda. Mia figlia, che era assieme a noi col suo ragazzo, mi ha scritto un messaggino per manifestare il suo imbarazzo, io le ho risposto". La scena, però, ha insospettito parte del pubblico che, sotto l'effetto della psicosi degli attentati islamici, ha segnalato la circostanza ai gestori della sala. "A un certo punto - racconta ancora la signora - il film si è fermato e sono arrivati i carabinieri. Una vergogna simile non l'avevo mai provata. Ci guardavano tutti. Io e mio marito viviamo qui da 15 anni". 
 << Vorrei sapere chi è e denunciarlo - dice ora Souad, sconcertata e arrabbiata - Nessuno ci ha chiesto scusa, solo i carabinieri ci hanno detto di non preoccuparci". Non è servito più di un minuto, infatti, ai militari per capire che si era trattato di un enorme equivoco segno di un clima di tensione alimentato dagli ultimi attentati.>> L'episodio ha però lasciato sconcertata e arrabbiata la signora marocchina: "Il film si è interrotto, ho pensato che fosse un guasto. Poi sono arrivati i carabinieri: che imbarazzo... Non abbiamo mai fatto del male a nessuno. Io e mio marito viviamo qui da 15 anni e Torino è la nostra seconda casa". Il biglietto del cinema era un regalo della figlia. "Lei e il suo fidanzato sono sordi, ma hanno voluto venire al cinema con noi. Ora - commenta amara - ho paura persino ad uscire di casa".

27/09/16

non credevo di ... ( con la collaborazione di Tina galante )

il post  d'oggi   è frutto di  una collaborazione  facebookiana   con  l'amica  Tina  galante  ( alias  tisbe )

Non avrei mai pensato di dover vivere in un momento storico in cui si ergono muri e si installa filo spinato.
Non avrei mai immaginato che ad una chiusura delle famiglie nelle proprie case, abbandonando le piazze e i luoghi deputati agli incontri, sarebbe corrisposta un'altrettanta chiusura delle nazioni.
Non avrei mai immaginato di vedere tutti quelli che avevano esultato e brindato per la caduta del muro di Berlino essere favorevoli ai nuovi muri e spendere parole che pesano come macigni sul dorso della storia.

Ed  ecco la mia  parte  .....  e  segnano  un ritorno al passato  ( leggi     ideologie  del  secolo scorso  . guerra  fredda )  da  cui sembra   ci fossimo liberati lasciandocele alle  spalle   dopo  sofferenze  e sensi di colpa  .

26/10/15

LA GIUSTIZIA FAI-DA-TE È IL SINTOMO DI UN CANCRO di http://anthonymuroni.blog.unionesarda.it/




mi fa piacere che a destra qualcuno cominci a ragionare.  Infatti  tra  i soliti articoli  ed  interventi malpancisti    finalmente  uno che fa un discorso  equilibrato


http://anthonymuroni.blog.unionesarda.it/

  Nessuna simpatia per i ladri, ma anche una certa resistenza a legalizzare la giustizia fai-da-te. Perché la morte violenta di un 22enne è sempre una sconfitta per lo Stato. E se il suo uccisore non può essere considerato un eroe, forse è altrettanto ingiusto affibbiargli l’etichetta di assassino. Più probabilmente è a sua volta una vittima, il sintomo di un cancro che pian piano sta divorando la società italiana, ogni giorno più insicura, disincantata, cinica e dunque ingiusta.Ammalarsi è stato inevitabile, se si pensa a qual è la situazione di impunità, scarsa meritocrazia e sostanziale anarchia alla quale intere porzioni di territorio e di cittadinanza sono condannate.Persino le reazioni successive al grave fatto di cronaca di cinque giorni fa – quando un pensionato 65 enne, che per sua stessa ammissione viveva da sette anni con la pistola a portata di mano, ha freddato un ladruncono sorpreso di notte dentro la sua casa – sono emblematiche: onorevoli che vanno in tv col revolver, cortei di solidarietà per lo sparatore (indagato, per atto dovuto), persino scene di giubilo per la morte del reo.Attenzione, però, alle escalation e ai simboli: i nostri anziani ci ripetevano “A bocchire tocat a Deus”, per sottolineare la sacralità della vita. Quando si imbraccia il fucile, ergendosi a sceriffo, giudice e becchino, si intraprende una strada senza ritorno.Perché a chi giustifica gli spari per difendere la proprietà dovremmo chiedere se è questa la società che vogliamo creare per i nostri figli. E se non ci sembra già sufficientemente sbagliato un posto in cui non si può riposare in pace se non avendo le sbarre alle finestre e i portoni blindati stile Banca d’Italia.La risposta la dovrebbero dare le istituzioni, con l’esempio e con il varo e la successiva applicazione di leggi inflssibili. Ma questa – l’abbiamo già detto – è una società malata. E il pesce – sia esso quello che ruba in casa dei pensionati o quello che si fa giustizia da solo, ammazzando i ladri – puzza sempre a partire dalla testa.


concluso con un altro intervento che per casualità delle vita ti toglie le parole di bocca dell'amica Tina Galante

3 ore fa · Modificato · Lo so che vi sto fracassando i marroni c


on questa storia, ma è necessario fare chiarezza, vista la confusione. ‪#‎iosonounidiota‬Un conto è trovarsi in casa un ladro DISARMATO e innocuo che magari a vedervi gli viene pure l'infarto a lui, altro è trovarsi in una situazione in cui il ladro è armato e si comporta all'Arancia meccanica. Sono due situazioni diverse che necessitano di risposte diverse. Nel caso occorso in questi giorni la risposta omicida è chiaramente esagerata, non si può sparare ed uccidere una PERSONA disarmata e all'esterno della propria abitazione, dall'alto in basso.

Questo fa comprendere l'esistenza di una certa volontà sadica di colpire per uccidere, e di approfittare della situazione per poter essere legittimato nel proprio sadismo.Ora il pensionato in questione, dopo aver ucciso un ragazzo, avrebbe dovuto tenere un profilo basso e mostrarsi quantomeno dispiaciuto per l'accaduto, come già hanno fatto altri prima di lui. Ma il soggetto in questione fa lo spavaldo, si affaccia al balcone come un DUCETTO qualsiasi, sproloquia e minaccia nelle trasmissioni televisive. ONESTAMENTE, si può sopportare tutto questo? E ce lo ritroveremo presto candidato nelle fila leghiste, perché si sa, gli assassini e gli omicidi fanno sempre un certo effetto sugli italiani.Perché se questo soggetto non pagherà per quello che ha fatto (non puoi uccidere qualcuno solo perché sta nella tua proprietà) si sdoganerà l'idea pericolosissima che si può condannare a morte un uomo per il reato di furto, attenzione, non OMICIDIO e presunzione di omicidio, ma banalmente FURTO! E' esattamente come mettere sulla sedia elettrica i ladri, delegando ai cittadini il compito di fare da giudici e da esecutori materiali. MA RIUSCITE A RENDERVI CONTO DELLA FOLLIA??


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10/05/15

Cagliari: «Per paura dei tatuaggi non mi hanno dato lavoro» Tattoo e pregiudizi: il caso della modella “alternative” Alessandra Marini

  da la  nuova  sardegna del  10\5\2015 
LA STORIA
Cagliari: «Per paura dei tatuaggi non mi hanno dato lavoro».
Tattoo e pregiudizi: il caso della modella “alternative” Alessandra Marinidi Alessandro Marongiu
.



                               La modella        cagliaritana Alessandra Marini

Tutto si sarebbe aspettata meno che un giorno i lavori tra cui si divide da oltre un lustro, quello di estetista e quello di fotomodella, sarebbero entrati in conflitto e le avrebbero tolto la possibilità di ottenere un impiego per il quale era una candidata più che referenziata. Il perché è presto detto: Alessandra Marini, venticinque anni, originaria di Pula attualmente di stanza a Cagliari, con il nome d’arte di L’Ale Sailor è una modella “alternative” (ha fatto parte della community “Sickgirl”, ha posato per affermati fotografi di tutta Italia e con i suoi scatti è già apparsa su dei magazine stranieri), e a qualcuno i suoi numerosi tatuaggi, specie quelli sulle mani, non sono andati a genio. Il lavoro in un resort dell’isola come estetista per la stagione estiva, che dopo un colloquio sembrava già esserle stato assegnato, è ormai andato a qualcun’altra: meno tatuata.
«È stato il miglior colloquio che abbia mai fatto. Hanno da subito trovato interessanti le mie precedenti esperienze lavorative, facendomi sentire davvero apprezzata. E mi hanno detto che non mi dovevo preoccupare di nulla: avevano già dei dipendenti tatuati, e in più avrei indossato una divisa; i piercing e i dilatatori nei lobi delle orecchie li avrei semplicemente tolti durante il turno di lavoro. Sono uscita dalla stanza felice e soddisfatta: si trattava a quel punto solo di aspettare una chiamata per la conferma delle date dei corsi di aggiornamento. Fino a quando, due giorni dopo, non ho ricevuto una telefonata in cui mi dicevano che il colloquio non era andato a buon fine: la spiegazione si è rivelata un lungo giro di parole a vuoto, dal quale si intuiva che il problema, contrariamente a quanto mi avevano detto di persona, erano i proprio tatuaggi»
Se prova a mettersi nei panni del datore di lavoro, trova che in nessun modo si possa capire la sua decisione o che gli si possa concedere qualche attenuante?
«Io sono una persona che non fa distinzioni né giudica dalle apparenze. Ogni cliente sceglie l'estetista in base a diversi criteri, ma il principale resta sempre la bravura professionale: di conseguenza, per me è davvero ridicolo, nel 2015, andare ancora incontro a queste situazioni».
Considera quest’episodio come un “incidente di percorso”, o trova che i tatuaggi siano ancora lontani dall’essere completamente accettati?
«Fino a quindici anni fa, chi aveva anche un solo tatuaggio veniva etichettato come un poco di buono; al giorno d'oggi c'è sempre più gente che si tatua, o almeno che rimane incuriosita e affascinata da questo mondo, quindi guardo al futuro con positività anche se, ogni tanto, mi sento ancora giudicata. Permane insomma sempre quel pizzico di pregiudizio che, soprattutto nella mia professione, non dovrebbe invece più esistere».
Quando e perché ha iniziato a tatuarsi? Segue uno stile specifico?
«Fin da piccola ho sempre avuto dei gusti particolari riguardanti la musica, il cinema, la moda, la vita stessa, e tatuarmi tutto il corpo è sempre stato uno dei miei sogni, il perché forse non lo so bene neanche io. Quando mia sorella fece il suo primo tatuaggio, avevo otto o nove anni, ero gelosissima, ne volevo uno anche io a tutti i costi; finalmente, cinque anni dopo toccò a me, e mi tatuai una piccola stella in mezzo alla schiena. Ricordo ancora tutto quello che ho dovuto fare per convince mia madre, che a tutt’oggi non approva. Attualmente ho addosso svariati pezzi di tatuatori differenti come Enrico Garau di Electric Storm Tattoo, Fema di Elegant Ink, Uomo Tigre, Pietro Sedda, Francesco Liori, Diamante Murru e di altri ancora. La maggior parte sono di stile traditional e neo-traditional, un genere di cui sono sempre stata appassionata per la storia che racconta. Il genere tradizionale o American Style è legato al patriottismo e alla cultura americani, che aveva nel marinaio Sailor Jerry il suo più famoso rappresentante. Le linee sono grosse, dalle forti sfumature e dai pochi colori contrastanti: si tratta dei tatuaggi dei marinai, in poche parole. Mio padre, che era appunto un marinaio negli anni Sessanta, mi raccontava che alcuni suoi colleghi si facevano tatuare in porto, addirittura, e chi commetteva dei crimini direttamente in galera. In precedenza i pescatori si facevano tatuare àncora e timone nelle dita come simboli di fortuna, per propiziare una buona pesca o per far ritorno a casa sani e salvi dalla navigata. Ma questi sono solo alcuni esempi. In realtà non mi sento legata al traditional per il mio cognome o per il fatto che mio padre fosse un marinaio o un pescatore (anche perché lui non ha mai apprezzato i tatuaggi proprio perché ai suoi tempi erano per la maggior parte i carcerati a farseli): è semplicemente il genere che mi piace di più»
Dopo aver saputo che non ha avuto il lavoro s’è pentita, almeno per un attimo, dei suoi tatuaggi?
«Nella maniera più assoluta. Anzi, credo che tra un po' farò proprio un nuovo tatuaggio, e lo farò proprio nelle mani».

04/07/09

"Ero forestiero, e mi avete imprigionato"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.


Don Luigi Ciotti: «Come ai tempi della discriminazione razziale»

«Non sicurezza, crudeltà. Non c’è altra parola per definire le misure sull’immigrazione approvate oggi, giovedì 2 luglio 2009, in Senato. Non c’è altra parola per definire questo accanimento contro chi fugge dalla miseria, dalla discriminazione, dall’oppressione, dalle guerre. Sono persone, prima che immigrati, quelle che chiedono di essere riconosciute e accolte nella legalità, nei diritti e doveri di ogni cittadino parte attiva del consorzio sociale. É doloroso constatare come questa legge ci faccia scivolare indietro, ai tempi della discriminazione razziale, negando i valori della Carta universale dei diritti umani, della nostra Costituzione, della Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Baluardi contro il ritorno della barbarie e della guerra, antidoti perché legge sia tutela del bene comune a partire dai più deboli, non legge del più forte. Sono vittime della povertà, gli immigrati. Ma la povertà più grande, oggi, è la nostra. Povertà di coraggio, di senso, di umanità, di capacità di scommettere sugli altri, di costruire insieme a loro. Dati alla mano, è dimostrato che, laddove si è lavorato con impegno, è stato possibile armonizzare il diritto con l’accoglienza, saldare il rispetto delle regole - che deve valere per tutti - con l’integrazione. A partire da quel “mettersi nei panni degli altri” che è stato motore delle più grandi conquiste umane e civili. E spiace che, ad eccezione di una minoranza di voci nette e coerenti, su una questione tanto cruciale come quella dell’immigrazione, la politica sia venuta meno al suo orizzonte ideale: stimolare la promozione culturale e sociale di un paese, trasformando in speranze le paure della gente».


Don Paolo Farinella: «Il decreto vergognoso del governo della vergogna»

Come cittadino, come prete e come presidente dell’Associazione “Massoero 2000” di Genova che si occupa di senza fissa dimora, dichiaro la mia totale e ferma obiezione di coscienza allo scellerato decreto dell’ignobile governo italiano, proseguendo la dichiarazione di ieri. (Paolo Farinella, prete). Parola di Dio! No, della Cei! Anzi del Vaticano! Venghino, signore e signori, la commedia è cominciata. A decreto appena sfornato, ancora caldo e fumante, il responsabile vaticano dei Migrantes osa dire che il decreto «porterà molto dolore»; gli fa eco la Cei che parla a più voci: «Sull’immigrazione non basta l’ordine pubblico ma servono anche politiche volte a favorire l’integrazione». Il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei afferma che «di fronte al fenomeno complesso dell’immigrazione, è evidente che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico - che è comunque necessario garantire in un corretto rapporto tra diritti e doveri - risulta insufficiente». Non è il massimo che dovrebbero dire due istituzioni religiose, ma anche un buffetto dato al momento giusto, è significativo e meglio di niente. Le parole fragili e timide erano ancora in aria e non si erano depositate in terra, che come uno sputo a tradimento arriva la dichiarazione ufficiale del portavoce vaticano, Padre Federico Lombardi: «Il Vaticano come tale non ha detto niente sul decreto sicurezza approvato dal governo italiano. Ha parlato monsignor Marchetto [Ufficio Migrantes del Vaticano], ma non mi consta che il Vaticano in quanto tale abbia preso posizione». A noi consta, consta! Il Vaticano non ha detto niente, non ha preso posizione e il suo niente ha la potenza dirompente della parola esplicita: il governo è al sicuro, Bossi può discettare sui preti che parlano ma non contano niente e Maroni fa spallucce a quelle che definisce «liturgie», cioè rituali vuoti e inutili. Non si è fatto attendere l’esimio fascista La Russa, nonché ministro della Difesa, che, grato pose: «Siamo lieti della precisazione del Vaticano, che mette in rilievo la differenza tra un giudizio, legittimo, di monsignor Marchetto e quello del Vaticano». Obiettivo raggiunto, come si conviene tra compari. Come volèvasi dimostrare, il cerchio ora è quadrato. Speravamo di ascoltare dal portavoce del papa parole semplici, antiche, parole dal sapore evangelico come «voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2,19). Oppure, se ancora il papa e la sua corte non fossero arrivati al Nuovo Testamento, le parole dell’Antico: «perché il Signore vostro Dio… [è] il Dio grande, forte e terribile che non usa parzialità e non accetta regali, rende giustizia all’orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e vestito. Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto» (Dt 10,17-19) a cui fa eco il Cronista: «nell’agire, badate che nel Signore, nostro Dio, non c’è nessuna iniquità: egli non ha preferenze personali e non accetta regali [= non si lascia corrompere con regali]» (2Cr 19,17). Abbiamo sentito solo voci di diplomazia da tornaconto, di ossequio servile, di eresia e di apostasia dalle quali prendo le distanze in modo netto e senza paura delle conseguenze. Io, Paolo Farinella prete mi dichiaro «obiettore di coscienza» al decreto 733-B/2009 e al Vaticano che non riconosco come mio Stato e che non mi rappresenta come prete della Chiesa Cattolica, apostolica e universale. Anzi, lo considero una maledizione di Dio sull’intera Chiesa e prego che sprofondi negli abissi della Gehènna. Avevo facilmente previsto che l’inasprimento del 41-bis nei confronti dei mafiosi, sarebbe servito come foglia di fico per accreditare un governo screditato come tutore di legalità. Le cronache confermano e il diritto è affossato. Di seguito un breve ripasso della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo (Onu, 10-12-1948) sottoscritta dall’Italia quando era uno Stato di Diritto: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti» (art. 1). «Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione (art. 2 § 1)». «Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona (art. 3)». «Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù (art. 4)». «Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica (art. 6)». «Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un’eguale tutela da parte della legge … contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione (art. 7)». «Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato (art. 9)». «Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese (art. 13 §§ 1-2)». «Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni (art. 14 § 1)». «Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza (art. 15, §§ 1-2)». Il decreto del governo della vergogna ci colloca fuori da questa logica, da questa civiltà e dalla storia del Diritto, ma è ancora più grave che, per graziosa concessione del Vaticano, la Chiesa intera è dichiarata estranea al Vangelo, a Dio e a Gesù Cristo. Mi chiedo con quale diritto il papa e i suoi portavoce possano chiedere che nella Costituzione UE sia scritto un riferimento esplicito alle «radici cristiane». I cristiani della base, moltissimi preti, i volontari, le associazioni e le donne e gli uomini di buona volontà si oppongono e si opporranno a questo decreto anche a costo della loro vita e il Vaticano vada in perdizione. Nessuno lo rimpiangerà, tranne il governo Bossisky-Berluskonijad, compagnucci di merende e di abiezione.








P.S.: chi volesse approfondire le cose - oltre alla sguardo rivolto al volto dei nostri fratelli e sorelle “clandestini”! - può leggere quest’ottimo libro http://issuu.com/meridiana/docs/avanti_il_prossimo




29/05/09

Ascoltare la paura per esprimere il coraggio di vivere


Viviamo in anni di grandi cambiamenti e trasformazioni che ci coinvolgono a tutti i livelli:
naturale, sociale, tecnologico. La velocità che muove queste trasformazioni spesso ci
travolge, ci crea difficoltà, ci fa avvertire un disagio interiore. Non riusciamo a seguirla
tanta velocità, non riusciamo ad adeguarci al nuovo, perché il nuovo non si ferma, è in
mutamento costante e a questo mutamento costante di ciò che ci sta al di fuori, spesso
non corrisponde una altrettanto profonda ricerca interiore, necessaria alla creazione e al
mantenimento dell’equilibrio e dell’armonia tra dentro e fuori. Come dire, restiamo
dissestati, frammentati: ci barcameniamo nell’attesa che qualcosa cambi, quando
potremmo – avendo a disposizione tutto questo ben di dio – indirizzarci al concreto
miglioramento della nostra qualità di vita.


Tutto questo accade per una ragione ben precisa, che si chiama paura.
La paura di non essere idonei. Di non essere accettati. Di non essere amati.
Ciascuno di noi, sia pure in diversa misura, si trascina sulle spalle l’enorme senso di colpa
di non essere degno d’amore.
La paura ci rende aggressivi. La paura crea barriere, difese. La paura ci allontana da noi
stessi e dagli altri. La paura crea separazione.
È una grandissima illusione, la paura. Ci coccola custodendoci in un bozzolo tiepido e
accogliente, ci consola con ogni pretesto disponibile, ci seduce con la promessa di salvarci
dalla sofferenza primordiale. Come potremmo mai deluderla, non nutrirla.
In realtà è proprio così che, nel momento stesso in cui la alimentiamo, stiamo creando il
terreno fertile per la nostra sofferenza. Non ne siamo coscienti. È solo che, a causa di
questa paura, viviamo giornalmente la nostra vita in modo talmente automatico, così
lontani dall’essere nel momento presente, che non ce ne rendiamo conto.
C’è una soluzione a tutto questo?


La soluzione è una fusione composta da molteplici ingredienti, a cui è necessario attingere
per la completa realizzazione del sé.


Il primo è il Genitore Omologo: la profonda radice della nostra identità psico-sessuale.
Il Genitore Omologo è il genitore del nostro stesso sesso.
Amare il genitore dello stesso sesso e accettarlo così come è – ora non dico che sia
semplice, soprattutto ove vi siano situazioni di conflitto – è la chiave per aprire il nostro
cuore. Con questa chiave preziosa apri la porta e all’interno trovi il regalo più bello: l’amore
per te stesso. Questo processo d’amore porta ad amare il genitore del sesso opposto, ad
accettarlo, a comprenderlo, e porta ad amare tutta la famiglia d’origine.
Il puzzle adesso è completo.
L’accettazione e l’amore per se stessi sciolgono la paura. L’accettazione e l’amore per noi
stessi ci fanno superare la paura di essere amati.
Forti di questa nuova consapevolezza, sostenuti da questa esperienza, siamo
conseguentemente portati all’integrazione nel sociale.


Il secondo ingrediente della nostra fusione è il corpo.
Il corpo è il fantastico contenitore della coscienza. Ci permette la nostra unicità visibile
(siamo tutti diversi) e di essere, contemporaneamente, tutti sullo stesso piano (siamo tutti
mortali). Ci permette di riconoscerla, l’unità. La nostra e quella degli altri esseri viventi.
La corporeità ci consente di sentirci uniti agli altri esseri viventi.
Accettare il corpo, in particolare il nostro corpo, ci permette di superare la paura di non
sentirci all’altezza, o di non essere idonei.


Terzo componente della fusione è la mente.
Attraverso i pensieri generati dalla nostra mente ci permettiamo di essere felici o infelici: è
una nostra libera scelta aderire alla negatività o alla positività anche se, spesso, non ne
siamo consapevoli. Superare le credenze limitanti, trasformare i pensieri negativi ci
permette di superare la paura di realizzarci.


E, infine, il mondo emozionale.
Il mondo emozionale è il cibo dei nostri pensieri.
Conoscerlo e trasformarlo ci permette di esprimerci e realizzare ciò che vogliamo
veramente. Trasformare le emozioni ci permette di superare la paura di non saper gestire
la parte emotiva di noi, o di non saperla completamente controllare.


Tutte queste componenti sono sorrette dal grande mistero che costituisce la nostra parte
spirituale, quella parte che è la fonte da cui sgorgano fiducia, fede e forza.
Quella parte che, riuscendo a mantenerne la percezione, ci consentirà risultati fino ad ora
per noi inimmaginabili.
La spiritualità, attraverso la preghiera e la meditazione, ci permette di avere fiducia e di
mantenere la percezione, che la storia è a lieto fine.


Tutte queste componenti sono quelle che ci permettono di essere delle persone solide e
amorevoli, radicate e solari.
Ancora, per sapere interamente chi siamo, abbiamo continuo bisogno di confronto e di
dialogo con l’esterno, con gli altri.
È attraverso la relazione che noi possiamo riscoprirci: è attraverso la relazione che ci si
riconosce in quanto se stessi.
Ed è sempre attraverso la relazione e il confronto che, una volta che ci siamo riconosciuti,
possiamo passare dalla famiglia d’origine alla famiglia più allargata, che è quella
planetaria.
Amando la famiglia, amando noi stessi, possiamo davvero permetterci di amare gli altri.

30/12/08

L'ultima dell'anno

 








Gerusalemme: il Monte degli Ulivi e la Valle di Giòsafat.

 

 

Senza il Gruppo Emmanuele non avrei mai visitato la Terra Santa: Israele. Se lo sapesse, papa Benedetto potrebbe accusare un colpo fatale. Lo vedremmo aggirarsi smarrito nei sacri palazzi, con lo sguardo sbilanciato e roteante di chi avverte sgretolarsi il suo mondo cristallino. Degli omosessuali credenti e, per di più, in pellegrinaggio:  il concretarsi, per lui, d'un mondo rovesciato, forse dell'Apocalisse prossima ventura. E io, al loro fianco, ancor più inspiegabile! Ma lo lascerei volentieri ai suoi impolverati fantasmi di eugenica spirituale. Gesù era il rifiutato e tra i suoi avi contava prostitute, trafficoni, in altre parole tipi sghembi. Il mito della "purezza" non è cristiano nella sua origine. Ma l'angolo di Dio è anche l'angolo più pagano.


  Presso il Muro della Spianata del Tempio, conosciuto come Muro del Pianto.


 

Assieme ai miei amici ho ripercorso, durante i mesi estivi, le tappe del cammino terreno di Cristo. I pellegrini sono rispettati dai tempi delle Crociate, ma in ogni sasso intriso, Hanif Kureishi avrebbe scritto sodomizzato" dalla religione, traspira non l'aura mistica del cielo, ma quella più carnale e smodata d'un doloroso e irrefrenabile odio. Per gli israeliani di religione ebraica, non eravamo che dei goìm: invisibili, eppure controllati - e non amati. I palestinesi, nel calore essudato e placato da inebrianti spremute di melograno, riempivano l'aria immota della loro allegra e vitale comunicativa, partenopei sotto un cielo orientale. Ma le loro abitazioni sono inghiottite in un pietrame aguzzo, senza nessuna speranza, dove l'umanità langue e il suicidio per Dio resta l'unica speranza di sentirsi vivi e non granuli d'anonima rena.
E la strana e ridotta schiera dei cristiani d'Israele, taciti, etiopi, biondi e mori, solitari, dove la sobrietà s'inerpicava nella tristezza dell'impotenza senza fine, come mi confidò Robert, orefice a Betlemme: "Qui si respira una tensione inestinguibile, e noi siamo soli e dimenticati. L'Europa non pensa a noi". Stranieri più di altri, nomadi dello spirito. Tutto come oggi, come allora.


       Una miserrima abitazione al confine coi Territori occupati: intorno, il nulla.

Il Muro impropriamente detto del Pianto - dove non si piange, si medita, dove dicono che gli uomini cullino la Bibbia come un fantolino e prorompano di lodi improvvise e sovrane; lo dicono, perché io, donna, ero relegata con le mie congeneri in un altro lato, il più angusto e ristretto, e qualcosa forse ci accomunava, reiette come siamo in ogni contrada - il Muro del Pianto (Muro della Spianata del Tempio) mi attirava inesorabilmente, ha spinto le mie mani dentro quelle rughe a forma di fessura, e non ho potuto che ricordare il salmo... che non nomino, perché non devo, non posso, non voglio. Se si tratta d'un dialogo con Dio, dev'essere unico e indivisibile: come durante l'agonia, quando tutto il resto viene cancellato.



"E' un Dio che è morto", del resto: proprio lì, nella sua culla. Vi muore ogni volta che si uccide e si crea una religione, vi muore quando un bisogno umano si sostituisce a lui, e suscita altre vittime.
Vi muore in questi giorni, e per quella madre che ha perso sei figlie, e che disperata accusa "Morisse un bimbo israeliano il mondo proverebbe un sussulto di sde-gno, ma per noi non accade nulla" nessuna parola potrà mai cancellare la potenza veridica e accusatoria di quelle parole. Non si tratta del bambino di gesso (D. Maria Turoldo) dei nostri statici presepi, decorati con neve di cotone, nemmeno immaginata, se non come impalpabile manna, negli stretti uadi della reale e aspra terra del redentore inosservato. Vi muore attraverso una croce, un cratere di razzi, un filo spinato, accanto agli inestinguibili sensi di colpa degli europei, alle fole sulla democrazia esportabile, ai tatticismi vani e inconsistenti. Vi muore per attestare al mondo che lì, in quel fazzoletto sperduto di polvere, in ogni angolo, è tuttavia presente, ma sta a noi, e solo a noi, farlo risorgere. Perché questo è il compito di Dio, e di qui passa, volente o nolente, la nostra dannata redenzione.






    Dopo i bombardamenti a Gaza: immagini che i mezzi di comunicazione non pubblicano.














 



 








18/07/08

Soli. Senza altri occhi.

Sono io, sono veramente io. Qui dove non riesci a seguire il mio sguardo. Nascosto nella nebbia di un inchiostro nero. Sono qui finalmente e non ho paura di lasciarmi scorgere, di lasciare che quel che sento si intraveda.

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15/06/08

In cella per aver fatto la tesi su Qaeda

dal cdv ilsalottoalternativo


La storia che vi racconterò non si svolge in Iran, Iraq, Sudan o Yemen: si svolge in Inghilterra. Lo studente Rizwaan Sabir è stato prelevato lo scorso maggio dalla Nottingham University perchè aveva scaricato da internet una versione aggiornata dale manuale di formazione di Al Qaeda. Sabir stava preparando la sua tesi sulle differenze tra le varie organizzazioni militari ma per lo stato inglese è un possibile terrorista. Per questo è stato arrestato, portato in cella di isolamento e lasciato lì senza alcuna accusa per sei lunghissimi giorni. E non è tutto perchè prima di lui avevano arrestato il suo amico perchè aveva stampato il documento. Dopo sei giorni però la vicenda si è chiusa positivamente, il giovane è stato rilasciato e potrà terminare i suoi studi ma tanti interrogativi rimangono. Sono giuste queste leggi che con la causale "preventiva" possono anche rovinare la vita di certe persone che poi vengono scagionate al 100%?  Il mondo occidentale sta diventando un luogo dove se si è musulmano, giovane con la barba si è un possibile terrorista?

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