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sabato 4 luglio 2009

"Ero forestiero, e mi avete imprigionato"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.


Don Luigi Ciotti: «Come ai tempi della discriminazione razziale»

«Non sicurezza, crudeltà. Non c’è altra parola per definire le misure sull’immigrazione approvate oggi, giovedì 2 luglio 2009, in Senato. Non c’è altra parola per definire questo accanimento contro chi fugge dalla miseria, dalla discriminazione, dall’oppressione, dalle guerre. Sono persone, prima che immigrati, quelle che chiedono di essere riconosciute e accolte nella legalità, nei diritti e doveri di ogni cittadino parte attiva del consorzio sociale. É doloroso constatare come questa legge ci faccia scivolare indietro, ai tempi della discriminazione razziale, negando i valori della Carta universale dei diritti umani, della nostra Costituzione, della Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Baluardi contro il ritorno della barbarie e della guerra, antidoti perché legge sia tutela del bene comune a partire dai più deboli, non legge del più forte. Sono vittime della povertà, gli immigrati. Ma la povertà più grande, oggi, è la nostra. Povertà di coraggio, di senso, di umanità, di capacità di scommettere sugli altri, di costruire insieme a loro. Dati alla mano, è dimostrato che, laddove si è lavorato con impegno, è stato possibile armonizzare il diritto con l’accoglienza, saldare il rispetto delle regole - che deve valere per tutti - con l’integrazione. A partire da quel “mettersi nei panni degli altri” che è stato motore delle più grandi conquiste umane e civili. E spiace che, ad eccezione di una minoranza di voci nette e coerenti, su una questione tanto cruciale come quella dell’immigrazione, la politica sia venuta meno al suo orizzonte ideale: stimolare la promozione culturale e sociale di un paese, trasformando in speranze le paure della gente».


Don Paolo Farinella: «Il decreto vergognoso del governo della vergogna»

Come cittadino, come prete e come presidente dell’Associazione “Massoero 2000” di Genova che si occupa di senza fissa dimora, dichiaro la mia totale e ferma obiezione di coscienza allo scellerato decreto dell’ignobile governo italiano, proseguendo la dichiarazione di ieri. (Paolo Farinella, prete). Parola di Dio! No, della Cei! Anzi del Vaticano! Venghino, signore e signori, la commedia è cominciata. A decreto appena sfornato, ancora caldo e fumante, il responsabile vaticano dei Migrantes osa dire che il decreto «porterà molto dolore»; gli fa eco la Cei che parla a più voci: «Sull’immigrazione non basta l’ordine pubblico ma servono anche politiche volte a favorire l’integrazione». Il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei afferma che «di fronte al fenomeno complesso dell’immigrazione, è evidente che una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico - che è comunque necessario garantire in un corretto rapporto tra diritti e doveri - risulta insufficiente». Non è il massimo che dovrebbero dire due istituzioni religiose, ma anche un buffetto dato al momento giusto, è significativo e meglio di niente. Le parole fragili e timide erano ancora in aria e non si erano depositate in terra, che come uno sputo a tradimento arriva la dichiarazione ufficiale del portavoce vaticano, Padre Federico Lombardi: «Il Vaticano come tale non ha detto niente sul decreto sicurezza approvato dal governo italiano. Ha parlato monsignor Marchetto [Ufficio Migrantes del Vaticano], ma non mi consta che il Vaticano in quanto tale abbia preso posizione». A noi consta, consta! Il Vaticano non ha detto niente, non ha preso posizione e il suo niente ha la potenza dirompente della parola esplicita: il governo è al sicuro, Bossi può discettare sui preti che parlano ma non contano niente e Maroni fa spallucce a quelle che definisce «liturgie», cioè rituali vuoti e inutili. Non si è fatto attendere l’esimio fascista La Russa, nonché ministro della Difesa, che, grato pose: «Siamo lieti della precisazione del Vaticano, che mette in rilievo la differenza tra un giudizio, legittimo, di monsignor Marchetto e quello del Vaticano». Obiettivo raggiunto, come si conviene tra compari. Come volèvasi dimostrare, il cerchio ora è quadrato. Speravamo di ascoltare dal portavoce del papa parole semplici, antiche, parole dal sapore evangelico come «voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù» (Ef 2,19). Oppure, se ancora il papa e la sua corte non fossero arrivati al Nuovo Testamento, le parole dell’Antico: «perché il Signore vostro Dio… [è] il Dio grande, forte e terribile che non usa parzialità e non accetta regali, rende giustizia all’orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e vestito. Amate dunque il forestiero, perché anche voi foste forestieri nella terra d’Egitto» (Dt 10,17-19) a cui fa eco il Cronista: «nell’agire, badate che nel Signore, nostro Dio, non c’è nessuna iniquità: egli non ha preferenze personali e non accetta regali [= non si lascia corrompere con regali]» (2Cr 19,17). Abbiamo sentito solo voci di diplomazia da tornaconto, di ossequio servile, di eresia e di apostasia dalle quali prendo le distanze in modo netto e senza paura delle conseguenze. Io, Paolo Farinella prete mi dichiaro «obiettore di coscienza» al decreto 733-B/2009 e al Vaticano che non riconosco come mio Stato e che non mi rappresenta come prete della Chiesa Cattolica, apostolica e universale. Anzi, lo considero una maledizione di Dio sull’intera Chiesa e prego che sprofondi negli abissi della Gehènna. Avevo facilmente previsto che l’inasprimento del 41-bis nei confronti dei mafiosi, sarebbe servito come foglia di fico per accreditare un governo screditato come tutore di legalità. Le cronache confermano e il diritto è affossato. Di seguito un breve ripasso della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo (Onu, 10-12-1948) sottoscritta dall’Italia quando era uno Stato di Diritto: «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti» (art. 1). «Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione (art. 2 § 1)». «Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona (art. 3)». «Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù (art. 4)». «Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica (art. 6)». «Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un’eguale tutela da parte della legge … contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione (art. 7)». «Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato (art. 9)». «Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese (art. 13 §§ 1-2)». «Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni (art. 14 § 1)». «Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza (art. 15, §§ 1-2)». Il decreto del governo della vergogna ci colloca fuori da questa logica, da questa civiltà e dalla storia del Diritto, ma è ancora più grave che, per graziosa concessione del Vaticano, la Chiesa intera è dichiarata estranea al Vangelo, a Dio e a Gesù Cristo. Mi chiedo con quale diritto il papa e i suoi portavoce possano chiedere che nella Costituzione UE sia scritto un riferimento esplicito alle «radici cristiane». I cristiani della base, moltissimi preti, i volontari, le associazioni e le donne e gli uomini di buona volontà si oppongono e si opporranno a questo decreto anche a costo della loro vita e il Vaticano vada in perdizione. Nessuno lo rimpiangerà, tranne il governo Bossisky-Berluskonijad, compagnucci di merende e di abiezione.








P.S.: chi volesse approfondire le cose - oltre alla sguardo rivolto al volto dei nostri fratelli e sorelle “clandestini”! - può leggere quest’ottimo libro http://issuu.com/meridiana/docs/avanti_il_prossimo




venerdì 29 maggio 2009

Ascoltare la paura per esprimere il coraggio di vivere


Viviamo in anni di grandi cambiamenti e trasformazioni che ci coinvolgono a tutti i livelli:
naturale, sociale, tecnologico. La velocità che muove queste trasformazioni spesso ci
travolge, ci crea difficoltà, ci fa avvertire un disagio interiore. Non riusciamo a seguirla
tanta velocità, non riusciamo ad adeguarci al nuovo, perché il nuovo non si ferma, è in
mutamento costante e a questo mutamento costante di ciò che ci sta al di fuori, spesso
non corrisponde una altrettanto profonda ricerca interiore, necessaria alla creazione e al
mantenimento dell’equilibrio e dell’armonia tra dentro e fuori. Come dire, restiamo
dissestati, frammentati: ci barcameniamo nell’attesa che qualcosa cambi, quando
potremmo – avendo a disposizione tutto questo ben di dio – indirizzarci al concreto
miglioramento della nostra qualità di vita.


Tutto questo accade per una ragione ben precisa, che si chiama paura.
La paura di non essere idonei. Di non essere accettati. Di non essere amati.
Ciascuno di noi, sia pure in diversa misura, si trascina sulle spalle l’enorme senso di colpa
di non essere degno d’amore.
La paura ci rende aggressivi. La paura crea barriere, difese. La paura ci allontana da noi
stessi e dagli altri. La paura crea separazione.
È una grandissima illusione, la paura. Ci coccola custodendoci in un bozzolo tiepido e
accogliente, ci consola con ogni pretesto disponibile, ci seduce con la promessa di salvarci
dalla sofferenza primordiale. Come potremmo mai deluderla, non nutrirla.
In realtà è proprio così che, nel momento stesso in cui la alimentiamo, stiamo creando il
terreno fertile per la nostra sofferenza. Non ne siamo coscienti. È solo che, a causa di
questa paura, viviamo giornalmente la nostra vita in modo talmente automatico, così
lontani dall’essere nel momento presente, che non ce ne rendiamo conto.
C’è una soluzione a tutto questo?


La soluzione è una fusione composta da molteplici ingredienti, a cui è necessario attingere
per la completa realizzazione del sé.


Il primo è il Genitore Omologo: la profonda radice della nostra identità psico-sessuale.
Il Genitore Omologo è il genitore del nostro stesso sesso.
Amare il genitore dello stesso sesso e accettarlo così come è – ora non dico che sia
semplice, soprattutto ove vi siano situazioni di conflitto – è la chiave per aprire il nostro
cuore. Con questa chiave preziosa apri la porta e all’interno trovi il regalo più bello: l’amore
per te stesso. Questo processo d’amore porta ad amare il genitore del sesso opposto, ad
accettarlo, a comprenderlo, e porta ad amare tutta la famiglia d’origine.
Il puzzle adesso è completo.
L’accettazione e l’amore per se stessi sciolgono la paura. L’accettazione e l’amore per noi
stessi ci fanno superare la paura di essere amati.
Forti di questa nuova consapevolezza, sostenuti da questa esperienza, siamo
conseguentemente portati all’integrazione nel sociale.


Il secondo ingrediente della nostra fusione è il corpo.
Il corpo è il fantastico contenitore della coscienza. Ci permette la nostra unicità visibile
(siamo tutti diversi) e di essere, contemporaneamente, tutti sullo stesso piano (siamo tutti
mortali). Ci permette di riconoscerla, l’unità. La nostra e quella degli altri esseri viventi.
La corporeità ci consente di sentirci uniti agli altri esseri viventi.
Accettare il corpo, in particolare il nostro corpo, ci permette di superare la paura di non
sentirci all’altezza, o di non essere idonei.


Terzo componente della fusione è la mente.
Attraverso i pensieri generati dalla nostra mente ci permettiamo di essere felici o infelici: è
una nostra libera scelta aderire alla negatività o alla positività anche se, spesso, non ne
siamo consapevoli. Superare le credenze limitanti, trasformare i pensieri negativi ci
permette di superare la paura di realizzarci.


E, infine, il mondo emozionale.
Il mondo emozionale è il cibo dei nostri pensieri.
Conoscerlo e trasformarlo ci permette di esprimerci e realizzare ciò che vogliamo
veramente. Trasformare le emozioni ci permette di superare la paura di non saper gestire
la parte emotiva di noi, o di non saperla completamente controllare.


Tutte queste componenti sono sorrette dal grande mistero che costituisce la nostra parte
spirituale, quella parte che è la fonte da cui sgorgano fiducia, fede e forza.
Quella parte che, riuscendo a mantenerne la percezione, ci consentirà risultati fino ad ora
per noi inimmaginabili.
La spiritualità, attraverso la preghiera e la meditazione, ci permette di avere fiducia e di
mantenere la percezione, che la storia è a lieto fine.


Tutte queste componenti sono quelle che ci permettono di essere delle persone solide e
amorevoli, radicate e solari.
Ancora, per sapere interamente chi siamo, abbiamo continuo bisogno di confronto e di
dialogo con l’esterno, con gli altri.
È attraverso la relazione che noi possiamo riscoprirci: è attraverso la relazione che ci si
riconosce in quanto se stessi.
Ed è sempre attraverso la relazione e il confronto che, una volta che ci siamo riconosciuti,
possiamo passare dalla famiglia d’origine alla famiglia più allargata, che è quella
planetaria.
Amando la famiglia, amando noi stessi, possiamo davvero permetterci di amare gli altri.

martedì 30 dicembre 2008

L'ultima dell'anno

 








Gerusalemme: il Monte degli Ulivi e la Valle di Giòsafat.

 

 

Senza il Gruppo Emmanuele non avrei mai visitato la Terra Santa: Israele. Se lo sapesse, papa Benedetto potrebbe accusare un colpo fatale. Lo vedremmo aggirarsi smarrito nei sacri palazzi, con lo sguardo sbilanciato e roteante di chi avverte sgretolarsi il suo mondo cristallino. Degli omosessuali credenti e, per di più, in pellegrinaggio:  il concretarsi, per lui, d'un mondo rovesciato, forse dell'Apocalisse prossima ventura. E io, al loro fianco, ancor più inspiegabile! Ma lo lascerei volentieri ai suoi impolverati fantasmi di eugenica spirituale. Gesù era il rifiutato e tra i suoi avi contava prostitute, trafficoni, in altre parole tipi sghembi. Il mito della "purezza" non è cristiano nella sua origine. Ma l'angolo di Dio è anche l'angolo più pagano.


  Presso il Muro della Spianata del Tempio, conosciuto come Muro del Pianto.


 

Assieme ai miei amici ho ripercorso, durante i mesi estivi, le tappe del cammino terreno di Cristo. I pellegrini sono rispettati dai tempi delle Crociate, ma in ogni sasso intriso, Hanif Kureishi avrebbe scritto sodomizzato" dalla religione, traspira non l'aura mistica del cielo, ma quella più carnale e smodata d'un doloroso e irrefrenabile odio. Per gli israeliani di religione ebraica, non eravamo che dei goìm: invisibili, eppure controllati - e non amati. I palestinesi, nel calore essudato e placato da inebrianti spremute di melograno, riempivano l'aria immota della loro allegra e vitale comunicativa, partenopei sotto un cielo orientale. Ma le loro abitazioni sono inghiottite in un pietrame aguzzo, senza nessuna speranza, dove l'umanità langue e il suicidio per Dio resta l'unica speranza di sentirsi vivi e non granuli d'anonima rena.
E la strana e ridotta schiera dei cristiani d'Israele, taciti, etiopi, biondi e mori, solitari, dove la sobrietà s'inerpicava nella tristezza dell'impotenza senza fine, come mi confidò Robert, orefice a Betlemme: "Qui si respira una tensione inestinguibile, e noi siamo soli e dimenticati. L'Europa non pensa a noi". Stranieri più di altri, nomadi dello spirito. Tutto come oggi, come allora.


       Una miserrima abitazione al confine coi Territori occupati: intorno, il nulla.

Il Muro impropriamente detto del Pianto - dove non si piange, si medita, dove dicono che gli uomini cullino la Bibbia come un fantolino e prorompano di lodi improvvise e sovrane; lo dicono, perché io, donna, ero relegata con le mie congeneri in un altro lato, il più angusto e ristretto, e qualcosa forse ci accomunava, reiette come siamo in ogni contrada - il Muro del Pianto (Muro della Spianata del Tempio) mi attirava inesorabilmente, ha spinto le mie mani dentro quelle rughe a forma di fessura, e non ho potuto che ricordare il salmo... che non nomino, perché non devo, non posso, non voglio. Se si tratta d'un dialogo con Dio, dev'essere unico e indivisibile: come durante l'agonia, quando tutto il resto viene cancellato.



"E' un Dio che è morto", del resto: proprio lì, nella sua culla. Vi muore ogni volta che si uccide e si crea una religione, vi muore quando un bisogno umano si sostituisce a lui, e suscita altre vittime.
Vi muore in questi giorni, e per quella madre che ha perso sei figlie, e che disperata accusa "Morisse un bimbo israeliano il mondo proverebbe un sussulto di sde-gno, ma per noi non accade nulla" nessuna parola potrà mai cancellare la potenza veridica e accusatoria di quelle parole. Non si tratta del bambino di gesso (D. Maria Turoldo) dei nostri statici presepi, decorati con neve di cotone, nemmeno immaginata, se non come impalpabile manna, negli stretti uadi della reale e aspra terra del redentore inosservato. Vi muore attraverso una croce, un cratere di razzi, un filo spinato, accanto agli inestinguibili sensi di colpa degli europei, alle fole sulla democrazia esportabile, ai tatticismi vani e inconsistenti. Vi muore per attestare al mondo che lì, in quel fazzoletto sperduto di polvere, in ogni angolo, è tuttavia presente, ma sta a noi, e solo a noi, farlo risorgere. Perché questo è il compito di Dio, e di qui passa, volente o nolente, la nostra dannata redenzione.






    Dopo i bombardamenti a Gaza: immagini che i mezzi di comunicazione non pubblicano.














 



 








venerdì 18 luglio 2008

Soli. Senza altri occhi.

Sono io, sono veramente io. Qui dove non riesci a seguire il mio sguardo. Nascosto nella nebbia di un inchiostro nero. Sono qui finalmente e non ho paura di lasciarmi scorgere, di lasciare che quel che sento si intraveda.

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domenica 15 giugno 2008

In cella per aver fatto la tesi su Qaeda

dal cdv ilsalottoalternativo


La storia che vi racconterò non si svolge in Iran, Iraq, Sudan o Yemen: si svolge in Inghilterra. Lo studente Rizwaan Sabir è stato prelevato lo scorso maggio dalla Nottingham University perchè aveva scaricato da internet una versione aggiornata dale manuale di formazione di Al Qaeda. Sabir stava preparando la sua tesi sulle differenze tra le varie organizzazioni militari ma per lo stato inglese è un possibile terrorista. Per questo è stato arrestato, portato in cella di isolamento e lasciato lì senza alcuna accusa per sei lunghissimi giorni. E non è tutto perchè prima di lui avevano arrestato il suo amico perchè aveva stampato il documento. Dopo sei giorni però la vicenda si è chiusa positivamente, il giovane è stato rilasciato e potrà terminare i suoi studi ma tanti interrogativi rimangono. Sono giuste queste leggi che con la causale "preventiva" possono anche rovinare la vita di certe persone che poi vengono scagionate al 100%?  Il mondo occidentale sta diventando un luogo dove se si è musulmano, giovane con la barba si è un possibile terrorista?

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