28/03/18

meglio senza un arto che senza amore Venticinque anni d’amore e disabilità: «Mai disperare» la storia di Cinzia D’Amicis e Raffaele Indresano,


BIBBONA. Gli ha fatto la prima carezza con la mano sinistra, così da sentire il calore della pelle a contatto con la sua. Era il 1991 e i due se ne stavano nascosti all’ombra del vecchio centralino del centro protesi di Budrio, in Puglia. Cinzia D’Amicis aveva appena 22 anni; Raffaele Indresano, invece, ne aveva già 33.














A farli conoscere sono state le loro sfortune, sebbene poi il gioco assurdo della vita le abbia trasformate nelle loro fortune: entrambi disabili, privi ciascuno di un arto, hanno incrociato il loro sguardo proprio nel centro Inail pugliese. «È stato un colpo di fulmine», dice lei. Si sono baciati per la prima volta lì, all’ombra del centralino, per poi sposarsi il 27 marzo di venticinque anni fa. Per festeggiare queste nozze d’argento ci sono anche i loro due figli, voluti fortemente e infine adottati tra Europa e Africa. In quel lontano 1993 infatti le rivincite sul destino erano appena iniziate. Non mancano le sfaccettature per raccontare la famiglia Indresano. Una sono le loro origini, visto che i quattro componenti provengono da altrettanti Paesi: Raffaele è nato a Livorno, Cinzia in Australia benché già da piccola si sia trasferita in Puglia, il figlio maggiore Cristian è nato in Bulgaria e quelli minore Andrea in Etiopia. Oggi vivono tutti a La California e guardandosi indietro Cinzia non può fare altro che sorridere. «Io e mio marito siamo stati pionieri della disabilità di coppia – dice – A casa nostra puoi trovare carrozzine, protesi di gambe e braccia, ma per noi e per i ragazzi è tutto normale: è più facile vivere senza un arto che senza amore». Normale, concetto che è cambiato radicalmente nel corso degli ultimi decenni. Raffaele e Cinzia hanno toccato personalmente questa trasformazione. «Venti anni non si parlava adeguatamente di invalidità – racconta la donna – Le persone erano a disagio e venivi trattato diversamente, seppur con buone intenzioni. Oggi invece la disabilità è all’ordine del giorno». Nel mezzo però è passato un quarto di secolo di ostacoli e rivincite. «L’importante è non disperare», dicono. Raffaele e Cinzia tengono a riportare la loro testimonianza così da dare una speranza a chi si trova oggi di fronte a quegli stessi ostacoli. Lui ha perso una gamba sul lavoro, quando un macchinario agricolo gliel’ha portata via; lei è nata priva dell’avambraccio sinistro a causa di una dispersione di materiale radioattivo. Nel ‘91 erano a Budrio per fare nuove protesi e due anni dopo si sono sposati. Poco tempo dopo è nata in loro la voglia di avere dei figli. «La voglia di lasciare qualcosa al domani», per dirla come Cinzia. Ma né la natura né la fecondazione assistita sono riuscite a far loro questo dono. Allora è nata l’idea dell’adozione e con essa nuovi ostacoli. «Ero convinta che proprio a causa della nostra disabilità non ce li avrebbero mai concessi, mentre mio marito era sicuro che ce l’avremmo fatta». E aveva ragione lui. Con la stessa tenacia hanno affrontato i mostri della burocrazia e ore di sedute psicologiche, ma alla fine è arrivato il via libera. Nel ‘97 la coppia è volata a Sofia per Cristian, tre anni dopo è arrivato Andrea da Addis Abeda: il primo ha 22 anni e segue il corso d’infermieristica, il secondo ha 17 anni ed è iscritto a ragioneria. Entrambi sono volontari della Pubblica Assistenza


di Bibbona. «Sono la nostra forza», dice la madre, preparandosi a festeggiare le nozze d’argento. Un evento che merita i migliori auguri, ma Raffaele e Cinzia sanno affrontare il destino anche senza. Noi però glieli facciamo lo stesso.

la musica è anche terapia . il caso del cd di danyart ( alias Daniele ricciu ) : la musica mi ripara

Il cd  che recensisco oggi nasce  da  un sacrificio  ,  uno di queli  che  si  fanno  nel  viaggio dela  vita  \  creazione d'opere  d'arte  .


Metto in vendita a malincuore il mio secondo sax tenore per incassare qualche soldo in vista della spesa per la conclusione del mio primo disco a mio nome.
Come alcuni sanno, sono un appassionato dei vecchi Grassi, da alcuni anni suono esclusivamente questi vecchi esemplari. In questo caso, parliamo di un Tenore Grassi Wonderful del 1977, completamente slaccato in tutto il corpo escluso il chiver che è stato lasciato intatto.
Il sax si presenta in condizioni ottime e solo la mia fissazione con l'altro vecchio ammaccato senza nome mi ha portato a tenere questo solamente di scorta. Ma si sa che i rapporti con gli strumenti sono davvero particolari e individuali e, nel mio caso, non tengono minimamente conto del fattore del valore di mercato o della bellezza estetica.
E' un sax dal suono pieno e scuro, meccanica di concezione semimoderna, io l'alzerei un pò per le mie abitudini ma molti la preferiscono così. Per il resto, i tamponi sono in gran parte nuovi, solo due o tre, nella parte bassa, pur essendo ancora del tutto funzionanti, nel prossimo futuro saranno da sostituire.
Il sax vi arriverebbe con la sua custodia originale (quella a rettangolo, non quella della foto), rigida e voluminosa.
Lo metto in vendita a 1000 euri tondi compresa eventuale spedizione, chi viene a prenderselo in gallura (io abito a Luras ma va bene anche nei dintorni) avrà uno sconto di 50 euro.

Contattatemi per ogni domanda al riguardo anche qui su facebook.










Tutti i brani meritano un ascolto ripetuto e attento, e allora ci si rende conto che è difficile dire, non solo, quale sia il più bello ma addirittura quale sia il preferito, perché tutti hanno hanno una forte individualità e storia alle spalle, formata dalle suggestioni e esperienze che li hanno ispirati

Nessun testo alternativo automatico disponibile.
Ad un primo ascolto le tracce che più mi hanno colpito sono state: 2 inizio del viaggio dopo " introduzione " della 1 interiore dalla crisi , la 5, perché si sente come un ricordo doloroso ed intimo genera bellezza tanto più bella in quanto struggente ricco di nostalgia e di rimpianti che creano la morte o malattia di una persona cara ,la 8 è riuscito a mettere in musica questo epitaffio di Bob Dylan  tratto dal suo  11 Outlined Epitaphs (Undici epitaffi abbozzati) è il titolo di un poema scritto nei primi anni sessanta 
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Sì, sono un ladro di pensieri ma non un ladro d'anime, prego ho costruito e ricostruito su ciò che è in attesa perché la sabbia sulle spiagge scolpisce molti castelli su quel che è stato aperto prima della mia epoca una parola, un motivetto, una storia, un verso chiavi al vento per aprirmi la mente |e per garantire alle mie idee da armadio un'aria da cortile.
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 Però, poi, ai successivi ascolti, i conti si pareggiano, tutti i brani salgono al livello dei preferiti al primo ascolto.

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 Lo so che questa auto recensione dell'autore ha già detto tutto La Musica mi ripara E' uscito nel marzo 2018 il mio primo lavoro discografico da leader, con la dicitura Danyart, (nomignolo che ho assunto diversi anni fa in via informale quasi per gioco e che oggi mi rende riconoscibile), dal titolo evocativo “La Musica mi ripara”, disco che contiene nove brani tutti di mia composizione, e tredici illustrazioni, da me eseguite con le tecniche matita e penna bic, di commento ai brani, dalla copertina, al booklet di 8 facciate, al retrocopertina con l’ autoritratto. In generale, per ogni brano si può consultare l’immagine e le impressioni corrispondenti, che possono indicare una vaga direzione sulle motivazioni che mi hanno spinto a scrivere i brani del disco. I titoli evocano atmosfere derivate dagli interessi storico, scientifico, sociologici che porto avanti da sempre assorbendo tutto ciò che osservo succedere intorno a me e nel mondo intero, per poi isolarmi e “ripararmi” nella musica che, nell’immaginario e nell’utopia dell’autore (me stesso), possa riuscire a trasformare in bellezza la tragedia di un mondo imperfetto e spesso violento. Il disco potrebbe essere definito di tipo “vinilico” per la particolare disposizione, in due facciate virtuali, dei brani, dal momento che le prime 5 tracce evocano atmosfere introspettive, sonorità e melodie derivate soprattutto dai miei interessi extramusicali e da situazioni umane personali e mondiali, composizioni che si allontanano leggermente dal jazz più tradizionale e canonico, mentre le tracce successive si rifanno maggiormente alla tradizione e all’improvvisazione su progressioni armoniche, modali e “free”.

       per gentile concesssione dell'autore dell'intervista che trovate qui di Antonio Masoni di Gallura news 


Per concludere, l’ultima traccia, dal titolo “Frammenti di cuore” è un brano dal gusto dolce/amaro, nel quale lascio l’esecuzione e l’interpretazione al mio collega pianista Simone Sassu, mettendomi da parte e riflettendo su pensieri, paure, insoddisfazioni, incertezze, fragilità, domande in cerca di risposte forse introvabili, che lasciano anche l’ascoltatore in una situazione di stallo, tra la quiete dell’atmosfera del brano e il subbuglio e il caos della mente. Hanno partecipato alla riuscita dell’album i fantastici musicisti: Fabrizio Fogagnolo (contrabbasso) Simone Sassu e Matteo Cara (pianoforte) Antonio Argiolas e Paoletto Sechi (batteria) Il disco è stato interamente autoprodotto da me, a partire dalle nove composizioni, alla registrazione dei brani, mixaggi, mastering e illustrazioni varie. Il Cd fisico è ancora acquistabile per 10 euro più eventuale spedizione direttamente da me con:




oltre all'intervista che troverete sotto possio solo aggiungere e consigliare vivamente di ascoltare il disco senza preconcetti, perchè sia nel suo caso che in tantissimi altri (non è certo l'unico che per varie motivazioni ha deciso di autoprodursi...), perché solo con un atteggiamento libero da ogni preconcetto ( il jazz fa .è come una scoreggia piace a chi lofa , ecc ) si può apprezzare pienamente un progetto artistico e la musica


Ok questo tuo ultimo cd, anche se in collaborazione con ottimi musicisti, è tuo . Ma a quando un cd in cui suoni tu da solo ?

Mi è capitato di suonare in solo abbastanza spesso, anche se per brevi apparizioni, collegate a serate o eventi come presentazioni di libri, narrazioni, esposizioni poetiche, performance di artisti, pre-serate o preconcerti di amici o colleghi. L’idea di un disco in solo sicuramente mi affascina molto e credo sia un obbiettivo, un sogno, che prima o poi cercherò di realizzare, ma forse ancora è troppo presto per avere un’idea del quando e del come potrò riuscire a confezionare un prodotto così complesso e delicato, in sostanza aspetto che il tempo giusto, la mia maturità come solista e artista, arrivi da sola, mettendoci da parte mia tanto impegno ma senza forzare i tempi. 


Jazz freddo o jazz caldo, oppure visto il tuo carattere ribelle ed autodidatta semplicemente Jazz? 

Non ho mai badato troppo alle definizioni, tanto meno alla differenziazione, alquanto vaga e ambigua, tra Jazz Freddo (Cool) e Jazz Caldo (hot), che trovo perlomeno superata da decenni. Nel mio caso, nel caso del mio disco “La Musica mi ripara”, si possono individuare diverse atmosfere, tutte estremamente profonde e significative, con richiami da generi anche esterni o periferici al jazz (sperimentale, ambient, fusion), a sonorità, armonie e ritmiche più propriamente vicine al jazz americano, al periodo bebop, modale e free. Ma quando scrivo un brano, questo arriva da ragionamenti e sensazioni che hanno a che fare più con la psicologia, filosofia, sociologia, storia, scienza, che con la teoria e la tecnica musicale. Ecco perché spesso i miei brani possono differire molto l’uno dall’altro se li si cerca di inglobare in un genere specifico. 



Blues o Jazz Cuore o mente ?  quando suoni usi di più il cuore o la mente? oppure come credo, ascoltando i tuoi lavori, entrambi ?

Come dici tu, indubbiamente la mia musica e il mio approccio musicale contengono entrambe le direzioni, quelle dell’anima più viscerale (cuore e anima) e quella della razionalità o progettualità (mente).Si può credo affermare con buona approssimazione che quando suono dal vivo prevale ampiamente la parte più irrazionale (cuore e anima), in un misto di dolcezza e aggressività che mi caratterizzano, mentre nella composizione e registrazione in studio, le due direzioni mediamente si equivalgono, con a volte la prevalenza di una parte o dell’altra, in un misto e oscillazione dei due pesi. In generale, comuqnue, sono un musicista dall’animo e approccio viscerale, più che organizzativo e razionale



Concordi  con questa definizione : << Il jazz è uno di quei generi di cui ti innamori subito, a prescindere. Cominci ad amare quella canzone perché c'è qualcosa nel ritmo che parla di te, che racconta di te, che muove e smuove delle tue sensazioni, i tuoi ricordi, una manciata di pensieri, e nella gran parte dei casi non ha nemmeno bisogno di un accompagnamento vocale. È l'esempio di come la musica vada oltre, oltre ogni cosa. Di come la musica si faccia capire benissimo pur essendo solo aria e nell'aria. S'innalza con grinta ed arriva dritto verso la parte più intima di noi stessi, più propensa e vicina all'emozione riprodotta da quel ritmo.>> Presa da questo interessante articolo del https://www.huffingtonpost.it/
In generale mi piace questa definizione, che però estenderei non soltanto al jazz ma a tutta la buona musica fatta con intenzione positiva, artistica, comunicativa, in sostanza con interesse non solo economico o di raggiungimento della notorietà oppure ancora,non soltanto per rassicurare l’utente. A queste buone intenzioni, ovviamente, bisogna coaudiuvare la necessaria e indispensabile qualità.

Oltre alla banda musicale locale, hai mai avuto altre occasioni di collaborare con tuo fratelloMassimiliano, ottimo trombettista?

Certamente! Abbiamo suonato per anni nella Tinto Brass Marching Band, oltre ad esibirci in formazioni di media grandezza per concerti dedicati alla musica dei Blues Brothers e simili. Massimiliano avrebbe probabilmente potuto fare come me il professionista, ma la vita lo ha portato ad altro,e questo ha permesso a me di dedicarmi completamente alla musica, perchè lui, da subito, ha contribuito al sostentamento della nostra famiglia che aveva un padre non più abile al lavoro ad appena 51anni, e quindi bisognosa di un aiuto. Io, dal mio canto, ho potuto aspettare e godere un po’ di questo piccolo favoritismo per concentrarmi maggiormente nello studio del sax e nell’elaborazione della mia arte, che richiede lunghi tempi, concentrazione e periodi di assoluta dedizione ad essa senza troppe interferenze e preoccupazioni esterne.

Nella vitareale, poi hai riparato quelle cose che sono alla base del cd?
Ti dirò, probabilmente il cd stesso, o meglio l’averlo concluso, mi ha permesso di riparare certi “guasti” nella mia testa, che da troppo tempo stava andando verso una direzione distruttiva, estremamente tormentata, negativa, per la quale ho rischiato grosso. L’ultimo brano del disco, come detto in un’autorecensione “L’ultimatraccia, dal titolo “Frammenti di cuore” è un brano dalgusto dolce/amaro, nel quale lascio l’esecuzione e l’interpretazione al mio collegapianista Simone Sassu, mettendomi da parte e riflettendo su pensieri, paure,insoddisfazioni, incertezze, fragilità, domande in cerca di risposte forse introvabili,che lasciano anche l’ascoltatore in una situazione di stallo, tra la quiete dell’atmosferadel brano e il subbuglio e il caos della mente.” Ecco, una volta concluso questo pezzo, sono obbiettivamente riuscito a rialzarmi, e con estremo vigore ho ritrovato la luce perduta, che mi permette di vivere meglio questa breve vita terrena, pur mantenendo sempre la mia caratteristica personalità sensibile e tendente all’assorbire la negatività e la tragedia per trasformarle in arte e musica che esprimano soprattutto bellezza

Progetti per il futuro?
Nel futuro più immediato c’è la volontà di suonarela musica del disco organizzando concerti sia nei dintorni che oltre l’isola, cosa non facile ma per la quale mi batterò tenacemente. Ho poi già pronto, in pratica, il repertorio del prossimo disco, con annesso titolo e sonorità. Vedrà la luce o il prossimo anno, oppure fra due, dipenderà molto dal fattore economico (produrre un disco comporta spese molto importanti per un musicistaindipendente) e anche dalla risposta che riceverà questo primo lavoro appena uscito.In generale, vorrei che la mia musica venisse ascoltata e suonata ovunque possibile, e che, soprattutto, causi nell’uditore sensazioni profonde, siano esse positive o negative, ma mai neutre, perché considero una reazione indifferente molto più negativa di un sentirmi dire che i miei brani siano brutti o troppo tristi.Altra cosa, per un futuro senza limiti, coltivare altri sognianche esterni alla musica, come quello di vedere la città di New York, patria del jazz del periodo più fecondo, e altri luoghi storici come Giza e le sue incredibili Piramidi, le antiche città sumere e turche, o Machu Picciu in Perù...E poi, la cosa più bella della vita, innamorarmi di nuovo e vivere una grande storia d’amore senza pensare troppo a quanto dovesse durare ma solo viverla pienamente, con serenità, rispetto e bellezza.


concludo  con il trailer da 5 minuti del mio disco "La Musica mi ripara", così da assaporare velocemente le atmosfere che potete trovare nell'album.



I cui brani sono 9 e tutti accompagnati da illustrazioni eseguite dall'autore che troverete nella copertina e nel booklet del disco fisico. A breve ci sarà l'inserimento del lavoro anche negli store digitali, ma io continuerò a consigliare l'acquisto del disco fisico proprio per l'unicità del tutto.Un disco da ascoltare ma anche da guardare toccare, leggere, come si facevano un tempo.

25/03/18

la vita che non ti aspetti


LETTERA AL MIO AMICO ENZO, EROE VERO  Sul senso della vita. Oltre la malattia e la sua ingovernabilità.
BY EMILIANO
25 MARZO 2018

Enzo, mi mancano le parole. Stavolta sì. Mi sento, mi scopro bloccato, inadeguato, incapace di raccontare la tua storia e di esprimere i miei sentimenti, di ammirazione e impotenza insieme.Avverto anche un forte senso di colpa, per non essere riuscito a passare a casa tua a salutarti, a parlare del senso, del mistero della vita; per non aver saputo vedere da vicino, con gli occhi ed il cuore, il tuo coraggio eroico e immutabile, che colsi quando ci incontrammo in quella paninoteca in mezzo al vuoto di un territorio sofferente e in ginocchio, ferito e sottomesso da un potere immondo, prima che criminale.Allora compresi la tua diversità, cioè la tua grandezza: la tua voglia di reagire, di costruire, di insegnare, trasmettere ai tuoi figli e compaesani passione civile, speranza umana e il sogno di un riscatto collettivo.Ricordo come fosse ieri quando, al telefono, mi raccontasti della tua malattia, ridendoci sopra e anticipandomi la tua decisione di non farti avvelenare dalle cure della scienza ufficiale. E poi rammento le nostre conversazioni: io in viaggio, dalle tue parti, tu a casa o in giro per l’Italia, a ricercare terapie alternative e risposte interiori.Mai ho percepito una tua debolezza, mai ti ho sentito lamentarti, disperare, crederti perduto. Neppure ieri, quando mi hai chiesto di poter leggere i miei scritti su Gioacchino da Fiore, rappresentandomi il tuo stato di salute con la dignità e la resistenza che ti hanno sempre distinto e accompagnato, lontano dalle luci della ribalta, dal clamore mediatico, dai rumori del mercato virtuale.So che sei stato sempre un leone, un maestro vero, un poeta di fatto, un innamorato della Calabria e della vita. So che a famiglia ed amici hai dato un esempio quotidiano, e che la tua lotta, sconosciuta ai più, non è stata né sarà mai vana, perché volta alla guarigione personale e, in primo luogo, a quella morale, che interessa tutti.Galleggiamo in questa nostra esistenza breve, sospesi tra idealità e l’amarezza del presente, gravido di abusi, storture, ingiustizie che si perpetuano tra rinunce e connivenze.A me hai offerto spunti di riflessione, motivi in abbondanza per interrogarmi, per lasciarmi conquistare dalla tua fede religiosa e laica, per concludere che, in ultimo, siamo quello che lasciamo in eredità.Di una cosa sono certo: in ogni caso, il tuo patrimonio di spiritualità e coscienza politica non andrà perduto, non finirà nel consumo patologico di questo tempo. Sordo, cieco, finto.Con tutto me stesso, ti ringrazio. Che tu possa leggere, e trattenere, queste mie umili righe



Usa, un gesto gentile cambia la vita: aiuta un uomo e le regalano una borsa di studio


Un piccolo gesto di gentilezza rende migliore la vita di chi lo fa, di chi ne beneficia e anche di chi sta a guardare. È quello che è effettivamente accaduto in una tavola calda di La Marque, in Texas, dove Evoni Williams, una cameriera di 18 anni, ha aiutato con generosità e discrezione un anziano cliente. La sua premura è stata documentata da un’altra avventrice del locale, che ha pubblicato su Facebook una foto della scena diventata virale. Evoni ha così ricevuto attestati di stima da ogni angolo d’America e la possibilità concreta di vedere realizzati i suoi sogni: una borsa di studio per studiare al college

                                                 a cura di Martina Tartaglino



In volo sul trapezio per vincere il cancro
Alice è un’infermiera-circense che racconta ad Oncoline la sua storia rivelando che – dopo la scoperta di un tumore ovarico – è riuscita a rimettersi in piedi proprio grazie alla sua passione per il circo. Oggi è tornata a volare sul trapezio ed è anche presidente dell’associazione Acto onlus Piemonte

                            di IRMA D'ARIA





Era il 2012 quando per lavoro Alice Tudisco arrivò a Torino: aveva vinto un concorso come infermiera pediatrica. “Per una siciliana questo cielo è abbastanza grigio ma l'incontro col circo mi ha legata profondamente a questa città... in più sotto la Mole io sarei ‘rinata’ e quindi è la mia seconda culla”. Due anni dopo Alice aveva un contratto a tempo indeterminato, una storia finita, una casa tutta per sé e dedicava il suo tempo a trapezio, cerchio e tessuti aerei.

Le prime avvisaglie. A metà novembre, mentre si trovava ad Amsterdam da amici, iniziò ad avere dolori strani: “Erano sopportabili ma sicuramente inusuali e mai provati – racconta Alice. Mi dicevo che forse mangiavo troppe verdure e questo mi stava portando dei problemi.  Agli allenamenti di circo evitavo sempre più movimenti ma cercavo di non pensarci, le fitte però diventavano più frequenti e acute, selezionavo i cibi e diminuivo le porzioni a tavola...le settimane trascorrevano senza miglioramenti”.

In cerca di una diagnosi. Sotto le feste di Natale l’addome di Alice era più teso, gonfio e la costringeva ad usare 2-3 cuscini per respirare meglio: “Non volevo preoccupare i miei, nè mettere a rischio le ferie delle colleghe sotto le festività ma dovevo capire cosa succedeva – ricorda Alice. Gli accessi in Pronto soccorso sono stati diversi: al primo mi consigliarono di andare a casa... c'era troppa fila, la seconda volta mi dimisero senza diagnosi”.
La scoperta del tumore. All'inizio di gennaio Alice mangiava solo due yogurt al giorno e, comunque, non cambiava nulla: “Trascinavo le mie gambe a forza in quanto il dolore era persistente e mi imponeva una posizione di compenso curvata in avanti. Ennesimo pronto soccorso: ecografia negativa...eppure c'è qualcosa che non va, dopo altri due accessi un medico a mezzanotte mi ricovera per accertamenti”. La diagnosi corretta arriva dopo qualche giorno con la Tac: tumore ovarico bilaterale che richiede intervento chirugico d'urgenza.
Accettare la malattia e le sue conseguenze. Solo col tempo Alice ha riflettuto e si è resa conto di  cosa stesse accadendo: “Mi sembrava quasi di non essere io la ragazza dall'altra parte del letto. A 28 anni mi chiedevo perchè mi fossi ammalata di tumore così giovane, perchè proprio io, dove avevo sbagliato ed era difficile accettare l'improvvisa impossibilità di esser madre”. Alice, infatti, ha dovuto subire l'asportazione chirurgica di entrambe le ovaie e, per il tipo di tumore, è stato il trattamento risolutivo, limitando il follow-up ad esami ematici e strumentali ogni 3-6 mesi e trattando la menopausa precoce tramite la TOS- terapia ormonale sostitutiva.
Abituarsi al tumore. Con la menopausa precoce gli attacchi di calore arrivano senza preavviso, ti svegliano di notte o ti imbarazzano in mezzo alla gente: “Cercavo di studiare gli effetti sulle mie ossa per paura di espormi a rischi che avrebbero compromesso la mia passione per il circo. In aggiunta gestire gli sbalzi di umore spesso sembrava impossibile e solo dopo mesi la terapia ormonale è riuscita ad attenuarli - racconta Alice. E poi c'era quella cicatrice che ogni giorno mi ricordava tutto: da nascondere, da massaggiare ostinatamente quasi nel tentativo di cancellarla, da non toccare neanche con le mie mani, come se quel taglio avesse innalzato barriere contro me e tutti”.



Di nuovo in piedi grazie al circo. Dopo l'intervento la prima domanda che Alice fece al chirurgo, in quella bolla di confusione creata da alte dosi di morfina, era stata: ‘quando potrò ricominciare a fare trapezio?’. “Quello sarebbe diventato l'obiettivo per rimettermi in piedi e lottare per vivere, perchè la tristezza lasciasse il posto ad una nuova vita, diversa, consapevole di voler fare solo quello che rende felici”. Tre mesi senza attrezzo per Alice sono stati davvero lunghi, con la paura di non esser più in grado di stare in aria: “Ma ho sviluppato una coscienza e una cura del mio corpo che mi hanno rafforzata e permesso di tornare a fare quello che per me è stato ossigeno, spinta vitale nel momento più buio... e che continua a farmi sognare e abbattere i limiti. Il circo mi ha salvato la vita perchè guardare a testa in giù vuol dire scoprire cose invisibili a molti, perchè è sacrificio, costanza e determinazione ma soprattutto eleganza, movimento legato alla musica, forza e leggerezza insieme, poesia. E perchè è necessario aggrapparsi a qualcosa, quando in quei mesi sembra più facile abbandonarsi”.


L’impegno in Acto. L'energia positiva che il mondo del circo ha trasmesso ad Alice, assieme al tumore, le hanno permesso di guardare la vita con occhi nuovi: “Ho deciso che dovevo convivere con la mia malattia, che ormai viveva con me, e che dovevo farlo nel modo migliore” ci confida. Così è nata l'idea di creare Acto nella regione in cui vive, cioè il Piemonte. E proprio qualche sera fa si è svolta a Torino una serata di beneficenza con uno spettacolo di teatro-circo per far conoscere ai cittadini la nuova associazione nata sul territorio. Acto onlus è la prima associazione nazionale di pazienti per la lotta contro il tumore ovarico. Fondata nel 2010 da un gruppo di pazienti e di ginecologi oncologi oggi Acto onlus è  una comunità  di associazioni tra loro affiliate che operano a Milano, Roma e Bari con un’unica missione: far conoscere la malattia, stimolare la diagnosi tempestiva, promuovere l’accesso a cure di qualità, sostenere la ricerca scientifica e tutelare i diritti delle donne malate e dei loro familiari. “La mia esperienza – conclude Alice, che è presidente di Acto Piemonte – mio ha reso consapevole del fatto che il conoscere questa patologia è l'unico mezzo ad oggi per contrastarla tramite diagnosi precoci e con la speranza di supportare le donne affette da tumore ovarico nella ricerca di quel qualcosa che ti tiene in vita e che rende tutto più raro e prezioso”.



Mantova, l'eredità che non ti aspetti: lascia 5 milioni al Comune per assistere gli anziani Morta a 94 anni senza eredi, la donna ha donato contanti e titoli anche a 17 tra enti di ricerca ed associazioni di volontariato



sembrerà banale , di poco conto . Ma è sempre un bel gesto .



Mantova, l'eredità che non ti aspetti: lascia 5 milioni al Comune per assistere gli anziani
Morta a 94 anni senza eredi, la donna ha donato contanti e titoli anche a 17 tra enti di ricerca ed associazioni di volontariato

repubblica  online   del  24 marzo 2018




Il sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, ha dato notizia del lascito


Un lascito da oltre sei milioni di euro tra contanti e titoli. E' l'eredità che un'anziana di Mantova, morta ai primi di marzo a 94 anni, ha devoluto al Comune di Mantova e a 17 tra enti e associazioni di volontariato che si occupano di assistenza agli anziani e ai bisognosi. L'annuncio è stato dato dal sindaco di Mantova, Mattia Palazzi.
Carla Alberti, moglie di Waifro Cattelani, ex vice direttore generale della Banca Agricola Mantovana tra gli anni '50 e '70, è morta di recente all'età di 94 anni. Senza figli, la signora ha lasciato 5 milioni di euro in titoli al Comune di Mantova, vincolati all'assistenza agli anziani, e oltre un milione in contanti a vari enti tra cui l'Airc, l'istituto oncologico mantovano e alcune fondazioni che gestiscono case di riposo nel Mantovano .

Invece  http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2018/03/24/news/

Mantova, dona 6 milioni al Comune e ad altri enti
Carla Alberti, morta a 94 anni, ha lasciato tutto all’assistenza agli anziani. Al capoluogo la fetta più consistente, compresi sei quadri dell’800 e ‘900
di Sandro Mortari

MANTOVA. È morta a 94 anni, il 4 marzo scorso, in casa di riposo. Prima di esalare l’ultimo respiro ha deciso di lasciare tutto il suo ingente patrimonio mobiliare, valutato in oltre 6 milioni di euro, al Comune di Mantova e a 17 tra enti e associazioni che si occupano di assistenza agli anziani e alle persone bisognose. La benefattrice è Carla Alberti di Mantova che con il marito Waifro Cattelani, vice direttore generale della Banca Agricola Mantovana tra il 1940 e il 1976, ha passato una vita a fare del bene per gli altri sino al lascito finale. A dare l’annuncio oggi (24 marzo) dell’eredità ricevuta il sindaco di Mantova Mattia Palazzi con Gianfranco Lodi, colui che per decenni ha amministrato il patrimonio Alberti-Cattelani.













«Solo venerdì sono stato informato dal notaio. Rendo omaggio alla grande generosità della signora Alberti e al suo attaccamento alla comunità mantovana» dice il primo cittadino elencando i beneficiari della prima tranche del lascito, un milione e 10mila euro in contanti: 100mila euro a testa all’associazione italiana per la ricerca sul cancro di Milano, all’Istituto oncologico mantovano, all’Associazione Sherpa di Curtatone, alla Casa del Sole, all’Associazione San Lorenzo di Curtatone, alla Croce Verde di Mantova (serviranno per la nuova sede); 50mila euro a testa alla Fondazione Mazzali, all’Aspef per la casa di riposo Isabella d’Este, alla coop la Provvidenza che gestisce la casa di riposo Villa Aurelia di San Michele in Bosco, al centro socio-sanitario Villa Carpaneta di Rodigo; 30mila a testa alle Fondazioni contessa Rizzini di Guidizzolo, casa di riposo Pietro Sissa di Moglia, casa di riposo Isidoro Cappi di Poggio Rusco, Nuvolari di Roncoferraro, casa di riposo Luigi Boni di Suzzara, casa di riposo Belfanti di Ostiglia e Rsa Scarpari Forattini di Schivenoglia.Al Comune capoluogo la signora Alberti ha lasciato titoli per un valore di 5 milioni di euro «per utilizzarli - dice Palazzi - per l’assistenza domiciliare di anziani e bisognosi. All’ente locale virgiliano sono andati anche sei quadri di pittori mantovani dell’800 e ‘900 che saranno donati al museo civico della città. Due immobili, uno a Mantova e uno San Zeno di montagna, sono andati invece ai legatari menzionati nel testamento.Ora si pone il problema di come utilizzare tutto quel ben di Dio. «Mi confronterò con la giunta, con chi opera nel settore dell’assistenza agli anziani e, soprattutto, con Lodi - assicura Palazzi -. Faremo in modo che le risorse non svaniscano in pochi anni, ma lascino alla comunità qualcosa che rimanga nel tempo. Penso ad un servizio o ad un presidìo per i bisognosi, soprattutto nel campo dell’assistenza ai malati di Alzheimer. I tempi non saranno brevi perché ci sono da rispettare le procedure di successione. Poi, troveremo il modo per ricordare la generosità della signora Carla». Lodi ha avuto il compito di gestire l’ingente patrimonio Alberti-Cattelani, frutto di una vita modesta nonostante l’invidiabile posizione sociale per l’epoca, (Waifro era un top manager), senza figli, ma sempre aperta agli altri: «Lavoravo in Bam - spiega Lodi - e l’allora vice direttore generale mi prese in simpatia. Mi disse che quando sarebbe andato in pensione sarebbe toccato a me seguire lui e la moglie, casalinga dopo che col matrimonio aveva lasciato il lavoro in Bam. Mi diede la procura e cominciai a gestire i loro risparmi, una grossa responsabilità da far tremare le vene ai polsi, ma che sono riuscito a portare a termine con successo. Nell’aprile 2008 Cattelani è venuto a mancare e da allora mi sono occupato di Carla, persona generosissima, che negli ultimi anni si era ritirata ai Melograni di San Giorgio dove è morta».


cosa non si fa per una marca in che stato siamo ridottti Fallimento Braccialini, coda e ressa per la maxi svendita: arrivano i carabinieri

Risultati immagini per assalto al forno di manzoninon è per fare polemiche contro chi fanatico ed dipendente delle marche perchè ciascuno può fare quellom che vuole ci mancherebbe , ma un minimo d'educazione , di compostezza . Poi non lamentatevi se vi chiudono le porte in faccia e vi chiamano la polizia . Manco fosse l'assalto al forno del manzoni  dei promessi sposi (  foto  al lato ) 




                 da   repubblica  oniline  del  24\3\2018

E alla fine sono arrivati i carabinieri: "Se non vi mettete bene in fila chiudiamo la porta e non entra più nessuno", hanno urlato i militari. La gente mormora, nessuno indietreggia."Siamo qui da ore", dicono. Ma la porta viene chiusa: "Se non indietreggiate non la riapriamo". Doveva essere il primo giorno dei sei dedicato alla vendita delle borse della Gherardini, che fanno parte del "patrimonio" del fallimento della strorica maison fiorentina Braccialini.




 Ma a Pontassieve, nei locali della Braccialini trasformati in un outlet temporaneo, è arrivata così tanta gente da trasformare una giornata di super sconti in un'odissea con attese di sei ore, spintoni e insulti. La vendita era aperta dalle 10 alle 16, ma la fila lungo la strada è inziata già alle 8 del mattino. Alle 13 è riuscito a entrare chi era in coda dalle 9, alle 14 il cancello e' stato chiuso definitivamente ma la coda non si è comunque sciolta nella speranza di entrare. Migliaia di persone, anche da fuori regione: "Siamo partiti alle 6.30 dall'Emilia - dice una ragazza con quattro bustoni piene di borse - sono distrutta". All'interno del cortile ci sono in attesa centinaia di persone. A loro è stato promesso che sarebbero entrate. Ma alle 16 la fila è ancora lunga. C'è chi spinge: gli addetti urlano di fare un passo indietro. Una signora si sente male e lascia la fila. Un'altra ci prova: "Ho la bambina posso passare?". Ma la folla la lincia: "I bambini si lasciano a casa, non si portano per fare la furba". Dentro l'outlet gli scaffali si svuotano e si riempiono. Le borse costano 35 euro invece di 500, altre 90 invece di 2000. I portafogli da uomo 10 euro, i trolley sono subito esauriti. Quasi non ci si muove tra signore impellicciate con braccia piene di borse da scegliere e ragazzi disperati che inviano foto su WhatsApp alle fidanzate con le borse da scegliere. "Da lunedì cambieremo metodo, così non si può", urla una vigilante. Cosa non si farebbe per una borsa scontata. (a cura di Gerardo Adinolfi - foto Cge)