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16.4.26

che c.....avolo. partecipiamo a. fare o. facciamo le paraolimpiadi se. poi li trattiamo. male non. garantendo la. possibilità. di allenarsi. ? a. anodi. ministro. dello sport. vuole dire qualcosa. ?


Ho appena letto sulla bacheca  Facebook di un contatto questo  post di 


Dovrebbe essere lo sport più puro. Quello che parla di impegno, sacrificio, sorrisi, inclusione. E invece, ancora una volta, sono proprio le atlete e gli atleti con sindrome di Down a rischiare di restare indietro. Non per mancanza di talento, non per mancanza di risultati, ma perché mancano i fondi. Una nazionale italiana che ha già vinto, che ha già fatto suonare l’inno, oggi potrebbe non partire per i Mondiali di Sofia. La scelta della FISDIR di non aiutare questi atleti, 
declassando
l’attività a semplice “esperienza di socializzazione” e voce di bilancio “non prioritaria”, mostra tutti i limiti di un Paese incapace di dare concretezza alla tanto decantata pari dignità sportiva e relega un’intera nazionale italiana in panchina. E allora succede l’assurdo: per poter rappresentare l’Italia, sono costretti a lanciare una raccolta fondi. È una situazione che fa male, perché racconta una contraddizione enorme: riempiamo i discorsi di parole come inclusione, pari opportunità, sport per tutti, ma poi lasciamo soli proprio quelli che incarnano questi valori nel modo più autentico. Lo sport non può essere davvero universale se alcuni devono chiedere aiuto per poter semplicemente scendere in pedana con la maglia azzurra.Dietro questa raccolta non ci sono solo spese di viaggio o di iscrizione, ma c’è il diritto di rappresentare il proprio Paese. Perché l’inno nazionale dovrebbe poter suonare per tutte e tutti, senza eccezioni. Chi vuole dare una mano può farlo qui: https://tinyurl.com/4nh6jmsn

14.3.26

Abodi: "Possibile annullare differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi, percorso già iniziato". Locatelli: "Ora parità di trattamento e premi tra atleti olimpici e paralimpici"

speriamo che le dichiarazioni Locatelli e d Abbodi dopo le 14 medaglie italiane alle paraolimpiadi
2026 non siano solo gazzosa ed ipocrisia


 rai news 
 10:21 14 Marzo Locatelli: "Ora parita' di trattamento e premi tra atleti olimpici e paralimpici" ''Sono state medaglie bellissime, con tante emozioni regalate al Paese da atleti straordinari'' ha spiegato il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, ospite all'Adnkronos. ''Mi sono emozionata. Questi ragazzi hanno superato, nel nostro immaginario, qualsiasi prestazione anche del passato. Siamo molto orgogliosi di loro''. Dopo il grande successo di Milano Cortina 2026, il ministro Locatelli pensa alle possibilità future del movimento paralimpico: "Utopia pensare a un'unica manifestazione in grado di unire Olimpiadi e Paralimpiadi? Dagli anni Sessanta, quando sono nate le Paralimpiadi, ci sono stati tantissimi cambiamenti nell'organizzazione, nei luoghi, nell'allineamento delle edizioni. Cambiare si può e si deve, perché il mondo è cambiato e sono cambiate le persone. Ci sono esigenze diverse. Si farebbe soprattutto per il diritto di questi atleti di avere lo stesso trattamento. È un dovere''. A cominciare dalla possibilità di far sfilare tutti gli atleti insieme sotto la bandiera olimpica durante le cerimonie: ''Secondo me è davvero possibile - spiega - ed è il momento giusto per intraprendere la strada, ci sono tutti gli elementi. Queste Olimpiadi e Paralimpiadi hanno avuto delle differenze. Nella visibilità, nei premi che vengono assegnati. E penso che i nostri atleti non le meritino, sono tutti straordinari allo stesso modo. Meritano la stessa visibilità, le stesse medaglie, che devono avere lo stesso valore, e lo stesso tipo di organizzazione nella cerimonia, nelle gare. Dobbiamo lavorare tutti insieme per far sì che in futuro sia possibile''.
 10:16 14
Marzo Abodi: "Possibile annullare differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi, percorso già iniziato" "È possibile annullare le differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi. E' importante dare l'opportunità di essere visibili, le tribune sono piene e questo vuol dire che questo percorso è già iniziato. Un percorso culturale ed educativo che dobbiamo portare nella società civile, nelle giornate normali dove la differenza ancora si vede. Questo è il lavoro che dobbiamo fare. Sono ancora tante le persone che non vedono una luce, questi ragazzi sono una testimonianza fortissima che invece è possibile. Vogliamo fare in modo che le persone con disabilità capiscano che, attraverso lo sport, è possibile trovare una nuova vita, dobbiamo metterli nella condizione di uscire e trovare delle opportunità". Così Andrea Abodi, ministro per lo sport e i giovani, a "Mattina Paralimpica" in onda su Rai2. "Cosa rimarrà di queste Paralimpiadi? Il ricordo di questi giorni felici nonostante il mondo ci offra scenari di guerra. C'è una sorta di ossimoro quotidiano, ma rimarrà soprattutto la voglia di fare sport e dovremo essere pronti a offrire nuove opportunità. Lo stiamo facendo migliorando le infrastrutture, la presenza dello sport a scuola, dando possibilità alle famiglie meno agiate; cè la costruzione di un modello italiano vincente non solo perché è ai vertici, ma perché riesce a coinvolgere più gente contrastando sedentarietà e solitudine", aggiunge il ministro. Che poi, parlando del progetto "Backstage Heroes", sottolinea come sia "la prima volta nella storia olimpica e paralimpica in cui diamo forma a un grazie e credo che aiuti anche nella vita a riconoscere il valore degli altri". Infine un pensiero sulla giornata storica vissuta dall'Italia con "quattro medaglie, il record storico, la felicità di ragazzi e ragazze, dei tecnici e delle famiglie. Una festa dello sport", conclude.

3.3.26

dopo il caso del casco dello slittino l'ucrania fa ancora polemiche olimpiche Paralimpiadi, atleti ucraini non potranno indossare divisa perché raffigura mappa nazione


leggi anche 


L'uniforme scelta dalla delegazione di Kiev per sfilare ai Giochi invernali italiani, con la raffigurazione dell’intero territorio nazionale comprese le regioni oggi occupate, è stata respinta dagli organismi internazionali perché ritenuta non conforme ai regolamenti. Una decisione che riaccende le tensioni legate al conflitto e al principio di neutralità nello sport
Dopo le polemiche che avevano già accompagnato le Olimpiadi, anche l’appuntamento paralimpico di Milano Cortina si apre con un caso destinato a far discutere. La delegazione ucraina aveva presentato sui social l’uniforme pensata per la manifestazione: sul petto, la rappresentazione dell’intero territorio nazionale, comprese le aree al centro della guerra con la Russia, quindi anche Crimea e Donbass. La risposta del Comitato Internazionale Paralimpico è stata netta: quella grafica non è ammessa.
Il richiamo al regolamento
Secondo l’IPC, l’immagine del territorio rientra tra gli elementi vietati dal regolamento che disciplina l’abbigliamento degli atleti. Le norme proibiscono riferimenti che possano essere interpretati come messaggi politici o legati all’identità nazionale, inclusi slogan, testi di inni o simboli considerati divisivi. Una linea che punta a tutelare la neutralità della competizione, evitando che il campo di gara diventi spazio di rivendicazione.

La replica del comitato paralimpico ucraino
Durissima la reazione del presidente del Comitato paralimpico ucraino, Valeriy Sushkevych. Secondo il dirigente, la decisione impedirebbe all’Ucraina di presentarsi come Stato nella sua integrità territoriale, senza occupazioni. Parole che evocano apertamente il conflitto in corso e che trasformano una questione regolamentare in un nuovo capitolo dello scontro politico che attraversa lo sport internazionale dall’invasione russa del 2022.
Il precedente di Heraskevych



Non è la prima volta che un atleta ucraino si scontra con i divieti imposti dagli organismi olimpici. Ai Giochi invernali di Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, lo skeletonista Vladyslav Heraskevych aveva dovuto rinunciare a un casco che riportava i volti di sportivi e allenatori morti dall’inizio della guerra. In questo caso era intervenuto il Comitato Olimpico Internazionale, richiamando il divieto di espressioni politiche o di propaganda sul campo di gara.
Ansa/Getty

1.3.26

Paralimpiadi, i trentini Orietta Bertò e Paolo Ioriatti protagonisti nel wheelchair curling:





in attesa delle paraolimpiadi ecco la storia dei

da dolomiti.it

trentini Orietta Bertò e Paolo Ioriatti protagonisti nel wheelchair curling: "Se riusciremo a far appassionare allo sport anche solo un giovane con disabilità avremo fatto centro"
Storie ed emozioni della coppia di atleti trentini pronti ad una Paralimpiade invernale da protagonisti sul ghiaccio di Cortina d'Ampezzo: "Speriamo che un evento di questa portata possa contribuire a creare e rafforzare la cultura degli sport paralimpici in Italia e nel nostro territorio"






TRENTO. Tra Pechino 2022 e Milano Cortina 2026 l’Italia degli sport invernali si è letteralmente innamorata del curling, sport diventato iconico grazie ai risultati della coppia mista e grazie alle sue dinamiche di gioco ben più spettacolari e adrenaliniche di quanto non possa suggerire un primo sguardo superficiale.
Ma chi si è appassionato di curling può stare tranquillo: nelle Paralimpiadi invernali ormai alle porte (gare dal 6 al 15 marzo) l’Italia schiera una coppia tutta trentina, composta da Orietta Bertò e Paolo Ioriatti, che è pronta ad emulare le gesta di Stefania Constantini e Amos Mosaner grazie al suo talento e alle sue qualità.
Anche nel wheelchair curling le stone che sfrecciano sul ghiaccio pesano quasi 20 chili, e sono lanciate grazie a uno strumento chiamato “extender”, una sorta di manico allungato che serve ad imprimere direzione, velocità e rotazione al sasso di granito: per lanciare spesso serve il supporto del compagno di squadra che tiene ferma e stabile la carrozzina. Il campo di gioco e le regole sono le stesse del curling olimpico (anche se qui non si “spazza” il ghiaccio).
Orietta e Paolo, entrambi tesserati con l’Asd Albatros Trento, sono ormai “coppia fissa” nel double mixed da oltre cinque anni, un lungo percorso che li porta a Milano Cortina con ambizioni importanti dal punto di vista sportivo ma anche un grande carico di emozioni. Tanto per dire, i due hanno vinto la medaglia di bronzo ai Mondiali disputati in Corea nel 2024.
“Dovremo essere bravi a pensare solo a giocare e divertirci – racconta Orietta sul ghiaccio di Cembra a pochi giorni dalla partenza dell’avventura paralimpica -, giocare in casa può essere un vantaggio ma anche trasformarsi in un elemento destabilizzante. Nel curling occorre concentrazione e tranquillità, dovremo vivere al massimo questo sogno che si realizza e allo stesso tempo sfruttare tutte le occasioni che avremo”.
Sogno. È la parola più usata da chi a Olimpiadi e Paralimpiadi arriva, da atleta, per mettersi alla prova sul più bel palcoscenico dello sport mondiale: il wheelchair curling non fa eccezione, anzi, regala storie e percorsi di persone capaci di superare difficoltà, limiti e barriere grazie allo straordinario potere dello sport in tutte le sue forme.
Orietta Bertò, classe ’76 di Spormaggiore, quel sogno lo sta inseguendo da anni. Può una donna che odia il freddo amare il curling? Assolutamente sì. “Le Paralimpiadi – spiega Bertò - sono il momento in cui culmina un lungo percorso di resilienza, lavoro, sacrifici. Sacrifici relativi, certo, perché facciamo uno sport bellissimo, amiamo allenarci e migliorare, però l’impegno è tanto ed è bello vedere quegli sforzi essere ripagati”.Dopo un brutto incidente che l’ha costretta a vivere una “seconda vita” in carrozzina, Orietta non si è data per vinta: anzi, ha scoperto di essere più forte e più resistente di quanto non si aspettasse. “Lo sport è un modo straordinario per conoscersi, per incontrare nuove persone, per crescere sotto ogni punto di vista – racconta la nonesa -, e in queste Paralimpiadi sentiamo forte anche un senso di responsabilità e appartenenza. Speriamo che un evento di questa portata e con questa grande visibilità possa contribuire a creare e rafforzare la cultura degli sport paralimpici in Italia e nel nostro territorio trentino. Essere parte delle Paralimpiadi come atleta è un onore: se riusciremo ad avvicinare al mondo del wheelchair curling o in generale al mondo dello sport anche solo un ragazzo o una ragazza con disabilità, avremo fatto centro”.“Lo sport cambia la vita”. Lo dice anche Paolo Ioriatti, originario di Pergine Valsugana, che dopo un terribile infortunio in moto e la frattura della colonna vertebrale a 17 anni di età ha cominciato ad appassionarsi al curling in carrozzina poco dopo i 30: “Ci ho messo anche troppo, ogni tanto me lo rimprovero. Anzi, ai giovani che si trovano nella mia stessa situazione voglio dire proprio questo: provate lo sport, scoprite cose nuove, non abbiate paura di sbagliare. Non bisogna farsi definire da ciò che è successo, ma da ciò che si sceglie di fare dopo. La disabilità è una condizione con cui si impara a dialogare ogni giorno, non può e non deve diventare il perimetro della propria esistenza, c’è così tanto da vivere e da scoprire nel mondo”.
A 54 anni Paolo ha un bagaglio di esperienza straordinario che tornerà comodo nell’assalto alle medaglie, in uno sport in cui un millimetro può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta: “Quello che amo del curling è proprio questo, la strategia e la precisione che sono richeste, la disciplina, la concentrazione totalizzante. È come una partita a scacchi, sul ghiaccio non conta la forza ma la visione e la qualità: ecco perché il wheelchair curling è una disciplina in cui si può primeggiare anche molto in là con l’età e in cui, di fatto, atleti con e senza disabilità giocherebbero alla pari”.
Un gioco di testa ma anche di cuore: “L’adrenalina e l’emozione che regala questo sport sono impareggiabili – conclude Ioriatti -; cercheremo di vivere questa esperienza delle Paralimpiadi a Cortina d’Ampezzo al massimo, cercando di emozionare e perché no, di vincere una medaglia. A Cortina saranno in tanti a sostenerci e daremo il meglio per rendere tutti orgogliosi”.

27.2.26

le paraolimpiadi non sono solo pietismo o buonismo ma anche riscatto per chi soffre ed ha sofferto nella vita . il caso di Emanuel Perathoner ( ma non solo ) unisce i due mondi con lo •Snowboard

N,b 
per  approfondire    gli  argomenti   tratti   e  per   :  leggere  altre  storie   di atleti\e para olimpici  ,    oltre  quella  citata   sotto potete   andare  su  << Atleti Paralimpici italiani: le loro storie - Biografie e Medagliere (disabilinews.com) >>  .,  cosi  come  la  mia  risposta    https://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2026/02/pietismo-e-riscatto-delle-persone.html 
  a  che  tali manifestazioni     sono   solo buonismo o  pietismo  

Dopo le  comunicazioni di servizio      veniamo  al post     vero e  proprio  
 Lo  so  che  manca  ancora  una settimana   alle  para olimpiadi    di milano  cortina  2026  , ma  vedendo  le  emozioni  che mi hanno  datto  sia le gare     che   le  storie    degli atletti  che  gareggiano   sia  che  vincano  che  non  vincano    attendo  con ansia   , tanto  sono ancora  convalescente  ,  quelle  para olimpiche  .  Ci  saranno altre  emozioni ed  altro spettacolo   di abilità  .  Alcuni dicono     che    esse  non sono  importanti   come  le  altre  ma  solo    un atto  di  pietà  verso  chi  è stato meno  frtunato  nella vita  .  Ma  invece  se legge la storia     e  di come  essi  hanno avuto  origine
ci si accorgerà   , sempre   che  lo si  voglia  , che  l’importanza delle Paralimpiadi  non  è solo pietismo   trascende lo sport e tocca, nelle sue vette più alte, la validazione e il giusto riconoscimento delle persone diversamente abili. Di solito le Paralimpiadi cominciano poco dopo le Olimpiadi, e mettono in campo i migliori atleti disabili del mondo per dimostrare a chiunque che, con il duro lavoro e la giusta dose di determinazione, tutti i limiti si possono superare.
Questa competizione sportiva quadriennale ha certo origini più recenti rispetto alle Olimpiadi, e costituisce insieme ai valori olimpici un importante traguardo per la società moderna e i diritti civili.


Dopo il grande successo delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 e le emozioni delle competizioni che hanno coinvolto il mondo dello sport, è tutto pronto per l’altro grande appuntamento dell’anno le paralimpiadi Invernali 2026, che prenderanno il via sabato 6 marzo 2026 con la cerimonia di apertura ufficiale all’Arena di Verona.
La rassegna paralimpica, che è la 14ª edizione dei Giochi Invernali Paralimpici, proseguirà fino al 15 marzo 2026, trasformando diverse località italiane in palcoscenici per lo sport adattato ai massimi livelli.
La Fiaccola Paralimpica e la staffetta della Fiamma


Il simbolo dei Giochi, la Fiamma Paralimpica, sta  attraversando   senza   lo  stesso  clamore mediatico    delle  "  classiche  olimpiadi invernali  " l’Italia in un intenso percorso di oltre 11 giorni, partendo dal Regno Unito, la culla del movimento paralimpico, e passando per città come Torino, Milano, Roma, Napoli e Bologna prima di arrivare a Verona per accendere lo spirito della competizione
l viaggio della fiamm coinvolge   oltre 500 tedofori, tra atleti paralimpici, rappresentanti sportivi e persone simbolo del valore inclusivo dello sport, uniti per celebrare storie di resilienza e forza.
Dove si gareggerà e cosa aspettarsi

Le gare paralimpiche saranno distribuite sulle principali sedi dell’edizione:

Cortina d’Ampezzo – Para Sci alpino e para Snowboard, oltre al wheelchair curling allo Stadio Olimpico del Ghiaccio.


Tesero (Val di Fiemme) – Para Biathlon e Sci di fondo paralimpico.


Milano – Para Ice Hockey presso la Santa Giulia Ice Hockey Arena.

Si prevede la partecipazione di circa 665 atleti da oltre 50 nazioni, pronti ad affrontare una decina di giorni di competizioni intense, emozionanti e simboliche.
Spirito e importanza delle Paralimpiadi
Le Paralimpiadi non sono solo uno degli eventi sportivi più importanti al mondo per gli atleti con disabilità, ma rappresentano anche un momento di riflessione e di sensibilizzazione sociale.
Uno spazio dove inclusione, equità e performance sportiva si fondono per mostrare al pubblico internazionale la potenza dello sport adattato.
Questa edizione di Milano-Cortina 2026 promette di essere tra le più affascinanti e partecipate di sempre, con competizioni spettacolari e atleti pronti a superare i propri limiti sotto gli occhi del mondo.

Gli azzurri più attesi



Giacomo Bertagnolli, pluricampione paralimpico nello sci alpino, punto di riferimento del movimento italiano. Dopo le medaglie conquistate nelle precedenti edizioni, arriva a Milano-Cortina con ambizioni importanti.



René De Silvestro, tra i giovani più brillanti del circuito, già medagliato ai Giochi, capace di competere ai massimi livelli nelle discipline tecniche.

Federico Pelizzari, nome emergente del team azzurro, pronto a sfruttare il fattore casa.

Nazionale italiana di Para Ice Hockey, l’Italia punta sull’esperienza del gruppo storico e sull’energia del pubblico di Milano per cercare l’impresa contro potenze come USA e Canada.

Ci sono molte storie ispiratrici di atleti paralimpici italiani che hanno raggiunto traguardi eccezionali, superando sfide personali e dimostrando grande determinazione e spirito di squadra. Ve ne racconteremo alcune, per evidenziare quanto lo sport sia un potente strumento di inclusione, motivazione e cambiamento sociale


Da atleta Olimpico a Paralimpico sulla neve di casa, Emanuel Perathoner unisce i due mondi • Snowboard



Il due volte atleta Olimpico di snowboard Emanuel Perathoner si è infortunato mentre si allenava per la sua terza partecipazione ai Giochi invernali, ma, vedendo il lato positivo in ogni cosa come filosofia di vita, è ora pronto a fare il suo debutto Paralimpico sulla neve di casa. Olympics.com ha parlato con il tre volte Campione del mondo di snowboard Paralimpico della sua inaspettata seconda vita in questo sport e di come gli snowboarder Olimpici e Paralimpici italiani si siano uniti in vista di Milano Cortina 2026.


Foto di Cameron Spencer/Getty Images

Di Lena Smirnova28 novembre 2025 11:30 GMT+110 min di lettura


Quelli di Milano Cortina 2026 saranno i primi Giochi Paralimpici per Emanuel Perathoner, ma l'atleta italiano non è nuovo alle competizioni di alto livello.
Perathoner aveva 19 anni l'ultima volta che l'Italia ha ospitato i Giochi Olimpici e Paralimpici. Aveva cercato di qualificarsi per Torino 2006, partecipando anche alla gara di qualificazione, ma alla fine non era riuscito a entrare nella squadra italiana di snowboard cross.
Torino 2006 è stata la prima volta che questa disciplina è stata inclusa nel programma Olimpico e Perathoner ha seguito tutte le gare tra una sua competizione FIS e l'altra in Austria.
Quattro anni dopo, era dall'altra parte dello schermo, con la sua famiglia e i suoi amici che lo guardavano mentre faceva il suo debutto a cinque cerchi a Sochi 2014. Curiosamente, lo snowboard Paralimpico, lo sport che Perathoner avrebbe iniziato a praticare otto anni dopo, ha fatto il suo debutto Paralimpico proprio sulla stessa collina di Rosa Khutor.
Perathoner ha apprezzato molto la sua prima esperienza Olimpica. Ha sfruttato al massimo la vita nel Villaggio Olimpico e ha potuto assistere anche ad alcune gare di sci alpino, che si sono svolte nello stesso cluster di impianti.
Dal punto di vista agonistico, però, Sochi 2014 è stata un'esperienza frustrante per Perathoner. Lo snowboarder ha subito una commozione cerebrale e un infortunio al polso durante gli allenamenti. Quando è tornato in pista pochi giorni dopo, uno dei suoi compagni di squadra gli è finito addosso, causandogli la frattura di due costole.


“Il medico mi ha detto: ‘Vai all'area di arrivo e resta lì’. Non mi hanno lasciato gareggiare”, ha ricordato Perathoner. “Ho pianto durante la discesa. Ti alleni per quattro anni, cerchi di arrivare lì, e poi è come... sì, ma questo è lo sport. Succede”.
Perathoner non ha potuto vivere nel Villaggio Olimpico né assistere alle altre discipline sportive nella sua seconda esperienza a cinque cerchi, quella di PyeongChang 2018, ma ha completato le sue gare. Si è classificato 15° nello snowboard cross, il miglior piazzamento tra gli atleti italiani nelle gare maschili.
“Ci sono stati molti incidenti, infortuni e anche alcune carriere sono finite lì”, ha detto Perathoner. “Avrei potuto fare meglio perché ero abbastanza veloce, ma ho commesso un errore alla fine, ho avuto un contatto con altri atleti. Ma ero abbastanza contento di uscirne con entrambe le gambe perché è stata una situazione piuttosto difficile”.





Emanuel Perathoner, in blu, si è classificato quindicesimo nello snowboard cross ai Giochi Olimpici di PyeongChang 2018.
“Sii sempre positivo”: l'approccio di Emanuel Perathoner dopo l'infortunio
L'andamento delle gare alle sue prime due edizioni Olimpiche non è stato ideale per Perathoner. Ma Beijing 2022 prometteva di essere diversa.
Lo snowboarder ha registrato i suoi migliori risultati dopo PyeongChang 2018, vincendo una medaglia di bronzo ai Campionati del mondo FIS di snowboard, freestyle e freeski 2019 e ottenendo tre podi in Coppa del mondo, tra cui una vittoria nel dicembre 2018.
Il percorso di snowboard cross di Beijing 2022 complementava i suoi punti di forza, rendendo più nitido il sogno di una medaglia Olimpica.
“Pensavo continuamente ai Giochi di Pechino. Era il mio obiettivo principale”, ha detto Perathoner. “Non ho mai pensato di smettere dopo PyeongChang”.
L’azzurro si stava allenando duramente per i suoi prossimi Giochi Olimici invernali, ma proprio durante gli allenamenti ha subito un grave infortunio alla gamba sinistra.
Dopo l'incidente del 14 gennaio 2021, Perathoner ha subito quattro interventi chirurgici, una protesi totale al ginocchio e un anno di riabilitazione.
Tuttavia, anche in ospedale, ha continuato a sperare di poter partecipare ai Giochi di Beijing 2022. Man mano che la data si avvicinava, però, e non riusciva ancora a camminare senza stampelle, Perathoner ha dovuto ammettere che una terza partecipazione Olimpica non era nel destino per lui.
È stata una delusione enorme, ma osservandolo in quel momento non si sarebbe detto.
“C'era una signora che andava dal mio fisioterapista e mi ha detto: ‘Tu sorridi sempre’. Penso che sia una cosa positiva aver imparato a non mollare mai, a sorridere sempre”, ha detto Perathoner. “Questo ti aiuta molto a superare i momenti difficili”.
Sebbene Perathoner non abbia gareggiato ai Giochi di Beijing 2022, ha fatto una comparsa grazie alla medaglia di bronzo vinta dal compagno di squadra Omar Visintin nello snowboard cross maschile.
Subito dopo le gare per le medaglie, sono state effettuate delle videochiamate con le famiglie degli atleti, che non hanno potuto recarsi ai Giochi a causa delle restrizioni Covid. Ma quando la famiglia di Visintin non ha risposto subito, Perathoner, il compagno di squadra con cui ha vinto la Coppa del mondo a squadre nel marzo 2018, è apparso sullo schermo ed è stato il primo a congratularsi.
“È stato davvero bello”, ha detto Perathoner. “Non essere lì ma condividere quel momento con il tuo ex compagno di squadra e amico è davvero bello”.
La reincarnazione di Emanuel Perathoner come snowboarder Paralimpico
Il primo obiettivo di Perathoner dopo l'infortunio era quello di tornare a camminare. Ci è riuscito, senza l'aiuto delle stampelle, nel luglio 2022.
A settembre ha iniziato gradualmente a correre sul tapis roulant. A ottobre, durante un viaggio a Bolzano, in Italia, ha incontrato alcuni ex compagni di squadra e ha indossato uno snowboard per la prima volta dopo più di un anno e mezzo.
Quella discesa ha riacceso in lui la vecchia passione per la competizione.
“Mi mancava, soprattutto gareggiare”, ha detto Perathoner. “Guardavo tutte le competizioni e mi mancava gareggiare”.
Dopo aver scoperto che il suo infortunio lo rendeva idoneo per lo snowboard Paralimpico, Perathoner è stato inserito e a novembre ha gareggiato nella classe LL2 (Lower Limb 2) alla sua prima Coppa Europa. Un mese dopo, ha partecipato alla sua prima Coppa del mondo.
È stata una curva di apprendimento ripida, soprattutto capire come sciare con una mobilità limitata al ginocchio e alla caviglia. Anche adesso, a pochi giorni dall'inizio della sua quarta stagione di Coppa del mondo di snowboard Paralimpico, Perathoner continua ad apportare modifiche alla sua tecnica.
“La cosa positiva è stata la mia esperienza e il fatto di essere anche allenatore e istruttore di snowboard, questo mi ha aiutato molto”, ha detto l'atleta. “Conosci il tuo corpo. Sai cosa fare. Conosci la tecnica sulla tavola e puoi provare cose diverse, e penso che questa sia stata la cosa più importante per me”.
Perathoner si è lanciato nella sua prima stagione di snowboard Paralimpico senza alcun allenamento sulla neve e senza alcuna aspettativa. Alla fine, ha conquistato il titolo mondiale nel dual banked slalom, l'argento mondiale nello snowboard cross ed è salito sul gradino più alto del podio in tre gare di Coppa del mondo.
È stato un debutto spettacolare per l'atleta, che da allora ha consolidato il suo status con altre 15 vittorie in Coppa del mondo e una doppia medaglia d'oro ai Campionati del mondo di snowboard Paralimpico 2025. Ma per Perathoner, un tempo bambino ultra competitivo che abbandonava gli sport che amava quando sentiva di non poter vincere, le medaglie non sono più l'obiettivo principale.
"Tornare in pista è stata la cosa che mi è piaciuta di più. Tornare a sciare, praticare di nuovo lo sport che ho fatto per tutta la vita“, ha detto. ”Alla fine, quando finisci la stagione, pensi: ‘Ok, ne vale ancora la pena? Mi diverto ancora a gareggiare?’. Questa è la cosa più importante per me. Se smette di essere divertente per me, smetterò di gareggiare. Mi diverto, ecco perché lo faccio"Prima di vincere titoli mondiali nello snowboard Paralimpico, Perathoner ha gareggiato nello snowboard cross in due edizioni dei Giochi Olimpici Invernali. Si stava allenando per i suoi terzi Giochi quando un grave infortunio ha posto fine al suo sogno.Ma non è stata la fine. Semplicemente un cambio di direzione.
Perathoner è ora pronto a fare il suo debutto Paralimpico cinque anni dopo l'infortunio, un intervento di sostituzione del ginocchio, un anno di riabilitazione e 18 mesi con le stampelle.
Il suo ritorno allo sport agonistico ha contribuito a riunire le squadre Olimpiche e Paralimpiche italiane in vista dei Giochi che si terranno in casa e, mentre il conto alla rovescia continua - mercoledì 26 novembre ha segnato 100 giorni all'inizio dei Giochi Paralimpici e 72 giorni all'inizio dei Giochi Olimpici - Perathoner è entusiasta di tifare per i suoi ex compagni di squadra e di essere tifato da loro.
“Bisogna cercare di essere positivi, di trovare cose diverse, di non pensare alle cose brutte che potrebbero succedere e di vedere il lato positivo delle cose che ti sono successe”, ha detto Perathoner in un'intervista esclusiva a Olympics.com. “Ora ho una seconda carriera. Non me lo aspettavo, ma è una cosa positiva”.
Infatti  la   sua  storia  è importante    perchè permette  di creare un legame tra il mondo Olimpico e quello Paralimpico
Uno degli aspetti più divertenti della sua nuova carriera nello snowboard Paralimpico è che Perathoner ha la possibilità di ritrovare i suoi compagni della squadra Olimpica. Gli snowboarder Olimpici e Paralimpici italiani spesso si allenano insieme sugli stessi percorsi, si scambiano consigli e si incoraggiano a vicenda durante le gare.
Prima che Perathoner entrasse a far parte della squadra Paralimpica, non era così. Quando faceva parte della squadra Olimpica, lui e i suoi compagni di squadra raramente incrociavano gli snowboarder Paralimpici, che si allenavano principalmente nei fine settimana.
“Da quando sono entrato nella squadra Paralimpica, penso che il legame tra le squadre sia più intenso perché ci alleniamo insieme e i miei ex allenatori, se chiedo loro un consiglio, mi rispondono sempre di sì”, ha detto Perathoner. “A volte anche i miei ex compagni di squadra danno loro qualche consiglio. È una cosa positiva”.
Sebbene Perathoner sia felice di ritrovare i suoi compagni di squadra e allenatori Olimpici, alcuni dei quali conosce dal suo debutto nella Coppa del mondo FIS nel 2003, non gli manca la competizione all'interno della squadra nazionale.
I podi hanno solo tre posti, il che significa che i compagni di squadra finiscono per gareggiare l'uno contro l'altro. Questo non è il caso degli sport Paralimpici, dove i compagni di squadra con classificazioni diverse gareggiano in gare separate.
“Ora non gareggio contro i miei compagni di squadra”, ha detto Perathoner. "E posso aiutarli. Posso dare loro molti consigli e non devo pensare: ‘Ok, ora gli do dei consigli e poi, se gareggiamo insieme, potrebbero superarmi’.
“È bello anche condividere le vittorie con i compagni di squadra nello stesso giorno. Ho condiviso il podio con il mio compagno di squadra. Io sono arrivato secondo, lui ha vinto. Anche questo è molto bello, ma se vincono entrambi è ancora meglio”.
E le feste sono più grandi quando due compagni di squadra italiani vincono il Globo di Cristallo assoluto, come hanno fatto Perathoner e Jacopo Luchini, che gareggia nella classe UL (Upper Limb), alla fine della scorsa stagione?
Non necessariamente.
“Sono troppo vecchio per queste cose”, ha detto Perathoner, 39 anni, ridendo. “Non faccio più feste”.
Casa dolce casa: un debutto Paralimpico a due ore dalla sua città natale
Indipendentemente dalla loro classificazione o dalla loro appartenenza a una squadra Olimpica o Paralimpica, la destinazione è la stessa per gli atleti con cui Perathoner si allena: Milano Cortina 2026.


Per il tre volte Campione del mondo di snowboard Paralimpico, i Giochi hanno un vantaggio in più. Perathoner gareggerà a due ore dalla sua città natale, il che significa che molti dei suoi amici e familiari potranno tifare per lui di persona. Tra questi c'è anche sua moglie Belén, che in queste occasioni sventola una grande bandiera italiana con il volto del marito.
“Ogni volta che vedo quel volto mi viene da ridere, ma è bello vederlo”, ha detto Perathoner.
Sarà la prima volta che Perathoner vedrà la sua famiglia al traguardo di un grande evento, dato che non hanno potuto seguirlo a Sochi 2014 o PyeongChang 2018.
Ma c'è un'altra prima volta che Perathoner vuole spuntare dalla lista quando andrà ai Giochi nella sua città natale.
“Vincere una medaglia”, ha detto. “È la cosa che mi è mancata di più nelle mie precedenti Olimpiadi, perché mi sono dedicato allo scambio di spille e ho visto diversi sport, e l'obiettivo principale delle Paralimpiadi - era già così alle ultime Olimpiadi, perché si vuole salire sul podio - la cosa che desidero di più è vincere una medaglia, o due”.


20.1.26

La rinascita dell’ingegnere di Nuoro: nel 2000 fu travolto da un’auto a Sassari, ora è campione di nuoto paralimpico Dal coma dopo l’incidente al record, la rinascita di Francesco Delpiano

la nuova  20\1\2026

Nuoro
 Terribile: «Guastu». Fa davvero male, questa parola. Detta in sardo non significa “semplicemente” guasto, significa “storpio”, “storpio per sempre”. Francesco Delpiano ha un nodo alla gola quando pensa
al padre Tonino che ha dovuto inghiottire la violenza di questo termine tante volte riferito a suo figlio. Francesco era appena uscito dal coma, lottava per vivere nell’inverno del 2000, mentre il babbo era pure costretto a masticare il peso delle parole. «Anche se si salva, suo figlio resterà storpio» si sentiva ripetere. Invece no, la storia è finita diversamente: Francesco pedde mala, così dicono a Nuoro per definire chi ha pellaccia e tempra da vendere, ce l’ha fatta. Ha vinto. È rinato. È persino diventato campione recordman di nuoto.

Cos’era successo?

«Un incidente. Un brutale incidente. A Sassari. Un giovedì, il 17 febbraio del 2000, alle ore 17. Chissà perché il 17 nella cultura occidentale è foriero di sfortuna e disgrazia. Boom! Un’auto mi ha centrato in pieno, ho preso il volo, ho rimbalzato sulla strada, sono finito trenta metri più in là. Poi il buio totale».


Francesco Delpiano, nuorese classe 1967, aveva 33 anni e un futuro luminoso. «A tutto pensavo, fuorché alla morte» dice. Era il più giovane ingegnere italiano, allora, a cui era stata affidata la realizzazione di una grande opera pubblica: la costruzione della metropolitana di Sassari.


Un dramma. Il buio. Un tuffo nell’ignoto...

«Quando tutto sembra fermarsi, è la vita stessa a indicarti la direzione. Può trascinarti giù, a volte condurti a toccare il fondo. Ma quel viaggio può farti scoprire le esperienze più grandi e sconosciute e stupirti di tanta bellezza, come quella nascosta negli abissi di un oceano». Delpiano legge un passo del suo libro autobiografico “Tutto il mare che ho nel cuore”. Venticinque anni dopo l’incidente, ha deciso di raccontare la sua storia.

Perché?


«Perché tanti, per motivi diversi, possono sprofondare nel buio che sembra senza uscita. La mia storia racconta che non sempre il destino che sembra già scritto non possa essere cambiato!».

Ma lei dove ha trovato la forza per risalire dagli abissi, per tornare alla luce?

«Piano piano ho capito che non potevo ritrovare le forze in un approccio di tipo razionale. Ciò che stavo vivendo era straordinariamente drammatico, era enorme, avevo perso tutto. Avevo perso il lavoro, la fidanzata, la casa, la macchina, in qualche modo avevo perso le relazioni, gli amici, i parenti, i luoghi, gli spazi, le visioni, i sogni, per cui intorno c’erano soltanto macerie. Ho iniziato a vivere giorno dopo giorno mettendo il meglio di me stesso e abbandonandomi alla fede, scoprendo passo dopo passo che il Cielo mi avrebbe aiutato».

◗Francesco Delpiano con Nicola Riva e Fabio Pisacane


Come ne è uscito?

«Ho smesso di domandarmi “perché?”. Mi sono aggrappato alle mie risorse: dovevo accettare di vivere quell’esperienza, drammatico e nauseabonda. Era come se fossi sprofondato in un pozzo pieno di liquami. Non avrei potuto reggere a lungo, per cui ho deciso, come un apneista, di andare ancora più giù, di toccare il fondo. Se devo affogare, affogo, pensavo. A quel punto capisci che devi scegliere: soccombere o risalire e vivere».

Qual è stato il momento più difficile in assoluto?


«Faccio fatica a identificare un momento più difficile di altri... » riflette Francesco Delpiano. Occhi neri, carichi di gioia, sguardo empatico, sorriso complice.

Dal 2012 lavora come counselor coach e motivatore, tiene conferenze e seminari esperenziali. È stato ricercatore universitario, è diventato manager di grandi aziende multinazionali. È salito sul podio delle Paralimpiadi, recordman del nuoto con i colori della nazionale azzurra. Nell’estate del 2017, mentre era in vacanza nella sua amata Sardegna, ha persino salvato un turista in difficoltà nel mare agitato davanti all’isola di Tavolara.


«Ecco: sì, il momento più difficile in assoluto è stato quando sono finito a Parma» riprende fiato.

In che senso? Parma?

«Sono andato a Parma per una visita da mio cugino Paolo, medico fisiatra, un viaggio della speranza, grazie a mia sorella Antonella. Da lì ho iniziato un peregrinaggio per svariati ospedali italiani ed esteri. Parma è diventata la mia nuova città».

Dall’Atene sarda all’Atene d’Italia. È in Emilia-Romagna che Francesco Delpiano ha ritrovato la sua forza. Nonostante il continuo calvario da un ospedale all’altro durato oltre quattro anni, per via di una rarissima patologia neuromuscolare con cui convive tuttora, è Parma che gli ha indicato la strada per la vita.

◗Francesco Delpiano con Aldo Maria Morace e Sandro Veronesi


«Eppure, è proprio a Parma che ho vissuto il momento più drammatico. A distanza di sei, sette mesi dal mio arrivo, lo scenario clinico si complicava sempre di più, le indagini diagnostiche erano pessime. Tutto sembrava perduto. Il verdetto inappellabile: purtroppo è successo, non c'è nulla da fare. Questo mi dicevano». Invece no, Francesco e i medici hanno costruito il miracolo anche perché il figlio di mastru Tonino Delpiano non era disposto né a morire né a lasciarsi andare. Ha scelto di vivere. «Trasformare il proprio destino è possibile!». Come lui stesso ripete spesso: «Da disabile a “divabile”». Ossia: «Divinamente abile».

Addio Wendy Duffy, ha voluto il suicidio assistito dopo aver perso il figlio chi siamo noi per giudicare la sua scelta

  Mi ha colpito e straziato la storia, riportata da Lorenzo Tosa , di Wendy Duffy, la donna inglese di 56 anni che ha scelto di togliers...