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15.4.25

Esodo di chiara Atzeni Un viaggio dentro se stessi attraverso la storia dell’esodo giuliano dalmata


    Per  i  rispettivi impegni   sia  miei   sia    dell'autrice,   Chiara Atzeni  autrice  del   bellissimo    profondo  Cd   Esodo ,      riesco    solo  ora a  intervistarla   . IL cd ESODO   è un concept album che trae ispirazione dalla storia dell’esodo giuliano dalmata per svilupparsi in un racconto introspettivo di più ampio respiro, incentrato sulle tematiche del non ritorno, dell’abbandono e della ricerca delle proprie radici.

Il disco, prodotto da Luca Moretti per MaBa Edizioni, nasce dopo una gestazione di quattro anni e rappresenta l’evoluzione in musica dell’omonimo libro di Chiara Atzeni, in cui si narra una storia d’amore sullo sfondo delle travagliate vicende che travolsero l’Istria, il Quarnaro, Fiume e Zara quando passarono dall’Italia alla Jugoslavia.
Le stesse vicende che costrinsero la famiglia della cantautrice ad abbandonare la propria terra, le proprie case, il senso stesso della propria vita. L’album e il libro sono legati a doppio filo dalla stessa genesi e dalla volontà di pervenire a una “catarsi” collettiva e individuale.
“ESODO” è la divulgazione di una memoria comune a migliaia di persone, come riflessione e cura delle più profonde ferite personali. Un viaggio nella storia, così come nell’io più profondo.  

Come sei riuscita a bloccare in forma artistica,in questo caso letteraria\ musicale i ricordi e  le memorie ,  evitando così che i racconti della tua famiglia, più precisamente dei tuoi nonni, esuli giuliani del secondo dopoguerra, finissero nell'oblio del tempo e dispersi nel vento? Oltre ai racconti, le parole di chi li aveva conosciuti e vivendo fisicamente i luoghi: « l’isola di Lussino e il piccolo meraviglioso paese di Neresine. » Ci hai messo qualche riferimento al tuo percorso di studi all'esodo giuliano-dalmata e quindi alla tua laurea in Lettere Moderne con una tesi sul tema ?





Realizzare l’intero progetto (libro, in due edizioni, e disco) è stata un’impresa impegnativa, sotto tutti i punti di vista. Ma era qualcosa che per me andava fatto e che desideravo realizzare già dal 2010, anno della mia tesi di laurea in Lettere. Questo progetto racchiude quello che l’arte è per me, cioè riuscire a veicolare qualcosa di razionale in un linguaggio che arrivi non solo alla nostra parte razionale ma soprattutto alla pancia, alle emozioni. Credo che sentire sia molto più potente del semplice capire. Così ho provato a trasmettere non solo i racconti, che potrebbero ridursi a una cronologia di eventi, ma anche gli stati d’animo, le sensazioni e i sentimenti, dei miei nonni in particolare, ma non solo. Ad esempio, nel disco ho inserito dei suoni tra un brano e l’altro, suoni che ho registrato proprio sull’isola di Lussino, perché potessero immergere l’ascoltatore il più possibile in quel luogo. Oppure, nel libro, ho deciso di lasciare le parlate originali di coloro che ho intervistato (alcune interviste sono estratte proprio dalla tesi di laurea), perché le loro parole potessero essere fermate in quell’istante, sopravvivere nel tempo e arrivare vive e vere a chi le leggerà. I quattro anni di lavoro all’intero progetto sono stati una sorta di catarsi per me, un po’ come l’elaborazione di un non risolto che avevo in qualche modo ereditato.

Consigli per chi scopre da poco ( anche se in realtà il disco uscito più di un anno fa precisamente nel marzo 2024 ) il tuo lavoro discografico Esodo , di ascoltarlo prima o dopo oppure ( come rifarò io dopo questa intervista ) in contemporanea al libro L’Eco di un Esodo ?

 I due lavori sono complementari ma indipendenti, entrambi potrebbero vivere in autonomia. Tuttavia penso che leggere prima il libro possa aprire a un diverso livello di “lettura” del disco; quindi, a chi volesse avvicinarsi a entrambi, consiglierei di leggere prima il libro e poi ascoltare il disco. Vorrei specificare che L’eco di un esodo è stata una prima edizione del libro, destinata ad esaurimento; la seconda edizione del libro, autoprodotta e rieditata, ha preso il titolo di Esodo, come l’intero progetto, ed è quella che consiglio di leggere.

 Tu in L’Eco di un Esodo  dici : << [..] “Il punto di vista cui ho dato voce è quello di coloro che sono partiti quando hanno deciso che restare fosse pericoloso o, semplicemente, abbandonare la loro terra risultava ai loro occhi l’unica alternativa possibile. >> quale delle due fu quella dei tuoi nonni che dovettero a causa della difficile situazione delle terre irridente fuggire e venire in italia ?

Direi entrambe. I miei nonni sono venuti via nel ’49, quindi non subito dopo il passaggio alla Jugoslavia. Hanno provato a rimanere sotto la Jugoslavia per quattro anni e mai avrebbero voluto lasciare la loro terra, da sempre multietnica e variegata. La loro partenza non aveva nulla a che vedere con questioni ideologiche, ma con l’impossibilità di poter vivere serenamente, dignitosamente e in sicurezza in quella che era diventata per loro una terra estremamente ostile. Le motivazioni che li spinsero a partire furono parecchie e ben descritte nel mio libro; sarebbe riduttivo esporle in poche parole. Tuttavia, la goccia che fece traboccare il vaso fu il reclutamento di mia nonna, allora ventenne, al “lavoro volontario obbligatorio” per la ricostruzione di strade e ferrovie, lontano da casa e in condizioni di lavoro insostenibili ed estremamente pericolose (tanto che una sua amica morì durante il lavoro, schiacciata da un masso); non essenso possibile rifiutare il reclutamento (pena l’internamento) i miei bisnonni decisero di farla partire per Trieste. Solo mesi più tardi riuscirono ad ottenere il permesso di raggiungerla, ovviamente lasciando tutto per sempre.

Che ne pensi del 10 febbraio giorno del ricordo è riuscito in questi 20 anni della sua istituzione a : << [..] questa storia va compresa con il cuore prima ancora che con la ragione, per evitare di esser risucchiati da quel groviglio di idee e convinzioni, in cui, anche a voler essere obiettivi, si faticherebbe a venirne fuori indenni.” (Tratto da Chiara Atzeni, L’Eco di un Esodo) >> oppure come tutte le cose italiane , soprattutto quando a causa dell'oblio forzato creato dalla guerra fredda ( la cosidetta congiura del silenzio ) e da non essere riusciti a fare i conti con il passato e le proprie responsabilità le ferite sono ancora aperte , ogni volta che si parla di foibe ed esodo finisce in caciara e tipo contrapposizioni da stadio quando c'è un derby ? 
Purtroppo il 10 febbraio rimane per la maggior parte una data divisiva. Credo che l’essere umano abbia bisogno di appartenere a qualcosa e automaticamente schierarsi contro qualcosa di opposto, catalogare il bene e il male e lì fossilizzarsi, come una sicurezza. Lo stesso succede per quella data che potrebbe essere emblema del ricordo, del rispetto del dolore, dell’andare oltre odio, rancore ed etichette per evolvere come esseri umani; e invece diventa oggetto di strumentalizzazione, da entrambe le parti, come scudo e arma per avvalorare le proprie ideologie, qualsiasi esse siano. Ancora una volta, purtroppo, ideologie e preconcetti prevalgono su empatia e umanità. Però, posso dire anche che in questi anni in cui ho portato in giro Esodo, ho incontrato molte persone curiose e ben disposte all’ascolto.



Per concludere due domande su due canzoni che mi sono piaciute di più, oltre Esodo  che da il  titolo  al tuo lavoro  

 In che senso la canzone Immunità è una strada verso la resilienza . di solo  alla   parola immunità    diamo  significato negativo  ?

 Immunità è la canzone più criptica di tutto il disco, che però lascia anche spazio all’immaginazione; a volte il non detto apre a più interpretazioni e lascia più spazio e chi ascolta. Credo ci sia bisogno anche di quello. “ che poi male che vada, saprò farne una canzone” penso racchiuda un po’ il senso. Tutto quello che ci succede può essere trasformato in qualcos’altro. Anche se non era ciò che avevamo immaginato per il nostro futuro. 

Come si collega la bellissima Amica che , almeno io l'ho interpretata cosi , è una lettera a un’amica; un tentativo di calore e vicinanza durante la malattia, con le tematiche del disco e del lavoro Esodo ?

Amica è proprio una lettera, come dici tu; era il mio modo di rimanere vicina a una persona a me cara. Ma anche questa è un invito alla resilienza, a vivere il presente fiduciosi in quello che la vita ci presenterà. E credo che l’empatia e la vicinanza emotiva a volte siano potenti almeno quanto un aiuto materiale.

 vi lascio con le  note dell'ultima    canzone     del disco Esodo   COSA è CASA  .  


La  quale ,   oltre  a  riassumere   insieme  a    Esodo l'intero  ed intenso  lavoro  di Chiara,  è    secondo  https://www.rockit.it/, cosa  con  cui    concordo ,  il ritorno alle origini con la consapevolezza necessaria è possibile solo grazie al distacco di due generazioni; è l’accettazione e la reintegrazione del proprio vissuto e di quello dei propri avi. È la chiusura di un cerchio in  pratica .

12.4.25

adesso si usano le tragedie per un uso il politico ideologico della storia . il caso Matteoni (FdI): "Il 18 agosto sia la giornata nazionale per il ricordo", la proposta di legge

  di  cosa  stiamo parlando 
 Strage di Vergarolla - Wikipedia
La strage di Vergarolla. 75 anni dopo | Il Bo Live UniPD




 Nessuno ha mai fornito una spiegazione precisa di quello che avvenne esattamente. Non si può scartare l'ipotesi dell'incidente dovuto alla mancata custodia degli ordigni,alla  sottovalutazione   che  fossero  messi in sicurezza   tanto  che   acessero  un fornello  vicino   ,  così come non si può negare uno scellerato piano terroristico  da  parte  d'esponper costringere tanti polesani ad abbandonare la città e a partire esuli verso l'Italia, come del resto avvenne





Sfogliando msn leggo che   nei  giorni scorsi  è stata presentata la proposta di legge, a   firma di Matteoni (FdI), che istituisce disposizioni per la tutela e la promozione della memoria delle vittime della strage di Vergarolla e l’istituzione della 'Giornata nazionale del ricordo dei martiri di Vergarolla'. Un atto di giustizia e verità, doverosi nei confronti di questa pagina di storia e del popolo istriano". Lo ha annunciato Nicole Matteoni, deputata e segretario provinciale di Fratelli d’Italia Trieste a margine della conferenza stampa per la pdl. "Quel 18 agosto 1946 la spiaggia di Vergarolla si tinse di sangue a causa dell’esplosione deliberata di ordigni bellici. Morirono oltre 100 nostri connazionali, di cui circa un terzo bambini, in quello che è il primo, e ancora oggi il più sanguinoso, atto terroristico della storia della Repubblica Italiana - si legge nella nota dell'esponente di FdI - La mia proposta di legge ha l’obiettivo di promuovere il ricordo di questa tragedia messa per troppo tempo in secondo piano, istituendo una giornata nazionale per la memoria dei martiri che persero la vita in quell’atto vile e intenzionale,
rendendo anche onore a chi eroicamente ha prestato soccorso per oltre 24 ore, come il medico triestino Geppino Micheletti" Insignito nel 1947 della medaglia d'argento al valor civile e della Grande medaglia d'Oro del comune di Pola .  IL il quale  ]. Nell'esplosione di Vergarolla perse non solo il fratello Alberto e la cognata, ma soprattutto i suoi due unici figli, Carlo e Renzo, di 5 e 9 anni, recatisi in spiaggia come tanti altri bambini per una tradizionale gara natatoria. Il corpo di Carlo venne rinvenuto, ma di Renzo restò solo una scarpetta. Nonostante fosse informato del loro tragico destino, continuò ad occuparsi per più 24 ore dei pazienti gravemente feriti e mutilati all'ospedale Santorio Santorio di Pola. .
La giornata individuata per questa ricorrenza "sarà proprio il 18 agosto, lo stesso giorno di quell’estate del 1946. Istituzioni, enti pubblici e privati, scuole di ogni ordine e grado potranno promuovere studi, convegni e pubblicazioni per ricordare questi tragici fatti. Come ha ricordato il Ministro Ciriani, ci sono voluti quasi 80 anni prima che un parlamentare si attivasse per istituire una giornata nazionale a memoria dei martiri di Vergarolla, a testimonianza della poca attenzione riservata a questo capitolo di storia", spiega Matteoni, "dello stesso avviso l’On. Bignami, secondo il quale 'la strage di Vergarolla è uno dei momenti più tragici della nostra storia nazionale, assimilabile alla tragedia delle Foibe, di cui si sono perse a lungo le tracce'". [... ] 

Ora  va bene ,  è  doveroso ricordare   tali eventi   e toglierli  dall'oblio  e  dal  silenzio  ,   come    ha  fatto cristicchi  (  vedere  video  sopra  )  ma  non  c'è   per  tali cose la settimana  del  10  febbrao  non si  possono integrare  le  due   iniziative  ?  


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