L’imperfezione, negli esseri umani,
non è un naso storto
o una cicatrice.
È quando non riesci a essere gentile
come avresti voluto.
Quando rispondi male
perché sei stanco.
Quando ti chiudi
invece di spiegare.
È dimenticare una cosa importante.
È arrivare tardi.
È dire “dopo”
e poi non farlo.
Siamo imperfetti
nel modo in cui amiamo,
nel modo in cui reagiamo,
nel modo in cui proviamo a tenerci insieme
quando le energie sono poche.
E non sempre si riesce a fare meglio.
Non sempre si impara.
A volte si sopravvive soltanto.
Forse accettare l’imperfezione
non significa migliorarsi.
Significa smettere di odiarsi
per ciò che non si è riusciti a essere.
E concedersi, almeno ogni tanto,
di restare così.
Umani.
Non sistemati.

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